Il FILO ROSSO dello ZEN
(IL TAO DI AMORE, PASSIONE E SESSO)

di Subhana Barzaghi Sensei – Trad. di Aliberth
4° giorno- Sesshin della Primavera 1993 -
Gorricks Run Zendo, NSW, Australia_

[Questo documento può essere acquisito da un coombspapers nella sottodirectory anonimo FTP o di COOMBSQUEST all'Australian National University, Canberra, COOMBS.ANU.EDU.AU o dal server http://coombs.anu.edu.au/CoombsHome.html [vers.: 14 luglio 1994]
Questo testo mostra alcuni dei più fondamentali e delicati problemi religiosi. Perciò, dovrebbe essere letto, citato e analizzato attentamente. Tutelato in base ai diritti d'autore- Il documento appartiene a Subhana Barzaghi Sensei, Kuan-Yin Zen Center, 251 Young St., Annandale, Sydney,. Ed., "Mind Moon Circle", Sydney Zen Centre, NSW 2038, Australia.
 

La maggior parte di noi è arrivata a questo particolare punto del nostro viaggio spirituale con un minimo bagaglio sulla conoscenza di passione, amore, e sesso, ed io ho notato che sul Sentiero spirituale molte persone hanno nella mente una tendenza di creare una polarizzazione, una vera separazione fra il Sentiero spirituale e la vita sessuale. E vi sono anche molti modi in cui questa confusione sulla polarizzazione è rinforzata. Uno di questi è che noi continuiamo a sottostare ad un mito collettivo, una credenza culturale perpetuata tramite il Cristianesimo che è la sorgente del mito predominante nella nostra cultura, circa il peccato di Eva. Come ben si sa, nella storia, Eva colse e mangiò il frutto proibito nel Giardino dell’Eden e lo diede ad Adamo, un simbolico gesto. Eva fu ritratta come una tentatrice, una seduttrice ed è stata ritenuta responsabile della cacciata dalla grazia paradisiaca; la sua carne sacrificata è stata per generazioni falsamente biasimata come il male dell’umanità. 

Questo sistema di credenza è trincerato e profondamente radicato ed attraversa l’intera nostra società, ancora oggi. È riflesso nei nostri attuali miti circa l'aggressività e l’abuso sessuale. Nel mio lavoro come terapeuta in questo campo, io ho osservato che circa il novanta per cento di vittime, principalmente donne, avevano spesso subito un’aggressione sentendo che erano loro da biasimare. Nella nostra società, questo è l’unico crimine in cui si sente che la vittima va per la sua strada e in qualche modo essa faceva qualcosa di male tanto da essere biasimata. Esse spesso dicevano cose come, ‘Se solo io non fossi andata a quella festa, Se soltanto io non avessi camminato per quella strada, Se soltanto io non avessi portato quel particolare vestito, Se solamente io non fossi salita su quella macchina e preso l’ascensore di casa con quella persona, allora forse questo non sarebbe accaduto’. Abbiamo anche sentito gli aggressori dire, ‘Lei lo ha meritato, Lei mi ha fatto salire sù, Lei lo ha chiesto, Lei mi incoraggiò’. In alcuni casi le donne nella nostra società stanno ancora portandosi dietro il biasimo collettivo per l’aggressione l'abuso sessuale subiti. Tutte noi stiamo ancora riscattando il corpo di Eva, ancor oggi: Io vedo un continuo aumento di questo nella terapia. 

Un altro fattore che contribuisce alla disconnessione tra spiritualità e sessualità è la nozione di una divisione di corpo/mente/spirito. È come se questo tipo di pensiero, questo comportamento di vita, in qualche modo perpetui la nozione che il corpo e le passioni della carne appartengano ai reami più bassi, e la carne abbia bisogno di essere trascesa per realizzare lo spirito. Questo tipo di pensiero è molto dualistico e di natura gerarchica. Infatti, l’ortodossa mente religiosa ha disgiunto il fisico dallo spirituale, il sensuale dall'anima. Il rifiuto del corpo divenne un comune argomento della fede fra le religioni del mondo, e la religione ortodossa non è mai riuscita a godere dell'innocente delizia della bellezza fisica e della sensualità. Perfino nelle nostre storie di Zen c'è la storia di una monaca che era una donna assai bella, fragorosamente bella, e che andò al monastero per farsi monaca, ma che fu rifiutata. Lei andò per tre volte ed ogni volta lei fu rifiutata, perché, loro le dissero, era troppo bella, e avrebbe potuto corrompere i monaci. La tragica storia è che lei era così intenzionata a divenire monaca che prese un ferro caldo e se lo passò sulla faccia, sfregiandosi, e solo così lei poté entrare nel monastero. 

 

Questo repressivo rifiuto della bellezza fisica e dell'attrazione, da parte delle ortodosse autorità religiose, ha contribuito all’ossessione delle religioni per il celibato e la loro condanna verso il godere ed abbellire il corpo. Non molto tempo fa, i monaci Cristiani dovevano fare confessione davanti all’abate dopo una masturbazione. La normale esperienza della stimolazione sessuale del corpo era considerata un atto peccaminoso. La carne doveva essere soggiogata e vinta. Noi ora possiamo anche sorridere riguardo a ciò, ma questo accadeva non così tanto tempo fa nella nostra storia. All'altro lato dello spettro dell'atteggiamento ortodosso e religioso c’è il nostro atteggiamento di consumatori di culture Occidentali per la carne ed il corpo, che ha fatto una pratica devozionale di adornare il corpo. Sul mercato noi abbiamo infiniti prodotti disponibili per ogni singola parte del corpo, dai capelli, alla pelle, ai labbra, ai seni, ai genitali, alle unghie dei piedi. Il corpo umano dalla testa ai piedi è diventato uno strumento di profitto, un’industria da molti milioni di dollari. 

