Articoli di Dharma

 


Il Nobile Sanghátasutra
Dharma-Paryáya Mahayana
(Arya Sanghatasutradharmaparyaya)
www.sanghatasutra.net
Trad. da © Adalia Samten Telara e Roberta Scandellari, ottobre 2006

 

 

 
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Premessa:

Perché recitare i sutra e in particolare il Sanghatasutra? La recitazione di un Sutra è molto più efficace di una semplice lettura:
a) i suoni e i significati delle parole vibrano all’orecchio di chi ascolta, con sottili effetti di purificazione del senso dell’udito e di tutto ciò che è connesso a tale sistema sensoriale,
b) tutte le creature, visibili e invisibili, che soltanto udranno i suoni del sutra, ne trarranno beneficio
c) Quando recitiamo un sutra, un autentico discorso di Buddha - cioè le sue parole prima messe in scritto, poi raccolte nei vari canoni (pali, sanscrito, cinese, giapponese, ecc) - a parte tutti i benefici personali che ne riceviamo, stiamo agendo in un modo davvero diretto e potente per rendere attivi gli insegnamenti di Buddha, che sono così urgentemente necessari per alleviare le sofferenze di tutti gli esseri”.


Lama Zopa Rinpoche ha recentemente suggerito che tutti i centri FPMT recitino 20 volte un certo sutra mahayana chiamato Sanghatasutra. La recitazione di questo sutra crea enormi benefici a tutti coloro che lo ascoltano o recitano, ed è stato raccomandato da Rinpoche soprattutto per sviluppare il potenziale positivo (merito) necessario a completare il Progetto Maitreya, che già sarà di enorme beneficio a un numero incredibile di esseri senzienti.
Il Sanghatasutra è una scrittura diretta di un insegnamento che fu dato da Buddha Shakyamuni sul Picco dell’Avvoltoio a Rajagriha. Questo discorso del Buddha, come tutti i sutra mahayana, fu memorizzato dai suoi discepoli e più tardi smesso per iscritto in sanscrito. Il Sanghatasutra è tuttavia unico, rispetto agli altri sutra, in quanto è un insegnamento che il Buddha stesso ascoltò da un buddha precedente! Ed è inoltre unico nella finalità degli effetti sulle persone che lo recitano.
Il Sanghatasutra fa parte di una speciale serie di sutra chiamati
dharma-paryaya o insegnamenti trasformativi, che agiscono per la trasformazione, in condizioni particolari, di chi li ascolta o li recita. Un suo potente effetto è che, nel momento della morte, chiunque avrà recitato il Sanghatasutra avrà la visione dei Buddha che si avvicinano per sostenerlo durante il processo della morte. Un ulteriore beneficio è che, in qualsiasi luogo il Sanghatasutra venga recitato proclamandolo (approvandolo, cioè, nella sua autorevolezza), i Buddha saranno sempre presenti, come spiega il testo stesso. Per questo motivo, la recitazione può lasciare una potente energia ispiratrice, o benedizione, nel luogo in cui avviene.
In generale, la recitazione dei sutra mahayana è una delle sei pratiche virtuose specificamente raccomandata per la purificazione. In particolare, la recitazione di questo sutra ha effetti karmici positivi molto oltre le varie future rinascite, come il sutra stesso spiega nei dettagli. All’interno del sutra, il Buddha espone numerose descrizioni del modo di agire del sutra in coloro che lo recitano per devitalizzare ed eliminare i semi della sofferenza e per assicurarsi ogni futura felicità fino all’illuminazione. Il sutra, inoltre, contiene insegnamenti rilevanti sulla morte e l’impermanenza, inclusi gli insegnamenti sui processi fisici e mentali che avvengono al momento della morte.
Per molti secoli, il Sanghatasutra è stato uno dei sutra mahayana maggiormente letti e copiati. Nel 1930, uno scavo archeologico condotto nel Nord Pakistan con il patrocinio coloniale britannico, scoprì un’insospettata libreria di testi buddhisti. Questo scavo archeologico è stato di enorme portata storica poiché ha permesso il recupero di una grande quantità di manoscritti del v secolo d.C., il più antico periodo di scritture che sia stato possibile rintracciare anche nella stessa India!
Tra questi importantissimi manoscritti, il testo di cui sono state trovate più copie era il Sanghatasutra: molte di più del
Sutra del Loto e del Sutra del Diamante o della Perfezione della Saggezza, i sutra che conosciamo meglio. Nonostante il Sanghatasutra sia stato tradotto in molte lingue fin dagli albori della diffusione del buddhismo mahayana – in cinese, kotanese e tibetano, per esempio – il testo originale sanscrito era andato perduto, fino al ritrovamento del 1930.
In tempi più recenti, dopo aver letto per la prima volta il Sanghatasutra nel monastero di Geshe Sopa a Madison, Lama Zopa Rinpoche decise di copiare il sutra a mano, con caratteri d’oro, e in molte occasioni iniziò a chiedere ai suoi studenti di recitarlo. Nell’anniversario dell’11 settembre, Rinpoche chiese che tutti i suoi studenti, in tutto il mondo, recitassero il sutra il maggior numero possibile di volte, per prevenire futuri attacchi.
Mentre leggiamo un tale potente e trasformativo sutra, che Buddha pronunciò per facilitare il più possibile il cammino verso l’illuminazione, per il maggior numero possibile di creature, possiamo avere un’esperienza palpabile dell’incredibile amorevolezza di Buddha nei nostri confronti.
Allo stesso tempo, poiché questo sutra riporta le effettive parole pronunciate dal Buddha, ripetendole noi stessi tramite la recitazione, stiamo offrendo la nostra voce per servire da canale che trasmette la presenza dei suoi insegnamenti nel mondo. Recitando il Sanghatasutra, dunque, a parte tutti i benefici personali che ne riceviamo, stiamo agendo in un modo davvero diretto e potente per rendere attivi gli insegnamenti di Buddha, che sono così urgentemente necessari per alleviare le sofferenze di tutti gli esseri. (A cura dell’FPMT international, elaborato dalle parole di Lama Zopa Rinpoche)


 

Il Nobile Sanghátasutra Dharma-Paryáya Mahayana  -

Nella lingua dell’India: Arya Sanghatasutradharmaparyaya

Nella lingua del Tibet: Phag pa zung gi do’i chö kyi nam drang

 

Omaggio a tutti i buddha e bodhisattva!

Così udii una volta. Il Bhagavan dimorava a Raja-griha, sul Picco dell’Avvoltoio, insieme a una grande assemblea di trentaduemila monaci, inclusi il venerabile Ajñáta-kaundínya, il venerabile Maha-maudgalyáyana, il venerabile Shari-pútra, il venerabile Maha-káshyapa, il venerabile Rahúla, il venerabile Bákkula, il venerabile Bhadra-pála, il venerabile Bhádra-shri, il venerabile Chándana-shri, il venerabile Jangúla, il venerabile Subhúti, il venerabile Révata, il venerabile Nanda-séna e così via e insieme a sessanta-duemila bodhisattva, inclusi il bodhisattva mahasattva Maitréya, il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra, il bodhisattva mahasattva Kumára-sri, il bodhisattva mahasattva Kumára-vásin, il bodhisattva mahasattva Kumára-bhádra, il bodhisattva

mahasattva Anúna, il bodhisattva mahasattva Manjúshri, il bodhisattva mahasattva Samanthabhádra, il bodhisattva mahasattva Sudárshana, il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna, il bodhisattva mahasattva Vajra-séna e così via e insieme a dodicimila figli dei deva, inclusi il figlio deva Arjuna, il figlio deva Bhádra, il figlio deva Subhádra, il figlio deva Dharma-ruci, il figlio deva Chándana-gárbha, il figlio deva Chándana-vásin, il figlio deva Chándana e così via, e insieme a ottomila figlie dei deva, incluse la figlia deva Mirdámgini, la figlia deva Prasádavati, la figlia deva Mahátma-samprayúkta, la figlia deva chiamata Occhio Glorioso, la figlia deva Prájapati-vásini, la

figlia deva Bálini, la figlia deva chiamata Gloriosa Ricchezza, la figlia deva Subáhu-yúkta e così via, e insieme a 8.000 re naga, inclusi il re naga Apalála, il re naga Elapátra, il re naga Timíngila, il re naga Kumbha-sára, il re naga Kumbha-shírsha, il re naga detto Virtù Causale, il re naga Sunánda, il re naga Sushákha, il re naga Gava-shírsha e così via.

Tutti si diressero verso Raja-griha, al Picco dell’Avvoltoio, ove si trovava il Bhagavan. Là giunti, si prostrarono con il capo ai piedi del Bhagavan, girarono intorno al Bhagavan per tre volte e poi sedettero tutti di fronte al Bhagavan. Il Bhagavan acconsentì alla loro presenza rimanendo in silenzio.

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò, pose la sua veste superiore su di una spalla, appoggiò il ginocchio destro al suolo e, congiungendo le mani in direzione del Bhagavan, si inchinò. rispettosamente e si rivolse a lui in questo modo: “Bhagavan, si sono radunati un milione di deva, un milione di figlie dei deva, molti milioni di bodhisattva. Bhagavan, si sono radunati molti milioni di shrávaka e anche molti re naga, e tutti si sono seduti per udire il Dharma. Poiché è così, possa il Tathágata Arhat Buddha perfettamente realizzato insegnare, di grazia, quel tipo di approccio ai sentieri del Dharma tramite il quale, non appena udito, gli esseri senzienti vecchi purificano tutti gli ostacoli karmici e gli esseri senzienti giovani mettono grande impegno nel

Dharma virtuoso, conseguono un livello superiore e le loro azioni virtuose non degenerano, per niente affatto degenerano e per niente affatto degenereranno.”

Così disse, e allora il Bhagavan parlò al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra in questo modo: “Sarva-shúra, è bene, è molto bene che tu abbia pensato di domandare al Tathágata di questo argomento. Perciò, Sarva-shúra, ascolta bene e attentamente, ricordalo, e io ti dirò.”

Dopo aver detto al Bhagavan “Proprio così”, il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra ascoltò il Bhagavan con la massima attenzione.

Il Bhagavan così gli parlò: “Sarva-shúra, vi è un dharma-paryáya chiamato Sangháta che è ancora e tuttora attivo su questo pianeta Terra. Chiunque oda questo Sangháta dharma-paryáya purificherà i cinque crimini a retribuzione immediata e non si allontanerà mai dall’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Sarva-shúra che ne pensi? Se tu ritieni che coloro i quali odono questo Sangháta produrranno una quantità di merito pari a quella di un tathágata, non dovresti vederla in tal modo.”

Sarva-shúra disse: “Ebbene, allora come dovrebbe essere vista?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, quei bodhisattva, grandi esseri, produrranno una grande quantità di merito pari alle grandi quantità di merito di molti tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, tanti quanti sono i granelli di sabbia del fiume Gange. Sarva-shúra, coloro i quali odono questo Sangháta dharma-paryáya non torneranno mai indietro. Essi vedranno il Tahágata. Essi non saranno mai separati dalla visione del Tathágata. Essi saranno completamente illuminati nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. I dharma virtuosi che tutti loro conseguiranno, non verranno mai sopraffatti dal perfido Mara. Sarva-shúra, coloro i quali odono questo Sanghátasutra

comprenderanno nascita e cessazione.”

Allora, in quel momento, tutti quei bodhisattva si alzarono, posero la loro veste superiore su di una spalla, appoggiarono il ginocchio destro al suolo e chiesero al Bhagavan: “Bhagavan, quanto misura la grande quantità di merito di un tathágata?”

Il Bhagavan parlò come segue: “Figli del lignaggio, ascoltate la misura della grande quantità di merito di un buddha. E’ come segue: per fare un esempio, la grande quantità di merito di molti bodhisattva che dimorano nella decima terra è pari alle gocce d’acqua contenute nel grande oceano, alle particelle di polvere sul pianeta Terra e ai granelli di sabbia nel fiume Gange e la grande quantità di merito di un buddha è molto più grande. Per quegli esseri senzienti che odono questo Sangháta dharma-paryáya, la grande quantità di merito da essi prodotta sarà molto più vasta. Non è possibile, contando, realizzare il limite di quella grande quantità di merito. Sarvashúra,

chiunque provi immensa gioia nella circostanza, nel momento in cui sente queste parole, produrrà un’incommensurabile quantità di merito.

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra domandò al Bhagavan: “Bhagavan, chi sono gli esseri senzienti intensamente e ardentemente desiderosi di Dharma?”

A queste parole, il Bhagavan disse al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra come segue: “Sarvashúra, ci sono due tipi di esseri senzienti intensamente e ardentemente desiderosi di Dharma. Se ti domandassi quali sono, Sarva-shúra, essi sono come segue: il primo ha una mente equanime verso tutti gli esseri senzienti. Il secondo, Sarva-shúra, è colui il quale, dopo aver udito il Dharma, lo espone in modo corretto e dettagliato a tutti gli esseri senzienti senza eccezione.”

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, chi, avendo udito il Dharma, lo espone in modo corretto e dettagliato a tutti gli esseri senzienti senza eccezione?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, i primi sono coloro che, avendo udito il Dharma, dedicano completamente se stessi all’illuminazione. Quando uno ha dedicato completamente se stesso all’illuminazione, desidera ardentemente e intensamente il Dharma per il bene degli esseri senzienti. Sarva-shúra, i secondi sono coloro che entrano nel mahayana. Anch’essi sono sempre intensamente e ardentemente desiderosi di Dharma.”

Allora i milioni di deva, naga, umani e figlie dei deva si alzarono, congiunsero le mani davanti al Bhagavan e si rivolsero a Lui come segue: “Bhagavan, anche noi siamo intensamente e ardentemente desiderosi di Dharma. Essendo così, possa il Bhagavan appagare completamente i desideri nostri e di tutti gli esseri senzienti.”

In quella circostanza e in quel momento, il Bhagavan mostrò un sorriso.

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò, congiunse le mani e si inchinò al Bhagavan. Si rivolse al Bhagavan come segue: “Bhagavan, quale è la causa del tuo sorriso? Quale è la condizione?

Allora il Bhagavan parlò al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra: “Sarva-shúra, gli esseri senzienti qui giunti saranno completamente illuminati nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Essi otterranno la completa realizzazione degli oggetti del godimento di un tathágata.

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, per quale causa, per quale circostanza, gli esseri senzienti qui giunti saranno completamente illuminati nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa?”

Il Bhagavan disse: “E’ bene, Sarva-shúra, è molto bene che tu abbia pensato di interrogare il Tathágata su questo argomento. Perciò, Sarva-shúra, ascolta le qualità speciali della dedica dell’impegno.

 “Sarva-shúra, in un tempo remoto, un eone incalcolabile fa, un tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato chiamato Rátna-shri, detentore di conoscenza e buona condotta, andato nella beatitudine, conoscitore del mondo, guida ineguagliata di esseri da ammansire, maestro di deva e di umani, un buddha, un bhagavan, apparve al mondo.

Sarva-shúra, in quella circostanza e in quel momento, io ero un giovane bramino. Tutti quegli esseri senzienti che avrei condotto alla sapienza di un buddha erano, in quella circostanza e in quel momento, animali selvaggi. Allora, in quella circostanza e in quel momento, io formulai questa preghiera: ‘Tutti gli animali selvaggi, ora completamente tormentati dalla sofferenza, possano rinascere nel mio campo di buddha. Possa io condurli alla sapienza di un buddha’. E tutti gli animali selvaggi, avendo udito quelle parole, dissero: ‘Possa essere così.’ Sarva-shúra, tramite questa radice di virtù, tali esseri senzienti sono arrivati qui e saranno completamente illuminati nell’illuminazione perfetta e completa.”

Al che, dopo aver udito questa notizia enormemente gioiosa, il bodhisattva mahasattva Sarvashúra domandò al Bhagavan: “Bhagavan, quanto potrà durare la vita di quegli esseri senzienti?”

Il Bhagavan disse: “Per quegli esseri senzienti, la durata possibile della vita è di ottanta eoni.”

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, qual è la misura di un eone?”

Il Bhagavan parlò: “Figlio del lignaggio, ascolta. E’ come segue: per fare un’analogia, un uomo costruì un recinto di circa dodici yójana di circonferenza e di tre yójana d’altezza, e riempì completamente il suo interno solo con semi di sesamo. In seguito, nonostante fossero trascorsi mille anni, quell’uomo aveva gettato via un unico seme di sesamo da quel recinto stracolmo di semi di sesamo. In tal modo, anche quando quell’uomo avrà esaurito tutti quei semi di sesamo, e persino le fondamenta e la base del recinto non esisteranno più, un eone non sarà ancora trascorso.

Ancora, Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, c’è una montagna larga cinquanta yójana e alta circa dodici yójana. Un uomo, dunque, costruì una casa su di un lato di quella montagna e, per lungo tempo, trascorsi cento anni, quell’uomo la strofinò un’unica volta con un panno di mussola di Benares. Così facendo ogni cento anni, la montagna potrebbe arrivare a consumarsi. Ma anche se ciò avvenisse, un eone non sarebbe ancora trascorso. Sarva-shúra, questa è la misura di un eone.”

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò e si rivolse al Bhagavan: “Bhagavan, se perfino una sola dedica dell’impegno genera un’enorme quantità di merito, tale da portare una vita felice alla durata di ottanta eoni, che bisogno c’è di ricordare chi dedica una grande quantità di servizi reverenziali agli insegnamenti del Tathágata!”

Il Bhagavan disse: “Ascolta, figlio del lignaggio: se chi ode il Sangháta dharma-paryáya è in grado di vivere un’esistenza di ottantaquattromila eoni, che bisogno c’è di ricordare chi ha scritto per esteso il Sangháta e chi lo legge! Sarva-shúra, quella persona creerà una quantità di merito incredibilmente vasta.

Sarva-shúra, chiunque abbia una mente ispirata da una fede incontaminata e compia sincere prostrazioni al Sangháta-sutra, ricorderà le vite passate per novantacinque eoni. Quelle persone diventeranno ‘re che girano la ruota’ per sessanta eoni. Persino in quella stessa vita, tutti li apprezzeranno. Sarva-shúra, la loro morte non sarà provocata da armi. La loro morte non avverrà per avvelenamento. Essi non saranno danneggiati dalla magia nera. Anche nell’istante della morte, vedranno direttamente novantanove milioni di buddha e, Sarva-shúra, quei buddha e quei bhagavan, diranno: ‘Sacro essere, poiché hai udito il grande Sangháta sutra dharma-paryáya spiegato in modo perfetto, ne è derivata questa grande quantità di merito’. E quei novantanove

milioni di buddha, quei bhagavan, faranno, inoltre, una predizione nei loro rispettivi sistemi di mondi. Non solo, essi tranquillizzeranno quella persona dicendo: ‘Non temere.’ Se è così, Sarva-shúra, che bisogno c’è di ricordare chiunque senta fino alla fine, in modo esteso e completo, questo grande Sangháta-sutra dharma-paryáya!”

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra domandò al Bhagavan: “Bhagavan, quando anch’io ascolto il grande Sangháta-sutra dharma-paryáya, o Bhagavan, quale grande quantità di merito accumulerò?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, anche quell’essere senziente genererà una grande quantità di merito vasta quanto il merito di numerosi buddha e tathágata pari ai granelli di sabbia del fiume Gange.”

Egli affermò: “Bhagavan, quando ascolto il grande Sangháta-sutra dharma-paryáya non mi basta mai”

E il Bhagavan : “Sarva-shúra, è bene, è molto bene che non ti basti mai ascoltare gli insegnamenti di Dharma. Sarva-shúra, poiché anche a me non bastano mai gli insegnamenti di Dharma, Sarvashúra, che bisogno c’è di ricordare che agli esseri comuni non bastano mai!”

Sarva-shúra, qualsiasi figlio o figlia del lignaggio generi fiducia nel mahayana, non andrà verso trasmigrazioni sfavorevoli per un migliaio di eoni. Per cinquemila eoni non nascerà animale. Per dodicimila eoni non sarà malvagio. Per diciottomila eoni non nascerà tra gli esseri in un luogo sperduto. Per ventimila eoni sarà coraggioso nel donare il Dharma. Per venticinquemila eoni nascerà nel mondo dei deva. Per trenta-cinquemila eoni si impegnerà nella pratica dell’astinenza sessuale. Per quarantamila eoni rinuncerà allo stile di vita del capofamiglia. Per cinquantamila eoni sosterrà il Dharma e per sessantacinquemila eoni mediterà sulla consapevolezza della morte.

Sarva-shúra, per quel figlio o figlia del lignaggio non vi sarà neppure il minimo accumulo di karma negativo. I maligni mara non avranno nessuna opportunità. Non rinascerà mai nel ventre di una madre. Sarva-shúra, chi ode questo dharma-paryáya, non importa ove sia nato, non precipiterà nei reami inferiori per novantacinque eoni incalcolabili. Per ottomila eoni ricorderà ciò che ha udito. Per mille eoni non ucciderà. Per novantanovemila eoni non dirà menzogne. Per tredicimila eoni abbandonerà il parlare che divide. Sarva-shúra, gli esseri senzienti che hanno udito questo dharma-paryáya sono rari.”

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò, pose la sua veste superiore su di una spalla, appoggiò il ginocchio destro al suolo, congiunse le mani e si inchinò al Bhagavan. Chiese al Bhagavan: “Bhagavan, quanto vasta sarà la quantità di karma negativo creata da chi respinge questo dharma-paryáya?”

Il Bhagavan disse: “Molto vasta, Sarva-shúra.”

Egli chiese: “Bhagavan, quanto vasta sarà la quantità di karma negativo prodotta da quegli esseri senzienti?”

Il Bhagavan disse: “ Taci Sarva-shúra, taci, non domandarmi delle quantità di karma negativo. Sarva-shúra, paragonato al generare ostilità verso tanti tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati quanti sono i granelli di sabbia di dodici fiumi Gange, coloro che denigrano il Sanghátasutra produrranno una quantità ben più grande di non-virtù. Sarva-shúra, coloro che generano ostilità contro il mahayana produrranno una quantità assai più grande di non-virtù. Sarva-shúra, tali esseri senzienti sono bruciati, sono proprio bruciati.”

Sarva-shúra domandò, “Bhagavan, ma è impossibile liberare questi esseri senzienti?”

Il Bhagavan disse: “E’ proprio così, Sarva-shúra. E’impossibile liberarli. Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, se qualcuno tagliasse la testa di un uomo e sulla testa applicasse un impiastro di miele o zucchero o melassa o burro, di olio vegetale o un qualsiasi altro impiastro medicinale, che ne pensi Sarva-shúra, quella persona sarebbe capace di stare eretta?

Sarva-shúra rispose: “Bhagavan, ciò non potrebbe accadere:”

Il Bhagavan disse: “Inoltre, Sarva-shúra, supponiamo ci sia un altro uomo. Allorquando costui colpisse un altro essere senziente con un’arma affilata, benché incapace di ucciderlo con un solo colpo, Sarva-shúra, gli procurerebbe una ferita. Ma se gli venisse applicato un rimedio, la sua ferita guarirebbe. Allora, nel momento in cui riprenderebbe conoscenza, ricordando la sofferenza, quell’uomo potrebbe pensare: ‘Ora ho capito! Quindi, non creerò mai più karma malvagio e non-virtuoso.’ Riflettendo in questo modo, Sarva-shúra, quando quell’uomo ricorda la sofferenza, abbandona completamente la malvagità. In quel momento tutto il Dharma sarà manifesto. Quando tutto il Dharma si sarà manifestato, in quella circostanza, egli porterà a compimento tutti gli insegnamenti del Dharma virtuoso.

Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, proprio come i genitori di un uomo deceduto si addolorano e si lamentano, ma nonostante ciò non hanno la possibilità di proteggerlo, allo stesso modo, Sarva-shúra, anche gli infantili individui comuni sono incapaci di aiutare se stessi o gli altri. Come quei genitori, le cui speranze sono state stroncate, anche quegli esseri senzienti, nel momento della morte, avranno le proprie speranze stroncate.

Sarva-shúra, ci sono due esseri senzienti le cui speranze vengono stroncate. Quali sono? Sono come segue: uno è un essere senziente che commette azioni malvagie o le ha commesse. L’altro è colui che abbandona il sacro Dharma. Questi due esseri senzienti, nel momento della morte, avranno entrambi le proprie speranze stroncate.”

