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L'idea
di ‘Buddha-natura’ fu resa popolare in Cina la prima volta ai primi del
quinto secolo con la traduzione del Mahayana Mahaparinirvanasutra
(citato in futuro come MNS)(1), e da allora è rimasta uno dei temi
centrali del pensiero Buddista Cinese. Già prima del quinto e sesto
secolo, erano apparse diverse teorie sulla Buddha-natura, ma le
informazioni esistenti su di esse rimangono scarse e sparpagliate.(2) E’
negli scritti dello "Yogacharin" Ching-ying Hui-yuan (523-592)(a), e del
"Madhyamika" Chi-tsang (549-623)(b) (3), che troviamo dei primi
disponibili trattati su vasta scala dell'oggetto. Hui-yuan e Chi-tsang
mantengono diversi punti di vista comuni riguardo alla questione della
Buddha-natura: (a) Entrambi considerano la dottrina della Buddha-natura
fra i principali dogmi del Buddismo Mahayana.(4) (b) entrambi accettano
il MNS come l'autorità canonica finale sul problema della Buddha-natura.(5)
(c) entrambi affermano che tutti gli esseri senzienti senza eccezione
possiedono la Buddha-natura, nel senso che tutti, cioè ciascuno di noi,
un giorno raggiungeranno lo Stato-di-Buddha.(6)
Tuttavia, data la loro diversa erudizione teorica e filiazione
dottrinaria, è inevitabile che essi abbiano portato alle loro
spiegazioni del concetto di Buddha-natura alcuni dei principi di base e
presupposti delle loro rispettive tradizioni filosofiche. Esaminando e
confrontando gli insegnamenti della Buddha-natura di Hui-yuan e di
Chi-tsang i nostri attuali tentativi di studio per mostrare come il
concetto della Buddha-natura sia venuto ad assumere divergenti
significati se letto nel contesto dei due principali flussi di pensiero
del Buddismo Mahayana: lo Yogachara e il Madhyamika.I)
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Insegnamenti della Buddha-Natura di
Hui-Yuan (7) (Background) Nell’etichettare Hui-yuan come Yogacharin, dobbiamo considerare la sua
stretta connessione con le Scuole Ti-lun(c) e She-lun(d),(8) le quali
seguirono rispettivamente i lignaggi dottrinali risalenti al Dasabhumikasutrashastra (Ti-lun) e
Mahayanasamgrahashastra (She-lun)
di Vasubandhu e Asanga, fondatori del Buddismo Yogachara in India. Gli
insegnamenti di queste due scuole rappresentano la prima iniziale
risposta Cinese al pensiero Yogachara, quando in seguito esso fu
dapprima importato in Cina nei secoli sesto e settimo,(9) e la loro più
distintiva caratteristica è il loro credere nell'esistenza di una
coscienza intrinsecamente pura in ogni essere senziente, da cui l'intero
mondo fenomenico evolve e che l’individuo sperimenta(10). Questa
credenza trova la sua più libera espressione negli scritti di Hui-yuan,
il quale dichiara che "Tutti i dharma senza eccezione originano e sono
formati dalla vera[mente] e aldifuori di questa vera[mente], non esiste
assolutamente nulla che possa dare origine al falso pensiero".(11)
Hui-yuan identifica questa coscienza reale, nello schema Yogachara della
realtà, con l’‘alaya’, o ottava coscienza,(12) e la
designa con i termini "tathagatagarbha"(13), "sostanza-dell’illuminazione"(14)
"coscienza-tathata"(15) e così via. Tuttavia, questa coscienza reale,
malgrado la sua natura immacolata, dà origine alle prime sette coscienze
ed ai loro corrispondenti oggetti, cioè, l'intero reame samsarico, a
causa della permeazione dell'ignoranza e delle difettose ed errate
abitudini accumulate da tempi passati privi di inizio. E’ come l'oceano
in cui si formano le onde quando è rimescolato dal vento(16), ma proprio
come l'acqua dell'oceano che non perde mai la sua vera natura bagnata
anche quando assume un'apparenza ondeggiante, anche la coscienza reale
non è mai privata della sua inerente purezza pur servendo da base per
l'apparenza dei fenomeni illusori. E una volta che l'ignoranza è
distrutta, anche le alterate funzioni della vera-mente cesseranno, e ci
sarà ancora il suo vero ‘Sé’ non inquinato(17). Quindi, l’illuminazione,
nel sistema di pensiero di Hui-yuan, è fondamentalmente la rivelazione
di una preesistente essenza reale. Con "vero-risveglio" [abbiamo in mente quei praticanti che comprendono
perfettamente che] la vera natura dell’illuminazione è sempre stata la
sostanza del loro essere. [In passato] la loro [vera] mente era coperta
da falsi pensieri e visioni. Poichè essi erano ignari di ciò che è
realmente presente [in se stessi], consideravano [la natura
dell’illuminazione] come un qualcosa di esterno ed avevano provato ad
ottenerla cercando di raggiungerla esternamente. In seguito, avendo alla
fine fatto cessare i loro falsi pensieri, poterono comprendere
pienamente la loro propria [vera] essenza. Poi, conoscendo che
l’illuminazione è sempre stata la sostanza del loro essere, essi non si
sono più rivolti alle fonti esterne per ottenerla(18). Tutto quanto
sopra, costituisce la generale struttura concettuale interiore con cui
Hui-yuan costruisce la sua interpretazione del dogma della Buddha-natura(19).
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Che cos’ è "la Buddha-Natura"?
Il termine Cinese fo-hsing (e) (cioè "Buddha-natura")
è la traduzione di termini Sanskriti strettamente collegati, quali "buddhadhatu",
"buddhagotra", "buddhagarbha", "tathagatagarbha", e così via(20) e
la sua connotazione varia solitamente con il contesto. Nel MNS, è usato
soprattutto per indicare ciò che costituisce un Buddha, cioè, la natura
o il reame del Buddha(21). Poiché Hui-yuan, come la maggior parte dei
teorici della Buddha-natura del suo tempo, prende il MNS come punto di
partenza per le sue esposizioni della Buddha-natura, ciò spiega il
perchè nel MNS viene ad essere associata con tali concetti
apparentemente reciproci ed esclusivi, come samsara e
nirvana, essere e vacuità, identità e differenza, esterno ed
interno, e così via(23). Egli inoltre descrive la Buddha-natura come
qualcosa che "in verità trascende [tutti] i nomi e forme e non può
essere compreso dal pensiero e dal linguaggio. È l'oggetto della vera
conoscenza che nè si ottiene nè si abbandona; e che incarna [tutti] i
misteri [pertinenti] la meravigliosa comprensione della santa
saggezza"(24). Ma, diversamente dal MNS, in cui le discussioni sulla
Buddha-natura sono in generale prive di implicazione ontologica(25),
nella filosofia di Hui-yuan della vera-mente, la natura-di-Buddha è
descritta come principio metafisico che tutti gli esseri senzienti
condividono e che assicura la loro illuminazione finale. Questa
concezione della Buddha-natura è chiaramente riflessa nella spiegazione
di Hui-yuan dei quattro significati della natura-di-Buddha, quando la
parola "natura" è interpretata come "essenza" (t'i)(f)(26)
I). L'essenza della causa della Buddhità è conosciuta come Buddha-natura.
Essa è la vera-coscienza. II). L'essenza del frutto della Buddhità è conosciuta come Buddha-natura.
Essa è il dharmakaya. III). La stessa natura di illuminazione che è presente sia nella causa
che nel frutto della Buddhità, è conosciuta come Buddha-natura.
Mentre la causa ed il frutto [della Buddhità] sono sempre distinti, la
loro essenza non è differente. I tre significati precedenti costituiscono "l’aspetto conoscitivo" (neng-chih
hsing)(g) [della Buddha-natura]. Essi sono pertinenti soltanto agli
esseri senzienti e non sono condivisi dal nonsenziente. IV). In generale, noi indichiamo l'essenza dei dharma come
"natura". Questa natura è compresa perfettamente soltanto
dai Buddha. Considerando l'essenza dei dharma come [l'oggetto di
compren-sione dei] Buddha, lo denominiamo ‘Buddha-natura’. Questo ultimo significato costituisce "l’aspetto-riconosciuto"(so chih
hsing) (h) [della Buddha-natura]. Esso copre [i reami] sia interno
(cioè, gli esseri senzienti) che esterno (cioè, gli oggetti nonsenzienti)
(27). Con aspetti "conoscitivo" e "riconosciuto" della Buddha-natura,
Hui-yuan si riferisce soprattutto all'essenza dell’illuminazione(III) e
all'essenza della realtà(IV), rispettivamente; La frase "pertinenti
soltanto agli esseri senzienti" è perché solo gli esseri senzienti
possono raggiungere l’illuminazione, mentre quella "copre sia i reami
del senziente che del nonsenziente" è perché la realtà contiene ciò che
è ‘animato’ come pure gli oggetti inanimati(28). Nell'insegnamento
Yogachara di Hui-yuan, l'essenza dell’illuminazione è convogliata
incarnata in tutti gli esseri senzienti come loro vera-mente, che forma
la base metafisica della loro liberazione finale dai peccati. Così la
vera-mente è conosciuta come "l'essenza della causa di Buddhità"(i).
Quando la vera-mente degli esseri senzienti è liberata dalla sua
associazione con le contaminazioni avventizie e realizza pienamente la
sua natura originaria non contaminata, essa diventa di per-se il
Corpo-di-Buddha, cioè, il dharmakaya(II). Ecco perché il
dharmakaya è conosciuto come "l'essenza del frutto della Buddhità".
Poiché la vera-mente ed il dharmakaya sono realmente due
stati della stessa essenza di illuminazione, essi possono essere
indicati come "Buddha-natura" nello stesso modo in cui l'essenza
dell’illuminazione stessa e l'essenza della realtà sono chiamate la "Buddha-natura".
Possiamo dunque dire che il concetto di Buddha-natura, nelle mani di
Hui-yuan, è stato integrato nel sistema di pensiero del Buddismo
Yogachara e di conseguenza assume significati ontologici distinti, che
non si trovano, o sono solo leggermente suggeriti nel MNS.
La
Buddha-Natura come Causa ed Effetto Poiché la Buddha-natura nel MNS indica il reame il Buddha, la categoria
di causa e di effetto, che appartiene soltanto al reame dell'esistenza
condizionata, non è in senso stretto applicabile ad esso. Tuttavia,
poichè la Buddha-natura non è ancora raggiunta dagli esseri senzienti, e
gli esseri senzienti sono esseri del reame condizionato, il MNS ricorre
spesso alle nozioni di "causa" ed "effetto" quando discute della
realizzazione della Buddha-natura negli esseri senzienti. Questa pratica
riceve un impeto supplementare nel pensiero di Hui-yuan, dato che come
abbiamo visto, Hui-yuan considera la natura del Buddha come una
transcendente realtà che è immediatamente presente in tutti gli esseri,
con la vita nel reame condizionato come loro coscienza intrinsecamente
pura. Il MNS parla di due tipi di cause della Buddha-natura, quando la
Buddha-natura è considerata nei riguardi degli esseri senzienti: “O buoni figli! Riguardo agli esseri senzienti, anche la Buddha-natura
consiste di due tipi di cause: la prima, è la causa diretta (cheng-yin)(i)
e la seconda, la causa ausiliaria (yuan-yin)(j). La causa diretta [della
Buddha-natura] sono gli esseri senzienti e la causa ausiliaria sono le
‘sei paramita’.(29)” Riguardo alla realizzazione della Buddha-natura da parte degli esseri
senzienti, gli esseri senzienti sono le "cause dirette", perchè soltanto
le creature animate possono giungere alle eccellenze del Tathagata.
