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PAROLE AL VENTO
– Una delle parabole più significative del
Vangelo è senz’altro quella del ‘Seminatore’. Egli semina i suoi semi
dappertutto, senza curarsi dove vadano a cadere. Così’, quei semi vanno a
cadere su diversi terreni: alcuni cadono su un buon terreno fertile, e
fruttificheranno subito, altri invece cadono su terreni aridi, e dovranno
aspettare le varie cause e condizioni (cioè, la pioggia) per poter maturare
in seguito. Altri semi poi vanno a cadere su roccie o sabbia, dove al
momento non hanno alcuna possibilità di dare frutti, e allora le cause e
condizioni avranno ancora più difficoltà nel poter essere attive (vedi i
forti venti ed i sommovimenti geologici), così da permettere che quei semi
possano, magari in futuro, generare i loro frutti. Tutto questo per dire
che, anche nel nostro lavoro di istruzione della dottrina del Chan, non
necessariamente i buoni risultati devono essere visti qui e subito. Il
frutto del nostro predicare la ‘buona novella’ del Buddha e dei Patriarchi
potrebbe generarsi anche dopo molti e molti anni, o addirittura in vite
successive. Perciò, non c’è da doversi abbattere se nel frattempo sono poche
le orecchie di chi ‘sa ascoltare’… D’altronde, già ai tempi dei grandi
iniziati Chan dell’antica Cina c’era il problema della difficoltà di
comprensione e, soprattutto, della scarsa volontà di voler apprendere una
dottrina così penetrante e misteriosa. Ma, fin da allora, non ci si
preoccupava se le persone veramente interessate all’ascolto della dottrina
erano poche. Spesso i maestri Chan andavano nelle foreste a declamare le
profonde verità e, anche se gli ascoltatori umani erano scarsi, c’era la
possibilità che vi fossero le ‘menti’ di altri esseri (animali, spiriti
della natura, esseri privi-di-corpo) in religioso ascolto delle sacre
ingiunzioni. Quindi, mai le parole della dottrina sono state gettate ‘al
vento’, ma anzi è possibile che il vento, portandole nelle varie direzioni,
poi le possa trasformare in energia psichica e spirituale. Cosìcché, quando
si formeranno le giuste cause e condizioni (particolari situazioni
esperienziali nelle menti degli esseri), alla fine queste parole potranno
diventare quella acuta intelligenza e profonda capacità intuitiva che sorge
in coloro che avranno ottenuto i meriti del karma spirituale positivo.
Se non fosse così, non saprei proprio come
spiegare, a me stesso ed agli altri, il fatto che alcuni individui abbiano
una così lucida facoltà di comprensione del Dharma, ed anche una notevole
volontà di arrivare alla fine del Sentiero, mentre altri (purtroppo la
maggioranza) nella loro mente non vengono minimamente scalfiti dalla
motivazione né dall’interesse per un sentiero spirituale risolutivo come il
Chan, che porta alla soluzione delle domande esistenziali ed alla pace
definitiva del cuore. Ci resta sempre la fiducia, però, che se realmente
vogliono ottenere una definitiva pace ed un conclusivo conforto alle loro
sofferenze, tutti gli esseri dovranno per forza approdare prima o dopo ad
una dottrina di vera conoscenza interiore come il Chan. Nella ‘verità
assoluta’, il tempo non ha significato e quindi non sono i millenni o gli
eoni ad avere valore, ma solo il risultato finale, che equivale alla fine
del ‘sogno’ samsarico, per quanto lungo possa esser stato.
CAMBIAMENTI
DI MENTE.
Quello che è
veramente importante, però, è che ci sono purtroppo sempre meno persone
veramente interessate al Chan. Noi, da parte nostra, faremo comunque in modo
che quando una persona riesce a rendersi conto di essere all’oscuro della
verità e vuole risposte alle sue incertezze e ai suoi dubbi possa trovare
qui al Centro Nirvana la soluzione e l’attivatore della Via spirituale per
perfezionare la sua mente ignorante e poterla aprire al Dharma del Buddha.
Infatti, ciò che ci preme ben più dei cambiamenti esteriori, è la
possibilità che le persone imparino a cambiare la loro mente. Non certo
scambiare la propria mente con quella di un’altra persona, ma la
trasformazione della propria mente, egocentrica e ignorante, cambiata in una
mente saggia e unificata. Ed è proprio questo ciò che il Chan promette. La
metodica e continuativa applicazione della pratica meditativa interiore
della consapevolezza Chan porta la mente umana, con il tempo che le occorre,
a conoscersi in profondità, come mai le era stato possibile prima, le fa
svelare tutti i meandri ed i recessi sconosciuti della propria personalità.