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, come è la trasmigrazione di questi esseri senzienti? Quale sarà la loro vita in seguito?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, le trasmigrazioni degli esseri senzienti che screditano il sacro Dharma sono illimitate. Anche le loro vite future sono illimitate. Sarva-shúra, gli esseri senzienti che abbandonano il sacro Dharma, sperimenteranno sensazioni per un eone nel grande Inferno del Pianto e Urla degli esseri senzienti; per un eone nell’Inferno dello Stritolamento; per un eone nell’Inferno Caldo; per un eone nell’ Inferno Molto Caldo; per un eone nell’Inferno delle Linee Nere; per un eone nel grande Inferno Avíci; per un eone nel grande Inferno dei Capelli Che Si Rizzano; per un eone nel grande inferno Del Gridare Ahimé e, Sarva-shúra, per otto eoni, dovranno provare le sofferenze di questi otto grandi inferni.”

Allora il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra disse al Bhagavan ciò che segue: “Bhagavan, è sofferenza. Sugata è sofferenza. Non è piacevole udire questo.”

Allora il Bhagavan, in quella circostanza, enunciò questi versi:

 “Come gli esseri nell’inferno degli esseri

sperimentano tali sofferenze,

molte parole terrificanti come queste

ti senti afflitto al solo sentire.

A coloro che compiono azioni virtuose

ciò che accade sarà la felicità,

a coloro che compiono azioni non-virtuose,

ciò che accadrà sarà certamente sofferenza.

Coloro che non conoscono la causa della felicità,

una volta nati, saranno tormentati dalla morte

e dal dolore della schiavitù dell’afflizione.

Questi infantili soffriranno sempre.

Coloro che ricordano il Buddha come supremo,

questi eccellenti saranno certamente felici.

Coloro che hanno fiducia anche nel mahayana

Non andranno verso trasmigrazioni infelici.

Sarva-shúra, proprio in questo modo,

spinti dal karma precedente,

coloro che hanno compiuto una sola piccola azione

sperimenteranno risultati illimitati.

Nel campo di buddha, il campo supremo,

grande sarà il frutto se si pianta un seme.

Come si godono molti frutti

dal seminare solo pochi semi,

così coloro che gioiscono degli insegnamenti del Conquistatore,

questi eccellenti saranno indubbiamente felici.

Essi abbandonano le azioni malvagie

e creano, inoltre, molta virtù.

Chiunque faccia offerta ai miei insegnamenti

anche di un semplice capello,

avrà per ottantamila eoni

grandi possedimenti e anche molta ricchezza.

In qualsiasi luogo essi nascano,

saranno sempre generosi.

Così, enormemente fecondo è il Buddha,

luogo profondo del donare.”

In seguito il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra domandò al Bhagavan: “Bhagavan, come si dovrebbe cercare il Dharma insegnato dal Bhagavan? Bhagavan, come si acquisiscono le radici di virtù in modo saldo, dopo aver udito il Sangháta-sutra dharma-paryáya?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, si dovrebbe sapere che la grande quantità di merito di chi ascolta questo Sangháta-sutra dharma-paryáya, è uguale a quello di offrire un servizio reverenziale a tanti tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati quanti sono i granelli di sabbia di dodici fiumi Gange, fornendo loro tutto ciò che può renderli felici.”

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, quali sono le radici di virtù da portare a compimento?”

Così domandò e il Bhagavan disse al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra: “Queste radici di virtù devono essere considerate come pari a un tathágata.”

 “Quali sono queste radici di virtù da considerarsi pari a un tathágata?”

Il Bhagavan disse: “Il divulgatore del Dharma deve essere considerato pari a un tathágata.”

Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, chi è un divulgatore del Dharma?”

 “Chiunque legga a voce alta il Sangháta-sutra dharma-paryáya è un divulgatore del Dharma.”

Sarva-shúra disse: “Bhagavan, se persino coloro che odono il Sangháta-sutra dharma-paryáya produrranno una così grande quantità di merito, che bisogno c’è di ricordare coloro che lo scrivono e lo leggono! Quale grande vastità di merito genereranno?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, ascolta. E’ come segue: per fare un’analogia, in ognuna delle quattro direzioni, tanti tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, quanti i granelli di sabbia di dodici fiumi Gange, potrebbero sedersi e insegnare il Dharma per dodici eoni, anche se descrivessero la vasta quantità di merito di colui che scrive il Sangháta-sutra, non sarebbero in grado di comprenderne la fine, né di esprimerla a parole. Se perfino tanti bhagavan buddha, pari ai granelli di sabbia di quarantotto fiumi Gange, sono incapaci di descrivere la vasta quantità di merito di colui che lo scrive, che bisogno c’è di ricordare che chiunque lo metta per iscritto, lo

mediti o lo legga, diventerà un tesoro del Dharma!”

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, quanto vasta sarà la quantità di merito per chi lo legge?”

Allora, in quella circostanza il Bhagavan enunciò questi versi:

“Per quanto riguarda le virtù di coloro che hanno letto

una sola stanza di quattro versi,

anche se i conquistatori, tanti quanti i granelli di sabbia

in ottantaquattro fiumi Gange, descrivessero ininterrottamente

tutto il merito di coloro che hanno letto

questo sutra, il Sangháta,

quel merito non avrebbe, tuttavia, una fine.

Il Dharma insegnato dagli illuminati

è arduo da trovare e senza fine.”

In quell’occasione, e proprio in quel momento, ottantaquattro centinaia di migliaia di miriadi di milioni di deva congiunsero le mani e resero omaggio nella direzione in cui il Sangháta-sutra-dharma-paryáya veniva insegnato. Essi dissero al Bhagavan: “Bhagavan, qualunque sia il fine per il quale il Bhagavan ha donato un simile tesoro di Dharma a questo pianeta Terra, è bene, è molto bene.”

Diciotto centinaia di migliaia di miriadi di milioni di asceti ignudi delle altre tradizioni giunsero nel luogo ove si trovava il Bhagavan e dissero al Bhagavan: “Ascetico Gáutama, signore, possa tu essere vittorioso!”

Il Bhagavan disse: “Il Tathágata è sempre vittorioso. Signori, ignudi dissidenti, come potreste, voi dissidenti, essere vittoriosi?”

Essi dissero: “Possa tu essere vittorioso. Ascetico Gáutama, possa tu essere vittorioso.”

Il Bhagavan disse:

 “Non vedo nessun vincitore tra voi.

Se persistete nella direzione errata,

come potete essere vincenti?

Voi, ignudi, ascoltate,

Io vi rivelo qualcosa per arrecarvi beneficio.

Non vi è nulla di piacevole in una mente infantile.

Come potete essere vincenti?

Perciò, con l’occhio di Buddha,

insegnerò anche il sentiero profondo.”

Allora quegli asceti ignudi si adirarono con il Bhagavan e generarono una mente diffidente. In quella circostanza e in quel momento, il signore dei deva, Indra, roteò un suo fulmine. Anche i diciotto milioni di asceti ignudi furono sopraffati dalla paura e colpiti da grande sofferenza. Essi piansero e le lacrime cominciarono a sgorgare. Il Bhagavan fece scomparire il corpo. A quel punto gli asceti ignudi singhiozzarono e i loro volti si riempirono di lacrime. Non vedendo il Bhagavan, enunciarono questi versi:

“Qui non c’è nessun amico a proteggerci –

ugualmente né un padre né una madre.

Ciò che vediamo è un deserto:

nessuna casa disponibile, nessun luogo ove stare.

Qui non c’è nemmeno acqua,

non vi sono alberi, né uccelli.

Qui non si vedono esseri viventi.

Senza un protettore, proviamo sofferenza.

Dal momento che non vediamo il Tathágata,

ciò che proviamo è enormemente insopportabile.”

Allora, anche in quella circostanza, i diciotto milioni di asceti ignudi si alzarono, si inginocchiarono con entrambe le ginocchia a terra. Essi unirono le loro voci e chiesero a voce alta:

“Tathágata, detentore di compassione,

Buddha realizzato, supremo tra gli umani,

di grazia, agisci per il nostro bene.

Sii tu un rifugio per gli esseri disperati.”

Allora il Bhagavan mostrò un sorriso e disse al bodhisattva Sarva-shúra: “Sarva-shúra, va’ e insegna il Dharma agli ignudi asceti dissidenti delle altre tradizioni.”

Così parlò e il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra disse al Bhagavan: “Bhagavan, se la Montagna Nera sgretola i suoi macigni per render omaggio con la sua vetta al Monte Sumeru, il re delle montagne, come posso io insegnare il Dharma alla presenza del Tathágata?”

Il Bhagavan disse: “Taci, figlio del lignaggio. I mezzi abili dei buddha sono molti, va’ quindi, Sarva-shúra, guarda i sistemi di mondi nelle dieci direzioni e osserva dove si manifestano i tathágata e dove vengono disposti i troni. Sarva-shúra, io insegnerò personalmente il Dharma agli ignudi asceti dissidenti delle altre tradizioni.”

Il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, con quale potere soprannaturale devo muovermi? Con i mezzi del mio potere soprannaturale, o piuttosto con il potere soprannaturale del tathágata?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, va’ con la benedizione della forza del tuo personale potere soprannaturale. Sarva-shúra, ritorna tramite il potere soprannaturale del tathágata.”

Allora il bodhisattva si alzò in piedi, circumnambulò il Bhagavan e, proprio in quel luogo,

scomparve.

Poi il Bhagavan insegnò il Dharma a quei dissidenti delle altre tradizioni: “Amici, la nascita è sofferenza. Persino la nascita stessa è sofferenza. Quando si è nati, sorgono molte paure della sofferenza. Dalla nascita sorgono le paure della malattia, dalla malattia sorgono le paure dell’invecchiamento, dall’invecchiamento sorgono le paure della morte.”

 “Bhagavan, cosa significa dalla nascita nascerà la paura di essere nato?”

 “Essendo nato umano, sorgono molte paure. Sorge la paura del sovrano, sorge la paura dei ladri. Sorge la paura dell’incendio. Sorge la paura del veleno. Sorge la paura dell’acqua. Sorge la paura del vento. Sorge la paura dei turbini. Sorge la paura delle azioni commesse.”

Il Bhagavan insegnò molteplici aspetti del Dharma, come l’argomento della nascita e, in quella circostanza e in quel momento, quegli ignudi asceti dissidenti delle altre tradizioni furono completamente terrorizzati e dichiararono: “D’ora in poi non aspireremo mai più a nascere.”

Quando il Bhagavan ebbe spiegato questo Sangháta-sutra dharma-paryáya, quei diciotto milioni di ignudi asceti dissidenti delle altre tradizioni realizzarono pienamente l’insuperabile perfetta e completa illuminazione. Dal suo personale seguito, anche diciottomila bodhisattva entrarono a dimorare nelle dieci terre e tutti quanti manifestarono anche emanazioni soprannaturali, come la forma di un cavallo, la forma di un elefante, la forma di una tigre, la forma di un garuda, la forma del Monte Sumeru e forme come il simbolo di una svastica, e altri manifestarono la forma di un

albero. Tutti, inoltre, sedettero anche a gambe incrociate su troni di loto.

Novemila milioni di bodhisattva sedettero alla destra del Bhagavan. Novemila milioni di

bodhisattva sedettero alla sinistra del Bhagavan, e il Bhagavan rimase in stabilità meditativa per tutto il tempo e apparve per insegnare il Dharma con gli strumenti dei mezzi abili. Il settimo giorno, il Bhagavan distese il palmo della mano e seppe che il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra stava arrivando dal sistema di mondi di Padmóttara. Quando il bodhisattva mahasattva Sarvashúra era andato nel sistema di mondi di Padmóttara, con la benedizione della forza del suo soprannaturale potere personale, era là giunto in sette giorni. Quando il bhagavan distese la mano, in quello stesso momento, il bodhisattva Sarva-shúra fu alla presenza del Bhagavan. Dopo aver

circumambulato il Bhagavan per tre volte, la sua mente fu ispirata da incontaminata fede nel Bhagavan.

Congiunse le mani, si inginocchiò al Bhagavan e così parlò al Bhagavan:

 “Bhagavan, quando mi recai in tutti i sistemi di mondi delle dieci direzioni per mezzo di uno dei miei poteri soprannaturali, Bhagavan, vidi novantanovemila milioni di campi di buddha e, tramite due dei miei poteri soprannaturali, vidi mille milioni di bhagavan. Il settimo giorno arrivai nel sistema di mondi di Padmóttara e, lungo il tragitto, vidi anche centinaia di migliaia di milioni di indistruttibili campi di buddha.

Allora, Bhagavan, dapprima vidi le manifestazioni soprannaturali dei buddha, poi vidi i tathágata insegnare il Dharma nei novantaduemila milioni di campi di buddha. E proprio quel giorno, in ottantamila milioni di campi di buddha, io vidi ottantamila milioni di tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati che apparivano al mondo. Dopo essermi prostrato a tutti quei bhagavan, proseguii.

Bhagavan, proprio quello stesso giorno attraversai trentanovemila milioni di campi di buddha e in quei trentanovemila milioni di campi di buddha apparvero anche trentanovemila milioni di bodhisattva. Proprio in quello stesso giorno, essi furono completamente illuminati nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Io circumnambulai tre volte quei bhagavan, tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati e mi resi invisibile con i mezzi del potere soprannaturale.

Bhagavan, vidi anche i buddha bhagavan in sessanta milioni di campi di buddha. Bhagavan, feci prostrazioni ai campi di buddha e ai buddha e proseguii senza indugio.

Bhagavan, in altri otto milioni di campi di buddha vidi i tathágata che compivano l’atto di entrare nel nirvana. Dopo essermi prostrato anche a quei tathágata, proseguii senza indugio.

Inoltre, Bhagavan, in novantacinque milioni di campi di buddha vidi la scomparsa del sacro Dharma e, Bhagavan, mi angosciai e scoppiai in lacrime. Inoltre vidi deva, naga, yaksha, raksha e molti esseri incarnati del reame del desiderio, piangenti e afflitti da pene strazianti. Inoltre, Bhagavan, feci ugualmente prostrazioni a questi campi di buddha con i loro oceani, il loro Monte Suméru e le loro terre, che erano tutte bruciate, senza alcuna eccezione. Caddi nello sconforto e me ne andai.

Bhagavan, allorquando arrivai nel sistema di mondi di Padmóttara, vidi allestiti, inoltre,

cinquecentomila milioni di troni. A sud erano stati allestiti centomila milioni di troni. A nord vidi allestiti centomila milioni di troni; a est vidi allestiti centomila milioni di troni; a ovest centomila milioni di troni e centomila milioni di troni erano stati allestiti allo zenit. Inoltre, Bhagavan, quei troni erano costituiti esclusivamente dai sette tipi di sostanze preziose. E, inoltre, su quei troni sedevano i tathágata e insegnavano il Dharma.

Fui meravigliato di fronte a quei bhagavan e così domandai a quei tathágata: ‘Qual’è il nome di questo sistema di mondi?’ E quei bhagavan risposero: ‘Figlio del lignaggio, questo sistema di mondi è chiamato Padmóttara.’

Bhagavan, allora, dopo aver circumnambulato quei tathágata, chiesi il nome del tathágata di quel campo di buddha.

Essi risposero: ‘Colui che è chiamato tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato Padmagárbha svolge le attività di un buddha in questo campo di buddha.’

Allora domandai loro: ‘Dato che vi sono centinaia di migliaia di milioni di buddha e dato che non so quale sia il tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato Padmagárba, ditemi, qual’è?

Quel tathágata disse: ‘Figlio del lignaggio, io ti mostrerò colui che è tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato chiamato Padma-gárbha.’

Allora i corpi di tutti quei tathágata scomparvero ed essi ricomparvero solo con l’aspetto di bodhisattva. Rimase manifesto un tathágata soltanto e a lui resi omaggio, toccando con il capo i piedi di quel tathágata. Mentre ero in quel luogo, apparve un trono e là mi diressi. E, Bhagavan, in quel momento apparvero molti troni, ma, non vedendo nessuno su quei troni, dissi a quel tathágata: ‘Bhagavan, non vedo nessun essere senziente su questi troni.’ E il Tathágata rispose: ‘Gli esseri senzienti che non hanno generato la radice di virtù, non hanno il potere di sedere su quei troni.’

Io chiesi: ‘Bhagavan, dopo aver seminato quale radice di virtù, si sarà condotti a sedere su quei troni?’

Quel bhagavan parlò: ‘Ascolta, figlio del lignaggio. Gli esseri senzienti che hanno udito il Sangháta-sutra dharma-paryáya, grazie a quella radice di virtù siederanno su questi troni, e non c’è alcun bisogno di ricordare coloro i quali lo hanno messo per iscritto o letto. Sarva-shúra, tu hai udito il Sangháta-sutra dharma-paryáya e perciò sei seduto su questo trono. Altrimenti, come saresti potuto entrare in questo campo di buddha?’

Quel bhagavan parlò in questo modo ed io domandai al Bhagavan ciò che segue: ‘Bhagavan, quanto è vasta la grande quantità di merito generata da chi ode il Sangháta-sutra dharmaparyáya?’

Allora il bhagavan, il tathágata Padma-gárbha mostrò un sorriso. Io domandai a quel bhagavan per quale motivo il Bhagavan avesse mostrato un sorriso: ‘Bhagavan, per quale causa e per quale scopo il Tathágata ha mostrato un sorriso?’

Quel bhagavan disse: ‘Figlio del lignaggio, bodhisattva mahasattva Sarva-shúra, Colui Che Ha Ottenuto Grande Potere, ascolta. E’ come segue: per fare un’analogia, c’è un ‘re che gira la ruota’ e regna sui quattro continenti. Se egli seminasse sesamo nei campi dei quattro continenti, Sarvashúra, che ne pensi: germoglierebbero molti semi?’

Sarva-shúra rispose: ‘Molti, Bhagavan. Molti, Sugata.’

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, se un essere senziente facesse un unico cumulo di quei granelli di sesamo e un’altra persona prendesse ogni granello di sesamo da quel cumulo e, uno alla volta, li mettesse da parte, Sarva-shúra, che ne pensi: sarebbe in grado quell’essere senziente di contare quei semi di sesamo o fare un’analogia con essi?”

Il bodhisattva Sarva-shúra rispose: ‘Bhagavan, non potrebbe. Sugata, non potrebbe. Egli sarebbe incapace di contare quei semi di sesamo o di fare un’analogia con essi.”

 “Allo stesso modo, Sarva-shúra, nessun altro, eccetto il Tathágata, può fare un’analogia sulla quantità di merito del Sangháta-sutra dharma-paryáya. Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, anche se tanti tathágata quanti sono i granelli di sesamo, proclamassero tutti i meriti delle radici di virtù dell’udire il Sangháta dharma-paryáya, non arriverebbero alla fine di quel merito neanche con un’analogia. Stando così le cose, che bisogno c’è di ricordare chi lo mette per iscritto, lo legge e lo ha trascritto!”

Allora il bodhisattva Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, qual è la quantità di merito che verrà prodotta da chi lo scrive?”

Il Bhagavan disse: “Figlio del lignaggio, ascolta. E’ come se qualcuno tagliasse, a misura di un semplice dito, tutta l’erba o tutta la legna di una galassia di un miliardo di sistemi di mondi e, Sarva-shúra, ascolta anche una seconda analogia. Se le tante pietre o dirupi o terra o particelle di polvere, quante ce ne sono in una galassia di un miliardo di sistemi di mondi, diventassero ‘re che girano la ruota’ governando i quattro continenti, sarebbe possibile per qualcuno fare un’analogia del loro merito?”

Sarva-shúra rispose. “Bhagavan, non sarebbe possibile, ad eccezione del Tathágata.”

 “Allo stesso modo, Sarva-shúra, è impossibile fare un’analogia anche con la grande quantità di merito di chi scrive il Sangháta-sutra dharma-paryáya. Paragonata alla grande quantità di merito di quei molti ‘re che girano la ruota’, chi annota anche una sola sillaba di questo dharma-paryáya e lo riproduce, genererà una quantità di merito molto più grande. Quei ‘re che girano la ruota’ non sono simili a quest’ultimo, benché il loro merito sia estremamente vasto. Sarva-shúra, allo stesso modo, il merito di un bodhisattva mahasattva, che detiene e pratica il sacro Dharma mahayana, non può essere oscurato da un ‘re che gira la ruota’. Ugualmente, non può essere fatta una analogia con la grande quantità di merito di chi mette per iscritto il Sangháta-sutra dharma-paryáya.

Sarva-shúra, questo Sangháta-sutra rivela tesori di merito. Esso placa tutto ciò che è illusorio. Fa in modo che la lampada di tutti i Dharma arda di viva fiamma. Sconfigge tutti i mara maligni. Fa risplendere di viva fiamma le dimore di tutti i bodhisattva. Genera la completa realizzazione di tutti i Dharma.”

Egli così si espresse e il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra disse al Bhagavan: “Bhagavan, qui la pratica dell’astinenza sessuale è una pratica molto difficile. Se qualcuno se ne chiedesse il motivo, Bhagavan, è che se la pratica di un tathágata è rara, altrettanto rara è la pratica dell’astinenza sessuale. Nel momento in cui qualcuno si impegna nella pratica dell’astinenza sessuale, vedrà direttamente il Tathágata. Vedrà il Tathágata giorno e notte. Nel momento in cui vedrà direttamente il Tathágata, e guarderà il Tathágata giorno e notte, vedrà il campo di buddha.

Quando vedrà il campo di buddha, vedrà tutti i tesori. Non sorgerà terrore nel momento di morte. Non rinascerà affatto in un ventre materno. Non sarà affatto addolorato. Non sarà impedito dal cappio della brama.”

Così disse e il Bhagavan parlò in questo modo al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra: “Sarvashúra, il manifestarsi dei tathágata è raro.”

Egli rispose: “Bhagavan, è raro. Sugata, è difficile da trovare”.

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, allo stesso modo, anche questo Sangháta dharma-paryáya è difficile da trovare. Sarva-shúra, chiunque ascolti a questo Sangháta-sutra dharma-paryáya, ricorderà le vite trascorse per ottanta eoni. Per sessantamila eoni otterà lo stato di ‘re che gira la ruota’. Per ottomila eoni otterrà la posizione di Indra. Per ventimila eoni nascerà con l’identica fortuna dei deva delle terre pure. Per trentottomila eoni diventerà il grande Brahma. Per novantanovemila eoni non precipiterà nei reami inferiori. Per centomila eoni non nascerà preta. Per ventottomila eoni non nascerà animale. Per tredicimila eoni non nascerà nella forma di un ásura. La morte non sarà causata da armi. Per venticinquemila eoni la sua saggezza non verrà

distorta. Per settemila eoni eserciterà la saggezza. Per novemila eoni sarà di aspetto bello e amabile.

Sarà proprio come i corpi della forma realizzata dal tathágata. Per quindicimila eoni non nascerà nella condizione di moglie. Per sedicimila eoni il suo corpo non sarà colpito dalla malattia. Per trentacinquemila eoni sarà detentore dell’occhio divino. Per diciannovemila eoni non nascerà nei luoghi di nascita dei naga. Per sessantamila eoni non verrà sopraffatto dalla collera. Per settemila eoni non nascerà in una famiglia indigente. Per ottantamila eoni sarà attivo nei due continenti. Anche quando sarà indigente, otterrà gioie come le seguenti: per dodicimila eoni non nascerà nel luogo ove è nata una persona affetta da cecità. Per tredicimila eoni non nascerà in cattive

trasmigrazioni. Per undicimila eoni sarà saggio predicatore di pazienza.

Inoltre, in punto di morte, quando cesserà la coscienza finale, non avrà percezioni erronee. Non sarà sopraffatto dall’ira. In direzione est vedrà tanti buddha bhagavan quanti sono i granelli di sabbia di dodici fiumi Gange. In direzione sud vedrà direttamente venti milioni di buddha. In direzione ovest vedrà tanti bhagavan buddha quanti sono i granelli di sabbia di venticinque fiumi Gange. In direzione nord vedrà direttamente tanti bhagavan buddha quanti sono i granelli di sabbia di ottanta fiumi Gange. Allo zenit vedrà direttamente novantamila milioni di bhagavan buddha. Al nadir vedrà direttamente tanti bhagavan buddha quanti sono i granelli di sabbia di cento milioni di fiumi Gange e tutti loro diranno a quel figlio del lignaggio: ‘Figlio del lignaggio, hai udito il Sangháta dharma paryáya e perciò, nelle prossime vite, avrai tante buone qualità, benefici e felicità. Perciò non temere.’

