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Qualcuno potrebbe obiettare e contestare questo calcolo. Ma se già nei testi
del Chan si dice che solo lo 0,0001 per cento degli individui è in grado di
comprendere, magari anche con un po’ di sforzo, il vero insegnamento del
Dharma, non si può certo dire che il solo frequentare centri spirituali, o
essere discepoli di un qualche grande maestro realizzato, sia garanzia di
essere ‘dotati’ di quella capacità di ‘intuizione-profonda’ che è il crisma
dell’autentico adeptato all’insegnamento segreto e esoterico,
come in realtà dovrebbe essere il Dharma autentico. Quindi, è normale
credere che, anche tra coloro che affollano i centri spirituali e seguono i
maestri di Dharma, ben pochi sono coloro che realmente hanno le facoltà per
poter comprendere e, quindi, poter diventare a loro volta validi insegnanti
spirituali.
Intanto, già il fatto che in un dato luogo
(questo) ove si insegnano le vere rivelazioni di come si dovrebbe
approcciare un reale sentiero di liberazione e illuminazione vi siano così
pochi ‘arditi’ e coraggiosi studenti (che, malgrado la durezza
dell’insegnamento, il quale impone una continua pratica di auto-osservazione
e concentrazione per essere in grado prima o poi di sgominare il proprio ‘ego’),
la dice lunga sul fatto di quanta vera ‘sincerità’ vi sia nel mondo esterno
nei riguardi di una ‘ricerca’ interiore. A me sembra che, in realtà, la
maggioranza delle persone voglia solo arrivare a un livello di
pseudo-spiritualità idealizzata, che chiamerei ‘traslazione’, in cui ci si
illude di far parte di una schiera di individui eletti e dotati di capacità
super-normali, ma sempre e soltanto in rapporto alla ‘realtà’ di questo
mondo, ed in funzione delle persone che lo abitano.
Perciò, mi sembra che tra i cosiddetti
‘praticanti-spirituali’ o meditanti dell’ultima ora, non ve ne siano molti
che hanno compreso che proprio le illusioni della propria mente nei riguardi
degli aspetti fenomenici di questo mondo, sia esso composto di persone o
idee, sono le cose da dover correggere ed eliminare. Anzi, a dirla tutta, mi
vien proprio da supporre che in quei famosi ‘centri-spirituali’, molti ‘maestri’,
vista l’impossibilità di una reale emancipazione mentale da parte della
maggior parte dei loro discepoli, tendano proprio a mitigare la ‘portata’
degli insegnamenti segreti e si limitino solo ad insegnare quei positivi
preliminari, come gli stimoli a fare il bene ed eliminare il male, che sono
sì necessari ma NON indispensabili per una vera illuminazione, senza andar
oltre nelle spiegazioni metafisiche del ‘perché’ tali operazioni dovrebbero
essere fatte e in quale profonda natura sottile vi sia l’obbligo di questi
preliminari.
Sicchè, ritengo che qui, sulla superficie di
questa manifestazione del mondo, esista una doppia versione
dell’insegnamento del Dharma. Quella un po’ più semplicistica per i
poco-dotati e quella (assai più profonda) per quei rari individui che hanno
la forza, la determinazione e la strenua volontà di operare sulla loro
mente, a livello di farle avere una totale trasformazione. Naturalmente, i
risultati che se ne ottengono sono anch’essi di due misure. Con la prima
forma di distribuzione della conoscenza spirituale si hanno vantaggi sul
piano della relativa serenità di mente e vari altri vantaggi, spesso anche
di tipo materiale, cioè che sono idonei a dare una sorta di lieve felicità
in questo mondo. E questa è proprio la forma di spiritualità che la maggior
parte dei frequentatori dei vari Centri di Dharma va cercando e che, in
genere, trova.
La seconda forma di spiritualità, quella più
autentica e ‘dura’, invece, di solito non ha dei veri e propri effetti
considerati ‘piacevoli’ e gratificanti in questa vita. Non che non ve ne
siano in assoluto. Ma, dato anche il fatto che gli adepti di questo secondo
tipo di spiritualità, sono in realtà molto più proiettati verso la ‘vacuità’
del mondo fenomenico, e verso una visione di unità e luminosità della
‘coscienza’, piuttosto che del mondo materiale, i reali benefici di questa
loro pratica sono lasciati al risolvimento della loro carica ‘karmica’ e ad
un naturale e distaccato ‘ritorno’ alla loro ‘natura-originaria’, che non è
certamente quella della persona psico-fisica attualmente esistente.
Poi, il fatto stesso che alcuni tra coloro che
frequentano Centri Zen o scuole Tibetane (oltre, ovviamente, a tutti gli
altri praticanti di discipline para-spirituali, come scuole di Yoga, o Arti
marziali) sono inconsapevolmente portati a criticare e denigrare chi fa una
scelta di questo ‘secondo’ tipo di spiritualità ed ha la tendenza ad
astrarsi dal mondo esteriore e magari a non partecipare più alle
convenzionali relazioni che i praticanti del primo tipo invece ancora
mantengono, non fa che rafforzare questa mia idea che i veri
‘adepti’ del Dharma sono assai pochi.
Nondimeno, non è mia intenzione star qui a distinguere chi è da una parte e
chi dall’altra. In realtà, la distinzione è fatta proprio dal tipo stesso di
pratica che ognuno di noi applica e mette in atto giornalmente. Chi è ancora
legato alle cose di questo mondo, compreso anche il proprio destino, la
propria felicità, deve almeno riconoscere la sua posizione e, se realmente
vuole passare nel novero di chi si sta sforzando di far finire questa sua
esperienza ‘samsarica’, con la determinazione di non voler più alimentare
questo ‘oceano di sofferenza’ attraverso una serie infinita di rinascite,
deve cominciare a guardare oltre il proprio naso e mettere a tacere la
propria mente.
Infatti, finchè questa mente ha libero sfogo
di dettare opinioni, punti di vista, critiche e desideri, attrazioni e
repulsioni, soprattutto senza che il proprietario se ne accorga, ciò
significa che, qualunque strada, via o sentiero noi si stia percorrendo,
siamo purtroppo ineluttabilmente solamente su una strada, via o sentiero del
cosiddetto ‘primo tipo’. Cioè, quello che finisce con la nostra mente,
quello che finisce con la nostra vita. E, inderogabilmente, quando poi
torneremo in questo ‘samsara’, in una o un’altra forma di manifestazione, la
nostra mente dovrà ricominciare tutto da capo. Perché, così come ogni notte
la nostra mente fa un sogno sempre diverso, non importa cosa è successo o
che cosa siamo diventati nel sogno, così in ogni vita, la nostra mente
ricomincerà il suo sogno illusorio e dovrà quindi continuare a vedere il
mondo, le persone e gli scenari di quella data esperienza di sogno. E finchè
questo non sarà realmente ‘compreso’, colui che sogna crederà ciecamente e
senza dubbi al suo sogno.
Non vi sembra, allora, che questo è proprio
ciò che accade qui in questo mondo? |
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