Da questi due estremi, noi non abbiamo modellato modi molto sani di relazionarci alla natura fisica e sensuale del corpo. Da un lato, la visione religiosa di trascendere la carne e trattarla come un qualcosa di peccaminoso, e dall'altro, l’infinita adorazione del corpo, l’agitarsi sulla sua apparenza per prolungarne la vita, che nega il naturale processo di invecchiamento. Uno dei miei insegnanti, Christopher Titmuss, che è della scuola del Filo Rosso, disse che la Religione è stata indisponibile nel vedere le forze sensuali e lo spirito come interconnessi. E coloro che sono ossessionati a preservare il loro aspetto e l'attrazione sessuale non possono vedere sfiorire i loro seni e i genitali, mentre gli altri non possono vedere la relazione tra i loro genitali e la loro spiritualità. Entrambi, dunque, si perdono il matrimonio tra la carne e lo spirito. 

Molti anni fa, ma forse neanche troppi anni fa, io certo ero impegnata in selvaggi e promiscui comportamenti sessuali, che provocarono una devastazione nelle mie relazioni e una sofferenza immensa a me e ad altri. Io ora soffro di un profondo rimorso e pentimento per quella che era ovviamente la rottura del terzo precetto, che concerne una cattiva condotta sessuale. In ogni modo, per reazione a quella parte di donna selvaggia che è in me e nel tentativo di assicurarmi che non accada mai più quel tipo di condotta, decisi di instaurare una sorta di donna poliziotto nella mia psiche. Un po' come gli Hannya: in Giappone, negli angoli dei templi, vi sono piccoli demoni meravigliosi, con una spada, piccoli fieri demoni chiamati Hannya. Quindi io decisi di adottarne uno nella mia psiche, e la mia donna poliziotto era disponibile in ogni momento per tagliare quel desiderio sessuale o la fantasia nello stesso momento in cui sorgevano. No, tu non devi pensare a quello! Phoom!  Il pensiero svaniva. Questo proseguì per un po’ di tempo; anche se, come ho già detto, io soffrivo di profonda colpa e rimorso. 

Questo sentiero alla fine culminò in Sri Lanka con la mia presa dei voti e con l’ordinazione come monaca Buddista. Io avevo allora dei capelli veramente lunghi, molto più di adesso, ed io andai dai capelli lunghi a niente capelli. Una monaca Svizzera ebbe la meravigliosa opportunità di radere la mia testa. Io pensai che lei, in qualche modo, radendo la mia testa stava radendo via forse un pò della mia vanità. Ma dopo che io mi rasai la testa vi fu l'esperienza più esaltante.  Io  non so se alcuni di voi hanno avuto quell'esperienza, ma la testa è così sensibile quando non vi sono più capelli su di essa, che era come stare sotto una doccia in cui si poteva sentire ogni piccola goccia, qualunque piccola goccia. Così, io me ne andavo in giro con un sorriso, anzi un ghigno, da orecchio ad orecchio, per giorni e giorni. Questo fu un periodo molto gioioso e in cui si generò una incredibile esperienza sensuale. Quindi io non potei più sfuggire quelle sensazioni.  Io pensavo che stavo per essere una monaca; Io pensavo di dover abbandonare ogni interesse verso tutta quelle storie di sensualità; e invece, perfino il radermi la testa finì per essere una delle più sensuali esperienze. 

Comunque, la mia donna poliziotto mi servì bene per circa dieci anni. Ma anche lei ebbe effetti devastanti. In qualche modo, fu come tagliar via una profonda parte di me. L'ombra ritornava sotto forma di fantasie erotiche, attrazioni, proiezioni romantiche, che ci prendono fin quando capiamo che là c'è qualcosa di molto profondo che ha bisogno della nostra attenzione. Per molti di noi la vitalità sessuale è una misteriosa forza-vitale che sembra funzionare per le sue proprie leggi. I voti di celibato non soggiogano le nostre energie sessuali, e neppure vengono contenute dai sacri voti del matrimonio. Le sensazioni sessuali hanno un modo di affermarsi anche nelle menti più pie, anche nelle circostanze più improbabili, perfino qui nelle sesshin in cui le persone hanno meravigliose fantasie. Se noi non integriamo mente, corpo, carne, e spirito, lo spirituale lotterà sempre contro il fisico, col primo che tenta di avere sovranità sull'altro, e la vita diventa una lotta e uno sforzo per vincere le passioni nel nome del sacro. Noi qui nella sesshin siamo d'accordo ad essere celibi, ma lo scopo di ciò non è di sopprimere sensazioni o desideri sessuali, ma semplicemente di offrire a noi stessi un'opportunità di essere completamente da soli, e di sperimentare altre espressioni di profonda intimità con questa nostra natura indivisa. 