Così dicendo, rassicureranno quella persona. ‘O figlio del lignaggio, hai visto molte centinaia di migliaia di miliardi di milioni di tathágata quanti (sono) i granelli di sabbia nei fiumi Gange?”

Ed egli: “Bhagavan, li ho visti. Sugata, li ho visti.”

Egli parlò: “Figlio del lignaggio, questi tathágata sono arrivati per vedere te.”

Ed egli: “Quale azione virtuosa ho compiuto affinché questi numerosi tathágata abbiano raggiunto il luogo ove io mi trovo?”

Egli parlò: “Figlio del lignaggio, ascolta. Tu hai acquisito un corpo umano, il Sangháta dharmaparyáya è entrato nelle tue orecchie e, di conseguenza, grazie a questo, tu hai generato questa grande quantità di merito.”

Egli disse: “Bhagavan, se la mia quantità di merito è grande a tal punto, che bisogno c’è di ricordare chi lo ode in modo completo nella sua interezza!”

Egli parlò: ‘Taci, taci. O figlio del lignaggio, descriverò il merito di un’unica stanza di quattro versi, perciò ascolta. Figlio del lignaggio, è come segue: per fare un’analogia, paragonata persino alla quantità di merito di innumerevoli tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, tanti quanti sono i granelli di sabbia di tredici fiumi Gange, essa sviluppa una quantità di merito molto più grande. Paragonato a chi rende omaggio a tanti tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati quanti i granelli di sabbia di tredici fiumi Gange, persino chi ode anche una sola stanza in quattro versi di questo Sangháta dharma-paryáya genererà una quantità di merito molto più grande; che bisogno c’è di ricordare chi lo ode in modo completo nella sua interezza! Figlio del lignaggio, ascolta a proposito di colui il quale ode il Sangháta dharma-paryáya in modo completo nella sua interezza. Se ci fossero tanti ‘re che girano la ruota’ quanti sono i semi di sesamo piantati nell’intera galassia di un miliardo di sistemi di mondi e un uomo ricco, di grande opulenza e possedimenti, facesse offerte a quei ‘re che girano la ruota’, colui che fa offerte a un solo ‘entrato nella corrente’, paragonato al precedente, produrrebbe una ben più vasta quantità di merito. E se ognuno di quegli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventasse un ‘entrato nella corrente’, paragonata alla vastità di merito di colui che fa offerte a tutti loro, la vastità

di merito di chi fa offerte a un solo ‘che ritorna una sola volta’ sarebbe molto più grande. Se ognuno di quegli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventasse colui ‘che ritorna una sola volta’, paragonata alla vastità di merito di chi che fa offerte a tutti loro, la vastità di merito di chi fa offerte a un solo ‘che non ritorna’ sarebbe molto più grande. Se tutti quegli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventassero ‘coloro che non ritornano’, paragonata alla vastità di merito di chi fa offerte a tutti loro, la vastità di merito generata da chi fa offerte a un solo arhat sarebbe molto più grande. Se tutti quegli esseri senzienti

della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventassero arhat, paragonata alla vastità di merito di chi fa offerte a tutti loro, la vastità di merito generata da chi fa offerte a un solo pratyékabuddha sarebbe molto più grande. Se tutti quegli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventassero pratyéka-buddha, paragonata alla vastità di merito di chi fa offerte a tutti loro, la vastità di merito generata da chi fa offerte a un solo bodhisattva sarebbe molto più grande. Se tutti quegli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi diventassero bodhisattva, comparata alla vastità di merito di colui che fa offerte a tutti loro, se la vastità di merito generata da colui che rende la propria mente ispirata da fede pura verso un tathágata e da colui che rende la propria mente ispirata da fiducia verso una galassia di un miliardo di sistemi di mondi stracolmi di tathágata e la vastità di merito di chi ode questo Sangháta dharma-paryáya sarebbero molto più grandi, allora, Sarva-shúra, che bisogno c’è di ricordare chiunque scriva questo Sangháta dharma-paryáya o lo memorizzi o lo legga o lo comprenda completamente! Sarva-shúra, che bisogno c’è di ricordare anche il prostrarsi a questo Sangháta dharma-paryáya con una mente ispirata da fede incontaminata!

Sarva-shúra, che ne pensi? Qualcuno potrebbe chiedersi se gli infantili individui comuni sarebbero tutti in grado di udirlo. Comunque, anche se lo fossero, non svilupperebbero fede. Sarva-shúra, ascolta. Esiste qualcuno, tra gli infantili individui comuni, capace di raggiungere il fondo del grande oceano?”

Ed egli: “Bhagavan, non esiste.”

Egli disse: “Esiste un qualsiasi essere senziente in grado di prosciugare l’oceano con il cavo di una mano?

Ed egli: “Bhagavan, non esiste. Sugata, non esiste.”

Egli disse “Sarva-shúra, proprio come non esiste alcun essere senziente capace di prosciugare il grande oceano, Sarva-shúra, nessun essere senziente di inferiori aspirazioni sarà capace di prestare ascolto a questo dharma-paryáya. Sarva-shúra, coloro che non hanno visto milioni di tathágata, tanti quanti i granelli sabbia di ottanta fiumi Gange, non sono in grado di scrivere questo Sangháta dharma-paryáya. Coloro che non hanno visto tanti tathágata quanti i granelli di sabbia di novanta fiumi Gange, essi non sono in grado di prestare ascolto a questo dharma-paryáya. Coloro che non

hanno visto cento milioni di miriadi di tathágata, udendo questo dharma-paryáya, lo rifiuteranno. Sarva-shúra, coloro che hanno visto cento milioni di tathágata, tanti quanti sono i granelli di sabbia del fiume Gange, quando udranno questo dharma-paryáya, svilupperanno una mente di fede incontaminata. Essi saranno lieti. Essi avranno una corretta comprensione, esattamente come essa è. Avranno fede in questo Sangháta dharma-paryáya e non lo respingeranno.

Sarva-shúra, ascolta. Per coloro che scrivono anche una sola stanza di quattro versi di questo Sangháta dharma-paryáya, il loro campo di buddha, dopo aver attraversato novantacinquemila milioni di sistemi di mondi, sarà proprio come il sistema di mondi di Sukhávati. Sarva-shúra, la durata di una vita di quegli esseri senzienti si protrarrà per ottantaquattromila eoni.

Sarva-shúra, ascolta. Come per quei bodhisattva mahasattva, per colui che ode anche una sola piccola stanza di quattro versi di questo Sangháta dharma-paryáya, Sarva-shúra, è come segue: per fare un esempio, un essere senziente che abbia commesso i cinque crimini a retribuzione immediata, o abbia ordinato a qualcuno di commetterli o abbia gioito nel compierli, purificherà il karma malvagio dei cinque crimini a retribu-zione immediata se udrà anche una sola stanza di quattro versi di questo Sangháta dharma-paryáya. E’ proprio così.

Ascolta, Sarva-shúra, io ti illustrerò un’ulteriore buona qualità. E’ come segue. Per fare un esempio: un essere senziente ha distrutto degli stupa, ha causato una scissione nel Sangha, ha provocato il vacillare di un bodhisattva nel suo assorbimento meditativo, ha ostacolato la saggezza di un buddha, e soppresso una vita umana. In seguito quell’essere senziente si pente e si affligge: ‘A causa di questo corpo mi sono rovinato e sarò rovinato anche nella prossima esistenza. Sono totalmente indegno’. Così riflettendo, ne sorge un’intensa contemplazione ed egli prova sensazioni dolorose. Egli prova sensazioni insostenibili. Sarva-shúra, quell’essere senziente viene respinto da

tutti gli altri esseri senzienti. E’ disprezzato. Quell’essere senziente è bruciato e non vale niente. Egli non vale niente persino per i fenomeni mondani e sovramondani. Per molti eoni, questo uomo sarà come un ceppo incenerito. Questo uomo sarà come le colonne e le travi in una casa ben verniciata che hanno perduto la bellezza dopo un incendio. Anche in questo mondo non è bello. Ovunque si diriga, dappertutto, gli esseri senzienti lo criticheranno e lo picchieranno e, benché afflitto da fame e sete, non otterrà neanche una porzione irrisoria di cibo o di acqua.

Per questo motivo egli sperimenta la sensazione della sofferenza e, a causa della sete, della fame e dei maltrattamenti, ricorda la distruzione degli stupa e i cinque crimini a retribuzione immediata. Avendo ricordato, per tale motivo egli si chiede: ‘Dove posso andare? Chi è il mio protettore?’ Egli è abbattuto dalla sofferenza e pensa: ‘Poiché non c’è nessuno qui a proteggermi, meglio andare verso una montagna o un precipizio e, là, metter fine alla mia vita.’ Egli disse:

‘Dal momento che azioni malvagie ho commesso

sono come la cenere, bruciato per sempre.

Sia in questo mondo non gradito

sia nel prossimo non gradito.

Anche in casa, non gradito.

Anche fuori, non gradito

Per i difetti, ho compiuto malvagità,

per loro, io vado nei reami inferiori.

Soffrirò ancora nelle altre vite,

in qualunque stato sfortunato io sia.’

Poiché singhiozzava e si lamentava tra le lacrime,

anche dai deva le sua parole furono udite:

‘Ahimé! Nei reami inferiori vado,

così non c’è speranza nella vita dopo.’

I deva dissero:

‘Stolto che sei nel pensare questo!

Abbandona questa mente di sofferenza e vai!’

‘Padre ucciso e madre uccisa,

poiché le cinque efferate azioni io commisi,

né un rifugio, né un amico, nulla per me;

io avrò sensazioni di dolore.

Al il picco della montagna andrò.

per gettar via il mio corpo.’

‘Essere stolto, non andare.

Con questa mente propensa a fare il male

molte malvagità da te furon commesse.

Non compiere questa malvagia azione!

Chi danneggia se stesso,

andrà negli inferni della sofferenza,

si affliggerà e piangerà a voce alta,

e a causa di questo crollerà a terra..

Non è con tale impresa che diventerà un buddha,

né gli accadrà di diventare bodhisattva.

Non conseguirà nemmeno il veicolo di uditore.

Allora, impegnati in un differente impresa

e va’ verso quella montagna dove vive un saggio.’

Essendo andato e avendo visto il magnanimo saggio,

ai suoi piedi gli rese omaggio con il capo.

‘Santo essere, sii tu il mio rifugio!

Sono così oppresso da paure e sventure!

Essenza degli esseri, Saggio, ti prego ascolta le mie parole.

Ti prego siedi e dammi un’opportunità di riflettere.

Spiega il Dharma virtuoso anche per un solo istante.

Poiché sono oppresso da panico e dolore,

ti prego, siedi per me un attimo.

Lascia che io confessi le molte malvagità commesse.

Possa il saggio, di grazia, dirmi qualcosa.’

Il saggio così parlò:

‘Gemente di dolore e sopraffatto dall’afflizione,

sei tormentato da fame e sete,

peregrino disperato nei tre mondi.

Pertanto, mangia il cibo che ti offro.’

Per soddisfare il corpo,

il saggio offrì del cibo.

‘Dopo aver mangiato questo cibo, prelibato e gustoso,

un essere proverà gioia estrema.

Il Dharma che purifica ogni malvagità

ti spiegherò più tardi.’

Quindi, in un istante, egli mangiò

quel cibo prelibato.

Dopo aver mangiato, si lavò le mani

e devotamente girò intorno al saggio.

Non appena seduto a gambe incrociate,

raccontò tutto quello che aveva fatto di sbagliato.

‘Ho ucciso il padre e ho ucciso la madre e

ho compiuto la distruzione di uno stupa.

Ho ostacolato un bodhisattva

nella sua via verso l’illuminazione.’

Udendo queste sue parole

il saggio , allora, così parlò:

‘Poiché hai commesso azioni malvagie,

o mio, non sei virtuoso.

Confessa le azioni malvagie

che hai compiuto o che hai ordinato di compiere.’

In quella circostanza e in quel momento, fu straziato da pene tormentose e angosciato dal terrore. Egli disse al saggio:

‘Chi sarà il mio protettore?

Poiché ho commesso azioni malvagie,

patirò grandi sofferenze.’

Quell’uomo, poi, appoggiò entrambe le ginocchia al suolo e disse al saggio:

‘Tutte le azioni malvagie che ho commesso

e ordinato di commettere, ora io confesso.

Possano non tramutarsi in risultati malvagi.

Possa io non sperimentare sofferenza.

Lascia che io ti stia vicino.

Saggio, ti prego, diventa il mio rifugio.

Fa che io non abbia rimpianti e sia in pace,

placa così il mio karma negativo.’

Allora, in quella circostanza e in quel momento, il saggio disse all’uomo, confortandolo: ‘Essere, io sarò il tuo rifugio, io sarò il tuo sostegno, io sarò il tuo aiuto, io sarò l’amico che ti protegge, perciò ascolta il Dharma al mio cospetto, senza paura. Hai mai ascoltato anche solo una piccola parte del dharma-paryáya chiamato Sangháta?’

Quello rispose: ‘Non l’ho mai ascoltato.’

Il saggio disse: ‘Chi mai può insegnare il Dharma a un essere bruciato, se non chi dimora nella compassione e, in virtù di essa, insegna il Dharma agli esseri senzienti?’

Egli disse: ‘Figlio del lignaggio, ascolta ulteriormente. Una volta, in un tempo smisuratamente remoto, oltre molti eoni incalcolabili, a quel tempo viveva un virtuoso ‘re del Dharma’ chiamato re Vimala-chándra. Figlio del lignaggio, nella casa del re Vimala-chándra nacque un figlio. Di conseguenza, il grande sovrano Vimala-chándra convocò i bramini augurali e domandò loro: ‘Bramini, quale tipo di presagio vedete per il fanciullo?’ Allora i bramini dissero: ‘Grande re, non è buono. Questo fanciullo che è nato non è buono.’ Il re domandò: ‘Bramini, che ne sarà di lui?’ I vati dissero: ‘Re, se raggiungerà i sette anni di età, questo fanciullo metterà in pericolo la vita della

madre e del padre.’ Allora il sovrano parlò come segue: ‘Anche se vi può essere un ostacolo alla mia vita, pazienza, ma io non ucciderò questo mio figlio. E’ estremamente raro ottenere una rinascita umana in questo mondo, perciò non provocherò un simile danno al corpo di nessun umano.’

In seguito il fanciullo crebbe rapidamente. Più esattamente, all’età di un mese egli era cresciuto quanto gli altri crescono in due anni. Allora, il re Vimala-chándra capì anche che il bimbo era cresciuto a causa del karma che il re stesso aveva accumulato.

In seguito il sovrano lasciò il suo regno a quel fanciullo e parlò come segue: ‘Possa tu diventare un re alquanto rinomato e con un immenso dominio. Governa virtuosamente con il Dharma, non con ciò che non è Dharma.’

Quindi, avendogli ceduto il regno, gli conferì il titolo di ‘re’.E il re Vimala-chándra non governò più come sovrano della sua stessa terra.

In seguito, un milione di ministri raggiunse il luogo ove risiedeva il re Vimala-chándra e, ivi, parlarono al sovrano in questo modo: ‘O grande re, perché adesso non ti comporti più da sovrano nella tua stessa terra?’

Il re disse: ‘Per molti eoni incalcolabili, sebbene io abbia governato come uno che possiede regni, ricchezza e potere, non ne ho mai avuto abbastanza.’

E in quella circostanza, in quel momento, quando ancora non era passato molto tempo, quel fanciullo tolse la vita a suo padre e a sua madre e, a quel punto, accumulò il karma dei cinque crimini a retribuzione immediata.

“O essere, ricordo anche il tempo in cui nacquero le sofferenze per quel re, ed egli provò rimorso e singhiozzò, soffocato dalle lacrime. Io generai una mente di grande compassione per lui. Essendomi colà recato, insegnai il Dharma e quando anch’egli udì quel Dharma, quei cinque crimini a retribuzione immediata furono rapidamente purificati, senza alcun residuo.’

Egli disse: ‘Quei grandi asceti che odono il Sangháta dharma-paryáya, il re dei sutra, otterranno la fonte insuperabile del Dharma, la purificazione di ogni malvagità e la pacificazione di tutto ciò che è illusorio.

Il Dharma che ti libera velocemente io spiegherò, quindi ascolta bene:

“Se anche una sola stanza in quattro versi

verrà spiegata ad un continuum mentale

ogni malvagità verrà purificata

e ‘l’entrata nella corrente’ sarà ottenuta.

Da ogni malvagità sarà liberato.

Con questa solenne dichiarazione,

gli esseri sofferenti vengono completamente liberati

dalla schiavitù della paura dell’inferno.’

Allora l’uomo si alzò, congiunse le mani e gli rese omaggio con il capo chino.

Egli approvò dicendo

‘Eccellente. Eccellente, virtuosi amici.

Eccellenti coloro che insegnano il vasto metodo,

il Sangháta sutra, che distrugge la malvagità,

e anche per coloro che lo odono, eccellente.’

Dopodiché, in quella circostanza e in quel momento, dal centro del sovrastante spazio

dodicimila figli dei deva, con le mani giunte, comparvero davanti al saggio. Essi si prostrarono ai suoi piedi e domandarono:

‘Bhagavan, grande asceta, quanto addietro risale la tua conoscenza?’

Similmente, comparvero quattro milioni di re naga e diciottomila re yaksha. Con le mani giunte e inchinandosi al saggio, domandarono: ‘Eccelso, quanto addietro risale la tua conoscenza?’

Il saggio rispose: ‘Centinaia di migliaia di miriadi di milioni di eoni incalcolabili.’

Essi domandarono: ‘Da quale karma virtuoso sarà completamente pacificato, in un istante, quel karma negativo?’

Egli rispose: ‘Dall’udire il Sangháta-sutra dharma-paryáya. Tra gli esseri senzienti qui radunati, tutti coloro che hanno sviluppato fede udendo questo dharma-paryáya, ottengono la predizione di un’ineguagliabile perfetta e completa illuminazione. Se quelle persone che hanno commesso i cinque crimini a retribuzione immediata, odono soltanto questo dharma-paryáya chiamato Sangháta, esauriranno completamente e purificheranno completamente, in un istante e interamente, il loro karma dei cinque crimini a retribuzione immediata. Per incalcolabili centinaia di migliaia di miriadi di milioni di eoni, le porte dei reami inferiori verranno chiuse e le trentadue porte dei mondi dei deva verranno aperte. Se così diventeranno le radici di virtù di chi ode anche solo una stanza di quattro versi del Sangháta dharma.paryáya, che bisogno c’è di ricordare chi mostra il suo rispetto con fiori, incenso, profumi, ghirlande, unguenti, polveri, abiti, baldacchini, stendardi e vessilli e di chi lo venera, fa disegni, offerte, suona i cembali e altri strumenti e gioisce, anche solo una volta, approvando col dire: Ben detto. Eccellente, eccellente!’ ”

Allora il bodhisattva, mahasattva Sarva-shúra domandò al Baghavan: “Baghavan, in merito a chi congiunge le mani e compie prostrazioni quando il Sangháta-sutra dharma-paryáya viene enunciato, quale grande quantità di merito produrrà colui che tiene semplicemente le mani congiunte?”

Il Bhagavan disse: “Figlio del lignaggio, ascolta. Se persino coloro i quali hanno commesso i cinque crimini a retribuzione immediata, o ordinato di commetterli, o gioito nel commetterli, e coloro che congiungono le mani e si prostrano nell’udire anche una sola semplice stanza di questo Sangháta dharma-paryáya, se tutto il loro karma dei cinque crimini a retribuzione immediata verrà completamente purificato allorquando essi si prostrano, Sarva-shúra, che bisogno c’è di ricordare chi ascolta per intero e comprende questo Sangháta-sutra dharma-paryáya! Costui genererà una

quantità di merito molto più vasta del precedente. Figlio del lignaggio, ti esporrò un’analogia per farti capire il significato di questo Sangháta-sutra. Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, cinque grandi fiumi hanno origine dal palazzo del re naga Anavatápta, ove non sorge mai il sole. Se qualcuno dovesse contare le gocce di questi cinque grandi fiumi, Sarva-shúra, potrebbe arrivare alla fine, contandone le gocce?”

Ed egli: “Bhagavan, non potrebbe.”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, similmente, è impossibile arrivare alla fine delle radici di virtù del Sangháta-sutra dharma-paryáya enumerandole per cento eoni o persino per mille eoni. Sarvashúra, che ne pensi? Chi spiega questo Sangháta-sutra dharma-paryáya solo per un istante, non affronta delle difficoltà?”

Egli rispose:”Bhagavan, egli affronta delle difficoltà”

Il Bhagavan disse: “ Sarva-shúra, colui che è in grado di spiegare questo Sangháta-sutra dharmaparyáya, affronta difficoltà molto più grandi. È come segue: per fare un’analogia, contando le gocce dei cinque grandi fiumi che nascono dal lago Anavatápta, non è possibile arrivare alla fine.”

Ed egli: “Bhagavan, quali sono quei cinque grandi fiumi?”

Il Bhagavn rispose: “Essi sono: il Gange, il Síta, il Vákshu, lo Yamuna e il Chándra-bhaga. Questi sono i cinque grandi fiumi che sfociano nell’oceano. Ognuno dei cinque grandi fiumi è accompagnato da cinquecento fiumi. Sarva-shúra, anche questi cinque fiumi provengono dal cielo con un migliaio di fiumi ciascuno e, per mezzo loro, gli esseri viventi vengono appagati.”

Ed egli: “Quali sono le migliaia che accompagnano ciascuno di essi?”

Il Bhagavan rispose: “Il Súndari è accompagnato da un migliaio, il Shámkha è accompagnato da un migliaio, il Vahánti è accompagnato da un migliaio, il Chitra-séna è accompagnato da un migliaio e il Dharma-vrítti è accompagnato da un migliaio. Sarva-shúra, ognuno questi grandi fiumi è accompagnato da un migliaio di fiumi.

Essi lasciano cadere un torrente di pioggia sul pianeta Terra. Sarva-shúra, di tanto in tanto, essi sprigionano torrenti di gocce di pioggia e ciò genera fiori, frutta e raccolti. Quando i torrenti di pioggia vengono rilasciati sul pianeta Terra, viene prodotta acqua. Dall’acqua prodotta, campi e giardini vengono appagati e resi lieti. Sarva-shúra, è come segue: per fare un’analogia, il signore degli esseri viventi rende felice tutto l’intero pianeta Terra. Allo stesso modo, Sarva-shúra, questo Sangháta-sutra dharma-paryáya viene spiegato sulla Terra per il beneficio e la felicità di molti esseri. La durata della vita degli umani non è come la durata della vita dei deva del Cielo dei Trentatré. Se ti chiedessi chi sono i deva del Cielo dei Trentatré, Sarva-shúra, coloro che risiedono dove risiede il signore degli dèi, Indra, sono chiamati i Trentatré.

Sarva-shúra, ci sono anche esseri senzienti che si impegnano in una buona condotta verbale ed è altrettanto impossibile fare un esempio della loro grande quantità di merito. Ci sono inoltre esseri senzienti che praticano un’errata condotta verbale, ed è impossibile fare un esempio delle loro rinascite infernali e animali. Quegli esseri senzienti che sperimentano le sofferenze degli esseri infernali, animali e preta, non hanno alcun rifugio. Infrante tutte le speranze, essi si lamentano e precipitano negli inferni. Dovrebbero essere considerati come sotto il potere di amici non virtuosi.

Quegli esseri senzienti che praticano una buona condotta verbale, della cui vastità di merito è impossibile fare un’analogia, dovrebbero esser considerati come sotto il potere di amici virtuosi.

Quando si incontra un amico virtuoso, si incontra un Tathágata. Quando si incontra un Tathágata, tutta la propria malvagità personale viene purificata. Quando il signore degli esseri genera gioia sulla Terra, è impossibile fare un esempio della felicità degli esseri senzienti sulla terra.

