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I° Parte -
- "Non è
possibile, O Subhûti che questo trattato della Legge (il Dharma) possa
essere ascoltato da esseri di poca fede,--da quelli che credono nel ‘sé’,
nell’essere, negli esseri viventi e nelle persone".- (Sutra del
Diamante).
In Occidente prevale ancora
fortemente l'idea che, per
la
mente Buddista, il temine Nirvana significhi né più né meno
un’assoluta nullità, il completo annientamento o annichilimento. Questa idea
è sbagliata. Ma è erronea solo perché contiene una mezza verità. Questa
mezza verità non ha un interesse o un valore, o anche una possibilità
intelligibile, a meno che non sia congiunta con l'altra metà. E, nella media
delle menti Occidentali, non esiste tuttora nessun sospetto dell'altra metà.
Nirvana,
significa infatti ‘estinzione’. Ma se da questa estinzione dell’essere
individuale noi crediamo di capire ‘morte-dell’anima’, la nostra concezione
di Nirvana è sbagliata. Oppure, se prendiamo Nirvana come significato di un
riassorbimento del limitato nell'infinito, come quello predetto dal
Panteismo Indiano, di nuovo la nostra idea è estranea al Buddismo.
Nondimeno, se noi dichiariamo che per Nirvana si intende l'estinzione della
sensazione individuale, emozione, pensiero, - la disintegrazione finale
della personalità consapevole, cioè l’annientamento di tutto quello che può
essere incluso sotto il termine "io", - allora noi esprimiamo esattamente un
aspetto giusto dell'insegnamento buddista.
L'apparente contraddizione
delle asserzioni precedenti è dovuta solamente alla nostra nozione
Occidentale di ‘sé’. Per noi, il ‘sé’ significa le idee, i sentimenti, la
memoria, la volizione; e ad una persona che non abbia familiarità con
l’idealismo germanico potrebbe a malapena accadere di immaginare che la
coscienza stessa non sia il ‘sé’. Il Buddista, a contrario, dichiara tutto
ciò che noi chiamiamo il ‘sé’ è falso. Egli definisce l'Ego come un mero
aggregato provvisorio di sensazioni, idee, impulsi, creati dalle esperienze
fisiche e mentali della razza, - tutto in relazione al corpo deperibile e
condannato a dissolversi con esso. Ciò che al ragionamento Occidentale
sembra la più indubitabile delle realtà, il ragionamento buddista lo
dichiara come la più grande di tutte le illusioni, ed anche la fonte di ogni
dolore e peccato. "La mente, i pensieri, e tutti i sensi sono soggetti
alla legge della vita e morte. Con la conoscenza del ‘Sé’ e delle leggi di
nascita e morte, non c’è più nessun attaccamento, e nessuna percezione
sensoriale. Conoscendo il proprio ‘sé’ e sapendo come i sensi agiscono, non
c'è posto per l'idea di un 'Io', o una base per formularlo. Il pensiero del
'Sé' genera tutte le sofferenze,- legandoci al mondo come con le catene; ma
avendo trovato che non c'è nessun 'Io' che possa essere legato al mondo,
allora tutti questi vincoli sono spezzati". [1]
Il testo succitato
suggerisce assai chiaramente che la coscienza non è il Vero ‘Sé’, e che la
mente muore col corpo. Ogni lettore che abbia poca familiarità con il
pensiero buddista potrebbe ben chiedere, “Allora, qual’è il significato
della dottrina del Karma, la dottrina della progressione morale, la dottrina
della conseguenza delle azioni?" Effettivamente, il tentare di studiare
soltanto con le idee ontologiche proprie dell'Occidente le traduzioni dei
Sutra buddisti, come quello dato nei "Libri Sacri dell'Oriente", dev’essere
messa a confronto ad ogni pagina con un’apparente speranza e meno con
indovinelli e contraddizioni. Noi vi troviamo la dottrina della rinascita;
ma vi è negata l'esistenza di un'anima. Ci vien detto che le disgrazie di
questa vita sono punizioni di colpe commesse in una vita precedente; però
non vi ha luogo una trasmigrazione personale. Troviamo l'asserzione che gli
esseri sono reindividualizzati; però sia l'individualità che la personalità
sono chiamate illusioni. Io dubito che qualcuno non edotto con i più
profondi metodi di credenza buddista possa possibilmente capire i seguenti
estratti che io ho fatto dal primo volume di "Le Domande di Re Milinda":
- Disse il Re: "Nagasena, c'è qualcuno che dopo che è morto non sia
reindividualizzato?" Nagasena rispose: "Un essere peccaminoso è
reindividualizzato; uno senza-peccati non lo è".(p.50). "C'è, Nagasena, una
tale cosa come l'anima?" "No. Non c'è nessuna tale cosa come un’anima" (pp.
86-89). [La stessa asserzione è ripetuta con una qualificazione in un
successivo capitolo (p.111),: "Nel senso più alto, O Re, non c'è nessuna
tale cosa".]
"C'è qualche essere,
Nagasena che trasmigra da questo corpo ad un altro?" "No: non c'è alcun
essere che trasmigri". (p. 112.) "E dove non vi è nessuna trasmigrazione,
Nagasena, ci può essere rinascita?" "Sì: può esservi la rinascita". "Colui
che sta per rinascere, Nagasena, sà che sta per rinascere?" "Sì: egli lo sa,
o Re". (p. 113).
Ovviamente il lettore
Occidentale potrebbe chiedersi,--"Come può esserci una
reindividua-lizzazione senza un'anima? Come può esservi rinascita senza una
trasmigrazione? Come può esservi preconoscenza personale di rinascita senza
una personalità?". Ma le risposte a tali domande non saranno trovate nel
lavoro citato.
Sarebbe sbagliato supporre
che le citazioni date offrano una qualche difficoltà insolita o eccezionale.
Quanto alla dottrina dell'annientamento del ‘sé’, l’evidenza di quasi tutti
quei testi buddisti ora accessibili ai lettori di lingua inglese, adesso sta
emergendo. Forse il Sutra del Gran Decesso (Mahaparinirvana) fornisce
la più straordinaria testimonianza contenuta nei "Sacri Libri dell'Oriente".
Nell’esporre gli Otto Stadi di Liberazione che conducono al Nirvana, esso
descrive esplicitamente ciò che noi dovremmo essere giustificati nel
chiamare, dal nostro punto di vista Occidentale, il processo di
annientamento assoluto. Ci vien detto che nel primo di questi otto stadi il
ricercatore buddista, dopo la verità, trattiene ancora le idee di forma -
soggettive ed oggettive. Nel secondo stadio lui perde l'idea soggettiva di
forma, e vede le forme solo come fenomeni esterni. Nel terzo stadio a lui
arriva il senso della percezione prossima alla verità suprema. Nel quarto
stadio egli passa oltre ogni idea di forma, di esistenza e di distinzione e
separatività; e a lui rimane soltanto l'idea di spazio infinito. Nel quinto
stadio svanisce anche l'idea di spazio infinito, e sopraggiunge il pensiero:
È tutto una coscienza infinita. [Qui c’è il limite estremo, che molti
potrebbero supporre, dell'idealismo panteistico; ma si è solo a metà strada
sul percorso che il pensatore buddista deve intraprendere]. Nel sesto stadio
giunge il pensiero, "Nulla di nulla esiste". Nel settimo stadio
svanisce l'idea sull'inesistenza stessa. Nell'ottavo stadio tutte le
sensazioni e le idee cessano di esistere. E dopo questo viene il Nirvana.
Lo stesso Sutra, nel
narrare la morte del Buddha, lo rappresenta come il rapido passare
attraverso il primo, secondo, terzo, e quarto stadio di meditazione, per
entrare in "quello stato di mente in cui è presente solo l'Infinità dello
Spazio", - e da qui, in "quello stato di mente in cui è presente solo
l'Infinità del Pensiero", - e da qui, in "quello stato di mente in cui nulla
di nulla è in special modo presente", -e da qui, in "quello stato di mente
tra la coscienza e la non-coscienza", - e da qui, in "quello stato di mente
in cui la coscienza sia di sensazioni che di idee è cessato, e spazzato
completamente via."
Per il lettore che appena
ha fatto qualche serio tentativo di avere un'idea generale del Buddismo,
tali citazioni sono ben poco necessarie; poiché la dottrina fondamentale
della concatenazione di causa ed effetto contiene lo stesso rifiuto della
realtà del ‘sé’ e suggerisce gli stessi enigmi. L’illusione produce l’azione
o il Karma; e dal Karma, ha origine coscienza di sé, dalla coscienza-di-sé,
l’individualità; dall'individualità, i sensi; dai sensi, il contatto; dal
contatto, la sensazione; dalla sensazione, il desiderio; dal desiderio,
l’unione; dall’unione, concepimento; dal concepimento, la nascita; dalla
nascita, la sofferenza, la vecchiaia e la morte. Il lettore già conosce
indubbiamente la dottrina della distruzione dei dodici anelli (Nidana);
e qui è superfluo ripeterlo estesamente. Ma può essere utile rammentargli
l'insegnamento che dalla cessazione del contatto la sensazione viene
distrutta; da quella della sensazione, è distrutta l'individualità e da
quella dell'individualità, è distrutta la coscienza-di-sé.
Evidentemente, senza una
soluzione preliminare degli enigmi offerta da questi testi, ogni sforzo di
imparare il significato del ‘Nirvana’ è senza speranza. Prim’ancora di
essere in grado di comprendere il vero significato di quei ‘sutra’, ora resi
familiari ai lettori Occidentali grazie alla loro traduzione, è necessario
comprendere che le comuni idee Occidentali di Dio ed Anima, di materia e
spirito, non hanno ragione di esistere nella filosofia buddista; poiché il
loro posto è occupato da concetti che non hanno una vera controparte nel
pensiero religioso Occidentale. Soprattutto, è necessario che il lettore
sappia espellere dalla propria mente l'idea teologica di Anima. I testi
succitati dovrebbero aver già chiarito che nella filosofia buddista non c'è
nessuna trasmigrazione personale, e nessuna Anima Permanente individuale.
II° Parte - L’Ego, o Karma”
“O Bhagavat, l'idea di
un sé non è un idea; e l'idea di un essere, o di un essere vivente, o di una
persona, non è un’idea. E perché? Perché i Buddha benedetti sono liberati da
tutte le idee".—(Sutra del Diamante).
Ed ora, cerchiamo di capire
cos’è ciò che muore, e cos’è ciò che rinasce – chi è che commette le colpe e
chi è quello che soffre le penalità,- che passa dagli stati del dolore a
quelli di felicità - che entra nel Nirvana dopo la distruzione
dell’auto-coscienza, - che sopravvive alla "estinzione" e ha il potere di
far ritorno al Nirvana, - che sperimenta le Quattro Sensazioni Infinite,
dopo che tutti i sentimenti limitati sono stati annichiliti.
Non è il senziente e
consapevole ‘Sé’ che entra nel Nirvana. L'Ego è soltanto un temporaneo
aggregato di innumerevoli illusioni, un fantomatico guscio, una bolla d’aria
sicura di scoppiare. È una creazione del Karma,--o anzi, come un mio amico
buddista insiste, è il Karma. Per capire pienamente
l'asserzione, il lettore dovrebbe sapere che, in questa filosofia Orientale,
gli atti e i pensieri sono forze che si integrano in profondità nei fenomeni
materiali e mentali, -in quelle che noi chiamiamo apparenze oggettive e
soggettive. La stessa terra su cui noi siamo sopra,- le montagne e foreste,
i fiumi e i mari, il mondo e la sua luna, tutto l'universo visibile, - in
breve, è l'integrazione di azioni e pensieri, è Karma, o, almeno,
Essere condizionato dal Karma. [2]
Il Karma-ego
che noi chiamiamo il ‘sé’, è il corpo-mente; esso è in continuo decadimento;
ma è anche perpetuamente rinnovato. Dall'ignoto inizio, questo
duplice-fenomeno, soggettivo e oggettivo, è stato alternativamente dissolto
e reintegrato: ogni integrazione è una nascita; ogni dissoluzione una morte.