La nostra stessa pratica laica ha le sue radici nella tradizione monastica, e il lignaggio di monaci e monache che fanno voti di celibato non ci parla realmente dell'intensità dell’amore, passione, e desiderio. Esso non ci aiuta a trattare con quella energia nelle nostre vite quotidiane. Però, l'intensità è là, ed essa là sorge. Alcuni di voi sembrano un pò stupiti che nei 17.000 koans del nostro curriculum, tre o quattro koans siano relativi alla sessualità. Vi si trova appena menzione.  Eppure l’amore, sesso e passione sono energie così potenti che hanno realmente un enorme impatto sulle nostre vite. Io ho passato molti anni nei ritiri ma penso di non aver mai incontrato un maestro, fino ad ora, che abbia aperto la sua bocca per parlare di sesso, amore e passione, specialmente in un ritiro. 

Perciò, cos’ è il Tao di amore, passione, e sesso? Alcuni koans o storie, ci danno almeno una certa direzione o intuito nella natura sensuale del Tao. Sfortunatamente, questi tre koans sono ripetuti ogni volta che qualcuno fà un discorso riguardo a ciò… . In ogni modo, uno dei koans di quella miscellanea è, ‘Perché i bodhisattva legati al filo cinabro sono perfettamente illuminati?’  Il filo cinabro è il Filo Rosso, ed il filo rosso è simbolico: Ho recentemente imparato che la linea del filo rosso non è una linea di lacrime, come io pensavo, ma proviene dall’antica Cina, dove le ragazze geishe e le cortigiane portavano una giarrettiera rossa sulle loro coscie, come una linea di passione. Quindi: ‘Perché sono perfettamente illuminati i bodhisattva legati al filo cinabro?’…

Uno dei caratteri che io voglio presentarvi è un meraviglioso carattere della tradizione Zen, che si chiama Ikkyu ed è uno dei miei favoriti maestri Zen di vecchia data, e che credo richiami un po’ la donna selvaggia che è in me. Egli era nato nel 1394, figlio illegittimo dell'imperatore Go-komatsu. Da alcuni era noto come l'imperatore dei rinnegati, un monaco errante ed un maestro selvatico, talvolta chiamato Nube Pazza. Egli era un innamorato, un poeta, e sapeva scrivere molto dolcemente circa la bellezza delle donne, tuttavia attaccò implacabilmente l'ipocrisia dei corrotti istituti Zen dell’epoca, anche se egli aveva donne tra i suoi studenti. Io credo che egli fosse uno dei primi maestri Zen ad avere donne come studenti; cosa che allora era considerata piuttosto radicale. E fu proprio nei bordelli e nelle case delle geishe che sviluppò lo Zen del Filo Rosso, una nozione che egli prese in prestito dall’antico Maestro Cinese Kido e che estese a profondi e sottili livelli di realizzazione. Questo stesso corpo è il loto della Vera Legge. Questo stesso corpo collega gli esseri umani a nascita e morte con il filo rosso delle passioni. E proprio questo approccio era strettamente correlato al Buddismo Tantrico, che usava l’unione sessuale come un rituale religioso. La forma della pratica Zen del Filo Rosso di Ikkyu era un approccio integrale, un’interpretazione non-dualistica dell'atto sessuale, che permetteva di realizzare che questo stesso corpo è il Buddha-dharma. Ikkyu scrisse un poema dopo la sua prima esperienza di realizzazione: 

“Dal mondo delle passioni, ritornare al mondo delle passioni: 

                    C'è un momento di pausa. Se piove, lascia che piova;

 E se invece soffia il vento, lascia che il vento soffi…”. 

Il Filo Rosso Zen e la natura selvatica, poetica, appassionata di Ikkyu, tuttavia, furono anche temprati dal suo vasto addestramento nella scuola Rinzai, un addestramento molto intenso.  Rinzai era un maestro molto severo, ed Ikkyu stesso fu molto severo ed esigente coi suoi propri studenti. All'età di 77 anni, Ikkyu ebbe una relazione appassionata con una signora di nome Shin. Essa era una cantante e compositrice cieca, ed una musicista molto apprezzata, ed era vicina alla quarantina. Egli scrisse molte belle poesie grafiche che celebravano il loro amore, e fu proprio nella Signora Shin che Ikkyu localizzò alla fine la sua stessa donna nascosta nel suo sé. Come si può leggere nei commenti di Manfred Steger fatti nel suo libro Nuvole Folli, Ikkyu incorporò i più forti elementi della relazione fisica nel suo insegnamento Zen, usando i koans in un contesto erotico, e circoscrivendo il mondo manifesto ed i mondi dell’essenziale in un nodo di amore. I suoi metodi e le pratiche radicali onorarono le donne ed il filo rosso, che lega perfino i maestri Zen più illuminati alla passione, nascita, e morte. Ikkyu celebrò la gioia nell’amore umano, ed all'interno della sessualità, in cui vi è una profonda e sacra pratica, simile al Buddismo Tantrico.  Egli infuse lo Zen per la prima volta tempo con un elemento femminile, che era stato perso da molto tempo. Quando Ikkyu arrivò agli 80 anni, gli fu chiesto di diventare l'abate di Daitokoji, che è uno tra i più grandi templi in Giappone. A quel tempo, il tempio era completamente in rovina a causa di una guerra civile, così fu una cosa straordinaria per un vecchio di 80 anni, di ricostruire Daitokoji: cosa che egli fece. Egli ebbe una straordinaria mente illuminata. 

