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Il concetto di Karma
svolge un ruolo molto importante in tutta l'Asia. In generale, le
religioni asiatiche hanno stabilito il noto codice morale universale
basato su questa legge, che le buone azioni producono effetti buoni e le
cattive azioni producono effetti cattivi. Tuttavia, occorre ricordare
che il Buddhismo aggiunge ulteriori qualificazioni a questo codice:
I. Il risultato
buono o cattivo non è né un premio né una punizione.
Il cosiddetto buono o cattivo risultato non è un giudizio né è dato come
ricompensa o punizione da un’autorità ultraterrena come Dio. Il buono o
il cattivo risultato prodotto dal buono o cattivo Karma è puramente e
semplicemente un fenomeno naturale governato da leggi naturali che
agiscono in modo automatico, in piena giustizia. Se Dio non c’entra
niente, allora anche Dio deve agire in base a questa legge naturale.
Questa causa produce questo effetto. Quell’altra causa produce quegli
altri effetti. Dio non può cambiare questo processo naturale a motivo
del suo gradimento o della sua avversione nei confronti di una
determinata persona.
II. Il bene e il
male non sono definiti da un codice di diritto umano.
Il bene e il male a cui ci si riferisce qui, non sono definiti da alcun
codice o legge creati da esseri umani, se non da quei codici o leggi che
seguono il sentiero naturale. Per esempio, quando all’inizio si è
stabilita la democrazia negli Stati Uniti, le donne non avevano il
diritto di voto. A quel tempo, le donne che ottemperavano a tale status
erano considerate buone e quelle che combattevano contro di esso erano
considerate in modo negativo. Tuttavia, il giudizio non era giusto. Il
percorso naturale è che gli esseri umani sono tutti uguali e, di
conseguenza, il sistema che dà alle donne la parità di diritti con gli
uomini per poter votare è veramente quello giusto. Pertanto, quelli che
si opposero alla disparità del sistema di voto furono in effetti i
buoni. Questa Legge del Karma, o di causa ed effetto, è così
potente che governa tutto l'universo, secondo il Buddismo, ad eccezione
di chi si è illuminato o di chi riconosce la Natura Fondamentale. Dopo
l’Illuminazione, il ciclo di causa ed effetto perde il suo significato,
così come con l'illuminazione cessa il Samsara, cioè il ciclo di nascita
e morte. Poiché la Natura Fondamentale trascende ogni dualità ed è
l’Assoluto, o Ultimo, non c'è più nessuno a riceverne gli effetti, sia
buoni che cattiva, e nessuno a cui un qualsiasi effetto possa essere
applicato. Questa unica spiegazione del Buddha sui benefici della legge
del Karma è molto importante. Ne discuteremo in seguito. Con questa
breve spiegazione del Karma come sfondo, facciamo ora un altro passo
avanti per vedere come funziona Karma. In uno dei testi Buddisti è
registrato che qualcuno chiese al Buddha: “Perché vi sono donne
brutte che però sono ricche? “Perché vi sono donne belle, ma povere?
