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Prologo
Ci sono molte classiche registrazioni
di storie Zen, come il Ching Te Ch'uan Teng Lu
(La Trasmissione della Lampada); il Tsu T'ang Chi
(Raccolta dalla Sala degli Antenati); il Wu Teng Hui Yan
(La Sorgente delle Cinque Lampade); e il Ku Tsun Su Yu Lu (I
Detti degli Antichi Venerabili Adepti), che insieme danno informazioni
compilate da oltre 600 maestri Zen. Tra i maestri citati all'interno dei
testi, ad esempio, ci sono Kuei Shan (771-853), la cui comunità
contava 1500 monaci e produsse 43 discepoli Illuminati (2,8%). Hsueh Feng
(822-908) la cui comunità ebbe 1500 seguaci e 56 discepoli Illuminati
(3,7%). Fa Yen Wen I (885-958) con non meno di 1000 seguaci e 63
discepoli Illuminati (6,3%). Yun Chu († 908) guidava una
comunità di 1500 monaci e produsse 28 discepoli Illuminati (1,8%).
Poveri vecchi maestri Zen, se solo avessero
conosciuto il futuro segreto di Internet. Un manager o un grande allenatore
del campionato di calcio, con una così scarsa percentuale di riusultati, non
avrebbe addirittura potuto essere delegato per aiutare Tung Shan a
pesare tre libbre di lino. Purtuttavia, bisogna notare che prima dei giorni
di Internet, quando ancora la posta viaggiava esclusivamente via terra,
c’era un uomo, un grande Realizzato, anche se del tutto anonimo, un maestro
Zen Americano di nome Alfred Pulyan, che sosteneva ciò che in seguito
poteva essere detto solo con una e-mail. È stato riferito che egli ha avuto
circa il 70% di tasso di successo.
Nei tempi antichi, l’Illuminazione era un
compito raro, impegnativo e difficile. Perfino per il Buddha non fu facile.
Dopo aver seguito inizialmente diversi insegnanti, egli si rivolse ad un
sentiero di ascesi individuale, sperimentando lungo la strada varie torture
ed austerità, tra cui un prolungato periodo di digiuno e combattendo la
malvagità di Mara. Alla fine, una ragazza di nome Sujata, o Nandabala, in
altri sutra, gli offrì una tazza di latte di riso, ed egli lentamente
riacquistò le forze, dal suo stato emaciato. Dopodichè cominciò a meditare.
Dopo sei o sette anni di dura meditazione, viene detto che la mattina dell’8
dicembre, seduto sotto l’Albero della Bodhi, egli guardò in cielo e vide
quello che alcuni dicono sia stato il pianeta Venere, ed altri che fosse una
stella, e sperimentò quello che è chiamato Anuttara Samyak Sambodhi,
il Compimento della Incomparabile Illuminazione.
Al giorno d’oggi, tuttavia, sembra che
chiunque vada su Internet nei siti dell’area Buddista o Zen, possa essere
Illuminato. Se si va nei vari newsgroup di Zen, nelle
centinaia e centinaia di pagine web che appaiono quando si digita Zen, Zen
Enlightenment, Illuminazione, Buddismo, ecc, o ai riquadri dei vari Excite,
Lycos, Yahoo, Google, o cliccando voci come Religione, Buddismo, Zen, ecc;
tutti possono essere Illuminati. E, se per qualche strano motivo vi capita
di essere uno dei pochi individui al mondo che non sia Illuminato, allora
internet offre un milione di facili modi per voi, o per qualsiasi altra
povera anima, di raggiungere l'esperienza ultima dell’Illuminazione. Detto
fatto, ecco i seguenti sei esempi presi dalla rete, alcuni invero buoni,
alcuni offerti per scherzo, altri da dover considerare seriamente --- tutti
con lo stesso risultato in mente, l'Illuminazione:
*ACHIEVE
ENLIGHTENMENT. Basta
continuare a fare clic sulle ideografie e voi diventerete Illuminati.
*JUST
THROW IN THE TAO.
Fare clic sugli occhi in movimento e
seguire la vostra strada per l'Illuminazione.
*CARDBOARD
ZEN. Rinuncia al tuo stesso
"suono di una mano sola". Diventerai Illuminato.
*THIRTY
MINUTES TO ENLIGHTENMENT.
Di Harry Balmer. In soli trenta minuti
voi potrete diventare Illuminati. Molto, molto, bene. I risultati però
variano.
*WANT
TO FIND ENLIGHTENMENT?
Vuoi trovare l’Illuminazione? Invia $ 9.95! Hmmmmm.
*ENLIGHTENMENT
IN JUST THREE DAYS!
L'Illuminazione in soli tre giorni! Solo 300.00$!