Un altro grande carattere e maestro è stato Chao-chou, ed anche lui fece vari commenti sulle passioni. Dopo che master Chao-chou visitò il Monte Wu-tai, il suo insegnamento si sparse ampiamente in tutto il Nord della Cina. Egli fu invitato a stare al monastero di Kuan Yin, nella sua stessa città natia di Chao-chou. Quindi, egli arrivò all’assemblea e disse, “E’ come se fosse tenuto in una mano un cristallo trasparente. Quando si avvicina uno straniero, esso lo rispecchia così com’è; quando si avvicina un nativo Cinese, esso lo rispecchia così com’è. Io prendo uno stelo d’erba e lo lascio agire come un corpo dorato, alto sedici piedi, ed io prendo un corpo-dorato, alto sedici piedi, e lo lascio essere come uno stelo d’erba. La Buddhità è passione, e la passione è Buddhità!”. 

Durante il suo sermone un monaco gli chiese, “In chi, il Buddha causa la passione?”-

Chao-chou disse, “Il Buddha provoca la passione in tutti noi!”. 

Il monaco chiese, “E come ce ne liberiamo?” 

Chao-chou disse, “E perché dovremmo liberarcene?” 

Non è un grande verso sull’illuminazione, ma almeno sembra indicarci un qualche Sentiero nella nostra vita quotidiana. 

Un'altra storia che Aitken Roshi ha raccontato molte volte, una storia più classica, punta anche a disapprovare i puritani atteggiamenti religiosi verso il sesso. Nell’antichità, c’era una vecchia donna che propose una casa ad un eremita per un periodo di venti anni, ed un giorno lei mandò la sua bella nipote di sedici anni a portare cibo all'eremita, dicendole di fargli delle avances e poi vedere quello che lui avrebbe fatto. Così la ragazza pose il suo capo sul grembo dell’eremita e disse, ‘Com’è questo?’.- 

L’eremita disse, ‘L'albero è appassito e radicato in una vecchia roccia nel freddo intenso durante i mesi invernali; non c'è nessun calore, nessuna vita’. 

La ragazza riportò questo fatto a sua zia, e la vecchia donna disse, ‘Che razza di tipo volgare! E’ stato oltraggioso! E pensare che io gli ho fatto offerte per vent’anni!’- Quindi lei mandò via l'eremita e bruciò completamente il suo cottage. 

Aitken Roshi nel suo commentario sul terzo precetto, della condotta sessuale, disse, ‘Benchè noi si possa mettere in discussione l'uso della nipote come esca nell’esaminare la realizzazione dei monaci, è chiaro che la zia fondamentalmente la disapprova. Il monaco non stava rispondendo all'essere umano che si era appoggiata giù sul suo grembo. Egli la stava usando per esprimere la sua stessa posizione ascetica. Il fuoco è un simbolo onirico del sesso: Se non ci fosse stato il sesso, voi non sareste qui! Qui voi non ci siete, c’è solo il sesso! O almeno, un qualche riconoscimento di esso. Quindi: quale sarebbe stata la vostra risposta? 

Vorrei enfatizzare che qui il non eliminare le passioni, non è un suggerimento per violare il terzo precetto. Non è una questione di cattiva condotta sessuale. Da Thich Naht Hanh abbiamo una traduzione del terzo precetto, che io penso sia particolarmente bella. Essendo consapevole della sofferenza causata da cattiva condotta sessuale, io faccio il voto di coltivare la responsabilità e di imparare modi per proteggere la sicurezza e l'integrità di individui, coppie, famiglia e società.  Sono determinato a non avere relazioni sessuali che siano senza amore e senza un impegno a lungo termine. Per preservare la felicità mia e degli altri, io sono determinato a rispettare il mio e l’altrui impegno. Io farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere i bambini dall'essere abusati sessualmente, le coppie e le famiglie dall'essere rotte per una cattiva condotta sessuale. 

Non eliminare le passioni ora, per me, dopo esser andata da un estremo all'altro, è ancor più che camminare su una linea eccellente di integrità. Quando noi approfondiamo la nostra pratica spirituale, i nostri cuori diventano sempre più aperti. Noi abbiamo assai più ricchi e profondi collegamenti con le persone, l'un con l'altro, un’intimità amorosa e veramente profonda. Quindi, come tenere quella porta aperta, come mantenere quella vita sincera, ma non venire sedotti dal potere e dall'attrazione di quell’intimità? Poichè è chiaramente in quella profonda intimità che l'attrazione e l’energia sessuale potranno sorgere ed emergere. Quindi, come si può mantenere un'integrità in quell'intimità, ed essere veri nei nostri sentimenti di amore l'un per l'altro, e non cadere in quel pozzo della cattiva condotta sessuale? Il mio stesso lavoro come terapeuta ed insegnante, ovviamente, è di creare profondi collegamenti di intimità, e che ciò possa accadere con molte persone, è certamente meraviglioso e ricco. Meravigliosi collegamenti con le persone in quella situazione sono possibili. Ma io ho molti limiti morali da applicare in quelle situazioni, e particolarmente tramite il mio addestramento di psicoterapia. Vi sono molte severe morali circa questa relazione. Non bisogna impegnarsi mai in relazioni sessuali con nessun cliente; anche sei mesi dopo che un cliente ha terminato la terapia, non è possibile farlo. Ma sebbene io là posso mantenere quei severi limiti morali quando sono in quei ruoli, fuori di quel ruolo è più difficile per me. Dopo, il cuore è spalancato; e dove sono i limiti, allora? Io so già che la mia ombra è di innamorarmi continuamente, con molte persone. 