Non c’è nessun’ altra nascita o morte se non la nascita e morte del Karma in
una qualche forma o condizione. Ma ad ogni rinascita la reintegrazione non è
mai il ripristino dell’identico fenomeno, ma di un altro a cui si dà
origine,- così come la crescita genera la crescita, ed il movimento produce
il moto. Cosicché il sé-fantasma ad ogni reincarnazione non solo cambia in
quanto a forma e condizione, ma anche in quanto all’attuale personalità. C'è
una unica Realtà; ma non c'è nessun individuo permanente, nessuna
personalità costante: c'è soltanto un sé-fantasma, e un fantasma succede ad
un altro fantasma, come l’onda ad un’altra onda, sullo spettrale Oceano di
Nascita e Morte. Ed anche come la tempesta di un mare è un movimento di
onde, e non di trasferimento,- poiché essa è solamente la forma dell'onda, e
non la stessa onda che viaggia,- così nel passaggio delle vite c’è solamente
il sorgere e lo svanire delle forme,--forme mentali e forme materiali. La
Realtà Incommensurabile non passa. "Tutte le forme", è scritto nel
Kongô-hannya-haramitsu-Kyô,[Vagra-prajñâ-pâramita-Sutra] "sono irreali:
Colui che sorge al di sopra di tutte le forme è il Buddha". Ma cosa può
ancora sorgere al di sopra di tutte le forme dopo la disintegrazione totale
del corpo e la dissoluzione finale della mente?
Restando inconsciamente
nella falsa coscienza dell’uomo imperfetto,--oltre la sensazione, percezione
e pensiero,--avviluppata in quella che noi chiamiamo anima (che in verità è
soltanto uno spesso velo intessuto di illusione), vi è l'eterna e divina
Realtà Assoluta: non è un'anima, né una personalità, ma il vero Sé-Tutto
senza egoità,- il Muga no Taiga,- il Buddha incarnato nel Karma.
All’interno di ogni sé-fantasma dimora questo divino: tuttavia gli
innumerevoli non sono che un solo Uno. All'interno di ogni creatura
incarnata dorme l’originaria Intelligenza Infinita, nascosta, ignota,
sconosciuta,- però alla fine di tutte le eternità destinata a destarsi, a
strappare via l’intrigo spettrale della mente sensoriale, a rompere per
sempre la sua crisalide di carne e a passare alla suprema conquista dello
Spazio-Tempo. Dato che nel Kegon-Kyô (Avatamsaka-Sutra): è scritto
"Figlio di Buddha, non c'è neanche un essere vivente che non abbia la
saggezza del Tathâgata. È solamente a causa dei loro vani pensieri e
attaccamenti che tutti gli esseri non sono consapevoli di ciò…. Io insegnerò
loro il santo Sentiero;- io farò abbandonar loro i pensieri sciocchi, e farò
in modo che essi vedano che la vasta e profonda intelligenza che dimora
entro di essi non è diversa dalla saggezza del vero Buddha".
Qui, noi possiamo fermarci
a considerare la corrispondenza tra queste fondamentali teorie buddiste ed i
concetti della scienza Occidentale. Sarà subito evidente che il rifiuto
buddista della realtà del mondo che appare non è un rifiuto della realtà dei
fenomeni in quanto fenomeni, e né un rifiuto delle forze che oggettivamente
o soggettivamente creano i fenomeni. Perchè la negazione del Karma, come
Karma in quanto tale, comporterebbe la negazione dell’intero sistema
buddista. La vera dichiarazione è, che quello che noi percepiamo non è mai
la realtà in se stessa, e che anche l'Ego che percepisce è un instabile
complesso di sentimenti aggregati che sono essi stessi instabili e della
natura delle illusioni. Questa posizione è scientificamente forte,- forse
impregnabile. Della sostanza in se stessa noi certamente non sappiamo nulla:
noi siamo consapevoli dell'universo soltanto come un enorme gioco di forze;
e, perfino quando discerniamo il generale significato relativo delle leggi
espresse nell'azione di quelle forze, tutto ciò che è Non-ego ci è rivelato
soltanto attraverso le vibrazioni di una struttura nervosa, ma mai
esattamente la stessa in due singoli esseri umani. Pur tuttavia, attraverso
una così diversa ed imperfetta percezione, noi siamo sufficientemente sicuri
dell'impermanenza di tutte le forme – di tutti gli aggregati oggettivi o
soggettivi.
La prova della realtà è la
persistenza; ed il meditante buddista, trovando nell'universo visibile
solamente un perpetuo flusso di fenomeni, dichiara gli aggregati materiali
irreali perché non-persistenti,- irreali, almeno, come una bolla d’aria, una
nube, o un miraggio. Ancora, la forma universale del pensiero è la
relazione; ma siccome la relazione è impermanente, come può il pensiero
essere persistente?.... Giudicata da questi punti di vista, la dottrina
Buddista non è un Anti-realismo, ma un vero Realismo trasfigurato, che trova
giusta espressione nelle precise parole di Herbert Spencer:-"Ogni sentimento
e pensiero non è che transitorio;--una intera vita composta di tali
sentimenti e pensieri anch’essa non è che transitoria;- anzi, gli oggetti
stessi attraverso i quali è passata la vita, sebbene meno transitori,
essendo tutti in procinto di perdere la loro individualità, più o meno
velocemente,--ci insegnano che l’unica cosa permanente è la Realtà
Inconoscibile nascosta sotto tutte queste forme mutevoli".
Similmente, l'insegnamento
del Buddismo, che ciò che noi chiamiamo il Sé è anch’esso un aggregato
impermanente, - una illusione sensoriale, - proverà se pazientemente
analizzato, che nessun pensatore appena possibilmente serio potrà negarlo.
La mente, com’è ben noto allo scienziato psicologo, è composta di sentimenti
e relazioni tra i sentimenti; ed i sentimenti sono composti di unità di
semplice sensazione che sono fisiologicamente coincidenti con dei minimi
contatti nervosi. Tutti gli organi di senso sono fondamentalmente simili,
essendo modificazioni evolutive degli stessi elementi morfologici;- e tutti
i sensi sono modificazioni del contatto. O, per usare un linguaggio più
semplice possibile, gli organi di senso - la vista, l’odorato, il gusto,
perfino l’udito, - si sono similmente sviluppati dalla pelle! Anche lo
stesso cervello umano, dalla moderna testimonianza di istologia ed
embriologia, "è, dal suo inizio, solo un ripiegamento dello strato
epidermico"; e perciò il pensiero, fisiologicamente ed evoluzionalmente, è a
sua volta una modificazione del contatto. Certe vibrazioni, agendo
attraverso l'apparato visivo, provocano all'interno del cervello quei
movimenti (emotivi) che sono seguiti da sensazioni di luce e colore; - altre
vibrazioni, agendo sul meccanismo auditivo, danno origine alla sensazione
del suono;--altre vibrazioni, provocando cambiamenti nei tessuti
specializzati, producono sensazioni di gusto, odorato, tatto. Tutta la
nostra conoscenza deriva e si è sviluppata, indirettamente o direttamente,
dalla sensazione fisica,- dal contatto. Ovviamente, questa non è la
spiegazione ultima, perché nessuno può dirci cosa prova il contatto.
"Tutto ciò che è fisico", disse bene Schopenhauer, "è allo stesso tempo
metafisico." Ma la scienza giustifica ampiamente questa posizione Buddista,
cioè che ciò che noi chiamiamo il “Sé” non è che un fascio di sensazioni,
emozioni, sentimenti, idee, ricordi, tutti relativi alle esperienze fisiche
della razza e dell'individuo
e che il nostro desiderio
per l'immortalità è un desiderio di eternità di questa mera coscienza
sensoriale ed egoistica. E la scienza supporta perfino il rifiuto buddista
della permanenza dell' Ego sensoriale. "La Psicologia", dice Wundt, "prova
che non solo le nostre percezioni sensoriali, ma anche le immagini
rammemorative che le rinnovano, per la loro origine dipendono dal
funzionamento e movimento degli organi di senso… Una continuità di questa
coscienza sensoriale le deve apparire irriconciliabile con i fatti della sua
propria esperienza. E certamente noi possiamo ben dubitare che tale
continuità sia un requisito etico: di più, che l'adempimento del desiderio
stesso, se possibile, non sia che un intollerabile destino".
NOTE in calce-
[1]. il Fo-Sho-Hing-Tsan-king.]
[2]. "le azioni globali di tutti gli esseri senzienti
hanno dato origine alle varietà di montagne, fiumi, paesi, ecc… . Anche gli
occhi, narici, orecchie, lingue e corpi,-- come pure i loro giardini,
boschi, fattorie, residenze, servitori, e domestiche,- l’uomo immagina che
siano i suoi propri possessi; ma, in verità, essi sono soltanto risultati
prodotti da innumerevoli azioni ".—
(Kuroda, Outlines of the Mahayana).
"Erba, alberi,terra,--tutti questi diverranno
Buddha".—(ChÛ-in-KyÔ).
"Anche le spade e cose di metallo sono manifestazioni
dello spirito: al loro interno esistono tutte le virtù [o 'potere']
nel loro più pieno sviluppo e perfezione".—(HizÔ-hÔ-Yaku).
"Sia che venga chiamata senziente o non-senziente, la
materia è il Dharmakaya [o 'corpo spirituale']. "—(ChishÔ-HishÔ).
"La Dottrina dell’Apparente tratta dei quattro grandi
elementi [terra, fuoco, acqua, aria] come materia non-senziente. Ma,
nella Dottrina Segreta, si dice che essi siano il ‘Corpo-in Accordo al
Nyôrai’ [Samya-Kaya-Tathâ-gata] (Soku-Shin-JÔ-Butsu-Gi)"—.
"Quando ogni fase della nostra mente sarà in accordo con
la mente di Buddha... allora non ci sarà neanche una particella di polvere
che non entri nella Buddhità".--Engaku-SHÔ.]
(III° Parte) - L’Origine della sensazione individuale-
“O Subhûti, se io avessi
avuto un'idea di un essere, di un essere vivente o di una persona, io avrei
dovuto avere anche un'idea di malevolenza. . . . Un dono non dovrebbe essere
dato da qualcuno che crede nella forma, nel suono, nell’odorato, nel gusto o
in qualsiasi cosa che può essere toccata".- (Sutra del Diamante).
La dottrina dell'impermanenza
dell'Ego consapevole non è solo quella più straordinaria della filosofia
Buddista: è anche, moralmente, una delle più importanti. Forse il valore
etico di questo insegnamento non è stato mai ancora così ben valutato da
alcun pensatore Occidentale. Quanta infelicità umana sia stata causata,
direttamente ed indirettamente, dalle opposte credenze,- da illusioni di
stabilità - dall'inganno che distinzioni di carattere, condizione, classe,
credo, siano stabilite da una legge immutabile,- e dall'inganno di un'anima
senziente immortale, immutabile, destinata, per capriccio divino,
all’eternità della beatitudine o all’eternità di un fuoco eterno! Senza
dubbio, le idee di una divinità mossa da un odio eterno, - di un’anima come
entità permanente, immutabile e destinata a stati immutabili,- del peccato
come imperdonabile e di penalità infinite,-- erano non senza valore nei
primi selvaggi stadi di sviluppo sociale. Ma nel corso della nostra
successiva evoluzione ci si dovette rapidamente sbarazzare di esse; e si può
sperare che il contatto degli Occidentali con il pensiero Orientale possa
avere un felice risultato per l'accelerazione della loro scomparsa. Mentre
anche i sentimenti che essi hanno sviluppato stentano ad arrivare, potrebbe
non esservi alcun vero spirito di tolleranza, nessun senso della fratellanza
umana, nessun destarsi di amore universale.
