|
Ciò
che stupì la Segal di questo passaggio è che lei aveva giusto appena
trascorso il dodicesimo anno della sua esperienza di ‘Non-sé’, cioè di ‘Sat-Non-Manifesto’.
Lei sentì che la "regola dei dodici anni" era qualcosa di importante.
Quando altri leggono questo o altri passaggi simili, come quello che c’è
ad esempio in ‘ZEN Enlightenment- The Path Unfolds’ di
Wanderling, anch’essi si chiedono riguardo all'importanza come o se è da
applicarsi a se stessi e quale che sia la ricerca di Illuminazione. Si
veda, al riguardo l'originale citazione di Ramana, nel libro "Silent
Teachings & Sat-Sanga", che recita come segue:
Interrogante: ‘Tu dici che
l’Associazione con il Saggio (Sat-Sanga) ed il servizio presso di essi,
al discepolo è richiesto…’
Sri Ramana Maharshi: ‘Sì, la
prima significa realmente <associazione con il Non-manifesto-Sat, cioè
l’assoluta esistenza, ma siccome molto pochi sono in grado di farlo,
devono prendere il migliore secondo, cioè l’associazione con il ‘sat-manifesto’,
che è il proprio Guru. L’associazione con i saggi dovrebbe essere fatta
perché i pensieri sono così insistenti. Il saggio ha già oltrepassato la
mente e se ne sta in pace. Stare vicino a lui aiuta a realizzare questa
condizione anche agli altri, altrimenti non vi sarebbe alcun senso nel
cercare la sua compagnia. Il guru fornisce la forza necessaria
per questo scopo, che è invisibile agli altri’.
Interrogante: ‘E' necessario
servire il Guru fisicamente?’
Sri Ramana Maharshi: Il Sastra
(Scritture) dice che uno deve servire un Guru per un periodo di dodici
anni, al fine di raggiungere l'auto-realizzazione (realizzazione del
‘Sé’). E che cosa dovrà fare il Guru? Deve consegnarlo al discepolo? Ma
il Sé non è già sempre realizzato? Che cosa significa la credenza comune
allora? L'uomo è sempre il ‘Sé’ eppure egli non lo sa. Invece egli lo
confonde con il non-sé, il corpo, ecc. Tale confusione è dovuta a
ignoranza. Se l'ignoranza è spazzata via la confusione cesserà di
esistere e la vera conoscenza verrà dispiegata. Rimanendo in contatto
con i saggi realizzati l'uomo gradualmente perde la sua ignoranza fino a
quando la rimozione sarà stata completata. L'eterno Sé è quindi
rivelato’.
NOTA: Per quanto riguarda il "servire" il Guru per un periodo di dodici
anni o altrimenti, Sri Ramana, nel paragrafo di apertura della stessa
fonte riferisce quanto segue:
“Questo flusso di potere dal Guru può essere ricevuto da una persona la
cui attenzione è focalizzata sul Sé, o sulla forma del Guru; la distanza
non è un ostacolo alla sua efficacia. Questa attenzione è spesso
chiamata Sat-Sanga, che letteralmente significa 'associazione con
l'essere'.’
Questa pratica è pienamente incoraggiata da Sri Ramana, che spesso disse
anche che questa pratica è il metodo più efficace per realizzare la
diretta esperienza del Sé. Tradizionalmente essa coinvolge l’intero
essere nella fisica presenza di colui che ha realizzato il Sé, ma
Sri Ramana ne dette una definizione molto più ampia. Egli infatti
affermò che l'elemento più importante nel Sat-sang è la connessione
mentale con il Guru; Il Sat-sang avviene non solo in sua presenza, ma
anche quando e dove uno pensa a lui.
(Fonte: Sri Ramana Maharshi,
‘Silent Teachings&Sat-Sanga’).
Secondo le citazioni di Ramana, se l'ignoranza è spazzata via, la
confusione cesserà di esistere e la vera conoscenza sarà dispiegata.
Rimanendo in contatto con i saggi realizzati (cioè, sedendo davanti a
Ramana, per esempio) l'uomo perde gradualmente l'ignoranza fino a quando
la sua rimozione è completa. L'Eterno Sé è quindi rivelato. Sopra si
cita anche che Ramana dice che il Sastra afferma che uno deve servire un
Guru per un periodo di dodici anni, al fine di ottenere la realizzazione
del ‘Sé’. Ma, che cosa trovò Ramana stesso, e quel giovane che entrò per
la prima volta nell'ashram e dopo un’ora sperimentò l'Assoluto sotto la
grazia e la luce del Maharshi?
Non
certo dodici anni, in entrambi i casi, sia Ramana che il giovane. Essi
sono allora eccezioni?
Le persone restano tutte perplesse davanti a quella "regola di servire
il guru dodici anni", di cui sopra come fa Suzanne Segal, ed altri,
citando Sri Ramana ed a qualsiasi effetto di aderire o non aderire ad
essa... e sennò, come sarebbe l'impatto di una persona nel flusso
"Saggio-Illuminazione", se non...
