Buddha e Dio

Riflessioni sulla Divinità nel Buddha-Dharma,

del Dott. Tony Page, Tratto da http://www.nirvanasutra.org.uk/buddhaandgod1.htm

Pubblicato in primis da Nirvana Publications, Londra 2000.

Ristampato (con numerose revisioni) nel sito Web, 2005.

Tradotto da Aliberth Meng per il Centro Nirvana, Roma, 2008

Introduzione

Si può dire che il Buddismo (almeno nella sua forma Mahayana) sia ateo? Questa è una domanda che mi ha sempre intrigato durante i miei 25 anni di studio degli insegnamenti del Buddha ed a cui l’usuale risposta ‘sì!’ da parte della maggior parte dei buddisti mi ha sempre colpito come fortemente discutibile.

In questo testo, tenterò di dimostrare che c’è un più definitivo spazio per il concetto di Dio all'interno della vasta struttura di dottrine che costituiscono il Buddismo Mahayana.

Molti buddisti prenderanno le mie affermazioni come opposte e contrarie alle tradizioni buddiste che essi seguono. Ma quelle tradizioni possono in effetti essere in disaccordo con ciò che il Buddha nei ‘sutra’ (dialoghi scritturali) e nei ‘tantra’ (trattati mistici di istruzioni meditative e rituali) sembra aver insegnato. Tutto ciò che chiedo è che il lettore buddista generalmente simpatizzante possa guardare alle evidenze di ciò che presenterò - evidenze che sono quasi esclusivamente riportate dalle presunte parole e insegnamenti del Buddha stesso - e quindi prodotte nelle loro stesse menti. I buddisti, forse più di qualunque altro gruppo religioso, dovrebbero essere ben dotati di indipendenza di pensiero e di apertura mentale. La cieca obbedienza alla tradizione basata su commenti (sia Tibetani, Cinesi, di Sri Lanka o Indiani, ecc.) è dal mio punto di vista altamente indesiderabile.

Questo testo è assai breve e semplice, ma io spero che possa contribuire a mettere il Buddismo sotto una luce più luminosa e più positiva che non, com’è solitamente il suo destino, nelle mani di svariati commentatori ‘ortodossi’. Il Buddismo, io credo, non dovrebbe essere eccessivamente pessimista e 'triste', ma gioioso e affermativo verso la verità della beatitudine e pieno di vigorosa fede cosmica in una intelligente, onnisciente, immanente e trascendente ‘Realtà’, chiamata BUDDHA, o TATHAGATA. Inoltre, spero che questo breve articolo possa incoraggiare gli eruditi più competenti ed esperti di me a perseguire questa ricerca sul collegamento fra Buddha e Dio, più nei particolari e seguendo linee simili. Dopo tutto, non tutti i buddisti hanno negato Dio. Come il grande monaco ed insegnante Zen buddista giapponese del 20° secolo, Sokei-an, che estaticamente affermò:

“Il potere creativo dell'universo non è umano; è Buddha. Quello che vede e quello che sente, non sono questi occhi o queste orecchie, ma Ciò che è questa coscienza. Questo è Buddha. E Questo appare in ogni mente. Questo è comune a tutti gli esseri senzienti e Questo è Dio. Perciò, adoriamo Questo, uniamo le nostre mani ed inchiniamo le nostre teste davanti a Questo!”.

                                      (da:'L’occhio Zen’, ed. Mary Farkas, Weatherhill, New York, 1994, p.41).

Ma ora torniamo precisamente alla domanda fondamentale: che cosa è Dio, e realmente il Buddismo insegna qualcosa che possa ragionevolmente essere denominato Dio?-

 

Capitolo Uno.  Cos’è Dio?

Prima di intraprendere il nostro viaggio di esplorazione nei sutra buddisti (scritture) alla ricerca di Dio, dobbiamo definire bene i nostri termini: allora, che cosa intendiamo davvero dire con ‘Dio'? Il nuovo dizionario internazionale di Webster definisce ‘Dio’ in questo modo: “La suprema o ultima realtà: la Divinità variamente concepita... l’infinita realtà ultima, che è pura esistenza, coscienza e beatitudine, senza distinzioni (di tempo e spazio); L’Essere supremo nel potere, saggezza e bontà, che gli uomini adorano e pregano; la Mente infinita...” (Webster’s Third New International Dictionary of the English Language, Merriam-Webster, Encyclopaedia Britannica, Chicago, etc., U.S.A. 1981, Vol.1, p. 973).

La ‘Illustrated Encyclopaedia of Mysticism’ di John Ferguson definisce Dio come: “L’Essere Ultimo, di solito concepito come persona... Dio come AMORE e come Sé Universale”. (Illustrated Encyclopaedia of Mysticism and the Mystery Religions by John Ferguson, Thames and Hudson, London 1976, p. 68).

L'Enciclopedia di Cambridge dà la seguente definizione: “L’ Essere sovrannaturale di potere, oggetto di adorazione e culto... Nel filone della tradizione occidentale, influenzata dalla filosofia classica Greca e dalla Cristianità, ‘Dio’ è concepito come l’ "essere in se"...; Assoluto, infinito, eterno, immutabile, incomprensibile (cioè che non può essere compreso dal pensiero umano), onnipotente, onnisciente, tutto-bene (onnibenevolente) e presente dappertutto (onnipresente). Egli, inoltre, è detto essere impassible, o incapace di soffrire” (The Cambridge Encyclopedia, Third Edition, Cambridge University Press, Cambridge, U.K., 1997, ed. by David Crystal, p. 460).

I punti chiave di Dio che emergono da tutto questo sono, il suo ‘Essere-Assoluto, Essere-Ultimo, ed Essere-Supremo’. Sia se concepito come Persona o come Potere (e Dio può essere visto sotto tutti e due gli aspetti), Dio è la Suprema Realtà, onnipresente in tutto, illimitato, immortale, libero da ogni tipo di sofferenza, immutabile, universalmente buono, onnisciente, onnipotente e venerato da tutti. Dio sembra sempre essere collegato con tutta la Conoscenza e la Saggezza, cioè la super-cognizione della Mente Assoluta. Dobbiamo quindi mantenere gli occhi aperti verso queste qualità ed attributi nelle descrizioni del Buddha e del Dharma (verità cosmica) che seguiranno più avanti. Dunque, che cosa insegnano i sutra buddisti che abbiano qualcosa in comune con queste esaltanti nozioni?

 

Capitolo Due - La Fondamentale Visione Buddista Del Mondo-

Parlando per esteso - attualmente ci sono almeno due principali divisioni di Buddismo attive nel mondo: il Theravada (Dottrina degli anziani) ed il Mahayana (Grande Veicolo). In questo articolo, metteremo principalmente il focus sul Buddismo Mahayana - la forma più 'sviluppata' o espansa della religione. La visione della vita che offre il Buddismo Mahayana è essenzialmente la seguente: infiniti universi esistono, i quali sorgono, permangono per immensi periodi di tempo, ma poi si dissolvono e muoiono, solo per tornare ad esistere di nuovo. All'interno di questi universi, inoltre, vi sono infiniti e innumerevoli esseri, che similarmente nascono, vivono per un certo tempo più o meno lungo, ma poi anch’essi deperiscono e muoiono, e quindi subiscono la rinascita in un certo altro modo di esistenza. La Legge morale che governa queste rinascite è denominata Karma, ed a seconda di come questi esseri pensano, parlano ed agiscono, cioè se si comportano con intenzionale bontà o con egoismo e malevolenza, essi sperimenteranno di conseguenza vari gradi di felicità o di sofferenza.

Ci sono sei differenti regni o categorie di ‘esseri’ (gatis), all'interno di cui una persona può rinascere: il regno dell'Inferno (per coloro che sono particolarmente crudeli e diabolici); 'il regno degli spiriti affamati' (per gli esseri che sono molto avidi e materialistici); il regno animale (per quegli esseri che hanno una scarsa intelligenza ma hanno tuttavia più passioni dei normali esseri umani); il regno ‘umano’ (in cui c’è una mix di intelligenza e stupidità, e di sofferenza e felicità - così come vari livelli di raggiungimento morale); ed infine, il regno Celeste o 'Divino' (che è principalmente caratterizzato da grande felicità). Tuttavia, nessuno di questi regni o ‘stati’, durano per sempre. Infatti, gli esseri rimangono in questi regni soltanto finchè ne sono obbligati dal loro karma (l'energia generata dalle loro azioni buone e malvagie attivate intenzionalmente).

Questo ciclo di vita, morte e rinascita all'interno dei sei regni dell'esistenza è chiamato "samsara". Apparentemente, esso è senza una fine, e tutti i continui cambiamenti con cui si manifesta arrivano a causare molte sofferenze (la principale preoccupazione del Buddismo) - salvo che l'essere non riesca a liberarsi dal ciclo delle rinascite e del dolore, nel reame della beatitudine assoluta della pace e della eternità immortali chiamato ‘Nirvana’. Il nirvana è una sfera, un reame o uno stato (visaya), aldilà di tutti gli altri sei ‘gati’ e trascende ogni tipo di comprensione umana. È la più alta felicità possibile - e dura per sempre ed ovunque. È la più profonda conoscenza (jnana) e la purezza suprema. Esso è l'Assoluto.

Gli esseri che hanno raggiunto il nirvana e che sono guide per tutti gli altri in questa ricerca per la liberazione spirituale (moksha) sono chiamati Buddha, cioè totalmente risvegliati. Anche se sono praticamente infiniti in numero, la loro essenza è l’Uno. È in questo senso che possiamo parlare del Buddha, o del Tathagata ('Colui che è andato Oltre') - un essere in cui il Buddha-dhatu (elemento del Buddha, principio di Buddha, natura di Buddha) è stato scoperto, visto e realizzato.