Il Buddismo, d'altra parte,
col suo riconoscere l’impermanenza, i limiti dell’instabilità, l’assenza di
distinzione di carattere o classe o razza, se non come fenomeni transeunti,-
anzi, nessuna differenza perfino tra dèi ed umani, - in essenza è stato la
religione della tolleranza. Demoni ed angeli non sono che manifestazioni
diverse dello stesso Karma;- inferno e paradiso meri luoghi provvisori nel
viaggio verso la pace eterna. Perché tutti gli esseri non sono che un’unica
legge, - immutabile e divina: la legge (dharma) per cui il più basso
originerà al posto del più alto,- la legge per cui il peggiore dovrà
diventare il migliore,- la legge per cui il più abietto diventerà un Buddha.
In tale sistema non c’è posto per il pregiudizio e per l’odio. La sola
ignoranza è la fonte del male e della sofferenza; e tutta l’ignoranza dovrà
alla fine essere dissipata in infinita luce
attraverso la decomposizione del ‘Sé’.
Di sicuro, mentre ancora
noi tentiamo di aggrapparci alle vecchie teorie della personalità
permanente, e solo di una sola incarnazione per ciascuno individuo, non
possiamo trovare alcun significato morale nell'universo così come esiste. La
conoscenza moderna può scoprire che non c’è nessuna giustizia nel processo
cosmico; - il di più che può offrirci tramite l’incoraggiamento etico è che
le forze inconoscibili non sono forze di pura malevolenza. "Né morale né
immorale", per citare Huxley, "ma semplicemente 'amorale". La scienza
dell’Evoluzione può non essere fatta per accordarsi alla nozione della
personalità indissolubile; e se noi accettiamo il suo inse-gnamento della
crescita e dell’eredità mentale, dobbiamo accettare anche il suo
insegnamento della dissoluzione individuale e del cosmo, come inesplicabile.
Essa ci assicura, invece, che le più alte facoltà dell’uomo sono state
sviluppate attraverso la lotta e il dolore, e continueranno a lungo ad
essere sviluppate così; ma ci assicura anche che l'evoluzione è
inevitabilmente seguita dalla dissoluzione,- che il punto più alto dello
sviluppo è similmente il punto da cui comincia la regressione. E se noi
siamo, ciascuno e tutti, mere forme deteriorabili e periture dell’essere,-
condannate a sparire come le piante e gli alberi,- quale consolazione
possiamo trovare nell' assicurazione in cui ora stiamo soffrendo per un
beneficio futuro? Cosa ci può interessare se l’umanità diventerà più o meno
felice in un'altra epoca lontana innumerevoli secoli, se a noi non resta
nulla di più che vivere e morire in una comparabile miseria? O, per ripetere
l'ironico dire di Huxley, "quale compensazione trovano gli Eohippus
per le loro angosce attuali nel fatto che, milioni di anni dopo, uno dei
suoi discendenti vincerà il Derby?"
Ma il processo cosmico può
presumere totalmente un altro aspetto, se possiamo persuadere noi stessi,
come ogni Buddista, che ogni essere è Unità,- che la personalità non è che
una illusione che nasconde la realtà,- che tutte le distinzioni di "Io" e
"tu" sono solo fantasmagorici films schizzati fuori da una sensazione
peritura,- che perfino il Tempo e lo Spazio, come rivelati ai nostri sensi
piccini, sono fantasmi,- che il passato, il presente ed il futuro in verità
sono Uno. Pensate che il cavallo vincitore del Derby sia capace di ricordare
di esser stato un Eohippus? Pensate che l'essere, una volta uomo, sia
capace di guardare indietro attraverso tutti i veli di morti e nascite,
attraverso tutte le evoluzioni dell'evoluzione, fino al momento della prima
flebile crescita della facoltà senziente e oltre la non-senzienza;- che sia
in grado di ricordare, come il Buddha del Jataka, tutte le esperienze delle
sue innumerevoli incarnazioni, e riferirle come fiabe o parabole per la
salvezza di un altro Ananda?
Noi abbiamo visto che non è
il ‘Sé’, ma il ‘Non-Sé’- l’unica realtà che è sottostante a tutti i fenomeni
– la quale passa da forma a forma. Lo sforzo per il Nirvana è una perpetua
lotta fra il vero e il falso, la luce e l'oscurità, il sensoriale e
l’extra-sensoriale; e l'ultima vittoria può essere ottenuta solo con la
totale decomposizione dell'individualità mentale e fisica. Non può bastare
la conquista di un solo sé: miliardi di ‘sé’ devono essere vinti. Perché il
falso Ego è un composto di innumerevoli ère ed ha una vitalità che dura ben
oltre gli universi. Ad ogni rottura e rilascio di una crisalide, una nuova
crisalide appare,- forse più tenue, più diafana, ma intessuta di materia
simil-sensoriale,- un tessuto mentale e fisico composto dal Karma delle
illusioni, passioni, desideri, dolori e piaceri, ereditati dalle
innumerevoli vite precedenti. Ma cos’è ‘ciò’ che sente? - il fantasma o la
realtà?
Tutti i fenomeni
dell’Auto-coscienza appartengono al falso ‘sé’,- ma soltanto un vero
fisiologo potrebbe dire che la sensazione è un prodotto dell'apparato
sensoriale, che non spiegherebbe però la sensazione. Non tanto nel Buddismo
quanto nella fisiologia psicologica c’è un qualunque vero insegnamento delle
due entità della sensazione. Nel Buddismo l'unica entità è l'Assoluta; ed a
quell'entità il falso ‘sé’ sta in relazione ad un mezzo attraverso cui la
corretta percezione è deflessa e distorta,- in cui ed a causa di cui la
facoltà senziente e l’impulso divennero possibili. L'incondizionato Assoluto
è al di sopra di tutte le relazioni: non ha nulla di ciò che noi chiamiamo
dolore o piacere; non conosce nessuna differenza tra "Io" e "tu",--nessuna
distinzione di luogo o di tempo. Ma, condizionato dall'illusione della
personalità, diventa consapevole del dolore o del piacere, come un sognatore
che percepisce le irrealtà senza 'essere consapevole della loro irrealtà’.
Piaceri e dolori, e tutte le sensazioni correlate all’auto-coscienza sono
allucinazioni. Il falso ‘sé’ esiste solamente come esiste nello stato di
sonno; e la facoltà senziente e i desideri, e tutte le angosce e le passioni
dell’essere, esistono solamente come le illusioni di quel sogno.
Ma qui ora noi giungiamo ad
un punto in cui scienza e Buddismo divergono. La psicologia moderna non
riconosce sensazioni non evolutivamente sviluppate attraverso le esperienze
della razza e dell'individuo; il Buddismo invece asserisce l'esistenza di
sentimenti che sono immortali e divini. Esso dichiara che in questa
condizione Karmica la maggior parte dei nostri pensieri, sensazioni,
percezioni, idee, sono relativi soltanto al ‘sé-fantasma’, che la nostra
vita mentale è poco più di un flusso di sensazioni e desideri appartenenti
all'egoismo, che i nostri amori ed odi, e speranze e paure, e piaceri e
dolori, sono illusioni [3]; - ma dichiara anche che dentro di noi ci sono
dei sentimenti più alti, più o meno latenti secondo il nostro grado di
conoscenza, che non hanno niente a che fare col falso ‘sé’ e che sono
eterni.
Sebbene la scienza dichiari
che la natura ultima dei piaceri e dei dolori sia imperscrutabile, essa
conferma parzialmente l'insegnamento buddista sulla loro caratteristica di
impermanenza. Entrambe sembrano appartenere ad elementi secondari piuttosto
che primari della sensazione, ed entrambe sembrano essere evoluzioni,--forme
di sensazione sviluppate, attraverso miliardi di esperienze di vita, dalle
primitive condizioni in cui non poteva esservi né reale piacere e né reale
sofferenza, ma solamente la più ottusa e vaga facoltà senziente. Maggiore è
stata l'evoluzione e maggiore il dolore, e maggiore il volume di ogni
sensazione. Dopo che è stato raggiunto lo stato di equilibrio, il volume
della sensazione comincerà a diminuire. Dovranno prima venir estinti i
piaceri più eccelsi ed i dolori più acuti; poi gradualmente i sentimenti
meno complessi, secondo la loro complessità; infine, man mano che il pianeta
si raffredda, non sopravviverà neanche la sensazione più semplice possibile
alla più bassa forma di vita.
Ma, secondo il Buddismo, i
più alti sentimenti morali sopravvivono alle razze, ai soli, ed a tutti gli
universi. I puri sentimenti altruistici, impossibili alle nature più
grossolane, appartengono all' Assoluto. Nelle nature generose, il divino
diviene senziente,- e si anima all'interno del guscio illusorio, come un
bambino prende vita nell'utero (per cui l’illusione stessa è chiamata
‘L'Utero del Tathâgata’). Nelle nature ancora più alte, i sentimenti che
non sono del ‘sé’, trovano posto per la potente manifestazione,-
risplendendo attraverso l’Ego-fantasma, come la luce attraverso un vaso.
Tale è il puro amore altruistico, grande più dell’essere individuale -
compassione suprema, - perfetta benevolenza, questi sentimenti non sono
proprietà dell’uomo, ma dello stesso Buddha all'interno dell'uomo. E quando
questi si espandono, tutti i sentimenti del ‘sé’ cominciano a indebolirsi ed
a rarefarsi. Simultaneamente, la condizione dell’Ego-fantasma si purifica:
tutte quelle opacità che oscuravano la realtà della Mente, all'interno della
mente- miraggio, cominciano ad illuminarsi; ed il senso-di-infinito, come lo
sprizzare di una luce, passa attraverso il sogno della personalità
individuale fino ad attivare il risveglio divino. [1]
Tuttavia, nel caso del
ricercatore medio, dopo che ha raggiunto la verità, questo affinamento con
la decomposizione ultima del ‘sé’ può essere effettuato solo con una
inesprimibile lentezza. L’individualità-fantasma, durando tuttavia solo per
lo spazio di un'unica vita, si plasma aldifuori dalla somma delle sue
qualità innate, e aldifuori della somma dei suoi propri particolari atti e
pensieri. La nuova combinazione che ne fuoriesce,- una fresca
individualità,- è un’altra prigione fatta di illusione per il
Sé-Individuale[2]. Come nome e forma, il falso ‘sé’ si dissolve; ma i suoi
impulsi sopravvivono e si ricombinano; e la distruzione finale di quegli
impulsi - l'estinzione totale della loro vitalità
fantasmagorica può richiedere una protrazione dello sforzo attraverso
miliardi di secoli. Perpetuamente, dalle ceneri delle passate passioni ormai
bruciate, rinascono più sottili passioni, - perpetuamente, dalle tombe delle
illusioni, nuove illusioni risorgono. La più potente delle passioni umane è
l'ultima a prodursi: essa persiste nelle condizioni sovrumane. Anche quando
le sue forme più grossolane sono svanite, le sue tendenze ancora si celano
in quei sentimenti originalmente derivati o intessuti con essa, - per
esempio, la sensazione della bellezza, e la delizia della mente per le cose
aggraziate. Sulla terra queste sono classificate fra le sensazioni più
elevate. Ma in uno stato ultramondano indulgere in esse è carico di
pericolo: un'occhiata o un contatto, può causare il riformarsi delle catene
della schiavitù sensuale. Aldilà di tutti i mondi del sesso, vi sono strane
zone in cui pensieri e ricordi diventano fatti oggettivi tangibili e
visibili,- in cui si sono materializzati voglie e desideri emotivi,- ed in
cui il minimo desiderio indegno può sembrare creativo.