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In un modo più serio, perché allora non uno sguardo ben posizionato da parte
di un vero e proprio guru Illuminato? E non fu più che un semplice contatto
visivo, dopo l’incontro di un’ora nel suo faccia a faccia col venerabile
santo Indiano Sri Ramana Maharshi, che le barriere mentali di quel
giovane ragazzo Americano furono ridotte a zero, ed avvenne la quasi
istantanea trasformazione in assoluto durante il suo darshan da solo con il
MAHARSHI…
Allora, c’è qualcosa di reale in tutta la
faccenda di cui sopra? Non è stato forse scritto che il Sesto Patriarca del
Chan, Hui-neng (638-713), che era un ragazzo molto giovane, mentre in
città vendeva legna da ardere per sua madre, un giorno sperimentò un livello
di realizzazione quando ebbe sentito una parte del Sutra del Diamante? E non
è che anche Sri Ramana Maharshi, si risvegliò all'Assoluto fondamentalmente
dal nulla, più o meno a 17 anni?.
Lo stesso Hui-neng nel suo ‘Il Sutra di Hui
Neng’(capitolo II, Il Prajna), disse: “La saggezza della Illuminazione è
inerente in ognuno di noi. E' a causa dell’illusione in base alla quale la
nostra mente opera, che non riusciamo a realizzare noi stessi, e che
dobbiamo cercare i consigli e la guida degli Illuminati prima di poter
riconoscere la nostra Essenza della Mente. Dovete sapere che per quanto
riguarda la Natura di Buddha, non vi è alcuna differenza tra la persona
Illuminata e quella ignorante. Ciò che fa la differenza è che la prima l’ha
realizzata, mentre l'altra è ignorante di essa”.
"La saggezza dell’Illuminazione è insita in
ognuno di noi". Da ciò si
evince che tutti siamo Illuminati. Quando il Quinto Patriarca del Chan,
Hung Jen, incontrò Hui-neng per la prima volta, riconobbe immediatamente
(anche se non l’annunciò) la Realizzazione di Hui-neng, creando quindi le
premesse per il trasferimento del Patraircato con la ciotola e il manto che
stavano a significarlo. Si dice che a quel tempo Hung Jen avesse circa 700
seguaci, tra cui il suo potenziale erede Shen-hsiu (605-706).
Ovviamente, poiché la frase spesso sentita, 'tutti sono illuminati' è legge,
Hung Jen avrebbe potuto mettere la tunica e ciotola sul pavimento della sala
di meditazione, o fuori sul terreno, e lasciare che il primo ottuso
inciampasse su di essi per farlo diventare il Sesto Patriarca. Ma egli non
fece così. Egli invece inscenò l'ormai classica sfida a colpi di strofe, in
cui l’umile cuoco (lett. pestello di riso) Hui-neng compose una strofa e,
essendo analfabeta, ottenuto l'impegno di un monaco complice per scriverla,
fece passare in secondo piano la strofa presentata in precedenza dal
venerato capo-monaco e presunto erede Shen-hsiu.
Dogen Zenji
(1200-53), accreditato fondatore della Scuola Soto Zen ed autore dello
Shobogenzo, lottò con il problema del Risveglio Originale, cioè,
un risveglio fondamentale o innato in tutti noi, ed il Risveglio Acquisito,
un risveglio raggiunto o acquisito tramite la pratica. Dogen li respinse
entrambi, rompendo la relatività tra originale e acquisito, aprendo un più
profondo terrreno. Egli scrisse: "Il principio della Buddha-natura è che
essa non è costituita prima dell’Illuminazione... la Buddha-natura è senza
dubbio realizzata simultaneamente con l’Illuminazione". Lo Shobogenzo
elabora in maniera molto lucida le sue preoccupazioni sull’argomento, da lui
scritto in uno stato Illuminato, proprio in seguito alla sua realizzazione,
sotto la guida del Maestro Chan Cinese Ju-Ching (1163-1228).
Dogen non sostiene che vi sia una qualche
differenza ultima tra la coltivazione e l’autenticazione, o tra
Illuminazione Originale e Acquisita. Pertanto, Dogen non voleva certo dire
che la sua descrizione della "Coscienza Zen" o "Coscienza Illuminata" fosse
l'esclusione della "coscienza ordinaria".
Fondamentalmente, la nostra esperienza come
viene vissuta non è diversa da quella dei maestri Zen. Dove differisce è che
noi abbiamo posto un particolare tipo di sovrapposizione concettuale su tale
esperienza e quindi procediamo a fare un investimento emotivo in quella
sovrapposizione, prendendo tutto come "reale" in sé e per sé, piuttosto che
un’"espressione dell’evento" in cui noi pensiamo o parliamo di quella data
esperienza. In un certo senso, abbiamo una descrizione a doppio strato:
-
Primo,
vi è l'esperienza pre-riflessiva, non ancora concettualizzata, - ciò che
condividiamo noi tutti, il maestro Zen e il resto di tutti noi.
-
Secondo,
vi è l'espressione o la caratterizzazione di qualsiasi esperienza in una
particolare situazione o evento.
