|
Il pericolo sta nel
prenderlo erroneamente per l'obiettivo finale della pratica spirituale e
di essere quindi tratti in inganno.
2. TRANQUILLITA’ (samatha o shamatha):
La pratica dell’attenzione
mentale su un unico punto.
NOTA: Si dice che il Sentiero della
calma-concentrazione-assorbimento possa portare ad ottenere poteri
soprannaturali (ad es., percezioni extrasensoriali, conoscenza delle
vite precedenti, ecc.). Tutte le realizzazioni di questa Via, tuttavia,
sono considerate ancora samsariche. Il Buddismo ritiene che
l'assorbimento di per sé non può portare al Nirvana. Invece, è il
Sentiero della Consapevolezza e dell’ Intuizione-profonda che si dice
conduca al Nirvana. Tuttavia, si dice che il mezzo efficace per una più
stabile consapevolezza sia la padronanza della
"concentrazione-iniziale", e che la padronanza dei più alti stati di
assorbimento sia il mezzo più efficace dell’approfondimento. In una
simile ottica, si prega di leggere articoli precedenti come ‘Joriki’,
così pure articoli futuri, come ‘Siddhi’.
NOTA: Nel Buddismo, le fasi meditative di samatha o shamatha
(calma mentale), Samadhi (in particolare, la
concentrazione-iniziale: upacara samadhi), e jhana [Pali]
o dhyana [sanscrito] (assorbimento), corrispondono
rispettivamente un pò a dharana, Samadhi e dhyana di
Patanjali,.
NOTA: Nel Buddismo, di solito è 'jhana' o 'dhyana', ma a
volte anche 'Samadhi', che viene utilizzato per l'assorbimento.
Il Samadhi, inteso come mezzo di accesso all’assorbimento, è
generalmente considerato come una condizione di assorbimento (jhana
/ dhyana).
3. ACCESSO alla CONCENTRAZIONE (upacara samadhi): La
potente, ferma e forte attenzione sull’ oggetto focalizzato.
Tradizionalmente, quando “I Cinque Ostacoli” sono superati, ciò è
chiamato Upacara Samadhi, che è noto anche come "l’ambiente della
concentrazione". Cioè, l’Ambiente-Samadhi, in cui proprio ci si trova
vicino al Jhana, ma non ancora del tutto in esso. E' come essere
all’ingresso di una sala... devi oltrepassare l'ingresso per entrare
nell’ambiente della ‘Sala’. Ed anche voi dovrete passare oltre esso per
uscirne. Questi sono gli ambienti, Upacara. (Vedi anche: Hua
T'ou).
4. JHANA, o DHYANA con Forma (Rupa): l'assorbimento nel
sopportare con gioia (assai simile al samprajnata samadhi di
Patanjali). Generalmente si considera che Samprajnata-samadhi
includa i seguenti quattro Jhana nel suo campo di applicazione:
1)
Il primo Jhana: attività mentale, gioia e senso di benessere.
2)
Il secondo Jhana: eliminazione dell’attività mentale, che lascia gioia e
senso di benessere.
3)
Il terzo Jhana: eliminazione della gioia, che lascia equanimità e senso
di benessere.
4)
Il quarto Jhana: eliminazione del senso di benessere, che lascia
assorbiti nell’equanimità.
Vedi anche: Le Cinque Varietà di Zen.
5. JHANA, o DHYANA SENZA FORMA (arupa jhana):
l'assorbimento senza forma, che porta ad aumentare il senso di
rarefazione o incorporealità (simile all’asamprajnata samadhi di
Patanjali). Asamprajnata-samadhi è talvolta conosciuto in
ambienti Vedanta come nirvikalpa-samadhi).
Asamprajnata-samadhi è
generalmente considerato includere i seguenti quattro Jhana nel
suo campo di applicazione:
5)
Il quinto Jhana: jhana dello spazio sconfinato (anantakasa).
6)
Il sesto Jhana: jhana espansivo di pura coscienza (vijnana).
7)
Il settimo Jhana: jhana di pura vacuità (Akinci, ovvero il
"Nulla" - Ken-Chu-Shi).
