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lavoro e concede diritti di distribuzione elettronica per BodhiNeted altre
Reti BuddisteDemocratiche. Questo lavoro può essere liberamente copiato, a
condizione che sia accompagnato dal presente accordo e venga distribuito
senza alcun costo per il destinatario. Se questo lavoro viene utilizzato da
un insegnante in una classe, o è citato in una revisione, l'editore deve
essere informato di tale uso.
Prefazione
Nella mia esperienza personale ho scoperto che il modo più efficace per
esprimere qualcosa da far capire agli altri è quello di utilizzare il
linguaggio più semplice. Inoltre, proprio insegnando ho imparato che più la
lingua è rigida e meno è efficace. Le persone non rispondono al linguaggio
troppo rigido e duro, soprattutto quando si cerca di insegnare loro qualcosa
che normalmente esse non ci si impegnano durante la loro vita quotidiana. La
meditazione app are
loro come qualcosa che non sempre possono fare. Poichè sempre più persone si
rivolgono alla meditazione, esse hanno bisogno di più semplificate
istruzioni in modo che possano praticare da sole, anche senza un insegnante.
Questo libro è il frutto delle richieste di molti meditatori che hanno
bisogno di un libro molto semplice, scritto in un semplice linguaggio
colloquiale.
Nella preparazione di questo libro sono stato aiutato da molti dei miei
amici. Sono profondamente grato a tutti loro. Soprattutto vorrei esprimere
il mio più vivo apprezzamento e la mia sincera
gratitudine a John Patticord, Daniel J. Olmsted, Matthew Flickstein, Carol
Flickstein, Patrick Hamilton, Genny Hamilton, Bill Mayne, Bhikkhu Dang Pham
Jotika e Bhikkhu Sona per i loro più preziosi suggerimenti, i commenti e le
critiche dei numerosi punti nella preparazione di questo libro. Grazie anche
alla Reverenda Sister Sama e Chris O'Keefe per il loro sostegno alla
produzione di questi sforzi.
Chi è l'Autore
Il Venerabile Henepola Gunaratana è stato ordinato monaco Buddista a 12 anni
in un piccolo tempio del Malandeniya Village nel distretto Kurunegala in Sri
Lanka. Il suo precettore era il Venerabile Kiribatkumbure Sonuttara
Mahathera. All'età di 20 anni, nel 1947, gli fu data la più alta ordinazione
a Kandy. Egli ricevette la sua educazione al Vidyalankara College e nel
Missionario Collegio Buddista a Colombo. Successivamente, egli si recò in
India per cinque anni di lavoro missionario per la Mahabodhi Society, al
servizio delle persone Harijana (Intoccabili) in Sanchi, Delhi e Bombay. In
seguito, egli trascorse dieci anni come missionario in Malesia, nella veste
di consulente religioso alla Abhivurdhiwardhana Sasana Society, alla
Buddhist Missionary Society e nella Federazione Giovanile Buddista della
Malesia. E' stato insegnante nel Kishon Dial School e al Temple Road Girls'
School e Presidente dell'Istituto Buddista di Kuala Lumppur.
Su invito della Sasana Sevaka Society, il Venerabile Gunaratana andò negli
Stati Uniti nel 1968 per servire come Segretario Generale del Buddhist
Vihara Society of Washington, DC. Nel 1980 è stato nominato Presidente della
Società. Durante i suoi anni al Vihara, ha tenuto Corsi di Buddismo, ha
condotto ritiri di meditazione, e tenuto numerose conferenze in tutti gli
Stati Uniti, Canada, Europa, Australia e Nuova Zelanda.
Egli, inoltre, ha perseguito i suoi interessi accademici guadagnandosi un
B.A. e M.A., e un Ph.D. (dottorato di ricerca) in Filosofia presso
l’American University, dove vi ha anche insegnato Corsi di Buddismo, oltre
che alla Georgetown University e University of Maryland. I suoi libri e
articoli sono stati pubblicati in Malesia, India, Sri Lanka e Stati Uniti.
Dal 1973 fu consulente presso la American University, tenendo corsi agli
studenti interessati al Buddismo e alla meditazione Buddista. Attualmente è
presidente della Bhavana Society in West Virginia nella Shenandoah Valley, a
circa 100 miglia da Washington, DC. ed insegna meditazione e conducendo
ritiri di meditazione.
Introduzione
Il Buddismo Americano
Il soggetto di questo libro è la pratica di meditazione Vipassana. Ripeto,
la pratica. Questo è un manuale di meditazione, una guida passo-dopo-passo
alla meditazione di Introspezione (insight). Essa ha la prerogativa di
essere pratica, ed è pensata per venir usata.
Ci sono già molti libri completi sul Buddismo come filosofia, e sugli
aspetti teorici della meditazione Buddista. Se siete interessati a questo
materiale, vi invitiamo a leggere quei libri. Molti di loro sono eccellenti.
Questo libro è un 'Manuale-Fai-da-te'. È scritto per coloro che vogliono
effettivamente meditare e soprattutto per coloro che vogliono iniziare a
farlo ora.
Ci sono pochissimi insegnanti qualificati della meditazione di stile
Buddista negli Stati Uniti d'America. E’ nostra intenzione offrirvi i dati
fondamentali di cui avrete bisogno per un avvio al volo. Solo coloro che
seguiranno le istruzioni riportate qui potranno dire se ci siamo riusciti o
se avremo fallito. Solo coloro che effettivamente meditano regolarmente e
diligentemente potranno giudicare il nostro sforzo. Nessun libro forse può
coprire ogni problema che un meditante può trovarsi di fronte. Alla fine,
tuttavia, avrete bisogno di incontrare un insegnante qualificato. Nel
frattempo, però, queste sono le regole di base; una piena comprensione di
queste pagine vi porterà molto lontano.
Ci sono molti stili di meditazione. Ogni grande tradizione religiosa ha una
sorta di procedure che essi chiamano ‘meditazione’, e la parola spesso è
utilizzata molto liberamente. Vi prego di capire che questo testo si occupa
esclusivamente dello stile di meditazione Vipassana come insegnata e
praticata nel Buddismo del Sud e Sud-Est Asiatico. Essa è spesso tradotta
come Meditazione di Visione Profonda (Insight), poiché lo scopo di questo
sistema è di dare al meditante l'intuizione nella natura della realtà e la
comprensione accurata di come funzionano tutte le cose.
Il Buddismo nel suo complesso è molto diverso dalle religioni teologiche con
cui gli Occidentali hanno più familiarità. E’ un più diretto accesso ad un
reame spirituale o divino, senza indirizzarsi a divinità o altri 'agenti'.
Il suo sapore è intensamente clinico, molto più simile a quello che noi
chiameremmo ‘psicologia’ piuttosto che quello che di solito noi chiamiamo
‘religione’. E’ una sorta di costante investigazione della realtà, un esame
microscopico del processo stesso di percezione. La sua intenzione è quella
di focalizzare lo schermo di menzogne e illusioni attraverso il quale noi
normalmente vediamo il mondo e, quindi, di rivelare il volto della realtà
ultima. La meditazione Vipassana è una tecnica antica ed elegante per fare
proprio questo.
Il Buddismo Theravada ci presenta un sistema efficace per esplorare i
livelli più profondi della mente, fino alla radice stessa della coscienza
stessa. Offre anche un notevole sistema di riverenza e rituale in cui quelle
tecniche sono contenute. Questa bella tradizione è il naturale risultato di
2500 anni del suo sviluppo all'interno delle grandi tradizioni e culture del
Sud e Sud-Est Asiatico.
In questo volume, faremo ogni sforzo per separare l’ornamentale dal
fondamentale e presentare solo la nuda e schietta verità stessa. Quei
lettori che sono portati verso i rituali possono indagare nella pratica
Theravada in altri libri, e vi troveranno una grande ricchezza di costumi e
cerimonie, una ricca tradizione piena di bellezza e significato.
Quelli di tendenza più clinica possono solo usare le tecniche stesse,
applicandole all'interno di un qualsiasi contesto filosofico ed emotivo che
essi vogliono.
La pratica in se stessa.
La distinzione tra meditazione Vipassana e altri stili di meditazione è
cruciale e deve essere ben compresa pienamente. Il Buddismo si rivolge a due
tipi principali di meditazione. Essi sono diversi strumenti mentali, modi di
funzionamento o qualità della coscienza. In Pali, la lingua originale della
letteratura Theravada, questi due modi sono chiamati 'Samatha' e 'Vipassana'.
'Vipassana' può essere tradotto come 'visione-profonda' (insight), una
chiara consapevolezza di ciò che sta accadendo in tempo reale. 'Samatha' può
essere tradotto come 'concentrazione' o 'tranquillità-mentale'. E' uno stato
in cui la mente è portata al riposo, si è concentrata su un solo elemento e
non le viene permesso di vagare. Quando questo è fatto, una calma profonda
pervade il corpo e la mente, uno stato di tranquillità che deve essere
sperimentato per poter essere capito. La maggior parte dei sistemi di
meditazione enfatizzano la componente Samatha. Il meditante focalizza la sua
mente su alcuni elementi, come la preghiera, un canto, un certo tipo di
oggetto come la fiamma di una candela, un'immagine religiosa o qualsiasi
altra cosa, ed esclude tutti gli altri pensieri e altre percezioni dalla sua
coscienza. Il risultato è uno stato di rapimento che dura fino a quando il
meditante termina la sessione di seduta. E' uno stato bello, piacevole,
significativo e seducente, ma solo temporaneo. La Meditazione Vipassana
affronta l'altra componente, l'intuizione profonda.
Il meditante Vipassana usa la sua concentrazione come uno strumento
attraverso il quale la sua coscienza può sgretolare il muro di illusione che
lo separa dalla viva luce della realtà. E’ un
graduale processo di sempre maggiore consapevolezza del funzionamento
interno della realtà stessa. Ci vogliono anni, ma arriverà il giorno in cui
il meditante romperà quel muro e sprofonderà nella luce della presenza. La
trasformazione è completa. Si chiama Liberazione, ed è permanente. La
Liberazione è l'obiettivo di tutti i sistemi di pratica Buddista. Ma i
percorsi di raggiungimento di questo scopo sono molto diversi.
C’è un enorme numero di distinte sètte all'interno del Buddismo. Ma esse si
dividono in due grandi correnti di pensiero - Mahayana e Theravada. Il
Buddismo Mahayana prevale in Asia Orientale, e plasma le culture di Cina,
Corea, Giappone, Nepal, Tibet e Vietnam. Il più noto dei sistemi del
Mahayana è lo Zen, praticato soprattutto in Cina, Giappone, Corea, Vietnam e
Stati Uniti. Il sistema di pratica Theravada prevale nel Sud e Sud-Est
Asiatico, nei paesi di Sri Lanka, Thailandia, Birmania, Laos e Cambogia.
Questo libro si occupa della pratica Theravada.
La letteratura tradizionale Theravada descrive le tecniche sia di Samatha
(la concentrazione e tranquillità della mente) che di Vipassana (insight, o
chiara consapevolezza). Ci sono quaranta diverse discipline di meditazione
descritte nella letteratura Pali. Esse sono consigliate come oggetti di
concentrazione e investigazione che portano all’intuizione. Ma questo è un
manuale di base, e noi limitiamo la nostra discussione al più fondamentale
di quegli oggetti consigliati – il respiro. Questo libro è un'introduzione
al raggiungimento della consapevolezza attraverso la nuda attenzione, e la
chiara comprensione dell'intero processo della respirazione. Usando il
respiro come suo obiettivo primario di attenzione, il meditante applica una
partecipata osservazione alla totalità del proprio universo percettivo. Egli
impara a guardare i cambiamenti che si verificano in tutte le esperienze
fisiche, le sensazioni e le percezioni. Impara a studiare la sua attività
mentale e le fluttuazioni nel carattere della coscienza stessa. Tutti questi
cambiamenti si stanno verificando continuamente e sono presenti in ogni
momento della nostra esperienza.
La meditazione è un'attività viva, un'attività intrinsecamente
esperienziale. Non può essere mai insegnata come una materia puramente
scolastica. Il cuore vivente del processo deve venire dalla stessa
esperienza personale dell'insegnante. Tuttavia, c'è un vasto fondo di
materiale codificato su questo argomento che è il prodotto di alcuni tra i
più intelligenti e profondamente illuminati esseri umani che mai siano nati
su questa terra. Questa letteratura è meritevole di attenzione. La maggior
parte dei punti contenuti in questo libro sono tratti dal Tipitaka, che è
l’opera di raccolte in tre-sezioni in cui gli insegnamenti originali del
Buddha sono stati conservati. Il Tipitaka è composto dal Vinaya, il codice
di disciplina per monaci, monache e laici, i Sutta, discorsi pubblici
attribuiti al Buddha, e l’Abhidhamma, una serie di profondi insegnamenti
psico-filosofici.
Nel primo secolo dopo Cristo, un eminente studioso Buddista chiamato
Upatissa scrisse il Vimutti-magga, (Il Sentiero della Libertà), nel quale
egli riassume gli insegnamenti del Buddha sulla meditazione. Nel quinto
secolo dopo Cristo, un altro grande studioso Buddista, Buddhaghosa,
ripercorse lo stesso sentiero con una seconda tesi scolastica – il
Visuddhimagga, (il Cammino della Purificazione), che è anche oggi il testo
standard sulla meditazione. Anche i moderni insegnanti di meditazione si
basano sul Tipitaka e sulle loro proprie esperienze personali. E' nostra
intenzione presentarvi qui le più chiare e concise indicazioni per la
meditazione Vipassana disponibili in lingua inglese. Ma questo libro è solo
un primo approccio. Poi, tocca a voi percorrere i primi passi sulla strada
per scoprire chi siete e che cosa significa tutto questo. E’ un viaggio che
vale bene la pena di intraprendere. Vi auguriamo pieno successo.
Capitolo 1
Meditazione: perché interessarsene?
La meditazione non è facile. Ci vuole tempo e richiede energia. Ci vuole
anche grinta, disciplina e determinazione. Essa richiede una serie di
qualità personali che normalmente sono considerate
non-piacevoli e che si cerca di evitare per quanto possibile. Possiamo
riassumerle col termine Americano 'grinta'. La meditazione richiede
'intraprendenza'. E' certamente molto più facile solo rilassarsi e guardare
la televisione. Quindi, perché preoccuparsi? Perché sprecare tutto quel
tempo ed energia quando si potrebbe solo cercare di divertirsi? Perché
preoccuparsi? Semplice. Perché siete esseri umani. E proprio per il semplice
fatto che siete umani, siete eredi di una inerente insoddisfazione nella
vita che semplicemente non vi lascerà mai. Potete sopprimerla dalla vostra
coscienza solo per qualche tempo. Potete distrarvi per ore, ma prima o poi
tornerà sempre - di solito quando meno ve lo aspettate. Tutto ad un tratto,
apparentemente di punto in bianco, voi vi sedete, fate il punto, e
realizzate la vostra attuale situazione nella vita.
Voi ci siete, e improvvisamente vi rendete conto che state sprecando tutta
la vostra vita solo per tirare avanti. Per mantenere un buon tenore di vita.
Riuscite in qualche modo a farla quadrare e dall'esterno tutto sembra OK. Ma
quei periodi di disperazione, quei momenti in cui sentite che tutto vi
crolla addosso, quelli rimangono. Siete un disastro. E lo sapete. Ma voi lo
nascondete benissimo. Nel frattempo, andate a fondo in tutto e arrivate a
sapere è che c’è un qualche altro modo di vivere, un modo migliore di
guardare il mondo, un modo per contattare la vita in modo più pieno. Voi
continuate a cliccarci su di tanto in tanto. Ottenete un buon lavoro. Vi
innamorate. Vincete la partita, e per un pò le cose sono diverse. La vita
assume una ricchezza e una chiarezza che fa sì che tutti i periodi difficili
e la monotona svaniscono. L’ intera struttura della vostra esperienza cambia
e dite a voi stessi: "OK, ora ce l'ho fatta, ora sarò felice!". Ma poi anche
tutto questo vola via, come fumo nel vento. E vi lascerà alla fine solo con
un triste ricordo ed una vaga consapevolezza che qualcosa non va.
Ma in realtà c'è tutto un altro reame di profondità e sensibilità nella
vita, in qualche modo; solo che non lo vedete. Vi succede di sentirvi
tagliati fuori. Con una sorta di bambagia sensoriale vi sentite isolati
dalla dolcezza dell’esperienza. Invero, non state affatto toccando la vita.
Di nuovo non lo state facendo. E poi anche questa vaga consapevolezza
svanirà, e tornerete alla solita realtà di sempre. Il mondo sembrerà il
solito luogo folle, che è quanto meno noioso. E’ una sorta di emozionale
ottovolante, in cui state passando molto tempo giù in fondo alla rampa, ma
col forte desiderio per l’altezza.
Quindi cosa c'è di sbagliato in voi? Siete maniaci? No. Siete solo esseri
umani. E state soffrendo della stessa malattia che infetta ogni essere
umano. E' un mostro che sta dentro tutti noi, e ha molte braccia: tensioni
croniche, mancanza di genuina compassione per gli altri, comprese le
persone a voi più vicine, sentimenti bloccati, e torpore emotivo. Molte,
molte braccia. Nessuno di noi è completamente libero da esso. Possiamo anche
cercare di negarlo. Cercare di sopprimerlo. Noi costruiamo un'intera cultura
per nasconderci da esso, facendo finta che non ci sia, e distraendoci da
esso con obiettivi, progetti e situazioni. Ma esso non va mai via. E’ una
costante e sottostante corrente in ogni pensiero e ogni percezione; una
piccola voce senza parole dietro la nostra testa che dice: "Non ne hai
ancora abbastanza. Volevi avere di più. Volevi fare di più. Volevi essere
migliore". E 'un mostro, un mostro che si manifesta ovunque in forme
sottili.
Andate a una festa. Ascoltate le risate, quella voce dalla lingua sottile
che parla, divertente in superficie e paurosa sotto sotto. Sentite la
tensione, sentite la pressione. Nessuno si rilassa veramente. Stanno tutti
fingendo. Andate a vedere una partita di calcio. Guardate i fan sugli
spalti. Guardate l’irrazionale attacco della rabbia. Guardate la
frustrazione incontrollata che ribolle dentro la gente che si maschera sotto
l’aspetto di un entusiasmo, o spirito di squadra. Fischi, urla, le offese e
l'egoismo sfrenato, in nome della fedeltà alla squadra. L'ubriachezza, risse
in tribuna. Queste sono le persone che cercano disperatamente di scaricare
la tensione dall'interno. Queste persone non sono in pace con se stesse.
Guardate le notizie in TV. Ascoltate i testi nelle canzoni popolari.
Troverete lo stesso tema ripetuto in più e più variazioni. La gelosia, la
sofferenza, stress ed insoddisfazione.
La vita sembra essere una perpetua lotta, enormi sforzi contro tutte le
sconcertanti probabilità. E qual è la nostra soluzione a tutto questo
malcontento? Noi ci blocchiamo in: 'E’ solo una sindrome. Se solo avessi più
soldi, allora sarei felice. Se solo potessi trovare qualcuno che veramente
mi ami, se solo potessi perdere 20 chili, se solo avessi un TV color, una
vasca idromassaggio, e i capelli ricci, e così via sempre. Allora da dove
viene tutta questa spazzatura, e più importante, che cosa possiamo fare in
proposito? Ciò è dovuto alle condizioni della nostra mente. E’ un profondo,
sottile e pervasivo insieme di abitudini mentali, un nodo Gordiano che
abbiamo costruito pezzo per pezzo e siamo in grado di svelare esattamente
allo stesso modo, un pezzo alla volta. Possiamo cercare di accordare la
nostra consapevolezza, dragare ogni pezzo separato e portarlo fuori alla
luce. Siamo in grado di rendere conscio l’inconscio, lentamente, un pezzo
alla volta.
L'essenza della nostra esperienza è il cambiamento. Il cambiamento è
incessante. Momento per momento la vita scorre e non è mai la stessa. La
perpetua alterazione è l'essenza dell’universo percettuale. Un pensiero
germoglia nella vostra testa e mezzo secondo dopo, è andato. Ne arriva un
altro, e anche questo è andato. Un suono colpisce le orecchie e poi c’è il
silenzio. Aprite i vostri occhi e il mondo vi si getta dentro, lampeggia ed
è andato. Le persone vengono nella vostra vita e di nuovo se ne vanno. Gli
amici se ne vanno, i parenti muoiono. La vostra fortuna viene e va. A volte,
si vince e altrettanto spesso si perde. Tutto è incessante cambiamento,
tutto cambia, tutto passa. Non ci sono due momenti che siano sempre lo
stesso tempo.
Non c'è nulla di sbagliato in questo. È la natura dell'universo. Ma la
cultura umana ci ha insegnato alcune strane risposte a questo infinito
fluire. Noi classifichiamo le esperienze. Cerchiamo di bloccare ogni
percezione, ogni cambiamento mentale in questo flusso senza fine, mettendoli
in una delle tre cavità mentale. E' buono, o è cattivo, o è neutrale. Poi, a
seconda di quale scatola li abbiamo messi, li percepiamo con una serie di
abituali e fisse risposte mentali. Se una particolare
percezione è stata definita 'buona', allora cerchiamo di congelare il tempo
proprio lì. Prendiamo quel particolare pensiero, lo accarezziamo, lo
manteniamo, cerchiamo di trattenerlo dal fuggire. Quando questo non
funziona, tentiamo a tutto campo di ripetere l'esperienza che ha causato
quel pensiero. Questa abitudine mentale noi la chiamiamo 'afferrare' o
‘attaccamento’.
Da un'altra parte della mente si trova la casella 'cattivo'. Quando
percepiamo qualcosa di 'cattivo', cerchiamo di spingerla via. Cerchiamo di
negarla, rifiutarla, cerchiamo di sbarazzarci di essa in qualunque modo.
Lottiamo contro la nostra stessa esperienza. Ci facciamo a pezzi. Chiamiamo
questa abitudine mentale 'rifiuto'. Tra queste due reazioni si trova la
casella ‘neutro’. In questo spazio, noi abbiamo riposto le esperienze che
non sono né buone né cattive. Sono tiepide, neutre, poco interessanti e
spesso noiose. Impacchettiamo l’esperienza nella casella del ‘neutro’ in
modo da poter ignorarla e quindi riportare la nostra attenzione al punto in
cui l'azione è, cioè la nostra incessante ruota di desiderio e avversione.
Questa categoria di esperienze deruba buona parte della nostra attenzione.
Chiamiamo questa abitudine mentale 'ignorare'. Il diretto risultato di tutta
questa follia è una perenne corsa sul tapis-roulant verso il nulla, con una
illimitata e martellante ricerca del piacere, e costantemente in fuga dal
dolore e dalla sofferenza, ignorando senza fine il 90 per cento della nostra
esperienza. Così da chiederci perché la vita abbia un sapore così piatto. In
ultima analisi, è un sistema che non funziona.
Non importa quanto duramente si persegua il piacere e il successo, ci sono
momenti in cui non ci si riesce. Non importa quanto velocemente si cerca di
fuggire, ci sono momenti in cui il dolore vi piomba addosso. E in mezzo a
questi periodi, la vita è così noiosa da farci urlare. Le nostre menti sono
piene di opinioni e critiche. Abbiamo costruito muri intorno e tutti noi
siamo intrappolati nella prigione delle nostre bugie e antipatie. Noi
soffriamo.
La sofferenza è una parola grossa nel pensiero Buddista. Si tratta di un
termine chiave e dovrebbe essere completamente compreso. Il termine Pali è 'dukkha',
ed esso non significa solo l'agonia del corpo. Significa il profondo,
sottile senso di insoddisfazione che è parte di ogni cambiamento della
mente. L'essenza della vita è sofferenza, disse il Buddha. A prima vista,
questo potrebbe sembrare eccessivamente morboso e pessimista. Sembra
addirittura falso. Dopo tutto, ci sono un sacco di cose belle nella vita. Ci
sono volte in cui siamo felici. Ci sono o non ci sono? No, non ci sono.
Sembra proprio così. Prendete qualsiasi momento quando vi sentite veramente
soddisfatti ed esaminatelo da vicino. Sotto la gioia, vi accorgerete che una
sottile, onnipervasiva e sotterranea corrente di tensione che, non importa
quanto grande sia il momento, sta andando a finire. Non importa quanto avete
appena ottenuto, voi state andando a perderne un po’, o passate il resto dei
vostri giorni a guardare ciò che avete ottenuto, interessati su come
ottenere di più. Ed, alla fine, arriva il momento in cui state per morire.
Alla fine, si perde tutto. E' tutto transitorio.