Se colui che parla non porta illusioni
personali ed egoistiche in questa espressione, l'occasione parla da sé,
l’intera situazione determina solo ciò che viene detto o fatto. Così, nel
caso del maestro Zen, ciò-che-è-detto è semplicemente ciò-che-è. Nel caso
della comune persona illusa, tuttavia, il "ciò-che-è" include il suo eccesso
di bagaglio concettuale con i suoi componenti affettivi, le idee illusorie
circa la natura di "sé", "cosa", "tempo", e così via, che costituiscono la
particolare distorsione propria della persona di ciò che effettivamente è.
(fonte)
La tradizione rivela che Mahakashyapa
fu il successore del Buddha. Quando Shakyamuni si trovava sul Picco
dell’Avvoltoio e sollevò il fiore, egli sorrise e fu riconosciuto come tale.
Ananda, il cugino di Shakyamuni, seguì Mahakashyapa come successore.
È scritto che Ananda, nato proprio il giorno in cui Shakyamuni si risvegliò
sotto l’Albero del Bodhi, servì il Buddha per venti anni e Mahakashyapa per
più di venti. Quaranta anni di discepolato, venti sotto la diretta radianza
del Buddha stesso, e venti sotto l’illuminata mano del successore di Buddha,
prima del suo riconosciuto Risveglio. Povero testa-dura Ananda, per nulla
simile ad un qualunque scemotto che al gorno d’oggi scenda giù da un
cyber-picco, intriso di Anuttara Samyak Sambodhi.
Aziz Kristof,
un non tradizionale maestro Zen-Advaita scrive: “Molti ricercatori sembrano
non essere consapevoli del fatto assai semplice che vi sono effettivamente
molti livelli di auto-realizzazione, come esemplificato negli Otto Stati
di Jhana, nel Wu Keng Chuan (I Cinque Livelli di Tozan),
e nelle Cinque Varietà di Zen. Vi è una enorme differenza tra
l’iniziale Risveglio, cioè il Kensho e l’effettivo Stato dell
'Illuminazione(fonte). Per non parlare delle Tre Fasi dello Zen o
Dieci Intralci del Buddismo.
Per coloro che sono interessati vi è un favoloso articolo scritto da
Alex Bunardzic che, a seguito di un acceso dibattito tra i partecipanti
del sito ‘alt.Zen’ circa l’Illuminazione, inizialmente in tre parti, che può
essere letto nella sua interezza qui sotto:
Come si riconosce l'Illuminazione ?
"Molte persone hanno la Natura-Radice del Grande Veicolo, ma ci sono anche
molte persone che non dicono la verità. Dopo averla coltivata senza
successo, queste persone sostengono di aver trovato la Via. Anche se non
hanno la prova dell’ottenimento, esse sostengono di essere certificati come
saggi".
(Bodhidharma, Primo Patriarca a
Hui-K'o, il futuro Secondo Patriarca) (fonte)
Esplorando se un osservatore esterno può, in
tutti i casi, determinare se una persona è Illuminata o no, il venerabile
Sanyasin Indiano, Sri Adi Shankara (talvolta citato Sankara)
(788-820), nella sua opera ‘Vivekachudamani’ (Il Gioiello
della Discriminazione), afferma che Colui che conosce l’Atman (vale a
dire, la persona risvegliata all'Assoluto, l’Illuminato) "non ha alcun segno
esteriore di un uomo santo" (Stanza 539). Proseguendo, anche se sono state
trovate varianti nel testo originale tra i vari traduttori e le traduzioni,
la sostanza dietro le parole rimane la stessa, dunque Shankara scrive:
"A volte egli sembra essere un folle, a volte un uomo saggio. Talvolta egli
sembra splendido come un re, talvolta di debole mentalità. Talvolta egli è
calmo e silenzioso. Talvolta egli attira gli uomini a sè. A volte le persone
lo onorano grandemente, a volte esse lo insultano. Molte altre volte lo
ignorano". Sri Shankara prosegue: "L'ignorante vede il corpo di un
Conoscitore del Brahman e si identifica con lui. In realtà egli è libero
dal corpo e da ogni altro tipo di schiavitù. Per lui il corpo è solo
un'ombra".
Un cronista di lunga data del Bhagavan Sri Ramana Maharshi, di nome
Arthur Osborne --- e il cui figlio Adam Osborne ho conosciuto brevemente
da bambino --- trascorse una buona parte della sua vita adulta presso
l'ashram di Sri Ramana, e nel frattempo produsse diversi libri sul Maharshi.
Egli nel suo libro ‘La mia Vita e la Ricerca’ (1991) offre quanto
segue circa la capacità di riconoscere qualcuno come una persona Illuminata:
"Parlando di uomini spirituali, la questione
si pone anche per il loro riconoscimento. Sentire alcuni esprimere la
fiducia che saprebbero riconoscere un uomo spirituale, se ne avessero
incontrato uno, non è raro. Ciò, tuttavia, non è sempre possibile. Il
massimo ottenimento spirituale, perfino la totale liberazione, non è
riconoscibile. Naturalmente non è facile dare esempi di ciò, ed è proprio
per questo motivo che essi non sono riconoscibili, ma è sorprendente che
perfino Cristo non fosse riconosciuto prima di stabilire la sua missione.