“Perché vi sono persone povere, ma con una buona salute e una lunga
vita? “Perché alcuni sono ricchi però malati e con vita breve? Le
risposte del Buddha furono: “Chi è brutto, ma ricco, nelle vite
passate fu poco temperato, facilmente si irritava e si arrabbiava, ma è
stato anche molto generoso e ha fatto offerte ai Buddha, al Dharma ed al
Sangha e ha fatto elemosine a molti esseri senzienti. “Chi è bello,
ma povero, nelle vite passate è stato molto gentile, sempre sorridente e
dolce nel parlare, ma è stato avaro e riluttante a fare offerte o ad
aiutare altre persone. “La persona che è povera, ma in buona salute e
gode di una lunga vita, nelle sue vite passate è stata molto avara o
riluttante a fare donazioni, ma è stata gentile con tutti gli esseri
senzienti, non ebbe intenzione di nuocere o uccidere gli altri, e anche
salvò la vita a molti esseri senzienti. “La persona che è ricca, ma
spesso malata, o che ha vita breve, nelle sue vite passate è stata molto
generosa nell’aiutare gli altri, ma amava la caccia e l'uccisione, ed a
causa sua gli esseri senzienti si sono sentiti spesso preoccupati,
insicuri e spaventati. Gli esempi sopra riportati ci danno un'idea
del perché le persone sulla terra, quindi tutti gli esseri umani, sono
così diversi in apparenza, natura, durata di vita, salute, capacità
mentale e destino. Ed è ancora più interessante notare quanto le
circostanze in cui una persona è nata possono influenzare il suo
destino. In quale razza, nazione, colore della pelle, in quale epoca
nascere, tutti questi fattori fanno una grande differenza. Non sarebbe
più logico pensare che ciò che è accaduto prima della nascita possa aver
causato tutti gli effetti piuttosto che dire che essi siano puramente
accidentali, o addirittura a dire che quella è la volontà di Dio? Se un
bambino non avesse una vita passata, allora su quale base Dio dovrebbe
giudicare se premiare o punire quel bambino, facendo sì che esso nasca
in circostanze diverse? Dovrebbero sempre essere presi in considerazione
intenzioni, pensieri ed azioni. Ricorda:
“Non può succedere che il frutto di un
atto ben fatto di corpo, parola, o pensiero possa avere un risultato che
sia sgradevole, o che inciti odio o porti sventura. Ma è possibile che
esso possa anche interessare gli altri...”
"L’effetto del Karma è
inconcepibile!" L’affermazione del Budda suggerisce non solo la
complessità degli effetti del karma, ma anche la difficoltà di prevedere
quando un effetto karmico maturerà. In linea generale, tuttavia, il
Karma è come l'azione di accendere una candela. Appena è accesa, la
candela immediatamente illumina l'intera stanza e durerà fino a quando
non si consuma. Allo stesso modo, il Karma ha le seguenti
caratteristiche: A. Il Karma non colpisce solo colui che agisce, ma
riguarda anche gli altri. L'entità del Karma determina la sfera del suo
effetto. B. La maggior parte del Karma produce un effetto immediato
che durerà finchè non è consumato. La natura e l’entità di un’azione
karmica determina la durata degli effetti, che possono rimanere molti
anni, o che possono anche non farsi sentire fin quando non maturino
altre condizioni karmiche. C. Gli effetti Karmici possono combinarsi
ed accumularsi. Questi tre punti sono alquanto condensati. Non ho
molto tempo per darvi una dettagliata descrizione di essi. Tuttavia, gli
esempi successivi potrebbero aiutarvi a capire un po’ di più questi
punti: A. La scoperta dell’energia elettrica da parte di Benjamin
Franklin e la conversione dell’elettricità in luce da parte di Thomas
Edison hanno enormemente cambiato la vita degli esseri umani, e
l'effetto è ancora in fase di sviluppo. B. Un'azione presa dal
Congresso degli Stati Uniti di modificare la legislazione fiscale
immediatamente colpisce le tasche di milioni di Americani. Gli effetti
possono essere sentiti nel corso della loro vita da molti Americani, e
saranno sentiti anche dagli Americani delle future generazioni. C. Il
combinato e cumulativo karma del sistema di schiavitù utilizzato da
molti Americani per molto tempo ha prodotto svariati effetti che negli
Stati Uniti costituiscono un grande problema nazionale. D. La
scoperta teorica dell’energia atomica da parte di Albert Einstein e lo
sforzo congiunto di tutti i partecipanti al Progetto Manhattan produsse
così complicati effetti, buoni e cattivi, che probabilmente solo ora
stiamo cominciando a capire il significato di questi sviluppi.
III. Un confronto
tra l'entità degli effetti di vari tipi di Karma.
Questi raffronti sono registrati in molte scritture Buddiste. Citerò
alcuni esempi che permetteranno di farsi una propria idea di come una
persona può creare effetti karmici di maggiore portata.