Nella fraseologia religiosa
Occidentale, si può dire che nella maggior parte di questo enorme
pellegrinaggio, ed in tutte le zone del desiderio, le tentazioni aumentano
quanto più cresce la forza spirituale di resistervi. In ogni successiva
ascesi vi è un'ulteriore espansione delle possibilità di godimento, un
aumento del potere, uno sviluppo della sensazione. Immensa è la ricompensa
dell’auto-conquista; ma chiunque si sforzi per quella ricompensa si sforza
per la vacuità. Uno non deve desiderare il paradiso come una condizione di
piacere; è stato scritto, ‘I pensieri erronei per le gioie del paradiso
sono ancora legati insieme con le rapide corde della concupiscenza’. Uno
non deve desiderare di divenire un dio o un angelo. "Qualsiasi Fratello, O
monaci" – ha detto il Maestro, - "può aver adottato la sua vita religiosa
pensando, tra sè e sé, 'Con questa moralità io diventerò un angelo',
la sua mente non è quindi incline allo zelo, alla perseveranza,
all’esercizio". Forse la più vivida dimostrazione del dovere di colui che
ottiene la vera felicità è quella data nel ‘Sutra del Gran Re della
Gloria’. Questo grande re, entrando in possesso di ogni potere e
ricchezza immaginabile, si astiene dai godimenti e, disprezzando gli
splendidi onori, rifiuta le carezze di una Regina dotata di una "bellezza
divina", e malgrado che dalle labbra di lei esca il suo desiderio per lui,
egli l'abbandona. Lei, con deferente dolcezza ma non senza le ovvie e
naturali lacrime, rispetta il suo volere; e lui subito dopo esce
dall’esistenza. Ogni rifiuto così dei premi ottenuti con virtù aiuta a far
causare ancora una nascita più fortunata in uno stato ancora più alto
dell’essere. Ma nessuno stato dovrebbe tuttavia essere desiderato; ed è
soltanto dopo che il desiderio per lo stesso Nirvana è cessato che il
Nirvana può essere raggiunto.
Ed ora possiamo
avventurarci per un breve tempo nella regione più fantastica dell’ontologia
buddista, - poiché, senza alcuna definita nozione del corso di evoluzione
psichica descritta fin qui, il suggestivo valore del sistema non può essere
equamente giudicato. Sicuramente, io sto chiedendo al lettore di considerare
una teoria circa ciò che è oltre l’estremo limite possibile della conoscenza
umana. Ma così come la maggior parte della dottrina buddista può essere
studiata ed esaminata all'interno del limite della conoscenza umana,
troviamo giusto essere d’accordo con l’opinione scientifica meglio di come
fa qualunque altra ipotesi religiosa; ed alcuni degli insegnamenti buddisti
dimostrano di essere incomprensibili anticipazioni delle moderne scoperte
scientifiche,- e potrà mai, perciò, apparire irragionevole pretendere che
anche le pure voglie di una fede così tanto più antica della nostra, e così
tanto più capace di essere riconciliata con le più ampie espansioni del
pensiero ottocentesco, meriti almeno una rispettosa considerazione?
NOTE in CALCE…
[1. Raggiungere lo stato
della felicità perfetta ed eterna, è il Nirvana Supremo; perché allora tutti
i fenomeni mentali - come i desideri, opinioni, ecc.- sono annichiliti. E
così, quando sono annichiliti i fenomeni mentali, appare la vera natura
della vera Mente con tutte le sue funzioni innumerevoli e le azioni
miracolose".--KURODA, Outlines of the Mahâyâna.
[2. E’ sul soggetto di
questa propagazione e perpetuazione di caratteristiche che la dottrina del
Karma è in parziale concordanza con il moderno insegnamento scientifico
della trasmissione ereditaria delle tendenze.]
[3. "piaceri e dolori hanno
la loro origine dal contatto: dove non c'è contatto, essi non possono
sorgere".--Atthaka-vagga, 11.]
IV° Parte – Esistenza e
Non-esistenza.
“La
"non-esistenza è solamente l'ingresso al Grande Veicolo (Mahayana)".”--
Daibon-Kyôi.
"Ed in che modo, o Siha,
uno parlando potrebbe veramente dire di me:
'Il Samana Gotama sostiene
l’annichilimento;- egli insegna la dottrina
dell'annientamento'?
Invero, o Siha, io proclamo l'annientamento della
concupiscenza, della
malevolenza, dell’illusione; Io proclamo l'annientamento
delle molteplici condizioni
(del cuore) che sono malvagie e non buone".- Mahavagga, vi. 31. 7.
"Nin mité, hô toké"
(prima vedi la persona, poi predica la legge) è un proverb io
Giapponese che significa che il Buddismo dovrebbe essere insegnato secondo
la capacità del discepolo. Ed i grandi sistemi di dottrina buddista sono
davvero divisi in livelli progressivi (di solito cinque), per essere
studiati in successione, o altrimenti, secondo l'abilità intellettuale dello
studente. Ci sono anche molte varietà di speciali dottrine tenute dalle
diverse sètte e sotto-sètte,--così che, per formare un qualsiasi
soddisfacente contorno dell’ontologia buddista, è necessario fare una
sintesi di quello più importante e meno contraddittorio fra questi molti
dogmi. Devo però dire che il Buddismo popolare non include concetti quali
quelli che noi stiamo esaminando. Le persone credono al più semplice ‘credo’
di una vera trasmigrazione dell’anima. Le persone capiscono il Karma solo
come la legge che è la punizione o la ricompensa di colpe commesse nelle
vite precedenti. Le persone non si interessano sul Nehan o
Nirvana[1]; ma esse pensano molto di più al Paradiso (Gokuraku), che
i membri di molte sètte credono possa essere raggiunto immediatamente dopo
questa vita dagli spiriti buoni. I seguaci della sètta più grande e più
ricca tra quelle moderne- lo Shinshû - sostengono che, con
l’invocazione di Amida, una retta persona può passare, subito dopo la morte,
nel grande Paradiso Occidentale,- il Paradiso di nascita del Fiore-di-Loto
-. Io non sto tenendo in nessun conto le credenze popolari in questo piccolo
studio, né di dottrine particolari solamente a qualche singola sètta.
Ma ci sono molte differenze
nel supremo insegnamento quanto al conseguimento del Nirvana. Alcune
autorità sostengono che la felicità suprema può essere ottenuta, o almeno
vista, anche su questa terra; mentre altri dichiarano che il mondo presente
è troppo corrotto per permettere una vita perfetta, e che soltanto
ottenendo, attraverso le buone azioni, il diritto di rinascita in un buon
mondo, gli uomini possono sperare nell'opportunità di praticare quella
santità che conduce alla suprema beatitudine. L'altra opinione, che postula
le superiori condizioni di essere in altri mondi, esprime meglio il pensiero
generale del Buddismo contemporaneo in Giappone.
La condizione degli esseri
umani e animali appartiene a quelli che sono chiamati i Mondi del Desiderio
(Yoku-Kai),- che sono quattro di numero. Sotto di questi vi sono gli
stati del tormento o inferni (Jigoku), riguardo ai quali molte cose
curiose sono state scritte; ma né lo Yoku-Kai né i Jigoku, devono essere
considerati in relazione allo scopo di questo piccolo saggio. Noi abbiamo a
che fare solo con il corso di un progresso spirituale dal mondo degli uomini
verso il Nirvana,--presumendo, secondo il moderno Buddismo, che il
pellegrinaggio attraverso morti e rinascite debba continuare, almeno per la
maggioranza dell’umanità, anche dopo il conseguimento delle più alte
condizioni possibili su questo globo. La Via prosegue dalle condizioni
terrene verso altri mondi superiori,- passando prima attraverso i Sei
Paradisi del Desiderio (Yoku-Ten); - e quindi attraverso i
Diciassette Paradisi della Forma (Shiki-Kai);--e alla fine attraverso
i Quattro Paradisi del Senza-Forma (Mushiki-Kai) oltre i quali c’è il
Nirvana.
Le esigenze della vita
fisica - il bisogno di cibo, riposo, e relazioni sessuali - continuano ad
essere sentite nei Paradisi del Desiderio, - che sembrerebbero essere mondi
fisici più elevati piuttosto che ciò che noi comunemente intendiamo con
l’espressione "il paradiso". In effetti, le condizioni in alcuni di essi
sono come si suppone possano esistere in pianeti più favorevoli del nostro,
- in sfere più grandi scaldate da un sole più generoso. E alcuni testi
buddisti li mettono realmente in remote costellazioni,- dichiarando che il
Sentiero conduce da stella a stella, da galassia a galassia, da universo ad
universo, su fino al Limite dell’Esistenza [2].
Nel primo dei cieli di
questa zona, chiamato il Cielo dei Quattro Re (Shi-Tennô-Ten), la
vita dura cinque volte più a lungo della vita su questa terra a seconda del
numero di anni, ed ogni anno è uguale a cinquanta anni terrestri. I suoi
abitanti mangiano e bevono, si sposano e procreano, alla stessa maniera
dell’umanità. Nel cielo successivo (Sanjiu-san-Ten), la durata della
vita vi è raddoppiata, e tutte le altre condizioni sono migliorate in
maniera corrispondente; e le forme di passione più grossolana sono
scomparse. L'unione tra i due sessi persiste, ma in una maniera curiosamente
simile a quella che un certo Padre della Chiesa Cristiana desiderava che
fosse stato possible,- un semplice abbraccio che fa generare un nuovo
essere. Nel terzo cielo (che è chiamato Emma-Ten), dove la longevità
è di nuovo raddoppiata, il minimo contatto può creare la vita. Nel quarto
cielo, Cielo dell'Appagamento (Tochita-Ten), la longevità è
ulteriormente aumentata. Nel quinto, o Cielo della Trasmutazione del Piacere
(Keraku-Ten), strani e nuovi poteri sono ottenuti. Piaceri soggettivi
vengono cambiati a volontà in piaceri oggettivi;- pensieri come pure
desideri diventano forze creative;- e perfino il semplice atto di vedere può
provocare concepimento e nascita. Nel sesto cielo (Také-jizai-Ten), i
poteri ottenuti nel quinto cielo sono ulteriormente sviluppati; ed i piaceri
soggettivi tramutati in oggettivi possono essere offerti ad altri, o
condivisi con altri,- come doni materiali. Ma lo sguardo di un istante,--una
semplice occhiata - può generare un nuovo Karma.
Gli Yoku-Kai sono
tutti Cieli di vita sensoriale - paradisi che risponderebbero ai sogni di
artisti, innamorati e poeti. Ma coloro che sono in grado di attraversarli
senza precipitare - (ed una caduta, si badi, non è affatto difficile) -
passano nell’Area Super-sensoriale, entrando prima nei Cieli di Osservazione
Luminosa dell’Esistenza e di Calma Meditazione sull’Esistenza (Ujin-ushi-shôryo,
o Kakkwan). Questi sono tre di numero,- ognuno più alto del
precedente, e si chiamano Cielo della Santità, Cielo della Grande Santità e
Cielo della Santità Suprema. Dopo di questi, vengono i cieli chiamati Cieli
di Osservazione Luminosa della Non-esistenza e di Meditazione Calma sulla
Non-esistenza (Mûjin-mushi-shôryo). Anche questi sono tre; ed i loro
nomi secondo l’ordine significano, Luce Minore, Luce Insondabile, e Luce che
Crea il Suono, o, Luce-sonora. Qui è raggiunto il più alto grado di gioia
supersensuale possibile a quelle condizioni provvisorie. Più su vi sono gli
stati chiamati Riki-shôryo, o i Cieli della Meditazione di Abbandono
della Gioia. I nomi di questi stati nel loro ordine ascendente sono, Purezza
Minore, Purezza Insondabile, e Purezza Suprema. In essi non vi è nessuna
gioia né dolore, nessuna forte sensazione di alcun tipo vi esiste: c'è solo
un leggero piacere negativo,- il piacere dell'Equanimità Celestiale [3].
Ancora più in alto di questi cieli vi sono le otto sfere della Meditazione
Calma sull'Abbandono di ogni Gioia e Piacere (Riki-raku-shôryo). Esse
sono chiamate Il Senza-nubi, Santità-Manifesta, Ampi Risultati, Vacuità di
Nome, Privo di Calore, Bella-Apparenza, Visione-di-Perfezione, e Il Limite
di Forma. Qui piacere e dolore, e nome e forma, spariscono all’improvviso.
Ma vi restano idee e pensieri.
Colui che può passare
attraverso questi reami supersensuali entra subito nel Mushiki-Kai,-
i mondi del Senza-Forma. Questi sono quattro. Nel primo stato del
Mushiki-Kai, è perso ogni senso di individualità: anche il pensiero di nome
e forma viene estinto, e vi sopravvive soltanto l'idea di Spazio Infinito, o
Vuoto-Vacuità. Nel secondo stato del Mushiki-Kai, anche questa idea di
spazio svanisce; ed al suo posto interviene l'Idea di Pura Ragione Infinita.