 

Capitolo Tre.  Dharma e Natura-di-Buddha-

Quando una persona diventa un Buddha completamente risvegliato, quell’individuo si trasforma in un recipiente per la Legge Cosmica di ogni universo. Questa legge pienamente ntelligente e spirituale che sostiene e modella la realtà è chiamata Dharma, o Dharmata (natura essenziale del Dharma), ma può anche essere semplicemente chiamata Buddha, cioè Mente Risvegliata (bodhi-citta). Essa è la fonte misteriosa di tutto ciò che è - sia il visibile che l'invisibile.

Diversamente da tutte le cose mondane, il Dharma non è una cosa prodotta o costruita. Non è stata costruita o assemblata da differenti elementi costituenti - non fabbricata né generata da una qualche causa. C’è sempre stata, qui, là e dappertutto, e sempre ci sarà. Il Dharma non può essere visto con occhi fisici, ma tuttavia esiste ed in realtà è l’unica e sola Verità Suprema. Cercare di descriverlo vuol dire entrare nel mondo del paradosso e dell’apparente contraddizione. Il motovo è che il Dharma/ Dharmata è tutto ciò che conosciamo - ma anche tutto ciò che non conosciamo. Esso non può essere catturato con i nostri limitati concetti, perché và oltre tutti i ragionamenti umani, le modalità di tempo e l’esperienza sensoriale.

Il Buddha, prima della sua morte fisica, nei suoi insegnamenti finali del Mahayana-Mahaparinirvana-Sutra, disse che il Dharma è concepito correttamente da un Bodhisattva ( un futuro Buddha). Egli disse:

“Il Dharma che i Buddha hanno insegnato è il più eccellente e superlativo... E solo questo autentico Dharma non ha tempo o stagione. Poichè è visto soltanto con l'occhio-del-Dharma e non con l'occhio fisico, nessuna similitudine può servire come analogia per esso. Esso è increato, non-prodotto, non-dimorante, immortale, senza inizio e senza fine, incondizionato [asamskrta] e del tutto incommensurabile. Fornisce una dimora per coloro che sono senza casa, un rifugio per quelli senza un rifugio, una luce per quelli senza luce... esso è una libera fragranza per i luoghi senza fragranza, mostra ciò che non può essere visto, è imperturbabile, costante, immutabile... esso è tranquillità, il pinnacolo di tutti i fenomeni (dharma). Può sradicare completamente tutti i klesha [afflizioni mentali e morali]; esso è totalmente puro e privo e libero di attributi percettivi [animitta]. Esso è il luogo di dimora ultimo degli innumerevoli esseri, ed estingue tutti i fuochi del samsara. È la residenza in cui i Buddha si rallegrano insieme. È eterno ed immutabile [aviparinama]”. (trad. di Stephen Hodge).

Questo trascendente e misterioso Reame-del-Dharma è una sorta di Essere, o Corpo speciale, ultimo ed immortale (chiamato 'Corpo del Dharma', o Essere Assoluto) in cui una persona entra o acquista quando raggiunge il Risveglio (bodhi). Questa è la vera natura-di-Buddha, e il Buddha stesso dice nel Samadhiraja Sutra,:

“Inconcepibile, oltre la sfera del pensiero, che non oscilla fra felicità e sofferenza, che sta oltre la illusoria differenziazione, incomparabile, introvabile, che è ben oltre la voce di coloro che aspirano alla conoscenza del Buddha, essenziale, oltre ogni passione ed odio, indivisibile e incomparabile; fermo e risoluto, oltre ogni infatuazione; spiegato tramite l'indicazione diella ‘vacuità’, non-nato, oltre la nascita, eterno dal punto di vista dell’esperienza comune, indifferenziato nell’aspetto di nirvana... freddo, distaccato, impensabile, senza onte né posizioni, infinito in termini di colori, nato per l'uso di grandi facoltà sovrannaturali, - questo è ciò che si chiama ‘Corpo del Tathagata’.” (tratto da: Philosophy in the Samadhiraja Sutra by Konstanty Regamey, Motilal Banarsidass, Delhi 1990, pp. 87-89).

Il Buddha quindi dice che questo vasto, non-localizzato Corpo-di-Buddha (che dovremmo intendere come una totalità unificata di Corpo-e-Mente) proietta innumerevoli reami-di-Buddha o Buddha-sfere, ma che gli esseri non possono semplicemente afferrare questo inconcepibile corpo del Buddha:

“Migliaia di milioni di sfere sono da me magicamente create per servire gli esseri. E c’è anche il mio Corpo che non può essere afferrato. Senza marchi, né segni, esso è come il cielo - così è definito il mio Corpo, che è ineffabile e difficile da comprendere. Il Grande Eroe [cioè il Buddha] è identico con il Corpo Assoluto. Il suo corpo è nato dal Dharma; il Vittorioso [cioè il Buddha] non può essere concepito nell’aspetto di un corpo materiale”. (ibid, p. 93).

Questa vastità, simile a Dio, del Corpo e della Mente creativa, che va oltre la forma fisica del Buddha, che fu visibile mentre egli era su questa terra, in India 2.500 anni fa, è attiva nell’opera di redenzione in tutti i luoghi ed in ogni tempo. Eternamente ed infinitamente essa salva gli esseri dalla sofferenza della vita priva di spiritualità. Il Buddha dice:

“Incontaminata è la mia mente. E siccome io salvo gli esseri durante inconcepibili milioni di eoni, il mio Corpo non può quindi essere percepito... Proprio come lo spazio che è illimitato e non può essere misurato da nessuno, così è il Buddha, esattamente come lo Spazio”.(ibid).

Da ciò, è chiaro che nella sua essenza, il Buddha è aperto, spazioso, invisibile ed inafferrabile. È oltre tutti i limiti. Qualunque categoria proviamo ad applicare ad esso, egli vi si adatta, e insieme non vi si adatta. Egli è l'ineffable ‘aldilà’.

Ascoltiamo la paradossale descrizione che il Buddha stesso dà di ciò che il BUDDHA o il TATHAGATA è: ("Colui che è venuto dalla Quiddità" - cioè, la Realtà Ultima). Queste strabilianti parole del Buddha provengono dal Mahaparinirvana-Sutra (nella traduzione di Stephen Hodge) ed esprimono il duplice aspetto del Buddha: quello fenomenico (la persona storica, Siddhartha Gautama, che poteva essere visto e toccato nell’India di 2.500 anni fa) e quello ultra-fenomenico o assoluto, che non è limitato in un corpo fisico:

“Il Tathagata non è umano: poiché il Tathagata ha abbandonato l’esistenza umana da immemorabile tempo e da innumerevoli kalpa [eoni] dunque, egli non è umano. Non è umano: poiché nacque nella città di Kapilavastu, egli non è umano... Ed inoltre, egli non è un essere senziente: poiché egli ha abbandonato da tempo la natura di essere senziente, quindi il Tathagata non è un essere senziente. Ma neanche è un non-essere senziente: poiché in alcune occasioni egli ha parlato con gli attributi degli esseri senzienti, il Tathagata non è un non-essere senziente. "Il Tathagata non è un fenomeno: poiché i vari fenomeni hanno ciascuno distinti e differenti attributi, mentre il Tathagata non è così, avendo soltanto un attributo. Non è un fenomeno: poiché il Tathagata è il Dharmadhatu [il regno onni-comprensivo della verità in sé], non è un fenomeno... "il Tathagata non è un attributo: poiché da lungo tempo è vuoto di attributi, non è un attributo. Non è un attributo: poiché Egli comprende pienamente tutti i fenomeni, non è un attributo. "il Tathagata non è una mente: poiché ha l'attributo di spazio, Egli non è una mente. Non è una mente: poiché è dotato con le qualità mentali dei Dieci Poteri e possiede la conoscenza delle menti degli altri esseri, non è una mente. "il Tathagata non è un composto: poiché Egli è il Sé, Eterno, pieno di beatitudine, assolutamente puro, non è composto. Non è composto: poiché [nella sua manifestazione fisica] Egli viene, va, si siede e si sdraia giù, ed inoltre espone il Nirvana, non è un composto... "il Tathagata ha quattro portamenti [come essere fisico], quindi esso non è eterno. Una cosa che dimora in eterno non ha locazione o moto, proprio come lo spazio. Il Tathagata emerse in India e dimorò in Shravasti o in Rajagraha, e quindi non è eterno. Per questi motivi, il Tathagata non è eterno. "Purtuttavia egli anche non è non-eterno. Perchè no? Perché Egli ha smesso di sorgere per sempre. I fenomeni che sorgono in continuità non sono eterni, mentre i fenomeni privi di dover sorgere o apparire sono eterni. Il Tathagata essendo vuoto di apparenza, è quindi eterno. I fenomeni che sono eterni sono vuoti di natura intrinseca [svabhava], mentre i fenomeni dotati di natura intrinseca non sono eterni. Il Tathagata è vuoto di apparenza e di lignaggio. Poiché è vuoto di apparenza e di lignaggio, esso è eterno. "I fenomeni che sono associati all’eternità pervadono ogni luogo, proprio poichè non vi è un luogo in cui non vi sia lo spazio. Anche il Tathagata è così e pervade tutti i luoghi, quindi è eterno. "I fenomeni che non sono eterni si dice che esistano qui e non esistano là, ma il Tathagata non è come loro, dato che non è possibile dire che esista [= sia presente] in un luogo e non esista [= non sia presente] in un altro. Di conseguenza, esso è eterno. "I fenomeni che sono associati con l’impermanenza esistono in alcune occasioni e non esistono in altre occasioni, ma il Tathagata non è qualcosa che esiste determinate volte e non esiste in altre volte: quindi esso è eterno... "I fenomeni che dimorano permanentemente sono dissociati dai tre tempi [cioè passato, presente e futuro]. Anche il Tathagata è così, dissociato dai tre tempi ed egli quindi è eterno... "Il Tathagata non è fisso. Perchè? Perché il Tathagata manifestò se-stesso quando  entrò nel Parinirvana fra i due alberi ‘sala’ a Kushinagara. Di conseguenza, egli non è fisso. E ancora, esso non è fisso. Perchè no? Perché è Eterno, Beato, è il Sé ed è assolutamente puro”. (Tratto da Dharmakshema)