Sarva-shúra, similmente, anche questo Sangháta-sutra dharma-paryáya svolge le funzioni di un buddha per gli esseri senzienti sul pianeta Terra. Chiunque non abbia udito il Sangháta-sutra dharma-paryáya, non sarà in grado di essere completamente illuminato nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Non sarà in grado di girare la ruota del Dharma. Sarà incapace di percuotere il gong del Dharma, non sarà in grado di sedere sul trono del Leone del Dharma. Sarà incapace di entrare nella sfera del nirvana. Non sarà in grado di illuminare con innumerevoli raggi di luce.

Sarva-shúra, similmente, coloro che non abbiano udito questo Sangháta-sutra dharma-paryáya non saranno parimenti in grado di dimorare nel cuore dell’illuminazione.”

Sarva-shúra domandò: “Bhagavan, posso chiedere a proposito di un certo evento prodigioso? Sugata, posso chiedere a proposito di un certo evento prodigioso?”

Il Bhagavan disse: “ Sarva-shúra, chiedi qualsiasi cosa tu desideri, e io chiarirò i tuoi dubbi.”

Egli domandò: “Chi era quel saggio che liberò quegli esseri senzienti dal karma dei cinque crimini immediata e li condusse, poi, uno ad uno, al livello di ‘colui che non ritorna più’?”

Egli disse: Il parlare dei Buddha è profondo, Sarva-shúra, ascoltami:

“Il Sangháta-sutra è un maestro,

che si manifesta nell’aspetto di un saggio.

Il Sangháta manifesta, per amorevolezza,

anche i corpi dei buddha.

Quanti sono i granelli di sabbia che il Gange contiene,

altrettanti sono gli aspetti con cui esso insegna.

Insegna con l’aspetto di un buddha.

Insegna anche l’essenza del Dharma.

Per chi desidera vedere un buddha,

Sangháta è l’equivalente di un buddha.

Ovunque è il Sangháta,

sempre vi è il Buddha.

Il Bhagavan disse: “Figlio del lignaggio, ascolta. Sarva-shúra, molto tempo fa, novantanove eoni incalcolabili fa, apparvero dodici milioni di buddha. Quando si manifestò il Tathágata Ratnóttama, io diventai coraggioso nel donare e resi omaggio a quei dodici milioni di buddha con il nome di Chándra. Io mi occupai di loro con cibo, bevande, profumi, ghirlande, unguenti, qualunque cosa piacesse loro, cibi di buona qualità e ogni cosa necessaria al loro benessere. Essendomi occupato di loro in questo modo, ricordo di avere così ottenuto una predizione di insuperabile illuminazione

perfetta e completa.

Sarva-shúra, ricordo che là apparvero diciotto milioni di buddha chiamati Ratnava-bhása. Anche quella volta, essendo diventato coraggioso nel donare, io resi omaggio a quei diciotto milioni di tathágata con il nome di Garbha-séna, con ghirlande, unguenti, ornamenti e abbigliamento cerimoniale, nel modo adatto a ciascuno e, avendo così agito, ottenni anche in quella occasione una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa.

Sarva-shúra, ricordo venti milioni di buddha e ognuno di quei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati e era chiamato Shikhi-sámbhava. Sarva-shúra, ricordo venti milioni di buddha e ognuno di quei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, era chiamato Káshyapa. Anche quella volta, essendo diventato coraggioso nel donare, io resi omaggio a quei tathágata con profumi, ghirlande e unguenti, e poi offrii loro un

servizio reverenziale proprio come deve essere offerto ai tathágata. E anche in quella occasione ottenni una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa.

Sarva-shúra, là apparvero sedici milioni di buddha chiamati Buddha Vimala-prabhása e io, a quel tempo, ero un ricco capofamiglia di grande opulenza e possedimenti. Avendo rinunciato a tutti i beni, offrii a quei sedici milioni di buddha un servizio reverenziale con offerte di copri sedili, abiti, profumi, ghirlande, unguenti e mantelli, proprio come dovrebbe essere offerta assistenza reverenziale ai tathágata. E, proprio in quella occasione, ottenni una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Io ricordo anche questo, ma il momento effettivo della predizione non era ancora giunto.

Sarva-shúra, ascolta. Novantacinque milioni di buddha si presentarono al mondo e ognuno di quei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, era chiamato Shakyamuni. A quel tempo ero un virtuoso sovrano del Dharma e resi omaggio a quei novantacinque milioni di tathágata, chiamati Shakyamuni con essenze, ghirlande, unguenti, copri sedili, abiti, incenso, stendardi e vessilli. E, proprio in quella occasione, ottenni una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Questo io ricordo.

Sarva-shúra, là si presentarono al mondo novanta milioni di tathágata, arhat, buddha

perfettamente realizzati, chiamati Krakatsúnda e io, a quel tempo, ero un giovane e ricco bramino di grande opulenza e possedimenti. Avendo rinunciato a tutti i beni, resi omaggio a tutti quei tathágata con essenze, ghirlande, unguenti, coprisedili, abiti e, avendo offerto assistenza reverenziale a quei tathágata nel modo consono a ciascuno di loro, ottenni proprio in quel tempo, una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Anche questo io ricordo, ma non ero ancora giunto al momento effettivo della predizione.

Sarva-shúra, là si presentarono al mondo diciotto milioni di buddha, e ciascuno dei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati era chiamato Kanaka-múni. A quel tempo, essendo io diventato coraggioso nel donare, resi omaggio a tutti quei milioni di tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati, con profumi, ghirlande, unguenti, copri sedili, e ornamenti. Così come deve essere offerto servizio ai tathágata, offrii loro servizio. E, proprio in quella occasione, ricordo anche di aver ottenuto una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Ma non ero ancora giunto al momento effettivo della predizione.

Sarva-shúra, là apparvero al mondo tredici milioni di buddha e ciascuno di quei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati era chiamato Avabhása-shri. Io resi omaggio a quei tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati con coprisedili, abiti, profumi, ghirlande, unguenti, mantelli e ornamenti. Proprio come deve essere offerto servizio reverenziale ai tathágata, così io offrii loro servizio reverenziale.

Quei tathágata avevano anche spiegato vari approcci al Dharma per verificare i suoi significati e la disciplina e allora, proprio in quella occasione, io ottenni una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Io ricordo anche questo, ma il momento effettivo della predizione non era ancora giunto.

Sarva-shúra, là si presentarono al mondo venticinque milioni di tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati chiamati Pushya. A quel tempo ero un rinunziante e venerai quei tathágata. Così come Ananda oggi mi offre servizio, allo stesso modo io offrii servizio a quei tathágata, e così ottenni una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa. Questo io ricordo, ma, anche allora, il momento effettivo della predizione non era ancora giunto.

Sarva-shúra, là apparvero al mondo dodici milioni di tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati chiamati Vipáshyin. Io resi omaggio a quei tathágata con copri sedili, abiti, profumi, ghirlande e unguenti. Proprio come dovrebbe essere offerto servizio ai tathágata, così offrii loro servizio. In quella circostanza e in quel momento, essendo diventato un rinunziante, proprio quella volta, ricordo anche di aver ottenuto una predizione di insuperabile illuminazione perfetta e completa.

Poco tempo dopo, l’ultimo Vipáshyin apparso spiegò questo Sangháta-sutra dharmaparyáya e lo compresi. In quella circostanza, una pioggia di sette sostanze preziose si riversò sul pianeta Terra. E allora non ci fu più povertà tra gli esseri senzienti sulla Terra. Proprio in quella circostanza ottenni una predizione di insu-perabile illuminazione perfetta e completa. Dopo di che, per un lungo periodo, non ottenni alcuna predizione.” Egli domandò: “Quale fu il periodo, quale fu la sua durata?”

Il Bhagavan disse: “Sarva-shúra, ascolta. Dopo un eone incalcolabile, il tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato Dipámkara comparve nel mondo. A quel tempo, in quella circostanza, ero un giovane bramino chiamato Megha. Nel momento in cui il tathágata Dipámkara si manifestò al mondo, stavo praticando l’astinenza sessuale sotto l’aspetto di un ragazzo bramino. Poi, quando vidi il tathágata Dipámkara, lanciai sette fiori di útpala e li dedicai all’insuperabile illuminazione

perfetta e completa. E quel tathágata mi predisse: ‘Giovane bramino, in futuro, tra innumerevoli eoni, diventerai in questo mondo un tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato chiamato Shakyamuni.

Dopo di che, Sarva-shúra, sedetti nello spazio sovrastante, a un’altezza di dodici alberi di borasso, e conseguii lo stato della pazienza imperturbabile in riferimento ai fenomeni non prodotti. Come se fosse ieri od oggi, ricordo direttamente tutte le radici di virtù fin da quando io praticai l’astinenza sessuale per innumerevoli eoni ed ero detentore delle perfezioni.

Inoltre, Sarva-shúra, io condussi, innumerevoli centinaia di migliaia di miriadi di esseri senzienti, uno ad uno, verso il Dharma virtuoso. Perciò, Sarva-shúra, essendo ora, in modo manifesto, completamente illuminato nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa, che bisogno c’è di dire che desidero beneficiare tutti gli esseri senzienti! Sarva-shúra, io insegno il Dharma agli esseri senzienti in molti modi.

Qualunque sia la forma con la quale devono essere conquistati, io insegno il Dharma in quella forma. Nel mondo dei deva, insegno il Dharma con sembianze di un deva. Nella terra dei naga, insegno il Dharma con sembianze di un naga. Nella terra degli yaksha, insegno il Dharma con sembianze di uno yaksha. Nella terra dei preta, insegno il Dharma con sembianze di un preta. Nel mondo degli umani insegno il Dharma con sembianze di un umano. A quegli esseri senzienti che devono essere conquistati da un Buddha, io insegno il Dharma con sembianze di un buddha. A quegli esseri senzienti che devono essere conquistati da un bodhisattva, insegno il Dharma con sembianze di un bodhisattva. Qualunque sia l’aspetto per conquistare gli esseri senzienti, io insegno il Dharma esattamente sotto quell’aspetto.

Così, Sarva-shúra, io insegno il Dharma agli esseri senzienti in molti modi. Se ci si chiedesse qual è la ragione, Sarva-shúra, è perché non appena gli esseri senzienti udranno il Dharma nei vari modi, allora anche quegli esseri senzienti sinceri creeranno radici di virtù nei vari modi: si impegneranno in azioni generose, creeranno merito, rinunceranno persino al sonno per il proprio scopo e mediteranno anche sulla consa-pevolezza della morte. Essi si prodigheranno in azioni virtuose nel modo in cui devono essere compiute. Per il fatto di aver udito il Dharma, essi ricorderanno queste prece-denti radici di virtù. Ciò avverrà per la mèta, il beneficio e la felicità a lungo termine di deva e umani.

Sarva-shúra, poiché è così, non appena il Sangháta-sutra dharma-paryáya viene ascoltato, le buone qualità e i benefici diventano, in tal modo, incalcolabili.”

Allora quegli esseri senzienti parlarono tra loro. Essi dissero: “Ci deve essere anche qualcosa d’altro grazie al quale, tramite l’averlo compiuto e accumulato, una persona diventerà manifestamente e completamente illuminata nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa, e maturerà il risultato del virtuoso Dharma di voler beneficiare tutti gli esseri senzienti”.

 “Coloro che hanno avuto fiducia nel Dharma affermeranno: ‘Vi è un Dharma perfetta-mente concorde con le cose esistenti, così come esse sono’. Il grande risultato di maturazione della loro virtù sarà l’ineguagliabile felicità del Dharma. Per gli esseri senzienti ignoranti e folli, invece, che affermano che non esiste nessun dharma e che non c’è nessuna possibilità di andare oltre i fenomeni, il grande risultato di matura-zione sarà il finire in trasmigrazioni infelici. Essi si dirigeranno ripetutamente verso le terre delle trasmigrazioni infelici. Per otto eoni proveranno le sensazioni dolorose dei reami infernali. Per dodici eoni sperimenteranno le sensazioni dolorose nelle terre dei preta. Per sedici eoni nasceranno tra gli ásura. Per novemila eoni nasceranno tra i

pericolosi bhuta e pisháchas. Per quattrordicimila eoni saranno privi di lingua. Per sedicimila eoni moriranno nel ventre delle loro madri. Per dodicimila eoni diventeranno masse rotonde di carne. Per undicimila eoni nasceranno ciechi e proveranno sensazioni dolorose, e i loro genitori penseranno: ‘ Abbiamo sofferto inutilmente. La nascita di nostro figlio è stata inutile. È stato inutile averlo portato in grembo per nove mesi’. Essi sperimenteranno sensazioni di calura e di gelo.

Inoltre, essi proveranno intensamente la sofferenza della fame e della sete. Anche in questa vita soffriranno molto. I genitori, pur vedendo un figlio nella loro casa, non ne avranno gioia e le speranze dei genitori saranno totalmente distrutte.

Sarva-shúra, in tal modo gli esseri senzienti che abbandonano il sacro Dharma si dirigono verso l’inferno delle rinascite. Al momento della loro morte, saranno straziati da insostenibili tormenti.

Sarva-shúra, coloro che affermano: ‘Il Dharma esiste. Esistono coloro che vanno oltre i dharma’, per questa radice di virtù nasceranno per venti eoni nel nord, a Úttara-kuru. Per venticinque eoni essi nasceranno con la stessa fortuna dei deva del Cielo dei Trentatré. Quando moriranno e trasmigreranno dal Cielo dei Trentatré, nasceranno ancora nel nord, a Úttara-kuru. Non rinasceranno nel ventre di una madre. Essi conosceranno centomila sistemi di mondi e tutti questi saranno chiamati Sukavati. Essi vedranno anche tutti i campi di Buddha. Dopo averli conosciuti, dimoreranno in essi. Essi saranno illuminati nella perfetta e completa illuminazione proprio in quei luoghi.

Sarva-shúra, è proprio così che questo Sangháta-sutra dharma-paryáya ha grande potere. Coloro che avranno una mente ispirata dalla pura fede in esso, non incontre-ranno mai il momento della morte senza avere abbandonato le proprie paure. Essi saranno anche dotati di un’etica perfettamente pura.

Sarva-shúra, vi sono alcuni esseri senzienti che affermano: ‘Il Tathágata libera innu-merevoli esseri senzienti giorno e notte, e tuttavia il reame degli esseri senzienti non è ancora vuoto. Molti pregano per l’illuminazione. Molti sono nati nei mondi delle rinascite superiori. Molti conquistano il nirvana. Allora, perché questo reame degli esseri senzienti non si è svuotato?’”

I praticanti dissidenti delle altre tradizioni, i mendicanti erranti e gli asceti ignudi ebbero questa idea: “Andiamo a dibattere con il rinunciante Gáutama”. E così ottantaquattromila bramini, praticanti dissidenti delle altre tradizioni e mendicanti erranti, e molte centinaia di asceti ignudi, si recarono a Raja-griha. E in quella circostanza, in quel momento, il Bhagavan mostrò un sorriso.

Allora il bodhisattva mahasattva Maitréya si alzò dal suo posto, dispose la veste superiore su di una spalla, posò a terra il ginocchio destro e s’inchinò a mani giunte verso il Baghavan. Egli si rivolse al Bhagavan in questo modo: “ Bhagavan, poiché i tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati non sorridono senza cause e condizioni, qual è la causa del sorriso e qual è la condizione?”

Il Bhagavan rispose: “Figlio del lignaggio, ascolta. Oggi qui, a Raja-griha, si radunerà una grande assemblea.”

 “Bhagavan, chi sarà presente? Deva, naga, yaksha, umani, non-umani?”

Il Bhagavan rispose: “ Maitréya, oggi arriveranno in questo luogo deva, naga, yaksha, umani e non umani. Arriveranno anche ottantaquattromila bramini. Novemila milioni di praticanti dissidenti, mendicanti erranti e asceti ignudi arriveranno e dibatteranno con me. Io insegnerò il Dharma per placare tutte le loro dispute. Tutti i bramini genere-ranno il pensiero della suprema illuminazione perfetta e completa. I novemila milioni di praticanti dissidenti, mendicanti erranti e asceti ignudi otterranno tutti il frutto della ‘entrata nella corrente’. Arriveranno diciottomila milioni di re naga e

udranno il Dharma da me. Dopo averlo udito, genereranno il pensiero della suprema

illuminazione perfetta e completa. Arriveranno sessantamila milioni di figli dei deva delle dimore pure. Arriveranno trentamila milioni di malvagi mara con i loro seguaci. Arriveranno dodicimila milioni di re ásura. In numero di cinquecento, arriveranno i re con i loro seguiti per ascoltare il Dharma. Dopo aver ascoltato il Dharma da me, tutti quanti genereranno il pensiero della suprema illuminazione perfetta e completa.”

Al che il bodhisattva, il grande essere Maitréya, si prostrò chinando il capo ai piedi del Bhagavan, e dopo aver circumambulato il Bhagavan per tre volte, scomparve proprio in quel luogo.

Al che il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò dal suo posto, dispose la veste superiore su di una spalla, posò a terra il ginocchio destro e si inchinò a mani giunte verso il Baghavan. Egli domandò al Bhagavan: “Bhagavan, quali sono i nomi dei cinquecento re?”

Il Bhagavan rispose: “ Sarva-shura ascolta. C’è il re chiamato Nanda, il re chiamato Upanánda, il re chiamato Jinárshabha, il re chiamato Brahma-séna, il re chiamato Brahma-ghósha, il re chiamato Sudárshana, il re chiamato Prya-séna, il re chiamato Nanda-séna, il re chiamato Bimbi-sára, il re chiamato Praséna-jit e il re chiamato Virúdhaka. Vi sono questi re e i rimanenti, cinquecento in tutto, e ogni re è accom-pagnato da centomila milioni di seguaci. Eccetto il re Virúdhaka, tutti quanti sono diretti verso l’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Trentamila milioni di

bodhisattva stanno arrivando dalla direzione est. Cinquantamila milioni di bodhisattva stanno arrivando dalla direzione sud. Sessantamila milioni di bodhisattva stanno arrivando dalla direzione ovest. Ottantamila milioni di bodhisattva stanno arrivando dalla direzione nord. Dal nadir stanno giungendo novantamila milioni di bodhisattva. Dallo zenit stanno arrivando centomila milioni di bodhisattva, e tutti quanti dimorano nelle dieci terre.”

Poi, per vedere il Bhagavan, tutti quei bodhisattva si radunarono a Raja-griha, dove si trovava il Bhagavan. E ciascuno di quei bodhisattva era diretto verso l’insuperabile illuminazione perfetta e completa.

Allora il Bhagavan parlò al bodhisattva mahasattva Sarva-shúra: “Sarva-shúra, va’ nei sistemi di mondi delle dieci direzioni e parla così a tutti i bodhisattva: ‘Oggi il Tathágata insegna il Dharma nella grande città di Raja-griha. Perciò, voi tutti che dimorate nei sistemi di mondi delle dieci direzioni, congiungete le mani e inchinatevi in omaggio’. Annuncia così, e non appena lo avrai reso noto, torna immediatamente ad ascoltare il Dharma.”

Al che il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si alzò dal suo posto, si prostrò chinando il capo ai piedi del Bhagavan e, dopo aver circumambulato il Bhagavan per tre volte, scomparve grazie ai suoi poteri soprannaturali. Quindi il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra si recò nei sistemi di mondi delle dieci direzioni e informò i bodhisattva: “Oggi, nella grande città di Raja-griha, il Tathágata insegna il Dharma, perciò dovreste rispondere a questo con ‘eccellente’, e grazie a questo fatto, in questo stesso giorno, ne riceverete beneficio e conseguirete la grande beatitudine.”

Così, andando nei sistemi di mondi delle dieci direzioni, il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra onorò tutti i buddha e informò i bodhisattva. Poi, nello stesso arco di tempo in cui, per esempio, un uomo robusto schiocca le dita, il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra tornò nella grande città di Raja-griha, dove si trovava il Bhagavan, e fu presente di fronte al Bhagavan stesso.

Allora si radunarono anche i bramini, i praticanti dissidenti delle altre tradizioni, i mendicanti erranti e gli asceti ignudi. E si radunarono anche i deva, i naga, gli yaksha, molti esseri umani, i re in numero di cinquecento, insieme ai loro seguiti, e anche trentatré milioni di malvagi mara, insieme ai loro seguiti.

E in quel momento la grande città di Raja-griha tremò. Una pioggia di ineffabile polvere di sandalo cadde sui sistemi di mondi delle dieci direzioni e cadde anche una pioggia di fiori meravigliosi che si dispose come un maestoso palazzo, al livello del nodo di capelli sulla sommità del capo del Bhagavan. E in quello stesso momento Indra, il signore dei deva, roteò un fulmine in presenza del Tathágata. Allora, in quel momento, quattro potenti venti scompigliarono il suolo levandosi dalle quattro direzioni. Sollevandosi, trascinarono via l’immondizia, i rifiuti e la polvere della grande

città di Raja-griha. Una pioggia di acqua profumata cadde nei sistemi di mondi delle dieci direzioni. Una pioggia di fiori di útpala, loti, fiori kúmuda e loti bianchi scese sui sistemi di mondi delle dieci direzioni e si dispose come baldacchini di fiori sopra le teste di tutti quegli esseri senzienti. Ottantaquattromila maestosi palazzi comparvero, immobili nello spazio, sulla sommità del capo del Tathágata. All’interno degli ottantaquattromila palazzi apparvero ottantaquattromila troni costruiti con le sette sostanze preziose. In ognuno di questi troni sedeva e insegnava un tathágata. Poi questa galassia di un miliardo di sistemi di mondi tremò in sei modi.

Al che il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra congiunse le mani, si inchinò verso il Bhagavan e domandò al Bhagavan: “Bhagavan, qual è la causa, qual è la condizione del dispiegarsi di tali apparizioni soprannaturali proprio qui, nella grande città di Raja-griha?”

Il Bhagavan rispose: “È come segue: per fare un’analogia, un re sfiorò la testa di un certo uomo volubile, selvatico, colmo di egocentrismo, colmo di avidità egoista per ogni cosa come fosse sua, e nello stesso tempo afflitto dalla miseria. Quell’uomo si recò al portone del re. Appena arrivato, pretese insistentemente di entrare nel palazzo. A quel punto, i ministri del re e il seguito lo afferrarono e lo percossero in molti modi. In quella circostanza e in quel momento, il re fu informato che quell’uomo indigente insisteva per entrare e pensò: ‘Sicuramente si tratta di qualcuno che vuole uccidermi’. A questo pensiero il re montò su tutte le furie e ordinò al suo seguito: ‘Voi! Portate quell’uomo sulla montagna, in un luogo isolato, e uccidetelo. Uccidete anche tutti i suoi servitori, i genitori, i bambini, gli schiavi maschi e femmine, e anche i braccianti.’ A

seguito di questi ordini, furono uccisi tutti quanti e perciò i loro amici e parenti furono straziati da insostenibili tormenti.

In modo analogo, non appena il Tathágata, l’Arhat, il Buddha perfettamente realizzato spiega il Dharma, gli infantili esseri comuni, proprio come quella persona arrogante, riguardo al Tathágata si appigliano alla forma, al colore, ai marchi e all’aspetto come segni di identificazione e pensano che quello sia il corpo del Tathágata. Poi, dopo aver udito molti insegnamenti di Dharma, cadono in una incredibile arroganza e affermano ogni sorta di cose assurde. Sopraffatti dall’egocentrismo e dall’avidità egoista per ogni cosa come fosse loro, essi stessi non prestano ascolto a questo Dharma né lo lodano. Anche se qualcuno sta spiegando un sutra o una strofa o una piccola analogia, essi

commentano: ‘Lo sappiamo già’ e non lo trattengono nella mente, né aprono le orecchie all’ascolto.

Se qualcuno si chiedesse perché è così, è perché in questo modo sono diventati pieni di arroganza. A causa della loro vasta erudizione, non sono vigili. Coloro che si accompagnano agli infantili individui comuni non si daranno da fare per diventare detentori di questo Dharma. Non presteranno ascolto alle parole dotate di questo tipo di Dharma. Essi diventano presuntuosi a causa della loro vasta erudizione. Persone simili divulgano le loro composizioni personali. Divulgano anche le loro prefazioni ai propri testi. Essi ingannano se stessi e il mondo intero. Essi divorano inutilmente il patrimonio pubblico e, avendolo divorato, non lo digeriscono bene. Al momento della morte, sono colti da grandi paure. Quegli esseri senzienti diranno a quello: ‘Ci hai istruito in tante maestrie, perché adesso non sai placarti?’