Qualunque cosa emerga dalle nostre vite ha le sue radici nella Buddha-natura. Quindi, mettiamo le nostre mani giunte in gassho e si sia grati per la nostra sessualità, e le energie creative che essa rilascia al nostro mente-cuore ricettivo. Noi non dobbiamo rendere inutilizzabili le nostre energie sessuali, né però dobbiamo divenire schiavi di esse. L’energia sessuale in un’impegnata relazione amorosa con la sua fusione di amore, gioco, magia, estasi, è vita che celebra la vita.  Questa rispettosa comunione dell'atto sessuale può rivelare il mistero divino, piuttosto che dare semplicemente solo sensazioni piacevoli e divertenti. Ciò che fa la differenza, sono le nostre intenzioni, il nostro amore, la nostra fede, e l’atteggiamento che noi abbiamo in questa sacra esperienza. Se noi manteniamo un riverente rispetto per la vita, una consapevolezza del nostro essere interconnessi e uniti, e sperimentiamo l’altro come nient’altro che il nostro stesso ‘sé’, la gioia condivisa di ‘fare l’amore’ è una unione spirituale di carne e spirito. I limiti di un separato ‘sé’ possono svanire via e la vita è un fare l’amore con la vita. Il Tao del Buddha sarà scoperto nelle nostre vite quotidiane, il sacro è trovato nell'ordinario, e l'ordinario nel sacro. 

Christopher Titmuss fu grande su tutta la linea, e lui ha detto, ‘La camera da letto diventa un tempio della gioia, e la sacra verità può essere trovata ugualmente fra le lenzuola come nei libri sacri’. (Io vi dissi che lui era della Scuola del Filo Rosso). 

C'è un koan tratto da Rainer Maria Rilke con cui gradirei finire, solo una breve riga tratta da un lungo poema, citata nel libro chiamato ‘The Enlightened Heart’ (Il Cuore Illuminato): 

 “Non è segreta l'intenzione di questa grande Terra, quando costringe insieme gli innamorati, 

che all’interno della loro illimitata emozione tutte le cose possono rabbrividire con la gioia?” 

Possano tutti gli esseri venerare la vita come uno stato di profonda intimità spirituale. Qui nei campi: solo quelle giovani fronde verdi che fuoriescono dalla terra. Com’è sensuale e bello; Questa è la grande natura sensuale che è tutta intorno a noi.  Per favore, godetela! 

(Teisho dato nella Sesshin di Primavera 1993, Gorricks Run Zendo) 

 
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

II° Parte: AMORE E COMPASSIONE

Sesshin Teisho  [Hekigan Roku: Caso 89] 

di Subhana Barzaghi Sensei- 

[Questo testo è stato pubblicato in precedenza nel 1995, in  ‘Mind Moon Circle’, pp.13-16. Esso mostra alcuni dei più fondamentali e delicati problemi religiosi e perciò dovrebbe essere letto, citato e analizzato con attenzione]. (Tutelato in base ai diritti d'autore, questo documento appartiene a Subhana Barzaghi Sensei, Kuan-Yin Zen Center, NSW, Australia – Ed. ‘Mind Moon Circle, Sydney Zen Centre, 251 Young St., Annandale, Sydney, NSW 2038, Australia).

Ungan chiese a Dogo, "Come fa il Bodhisattva Kanzeon (Avalokiteswara) ad usare tutte quelle mani e tutti quegli occhi?" 

Dogo rispose, "E’ come un uomo che nel mezzo della notte si sistema il cuscino dietro alla sua testa". 

Ungan disse, "Capisco." 

Dogo disse, "Come lo capisci?" 

Ungan disse, "Tutto il suo corpo è mani ed occhi." 

Dogo disse, "Ciò è molto ben espresso, ma è soltanto otto-decimi della risposta". 

Ungan disse, "E tu come lo diresti, Fratello Anziano?" 

Dogo disse, "In tutto il corpo, solo mani ed occhi!" 

                                                                              (Hekigan Roku: Caso 89) 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

L’ideale del Bodhisattva è specifico del Sentiero Mahayana. Bodhi significa ‘risvegliato’, sattva significa ‘un essere’.  Insieme, essi intendono una persona che è risvegliata e che è votata alla liberazione ed al benessere di ogni creatura e di ogni essere umano. 

Una delle grandi immagini archetipiche del Bodhisattva della Compassione è un ritratto di lui con 1,000 braccia ed occhi. In questa immagine, gli occhi del Bodhisattva simboleggiano la saggezza, mentre le braccia simboleggiano la compassione. La compassione e la saggezza delle 1,000 braccia ed occhi sono simboli dell’aiuto attivo verso coloro che soffrono e della prontezza nel prendere su di sé la sofferenza di tutti gli altri esseri. 

La domanda è, "Come fa il Grande Bodhisattva della compassione ad usare tutte quelle mani e tutti gli occhi?"-  O, in altre parole, Qual è il metodo del Bodhisattva di stare nel mondo? - Quali sono quei metodi con cui noi possiamo portare saggezza e compassione nel mondo?- Dogo disse, "E’ come un uomo che nel mezzo della notte si sistema il cuscino dietro alla sua testa". 