Secondo la Dottrina Cristiana, egli nacque senza il peccato originale (il
che significa auto-realizzazione dalla nascita) ma non ottenne nessun nuovo
stato anche quando mandò avanti la sua 'attività del Padre'; e neppure egli
esercitò alcuna influenza sugli altri, ma anzi prima era completamente
ignorato. Non solo, ma non c'è nessuna registrazione di folle accorrenti a
Nazaret, come ci sarebbero state in qualsiasi paese o epoca al seggio di uno
riconosciuto come un santo, al contrario, quando egli vi ritornò con i suoi
discepoli, i suoi compaesani espressero sorpresa, se non incredulità, che il
locale falegname si fosse rivelato un profeta. Anche il Maharshi prima non
fu riconosciuto, quando raggiunse la realizzazione, ma solo più tardi,
quando cominciò a dare la Grazia sugli altri e ad agire come un Guru".
Proseguendo in una simile vena, vi è quanto
segue, citato dal Sutra:
“Quando il Buddha stava camminando lungo la
strada per Benares, dopo il riposo post-Illuminazione, egli fu avvicinato da
un asceta errante. Secondo l'usanza del tempo, l'asceta lo salutò e gli
chiese quale fosse stato il suo insegnante o quale dottrina avesse seguito.
Il Buddha disse al wanderling che egli era "il Conquistatore
Vittorioso del mondo, superiore agli dèi ed agli uomini, un totale
Perfetto-Illuminato senza bisogno di insegnante". L'asceta errante non
poteva vedere nessuna traccia di un qualcosa come la Natura-di-Buddha e si
allontanò, come di solito fanno i vagabondi, brontolando tra sé e sé
qualcosa di simile: "Se fosse davvero così!"
Più avanti nel testo, facendo riferimento al
fatto che l'asceta errante, anche in presenza del Buddha stesso, non fu in
grado di riconoscere qualcosa di significativo riguardo al Buddha, parlando
del suo mentore, il Wanderling scrive: “Ciò che voglio dire è che sia nel
caso di un seguace profondamente religioso, di un maestro Illuminato di
primo grado, o nel caso di un povero ottuso senza interesse per le cose
religiose, l’Illuminazione qualche volta può essere riconosciuta negli
altri, ma a volte no. Nel mio caso, anche se al momento non sapevo che cosa
fosse l’Illuminazione, io però ho riconosciuto ciò che essa era nell'uomo
che incontrai” [1].
Come riconoscere l’Illuminazione
è un compendio dell’articolo in tre parti scritto da Alex Bunardzic e
pubblicato nel newsgroup del sito ‘alt.Zen’ il 24 giugno 1998, con alcune
modifiche, aggiornamenti, e aggiunte modificate in Formato HTML dal
Wanderling, presentato qui, grazie alla sua pertinenza e precisione verbale,
da Alex Bunardzic:
“Sin dall'inizio, questo argomento può essere
di significato centrale. Perfino il povero asceta errante della storia qui
sopra, alla vera presenza del Buddha stesso, non fu in grado di discernere
la reale Realizzazione del Buddha. Tuttavia, incontriamo spesso persone che
fanno di queste domande, e in realtà non ci aiuta il fatto di cercare di
fare il nostro meglio per involgere questo problema nella nube di
ineffabilità. L'esperienza dell'Illuminazione può essere incommunicable, ma
il "dito puntato verso lla luna" può, in alcune circostanze, fare tutta la
differenza, nel mondo. Inoltre, Katsuki Sekida (nel suo libro "Zen-Training")
ha espresso la sua incrollabile fede che, un giorno, apparirà un genio Zen
che sarà capace di elevare la pratica a livelli ancor più elevati e di
strappare a pezzi certe barriere ampiamente accettate. Questa proposta mi
sembra molto ragionevole, anche se, in questo momento, nessuno di tali geni
si è manifestato a noi.
Con questo in mente, dobbiamo prima
sbarazzarci di alcunerisposte-cliché. Come, quella perenne: "Se avete
domande, chiarimenti o verifiche da fare, allora sicuramente non la avete",
o l'altra risposta che è una chicca di tutti i dibattiti spirituali: "Essa è
di per sé convalidante, aldilà di ogni dubbio", ecc.
Il fatto è che l'esperienza dell'Illuminazione è così schiacciante, ricca e
pienamente soddisfacente che richiede una vita per essere digerita, inclusa
e integrata nella propria vita quotidiana. Quindi, si tratta di una piccola
meraviglia, con cui interi volumi sono stati riempiti di pensieri e
pensieri.