Sembra abbastanza desolante, non è vero? Per fortuna non è tutto così.
Sembra triste solo quando viene visto dal livello della prospettiva mentale
ordinaria, il livello stesso in cui opera il
meccanismo del tapis-roulant. Sotto questo livello si trova un'altra intera
prospettiva, un modo completamente diverso di guardare l'universo. Si tratta
di un livello di funzionamento in cui la
mente non cerca di congelare il tempo, dove noi non ci aggrappiamo alla
nostra esperienza che fluisce, dove non si cerca di bloccare le cose e
ignorarle. E’ un livello di esperienza di là del bene e del male, al di là
di piacere e dolore. E' un modo gradevole di percepire il mondo, ed è una
capacità da imparare. Non è facile, ma si può imparare.
Felicità e pace.
Queste sono davvero le questioni principali dell'esistenza umana. Ed è ciò
che tutti noi cerchiamo. Anche se spesso è un po’ difficile da vedere perché
noi copriamo questi obiettivi fondamentali con diversi strati di obiettivi
superficiali. Noi vogliamo il cibo, vogliamo i soldi, vogliamo il sesso,
beni, possessi e rispetto. Spesso diciamo anche a noi stessi che l'idea di
'felicità' è troppo astratta: "Vedi, io pratico. Perciò, dammi molti soldi e
mi comprerò tutta la felicità di cui ho bisogno". Purtroppo, questo è un
atteggiamento che non funziona. Esaminate ciascuno di questi obiettivi e
troverete che sono superficiali. Volete cibo. Perché? Perché avete fame. Va
bene, avete fame, e allora? ‘Beh, se mangio, non avrò più fame e poi mi
sentirò bene’. Ah ah ah! Sentirsi bene! Ora avete detto giusto. Ciò che
veramente cerchiamo non sono ‘obiettivi superficiali’. Essi sono solo mezzi
per un fine. Ciò a cui stiamo veramente dietro è la sensazione di sollievo
che arriva quando la ricerca è soddisfatta. Sollievo, relax e la fine della
tensione. Pace, felicità, non più struggimento.
Così, cosa è questa felicità? Per la maggior parte di noi, la felicità
perfetta significherebbe ottenere tutto quello che vogliamo, avere il
controllo di ogni cosa, sentirsi un Cesare, far danzare l'intero
mondo con la musica in base ad ogni nostro capriccio. Ancora una volta, non
funziona così. Guardate le persone della storia che hanno effettivamente
ricoperto questo potere assoluto. Esse non erano persone felici. In realtà
non erano uomini in pace con se stessi. Perché? Perché erano spinti a voler
controllare il mondo totalmente e assolutamente e non potevano. Essi
volevano controllare tutti gli uomini ed erano rimasti uomini che
rifiutavano di essere controllati. Infatti, non si possono controllare le
stelle. Essi ancora si ammalavano. Ed ancora dovevano morire.
Non si può mai ottenere tutto quello che si vuole. E' impossibile. Per
fortuna, c'è un'altra opzione. Si può imparare a controllare la propria
mente, si può uscir fuori da questo ciclo senza fine di desiderio e
avversione. Voi potete imparare a non volere ciò che volete, a riconoscere i
desideri, ma non essere controllati da loro. Questo non significa che vi
dobbiate sdraiare sulla strada e lasciare che tutti vi camminino sopra.
Significa che potrete continuare a vivere una vita molto normale, ma vivendo
con un punto di vista completamente nuovo. Fate pure le cose che ognuno deve
fare, ma siate liberi da quella ossessiva, compulsiva velocità dei vostri
desideri. Voi volete qualcosa, ma non c'è bisogno di dopverla inseguire.
Avete paura qualcosa, ma non c'è bisogno di
stare lì a tremare. Questo tipo di cultura mentale è molto difficile. Ci
vogliono anni. Ma, cercare di controllare ogni cosa è impossibile, e il
difficile è comunque preferibile all’impossibile.
Aspettate un attimo, però. Pace e felicità! Non è che la civiltà sia tutto?
Costruiamo grattacieli e autostrade. Ci siamo pagati le vacanze, televisori,
automobili. Siamo forniti di ospedali gratis
e di assenze per malattia, di sicurezza sociale e dei benefici del
benessere. Tutto ciò è volto a fornirci un certo grado di pace e felicità.
Eppure il tasso di malattia mentale costantemente aumenta, e il tasso di
criminalità aumenta ancor più velocemente. Le vie brulicano di delinquenti e
individui instabili. Se mettete le braccia fuori della vostra porta di
sicurezza e assai probabile che qualcuno vi rubi l'orologio! Qualcosa non
funziona. Un uomo felice non si deve sentire spinto a uccidere. Ci piace
pensare che la nostra società stia sfruttando ogni area della conoscenza
umana al fine di ottenere pace e felicità.
Stiamo appena cominciando a capire di aver troppo sviluppato l'aspetto
materiale dell'esistenza, a scapito del più profondo aspetto emotivo e
spirituale, e stiamo pagando il prezzo per tale errore. Una cosa è parlare
di degenerazione della fibra morale e spirituale in America oggi, e un'altra
cosa è fare qualcosa al riguardo. Il punto di partenza è dentro di noi.
Guardate attentamente al vostro interno, veramente e oggettivamente, e
ognuno di voi potrà vedere momenti in cui: "Io sono punk" oppure "Io sono
pazzo". Impariamo a vedere quei momenti, vediamoli chiaramente, in un modo
pulito e senza condannarci, ed essendolo saremo sulla giusta strada.
Voi non potete apportare cambiamenti radicali nella struttura della vostra
vita fino a quando non inizierete a vedere voi stessi esattamente come siete
ora. Non appena lo farete, il flusso naturale cambierà. Non è necessario che
vi sforziate o che lottiate per rispettare le regole dettate a voi da
qualche autorità. Dovete solo cambiare. E' automatico. Ma arrivare alla
visione iniziale è piuttosto un compito. Avete dovuto vedere chi siete e
come siete, senza illusioni, giudizi o resistenze di un qualche tipo. Avete
avuto modo di vedere il vostro posto nella società e la vostra funzione come
individuo sociale. Avete dovuto vedere i vostri doveri e i vostri obblighi
verso il vostro prossimo e, soprattutto, la vostra responsabilità verso voi
stesso come un individuo che vive con altri individui. E infine avete avuto
modo di vedere tutto questo chiaramente e come un'insieme unitario, una
singola ‘Gestalt’ di interrelazione. Sembra complesso, ma spesso ciò si
verifica in un solo istante. La cultura mentale attraverso la meditazione è
senza rivali nell'aiutare a raggiungere questo tipo di comprensione e di
serena felicità.
Il Dhammapada è un antico testo Buddista che da migliaia di anni aveva
anticipato Freud. Esso dice: "Quello che tu sei ora è il risultato di quello
che eri. Quello che sarai domani, sarà il risultato di ciò che sei ora. Le
conseguenze di una mente malvagia ti seguiranno così come il carro segue il
bue che lo tira. Le conseguenze di una mente purificata ti seguiranno come
la tua stessa ombra. Nessuno può fare per te di più della tua mente
purificata - nessun genitore, nessun parente, nessun amico, nessuno. Una
mente ben disciplinata porta la felicità ".
La meditazione ha lo scopo di purificare la mente. Essa purifica il processo
del pensiero da ciò che possono essere chiamati ‘irritanti psichici’, come
l'avidità, l'odio e la gelosia, cose che vi tengono aggrovigliati nella
schiavitù emotiva. Essa porta la mente ad uno stato di calma e
consapevolezza, uno stato di tranquilla concentrazione e intuizione.
Nella nostra società, noi siamo assai fiduciosi nell'istruzione. Crediamo
che la conoscenza possa rendere civilizzata una persona colta ed erudita. La
civiltà, però, pulisce la persona solo in modo superficiale. Sottomettete i
nostri nobili e sofisticati gentleman alle sollecitazioni di una guerra o di
collasso economico, e vedrete cosa succede. Una cosa è rispettare la legge
perché si ha la paura delle pene e delle conseguenze. Tutta un'altra cosa è
rispettare la legge perché avete purificato voi stessi dall'avidità che vi
obbliga a rubare e dall'odio che vi fa uccidere. Gettate una pietra in un
torrente. L'acqua corrente la renderà liscia in superficie, ma la parte
interna rimarrà invariata. Però se la pietra stessa la metterete nel fuoco
intenso di una fucina, allora la pietra cambierà in tutto, sia dentro che
fuori. Si scioglierà tutta. La civilizzazione cambia l'uomo sulla parte
esterna. La meditazione lo ammorbidisce dentro, fino in fondo.
La meditazione è chiamata il Grande Maestro. E' il purificante crogiolo di
fuoco che lentamente lavora tramite la comprensione. Quanto maggiore è la
vostra comprensione, più flessibili e tolleranti sarete. Maggiore è la
vostra comprensione, più sarete compassionevoli. Diventerete come un
perfetto e ideale genitore o insegnante. Sarete pronti a perdonare e a
dimenticare. Indi, sentirete l'amore verso gli altri perché li capirete. E
li capirete perché avrete capito voi stesso. Avrete guardato profondamente
dentro di voi e avete visto la vostra illusione e il fallimento di tutti gli
umani. Avete visto la vostra umanità e imparato a perdonare ed amare. Quando
voi avrete davvero imparato la compassione per voi stessi, la compassione
verso gli altri sarà automatica. Un compiuto meditante ha raggiunto una
profonda comprensione della vita, e inevitabilmente si sa rapportare al
mondo con un amore profondo e acritico.
La meditazione è un po’ come coltivare un nuovo terreno. Per poter fare un
campo da un bosco, prima devi tagliare gli alberi ed estrarre fuori i ceppi.
Poi coltivare la terra e renderla feconda.
Poi si seminano i semi e così si raccolgono le coltivazioni. Per coltivare
la vostra mente, dovete prima eliminare tutte le varie sostanze irritanti
che sono in essa, tirarle correttamente fuori dalle radici così da non farle
più ricrescere. Poi bisogna fertilizzarla. Dovete generare l'energia e con
la disciplina pomparla nel terreno mentale. Poi seminare il seme e così si
raccoglieranno le colture di fede, moralità, consapevolezza e saggezza.
La fede e la moralità, per inciso, hanno un significato speciale in questo
contesto. Il Buddismo non sostiene la fede nel senso di credere in qualcosa,
dato che è scritto in un libro, o perché attribuito ad un profeta o
insegnatovi da qualche figura autoritaria. Il significato qui è più vicino
al senso di fiducia. E’ il sapere che qualcosa è vera perché l’avete vista
in funzione, perché avete osservato quella stessa cosa dentro di voi. Allo
stesso modo, la moralità non è una rituale obbedienza ad un qualche codice
di comportamento imposto dall’esterno.
Lo scopo della meditazione è la trasformazione personale. Quel ‘tu’ che va
avanti nell'esperienza della meditazione non è lo stesso ‘tu’ che ne esce
dall'altra parte. La meditazione cambia il vostro carattere attraverso un
processo di sensibilizzazione, facendovi profondamente consapevole dei
vostri pensieri, parole e azioni. La vostra arroganza evapora e il vostro
antagonismo svanisce.
La vostra mente diventa immobile, tranquilla e calma. E la vostra vita si
appiana. Pertanto, la meditazione eseguita correttamente vi prepara a
incontrare gli alti e bassi dell'esistenza. Essa riduce la vostra tensione,
la vostra paura, e la vostra preoccupazione. L’irrequietezza retrocede e le
passioni si placano. Le cose cominciano a mettersi al loro posto e la vostra
vita diventa una facile discesa anzichè una furiosa lotta. Tutto ciò avviene
attraverso la comprensione.
La meditazione acuisce la vostra concentrazione e il vostro potere di
pensare. Poi, pezzo dopo pezzo, le vostre motivazioni ed i vostri meccanismi
subconsci vi diventeranno chiari. La vostra intuizione si acuisce. La
precisione del vostro pensiero aumenta e gradualmente arriverete ad una
conoscenza diretta delle cose come sono realmente, senza pregiudizi e senza
illusioni. Ed allora, questo è un motivo sufficiente per preoccuparsi?
Appena, appena. Queste sono solo promesse sulla carta. C'è solo un modo in
cui si potrà sapere se è valsa la pena di meditare. Imparare a farlo bene, e
farlo. Pensateci…
Capitolo 2
Ciò che la meditazione non è
‘Meditazione’ è una parola. Sicuramente avete già sentito prima questa
parola, altrimenti non avreste mai preso in mano questo libro. Il processo
di pensiero opera per associazione, e tutte le idee sono associate con la
parola 'meditazione'. Alcune di esse sono probabilmente accurate e valide
mentre altre sono fesserie. Alcune di esse appartengono più propriamente ad
altri sistemi di meditazione e non hanno niente a che fare con la pratica
Vipassana. Prima di procedere, sarà bene eliminare alcune di queste idee
facendole uscire fuori dai nostri propri circuiti neuronali in modo che le
nuove informazioni possano entrare senza impedimenti. Cominciamo con alcune
delle cose più ovvie.
Noi non stiamo andando ad insegnare come contemplare il proprio ombelico o
cantare sillabe segrete. E voi non dovrete vincere i demoni o manipolare
energie invisibili. Non ci sono cinture colorate date a voi per per le
vostre prestazioni e non c'è bisogno di radersi la testa o indossare un
turbante. Non c’è nemmeno bisogno di dare via tutti i vostri beni e andare
in un monastero. In realtà, a meno che la vostra vita sia immorale e
caotica, probabilmente voi potreste subito iniziare e fare un qualche tipo
di progresso. Suona piuttosto incoraggiante, non direste?
Ci sono molti, molti libri sul tema della meditazione. La maggior parte di
essi sono scritti dal punto di vista di chi si trova precisamente
all’interno di una particolare tradizione religiosa o filosofica, e molti
degli autori non si sono preoccupati di farlo notare. Essi fanno
dichiarazioni sulla meditazione che suonano come leggi generali ma in realtà
esse sono procedure altamente specifiche, esclusive di quel particolare
sistema di pratica. Il risultato è una sorta di confusione. Addirittura
peggiore è la panoplia di complesse teorie e interpretazioni disponibili,
tutte in contrasto tra di loro. E questo è un vero e proprio pasticcio e un
enorme guazzabuglio di opinioni contrastanti, accompagnati da una massa di
dati estranei. Questo libro è specifico. Noi abbiamo esclusivamente a che
fare con il sistema di meditazione Vipassana. Stiamo andando a insegnare a
guardare il funzionamento della vostra mente in una maniera calma e
distaccata, in modo da poter ottenere una chiara visione nel vostro
comportamento. Il fine è la consapevolezza, una consapevolezza così intensa,
concentrata e finemente sintonizzata da farvi essere in grado di perforare
il funzionamento interno della stessa realtà.
C’è un certo numero di comuni idee sbagliate circa la meditazione. Le
vediamo ancora e ancora proposte dai nuovi studenti, con le stesse domande,
ripetutamente. E' meglio affrontare queste cose una volta per tutte, perché
sono il tipo di preconcetti che possono bloccare fin dall'inizio il
progresso. Prendiamo una per una tutte queste interpretazioni sbagliate ed
esploriamole da vicino.
Malinteso n. 1
La meditazione è solo una tecnica di rilassamento
L’errore qui è la parola 'solo'. Il rilassamento è una componente chiave
della meditazione, ma lo stile di meditazione Vipassana mira a un obiettivo
molto più alto. Tuttavia, la dichiarazione è in qualche modo essenzialmente
vera per molti altri sistemi di meditazione. Tutte le procedure di
meditazione sottolineano la concentrazione della mente, e portano la mente a
posarsi su un tema o su un’area del pensiero.
Fatelo fortemente e abbastanza a fondo, e raggiungerete un rilassamento
profondo e beato che si chiama jhana. E’ uno stato di una tale suprema
tranquillità che sconfina nel rapimento. E’ una forma di piacere che si
trova al di là di tutto ciò che può essere vissuto nel normale e comune
stato di coscienza. La maggior parte dei sistemi si fermano lì. Questo è
l'obiettivo, e quando esso
è raggiunto, è sufficiente ripetere l'esperienza per il resto della propria
vita. Ma non è così con la meditazione Vipassana. La Vipassana cerca un
altro obiettivo – la consapevolezza. Concentrazione e rilassamento sono
considerati necessarie concomitanze alla consapevolezza. Essi sono necessari
precursori, utili strumenti, e benefici sottoprodotti. Ma non sono
l'obiettivo. Lo scopo è l’intuizione. La Meditazione Vipassana è una pratica
profondamente religiosa che ha niente di meno lo scopo di purificare e
trasformare la vita quotidiana. Nel Capitolo 14 ci occuperemo più in
profondità delle differenze tra la concentrazione e l’intuizione.
Malinteso n. 2
Meditazione significa andare in trance
Anche in questo caso, la dichiarazione può essere applicata con precisione a
taluni sistemi di meditazione, ma non alla Vipassana. La meditazione di
Insight non è affatto una forma di ipnosi. Non si sta cercando di oscurare
la mente così da perdere conoscenza. Non si sta cercando di trasformare se
stessi in un vegetale privo di emozioni. Semmai, è vero il contrario. Voi
diventerete sempre più in sintonia con i vostri cambiamenti emotivi.
Imparerete a conoscere voi stessi con una sempre maggiore chiarezza e
precisione. Imparando questa tecnica, si potranno verificare certe
situazioni che per l'osservatore possono apparire simili alla trance. Ma, in
realtà, sono tutto il contrario. Nella trance ipnotica, il soggetto è
suscettibile di essere controllato da un'altra parte, mentre nella
concentrazione profonda il meditante rimane davvero sotto il suo stesso
controllo. La similitudine è solo superficiale, e in ogni caso il
verificarsi di questi fenomeni non è il punto della Vipassana. Come abbiamo
detto, la concentrazione profonda dei jhana è uno strumento, o pietra
miliare sulla strada per amplificare la consapevolezza. Vipassana, per
definizione, è la coltivazione della presenza mentale o consapevolezza. Nel
caso scopriste che durante la meditazione state diventando inconsapevoli,
allora è certo che voi non state meditando, secondo la definizione del
termine usato nel sistema Vipassana. E' così semplice.
Malinteso n. 3
La meditazione è una pratica misteriosa che non può essere compresa
Anche in questo caso, ciò è abbastanza vero, ma non del tutto. La
meditazione tratta dei livelli di coscienza che si trovano più in profondità
del pensiero simbolico. Di conseguenza, alcuni dati circa la meditazione
semplicemente non possono essere descritti con parole. Ciò non significa,
tuttavia, che non possano essere compresi. Ci sono modi più profondi per
capire le cose che non le parole. Voi capite come camminare. Probabilmente
non sapreste descrivere l'esatto ordine con cui le fibre nervose ed i vostri
muscoli si contraggono durante il processo. Però, l’atto del camminare
potete farlo. La meditazione deve essere capita allo stesso modo, cioè
facendola. Non è qualcosa che si possa imparare in termini astratti. Dev’essere
sperimentata. La meditazione non è una insensata formula che dà automatici e
prevedibili risultati. Non si può mai prevedere esattamente cosa ne verrà
fuori in ogni particolare sessione. Si tratta di un'investigazione ed un
esperimento, ed è ogni volta un'avventura. In realtà, questo è così vero che
quando raggiungerete una sensazione di prevedibilità e identità nella vostra
pratica, voi la utilizzertete come un indicatore. Ciò significa che avrete
perso la traccia da qualche parte e vi sarete diretti verso la stagnazione.
Imparare a vedere ogni secondo come se fosse il primo ed unico secondo
nell'universo è molto più essenziale nella
meditazione Vipassana.
Malinteso n. 4
Lo scopo della meditazione è di diventare un superuomo con poteri psichici
Non è affatto vero. Lo scopo della meditazione è quello di sviluppare la
consapevolezza. Imparare a leggere nella mente degli altri non è il punto.
La levitazione non è l'obiettivo. L'obiettivo è la liberazione. C'è un
legame tra fenomeni psichici e meditazione, ma la relazione tra essi è
piuttosto complessa. Tali fenomeni, durante le fasi iniziali del processo,
possono più o meno sorgere in chi medita. Alcune persone possono far
esperienza di una certa comprensione intuitiva o ricordare le vite passate,
mentre altre no. In ogni caso, queste abilità psichiche non sono da
considerare come ben sviluppate e affidabili. Né ad esse dovrebbe essere
data eccessiva importanza. Tali fenomeni sono in realtà abbastanza
pericolosi per meditanti principianti, in quanto sono troppo seducenti.
Possono essere per il proprio ego una trappola che può portare fuori strada.
Il miglior consiglio è di non sottolineare questi fenomeni né dare loro
troppa importanza. Se arrivano, va bene. Se non arrivano, va bene lo stesso.
Ma è poco probabile che possano arrivare. C'è un punto nel processo di chi
medita in cui uno può praticare esercizi speciali per sviluppare poteri
psichici. Ma ciò accade alla fine del processo. Dopo aver maturato una fase
molto profonda dei jhana, il meditante sarà abbastanza avanzato per lavorare
con tali poteri senza il pericolo che essi siano fuori controllo o che gli
sconvolgano la sua vita. Egli poi li svilupperà rigorosamente con il fine di
aiutare gli altri. Questo stato di cose si verifica solo dopo decenni di
pratica. Non preoccupatevi. Quello che serve è di concentrarvi sempre di più
sullo sviluppo della consapevolezza. Se emergono voci e visioni, è
sufficiente che ne prendiate atto e poi lasciarli andare. Non fatevi
coinvolgere.
Malinteso n. 5
La meditazione è pericolosa e una persona prudente dovrebbe evitarla
Ogni cosa può essere pericolosa. Attraversando la strada, si può essere
investiti da un autobus. Facendo una doccia ci si potrebbe rompere il collo,
ecc.. Perciò, anche meditare potrebbe risultare pericoloso, perchè
probabilmente fa riemergere varie questioni antipatiche del vostro passato.
Il materiale soppresso che è stato sepolto lì per un bel po’ di tempo può
essere spaventoso. Ma può essere anche altamente redditizio. Nessuna
attività è del tutto priva di rischi, ma ciò non significa che dovremmo
avvolgerci in un qualche bozzolo protettivo. Questo non è vivere. Questa è
una morte prematura. Il modo di trattare con il pericolo è di sapere
approssimativamente quanto ce ne sia, dove è probabile trovarlo e come
affrontarlo quando sorge. Questo è lo scopo di questo manuale. Vipassana è
lo sviluppo della Consapevolezza. Cosa che in sé non è pericolosa, anzi
esattamente il contrario. Una maggiore consapevolezza è la salvaguardia
contro il pericolo. Fatta correttamente, la meditazione è un processo molto
dolce e graduale. Se la fate dolcemente e lentamente, lo sviluppo della
vostra pratica si verificherà in modo molto naturale. Nulla deve essere
forzato. Più tardi, quando sarete sotto l'attento esame e la protettiva
saggezza di un abile e competente insegnante, potrete accelerare il tasso di
crescita facendo un periodo di meditazione intensiva. In principio, però,
fatela in modo facile. Lavorate delicatamente e tutto andrà bene.
Malinteso n. 6
La meditazione è per i saggi e gli uomini santi, non per la gente normale
Si pensi che questa attitudine è assai diffusa in Asia, in cui a monaci e
santi uomini sono accordati enormi quantità di ritualizzata riverenza.
Questo è alquanto simile all'atteggiamento americano di idealizzare le
stelle del cinema e gli eroi del baseball. Queste persone sono stereotipate,
rese più grandi della vita, e gravate da tutta una serie di caratteristiche
che a ben pochi esseri umani è mai dato vivere. Anche in Occidente, noi
condividiamo una parte di questa attitudine di meditazione. Ci aspettiamo
che il meditante sia una figura straordinariamente pia, una persona che non
potrebbe mai fare del male. Ma bastano pochi contatti personali con persone
del genere per far dissipare presto questa illusione. Di solito, esse
dimostrano di essere persone di un’enorme energia e gusto, persone che
vivono la loro vita con un vigore sorprendente. E' vero, naturalmente, che
gli uomini più santi meditano, ma essi non meditano perché sono uomini
santi. E’ il contrario. Essi sono santi uomini, perché meditano. La
meditazione è la via per come ci sono arrivati. Ed hanno cominciato a
meditare prima di essere diventati santi. Questo è un punto importante.
Molti studenti sembrano pensare che una persona dovrebbe essere totalmente
etica e santa prima di provare a iniziare la meditazione. Si tratta di una
strategia impraticabile. L’etica e la moralità richiedono un certo grado di
controllo mentale. E’ un prerequisito. Non è possibile seguire tutte le
serie di precetti morali senza almeno un po’ di autocontrollo, e se la
vostra mente è perennemente in movimento come una trottola, l'auto-controllo
è altamente improbabile. Per questo motivo, la coltivazione mentale deve
venire prima.