Primo, anche filtrando di più i precetti di altre credenze religiose,
questo concetto è principalmente una credenza Indù, senza dubbio
originata da una lunga elaborazione di risultati favorevoli ora persi
nelle nebbie del tempo. In secondo luogo, Ramana sta liberamente
estrapolando dalle Scritture e, così facendo, è stato più e più volte
citato così tante volte e in tanti luoghi che ha preso su una sua
propria vita ed è diventata "legge", senza che sia citato l'originale
sastra o citate le originali parole. Si ricordi che il Buddha, per
quanto fosse interessato e fermamente aderente al dettato della parola
scritta, dato che fu il più Illuminato di tutti, disse:
"... che né la ripetizione delle Scritture, né l’auto-tortura, né il
dormire per terra, né la ripetizione di mantra, canti, preghiere,
penitenze, inni, incantesimi e invocazioni può portare la vera felicità
del Nirvana. Infatti, il Buddha sottolineò l'importanza di fare un
grande sforzo individuale, al fine di poter raggiungere gli obiettivi
spirituali". (fonte)
Così, naturalmente, il risultato finale dell'Illuminazione stessa, come
pure la Realizzazione dello Zen, o del ‘Sè’, com’è talvolta chiamata
nell’Induismo, alla fine ricade ben oltre e al di là dei termini scritti
delle Scritture... cioè di qualunque Scrittura, sutra, sastra, o
qualunque dottrina, e quindi in un certo senso, ogni perplessità o
qualunque altra cosa è muta. Tuttavia, sorge ancora la domanda, da dove
proviene l’idea dei "dodici anni"? Ancora, essa è fondamentalmente
Induista, più specificamente dell’Induismo Shivaita. Ora, ci saranno
quelli che non sono d’accordo quando la sintonia in un punto specifico,
ma in un’ampia generale visione d’insieme, l’iniziale "regola dei dodici
anni" possa mettere radici lì. L’Induismo Shivaita crede che Siva sia
Dio. Nel contesto di tale convinzione c’è ciò che poi sarà chiamato il
Santo Ordine dei Sannyasa.
Tradizionalmente, il Sannyasa diksha è limitato a uomini non
sposati, anche se alcuni moderni ordini hanno accettato le donne
qualificate. Come regola, nella maggior parte degli ordini, se un
candidato entra nella pratica monastica prima dei venticinque anni e
soddisfa altre qualificazioni, egli può, in genere dopo un minimo di
dodici anni di preparazione e di formazione, prendere i voti da
sannyasin, entrando nel Santo Ordine dei Sannyasa. Solo un sannyasin
può portarne un altro nell'antico ordine dei sannyasa. Tuttavia, poiché
lo scopo è la realizzazione di Dio, molti candidati cercano
l’iniziazione da un avanzato spiritualmente conoscitore di Dio, che li
può portare in Parashiva. Il Sannyasa diksha è dato in
modi semplici o più formali. I riti formali comprendono la rasatura
della testa, trasmissione di certi insegnamenti esoterici, abiura della
vita mondana e dei dharma (fenomeni), l’assunzione dei voti monastici,
l’applicazione dei riti funebri di noviziato e la donazione della
vestizione ‘kavi’. (fonte)
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Per saperne di più in merito alla "regola dodici anni" vedere:
IL
DHARMASASTRA di Gautama: ‘Aphorisms of the Sacred Law’, capitolo II,
versi 45, 46…
/45:…Egli deve rimanere uno studente per un periodo di dodici anni, al
fine (di studiare) una (recensione dei Veda),
/46:…Oppure, se (egli studia) tutti (i Veda) dodici anni per ciascuno,
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Il Karma-yoga
Il
Sentiero del Karma Yoga, quello delle opere e delle azioni, è la pratica
di molti Indù. Varnashrama Dharma descrive il modello del
Karma-Yoga. Il Dharma (doveri sociali e religiosi) dipende da Varna,
il ceto sociale in cui uno è nato, ed ashrama, la fase della vita
(studente, padrone di casa, abitante delle foreste, nomade senza fissa
dimora) in cui si è. Il termine Karma generalmente significa
azione, ma qui significa 'corretta-azione' mentre Yoga
significa l’ottenimento di un corretto stato di mente per eseguire
l’'azione corretta'.
Quattro classi (varna) formano questo modello di struttura
sociale:
(1)
I Brahmini sono i custodi dei valori spirituali, sacerdoti e
insegnanti religiosi. Sono richiesti dodici anni di studio per
chi vuole operare con i rituali e la pratica di questa classe.
(2)
Ksatriya, governanti e guerrieri, che vigilano sul paese o regno.
Otto anni di studio sono necessari per i membri.
(3) Vaisya, sono i mercanti, il controllori di cassa, della
produzione agricola e del bestiame. Il Vaisya richiede quattro anni di
studio.
(4)
Sudra, sono i servi nelle posizioni di servizio e coloro che
fanno i lavori più umili, essendo membri della classe più bassa.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L’ÂPASTAMBA PRASNA, PATALA 1, KHANDA, 2.