Cominciamo con un pensiero dal
Bhagavad Gita, in cui Krishna dice a Arjuna: "Ciò
che è il giorno per me, è notte per tutti gli esseri, e ciò che è notte per
me, è giorno per tutti gli esseri". A mio parere, questa è la migliore
descrizione della mente Illuminata in termini di vita quotidiana. E però, è
estremamente difficile da capire completamente. Alle persone questa
citazione non piace. Le persone si accigliano quando vi si imbattono. Essa
va contro la nostra inclinazione, e mina la stessa struttura, la radice
stessa dell'esistenza umana. Tuttavia, gli esseri umani che hanno raggiunto
l'altra sponda del fiume e poi sono ritornati alla sorgente (cioè, la vita
quotidiana), testimoniano tutti che questo è vero. Eppure, essa è assai
difficile da afferrare, ed è ancor più difficile da abbracciare.
Riflettete su questo: nel nostro stato di
coscienza di tutti i giorni, noi consideriamo il nostro corpo come
estremamente limitato. Ed in più, c’è che noi riteniamo che questo organismo
sia la principale fonte di tutte le nostre sofferenze – le sensazioni di
dolore sorgono nel corpo, la paura delle malattie e della morte è
intimamente connessa con il corpo, ecc. D'altro canto, abbiamo pensieri
luminosi e incoraggianti circa le nostre menti, e la nostra capacità di
immaginazione. Anche se il corpo è debole, limitato e soggetto ad ammalarsi
facilmente, la mente è sovrana, è il nostro santuario e ci può dare un
assaggio di vittoria sulle nostre più umilianti condizioni. Il nostro
pensiero cosciente non conosce apparentemente limiti - possiamo fantasticare
a cuor contento intorno a condizioni ideali, su lontani e piacevoli paesi,
eventi e circostanze felici. Possiamo facilmente immaginare asini con le ali
– qualsiasi cosa che per la natura stessa è impossibile compiere. Qual è
quella cosa che potrà mai fermare la nostra immaginazione? E, attenti, non è
solo un vago fantasticare – tutti i risultati che la scienza, la tecnologia,
l'arte e la filosofia possono vantare, hanno la loro origine nella nostra
immaginazione.
Beh, l'esperienza dell'Illuminazione cambia tutto questo. Parlando in senso
stretto, essa capovolge le cose sul loro fulcro. Dopo aver aperto l’occhio
della nostra mente, vediamo che è la nostra mente conscia che è estremamente
limitata, debole, e tendente ad abbattersi facilmente. Il nostro corpo, che
avevamo tanto disprezzato, risulta essere una meravigliosa illimitata realtà
- possiamo andare da qualunque parte, scalare qualsiasi montagna o collina.
Il nostro corpo ci permette veramente di poter vivere. Con questa
imprevedibile introduzione, ora vorrei brevemente illustrare alcune
caratteristiche dell'esperienza di Illuminazione, che sono difficili da
trovare in altre aree della nostra esistenza:
1. L'Esperienza del Nulla:
Nessun altro stato dell’esistenza umana
viene ad essere permeato con l’onnicomprensiva sensazione di nullità.
Regolarmente, noi viviamo la vita sperimentando i sentimenti di guadagno o
perdita. Noi cerchiamo di ottenere qualcosa e o la otteniamo, o non
riusciamo ad ottenerla, e allora dobbiamo far fronte al rifiuto. Oppure, il
rovescio della medaglia è che cerchiamo di evitare la spiacevole situazione
e gestire il fatto che succeda, o non riuscirci e quindi dover affrontare la
conseguenza di sopportare lo spiacevole calvario. Qualunque sia il caso, in
questa nostra impresa non c'è spazio per qualcosa che possa far scivolare
una qualunque sensazione di un nulla.
Dopo aver improvvisamente avuto il lampo nella
nostra vera auto-natura, siamo persi in quell’unico 'aroma' del
nulla. Alcuni pensano che si tratti di un ‘nulla’ letterale, che sia un
letterale ‘bianco e nero’ e non un qualcosa di vero nulla (nel senso che
tutte le cose diventino nere come la pece o bianche totalmente, senza
discernimento e differenziazione). Non è vero. Tutte le cose sono così come
sono, e se in quel momento una macchina sta venendoci incontro, si dovrebbe
vederla e spostarsi dal suo tragitto. Così, a questo proposito, è importante
sottolineare che l'Illuminazione non è uno Stato in cui tutte le attività
neurali e corticali sono cessate. Si continuerà a funzionare come ogni altro
essere senziente.
Che cosa è allora tutta questa storia del ‘nulla’? Nel Buddismo, e
nell’Illuminazione Zen, il ‘nulla’ viene indicato come Shunyata,
o il "grande vuoto" e, in generale, presentato nei sutra e
altrove, simile a quanto segue:
“I sutra spesso usano la parola "grande
vuoto" per spiegare il significato di Shunyata. In generale, noi capiamo
il "grande vuoto" come qualcosa che non contiene assolutamente nulla.