Questa è una risposta molto interessante. C'è una bella figura di naturalezza in questa risposta.  Suggerisce una persona che è per metà consapevole e metà addormentato, come in un sogno, e che nel buio istintivamente si sistema sul cuscino. Questa è una metafora che sta per la vera compassione da cui viene una risposta veramente naturale. La nostra più profonda risposta naturale sorge dall'atto di dimenticare il sé (se-stessi). 

Una visione comunemente sostenuta benché erronea è che il Bodhisattva cerchi la Buddhità per tramite della pratica sistematica delle virtù perfette ma rifiuti la totale entrata nel nirvana finché tutti gli esseri non abbiano essi stessi raggiunto l’altra sponda, e si siano liberati. Nei nostri voti di Bodhisattva noi recitiamo "Benché tutti gli esseri siano innumerevoli, faccio il voti di salvarli". Ma come salviamo gli innumerevoli esseri? La corretta visione Mahayana è che la realizzazione è l'atto di "dimenticare il proprio ‘sé’". Nel momento di "dimenticare il sé", noi siamo uniti con tutti

gli esseri nell'universo e nel fare così li liberiamo, perché la verità è che noi non siamo separati da tutti gli altri esseri. Questo è ciò che si intende dire con il ‘salvare tutti gli esseri’. 

Seguire la via di un vero essere umano è ascoltare la chiamata di coloro che soffrono ed usare ogni circostanza per esprimere compassione e comprensione. Come la nostra pratica si espande noi raduniamo una più grande capacità di diventare testimone ed abbracciare la sofferenza nel mondo. Una delle trappole in cui possiamo cadere è quella di mantenere una immagine gonfiata o idealistica di noi stessi come il salvatore, il soccorritore, il benefattore, di cui nessuna invero  corrisponde a chi noi davvero siamo. La Via del Bodhisattva è una Via di vera semplicità, è l'arte di essere molto attenti, di ascoltare con un cuore spazioso ed aperto e di restituire la libertà e la meraviglia ad ogni incontro, ad ogni situazione. 

Il Bodhisattva all'interno di ognuno di voi, sà che l’amore è irresistibile e forse irreversibile. Non c’è alcun tornare indietro. Una volta che incontriamo la consapevolezza e l’amore, noi vediamo i nostri vecchi e ristretti modi di essere contratti, la caparbietà, la paura, la rabbia, l'avidità ed il nostro stare sulla difensiva. Benchè si possa rivisitare i nostri vecchi modelli, noi tendiamo a non voler più essere seppelliti da loro. Arriviamo infine ad aver fiducia che l’amore e la saggezza sono irresistibili e trasformano tutto ciò che essi toccano. 

All'interno di ognuno di voi c’è questo spirito, questa luce, questa generosità e pace della nostra natura di Buddha, che in vari modi sono i più grandi doni che noi possiamo portare alla terra. È che talvolta questa luce se ne sta un po’ oscurata, quando noi viviamo un’esistenza misera nelle nostre povere dimore, preoccupati e pieni di pensieri nel tentativo di tagliare l'erba. 

Io ricordo una delle mie prime pratiche nella tradizione Tibetana, che era quella di sedersi giù e contemplare il pensiero che ogni essere che si incontra o che si incontrerà, una volta è stato nostra madre, padre, fratello, zio, zia, sorella, figlio o figlia. Sembra bizzarro il contemplare che questa formica una volta era mio padre in una vita precedente. Ancora più strano è il portare rispetto, riverenza e tenerezza per ogni vita, e la più grande sensibilità verso tutte le creature.  Che sia letteralmente vero o meno, non è rilevante, perché noi possiamo aprire i nostri cuori a questa riverenza e sperimentare sia questa formica e quell’uccello come i nostri fratelli, con cui siamo interconnessi ed interdipendenti nel tessuto connettivo della totalità. 

Una delle grandi qualità della Via del Bodhisattva di essere nel mondo, è praticare con un cuore che sa ascoltare. Fran Peavey, un attivista sociale di pace, condivise questa storia del Progetto Compassionevole di Ascolto. Fran e le sue amiche viaggiarono in vari "luoghi-caldi" del mondo, luoghi di conflitto, di guerra o di violenza razziale. Essi semplicemente andarono in questi luoghi agitati, si sedettero ed ascoltarono. Essi praticarono ascoltando con rispetto ed attenzione tutti i lati del conflitto. Quando le persone sentirono di essere ascoltate, allora la tensione fu alleviata ed un nuovo spazio e possibilità si aprirono per poter negoziare. Proprio qui nel mio cortile di casa in Lismore, nel bel mezzo del locale dominio politico, c'è stata una storia meravigliosa. La Consigliera Lyn Carson stava operando come una della Comunità Indipendenti per le elezioni del Consiglio della Città. Durante la loro innovativa campagna, lei ed il suo coniuge andarono in marcia ad occupare gli angoli delle strade di Lismore e si sedettero con un cartello che diceva, "La Comunità Indipendente, vi ascolterà". Una ad una, le persone vennero e parlarono delle loro preoccupazioni. 