Vediamo che il Buddha è illimitato, infinito ed onnipresente. Questi, preminentemente, sono attributi di Dio. Egli è anche Ciò che non è mai stato creato o assemblato, e che non morirà mai - un altro aspetto del Divino. Egli è il Sé-Reale, in uno stato di immortale purezza e beatitudine. Ancora, noi qui stiamo essenzialmente parlando della Perfezione Divina. Il Buddha è il Mistero dei misteri, così come indica l’Avatamsaka-Sutra:

“Il Buddha è illimitato ed infinito: il grande Saggio ha trasceso sia il finito che l'infinito. Come il sole che scorre attraverso il cielo, e dona la luce ad ogni giornata, così la sagace guida appare, del tutto indipendente da passato, presente e futuro... Come il vento che sale rapidamente attraverso il cielo, non attaccandosi a nulla, allo stesso modo la natura-di-Buddha opera nel mondo... Il Vittorioso [il Buddha], essendo inqualificabile, non può essere conosciuto in nessuna misura; dotato di inostruita conoscenza, il Buddha trascende il percorso delle parole. Radiante come la luna piena, costante e stabile, ornato di un gran numero di qualità, Egli passa infiniti eoni e crea infinite trasformazioni. Pensando al Buddha in ogni modo con perfetta concentrazione, anche dopo imprecisati miliardi di eoni, il Buddha sarebbe ancora inconcepibile”. (L’Avatamsaka Sutra [Sutra dell’Ornamento Fiorito], trad. da Thomas Cleary, Ed. Shambhala, Boston e Londra 1993, pp 1.153 - 1.155).

Un altro attributo del Divino che emerge da questo è che il Buddha, come già accennato, trascende il tempo. Egli, come essere fisicamente proiettato, ha i suoi piedi all'interno del regno temporale, ed è reale, ma nella sua divina-ipostasi torreggia oltre il Tempo e la sua triplice modalità. Tuttavia benchè senza-tempo, non è una non-entità. Egli possiede una massa di virtù, oltre ogni stima. E la maggiore fra queste è l’amorevole e compassionevole Bontà - come potremo vedere nel capitolo seguente.

 

Capitolo Quattro- Il Buddha come Amore.

Forse la sola caratteristica che molta gente associa con "Dio" è l’Amore. Questa qualità nel Buddha è preponderante. È chiamata "maitri", che può essere tradotta come "gentilezza", "amicizia", "bontà", "benevolenza", "amorevolezza", o semplicemente "amore". Il Mahaparinirvana-Sutra contiene un vero e proprio ‘peana’ sulla ‘amorevole-bontà’, nelle seguenti parole indirizzate dal Buddha ad uno dei suoi discepoli. Quando il Buddha si riferisce a se-stesso, normalmente usa il termine, "Tathagata", che significa ‘Colui che è andato’, e che è venuto dall'Assoluto ("Tathata"). Egli dichiara:

“O nobile Figlio! La bontà-amorevole è il Tathagata. L’amorevole-bontà agisce da genitore di tutti gli esseri. Il procreatore è l’Amorevole-bontà. La Amorevole-bontà è il Tathagata. O nobile Figlio! La bontà-amorevole è quella che esiste nell’inconcepibile mondo di tutti i Buddha. Quella che esiste nell’ inconcepibile mondo di tutti i Buddha è assolutamente l’amorevole-bontà. Sappi che la Amorevole-bontà è il Tathagata. O nobile Figlio! La amorevole-bontà è il Buddha-dhatu  [principio del Buddha, cuore del Buddha, essenza del Buddha] di tutti gli esseri. Questo Buddha-dhatu è stato lungamente oscurato dalle contaminazioni. Ecco perchè tutti gli esseri non possono vederlo. Il Buddha-dhatu è l’amorevole-bontà. L’Amorevole-bontà è il Tathagata... O nobile Figlio! L’Amorevole-bontà è l'Eterno. L'Eterno è il Dharma. Il Dharma è il Sangha [tutti gli esseri Risvegliati nel loro insieme]. Il Sangha è la Amorevole-bontà. La Amorevole-bontà è il Tathagata. O nobile Figlio! L’Amorevole-bontà è la fonte della Beatitudine. La Beatitudine è Dharma. Il Dharma è il Sangha. Il Sangha è Amorevole-bontà. La Amorevole-bontà è il Tathagata. O nobile Figlio! La Amorevole-bontà è Purezza. La Purezza è il Dharma. Il Dharma è il Sangha. Il Sangha è Amorevole-bontà. La Amorevole-bontà è il Tathagata. O nobile Figlio! La Amorevole-bontà è il ‘Sé’ (atman). Il ‘Sé’ è Dharma... O nobile Figlio! La Amorevole-bontà è l’Immortale (amrta). L’Immortale è Amorevole-bontà. La Amorevole-bontà è il Buddha-dhatu. Il Buddha-dhatu è Dharma... O nobile Figlio! La Amorevole-bontà è il mondo illimitato del Bhagavath [il Beato]. Il mondo illimitato è Amorevole-bontà. Sappi che la Amorevole-bontà è il Tathagata”. (da: Il Mahayana-Mahaparinirvana-Sutra, op.cit., volume 5 (2000), pp 17-18).

Qui, infine, tutto si risolve in una cosa sola - l’Amore. E, ancor più interessante, da questo passaggio impariamo che la natura quintessenziale e benefica del Buddha è in tutti gli esseri, ma è dissimulata e nascosta dai loro vizi (in primis, odio, desiderio egoismo, ignoranza spirituale, orgoglio, invidia e gelosia). Una volta che questi agenti inquinanti della nostra più interna natura saranno rimossi, noi permetteremo che la fonte del Puro Amore scaturisca in e da noi. Questo amorevole ed immortale principio del Buddha (Buddha-dhatu) in questa scrittura ed in altre, è riferito come ‘il Vero-Sé’ - in contrasto con il transitorio, ingannevole e meschino ego , il quale, basato sul fisico, afferra, aderisce, si attacca, e domina tutte le nostre vite offuscate dall’ignoranza. Il Buddha è l'incarnazione di questo ‘Vero-Sé’ (atman, come è chiamato in Sanskrito) e questo ‘Vero-Sé’ di Amorevole-bontà può essere raggiunto da tutti gli esseri senzienti.

Forse, a questo punto, dovremmo dire alcune parole circa il ‘Sé-Buddha’, poiché molta gente è sotto l'errata impressione che il Buddismo Mahayana neghi totalmente l'esistenza di un ‘sé’ eterno o anima, (che in termini Buddisti è l’Uno, nella sua natura, non molteplice e diverso). Nel Mahaparinirvana-Sutra, il Buddha dichiara:

“... tutti i fenomeni non sono il Sé. Il ‘Sé’ è reale, il ‘Sé’ è eterno, il ‘Sé’ è virtù, il ‘Sé’ è permanente, il ‘Sé’ è immobile, e il ‘Sé’ è pace”.

Questo ‘Sé’ è ciò che in realtà è il Buddha. Ma esso ha altre due forme manifestate, che sono il corpo e la mente, che sono meno misteriose e più visibili del suo "Essere-Dharma" (dharma-kaya): esse sono, il "Corpo di Godimento" (sambhoga-kaya), che è la forma radiante e celestiale del Buddha, percepito dagli esseri di più alto livello, e il "Corpo di Trasformazione" (nirmana-kaya), cioè il corpo fisico che il Buddha assume qui sulla Terra. Nella sua manifestazione come Buddha nel mondo, come pure di Buddha nei vari Paradisi-di-Buddha che egli sviluppa, il Buddha è molto più di una persona. Infatti, il Buddha è spesso chiamato (e ci si riferisce a lui come) il ‘maha-purusha’. Questo termine significa, "Grande-Uomo" o "Grande-Persona" - e fondamentalmente esso era dato dai devoti Indiani Brahmanici al Buddha come ad un "Dio" (mentre il termine, "Bhagavath", era applicato di solito ad un’incarnazione divina, percepita dai religiosi Brahmanici di quel tempo). La religione Brahmanica, in effetti, (qui cito dallo swami Sri Sivananda) dava al purusha il significato di: "L’Essere Supremo; cioè, l’essere che si trova nel cuore di tutti gli esseri. Il termine è applicato al Signore. La descrizione si applica al ‘Sé’ che dimora nel cuore di tutte le cose". (Yoga-Vedanta Dictionary, di Sri Swami Sivananda, Motilal Banarsidass, Delhi 1973, p. 135). E’ interessante notare che, nel Lalitavistara Sutra il Buddha è specificamente designato essere "nel cuore di tutti gli esseri" (Lalitavistara Sutra: La voce del Buddha, trad. di Gwendolyn Bays, Dharma Publishing, Berkely, U.S.A., 1983, p. 527). Dovremmo diventare sensibili a tali risonanze verbali così importanti.

Ma il Buddha realmente è adorato come un Dio? Dopo tutto, come abbiamo visto dalle nostre varie definizioni dei dizionari, il culto dell’adorazione è un elemento invariabilmente connesso con Dio. Ora, vedremo che cosa i sutra rivelano su questo punto.

 

Capitolo Cinque - Il Buddha che è Degno di Culto.

In tutte le grandi religioni del mondo, Dio è considerato come l'Ente-Supremo, che è degno di culto e venerazione. La stessa cosa è con il Buddha. In primo luogo, dovremmo notare che il termine usato abitualmente da molti dei suoi discepoli nelle scritture quando si indirizzano al Buddha è "Bhagavat" - che significa "Beato" o ‘Signore’. Esso era collegato con l'idea del Divino ("Ishvara") dagli Indiani del suo tempo. Questo ci dà solo un'indicazione dell'alta considerazione in cui Egli era tenuto. Infatti, quando il Buddha nacque su questa terra, tutti gli "dèi" (deva) si inchinarono davanti a questo "Dio degli dèi", come riferisce il Buddha nel Lalitavistara-Sutra (pp. 174-175):

“Quando io nacqui, i tre mila mondi furono scossi: Shakra e Brahma [grandi dèi], gli asura [Titani], i maharaga [esseri a forma di serpenti], Chandra [la luna] e Shurya [il sole], come pure Vaisravana e Kumara, tutti si inchinarono ai miei piedi e mi resero omaggio. Quale Dio è così distinto da me per la sua superiorità...? Io sono il Dio di tutti gli dèi, superiore a tutti gli dèi; non c'è nessun Dio come me - come potrebbe essercene uno più alto?”