Tuttavia, da una prospettiva Buddista, la natura del "grande vuoto" implica
qualcosa che non ostacola le altre cose, in cui tutti i fenomeni
materiali svolgono le proprie funzioni. I materiali sono forme, che per loro
stessa natura, implicano l'ostruzione. La caratteristica peculiare del
"grande vuoto" è la non-ostruzione. Il "grande-vuoto", quindi, non ha la
funzione di ostacolo per essi. Dato allora che il "grande vuoto" non
presenta tendenze ostruttive, esso serve come base per le funzioni della
materia. In altre parole, se non vi fosse alcun "grande vuoto", né la
caratteristica di non-ostruzione, sarebbe impossibile per il mondo materiale
esistere e funzionare”. (fonte)
L’Illuminazione, è il vero non-sofisticato
stato delle cose. Per la mente che era abituata a partorire nobili ideali e
grandi progetti, si tratta anzi di un incidente assai deludente. Così, si
potrà dire a se stessi: "Tutti questi anni passati a costruire una testa più
perfetta da mettere sulla mia testa, ed ora vedo come è stato del tutto
invano!"
2. Anche Tutti gli Altri sono Illuminati:
L'intuizione (insight) che tutti e tutto
sono emersi all’Illuminato stato di mente contemporaneamente con te
sicuramente ti accompagnerà al momento stesso della Realizzazione. Questo è
perché tu sai che la realtà è perfetta. Non è perfetta nella sua
potenzialità, è perfetta nel suo stato pienamente attualizzato, sta con te
mano nella mano, faccia a faccia. La dichiarazione "Tutti sono Illuminati"
può far essere confusi, ovviamente, perché la prima cosa che tutti direbbero
è, "Hey, io sono Illuminato". Tuttavia, lo stato Illuminato è realizzazione
"non-dualistica", quindi non può esserci un "Io Sono", né un "Tu sei
Illuminato, essi no", poichè non c'è più un ‘Tu e loro’ (dualistico). Nella
storia di cui sopra l’asceta errante, chiamato Upaka nel Sutra, incontrò
faccia a faccia il Buddha e non fu in grado di discernere il suo stato
Illuminato. Quando il futuro Sesto Patriarca Hui-neng da ragazzo si
risvegliò dal nulla e incontrò per la prima volta il Quinto Patriarca
Hung-jen, quest’ultimo, pur rimanendo in silenzio davanti ai suoi discepoli,
riconobbe la realizzazione di Hui-neng.(Come io stesso dico sempre, solo un
Illuminato può riconoscere un altro Illuminato - N.d.T.)
Nel Buddismo, nello Zen e nello stato
Illuminato, la base del reame non-dualistico è l’Originazione Dipendente:
Non una cosa singola,
Anekaartham: L’Originazione Dipendente, correttamente intesa,
nega che ogni cosa sia assolutamente singolare. Una cosa non è altro che
l'insieme di tutte le sue cause, e nessuna cosa ha una sola causa. Quindi,
anche se una cosa può essere percepita come una singola cosa, riflettendoci
si scoprirà sempre che in realtà essa è una molteplicità di fattori
organizzati in modo complesso. Quello che prendiamo per un individuo
(letteralmente, un intero indiviso) in realtà non è mai indivisibile. Per
Nagarjuna, questo significa che nessuna cosa fisica è semplice, ogni cosa è
composta di parti e, pertanto, è obbligata a decomporsi. Ma ciò significa
anche che nessun concetto è primario e fondamentale. Ogni concetto è
costruito dai relativi concetti. Ogni concetto ha senso solo all'interno di
un contesto specifico di altri concetti. E così il tentativo di giungere ad
idee primarie, o assiomi, da cui altre idee possono essere derivate, è
destinato al fallimento.
E nemmeno molte cose: Anaanaartham.
Nagarjuna era molto
affezionato ad applicare la logica ricorsiva. ‘Ricorsione’ è il nome dato
per utilizzare l'output di un'operazione come input per la stessa
operazione. Ora, sopra abbiamo visto che nulla è semplice, perché tutto è
fatto di una molteplicità di fattori. Così, per esempio, si potrebbe dire
che un apparente intero ‘W’ è in realtà un insieme di parti (a, b, c,
d....}. Ma noi ora possiamo sostituire una qualsiasi di tali parti di W, con
il risultato di poter realizzare che nessuna delle apparenti parti del tutto
è essa stessa una cosa semplice. In effetti, se continuiamo il processo di
analisi alla sua logica conclusione, il risultato è che non ci sono affatto
delle cose, neanche per servire come parti di grandi interi. Ma, se non ci
sono affatto parti, allora è realmente NON vero dopotutto parlare di un
‘tutto’ che in realtà è fatto di molte parti (nanaartha).
(fonte)
3. Immediato Benvenuto:
Qualcuno, qualcosa, in qualche modo ti da
il benvenuto. E’ un benvenuto silenzioso (un frastornante, assordante
silenzio), ma tu puoi decisamente sentirlo nel tuo midollo - è in corso di
essere celebrata la tua liberazione in silenzio attraverso la realtà. Questo
è probabilmente il motivo per cui abbiamo letto in molti testi che le
persone, dopo aver ottenuto la liberazione, hanno esclamato: "I patriarchi e
i Buddha non mi hanno ingannato!" Oppure, le persone che dicono che i pesci
nuotano tra gli alberi, che gli uccelli cinguettano e fluttuano nelle
profondità del mare, e le montagne cavalcano i fiumi...