Tuttavia, finchè sono avviluppati nell’oscuramento delle contaminazioni
nel reame del samsara, gli esseri senzienti non sono in grado di
ottenere lo stato di Buddhità se prima non seguono le adeguate
discipline religiose, fra cui la più importante è quella delle ‘sei
paramita’, cioè la carità, il comportamento virtuoso, la pazienza, lo
zelo, la meditazione e la saggezza. Quindi, le ‘sei paramita’ sono
indicate come le "cause ausiliarie". Hui-yuan riporta il dogma della
vera-mente nel commentare il suddetto passaggio: “È perché gli esseri senzienti sono formati di [entrambi gli aspetti di]
'vero' e 'falso', proprio come le pietre minerali [che sono costituite
sia di terra che di minerale]. Poichè [gli esseri senzienti] sono
formati di [entrambi gli aspetti di] 'vero' e 'falso', [il loro aspetto
‘vero’] può fungere come base per abbandonare le contaminazioni e per
realizzare le virtù pure. Quindi, essi sono descritti come "cause
dirette". Poiché [le funzioni delle] varie paramita sono limitate alla
rivelazione del 'vero’ [aspetto] facendo sparire il falso [aspetto],
esse sono riferite a come "cause ausiliari"(30). Mentre il MNS considera gli esseri senzienti in generale come la causa
diretta della Buddha-natura perché soltanto gli esseri dotati di vita
possono raggiungere le eccellenze del Buddha, esso rimane interamente
indefinito riguardo alla base metafisica di questa credenza(31).
Hui-yuan dà a questa tesi del MNS dell’illuminazione universale di tutto
il ‘senziente’ una decisa e definita svolta ontologica collegandola con
l'idea dei due aspetti della mente resa famosa dal ‘Ta-ch’eng ch'i-hsin
lun’(k).(32) Poiché la mente degli esseri senzienti possiede un aspetto
‘vero’, e cioè la vera-mente, questa "può fungere da base per
l'abbandono delle contaminazioni e per realizzare le pure virtù". Ciò
spiega il perchè gli esseri senzienti sono chiamati "cause dirette"
della Buddha-natura. Mentre la mente degli esseri senzienti è
essenzialmente ‘vera’, essa viene ad assumere un aspetto ‘falso’ a causa
della permeazione dell'ignoranza, e quindi ha poi la necessità di
applicare le ‘sei paramita’ per recuperare la sua purezza originale.
Perciò, le ‘sei paramita’ sono denominate le "cause ausiliarie". Esse
sono chiamate "ausiliarie" perché non generano, ma soltanto "rivelano"
la natura dell’illuminazione, che è immanente. Oltre alla tesi dei due tipi di cause della Buddha-natura, nel MNS,
anche l'analisi della Buddha-natura in "causa", "causa davanti a causa",
"effetto", "effetto davanti ad effetto", e "nè causa nè effetto", riceve
inoltre la considerevole attenzione dalla posterità: “Buoni figli! La Buddha-natura ha [gli aspetti di] causa, causa davanti
a causa, effetto, ed effetto davanti ad effetto. La causa è la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente, la causa davanti alla
causa è la saggezza, l'effetto è l’illuminazione più perfetta e
l'effetto davanti all’effetto è il nirvana supremo... Quanto al "nè
causa nè effetto," esso è ciò che è conosciuto come Buddha-nature.(33).
Hui-yuan nella spiegazione ricorre ancora all'idea della vera-mente,
perchè la duodecuplice catena dell’originazione dipendente (Buddha-natura
come "causa") può essere descritta come "la causa" del
supremo
nirvana (Buddha-natura come "effetto davanti all’effetto"). [Il reame de] L'originazione dipendente è formata da [entrambi gli
aspetti di] 'vero' e 'falso'. Visto dal [dall’aspetto] falso, esso è la
creazione della falsa-mente. Essendo illusorio e vuoto, esso non è [non
può essere] chiamato ‘Buddha-natura’. Visto dal [dall’aspetto] vero,
esso è totalmente il prodotto della vera-mente.... Poiché esso è formato
dalla vera[-mente ], la completa rilevazione della sua reale sostanza è
conosciuta come nirvana. Così [il reame dell’originazione
dipendente] può essere preso come la causa [del nirvana]. E come causa
[del nirvana], esso può essere denominato Natura [di-Buddha](34). Poiché la mente degli esseri senzienti contiene il doppio aspetto di
'vero' e di 'falso', anche il reame samsarico dell'originazione
dipendente, che nel Buddismo Yogachara è considerato come formazione
della mente(35), condivide la stessa caratteristica. Da un lato, il
reame dell’originazione dipendente è falso, perchè esso sorge
direttamente dalle attività dell’aspetto falso della mente ed è di una
natura "illusoria e vuota". D'altra parte, il reame dell’originazione
dipendente è vero, perché il falso aspetto della mente da cui esso
origina, a sua volta fa sorgere l’originazione dipendente che ha un
aspetto vero e così, a livello ‘assoluto’, il reame dell’originazione
dipendente ha come sua "reale sostanza" l’aspetto vero della mente,
cioè, la vera-mente. Nell'opinione di Hui-yuan, quando il MNS chiama la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente "la Buddha-natura in
quanto causa" e dà come suo "effetto" e "effetto davanti all’effetto"
l’illuminazione più perfetta ed il nirvana, ha in vista questa
"vera-mente", che è la sua "sostanza reale".
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La
Buddha-Natura ed il Mondo Fenomenico. Finora, le nostre discussioni hanno mostrato che il termine "Buddha-natura"
è impiegato da Hui-yuan non soltanto per indicare la natura del Buddha
di-per-sè come nel MNS, ma anche per denotare questa natura nella sua
potenzialità come la 'vera-essenza' dell'uomo, cioè, come la
intrinsecamente pura ‘Mente’(36). Se rammentiamo che nell'insegnamento
Yogachara di Hui-yuan la intrinsecamente pura mente è data come
l'origine del mondo fenomenico, così come la base ontologica dell’
illumina-zione(37), non si può non scoprire che Hui-yuan ci sta dicendo
che la Buddha-natura è la causa sia del samsara che del nirvana(38), e
che tutte le forme di esistenza, siano esse impure o pure, sono
creazioni della "Buddha-natura come vera-mente" (fo-hsing chen-hsin)(l)(39).
L'idea che la Buddha-natura come vera-mente sia la Sorgente del falso
'ordine fenomenico' è messa chiaramente in evidenza nella divisione di
Hui-yuan della Buddha-natura nei tre aspetti di "sostanza" (t'i)(f),
"caratteristica" (hsiang)(m) e "funzione" (yung)(n), in
cui si dice che la Buddha-natura ha le funzioni contaminanti come pure
quelle pure. Come è insegnato da Asvaghosha nel ‘Ta-ch’eng ch'i-hsin lun’, [la
Buddha-natura può essere] divisa in tre aspetti secondo le sue
‘sostanza, caratteristica e funzione’: I). Grandezza della "sostanza", cioè, la natura del
tathata. II). Grandezza della "caratteristica", cioè le eccellenti qualità, più
numerose delle sabbie del Gange, incarnate nella tathata. III). Grandezza della " funzione", cioè, le funzioni pure ed impure del
dharmadhatu che sorge dalla ‘pura-mente’(40). Poichè questo schema di "sostanza", "caratteristica" e "funzione" è
proposto come analisi della mente in primo luogo nel ‘Ta-ch’eng ch'i-hsin
lun’ (41), ed è spesso usata da Hui-yuan nelle sue scritture in
quanto tali(42), possiamo sicuramente concludere che, nella citazione di
cui sopra, Hui-yuan per "Buddha-natura" non intende altro che la
vera-mente originale degli esseri senzienti. Mentre la vera-mente nella
"sostanza" è l'essenza del Tathataa ed ha come sua "caratteristicai"
innumerevoli meriti, essa non è tuttavia immune dall'influenza
dell'ignoranza, ed è proprio a causa della permeazione dell’ignoranza
che essa dà origine alle "funzioni" contaminanti e diventa la sorgente
della formazione dei fenomeni impuri. Così Hui-yuan scrive delle due
forme di false funzioni della vera mente: I). Funzione di base e di supporto: Il
tathagathagarbha è la base
e il supporto delle contaminazioni. Se non ci fosse la vera-[mente], i
fenomeni contaminati non sussisterebbero.... II). Funzione dell’originazione: Dapprima, [la vera-mente] non produce
le contaminazioni neppure mentre esiste in mezzo ai contaminanti. Poi,
essa si unisce alla visione ‘falsa’ (cioè, l'ignoranza) e dà origine ai
fenomeni contaminati, proprio come l'acqua che genera le onde in
risposta al vento(43). La "funzione di base e di supporto" denota la vera-mente come la
sostanza di fondo che permette la sussistenza dell'ordine fenomenico
contaminato. La "funzione dell’originazione" denota la vera-mente come
la ‘fonte-primaria’ da cui proviene l'ordine fenomenico contaminato.
Insieme, esse insegnano che l'impuro ha la sua radice nel puro, e la
natura dell’illuminazione, cioè la Buddha-natura, è ciò che permette e
sostiene l'esistenza del mondo samsarico.
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II°)
L'Insegnamento della Buddha-Natura di Chi-Tsang -(44) (Background) L'interpretazione della dottrina della Buddha-natura da parte di
Hui-yuan rappresenta il culmine di un lungo processo di trasformazione
della "Buddha-natura" da un concetto fondamentalmente pratico ad uno
ontologico(45). Dato che una delle peculiari caratteristiche del
Buddismo Madhyamika è la sua forte avversione alla speculazione
ontologica, si deve presupporre che Chi-tsang, la principale figura
nella rinascita del pensiero Madhyamika in Cina alla fine del sesto
secolo, possa aver visto questo sviluppo con molto sospetto(46).
L’approccio fondamentale di Chi-tsang riguardo al problema della
Buddha-natura è di attaccare subito il significato originale del termine
"Buddha-natura" nel MNS, come ‘natura o reame del Buddha’, e di spurgare
tutte le connotazioni ontologiche che il termine era via via venuto a
prendere quando le generazioni successive cominciarono a speculare sulla
credenza con base metafisica, similmente presente nel MNS, che alla fine
tutti gli esseri senzienti arriveranno allo stato di Buddhità.