Quando il Buddha bambino fu portato al tempio degli dèi, accadde un evento miracoloso: tutte le statue degli dèi si mossero dai loro piedistalli e si inchinarono davanti al Buddha bambino. In modo memorabile, il Lalitavistara Sutra (pp 175-176) riporta questo fatto miracoloso:

“Non appena il Bodhisattva mise il suo piede destro nel tempio, le statue degli dèi, compreso Shiva, Skanda, Narayana, Kubera, Chandra, Surya, Vaisravana, Shakra, Brahma, i guardiani del mondo ed altri, si mossero dalle loro sedi e si prostrarono ai piedi del Bodhisattva (cioè, il futuro Buddha)”.

Anche quando leggiamo gli altri sutra, troviamo numerosi casi di venerazione e culto di Buddha. Nel Mahaparinirvana Sutra, per esempio, gli umani devoti del Signore si prostravano davanti a lui quando erano in sua presenza e mostravano una grande venerazione. Ciò che segue è solo un esempio da alcune di quelle scritture, che racconta di come un ospite del grande Bodhisattva (aspirante-Buddha) si comportò quando si trovò vicino al Signore Buddha stesso:

“Egli si avvicinò dove era il Buddha, girò intorno a lui per 100.000 volte, giunse le sue mani, [e] gli rese profondo omaggio...” (MPNS, vol. 1, p. 10).

Non solo gli esseri umani adorano il Buddha, ma anche gli dèi e gli animali, come fa ancora notare chiaramente lo stesso Mahaparinirvana Sutra. Leggiamo delle molte offerte che gli esseri celesti ("gli dèi") fanno al Buddha quando poi si prepara a lasciare il suo corpo fisico:

“Tutti i deva [gli dèi] fino al più alto cielo, erano riuniti là [davanti al Buddha]. In quel momento, il grande Brahma [il maggiore degli dèi] ed altri deva emisero una forte luce che risplendeva sopra le quattro terre. Così, per tutti gli uomini e i deva del mondo del desiderio, le luci del sole e della luna vennero a sparire. Essi portavano insegne ingioiellate, stendardi e parasoli di seta colorata [come offerte al Buddha]... Giunti là dov’era il Buddha, toccarono i suoi piedi con le loro teste e gli dissero: 'O Bhagavat, O Tathagata! Abbi compassione ed accetta le nostre ultime offerte'…”. (ibid, p. 19).

Anche gli animali fecero offerte al Buddha, poichè il Mahaparinirvana Sutra ci dice:

“Inoltre, là c’erano dei leoni-re... Portando vari fiori e frutta, vennero lì dov’era il Buddha, anch’essi toccarono i suoi piedi con le loro teste, fecero un passo indietro e si sedettero al suo fianco... Erano presenti inoltre, bufali, mucche e pecore, numerosi quanto i granelli di sabbia di 20 fiumi Gange, tutti che erano venuti dal Buddha portando in offerta il loro meraviglioso latte fragrante... Erano presenti (anche) tutti gli sciami di api, portando molti fiori, tutti vennero là dove il Buddha era, toccarono i suoi piedi con le loro teste, camminarono una volta intorno a lui, fecero un passo indietro ed infine si sedettero da un lato”. (ibid. p. 17).

Scorrendo lo Shrimaladevisimhanada-Sutra, troviamo le seguenti adulatorie e veneranti parole della grande regina Shrimala, la cui preghiera è ispirata ed alimentata dalla saggezza del Buddha:

“Signore e Salvatore - i vostri Kaya [Corpi] e la Gloria oltre ogni analogia sono inconcepibili ed al di là di ogni rappresentazione concettuale. Ti saluto - O Signore e Salvatore del mondo. Solo tu hai l’inconcepibile essenza creativa e vivente... Saluti a Te,  - O Vittorioso Re del Dharma. Tu che conosci tutto ciò che è conoscibile... Saluti a Te - O Tu che sei infinito e illimitato. Saluti a Te - O Tu che sei oltre ogni rappresentazione concettuale, Saluti a Te - O Tu che sei inconcepibile, saluti a Te - O Tu i cui kaya [corpi] sono senza limiti. O Signore e Salvatore, prendimi ora sotto la tua protezione”. (Shrimaladevi Sutra, trad. del Dott. Shenpen Hookham, fondazione Longchen, Oxford 1998, p. 18).

Da notare l’enfasi caratteristica sulla incomprensibilita del Buddha e l'impiego, nel succitato 'omaggio' al Signore, del termine "Salvatore". Naturalmente esso è un aspetto e funzione vitale di Dio, o dei divini messaggeri di Dio, poiché essi possono salvarci dalla sofferenza generata dai nostri peccati. Quindi, anche nel Buddismo c’è l'insegnamento che venerando "Amitabha-Amitayus", il Buddha di Luce e Vita Infinita, noi potremo essere liberati dal nostro karma e venir trasportati nella terra di quel Buddha della felicità ("Sukhavati") da cui non c’è rischio di slittare nuovamente giù nel mondo della infelicità karmica.

Il più vasto Sukhavativyuha-Sutra comincia proprio con le parole: "Adoriamo Amitabha! Adoriamo Colui il cui spirito è dotato di incomprensibili virtù!" ("The Larger Sukhavati-Vyuha Sutra" trad. di Max Müller, in Buddhist Mahayana Texts, ed. E.B. Cowell ed altri, Dover, New York 1969, orig.1894, p. 1).

Ed il Sukhavativyuha-Sutra più piccolo dice che, quando uno sta morendo, sarà portato nella terra del Buddha della felicità, Amitayus, (un paradiso raggiungibile prima di raggiungere il proprio nirvana) se di conseguenza si prega pensando ad Amitayus. Ancor più interessante, raggiungere questo mondo paradisiaco non dipende dal fatto se abbiamo o meno generato una massa di buon karma (anche se ciò è contraddetto in altre versioni del sutra) - ma anche soltanto dimorando nel pensiero su Buddha Amitayus, come riferisce lo stesso Buddha:

“... Tutti gli esseri... devono fare preghiere ferventi per quella Terra del Buddha. E perchè? Perché essi arrivino là insieme a questi eccellenti uomini. Gli esseri non rinascono in quella Terra di Buddha del Tathagata Amitayus come ricompensa e risultato delle buone azioni che hanno effettuato nella loro attuale vita. No. Qualunque figlio o figlia di buona famiglia che sentirà il nome del Benedetto Amitayus, il Tathagata, e che sentendolo, lo manterrà in mente e con pensieri indisturbati lo terrà presente per una, due, tre, quattro, cinque, sei o sette notti, - così che quando quel figlio o figlia di buona famiglia viene a morire, allora Amitayus, il Tathagata, circondato da un’assemblea di discepoli e seguito da un esercito di Bodhisattva, si alzerà davanti a loro, nell’ora della loro morte e farà sì che essi partiranno da questa vita con la mente tranquilla. Dopo la loro morte, essi saranno portati nel Paradiso Sukhavati, nella Terra del Buddha dello stesso Amitayus, il Tathagata. Di conseguenza, ogni figlio ed ogni figlia di buona famiglia dovranno con tutta la loro mente fare una fervente preghiera per andare in quella Terra del Buddha”. ("The Smaller Sukhavati-Vyuha Sutra" in Buddhist Mahayana Texts, op. cit., p. 99).

Tutto ciò fa rievocare un Cristiano che prega Gesù per entrare nel Regno dei Cieli. Anche il Buddha (nelle sue varie forme - qui come Amitayus) è il Re del Paradiso. Il Buddha è visto come l'Essere Supremo che può salvare l'umanità. Il famoso Sutra-del-Loto registra specificamente come il Buddha dica che l'intero mondo (nel Buddismo visto con una triplice natura) è il suo dominio e che egli è il suo Padre e Salvatore:

“Ora, tutto questo triplice mondo è il mio dominio; tutti gli esseri viventi in esso sono i miei figli. Ma ora questo luogo abbonda di afflizioni e sofferenze; ed io solo sono in grado di salvarli e proteggerli”. (‘The Threefold Lotus Sutra’, trad. di B. Kato, W.E. Soothill et al, Kosei, Tokyo, 1975, p. 98).

Nell’Avatamsaka-Sutra, leggiamo che i Bodhisattva (aspiranti alla Buddhità) vedono in tutto l'universo tutte le innumerevoli manifestazioni di Buddha e le adorano individualmente come Uno. Dobbiamo ricordarci che benché vi siano un numero infinito di Buddha, essenzialmente essi sono soltanto Uno. Come scrive Robert Thurman, esperto di Buddismo Tibetano: "In senso assoluto, vi è soltanto un unico Buddha, poichè i Corpi di Verità ["Dharmakaya"] dei differenti Buddha non possono essere distinti l’uno dall’altro". (‘The Tibetan Book of the Dead’, trad. di Robert A. F. Thurman, ed. Thorsons, Londra 1994, p. 249). L’Avatamsaka-Sutra ("Gandavyuha") parla dei Bodhisattva che sono "... assorti sull’ unico e stesso inconcepibile Corpo di tutti i Buddha". (The Flower Ornament Sutra’, op.cit., p. 1, 265). È precisamente al Buddha, talora visto come Uno, talvolta come multiforme, che i Bodhisattva fanno le loro ispirate offerte religiose. Vi si legge:

“I Buddha sono infiniti quanti sono gli esseri viventi; I Bodhisattva fanno generose offerte a tutti essi. Essi distribuiscono dappertutto nell'universo ogni genere di fiori, gioielli, vestiti, stendardi e parasoli meravigliosamente profumati, determinati ad offrirli a tutti i Buddha... Essi si piegano poi con tutto il loro corpo per rispetto a quegli illimitati Vittoriosi [cioè i Buddha]; Inoltre essi li pregano per sempre con le loro parole. Le loro offerte ad un solo Buddha sono innumerevoli quanto gli esseri senzienti; Così essi fanno le offerte ad un solo Buddha ed a tutti i Buddha nello stesso modo. Essi provvedono a lodare i Buddha durante tutte le ere del mondo; Le ere del mondo possono anche finire, ma le loro offerte [dei Bodhisattva] non cessano mai. Nelle varie età di ogni mondo, essi vi coltivano le pratiche, onorando ed assistendo un unico Buddha instancabilmente per tutti i tempi”. ("Ten Dedications", da 'The Flower Ornament Sutra’, op. cit. p. 690).