E lui risponderà: ‘Amici, adesso non sono in grado di placarmi.’

Al che, quegli esseri senzienti piangeranno e gemeranno in vari modi. Proprio come il vasto gruppo di parenti fu trucidato solo per le intenzioni di quell’unica persona, senza nessun altro da biasimare se non la causa cooperante delle sue stesse azioni, così questi esseri senzienti, al momento della morte, si lamenteranno e gemeranno, vedendo se stessi diretti verso rinascite come esseri infernali o animali a causa di un amico non virtuoso. Nello stesso modo, dico a voi bramini e praticanti dissidenti delle altre tradizioni: non diventate superbi.

È come segue. Per fare un’analogia, un uccello che non abbia sviluppato piume e ali non può volare nel cielo per raggiungere il mondo dei deva. Nello stesso modo, non potrete raggiungere il nirvana se non possedete quel genere di potere soprannaturale. Se qualcuno si chiedesse perché, è perché dopo una rinascita come uccello, a causa di un certo tipo di karma, questo corpo si disintegrerà in un baleno e morirà.

Al momento della morte, dopo aver perduto il senso del gusto, si sarà completamente atterriti e si penserà: ‘Perché ci siamo aggrappati a questo corpo? Non abbiamo goduto della felicità del mondo dei deva né quella del mondo degli umani, e non potremo nemmeno dimorare nel nirvana. Dal momento che ci siamo vanamente aggrappati a questo corpo, quale sarà il sentiero della nostra trasmigrazione? Chi sarà il nostro protettore? Dove avverrà la nostra nascita e dove la nostra distruzione?’”

Poi il Bhagavan disse a quei praticanti dissidenti delle altre tradizioni, ai mendicanti erranti e agli asceti ignudi: “Non abbandonate la speranza su questo prezioso pianeta Terra. Non escludetevi dalla rara ed eccelsa gemma che è il Dharma. Amici, interro-gate il Tathágata su qualsiasi cosa e io esaudirò completamente tutti i vostri desideri.”

Al che tutti i bramini, i praticanti dissidenti delle altre tradizioni, i mendicanti erranti e gli asceti ignudi si alzarono dai loro posti, disposero la veste superiore su di una spalla e a mani giunte domandarono al Bhagavan: “Bhagavan, nonostante i tathágata abbiano liberato gli esseri senzienti dall’esistenza ciclica giorno e notte, nel reame degli esseri senzienti non vi è né diminuzione né aumento. Bhagavan, per quale causa e per quale condizione, gli esseri senzienti mostrano ugualmente nascita e cessazione?”

Allora il Bhagavan si rivolse al bodhisattva mahasáttva Bhaishajya-séna: “Per eliminare un grande rammarico e per accendere la lampada del Dharma, i dissidenti indossano una grande armatura e sollevano un gran numero di questioni. In futuro, gli esseri senzienti giovani e vecchi comprenderanno la nascita e la disintegrazione. Bhaishajya-séna, ci sono anche esseri senzienti vecchi che, come i giovani, non sanno niente di niente.

Bhaishajya-séna, è come segue: per fare un’analogia, una persona si lava i capelli, indossa abiti nuovi ed esce di casa. Qualcuno le dice: ‘I tuoi nuovi abiti ti stanno bene’. Un’altra persona, invece, si lava la testa e lava i vecchi abiti, e poiché sono vecchi, nonostante si sia lavata i capelli, quella persona non è piacevole. Così come i suoi abiti non sono piacevoli, Bhaishajya-séna, gli esseri senzienti vecchi che si trovano sul pianeta Terra non sono piacevoli, e i giovani mostrano nascita e cessazione.”

Al che i bramini, i praticanti dissidenti delle altre tradizioni e tutti i mendicanti erranti si alzarono dai loro posti e domandarono al Bhagavan: “Bhagavan, chi di noi è giovane e chi di noi è vecchio?”

Il Bhagavan rispose: “Avete ripetutamente sperimentato le sensazioni degli esseri infernali, degli animali e dei preta, e tuttavia non vi basta, quindi siete tutti vecchi.”

Al che tutti i bramini e tutti i re naga dissero al Bhagavan: “Non ci incantano più le esperienze di sensazioni dolorose dell’esistenza ciclica.”

I praticanti dissidenti delle altre tradizioni, i mendicanti erranti e gli asceti ignudi dissero: “Ciò nonostante, tra gli esseri senzienti giovani non c’è nessuno che sia in grado di conoscere direttamente la vacuità.”

Così si pronunciarono e il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna, disse al Bhagavan: “Bhagavan, di grazia, considera quanto accade: perché è così difficile per gli esseri senzienti essere motivati?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, ti prego, ascolta. Il Tathágata comprende l’intero mondo in modo diretto.”

Al che, novantaquattromila milioni di esseri giovani furono in presenza del Bhagavan. Essi non si prostrarono al Bhagavan né proferirono una sola parola. Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna domandò al Bhagavan: “Bhagavan, questi esseri senzienti non parlano al Bhagavan. Sono completamente muti e nemmeno si prostrano. Qual è la causa per cui non pongono nessun quesito al Bhagavan? Qual’è la condizione?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, ascolta. Dovresti capire che questi esseri senzienti che dicono ‘Gli esseri senzienti giovani non sono in grado di conoscere direttamente la vacuità’, essi stessi sono esseri senzienti giovani.”

E quegli esseri senzienti dissero: “ Venerabile Bhagavan, siamo gli esseri senzienti giovani. Venerabile Sugata, siamo gli esseri senzienti giovani.”

Il Bhagavan parlò: “Questi esseri senzienti conoscono il mondo in modo diretto, ma adesso mostrate la vastità del mondo dai vostri corpi.”

In quella circostanza e in quel momento, i novantaquattromila milioni di esseri giovani, senza abbandonare i loro corpi, si sollevarono nello spazio e conseguirono le dieci terre. Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse al Bhagavan: “Questi esseri senzienti, che si sono impegnati ad esaurire e purificare completamente l’esistenza ciclica, hanno giustamente ottenuto il loro risultato. Bhagavan, questi esseri senzienti sono nati in questo stesso giorno e, Bhagavan, oggi stesso sono stati completamente liberati e tutti sono stati visti conseguire le dieci terre.”

Al che i bramini, i praticanti dissidenti delle altre tradizioni, i mendicanti erranti, gli asceti ignudi, i re naga e Mara il malvagio con il suo seguito, partiti con lo scopo di confondere, dissero al Bhagavan: “Bhagavan, siamo arrivati qui di fronte al Tathágata, e adesso che abbiamo udito questo dharma-paryáya, si possa noi conseguire la felicità di un buddha. Che tutti noi si possa diventare come il tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato nel mondo.”

Il Bhagavan disse: “Proprio così, signori. In qualunque modo siate giunti dal Tathágata, dal momento che avete udito questo Sangháta dharma-paryáya, avete generato la mente dell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. E poiché è così, tra non molto vi illuminerete completamente tutti quanti nell’illuminazione perfetta e completa.”

Non appena il Bhagavan ebbe proferito queste parole, tutti quei praticanti dissidenti delle altre tradizioni ottennero immediatamente lo stato della pazienza imperturbabile riguardo ai fenomeni non prodotti. Essi divennero anche bodhisattva dimoranti nelle dieci terre. e quindi tutti quei bodhisattva, saliti nell’aria ad un’altezza di sette alberi di palma dal suolo, offrirono al Tathágata palazzi maestosi, costruiti con le sette sostanze preziose. Tutti quanti manifestarono anche varie emanazioni prodigiose e compirono atti che mostravano i loro poteri soprannaturali. Infine, disponendosi al disopra della sommità del capo del Bhagavan, lanciarono fiori al Tathágata e lo contemplarono. E, inoltre, percepirono i propri corpi come buddha.

Anche molte migliaia di milioni di figli dei deva lanciarono fiori al Tathágata e pronun-ziarono queste parole: “L’asceta Gáutama è una gran fortuna. Egli è un grande campo fertile. Egli è il protettore del mondo. Egli ha ottenuto la stabilità meditativa. Egli è un Maestro che ha lo scopo di creare altri Maestri. Attraverso abili mezzi, per gradi, egli libera perfettamente dall’esistenza ciclica esseri senzienti come questi. Con una sola frase ben detta, egli libera perfettamente molti esseri senzienti dall’esistenza ciclica.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna si alzò dal suo posto, dispose la veste superiore su di una spalla, pose il ginocchio destro al suolo e s’inchinò a mani giunte verso il Bhagavan. Egli domandò al Bhagavan. “ Bhagavan, per quale causa e quale condizione questi figli del lignaggio pronunciano queste parole, compiono così tanti atti che mostrano poteri soprannaturali e proclamano tante lodi del Tathágata?”

Il Bhagavan rispose: “ Figlio del lignaggio, ascolta. Essi non lodano me. Essi , invece, lodano i loro corpi e faranno dei loro corpi le sacre sedi del Dharma. Essi emaneranno la luce radiante del Dharma dai loro corpi. Tutti i buddha li sosterranno nel completo risveglio dell’illuminazione perfetta e completa. E quando saranno perfettamente illuminati, essi insegneranno il Dharma.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse al Bhagavan: “Il Tathágata, il Sugata, libera completamente molti esseri senzienti giorno e notte, eppure gli esseri senzienti non sono ancora esauriti.”

Il Bhagavan disse: “Bhaishajya-séna è bene, è molto bene che tu abbia pensato di interrogare il Tathágata su questo argomento. Bhaishajya-séna è come segue: per fare un’analogia, vi è un uomo ricco che ha grandi ricchezze e proprietà, che possiede beni, messi, forzieri e granai in abbondanza e che ha numerosi dipendenti, compresi servitori uomini, servitori donne e braccianti. In aggiunta a una grande quantità di ricchezze, egli possiede anche molti campi e orti che producono cose come orzo, riso, fagioli, lenticchie e molte altre granaglie. Dopo che quella persona avrà seminato

tutti i semi in primavera, quei semi germoglieranno e matureranno in un’altra stagione.

Quell’uomo allora raccoglierà le messi e le immagazzinerà separatamente, nutrendo-sene fino alla primavera successiva, quando tornerà a seminare. Allo stesso modo, Bhaishajya-séna, tutti gli esseri senzienti esauriranno completamente tutto il karma delle azioni precedenti, quindi cercheranno i campi del merito e produrranno le radici di virtù. Dopo averle generate, praticheranno scrupolosamente i dharma virtuosi. E dopo avere incrementato tutti i dharma virtuosi, svilupperanno gioia e soddisfazione. Bhaishajya-séna, a causa di questa mente gioiosa e soddisfatta, per molte migliaia di milioni di eoni non saranno soggetti a degenerazione. Bhaishajya-séna, allo stesso modo un bodhisattva che ha generato il pensiero iniziale dell’illuminazione non sarà mai soggetto a degenerazione. In breve, essi realizzeranno tutti i dharma.”

Egli domandò: “Bhagavan, che tipo di sogni avranno i bodhisattva che hanno generato il pensiero iniziale dell’illuminazione?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, i bodhisattva che hanno generato il pensiero iniziale dell’illuminazione vedranno molte cose spaventose nei loro sogni. Se ti chiedessi il motivo, è perché stanno purificando tutto il loro karma. Gli esseri senzienti con un karma negativo non possono eliminare la loro indicibile sofferenza, ma il bodhisattva, nonostante abbia un brutto sogno, non ne è spaventato.”

Egli domandò: “Bhagavan, come saranno viste le cose spaventose nei sogni del bodhisattva che ha generato il pensiero iniziale dell’illuminazione?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, egli vedrà apparire un fuoco divampante. Al che, il bodhisattva dovrebbe sapere che tutte le sue afflizioni mentali sono state bruciate. In secondo luogo, Bhaishajya-séna, anche se un bodhisattva che ha generato il pensiero iniziale dell’illuminazione vedrà acque agitate e turbinose, non ne sarà spaventato. Se ti domandassi il motivo, Bhaishajya-séna, è perché in tal modo tutta la schiavitù dovuta all’ignoranza verrà lavata via e tutto il male sarà purificato. In terzo luogo, Bhaishajya-séna, il bodhisattva che ha generato il pensiero iniziale dell’illumina-zione vedrà cose ancor più spaventose, nei suoi sogni.”

Egli domandò: “Bhagavan, di che cosa si tratta?”

Il Bhagavan rispose: “Nonostante veda la propria testa decapitata, Bhaishajya-séna, non ne sarà spaventato. Se ti domandassi il motivo, è perché penserà: ‘Il mio attacca-mento, la mia collera e la mia ignoranza sono stati recisi. Sono vittorioso sull’esistenza ciclica, con i suoi sei reami’. E il suo posto non sarà più nei reami infernali; non sarà nemmeno tra gli animali o tra i preta; non sarà tra gli ásura; non sarà tra i naga; non sarà tra i deva. Bhaishajya-séna, il bodhisattva che ha generato il pensiero iniziale dell’illuminazione rinasce nei campi perfettamente puri dei buddha. Bhaishajyaséna,

in futuro, in un tempo a venire, ogni essere senziente che dedicherà la sua mente

all’illuminazione, solo per questo dovrà essere considerato come qualcuno che si è assunto un grande impegno. Bhaishajya-séna, anche se saranno disprezzati, nessuno di loro dovrà scoraggiarsi o desistere.

“Bhaishajya-séna, numerosi sono i Dharma che ho insegnato. Bhaishajya-séna, per centinaia di migliaia di miriadi di eoni mi sono impegnato in ardue attività. Ma l’impegno in azioni difficili non è stato per amore delle ricchezze. Non era per assicurarmi da vivere. Non era per garantirmi il potere. Bhaishajya-séna, mi sono impegnato in attività ardue per comprendere la natura dei fenomeni. E tuttavia, finché non udii il Sangháta dharma-paryáya, non ottenni l’illuminazione perfetta e completa. Bhaishajya-séna, nel giorno stesso in cui l’udii, mi illuminai totalmente e perfettamente nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa.

“Bhaishajya-séna, questo dharma-paryáya è profondo. Udire questo dharma-paryáya è raro. Bhaishajya-séna, anche la comparsa dei tathágata è veramente rara. Bhaishajya-séna, anche coloro che sostengono questo dharma-paryáya sono veramente rari. Tutti coloro che ascolteranno questo dharma-paryáya si illumineranno totalmente e perfettamente nell’insuperabile illuminazione perfetta e completa. Bhaishajya-séna, per migliaia di eoni essi sconfiggeranno l’esistenza ciclica. Essi otterranno il campo di buddha perfettamente puro. Essi conosceranno perfettamente la cessazione e il sentiero. Saranno in grado di conoscere perfettamente la fonte. Saranno in grado di

conoscere a pieno il luogo della virtù. Saranno in grado di conoscere direttamente e a pieno il luogo della virtù. Saranno in grado di conoscere perfettamente il luogo della virtù e di conoscere perfettamente la cessazione. Bhaishajya-séna, perché è chiamata ‘cessazione’?”

Ed egli: “Bhagavan, il suo significato è che è uno stato del Dharma.”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, che cosa è uno stato del Dharma?”

Ed egli: “Bhagavan, ciò che è chiamato ‘Dharma’ è l’impegno nella perseveranza entusiasta, la salvaguardia della etica e il possesso dell’etica. È detto ‘un tesoro del Dharma’. Bhagavan, è il sorgere di un tesoro del Dharma.”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, è bene, è molto bene che tu abbia pensato di porre una domanda al Tathágata su questo argomento.”

Egli domandò: “Per quale scopo i tathágata appaiono nel mondo?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, coloro che possiedono molta sapienza e molta perspicacia riconoscono l’avvento dei tathágata. Una volta che riconoscono l’avvento dei tathágata, sanno anche che l’avvento dei tathágata è una sorgente di felicità. Quando i tathágata compaiono nel mondo, gli esseri senzienti conoscono tutti i dharma. Conoscono i dharma tramite mezzi abili. Conoscono i fenomeni mondani e sovramondani. Conoscono la sapienza mondana e quella sovramondana.”

Egli domandò: “Avendo realizzato la sapienza stessa, che tipo di nirvana incontrano?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, una volta compreso perfettamente il Dharma, riconoscono perfettamente il Dharma. Similmente, Bhaishajya-séna, una volta che hanno conosciuto perfettamente il Dharma in forma concentrata, sorge il primo ottenimento. Tenendo a mente il Dharma, così come lo hanno udito, otterranno la proprietà del Dharma. Bhaishajya-séna, è come segue: per fare un’analogia, un uomo diventò un commerciante, prese un carico d’oro di mille uomini e partì per trarne guadagno. I suoi genitori gli dissero: ‘Figlio, ascolta. Prendi questo carico di migliaia di monete d’oro e abbi cura del nostro e dell’altrui denaro’. Il commerciante portò via il

denaro e dopo un mese lo aveva sperperato tutto. Quando fu tutto esaurito, l’uomo rifletté e si sgomentò. Il suo cuore fu straziato da insostenibili tormenti. Fu pieno di rimorso e vergogna e non volle tornare a casa. I suoi genitori vennero a conoscenza del fatto e caddero nella disperazione. I loro cuori furono straziati da insostenibili tormenti e si stracciarono gli abiti: ‘Questo figlio sciagurato era nato come figlio nella nostra casa, e adesso ha distrutto ogni possibilità di sopravvivenza di tutta la famiglia. Per noi è stato una sciagura e adesso siamo condannati a soffrire. Ci ha gettato nella condizione di dover lavorare come servi.” E parlando così, si disperavano.

E dopo essersi disperati, essi morirono. Allora, avendo saputo che, per causa sua, i propri genitori erano caduti nella disperazione ed erano morti, anche il figlio si disperò e morì. Allo stesso modo, Bhaishajya-séna, nonostante il Tathágata spieghi le cose, coloro che non hanno fiducia nei miei insegnamenti perderanno la speranza e al momento della morte moriranno con il cuore straziato da insostenibili tormenti. Così come quei genitori caddero nella disperazione e soffrirono a causa del denaro, ed ebbero il cuore straziato da insostenibili tormenti a causa del proprio e altrui

denaro, allo stesso modo, Bhaishajya-séna, coloro che non hanno fiducia nei miei insegnamenti, al momento della morte si tormenteranno e gemeranno lamentandosi. Essi proveranno sensazioni dolorose, e dopo aver sperperato il merito creato in precedenza, non creeranno in seguito il merito che è associato a un buon campo. Poiché avranno il cuore tormentato da insostenibili tormenti, in quella circostanza e in quel momento, dopo aver visto i ripetuti e crudeli luoghi di rinascita negli inferni e come animali, e il reame della rinascita nel mondo di Yama, nel momento della loro morte penseranno così: ‘Chi mi proteggerà dal vedere i mondi degli esseri infernali, degli animali, dei preta e di Yama, e dall’esperienza di quelle sensazioni dolorose?’

E i genitori di quello diranno:

 ‘Figlio! La spaventosa cosa

che è l’infermità non può accadere.

E come lo potrebbe?

Benché chi sta morendo tema la malattia,

nel tuo caso, figlio, non c’è morte.

Dalla paura e dal terrore dell’infermità

tu sarai liberato’

‘La mia coscienza sta cessando.

Anche il mio corpo è gravemente compromesso.

Tutti gli arti mi dolgono.

Sto per vedere la mia morte.

I miei occhi non vedono,

le mie orecchie non sentono

nessun odore mi raggiunge.

Il mio corpo non ha resistenza.

Il mio corpo è dolente in tutti gli arti.

Proprio come un’albero, sono senza mente.

Ti prego, madre, confortami

dicendo che la morte non si avvicina.’

E la madre:

 ‘Figlio, non parlare così.

Non spaventarmi a tal punto.

Tu vedrai ogni sorta di cose

perché il tuo corpo è tormentato da un’infezione.’

E il figlio:

 ‘Non vedo infezione nel mio corpo.

Non ho malattia, né dolore.

Vedo solo una intollerabile morte.

Il mio amato corpo sarà distrutto.

Poiché ho visto tutto il mio corpo

sopraffatto dalla sofferenza,

a chi potrò chiedere rifugio?

Chi sarà il mio protettore?’

I genitori risposero: ‘Figlio,

forse un deva ti sta punendo,

ma se saranno fatte offerte ai deva,

in seguito ti ristabilirai’

E il figlio:

 ‘Qualunque cosa mi ristabilisca,

vi chiedo, per favore, di tentarla.

Vi prego, andate presto, affrettatevi,

fate richieste al sacerdote.’

Al che i genitori si recarono davanti all’altare del deva e gli offrirono incenso. Poi anche il sacerdote offrì incenso al deva e parlò così: ‘Il deva vi sta punendo, perciò dovete onorarlo. Sacrificate al deva. Uccidete del bestiame. Uccidete anche un uomo, e allora vostro figlio sarà liberato dalla sua malattia.’

Al che i genitori pensarono: ‘Noi siamo poveri, che cosa possiamo fare? Se non plachiamo il deva, nostro figlio morrà, se vogliamo appagarlo, come ci procureremo un animale e un uomo, essendo poveri?’ Con simili pensieri si affrettarono e tornarono rapidamente a casa. Presero le poche cose di famiglia che ancora possedevano, per venderle e comprare un capo di bestiame. Poi presero contatto con un uomo: ‘Signore, se lei potesse prestarci del denaro e se potessimo restituirlo in dieci giorni, ci farebbe un grande favore. Se tuttavia non fossimo in grado di restituirlo, diventeremo suoi servitori e lavoreremo per lei’.

Dissero così e quindi i due ricevettero il denaro e andarono a comprare un uomo. I due comprarono un uomo, ma quell’uomo non era al corrente che sarebbe stato ucciso.

Al che i genitori si turbarono, non tornarono a casa e invece si recarono davanti all’altare e dissero al sacerdote: ‘Svelto, esegui l’offerta sacrificale.’

Poi i genitori uccisero essi stessi l’animale e uccisero anche l’uomo. Allora il sacerdote,

accingendosi a compiere l’offerta sacrificale, accese un fuoco. Al che il deva discese e disse: ‘Ho accettato vostro figlio’. Allora i genitori esultarono di gioia e giubilo.

 ‘Se nostro figlio guarirà sarà una gran cosa, anche se dovessimo diventare servitori’, esclamarono.

Dopo il sacrificio al deva, tornarono a casa, ma una volta giunti, videro che il figlio era morto. Allora i due genitori, addolorati e profondamente affranti, ebbero il cuore straziato da insostenibili tormenti. Con le speranze infrante, morirono sull’istante. Proprio nella stessa maniera, Bhaishajyaséna, non ci si dovrebbe associare con amici non virtuosi.”

Ed egli disse: “Bhagavan, posso domandare dove rinacquero quegli esseri senzienti?”

Il Bhagavan rispose: “Taci, Bhaishajya-séna, non domandarlo.”

Ed egli: “Bhagavan, domando. Sugata, domando.”

Il Bhagavan parlò: “In quella circostanza, Bhaishajya-séna, la madre nacque nel grande inferno chiamato Inferno Pianti e Urla. Il padre nacque nel grande inferno chiamato Inferno dello Stritolamento. Il figlio nacque nel grande inferno chiamato Inferno Rovente. Il sacerdote nacque nel grande inferno dei Tormenti Incessanti.”

Ed egli: “Bhagavan, dove rinacque quell’uomo innocente? Quale fu la sua vita successiva?”

Il Bhagavan rispose: “In quella circostanza, Bhaishajya-séna, quell’uomo irreprensibile rinacque tra i deva del Cielo dei Trentatré.”

Ed egli: “Bhagavan, qual è la causa e quale la condizione per cui quell’uomo rinacque con la stessa fortuna dei deva del Cielo dei Trentatré?”

Il Bhagavan rispose: “Ascolta, Bhaishajya-séna. Quell’uomo, sul punto di morte, con una mente fiduciosa nel Tathágata, disse una sola volta: ‘Mi prostro al Buddha’. Bhaishajya-séna, per questa radice di virtù, egli vivrà per sessanta eoni la felicità dei deva del cielo dei Trentatré. Per ottanta eoni ricorderà le vite precedenti. Vita dopo vita, sarà libero da tutte le afflizioni dolorose. Fin dalla nascita, si proteggerà da ogni sofferenza. Questi esseri senzienti sono tutti incapaci di sconfiggere completamente il dolore.”