Ci sono tre fattori integrali nella meditazione Buddista - moralità,
concentrazione e saggezza. Questi tre fattori crescono insieme man mano che
si approfondisce la pratica. Ognuno influenza
l'altro, così voi li coltivate tutti e tre insieme, e non uno alla volta.
Quando avrete la saggezza di capire veramente una situazione, la compassione
verso tutte le parti coinvolte è automatica, e la compassione significa che
automaticamente voi voi astenete da tutti i pensieri, parole ed azioni che
potrebbero danneggiare voi stessi o gli altri. Così il vostro comportamento
è automaticamente morale. E' solo quando non capite le cose in profondità
che si creano problemi. Se non riuscite a vedere le conseguenze delle vostre
azioni, siete offuscati. Colui che pensa di dover essere già una persona
morale prima di cominciare a meditare si troverà ad aspettare una mente che
non arriverà mai. Gli antichi saggi dicono che egli è come un uomo in attesa
che l'oceano diventi calmo così da poterci fare il bagno. Per comprendere di
più questa relazione, diciamo che ci sono vari livelli di moralità. Il
livello più basso è l'adesione ad una serie di regole e regolamenti
stabiliti da qualcun altro. Potrebbe essere il vostro profeta preferito.
Potrebbe essere lo Stato, il capo della vostra tribù o vostro padre. Non
importa chi crea le regole, tutto quello che dovete fare a questo livello è
conoscere le regole e seguirle. Un automa-robot può farlo. Perfino uno
scimpanzé ben addestrato potrebbe farlo se le regole fossero abbastanza
semplici ed esso fosse colpito con un bastone ogni volta che ne avesse rotta
una. Questo livello non richiede meditazione. Tutto ciò che serve sono le
regole e qualcuno che fa oscillare il bastone.
Il livello successivo di moralità consiste nell’obbedire alle stesse regole
anche in assenza di un qualcuno che vi colpisca. Voi obbedite perché avete
interiorizzato le regole. Voi vi colpite da soli
ogni volta che ne rompete una. Questo livello richiede un bel po’ di
controllo mentale. Se il vostro modo di pensare è caotico, anche il vostro
comportamento sarà caotico. La coltivazione mentale riduce il caos mentale.
C'è poi un terzo livello di moralità, che però potrebbe essere meglio
definito ‘etica’. Questo livello è un intero salto quantico sopra la scala,
un reale paradigma di cambiamento di orientamento. A livello di etica, uno
non segue le ferree e dure regole dettate dall’autorità. Uno sceglie il
proprio comportamento in base alle esigenze della situazione. Questo livello
richiede una reale intelligenza ed una capacità di saper manipolare tutti i
fattori in ogni situazione e arrivare di volta in volta ad un’unica risposta
creativa e adeguata. Inoltre, l'individuo che prende queste decisioni ha
bisogno
di tirarsi fuori dal proprio limitato punto di vista personale. Egli deve
vedere l'intera situazione da un punto di vista oggettivo, dando lo stesso
peso alle proprie necessità ed a quelle degli altri. In altre parole, egli
deve essere esente da avidità, odio, invidia e da tutte le cianfrusaglie
egoistiche che normalmente ci costringono a vedere gli altri aspetti della
questione. Solo allora egli potrà scegliere quella serie precisa di azioni
che saranno veramente ottimali per quella data situazione. Questo livello di
moralità richiede assolutamente la meditazione, a meno che uno non sia già
nato
santo. Non c'è altro modo per acquisire questa capacità. Inoltre, il
processo di svincolamento che è richiesto a questo livello è estenuante. Se
voi cercate di manipolare tutti quei fattori in qualsiasi situazione con la
vostra mente cosciente, non farete altro che logorarvi. L'intelletto non ce
la fa a tenere quelle palle in aria tutte insieme. E’ un sovraccarico. Per
fortuna, un più profondo livello di coscienza può effettuare questo tipo di
procedimento con facilità. La meditazione può realizzare il processo di
selezione per voi. E' una sensazione misteriosa.
Un giorno voi avete un problema – vi dicono di gestire l’ultimo divorzio di
Zio Herman. Vi sembra assolutamente irrisolvibile, un enorme pasticcio di
'forse' che dovrebbe dare i brividi allo stesso Re Salomone. Il giorno dopo,
state lavando i piatti, pensando a qualcosa di completamente diverso, e
improvvisamente la soluzione è lì. Essa scoppia nella mente profonda e voi
dite: 'Ah, ah!' e tutto è risolto. Questa sorta di intuizione può avvenire
solo quando si sganciano i circuiti logici dal vero problema e si dà alla
mente profonda l'opportunità di cuocere la soluzione. La mente cosciente è
solo d'intralcio. La meditazione vi insegna a separare voi stessi dal
processo di pensiero. E' l'arte mentale di uscir fuori dalla solita via, e
questa è una capacità molto utile nella vita quotidiana. La meditazione
certamente non è una qualche irrilevante pratica rigorosamente per asceti ed
eremiti. Essa è un abile mezzo di pratica che ci mantiene concentrati sugli
eventi del quotidiano ed ha una applicazione immediata nella vita di tutti
quanti. La meditazione non è una cosa dell’altro mondo.
Purtroppo, questo fatto costituisce uno svantaggio per alcuni studenti. Essi
entrano nella pratica in attesa di un’istantanea rivelazione cosmica, piena
di cori angelici. Ciò che di solito si ottiene è un più efficace modo per
portar fuori la spazzatura e dei modi migliori per trattare con lo zio
Herman. Così, molti sono inutilmente delusi. Prima arriva la soluzione
‘spazzatura’. Il ‘coro degli arcangeli’ ci mette un po’ di più.
Malinteso n. 7
La meditazione è una fuga dalla realtà
Errato. La meditazione avviene dentro la realtà. Essa non vi isola dal
dolore della vita. E consente di scavare così profondamente nella nostra
vita e in tutti i suoi aspetti che si perfora la barriera del dolore e si
può andare oltre la sofferenza. La Vipassana è una pratica fatta con il
preciso intento di
affrontare la realtà, di sperimentare pienamente la vita così come è, e di
far fronte esattamente a ciò che trovate. Vi permette di mettere da parte le
illusioni e liberarsi da tutte quelle piccole bugie formali ed educate che
ognuno dice sempre a se steso. Quel che c'è, c’è. Voi siete ciò che siete, e
mentendo a voi stessi sulle vostre debolezze e motivazioni vi legate sempre
più strettamente alla ruota dell'illusione. La meditazione Vipassana non è
un tentativo di dimenticare se stessi o coprire i propri problemi. E'
imparare a guardare se stessi esattamente così come siamo. Vedere ciò che
c'è, ed accettarlo pienamente. Solo allora voi potrete cambiarlo.
Malinteso n. 8
La meditazione è un ottimo modo per elevarsi
Beh, sì e no. La meditazione a volte produce belle e piacevoli sensazioni.
Ma esse non sono il vero scopo, e non sempre si verificano. Inoltre, se fate
la meditazione con un tale scopo in mente, esse sono meno probabili da
accadere che non se voi meditate solo per il vero scopo della meditazione,
che è accrescere la consapevolezza. La beatitudine viene dal rilassamento e
il rilassamento risulta dal rilascio della tensione. Cercare la beatitudine
con la meditazione genera invece tensione nel processo, che spinge via
l'intera concatenazione degli eventi. E’ un po’ una trappola. La felicità si
può avere solo se non la si scaccia. Inoltre, se cio che si prova dopo è
euforia e buoni sentimenti, ci sono modi più semplici per ottenerli. Essi si
possono avere frequentando le taverne ed incontri equivoci agli angoli delle
strade in tutta la nazione. L'euforia non è lo scopo della meditazione. Si
presenta spesso, ma è da considerarsi come un sottoprodotto. Eppure, essa è
un assai piacevole effetto collaterale, e diventa sempre più frequente
quanto più a lungo meditate. Voi troverete che su questo punto tutti i
praticanti avanzati sono totalmente d’accordo.
Malinteso n. 9
La meditazione è per egoisti
Sembra certamente così. Colui che medita si siede parcheggiato sul suo
cuscino. Egli sta donando il suo sangue? No. E’ impegnato a lavorare con le
vittime di un disastro? No. Esaminiamo tuttavia la sua motivazione. Perché
sta facendo questo? Sua intenzione è di eliminare dalla propria mente
rabbia, pregiudizi e malevolenza. Quindi, è attivamente impegnato nel
processo di sbarazzarsi di avidità, tensione e insensibilità. Questi sono i
veri elementi che ostacolano la nostra compassione per gli altri. Fino a
quando questi non sono eliminati, qualunque buona azione che uno fa sarà
suscettibile di essere solo un prolungamento del suo ego e nel lungo periodo
non sarà di nessun reale aiuto. Danneggiare, nel nome di voler aiutare, è
uno dei più antichi giochi della mente. Il Grande Inquisitore
dell'Inquisizione Spagnola declamava i più elevati e nobili motivi per
uccidere le persone. I processi per stregoneria di Salem furono condotti per
un presunto bene pubblico. Esaminate la vita personale di meditanti avanzati
e spesso li potete trovare impegnati nel servizio umanitario. Raramente li
troverete in crociate missionarie disposti a sacrificare alcuni individui
per il bene di qualche pia idea. Il fatto è che siamo più egoisti di quanto
pensiamo. L'ego ha un modo di trasformare le più alte attività in spazzatura
se gli viene permesso libero sfogo. Ma, attraverso la meditazione si può
diventare consapevoli di noi stessi esattamente come siamo, risvegliandoci
ai numerosi modi sottili con cui manifestiamo il nostro egoismo. Dopo,
cominciamo veramente ad essere genuinamente altruisti. Purificarci da soli
dell’egoismo non è un’attività egoistica.
Malinteso n.10
Quando si medita, ci si siede pensando ad elevati scopi
Anche questo è sbagliato. Vi sono alcuni sistemi di contemplazione in cui è
fatto questo genere di cose. Ma non è la Vipassana. La Vipassana è la
pratica della consapevolezza. La consapevolezza di
tutto ciò che è lì, che sia la verità suprema o la più sporca immondizia.
Ciò che c'è, c'è. Tuttavia, e ovviamente, alti pensieri estetici possono
sorgere durante la vostra pratica. Essi certamente non sono da evitare. Né
sono da ricercare. Sono solo piacevoli effetti collaterali. La Vipassana è
una pratica semplice. Consiste nel vivere e sperimentare direttamente i
vostri eventi vita, senza alcuna
preferenza e senza che le immagini mentali si incollino ad essi. Vipassana è
vedere la vostra vita svolgersi momento dopo momento senza pregiudizi. Ciò
che si presenta, si presenta. E null’altro. Tutto è molto semplice.
Malinteso n. 11
Un paio di settimane di meditazione e tutti i miei problemi se ne andranno
Spiacente, ma la meditazione non è una panacea veloce. Inizierete subito a
vedere i cambiamenti, ma gli effetti davvero profondi richiedono anni ed
anni. Questo è proprio il modo in cui l'universo è
costruito. Nulla di valido si ottiene dall'oggi al domani. La meditazione
per certi aspetti è difficile. Essa richiede una lunga disciplina ed a volte
un doloroso processo di pratica. Ad ogni seduta si può ottenere qualche
risultato, ma i risultati sono spesso molto sottili. Nella mente, si
verificano molto in profondità, e quindi essi si manifestano assai più
tardi, e se siete seduti costantemente
alla ricerca di grossi cambiamenti istantanei, perderete totalmente i
cambiamenti sottili. Diverrete scoraggiati, rinuncierete e giurerete che
cambiamenti del genere non potrannoi mai accadere. La pazienza è la chiave.
Pazienza. Se non imparerete nient’altro dalla meditazione, imparerete la
pazienza. E questa è la più preziosa lezione disponibile.
Capitolo 3
Cosa la meditazione è…
La meditazione è una parola, e le parole sono usate in modi diversi da
oratori differenti. Questo può sembrare un punto banale, ma non lo è. E'
molto importante distinguere esattamente ciò che
un particolare oratore vuole dire con le parole che usa. Ogni cultura sulla
terra, per esempio, ha prodotto un qualche tipo di pratica mentale che si
potrebbe definire come ‘meditazione’. Poi tutto dipende su come interpretare
la definizione che voi date a questa parola. Tutti la fanno, dagli Africani
agli Eschimesi. Le tecniche sono estremamente varie, e noi non faremo alcun
tentativo di esaminarle. Ci sono altri libri per questo. Ai fini di questo
testo, limiteremo la nostra discussione a quelle pratiche più note al
pubblico Occidentale e probabilmente associate al termine meditazione.
All'interno della tradizione Giudaico-Cristiana troviamo due pratiche
sovrapposte, chiamate con i nomi ‘preghiera’ e ‘contemplazione’. La
preghiera è un diretto indirizzarsi a qualche particolare entità spirituale.
La contemplazione è un prolungato periodo di pensiero consapevole su alcuni
argomenti specifici, di solito un ideale religioso o un passaggio
scritturale. Dal punto di vista della coltivazione mentale, entrambe queste
attività sono esercizi di concentrazione. Il normale effluvio del pensiero
cosciente è limitato, e la mente è portata a una sola area cosciente di
funzionamento. I risultati sono quelli che trovate in ogni pratica di
concentrazione: calma profonda, un fisiologico rallentamento del metabolismo
e un senso di pace e di benessere.
Dalla tradizione Indù viene la meditazione yoga, che anche è puramente
concentrativa. Gli esercizi tradizionali di base consistono nel concentrare
la mente su un singolo oggetto - una pietra, la fiamma di una candela, una
sillaba o qualsiasi altra cosa - non permettendogli di vagare. Avendo
acquisito questa abilità di base, lo Yogi procede con l’espandere la sua
pratica, prendendo come oggetti più complessi di meditazione canti, immagini
religiose colorate, canali di energia del corpo, e così via. Ancora, non
importa quanto complesso sia l'oggetto della meditazione, la meditazione
stessa rimane esclusivamente un esercizio di concentrazione.
Anche all'interno della tradizione Buddista, la concentrazione è molto
apprezzata. Ma vi è aggiunto un nuovo elemento e maggiomente enfatizzato.
Tale elemento è la consapevolezza. Tutte le meditazioni Buddhiste mirano
allo sviluppo della consapevolezza, utilizzando la concentrazione come
strumento. La tradizione Buddista è molto ampia, comunque, e ci sono vari
diversi percorsi per questo obiettivo. La meditazione Zen usa due metodi
separati. Il primo è direttamente il tuffo nella coscienza con la sola forza
della volontà. Vi sedete, e state semplicemente seduti, il che significa che
eliminate dalla vostra mente tutto, tranne la pura consapevolezza dello
stare seduti. Questo suona molto semplice. Ma non lo è. Una breve prova vi
potrà dimostrare quanto sia difficile nella realtà. Il secondo approccio Zen
usato nella scuola Rinzai è quello di svuotare la mente liberandoila dal
pensiero cosciente e mantenendola nella pura consapevolezza. Questo viene
fatto fornendo allo studente un enigma senza soluzione (koan), che egli deve
comunque tentare di risolvere, e mettendolo in un’orribile situazione di
pratica. Dal momento che non può sfuggire dalla penosa situazione, egli deve
rifugiarsi nella pura esperienza del momento. Non c'è altro posto dove
andare. Lo Zen è difficile. E' efficace per molte persone, ma è veramente
duro.
Un altro stratagemma, il Buddismo Tantrico, è quasi il contrario. Il
pensiero cosciente, almeno per il modo in cui di solito lo facciamo, è la
manifestazione dell’Ego, l’io che di solito tutti noi pensiamo di essere. Il
pensiero cosciente è strettamente connesso con il concetto di sé. Il
concetto di sé, o ego, non è altro che l’insieme di reazioni ed immagini
mentali che artificialmente vengono mixati o
impastati con il processo scorrente della pura consapevolezza. Il Tantra
cerca di ottenere la pura consapevolezza, distruggendo questa immagine
dell'io. Questo si ottiene attraverso un processo di visualizzazione. Allo
studente viene data una particolare immagine religiosa su cui meditare - per
esempio, una delle divinità del Pantheon Tantrico. E lo fa in modo così
approfondito da diventare egli stesso tale entità. Si toglie la propria
identità e ne prende un’altra. Questo richiede un bel po’ di tempo, come si
può immaginare, ma funziona. Durante il processo, egli è in grado di
osservare il modo in cui l'ego è costruito e messo in atto. Arriva a
riconoscere la natura arbitraria di tutti gli ‘ego’, incluso il proprio, e
sfugge dalla schiavitù all'ego. Egli rimane in uno stato in cui può avere un
ego, se lo desidera, sia il proprio che quello di qualsiasi altro potrebbe
desiderare, oppure può farne a meno. Risultato: pura consapevolezza. Non si
può certo dire che il Tantra sia esattamente un giochetto da bambini.
La Vipassana è la più antica delle pratiche di meditazione Buddista. Il
metodo viene direttamente dal Satipatthana Sutta, un discorso attribuito al
Buddha stesso. La Vipassana è una coltivazione diretta e graduale di
consapevolezza o auto-coscienza. Si procede un po’ alla volta per un certo
periodo di anni. L'attenzione dello studente è accuratamente diretta a un
intenso esame di alcuni aspetti della propria esistenza. Il meditante si
allena a consapevolizzare sempre più nella propria fluente esperienza di
vita. La Vipassana è una tecnica gentile. Ma è anche molto, molto spinta. E'
un antico e codificato sistema di training sensibile, un set di esercizi
dedicati a diventare sempre più ricettivi alla vostra esperienza di vita. E'
un ascolto attento, un totale vedere ed un accurato test. Noi impariamo ad
annusare acutamente, a toccare pienamente ed a prestare veramente attenzione
a ciò che sentiamo. Impariamo ad ascoltare i nostri pensieri senza essere
più coinvolti in essi.
L'oggetto della pratica Vipassana è di imparare a prestare attenzione. Noi
pensiamo che lo stiamo già facendo, ma questa è un'illusione. Ciò deriva dal
fatto che noi prestiamo così poca attenzione all'aumentato insorgere della
nostra esperienza di vita da poter benissimo essere addormentati.
Semplicemente, noi non stiamo prestando abbastanza attenzione per notare che
proprio noi non stiamo prestando attenzione. E’ un’altra trappola….
Attraverso il processo di consapevolezza, lentamente noi prendiamo coscienza
di ciò che siamo veramente sotto l'immagine dell'io. Ci svegliamo a ciò che
la vita è davvero. Non è solo una parata di ‘su e giù’, lecca-lecca, e
schiaffi sul viso. Questa è un'illusione. La vita ha una trama molto più
profonda, tanto se ci prendiamo la briga di guardare, quanto se guardiamo
nel modo giusto.
La Vipassana è una forma di training mentale che vi insegnerà a sperimentare
il mondo in un modo completamente nuovo. Imparerete per la prima volta ciò
che vi sta realmente accadendo, intorno a voi e dentro di voi. Si tratta di
un processo di auto-scoperta, una indagine partecipativa in cui si osservano
le proprie esperienze partecipando ad esse, e proprio non appena si
verificano.
La pratica deve essere affrontata con questo atteggiamento.
"Non importa quello che mi è stato insegnato. Dimenticherò le teorie, i
pregiudizi e gli stereotipi. Voglio capire la vera natura della vita. Voglio
conoscere che cosa è realmente questa esperienza di essere vivi. Voglio
apprendere le qualità più profonde e vere della vita, e non voglio solo
accettare una qualche altra spiegazione. E voglio vederla da me stesso". Se
proseguirete la vostra pratica di meditazione con questo atteggiamento,
avrete successo. Vi ritroverete ad osservare le cose in un modo oggettivo,
esattamente come esse sono - fluenti e mutevoli di momento in momento. La
vita assumerà quindi una ricchezza incredibile che non può essere descritta.
Deve soltanto essere sperimentata e vissuta.
Il termine Pali per indicare la Meditazione di Insight è ‘Vipassana Bhavana’.
Bhavana deriva dalla radice 'Bhu', che significa ‘crescere o diventare’.
Pertanto Bhavana significa ‘coltivare’, e questo termine è sempre usato in
riferimento alla mente. Bhavana significa quindi coltivazione mentale. 'Vipassana'
deriva da due radici. 'Passana' significa ‘vedere o percepire’. 'Vi' è un
prefisso con un complesso insieme di connotazioni. Il significato di base è
'in un modo speciale'. Ma c'è anche una connotazione di 'all’interno' e 'attraverso'.
Il senso completo della parola diventa: “Guardare con chiarezza e precisione
in qualcosa, vedendo ogni componente come distinto e separato, e penetrando
fino in fondo in modo da percepire la realtà più fondamentale di quella
cosa”.
Questo processo porta alla comprensione della realtà fondamentale di
qualunque cosa venga
ispezionato. Messo tutto insieme, 'Vipassana Bhavana' significa ‘la
coltivazione della mente’, allo scopo di vedere in un modo speciale, il che
porta alla ‘introspezione’ ed alla piena comprensione.
Nella meditazione Vipassana, noi coltiviamo questo modo speciale di vedere
la vita. Ci alleniamo a vedere la realtà esattamente così com'è, e noi
chiamiamo 'consapevolezza' questo speciale modo di percepire. Questo
processo di consapevolezza è davvero molto diverso da ciò che facciamo di
solito. Noi di solito non guardiamo in profondità ciò che è realmente lì
davanti a noi. Noi vediamo la vita attraverso uno schermo di pensieri e
concetti, e prendiamo erroneamente quegli oggetti mentali per la realtà.
Siamo così presi in questo flusso infinito di pensieri che la realtà scorre
via incompresa. Passiamo il nostro tempo assorbiti nelle attività, coinvolti
in una ricerca eterna della gratificazione e del piacere, e in un eterno
fuggire dal dolore e dal dispiacere. Sprechiamo tutte le nostre energie
cercando di sentirci meglio, cercando di seppellire tutte le nostre paure.
Siamo continuamente alla ricerca di sicurezza. Nel frattempo, il mondo
dell'esperienza reale scorre via intatto e intoccato. Nella meditazione
Vipassana pratichiamo per arrivare ad ignorare gli impulsi costanti di voler
stare sempre più comodi, immergendoci invece nell’autentica realtà. La cosa
ironica è che la vera pace viene soltanto quando si smette di inseguirla.
Altra trappola da capire.
Quando rilasciate il vostro ripetuto desiderio di comfort, sorge la vera e
propria realizzazione. Quando smettete di ricercare freneticamente la
gratificazione, la vera bellezza della vita viene fuori. Quando cercate di
conoscere la realtà senza illusioni, con tutto il suo dolore e pericolo,
allora questa è la vera libertà e la sicurezza per voi. Questa non è una
qualche dottrina che stiamo cercando di inserire dentro di voi. Questa è una
realtà osservabile, una cosa che si può e si deve vedere di persona.
Il Buddismo è antico di 2500 anni, ed ogni sistema di pensiero di
quell’epoca ha avuto il tempo di sviluppare strati e strati di dottrine e
rituali. Tuttavia, l'atteggiamento fondamentale del Buddismo è fortemente
empirico e anti-autoritario. Gotama il Buddha fu un individuo non ortodosso,
un reale grande anti-tradizionalista. Egli non ha offerto il suo
insegnamento come un insieme di dogmi, ma piuttosto come un insieme di
proposizioni per ciascun individuo di investigare entro se stesso.
Il suo consiglio per uno e per tutti fu: “Vieni e vedi”. Una delle cose che
diceva ai suoi seguaci era: "Non mettete un’altra testa sopra la vostra
testa". Con ciò egli intendeva dire, “non accettate mai la parola di qualcun
altro. Guardate da voi stessi”.
Vorremmo che voi applicaste questa attitudine ad ogni parola che leggerete
in questo manuale. Non stiamo facendo dichiarazioni che si devono accettare
solo perché siamo autorità nel campo.
La fede cieca non ha nulla a che fare con questo. Queste sono realtà
esperienziali. Imparate a regolare le modalità di percezione secondo le
istruzioni date nel libro, ma poi dovrete vedervela da voi stessi. Questo e
solo questo fornirà la base per la vostra fede. La meditazione di Insight (o
di Visione Profonda) è essenzialmente una pratica di scoperta investigativa
personale.
Detto questo, vi presentiamo qui una sintesi molto breve di alcuni dei punti
chiave della filosofia Buddista. Non faremo alcun tentativo di essere
completi, dato che questo è stato molto ben fatto in molti altri libri.