Considerato come tale, l’insegnamento della Buddha-natura di Chi-tsang è
essenzialmente un ritorno alla versione più rudimentale e
soteriologicamente orientata della dottrina della Buddha-natura come si
trova nel MNS(48).
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Che cos’è
la Buddha-Natura? Ciò a cui Chi-tsang dà il significato di "Buddha-natura" è soprattutto
ciò che costituisce un Buddha ed è attestato dalla serie di termini che
egli cita come sinonimi di "Buddha-natura", fra i quali vi sono "tathata",
"dharmadhaatu", "ekayana", "saggezza", "realtà-ultima", e così
via(49). Ciò è dimostrato anche nella sua frequente associazione della
Buddha-natura con la "Via-di-Mezzo", il concetto che dà il nome al
Buddismo Madhyamika(50). La famosa tesi di Chi-tsang della
‘Via-di-Mezzo-come-Buddha-natura’ è basata su un ben noto passaggio del
MNS, in cui l'autore, dopo aver identificato la Buddha-natura con la
"forma suprema di vacuità" e "saggezza," continua a compararla con la ‘Via-di-Mezzo’:
“Parlando della "vacuità" [gli sravaka ed i pratyeka-buddha
possono] non comprendere né la vacuità e né la ‘non-vacuità’ (pu
chien k'ung yu pu-k'ung) (o), mentre il saggio può vedere sia la
vacuità che la non-vacuità, l'eterno e il non-eterno, il doloroso ed il
gioioso, il personale e l’impersonale. E, la "vacuità" [include] tutti
[gli esseri del reame de] il samsara, mentre la "non-vacuità" si
riferisce al supremo nirvana, e così via, l’ "impersonale" è [la natura
del reame di] samsara ed il "personale" si riferisce al supremo nirvana.
La realizzazione della vacuità di tutti [gli esseri del reame di samsara]
non accompagnata dalla realizzazione della non-vacuità [del nirvana] non
può essere chiamata ‘Via-di-Mezzo’, e così via, la realizzazione della
natura impersonale di tutti [gli esseri del reame del samsara] non
accompagnata dalla realizzazione della natura personale [del nirvana]
non può essere chiamata ‘Via-di-Mezzo’. E la ‘Via-di-Mezzo’ è chiamata
Buddha-natura(51)”. In questo passaggio, la ‘Via-di-Mezzo’ da un lato è considerata come la
comprensione simultanea della natura vuota, transitoria, dolorosa e
impersonale del samsara, e dall’altro come la natura non-vuota,
permanente, gioiosa e personale del nirvan(52). Questa lettura della
‘Via-di-Mezzo’ costituisce una significativa deviazione dall’ortodossa
comprensione Buddista del termine, con cui dal Buddismo Antico in avanti
solitamente si indicò l’abbandono piuttosto che l'abbraccio dei concetti
e idee di tipo dicotomico(53). Inoltre, poichè una delle principali
preoccupazioni del Buddismo Madhyamika fu la critica delle visioni e
posizioni unilaterali, Chi-tsang è naturalmente molto interessato nel
mantenere l’interpretazione tradizionale del termine "Via-di-Mezzo" come
la rinuncia e il trascendimento di tutte le opinioni determinate, fino
ad allontanarsi dall'originaria importanza del MNS nella sua esegesi
della precedente citazione. Inoltre [il MNS] dichiara: "Parlando di ‘vacutà’ [il Buddha] non vede nè
la vacuità nè la non-vacuità (pu chien k'ung yu pu-k'ung).
Similmente, dovremmo dire [anche] noi, "Parlando di saggezza, [il Buddha]
non vede nè la saggezza nè la non-saggezza?" Cioè, [il Buddha], nel non
vedere la vacuità, rifiuta [la visione estrema de] la vacuità; e nel non
vedere la non-vacuità, rifiuta [la visione estrema de] la non-vacuità.
Così, egli rifiuta [l’attaccamento a] la non-saggezza. Questo totale
distacco dagli estremi è conosciuto come la sacra ‘Via-di-Mezzo’.
Ancora, [il MNS] dichiara, "tali opinioni dualistiche non possono essere
denominate la ‘Via-di-Mezzo’. [Soltanto] l’abbandono del [le posizioni
estreme] dell'esistenza permanente e dell'estinzione totale si può
chiamare la ‘Via-di-Mezzo’" [T, vol.12, p. 523c, 11.25-26 ]. Non è forse
questa l'idea che la ‘Via-di-Mezzo’ è la Buddha-natura? Quindi, nel
rifiutare [la visione de] la non-vacuità, [il Buddha] evita l'estremo
della permanenza ed ancora, nel rifiutare [la visione de] la vacuità,
[il Buddha] è libero dall'estremo dell’estinzione. Lo stesso si può dire
quando [il Buddha] non vede la saggezza e la non-saggezza. Così, si può
sostenere che la ‘Via-di-Mezzo’ è la Buddhha-natura(54). Mentre nel MNS, la clausola "pu chien k'ung yu pu-k'ung"
significa "non si può comprendere né la vacuità né la non-vacuità" ed è
un rimprovero all’errore Hinayana dell’apprendere la natura non-vuota
del nirvana così come la natura vuota del samsara, Chi-tsang la
interpreta come il "vedere nè la vacuità nè la non-vacuità", e la prende
come una descrizione della saggezza trascendentale del Tathagata, che
rifiuta entrambe le posizioni unilaterali di vacuità e non-vacuità. Così
inteso, l’intero paragrafo è trasformato in una riconferma della nozione
di ‘Via-di-Mezzo’, che significa evitare tutti i punti di vista
prefissati, quali vacuità o non-vacuità, saggezza o non-saggezza,
permanenza o impermanenza, e così via. Questo spirito di
non-attaccamento alle visioni, come suggerisce la citazione precedente,
è ciò che costituisce l'essenza del Buddha, cioè, la Buddha-natura(55).
Buddha-Natura come Causa ed Effetto. Come indicato in precedenza, anche Hui-yuan usa spesso il termine "Buddha-natura"
per denotare la ‘natura o reame di Buddha’. Tuttavia, poiché nel sistema
di pensiero di Hui-yuan la natura di Buddha è un principio ontologico
che è presente in tutti gli esseri senzienti come loro mente
intrinsecamente pura ed è con questa pura mente come "causa" che gli
esseri senzienti alla fine raggiungeranno il "frutto" del
dharmakaya, similmente Hui-yuan si riferisce alla "causa", che è
la mente pura, ed al "frutto", che è il dharmakaya, come "Buddha-natura",
perchè essi sono la stessa natura del Buddha quando egli è visto in modo
diverso. Chi-tsang critica fortemente coloro che dicono che la
Buddha-natura è esclusivamente "causa", "effetto," o "sia causa che
effetto" e scrive: “Spiegando il significato della "Buddha-natura", tutti i maestri
sostengono che la Buddha-natura è la causa e non l’effetto, o sostengono
che è l’effetto e non la causa. Tale concezione dualistica di causa e di
effetto non è la "Buddha-natura". Come dice il Sutra, "Qualunque cosa
richieda il dualismo è una visione pervertita"(MNS, T, vol.12, P.523c).
Così sappiamo che tutti questi maestri non capiscono che cosa è la
Buddha-natura. Sostenendo questa visione estrema, essi argomentano a
vicenda e perdono di vista [il vero significato de] la Buddha-natura.
Soltanto quando si vede che causa ed effetto sono uguali e non-duali, si
potrà parlare della Buddha-natura. Perciò il Sutra dice, "Ciò che non è
nè causa nè effetto, è ciò che è conosciuto come ‘Buddha-natura’." (vedi
sopra n.33)(56). Questo rifiuto di Chi-tsang di identificare la Buddha-natura con la
"causa" o "l’effetto", è il naturale risultato della sua idea di
Buddha-natura come ‘Via-di-Mezzo’, cioè, come "uguale e nonduale". Esso
riflette anche la politica generale di Chi-tsang di distanziare il
concetto di "Buddha-natura" da ogni e qualsiasi riferimento ad una base
ontologica, o realtà metafisica, con cui maestri Buddisti come Hui-yuan
spiegano la sua realizzazione negli esseri senzienti. A questo
proposito, un confronto del saggio di Chi-tsang sulla "causa diretta
della Buddha-natura", con quello di Hui-yuan, è particolarmente
illuminante. Abbiamo già evidenziato che Hui-yuan eguaglia la "causa
diretta della Buddha-natura" con la vera-mente nell'insegnamento del
Buddismo Yogachara ed in questo modo facilmente spiega perchè il MNS
nomina gli esseri senzienti "cause dirette della Buddha-natura", perché
soltanto gli esseri dotati della vera-mente possono assumere il
carattere di un Buddha. Chi-tsang esamina undici teorie della "causa
diretta della Buddha-natura" in voga al suo tempo, compresa quella della
scuola Ti-lun, di cui Hui-yuan è figura rappresentativa e le allontana
tutte perché vedono "la causa diretta" come "il principio [che assicura]
il raggiungimento della Buddhità(57)"(te-fo chih li)(p). Per noi, negli
scritti di Chi-tsang non c’è una chiara spiegazione dell'osservazione
nel MNS che gli esseri senzienti siano la causa diretta della
Buddha-natura(58). Nondimeno, l'esposizione di Chi-tsang del concetto di
"causa diretta" indica che c’è poca differenza fra la "causa diretta
della Buddha-natura" e la "Buddha-natura" stessa. Abbiamo notato in
precedenza che Chi-tsang descrive la Buddha-natura come ‘Via-di-Mezzo’ e
"nè causa nè effetto", e questi stessi concetti sono da lui usati per
riferirsi alla "causa diretta": Perciò è detto che la ‘Via-di-Mezzo’,
che non è nè la [verità] 'assoluta’ nè quella mondana, è la causa
diretta della Buddha-natura(59). Per quanto riguarda la causa diretta, come può essa essere [descritta
come] causa [o] effetto? Così [la verità di] nè causa nè effetto, che è
la ‘Via-di-Mezzo’, è chiamata "causa diretta". Ecco perchè si sostiene
che la ‘Via-di-Mezzo’ è la "causa diretta della natura-di-Buddha"(60).