Chiaramente, una tale devozione poteva essere proclamata solo da Quello che è più alto dell’Alto. E che non è altri che il Principio-Dio che questi Bodhisattva adorano. Naturalmente la reale venerazione di Buddha non si focalizza sul suo corpo fisico e mondano - ma è indirizzata verso il Dharma, essenza immutabile del Buddha. Abbandonando i piaceri mondani ed esercitandosi nelle realizzazioni spirituali che provengono dal seguire il Dharma, il Bodhisattva è realmente accordato con gli insegnamenti del Buddha. Il Buddha parla di tale corretta riverenza e pratica nel Bhadrakalpika-Sutra:

“Ma coloro che hanno una vera riverenza per me sono coloro che, dopo aver ascoltato questi Sutra, abbandonano tutti i piaceri e dimorano nella pura comprensione. Per esempio, il modo in cui Subhuti mi ha adorato: rifiutando la necessità della mia presenza fisica, egli ha adorato il Dharma stesso - e perchè avrebbe egli dovuto venerare il mio corpo materiale?” (‘Bhadrakalpika Sutra’, trad. come ‘The Fortunate Aeon’, Dharma Publishing, Berkeley 1986, vol.1, p.71).

Come lo stesso Buddha indica nel Mahaparinirvana Sutra, è all'interno della "Dharmata" (l'essenza del Dharma e di tutti i fenomeni) che la gente virtuosa prevede di osservare il Buddha. Non serve fissarsi sulla sua apparenza terrestre, ma bisogna cercarlo oltre, all'interno dell'Essenza della Realtà (cioè la "Dharmata"): "Tutti gli uomini e donne di buon cuore che desiderano vedermi e rispettarmi, mi vedono nella Dharmata..." (‘Mahayana-Mahaparinirvana-Sutra, op. cit., vol. 7, p. 11).

E l'insegnamento definito è che, cercando riverenzialmente così il Buddha, il Buddha effettivamente sarà trovato.

 

Capitolo Sei - I Poteri del Buddha.

Il potere transcendente è un importante attributo di Dio - la completa libertà di agire nel proprio volete. In che modo questa materia a che fare con il Buddha? Nell’Avatamsaka Sutra si parla "... del potere infinito di tutti i buddha" (The Flower Ornament Sutra, op.cit., p. 955) e nel Mahaparinirvana-Sutra si dice che il Buddha è la Libertà stessa. Il Buddha è il "Grande ‘Sé’" di illimitata libertà e può diventare vasto quanto l'universo o piccolo come un granello di polvere; può proiettare un numero infinito di corpi attraverso tutti gli universi e può rendere il suo corpo tale che nulla possa ostacolarlo; può risiedere in un luogo ma permettere che esseri di tutti gli altri luoghi possano vederlo; può avere qualunque cosa desideri e può usare qualunque suo organo di senso per registrare ogni impressione sensoriale normalmente percepita (negli umani) da uno degli altri quattro organi di senso; egli può esporre il profondo significato del Dharma per una moltitudine di eoni, ma però non ha l’egocentrico senso del "Io lo dico e loro ascoltano"; infine, per concludere, come abbiamo sentito prima, il Buddha esiste dappertutto, perché riempie tutto lo spazio - infatti, non c’è un luogo ove egli non esista (per tutte queste potenzialità del Buddha, vedi Mahayana-Mahaparinirvana-Sutra, op. cit. vol.7, pp 29-30). Nel Lalitavistara-Sutra, il Buddha chiama se-stesso "il Signore del Dharma... Il Guidatore del carro; il Padrone di tutti i dharma [cioè di tutte le cose]; il Maestro del Dharma". (Lalitavistara Sutra, op.cit., vol.2, p. 639). Egli quindi gode di una sovrana padronanza sulla Verità Assoluta e su di tutte le altre cose, come inoltre viene dato risalto quando nella stessa scrittura il Buddha descrive se-stesso come "Colui che possiede il potere" (ibid. p. 643) e come "Colui che ha ottenuto il potere su tutti i dharma"  [cioè su tutte le cose] (ibid. p. 661). L’importante Srimaladevisimhanada-Sutra similmente dice del Buddha: "Il Signore è la radice di tutti i dharma [le cose]; il Signore è onni-potente". Ancora, il suo Corpo di Verità (dharmakaya) dice di se-stesso che è ‘increato, adamantino ed indistruttibile’ (vedi Mahaparinirvana Stura, vol. 1, pp 31, 65).

Poiché il Buddha è l’illimitato "Dharmadhatu" (manifestazione di tutte le cose), nulla per lui è ignoto e niente è nascosto alla sua vista, secondo il Mahaparinirvana Sutra. Egli ha il potere della perfetta e totale conoscenza. Infatti, egli è chiamato l’ ‘Onnisciente’ (sarvajna), o anche la stessa "Onniscienza" (sarvajnana) (Mahayana-Mahaparinirvana-Sutra, vol.1, p.24). Ci sono inoltre 10 specifici poteri che sono accreditati al Buddha e si riferiscono alla sua conoscenza. Essi sono i seguenti:

1. Egli conosce saggiamente, come realmente è, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

2. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, causa ed effetto dei risultati karmici del passato, presente e futuro.

3. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, ordine e gradi di tutti gli stati meditativi e delle realizzazioni.

4. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, le facoltà più alte e quelle più basse degli esseri senzienti.

5. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, le varie comprensioni e le aspirazioni degli esseri senzienti.

6. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, le varie circostanze e condizioni degli esseri senzienti.

7. Egli conosce saggiamente, come realmente sono, quali metodi e pratiche conducono a quali tipi di rinascita.

8. Egli ricorda, come realmente erano, tutte le vite passate di tutti gli esseri, comprese le sue.

9. Con il suo occhio divino, Egli conosce, come realmente è, la morte e la rinascita degli esseri senzienti e la maturazione del loro buono e cattivo karma, sia in questa vita che nelle vite future.

10. Egli conosce saggiamente, come realmente è, la vera estinzione delle contaminazioni spirituali all'interno di sè e degli altri esseri purificati.

(qui la formulazione di questi poteri è principalmente basata secondo l’elenco di Garma C.C.Chang, dei 10 poteri Buddhici nel "Numeric Glossary" del suo ‘A Treasury of Mahayana Sutras’, Pennsylvania State University Press, University Park and London 1983, p. 494).

Chiaramente, il Buddha è multi-potenziato. Ma allora Egli è una sorta di Creatore? È la base di tutto ciò che è?

 

Capitolo Sette - Buddha come la Sorgente Universale;

Uno degli aspetti più importanti di Dio è che Egli è la fonte, la sorgente, il sostenitore di tutto ciò che esiste. Si può applicare anche al Buddha questa qualità di ‘Divino Progenitore’?;

Qui incontriamo alcune difficoltà. I Sutra Buddisti sono generalmente alquanto riluttanti a presentare il Buddha o il Dharma come la sorgente creativa di tutti i fenomeni. Vi sono però alcuni suggerimenti definiti - e più che tali - indicanti che alla fine tutte le cose devono realmente la loro continuata esistenza e sostentamento al Buddha ed al Dharma. E in effetti il termine, "Dharma", essenzialmente significa "Ciò che sostiene" o "supporta". Un solo dizionario buddista dà come significato letterale di "Dharma": "che trasporta", "che sostiene" (The Shambhala Dictionary of Buddhism and Zen by Ingrid Fischer-Schreiber, Franz-Karl Ehrhard and Michael S. Diener, Shambhala, Boston 19911, "Dharma", p. 54). Il Dharma quindi è la base di sostegno che sostiene tutto ciò che esiste;

Ma prima di venire più in dettaglio su questo, consideriamo l’area in cui i sutra Mahayana presentano definitivamente il Buddha come l’‘essere-creatore-del-mondo’: ciò è in relazione ai "mondi di Buddha" (chiamati anche "paradisi di Buddha", "campi di Buddha" o "Terre di Buddha"). Ogni Buddha proietta dalla sua mente un vasto mondo in cui egli diventa attivo come insegnante e guida, redentore per gli esseri che nascono in esso. Queste "Terre-di-Buddha" (ciascuna delle quali può contenere miliardi di mondi) sono la dimora di persone altamente spirituali o religiose che hanno fede nel Buddha e che sono appena solo un passo distanti dal Nirvana. Per indicare che i Buddha realmente creano questi mondi-Buddha, citeremo brevemente dal Sutra del Loto. Qui si dice che Shakyamuni Buddha parla di un Buddha che deve venire, chiamato "Buddha-Radianza-di-Dharma". Di quel Buddha impariamo:

“Quel Buddha creerà la [sua] Terra-di-Buddha di un universo grande tre-milioni [di altrettanti mondi] quante sono le sabbie del Gange...” (The Threefold Lotus Sutra, tr. by Bunno Kato, Yoshiro Tura and Kojiro Miyasaka, Kosei Publishing, Tokyo 1975, p. 172).