(Un
uomo) deve conservare per dodici anni le norme prescritte per uno
studente che studia i tre Veda. In seguito egli può essere iniziato. Poi
sarà bagnato (battezzato), mentre recita il Pâvamânis e gli altri
testi.
Va
notato che perfino lo stesso Ramana NON fu formalmente iniziato nel
sannyasa, anche se poi egli si risvegliò all'Assoluto a diciassette
anni, praticamente dal nulla, con poco o nessun sfondo religioso
formale, e di sicuro senza un guru personale, e quindi alla fine,
nessuna di quelle cose, come i Dodici anni di servizio, ecc, gli fu
veramente necessaria. Almeno non lo fu nel caso di Sri Ramana, anche se
seguire tale regola sarebbe obbligatorio per quasi tutti. Come Ramana
Maharshi scrisse nel suo libro ‘Filosofia dell’Esistenza’:
"Quando egli uscì dal tempio e andò a piedi lungo le strade della città,
qualcuno lo chiamò e chiese se voleva tagliarsi i capelli. Egli
prontamente acconsentì, e fu condotto nel negozio Ayyankulam, in
cui un barbiere gli rase la testa. Poi si sedette sui gradini del
negozio e gettò via nell’acqua il resto dei soldi. Scartò anche il
sacchetto di caramelle datogli dalla moglie del Bhagavatar. La
successiva cosa fu di mettersi al collo il sacro filo. E mentre tornava
al tempio, egli stava proprio chiedendosi perché dovesse dare al suo
corpo il lusso di un bagno, quando vi fu un diluvio che lo inzuppò
tutto". (fonte)
Per
Ramana ciò fu quasi il massimo. Tuttavia, egli disse che ci sono due
forme di Sannyasa:
1)
sannyasa-vidvat
2)
vividisii-sannyasa
Il
primo (sannyasa-vidvat) (a volte: Aparka Marg) arriva da
solo su di un uomo, che gli piaccia o no, ed egli è colto da una
costrizione interiore. La luce ha brillato in modo così vivido che egli
è diventato cieco a tutte le 10.000 altre cose del mondo. Sia come sia,
probabilmente il caso più noto è quello di Sri Ramana Maharshi, anche se
essa non fu un'esperienza così del tutto unica. Che un uomo riceva la
formale iniziazione di sannyasa o meno, conta poco. Egli è comunque
diventato un avadhata, uno che ha rinunciato a tutto, secondo la
primitiva tradizione che esisteva prim’ancora che una qualsiasi regola
fosse stata anche solo pensata. Questo è quando si è sannyasa originale
senza bisogno del nome, come è stato descritto nel
Brihadaranyakopanishad: "Quando un uomo è giunto a conoscere
‘Quello’ (il grande Atman non-nato), egli diventa un Muni. Desiderandolo
solo come proprio Loka, il monaco errante comincia ad andare in giro".
(4.4.22)
Anche se un po 'fuori tema', va aggiunto che la suddetta tradizione di
monaci erranti (parivrajaka) ha continuato dalle sue radici
originali fino al Buddismo e allo Zen. Il viaggiare a piedi, in Cinese ‘Hsing
Chiao’, è un’antica tradizione dei wanderling-Zen e considerato il
terzo stadio o fase del training Zen.
L'altro tipo di sannyasa (vividisii-sannyasa) da un uomo è preso
al fine di ottenere jhana (saggezza) e moksa
(liberazione). E' un sicuro segno della grandezza della società Indiana
che la sua tradizione incoraggi un uomo a dedicare l'ultima fase della
sua vita alla sola ricerca del Sé, rinunciando a tutto il resto, come se
fosse già morto. Il Sannyasa, quando realmente vissuto con tutte le sue
implicazioni, è certo la via più diretta perché un uomo possa diventare
un jnani (saggio) e trovare la liberazione. Anche così è
chiaro che nessuno dovrebbe mai prendere il sannyasa se non ha già
intravisto la luce nel suo profondo essere e sentito la voce interiore
(fonte).
L'ambivalenza del sannyasa è tale che, in ultima analisi, quando è
spogliato da tutte le regole e segni esteriori, non può mai essere
differenziato dalla spontanea rinuncia interiore di ogni uomo
risvegliato. Niente di esteriore può servire come segno del sannyasin.
Egli può vagare per tutto il mondo, può nascondersi in grotte e nella
giungla, e ugualmente egli può vivere in mezzo alle moltitudini e
perfino condividere il mondo del lavoro senza perdere la sua solitudine.
Le persone che non sono percettive non potranno mai notarlo, e soltanto
un 'evamvid' (colui che sà) potrà riconoscerlo, poiché anche lui
rimane nella profondità del Sé. Tuttavia, chi è già un minimo
risvegliato non potrà comunque fare a meno di sperimentare qualcosa
della sua radianza – il sapore, il contatto, un barlume di luce - che
solo il senso interiore può percepire, e che lascia dietro di sé una
vera impressione meravigliosa… (fonte)
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Finito
di tradurre nel mese di Novembre 2008 – senza scopo di lucro - per conto
del Centro Nirvana
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ |
|