Ed egli: “Bhagavan, in che modo tutti gli esseri senzienti potrebbero essere in grado di sconfiggere completamente il dolore?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, devono applicare l’impegno.”

Ed egli: “Bhagavan, quale applicazione dell’impegno?”

Il Bhagavan rispose: “Bhaishajya-séna, ascolta. Ciò che è chiamato ‘impegno’ è la dimostrazione dei risultati. È come segue: ciò che è chiamato ‘il risultato dell’entrata nella corrente’ è un luogo dell’impegno. Ciò che è chiamato ‘Il risultato di ritornare una volta’ è un luogo dell’impegno. Ciò che è chiamato ‘il risultato del non ritorno’ è un luogo dell’impegno. Ciò che è chiamato ‘il risultato dello stato di arhat e la cessazione che è il risultato di un arhat’ è un luogo dell’impegno. Ciò che è chiamato ‘il risultato di un pratyéka-buddha e la conoscenza del risultato di un pratyékabuddha’ è un luogo dell’impegno. Ciò che è chiamato ‘il risultato di un bodhisattva e il luogo dell’illumina-zione’ è un luogo dell’impegno. Bhaishajya-séna, questi sono ciò che si chiamano ‘i

luoghi dell’impegno’.”

Egli domandò: “Bhagavan, come possono essere descritti ‘colui che entra nella corrente’ e ‘il risultato dell’entrata nella corrente’?”

Il Bhagavan rispose: “È come segue: per fare un’analogia, un uomo piantò un albero. In quello stesso giorno l’albero si radicò e proprio nello stesso giorno quelle radici si svilupparono in profondità per uno yójana. Anche un altro uomo piantò un albero nello stesso modo. Ma proprio nello stesso giorno fu strapazzato dal vento e non si radicò. Allora quell’uomo tolse l’albero, ma l’altro gli disse: ‘Perché scavi la mia terra?’ E così cominciarono a discutere e a litigare. Poco dopo, in quella circostanza, il re venne a sapere che quei due uomini stavano discutendo e litigando e inviò loro un messo dicendo: ‘Va’ e portami quei due uomini’. ‘Ai vostri ordini, maestà’ disse quello, e li raggiunse correndo. Disse ai due uomini: ‘Il re vi convoca.’

Al che uno degli uomini si spaventò e si allarmò, mentre l’altro si lasciò condurre dove si trovava il re, senza timore né apprensione. Una volta sul luogo, sedettero al cospetto del re. Allora il re chiese ai due uomini: “Signori, perché discutevate e litigavate?”

Al che i due uomini si alzarono e si rivolsero al re: “Grande re, di grazia, prestateci ascolto. Poiché non possediamo un terreno, fu piantato un albero in un’area presa in affitto. Dopodiché, strapazzato dal vento, non mise radici, né mostrò foglie e frutti. Grande re, le sue radici non raggiunsero uno yójana. Allora quest’uomo ha discusso e litigato con me dicendo ‘È colpa tua’. Tuttavia, dato che sono innocente, vostra maestà, vogliate benevolmente comprendere che non sono neanche vagamente colpevole.” Allora il re convocò i suoi trenta milioni di ministri e quando furono riuniti, ordinò loro di pronunziarsi.

I ministri domandarono: ‘Su cosa dobbiamo pronunziarci?’

 ‘Avete mai visto o sentito dire che nello stesso giorno in cui fu piantato un albero, esso mise le radici e spuntarono foglie, fiori e frutti? Prendete una posizione su questo caso in una settimana o in quindici giorni.’

Al che i ministri si alzarono dai loro seggi e si rivolsero al re: ‘Grande re, non è nostra competenza prendere una posizione su questo caso. Siamo incapaci di risolverlo. Grande re, tutto ciò è strabiliante. Per il momento, dovrebbe essere interrogato l’uomo stesso: ‘Signore, è vero ciò che è stato detto? Parla.’

Egli rispose: ‘Grande re, in verità, è vero’

Il re disse:

 ‘Nel giorno stesso in cui fu piantato un albero,

affondarono le radici e foglie e frutti apparvero.

Nello stesso giorno, così dici,

e queste tue parole sono difficili da credere.

Niente di simile fu mai visto o sentito dire.’

Al che, l’uomo congiunse le mani

e disse queste parole di fronte al re:

‘Benevolmente andate, piantate un albero voi stesso

e, di grazia, osservate come si afferrano le radici.’

Allora il re e i suoi trenta milioni di ministri uscirono tutti insieme, mentre i due uomini vennero chiusi in prigione. Poi il re in persona piantò un albero, e quell’albero non si radicò né mostrò foglie, fiori o frutti. Allora il re montò su tutte le furie e disse: ‘Andate, presto, e tornate indietro con le asce per abbattere gli alberi.’ Una volta tornati, incollerito di fronte all’albero piantato da quell’uomo, egli tagliò le foglie, i fiori e i frutti che erano spuntati su quell’albero. Quando ebbe tagliato l’albero, spuntarono altri dodici alberi. Allora tagliò quei dodici, ma apparvero ventiquattro alberi fatti con le sette sostanze preziose e tutti con radici, foglie e germogli. Poi, da questi ventiquattro alberi, apparvero ventiquattro uccelli con creste d’oro, becchi d’oro e piume fatte con le sette sostanze preziose. Al che il re fu sopraffatto dalla rabbia e, impugnata perso-nalmente un’ascia, tagliò un albero. Da quell’albero che tagliò, sgorgò del nettare.

Il re ne fu turbato e dette l’ordine: ‘Va’ e fa uscire quei due uomini dalla prigione’. ‘Ai vostri ordini, Maestà’. E quello corse subito via. I due uomini furono tolti dalla prigione e condotti dove si trovava l’albero.

Il re disse: ‘Hai piantato tu un albero che si è moltiplicato quando è stato tagliato e ne ha prodotti ventiquattro? L’albero che ho piantato io non ha messo radici né foglie né fiori o frutti.’

Allora quell’uomo rispose: ‘Grande re, voi non siete dotato del genere di merito che ho io.’

Al che i trenta milioni di ministri si inginocchiarono con entrambe le ginocchia al suolo e si rivolsero così all’uomo: ‘Questo re non è idoneo. Tu dovresti essere il re.’

Quell’uomo allora si rivolse a quei ministri in versi:

 ‘Il piacere regale non mi serve,

né ho bisogno di ricchezze o grano.

Poiché ho fede nei buddha,

tra gli umani possa io diventare eccelso!

Possa io andare dove dimora il Tathágata,

nella sfera del nirvana, che è pace.

Il Dharma che conduce a casa, al nirvana,

questo dovrebbe esservi spiegato.’

Sedendo quindi a gambe incrociate

fece la seguente dichiarazione:

‘Per le azioni compiute nel passato,

sono finito nella prigione del re.

Tuttavia, per aver fatto questa preghiera,

possa il mio karma essere esaurito.’

Al che ventiquattro milioni di uccelli con becchi di diamante suonarono i cembali. Allora, in quella circostanza e in quel momento, apparvero trentaduemila maestosi palazzi. Ogni maestoso palazzo misurava venticinque yójana e da ogni palazzo uscirono venticinque milioni di uccelli, con creste d’oro, becchi d’oro e volti d’oro.

Essi si espressero con linguaggio umano:

 ‘Quando tu, o re, hai tagliato quell’albero,

l’azione che hai fatto non è stata buona.

Invece di cento milioni di alberi,

ne sono nati solo ventiquattro.

Tu non sapevi che tipo di essere

è colui che piantò questo albero.

A causa di questo tuo atto nefasto, in futuro,

subirai conseguenze spiacevoli.’

Il re disse:

‘Non capisco il senso di tutto ciò,

perciò, Grande Asceta, di grazia, spiega.’

Gli uccelli dissero:

 ‘Egli è colui che illumina il mondo

e sarà la sua guida.

Dalla prigione del samsára,

egli libera tutti gli esseri.’

Il re disse:

La persona il cui albero non crebbe,

la seconda persona, chi era?

Quale azione nefasta egli compì?

Uccelli , Nati Due Volte, ciò sia detto.’

Gli uccelli dissero:

‘La persona il cui albero non crebbe,

costui era il folle Deva-dátta.

Non avendo compiuto la minima virtù,

come può crescere l’albero di un tal uomo?’

Allora, in quella circostanza e in quel momento, dopo che ebbero udito questo dharma-paryáya, i trenta milioni di ministri entrarono tutti a dimorare nelle dieci terre. Ognuno di loro ottenne la chiaroveggenza. Anche il re entrò a dimorare nelle dieci terre e ottenne la chiara realizzazione del Dharma virtuoso.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna domandò al Bhagavan: “Bhagavan, per quale causa e quale condizione trentatré milioni di ministri sono entrati a dimorare nelle dieci terre e hanno ottenuto la chiaroveggenza?”

Il Bhagavan rispose: “Bhaishajya-séna, ascolta e ti spiegherò.”

Allora, a quel punto, il Bhagavan mostrò un sorriso. Dopo di che, in quella circostanza, dal volto del Bhagavan si irradiarono raggi di luce di molti diversi colori:

ottantaquattromila raggi di centinaia di migliaia di colori, come raggi di luce blu,

gialli, rossi, bianchi, cremisi, cristallini e argentati. Essi uscirono e illuminarono illimitati e sconfinati sistemi di mondi. Quando tornarono indietro, girarono per tre volte attorno al Bhagavan e scomparvero nella sommità del capo del Bhagavan.

Al che il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna si alzò, dispose la veste superiore su di una spalla, posò il ginocchio destro a terra, si inchinò a mani giunte verso il Bhagavan e domandò come segue al Bhagavan: “Bhagavan, poiché i tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzati non sorridono senza causa e senza condizioni, qual è la causa del sorriso e quali sono le condizioni?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, vedi i gruppi di esseri provenienti da tutti i sistemi di mondi delle quattro direzioni, che stanno venendo verso me?”

Ed egli: “Bhagavan, io non li vedo.”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, allora esamina più attentamente e guarda i gruppi di esseri.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna osservò tutto intorno e vide che ad est era apparso un albero che misurava circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati a un lato di esso. Le persone non parlavano, non si esprimevano, non conversavano. Non mangiavano. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio.

A sud era apparso un albero che misurava circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati accanto ad esso. Anche queste persone non si esprimevano e non parlavano. Non parlavano affatto. Non conversavano affatto. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio.

A ovest era apparso un albero che misurava circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati accanto ad esso. Anche queste persone non si esprimevano e non parlavano. Non parlavano affatto. Non conversavano affatto. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio.

A nord era apparso un albero che misurava circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati accanto ad esso. Anche queste persone non si esprimevano e non parlavano. Non parlavano affatto. Non conversavano affatto. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio.

Al nadir era apparso un albero che misurava circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati accanto ad esso. Anche queste persone non si esprimevano e non parlavano. Non parlavano affatto. Non conversavano affatto. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio

Allo zenit era apparso un albero di circa settemila yójana. Venticinquemila milioni di gruppi di persone stavano radunati accanto ad esso. Anche queste persone non si esprimevano e non parlavano. Non parlavano affatto. Non conversavano affatto. Non si alzavano. Non si muovevano. Sedevano in silenzio

A quel punto, il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse al Bhagavan: “Se il Bhagavan volesse concedermi l’opportunità di porre un quesito e ottenere un chiarimento, io vorrei fare una domanda al Bhagavan, Tathágata, Arhat, Buddha perfettamente realizzato, in merito a un certo problema in questione.”

Disse così, e il Bhagavan si rivolse al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna come segue: “Bhaishajya-séna, domanda qualunque cosa desideri domandare e io soddisferò la tua mente con una spiegazione su qualsiasi argomento venga presentato.”

Così egli parlò e il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna domandò al Bhagavan ciò che segue: “Bhagavan, per quale scopo numerosi gruppi di persone dei mondi delle quattro direzioni sono giunti e si sono fermati qui, e inoltre dalle direzioni nadir e zenit, cinquantamila milioni di gruppi di persone sono giunti e si sono fermati qui? Qual è la causa, quali sono le condizioni?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, vai tu stesso e chiedi ai tathágata nei sistemi di mondi da dove essi provengono.”

Ed egli domandò: “Con la manifestazione di quale potere soprannaturale devo andare?”

Il Bhagavan rispose: “Manifesta il tuo potere soprannaturale e va’ con quello.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna circumambulò tre volte il Bhagavan e scomparve proprio in quel luogo. Dopo aver attraversato novantasei milioni di sistemi di mondi arrivò al sistema di mondo chiamato Chandra-pradípa. In quel luogo il tathágata, arhat, buddha perfettamente realizzato Chandrávati-kshétra stava insegnando il Dharma, seduto in presenza di ottantamila milioni di bodhisattva che lo attorniavano.

 

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna si fermò in presenza del Bhagavan, il tathágata Chandrávati-kshétra. A mani giunte s’inchinò verso il Tathágata e poi parlò al Tathágata: “Tathágata, per quale motivo non vedo in questo luogo, adesso, le moltitudini di persone che dalle dieci direzioni si stanno radunando, adesso, alla presenza del tathágata Shakyamuni, nel sistema di mondi Saha?”

Il Tathágata rispose: “ Bhaishajya-séna, essi vagano senza mèta e dimorano proprio là.”

Ed egli: “ Bhagavan, ma come è possibile?”

In quel momento, il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna era arrivato proprio dove si trovava il tathágata Chandrávati-kshétra. Una volta arrivato, si era seduto di fronte a lui.

Egli disse al Bhagavan come segue: “Bhagavan, ho attraversato novantaseimila milioni di sistemi di mondi e sono arrivato fin qui e, Bhagavan, in nessun luogo ho visto tanti esseri senzienti quanti se ne vedono laggiù.”

Il Bhagavan disse:” Quegli esseri senzienti sono sorti da alberi senza mente.”

Ed egli: “Bhagavan, quando mai si è visto o sentito dire di nascita di persone da alberi senza mente?”

Il Bhavavan rispose: “ Bhaishajya-séna, non hai mai visto né sentito dire di gente sorta da alberi senza mente?”

Ed egli: “ Bhagavan, non ho visto né sentito dire niente del genere”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, se desideri vedere, te lo mostrerò adesso”

Ed egli: “ Bhagavan, lo vorrei. Sugata, lo vorrei.”

Allora il tathágata Chandrávati-kshétra distese un braccio e da quel braccio apparvero centomila milioni di gruppi di persone. Ognuno di questi gruppi di persone stese centinaia di braccia e sparse incenso, ghirlande e vari unguenti in offerta al Tathágata. E il Bhagavan disse: “ Bhaishajyaséna, vedi questi gruppi di persone che spargono incenso, ghirlande e unguenti in offerta al Tathágata?”

Ed egli: “Bhagavan, li vedo. Sugata, li vedo.”

Il Bhagavan disse: “Questi gruppi di esseri che sono apparsi, sono senza mente. Queste persone sono senza mente.”

Allora ognuno di quei centomila milioni di esseri umani che avevano cento braccia crollarono a terra.

Quando il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna vide ciò che accadeva, domandò al Bhagavan: “Bhagavan, che cosa significa tutto questo? Sugata, che cosa significa che, in un istante, queste persone con cento braccia sono tutte crollate? Bhagavan, se non sono liberati neanche coloro che hanno cento braccia, che dire di chi ne ha solo due?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, allo stesso modo gli esseri senzienti nascono senza mente. Essi muoiono senza mente. Bhaishajya-séna, dovresti anche capire che i loro corpi nascono senza mente.”

Ed egli: “Bhagavan, riguardo a questi esseri senzienti, chi è giovane? Chi è vecchio?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, vi sono esseri senzienti giovani e vi sono anche esseri senzienti vecchi.”

Ed egli: “Bhagavan, quali sono i giovani e quali i vecchi?”

Il Bhagavan rispose: “ Coloro che adesso sono caduti sono vecchi. Coloro che sono nati dagli alberi sono giovani.”

Ed egli: “Bhagavan, vorrei vedere gli esseri senzienti giovani.”

Al che il tathágata Chandrávati-kshétra distese il palmo della mano destra e allora, da ognuna delle dieci direzioni, arrivarono centomila milioni di gruppi di persone. Dallo zenit e dal nadir giunsero rispettivamente cinquanta milioni di gruppi di persone. Una volta arrivati, questi gruppi si prostrarono chinando il capo ai piedi del Bhagavan. Dopo di che, non parlarono al Tathágata. Non parlarono affatto. Essi sedettero in silenzio.

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna domandò al Bhagavan: “Bhagavan, perché accade che questi esseri senzienti non parlino al Bhagavan, non parlino affatto e restino muti?”

Il Bhagavan rispose: “Bhaishajya-séna, non capisci? Il terreno è senza mente e non parla. Non parla affatto e non comprende nemmeno il cumulo del Dharma. Se ti domandassi il motivo: Bhaishajyaséna, è perché, qui,certi esseri senzienti giovani non capiscono la nascita, nonostante l’abbiano vista. La cessazione, l’invecchiamento, la malattia, il dolore, le lacrime, la separazione da chi si ama, il contatto con ciò che è sgradevole, essere separati dagli amici, morire, la morte prematura: essi non comprendono nessuna di queste insopportabili sofferenze. Pur avendole viste non sono

turbati o nauseati da esse, quindi in che modo potrebbero comprenderle? Bhaishajya-séna, devono ricevere ripetuti insegnamenti.”

Al che il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse così al Bhagavan: “Bhagavan, da dove provengono questi esseri senzienti giovani che non conoscono il Dharma? Da dove erano trasmigrati alla loro morte, e dove nasceranno?”

Il Bhagavan rispose: “Bhaishajya-séna, ascolta. I corpi umani che essi hanno ricevuto non sono stati fatti da un orafo. Non sono stati fatti da un calderaio. Non sono stati fatti da un falegname. Non sono stati fatti da un vasaio. Non sono prodotti dalla paura di un re. Invece, essi nascono dall’unione di un uomo e una donna e dal possedere un cattivo karma. Inoltre, quegli esseri senzienti vengono istruiti più volte nei mestieri, e a causa di ciò nascono sofferenze infinite e insostenibili e altrettanto insostenibili sensazioni. In tal modo essi sperimentano la maturazione di azioni nefaste, non virtuose, compiute in precedenza.

Bhaishajya-séna, questi esseri senzienti giunti in questo luogo e che non si stanno alzando, proveranno qui questi tipi di sofferenze. Bhaishajya-séna, per questo motivo non parlano. Non parlano affatto. Bhaishajya-séna, poiché è così: questi giovani esseri senzienti non comprendono la virtù. Non comprendono la nascita. Non comprendono la cessazione. Non otterranno nemmeno un corpo umano. E questi sono coloro che vengono chiamati ‘esseri senzienti giovani’.”

Ed egli: “Bhagavan, come sono nati questi esseri senzienti? Come cessano?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, è come segue: per fare un’analogia, un uomo mette un pezzo di legno a contatto con il fuoco. Come quel legno prende fuoco gradualmente, Bhaishajyaséna, allo stesso modo, all’inizio si nasce in un corpo umano. Dopo la nascita si sperimentano le sensazioni.”

Ed egli: “Bhagavan, chi è nato effettivamente qui? E dopo la nascita, chi andrà completamente al di là?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, anche il Buddha è nato. Il Tathágata stesso andrà al di là. È come segue: per fare un’analogia, un re fa schiavo qualcuno e lo imprigiona in un stanza buia e tetra. Dopo che l’uomo è entrato nella stanza tetra, una volta dentro, egli si rende conto che si tratta di un luogo tetro. Allora un altro uomo che ha già vissuto quell’esperienza di sofferenza, vede tutto questo e pensa: ‘Quest’uomo non è preparato a questo. Poiché non ha già provato questa sofferenza, ne morirà.’ Riflettendo in tal modo, prende del fuoco, si reca in quel luogo e lascia un po’ di fuoco in quella casa. L’uomo che è stato gettato in quella prigione vede il fuoco e, vedendolo, si consola e si fa coraggio. Ma per qualche motivo il fuoco divampa e, divampando, brucia completamente la casa. Anche l’uomo viene completamente bruciato. In seguito il re, quando viene a sapere che l’uomo è morto bruciato, si rammarica. Egli pensa: ‘Da ora in poi, nella mia terra nessun essere senziente verrà più gettato in prigione.’

Pensando in questo modo, il re annunzia agli esseri senzienti del suo regno: ‘O voi esseri senzienti, non abbiate paura. Non siate spaventati. Non dovete aver paura. Da ora in poi, nel mio regno, non ci saranno punizioni fisiche né carcerazioni. Nessun essere senziente verrà privato della vita. Esseri senzienti, non abbiate paura.’

Così come egli li ha rassicurati, Bhaishajya-séna, allo stesso modo il Tathágata, che ha incenerito tutte le emozioni afflittive, ha pacificato completamente ogni infermità. Così come l’uomo bruciò il proprio corpo nell’incendio dell’edificio, ed essendosi avviato verso la mèta del beneficio e della felicità degli esseri senzienti, libera completamente gli esseri senzienti imprigionati dalla propria schiavitù, allo stesso modo il Tathágata ha abbandonato le impronte dell’attaccamento, della collera e dell’ignoranza e, sorgendo nel mondo come una luce per tutti gli esseri senzienti, libera completamente gli esseri senzienti dai corpi di esseri infernali, animali, preta e ásura, e libera completamente anche gli esseri senzienti giovani e gli esseri senzienti vecchi.”

Al che, dallo spazio in alto provennero questi versi:

Il campo del Conquistatore è uno splendido terreno,

un terreno sano e ben lavorato.

Ogni seme piantato in esso

non andrà mai perduto.

Il campo del Conquistatore è una terra pura.

Gli insegnamenti del Buddha sono elogiati.

Per accogliere tutti gli esseri,

il Maestro crea anche i mezzi.

Pur dimorando nella sfera del nirvana,

egli appare sulla faccia della Terra.

Oltre al pacificare perpetuamente il mondo,

il Buddha purifica gli oggetti donati.

Egli libera i giovani esseri.

Egli libera anche i vecchi.

Dai tre reami, gradualmente,

libera completamente tutti gli esseri.

Egli chiude le porte degli inferni.

Egli libera anche animali e preta.

Avendo portato pace in questo mondo,

crea la felicità del successivo.

 

Allora il Bhagavan mostrò un sorriso e parlò:

È eccellente vedere gli eccellenti,

e vedere i buddha è eccellente.

Il santo Dharma, un campo di qualità,

anche questo è eccellente.

Vedere il Sangha radunato è eccellente.

Anche l’insegnamento del Sangháta è eccellente.

Distruggere le cattive azioni è eccellente.

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna s’inchinò a mani giunte in direzione del Tathágata e disse al Bhagavan: “Bhagavan, qual è la causa del sorriso? Quali sono le condizioni?”

Il Bhagavan disse: “Figlio del lignaggio, vedi questi esseri senzienti giovani?”

Ed egli: “Bhagavan, li vedo. Sugata, li vedo.”

Il Bhagavan disse: “Bhaishajya-séna, oggi stesso tutti quanti dimoreranno nelle dieci terre.”

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna restò in alto nel cielo, a un’altezza di ottantamila yójana, e ottantamila milioni di deva sparsero una pioggia di fiori sul Bhagavan. Anche gli esseri senzienti giovani si prostrarono a mani giunte. Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna, disse quelle parole restando in alto nel cielo. Egli colmò di quel suono la galassia di un miliardo di sistemi di mondi. Gli esseri senzienti nati nei trentadue grandi inferni udirono quel suono. I trentadue tipi di deva udirono quel suono. Inoltre, la galassia di un miliardo di sistemi di mondi tremò in sei diversi modi. Nei grandi oceani, ottantaquattromila naga sussultarono. Trentamila

milioni di rákshasa arrivarono in questo pianeta. Venticinquemila milioni di preta, yaksha e rákshasa arrivarono dalla città regale di Adákavati, e l’immensa assemblea si radunò in presenza del Bhagavan.

Allora il Bhagavan insegnò il Dharma agli esseri senzienti giovani, e centomila milioni di

bodhisattva giunsero dai sistemi di mondi delle dieci direzioni, ognuno per proprio potere soprannaturale.