4. Non c'è bisogno di parlarne:
Questa sensazione è assai pronunciata nelle
prime settimane dopo l'Illuminazione. Parlare di essa, e perfino pensarlo è
sentito come la cosa più superflua, come chiedere ad un passeggero su un
treno: «Anche Lei sta viaggiando su questo treno?" Apparirebbe insensato.
Dal momento che si riconosce che anche tutti gli altri sono Illuminati, cosa
c'è da parlarne? Si deve solo vivere.
5. Il profondo corpo della letteratura
spirituale non si può afferrare:
Potreste cominciare a sviluppare una lieve
sollecitare, dopo alcuni giorni o giù di lì, per andare a ri-esaminare e
confrontare le vostre esperienze con le registrazioni delle Scritture.
Preparatevi per una esperienza molto deludente. Tutte le parole esaltanti vi
sembreranno assai pallide e prive di vita se le metterete fianco a fianco
con ciò che voi avrete attraversato ed uno dei motivi per cui storicamente
il notevole adepto Zen Te Shan bruciò tutti i suoi libri e commentari
di Zen negli immediati momenti seguenti alla sua Realizzazione.
In realtà, l'intero corpo della letteratura
mondiale che è stato accumulato in migliaia di anni di storia scritta
assomiglia a non più delle ventisei lettere dell'alfabeto, rispetto alla
ricchezza dell’esperienza di Illuminazione. L'apprendimento e la padronanza
dell’intero pensiero umano, così com’è registrato in questo mondo,
significherebbe non più che afferrarsi all'alfabeto. Da lì in poi, dovreste
imparare a formare le parole, frasi, paragrafi, capitoli, libri. Resterebbe
da fare un incommensurabile lavoro in più. Non stupisce quindi che i maestri
Zen realizzati parlino dell’odore dell'Illuminazione (o, malattia di essa).
Potrebbe essere insopportabilmente grande.
6. La realizzazione del sublime scherzo
cosmico:
In precedenza abbiamo detto che la
onni-pervadente sensazione del nulla significa che non c'è nulla da
trasmettere, nulla da ottenere, nulla da perdere, niente da raggiungere,
niente da imparare, ecc.. Adesso è il momento di discutere come l'Essere
Illuminato realizza che l’Illuminazione è solo un primo passo, e che
l'apprendimento è appena iniziato. Questo è il paradosso, o 'scherzo
cosmico', ma solo in un senso linguistico. In realtà, si tratta di qualcosa
come un Koan:
Un altro modo di vedere le cose è quello di
riconoscere che ciò che è la caratteristica di un Essere Illuminato è di
essere in uno stato di perenne principiante. Questo, naturalmente, ha a che
fare con la freschezza dell’atteggiamento generale, e con la vacuità della
mente (o la mancanza di esperienza della stessa) che rende possibile il
processo. Tuttavia, il principiante può esistere solo in relazione ad un
maestro compiuto. Così, si realizza che in ogni momento, uno è
simultaneamente il principiante e il maestro compiuto. Poiché non c'è modo
di esprimerlo altrimenti, ci si riferisce a tutto ciò come uno scherzo
cosmico.
7. Tutte le domande sono state esaurite
e a tutte si è risposto:
Tipicamente, una persona che sperimenta la
meravigliosa Illuminazione è una persona che è stata in lungo, intenso
viaggio, alla ricerca di qualcosa. Di solito, tale persona ha alcune domande
pressanti, qualcosa che si avvicina alle questioni della vita e della morte
nella loro serietà e importanza. Inoltre, è molto probabile che tale persona
abbia attraversato disordinatamente qualche forte e lunga fase di
sofferenza. Questo non necessariamente può essere sempre così, ma è più
probabile di sì che di no. Ciò che l'Illuminazione fa a questa persona è di
dissolvere tutte quelle cose. Tutto se ne va in uno sbuffo di fumo! La
ricerca è andata una volta per tutte (ma non illudetevi – ne comincia una
nuova!) Qui vi farò una dichiarazione molto audace, e vi dirò che anche se
dopo il raggiungimento di quello che sembra essere un approccio
all’Illuminazione, avrete ancora alcune delle vecchie questioni che vi
pressano pesantemente come prima, potrebbe essere necessario lavorare di più
sul vostro sentiero.
Per non essere fraintesi, però, dobbiamo sottolineare che di solito il primo
passo avanti è alquanto superficiale (Kensho) e
non riesce a sradicare tutti i semi della coscienza abituale (Satori).
Quindi, le domande pressanti sicuramente saranno più numerose (anche se
verranno dissolte in un modo gentile), ma mai con la stessa intensità della
paura della morte. Questa volta, la sofferenza a cui tali pensieri potranno
dar luogo, sarà simile alla sofferenza che sentiamo dopo esserci svegliati
da uno spiacevole sogno: ci sono tutti i sintomi della sofferenza e del
disagio, ma allo stesso tempo noi non ce ne preoccupiamo veramente, sapendo
che è tutto solo un sogno. Come disse il grande chitarrista John McLaughlin
una volta: "C’è di tutto, ma però non c'è nulla di traumatico".