Una storia veramente grande di ascolto compassionevole, ci viene dal Movimento Boodan Land Gift in India. Uno dei miei primi insegnanti, Vimala Thaker, era assai coinvolto in questo gruppo, ed io dal nostro recente viaggio in India mi ricordo di questa storia ispiratrice. Dopo la morte di Ghandi, Vinoba Bhave, un senior anziano del movimento Ghandiano, fece per metà a piedi un viaggio di sei-mesi attraverso l’India per una Conferenza. Vinoba, attraversando i villaggi rurali lungo la strada, invitava tutti a radunarsi intorno ed a raccontare le loro proprie storie di fatica. Uno dei problemi principali che continuamente emergevano era la situazione degli Intoccabili, le persone che Gandhi rinominò Harijans o "Bambini di Dio". Esse soffrivano di severa povertà e non avevano nessuna terra per far crescere il loro proprio cibo. Dopo aver sentito la loro storia, Vinoba si offrì di portare i loro problemi al Primo Ministro, per cercare di far riassegnare la terra ai poveri. Tuttavia, Vinoba sapeva nel suo cuore che la burocrazia Indiana era così ferraginosa che avrebbe preso un tempo infinito per fare cambiamenti anche minori. Lui sapeva anche che da tempo un qualsiasi piccolo burocrate di un qualunque reparto statale si prendeva la sua fetta di "torta" e quindi virtualmente non ci sarebbe stata molta terra per i poveri.

Vinoba non voleva creare una falsa speranza, così il giorno seguente egli radunò ancora una volta insieme gli abitanti dei villaggi, questa volta per scusarsi e confessare i suoi dubbi che tale azione potesse far ottenere loro la terra così disperatamente  necessaria. Alla riunione, un ricco possidente fu profondamente commosso dall'integrità e dall'onestà di Vinoba e subito si offrì di dare un pò della sua terra agli Intoccabili. In un altro villaggio, ad un'altra riunione Vinoba narrò questa storia della futilità e generosità e di nuovo un ricco possidente offrì un pò della sua terra. Intanto, Vinoba era giunto alla Conferenza, e duemila acri di terra erano stati dati agli abitanti dei villaggi più poveri. Ispirato dal lavoro di Vinoba, anche Vimala camminò attraverso l'India da est ad ovest e da nord a sud, ed alla fine dieci milioni di acri di terra furono restituiti ai senza-terra, senza bisogno della burocrazia. Tutto ciò era iniziato col semplice atto e spirito di ascolto.  La nostra qualità di ascolto va ad espandersi. All’inizio, saremo preoccupati dal nostro stesso canto individuale. Ma la meditazione ci aiuterà ad uscire fuori da questa canzone e ci accorderà alla grande canzone che si muove attraverso tutti noi. Allora, il grande canto ci permetterà di sentire senza giudizio, senza dover scegliere tra le diecimila voci diverse nel coro orchestrale della vita dalle grida, le risate e i pianti dei bambini alle voci silenziose di chi è oppresso, voci di pianto, voci di critica, voci gioiose, voci di allegria, la voce penetrante del currawong e quella assordante dei grilli al tramonto. Tutte sono interconnesse nella canzone, tutte sono parte di noi, eppure noi non siamo nessuna di queste. 

Nei ‘Cinque Gradi dell’Onore e della Virtù’ di Tung-shan, il primo grado della virtù è quando noi ascoltiamo l’antica canzone che resta nel cuore fin da prima dell’inizio del tempo, la canzone che è oltre tutte le storie, oltre tutte le mete. Questa è la virtù di ascendere al mondo del vuoto in cui non vediamo neanche la traccia di una nube. Yamada Roshi lo descrisse come "il mondo senza differenze, senza variazioni, senza fenomeni né concetti". Però noi desideriamo salvare tutti gli esseri, ma nel mondo intero non ci sono esseri visibili. Il secondo grado della virtù è di scendere di nuovo nel mondo delle differenze, questa volta vedendo comunque ogni cosa come un’unica espressione di natura essenziale. E di nuovo, il voto di Bodhisattva è sorto con forza nel nostro petto. Veniamo ora all’Onore, e troviamo che noi ci prostriamo all'alba, ci prostriamo al nostro sangha, all’ex-coniuge difficile, al bimbo ammalato, all'immondizia, ci prostriamo con gratitudine per il nostro quotidiano pane e formaggio, ci prostriamo a qualsiasi tipo di persona.  Che sia ricco o povero, alto o basso, noi vi rispondiamo di conseguenza. 

Qui Yasutani Roshi vi aggiunse dei commenti. "Prima del grado della virtù, noi non siamo liberi a causa dell’illusione. Durante il grado della virtù, noi non siamo liberi a causa del satori nonché dei conseguimenti e delle orgogliose realizzazioni. Ma quando raggiungiamo il grado della virtù combinata per la prima volta, noi siamo completamente liberi". Per percorrere la via del vero essere umano, la nostra azione deve essere in armonia con l’antica legge della consapevole condotta. Il nostro comportamento etico di vivere e raffinare i Cinque Precetti è il vero dono di non danneggiare che noi proponiamo al mondo. Il potere positivo della virtù è di enorme valore e i Cinque Precetti diventano il nostro naturale modo di espressione nell’occuparci del mondo. 

È detto che vi sono due grandi forze nel mondo; una è la forza dell’odio, la forza di quelli che non hanno paura di uccidere gli altri; e l'altra grande forza sorge in quelli che sono senza paura di morire ed usano solamente l’arma dell’amore, l'intuizione e la compassione. 