Ma questa idea di ragione è antropomorfica: è ancora un'illusione; e si
affievolisce nel terzo stato del Mushiki-Kai, che è chiamato "Stato-di-Non-Trattenere-Nulla",
o Mû-sho-u-shô-jô. Qui c’è solamente l'Idea dell'Infinito Nulla. Ma
anche questa condizione è stata raggiunta grazie all'aiuto dell'azione della
mente personale. Questa azione poi cessa quando è raggiunto il quarto stato
del Mushiki-Kai,- il Hisô-hihisô-shô, lo stato di "non-più-assenza-di-nome-né-non-assenza-di-nome".
Tuttavia, qui qualcosa della mentalità personale continua vagamente a stare
a galla,- la vibrazione di Karma più difficile a morire,- l’ultima nebbia
evanescente dell’essere. Essa si liquefa;- e quindi arriva
l’incommensurabile rivelazione. Il Buddha dormiente e sognante, liberato
dall'ultimo spettrale vincolo del Sé, subito sorge nella "beatitudine
infinita" del Nirvana[4].
Ma non tutti gli esseri
passano attraverso tutti questi stati sopra enumerati: il potere di poter
risorgere velocemente o lentamente dipende dall'acquisizione di merito come
pure dal carattere del Karma che deve essere superato. Alcuni esseri passano
immediatamente nel Nirvana subito dopo la vita presente; alcuni dopo una
sola nuova nascita; altri dopo due o tre nascite; mentre molti sorgono
direttamente da questo mondo ad uno dei Cieli Supersensuali. Tutti questi
sono chiamati Chô,- i ‘Saltatori’,- i migliori dei quali raggiungono
il Nirvana subito dopo la loro morte come uomini o donne. Ci sono due grandi
divisioni di “Chô”,- i Kwan, ‘Quelli-che-Ritornano’, ed i Fu-Kwan,
‘Quelli-che-Non-Ritornano’[5]. Talvolta, il ritorno può essere simile ad una
prolungata regressione; e, secondo una leggenda Buddista sull'origine del
mondo, i primi uomini erano esseri che precipitarono dal 'Kwô-on-Ten’,
Il Cielo della Luce Sonora. Un rimarchevole fatto circa l’intera teoria
dell’evoluzione è che l’evoluzione non è concepita (se non in casi molto
rari) come un avanzamento per linee rette, ma come un avanzamento
ondulatorio,- un ritmo di movimento fisico. Ciò è esemplificato dalla
curiosa classificazione Buddista dei diversi brevi periodi da cui i Kwan,
coloro che ritornano, possono sperare di arrivare al Nirvana. Questi brevi
periodi sono divisi in Pari e Dispari;- il primo periodo include un eguale
numero di rinascite celestiali e terrene; mentre nella seconda classe le
rinascite intermedie celestiali e terrene non sono uguali in numero. Ci sono
quattro tipi di questi stadi intermedi. Un amico Giapponese ha disegnato per
me i seguenti diagrammi che chiaramente spiegano l’argomento.


Ciò può essere chiamato
fantastico; ma si armonizza con la verità che ogni progresso deve essere
necessariamente ritmico. Benché gli esseri non passino tutti attraverso ogni
livello del grande viaggio, tutti gli esseri che raggiungono la Suprema
Illuminazione con qualunque mezzo, acquisiscono certe facoltà che non
appartengono alle loro particolari condizioni di nascita, ma solo alle
particolari condizioni del loro sviluppo psichico. Questi sono, i
Roku-Jindzû (Abhidjñâ),
o Sei Poteri Soprannaturali
[6]:- (1) Shin-Kyô-Tsu, il potere di passare ogni-dove attraverso
qualunque ostacolo,- per esempio, attraverso muri solidi;- (2),
Tengen-Tsû, il potere dell’infinita visione;- (3) Tenni-Tsû, il
potere di ascolto infinito;- (4) Tashin-Tsû, il potere di conoscere i
pensieri di ogni altro essere;- (5) Shuku-jû-Tsû, il potere di
ricordare le nascite precedenti;- (6) Rojin-Tsû, infinita saggezza,
col potere di entrare a propria volontà nel Nirvana. I Roku-jindzû
cominciano prima a svilupparsi nello stato di Shômon (Sravaka),
e si espandono nelle condizioni più alte di Engaku (Pratyeka-Buddha)
e di Bosatsu (Bodhisattva o Mahâsattva) poi. I poteri dello Shômon
possono essere esercitati su duemila mondi; quelli degli Engaku o
Bosatsu, in più di tre mila;- ma i poteri dello Stato di Buddha si
estendono sull’intero cosmo.
Nel primo stadio della
santità, per esempio, si crea il ricordo di un certo numero di nascite
precedenti, insieme con la capacità di prevedere un numero corrispondente di
nascite future;- nel successivo più alto stato il numero di nascite
ricordate aumenta;- e nello stato di Bosatsu (bodhisattva) tutte le nascite
precedenti sono visibili alla memoria. Ma il Buddha non solo vede tutte le
sue proprie nascite precedenti, ma similmente tutte le nascite che ci sono
sempre state o che ci saranno,- e tutti i pensieri ed azioni, del passato,
presente, o futuro, di tutti gli esseri passati, presenti, o futuri…. Ora,
questi sogni di potere sovrannaturale meritano attenzione a causa
dell'insegnamento etico riguardo ad essi,- lo stesso che è intessuto
attraverso ogni ipotesi Buddista, razionale o inconcepibile,- l’insegnamento
dell’auto-rinuncia, o negazione-del-sé. Ed i Poteri Sovrannaturali non
devono mai essere usati per piacere personale, ma solamente per il più alto
beneficio,- la propagazione della dottrina, detta agli uomini. Qualunque
esercizio di essi per scopi minori potrà risultare nella loro perdita – di
sicuro significherebbe una regressione nel Sentiero [7]
Mostrarli allo scopo di
generare ammirazione o meraviglia sarebbe come fare giochi di perfida
destrezza con ciò che è divino; e lo stesso Maestro è ricordato per aver una
volta rimproverato severamente una superflua dimostrazione di essi da parte
di un discepolo [8]. Questa rinuncia non solo di una vita, ma di
innumerevoli vite,- non solo di un mondo, ma di innumerevoli mondi,- non
solo di piaceri naturali ma anche di sovrannaturali,- non solo di coscienza
di sé, ma anche di stato divino,- è certamente non per il miserabile
privilegio di cessare di essere, ma per un privilegio infinitamente più
grande di tutto ciò che un paradiso possa mai dare. Il Nirvana non è una
cessazione, ma una 'emancipazione’. Significa solo il passaggio da essere
condizionati ad essere incondizionati,- la scomparsa di tutti i fantasmi
mentali e fisici nella vera luce della Onnipotenza ed Onniscienza
Senza-Forma. Ma l'ipotesi Buddista sostiene un certo suggerimento della
persistenza di ciò che una volta è stato in grado di ricordare tutte le
nascite e gli stati di essere limitati,- la persistenza dell'identità dei
vari Buddha anche nel Nirvana, nonostante l'insegnamento che tutti i Buddha
sono uno solo. Come riconciliare questa dottrina monista con l'assicurazione
dei vari testi che l'essere che entra nel Nirvana, quando lo desidera, può
anche riassumere una personalità terrena? Ci sono alcuni testi molto
straordinari su questo soggetto nel Sutra del Loto della Buona Legge: per
esempio quelli in cui il Tathâgata Prabhûtarâtna è dipinto come
seduto "perfettamente estinto sul suo trono", mentre parla di fronte ad una
vasta assemblea in cui egli è presentato come "il gran Veggente che,
anche se perfettamente estinto per molti kôtis di eoni, ora viene a sentire
la Legge". Questi stessi testi ci offrono la soluzione dell’enigma della
molteplicità nell’unità; perché vi si dice anche che il Tathâgata
Prabhûtarâtna e le miriadi di altri Buddha estinti che appaiono
simultaneamente, siano stati tutte incarnazioni di un solo ed unico Buddha.
Dall'ipotesi di ciò che
potremmo chiamare un monismo pluralistico, una sorta di riconciliazione è
offerta, una sola realtà composta di diversi gruppi di coscienza, da subito
indipendenti eppure interdipendenti,- o, per parlare di pura mente in
termini di materia, uno ‘spirituale atomico Assoluto’. Questa
ipotesi, sebbene non enunciata dottrinalmente nei testi Buddisti, è
implicita distintamente sia dal testo che dal commentario. L'Assoluto del
Buddismo è uno, come è uno l’etere. L’etere è concepibile solamente come
un’unica composizione di unità [9].
L'Assoluto è concepibile
(secondo ogni tentativo di sintesi delle dottrine Giapponesi) solo come
composto di Buddha. Ma qui lo studioso scopre che sta viaggiando assai più
lontano, forse oltre la linea del pensabile, in cui i filosofi Occidentali
mai si sono avventurati. Tutti sono l’Uno;--ciascuno nell’unione diviene
uguale con Tutti! A tutti noi vien dato di immaginare non solo che l'ultima
realtà è composta di unità dell’essere-consapevole,- ma anche di credere che
ogni unità
Sia permanentemente uguale
ad ogni altra, ed infinita in potenzialità [10]. La realtà centrale di ogni
creatura vivente è un puro Buddha: la stessa forma visibile e pensante, che
diventa cellule, non essendo altro che Karma. Con un certo grado di verità,
si potrebbe dire che il Buddismo alla nostra teoria di un universo di atomi
fisici sostituisce l'ipotesi di un universo di unità psichiche. Non che
necessariamente ciò neghi la nostra teoria di atomi fisici, ma si assume una
posizione che potrebbe essere espressa così: "Ciò che voi chiamate atomi in
realtà sono combinazioni, aggregazioni instabili, essenzialmente
impermanenti e perciò essenzialmente non-reali. Gli atomi non sono che
Karma". E questa posizione è suggestiva. Noi non conosciamo niente di niente
della natura ultima della sostanza e del movimento: ma abbiamo evidenza
scientifica che ciò che è noto è evoluto dall'ignoto; che gli atomi dei
nostri elementi sono mere combinazioni; e che ciò che noi chiamiamo materia
ed energia non sono che differenti manifestazioni di una sola ed infinita
Ignota Realtà.
Vi sono meravigliosi
dipinti Buddisti che ad un primo sguardo sembrano essere stati fatti, come
altri dipinti Giapponesi, con baldi e sciolti colpi di un abile pennello ma
che, esaminati da vicino, mostrano di essere stati eseguiti in una maniera
assai più meravigliosa. Le figure, le caratteristiche, i vestiti, le
aureole, ma anche lo scenario, i colori, gli effetti di nebbia o
nuvole,-tutto, anche il minimo dettaglio di toni o di linee, è stato
prodotto raggruppando microscopici caratteri Cinesi,- colorati secondo la
posizione, e più o meno spessamente ammassati secondo le necessità di luce
od ombra. In breve, questi ritratti sono composti totalmente aldifuori dei
testi di Sutra: essi sono mosaici di minuti ideogrammi,- ogni ideogramma è
una combinazione di colpi, e il simbolo alternativamente di un suono e di
un'idea.
Il nostro universo è
anch’esso così composto? - una fantasmagoria infinita composta solo da
combinazioni (di combinazioni di combinazioni di combinazioni) di unità che
trovano qualità e forma attraverso inimmaginabili affinità;- ora spessamente
ammassate in solide oscurità; ora palpitanti in tremolanti vibrazioni di
luce e colore; sempre e ovunque raggruppate grazie ad una stupefacente arte
all’interno di un vasto mosaico di polarità;- eppure ogni unità in se stessa
una complessità inconcepibile, ed ognuno in se stesso anche solo un simbolo,
un carattere, un solo ideogramma del indecifrabile testo dell'Enigma
Infinito?…. Chiedere ai chimici ed i matematici.