Al che il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna s’inchinò, rendendo omaggio a mani giunte verso il Bhagavan, e disse al Bhagavan: “Bhagavan, innumerevoli sono i bodhisattva che si sono radunati qui. Sugata, sono innumerevoli. Bhagavan, sono innumerevoli anche i deva e i naga che si sono radunati qui. Anche dalla città regia di Adákavati sono arrivati innumerevoli milioni di rákshasa e si sono radunati qui.”

Allora il Bhagavan disse al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna: “Figlio del lignaggio, avvicinati.”

Al che il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna scese dallo spazio in alto tramite i poteri soprannaturali, congiunse le mani e si inchinò al Bhagavan. Egli chiese al Bhagavan: “Bhagavan, ‘vasta quantità di Dharma’: ‘la vasta quantità di Dharma’ di cui si parla, Bhagavan, come si misura questa ‘vasta quantità di Dharma’?”

Il Bhagavan disse: “Figlio del lignaggio, è detta ‘vasta quantità di Dharma’ quando qualcuno si determina chiaramente per l’astinenza sessuale e anche quando, essendosi chiaramente determinato per l’astinenza sessuale, abbandona ogni azione nefasta. Figlio del lignaggio, non vedi gli esseri giovani che, avendo abbandonato una condotta impura, otterranno sicuramente le dhárani e saranno anche detentori di tutti i dharma?”

Ed egli: “Bhagavan, con quali strumenti questi innumerevoli esseri senzienti raccolgono e ascoltano una vasta quantità di Dharma?”

Allora il Bhagavan rispose al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna: “ Bhaishajya-séna, la maggior parte degli esseri senzienti non sente dire che una nascita come questa è sofferenza, non sente dire che l’invecchiamento come questo è sofferenza. Essi non sentono dire che la malattia come questa è sofferenza, che il dolore è sofferenza, che il pianto è sofferenza, che la separazione dalle persone amate ed entrare in contatto con ciò che è sgradevole è sofferenza. La morte, dopo tutte queste sofferenze, s’impadronisce del corpo e della vita. Bhaishajya-séna, tutto ciò è chiamato

‘tutte sofferenze’.”

Allora quegli esseri senzienti giovani, avendo udito questo insegnamento, si inchina-rono a mani giunte verso il Bhagavan e dissero al Bhagavan: “Bhagavan, dovremo morire anche noi?”

E il Bhagavan rispose: “ Voi e tutti gli esseri senzienti morirete.”

Ed essi: “Bhagavan, come prevarrà su di noi il momento della morte?”

Il Bhagavan rispose: “Figli del lignaggio, al momento della morte, nell’ultimo momento della coscienza, vi è un vento chiamato ‘causa della cessazione della coscienza’, un vento chiamato ‘confusione della coscienza’ e un vento chiamato ‘disturbo della coscienza’. Allora, figli del lignaggio, nel momento della morte, nel momento finale della coscienza, questi tre venti agiteranno, confonderanno e provocheranno disturbi.”

Ed essi: “Bhagavan, quali sono i tre venti che distruggeranno il corpo al momento della morte, quando la coscienza cessa?”

Il Bhagavan rispose: “Amici, ‘arma’, ‘costrizione’ e ‘guasto’ causano la distruzione del corpo.”

Ed essi: “Bhagavan, che genere di cosa è ciò che è chiamato ‘il corpo’?”

Il Bhagavan rispose: “Amici, è detto anche ‘completamente in fiamme’, ‘bruciato’, ‘muco’, ‘eruttante’, ‘campo di cremazione’, ‘mente abietta’, ‘un fardello pesante’, ‘torturato dal nascere’, ‘violentemente sbattuto dal nascere’, ‘ tormento della propria forza vitale’ e ‘causa di morte e separazione dagli amati’. Amici, questo è ciò che è chiamato ‘il corpo’.”

Ed essi: “Bhagavan, in che modo si muore? In che modo si continua a vivere?”

Il Bhagavan rispose: “Amici, muore ciò che è chiamato ‘coscienza’. Esseri longevi, continua a vivere ciò che è chiamato ‘merito’. Amici, muore ciò che è chiamato ‘il corpo’, tenuto insieme da milioni di nervi, dotato di ottantaquattromila pori, composto da dodicimila parti e sostenuto da trecentosessanta ossa. Nel corpo vivono ottantaquattro tipi di parassiti. E per tutti quegli esseri viventi arriva la morte. Arriva la morte, che è cessazione. Quando una persona muore, anche tutti quegli esseri viventi vedono infrante le loro speranze. Allora, poiché tutti gli esseri viventi si divorano l’un l’altro, ciò agita e disturba i venti.

A quel punto essi soffriranno. Alcuni si affliggeranno per i propri figli. Alcuni si affliggeranno per le proprie figlie. Altri si affliggeranno per i propri compagni. Tutti quanti saranno straziati da insostenibili tormenti. Cercheranno di divorarsi l’un l’altro e quando si saranno divorati, alla fine rimarranno solo due esseri viventi, che si combatteranno per sette giorni. Trascorsi sette giorni, uno degli esseri viventi sarà distrutto e l’altro sarà liberato.

Esseri longevi, se vi chiedeste che cosa è chiamato ‘Dharma’, cosa vi rispondereste? Così come questi esseri viventi si sono combattuti tra loro e poi sono morti, allo stesso modo gli infantili individui comuni si combattono l’un l’altro. Essi non sono spaventati dalla nascita. Essi non sono spaventati dall’invecchiamento. Essi non sono spaventati dalla malattia. Essi non sono spaventati dalla morte. Così come quei due esseri viventi si sono combattuti, allo stesso modo si combattono gli infantili individui comuni. Poi, al momento della morte, le persone virtuose dicono loro:

‘Uomo, in che cosa riponi fiducia? Non ti sei reso conto nemmeno del più piccolo difetto? Non hai visto i difetti della nascita? Non hai visto i difetti dell’invecchiamento e della malattia? Non hai visto i difetti della morte?’

E quello risponderà: ‘Essere longevo, ho visto i difetti della nascita e ho visto i difetti

dell’invecchiamento e della malattia. Ho visto anche i difetti della morte, alla fine di tutto.’

Ed esse: ‘Perché non ti sei impegnato in attività che creano le radici di virtù? Perché non hai creato le radici di virtù della vasta quantità di Dharma che accresce la felicità in entrambi i mondi? Amico, lo chiedo una seconda volta: perché non hai creato la raccolta di virtù che ti avrebbe completamente emancipato da nascita e morte? Perché non hai compiuto nessuna indagine su dove avresti dovuto dirigere correttamente l’attenzione? Come mai non hai udito il suono dei colpi di gong sulla terra? Non hai visto spargere i semi nel campo del Tathágata? E le offerte di incenso, ghirlande e luci? Non hai visto, inoltre, le offerte di cibo e bevande al Tathágata o la soddisfazione

dei quattro gruppi di seguaci - bhikshu, bhikshuni, upasaka e upasika - questi quattro gruppi di seguaci che sono completamente fedeli agli insegnamenti?’

Così si rivolgono a quello e lo accusano per il suo bene e: ‘Vostra Maestà, non avete fatto la benché minima cosa’, ‘Uomo, dopo essere venuto su questo pianeta Terra, hai compiuto azioni non virtuose’.

In quella circostanza il re del Dharma trasmise gli insegnamenti in versi per la persona deceduta:

 “Hai visto sorgere un Tathágata

e udito il suono del gong.

Hai udito l’insegnamento del Dharma

che porta alla pace del nirvana

e tuttavia non hai agito.”

 

Al che l’uomo disse in risposta:

 “Ero di mente infantile,

influenzata da compagnie nefaste.

Con una mente stordita dal desiderio

ho compiuto azioni malvagie.

Ho anche seguito tutti i miei desideri

e ho tolto la vita a esseri viventi.

Ho danneggiato perfino i beni del Sangha.

Insostenibile è il frutto che nasce da tutto ciò.

Con una mente propensa al male,

ho provocato la distruzione di stupa.

Ho scagliato anche parole ingiuriose

E ho tormentato perfino mia madre.

Di quanto ho compiuto con il corpo

io riconosco le mancanze.

Nel grande inferno Pianti e Urla,

vedo rinascite immensamente intollerabili.

Io proverò le sensazioni dell’Inferno Stritolante

e ugualmente proverò le sensazioni

dell’Inferno Estremamente Caldo

e dei Grandi Tormenti Estremi.

Rinascerò centinaia di volte

squarciato da crepe nell’Inferno del Grande Loto

e come essere infernale, sommerso dal dolore

nello spaventoso e tremendo ‘Marcato da Righe Nere’.

Dopo essere stati uccisi, gli esseri infernali

vedranno di nuovo queste terrificanti cose.

Senza tregua, cadranno

per cento yójana dentro grandi pericoli

senza vedere una via di uscita.

Più tardi, piomberanno nel buio.

Nell’inferno chiamato ‘Rasoio’

appariranno migliaia di rasoi.

Essi rinasceranno di fronte

a centinaia di migliaia di milioni di rasoi.

Per le azioni sbagliate che ho compiuto,

il mio corpo sarà tagliato a fette.

Il corpo sarà interamente distrutto

da insopportabili e potenti venti tempestosi.

Di continuo in inferni come questi,

proverò sofferenza.

Tutti questi esseri che mi vedranno,

vedranno un corpo tormentato dal dolore.

Inoltre, ho tolto agli altri i loro beni,

per mantenere la famiglia.

O figli e figlie,

fratelli e sorelle, e così

padre e madre, numerosi amici

e parenti, servi e braccianti,

guardiani di mandrie e bestiame:

mi sono perduto verso mète scorrette.

Per recipienti d’oro e argento

e così per vestiti eleganti e morbidi,

e per l’idea di metter su casa:

per tutto questo, mi sono perduto.

Ho arredato una stupenda abitazione,

con uomini e donne che vi oziavano.

Mi sono perduto dietro liuti e cembali,

con la mente incontrollata colma di piacere.

Il mio corpo era lavato da acque profumate,

eppure anche adesso manca di gratitudine.

Corpo, tu sei senza mente,

eppure per il tuo bene mi sono perduto.

Nessun essere in futuro

sarà mio protettore,

quando un gran vento tempestoso

sconvolgerà terribilmente il mio corpo.

Similmente, ho gustato cibi dai sapori squisiti,

assaporandone le differenze con la lingua.

Attorno al capo mi venivano allacciate

molte ghirlande di amabile e piacevole fattura.

Per la bellezza, i miei occhi si sono perduti.

Non c’è protezione per la vista.

Gli occhi sono la causa di quei misfatti

commessi dopo che ebbi visto.

Per le mie orecchie,

delle mani furono lacerate e ferite dai diamanti.

Ad entrambe le braccia venivano allacciati braccialetti.

Alle mie dita venivano infilati anelli.

Giri di perle cingevano il mio collo.

Anche le gambe erano riccamente agghindate.

Cavigliere di catenelle furono forgiate per loro

e su di loro fu messo anche dell’oro.

Il mio corpo indossava varie pietre preziose

e anche lamelle d’oro.

Dilettandomi con la mia grande ricchezza,

la mia mente diventò preda dell’attaccamento.

Non appena toccavo una cosa molto morbida,

la tenevo accanto con struggente desiderio.

Ho anche disteso il mio corpo

su grandi varietà di tappeti e coperte.

Dopo il bagno in eccellenti acque profumate,

mi ungevo il corpo con profumi.

Profumavo l’aria di incensi

di canfora e sandalo sublimi.

Imbellettavo la mia carnagione

e mi cospargevo di muschio in abbondanza.

Dopo essermi unto di profumati oli antichi,

di gelsomino e fiori chámpaka,

indossavo abiti di raffinata

mussola bianca di Benares.

Dopo essere sceso dalla schiena di un elefante,

salivo in groppa a un cavallo.

Mi consideravo un re.

La gente si affrettava alla mia presenza

Sono stato troppo intimo con le cortigiane,

finemente esperte in canti e danze.

Animali selvaggi che non avevano recato danno

con le mie frecce ho colpito e ucciso.

Poiché non sapevo delle vite future,

io ho compiuto atti nefasti come questi.

Ho mangiato la carne di altri esseri,

e così questa mia sofferenza

diventerà insostenibile.

Io non avevo capito la morte,

ero di mente infantile

e in questo modo nutrivo il corpo.

Adesso che la morte è arrivata,

non ho proprio nessuno come protettore.

Tutti voi parenti e amici,

perché mi scrutate?

A che scopo indossate gli abiti lacerati del lutto?

A che scopo piangete e levate alti lamenti?

A che scopo vi sciogliete i capelli e li strappate?

A che scopo vi graffiate dal dolore?

A che scopo vi cospargete il capo di cenere?

A che scopo vi battete il petto?

Avrei dovuto abbandonare ogni malvagità

quando ero in vita. Perché vi angustiate?

Il mio corpo è diventato il cibo

di sciacalli, di cani, corvi e uccelli.

Non ha senso nutrire questo corpo:

appartiene al serpente della morte

e così una persona nascerà di continuo.

La medicina che libera da questa paura,

questa è la medicina da assumere.

La medicina che prescrive il medico,

quella non mi serve.

Datemi adesso, nel momento della morte,

la medicina del Dharma che libera

dal serpente delle emozioni afflittive.

Non nutritemi di carne.

Sebbene questo corpo sia stato nutrito così,

si disintegrerà inevitabilmente

Dal momento che diffonde sofferenza,

perché addossarmi questo cumulo di iniquità?

Questo corpo, pur custodito con grande cura,

si dedicherà ad azioni dissolute.

Figlio e figlia, per quale motivo

insistete a puntarmi addosso i vostri occhi?

Proteggetemi da questa malattia!

O miei figlio e figlia,

perché piangete inutilmente?

Non fate cose indegne per amor mio.

Io, per allevarvi,

ho perfino predato le ricchezze altrui.

Adesso che è giunto il momento della morte,

non c’è speranza. Che fare, adesso?

Sono terrorizzato dalla nascita e dai reami inferiori.

Sono anche annientato dall’idea di morire.

Sento intensamente il tatto,

la discriminazione, la sensazione

e i fattori mentali condizionati.

A causa della brama, gli esseri infantili

vagano senza mèta e ottengono risultati insopportabili.

Una nascita in famiglie rovinose:

anche qui si è legati al dolore.

Sapendo di avere scarso merito,

ho causato problemi agli altri,

la mia generosità e l’etica sono degenerate del tutto

e ho voltato le spalle al Dharma.

Poiché non comprendevo la rinascita,

ero ingannato dalla serpe delle convinzioni errate.

Per ignoranza, gli esseri infantili vagano senza mèta

dove non c’è liberazione.

Non conoscendo il significato di liberazione,

confusi, compiono azioni nefaste.

Per le emozioni afflittive, gli esseri infantili vagano senza mèta

con la mente continuamente perturbata.

Nel corpo che ha vari tipi di catene,

il fuoco arde e consuma.

In luoghi dove non c’è felicità, confuso,

il corpo vaga completamente senza mèta.

Il corpo non conosce quella felicità

da cui proviene la felicità completa.

Il campo di Buddha che dona felicità,

la ruota del Dharma che è la suprema medicina,

la condotta etica che è vera etica:

questi sono la voce pura del Tathágata.”

Allora il Bhagavan parlò al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna come segue: “ Bhaishajyaséna, sebbene gli esseri senzienti piangano e si lamentino al momento della morte, nessuno sarà loro protettore tranne la maturazione dei risultati delle buone azioni compiute.”

Il Bhagavan pronunciò queste parole e proferì anche i versi seguenti:

Compiendo azioni nefaste,

cadranno negli inferni degli esseri senzienti.

Essi indosseranno abiti ardenti.

Assetati, berranno ferro fuso.

Tizzoni ardenti pioveranno sul corpo.

i loro corpi, una volta bruciati, negli inferni

estremamente insopportabili e spaventosi

saranno ancora dati alle fiamme.

Essi non conosceranno felicità.

In nessun modo conosceranno il Dharma.

A causa del non-Dharma, gli esseri infantili vagano

senza mèta, senza incontrare la minima felicità.

Chi ha grande fede ed etica in abbondanza,

possiede conoscenza e grande austerità

e si associa ad amici virtuosi,

costui diventerà rapidamente un tathágata.

Per nascere nel mondo come un buddha,

è necessario un impegno entusiasta e trascendente,

aver cura di ogni essere senziente

e insegnare il Dharma delle azioni virtuose.

In pensieri d’amore e, similmente,

nella suprema astinenza sessuale, dimora concentrato.

Bhaishajya-séna, dopo aver udito queste parole

dovresti praticarle perfettamente.

Colui che vede la liberazione e illuminato

e la guida il cui parlare è acclamato,

madre e padre del mondo:

egli è chiamato ‘la mente dell’illuminazione’.

Un amico virtuoso che insegni questo Dharma

nel mondo è estremamente raro.

Chiunque ascolti con rispetto ciò che il Buddha insegna

diventerà un insuperabile buddha andato nella beatitudine

Chiunque è rispettoso

verso i pacifici eredi del Buddha

egli stesso diventerà protettore del mondo,

liberando tutti gli esseri senzienti.

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse così al Bhagavan: “Bhagavan, perché le pareti dei precipizi tremano e tremano così forte?”

Così disse, e il Bhagavan rispose al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna: “ Bhaishajya-séna, guarda e vedrai.”

Il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna guardò, e nelle quattro direzioni vide crepe profonde nel terreno. Dai baratri aperti dalle crepe della terra, vide uscire venti milioni di persone. Vide apparire venti milioni di persone dal nadir e venticinque milioni dallo zenit. Allora quegli esseri giovani videro tutto questo e domandarono al Bhagavan: “Bhagavan, chi sono queste persone nate qui?”

Il Bhagavan disse: “Guardate questa moltitudine di esseri.”

Ed essi: “Bhagavan, noi la vediamo.”

Il Bhagavan disse: “Questa moltitudine di esseri è nata per la vostra felicità.”

Ed essi: “Anche questi esseri senzienti moriranno?”

E il Bhagavan: “Amici, è così. Tutti gli esseri senzienti moriranno.”

Allora i precedenti esseri senzienti giovani, coloro che erano nati per primi, si inchinarono a mani giunte verso il Bhagavan e dissero al Bhagavan: “Bhagavan, non desideriamo più vedere di nuovo la nascita e la morte.”

Il Bhagavan disse: “Bene, allora vi piacerebbe acquisire il potere dell’impegno entusiasta?”

Ed essi: “Si possa noi vedere direttamente il Tathágata. Quindi si possa ascoltare il Dharma che abbiamo richiesto di udire e che è così piacevole. Si possa noi vedere l’assemblea del Sangha shraváka del Tathágata. Si possa noi vedere i bodhisattva che hanno grandi capacità soprannaturali e grandi poteri. Bhagavan, queste sono le cose che noi vogliamo. Noi non vogliamo vedere morte e rinascita.”

Allora, tramite i poteri soprannaturali, il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna e cinquecento altri bodhisattva si alzarono allo stesso tempo dai loro posti, e tramite i potere soprannaturali comparvero tutti nello spazio in alto. Essi sedettero a gambe incrociate e si concentrarono. Poi dai loro corpi apparvero leoni, tigri, serpenti ed elefanti. Essi diedero dimostrazione di grandi poteri soprannaturali. Anche sulla montagna, sedettero a gambe incrociate e salirono a un’altezza di ventimila yójana. Inoltre, provocarono la discesa di diecimila milioni di soli e lune.

Allora gli esseri senzienti giovani dissero al Bhagavan: “Bhagavan, qual è la causa e quali sono le condizioni di questi raggi di luce e delle grandi manifestazioni soprannaturali che appaiono nel mondo?”

Il Bhagavan rispose: “Figli del lignaggio, guardate la luna e il sole che appaiono.”

Ed essi: “Bhagavan, li vediamo. Sugata, li vediamo.”

Il Bhagavan disse: “Come loro, i bodhisattva mostrano raggi di luce risplendenti dai loro stessi corpi, e poteri soprannaturali e trasformazioni prodigiose. Dopo averli manifestati, essi insegnano il Dharma agli esseri senzienti a beneficio di numerosi esseri, per la felicità di numerosi esseri, per compassionevole affetto per il mondo e per lo scopo, il beneficio e la felicità delle grande moltitudine di esseri e deva e umani. Dopo aver mostrato qui corpi umani, forza e impegno entusiasta, essi dimostrano tali poteri.”

Ed essi: “ Bhagavan, di grazia, concedi un insegnamento del Dharma che faccia apparire raggi di luce risplendenti.”

Quando ebbero detto questo, il Bhagavan domandò al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna: “Bhaishajya-séna, hai visto la galassia di un miliardo di sistemi di mondi tremare nei sei modi?”

Ed egli: “Bhagavan, l’ho visto. Sugata, l’ho visto.”

E intanto egli rifletteva: “Cosa accadrà se io faccio una domanda al Tathágata su questo argomento?” E mentre pensava così, il Bhagavan disse: “Bhaishajya-séna, chiedi qualunque cosa e soddisferò la tua mente con una spiegazione su qualsiasi argomento richiesto. Insegnerò. Analizzerò. Bhaishajya-séna, mostrerò tutto ciò che appartiene al passato, al presente e al futuro.”

Ed egli: “Bhagavan, di grazia, insegna per chiarire i nostri dubbi. Bhagavan, io vedo il Tathágata circondato da ottantaquattromila figli dei deva, ottantaquattromila milioni di bodhisattva, dodicimila milioni di re naga, diciottomila milioni di bhuta e venticinquemila milioni di preta e pishácha.”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, indubbiamente questi esseri senzienti si sono radunati in assemblea in mia presenza, e si sono seduti, per ascoltare il Dharma. Bhaishajya-séna, in questo stesso giorno essi sconfiggeranno l’esistenza ciclica. Per il desiderio di beneficiare tutti gli esseri senzienti, in questo stesso giorno conseguiranno le dieci terre. Dopo essere entrati nelle dieci terre, otterranno la sfera del nirvana.

Per la liberazione dall’invecchiamento e dalla morte dopo aver compiuto azioni per causare la felicità e vincere i lacci delle emozioni afflittive, realizzeranno gli insegnamenti del Buddha.

Egli domandò: “Bhagavan, molte dimore degli esseri senzienti si sono formate a causa di vari karma, quindi per quale motivo essi dimorano intorno al Bhagavan?”

Il Bhagavan rispose: “ Bhaishajya-séna, ascolta.

Gli esseri senzienti che sono confusi e non sanno,

come potrebbero diventare liberi?

Questa moltitudine di esseri senzienti giovani

oggi conseguirà le dhárani.

Per potere conseguire le dieci terre

essi arriveranno a conoscere completamente tutti i dharma

e conseguiranno le dieci terre.

Essi compiranno le attività di un buddha.

Essi gireranno la ruota del Dharma,

essi libereranno una pioggia di Dharma.

Così, dal momento che gli esseri si sono radunati,

i miei insegnamenti daranno gioia.

Deva, naga e preta,

e i terribilmente insofferenti ásura

entreranno nelle dieci terre.

Essi proclameranno il suono del Dharma.

Essi suoneranno il gong del Dharma.

Essi suoneranno la conchiglia del Dharma.

Questi esseri senzienti giovani avranno anche

il potere dell’impegno entusiasta.

Così come il Tathágata lo ha conseguito,

essi oggi conseguiranno il Dharma.”

Allora cinquemila esseri giovani si alzarono dai loro posti, congiunsero le mani, si inchinarono verso il Bhagavan e dissero al Bhagavan:

Poiché nel samsára

non si trova fine alla schiavitù,

il corpo è un pesante fardello, Bhagavan,

immensamente spaventoso, insopportabile.

Noi non troviamo alcun sentiero.

Invero, noi non vediamo alcun sentiero e quindi,

Protettore, poiché siamo ciechi,

chiediamo a te di guidarci .

A te, Eroe, facciamo richieste.

Possa la Guida insegnare il Dharma.

Siamo nati con scarsa saggezza

e non abbiamo trovato la minima felicità.

Di grazia, insegnaci il Dharma.

Liberaci dalle insopportabili sofferenze.

In qualsiasi luogo si nasca,

si possa là incontrare un buddha.

Allora il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna si recò dove si trovavano gli esseri giovani e disse quanto segue:

Mangiate qualcosa.

Bevete qualche bevanda gustosa.

Più tardi, quando non avrete più paura,

ascolterete il Dharma tranquillamente.