La seguente storia di Maha Gosananda mi fu raccontata da un’attivista di pace in Thailandia.  Maha Gosananda è una di quelle persone che usano solo l’arma dell’amore di chi è senza paura di mantenere una posizione per la verità e che pratica metta, la bontà, anche di fronte alla più grande avversità ed alla paura della morte. Egli è un ispirato e straordinario monaco Buddista, uno degli ultimi anziani residenti in Cambogia. Egli fu invitato ad aprire un tempio buddista sul confine Tailandese, in un campo di rifugiati. Come molti dei 50,000 contadini che erano stati costretti a diventare comunisti sotto la minaccia delle armi, era fuggito dal campo dei rifugiati.  Questi contadini avevano sopportato una sofferenza enorme. Genitori e figli erano stati uccisi, le famiglie separate, i loro templi, scuole e villaggi distrutti e bruciati. Molti erano stati minacciati di morte se avessero preso parte all'apertura del tempio, ma nonostante questo, 20,000 abitanti dei villaggi arrivarono per la cerimonia inaugurale. Cosa avrebbe potuto dire Maha Gosananda a quelle persone le cui vite erano state totalmente lacerate? Maha Gosananda iniziò la cerimonia con antichi e tradizionali canti liturgici Buddisti, poi lui recitò uno dei versi centrali del Buddha, prima in Pali (la lingua tradizionale del Buddha) e poi in Cambogiano.   

                 “L’odio non cessa mai con l’odio 

                      Ma è guarito soltanto dall’amore. 

                             Questa è una legge antica ed eterna”. 

Egli recitò questi versi più volte e migliaia di persone li recitarono con lui e piansero. E malgrado il loro dolore, la rabbia e la sofferenza, la verità che essi recitarono fu persino più gradita della loro sofferenza. La verità possiede la virtù si sostenere e trasformare le nostre angoscie. 

Per agire più efficacemente nel mondo, le nostre azioni non possono venire dal piccolo senso di sé, cioè dalla nostra identità limitata, le nostre speranze e le nostre paure personali. Piuttosto, noi dobbiamo dar capacità di ascolto ad una maggiore possibilità, un sogno più grande per l’umanità, e coltivare azioni connesse alle nostre intenzioni più alte. Se noi diamo ascolto al Tao, la corrente profonda della verità, e agiamo in accordo con questa verità, allora non c’è nessun problema per ciò che accade, le nostre azioni saranno sempre OK. Il rispetto per il buio e la luce ci rende abili a muoverci liberamente nel mondo, rispondendo con compassione alla sofferenza ed essendo liberi in mezzo a tutte le cose, rimanendo col Dharma piuttosto che con il dramma. 

Se ritorniamo al Caso, ricordate che Ungan disse, "L’intero corpo è mani ed occhi". La saggezza del Bodhisattva non deve essere presa e limitata dai concetti di tempo, spazio, saggio, comune, sé ed altro. La distinzione tra esseri ordinari e santi è svanita. Le braccia di Avalokiteshvara sono alzate per salvare gli esseri senzienti diventati proprio ‘noi-stessi’, sia che siano impegnati a centellinare o bere una tazza di tè, preparare un pasto per la famiglia, aprire una finestra per far entrare la luce, invitar fuori un amico per una chiacchierata. Queste stesse mani e gli occhi lo rivelano totalmente, tutto il mistero è rivelato proprio qui ed ora nelle vostre mani ed occhi, se voi osservate abbastanza in profondità. La luce è già all’opera e risplende al vostro interno, questa luce che non discrimina, che non oscilla, che non ha fissa dimora, è sempre manifesta come la luna che attraversa il cielo. 

Rispondere alla sofferenza è soltanto un aspetto della vita. E’ un altro occhio del Bodhisattva è di vivere incarnato col volto dello stupore. Nel semplice atto della consapevolezza, i nostri cuori sono più aperti e noi vediamo il volto dello stupore, anche nelle difficoltà della nostra vita. Il prodigio dello stupore può essere estatico, gioioso, incredibile, un'esaltante esperienza di connessione con l’amato, una riunione di cari vecchi amici, la gioia di vedere la luna piena sorgere dai monti, o starsene sotto la Via Lattea. Il prodigio è essere uniti a questo miracoloso momento, qualunque esso sia. Lo stupore è uno stato che può essere trovato sempre solo nel momento presente, in cui ci siamo spogliati e siamo nudi all'esperienza pura di un albero, di una foglia, camminando, toccando e vedendo. Avanzando più in profondità nella nostra pratica, così come nelle nostre antiche foreste, anche il nostro senso di stupore aumenta, proprio durante i quotidiani rituali di respirare, fare le pulizie, mettere in ordine e trasportare. Stare qui in mezzo alla nebbia dell'eternità e non conoscere il nostro vero volto, è proprio un mistero. Ecco dov’è lo stupore. Anche stare qui e vedere nella vastità e conoscere le vostre radici è un vero stupore. Ma conoscere e non-conoscere sono esperienze momentanee, stati di mente, cambiamenti nella coscienza, movimenti delle onde sulla superficie del mare. Il nostro volto originale di stupore è oltre il conoscere ed il non-conoscere. È proprio come aggiustarsi il cuscino nel mezzo della notte. Quindi, Bodhisattva, cosa farete voi con le vostre molte mani ed i vostri tanti occhi?- 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Fine del file – Traduzione eseguita liberamente da Aliberth (Alberto Mengoni) per il Centro Nirvana – ad uso dei soli meditanti e visitatori del sito -  OM MANI PADME HUM!

Torna agli ArticoliTorna alla Home Page