E’ interessante notare che nel Sutra del Loto si dice anche che il nostro stesso universo - denominato "saha-mondo" ("mondo di durata"!) - sia proprietà e dominio di Buddha Shakyamuni (il Buddha storico dell'India). Vi si legge: “... Nel mio saha-mondo, in effetti, ci sono  bodhisattva-mahasattva  [numerosi] come le sabbie di sessantamila Gange” (ibid, p.237). Si può quindi presumere che questo universo, come gli altri mondi-Buddha, sia stato realmente generato o proiettato dal nostro Buddha. Anche se il nostro mondo non può sembrare esattamente paradisiaco, dobbiamo ricordarci che tutti i suoi esseri incarnano dentro di essi il "Principio-Buddhico" (Buddha-dhatu, la potenzialità interiore per l’ottenimento di Eternità Nirvanica, Beatitudine, Vero-Sé e Purezza), così da assicurarsi di raggiungere un giorno il nirvana, dalla cui prospettiva tutte le cose diventano essenzialmente BUDDHA. Forse è in questo senso che anche il nostro universo può essere visto come una Terra-di-Buddha. E forse ecco perchè il Sutra del Loto contiene la specifica ammonizione (da parte di un Buddha chiamato "Re di Saggezza della Pura Costellazione del Fiore") che non si dovrebbe guardare questo mondo in modo riduttivo. Infatti quel Buddha dice del nostro mondo: "non considerate spregevolmente quella vostra terra, nè dovete averne una bassa opinione" (ibid., p.313).;

Ma ci sono maggiori indicazioni all'interno dei sutra che non nell'intero universo - tutti i fenomeni ed i noumeni - che sono basati nella sottostante e increata 'Essenza-Buddha' (in Sanskrito denominata Tathagata-garbha - ‘Utero del Buddha’ - che indirettamente ed in modo interessante ritrae il Buddha come una madre che dona la nascita). Nello Shrimaladevi-Sutra è detto che questo Tathagatagarbha sostiene sia il "samsara" (i cicli di nascita, morte e rinascita - cioè, il nostro universo fenomenico) che il reame del Buddha. La scrittura dichiara:

“... Vi è un unico e solo supporto... e questo è il supremo su tutti i supporti, ed è ultraterreno. È il vero supporto e l’Unico Rifugio; ... il Tathagata-garbha è il supporto del samsara. E, riferendosi al Tathagatagarbha, il Signore ha insegnato che non c’è inizio... ed è perché il Tathagatagarbha esiste che c’è una tale cosa come quella chiamata ‘samsara’. Ciò che è chiamato 'samsara' è il ciclo di attaccamento [alle nuove] facoltà di coloro che si aggrappano [cioè, che rinascono] non appena sono trapassati [lett. trasferiti]...'Morte' e 'nascita' sono mere convenzioni mondane. La morte è la cessazione delle facoltà e la nascita è il momento in cui le facoltà di nuovo si ripresentano. Il Tathagatagarbha, tuttavia, non nasce, non muore, non si trasferisce, né si ripresenta. È oltre la sfera delle caratteristiche del composto-transitorio; è permanente, stabile e immutabile. Esso è quindi la base, il supporto ed il luogo di dimora di tutti coloro che hanno la conoscenza della liberazione dagli involucri [cioè, dall’ignoranza spirituale], che sono connessi e non separati da esso. E quindi, [anche] il Tathagatagarbha è la base, il supporto ed il lugo di dimora di tutti i dharma esterni composti [fenomeni] che non hanno la conoscenza della liberazione e che non sono connessi e sono separati da esso... Il Signore è il maestro, il Signore è il supporto”. (Shrimaladevi Sutra, op. cit., pp 40-42).

Questo passaggio un po’ complicato comunica in modo cruciale che è l'Essenza-Buddha - la Matrice-Buddha, o Tathagata-garbha - che sostiene tutte le cose e le persone, sia coloro che sono "svegliati" che coloro che non lo sono. E quella Sorgente, quella radice sostenitrice di tutto - è proprio il Signore Buddha.

Nel Maharatnakuta-Sutra (in un discorso chiamato "Sul Chiarimento della Coscienza"), si rende chiaro che questa tutto-sostenente Buddha-Sfera è realmente una universale Coscienza (che non dovrebbe essere identificata con la comune, imperfetta, ondivaga, e ansiosa coscienza dominata dall’ego, a cui noi normalmente aderiamo). E, sempre nel Maharatnakuta-Sutra il Buddha dice che la coscienza è la base e sostiene tutto ciò che è visibile ed invisibile, e cioè l'intero universo (dharmadhatu - il reame del Dharma, regno della totale e onni-inclusiva Realtà). Egli dichiara:

“La coscienza è priva di forma e di sostanza, ma nel dharmadhatu sostiene tutto e tutti; essa è pienamente dotata del potere di saggezza... dalla stessa coscienza che sostiene l'intero dharmadhatu provengono tutti gli esseri samsarici con corpi dai differenti colori, quali il bianco, il nero, il giallo ed il rosso; e con differenti disposizioni, quali la gentilezza, l’irascibilità, ecc.... A parte la coscienza, non c’è dharmadhatu ed oltre il dharmadhatu, non c’è coscienza” (da ‘A Treasury of Mahayana Sutras’, op. cit., pp 226-227).

Questa Coscienza Cosmica nel Lankavatara Sutra è chiamata semplicemente "Mente". Nell’ultimo capitolo torneremo su questo sutra, ma ora dobbiamo dare un'occhiata a quello che probabilmente è il più esplicito dei testi Buddisti riguardanti la dottrina (che ora è diventata evidente ed aperta) che dichiara che tutte le cose sorgono da un’unica singola Sorgente - ‘la Mente Buddhica’, o "Mente del Risveglio".

Questa rilevante scrittura non è ufficialmente un ‘sutra’ (anche se occasionalmente si autoriferisce come tale), ma un "tantra" Buddista (un manuale più mistico e segreto per la pratica Buddista). Esso è intitolato ‘Il Re che Tutto-Crea’. E questo è ciò che insegna: “tutte le cose sorgono dalla Mente Risvegliata (bodhicitta), denominata Buddha Samantabhadra."Samantabhadra" significa "Del-tutto-Buono" (ricordiamo che una delle prime definizioni di Dio in questo studio è stata che Dio è proprio il "tutto buono"). Questo Buddha Samantabhadra è la sorgente di tutti i Buddha e di tutti gli esseri. Oltre al Buddha Samantabhadra, nulla esiste realmente, poiché tutto dipende da Buddha, ma Buddha non dipende da nulla. Questo Primordiale Buddha è chiamato "Adi-Buddha" (il Buddha Primordiale) in tutto il Buddismo e talora è chiamato Vairochana o Vajrasattva. Il fatto importante, tuttavia, è che questo Buddha rappresenta la fonte ultima di tutte le cose, sia del passato, del presente o del futuro. Senza il Buddha Samantabhadra - il ‘Tutto-Buono’, l’universale Mente del Risveglio - nient’altro può esistere. Ecco ora alcune citazioni dal Tantra ‘Il Re che Tutto-Crea’, in cui Samantabhadra parla direttamente all'ascoltatore:

“Io, la Sorgente Suprema ["Il Re che Tutto-Crea"], sono il solo Creatore, e nessun altro agente esiste nel mondo. La natura dei fenomeni è creata attraverso me... La manifestazione stessa dell'esistenza reale dipende da me... Io sono saggezza auto-sorgente che è sempre esistita dall'inizio. Sono la fonte suprema di tutte le cose, della coscienza  pura e totale... 'Coscienza' significa saggezza onni-presente e spontanea, vera essenza, che domina e percepisce chiaramente tutti i fenomeni dell'universo, sia animato che inanimato. Questa auto-sorgente sostanza fondamentale, non prodotta né da cause né da condizioni, governa tutte le cose e dà vita a tutte le cose... Poichè la mia natura è aperta e onni-pervadente, essa è la residenza celeste della saggezza e dello spazio luminoso: ed al suo interno vi dimora soltanto la saggezza auto-presente. Poichè io sono la vera sostanza da cui sorgono tutte le cose, così i cinque grandi elementi, i tre mondi [cioè i mondi del Desiderio, della Forma e del Senza-forma], e le sei classi degli esseri [abitanti-degli-inferni, spiriti, animali, esseri umani, Titani e divinità] sono in realtà proprio il mio corpo, la mia voce e la mia mente: Io stesso ho generato la mia propria natura... La radice, la sorgente di tutti i fenomeni è la pura e totale coscienza,. Tutto ciò che appare è la mia natura. Tutto ciò che si manifesta è il mio spettacolo magico. Tutti i suoni e tutte le parole esprimono soltanto il mio significato...

“Io sono il nucleo di tutto ciò che esiste. Sono il seme di tutto ciò che viene in esistenza. Sono la base di tutto che c’è. Sono la radice dell'esistenza. Sono il 'nucleo', poiché contengo tutti i fenomeni. Sono il 'seme', perché dò nascita a tutto. Sono la 'causa-prima', perché tutto viene fuori da me. Sono il 'tronco', perché la ramificazione di ogni evento germoglia da me. Sono la 'base', perché tutto poggia su di me. Infine, sono chiamato la 'radice', perché Io sono il Tutto.”. (trad. del "Re che Tutto-Crea", pubblicata in ‘The Supreme Source’ di Adriano Clemente ed Andrew Lukianowicz, Snow Lion pubbl., Ithaca, New York 1999, pp 137-141, 157).

Questa stupefacente dichiarazione divina "theos-en-pan" ("Dio-in-tutto"), stabilisce alcuni importanti punti. In primo luogo, la Realtà Assoluta è la Coscienza, o Mente Universale. Secondariamente, quella Coscienza genera tutte le cose, dalle creature ordinarie, persone e animali, fino ai più elevati esseri-Buddha. In terzo luogo, quella Coscienza è in grado di comunicare con la sua creazione (che è proprio ciò che sta facendo qui) - vi è una potenziale relazione fra il Creatore ed il Creato. In quarto luogo, questa Suprema Sorgente è in un certo senso un essere personale, benchè trascendente, (che dice di avere un corpo, parola e mente universali e "della mia stessa natura", ecc.). Quinto, essa non è mai stata generata ma è sempre esistita fin dall'inizio. Infine, tutto ciò che è ben incastonato all’interno di questa stessa Natura del ‘Re-che-Tutto-Crea’, - non è tagliato fuori da "Dio", l'essenza della intelligente Totalità.