Così, in questo modo, quasi come se si fosse un’altra persona fuori di noi,
si impara a vedere i propri difetti congeniti, li si giudica come negativi e
pericolosi oltre che per gli altri, perfino per se stessi, poi imparando
così a trasformarli in autentica gentilezza e compassione altruistica, ma
dopo aver compreso la verità dell’esistenza e l’apparente realtà illusoria
del mondo. Quindi, con la consapevolezza Chan, la visione ‘dualistica’ della
manifestazione si trasforma in visione unitaria, con una mente che ha
riscoperto la sua natura originaria che, con la comprensione della legge di
causa ed effetto, potrà arrivare a capire la ‘vacuità’ di noi stessi e del
mondo. Ed a questo punto, tutto ciò che esiste ci apparirà nella sua vera
realtà: una mutevole proiezione della mente, obbligata dal suo karma
precedente a considerare reale tutto ciò che, come in un sogno, appare
soltanto per un breve spazio di tempo, si muove e vive in modo transitorio
ed effimero per poi scomparire di nuovo nel nulla. Solo con il totale e
perfetto cambiamento della sostanza mentale l’uomo può ritornare finalmente
libero. Libero da tutte le sue ansie, le angoscie e le preoccupazioni
materiali. Libero dal karma e dall’obbligo di ritornare in continuità a
soffrire. Libero dalla nascita, dalla malattia, dalla vecchiaia e dalla
morte. Ed inoltre, in questa stessa vita, libero dalla sua mente mondana,
egoistica ed ignorante, perché l’ampliamento della consapevolezza porta
innegabilmente a mutare perfino la propria identificazione… non più con il
nostro ‘ego’ ma con il divino Assoluto.
UN ALTRO ANNO CHE SE NE VA…-
Eccoci dunque alla fine del 2008…
Sembra ieri che si guardava con apprensione all’avvento del 2000! Ed
è già quasi passato il primo decennio. Il tempo vola con la velocità del
vento e la polvere dei ricordi si accumula nella mente come la sabbia del
deserto! Chi non si ferma a riflettere su questo fatto non potrà mai
aspirare alla vera comprensione del Dharma. Questo è un insegnamento sulla
verità dell’impermanenza che la vita stessa ci offre, ma solo le persone più
sagge e consapevoli possono afferrarlo e comprenderlo. Per quasi tutte le
altre persone, fino a che non è troppo tardi, cioè finchè non si comincia a
sentire il freddo della morte che sta per arrivare, sembra che il passare
del tempo sia quasi un’opportunità per sperare in migliori condizioni di
vita: come una vincita all’enalotto, un avanzamento di carriera,
l’elettrizzante conoscenza di qualche nuovo partner, una nuova località per
le vacanze, ecc. Solo quando si cominciano a superare gli ‘anta’, la gente
comincia ad accorgersi del tempo che vola! Ma i veri praticanti del Dharma,
non si fanno più ingannare. Essi sanno con sicurezza che il tempo a loro
concesso è quanto mai fugace e incerto. Non possono fare affidamento sulla
certezza di una vita lunga e, perciò, fanno di tutto per arrivare alla
comprensione della Verità (Illuminazione) il più presto possibile. Cosa
che, ironicamente, richiede anch’essa del tempo. E questo tempo dipende
esclusivamente dai meriti karmici individuali e dalla forza di volontà
nell’impegnarsi nella pratica Chan.
Quindi, ogni anno che se ne va, non soltanto
sta a testimoniare un anno in meno da vivere, ma anche un anno in meno per
essere in grado di aver compreso ciò che deve essere compreso. Altrimenti,
questa stessa vita sarà stata sprecata e non si può esser certi che il
ritorno all’esistenza (obbligatorio a causa dell’ignoranza della mente)
possa risultare ancora così fortunato ed agevole nel farci tornare ad
incontrare di nuovo una dottrina di profonda conoscenza interiore, come il
Chan. Perciò, amici, cerchiamo di rimanere attenti e, se possibile,
cominciamo a dedicare buona parte del nostro tempo di vita alla pratica
meditativa. E’ come mettere i soldi in una banca. Prima si deposita, ma poi
quando è necessario, si potrà avere tutto il gruzzolo, aumentato anche degli
interessi. Così è per i meriti karmici dell’Illuminazione. Prima cominciamo
a dedicarle il nostro tempo per istruirci ed attivare la consapevolezza, e
poi, quando sarà giunto il momento, potremo godere appieno della felicità
arrecata dalla nostra Liberazione. JJ
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E, a proposito dei defunti che se ne vanno da
questo mondo:
Aggiungo qui una considerazione inviatami
dall’amico Franco
Libero Manco – “E' noto il fatto che, a volte riesumando dei cadaveri, si
siano verificati casi in cui lo scheletro delle persone sepolte non è stato
ritrovato nella stessa posizione iniziale. Questo lascia supporre che alcune
persone si siano rianimate e abbiano subito una seconda e più terribile
morte. Non sarebbe opportuno il varo di una legge che obblighi a mettere
nella bara del defunto una torcia elettrica, dell'acqua ed un cellulare,
così che ognuno, prima del fatidico trapasso finale, sappia che in caso di
eventuale risveglio avrà un modo per comunicare con l'esterno?” Bella
proposta, no? Che ne dite, voi? |
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