8)
L’ottavo Jhana: jhana al di là di percezione e non-percezione (nevasannanasanna
– Saijojo).
Vedi anche: Amrita-Nadi
6. NIRODHA (cessazione,
estinzione)
Completa cessazione di tutte le attività psicomentali; completa
soppressione di tutti i condizionamenti samsarici; completa calma e
tranquillità "stando nel mondo", senza, appunto, "andare oltre" nel
Nirvana. Può durare diversi giorni. Nirodha si raggiunge dopo
aver superato i quattro assorbimenti senza forma, ma solo un Arahant
può raggiungere Nirodha.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
NOTA: NIRODHA - Ni (senza) rodha (carcere, confine,
ostacolo, muro, impedimento): vale a dire, ‘senza impedimenti, libero
dai condizionamenti’.
Il
termine Nirodha è stato per così tanto tempo tradotto come
"cessazione" che è diventata pratica standard, e qualsiasi
deviazione da essa conduce a farsi domande. Questo tipo di traduzione è
nella maggior parte dei casi per convenienza, nonché per evitare
confusione con altri termini Pali (a parte la mancanza di un termine
migliore). In realtà, tuttavia, questo rendere il termine "Nirodha" come
"cessazione" in molti casi può essere un’interpretazione errata del
testo.
In
linea generale, la parola "cessare" significa far finire qualcosa che è
già emerso, o sospendere un qualcosa che è già iniziato. Tuttavia,
nell'insegnamento dell’Originazione Dipendente (come pure nel
dukkhanirodha, la terza delle Quattro Nobili Verità)
Nirodha significa ‘il non sorgere’, cioè la non-esistenza di
qualcosa, perché la causa della sua originazione è stata eliminata. Ad
esempio, la frase "quando avijja è Nirodha, anche i
sankhara sono Nirodha", il che normalmente vuol dire "con
la cessazione dell’ignoranza, cessano le tendenze e gli impulsi
volizionali", ma in realtà significa "quando non c'è ignoranza, o il
non-sorgere dell’ignoranza, o quando non c’è più alcun problema con la
stessa ignoranza, non ci sono tendenze e impulsi volizionali, gli
impulsi volizionali non sorgono, non vi è più alcun problema con gli
impulsi volizionali". Ciò non significa che l'ignoranza già sorta possa
essere eliminata prima che anche gli impulsi volizionali che sono già
emersi siano eliminati.
Nirodha dovrebbe essere resa
con ‘cessazione’ quando viene utilizzato in riferimento al naturale modo
di essere delle cose, o alla natura delle cose composte. In questo senso
esso è un sinonimo dei termini ‘bhanga’, distruzione, ‘anicca’,
transitorietà, ‘khaya’, conclusione, o ‘vaya’,
decadimento. Ad es., in Pali viene detto: ‘imam kho bhikkhave tisso
vedana anicca sankhata paticcasamuppanna khayadhamma vayadhamma
viragadhamma nirodhadhamma’: "Monaci, questi tre tipi di sensazione
sono naturalmente impermanenti, composti, dipendentemente originati,
transitori, quindi soggetti a degrado, dissoluzione, e poi si spengono
nella cessazione".[S.IV.214] (Tutti i fattori che si verificano nel
ciclo dell’Originazione Dipendente hanno la stessa natura). In
quest’esempio, il significato risulta essere, "tutte le cose
condizionate (sankhara), avendo origine, inevitabilmente hanno
decadimento e dissolvenza in base ai fattori che le supportano". Non vi
è alcuna possibilità di cercare di impedirlo, dato che esse cessano da
se stesse. Qui l'intenzione è quella di descrivere una condizione
naturale che, in termini di pratica, significa semplicemente "tutto
quello che sorge può essere eliminato".
Per quanto riguarda Nirodha nella terza delle Quattro Nobili
Verità (ovvero, nel ciclo dell’Originazione Dipendente nella
modalità di cessazione), anche se pure descrive un processo naturale,
l’accento è posto su considerazioni di ordine pratico. Esso è tradotto
in due modi nel Visuddi Magga. Il primo modo traccia
l'etimologia di "Ni" (senza) "rodha"
(prigione, confine, ostacolo, muro, impedimento), rendendo così il
significato di "senza impedimento", "privo di confine". Questo è
spiegato come "privo di ostacoli, cioè, il confinamento del Samsara".