Per Chi-tsang, capire la "Buddha-natura" e comprendere la "causa diretta
della Buddha-natura" corrisponde virtualmente alla stessa cosa: “Per
quanto riguarda la Buddha-natura, non c’è nè essere nè non-essere, nè
"all'interno [del vero] principio"(Li-nei)(q) nè"all’esterno [del vero]
principio"(Li-wai)(r)(61). Quindi, solo quando si comprende che ‘essere
e non-essere’, "[principio] all’interno" e "[principio] all’esterno",
sono uguali e non-duali, si può parlare della "causa diretta della
Buddha-natura"(62). Nel discorso di Chi-tsang della "causa diretta", il senso di "causa" è
così tanto sottomesso che invece di essere chiamata col suo nome
completo "cheng(s) yin(t) fo(u) hsing(v) (causa diretta di Buddha-natura)",
in diverse occasioni lo si allude semplicemente come "diretta-natura"(cheng-hsing)(w),
che come tale, porta con sé la connotazione di "reale[Buddha-]natura" o
"vera[Buddha-]natura"(63). E’ anche utile contrapporre le osservazioni di Hui-yuan e di Chi-tsang
sull'analisi della Buddha-natura nel MNS nei cinque aspetti di
"causa","causa di-fronte-a-causa", "effetto", "effetto
di-fronte-a-effetto" e "né causa né effetto". Abbiamo già osservato come
Hui-yuan spiega la designazione nel MNS della duodecuplice catena dell’originazione
dipendente, come la "Buddha-natura come causa", ricadendo sulla tesi
Yogachara di produzione del reame di originazione dipendente dalla
vera-mente. Tuttavia, Chi-tsang, dà un'interpretazione completamente
differente della materia, collegando la dottrina della originazione
dipendente con la ‘Via-di-Mezzo’. In tal modo, egli sta fondamentalmente
seguendo il suggerimento del MNS, il quale apre la sua discussione sui
cinque aspetti della Buddha-natura con la seguente osservazione: “Inoltre, o buoni figli, le visioni [errate] degli esseri senzienti
rientrano in due categorie: la prima è la visione dell'esistenza [come]
permanente e la seconda, la visione della totale estinzione. Tali
opinioni dualistiche non possono essere denominate la ‘Via-di-Mezzo’.
[Soltanto] l’abbandono [delle posizioni estreme] dell'esistenza
permanente e della totale estinzione, può essere chiamato la ‘Via-di-Mezzo’.
L’abbandono [delle posizioni estreme] dell'esistenza permanente e della
totale estinzione è ‘saggezza’ [ottenuta] contemplando la duodecuplice
catena dell’originazione dipendente; e la contemplazione della
‘saggezza’ [da ciò ottenuta] è conosciuta come la "Buddha-natura".... O
Buoni figli! La saggezza sorta in seguito alla contemplazione della
catena duodecuplice dell’originazione dipendente è il seme della più
perfetta Illuminazione. E’ perciò che noi chiamiamo "Buddha-natura" la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente. O Buoni figli! Proprio
come i cetrioli che sono riferiti come una "febbre". Perchè? Perche essi
favoriscono la febbre. La stessa cosa è [quando ci riferiamo al] la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente [come Buddha-natura](64).
La dottrina dell’originazione dipendentei, come è ben noto, insegna la
genesi condizionata dei dodici fattori (cioè, ignoranza,
formazione-di-karma, coscienza, e così via…), che compongono la
continuità della vita, ed essa rappresenta i fenomeni della retribuzione
e della trasmigrazione senza fare ricorso alla nozione di un ‘sé’
permanente. In questo modo, essa è stata sempre considerata nel Buddismo
come un potente correttivo degli errori del ‘nichilismo’ (che nega
l'efficacia del karma e l'esistenza di una vita dopo la morte) e dell’eternalismo
(che afferma l'esistenza dell’anima eterna, che in essenza è una con lo
Spirito Universale), nonchè una perfetta esemplificazione della verità
della ‘Via-di-Mezzo’ nel rifiutare entrambe le visioni estreme di una
"estinzione totale" e una "esistenza permanente''(65). Quando ciò viene
compreso, non è difficile percepire perchè il MNS arriva a collegare la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente, e la saggezza che
sorge nel contemplarla, con la Buddha-natura nella suddetta citazione,
perché non c’era forse stato detto proprio nel Sutra che la
‘Via-di-Mezzo’ è la Buddha-natura?(66). Questa è dunque la spiegazione
razionale dietro le seguenti osservazioni di Chi-tsang sui primi quattro
aspetti della Buddha-natura. Ciò che è riferito come "causa" è la causa oggettiva, cioè la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente. Ciò che è riferito
come "causa di fronte a causa" è la causa ausiliaria(67), ed è quella
saggezza [ottenuta dal] contemplare la duodecuplice catena dell’originazione
dipendente. E poichè l'obiettivo [che causa la duodecuplice catena dell’originazione
dipendente] è già [conosciuto come] "causa", la saggezza [ottenuta dal]
contemplare [ciò che è la "causa"] derivata da [un altra] causa, è
quindi chiamata "causa di fronte a causa".... Ciò che è riferito come
"effetto" è l’illuminazione più perfetta. Poiché [l’illuminazione ] è
realizzata con [il completamento dei due tipi succitati di] le cause,
essa è conosciuta come "effetto". Ciò che è riferito come "effetto di
fronte all’effetto" è il Grande Nirvana (mahaparinirvana). Poiché il
nirvana è ottenuto [in conseguenza dell] illuminazione [che è
l'"effetto"], esso è quindi descritto come "effetto di fronte
all’effetto"(68). La duodecuplice catena dell’originazione dipendente è la "Buddha-natura-come-causa",
perchè come espressione della verità della Via-di-Mezzo, la
contemplazione di essa determinerà la "saggezza" (causa di fronte a
causa) che condurrà a realizzare l’"illuminazione più perfetta"
(effetto) ed il "maha-parinirvana" (effetto di fronte ad effetto).
Ancora, sull'autorità del MNS(69), Chi-tsang continua ad associare la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente col quinto aspetto
della Buddha-natura, cioè, "Buddha-natura come né causa nè effetto" o
"causa diretta della Buddha-natura", e scrive: “Il MNS mostra cinque tipi di Buddha-natura.... La duodecuplice catena
dell’originazione dipendente in cui non si entra nè si esce
dall'esistenza è la "Buddha-natura-in-quanto-oggetto" (cioè
Buddha-natura, in quanto "causa"). La vera comprensione che sorge
[contemplando] il non entrare ed il non uscire dall'esistenza della
duodecuplice catena dell’originazione dipendente è la "Buddha-natura-in-quanto-saggezza-contemplativa"
(cioè,"Buddha-natura-in-quanto-causa-di-fronte-a-causa"). L’effetto di
questa comprensione è conosciuto come ‘illuminazione’ [che è] "Buddha-natura-in-quanto-effetto".
La completa estirpazione dei legami del samsara in seguito alla
realizzazione della vera comprensione è il mahaparinirvana, [cioè] "Buddha-natura-in-quanto-effetto-di-fronte-a-effetto".
Ma la duodecuplice catena dell’originazione dipendente è in essenza ‘calma’.
[In sé-stessa] non è né l'oggetto [della saggezza] nè la saggezza, ed
inoltre non è nè la causa nè l’effetto. Non sapendo come chiamarla,
provvisoriamente la chiamiamo la "diretta[causa della Buddha-]natura" (cheng-hsing)(w).
La "diretta[causa della Buddha-]natura" è la base dei cinque [aspetti
della Buddha-] natura(70). Quando Chi-tsang asserice che la duodecuplice catena dell’originazione
dipendente "nè entra nè esce dall'esistenza", indubbiamente ha in mente
che la dottrina dell’originazione dipendente sia una sorta di
confutazione delle unilaterali opinioni di esistenza e non-esistenza e
come caso dell'insegnamento delle otto negazioni (71), in breve, come la
‘Via-di-Mezzo’(72). Poichè la conoscenza della ‘Via-di-Mezzo’ è un
pre-requisito per l’ottenimento della Buddha-natura, la duodecuplice
catena dell’origina-zione dipendente è quindi considerata come "Buddha-natura-in-quanto-oggetto"
o "Buddha-natura-in-quanto-causa". Tuttavia, considerare la
‘Via-di-Mezzo’ come "oggetto" o "causa" significa pensarla in relazione
alla sua realizzazione negli esseri senzienti, mentre la ‘Via-di-Mezzo’
come Buddha-natura di per sé, trascende tutte le differenze e
distinzioni, e di conseguenza in queste dicotomie, come "causa e
effetto" "soggetto ed oggetto" e così via, non sono applicabili in senso
stretto ad essa. Ecco perchè Chi-tsang procede nel rilevare che la
duodecuplice catena dell’originazione dipendente come ‘Via-di-Mezzo’ non
è "nè l'oggetto di saggezza nè la saggezza, ed inoltre non è nè causa nè
effetto" ed in sé-stessa non è nient’altro che "la causa diretta della
Buddha-Natura"(73).
-
Buddha-Natura ed Esseri Senzienti. La conclusione della nostra discussione è che il concetto di
Buddha-natura di Chi-tsang è interamente esente da implicazioni
ontologiche. Questo riflette la generale posizione antimetafisica del
Buddismo Madhyamika di cui Chi-tsang è in Cina il principale fautore.
Essa indica anche dov’è il vero significato dell’insegnamento della
Buddha-natura di Chi-tsang: Il reale contributo di Chi-tsang alla storia
dello sviluppo della dottrina della ‘Buddha-natura’ risiede non
sull'originalità filosofica, nel senso ordinario del termine, ma nel suo
essere uno dei primi Madhyamika ad esporre la dottrina in un modo tale
che essa diventa pienamente consistente con il modo di pensare del
Madhyamika. Per concludere, esaminiamo brevemente come Chi-tsang concepisce il
rapporto fra la Buddha-natura da un lato, e gli esseri senzienti ed il
mondo fenomenico dall'altro, e contrapponiamo il suo parere con quello
di Hui-yuan. Prendiamo in primo luogo gli esseri senzienti. Abbiamo
notato parecchie volte in precedenza che nel caso di Hui-yuan, la
Buddha-natura è immaginata come un’essenza metafisica immediatamente
presente in tutti gli esseri viventi come la ‘vera-mente’ e questo
possesso della vera-mente da parte di tutti gli esseri senzienti è ciò
che garantisce la loro illuminazione finale. E Chi-tsang etichetta poi
questa credenza dell’immanenza della Buddha-natura nell'uomo con la tesi
della "esistenza inerente" (pen-yu)(x)(74), criticandola per aver
fallito il messaggio dell’abile intenzione del del Buddha sulla
Buddha-natura(75), e perfino associandola con l'idea del ‘pudgala’, già
considerata eretica dalla maggior parte dei Buddisti(76). Mentre
Chi-tsang non nega che il MNS e gli altri sutra contengano passaggi che
suggeriscono che tutti gli esseri senzienti sono originariamente dotati
della Buddha-natura, egli comprende l’argomento nel modo seguente: “Parlando della Buddha-natura [in sé], essa in verità non è [un'entità]
inerente o qualcosa che può essere acquisita ex-novo [dall'uomo].
Tuttavia, il Tathagata è abile, e per dissipare la visione errata sull’impermanenza
(che è prevalente fra) gli esseri senzienti, insegna che tutti gli
esseri senzienti originariamente possiedono la Buddha-natura, e di
conseguenza (prima o poi) realizzeranno la Via del Buddha(77).