Questo materiale è essenziale per comprendere la Vipassana, e quindi alcune
spiegazioni dovranno essere fatte.
Dal punto di vista Buddista, tutti noi esseri umani viviamo in un modo molto
particolare. Vediamo le cose impermanenti come permanenti, benché tutto stia
continuamente cambiando intorno a noi. Il processo di cambiamento è costante
ed eterno. Mentre leggete queste parole, il vostro corpo sta invecchiando.
Ma voi non badate a questo. Il libro che avete in mano sta deteriorando. La
stampa sta svanendo e le pagine diventano sempre più fragili. Le pareti
intorno a voi stanno invecchiando. Le molecole all'interno di quelle mura
stanno vibrando ad una velocità enorme, e tutto sta mutando, sta andando a
pezzi e lentamente si sta dissolvendo. E voi, neanche questo state
realizzando. Poi un giorno vi guardate intorno. Il vostro corpo è rugoso,
stridulo, e vi sentite male. Il libro è ingiallito, è un grumo inutile;
l'edificio sta crollando. Così voi penate per la perduta giovinezza e
piangete quando avete perso i vostri beni. Da dove viene questo dolore?
Proviene dalla vostra propria disattenzione. Non siete riusciti a guardare
da vicino la vita. Non siete riusciti a osservare come passava il costante
flusso mutante del mondo. Avete collezionato una serie di costruzioni
mentali, 'me', 'il libro', 'l'edificio', e presumevate che sarebbero durate
per sempre. Non è così. Le cose non durano.
Ma voi potete entrare in sintonia con il continuo cambiamento che è in
corso. Potete imparare a percepire la vita come un perenne movimento, una
cosa di grande bellezza, come una danza o una sinfonia. Voi potete imparare
a sentire la gioia nel perpetuo andar via di tutti i fenomeni. Voi potete
imparare a vivere con il flusso dell'esistenza, piuttosto che correre
perennemente contro il tempo. Voi potete imparare questo. E' solo una
questione di tempo e di pratica.
Le nostre percettive abitudini umane sono in qualche modo abbastanza
stupide. Ci sintonizziamo con il 99% di tutti gli stimoli sensoriali che
riceviamo, e solidifichiamo il resto in oggetti mentali discreti. Poi
reagiamo a tali oggetti mentali in modo abituale e programmato. Un esempio:
Voi siete lì, seduti da soli nel silenzio di una notte tranquilla. Un cane
abbaia in distanza. La stessa percezione è indescrivibilmente bella se vi
prendete la briga di esaminarla. Sopra a questo mare di silenzio sorgono
onde che si gonfiano di vibrazione sonora. Voi cominciate a sentire
complessi e bellissimi modelli, che sono trasformati in scintillanti stimoli
elettronici all'interno del sistema nervoso. Il processo è bello e appagante
in sé. Noi umani tendiamo ad ignorarlo totalmente. Invece, solidifichiamo
quella percezione in un oggetto mentale. Poi, su di esso incolliamo una
immagine mentale e ci lanciamo in una serie di emotive e concettuali
reazioni ad esso. "Oh, c'è di nuovo quel cane che abbaia sempre di notte.
Che fastidio! Ogni notte è un vero e proprio fastidio. Qualcuno dovrebbe
fare qualcosa. Forse dovrei chiamare la polizia. No, un accalappiacani.
Ecco, si, lo chiamerò. No, forse mi limiterò a scrivere una brutta lettera
al ragazzo che possiede quel cane. No, troppi problemi. Mi limiterò a
mettermi i tappi alle orecchie". Ecco, queste sono abitudini percettive e
mentali. Voi avete imparato a rispondere in questo modo come un bambino,
copiando le mentali abitudini percettive di chi vi circonda. Queste risposte
percettive non sono inerenti alla struttura del sistema nervoso. Lì ci sono
i circuiti. Ma questo non è l'unico modo in cui le nostre macchine mentali
possono essere utilizzate. Ciò che è stato appreso può essere ignorato. Il
primo passo è di realizzare quello che state facendo, come lo state facendo,
poi fare un passo indietro e guardare tranquillamente.
Dal punto di vista Buddista, noi esseri umani abbiamo una visione arretrata
della vita. Guardiamo a ciò che è effettivamente la causa della sofferenza e
lo vediamo come felicità. Infatti, la causa della sofferenza è quella
sindrome desiderio/avversione di cui abbiamo parlato sopra. Scoppia una
percezione. Potrebbe essere qualsiasi cosa - una bella ragazza, un bel
ragazzo, un motoscafo, un delinquente con una pistola, un camion che sta
piombando su di voi, qualsiasi cosa. Qualunque cosa sia, la cosa successiva
che facciamo è di reagire allo stimolo con una sensazione su di esso.
E voi vi preoccupate. Tutti noi ci preoccupiamo molto. Preoccuparsi è di per
sé il problema. La preoccupazione è un processo. Ha dei livelli. L'ansia non
è solo uno stato di esistenza, ma una sorta di procedura. Ciò che dovete
fare è guardare fin dall'inizio a tale procedura, alle fasi iniziali prima
che il processo abbia costruito un treno. Il primo anello della catena della
preoccupazione è la reazione di attaccamenmto/rifiuto. Nonappena qualche
fenomeno sorge nella mente, cerchiamo di afferrarlo mentalmente o di
spingerlo via. E questo mette in moto la risposta-preoccupazione.
Fortunatamente, vi è un pratico strumento che si chiama ‘Meditazione
Vipassana’, che è possibile utilizzare per mandare in corto circuito
l'intero meccanismo.
La meditazione Vipassana ci insegna come controllare il nostro processo
percettivo con grande precisione. Impariamo a guardare il sorgere del
pensiero e della percezione con un sentimento di
sereno distacco. Impariamo a vedere le nostre reazioni agli stimoli con
calma e chiarezza. Inoltre, iniziamo a vedere noi stessi reagire senza farci
coinvolgere nelle stesse reazioni. Così, la natura ossessiva del pensiero
lentamente sparirà. Possiamo pure tranquillamente sposarci. Possiamo pure
andare fuori strada. Ma non abbiamo bisogno di attraversare l'inferno a
causa di ciò.
Questa fuga dalla natura ossessiva del pensiero produce una visione
completamente nuova della realtà. E’ un completo cambio di paradigma, un
cambiamento totale nel meccanismo percettivo. E ciò porta con sé una
sensazione di pace e di equilibrio, un nuovo entusiasmo per la vita e un
senso di completezza in ogni attività. Grazie a questi vantaggi, il Buddismo
vede questo modo di guardare alle cose come una corretta visione della vita
che i testi Buddisti chiamano “vedere le cose come sono realmente”.
La meditazione Vipassana è un insieme di procedure di pratica che ci apre
gradualmente a questa nuova visione della realtà, così come è veramente. Con
questa nuova realtà arriva una nuova visione dell’aspetto più centrale della
realtà: 'Io'. Un più attento esame rivela che al 'me' abbiamo fatto la
stessa cosa che abbiamo fatto per tutte le altre percezioni. Abbiamo preso
lo scorrere del vortice di pensieri, sentimenti e sensazioni, e l’abbiamo
solidificato in un costrutto mentale. Poi ci abbiamo attaccato una etichetta
su, con scritto 'me'. E sempre dopo, lo minacciamo, come se fosse un'entità
statica e duratura. Noi lo vediamo come una cosa separata da tutte le altre
cose. E stringiamo noi stessi fuori dal resto di quel processo di eterno
cambiamento che è l'universo. E poi ci piangiamo su per come ci sentiamo
soli. Ignoriamo la nostra inerente connessione con tutti gli altri esseri e
decidiamo che 'Io' devo avere di più per 'me'; poi ci meravigliamo di come
sono avidi e insensibili gli esseri umani. E così via. Ogni cattiva azione,
ogni esempio di insensibilità del e nel mondo deriva direttamente da questo
falso senso di 'me', distinto da tutto il resto che è là fuori.
Fate esplodere l'illusione di quell’unico concetto e l’intero universo
cambia. Non aspettatevi però di fare questo da un giorno all’altro. Avete
passato tutta l’intera vita nel costruire un simile concetto, rinforzandolo
con ogni pensiero, parola ed azione in tutti questi anni. Ed esso non può
evaporare istantaneamente. Ma, se vi darete abbastanza tempo e abbastanza
attenzione, esso passerà. La meditazione Vipassana è un processo mediante il
quale si potrà sciogliere. A poco a poco, lo farete sgretolare,
semplicemente guardandolo.
Il concetto di 'io' è un processo. E' una cosa che stiamo facendo. Nella
Vipassana noi impariamo a vedere ciò che stiamo facendo, quando lo stiamo
facendo e come lo stiamo facendo. Poi, esso si muove e sfuma via, come una
nuvola che passa attraverso il cielo sereno. Rimaniamo in uno stato in cui
ce la possiamo fare o non fare, quale che possa sembrare più adeguato alla
situazione. Ma, la compulsività se n’è andata. Perciò, abbiamo una chance.
Questi sono tutti approfondimenti importanti, ovviamente. Ciascuno è una
profonda comprensione di una delle questioni fondamentali dell'esistenza
umana. Essi non avvengono in modo rapido, né senza un considerevole sforzo.
Ma la ricompensa è grande. Essi portano ad una trasformazione totale della
vostra vita. Ogni secondo della vostra esistenza in seguito cambierà. Il
meditante che si spinge fino in fondo su questa pista ottiene la perfetta
salute mentale, un puro amore per tutto ciò che vive e la completa
cessazione della sofferenza. Questo non è un obiettivo tanto piccolo. Ma non
dovrete ricercare subito i benefici. Essi arriveranno presto e si
accumuleranno nel corso degli anni. E’ una funzione cumulativa. Quanto più
vi sedete, più imparerete a conoscere la vera natura della vostra propria
esistenza. Più saranno le ore che spenderete nella meditazione, maggiore
sarà la vostra capacità di osservare con calma ogni impulso ed intenzione,
ogni pensiero ed emozione, proprio come sorgono nella mente. Il vostro
progresso verso la liberazione è misurato in ore che passate seduti sul
cuscino. E potete fermarvi in qualsiasi momento che ne avrete abbastanza.
Non vi è alcun bastone sopra la vostra testa tranne il vostro stesso
desiderio di vedere la reale qualità della vita, per migliorare la vostra
propria esistenza e quella degli altri.
La meditazione Vipassana è intrinsecamente esperienziale. Non è teorica.
Nella pratica meditativa voi diventate sensibili alla reale esperienza del
vivere, di come si sentono le cose. Non è che voi vi sedete per sviluppare
pensieri sottili ed estetici circa la vita. Voi state vivendo. E la
meditazione Vipassana, più di ogni altra cosa, è imparare a vivere.
Capitolo 4
Attitudine
Nel secolo scorso, la scienza e la fisica Occidentali hanno fatto una
scoperta sorprendente. Noi siamo parte del mondo che vediamo. Il processo
stesso della nostra osservazione cambia le cose che osserviamo. Per fare un
esempio, un elettrone è un elemento estremamente piccolo. Non può essere
visto senza una strumentazione, e quell’apparato convalida ciò che
l'osservatore vedrà. Se voi osservate un elettrone in un solo modo, esso
sembra essere una particella, una piccola pallina che rimbalza in un vasto
spazio. Quando lo visualizzate in un altro modo, l’elettrone sembra avere
una forma ad onda, con niente di solido su di esso. Lampeggia e si dimena in
tutto lo spazio. Un elettrone è un evento, più che una cosa. E l'osservatore
partecipa a quell’evento con lo stesso processo della sua osservazione. Non
c'è modo di evitare questa interazione.
La scienza Orientale ha riconosciuto questo principio-base da molto tempo.
La mente è un insieme di eventi, e l'osservatore partecipa a questi eventi
ogni volta che volge lo suardo verso l'interno.
La meditazione è 'osservazione partecipativa’. Quello che state guardando
corrisponde al processo del ‘vedere’. Quello che state guardando siete ‘voi-stessi’,
e ciò che vedete dipende da come voi guardate. Quindi, il processo della
meditazione è estremamente delicato, e il risultato dipende assolutamente
dallo stato mentale di colui che medita. I precisi atteggiamenti che ne
conseguono sono essenziali per il successo nella pratica. La maggioranza di
essi sono già stati presentati sopra. Ma li riportereremo ancora insieme qui
come una serie di regole per l'applicazione.
1. Non aspettatevi nulla. Soltanto sedetevi e vedete cosa succede. Trattate
il tutto come una sorta di esperimento. Prendete interesse attivo nella
prova stessa. Ma non fatevi distrarre dalle vostre aspettative sui
risultati. Perciò, cercate di non essere in ansia per qualunque tipo di
risultato. Lasciate che la meditazione proceda alla sua velocità e nella
propria direzione. Lasciate che la meditazione vi insegni quello che essa
vuole insegnarvi. La consapevolezza meditativa cerca di vedere la realtà
esattamente così com'è. Che questo corrisponda alle nostre aspettative o no,
è opportuna una sospensione temporanea di tutti i nostri preconcetti, idee e
opinioni. Noi dobbiamo riporre da qualche parte fuori dai piedi le nostre
immagini, opinioni e interpretazioni per tutto il tempo. In caso contrario,
inciamperemo sempre su di esse.
2. Non sforzatevi: Non forzate nulla né fate grandi sforzi esagerati. La
meditazione non deve essere aggressiva. Né un violento sforzo. Lasciate che
il vostro sforzo sia rilassato e costante.
3. Non abbiate fretta: Non c'è fretta, perciò prendetevi tempo. Mettetevi
seduti su un cuscino e stateci come se doveste starci un giorno intero. Una
cosa che sia veramente preziosa richiede tempo per svilupparsi. Pazienza,
pazienza, pazienza.
4. Non aggrappatevi a nulla e non rifiutate nulla: Lasciate che venga quel
che viene e regolatevi di consegunza, qualunque cosa essa sia. Se sorgono
buone immagini mentali, ciò è buono. Se invece sorgono immagini mentali
negative, anche questo va bene. Guardate tutte le cose come uguali e
mettetevi comodi con qualsiasi cosa accada. Non combattete contro ciò che
sperimentate, basta che osserviate tutto in modo consapevole.
5. Lasciate andare: Imparate a fluire con tutti i cambiamenti che vengono.
Scioglietevi e rilassatevi.
6. Accettate tutto ciò che sorge: Accettate le vostre sensazioni, anche
quelle che vorreste non avere. Accettate le vostre esperienze, anche quelle
che odiate. Non condannatevi per avere difetti e carenze umane. Imparate a
vedere tutti i fenomeni nella mente come perfettamente naturali e
comprensibili. Cercate di esercitare sempre una accettazione disinteressata
e con un certo rispetto per tutto ciò che sperimentate.
7. Siate gentili con voi stessi: Siate dolci con voi stessi. Potreste non
essere perfetti, ma voi siete tutto quello con cui avete avuto modo di
lavorare. Il processo di diventare ciò che state per essere comincia prima
con la totale accettazione di chi siete già.
8. Indagate su voi stessi: Interrogatevi su tutto. Non date nulla per
scontato. Non dovete credere a qualcosa solo perché sembra saggia e pia e
perché alcuni santi uomini l’hanno detta. Osservate da voi stessi. Ciò non
significa che dovreste essere cinici, impudenti o irriverenti. Significa
solo che dovreste essere empirici. Sottoponete tutte le dichiarazioni alla
prova reale della vostra esperienza e lasciate che il risultato sia la
vostra guida alla verità. La meditazione di ‘Insight’ si evolve da un
interiore desiderio di risvegliarsi a ciò che è reale ed acquisire una
liberatoria visione interiore alla vera struttura dell'esistenza. L’intera
pratica si basa su questo desiderio di risvegliarsi alla verità. Senza di
esso, la pratica è superficiale.
9. Considerate tutti i problemi come sfide: Guardate le negatività che si
presentano come se fossero opportunità per imparare e per crescere. Non
sfuggitele, non condannate voi stessi, e
sopportate il pesante fardello in santo silenzio. Avete un problema? Bene.
C’è più acqua al mulino. Rallegratevi, immergetevi in voi e indagate.
10. Non soffermatevi a pensare: Non è necessario raffigurarsi tutto. Il
pensiero discorsivo non vi libera dalla trappola. Nella meditazione, la
mente è purificata naturalmente dalla consapevolezza, dalla pura attenzione
silenziosa. L’abituale intenzionalità non serve per eliminare quelle cose
che vi stanno tenendo in schiavitù. Tutto ciò che è necessario è una
percezione chiara e non concettuale di cosa esse sono e di come funzionano.
Solo questo è sufficiente a dissolverle. Ragionamenti e concetti sono solo
d'intralcio. Non pensate. Vedete e basta.
11. Non soffermatevi sui contrasti: le differenze tra le persone esistono,
ma soffermarsi su di esse è un processo pericoloso. A meno che non le
maneggiate con attenzione, vi portano direttamente all’egoismo. Il pensiero
umano ordinario è pieno di avidità, gelosia e superbia. Un uomo che vede un
altro uomo sulla strada può immediatamente pensare: "Lui sembra meglio di
me". Il risultato istintivo è invidia o vergogna. Una ragazza, vedendo
un'altra ragazza, potrebbe pensare: "Io sono più carina di lei". Il
risultato istintivo e immediato è orgoglio e superbia. Questo tipo di
confronto è un’abitudine mentale, e conduce direttamente a cattive
sensazione di un tipo o di un altro: avidità, invidia, orgoglio, gelosia,
odio. E’ un invalido stato mentale, ma è quello che noi abbiamo sempre. Noi
confrontiamo i nostri sguardi con gli altri, il nostro successo, le nostre
realizzazioni, la nostra ricchezza, i possedimenti, o il Quoziente di
intelligenza. e tutto questo ci porta allo stesso posto - estraneamento,
barriere tra le persone, e cattivi sentimenti.
Il lavoro del meditante è di cancellare questa abitudine nociva,
esaminandola a fondo, e in seguito sostituirla con un altra. Invece di
notare le differenze tra sé e gli altri, il meditante si esercita a notare
le somiglianze. Egli accentra la sua attenzione su quei fattori che sono
universali per tutta la vita, le cose che lo porteranno più vicino agli
altri. Così il suo confronto, se del caso, lo porterà a sentimenti di
affinità piuttosto che a sensazioni di differenziazione.
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La respirazione è un processo universale. Tutti i vertebrati respirano
essenzialmente nello stesso modo. Tutti gli esseri viventi scambiano i loro
gas con l'ambiente circostante in un modo o l’altro. Questa è una delle
ragioni per cui la respirazione è scelta come il focus-centro della
meditazione. Al meditante si consiglia di esplorare il processo del proprio
respiro come veicolo per realizzare la propria connessione intrinseca con il
resto della vita. Questo non significa che dobbiamo chiudere gli occhi a
tutte le differenze che ci circondano. Le differenze esistono. Significa
semplicemente che dovremmo minimizzare i contrasti e sottolineare i fattori
universali. La procedura consigliata è la seguente:
>Quando il meditante percepisce un qualunque oggetto sensoriale, non
dovrebbe soffermarsi su di esso nel consueto modo egoistico ordinario. Egli
dovrebbe piuttosto esaminare il reale processo della percezione stessa.
Dovrebbe osservare le sensazioni che nascono e le attività mentali che ne
conseguono. Come risultato, dovrebbe notare i cambiamenti che avvengono
nella sua coscienza. Poi, osservando tutti questi fenomeni, il meditante
dovrebbe essere consapevole della universalità di ciò che sta vedendo.
Questa percezione iniziale farà scintillare sensazioni piacevoli, spiacevoli
o neutre. Questo è un fenomeno universale. Si verifica nella mente delle
altre persone proprio come avviene nella sua, e lui dovrebbe vedere tutto
ciò ben chiaramente. A seguito di queste sensazioni possono insorgere
diverse reazioni. Egli può provare avidità, lussuria, o gelosia. Come può
provare paura, preoccupazione, irrequietezza o noia. Queste reazioni sono
universali. Egli semplicemente le osserva e poi generalizza. Egli dovrebbe
realizzare che queste reazioni sono normali reazioni umane e possono
insorgere in chiunque.
La pratica di questo stile di confrontazione in un primo momento può
apparire forzato e artificiale, ma non è meno naturale di quello che
normalmente facciamo. Semplicemente, ci è sconosciuta. Con la pratica,
questo nuovo modello di abitudine sostituirà la normale abitudine del
confronto di tipo egoistico e diventerà molto più naturale nel lungo
periodo. Come risultato, saremo diventati persone molto più comprensibili.
Noi non ci arrabbieremo più per le mancanze o difetti degli altri.
Progrediremo verso l'armonia insieme con la vita.
Capitolo 5
La Pratica
Anche se ci sono molti argomenti di meditazione, si consiglia vivamente di
iniziare con il mettere a fuoco la vostra totale e indivisa attenzione sulla
respirazione, al fine di ottenere un qualche livello di concentrazione
superficiale. Ricordatevi che voi non state praticando l'assorbimento
profondo, o la tecnica di pura concentrazione. Voi state praticando la
consapevolezza per cui è necessario solo un certo grado di concentrazione
superficiale. Volete coltivare la consapevolezza che culmina nella visione
profonda (insight) e la saggezza per realizzare la verità così com'è. Voi
volete conoscere il funzionamento del vostro complesso corpo-mente
esattamente così com'è. Volete sbarazzarvi di tutti i fastidi psicologici
per rendere la vostra vita veramente tranquilla e felice.
La mente non può essere purificata senza vedere le cose come realmente sono.
"Vedere le cose come sono realmente" è una frase molto pesante ed ambigua.
Molti dei meditanti principianti si chiedono che cosa vogliamo dire con la
frase: perchè chi ha una chiara capacità di visione potrà vedere gli oggetti
così come sono.
Quando usiamo questa frase in riferimento alla conoscenza acquisita dalla
nostra meditazione, ciò che intendiamo non è ‘vedere le cose
superficialmente con i nostri occhi normali’, ma “vedere le cose con la
saggezza, così come esse sono in se stesse”. Vedere con la saggezza
significa vedere le cose all'interno della struttura del nostro complesso
corpo/mente senza pregiudizi o preconcetti scaturenti dalla nostra avidità,
odio e illusione. Di solito, quando osserviamo il funzionamento del nostro
complesso mente/corpo, noi tendiamo a nascondere o ignorare cose che per noi
non sono piacevoli e mantenere cose che sono piacevoli. Questo perché le
nostre menti sono generalmente influenzatre dai nostri desideri,
risentimento e delusione. Il nostro ego, ovvero la nostra opinione, ha il
nostro modo di essere e colora i nostri giudizi.
Quando consapevolmente guardiamo alle nostre sensazioni corporee, non
dovremmo confonderle con le formazioni mentali, perché le sensazioni
corporee possono insorgere senza aver nulla a che fare con la mente. Per
esempio, ci sediamo comodamente. Dopo un po’, può sorgere un qualche disagio
sulla nostra schiena o nelle gambe. La nostra mente sperimenta
immediatamente questo disagio e genera numerosi pensieri riguardo tutte
queste sensazioni. A quel punto, senza cercare di confondere le sensazioni
con le formazioni mentali, dovremmo isolare la sensazione come tale e
osservarla consapevolmente. La sensazione è uno dei sette fattori mentali
universali. Gli altri sei sono il contatto, la percezione, le formazioni
mentali, la concentrazione, la forza vitale, e la consa-pevolezza, o
coscienza.
In un altro momento, possiamo avere una certo tipo di emozione, come
risentimento, paura, o lussuria. Allora dovremmo guardare l'emozione
esattamente come è, senza cercare di confonderla con qualcos’altro. Quando
riuniamo in un'unicum ciò che in noi è forma, sensazione, percezione,
formazioni mentali e coscienza e cerchiamo di guardarle tutte come
sensazioni, ci confondiamo, dato che non saremo in grado di vedere la fonte
della sensazione. Se semplicemente ci limitiamo a soffermarci solo sulla
sensazione, ignorando gli altri fattori mentali, la nostra realizzazione
della verità diventa molto difficile. Vogliamo avere la comprensione
nell'esperienza dell'impermanenza per superare il nostro risentimento; la
nostra più profonda conoscenza dell’ infelicità supera la nostra avidità che
causa la nostra infelicità, la nostra realizzazione del ‘non-sé’ supera
l'ignoranza derivante dal concetto del ‘sé’. Noi prima dovremmo vedere la
mente e il corpo separatamente. Avendoli compresi separatamente, dovremmo
vedere la loro essenziale interconnessione. Quando la nostra visione
interiore diventa nitida, noi diventeremo sempre più consapevoli del fatto
che tutti gli aggregati stanno cooperando per lavorare insieme. Nessuno può
esistere senza l'altro. Possiamo vedere il reale significato della famosa
metafora del cieco che ha un corpo integro per camminare e la persona
disabile che ha degli occhi molto buoni per vedere. Nessuno di loro, da
solo, può fare molto per se stesso. Ma quando la persona disabile sale sulle
spalle del cieco, essi insieme possono viaggiare e raggiungere con facilità
le loro mète. Allo stesso modo, il corpo da solo non può fare nulla per sé.