In fede, Alex Bunardzic –
AGGIUNTA:
Molti ricercatori sembrano non
essere a conoscenza del fatto molto semplice che in realtà vi sono molti
livelli di auto-realizzazione, come esemplificato negli ‘Otto Stati di
Jhana’, nei Cinque Livelli di Tozan, e nelle Cinque Varietà di
Zen. Vi è una enorme differenza tra dire qualcosa di un piuttosto
semplice precoce stadio come Laya, fino all’ulteriore iniziale
passo in avanti del Kensho, e l’effettivo e reale stato
dell'Illuminazione dei Sutra, a livello di Buddha, come Anuttara
Samyak Sambodhi. Anche il venerato santo Indiano Bhagavan Sri Ramana
Maharshi, sopra menzionato, che da tutti era riconosciuto come un essere
risvegliato, dopo quella che venne chiamata la sua prima esperienza di morte
da adolescente, maturò e approfondì ancora quell’esperienza quindici anni
più tardi, a 32 anni, a seguito di una seconda esperienza di morte.
E Siddharta Gautama, all'inizio
della sua ricerca spirituale prima di diventare il Buddha, studiò con due
insegnanti. Il primo insegnante gli insegnò i primi sette Jhana, e
l'altro insegnante gli insegnò l'ottavo Jhana. Entrambi gli
insegnanti dissero di avergli insegnato tutto ciò che c'era da imparare. Ma
Siddhartha ancora non conosceva il motivo per cui esisteva la sofferenza,
così lasciò entrambi gli insegnanti e si martirizzò facendo sei anni di
pratiche di austerità. Anche questi però non fornirono la risposta alla sua
domanda e li abbandonò per quella che poi venne conosciuta come Via di
Mezzo. I Sutra indicano che nella notte della sua Illuminazione,
egli si sedette sotto l’Albero del Bodhi e iniziò la sua meditazione
praticando il Jhana (meditazione profonda). Quando la sua
mente si trovò ad essere "concentrata, purificata, luminosa, senza macchia,
libera da imperfezioni, malleabile, stabile, costante e dotata di
imperturbabilità", fu diretta verso la "vera conoscenza", che dette luogo al
suo incredibile passo-avanti nella coscienza profonda, che i sutra chiamano
Anuttara Samyak Sambodhi, il Raggiungimento della Incomparabile
Illuminazione, ben oltre l’al di là dell'ottavo Jhana.
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NOTA [1] - Benchè io non conoscessi l’Illuminazione al superficiale livello
del significato intellettuale, a quel tempo essa non era un concetto
totalmente estraneo per me, anche se in maniera modesta. Dopo il mio primo
tuffo nell’Illuminazione, altre cose si misero all’opera dopo l'impatto con
la mia percezione globale della stessa. Profondamente nascosta da qualche
parte, sotto la superficie della mia struttura mentale Samsarica di tutti i
giorni, c’era un’inconscia e inafferabile ombra, come una sorta di impronta
simile ad un eco che si incrociava in un residuo fondamentale sfondo di un
altro stato. La ragione per cui questo stato non era riconosciuto o noto o
che anche esistesse --- perfino se esso era stato precedentemente
sperimentato --- è totalmente delineato in altri miei articoli, in cui si
narra l’incontro spirituale con il Bhagawan Sri Ramana Maharshi..
La seconda occasione si verificò qualche
anno più tardi, mentre ero ancora un ragazzo, quando fui introdotto da
Franklin Merrell-Wolff --- fondamentalmente un Americano ignoto e
trascurato, dotato però di grande Realizzazione sprituale.
In modo abbastanza interessante, l'asceta
Upaka, menzionato sopra nel testo, non fu l'unico che si incontrò con il
Buddha, praticamente nella stessa situazione. Nel Madhupindika Sutta,
noto come il Sutra del Miele, un uomo, Dandapani Sakya, stava
camminando in un bosco e incontrò il Buddha che era seduto sotto un albero.
Egli scambiò cortesi saluti con lui e poi gli chiese "Qual è la dottrina
della contemplazione? Che cosa proclama?" La risposta del Buddha non fu
dissimile alla stessa che disse ad Upaka, e si dice che Dandapani, "Dopo
aver udito la sua risposta, scosse la testa e roteò la sua lingua, alzando
le sopracciglia così che la sua fronte si fece rugosa in tre solchi – e poi
se ne andò, appoggiato sul suo bastone". (fonte)
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Finito di
tradurre nel mese di Gennaio 2009 – senza scopo di lucro – per conto del
Centro Nirvana
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Riferimenti:
http://www.geocities.com/the_wanderling/canudoit.html
http://www.geocities.com/the_wanderling/Recognize.html
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