Nell'opinione di Chi-tsang, la Buddha-natura come ‘Via-di-Mezzo’ non è
una entità intrinseca o qualcosa che può essere acquisita ex-novo
dall'uomo. Quando il Tathagata parla degli esseri senzienti che
possiedono originariamente la Buddha-natura, egli non sta riferendosi ad
una realtà metafisica che condividono tutti, ma sta dando risalto in
senso figurato ad una verità pratica per cui tutti gli esseri viventi
potranno "realizzare la Via del Buddha", se percorreranno il Sentiero
Buddista, con l'intenzione di dissipare la "errata visione dell’impermanenza"
che porta allo scetticismo ed al rifiuto della pratica religiosa. Che
Chi-tsang veda l'importante significato della Buddha-natura spesso
insegnandola in termini pragmatici piuttosto che filosofici, è
chiaramente dimostrato dalle seguenti osservazioni sullo scopo
dell'insegnamento del Tathagatagarbha, generalmente ancora
considerato come sinonimo di "Buddha-natura"(78). Inoltre, [l'idea del
tathagatagarbha è proposta dal Buddha] per
il Nichilisti, i quali sostengono che gli esseri senzienti sono di una
natura simile all’erba ed agli alberi: che essi durano solo una vita, e
che non c’è esistenza dopo la morte. Per contrastare simili [false
opinioni, il Buddha] allora insegnò il [concetto di] tathagatagarbha,
[ed asserì] che alla fine gli esseri senzienti diventeranno tutti Buddha,
diversamente dall’erba e dagli alberi che durano soltanto una vita.
Perciò, il MNS dice, "La Buddha-natura non è come i muri, le mattonelle
e le pietre". (T, vol. 12, P. 581a, 11.22-23) Inoltre, per rendere consapevoli gli esseri senzienti di avere in se
stessi la Buddha-natura [e quindi] riuscire a raggiungere
l’illuminazione e ottenere la Buddhità, [il Buddha] insegnò loro [il
concetto di] Buddha-natura. Ancora, [il concetto di Buddha-natura fu
insegnato] per rendere gli esseri senzienti consapevoli che oltre a loro
stessi, tutti [gli esseri senzienti] hanno in se-stessi la Buddha-natura
e [così] di non commettere ancora i dieci atti diabolici, come ‘uccidere’(79).
Ed ancora, [il concetto di Buddha-natura fu insegnato] per prevenire che
gli esseri senzienti intrattengano le visioni errate degli sravaka
e pratyekabuddha Hinayana). [Sapendo che essi] hanno
solamente la natura del Buddha e non [la natura dei] due succitati
veicoli, gli esseri senzienti non intratterranno più le visioni di
questi due veicoli(80). Nel proclamare che tutti gli esseri senzienti hanno la Buddha-natura, il
Tathagata intese infondere nei suoi ascoltatori la fiducia in se stessi
e il rispetto per gli altri. Perché, nel conoscere di possedere la
Buddha-natura, essi penseranno di essere differenti dall’erba e dagli
alberi e non dubiteranno della possibilità di futura salvezza. Inoltre,
sapendo che tutte le creature loro simili possiedono similmente la
Buddha-natura, essi le tratteranno con considerazione e compassione e
non tenteranno più di danneggiarle con parole o atti. Ed inoltre,
realizzando che lo Stato-di-Buddha è aperto a tutti quanti, essi non si
contenteranno di raggiungere i risultati minori degli sravaka o
pratyekabuddha, e si sforzeranno per raggiungere lo scopo supremo
di divenire il Tathagata. Dopo tutto, agli occhi di Chi-tsang, il
sostegno dell’insegnamento della Buddha-natura rimane con la sua utilità
come un mezzo di liberazione religiosa e non con la sua veridicità come
riflesso della natura della realtà. Poiché nell'insegnamento Yogachara di Hui-yuan, la Buddha-natura come
vera-mente è proprietà di tutti gli esseri senzienti fin dall'inizio, ma
rimane incognita ed irrealizzata a causa della permeazione delle
oscurazioni contaminanti, l’ottenimento da parte dell'uomo della natura
di Buddha, in questa stessa filosofia è descritto maggiormente come la
rivelazione di un’essenza pre-esistente, anche se nascosta(81). Le
nozioni di "essenza-nascosta" (yin)(y) e "rivelazione" (hsien)(z)
si presentano anche nel ritratto di Chi-tsang del rapporto fra la
Buddha-natura e gli esseri senzienti, ma con connotazioni completamente
diverse: “Domanda: Anche i [maestri del] Ti-lun parlano dell’essenza-nascosta e
della rivelazione [della Buddha-natura]. In che senso ciò è differente
da [ciò che tu stai insegnando] ora? “Spiegazione: Benchè usino le [nostre] stesse espressioni, ciò che essi
intendono dire è totalmente differente. Essi sostengono che [negli
esseri senzienti] c’è una [vera] sostanza, il tathagatagarbha,
che è coperta dall’ignoranza e quindi è descritta come "celata". Quando
[gli esseri senzienti] arrivano a riacquistare [la loro natura
originale], questa [vera] sostanza riapparirà, e quindi essa è descritta
come "rivelata".... Nel nostro caso, [invece], è solo a causa della
[esistenza dell’] illusione che [la Buddha-natura] è descritta come
"celata" e come il "[tathagata-] garbha". Come potrebbe esserci
una qualche sostanza che sia celata? È soltanto grazie alla
[realizzazione della] illuminazione che [la Buddha-natura] è descritta
come "rivelata" e come "dharmakaya". Non c’è [in realtà] alcuna
sostanza che è rivelata. [Poichè] è a causa della [esistenza delle]
illusioni che [la Buddha-natura] è descritta come ‘celata’, con c’è
niente che sia realmente celato anche se [usiamo il termine] "che è
nascosta". [Poichè] è grazie alla [realizzazione della] illuminazione
che [la Buddha-natura] è descritta come ‘rivelata’, non c’è niente che
sia realmente rivelato anche se [usiamo il termine] "rivelazione". È
solo perché c’è l’illusione che c’è il ‘celarsi’ [della Buddha-natura]
ed è [solo] perché c’è l’illuminazione che c’è il ‘rivelarsi’ [della
Buddha-nature](82). Nel caso della scuola Ti-lun, si parla del "celarsi" e del "rivelarsi"
in unione con una "vera sostanza" che è immanente. Poiché Chi-tsang
esclude tutte le allusioni ontologiche dalla sua idea di Buddha-natura,
il "celarsi" e il "rivelarsi" della Buddha-natura naturalmente significa
qualcosa di assai diverso nel suo sistema di pensiero. Secondo Chi-tsang,
il "celarsi" della Buddha-natura ha il significato che la Buddha-natura
come ‘Via-di-Mezzo’ è schermata dall’errata visione del comune modo di
funzionare dell'umanità a causa dell'esistenza dell’illusione. Quando la
Buddha-natura è così nascosta (celata) alla comprensione delle persone
non-illuminate, essa è conosciuta come il "tathagatagarbha" (cioè
l’embrione del tathagata) rispetto ad esse. Con "rivelazione della
Buddha-natura" si intende che la Buddha-natura come ‘Via-di-Mezzo’,
potrà essere conosciuta dai praticanti che hanno spazzato via gli ultimi
segni di illusione, attraverso una diligente pratica religiosa. Quando
la Buddha-natura è così ‘rivelata’ alla saggezza degli illuminati,
rispetto ad essi, essa è conosciuta come il "dharmakaya".
Nel discorso di Chi-tsang sul "celarsi" e "rivelarsi" della
Buddha-natura, non vi è alcun riferimento ad una pura ed eterna sostanza
che nelle varie circostanze rimane nascosta o che è rivelata, e
Chi-tsang sta ovviamente cercando di attirare la nostra attenzione su
questo, quando afferma che "niente in realtà è celato, anche se usiamo
il termine ‘celare’", e "niente in realtà è rivelato, anche se usiamo il
termine 'rivelare'".
-
La
Buddha-Natura e gli Oggetti Non-senzienti. Come abbiamo visto, nella filosofia Yogachara di Hui-yuan, la
Buddha-natura come vera-mente, è data come base metafisica del mondo
fenomenico. Chi-tsang, fedele alla tradizione Madhyamika a cui
appartiene, non è interessato ad esplorare l'origine ontologica
dell'ordine fenomenico. Tuttavia, egli occasionalmente parla del
rapporto della Buddha-natura con gli oggetti non-senzienti e, al
proposito, se ne esce con la tesi assai sosprendente che non solo gli
esseri senzienti ma anche gli oggetti non-senzienti, come l’erba e gli
alberi, possiedono la Buddha-natura. Questa tesi è sorprendente non solo
perché sembra sorvolare il tacito accordo fra tutti i Buddisti che
soltanto gli esseri viventi sono capaci di coltivare il Sentiero
Buddista e quindi di raggiungere la suprema mèta Buddista. Essa,
inoltre, sembra sradicare la base stessa della spiegazione di Chi-tsang
sullo scopo dell'insegnamento della Buddha-natura: perché, non ha forse
Chi-tsang ripetutamente detto a noi che il Tathagata insegnò che tutti
gli esseri senzienti sono in possesso della Buddha-natura, per ricordare
loro che essi non sono come l’erba e gli alberi, i quali "durano una
vita soltanto" e non possono mai realizzare il frutto supremo della
Buddhità?(83). La dimostrazione di Chi-tsang del possesso della
Buddha-natura da parte degli oggetti nonsenzienti è preceduta dalla
spiegazione di una distinzione: "aldifuori del vero principio"(li-wai)(r)
e "all'interno del vero principio"(li-nei)(q)(84). Con "aldifuori
del vero principio", Chi-tsang si riferisce alla gente comune, ai due
veicoli, ed ai Mahayanisti disorientati che non sanno comprendere la
natura vuota dei ‘dharma’ e la cui vita ed azioni sono
caratterizzate da attaccamento. L'opposto dei buddha e bodhisattva, i
quali invece percepiscono che i dharma nè entrano nè escono
dall'esistenza, e la cui vita ed azioni esemplificano la verità della ‘Via-di-Mezzo’,
in modo da essere "all'interno del vero principio"(85). Chi-tsang
tuttavia non nega che nel mondo reale esistano queste due categorie
fondamentali di esseri illuminati e non-illuminati, ma continua a
considerare gli esseri senzienti "fuori del vero principio" e, per quel
motivo, pure gli oggetti non-senzienti figurerebbero nella
non-discriminante visione di coloro che sono "all'interno" di esso. Questi passaggi(86) insegnano che nel ‘vero principio’, tutti i ‘dharma’
(cioè, i fenomeni), [compresi] "l'individuo"(cheng)(s) ed il suo
"ambiente", sono non-duali(87). Poiché l'individuo ed il suo ambiente
sono non-duali, se gli esseri senzienti hanno la Buddha-natura, [anche]
l’erba e gli alberi hanno la Buddha-natura. Per questa ragione,
[sosteniamo che] non solo gli esseri senzienti hanno la Buddha-natura,
ma anche l'erba e gli alberi hanno la Buddha-natura. Quando si comprende
l’identica natura di tutti i dharma e non si vede alcuna
distinzione fra se stessi ed il proprio ambiente, [si comprenderà che]
nel [vero] principio non esiste nessun marchio di ‘ottenimento e ‘non-ottenimento’.