E' come un tronco incapace di muoversi o fare qualcosa per se stesso, se non
di diventare un oggetto di impermanenza, decadimento e morte. La mente
stessa non può fare nulla senza l'appoggio del corpo. Quando noi
consapevolmente guardiamo il corpo e la mente, possiamo vedere quante cose
meravigliose essi fanno insieme.
Fin quando stiamo seduti in un dato luogo, possiamo ottenere un certo grado
di consapevolezza. Andare in un ritiro e passare alcuni giorni o mesi a
guardare le nostre sensazioni, percezioni, gli
infiniti pensieri e i diversi stati di coscienza può renderci alla fine
calmi e pacifici. Normalmente noi non abbiamo tanto tempo da trascorrere in
un luogo meditando tutto il tempo. Perciò, dovremmo trovare un modo per
applicare la nostra consapevolezza alla nostra vita quotidiana così da
essere in grado di gestire quotidianamente le imprevedibili eventualità.
Quello che abbiamo di fronte ogni
giorno è imprevedibile. Le cose accadono a causa di molteplici cause e
condizioni, poiché tutti noi stiamo vivendo in un mondo condizionato e
impermanente. La consapevolezza è il nostro kit di salvataggio, prontamente
disponibile in qualsiasi momento al nostro servizio. Quando ci troviamo di
fronte ad una situazione in cui ci sentiamo indignati, se consapevolmente
indaghiamo la nostra mente, scopriremo amare verità in noi stessi. Cioè noi
siamo egoisti, siamo egocentrici, noi siamo attaccati al nostro ego, noi
manteniamo le nostre opinioni, pensiamo di essere nel giusto e tutti gli
altri sbagliano, noi abbiamo pregiudizi, siamo di parte, e in fondo, in
realtà noi non ci amiamo. Questa scoperta, anche se amara, è un'esperienza
molto gratificante. E, a lungo andare, questa scoperta ci libera da una
profondamente radicata sofferenza psicologica e spirituale.
La pratica della consapevolezza è la pratica 100 per cento dell’onestà verso
noi stessi. Quando noi guardiamo la nostra mente e corpo, notiamo certe cose
che sono spiacevoli da realizzare. Siccome non ci piacciono, cerchiamo di
rifiutarle. Quali sono le cose che non ci piacciono? Non ci piace di
distaccarci dai nostri cari o di vivere con persone che non amiamo.
Includiamo non solo persone, i luoghi e le cose materiali nelle nostre
simpatie e antipatie, ma anche opinioni, le idee, le credenze e le
decisioni. Non ci piace ciò che naturalmente ci succede. Non ci piace, ad
esempio, ammalarci, invecchiare, diventare deboli o dimostrare la nostra
età, perché abbiamo un grande desiderio di preservare il nostro aspetto. Non
ci piace che qualcuno sottolinei le nostre colpe, perché abbiamo molto
orgoglio di noi stessi. Non ci piace che qualcuno sia più saggio di noi,
perché siamo delusi di noi stessi. Questi sono solo alcuni esempi della
nostra esperienza personale di ignoranza, avidità e odio.
Quando l'avidità, l'odio e l'ignoranza si rivelano nella nostra vita
quotidiana, noi usiamo la nostra consapevolezza per rintracciarli e
comprendere le loro radici. La radice di ciascuno di questi stati mentali è
già dentro di noi. Se, per esempio, non avessimo la radice dell’odio,
nessuno potrebbe farci arrabbiare, perché è la radice della nostra rabbia
che reagisce alle azioni, o alle parole, o ai comportamenti di qualcuno. Se
siamo consapevoli, noi utilizzeremo in modo diligente la nostra saggezza per
guardare nella nostra mente. Se in noi non c’è odio, non saremo coinvolti
quando qualcuno fa notare i nostri difetti. Piuttosto, saremo grati alla
persona che richiama la nostra attenzione sui nostri difetti. Dovremmo
quindi essere estremamente saggi e consapevoli, in modo da ringraziare la
persona che esplica i nostri difetti e così saremo in grado di percorrere il
sentiero verso l'alto migliorando noi stessi. Tutti noi abbiamo punti
ciechi. L'altra persona è il nostro specchio per vedere con saggezza i
nostri difetti e le nostre colpe. Dovremmo considerare la persona che mostra
i nostri difetti come uno che scava un tesoro nascosto in noi, di cui
eravamo inconsapevoli. E' conoscendo l'esistenza
delle nostre carenze che possiamo migliorare noi stessi. Migliorare se
stessi è l’inestimabile percorso verso la perfezione, che è il nostro
obiettivo nella vita. E’ solo superando le debolezze che possiamo coltivare
nobili qualità nascoste nel profondo del nostro inconscio. Prima di cercare
di superare i nostri difetti, dovremmo sapere quali essi sono.
Se siamo malati, dobbiamo scoprire la causa della nostra malattia. Solo
allora potremo sperare in un trattamento. Se facciamo finta di non essere
ammalati, anche se stiamo soffrendo, noi non potremo mai ottenere una cura.
Allo stesso modo, se pensiamo di non avere questi difetti, non potremo mai
rendere chiaro il nostro percorso spirituale. Se siamo ciechi e non vediamo
i nostri stessi difetti, abbiamo bisogno di qualcuno che ce li indichi.
Quando qualcuno ci fa notare i nostri difetti, noi dovremmo essergli grati,
come il Venerabile Sariputta, che disse: "Anche se un monaco novizio mi fa
notare i miei errori, io li accetto con il massimo rispetto per lui". Il
Ven. Sariputta era un Arahant che era al cento per cento consapevole e non
aveva certo difetti. Ma dal momento che non aveva nessun tipo di orgoglio,
egli era in grado di mantenere questa posizione. Anche se noi non siamo
Arahants, dovremmo emulare il suo esempio, perché anche il nostro scopo
nella vita è di raggiungere quello che lui aveva raggiunto.
Ovviamente, la persona che ci fa notare i nostri difetti, dovrebbe essere
una persona che a sua volta fa su di sé lo stesso lavoro. Così, se anche
essa non fosse totalmente esente da difetti, dovrà vedere i suoi stessi
problemi, e se non dovesse accorgersene alla fine metterà noi nella
condizione di mostrare a lei i suoi propri difetti.
Il sottolineare entrambi le reciproche carenze e rispondere ad esse deve
essere fatto in maniera consapevole. Se qualcuno diventa inconsapevole nel
mostrare le colpe e usa un linguaggio crudele e duro, potrebbe fare più male
che bene, a se stesso ed alla persona di cui sottolinea le carenze. Uno che
parla con risentimento non può essere consapevole ed è incapace di indicarle
a se
stesso chiaramente. Uno che si sente ferito mentre ascolta il linguaggio
aspro può perdere la sua consapevolezza, e non ascoltare più ciò che l'altra
persona sta davvero dicendo. Dovremmo tutti parlare consapevolmente ed
ascoltare consapevolmente per avere un vero beneficio dal parlare e
dall’ascoltare. Quando ascoltiamo e parliamo consapevolmente, le nostre
menti sono libere da avidità, egoismo, odio e illusione.
Il Nostro Scopo
In quanto meditanti, dobbiamo tutti avere uno scopo, perché se noi non
abbiamo un vero scopo, staremo semplicemente brancolando ciecamente nel buio
seguendo le istruzioni di qualcuno sulla meditazione. Ci deve di certo
essere un obiettivo per qualunque cosa si faccia consapevolmente e
volontariamente. Lo scopo del meditante Vipassana non è di diventare
illuminato prima delle altre persone o di avere più potere o ottenere più
profitto rispetto ad altri, perché i veri meditatori della consapevolezza
non sono in competizione tra di loro.
Il nostro obiettivo è di raggiungere la perfezione di tutte le nobili e
genuine qualità latenti nella nostra mente subconscia. Questo obiettivo ha
cinque elementi in esso: La purificazione mentale con il superamento di
angoscie e lamentele, superare il dolore e sofferenza, percorrere la giusta
Via che porta al raggiungimento della pace eterna, ed ottenere la felicità
seguendo quel percorso. Tenendo presente questi cinque obiettivi nella
mente, possiamo avanzare con speranza e fiducia di raggiungere l'obiettivo.
La Posizione
Una volta che vi siete seduti, non cambiate sempre la posizione fino alla
fine del periodo stabilito all'inizio. Supponiamo che voi cambiate la
posizione originale, perché siete a disagio, e assumete un'altra posizione.
Succederà che dopo un pò anche la nuova posizione diventa scomoda. Allora se
ne desidererà un altra e dopo un pò, anche questa diventa disagevole. Così
si può andare avanti spostandosi, muovendosi, cambiando da una posizione
all'altra per tutto il tempo in cui vi trovate sul cuscino di meditazione e
non potrete ottenere un profondo e significativo livello di corretta
concentrazione. Pertanto, non cambiate la vostra posizione originale, non
importa quanto essa sia dolorosa.
Per evitare di cambiare la propria posizione, determinare all'inizio della
meditazione quanto tempo si ha intenzione di meditare. Se non avete mai
meditato prima, sedete immobili per non più di venti minuti. Quando
ripeterete la pratica, potrete aumentare il tempo della seduta. La durata
delle sedute dipende da quanto tempo voi avete stabilito per la pratica di
meditazione seduta e
quanto tempo ci si può sedere senza dolori lancinanti.
Non dovremmo avere un tempo prefissato per raggiungere lo scopo, perché il
nostro obiettivo da raggiungere dipende da come progrediremo nella nostra
pratica basata sulla nostra comprensione e dallo sviluppo delle nostre
facoltà spirituali. Si deve lavorare diligentemente e consapevolmente verso
l'obiettivo senza impostare alcun particolare calendario per raggiungerlo.
Quando saremo pronti, arriveremo. Tutto ciò che dobbiamo fare è prepararci
per quel conseguimento.
Dopo esserci seduti e stando immobili, chiudete gli occhi. La nostra mente è
simile ad una tazza di acqua fangosa. Più a lungo si mantiene immobile una
tazza di acqua fangosa, più lo stesso fango si assesta e l'acqua diventa più
chiara. Allo stesso modo, se ve ne state tranquilli senza muovere il corpo,
concentrando tutta la vostra attenzione indivisa sul tema della meditazione,
la vostra mente si assesterà e comincerà a sperimentare la beatitudine della
meditazione.
Per prepararci a questa realizzazione, dovremmo tenere la nostra mente nel
momento presente. Il momento presente sta cambiando così velocemente che
l'osservatore casuale non sembra affatto notare la sua esistenza. Ogni
momento è un momento di eventi e nessun momento può passare senza che non si
notino gli eventi che si svolgono in quel momento. Perciò, il momento in cui
noi cerchiamo di prestare la nuda attenzione è il momento presente. La
nostra mente attraversa una serie di eventi come una serie di immagini che
passa attraverso un proiettore. Alcune di queste immagini provengono dalle
nostre esperienze passate ed altre sono la nostra ideazione di cose che
abbiamo in programma di fare in futuro.
La mente non può mai essere concentrata senza un oggetto mentale. Perciò
dobbiamo dare alla nostra mente un oggetto che sia prontamente disponibile
in ogni momento presente. Ciò che è presente in ogni momento è il nostro
respiro. La mente non deve quindi fare un grande sforzo per cercare il
respiro, perché in ogni momento il respiro scorre in dentro e in fuori
attraverso le nostre narici. Siccome la nostra pratica di meditazione di
insight ha luogo in ogni momento della giornata, la nostra mente trova molto
facile concentrarsi sul respiro, anche perché è più cospicuo e costante
rispetto a qualsiasi altro oggetto.
Dopo essersi seduti nel modo spiegato in precedenza, e dopo aver condiviso
la vostra amorevole gentilezza con tutti, fate tre respiri profondi. Dopo
aver fatto questi tre respiri profondi, respirate normalmente, lasciando che
il respiro fluisca liberamente dentro e fuori, senza sforzo, e iniziate a
concentrare la vostra attenzione sui bordi delle narici. Basta che notiate
la sensazione del respiro che entra ed esce. Quando una inspirazione è
completa e prima di iniziare l’espirazione, c'è una breve pausa. Notatela, e
notate poi l'inizio dell’espirazione. Quando l'espirazione è completa, c'è
un'altra breve pausa prima di ricominciare ad inspirare. Ora, notate anche
questa breve pausa. Questo significa che ci sono due brevi pause del respiro
- una alla fine dell’inspirazione, e l'altra alla fine dell’espirazione. Le
due pause si verificano in un momento così breve che non si riesce ad essere
consapevoli della loro presenza. Ma quando si è consapevoli, è possibile
notarle entrambe.
Non verbalizzate né concettualizzate nulla. Basta che notiate il respiro in
entrata ed in uscita senza dirvi, "Io inspiro", o "Io espiro". Quando
focalizzate la vostra attenzione sul respiro ignorate ogni e qualsiasi
pensiero, memoria, suono, odore, gusto, ecc, e mettete la vostra
l'attenzione sul respiro esclusivamente, e nient'altro. All'inizio, sia le
inspirazioni che le espirazioni sono più brevi perché il corpo e la mente
non sono calmi e rilassati. Si noti la sensazione di quella breve inalazione
e di quella breve espirazione quando si verificano, senza dirvi "breve
inalazione" o "breve espirazione". Quando si continua a notare la sensazione
di breve inspirazione e di breve espirazione, il vostro corpo e la mente
diventeranno relativamente calmi. Allora il respiro si fa più lungo. Si noti
quindi la sensazione di quel respiro lungo così com'è, senza dirvi: "respiro
lungo". Poi, notate l'intero processo di respirazione, dall'inizio alla
fine. Successivamente il respiro diventa sottile, e la mente e il corpo
diventano più calmi che non prima. Notate questa sensazione calma e pacifica
del vostro respiro.
Cosa fare quando la mente vaga?
Nonostante il vostro sforzo concertato per mantenere la mente sul respiro,
la mente può vagare lontano. Essa può andare a esperienze passate, e
improvvisamente potreste trovarvi a ricordare i posti che avete visitato, le
persone che avete incontrato, gli amici non vedete da molto tempo, un libro
che avete letto molto tempo fa, il sapore del cibo che avete mangiato ieri,
e così via. Non appena state notando che la vostra mente non è più sul
vostro respiro, cercate consapevolmente di riportarla ancora su di esso.
Tuttavia, in un attimo potreste essere riportati ancora una volta sul
pensiero di come pagare le bollette, fare una telefonata ad un vostro amico,
scrivere una lettera a qualcuno, fare la spesa, lavare i panni, andare a una
festa, pianificare la vostra prossima vacanza, e così via. Non appena vi
accorgete che la vostra mente non è più il soggetto dell’attenzione, voi
dovreste riportarla consapevolmente sul respiro. Di seguito sono riportati
alcuni suggerimenti per aiutarvi a ottenere la concentrazione necessaria per
la pratica della presenza mentale.
1. Conteggio
In una situazione come questa, il conteggio può aiutare. Lo scopo del
conteggio è semplicemente di concentrare la mente sul respiro. Una volta che
la vostra mente è focalizzata sul respiro, potete smettere di contare. Si
tratta di un dispositivo per ottenere la concentrazione. Ci sono molti modi
di fare il conteggio. Ogni conteggio dovrebbe essere fatto mentalmente. Non
fatelo a voce alta, e non emettete alcun suono quando si conta. Di seguito
si riportano alcune modalità di conteggio.
a) Mentre respirate, contate "uno, uno, uno, uno ..." finché i polmoni non
sono pieni di aria fresca. Espirando contate "due, due, due, due ..." fino a
quando i polmoni non si sono svuotati dall'aria. Poi, inspirando di nuovo
contate "tre, tre, tre, tre ..." fino a quando i polmoni non sono di nuovo
pieni ed espirando, contate di nuovo "quattro, quattro, quattro, quattro..."
fino a quando i polmoni non sono vuoti. Contate fino a dieci, e ripetete
tante volte quante sono necessarie per mantenere la mente focalizzata sul
respiro.
b) Nel secondo metodo di conteggio si conta rapidamente fino a dieci. Mentre
contate "uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci"
inspirate, e poi ancora contando "uno, due, tre, quattro, cinque, sei,
sette, otto, nove e dieci" espirate. Questo significa che in una
inspirazione si dovrebbe contare fino a dieci ed in una espirazione si
dovrebbe pure contare fino a dieci. Ripetere questo modo di contare quante
volte necessario per concentrare la mente sul respiro.
c) Il terzo metodo di conteggio è una successione di conteggi che va da
cinque a dieci. A questo punto contate "uno, due, tre, quattro, cinque"
(solo fino a cinque) mentre inspirate e poi contate "uno, due, tre, quattro,
cinque, sei" (fino a sei) mentre espirate. Dopodiché, contate "uno, due,
tre, quattro, cinque, sei sette" (solo fino a sette), mentre inspirate. Poi,
ancora contate "uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto", mentre
espirate. Contate fino a nove mentre inspirate e poi
contate fino a dieci mentre espirate. Ripetere questo modo di contare quante
volte necessario per focalizzare la mente sul respiro.
d) Il quarto metodo è quello di prendere un lungo respiro. Quando i polmoni
sono pieni, contate mentalmente "uno" ed espirate completamente fino a
quando i polmoni sono vuoti di aria fresca. Poi contate mentalmente "due".
Fate un lungo respiro e contate di nuovo "tre" ed espirate fuori
completamente come prima. Poi, quando i polmoni sono vuoti d'aria fresca,
contate mentalmente "quattro". Contare il respiro in questo modo fino a
dieci. Poi contare all'indietro da 10 a 1. Contare ancora una volta 1-10 e
poi 10-1.
e) Il quinto metodo è di unire inspirazione ed espirazione. Stavolta
dovreste contare l’inspirazione e l'espirazione come ‘uno’. Quando i polmoni
sono svuotati dell'aria fresca, contare mentalmente "uno". Ancora inspirate
ed espirate e mentalmente contate ‘due’. Questo metodo di contare deve
essere fatto solo fino a ‘cinque’ e ripetuto da cinque a uno. Ripetete
questo metodo fino a quando il vostro respiro diventa sottile e quieto.
Ricordate che non siete tenuti a proseguire il conteggio per tutto il tempo.
Non appena la vostra mente è fissata sulla punta delle narici, dove il
respiro inalante e il respiro esalante si toccano, e iniziate a sentire che
il vostro respiro è così raffinato e tranquillo, che non si può
separatamente notare l’inspirazione e l’espirazione, dovreste smetterte di
contare. Il conteggio deve essere solo utilizzato per addestrare la mente a
concentrarsi su un punto.
2. Collegamento
Dopo che avete inspirato, non aspettate di notare la breve pausa prima di
espirare, ma collegate l'inspirazione e l’espirazione, così si può notare
sia l’inspirare che l’espirare come un unico respiro continuo.
3. Fissaggio
Dopo aver unito l’inspirazione e l’espirazione, fissate la vostra mente sul
punto in cui sentite che i respiri dell’inspirare e dell’espirare si
toccano. Inspirate ed espirate, come se un solo respiro che si muove in
dentro e in fuori tocchi o sfreghi i bordi delle narici.
4. Focalizzate la vostra mente come un falegname
Un falegname disegna una linea retta su una tavola che vuole tagliare. Poi
egli taglia il bordo con la sua sega lungo la linea retta che ha disegnato.
Lui non guarda i denti della sua sega, come si muovono dentro e fuori del
bordo. Piuttosto, concentra la sua attenzione su tutta la linea che egli ha
disegnato in modo da poter tagliare dritto il bordo. Allo stesso modo,
tenete la mente dritta sul punto in cui sentite il respiro ai bordi delle
narici.
5. Fate che la vostra mente sia il guardiano
Un guardiano non tiene conto di ogni dettaglio delle persone che entrano in
una casa. Tutto quello che fa è notare la gente che entra in casa ed esce di
casa attraverso la porta. Analogamente, voi quando vi concentrate non
dovreste tener conto di qualunque dettaglio delle vostre esperienze. Basta
che notiate la sensazione del vostro respiro nell’inspirare ed espirare,
come entra ed esce ai bordi delle narici.
Mentre continuate la vostra pratica, la mente e il corpo diventano così
leggeri che potete sentirvi come se state galleggiando in aria o in acqua.
Potete anche sentire che il vostro corpo sta quasi per sollevarsi nel cielo.
Quando la grossolanità del vostro respiro dentro-fuori è cessata, sorge il
dentro-fuori del respiro sottile. Questo stesso respiro sottile è il vostro
obiettivo-focus della mente. Questo è il segno della concentrazione. Questa
prima apparizione di un segno-oggetto sarà poi sostituita da un
segno-oggetto sempre più sottile. La sottigliezza del segno-oggetto può
essere paragonata al suono di una campana. Quando una campana viene colpita
con una grossa sbarra di ferro, viene emesso in un primo momento un suono
grave. Ma mentre il suono sfuma via, esso diventa molto più sottile. Allo
stesso modo, il respiro dentro-fuori appare in un primo momento come un
segno grave. Allorquando voi lo mantenete prestando nuda attenzione ad esso,
il segno diventa sempre più sottile. Ma la coscienza rimane totalmente
focalizzata sui bordi delle narici. Altri oggetti di meditazione diventano
sempre più chiari, quando il segno si sviluppa. Ma il respiro
diventa sempre più sottile allorché il segno si sviluppa. A causa di questa
sottigliezza, voi potete non notare la presenza del vostro respiro. Però non
dispiacetevi pensando di aver perso il vostro
respiro o che nulla stia accadendo nella vostra pratica di meditazione. Non
preoccupatevi. Siate solo attenti e determinati a portare la vostra
sensazione del respiro ai bordi delle narici. Questo è
il momento in cui dovreste praticare con più vigore, bilanciando la vostra
energia, consapevolezza, fiducia, concentrazione e saggezza.
La similitudine del contadino
Supponiamo che ci sia un agricoltore che utilizza i bufali per arare il suo
campo di riso. Dato che a metà della giornata è stanco, egli slaccia i suoi
bufali e si riposa sotto la fresca ombra di un albero. Quando si sveglia,
non trova più i suoi animali. Egli non si preoccupa, ma semplicemente
cammina verso il luogo ove c’è l’acqua in cui tutti gli animali si
riuniscono per bere nel caldo di mezzogiorno, e lì trova i suoi bufali.
Senza alcun problema li riporta e li lega di nuovo al giogo e inizia ad
arare il suo campo. Allo stesso modo, quando si continua questo esercizio,
il respiro diventa così sottile e raffinato che voi potreste non essere in
grado di notare la sensazione del vostro respiro. Quando questo accade, non
preoccupatevi. Non è scomparso. Esso è ancora dove era prima - proprio alla
punta delle narici. Fate un paio di respiri veloci e noterete la sensazione
di respirare di nuovo. Continuate a prestare nuda attenzione alla sensazione
del contatto del respiro ai bordi delle narici.
Man mano che mantenete la mente concentrata sui bordi delle narici, sarete
in grado di notare il segno dello sviluppo della meditazione. Sentirete la
piacevole sensazione del segno. Vari meditanti sentono questo in modo
diverso. Sarà come una stella, o un piolo in legno massello, o una lunga
stringa, o una corona di fiori, o uno sbuffo di fumo, o una ragnatela, o una
serie di nuvole, o un fiore di loto, o il disco della luna o il disco del
sole.
All'inizio della vostra pratica avevate l’inspirare e l’espirare come
oggetti di meditazione. Ora avete il segno come ‘terzo oggetto’ di
meditazione. Quando voi focalizzerete la mente su questo terzo oggetto, la
vostra mente raggiungerà una fase di concentrazione sufficiente per la
vostra pratica della meditazione di visione profonda (insight). Questo segno
è fortemente presente a bordi delle narici. Padroneggiatelo ed otterrete il
pieno controllo di esso in modo che ogni volta che vorrete, dovrebbe esservi
disponibile. Unite la mente con questo segno che è disponibile nel presente,
qui ed ora, e lasciate che la mente fluisca con ogni momento successivo.