A. Un giorno, mentre camminava per strada, il Buddha incontrò un
mendicante che era un cosiddetto ‘intoccabile’ nella rigorosa società di
caste in India di quel tempo. Non solo il Buddha fu amichevole con lui,
ma accettò il mendicante come discepolo nel suo ordine del Sangha.
Questa azione ebbe un effetto che fu infinitamente più grande
dell'accettazione di un principe come suo discepolo.
B. Quando il monaco Bodhidharma andò dall’India in Cina, egli fu accolto
con favore dall'imperatore Liang. L'imperatore gli chiese, "Che merito
ho acquisito dato che ho costruito così tanti templi, eretto così tante
pagode, ho fatto così tante offerte al Buddha, Dharma e Sangha, e ho
fatto numerose altre opere virtuose?" Bodhidharma deluse molto
l’imperatore Liang, rispondendo così: "Maestà, non vi è alcun merito di
sorta. Non hai ottenuto nessun merito. Ciò che hai fatto produce solo
ricompense mondane, che sono buona fortuna, grande potere, o grande
ricchezza nelle vostre vite future, ma tu dovrai ancora vagare nel
Samsara…".
C. Il Buddha sottolineò spesso che studiare, e spiegare agli altri anche
solo poche frasi degli insegna-menti che mostrano come liberarsi dal
samsara crea un merito infinitamente più grande che non fare grandi
offerte ai molti Buddha in tutto l'universo, che sono numerosi come i
granelli di sabbia del grande Fiume Gange.
D. Il Buddha ha insegnato anche questi principi:
• Chi fa numerose offerte al Buddha, Dharma e Sangha, aiuta gli esseri
senzienti, e compie molte buone azioni, e però dedica tutti i meriti
così accumulati all’interesse proprio o dei suoi parenti, come il
guadagnare più denaro o godere di una più lunga o migliore vita presente
o futura, produce effetti limitati.
• Chi fa le stesse opere buone, ma dedica tutti i meriti al salvare gli
esseri senzienti dalla sofferenza nel Samsara riceve molto più merito
rispetto a quello fatto a fini egoistici.
• Infine, uno che fa le stesse buone azioni senza alcun scopo specifico
o desiderio, riceve dei meriti infinitamente maggiori rispetto ai due
casi di cui sopra.
In una successiva elaborazione di ciò che è stato detto sopra, riguardo
alle parole del Buddha, come pure l'incontro tra Bodhidharma e
l’imperatore Liang, non importa di quale azione si tratta, in materia di
azioni, o di quali meriti o non meriti che possono o non possono
venirne, ciò che segue dovrebbe essere rimarcato:
• L’imperatore Liang invitò Bodhidharma nella sua capitale Nanjing (Nanchino).
L'imperatore era un devoto del Buddismo, e spesso indossava indumenti
Buddisti e recitava preghiere Buddiste. Egli era, tuttavia, assai più
orgoglioso del suo inflessibile e incondizionato sostegno verso il
Buddismo di tutto il suo intero regno. Insuperbito delle sue conoscenze
e dei contributi verso il Buddismo, egli chiese a Bodhidharma, "Da
quando sono salito al trono, ho costruito molti templi, pubblicato
numerosi Sutra e sostenuto innumerevoli monaci e monache. Quanto grande
è il merito di tutto questo?"
"Nessun merito di nessun tipo" fu la sconvolgente risposta di
Bodhidharma.
Ora, l'imperatore pensò che spesso aveva sentito insegnamenti da maestri
di fama che avevano detto, "Fai il bene, e riceverai il bene; fai il
male, e riceverai il male. La Legge di Causa ed Effetto è immutabile,
gli effetti seguono le cause come l’ombra segue la figura". Ma ora,
costui dichiara che io non ho ottenuto nessun merito. Così, l'imperatore
restò alquanto perplesso.