Un'altra definizione traccia l'origine di anuppada, che significa
"non-originazione", e prosegue dicendo "Nirodha qui non significa
bhanga, cioè distruzione e dissoluzione".
Pertanto, tradurre Nirodha come "cessazione", anche se non è del
tutto sbagliato, tuttavia, non è del tutto accurato. D'altro canto, non
c'è altra parola che viene a chiudere così l'essenziale significato di
"cessazione". Nondimeno, dovremmo capire che cosa si intende esattamente
con quel termine. In questo contesto, il ciclo dell’Originazione
Dipendentei nella sua modalità di cessazione potrebbe esser reso meglio
come "essendo liberi dall’ignoranza, vi è libertà dagli impulsi
volizionali...", o "quando è eliminata l'ignoranza, sono eliminati gli
impulsi volizionali...", oppure "quando l'ignoranza cessa di dar frutti,
gli impulsi volizionali cessano di dare frutti...", o anche "quando
l'ignoranza non è più un problema, gli impulsi volizionali non sono più
un problema".
Inoltre, su NIRODHA, viene presentato anche ciò che segue:
Vi
è una parola sanscrita, NIRODHA, descritta di solito come ‘cessazione’,
che porta con sé un più profondo significato. Nell’indice del
Visuddi Magga, per esempio, ci sono oltre venticinque
riferimenti che dovrebbero essere letti nel loro contesto, al fine di
averne un significato più ampio e più conciso. In breve, come il
Samadhi-Profondo, esso è un non-meditativo stato-meditativo di altissimo
livello. Durante Nirodha, non c'è una sequenza di tempo che sia di un
paio di ore o di sette giorni, in cui sembra come se il momento
immediatamente precedente e quello immediatamente successivo siano in
rapida successione, con l’inizio e la fine compressi in sottili
striscie. Durante ciò, il battito cardiaco e il metabolismo continuano a
rallentare fino a praticamente cessare, talvolta continuando al di sotto
della soglia di percezione ad un livello residuo. Immagazzinata in
precedenza, l’energia del corpo che di solito se non alimentata è
consumata in un paio di ore, può durare giorni, con ben poco bisogno di
rinnovarsi. Il Visuddhi Magga cita numerosi casi in cui gli
abitanti dei villaggi incontravano un bhikkhu in un stato
simile e, pensando che fosse morto, costruivano una pira funebre per
lui, fino al punto di dargli fuoco. Nel corso degli stati di basso
livello residuo la temperatura corporea scende ben al di sotto dei 98.6
gradi (fahrenheit). Se riportato all’improvviso alla coscienza il
metabolismo del corpo è più lento nel riguadagnare la normale
temperatura, e a sua volta, ciò è registrato dal ritorno più veloce ai
sensi cognitivi, come appunto al "sentire freddo". (fonte)
Migliaia di persone hanno visto il grande Santo Indiano Swami
Trailanga galleggiare sul Gange per giorni, seduto al di sopra
delle acque o mentre rimaneva per lunghi periodi sotto le onde. Una
visione comune al Manikarnika Ghat era il corpo immobile
dello Swami steso su delle viscide lastre di pietra, totalmente esposto
allo spietato calore del sole indiano. Sia che il gran Maestro fosse
sopra o sotto l'acqua, o che il suo corpo sfidasse o meno i feroci raggi
solari, Trailanga cercava di dimostrare agli esseri umani che per la
vita umana non è necessario dover dipendere dall’ossigeno o da
determinate condizioni e precauzioni.