Quando voi prestate la nuda attenzione ad esso, vedrete che il segno stesso
sta cambiando ogni momento. Mantenete la vostra mente con i momenti che
cambiano. Noterete anche che la vostra mente può essere concentrata solo sul
momento presente. Quest’unità della mente col momento presente (qui e ora) è
chiamata concentrazione momentanea. Poiché i momenti stanno incessantemente
scomparendo uno dopo l'altro, la mente va di pari passo con loro. Sta
cambiando con loro, apparendo e scomparendo con loro senza aggrapparsi a
nessuno di essi. Se cerchiamo di fermare la mente in un dato momento,
finiremo nella frustrazione, perché la mente non può essere tenuta ferma.
Essa deve mantenersi in riga con ciò che sta accadendo nel nuovo momento.
Siccome il momento presente può essere
trovato in ogni momento, qualsiasi momento della giornata può essere un
momento concentrato.
Per unire la mente con il momento presente, dobbiamo trovare qualcosa che
sta accadendo in quel momento. Tuttavia, non potete concentrare la vostra
mente su un qualunque momento che sta cambiando senza un certo grado di
concentrazione per tenere il passo con il momento. Una volta ottenuto questo
grado di concentrazione, potete usarlo per focalizzare la vostra attenzione
su qualsiasi cosa state sperimentando - il sollevarsi e abbassarsi
dell'addome, il salire e scendere della zona toracica, il venire e andare di
qualsiasi sensazione, o il salire e scendere del respiro o dei vostri
pensieri e così via.
Per fare un certo progresso nella meditazione di visione profonda, avete
bisogno di questo tipo di concentrazione momentanea. Questo è tutto ciò che
vi serve per la pratica della meditazione di visione profonda, perché tutto
nella vostra esperienza vive solo per un momento. Quando mettete a fuoco
questo stato mentale concentrato sui cambiamenti in atto nella vostra mente
e corpo, voi potrete notare che il vostro respiro è la parte fisica, e la
sensazione del respiro, la coscienza della sensazione e la coscienza del
segno sono le parti mentali. Quando noterete ciò, potrete notare che essi
stanno sempre cambiando. Potrete avere vari tipi di sensazioni, diverse da
quella sensazione del respiro che ha luogo nel vostro corpo. Guardatele in
tutto il corpo. Non cercate di creare una qualche sensazione che non sia
naturalmente presente in qualunque parte del vostro corpo. Ed anche quando
sorge il pensiero, notatelo. Tutto ciò che dovreste notare in tutti questi
eventi è la natura impermanente, insoddisfacente e priva di un sé di tutte
le vostre esperienze sia mentali che
fisiche.
Allorché la vostra consapevolezza aumenta, il vostro risentimento per il
cambiamento, l'avversione per le esperienze spiacevoli, la vostra avidità
per le esperienze piacevoli e la nozione dell’egoismo saranno sostituiti
dalla più profonda comprensione di impermanenza, insoddisfazione e
altruismo. Questa conoscenza della realtà nella vostra esperienza vi aiuterà
a promuovere un atteggiamento più calmo, tranquillo e maturo verso la vostra
vita. Vedrete quello che in passato pensavate come essere permanente che
invece sta cambiando con tale inconcepibile rapidità che perfino la vostra
mente non può tenere il passo con questi cambiamenti. In qualche modo, voi
sarete in grado di poter notare molti cambiamenti. Vedrete la sottigliezza
dell’impermanenza e la sottigliezza della assenza di un sé. Questa
intuizione (insight) vi mostrerà la strada per la pace, per la felicità e vi
darà la saggezza per gestire il vostri problemi quotidiani nella vita.
Quando la mente è unita con il respiro che fluisce continuamente, saremo
naturalmente in grado di focalizzare la mente sul momento presente. Possiamo
notare la sensazione derivante dal contatto del respiro con i bordi delle
nostre narici. Appena l'elemento terra dell'aria che respiriamo dentro e
fuori tocca l'elemento terra della nostra narici, la mente sente il flusso
d'aria che entra ed esce. La sensazione di calore sorge nelle narici o in
qualsiasi altra parte del corpo dal contatto con l'elemento calore generato
dal processo di respirazione. La sensazione di precarietà del respiro
sorge quando l'elemento terra del respiro che fluisce tocca le narici. E
quindi, anche se nel respiro è presente l'elemento acqua, la mente non può
sentirla.
Inoltre noi sentiamo l'espansione e la contrazione dei nostri polmoni,
dell’addome e del basso addome, appena l'aria fresca viene pompata dentro e
fuori i polmoni. L'espansione e contrazione dell’addome, del basso addome e
del torace fanno parte del ritmo universale. Tutto nell'universo ha lo
stesso ritmo di espansione e contrazione, proprio come quello del nostro
respiro e del corpo.
Tutti essi aumentano e diminuiscono. Tuttavia, il nostro principale
interesse in gioco è il fenomeno di salita e discesa del respiro e le minute
parti delle nostre menti e corpi.
Insieme al respiro inalante, noi sperimentiamo un piccolo grado di calma.
Questo piccolo grado di calma senza tensione si trasforma in tensione se non
espiriamo in fuori subito dopo. E appena noi espiriamo in fuori questa
tensione si placa. Dopo l’espirazione, proviamo un disagio se aspettiamo
troppo a lungo prima che il respiro ci porti di nuovo l'aria fresca. Ciò
significa che ogni volta che i nostri polmoni sono pieni dobbiamo espirare e
ogni volta che i nostri polmoni sono vuoti dobbiamo inspirare. Quando noi
inspiriamo, sperimentiamo un piccolo grado di calma, ed appena espiriamo,
sperimentiamo ancora un piccolo grado di calma. Desideriamo la calma e il
sollievo dalla tensione e non ci piace la tensione e la sensazione
risultante dalla mancanza del respiro. Ci auguriamo che la calma resti molto
a lungo e che la tensione scompaia più velocemente possibile. Ma neppure la
tensione va via veloce come vogliamo, né la calma dura per quanto noi
vogliamo. E, di nuovo, noi diventiamo agitati o irritati, perché desideriamo
che la calma ritorni e rimanga più a lungo e che la tensione vada via in
fretta e non torni più. Qui vediamo come anche un piccolo grado di desiderio
di permanenza, in una situazione impermanente, provochi dolore o infelicità.
Poiché non vi è una qualche auto-entità che possa controllare questa
situazione, noi ci sentiamo sempre più delusi.
Tuttavia, se osserviamo la nostra respirazione senza desiderare la calma e
senza risentire tensioni derivanti dalla respirazione dentro e fuori, ma
sperimentiamo solo l'impermanenza, l’insoddisfazio-ne e il non-sé del nostro
respiro, la nostra mente diventa tranquilla e serena.
Inoltre, la mente non sta tutto il tempo con la sensazione del respiro. Essa
va sui suoni, i ricordi, le emozioni, le percezioni, la coscienza e le
formazioni mentali. Quando noi sperimentiamo questi stati, dovremmo
dimenticare la sensazione del respiro e immediatamente focalizzare la nostra
attenzione su questi stati - uno alla volta, non tutti in una volta. Quando
essi svaniscono, lasciamo che la nostra mente ritorni al respiro che è la
base di partenza. La mente può ritornare dai brevi o lunghi viaggi ai vari
stati della mente e del corpo. Noi ci dobbiamo ricordare che tutti questi
viaggi mentali sono realizzati all'interno della mente stessa.
Ogni volta che la mente ritorna al respiro, essa torna indietro con una più
profonda comprensione dell'impermanenza, dell'insoddisfazione e l’assenza di
un sé. La mente diventa più compenetrata dalla visione obiettiva e
imparziale di questi eventi. La mente ottiene una profonda comprensione del
fatto che questo corpo, queste sensazioni, i diversi stati di coscienza e le
numerose formazioni mentali devono essere utilizzati al solo fine di
ottenere una più profonda comprensione della realtà di questo complesso
mente/corpo.
Capitolo 6
Cosa fare con il vostro corpo
La pratica della meditazione è attiva da diverse migliaia di anni. Che di
certo è un bel po’ di tempo per esser stata sperimentata, e la procedura è
stata quindi molto raffinata in profondità. La pratica Buddista ha sempre
riconosciuto che la mente e il corpo sono strettamente collegati e che
ognuno influenza l'altro. Così, ci sono alcune raccomandate pratiche fisiche
che vi saranno di grande aiuto per padroneggiare la vostra abilità. E queste
pratiche dovrebbero essere seguite. Tenete presente, tuttavia, che queste
posture sono pratici aiuti. Non confondete le due cose. La meditazione non è
solo lo stare seduti nella posizione del loto. E’ una forma di abilità
mentale. Può essere praticata ovunque si desideri. Ma queste posizioni vi
aiuteranno a imparare questa capacità e a velocizzare il vostro progresso e
sviluppo. Quindi, utilizzatele.
Regole generali
Lo scopo delle diverse posizioni è triplice. In primo luogo, esse forniscono
una stabile sensazione nel corpo. Questo vi permette di rimuovere
l'attenzione da problemi quali l'equilibrio e la fatica nei muscoli, in modo
che possiate poi concentrarvi sull'oggetto formale della meditazione. In
secondo luogo, esse promuovono l’immobilità fisica che poi si riflette nell’
immobilità della mente. Questo crea una concentrazione profondamente stabile
e tranquilla. Terzo, esse vi daranno la possibilità di sedervi per un lungo
periodo di tempo senza cedere ai tre principali nemici del meditante: cioè,
dolore, tensione muscolare e sonnolenza. La cosa più essenziale è sedersi
con la schiena dritta. La colonna vertebrale deve essere eretta con le
vertebre spinali tenute come una pila di monete, una sopra l'altra. La
vostra testa deve essere tenuta in linea con il resto della colonna
vertebrale. Tutto ciò viene fatto in modo rilassato. Nessun rigidità. Voi
non siete un soldatino di legno, e non c'è un sergente istruttore. Non
dovreste venir coinvolti da tensioni muscolari per mantenere la schiena
dritta. Sedete leggeri ed a vostro agio. La colonna vertebrale deve essere
mantenuta ferma come un giovane albero che cresce da un soffice terreno. Il
resto del corpo si blocca da solo in un modo sciolto e rilassato. Per tale
scopo c'è bisogno di un po’ di sperimentazione da parte vostra. Noi, di
solito, sediamo in posizioni rigide, e misurate quando camminiamo o
parliamo, mentre abbiamo posizioni scomposte quando ci stiamo rilassando.
Noi non faremo nessuna di queste. Queste sono abitudini culturali e possiamo
re-impararle ex-novo.
Il vostro obiettivo deve essere di prendere una posizione in cui potrete
sedere per l'intera sessione senza muovervi affatto. In principio,
probabilmente, vi sentirete un po’ strani nel sedervi con una schiena
dritta. Ma ci si abitua. Ci vuole pratica, perché una postura eretta è molto
importante. Nella fisiologia, essa è nota come una posizione di risveglio, e
con essa vi è la vigilanza mentale. Se vi inclinate, questo è un invito alla
sonnolenza. Come vi sedete è ugualmente importante. Voi avrete bisogno di
una sedia o di un cuscino, a seconda della postura che sceglierete, e la
stabilità del sedile deve essere scelta con una certa cura. Un sedile che
sia troppo morbido può portarvi diritti a cadere addormentati. Uno troppo
rigido può farvi avere dolori nel corpo.
Abbigliamento
Gli abiti che indossate per la meditazione devono essere morbidi e
allentati. Se si limita il flusso di sangue o si fa pressione sui nervi, il
risultato sarà dolore e/o quell’intorpidimento e formicolio che normalmente
chiamiamo 'le gambe addormentate'. Se si indossa una cintura, allentatela.
Cercate di non indossare pantaloni stretti o fatti con materiale spesso. Per
le donne, una buona scelta è indossare gonne lunghe. Pantaloni larghi fatti
di materiale sottile o elastico vanno bene per tutti. Vesti fluenti e
morbide sono gli abiti tradizionali in Asia e sono in una enorme varietà di
stili, quali
parei e kimono. Toglietevi le scarpe e se le calze sono strette e
vincolanti, togliete anche quelle.
Posture tradizionali
Quando siete seduti per terra nel modo tradizionale Asiatico, è necessario
un cuscino per sollevare la vostra colonna vertebrale. Sceglietene uno che
sia relativamente stabile e almeno tre centimetri di spessore quando è
compresso. Sedetevi nel bordo anteriore del cuscino e lasciate riposare le
gambe incrociate sul pavimento davanti a voi. Se il pavimento è in moquette,
questo può essere sufficiente per proteggere gli stinchi e le caviglie dalla
pressione. Se invece non lo è, allora avrete probabilmente bisogno di una
sorta di imbottitura per le gambe. Una coperta piegata andrà bene. Non
sedetevi su tutta la superficie del cuscino. Questo farebbe sì che il bordo
anteriore arrivi a premere nella parte inferiore della coscia, facendo
vibrare i nervi. Il risultato sarà il dolore alle gambe. Ci sono molti modi
in cui potrete piegare le gambe. Qui ne descriviamo quattro in ordine
crescente di preferenza.
1. Stile Indiano-Americano. Il piede destro è nascosto sotto il ginocchio
sinistro e il piede sinistro è nascosto sotto il ginocchio destro.
2. Stile Birmano. Entrambe le gambe si piegano sul pavimento dal ginocchio
ai piedi. Esse sono in parallelo tra di loro e una di fronte all'altra.
3. Mezzo loto. Entrambe le ginocchia toccano il pavimento. La gamba e il
piede sono ben distesi lungo il polpaccio, sopra all'altra gamba.
4. Pieno loto. Entrambe le ginocchia toccano il pavimento e le gambe sono
incrociate al polpaccio. Il piede sinistro poggia sulla coscia destra, e il
piede destro poggia sulla coscia sinistra. Entrambe le piante dei piedi
sonop rivolte verso l'alto.
In queste posture, le mani sono a coppa una sull'altra, e riposano sulle
ginocchia con le palme rivolte verso l'alto. Le mani sono messe appena sotto
l'ombelico con i polsi che premono contro le coscie. Questa posizione delle
braccia offre un valido rinforzo per la parte superiore del corpo. Non
stringete i muscoli del collo. Rilassate le braccia. Il diaframma è
rilassato, esteso al massimo della pienezza. Non lasciate che la tensione si
crei nella zona dello stomaco. Il mento va tenuto in alto. Gli occhi possono
essere aperti o chiusi. Se li tenete aperti, fissateli sulla punta del
vostro naso o a mezza distanza guardando in basso. Non dovete guardare
nulla. Ma state solo mettendo gli occhi in una qualche arbitraria direzione
dove non c'è nulla in particolare da vedere, così che si possa dimenticare
la visione. Non sforzatevi. Non irrigiditevi e non siate inflessibili.
Rilassatevi; lasciate che il corpo sia naturale ed elastico. Fatelo
dondolare come una bambola di pezza, però con la spina dorsale eretta.
Le posizioni del mezzo-loto e del loto completo sono le posture tradizionali
di meditazione in Asia. E il pieno-loto è considerato il migliore. E’ di
gran lunga il più stabile. Una volta che siete bloccati in questa posizione,
potrete essere completamente immobili per un periodo molto lungo. Tuttavia,
dato che esso richiede una notevole flessibilità nelle gambe, non tutti
possono farlo. Inoltre, per voi, il criterio principale con cui sceglierete
una posizione non è quello che dicono gli altri. E' in base alla vostra
comodità. Scegliete una posizione che vi permetta di sedervi il più lungo
possibile senza dolore, senza muovervi. Sperimentate diverse posture. I
tendini si allentano con la pratica. E dopo potrete lavorare gradualmente
verso la postura del pieno-loto.
Usare una sedia
Sedere sul pavimento potrebbe non essere fattibile per voi a causa del
dolore o per qualche altra ragione. Nessun problema. È sempre possibile
utilizzare una sedia. Sceglietene una che abbia una seduta piana, una parte
posteriore dritta e senza braccioli. La cosa migliore è sedersi in modo che
la schiena non si appoggi contro lo schienale della sedia. La parte
anteriore della sedia non deve premere sulla parte inferiore delle cosce.
Mettete le gambe fianco a fianco, con i piedi diritti lungo il pavimento.
Come con le posizioni tradizionali, ponete entrambe le mani sulle ginocchia,
a coppa l’una sull’altra. Non stringete il collo o i muscoli della spalla, e
rilassate le vostre braccia. Gli occhi possono essere aperti o chiusi.
In tutte le posizioni sopradescritte, ricordate i vostri obiettivi. Voi
volete raggiungere uno stato di completa immobilità fisica, ma non
desiderate addormentarvi. Richiamate l'analogia delle acque fangose. Volete
promuovere uno stato totalmente stabilizzato del corpo che vi farà generare
una corrispondente stabilità mentale. Ci deve essere anche uno stato di
allerta fisico che può indurre il tipo di chiarezza mentale che cercate.
Perciò, sperimentate. Lo strumento per poter creare lo stato mentale
desiderato è il vostro corpo. Usatelo con giudizio.
Capitolo 7
Cosa fare con la Vostra Mente
La meditazione che noi insegnamo si chiama Meditazione di Consapevolezza (Insight
Meditation). Come abbiamo già detto, la varietà dei possibili oggetti di
meditazione è quasi illimitata, e gli esseri umani ne hanno usato un numero
enorme nel corso dei secoli. E perfino all'interno della tradizione
Vipassana ci sono delle varianti. Ci sono insegnanti di meditazione che
insegnano ai loro studenti di seguire il respiro osservando l'alzarsi e
l’abbassarsi del ventre. Altri raccomandano di focalizzare l'attenzione sul
contatto del corpo contro il cuscino, o di una mano contro l’altra, o la
sensazione di una gamba contro l'altra. Tuttavia, il metodo che adesso
stiamo spiegando qui, è considerato il più tradizionale ed è probabilmente
il metodo stesso che Gotama Buddha insegnò ai suoi seguaci. Il Satipatthana
Sutta, l’originale discorso del Buddha sulla consapevolezza, dichiara
esplicitamente che si deve cominciare focalizzando l'attenzione sul respiro
e poi andare a prendere nota di tutti gli altri fenomeni mentali e fisici
che si presentano.
Noi ci sediamo, ed osserviamo l'aria che va dentro e fuori dal nostro naso.
A prima vista, questa sembra una procedura estremamente strana e inutile.
Prima di passare alle istruzioni specifiche, esaminiamo il ragionamento che
sta dietro. La prima domanda che potremmo affrontare è: qual è il motivo per
utilizzare totalmente un qualche oggetto di attenzione? Dopo tutto, stiamo
cercando di sviluppare la consapevolezza. Perché solamente non sedersi ed
essere consapevoli di tutto ciò che accade ed è presente nella mente? In
realtà ci sono già meditazioni di questo tipo. Esse sono a volte indicate
come ‘meditazioni non-strutturate’ e sono abbastanza difficili. La mente è
scaltra. Il pensiero è una procedura di per sé complicata. Con questo,
vogliamo dire che siamo avviluppati, intrappolati, e bloccati nella catena
dei pensieri. Un pensiero tira l'altro, il quale porta ad un'altro, e
un'altro, e un altro ancora, e così via. Quindici minuti dopo, noi
improvvisamente ci svegliamo e realizziamo che abbiamo trascorso tutto il
tempo bloccati in un sogno ad occhi aperti, oppure in una fantasia sessuale,
o in un insieme di preoccupazioni riguardo a bollette o quant’altro.
C'è una certa differenza tra l'essere consapevoli di un pensiero e pensare
un pensiero. E questa differenza è molto sottile. E' principalmente una
questione di feeling o struttura. Un pensiero di cui si è semplicemente
consapevoli con la nuda attenzione si sente lieve nella struttura; vi è un
senso di distanza tra quel pensiero e la consapevolezza che lo vede. Esso
sorge leggero come una bolla, e passa via senza necessariamente dare origine
al successivo pensiero di quella catena. Il normale
pensiero conscio ha una struttura molto più pesante. E' ponderoso,
prepotente, e compulsivo. Esso ti risucchia dentro e prende il controllo
della coscienza. Per sua stessa natura è ossessivo, e porta dritto al
pensiero successivo della catena, apparentemente senza alcun spazio tra di
essi.
Il pensiero cosciente crea una corrispondente tensione nel corpo, come la
contrazione muscolare o una accelerazione del battito cardiaco. Ma voi non
sentirete la tensione fino a che non diventa un
reale dolore, perché il normale pensiero conscio è anche avido e goloso. Si
prende tutta la vostra attenzione e non lascia nessuno a notare i suoi
effetti. La differenza tra l'essere consapevoli del
pensiero e pensare il pensiero è davvero reale. Ma è estremamente sottile e
difficile da vedere. La concentrazione è uno degli strumenti necessari per
essere in grado di vedere questa differenza.
La Concentrazione Profonda (Insight) ha il valido effetto di rallentare il
processo del pensiero e di accelerare la consapevolezza che lo vede. Il
risultato è una maggiore capacità di esaminare il processo del pensiero. La
concentrazione è il nostro microscopio per vedere i sottili stati interiori.
Usiamo il ‘focus’ dell'attenzione per ottenere l’unidirezionalità della
mente, con la calma stabilizzata e l'attenzione costantemente applicata.
Senza un punto di riferimento fisso ci si perde, soverchiati dalle onde
incessanti del cambiamento che scorre tutt’intorno all’interno della mente.
Noi usiamo il respiro come strumento della nostra attenzione. Esso serve
come quel vitale punto di riferimento, da cui la mente parte per vagare, ed
è riportata indietro. Così, la distrazione non può essere vista come
distrazione se non vi è un certo ‘focus’ centrale da cui farla distrarre.
Questo è il quadro di riferimento rispetto al quale possiamo vedere gli
incessanti cambiamenti e le interruzioni che si protraggono per tutto il
tempo come parte del normale processo di pensare.
Gli antichi testi Pali paragonano la meditazione al processo di
addomesticamento di un elefante selvaggio. Il procedimento, in quei tempi,
era di legare un animale appena catturato ad un palo tramite un buona e
forte corda. Quando si fa questo, l'elefante non è felice. Urla e calpesta,
e tira la corda per giorni e giorni. Alla fine, essa affonda nel suo cranio
così che non può più togliersela, e lui si calma. A questo punto, è
possibile iniziare a dargli da mangiare e poi trattarlo con un certo grado
di sicurezza. Alla fine si può fare del tutto a meno della corda e del palo,
e addestrare il vostro elefante per i vari compiti. Ora, avrete un elefante
addomesticato che può essere messo a fare lavori utili. In questa analogia
l'elefante selvaggio è la vostra mente selvaggiamente attiva, la corda è la
consapevolezza, e il palo è il nostro oggetto di meditazione – cioè il
respiro. L'elefante addomesticato che emerge da questo processo è ben
addestrato, quindi la mente concentrata può essere utilizzata per il lavoro
estremamente duro di perforare gli strati di illusione che oscurano la
realtà. La meditazione doma la mente.
La domanda successiva che dobbiamo affrontare è la seguente: Perché
scegliere il respiro come oggetto primario di meditazione? Perché non
qualcosa di più interessante? Le risposte non sono poche. Un valido oggetto
di meditazione dovrebbe essere uno che promuove la consapevolezza. Dovrebbe
essere portatile, facilmente reperibile ea buon mercato. Esso dovrebbe anche
essere un qualcosa che non ci coinvolga in quegli stati mentali da cui
stiamo cercando di liberarci, come la rabbia, l'avidità e la delusione. Il
respiro soddisfa tutti questi criteri e anche di più. Il respiro è un
qualcosa comune ad ogni essere umano. Tutti noi lo portiamo con noi ovunque
andiamo. Esso è sempre quì, sempre disponibile, senza che mai smetta dalla
nascita fino alla morte, ed in più non costa niente.
Il respiro è un processo non-concettuale, una cosa che può essere
sperimentata direttamente senza la necessità di dover pensare. Inoltre, è un
processo molto vivo, un aspetto della vita che è in continuo cambiamento. Il
respiro si muove in cicli - inspirazione, espirazione, inalando dentro ed
esalando in fuori. Quindi è un modello in miniatura della vita stessa.
La sensazione di respirare è sottile, ma è ben distinta quando si impara ad
entrare in sintonia con essa. Ci vuole un po’ di sforzo per trovarla. Ma
chiunque può farlo. Avete avuto modo di lavorarci su, ma non troppo
duramente. Per tutte queste ragioni, il respirare diventa un ideale oggetto
di meditazione. La respirazione è normalmente un processo involontario, che
procede secondo il suo proprio ritmo, senza una volontà cosciente. Però, un
singolo atto di volontà può rallentarlo oppure accelerarlo. Può renderlo
lungo e liscio o corto e ansimante. L'equilibrio tra il respiro involontario
e la manipolazione forzata del respiro è molto delicato. E qui ci sono
lezioni da imparare sulla natura della volontà e del desiderio. E poi,
anche, che il punto che c’è sulla punta delle narici può essere visto come
una sorta di finestra tra il mondo interno e quello esterno. Esso è
considerato un punto di connessione e un luogo di trasferimento dell’energia
dove la materia dal mondo esterno entra dentro e diventa parte di ciò che
chiamiamo 'me', e dove una parte di me sgorga e si fonde con il mondo
esterno. Qui ci sono lezioni da imparare sul concetto di sé e come noi lo
formiamo.