Poiché non c’è nessun [marchio di] non-ottenimento [nel vero principio],
noi [possiamo] parlare dell’ottenimento cauzionale della Buddhità [da
parte dell’erba e degli alberi]. Per questo motivo, [noi sosteniamo] che
quando gli esseri senzienti raggiungono la Buddhità, pure l'erba e gli
alberi raggiungono la Buddhità. Perciò, il [Vimalakirti-]sutra dice, "tutti
i dharma sono la ‘tathata’ (il ‘così-è’) e così è Maitreya. Se
Maitreya raggiunge l’illuminazione, non lo dovrebbero tutti gli esseri
senzienti?"(T, vol. 14, P. 532b, 11.12-19). Questo [passaggio] insegna
che poiché gli esseri senzienti e Maitreya sono un’unica tathata, e non
due, se Maitreya raggiunge l’illuminazione, così è per tutti gli esseri
senzienti. Poichè è proprio così con gli esseri senzienti, lo stesso è
vero per l’erba e gli alberi. Poiché il [vero] principio è
onni-pervasivo, non c’è nessun luogo che non raggiunga l'aspirazione [di
quelli "all'interno di esso"]. Questo è ciò che è conosciuto come [la
Via della] non-ostruzione del Mahayana (88). Per i buddha ed i bodhisattva, che sono "all'interno del vero principio"
e praticano il Sentiero del non-attaccamento, tutti i dharma
apparirebbero "uguali" e "nonduali" e sparirebbe qualunque forma di
differenza, persino le differenze tra "all'interno del vero principio "
e "aldifuori del vero principio", fra "se stessi" ed il "proprio
ambiente", e così via. Infatti, dato l'insegnamento della Buddha-natura
come ‘Via-di-Mezzo’ e la definizione di ‘Via-di-Mezzo’ come la
trascendenza di tutte le distinzioni, è naturale concludere che per uno
che ha raggiunto la Buddha-natura, ogni distinzione, compresa la
distinzione fra "ottenimento" e "non-ottenimento", cesserebbe. Di
conseguenza, tutti gli oggetti del mondo fenomenico, dagli esseri
senzienti "aldifuori del vero principio" giù fino alle entità
non-senzienti, come l'erba e gli alberi, da lui sarebbero visti come se
fossero tutti partecipi della sua "onnipervasiva" esperienza di
illuminazione, assumendo così la natura di Buddha come egli-stesso. È su
questa base che Chi-tsang, seguendo il suggerimento del
Vimalakirti-sutra, asserisce che "se Maitreya raggiunge l’illuminazione,
così è per tutti gli esseri senzienti. E poichè è così per gli esseri
senzienti, lo stesso è vero per l’erba e gli alberi". Tutto quello che la suddetta discussione dimostra è che gli oggetti
non-senzienti sono sperimentati da coloro che sono "all'interno del vero
principio" come ‘uno-con-se-stessi’, così da possedere loro stessi la
Buddha-natura. Ciò, indubbiamente, indica che l'erba e gli alberi sono
attivamente capaci di seguire il vero principio e così di arrivare
realmente a comprendere che anche in loro vi è la natura del Tathagata.
Invero, Chi-tsang è la prima persona che ci ricorda questo. Quindi, egli
continua: “Questo è il "senso generale" (t'ung men)(ab) di descrivere la
materia. Ma se la si guarda nel "senso specifico" (pieh men)(ac),
la situazione non è così(89). Perchè? [Perché, nella vita reale], gli
esseri senzienti hanno la mente dell’illusione e quindi possono
realizzare l’illuminazione. Mentre l'erba e gli alberi sono privi di una
mente e non possono [mai] essere ingannati, quindi come possono essere
poi illuminati? Proprio come quando c’è il sogno, ci si può svegliare e
quando non c’è il sogno, non ci può essere risveglio [dal sogno]. Per
questo motivo, [il Buddha] dichiara che gli esseri senzienti hanno la
Buddha-natura e così raggiungeranno la Buddhità, [mentre] l’erba e gli
alberi non hanno la Buddha-natura e quindi non otterranno [mai] la
Buddhità. Il fatto che [erba ed alberi] possano "raggiungere" e "non
raggiungere" [la Buddhità], sono ugualmente le parole del Buddha. Cosa
c’è di così sorpren-dente [circa l'idea del possesso della Buddha-natura
da parte degli oggetti non-senzienti](90)? Che l'erba e gli alberi "raggiungano" e "non raggiungano" la Buddhità,
può simultaneamente essere "le parole del Buddha", perchè il termine
"raggiungere" nei due casi porta con sè diversi significati. Quando il
Tathagata insegna che gli oggetti non-senzienti "raggiungeranno la
Buddhità", egli ci sta dicendo che nella saggezza onni-comprensiva di
coloro che sono illuminati, anche tutti gli oggetti sono percepiti come
condividenti la sua realizzazione della natura di Buddha. Ma questo non
preclude necessariamente che il Tathagata istruisca anche che gli
oggetti non-senzienti "non raggiungeranno la Buddhità", quando
"raggiungere la Buddhità" è preso col significato di attivo
perseguimento e reale realizzazione della natura di Buddha nella propria
vita. Una volta che si è così compreso, c’è infatti ben poco da farci
essere sorpresi nella tesi del raggiungimento della Buddhità e quindi
del possesso della Buddha-natura da parte dell’erba e degli alberi. È il
logico risultato della teoria della Buddha-natura come ‘Via-di-Mezzo’.
In nessun senso essa contraddice la visione ortodossa che la Buddhità è
aperta soltanto agli esseri con vita ed inoltre è totalmente in
conformità con la spiegazione di Chi-tsang sullo scopo dell'insegnamento
della Buddha-natura, come precisato nella sezione precedente.
-
Conclusione
Nell’esposizione di cui sopra, abbiamo visto che tanto Hui-yuan, quanto
Chi-tsang, basano sul MNS i loro insegnamenti della Buddha-natura, e da
esso prendono in prestito la maggior parte dei termini-chiave per le
loro analisi del concetto. Ciononostante, il loro approccio generale al
problema, la loro comprensione dell'importanza della dottrina, la loro
descrizione del rapporto della Buddha-natura con gli esseri senzienti,
le loro interpretazioni del significato di "causa diretta della
Buddha-natura", e così via, rimane ampiamente diversificata a causa dei
loro rispettivi ambiti di provenienza, Yogachara e Madhyamika. Il
successivo sviluppo della teoria della Buddha-natura in Cina, seguirà
principalmente le due fondamentali direzioni iniziate da Hui-yuan e da
Chi-tsang, ma per voler dimostrare questo, servirebbe lo spazio di un
altro articolo.
-
NOTE
(Le note vengono lasciate in lingua originale, perché troppo complicato
tradurle) 1. For discussions of the teaching of Buddha-nature in the
Mahaaparinirvaa.nasuutra (hereafter cited as MNS), consult Mou
Tsung-san(ad), Fo-hsing yu pan-jo(ae) (Taipei, 1977), vol. 1, pp.
179-182 and 189-216; and Ming-Wood Liu, "The Doctrine of the
Buddha-nature in the Mahaayaana Mahaaparinirvaa.na-suutra, " Journal of
the International Association of Buddhist Studies 5, no. 2(1982): 63-94;
hereafrer cited as Liu, "Doctrine." 2. On the early Chinese Buddha-nature theories, refer to Fuse
Kogaku(af), Nehanshuu no kenkyuu(ag), 2nd ed. (Tokyo, 1973), vol. 2;
T'ang Yung-t'ung(ah), Han Wei Liang-Chin Nan-pei-ch'ao fo-chiao
shih(ai), 2d ed. (Peking, 1963), pp. 677-717; Mou Tsung-san, Fo-hsing yu
pan-jo, pp. 182-189; and Whalen Lai, "Sinitic Speculations on
Buddha-nature: The Nirvaa.na School," Philosophy East & West 32, n.
(April 1982): 135-149. 3. Posterity often refers to Hui-yuan as "Hui-yuan of the Ching-ying
Temple," in order to avoid confusion with the famous Hui-Yuan of
Lu-shan(aj) (344-416). 4. Hui-yuan regards the idea of Buddha-nature as the fundamental
principle of the one vehicle teaching. See Ta-ch'eng i-chang(ak)
(Essentials of the Mahaayaana, hereafter cited as Essentials), Takakusu
Junjiro(al) and Watenabe Kaikyoku(am) , eds., Taisho shinshuu
daizokyo(an), 85 vols. (Tokyo, 1924- 1934), vol. 44, p. 649a, 1 1.27-28,
hereafter cited as T. Chi-tsang also mentions the Buddha-nature as the
most important issue of the Buddha Dharma. See Sheng-man-ching
pao-h'u(ao), T, vol. 37, p. 85a, I.27. 5. Both Hui-yuan and Chi-tsang have compiled commentaries on the MNS.
Refer to the lists of works of the two masters in Ocho Enichi(ap),
Chuugoku buukyo no kenkyuu(aq), vol. 3 (Kyoto, 1979), pp. 153- 154. As
we shall see, a large part of their expositions of the Buddha-nature are
presented as exegeses of key passages on the subject in the MNS. 6. Refer to Essentials, T, vol. 44, p. 477c, and Chi-tsang's
Sheng-man-ching pao-k'u, T, vol. 37, p. 67 a-b, and Chung-kuan-lun
su(ar), T,vol. 42, p. 153c. 7. Biography of Hui-yuan, in Tao-hsuan(as), Hsu kao-seng-chuan(at) , T.
vol. 50, pp. 489c-492b; hereafter cited as Tao-hsuan, Hsu
kao-seng-chuan. For recent studies of the life and writings of Hui-yuan,
refer to Kamata Shigeo(au) , Chuugoku bukkyo shiso-shi kenkyuu(av)
(Tokyo, 1968), pp. 298-312. and Ocho Enichi, Chuugoku bukkyo no kenkyuu,
pp. 146-150. 8. Hu-yuan undertook his apprenticeship as a Buddhist master under
Fa-shang(aw) (495-580), one of the most prominent Ti-lun masters of his
time. He also came under the influence of the teaching of the She-lun
School through T'an-ch'ien(ax) (542-607) in the final years of his life.