Parte V° - La Dottrina
dell’Impermanenza
…"Tutti gli esseri che hanno
vita metteranno da parte
La loro forma complessa,-
quell’aggregazione di qualità
Mentale e materiale che, sia
in cielo che sulla terra,
Dà loro quella individualità
fugace". (Mahaparinirvana Sutra)
In tutti i sistemi
teologici vi sono concezioni che non possono resistere al test della moderna
analisi psicologica, e nel precedente profilo incompleto di una grande
ipotesi religiosa saranno senza dubbio riconosciuti alcuni "fantasmi di
credenze che bazzicano quei labirinti di proposte verbali in cui di solito i
metafisici si perdono". Ma anche le verità saranno percepite,- grandi
riconoscimenti della legge dell'evoluzione etica, del prezzo del progresso e
della nostra relazione alla Realtà immutabile che dimora oltre ogni
cambiamento.
Il rispetto Buddista
dell'enormità di quell'opposizione al progresso morale che l’umanità deve
superare è pienamente sostenuto dalla nostra conoscenza scientifica del
passato con percezione del futuro. L’emancipazione mentale e morale è stata
portata così avanti soltanto attraverso una continua lotta contro una ben
più antica eredità della ragione o del sentimento morale,- contro gli
istinti e gli appetiti della bruta vita primitiva. E l'insegnamento
Buddista, che la media degli uomini può sperare di lasciarsi alle spalle la
sua peggior natura solo dopo un periodo di milioni di vite future, è molto
più una verità che una teoria. Solamente attraverso milioni di nascite noi
siamo stati capaci di raggiungere questo nostro stato presente ancorché
imperfetto; e le oscure eredità del nostro passato più buio sono ancora
forti abbastanza per prevalere sulla ragione ed il sentimento etico. Ogni
futuro passo diretto sul percorso morale dovrà essere preso contro lo sforzo
unito di milioni di spettrali volontà illuse. Perché quei ‘sé’ passati che
preti e poeti ci hanno detto di usare come passi per cose più alte non sono
morti, né è probabile che muoiano nelle prossime mille generazioni a venire:
essi sono troppo ‘vivi’;- essi hanno ancora il potere di afferrare il piede
che arranca,- talvolta perfino di rigettare lo scalatore giù nel limo
primordiale.
Ancora, nella sua leggenda
dei Paradisi del Desiderio,- progresso per cui dipende l'abilità della virtù
trionfante di rifiutare ciò che ha ottenuto,- il Buddismo ci offre una
magnifica storia piena di verità evolutiva. Le difficoltà
dell’auto-elevazione morale non scompaiono col miglioramento materiale delle
condizioni sociali - che ai giorni nostri sono alquanto aumentate. Quando la
vita diviene più complessa, più multiforme, così similmente aumentano gli
ostacoli all’emancipazione etica,- allo stesso modo i risultati di pensieri
ed azioni. L'espansione del potere intellettuale, il raffinamento della
sensibilità, l'allargamento delle simpatie, l'intensivo espandersi del senso
di bellezza,- tutto ciò moltiplica i pericoli etici così come certamente ne
moltiplica le opportunità. I maggiori risultati materiali della
civilizzazione, e l'aumento delle possibilità di piacere, esigono un
esercizio di autocontrollo ed un potere di equilibrio etico, però
impossibile e inutile negli stati di esistenza più antichi e più bassi.
La dottrina Buddista dell’impermanenza
è anche la dottrina della scienza moderna: l’una o l’altra potrebbe essere
dichiarata con le stesse parole. "La Conoscenza naturale", scrisse Huxley in
una delle sue ultime e più eccellenti composizioni, "tende sempre più alla
conclusione che 'tutti i cori del Cielo e la materia della terra' sono forme
transitorie di pezzi di sostanza cosmica {sic} che si incamminano
lungo la strada dell'evoluzione da nebulose potenzialità,- attraverso le
infinite nascite di soli, stelle, pianeti e satelliti,- attraverso tutte le
varietà di materia,- attraverso le infinite diversità di vita e pensieri,-
possibilmente attraverso modalità dell’essere di cui noi non abbiamo
concezione né siamo competenti a formarcene una,- indietro fino
all’indefinibile latenza da cui essi sorsero. Così l'attributo più ovvio del
Cosmo è la sua impermanenza" [11].
E, alla fine, si può dire
che il Buddismo presenta non solo una straordinaria concordanza con il
pensiero del diciannovesimo secolo riguardo all'impermanenza di tutti gli
aggregati, all’etico significato dell'ereditarietà, alla lezione
dell'evoluzione mentale, al dovere del progresso morale, ma è d'accordo con
la scienza anche nel ripudiare ugualmente le nostre dottrine di
spiritualismo e materialismo, la nostra teoria di un Creatore e di una
speciale creazione, e la nostra credenza nell'immortalità dell'anima.
Tuttavia, malgrado questo ripudio delle stesse origini della religione
Occidentale, esso è stato in grado di darci la rivelazione di maggiori
possibilità religiose,- ed anche i suggerimenti di un più nobile e
universale credo scientifico, che siano mai esistiti. In questo stesso
preciso periodo della nostra propria evoluzione intellettuale, quando la
fede in un Dio personale se ne sta andando via,- quando sta divenendo
impossibile la credenza in un'anima individuale,- quando le menti più
religiose si ritirano da tutto ciò che noi chiamiamo religione,--quando il
dubbio universale è un peso crescente riguardo all’aspirazione etica,- è
offerta una luce dall’Oriente. Ivi, ci troviamo in presenza di una più
antica e vasta fede,- che non sostiene grossolane concezioni antropomorfiche
della Realtà incommensurabile, e che nega l'esistenza di un’anima, ma
ciononostante inculca un sistema di moralità superiore a qualunque altro
sistema, e mantiene una speranza che nessuna possibile forma futura di
conoscenza positiva può essere distrutta. Rinforzato dall'insegnamento della
scienza, l'insegnamento di questa fede più antica è che per migliaia di anni
noi abbiamo pensato, e stiamo pensando, in modo capovolto, e cioè
dall’interno verso l’esterno. La sola realtà è l’Uno;- tutto quello che noi
abbiamo preso per la Sostanza è solamente Ombra;- il fisico è il
non-reale;--e l'uomo-esterno è il fantasma.
NOTE in calce:
[1. Non passa giorno che io
non senta dire tali parole come ingwa, gokuraku, gôshô,- o le altre
parole che si riferiscono al Karma, al paradiso, la vita futura, la vita
passata, ecc. Ma io non ho mai sentito un uomo o una donna del popolo usare
la parola "Nehan"; ed ogni qualvolta io mi sono avventurato ad
interrogare qualcuno sul Nirvana, perlopiù, ho trovato che il suo
significato filosofico era ignoto. D'altra parte lo studioso Giapponese
parla di Nehan come la Realtà,- del Cielo, o come una condizione
provvisoria o come una parabola.]
[2. Questa localizzazione
astronomica delle condizioni più elevate dell’essere, o di altri "Campi-di-Buddha",
può far sorridere; ma tuttavia suggerisce innegabili possibilità. Non c'è
assurdità nel supporre che le potenzialità della vita, la crescita e lo
sviluppo passino realmente, con diffusione e concentrazione nebulare, da
sistemi estinti a sistemi nuovi. Infatti, il non immaginare questo, nel
nostro presente stato di conoscenza, è appena possibile per la mente
razionale.]
[3. Si tenga a mente questa
concezione della bella definizione di Equanimità di Mr. Spencer:-
"L’Equanimità può essere paragonata a luce bianca che, benché composta di
numerosi colori, è incolore; mentre i piacevoli e dolorosi stati della mente
possono essere paragonati alle varie modificazioni della luce risultanti
incrementando le proporzioni di alcuni raggi, e diminuendo le proporzioni di
altri".—Principles of Psychology.]
[4. L'espressione
"beatitudine infinita" come sinonimo di Nirvana è preso dal “Le Domande di
Re Milinda”.]
[5. Nel Mahaparinirvana
Sutra vi è l'esempio di una donna che giunse a questa condizione:- "La
sorella Nanda, O Ananda, grazie alla distruzione dei cinque vincoli che
legano la gente a questo mondo è divenuta un’abitante del più alto dei
Cieli, - per passare totalmente oltre,- e quindi per non più ritornare"]
[6. Diversi sistemi
Buddisti danno differenti enumerazioni di questi misteriosi poteri di cui i
nomi Cinesi letteralmente significano:(1) La
Calma-Meditazione-esteriore-che-non-porta-ostacolo-alla-saggezza;-(2)
Cielo-Occhio-che-non-ostacola-la-saggezza;--(3)
Cielo-Orecchio-che-non-ostacola-la-saggezza;- (4)
Altre-menti-che-non-ostacolano-la-saggezza;- (5)
Stati-Precedenti-di-mente-che-non-ostacolano-la-saggezza;- e infine,(6) l’
Estinzione-che-non-ostacola-la-saggezza.]
[7. Si suppone che gli
esseri che sono giunti allo stato di Engaku o di Bosatsu non
siano capaci di regressione, né di alcun serio errore; ma in bassi stati
spirituali le cose sono diverse…]
[8. Vedasi una curiosa
leggenda nei Testi del Vinaya,--Kullavagga, v. 8, 2.]
[9. Questa posizione, si
osserverà, è molto diversa da quella di Hartmann, il quale sostiene che
"ogni molteplicità di individualizzazione appartiene alla sfera del
fenomenico". (vol.ii. pag.233 della traduzione Inglese). Piuttosto, vien
fatto di ricordare al pensiero di Galton che gli esseri umani "possono
contribuire più o meno inconsciamente alla manifestazione di un vita più
alta della nostra,- un po’ come le cellule individuali di uno degli animali
più complessi contribuiscono alla manifestazione del suo più alto ordine di
personalità". (Hereditary Genius, p. 361).
Un altro pensiero di Galton, espresso sulla stessa pagina dell’opera già
citata, è ancor più fortemente suggestivo del concetto Buddista:--"Non
dobbiamo permetterci di considerare ogni personalità umana o altra, come
qualcosa di sovrannaturale aggiunto alla capacità naturale, ma piuttosto
come una segregazione di ciò che già esisteva, sotto una forma nuova e come
conseguenza regolare delle condizioni precedenti…. Né dobbiamo venir
fuorviati dalla parola 'individualità'…. Noi possiamo guardare a ciascun
individuo come a qualcosa di non completamente liberato dal suo
genitore-sorgente,- come un'onda che è stata sollevata e plasmata da
condizioni normali in un illimitato ed ignoto oceano".
Il lettore dovrebbe
ricordare che l'ipotesi Buddista non implica né individualità né personalità
nel Nirvana, ma semplice entità,- non un corpo spirituale, nel nostro
significato del termine ma solamente una coscienza divina. "Cuore", nel
senso di mente divina, è un termine usato in certi testi giapponesi per
descrivere tale entità. Nel Dai-Nichi Kyô Sô (Commentario sul
Dai-Nichi Sutra), ad esempio, c’è l'asserzione:--"Quando tutti i semi della
vita-Karma sono completamente bruciati ed annichiliti, allora il puro e
vuoto cuore-Bodhi è raggiunto". (Si può anche osservare che i metafisici
Buddisti usano il termine "corpo-vacuità" per descrivere una delle
condizioni più elevate dell'entità). Anche il seguente verso, dal
cinquantunesimo volume dell’opera chiamata Daizô-hô-sû sarà trovato
interessante:-"Con l’esperienza il Tathâgata possiede tutte le forme,- forme
per innumerevole moltitudine come i granelli di polvere dell'universo.... Il
Tathâgata si trova a nascere nei luoghi che desidera, [lett. 'si trasporta'-
cioè, sull’Oceano di Nascita e Morte] o in accordo al desiderio di altri, e
lì salva tutti gli esseri senzienti. Quale che sia la sua volontà trova un
luogo di dimora, e lì egli si incarna: ciò è chiamato ‘Corpo-di-nascita-volontaria’...