L'imperatore non era riuscito a capire le parole di Bodhidharma, che
significavano che uno non sta realmente praticando il Buddhadharma, se
fa il bene con il desiderio di ottenere merito per se stesso. Egli sarà
più interessato a soddisfare il proprio ego, o a promuovere il proprio
benessere, oppure per il vantaggio di essere riconosciuto e apprezzato
dagli altri.
IV. Karma e Libero Arbitrio.
Questo argomento è stato discusso spesso. La domanda è: "C'è spazio per
il libero arbitrio, nella legge del Karma?" Una domanda più forte è: "Il
libero arbitrio potrebbe non essere semplicemente un’opinione
soggettiva? Il cosiddetto libero arbitrio è anche un effetto del
Karma?".
Per la maggior parte degli Indù e delle scuole di pensiero religiose
dell’India, soprattutto quelle più antiche, credevano e promossero il
concetto che il Karma opera in maniera retta, con le azioni del passato
che influenzano il presente, e le azioni presenti che influenzano il
futuro. Di conseguenza, davano poco spazio al libero arbitrio. Molte di
queste interpretazioni hanno poi permeato la cultura e il pensiero
occidentale, tanto che il Karma finì con l’essere un tipo di concetto di
inflessibile "destino" o "fato".
Tuttavia, il Karma opera più strettamente secondo la visione Buddista,
come formulata dal Buddha, agendo più o meno con reazioni circolari, con
il momento presente che è formato sia di azioni del passato che del
presente; e le azioni presenti formano non solo il futuro ma anche il
presente. Questa costante
apertura all’input presente nel processo di causalità rende possibile il
libero arbitrio. Questa libertà è simboleggiata nell’immagine che i
Buddisti usano per spiegare il processo: l'acqua che scorre: A volte il
flusso dal passato è così forte che si può fare poco se non restare
fermi, ma ci sono anche momenti in cui il flusso può essere deviato in
quasi tutte le direzioni. (fonte)
Per ulteriori chiarimenti per quanto riguarda la possibilità di
modificare o cambiare l'esito del Karma, o come dice il Buddha, "per
deviare il flusso in quasi tutte le direzioni" vedere: “SIDDHI, Chaos
Magic e Joriki: Mind Power in Zen Tradition”. Vedi anche “Mantras,
Mantrams and Chants”, e “Chi Kung”, e “The Power of the
Shaman:Where Does It Come From” e “Diablero”.
Potremmo trovare molti esempi che sembrano indicare che non vi è spazio
per il libero arbitrio nella Legge del Karma. Significa forse che il
destino di una persona è determinato dal suo Karma passato, che una
persona non ha alcun modo per cambiarlo? Come si è visto sopra, nella
visione Buddista del Karma non è proprio così. Allora, come e perché, si
può cambiare il proprio destino?
Si consideri, ad esempio, il testo di Dogen Zenji, "Hotsu Bodaishin",
nel dodicesimo fascicolo, in cui egli enfatizza il "sorgere della 'mente-Bodhi'(bodaishin),
che comporta il voto di salvare tutti gli altri prim’ancora di se stessi
(ji mitokudo sendota)". Se la causalità non è altro che l’essere
'a' quindi necessariamente l’essere 'b', allora "Hotsu Bodaishin"
diventa assurdo, dal momento che nessun altro agente causale diverso dal
‘Sé’ può quindi avere nulla a che fare con la salvezza. Ciò,
chiaramente, implicherebbe una sorta di personale causalità atomica, in
cui il ‘Sé’ è isolato da tutte le influenze "esterne" - proprio il tipo
di posizione che Dogen si preoccupa di evitare.