 

Ed essi:

Venerabile anziano, chi sei?

Noi non ti conosciamo.

Vediamo che sei meraviglioso,

il tuo aspetto è tranquillo e la tua fama è grande.

Tu sei libero dalle grandi paure

dei mondi di preta, esseri infernali e animali.

Proprio come chi abbellisce il mondo,

in te ogni negatività è pacificata.

Nella tua mano vediamo un recipiente

fatto con le sette sostanze preziose

e sul tuo corpo un cordone di gioielli

soffuso di una luce risplendente

Alle parole dette da te, che sei pacifico,

non siamo in grado di offrire una risposta.

Noi non abbiamo bisogno del cibo,

né richiediamo bevande deliziose;

Dal cibo ciò che nasce è escremento

e, similmente, ciò che è bevuto diventa urina.

I succhi si trasformano in sangue

e, similmente, dal sangue nasce la carne.

Perciò noi non abbiamo bisogno

del cibo ben fatto o di bevande,

né ci occorrono abiti raffinati

tessuti in seta o abiti lana.

Noi non abbiamo bisogno di braccialetti d’oro

Non abbiamo bisogno di giri di collane.

Non abbiamo bisogno di anelli alle dita.

Tutto ciò è di natura effimera.

Noi cerchiamo una vita che non vada

verso trasmigrazioni negative.

Noi vogliamo ottenere la felicità dei deva

e donare il Dharma.

Noi abbiamo bisogno di virtuosi amici

e non di essere re che girano la ruota.

Lasciandosi alle spalle una terra piacevole,

anche il re che gira la ruota morirà.

I figli non lo seguiranno,

né le mogli o le figlie.

Le sette cose preziose resteranno alle sue spalle,

non lo seguiranno.

Pur radunando molte persone attorno a sé

costoro non lo seguiranno.

Nessuno accorrerà in sua presenza,

né ciò accadrà più tardi.

Dopo essere stato re per una vita,

causa l’impermanenza, vagherà senza mèta

Per aver compiuto molti atti nefasti,

cadrà nell’Inferno delle Urla.

Dopo essere stato circondato ai quattro lati

dai sette gioielli e da un incredibile potere,

quando il tempo dell’Inferno delle Urla sarà giunto,

dove sarà mai quell’incredibile potere?

Poiché adesso, essendo morto, si trova nella terra,

non può più mostrare quel potere.

Anziano, di grazia, ascoltaci:

di grazia, vai dove si trova il Tathágata.

Sopra ogni cosa, noi desideriamo vederlo,

come fosse una madre o un padre.

Noi non abbiamo una madre

né un padre, né fratelli.

In questo mondo il Tathágata è la guida suprema.

Egli è padre e madre.

Egli è il sole e la luna.

Egli rivela il sentiero della felicità.

Egli libera dal samsára in modo tale

che non si rinasce più.

Egli è la barca che ci salva dal fiume,

e dal terribile fiume delle emozioni afflittive.

Grazie a lui, gli esseri si liberano completamente.

Essi non torneranno più indietro.

Colui che mostra l’illuminazione suprema,

spiega anche il sacro Dharma.

Noi non abbiamo bisogno del cibo.

Noi non desideriamo il risultato di un regno.

Coloro che temono i reami dell’inferno

non dovrebbero andare nel mondo dei deva.

La vita di un umano è fortunata:

è qui che appare il Conoscitore di Tutto.

Per le azioni dannose compiute,

vivono poco e vagano senza mèta.

Essi non conoscono la morte, ma conoscono

i regni e i piaceri che desiderano.

Coloro che sono ingannati da nascita e morte,

non conoscono e non temono.

Coloro che sono confusi dall’impermanenza,

non conoscono il sottile Dharma.

Essi non formulano dubbi sottili

e non conoscono la sfera della pace.

Di fronte alla morte, essi non provano rimorso.

Da lungo tempo sono ripetutamente nati

sopraffatti dalla sofferenza,

continuamente percossi con bastoni,

e poi deruberanno gli altri.

Così saranno anche catturati e uccisi.

Condizionati dalle precedenti malvagità,

saranno legati con i cinque lacci.

Anche le loro speranze saranno recise.

Saranno straziati da spasimi di dolore.

Quando la loro coscienza si spegnerà,

si lamenteranno penosamente:

‘Chi sarà mio protettore?

Oro, argento e cristallo,

offrirò tutte le mie ricchezze.

Diventerò perfino un servo,

e come un servo, svolgerò ogni tipo di servizio.’

Noi non abbiamo bisogno di regni o proprietà,

né di ricchezze o messi.

Non ci occorre il corpo.

Chi agisce male non è libero.

Per tutto questo, o Anziano,

noi non abbiamo bisogno del cibo.

Chi si nutre di cibi deliziosi,

perfino un re, anche lui morirà.

Coloro che bevono le migliori bevande,

i figli dei deva, anche loro morranno.

Bevande e cibo preparati con cura,

con numerosi e assortiti sapori,

vengono presentati al re,

che li assapora con la lingua.

Il re diventa dipendente dai sapori

e non compie azioni meno negative,

attaccato com’è a effimeri sapori

che mancano di consistenza.

Noi non abbiamo bisogno del cibo

né abbiamo bisogno di bevande.

Ciò di cui abbiamo bisogno è solo questo Dharma

che ci libera dalle sofferenze.

In colui che è liberato dalla schiavitù della brama,

liberato dalla schiavitù delle emozioni afflittive,

completamente libero da ogni schiavitù:

in questo Buddha noi prendiamo rifugio.

Noi desideriamo prender rifugio

nel Grande Saggio che protegge il mondo.

Noi vogliamo perciò prostrarci

a colui che dà gioia nel vederlo.

Poiché non conosciamo il tuo nome,

di grazia, svelaci il tuo illustre nome.

 

Bhaishajya-séna disse:

Voi e anche tutti gli altri esseri

desiderate udire il nome.

Miliardi di esseri giovani

circondano il Tathágata

 

Ed essi:

Tu sei un discepolo del Buddha,

il tuo nome è grandemente rinomato,

così ogni essere

desidera udire il tuo nome.

 

Ed egli:

Bhaishajya-séna è il mio nome.

Sono la medicina degli esseri senzienti.

La migliore tra le medicine,

questa vi insegnerò,

quella che placa tutte le malattie

che hanno infettato gli esseri senzienti.

La malattia dell’attaccamento è una grave malattia

e, insopportabile, essa terrorizza il mondo.

La malattia dell’ignoranza è feroce e grave,

poiché getta nell’insensato vagare senza mèta.

Gli esseri senzienti rinascono negli inferni

e, similmente, come preta o animali.

Questi esseri infantili preda della rabbia,

come possono essere pacificati?

 

Ed essi:

Udendo questo Dharma virtuoso,

ci libereremo da ogni sofferenza.

Siamo di mente infantile e ignorante,

ma una volta liberati da ogni sofferenza

non abbiamo compiuto più atti nefasti.

Si possa noi udire il dono del Dharma.

Avendo abbandonato ogni atto nefasto,

cesserà anche ogni tremenda sofferenza.

Si possa noi vedere presto il Perfetto Buddha,

il Medico che placa ogni malattia.

Egli è il re dei medici

poiché cura chiunque soffra.

Di grazia, Anziano, vai rapidamente

a rendere omaggio al Tathágata.

Una volta prostrato, alla Guida del Mondo riferisci,

di grazia, le nostre parole.

Placa completamente questo male.

Tutto il corpo è completamente in fiamme.

Placa questo tremendo fuoco

che consuma e distrugge la nostra pace.

Il fardello del corpo è un pesante fardello,

un fardello molto crudele e astuto.

O Asceta Vincolato dal Giuramento, abbi pietà

di noi sopraffatti dalla sofferenza.

Gli esseri sopportano incessantemente

l’oppressivo fardello di collera e ignoranza.

Poiché non sanno come liberarsi da quel peso,

se lo addossano di continuo.

Chi non conosce il sentiero della libertà

e chi non vede il sentiero della libertà

pur consapevole della morte

non ne sviluppa ancora la paura.

Pensando: ‘Io non morirò mai’,

chi tranquillamente dorme

è del tutto confuso.

Per questo, pur vedendo morire

la propria madre, resta inconsapevole.

Qualcuno non ricorda il padre,

continuamente oppresso dal male

e turbato da emozioni afflittive e karma.

Come possiamo pensare a cibarci, in tale condizione?

Ignari e stremati dalla sofferenza,

siamo sfiniti inutilmente.

Questo tipo di nostra sofferenza

sorge sulla base della ignoranza

Discriminazione, sensazioni

e fattori mentali condizionati.

sono un pauroso e grave peso.

A causa della brama, gli esseri infantili vagano

completamente senza mèta, ignari del Dharma.

Assediati dal fardello del corpo,

vengono al mondo inutilmente.

Hanno bisogno di abiti puliti e raffinati,

acque per il bagno e unguenti.

Avranno bisogno di cibo delizioso

che possa appagare il corpo.

L’udito, similmente, desidera che si trovino

i cinque attraenti strumenti musicali.

Gli occhi rendono dipendenti dalle forme

create con le sette sostanze preziose.

Anche la lingua fa sì che si ricerchi

ogni sapore delizioso.

Il corpo spinge continuamente alla ricerca

di oggetti morbidi e lievi al tatto.

Il corpo raggiunge un’unione carnale

provando anche piacere

e da questo si genera questo corpo senza mente.

Chi può trovare piacere in tutto questo?

Nell’indossare calzature molto belle

in ciò i miei piedi provano piacere.

Tuttavia, quando giungerà il momento di morire

gli abiti e gli unguenti non offriranno alcuna protezione.

Se perfino il corpo non è una protezione,

non serve parlare di abiti e unguenti.

Ciò che è chiamato ‘umano’ è il corpo.

Avrà il respiro e grande forza,

il potere di ascoltare e analizzare.

In ciò, il corpo ha grandi qualità.

Un tempo, ho fatto baldorie e vagabondaggi

accompagnato sempre da elefanti e cavalli.

Poiché ignoravo il Dharma che libera,

come ero attaccato alle azioni nefaste!

Poiché non sapevo niente delle vite future,

ho compiuto malvagità per mio diletto.

Sono nato ripetutamente

e ripetutamente è arrivata la morte.

Ripetutamente ho visto il dolore,

completamente oppresso dai lamenti.

Ho visto anche le morti delle mie madri,

ho visto le morti dei miei padri,

di amici, sorelle, figli e mogli.

Poiché tutto ciò che è composto è vuoto,

quale essere sensato vi si attaccherebbe?

Ma con la mente prigioniera del desiderio

ho pensato che fosse affidabile.

Non ho osservato il pacifico Dharma.

Nella morte non c’è nessuna gioia.

A causa della mente oscurata dal desiderio,

non ho fatto offerte.

Così il desiderio non ha uguali in nefandezza

e ancora non è stato allontanato.

Completamente in errore, siamo nati.

Gli esseri sono in errore senza tregua.

Completamente in errore, udiamo i suoni,

afferrandoci a ciò che non è santo Dharma.

Noi qui cerchiamo liberazione e meditazione.

Noi non vogliamo portare il fardello del corpo.

Si possa noi diventare la guida degli esseri

buddha, insegnanti, per il bene del mondo.

Un buddha è la madre e il padre del mondo.

Un buddha che mostra il sentiero

fa cadere una pioggia di gioielli

dovunque sulla terra.

Gli esseri folli non sanno

che cosa sia la raccolta del Dharma.

Chi dedica la mente all’illuminazione

metterà in atto la raccolta del Dharma.

Tutto ciò che è composto è vuoto.

Sono vuote le ricchezze e i beni.

Quando qualcuno vede vuoto anche se stesso,

a quel punto non può più illudersi.

Anziano, Bhaishajya-séna,

di grazia, ascolta le nostre parole.

In nome dello scopo dei bodhisattva,

ti chiediamo di andare come messaggero.

Memori dei difetti del samsára,

i bodhisattva non si stancano mai.

Detentori di impegno e grande austerità,

sviluppano tutte le qualità eccellenti.

Di grazia, va’ dove è il Maestro,

il Maestro pienamente risvegliato nella beatitudine,

il Conquistatore che non è mai stanco.

Per la nostra salvezza, di grazia, parlagli così:

‘Tu hai conquistato Mara

e lo hai sconfitto nonostante la sua forza,

tu rapidamente fai risplendere il Dharma

che aiuta e sostiene tutti gli esseri senzienti.’

Poiché non abbiamo udito il Dharma

che ci porterà alla buddhità,

per fare il nostro bene,

anziano, ti chiediamo di andare subito.

Noi non abbiamo conosciuto il Tathágata,

il detentore dei trentadue marchi.

Finché non lo vedremo, non possiamo traghettare al di là.

Con queste parole, rispettosamente attendiamo.

 

Bhaishajya-séna disse:

“Guardate in alto un momento.

Che cosa vedete lassù?”

Essi guardarono in alto e videro tremila e cinquecento maestosi palazzi dappertutto,

sospesi in alto, tutt’intorno. Erano finemente decorati con le sette gemme e finemente abbelliti con reti di gioielli. Dentro vi erano fiori in piena fioritura e fragranti incensi diffusi nell’aria. Allora essi domandarono all’Anziano:

“Che cosa significa questa apparizione

di palazzi maestosi

con reti ingioiellate

e fili di loti dappertutto?”

 

Bhaishajya-séna rispose:

Questi luoghi sono per voi.

Andate là per vedere il Buddha.

Inchinatevi a colui che è guida,

colui che ha trasceso questo mondo,

colui che illumina il mondo.

 

Ed essi:

Ma noi non conosciamo nessun sentiero verso di lui,

né vediamo il Tathágata.

Se non conosciamo il sentiero,

dove andremo a prostrarci?

 

Bhaishajya-séna disse:

Come lo spazio è illimitato

e non è possibile toccarlo,

così non è possibile

andare a prostrarsi davanti al Maestro

che diffonde il nettare.

Come il Monte Suméru dimora,

tale è il Maestro nella sua dimora.

Il Monte Suméru può essere misurato

come la profondità del grande oceano.

È possibile contare ogni granello di polvere

della galassia di un miliardo di mondi,

ma non è dato di conoscere la comparsa dei buddha.

I bodhisattva dalle dieci direzioni si prostrano

di fronte a colui che illumina il mondo.

 

Ed essi:

Protettore del mondo, abbi cura di noi!

Di grazia, esaudisci i nostri desideri.

Dal cuore noi ci inchiniamo al Maestro

e per questo si possa goderne il frutto.

 

Bhaishajya-séna disse:

Il Maestro non ha attaccamento per i profumi

né per ghirlande o unguenti.

Egli sostiene la causa degli esseri senzienti

e per suo tramite essi diventeranno

liberi dall’esistenza condizionata.

Coloro che hanno conquistato la propria mente

e preso rifugio nel Buddha

non si troveranno a lottare

con il tremendo Mara.

Essi non cadranno sotto il potere della morte.

Essi otterranno rapidamente le dhárani.

Le loro menti saranno ispirate da fede pura

e, in seguito, vedranno il Maestro.

 

Allora il Bhagavan, il Tathágata la cui voce è piacevole come il cinguettio di un passero kalavinka, mostrò un sorriso. Al che il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna si alzò dal suo posto, si inchinò a mani giunte verso il Bhagavan e domandò al Bhagavan: “Bhagavan, ottantaquattromila raggi di luce si sono irradiati dal tuo volto e questa galassia di un miliardo di sistemi di mondi, e tutto quanto in essa è soffuso di quei raggi di luce. I trentadue grandi inferni sono soffusi di quei raggi luce. Essi illuminano anche i trentadue reami dei deva. Questi raggi di luce sono di svariati colori, come verde, giallo, rosso, cremisi, cristallo e argento. Questi raggi di luce, dopo essere

apparsi dal volto del Bhagavan, hanno fatto ogni cosa per dare felicità agli esseri senzienti della galassia di un miliardo di sistemi di mondi, e dopo ciò sono tornati indietro, hanno girato attorno al Bhagavan per sette volte e sono svaniti alla sommità del capo del Bhagavan. Qual è la causa per mostrare il sorriso che ha dato vita a tutto questo? Quali sono le condizioni?”

Poi il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse ancora così al Bhagavan: “Bhagavan, se mi fosse concessa un’opportunità, vorrei domandare di una certa cosa al Bhagavan, al Tathágata, l’Arhat, il Buddha completamente realizzato.”

Così disse, e il Bhagavan rispose come segue al bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna: “Bhaishajya-séna, domanda qualunque cosa desideri e appagherò la tua mente con una spiegazione su qualsiasi argomento venga presentato.”

Ed egli: “Bhagavan, dopo che questi trentamila milioni di esseri giovani, che sono apparsi, hanno conosciuto l’insegnamento del sottile Dharma del Tathágata, essi hanno detto agli esseri vecchi: ‘Voi vecchi non conoscete il Dharma. Siete incessante-mente attaccati a ciò che non è Dharma e alla non virtù.’ Quando hanno detto queste sottili cose, che sono spiacevoli, hanno parlato apertamente e in tal modo hanno inflitto offesa. Bhagavan, perché adesso hanno detto queste parole, piacevoli e

attraenti?”

Il Bhagavan rispose: “Bhaishajya-séna, non sai perché pronunziano queste parole? Dicono cose che sono amorevoli, e molto piacevoli per il Tathágata, poiché hanno ascoltato il Dharma. Bhaishajyaséna, per via di questo, capiranno il significato di tutto il Dharma. Essi saranno detentori di tutte le buone qualità. Essi creeranno le dhárani. Da oggi in poi, dimoreranno nelle dieci terre. Oggi suoneranno il gran tamburo del Dharma. Oggi saranno completamente detentori degli attributi del grande Dharma. Bhaishajya-séna, vedi questi maestosi palazzi ?”

Ed egli: “Bhagavan, li vedo. Sugata, li vedo.”

Il Bhagavan disse: “ Bhaishajya-séna, oggi stesso questi esseri giovani siederanno dentro questi palazzi maestosi e perverranno a una chiara realizzazione del Dharma. Oggi stesso, completeranno tutti i dharma virtuosi. Oggi suoneranno il grande tamburo del Dharma. Oggi molte classi dei deva saranno condotte a ottenere una realizzazione diretta del Dharma. Perfino numerosi esseri senzienti dei reami infernali, caduti in cattivi reami, avendo udito l’insegnamento della saggezza del Tathágata, sconfigge-ranno l’esistenza ciclica e saranno vittoriosi. In quel momento tutti i novantamila milioni di esseri vecchi otterranno il frutto dell’entrata nella corrente e saranno tutti detentori del Dharma. Bhaishajya-séna, essi abbandoneranno completamente ogni sofferenza. Bhaishajya-séna, essi saranno tutti in grado di vedere il Tathágata. Bhaishajya-séna, tutti quanti diventeranno detentori del suono del grande Dharma. Bhaishajya-séna guarda nelle quattro direzioni.”

Il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna guardò nelle quattro direzioni e dall’est arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di cinquanta milioni di fiumi Gange. Dal sud, arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di sessanta milioni di fiumi Gange. Da ovest, arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di settanta milioni di fiumi Gange. Dal nord, arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di ottanta fiumi Gange. Dal nadir arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di novanta milioni di fiumi Gange e dallo zenit arrivavano tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di cento milioni di fiumi Gange. Una volta giunti, si misero in disparte, in presenza del Bhagavan.

Erano seduti in disparte, quando il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna disse al Bhagavan: “Bhagavan, che cosa sono quelle forme nere e quelle forme rosse che si vedono in alto nel cielo?”

Ed egli: “ Bhaishajya-séna, non sai cosa sono le forme nere e rosse che si vedono nel cielo? Il Tathágata lo sa. Bhaishajya-séna, quello è Mara. Bhaishajya-séna, desideri vedere?”

Ed egli: “Bhagavan, lo desidero. Sugata, lo desidero.”

Il Bhagavan disse: “Bhaishajya-séna, sono arrivati tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia in cento milioni di fiume Gange”.

Ed egli: “Bhagavan, qual è la causa dell’arrivo di questi bodhisattva e quali le condizioni?”

 “Bhaishajya-séna, gli esseri giovani sono la condizione grazie alla quale tutti gli esseri senzienti adesso saranno detentori del Dharma della meditazione. Bhaishajya-séna, vedi gli esseri senzienti di svariate forme arrivati fin qui e le svariate benedizioni arrivate fin qui per mezzo dei poteri soprannaturali?”

Ed egli: “Vedo tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di cento milioni di fiumi Gange, e tanti bodhisattva quanti i granelli di sabbia di centinaia di migliaia di miriadi di milioni di fiumi Gange, che dimorano tramite i poteri soprannaturali e si manifestano in molte forme, molti colori e molti aspetti. Questi bodhisattva dimorano nella dimora del Dharma Arya. Ho visto questi bodhisattva dimorare nei luoghi del Dharma insieme ai loro seguiti.”

Dopo che il Bhagavan ebbe così parlato, il bodhisattva mahasattva Sarva-shúra, il bodhisattva mahasattva Bhaishajya-séna, e tutti i bodhisattva giovani e vecchi, insieme all’intera assemblea e al mondo con i suoi deva, umani, ásura e gandhárva, esultarono e lodarono il discorso del Bhagavan.

Il Nobile Sanghátasutra Dharma-paryáya è così completato.


 

POSTFAZIONE

Il Nobile Sanghátasutra Dharma-Paryáya Mahayana - Tradotto e curato dai Maestri indiani Jina-mítra e Dana-shíla, e dal traduttore Pande Yeshe De. Approvato dopo essere stato corretto con la nuova lingua.

Colophon. La traduzione dal tibetano in inglese è stata compilata dalla venerabile Damchö Diana Finnegan (Lhundub Damchö), dopo aver letto il testo insieme al venerabile Ghesce Lhundrub Sopa e dopo aver confrontato il tibetano con il sanscrito. Oltre all’incomparabile assistenza di Ghesce Sopa, questa traduzione è stata sporadica-mente confrontata, nel tibetano, con alcune consultazioni delle traduzioni cinesi di Shenghai (Roy) Li, i cui numerosi suggerimenti hanno dato un forte contributo a questa versione. La revisione e correzione delle bozze finali sono state offerte dalla ven.le monaca Gyalten Mindrol. Ci sono stati altri generosi contributi a questa stesura, ma gli errori sono della traduttrice. La traduzione è stata completata il 25 gennaio 2006, nella casa di lama Zopa Rinpoche ad Aptos (California). Questa edizione è stata ritoccata il 9 marzo 2006 a Visakhapatanam (India).

Possa la gentilezza del Buddha, manifestata in questo meraviglioso sutra, colmare i cuori di tutti gli esseri e indirizzarli verso la virtù. Così come questo Sanghátasutra è esistito nel mondo da molti secoli ad oggi solo per giovare, possa il Buddhadharma rimanere ancora per eoni, per portare aiuto ed agio a tutti.

© Damchö Diana Finnegan. Specifici diritti riservati.


 

Questo testo può essere liberamente copiato e distribuito, ma non può essere modificato né venduto, in qualsiasi forma. Per cortesia, contattate la traduttrice in

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Per un glossario dei termini sanscriti che compaiono in questa traduzione, per le linee-

guida della recitazione e per altre informazioni sull’Arya Sanghátasutra Dharma-paryáya, per cortesia visitate www.sanghatasutra.net


 

Colophon della traduzione italiana:

Questa edizione in italiano del Sanghátasutra è stata tradotta da Roberta Scandellari e da Adalia Samten Telara, che ne ha curato anche la revisione finale e ringrazia Joan Nicell per alcuni occasionali chiarimenti.

Il lavoro è dedicato alla monaca Giovanna Pescetti, una profonda e determinata praticante senior che ha lasciato il corpo nel giugno 2006, dopo una malattia tumorale diagnosticata otto anni fa e vissuta nel Dharma fino all’ultimo respiro.

Poiché si tratta di un discorso originario del Buddha, raccolto dalla tradizione orale, stampato, tradotto e ricopiato nei secoli, a volte la comprensione può risultare di per sé oscura, ma anche le traduttrici (sia dal tibetano sia dall’inglese) possono avere frainteso. La sua potenza in italiano ci sembra comunque sufficiente alla riflessione e alla meditazione.

Pomaia, ottobre 2006. © Roberta Scandellari e Adalia Samten Telara (siddhi@iltk.it)


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