Il respiro è un fenomeno comune a tutte le cose viventi. Una vera
comprensione esperienziale del processo vi sposta più vicino agli altri
esseri viventi. Esso mostra la vostra connessione intrinseca
con tutto ciò che è vita. Alla fine, la respirazione è un processo che si
attua nel presente. Con ciò, intendiamo che si verifica sempre nel
qui-ed-ora. Normalmente, noi non viviamo nel presente, mi sembra ovvio.
Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo coinvolti nei ricordi del
passato o saltando avanti nel futuro, pieni di preoccupazioni e progetti. Il
respiro non ha niente a che fare con tutto questo 'fuori-dal-tempo'. Quando
stiamo veramente osservando il respiro, noi veniamo automaticamente inseriti
nel presente. Noi siamo tirati fuori dal pantano delle immagini mentali e
inseriti nella nuda esperienza del qui-e-ora. In questo senso, il respiro è
una vivida componente della realtà. Un'osservazione consapevole di questo
modello in miniatura della stessa vita porta ad intuizioni che sono
ampiamente applicabili al resto della nostra esperienza.
Il primo passo per usare il respiro come oggetto di meditazione è quello di
cercarlo. Ciò che state cercando è la sensazione tattile e fisica dell’aria
che passa dentro e fuori le narici. Questa, di solito si sente appena
intorno e dentro la punta del naso. Ma il punto esatto varia da persona a
persona, a seconda della forma del naso. Per trovare il vostro proprio
punto, fate un respiro profondo e rapido, e notate il punto appena dentro il
naso o sul labbro superiore, dove avete la più distintiva sensazione del
passaggio dell'aria. Ora espirate e notate la sensazione nello stesso punto.
E' da questo punto che potrete seguire l'intero passaggio del respiro. Una
volta individuato con precisa chiarezza il proprio punto del respiro, non
discostatevi da quel punto. Utilizzate questo unico punto al fine di
mantenere fissa l'attenzione. Se non avete selezionato tale punto, troverete
che la vostra attenzione si muove dentro e fuori il naso, andando su e giù
per la trachea, sempre inseguendo il respiro che non potrà mai essere
raggiunto, perché continua a cambiare, a muoversi e a scorrere.
Se mai voi avete segato del legno conoscerete già il trucco. Poiché un
carpentiere non sta mai lì a guardare la lama che va su e giù. Avrebbe le
vertigini. Egli mette l'attenzione sul punto fisso in cui i denti della lama
scavano nel legno. E' l'unico modo per segare in linea retta. Così, essendo
voi un meditante, dovete concentrare la vostra attenzione su quel singolo
punto di sensazione all'interno del naso. Da questo punto vantaggioso, voi
guardate l'intero movimento del respiro con chiara e raccolta attenzione.
Non tentate di controllare il respiro. Questo non è un esercizio di
respirazione del genere che si fa nello Yoga. Focalizzatevi sul movimento
naturale e spontaneo del respiro. Non cercate di regolarlo o enfatizzarlo in
alcun modo. Molti principianti hanno dei problemi al riguardo. Al fine di
aiutarsi a concentrarsi sulla sensazione, inconsciamente accentuano la loro
respirazione. Il risultato è un forzato e innaturale lavoro che di fatto
inibisce la concentrazione, anzichè aiutarla. Non aumentate la profondità
del vostro respiro nè il suo suono. Quest'ultimo punto è importante
particolarmente nella meditazione di gruppo. Il respiro rumoroso può essere
un reale fastidio per coloro che vi stanno intorno. Lasciate che il respiro
si muova con naturalezza, come se voi foste in uno stato di dolce sonno.
Lasciatevi andare e fate che il processo vada avanti al suo proprio ritmo.
Ciò sembra facile, ma è più complicato di quanto si pensi. Non scoraggiatevi
se trovate che la cosa si dimostra difficile. Usatela come un'opportunità
per osservare la natura di conscia intenzionalità. Guardate la delicata
interrelazione tra il respiro, l'impulso a controllare il respiro e
l'impulso a voler cessare il controllo del respiro. Per un po’ lo si può
trovare frustrante, ma è molto redditizia come esperienza di apprendimento,
ed è una fase passeggera. Alla fine, il processo del respiro si muove sotto
il suo stesso fluire. E non sentirete più alcun impulso a manipolarlo. A
questo punto, avrete imparato un’importante lezione sul vostro stesso
compulsivo bisogno di controllare l'universo.
Il processo del respiro, che a prima vista sembra così banale e poco
interessante, in realtà è una procedura estremamente complessa e
affascinante. E' piena di delicate variazioni, se si guardare. Vi è
inspirazione ed espirazione, il respiro lungo e il respiro corto, il respiro
più profondo, il respiro poco profondo, il respiro regolare e il respiro
irregolare. Queste categorie si combinano tra loro in modi sottili e
intricati. Osservate da vicino il respiro. Studiatelo davvero. Vi troverete
variazioni enormi e un ciclo continuo di sequenze che si ripetono. E' come
una sinfonia. Non osservate solo il contorno nudo del respiro. Qui c'è molto
più da vedere che non una semplice inspirazione ed una espirazione. Ogni
respiro ha un inizio, una metà ed una fine. Ogni inspirazione passa
attraverso un processo di nascita, crescita e morte, ed ogni espirazione fa
lo stesso. La profondità e la velocità del vostro respiro cambia in base al
vostro stato emozionale, al pensiero che fluisce attraverso la vostra mente
ed al suono che voi sentite. Studiate questi fenomeni. Li troverete
affascinanti.
Questo non significa, tuttavia, che voi dovreste stare lì seduti con un
qualche tipo di conversazione nella vostra testa: "C’è un respiro breve e
irregolare, e ce n’è uno profondo e lungo. Mi domando, come sarà il
prossimo?" No, questa non è Vipassana. Questo è pensare. Troverete che
questo tipo di cose accadrà, specialmente all'inizio. Ed anche questa è una
fase passeggera. Semplicemente,
notate il fenomeno e riportate la vostra attenzione verso l'osservazione
della sensazione stessa del respiro. Distrazioni mentali accadranno ancora.
Tuttavia, voi riportate l’attenzione al vostro respiro ancora, ancora, e
ancora, per tutto il tempo necessario fino a quando non succede più.
La prima volta che iniziate questa procedura, aspettatevi di affrontare
alcune difficoltà. La vostra mente vagherà costantemente, guizzando di qua e
di là come un calabrone ubriaco e scattando fuori selvaggiamente per la
tangente. Cercate però di non preoccuparvi. Il fenomeno della mente-scimmia
è ben noto. E' qualcosa con cui ogni meditante avanzato ha avuto a che fare.
Tutti loro ne sono usciti fuori, in un modo o nell'altro, e così potrete
fare voi. Quando accade, notate solo di aver fatto un preoccupante pensiero,
una specie di sogno ad occhi aperti, o altro. Delicatamente, ma con
fermezza, senza turbarvi o giudicandovi per volervene allontanare, cercate
solo di tornare alla semplice sensazione fisica del respiro. Poi, fatelo di
nuovo la prossima volta, ancora, ancora e ancora.
Prima o dopo, in questo procedimento, vi troverete faccia a faccia con la
improvvisa e scioccante realizzazione di essere completamente pazzi. La
vostra mente è un urlante, balbettante manicomio
su ruote che sbarella alla rinfusa giù per la collina, completamente fuori
controllo e senza alcuna speranza. Nessun problema. Non siete più pazzo di
quanto non lo foste ieri. E' sempre stato così, e non ve ne eravate mai
accorti. Non siete neanche più pazzi di tutti gli altri che vi stanno
intorno. L'unica vera differenza è che voi avete affrontato la situazione, e
gli altri no. Così essi si sentono ancora relativamente confortati. Ciò non
significa che loro stiano meglio. L'ignoranza può essere scambiata per
felicità, ma non conduce alla liberazione. Quindi, non lasciate che questa
nuova realizzazione vi turbi. In realtà, essa è una pietra miliare, un segno
di reale progresso. Il fatto stesso che avete guardato il problema dritto
negli occhi vuol dire che voi siete sulla buona strada per liberarvene.
Nell'osservare in silenzio il respiro, ci sono due condizioni da evitare:
pensare e sprofondare. La mente pensante si manifesta più chiaramente come
quel fenomeno della mente-scimmia di cui abbiamo appena discusso. La mente
sprofondante è quasi il contrario. Come termine generale, la mente
sprofondante denota un certo oscuramento della consapevolezza. Nel caso
migliore, essa è una sorta di vuoto mentale in cui non c'è nessun pensiero,
nessuna osservazione del respiro, nessuna consapevolezza di nulla. E’
un’assenza, una informe zona grigia mentale, un po’ come un sonno senza
sogni. La mente sprofondante è un vuoto. Cercate di evitare che accada.
La Meditazione Vipassana è una funzione attiva. La concentrazione è una
forma di attenzione forte ed energica a un singolo elemento. La
consapevolezza è un chiaro e luminoso stato di allerta. Samadhi e Sati -
queste sono le due facoltà che vogliamo coltivare. E la mente sprofondata
non contiene né l’una né l’altra. Nel caso peggiore, essa vi farà dormire.
Ma anche nel caso migliore, vi farà semplicemente sprecare il vostro tempo.
Quando si scopre di esser caduti in uno stato di mente sprofondante, notate
soltanto il fatto e cercate di riportare la vostra attenzione alla
sensazione del respiro. Osservate la sensazione del contatto
dell'inspirazione e poi quella dell’espirazione. Inspirate, espirate e
osservate che cosa
succede. Quando avrete fatto questo per qualche tempo - forse settimane o
mesi - inizierete a percepire il contatto come un oggetto fisico.
Semplicemente, continuate il processo - inspirate ed espirate. Guardate cosa
succede. Man mano che approfondirete la concentrazione, avrete sempre meno
problemi con la mente-scimmia. La respirazione rallenterà e voi la
osserverete sempre più chiaramente, con sempre meno interruzioni.
Comincerete a sperimentare uno stato di grande tranquillità in cui potrete
godere di una completa libertà da quelle cose che noi chiamiamo ‘gli
irritanti psichici’. Più nessuna avidità, lussuria, invidia, gelosia e odio.
L'agitazione se ne va. E la paura fugge. Questi sono stati mentali belli,
chiari e felici. Essi però sono temporanei, e andranno
a finire quando termina la meditazione. Tuttavia, anche queste brevi
esperienze cambieranno la vostra vita. Questa non è la Liberazione, ma
queste esperienze sono pietre miliari sulla strada che porta in quella
direzione. Però, non aspettatevi una felicità istantanea. Anche queste
pietre miliari richiedono tempo, fatica e pazienza.
L'esperienza della meditazione non è una competizione. C'è un obiettivo
preciso. Ma non c'è alcun calendario. Quello che state facendo è scavare una
strada sempre più in profondità attraverso gli strati dell’illusione, verso
la realizzazione della suprema verità dell'esistenza. Il processo stesso è
affascinante e appagante. Può essere goduto per il nostro stesso benessere.
Non c’è sicuramente alcuna necessità di voler affrettarsi.
Alla fine di una sessione di meditazione ben fatta, voi sentirete una
piacevole freschezza della mente. E’ una energia pacifica, vivace e gioiosa
che potrete quindi applicare ai problemi della
vita quotidiana. Questa di per sé è già una ricompensa sufficiente.
Comunque, lo scopo della meditazione non è solo di affrontare i problemi, e
la capacità di risolvere i problemi è una sorta di effetto collaterale e
dovrebbe essere considerato come tale. Quindi, se voi avete messo troppa
enfasi sull’aspetto del risolvere i problemi, troverete che la vostra
attenzione rivolgendosi a quei problemi durante la sessione, depisterà la
concentrazione. Non pensate ai vostri problemi durante la pratica. Metteteli
da parte molto delicatamente.
Prendetevi una pausa da tutto ciò che è preoccupante e richiede una
pianificazione. Lasciate che la vostra meditazione sia una completa vacanza.
Fidatevi di voi stessi, fidatevi della vostra stessa capacità di affrontare
questi problemi in seguito, utilizzando l’energia e la freschezza di mente
che avete costruito durante la meditazione. Affidatevi a voi stessi in
questo modo e sicuramente ciò si verificherà.
Non fissate obiettivi che siano troppo alti da raggiungere. Siate gentili
con voi stessi. Voi state tentando di seguire il vostro respiro in modo
continuo e senza interruzioni. Questo sembra facile
abbastanza, così voi avrete la tendenza, in via preliminare, di volervi
ostinare ad essere scrupolosi ed esigenti. Ma questo non è realistico.
Prendetevi il tempo in piccole dosi, invece. All'inizio di una
inspirazione, siate vogliosi solo di seguire il respiro per il periodo di
quell’unica inspirazione. Anche questo non è così facile, ma almeno
provateci. Poi, all'inizio della espirazione, siate determinati a seguire il
respiro solo per quest’unica espirazione, solo così per tutto il tempo.
Certo, vi capiterà ancora di fallire ripetutamente, ma attenetevi a questo.
Ogni volta che si inciampa, ricominciate da capo. Fate un respiro alla
volta. Questo è il livello del gioco in cui voi effettivamente vincerete.
Fissatevi ad esso – con fresca risoluzione in ogni ciclo di respiro, per un
po’ di tempo. Osservate ogni respiro con cura e precisione, un respiro dopo
l’altro, con fresca determinazione accatastateli uno sopra l'altro. In
questo modo, la consapevolezza continua ed ininterrotta alla fine risulterà
determinante.
La consapevolezza del respiro è una consapevolezza in tempo presente. Quando
lo state facendo correttamente, siete a conoscenza soltanto di ciò che sta
avvenendo nel presente. Non guardate indietro e non guardate avanti.
Dimenticatevi dell’ultimo respiro, e non anticipate il successivo. Quando
l'inspirazione sta appena iniziando, non guardate in avanti alla fine di
quella inspirazione.
Non saltate avanti all'espirazione, che sta per seguire. Restate lì con ciò
che è effettivamente in atto. L'inspirazione sta cominciando, e questo è ciò
a cui dovete prestare attenzione, a questo ed a nient'altro.
Questa meditazione è un processo di riqualificazione della mente. Lo stato a
cui state puntando è quello in cui siete totalmente consapevoli di tutto ciò
che sta accadendo nel vostro stesso universo percettivo, esattamente come
accade, proprio quando sta accadendo; consapevolezza ininterrotta e totale
nel tempo presente. Questo è un obiettivo incredibilmente elevato, che non
può essere raggiunto tutto in una volta. Richiede una pratica, perciò
prendiamoci del tempo. Partiamo con il diventare completamente consapevoli
di una piccola unità di tempo, solo una singola inspirazione. E, quando
questo vi riuscirà, sarete sulla buona strada verso un’intera e nuova
esperienza di vita.
Capitolo 8
Strutturare la vostra meditazione
Tutto ciò che è stato detto fino a questo punto era teoria. Adesso,
tuffiamoci nella pratica reale. Proprio come dovremmo fare per questa cosa
chiamata meditazione. Prima di tutto, è necessario stabilire un programma di
pratica formale, un periodo specifico di quando vorrete fare la seduta di
meditazione Vipassana e nient'altro. Quando eravate bambini, non sapevate
come camminare. E qualcuno si prese la briga di insegnarvi questa capacità.
Vi trascinati per le braccia. Vi hanno dato un sacco di incoraggiamenti. Vi
hanno fatto mettere un piede davanti all’altro, fino a quando non potevate
farlo da soli. Questi periodi di istruzione hanno costituito una pratica
formale nell'arte del camminare.
Nella meditazione, seguiamo la stessa procedura di base. Noi programmiamo un
certo periodo di tempo, specificamente dedicato allo sviluppo di questa
abilità mentale chiamata consapevolezza. Dedichiamo questi periodi
esclusivamente a tale attività, e strutturiamo il nostro ambiente così da
avere il minimo di distrazione. Questa non è la abilità più semplice del
mondo da dover imparare. Noi abbiamo passato tutta la nostra vita a
sviluppare abitudini mentali che in realtà sono proprio in contrasto con
l'ideale della ininterrotta consapevolezza. Districarci da quelle abitudini
richiede un bel po’ di strategia. Come abbiamo detto in precedenza, le
nostre menti sono come contenitori di acqua fangosa. Lo scopo della
meditazione è di schiarire questo fango in modo da poter vedere cosa sta
succedendo là dentro. Il miglior modo per farlo è semplicemente lasciarlo
depositare. Dategli tempo ed esso si stabilizzerà. Alla fine, l’acqua sarà
pulita. Nella meditazione, noi proprio ci prendiamo un tempo specifico per
questo processo di schiarimento. Visto dall'esterno, sembra del tutto
inutile. Noi ci sediamo lì, apparentemente produttivi come un gargoyle di
pietra. Dentro noi, tuttavia, sta accadendo qualcosa. La confusione mentale
si dirada, e noi ci ritroviamo con una chiarezza di mente che ci preparerà a
far fronte ai successivi eventi della nostra vita.
Ciò non significa che dobbiamo fare qualcosa per forzare questa
stabilizzazione. E’ un processo naturale che avviene da solo. L'atto stesso
del sedersi immobili essendo consapevoli provoca questo assestamento. In
realtà, qualsiasi sforzo da parte nostra per forzare questo assestamento è
controproducente. Ciò sarebbe un reprimersi, e non potrebbe funzionare. Se
cercate di forzare le cose nella mente, semplicemente aggiungerete energia
ad esse. Temporaneamente potreste riuscirvi, ma nel lungo periodo le avrete
solo rese più forti. Esse si nascondono nell'inconscio, fino a che non le
guardate, dopodiché salteranno fuori e vi lasceranno impotenti a
respingerle.
Il modo migliore per schiarire il fluido mentale è proprio quello di
lasciare semplicemente che tutto si risolva da solo. Non aggiungete altra
energia alla situazione. Solo, guardate consapevolmente il vortice di fango,
senza alcun coinvolgimento nel processo. Poi, quando alla fine esso si
deposita, resterà immobile. Noi nella meditazione esercitiamo energia, ma
non forza. Il nostro sforzo dovrà essere solo gentile e paziente
consapevolezza.
Il periodo di meditazione è come una sezione trasversale di tutta la vostra
giornata. Tutto ciò che vi succede è riposto nella mente in una qualche
forma, mentale o emozionale. Durante la normale
attività, voi siete così presi dalla pressione degli eventi che le questioni
fondamentali con cui avete a che fare raramente sono pienamente gestite.
Esse rimangono sepolte nell'inconscio, dove poi ribolliscono, schiumeggiano
e imputridiscono. Poi, vi chiedete da dove provengono tutte queste tensioni.
Tutto questo materiale, in un modo o nell'altro, viene fuori durante la
meditazione. Voi
avete la possibilità di guardarlo, lo vedete per quello che è, e lo lasciate
andare. Abbiamo istituito un periodo di meditazione formale al fine di
creare un ambiente favorevole per questo rilascio. Dobbiamo ripristinare la
nostra consapevolezza a intervalli regolari. Ci ritiriamo da quegli eventi
che continuamente stimolano la mente. Indietreggiamo da tutta l'attività che
pungola le emozioni. Andiamo fuori in un posto tranquillo e ci sediamo
immobili, e tutto viene fuori ribollendo. Poi tutto se ne va via. L'effetto
conclusivo è come ricaricare una batteria. La meditazione ricarica la vostra
consapevolezza.
Dove Sedere
Trovate un posto tranquillo, un luogo appartato, un luogo dove possibilmente
sarete da soli. Non deve essere un qualche luogo ideale nel mezzo di una
foresta. Che è una cosa quasi impossibile per la maggior parte di noi, ma
dovrebbe essere un luogo dove sentirsi a proprio agio, e dove non sarete
disturbati. Dovrebbe anche essere un luogo dove non ci si sente messi in
mostra. Dovreste avere tutta la vostra attenzione libera per la meditazione,
così non preoccupatevi su come potete apparire agli altri. Cercate di
scegliere un posto che sia il più silenzioso possibile. Non deve essere per
forza una stanza insonorizzata, ma siccome ci sono certi rumori che sono
altamente distraenti, questi dovrebbero essere evitati. I peggiori sono la
musica ritmata e il parlare. La mente tende ad essere risucchiata da questi
suoni in una maniera incontrollabile, e si porta via la concentrazione.
Ci sono alcuni aiuti tradizionali che possono essere utilizzati per creare
l'atmosfera adeguata. Una stanza buia con una candela è bello. L'incenso è
bello. Una campanella per iniziare e terminare le sessioni è piacevole. Si
tratta di accessori, però. Essi forniscono un modo di incoraggiamento per
alcune persone, ma non sono affatto essenziali alla pratica.
Probabilmente troverete utile sedersi ogni volta nello stesso posto. Un
posto speciale riservato alla meditazione e non ad altre cose è un aiuto per
molte persone. In breve, giungerete ad associare quel punto con la
tranquillità di una profonda concentrazione, e quell'associazione vi aiuterà
più rapidamente a raggiungere gli stati profondi. La cosa principale è di
sedersi in un posto che si può sentire come favorevole alla propria pratica.
Ciò richiede un po’ di sperimentazione. Provate diversi punti finché non ne
trovate uno in cui vi trovate bene. Avete solo bisogno di trovare un posto
in cui non vi sentite in imbarazzo, e dove potrete meditare senza indebite
distrazioni.
Molte persone trovano utile e di supporto sedere insieme ad altri in un
gruppo di meditazione. La disciplina della pratica regolare è essenziale, e
molte persone trovano più facile sedersi se sono sostenute regolarmente da
un impegno in una pianificazione di seduta di gruppo. Voi avete dato la
vostra parola, e sapete che dovete rispettarla. Così la famosa sindrome da
'sono troppo occupato' viene abilmente aggirata. Dovreste essere in grado di
trovare un gruppo di meditanti che pratica nella vostra zona. Non importa se
praticano una diversa forma di meditazione, purché sia una delle forme di
meditazione silenziosa. D'altra parte, sarebbe anche opportuno cercare di
essere autosufficienti nella vostra pratica. Non fate solo affidamento sulla
presenza di un gruppo come unica motivazione per sedersi. Fatto in modo
corretto, sedersi è un piacere. Utilizzate il gruppo come un aiuto, non come
una stampella.
Quando Sedere
La regola più importante è questa: Quando si arriva alla seduta, si applica
la descrizione della Via di Mezzo del Buddismo. Non sopravalutatela né
sottovalutatela. Questo non significa che dovete sedervi solo ogni volta che
vi prende il capriccio. Significa che dovete impostare una pianificazione
della pratica e continuarla con una dolce e paziente tenacia. Impostare un
programma di pratica agisce come un incoraggiamento. Se, però, scoprite che
il vostro programma ha cessato di essere un incoraggiamento e diventa un
peso, allora c'è qualcosa che non va. La meditazione non è un dovere, né un
obbligo.
La meditazione è attività psicologica. Avrete a che fare con il materiale
grezzo delle sensazioni e delle emozioni. Di conseguenza, si tratta di
un'attività che è molto sensibile all'atteggiamento con
che ci si avvicina ad ogni sessione. Ciò che vi aspettate è ciò che molto
probabilmente otterrete. La vostra pratica potrà quindi andar meglio quando
voi non vedrete l’ora di sedervi. Se vi sedete
giù col pensiero che sia una fatica, questo è probabilmente ciò che accadrà.
Quindi impostate un modello quotidiano con cui poter convivere. Rendetelo
ragionevole. Rendetelo adatto con il resto della vostra vita. E se iniziate
a sentire di stare come su un tapis roulant che corre direttamente verso la
liberazione, allora cambiate qualcosa.
Il mattino è un grande momento per meditare. Farlo come prima cosa della
giornata è assai utile. La vostra mente è fresca, prima che veniate sepolti
dalle responsabilità. La meditazione di prima mattina è un ottimo modo per
iniziare la giornata. Vi ottimizza e vi renderà pronti ad affrontare le cose
in un modo efficace. Sarete agili e leggeri per tutto il resto della
giornata. Però, accertatevi di essere completamente svegli. Non farete molti
progressi se vi sedete giù con ancora il rischio di addormentarvi,
addirittura continuando il vostro sonno. Lavatevi la faccia, o fate una
doccia prima di iniziare. Dovreste fare un po’ di esercizi fisici prima,
così che la circolazione sanguigna scorra. Fate quello che dovete fare in
modo di svegliarvi completamente, poi sedetevi per meditare. Però, non
fatevi prendere dal pensiero delle attività della giornata. È anche facile
dimenticarsi di sedere. Fare la meditazione è la prima cosa importante da
fare al mattino.