Alcuni lettori (in effetti) potrebbero essere sorpresi nel vedere presentato così il Buddha senza ambiguità come un Dio creativo, ma questo ‘sutra’ buddista non è il solo a dipingere così l’originario Buddha. Il breve testo buddista dal titolo ‘Advayasiddhi’, di Laksminkara, fa riferimento "al Supremo Signore", che è "onnisciente" e "progenitore dei tre mondi" [cioè l'intero triplice universo], e dichiara che "tutte le creature sono state generate da Vairochana, il Buddha primordiale" (Advayasiddhi: The Tantric View of Laksminkara, trad.del Dott. Ramprasad Mishra, Kant Public. Delhi, 1993, pp 31, 34). Inoltre, c’è tutta un’intera religione separata che riverisce il Buddha come Dio incarnato - parte della religione Vedica dell'India, popolarmente nota come "Induismo". A tal riguardo, faremmo meglio a vedere che cosa essa insegna.

 

Capitolo Otto - La Visione Vedica del Buddha.

All'interno della vasta struttura di quegli insegnamenti spirituali che costituiscono la religione Vedica dell'India (i Veda, e le scritture basate sui Veda, sono i grandi e antichi libri sacri di quella religione), c’è una ‘visione’ del Buddha che lo considera come incarnazione del Divino. La monumentale scrittura dal titolo ‘Srimad-Bhagavatam’ (considerata dai Vaishnava - i devoti di Krishna-Vishnu - come uno dei libri più sacri di tutti i tempi) contiene il seguente riferimento al Signore Buddha:

"Quindi, all'inizio del Kali-yuga [l'era della discordia e dell'ipocrisia], il Signore [Krishna] comparirà di nuovo come il Signore Buddha, figlio di Anjana, nella provincia di Gaya, proprio allo scopo di dare una delusione a coloro che sono invidiosi del ‘teismo’ fedele". (Srimad-Bhagavatam 1.3.24, citato in Vedic Paradigm, ed. Danavir Goswami, Rupanuga Vedic College, Kansas City, 2.000, p. 323).

Il principe Siddhartha "divenne" realmente il Buddha storico sotto l'albero della Bodhi a Gaya, e la comprensione Vaishnava della missione del Buddha è che egli doveva attrarre le persone di tendenze atee e far sì che esse lo riverissero. Quindi, gli atei (inconsapevolmente) così facendo resero omaggio al grande Essere Divino, che Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (fondatore del moderno Movimento per la Coscienza di Krishna) descrive come "una potente incarnazione della Personalità del Divino". (Vedic Paradigm, op.cit., p.323). Commentando il suddetto passaggio dallo Srimad-Bhagavatam, Srila Prabhupada scrive:

"Egli [il Buddha] ha ingannato gli atei, perché questi tali atei che hanno seguito i suoi principii, non credevano in Dio, ma mantennero la loro fede assoluta nel Signore Buddha, che era egli stesso una incarnazione di Dio. Così le persone senza-fede sono state stimolate a credere in Dio sotto forma del Signore Buddha. Ecco la compassione del Signore Buddha: Egli rese gli infedeli fedeli a lui" (ibid).

Questo è l'insegnamento Vaishnava, che la missione principale del Buddha era di arrestare i sacrifici di animali che a quel tempo venivano pesantemente fatti in nome dei Veda. Il Buddha predicava la non-violenza (ahimsa), ammoniva contro il macello degli animali e sosteneva il vegetarianesimo (c’è un gran numero di sutra Mahayana che confermano questo fatto, anche se purtroppo molti moderni buddisti Mahayana di oggigiorno insistono disgustosamente nel consumo della carne!). Secondo Srila Prabhupada, il Buddha rifiutò esteriormente l’autorità dei Veda, per far sì che la gente rinunciasse ai sacrifici animali, che quei libri sacri sembravano suggerire. Srila Prabhupadacosì commenta:

“Il sacrificio degli animali, come dichiarato nei Veda, è differente dall'uccisione senza limiti degli animali nel mattatoio. Poiché gli asura [esseri aggressivi, demoniaci] o i vari ‘eruditi’ delle letterature Vediche mettono in evidenza l’uccisione degli animali nei Veda, il Signore Buddha superficialmente negò l’autorità dei Veda. Questo rifiuto dei Veda da parte del Signore Buddha è stato adottato per preservare le persone dal vizio di uccidere gli animali, come pure per preservare i poveri animali dal processo di macellazione da parte dei loro fratelli maggiori che declamano pace, giustizia, fratellanza, ed equità universali. Non c’è affatto giustizia quando si uccidono gli animali. Il Signore Buddha volle fermare completamente questo delitto, e quindi il suo culto dell’ahimsa (non-violenza) fu propagato non soltanto in India ma anche fuori del paese.

“Tecnicamente, la filosofia del Signore Buddha è chiamata ateistica perché non c’è accettazione del Signore Supremo e perché quel sistema di filosofia negò l’autorità dei Veda. Ma quello è stato un atto di camuffamento da parte del Signore. Il Signore Buddha è l’incarnazione del Divino. E come tale, è il proponente originale della conoscenza Vedica. Perciò, egli non può rifiutare la filosofia Vedica. Ma egli la rifiutò esteriormente perché i sura-dvisa, o i demoni, che sono sempre invidiosi dei devoti del Divino, cercano di sostenere l'uccisione delle mucche o l’uccisione degli animali dalle pagine dei Veda, e ora questo lo stanno facendo i moderni ‘sannyasi’ [rinuncianti]. Il Signore Buddha dovette rifiutare in maniera complessiva l’autorità dei Veda”. (ibid, p. 324).

Srila Prabhupada continua dicendo che un seguace di Krishna dovrebbe sottomettersi al Buddha, poiché il Buddha può aiutare quella persona nel non far applicare male gli insegnamenti Vedici:

"Ci si dovrebbe quindi sottomettere al Signore Buddha in modo che possa aiutare gli esseri umani ad evitare di abusare delle ingiunzioni dei Veda". (ibid).

È interessante notare che Srila Prabhupada indica che il Buddha "cammuffa" la sua divinità. Quando guardiamo con attenzione ad alcune delle dichiarazioni emesse dal Buddha (come abbiamo fatto nei primi capitoli), vediamo molti indizii riguardo alla sua ‘ipostasi’ divina. È come se il Buddha non abbia del tutto voluto nascondere la sua identità divina. Egli la fa intravedere qui e là. E sembra che a tal riguardo (come con il vegetarianesimo del Buddha) i devoti di Krishna abbiano conservato un aspetto vitale dell’insegnamento del Buddha che (dal mio punto di vista) molti buddisti "ortodossi" si ostinano erroneamente a negare.

Ma torniamo allo Srimad Bhagavatam. Questa scrittura contiene una affascinante rivelazione, che è quella in cui si menziona di apparenti oggetti volanti non-identificati (UFO) che sono coinvolti con i suoi malvagi esseri in una guerra interplanetaria, insieme con un Buddha salvatore:

“Quando gli atei, dopo esser stati ben istruiti nella conoscenza scientifica dei Veda, sconfiggeranno gli abitanti dei diversi pianeti, volando in segreto nel cielo su razzi ben costruiti e preparati dai grandi scienziati, il Signore Maya (L’Illusione) confonderà le loro menti abbigliandosi gradevolmente come un Buddha e predicherà principii non-religiosi”. (Srimad-Bhagavatam, trad. Srila A.C. Bhaktivedanta Swami, ISKCON, Los Angeles, canto 2, Ch. 7, p. 63).

Srila Prabhupada commenta così questo passaggio:

“Questa incarnazione del Signore Buddha non è la stessa incarnazione del Buddha che c’è stata nella attuale storia dell'umanità. Secondo Srila Jiva Gosvami, l’incarnazione del Buddha menzionata in questi versi è comparsa in un’antecedente diversa èra di Kali. Nel periodo di vita di un Manu (Grande Saggio) ci sono più di settantadue Kali-yuga, ed in uno di essi sarebbe comparso il particolare tipo di Buddha accennato qui. Il Signore Buddha si è incarnato in un epoca in cui le persone sono molto più materialistiche e ha predicato i principii religiosi di senso comune”. (ibid).

In considerazione della comprensione Vaishnava che il Buddha è Krishna, venuto ad aiutare gli esseri viventi sotto forma di Buddha, non dovremmo essere sorpresi di sentire Srila Prabhupada affermare:

“... Noi, Devoti di Vishnu (vaisnava), adoriamo il Signore Buddha... kesava dhrta-Buddha-sarira jaya jagadisa hare. Nindas yajna-vidher ahaha sruti-jatam”.["O Kesava! O Signore dell'universo! O Signore Hari, che hai assunto la forma di Buddha! Ogni gloria a Te! O Buddha dal cuore compassionevole, tu denigri la macellazione dei poveri animali, effettuata secondo le regole del sacrificio Vedico"]. (da Vedic Paradigm, op. cit., p. 325. -"Sri Dasavatara-stotra", dal ‘Gita-Govinda’ di Jayadeva Goswami).

Per i seguaci di Krishna, il Buddha non è che una incarnazione divina con una speciale missione di liberare gli animali dal macello e dallo sfruttamento. Egli è un’incarnazione personalizzata di Dio, totalmente e assolutamente degno di culto e adorazione.

Ma, in realtà, non è il Buddha stesso che nei sutra buddisti dichiara sempre e ovunque di essere Dio - o almeno di allinearsi con ciò che è popolarmente visto come Dio? Secondo la visione Vedica, una incarnazione divina (un ‘avatar’) non dice mai direttamente "Io sono Dio" (vedi Vedic Paradigm, p. 137). Ma che cosa dicono le scritture specificamente buddiste? In esse, si indica che il Buddha è Dio? Questo affascinante argomento sarà il soggetto del nostro capitolo finale.

 

Capitolo nove - Il Buddha è riconosciuto sotto diversi multiformi Nomi.