See Tao-hsuan, Hsu kao-seng-chuan,, T, vol. 50, p. 490a and p. 572c. 9. For more information on these early Chinese Yogaacaara schools, see
D. S. Ruegg, La Theorie du Tathaagatagarbha et du Gotra (Paris: Ecole
Francaise d'Extreme-Orient, 1969), pp. 439-442; Alfonso Verdu,
Dialectical Aspects in Buddhist Thought(Kansas City, Kansas: Center for
East Asian Studies. University of Kansas, 1974), pp. 29-39; Paul Magnin,
La Vie er l'Oeuvre de Huisi (Paris: Ecole Francaise d'Extreme-Orient,
1979), pp. 96-97, notes 101 and 102, and, Diana Y. Paul, Philosophy of
Mind In Sixth Century China (Stanford, California: Stanford University
Press, (1984), chapter 2. 10. In this essay, the term "Yogaacaara" is used to refer to this
teaching of the true-consciousness of the early Chinese Yogaacaarins. It
should be noted that the concept of true-consciousness is not a
characteristic feature of Indian Yogaacaarsim in general. 11. Ta-ch'eng ch'i-hsin lun i-su(ay), T, vol. 44, p. 183c, 11.27-28.
12. Hui-yuan adopts the Yogaacaara system of eight consciousnesses in
his analysis of the character and function of the mind. For example, see
Essentials, T, vol. 44. p. 524b-c. 13. Ibid., p. 524c, 1.20. 14. Ibid., p. 829c, 1.13.
15. Ibid., p. 524c, 11.26-27. 16. For a detailed picture of Hui-yuan's theory of origination of false
phenomena from the true-mind, see Ta-ch'eng ch'i-hsin lan i-su. T, vol.
44, pp. 532c-533a. 17. For more information on the mind-only teaching of Hui-yuan, consult
Kamata Shigeo, Chuugoku bukkyo shiso-shi kenkyuu, pp. 312-355; Kaginushi
Ryokei(az) , Kegon kyogaku josetsu(ba) (Tyoto, 1968), pp. 107-115;
Katsumata Shunkyo(bb), Bukkyo ni okeru shinshiki-setsu no kenkyuu(bc)
(Tokyo, 1961), pp. 668-677; Takamine Ryoshuu(bd), Kegon shiso shi(be),
2d ed. (Tokyo, 1963), pp. 101-114; and Han Ching-ch'ing(bf) ,
"Ching-ying Hui-yuan pa-shih i-shu(bg)," in Wei-shi ssu-shing
lun-chi(bh), vol. 2, ed. Chang Man-t'ao(bi) (Taipei, 1978), pp. 345-381.
18. Essentials T, vol. 44, p. 636a, 1.27-b, 1.1. 19. Hui-yuan devotes an entire section to the problem of Buddha-nature
in the Essentials, and his commentaries on the MNS and the Ta-ch'eng
ch'i-hsin lun(k) , entitled the Ta-pan nieh-p'an ching i-chi(bj) and
Ta-ch'eng ch'i-hsin lun i-su, respectively, also contain interesting
observations on the subject. However, most of Hui-yuan's expositions on
the Buddha-nature are posed as exegeses of pronouncements on the concept
found in various suutras and `saastras, and, on the whole, Hui-yuan
appears to be more concerned with clarifying and coordinating ideas on
the Buddha-nature as passed down in various canonical traditions than in
giving a systematic account of his personal view. In the following
study, we shall try to bring into focus Hui-yuan's own opinion on the
question of Buddha-nature by relating his remarks on the subject with
his general philosophical position and by contrasting his stand with
that of Chi-tsang. For accounts which more truthfully reflect the actual
manner of deliberation of Hui-yuan, consult Tokiwa Daijo(bk), Bussho no
kenkyuu(bl), revised ed. (Tokyo, 1944), pp. 193-201; Ogawa Kokan(bm),
Chuugoku nyoraizo shiso kenkyuu(bn) (Tokyo, 1976), pp. 252-289; Hukihara
Shoshin(bo), "Joyo Eon bussho-setsu(bp)," in Hokugi bukkyo no
kenkyuu(bq), 2d ed., ed. Ocho Enichi (Kyoto, 1978) pp. 203-260. 20. For discussions on the Sanskrit original of the term "Buddha-nature,
" refer to Mizutani Kosho(br) , "Bussho ni tsuite, "(bs) Indogaku
bukkyogaku no kenkyuu(bt), 4, no. 2(1956): 550-553 (hereafter cited as
IBK); Shinoda Masashige(bu), "Bussho to sono gengo(bv)," IBK 11, no. 1
(1963): 223-226; Ogawa Ichijo(bw) , "Bussho to buddhatva(bx)," IBK 11,
no. 2 (1963): 544-545, and his Bussho shiso(by)(Kyoto, 1982), pp.21-30.
21. See Liu, "Doctrine," sec. II 22. See note 4 herein. 23. Essentials, T, vol. 44, p. 472b.
24. Ibid., p. 476b, 11.7-9. 25. Refer to Liu, "Doctrine," sec. III, 3 and 4.
26. The section on the Buddha-nature in the Essentials opens with a long
exposition of the meaning of the words "Buddha" and "nature." According
to Hui-yuan, the word "nature" has four basic significations: (i) seed,
cause, or root, (ii) essence, (iii) immutability, and (iv) distinction
(T, vol. 44, p. 472a-b). 27. Ibid., p. 472a, 11.15-23. 28. When Hui-yuan deals with the "cognitive" and "cognized" aspects of
Buddha-nature a few paragraphs later, he refers to the former as the
true-mind and the latter as the nature of dharmas, the dharmadhaatu, the
supreme form of emptiness, the Middle-way, and so forth. See ibid., p.
472c. 29. T, vol. 12, p. 530c, 11.15-17. 30. Ta-pan nieh-p'an ching i-chi, T, vol. 37, p. 836b, 11.16-19.
31. Indeed, the entire early history of the Buddha-nature doctrine in
China can be read as an ongoing attempt to identify that precise element
in the constitution of sentient beings which explains their special
status of being the "direct cause of Buddha-nature." Refer to Liu,
"Early Development." 32. Allegedly compiled by A`svagho.sa the famous Buddhist poet and
author of the Buddhacaritamahaakaavya, the Ta-ch'eng ch'i-hsin lun is
most probably the work of a Chinese Yogaacaara master of the middle
sixth century. According to the Ta-ch'eng Ch'i-hsin lun, there is in
every sentient being a mind which has both an absolute and a phenomenal
aspect. In its absolute aspect, the mind is the realm of truth
(dharmadhaatu) and as such is pure, unborn, imperishable. and
undifferentiated. This absolute mind takes on a phenomenal aspect when
it comes under the influence of falsehood. and it is this phenomenal
aspect of the mind which directly gives rise to the world of common
experience. (See T. vol. 32, pp. 575c-576c.) This idea of two aspects of
the mind is taken over by Hui-yuan and Forms the backbone of his
mind-only philosophy. as can be seen from our sketch of his teaching in
section II, "Background," herein. 33. T, vol. 12, p. 524a, 11.5-15.
34. Essentials, T, vol. 44, p. 473c, 11.24-28. 35. See "Background," in section II herein.
36. See notes 27 and 34, herein. 37. See "Background," in section II herein.
38. Essentials, T, vol. 44, p. 472c, 11.6-10, and p. 473a, 11.25-27.
39. Ibid., p. 526a, 11.22-23, and p. 651b, 11.9-10. 40. Ibid., p. 473a, 1.29-b, 1.3.
41. See T, vol. 32, p. 575c, 1.20-p. 576a, 1.1. 42. For example, see Essentials, T, vol. 44, p. 530a, 1.18-b, 1.5, and
p. 652a, 1.1-10. 43. Ibid., p. 530a, 11.24-28. 44. Biography of Chi-tsang in Tao-hsuan, Hsu-kao-seng-chuan, T, vol. 50,
pp. 513c-515a. Hirai Shunei's(bz) Chuugoku hannya shiso-shi kenkyuu(ca)
(Tokyo 1976) is by far the most detailed and penetrating study on the
life, works, and thought of Chi-tsang available at present; hereafter
cited as Hisai Shunei, Chuugoku hannya shisho-shi kenkyuu. For
discussions on the teaching of Chi-tsang, consult Hsueh-li Cheng, "Zen
and San-lun Maadhyamika Thought: Exploring the Theoretical Foundations
of Zen Teachings and Practices," Religious Studies 15, no. 3 (1979):
343-352; "Naagaarjuna, Kant, and Wittgenstein: The San-lun Maadhyamika
Exposition of Exptiness," Religious Studies 17, no. 1 (1981): 67-73: and
"Chi-tsang's Treatment of Metaphysical Issues." Journal of Chinese
Philosophy 8. no. 3 (1981): 371 389. Also consult Aaron K. Koseki, "Chi-tsang's
Ta-ch'eng hsuan-lun: The Two Truths and the Buddha-nature" (Ph.d. diss,
University of Wisconsin, 1977) (hereafter cited as Koseki, "Chi-tsang's
Ta-ch'eng hsuan-lun"), and "The Concept of Practice in San-lun Thought:
Chi-tsang and the 'Concurrent Insight' of the Two Truths." Philosophy
East & West 31, no. 4 (October 1981): 449-466. 45. See note 31 herein.
46. See Chi-tsang's criticism of the Buddha-nature theories of his
predecessors and contemporaries, including those of Ti-lun and She-lun
masters, in the Ta-ch'eng hsuan-lun(cb) (The profound teachings of the
Mahayana; hereafter cited as Profound Teachings), T, vol. 45. pp.
35b-37a. 47. Sec note 21 herein. 48. The most important original source for the study of the
Buddha-nature doctrine of Chi-tsang is the Profound Teachings, in which
a whole section is given to the exposition of the problem. Many of
Chi-tsang's other compilations also contain discussions on the subject,
such as the Chung-kuan-lun su, Ching-ming hsuan-lun(cc), Fa-hua
hsuan-lun(cd), and Sheng-man-ching pao-k'u. This study aims primarily at
bringing out the Maadhyamika orientation of Chi-tsang's Buddha-nature
teaching by contrasting it with that of Hui-yuan, and does not pretend
to be an exhaustive examination of all aspects of Chi-tsang's ideas on
the question. Interested readers may consult Tokiwa Daijo, Bussho no
kenkyuu, pp. 206-220; Ogawa Kokan, Chuugoku nyoraizo shiso kenkyuu,
324-330; Kamata Shigeo, Chuugoku bukkyo shiso-shi kenkyuu, pp. 30-50:
Hirai Shunei, Chuugoku hannya shiso-shi kenkyuu, pp. 617-640; Aaron K.