Il Buddha rende il suo corpo la Legge (Dharma), e resta puro come lo spazio
vuoto: e ciò è chiamato ‘Corpo-della-Legge (Dharmakaya)".]
[10. Buona parte di questo
pensiero Buddista è realmente incarnato nel seguente verso di Tennyson,-
"Illimitato all’interno, nell'atomo; illimitato all’esterno, nell'Intero".]
[11. Tratto da “Evoluzione
ed Etica”.]
VI° Parte – Siamo e saremo Polvere…
"Che il Bodhisattva reputi
tutte le cose come aventi la natura dello spazio vuoto,
in permanenza uguali allo
spazio; senza essenza, senza sostanzialità…".
(Saddharma Pundarika- Sutra
del Loto).
Io ho vagato ai limiti
della città; e la strada che seguivo a un certo punto è diventata ruvida,
quasi campest re,
iniziando a dirigersi attraverso campi di riso verso un piccolo villaggio ai
piedi delle colline. Tra la città e i campi di riso, un vago e disboscato
tratto di terra costituisce un favorito terreno di gioco per i bambini. Ci
sono alberi, spazi di erba per rotolarsi, molte farfalle, e una bella
distesa di ciottoli. Io mi fermo a guardare i bambini.
Dalle banchine ai lati
della strada alcuni di essi stanno divertendosi con della creta bagnata,
facendo piccoli modellini di montagne e fiumi e campi di riso; piccoli
villaggi di fango, ed anche imitazioni di contadini con cappelli,- e piccoli
templi di fango, e giardini di fango con stagni e ponti curvi e imitazioni
di lanterne di pietra (tôrô); e similmente cimiteri in miniatura, con
pezzi di pietra come monumenti. Ed essi giocano al funerale,- seppellendo
cadaveri di farfalle e cicale (semi), e fingendo di ripetere sutra
Buddisti sulla tomba. Ma domani essi non oseranno più fare questo; perché
l’indomani sarà il primo giorno della festa dei Morti. Durante questa festa
è severamente vietato molestare insetti, specialmente cicale, alcune delle
quali hanno sulle loro teste piccoli caratteri rossi che si dice essere nomi
di Anime.
In tutti i paesi i bambini
giocano a lla
morte. Prima che giunga il senso di identità personale, la morte non può
essere considerata seriamente; e l'infanzia, a tal riguardo, pensa forse in
modo più corretto che non gli impacciati adulti. Ovviamente, se a quei
piccoli fosse detto, in qualche luminosa mattina, che un compagno di giochi
se n’era andato via per sempre,- svanito via per rinascere, ci sarebbe un
ben più reale, anche se pur sempre vago, senso di perdita, molti che si
asciugherebbero gli occhi con le loro maniche multicolori; ma in un momento
la perdita sarebbe dimenticata ed i giochi ricomincerebbero. L'idea di
cessare di esistere non potrebbe minima-mente entrare nella mente di un
bambino: le farfalle e gli uccelli, i fiori, il fogliame, la stessa dolce
estate gioca con loro a morire;- queste cose sembrano andarsene via, ma
tutto di nuovo ritorna dopo che è la neve andata via. Il vero dolore e la
paura della morte sorgono in noi solamente tramite la lenta accumulazione di
esperienze con dubbi e sofferenze; e questi piccoli ragazzi e ragazze,
essendo Giapponesi e Buddisti, in qualunque occasione non vogliono mai
sentire la morte, come invece voi ed io facciamo. Essi avranno ragione di
temerla per la salute di qualcun’altro, ma non per loro stessi, perché
impareranno che loro sono già morti milioni di volte, e hanno dimenticato il
problema, proprio come uno dimentica il dolore del mal di denti quando il
dente è stato tolto. Nella luce stranamente penetrativa del loro credo,
l’insegnamento della illusorietà di ogni sostanza,- proprio come quei Raggi
X ultimamente scoperti che rendono visibile la spettralità della carne,-
questo loro mondo presente, con le sue grandi montagne e fiumi e campi di
riso a loro non apparirà molto più vero di quello creato con i panorami di
fango, che essi fecero nell’infanzia. Ed è assai probabile che non sia molto
più vero.
A questo pensiero, io
divento consapevole di un improvviso leggero colpo, alquanto familiare, e mi
vedo colpito dall'idea della Sostanza come Non-realtà. Questo senso di vuoto
delle cose, o vacuità, viene solamente quando la temperatura dell'aria è
così equanimamente collegata alla temperatura della vita da farmi
dimenticare di avere un corpo. Il freddo stimola dolorose nozioni di
solidità; il freddo aumenta l'illusione della personalità; il freddo
ingrandisce l'egoismo e intirizzisce il pensiero, il freddo srotola le
piccole ali dei sogni illusori.
Oggi è uno di quei giorni
caldi e silenziosi in cui è possibile pensare alle cose come esse sono in
realtà,- quando oceano, monti, e pianure sembrano non più veri dell’arco di
vuoto blu che è sopra di loro. Tutto è miraggio,- il mio stesso fisico, e la
strada illuminata dal sole, ed il lento incresparsi del grano sotto il vento
sonnecchiante, ed i tetti ricoperti di paglia oltre la foschia dei campi di
riso, e le curve blu delle nude colline dietro a tutto il resto. Ho la
duplice sensazione di essere io stesso un fantasma, e di essere infestato,-
risucchiato dalla luminosa e prodigiosa spettralità fantasmagorica del
Mondo.
In quei campi ci sono
uomini e donne che lavorano. Essi sono ombre semoventi e colorate; e la
terra sotto di loro - da cui essi sorgono, ed a cui essi dovranno ritornare
- è ugualmente un’ombra. Solamente la Forza dietro all'ombra, che fa e
disfa, è reale,- perciò è invisibile. Un po’ come la Notte che divora
ogni ombra minore, questa fantomatica terra alla fine ci ingoierà, e in
seguito essa stessa svanirà via. Ma le piccole ombre e l'Ombra-mangiatrice
dovranno di sicuro riapparire,- dovranno rimaterializzarsi in qualche luogo
ed in qualche modo. Questa terra sotto di me è vecchia come la Via Lattea.
Chiamatela come vi pare,- creta, suolo, polvere: i suoi nomi non sono che
simboli di sensazioni umane, che non hanno niente in comune con essa. Essa
realmente è senza-nome ed innominabile, essendo una massa di energie,
tendenze, possibilità infinite; perché fu fatta dallo sbattere di quel
non-navigabile Mare di Nascita e Morte, di flutti e marosi non visti
scoppiare in una schiuma di stelle nella Notte eterna. E non è priva di
Vita: anzi, alimenta la vita, e la vita visibile nasce da essa. E’ polvere
di Karma, che aspetta di entrare in nuove combinazioni,- polvere del più
antico Essere in quello stato tra nascita e nascita che i Buddisti Cinesi
chiamano Chû-U. Essa è composta di forze, e di null’altro; e quelle
forze non sono solo di questo pianeta, ma di innumerevoli mondi scomparsi.
C'è un qualcosa visibile,
tangibile, misurabile, che non sia mai stato mischiato con la facoltà
senziente?- un atomo che non abbia mai vibrato nel piacere o nel dolore?- un
alito che non sia mai stato solo il piangere o parlare?- una goccia che non
sia mai stata solo una lacrima? Sicuramente questa polvere ha avuto la
capacità di sentire. Ed è stata tutto ciò che noi sappiamo; anche più di ciò
che non possiamo sapere. In tempi indicibili, essa è stata nebulosa e
stella, pianeta e luna. E’ stata anche Divinità,- il Dio-Sole di mondi che
l’hanno adorato e venerato in altri eoni. "Ricordati, Uomo, non sei che
polvere!"- un breve e profondo detto come il materialismo che si ferma
solamente alla superficie. Perché, cos’è la polvere? "Ricordati, o Polvere,
che tu sei stata Sole, e diventerai di nuovo Sole!…. Tu sei stata Luce,
Vita, Amore;- e in tutti questi, per incessante magia cosmica, tu tornerai
ad esserlo di nuovo molte volte!"
Perciò, quest’Apparizione
Cosmica è assai più che evoluzione che si avvicenda con la dissolu-zione: è
infinita metempsicosi; è perpetua palingenesi. Quelle antiche predizioni di
una vera Resurrezione fisica non erano falsità; erano piuttosto
anticipazioni di una verità più vasta di tutti i miti e più profonda di
tutte le religioni. Gli astri solari si nutrono delle loro fantasmagoriche
fiamme; ma fuori dalle loro tombe nuovi soli vengono ad essere. Cadaveri di
mondi passano tutti su qualche pira funebre solare; ma in seguito rinascono
di nuovo dalle loro proprie ceneri. Questa terra dovrà morire: i suoi mari
diventeranno Sahara. Ma quei mari una volta esistevano nel sole; e le loro
morte maree, rianimate dal fuoco, verseranno i loro tuoni sulle coste di un
altro mondo. Trasmigrazione-trasmutazione: queste non sono favole! Cos’è
impossibile? Non i sogni di alchimisti e poeti;- il metallo grezzo può
davvero trasformarsi in oro, un gioiello in un occhio vivente, il fiore in
carne. Cos’è impossibile? Se i mari possono passare dal mondo al sole, e dal
sole di nuovo al mondo, che dire della polvere dei ‘sé’ morti,- polvere di
memorie e pensieri? Ecco la Resurrezione,- ma una resurrezione più
stupefacente di quella sognata dalle credenze Occidentali. Le emozioni morte
di sicuro si rianimeranno come i soli morti e le lune morte. Soltanto,
proprio come noi possiamo adesso discernere, non ci sarà nessun ritorno
delle identiche individualità. La riapparizione sarà sempre una mera
ricombinazione del preesistente, un riadattamento delle affinità, una
reintegrazione dell’essere, informato con l'esperienza di un essere
antecedente. Il Cosmo è il Karma.
Soltanto a causa di
illusione e follia noi rifuggiamo dalla nozione dell’auto-impermanenza. Per
ciò, cos’è la nostra individualità? Di sicuro non è l'individualità: è la
incalcolabile molteplicità. Cos’è il corpo umano? Una formazione costituita
da miliardi di entità viventi, un'agglomerazione impermanente di individui
chiamati cellule. E l'anima umana? Un composito di quintilioni di anime. Noi
siamo, ciascuno e tutti, un’infinita combinazione di frammenti delle vite
anteriori. Ed il processo universale che continuamente si dissolve e
continuamente ricostruisce la personalità è sempre in funzione, e perfino in
questo momento sta funzionando, in ognuno di noi. Quale essere ha avuto mai
un sentire totalmente nuovo, un'idea assolutamente nuova? Tutte le nostre
emozioni e pensieri e desideri, sempre e ovunque mutevoli e crescenti nei
diversi periodi della vita, sono solamente composizioni e ricomposizioni
delle sensazioni, idee e desideri di altre persone, soprattutto di persone
decedute,- milioni di miliardi di persone morte. Cellule ed anime sono esse
stesse ricombinazioni, aggregazioni presenti di intrecci passati di forze,-
forze di cui nulla è conosciuto, salvo il fatto che esse appartengono agli
oscuri Creatori-Ombra di universi.
Se voi (con ‘voi’, intendo
qualunque altra agglomerazione di anime) realmente desideraste l'immortalità
come ‘agglomerazione’, io non potrei parlare. Però, confesso che non potrei
dire: "la mia mente per me è un regno!"- Piuttosto è una fantastica
repubblica, quotidianamente più agitata da rivoluzioni di quante mai
accaddero in Sud-America; ed il governo nominale, che si suppone essere
razionale, dichiara che un'eternità di tale anarchia non è affatto
desiderabile. Vi sono anime che vogliono volare alte nell’aria, anime che
vogliono nuotare nell’acqua (di mare, io penso), ed anime che vogliono
vivere in boschi o sulle cime di montagne. Anime che arden-temente
desiderano il tumulto di grandi città, ed anime che bramano indulgere nella
solitudine;-anime tropicali, anche nei vari livelli di nuda barbarie;- anime
nomadi che esigono la libertà senza tributi;- anime conservatrici, delicate,
fedeli all’impero e alla tradizione feudale, ed anime che sono Nichiliste,
che meritano la Siberia;- anime insonni, che odiano l’inazione ed anime di
eremiti, che dimorano in un isolamento così meditativo che solo ad
intervalli di anni io posso vederli andare in giro;- anime che hanno fede
nei feticci;- anime politeistiche - anime che proclamano l’Islam;- ed anime
medioevali, che amano l’ombra del chiostro, l’incenso, la debole luce dei
ceri e la spaventosa altitudine delle oscurità Gotiche. Una cooperazione fra
tutte queste non può essere nemmeno pensata: c'è sempre qualche problema,-
rivolte, confusione, guerre civili. La maggioranza detesta questo stato di
cose: le moltitudini emigrerebbero volentieri. E la più saggia minoranza
sente di non aver mai bisogno di speranza per migliori condizioni fino a
dopo la totale demolizione della struttura sociale esistente.