La serata è un altro buon momento per la pratica. La vostra mente è piena di
tutti i rifiuti mentali che avete accumulato durante il giorno, ed è bene
sbarazzarsi del fardello prima di andare a letto. La vostra meditazione
pulirà e ringiovanirà la mente. Ristabilite la consapevolezza e il vostro
sonno sarà vero sonno. Quando voi cominciate a meditare, una volta al giorno
è sufficiente. Se poi avete voglia di meditare di più, va bene, ma senza
esagerare. C'è un fenomeno di burn-out che vediamo spesso nei nuovi
meditanti. Essi vanno in un intensivo e si tuffano dritti nella pratica
quindici ore al giorno per un paio di settimane, e poi il mondo reale, li
risucchia. Essi decidono che questa attività di meditazione richiede proprio
troppo tempo. Sono obbligatori troppi sacrifici. E non hanno tempo per tutto
questo. Perciò, non cadete in questa trappola. Non scottatevi nella prima
settimana. Ma prendete la cosa con calma. Fate uno sforzo coerente ma
costante. Datevi il tempo per integrare la pratica della meditazione nella
vostra vita, e lasciate che la vostra pratica cresca gradualmente e
dolcemente.
Allorché il vostro interesse nella meditazione cresce, vi ritroverete a fare
più spazio nella vostra pianificazione per la pratica. Si tratta di un
fenomeno spontaneo, e succede più o meno da sola - nessuna forza è
necessaria. I meditanti stagionati fanno tre o quattro ore di pratica al
giorno. Essi vivono una vita normale nel mondo del quotidiano, eppure
comprimono tutto dentro E la cosa gli piace. Avviene naturalmente.
Per Quanto Tempo Sedere
Qui si applica la stessa regola: Sedere più a lungo possibile, ma non
esagerare. La maggior parte dei principianti comincia con venti o trenta
minuti. Inizialmente, è difficile sedersi più lungo di così con profitto. La
postura è poco familiare agli occidentali, e ci vuole un po’ di tempo per
regolare il corpo. Le abilità mentali sono altrettanto sconosciute, e anche
la regolazione richiede tempo.
Man mano che vi abituate alla procedura, poco a poco è possibile estendere
la vostra meditazione. Si consiglia che dopo un anno o poco più di pratica
costante si dovrebbe rimanere seduti comodi per almeno un'ora alla volta.
Ecco però un punto importante: la meditazione Vipassana non è una forma di
ascetismo. L’auto-mortificazione non è l'obiettivo. Stiamo cercando di
coltivare la consapevolezza, non il dolore. Per alcuni il dolore è
inevitabile, soprattutto nelle gambe. Scopriremo accuratamente il dolore, e
come gestirlo, nel Capitolo 10. Ci sono particolari tecniche e attitudini
che dovrete imparare per trattare con il disagio. Il punto è che questa non
è una triste gara di resistenza. Non avete proprio bisogno di dimostrare
niente a nessuno. Quindi non forzatevi a sedervi con dolori lancinanti solo
per poter dire che siete stati seduti per un'ora. Questo è un esercizio
inutile e vano per l’ego. All'inizio, non dovete esagerare. Cercate di
conoscere i vostri limiti, e non condannate voi stessi per non essere in
grado di restare sempre seduti e immobili come una roccia.
Allorchè la meditazione diventerà sempre più parte della vostra vita,
potrete estendere le sessioni fino a più di un'ora. Come regola generale,
determinate solo ciò che è di una lunghezza di tempo comodo per voi a questo
punto della vostra vita. Poi, cercate di sedere cinque minuti più di quanto
avete fatto in precedenza. Non c'è una regola ferrea di durata per ogni
seduta. Anche se voi avete stabilito un tempo minimo, possono esserci giorni
in cui per voi è fisicamente impossibile sedere a lungo. Il che non
significa che quel giorno dovete annullare del tutto l'idea. Una regolare
seduta giornaliera è fondamentale. Anche dieci minuti di meditazione possono
essere molto utili.
Per inciso, prima di meditare potete decidere sulla lunghezza della
sessione. Non fatelo mentre già state meditando. Così è troppo facile cedere
all’irrequietezza, e l'irrequietezza è una delle principali voci che
dobbiamo imparare a osservare consapevolmente. Quindi, scegliete un
realistico periodo di tempo, e poi attenetevi ad esso.
È possibile utilizzare un orologio per misurare le vostre sessioni, ma
cercate di non sbirciare ogni due minuti per vedere come state andando.
Perdereste totalmente la vostra concentrazione, e vi agiterete soltanto. Vi
ritroverete nella speranza di alzarvi prima che la sessione sia finita.
Questa non è meditazione – questo è solo guardare l'orologio. Non guardate
l'orologio finché non pensate che il periodo di meditazione sia trascorso.
In realtà, non avete affatto bisogno di consultare il tempo, almeno non ogni
volta che meditate. Come regola generale, si dovrebbe stare seduti per tutto
il tempo che ci va di stare seduti. Non vi è alcuna magia nella lunghezza
del tempo. Tuttavia, è meglio impostare da soli una lunghezza minima di
tempo. Se voi non avete predeterminato un tempo minimo, vi ritroverete a
fare sessioni molto brevi. Scatterete ogni volta che vi succede di percepire
qualcosa di spiacevole o ogni volta che vi sentite inquieti. E questo non va
bene. Queste esperienze sono tra quelle più redditizie che un meditante
possa affrontare, ma solo se vi sedete
senza farvi contrastare da esse. Dovete imparare ad osservare con calma e
chiarezza. Guardatele consapevolmente. Quando lo avrete fatto abbastanza
volte, esse perderanno la loro presa su voi. Vedetele per quello che sono:
solo impulsi che sorgono e cessano, solo parte dello spettacolo che passa e
va. La vostra vita di conseguenza si appiana in maniera splendida.
'Disciplina' è una parola difficile per la maggior parte di noi. Essa evoca
immagini di qualcuno con un bastone in piedi su di voi, che vi dice che
avete sbagliato. Ma invece l'auto-disciplina è diversa. E’ l'abilità di
vedere attraverso il vano gridare dei vostri impulsi e penetrare il loro
segreto. Essi non hanno alcun potere su di voi. E' tutto un vuoto
spettacolo, un inganno. I vostri stimoli urlano e vi sollecitano, essi vi
circuiscono, vi blandiscono, vi minacciano; ma in realtà non hanno affatto
alcun bastone. Sono solo vostre abitudini. Voi cedete loro perché non avete
realmente la voglia di guardare oltre la minaccia. E' tutta vacuità. Però,
c'è solo un modo per imparare questa lezione. Le parole di questa pagina non
potranno farlo. Ma guardate dentro di voi e osservate ciò che sta arrivando
- irrequietezza, ansia, impazienza, dolore - basta vederli arrivare e non
farsi coinvolgere.
Con vostra grande sorpresa, semplicemente se ne andranno via. Tutto sorge,
tutto passa via. Più semplice di così. C'è un'altra parola per
'autodisciplina'. Essa è 'pazienza'.
Capitolo 9
Applicare gli Esercizi
Nei paesi del Buddismo Theravada è tradizione iniziare ogni sessione di
meditazione con la recita di un certo numero di formule (mantra). Qui in
America, è molto probabile che si guardi a queste invocazioni liquidandole
come innocui rituali e nulla più. Questi cosiddetti rituali, tuttavia, sono
stati ideati e raffinati da un insieme di uomini e donne pragmatici e
devoti, ed hanno uno scopo totalmente pratico. Essi sono quindi degni di
profonda ispezione.
Il Buddha, ai suoi tempi, era considerato contrario. Egli era nato in una
società fortemente sovra-ritualizzata, e le sue idee apparvero completamente
iconoclastiche alla istituzionalizzata gerarchia della sua epoca. In
numerose occasioni, Il Buddha sconfessò l'uso di rituali che fossero fini a
se stessi, ed egli fu assai irremovibile su questo. Questo non significa che
il rito non abbia alcun uso. Significa che il rituale da solo, eseguito
rigorosamente solo per proprio vantaggio personale, non vi farà uscire dalla
trappola. Se credete che la recitazione di parole vi salverà, allora voi
aumenterete solo la dipendenza da parole e concetti. In questo modo, vi
allontanerete proprio dalla percezione della vera realtà senza parole,
piuttosto che andare verso di essa. Perciò, le formule che seguono
devono essere praticate con una chiara comprensione di cosa sono e del
perché esse funzionano. Non sono incantesimi magici. Sono dispositivi
psicologici purificatori che richiedono partecipazione mentale attiva per
poter essere efficaci. Borbottare parole senza vera intenzione è vano ed
inutile. La meditazione Vipassana è una delicata attività psicologica, e la
stabilità mentale del praticante
è fondamentale per il suo successo. La tecnica funziona meglio in un clima
di calma e benevola fiducia. E queste recitazioni sono state progettate per
favorire quelle attitudini. Utilizzate in modo corretto,esse possono agire
come un’utile strumento (abile mezzo) sulla strada della Liberazione.
La Triplice Guida
La meditazione è un lavoro duro. E' un'attività intrinsecamente solitaria.
Una persona, facendo la meditazione, combatte contro forze enormemente
potenti, che fanno parte della struttura stessa della mente. Quando
realmente voi penetrate in essa, vi troverete alla fine a confrontarvi con
una scioccante realizzazione. Un giorno vi guarderete dentro e capirete la
completa e totale grandezza di ciò a cui state realmente di fronte. Ciò che
state sforzandovi di penetrare si presenta come un solido muro così
strettamente denso che nemmeno un singolo raggio di luce può attraversarlo.
Voi vi ritrovate seduti lì, a fissare questo edificio e dite a voi stessi:
"Cosa? Io dovrei penetrare laggiù in fondo e andare oltre questo? Ma è
impossibile! Questo è tutto quello che c'è. Questo è il mondo intero. Questo
è tutto ciò che conta, ed è quello che uso per definire me stesso e per
capire tutto ciò che c’è intorno a me, e se lo tolgo via il mondo intero
svanirà ed io morirò. Non posso proprio penetrare ed attraversare questo. Io
semplicemente non posso".
E' una sensazione davvero terribile e spaventosa, un sentimento molto
isolante. Voi vi troverete a pensare: "Ecco. Sono qui, tutto solo, che cerco
di sputare fuori qualcosa di così enorme che è ben oltre ogni concezione".
Tuttavia, per contrastare questo sentimento, è utile sapere che non siete
soli. Altri sono passati di qua in questo modo, prima di voi. Anche loro
hanno avuto di fronte la stessa barriera, e hanno spinto la loro strada fino
alla luce. Essi hanno posto le regole con cui il lavoro può essere fatto, ed
essi si sono uniti in una confraternita di mutuo incoraggiamento e sostegno.
Il Buddha ha trovato la sua strada attraversando questo stesso muro, e dopo
di lui molti altri sono venuti. Egli ha lasciato istruzioni chiare nella
forma del Dhamma che continua a guidarci lungo lo stesso percorso. Egli
fondò il Sangha, la confraternita di monaci per poter conservare quel
sentiero e per mantenere su di esso tutti noi. Non siete mai soli, e la
situazione non è disperata.
La meditazione richiede energia. Ci vuole tanto coraggio per affrontare
alcuni fenomeni mentali abbastanza difficili e per avere la determinazione
di sedersi attraverso vari stati mentali spiacevoli.
La pigrizia proprio non servirà. Al fine di pompare la vostra energia per un
buon lavoro, ripetete le seguenti dichiarazioni a voi stessi. Sentite
l'intenzione che mettete in esse. Vedete di comprendere il significato di
ciò che dite.
"Sono in procinto di percorrere il sentiero che è stato percorso dal Buddha
e dai suoi grandi e santi discepoli. Una persona indolente non può seguire
questa strada. Possa la mia energia prevalere. Possa io avere successo".
Amorevole Gentilezza Universale
La meditazione Vipassana è un esercizio di consapevolezza: Consapevolezza
senza ego. E’ una procedura in cui l'ego sarà sradicato dal penetrante
sguardo della consapevolezza. Il praticante inizia questo processo con l'ego
al completo comando di mente e corpo. Dopodiché, nonappena la consapevolezza
osserva la funzione dell'Io, essa penetra fino alle radici dell’automatismo
dell’ego e pian piano l'ego si estingue pezzo dopo pezzo. Tuttavia, c'è una
vera e propria battaglia in tutto questo. Mindfulness è consapevolezza senza
ego. Se cominciamo con il pieno controllo da parte dell'ego, come possiamo
all'inizio avere consapevolezza sufficiente per cominciare questo lavoro?
C'è sempre qualche tipo di consapevolezza presente in qualsiasi momento. Il
vero problema è di raccoglierne abbastanza per farla essere efficace. Per
fare questo, possiamo usare una intelligente tattica. Dobbiamo essere in
grado di indebolire quegli aspetti dell'ego che fanno più danni, così che la
consapevolezza possa avere meno resistenze da superare.
L'avidità e l'odio sono le principali manifestazioni del processo dell’ego.
Nella misura in cui nella mente sono presenti ‘afferrare e rifiutare’, la
consapevolezza avrà un tempo assai approssimativo.
I risultati di ciò sono facili da vedere. Se vi sedete a meditare mentre
siete preda di qualche forte attaccamento ossessivo, vi accorgerete che
questo non vi porterà da nessuna parte. Se siete tutti
mentalmente appesi al vostro ultimo piano per fare più soldi, probabilmente
passerete la maggior parte del periodo di meditazione non facendo altro che
a pensarci su. Se siete infuriati per alcuni insulti avuti di recente,
questi occuperanno la vostra mente altrettanto pienamente. C'è solo così
poco tempo nella giornata, e i minuti della vostra meditazione sono
preziosi. Perciò, è meglio non sprecarli. La tradizione Theravada ha
sviluppato un utile strumento che vi permetterà di rimuovere queste barriere
dalla vostra mente, almeno temporaneamente, così che possiate andare avanti
con il lavoro di rimuovere le loro radici in modo permanente.
Potete utilizzare una singola idea per cancellarne un’altra. Si può
bilanciare un'emozione negativa instillandone una positiva. La generosità è
l'opposto dell’avidità. La benevolenza è l'opposto dell’ odio. Ora
comprendete chiaramente: questo non è un tentativo di liberare se stessi per
mezzo di autoipnosi. Voi non potete condizionare l’Illuminazione. Il Nibbana
è uno stato incondizionato. Una persona liberata sarà davvero generosa e
benevola, ma non perché è stata condizionata ad essere
così. Egli o Ella sarà così, puramente come manifestazione della sua natura
di base, che non è più inibita dall’ego. Quindi, questo non è un
condizionamento. Piuttosto è una medicina psicologica. Se assumerete questo
farmaco secondo le indicazioni, esso porterà un bel sollievo temporaneo dai
sintomi della malattia di cui state attualmente soffrendo. Allora, voi
potrete arrivare a lavorare seriamente sulla malattia stessa.
Iniziate con lo scacciare pensieri di odio e auto-condanna di sé. Consentite
ai buoni sentimenti ed ai buoni auspici di fluire prima in voi stessi, il
che è relativamente facile. Poi, fate lo stesso verso le persone più vicine
a voi. A poco a poco, lavorate verso l'esterno, dalla propria cerchia di
familiari e amici intimi, fino a quando potete indirizzare il flusso di
quelle stesse emozioni sui vostri nemici e verso tutti gli esseri viventi in
tutto il mondo. Fatto correttamente, questo può essere un esercizio potente
e trasformativo in sé stesso.
All'inizio di ogni sessione di meditazione ripetete le seguenti frasi a voi
stessi. Sentitene veramente l'intenzione:
1. Possa io star bene, essere felice e pacificato. Che nulla di male e
nessuna difficoltà possano venirmi. Che nessun problema possa venirmi. Possa
io incontrare sempre il successo. Possa io anche avere pazienza, coraggio,
comprensione, e determinazione per soddisfare e superare le inevitabili
difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
2. Che i miei genitori stiano bene, siano felici e in pace. Che nulla di
male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa
venire ad essi. Possano sempre avere soddisfazioni e successo. Possano anche
avere pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare le
inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
3. Possano anche i miei insegnanti, vivere felici e pacificati. Che nulla di
male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa
venire ad essi. Possano sempre avere successo e soddisfazioni. Possano anche
avere pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare le
inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
4. Che i miei parenti stiano bene, siano felici e in pace. Che nulla di male
possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa venire
ad essi. Possano sempre avere soddisfazioni e successo. Possano anche avere
pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare le
inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
5. Che i miei amici stiano bene, siano felici e pacificati. Che nulla di
male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa
venire ad essi. Possano sempre avere successo e soddisfazioni. Possano anche
avere pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare le
inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
6. Possano tutte le persone indifferenti star bene, essere felici e
pacificate. Che nulla di male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e
nessun problema possa venire ad essi. Possano sempre avere soddisfazioni e
successo. Possano anche avere pazienza, coraggio, comprensione, e
determinazione per superare le inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti
nella vita.
7. Possano i miei nemici star bene, essere felici e pacificati. Che nulla di
male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa
venire ad essi. Possano sempre avere soddisfazioni e successo. Possano anche
avere pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare le
inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
8. Che tutti gli esseri viventi stiano bene, siano felici e pacificati. Che
nulla di male possa venire a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema
possa venire ad essi. Possano sempre avere soddisfazioni e successo. Possano
anche avere pazienza, coraggio, comprensione, e determinazione per superare
le inevitabili difficoltà, problemi e fallimenti nella vita.
Dopo aver completato queste recitazioni, mettete da parte tutti i problemi e
conflitti per il periodo di pratica. Sciogliete tutti gli attaccamenti. Se
questi tornano più tardi nella vostra meditazione, trattateli solo per
quello che sono, semplici distrazioni.
La pratica della amorevole gentilezza universale è consigliata anche quando
andate a dormire e subito dopo che vi siete svegliati. Si dice che essa
aiuti a dormire bene e ad evitare gli incubi. Essa inoltre vi rende più
facile alzarvi la mattina. E vi rende più amichevoli e aperti verso tutti,
amici o nemici, umani e non.
I più irritanti e dannosi pensieri psichici che sorgono nella mente
soprattutto nel momento in cui essa è tranquilla, sono quelli del
risentimento. Potete sperimentare l'indignazione ricordando alcuni
eventi che vi hanno causato dolore psicologico e fisico. Questa esperienza
può provocare disagio, tensione, agitazione e preoccupazione. Potreste non
essere in grado di sedervi serenamente e
sperimentare questo stato mentale. Pertanto, vi si consiglia vivamente di
iniziare la meditazione generando l’amorevole gentilezza universale.
Talvolta potete chiedervi come si possa desiderare che: "Possano i miei
nemici star bene, essere felici e pacificati. Che nulla di male possa venire
a loro. Che nessuna difficoltà e nessun problema possa venire ad essi.
Possano sempre avere soddisfazioni e successo. Possano anche avere pazienza,
coraggio, comprensione, e determinazione per superare le inevitabili
difficoltà, problemi e fallimenti nella vita"?
Bene, dovreste ricordare che voi praticate l’amorevole gentilezza per la
purificazione della vostra stessa mente, proprio come praticate la
meditazione per il vostro stesso raggiungimento della pace e liberazione dal
dolore e dalla sofferenza. Poichè praticate l’amorevole gentilezza dentro di
voi, potrete comportarvi in un modo più amichevole, senza pregiudizi,
opinioni, discriminazione o odio. Il vostro nobile comportamento vi aiuterà
ad aiutare gli altri in un modo più pratico per ridurre il loro dolore e
sofferenza. Persone compassionevoli sono quelle che possono aiutare gli
altri. La compassione è una manifestazione della gentilezza amorevole in
azione, perchè chi non ha gentilezza amorevole non può aiutare gli altri.
Nobile comportamento significa comportarsi in maniera più amichevole e più
cordiale. Il comportamento include i vostri pensieri, parole ed azioni. Se
questa triplice modalità di espressione del vostro comportamento è
contraddittoria, esso non può essere un comportamento nobile. D'altra parte,
pragmaticamente parlando, è molto meglio coltivare il nobile pensiero,
"Possano tutti gli esseri essere felici mentalmente" che non il pensiero "Io
lo odio". Il nostro pensiero nobile, un giorno, si esprimerà nel
comportamento nobile, mentre il nostro pensiero negativo si esprimerà nel
comportamento malvagio.
Ricordate che i vostri pensieri si trasformano in parola e azione al fine di
portare il risultato atteso. Il pensiero tradotto in azione è in grado di
produrre risultati tangibili. Voi dovreste sempre parlare e fare le cose con
la consapevolezza della gentilezza amorevole. Parlando di gentilezza
amorevole, se voi agirete o parlerete in modo diametralmente opposto, questo
vi sarà rimproverato dai saggi. Non appena la consapevolezza della
gentilezza amorevole si sviluppa, i vostri pensieri, le parole e le azioni
dovrebbero essere gentili, piacevoli, significativi, veritieri e vantaggiosi
per voi e per tutti gli altri. Quindi, se i vostri pensieri, parole o azioni
causano danni a voi, agli altri o ad entrambi, allora dovreste chiedervi se
voi siete veramente consapevoli della gentilezza amorevole.
Ai fini pratici, se tutti i vostri nemici fossero buoni, felici e
tranquilli, non sarebbero vostri nemici. Se essi fossero esenti da problemi,
dolore, sofferenza, afflizione, nevrosi, psicosi, paranoia, paura, tensione,
ansia, ecc, non sarebbero vostri nemici. La vostra soluzione pratica per non
avere più nemici, è quella di aiutare a superare i loro problemi, così da
poter vivere in pace e felicità voi e loro. Infatti, se poteste, dovreste
riempire le menti di tutti i vostri nemici con amorevole gentilezza e far
realizzare a tutti loro il vero significato della pace, così voi stessi
potreste vivere in pace e felicità. Quanto più essi soffrono di nevrosi,
psicosi, paura, tensione, ansia, ecc, tanto più ciò può portare al mondo
problemi, dolore e sofferenza. Se si potesse trasformare una persona crudele
e malvagia in una persona santa e pacificata, questo sarebbe un miracolo.
Cerchiamo di coltivare la saggezza adeguata e l’amorevole-gentilezza dentro
di noi per convertire le menti malvage in menti sante e serene.
Quando si odia qualcuno, si pensa: "Che egli stia male. Che possa trovarsi
nel dolore. Che abbia problemi e non abbia prosperità. Che non gli vada
niente bene. Che sia povero e infelice. Che sia solo e senza amici. Che
egli, dopo la morte, riappaia in uno stato infelice di depravazione e in una
cattiva destinazione e in perdizione". Tuttavia, quello che in realtà accade
è che il vostro proprio corpo genererà una tale chimica nociva da farvi
sperimentare dolore, ansia, tensione, aumento del battito cardiaco,
cambiamento di espressione facciale, perdita di appetito, privazione del
sonno e inoltre apparirete molto spiacevoli agli altri. Passerete attraverso
le stesse cose che voi avete desiderato per il vostro nemico. Ed inoltre non
vi sarà possibile vedere la verità così com'è. La vostra mente sarà come
acqua bollente. Oppure, sarete come un paziente affetto da ittero, a cui
ogni cibo delizioso sembrerà dolce. Allo stesso modo, non vi sarà possibile
apprezzare l'aspetto, le conquiste ed il successo di qualcuno, ecc. E
fintanto che questa condizione esisterà, non vi sarà possibile meditare
bene.
Per cui, vi si consiglia vivamente di praticare la gentilezza amorevole
ancor prima di iniziare una seria pratica di meditazione. Ripetete dunque i
passaggi precedenti in maniera molto consapevole e significativa. Quando
prima voi reciterete questi brani, sentirete una vera amorevole gentilezza
dentro di voi; poi condividetela con gli altri: Non sarà possibile per voi
condividere con gli altri ciò che non avete dentro di voi.
Ricordate, però, che queste non sono formule magiche. Esse non lavorano da
sole. Se le utilizzate come tali, semplicemente perderete tempo ed energia.
Ma se veramente voi parteciperete con
queste affermazioni e vi investirete la vostra energia, esse vi saranno
molto utili. Date loro una chance. Controllate da voi stessi.
(FINE PRIMA PARTE)
La Seconda ed Ultima Parte appareirà in un prossimo Aggoiornamento dl
Sito….)
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