Koseki, "Chi-tsang's Ta-ch'eng hsuuan-lun," chap. 4, and "Praj~naaparamitaa
and the Buddhahood of the Non-sentient World: The San-lun Assimilation
of Buddha-Nature and Middle Path Doctrine," Journal of the International
Association of Buddhist Studies 3, no. 1 (1980): 16-33: and Mint-Wood
Liu, "Chi-tsang ti fo-hsing kuan(cc)," Journal of Oriental Studies 19,
no. 1 (1981): 44-72. 16-33: and Mint-Wood Liu, "Chi-tsang ti fo-hsing
kuan(cc)," Journal of Oriental Studies 19, no. 1 (1981): 44-72. 49. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 41c. Chi-tsang also includes in
the list of synonyms of "Buddha-nature" the "tathaagatagarbha, " "intrinsically
pure mind" and "eighth consciousness," which, as we have seen, are the
basic furniture of Yogaacaara thought. He does so largely because these
concepts appear in such authoritative canonical texts as the
`Sriimaalaadeviisi.mhanaadasuutra and L^ankaavataarasuutra, and so
cannot be dismissed offhand. Chi-tsang's general policy is incorporate
them into his writings, but meanwhile interpret them in such a way that
they lose all their original ontological implications. See Hirai Shunei,
Chugoku hannya shiso-shi kenkyuu, pp. 636-637, and note 80 herein. 50. Chi-tsang writes in the Jen-wang pan-jo ching su(cf) : "Neither-birth-nor-extinction
is synonymous with the Middle-way, and is the other name for the
profound nirvaa.na. It is also called the Buddha-nature"(T. vol. 33, p.
315a, 11.28-29). Chi-tsang often couples the "Middle-way" with "Buddha-nature,
'' for instance, in the Chung-kuan-lun su, T. vol. 42, p. 9c, 1.15 and
p. 21b, 1.9. 51. T, vol. 12, p. 523b, 11.13-18. 52. A central teaching of the MNS is that nirvaa.na is eternal, blissful,
personal, and pure. See Kenneth K. S. Ch'en, Buddhism in China
(Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 1964), pp. 114-115.
53. The concept "Middle-way" is propounded in Early Buddhism in
connection with religious practice and metaphysical speculation. In the
former case. it denotes avoidance of the extreme of devotion to sense
pleasure on the one hand, and to self-mortification on the other hand:
Monks, these two extremes should not be followed by one who has gone
forth as a wanderer. What two? Devotion to the pleasure of sense, a low
practice of villagers, a practice unworthy, unprofitable, the way of the
world [on the one hand]; and [on the other] devotion to
self-mortification, which is painful, unworthy and unprofitabe. By
avoiding these two extremes, the Tathaagata has gained knowledge of that
middle path which giveth vision, which giveth knowledge, which causeth
calm, special knowledge, enlightenment, Nibbaana. (Sa.myuttanikaaya 56,
2, i, in F. L. Woodward, trans., The Book of Kindred Sayings, 5 vols. (London:
Pali Text Society, 1917-1930), vol. 5, pp. 356-357; hereafter cited as
Woodward, Book of Kindred Sayings) In the latter case, it indicates abstinence from taking sides on the so
called "indeterminate questions," such as the existence or nonexistence
of the world, the existence or nonexistence of the self, and so forth.
For example: Everything exists:- this is one extreme. Nothing exists:- this is the
other extreme. Not approaching either extreme the Tathaagata teaches you
a doctrine by the middle[way]: - Conditioned by ignorance activities
come to pass, conditioned by activities consciousness; thus conditioned
[arises] name-and-shape; and sense arises, contact, feeling, craving,
grasping, becoming, birth, decay-and-death, grief, suffering,... even
such is the uprising of this entire mass of ill. But from the utter
fading away and ceasing of ignorance [arises] ceasing of activities, and
thus comes ceasing of this entire mass of ill. (Sa.myutta-nikaaya XIII
15, in F. L. Woodward, Book of Kindred Sayings, vol. 2, p. 13) 54. Profound Teachings, T, vol. 44, p. 37b, 11.16-23.
55. Chi-tsang considers the spirit of "nonattachment, " which underlies
the notion of Middle-way, as the central principle of Buddhism. So he
observes, "Even though the Buddha expounds myriads of concepts and
teachings, he has in mind the one mark and one taste of nonattachment''
(Chuang-kuan-lun su, T, vol.42, p.32a, 11.10-11). He further asserts, "Thus,
it is said that partiality and attachment are the roots of sa.msaara,
and impartiality and nonattachment are the main theses of [all] suutras
and `saastras" (Son-inn hsuan-i(cg), T, vol. 45, p. 7a, 11.25-26). It
should be noted that in his long lost commentary on the MNS titled
Ta-pan nieh-p'an ching su(ch), Chi-tsang closely follows the wording of
the suutra and regards the union of the extremes of "emptiness" and "nonemptiness"
as the Middle-way. See the fragment of the commentary collected by Hirai
Shunei in "Kichizo cho 'Daihatsu-nehan-gyo she' itsubun no kenkyuu(ci)"
Nanto bukkyo(cj)(29) (1972) : 60; hereafter cited as Hirai Shunei, "Kichizo
cho Daihatsu-nehan-gyo sho' itsubun no kenkyuu." 56. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 38c, 11.2--8.
57. Ibid., p. 36c, 11.17-18. 58. Instead. Chi-tsang criticizes vehemently those who, following the
suggestion of the MNS, advocate that sentient beings are the direct
cause of Buddha-nature. See ibid., p. 36a. 59. Ibid., p. 37a, 11.9-10.
60. Ibid., p. 38a, 11.17-19. 61. For explanation of the meaning of "within the true principle" and "outside
the true principle," see the section later in this paper entitled "Buddha-Nature
and Nonsentient Objects." 62. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 41b, 11.1-3.
63. For example, when Chi-tsang comments on the analysis of the
Buddha-nature, in the MNS, into the five aspects of"cause," "cause
vis-i-vis cause," "effect," "effect vis-i-vis effect." and "neither
cause nor effect." he sometimes refers to the aspect of "neither cause
nor effect" as "cheng-yin fo-hsing" (see note 60 herein) and sometimes
as "cheng-hsing" (see note 70 herein). 64. T, vol. 12, p. 523c, 1.24-p. 524a, 1.5. See note 33 herein.
65. The idea that the doctrine of dependent origination signifies the
Middle-way can be found in the oldest Buddhist texts. For example, we
find the following conversation in the Sa.myuttanikaaya: When the Exalted One was staying at Saavatthii a certain brahmin came
into the presence of the Exalted One, and exchanged gretings with him.
and in courteous and friendly converse sat down at one side. So seated
he said to the Exalted One:- 'What [say you] here. Master Gotama:- He
who does the deed, is he the one to experience?' 'He who does the deed
and he who experiences are the same:- this brahmin, is one extreme. 'Well.
then, Master Gotama, [what of this:]- he who does the deed is not the
same as he who experiences?' 'He who does the deed is not the same as he
who experiences:- this, brahmin, is the other extreme. The Tathaagata.
not approaching either of these extremes, teaches you a Doctrine by a
middle [way]:- conditioned by ignorance activities. consciousness, and
so on. Such is the arising of this entire mass of ill. But by the utter
fading away and ceasing of ignorance activities cease, by the ceasing of
activities consciousness ceases, and so on. Such is the ceasing of this
entire mass of ill' (Sa.myuttanikaaya XII 46, in F. L. Woodward, trans.,
Book of Kindred Sayings, vol. 2, pp. 51-52). Also see second quotation
in note 53 herein. 66. See note 51 herein. 67. Refer to section II, "Buddha-Nature qua Cause and Effect," herein,
for explanation of the meaning of "auxiliary cause." 68. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 37c, 11.16-23.
69. A few lines after the quotation in note 64 herein the MNS asserts,
"The twelvefold chain of dependent origination neither comes into nor
goes out of existence, neither exists permanently nor becomes extinct.
is neither identical nor different, neither comes hither nor goes
thither. and is neither cause nor effect" (T, vol. 12, p. 524a,
11.11-12). The first four pairs of "neither... nor'' are commonly known
as the eightfold negations, which are generally considered as a peculiar
teaching of Madhyamika Buddhism. for the become will-known as a group
largely through Naagaarjuna's Muulamadhyaamakakaarikaa. 70. Chung-kuan-lun su. T, vol. 42, p. 6b, 11.18-25.
71. See note 69 preceding. 72. Chi-tsang often links the eightfold negations with the Middle-way.
For example, see Profound Teachings, T, vol. 45. pp. 25c-30b. 73. We have just observed that Chi-tsang makes little difference between
"Buddha-nature" and "direct cause of Buddha-nature." From the preceding
exposition. it should be clear that. strictly speaking, it is the
Middle-way which is the "Buddha-nature qua 'neither cause nor effect'":
74. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 39a, 1.27-b,1.1. 75. Ibid., p. 39b, 11.15-25.
76. Ching-ming hsuan-lun, T, vol. 38, pp. 856c-857a. 77. Profound Teachings, T, vol. 45, p. 39c, 11.3-6.
78. See note 20 herein and next paragraph. 79. The ten evil deeds are killing, stealing, adultery, lying,
double-tongue, coarse language, filthy language, covertousness, anger,
and perverted views. 80. Sheng-men-ching pao-k'u, T, vol. 37, p. 67a, 1.22-b,1.2.
81. See section II, What Is "Buddha-nature"? 82. Nieh-p'an ching yu-k(ck), T, vol. 38, p. 231c, 11.12-20.
83. Refer to note 80 herein. 84. See Profound Teachings, T, vol. 45. p. 40a-b.
85. For detailed description of these two categories of beings, refer to
ibid., p. 40b, ] 1.5-8, and Ching-ming hsuan-lun, T, vol. 38, p. 868a,
11.19-24. 86. The following remarks come after a series of citations from the
Avata.msakasuutra, the Mahaasa.mnipaatasuutra, the MNS, and so forth,
all of which, in Chi-tsang's opinion, likewise teach the presence of
Buddha-nature in nonsentient objects. 87. "Cheng" and "i" are two forms of retribution, the former being the
resultant person and the latter being the world in which the resultant
person dwells, comprising both other sentient beings and nonsentient
objects. 88. Profound Teachings, T. vol. 45, p. 40c, 11.12-23. 89. "General" and "specific" are two ways of looking at the relationship
between Buddha-nature and the phenomenal world, the former emphasizing
their oneness and the latter stressing their difference. 90. Ibid., p. 40c, 11.23-28. Chi-tsang's Theory of the Five Aspects of Buddha-Nature Based on the MNS 1. Buddha-nature qua "cause" ; twelvefold chain of dependent origination
2. Buddha-nature qua "cause vis-a-vis cause" ; widsom
3. Buddha-nature qua "effect" ; the most perfect enlightenment
4. Buddha-nature qua "effect vis-a-vis effect" ; maahaparinirvaa.na
5. Buddha-nature qua "neither cause nor effect" ; Middle-way (as
exemplified by the twelvefold chain of dependent origination, and so
forth) See Chi-tsang's exposition of the five aspects in the Profound
Teachings, T, vol. 45, pp. 37c-38b. In his Ta-pan nieh-pan ching su,
Chi-tsang further distinguishes between "neither cause nor effect" as
applied to the "twelvefold chain of dependent origination" and the
"Middle-way." Refer to Hirai Shunei, "Kichizo cho 'Daihatsu-nehan-gyo
she' itsubun no kenkyuu," p. 63.
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