Ciò che segue riguarda l’Illuminazione di Bhagavan Sri Ramana
Maharshi. Sri Ramana si risvegliò all’Assoluto seguendo quella che
fu detta la sua prima esperienza di morte a 17 anni. E’ scritto:
"Ora il mio corpo è morto. Essi porteranno via questo corpo, immobile,
nel campo della cremazione e lo bruceranno. Ma posso davvero morire con
questo corpo? Ma io sono semplicemente questo corpo? Il mio corpo è ora
immobile. Ma io conosco ancora il mio nome . Mi ricordo dei miei
genitori, fratelli, zii, amici e di tutti gli altri. Ciò significa che
ho una conoscenza della mia individualità. Se è così, l’ "Io" che è in
me non è semplicemente il mio corpo, è uno spirito immortale".
Così, come in un lampo, una nuova realizzazione venne a Venkataramana.
Di solito, un uomo ottiene la realizzazione di Dio eseguendo tapas
(penitenze) per anni e anni, senza cibo e sonno, egli sotto-pone il
corpo a grandi sofferenze. Ma, Venkataramana ottenne la conoscenza
suprema senza tutto ciò. La paura della morte lo abbandonò. Così,
Venkataramana divenne Sri Ramana Maharshi.
Moltissime persone, per questo fatto, lo ritennero completamente
illuminato e, per questo motivo, negli anni successivi fecero molti
pellegrinaggi alle grotte del Sacro Colle di Arunachala,
e poi al suo ashram, e infine diventando ‘il saggio’,
divenne conosciuto da tutti. Tuttavia, ciò che la maggior parte delle
persone non sa, è che una quindicina di anni dopo la sua prima
esperienza di morte, nel 1912, all’età di 32 anni, Ramana ebbe una meno
nota seconda esperienza di morte. Questa seconda esperienza di
morte, anche se Ramana era conosciuto e ammirato come essere Illuminato,
e benchè fosse pienamente Illuminato - e questo può sembrare un
paradosso - riuscì a modificare il suo lungo approccio di stare
nell’oscurità della vita. La seconda esperienza di morte di Ramana
apparentemente aprì la porta ad un abbraccio alla famiglia e agli
estranei, che non si era manifestato in precedenza nelle precedenti
azioni passate di Ramana.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
I cinque ostacoli:
I cinque ostacoli, non sono che
cinque contaminazioni e che sono chiamati ‘medi-Klesha’.
Essi sono: (1) il desiderio di piaceri sensuali e sensoriali (2), rabbia
o avversione (3), indolenza o pigrizia, (4) preoccupazione, e (5)
dubbio. Il Canone Pali illustra l'effetto di questi ostacoli, con
l'aiuto di cinque eloquenti esempi:
1.
La mente iperstimolata dal
desiderio di piaceri sensoriali è paragonata ad acqua colorata, che
impedisce che una cosa possa essere veramente riflessa nell'acqua. Così,
un uomo ossessionato dal desiderio di piaceri sensoriali non è in grado
di ottenere una vera visione di sé stesso o di altre persone e del
proprio ambiente.
2.
La mente oppressa dalla rabbia è
paragonata all’acqua bollente, che non può dare un’accurato e perfetto
riflesso. Un uomo sovrastato dalla rabbia non è in grado di discernere
un problema in modo corretto.
3.
Quando la mente è nella morsa della
pigrizia e dell’indolenza, è come l’acqua coperta da uno strato di
muschio: la luce non può raggiungere l'acqua e quindi il riflesso è
impossibile. L'uomo pigro non fa nemmeno uno sforzo per una comprensione
corretta.
4.
Quando è preoccupata, la mente è
come l’acqua scossa dal vento turbolento, che quindi non riesce a dare
un vero e proprio riflesso. L'uomo preoccupato ed eternamente irrequieto
non è in grado di effettuare una corretta valutazione di un problema.
5.
Quando la mente è presa dal dubbio,
è paragonata all’acqua fangosa tenuta nell’oscurità delle tenebre, che
non può riflettere affatto l'immagine. Perciò, tutti questi cinque
ostacoli privano la mente della comprensione e della felicità, e causano
molto stress e sofferenza.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
VEDI ANCHE: CH'AN: l'essenza di
tutti i Buddha
– Ritorno a Shikantaza.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Finito di tradurre nel mese di Dicembre 2008 - per il Centro
Nirvana – senza scopo di lucro
|
|