Dobbiamo inoltre ricordare che le azioni positive producono Karma
positivo, ed il Karma positivo interagisce con il Karma negativo. Nel
dodicesimo fascicolo del "Kuyo Shobutsu" di Dogen, si legge che
"Può esservi un grande frutto da piccole cause, e un grande beneficio da
piccoli atti". E qui si implica che il Karma soteriologico è più potente
del Karma negativo. Ancora, nel dodicesimo fascicolo del "Sanji-go",
leggiamo una storia tratta dall’ “Abhidharma-mahaavibhaasaa-saastra”(Sezione
69) che racconta di un uomo buono (in questa sua vita), che, al momento
di morire, scopre che sta per rinascere in un inferno. All’inizio è
risentito, poiché egli credeva di esser destinato ad una rinascita in
Cielo. Ma poi realizza che la sua rinascita infernale è dovuta al male
che egli aveva fatto in una vita precedente. Questa realizzazione (cioè,
saggezza) ha modificato il suo Karma, così che egli in realtà si troverà
a rinascere in un regno celeste.
Questi passaggi mostrano che Dogen non aveva una visione semplicistica e
deterministica del Karma.
Per Dogen, il Karma non è una
statica, sostanziale e lineare ‘serie’ di cause ed effetti. C'è sempre
la possibilità di cambiamento, soprattutto attraverso la realizzazione
della saggezza spirituale. Dogen, quindi, senza negare la struttura
causale della vita e della pratica, respinge una interpretazione rigida
del Karma, in favore di un universo fluido, karmicamente
interdipendente, che dipende dalle nostre stesse azioni e dalla
comprensione, come parte della sua struttura causale.
Per aiutarvi a comprendere che il destino non è affatto
predeterminato da un Karma del passato, devo chiedervi di ricordare
quanto ho detto prima circa la nostra natura fondamentale: ‘Causa ed
effetto, proprio come la nascita e la morte, perdono il loro significato
a livello di Essere Illuminato, perché a livello della natura
fondamentale non c'è nessuno che possa ricevere l'effetto del Karma, sia
positivo che negativo. Quindi, per assurdo, quando si è diventati
Illuminati, la legge del Karma non è più applicabile. Tutto ciò che
l'Illuminato fa, dice, o pensa, lo fa, lo dice e lo pensa attraverso il
libero arbitrio, una manifestazione della natura fondamentale, e non per
l'effetto del Karma passato.
Tutti gli insegnamenti del Buddha mirano ad un unico obiettivo: cioè, ad
identificare se stessi con la propria natura fondamentale. Tutti i suoi
metodi sono concepiti per consentire che uno a poco a poco entri in
armonia con quella sua natura fondamentale.
Ora, la natura fondamentale possiede tutti i tipi di buone qualità
umane, come la amorevole gentilezza, la compassione, la gioia, e
l'equanimità. Tutte queste buone qualità possono generare buon Karma, il
quale produce effetti positivi. Pertanto, nel corso del processo di
coltivazione della armonia con la natura fondamentale, queste buone
qualità saranno pian piano rivelate, come un occasionale raggio di sole
che penetra attraverso una oscura e densa nube. Queste rivelazioni sono
i veri prodotti del libero arbitrio di una persona. Poiché un tale
libero arbitrio crea un buon Karma, e poiché il buon Karma produce
effetti positivi, che a sua volta sono buon Karma per il successivo
effetto, e così via, una persona ha quindi il potenziale per diventare
Illuminata, riconoscere la natura fondamentale, e così diventare un
Buddha.
Così, uno non solo potrà eliminare il Samsara, ma potrà anche ottenere
la perfetta compassione e saggezza, necessaria per insegnare agli altri
esseri senzienti come seguire lo stesso Sentiero.
Il Karma è un argomento così importante e vasto, che potrei stare a
parlarne per ore senza esaurire il materiale. Temi come questi che
seguono, potrebbero essere assai interessanti:
1. Possono il Karma buono ed il Karma cattivo compensarsi
reciprocamente?
2. Il Karma può essere cancellato?
3. Possono gli effetti del cattivo Karma essere minimizzati con la
confessione e il pentimento?
Per esempio, la Bhakti si differenzia nettamente dalle
credenze tradizionali Indù e dal pensiero di base Buddista sul Karma.