Io sono un'individuo,-
un’anima individuale! No, io sono una popolazione,- un’impensabile
popolazione per la moltitudine, composta anche da gruppi di mille milioni!
Generazioni di generazioni, io sono, eoni di eoni! Innumerevoli volte il
prodotto che ora mi crea è stato sparso, e mescolato con altri fluidi. Che
ci importa, quindi, della prossima disintegrazione? Forse, dopo trilioni di
ère, dopo diverse dinastie di soli bruciati, il meglio di me potrà di nuovo
essere rimesso insieme. Se uno potesse solamente immaginare una qualche
spiegazione del Perché! Le domande del Come e Dove sarebbero assai meno
fastidiose poiché, benché vagamente, il Presente ci assicura il Futuro e il
Passato. Ma il Perché! Perché?
La voce garrula di una
giovane fanciulla dissolve le mie fantasticherie. Lei sta tentando di
insegnare al suo giovane fratello come fare il carattere Cinese per ‘Uomo’,-
intendo Uomo con la Maiuscola. Prima lei disegna nella polvere un tratto che
si inclina in giù da destra a sinistra, così (vedi sotto):
  
poi ne disegna un altro
andando da giù in su, congiungendo poi i due a formare il perfetto carattere
ji, o hito, che significa una persona di entrambi i
sessi o l’umanità:-
Poi lei cerca di imprimere
l'idea di questa forma nella memoria del bambino con l’aiuto di una pratica
illustrazione,- probabilmente imparata a scuola. Lei rompe un pezzo di legno
in due parti, e riesce a bilanciare i pezzi l'un contro l'altro più o meno
sullo stesso angolo, come quello fatto dai due tratti del carattere. "Ora
vedi", lei dice, "ciascuno si regge solo con l’aiuto dell'altro. Uno non può
stare in piedi da solo. Perciò il ji è come l’umanità. Senza aiuti,
uno non può vivere in questo mondo; però, trovando aiuto, e dando aiuto,
ognuno può vivere. Se nessuno aiutasse nessuno, tutte le persone
crollerebbero giù e morirebbero".
Questa spiegazione può non
essere filologicamente esatta; i due pezzi di legno stanno come evoluzionale
esempio per un paio di gambe,- tutto ciò sopravvive nel moderno ideogramma
dell'intero uomo raffigurato nel primitivo disegno-scrittura. Ma l’idea
alquanto morale è molto più importante del fatto scientifico. Esso è anche
un delizioso esempio di quel metodo vecchio-stile di insegnare che investì
ogni forma ed ogni evento di un significato etico. Inoltre, come mero
articolo di informazioni morali, esso contiene l'essenza di ogni religione
terrena, e la parte migliore di ogni filosofia altrettanto terrena. Questa
piccola cara fanciulla è una sacerdotessa del mondo, con la sua voce da
colomba ed il suo innocente vangelo su di una lettera! Veramente, in quel
vangelo c’è l'unica possibile attuale risposta ai problemi ultimi. E’ tutto
nel suo significato universalmente sentito, - come pure nel suo totale
suggerimento di legge spirituale e materiale, di amore e aiuto
universalmente accettato,- che questo mondo in apparenza visibile e solido
immediatamente svanirebbe, secondo gli Idealisti, come fumo! Perché è stato
scritto che in qualsiasi tempo tutte le menti umane sono concordi nel
pensiero e nella volontà con la mente dell'Insegnante, e non rimarrà
neanche una particella di polvere che non entri nella Buddhità!.
VII° Parte- ALL'INTERNO DEL
CERCHIO
Né il dolore personale né
il piacere personale, possono realmente essere espressi in parole. Non è
possibile comunicarli mai nella loro forma originale. È solo possibile, con
un vivido ritratto delle circostanze o condizioni che li provocano,
risvegliare nelle menti sensibili alcune analoghe qualità di sensazioni o
sentimenti. Ma se le circostanze che provocano il dolore o il piacere sono
totalmente estranee alle comuni esperienze umane, allora nessuna
rappresentazione potrà essere completamente portata alle sensazioni che esse
hanno richiamato. Perciò, ogni tentativo di riferire il vero dolore provato
nel vedere le mie nascite precedenti, è senza speranza. Io posso solamente
dire che nessuna possibile combinazione di sofferenza per l’essere
individuale potrebbe essere paragonata ad un tale dolore,- dolore intessuto
da innumerevoli vite.
Sembrava come se ogni nervo
del mio corpo fosse stato prolungato in una mostruosa rete di facoltà
senziente prodottasi attraverso un milione di anni,- -e come se tutto quello
smisurato ordito e trama, con tutti i suoi fili tremolanti, stesse
riversando nella mia coscienza, da un passato abissale, un orrore senza nome
– un orrore così enorme che il cervello umano non sa e non può trattenere.
Perché, non appena mi voltai a guardare indietro, io divenni duplice,
quadruplice, ottuplice--io mi moltiplicai con progressione aritmetica; Io
divenni centinaia e migliaia,--e in me sentii il terrore di migliaia e
migliaia,--e la disperazione con l'angoscia di migliaia e migliaia,--e
rabbrividii con l'agonia di migliaia e migliaia; senza però conoscere il
piacere di nessuno. Tutte le gioie, tutte le delizie, apparvero solo come
nebbia o illusioni: solamente il dolore e la paura erano reali,--e sempre,
sempre più in aumento. Poi, nel momento in cui il mio stesso sentire sembrò
scoppiare nella dissoluzione, un tocco divino fece cessare la visione
spaventevole, e mi riportò ancora la semplice coscienza del solo presente.
Oh! come indicibilmente deliziosa fu quella improvvisa scomparsa; il ritorno
dalla molteplicità all’unità!- quell’immenso e incommensurabile collasso del
Sé ignorante nel cieco oblìo dell’ottundimento dell'individualità!
"Anche agli altri", aveva
detto la voce dell’essere divino che mi aveva così salvato,--"agli altri
nella stessa condizione è stato permesso di vedere qualcosa delle loro
esistenze precedenti. Ma nessuno di loro potrebbe mai resistere nel guardare
così lontano. Il potere di vedere tutte le nascite precedenti appartiene
solo a coloro che sono diventati eternamente liberati dai vincoli del Sé.
Ciò esiste quando si è fuori dall’illusione,--fuori dal nome e forma; ed il
dolore non può più accostarsi a loro. Ma a voi, restando nell’illusione,
nemmeno il Buddha potrebbe dare nulla più che un piccolo metodo per ottenere
il potere di guardare indietro. Tutti voi, nel migliore dei casi, siete
ancora stregati dalle follie dell’arte, della poesia e della
musica,--illusioni di colori e forme,--illusioni di discorsi sensuali, e di
suoni sensoriali".
"Ancora, quell'apparenza
che voi chiamate Natura - che non è che un altro nome per il vuoto e l’ombra
– vi inganna e vi incanta, e vi riempie di sogni di desiderio per le cose
dei sensi. Ma, colui che veramente desidera conoscere, non deve amare questo
fantasma (Natura) - non deve trovare delizia nella radianza di un cielo
chiaro,--né nella vista del mare,--né nel suono del fluire dei fiumi,--né
nelle forme di montagne, boschi e valli,--e neppure nei loro colori".
"Colui che veramente
desidera conoscere, non deve trovar delizia nel contemplare le opere e le
azioni degli uomini, né nell’ascoltare le loro conversazioni, né
nell'osservare i drammi delle loro passioni e delle loro emozioni. Tutte
queste cose non sono altro che vaghi cerchi e spirali di fumo, - bagliori di
luccicanti vapori,-- cose fantasmagoriche e impermanenti".
"Perché i piaceri che gli
uomini chiamano alti, nobili o sublimi, non son altro che il peggior
sensualismo, la più sottile falsità: velenose infiorescenze pseudo-apparenti
della personalità,-- tutte radicate nel più antico limo di appetiti e
desideri. Gioire nella radianza di un giorno senza nubi, vedere le ombre
delle montagne che si spostano con il ruotar del sole,- guardare il
movimento delle onde, l'evanescenza del tramonto, - trovar fascino nel
fiorire di piante o alberi: tutto ciò appartiene ai sensi. Nondimeno è dei
sensi il piacere di osservare azioni chiamate grandi, belle o eroiche, -
poiché è unito col piacere di immaginare quelle cose per cui gli uomini si
sforzano miseramente in questo misero mondo: i brevi amori, la fama e
l’onore,-- tutte cose di cui sono vuoti come la schiuma passeggera".
"Il cielo, il sole, ed il
mare;-- i monti, i boschi, le pianure;--tutti gli splendori, forme e
colori,- sono solo spettri. I sentimenti, i pensieri e le azioni degli
uomini,--ritenute sia alte che basse, nobili o ignobili,--tutte le cose
immaginate o fatte per qualche personale scopo eterno, non sono che sogni
nati da sogni che producono vacuità. Ad un attento vedere, tutte le
sensazioni del ‘sé’,--tutto l’amore e l’odio, le gioie e i dolori, la
speranza e il rammarico, sono solo ombre;--la gioventù e la vecchiaia, la
bellezza e l’orrore, la dolcezza e la pazzia, non sono differenti;--la morte
e la vita sono la stessa identica cosa; e lo Spazio e il Tempo esistono solo
come il grado e l'ordine del perpetuo dramma dell'Ombra".
"Tutto ciò che esiste nel
Tempo dovrà perire. Per i Risvegliati, non vi è nessun Tempo nè Spazio, né
alcun Cambiamento,--né giorno né notte,--né freddo né caldo,--né luna né
stagioni,--nessun presente, passato, o futuro. La forma ed i nomi delle
forme non sono nulla:-- soltanto la vera Conoscenza è reale; e, per chiunque
la raggiunga, l'universo diventa un fantasma. Ma, tuttavia, è scritto:--'Colui
che ha superato il Tempo, nel passato e nel futuro, deve essere di una
comprensione estremamente pura'. Tale comprensione, però, non è alla vostra
portata. Perché ai vostri occhi l'ombra sembra ancora sostanza,--e
l'oscurità, luce,--e la vacuità, bellezza. E perciò il vedere le vostre
nascite precedenti potrebbe darvi solamente dolore".
Io chiesi:- "Avrei forse
potuto trovare la forza per guardare indietro all’origine,-- indietro nel
Tempo, - avrei io potuto leggere il Segreto dell'universo?"
"No", fu la risposta. "Solo
con la Visione Infinita il Grande Segreto può essere letto. Se tu avessi
potuto guardare indietro incomparabilmente più in là di quanto il tuo potere
permette, allora il Passato per te sarebbe divenuto il Futuro. E se tu
avessi potuto resistere perfino di più, il Futuro ti avrebbe di nuovo
riportato al Presente".
"Allora perché?" mormorai
io, meravigliato…. "Cos’è questo Cerchio?"
"Non c’è nessun Cerchio",
fu la risposta;- "Non c'è nessun cerchio, se non il grande turbine-fantasma
di nascita e morte al quale, a causa dei loro propri pensieri ed atti, gli
ignoranti rimangono avvinti e condannati. Ma questo ha ‘essere’ solamente
nel Tempo; ed il Tempo stesso è una mera illusione."
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