E’ stato spesso affermato dai Buddhisti che il Buddha nemmeno una volta abbia mai detto che egli fosse Dio. Però questo non è totalmente vero e richiede un chiarimento, poichè ci sono delle precise ammissioni virtuali o forti suggerimenti da parte del Buddha che Egli è Dio. Come abbiamo visto, il termine "Dharma", all'interno del Buddismo, ha assai più del carattere normalmente attribuito alle concezioni più mistiche della Divinità: Dharma è l’intelligente, potente, misteriosa, sostenitiva Legge dell'Universo. Il professor Alex Wayman fa riferimento ad un libro di Maryla Falk (intitolato Nama Rupa and Dharma Rupa) in cui l’autore fa il seguente importante punto per quanto riguarda la ricerca effettuata dal professor Geiger e sua moglie:

“Uno dei principali risultati della lunga e dettagliata inchiesta fatta dalla sig.ra M. Geiger e dal prof. W. Geiger nell'uso del termine ‘dhamma’ [cioè Dharma] nel Canone Pali [cioè, le più antiche scritture buddiste ancora esistenti]... è la conclusione che 'nel Buddismo il concetto di dhamma prende il posto del brahman del più antico Vedanta'... Abbiamo mostrato prima che nel pensiero Upanishadico, fin dai suoi inizii Vedici, l'equivalenza di entrambi i termini [cioè, Dharma e Brahman] riflettono una stessa identità dell'entità che indicano”. (citato in Yoga of the Guyyasamajatantra, del professor Alex Wayman, ed. Motilal Banarsidass, Delhi 1977, p.79).

Il Brahman è la mistica, onnipotente, effulgente, impersonale, divina Realtà - l'Essenza del Tutto, che ingloba e forma tutte le cose - lo Spirito o l’Anima dell'Universo-Cosmo. E il Dharma è proprio come questo. Ed il Buddha, parlando ad un discepolo di nome Vakkali, dice in un antica Scrittura Pali: "Vakkali, colui che vede il Dhamma vede Me; colui che vede Me vede il Dhamma. Infatti, Vakkali, vedere il Dhamma è vedere Me; vedere Me è vedere il Dhamma"(dal ”Vakkali Sutta”, del ‘Khandha Samyutta’, ed. Sri Satguru, Delhi 1996, p. 244).

Nel Mahayana Mahaparinirvana Sutra (vol.4, p.54), il Buddha lo dichiara ancora una volta, dicendo "Il Tathagata è il Dharma e il Dharma è l'Eterno". Benchè il Dharma sia essenzialmente astratto ed impersonale, esso si proietta e si manifesta tramite l’Essere personale, che è il Buddha. L'impersonale ed il personale diventano così inestricabilmente uniti ed intrecciati. Il Buddha si manifesta come un vaso contenitore o l'incarnazione visibile del Dharma, cioè il Dharma in una forma resa personale ed umana. E nella maggiore scrittura del Mahayana, chiamata Lankavatara Sutra, il Buddha va anche oltre. Egli rivela come è onorato e riverito dalla gente sotto una quantità di differenti nomi, alcuni dei quali denotano un Dio personale, altri un impersonale Assoluto; ma nella loro ignoranza questa gente sbaglia nel realizzare che l’Essere che non nasce e non muore e che tutti stanno adorando in realtà è uno e lo stesso - è il Tathagata Buddha. Nel passaggio più importante che ora presentiamo, leggiamo che il Buddha chiaramente comunica che Egli è in effetti proprio quello che le persone ritengono essere "Dio", conosciuto sotto i diversi innumerevoli nomi:

“In questo Sahaloka [mondo di esistenza - il nostro mondo], Io entro nel campo di ascolto degli ignari, in centinaia di migliaia di nomi asamkhyeya [incalcolabili], ed essi comunicano con me tramite questi nomi, tuttavia essi non riescono a riconoscere che sono tutte le mie stesse denominazioni. Ci sono alcuni che mi chiamano l’Uno Auto-Esistente (svayambhuva), il Signore (nayaka), Colui-che-rimuove-gli-ostacoli (vinayaka), il Maestro-Guida (parinayaka), il Risvegliato (Buddha), il Sapiente (Rishi), il Re (Raja), i vari nomi di Dio (Brahma, Vishnu, Isvara) il Creatore (pradhana), il Saggio (Kapila), il Distruttore (bhutanta) [o la Realtà Estrema], l’Imperituro (arishta), il Sole (surya), la Luna (soma), il Fuoco (agni), il Forte (Balin), Nemina, Rama, Vyasa, Suka, Indra, Varuna,; ci sono altri che mi conoscono come l’Immortalità (anirodhanutpada) [letteral.: non-Origine e non-Cessazione], Talità, Vacuità, Verità (satyata), Realtà (bhutata), Limite della Realtà (bhutakoti), Reame del Dharma (Dharmadhatu), Estinzione (nirvana), Eternità (nitya), Uguaglianza (samata), Non-Dualità (advaya), Ciò-che-non-muore (anirodha) [letteral.:non-Cessazione; non-Estinzione, non-Conclusione], il Senza-Forma (animitta) [letteral.: Senza qualità e caratteristiche], Causalità [ pratyaya), Istruttore della Causa di Buddhità (buddha-hetupadesa), l’Onnisciente (sarvajna), il Conquistatore (jina), o il Corpo-di Volontà (manomayakaya).

“Quindi, mentre sono conosciuto così in centinaia di migliaia di titoli asamkhyeya, non soltanto in questo mondo, ma [anche] in altri mondi, i miei nomi non sono esauriti qui; Io sono come la luna che getta la sua forma-ombra [riflesso] sull’acqua, ma non sono nè dentro di essa nè fuori di essa. Coloro che mi conoscono, mi riconosceranno dappertutto, ma gli ignoranti che non possono andare oltre il dualismo non potranno riconoscermi.

“Essi mi venerano e mi fanno offerte, ma essi non comprendono bene il significato delle parole, non sanno distinguere le idee, il vero dal falso; non riconoscono la verità in se-stessa; attaccandosi alle parole degli insegnamenti, essi erroneamente discriminano che ‘non-nascere’ e ‘non-morire’ hanno il significato di ‘non-esistere’. Quindi, essi sono incapaci di comprendere che l’unico Tathagata può essere conosciuto in molti nomi e differenti titoli”. (da, Il Lanikavatara Sutra, cit. in ‘Studies in The Lankavatra Sutra’ del Dott. D. T. Suzuki, ed. orig.1930; Motilal Banarsidass, Delhi, 1999, pp 353-354).

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Siamo dunque arrivati alla conclusione della nostra ricerca. C’è da rammaricarsi che la maggior parte dei Buddisti sembrino ignari, o se non ne sono ignari allora non se ne curano, di questo passaggio vitale, dove il Buddha alla fine si pone per placare tutti i prolungati dubbi che l’Aspirante Buddista può avere sul fatto se il Buddha sia o no ‘Divino’. Il Buddha indica qui che essendo egli l’indistruttibile e originaria incarnazione della Realtà Ultima, viene adorato come il Dio personale, Vishnu o Rama, (noto anche come Krishna), Isvara (cioè il generale nome per il Dio Supremo, in seguito identificato con Shiva), Sorgente originale principale (pradhana) di tutte le cose. Ma può anche essere collegato con i più impersonali concetti di ‘nirvana’, vacuità e verità. Vi è in effetti un’infinità di nomi e termini per il Buddha, però tutti alla fine denotano lo stesso Divino. Come nel Mahaparinirvana Sutra (vol. 4, p. 47) dichiara lo stesso Buddha: "La Verità è Una, ma i nomi sono molti". Tuttavia nessuno di questi nomi o concetti lo cattura o lo abbraccia completamente - nè in questo mondo nè su altri pianeti, in cui gli abitanti hanno ancor più nomi per Lui. L'Assoluto, o Ultimo, è riflesso in tutte le cose, tuttavia non può essere afferrato dalla mente dell'ignorante - non più di quanto possa afferrare la luna che è rispecchiata in un corpo di acqua. Però, questo non significa in alcun modo che il Buddha o il Dio sia una non-entità o che non possa essere raggiunto. Lungi da questo. Infatti, i saggi vedono Dio in tutte le cose. E poichè il Mahaparinirvana-Sutra lo dice chiaramente, la vera natura del Buddha-Dharma è AMORE e BENEVOLENZA (maitri). Ed è collegandosi con quell'AMORE attraverso un saggio e gentile altruismo, attraverso l’auto-purificazione (estirpazione di tutta la negatività morale interiore) e con la vera trascendenza dell’Ego, che alla fine uno è reso abile per entrare nel Divino Reame dell’eterno, beato e puro ‘Sé’, che è il ‘Sé’ di BUDDHA. È qui infine che noi troviamo l’immortalità e l’abbandono  eterno nell’incessante, illimitata e luminosa ‘Beatitudine’. È qui infine che si arriva a vedere l’assoluta ‘bhuta-tathata/dharmata’-, che parla di se-stessa in termini decisamente personali. Poichè il Buddha nel Lankavatara Sutra lo mette in relazione all’auto-purificato Ricercatore della Verità:

“Quando il Ricercatore della Verità vede [la verità] priva di discriminazione e libera da impurità, egli allora avrà realizzato la sua contemplazione; egli Mi vedrà, senza alcun dubbio”. (Il Lankavatara Sutra, trad. del Dott. D. T. Suzuki, Prajna, Boulder, 1978; ed. orig. 1932, p. 228).

Ed il "Me" che è visto è il vuoto e trascendente Divino - la suprema, onnisciente, onnipresente, dal potere infinito e smisurata nella virtù, l’universale Mente di Buddha. Ed è questa Unica e Sola Realtà Suprema, questo Uno-Senza-Secondo, che è sempre stato celato dalla nostra visione appannata per incalcolabili millenni, ed a cui ora, dopo eoni di ricerca, ci colleghiamo gioiosamente nella finalmente realizzata totale libertà.

 

Tratto da  http://www.nirvanasutra.org.uk/buddhaandgod1.htm

(trad. di aliberth meng, per il Centro Nirvana, Aprile 2008- Senza scopo di lucro)

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