Questa forma di credenza del Karma da parte della Bhakti, differisce
dalla ordinaria concezione di un karma che consuma, o elimina, il Karma
buono e cattivo che l'individuo ha sviluppato, o acquisito, nelle vite
precedenti. Nel concetto della Bhakti, il Karma è messo da parte; il
devoto infatti si aspetta che il Signore restituisca Amore per amore, ed
ignori il predestinato corso del Karma. La questione se il Signore si
atterrà alla ferrea legge del Karma, o grazie alla bhakti glielo
rimuoverà, elargendogli la sua grazia, rimane nelle mani delle caste
sacerdotali, senza soluzione.
Si veda il punto n. 2 qui sotto, e si consideri cosa succede se si può
cambiare il concetto di Signore, come citato sopra, con il
concetto di ‘identificare se-stessi con la propria
‘natura-fondamentale’.
Con l'idea generale del Karma che ho presentato, voi potreste essere in
grado di trovare le risposte a queste questioni. In conclusione,
desidero sottolineare due punti:
1) Il buono o il cattivo Karma produrranno inevitabilmente i loro
rispettivi effetti. Le nostre quotidiane azioni, parole e pensieri,
influenzeranno il nostro futuro. Una persona saggia, quindi, sa bene che
deve vivere correttamente.
2) Ricordatevi che la legge del Karma si può arrestare e ci si può
liberare dal Samsara solo attraverso l'identificazione con la propria
‘natura-fondamentale’. Il modo come si può gradualmente identificarsi
con la ‘natura fondamentale’, e realizzare che essa è proprio
‘se-stessi’, è l'essenza dell’insegnamento del Buddha. Vi consiglio
sinceramente di studiarlo e di praticarlo.
Tra tutti gli ostacoli alla nostra coltivazione dell’Illuminazione,
l’ostacolo più grande è il nostro erroneo concetto del ‘Sé’. Questo è il
cuore di tutta la nostra ignoranza e sofferenza. Per saperne di
più su come ridurre questo erroneo concetto si veda:
DEATH OF THE EGO: A Buddhist View.. Per
alcuni approfondimenti e potenziali "risposte" alle tre domande poste in
apertura di paragrafo di questa sezione vedi:
WHAT THE BUDDHA SAID.
Fondamentalmente, la nostra esperienza come la viviamo, non è diversa da
quella dei maestri Zen. Il modo in cui siamo diversi, è che noi abbiamo
una sorta di nebbia, un particolare tipo di sovrapposizione concettuale
su quella esperienza, e poi facciamo un investimento emotivo su quella
sovrapposizione, sostenendo che essa è "reale" in sé e per sé.
Ecco ciò che dice un saggio Indiano contemporaneo, Ramesh S. Balsekar,
nel suo libro: “Libero Arbitrio, o Destino… A chi importa?”
"Nulla accade che non debba accadere, gli individui sono semplicemente
dei personaggi all’interno di una commedia. Non c’è nessuno a cui
dobbiamo nulla e nulla ci deve essere restituito; per questo non ha
senso porre questioni riguardanti il biasimo o l’errore".
Quando un ricercatore analizza e pondera l’insegnamento di Ramesh per la
prima volta, anche se ha iniziato la sua ricerca da moltissimi anni,
resta spesso esterrefatto. Certi Maestri insegnano a combattere l’ego, o
ad uccidere l’ego. Invece Ramesh suggerisce di accettarlo: "Chi ha
creato l’ego? La Sorgente lo ha creato e, in determinati casi, la
Sorgente stessa lo sta distruggendo".
Ramana Maharshi era solito dire: "La vostra testa è già in bocca alla
tigre". Questa sua famosa frase significa che non si può evitare il
processo avviato dalla Sorgente e tanto meno tentare di combattere
l’ego. Continuando a combattere l’ego, la tigre manterrà la bocca aperta
per secoli. Accettando l’ego la tigre lo eliminerà in tre secondi, in un
sol boccone.
“ESSENDOCI QUESTO, QUELLO SUCCEDE, SENZA DI QUESTO, QUELLO NON ACCADE”.
(SRI Ramana Maharshi)
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