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L’ALAYA
La base sia del Samsara che del Nirvana, l'inizio e la fine sia della
confusione che della realizzazione, la natura della universale shunyata e di
tutti i fenomeni che appaiono, più fondamentali perfino rispetto al ‘trikàya’,
perché è libero da pregiudizi verso l’Illuminazione, è l’Alaya, talvolta
chiamato la primordiale mente pura o originaria.
Benché Prajna non veda in sé nessuna base per i concetti come aspetti
differenti, tuttavia i tre aspetti fondamentali di completa apertura,
naturale perfezione e spontaneità assoluta si distinguono dagli upaya come
utili dispositivi (mezzi abili).
COMPLETA APERTURA
“Tutti gli aspetti di ogni fenomeno sono completamente chiari e luminosi.
L'intero universo è aperto e senza ostacoli, Tutte le cose si compenetrano
a vicenda e sono mutualmente interdipendenti”.
”Poiché tutte le cose sono nude, chiare, e libere da oscuramenti, non c'è
nulla
da raggiungere o da realizzare. La natura delle cose appare naturalmente ed
è
naturalmente presente nella consapevolezza che trascende il tempo”.
La pratica quotidiana è semplicemente di sviluppare una completa
accettazione ed apertura a tutte le situazioni e le emozioni ed a tutte le
persone, sperimentando
totalmente tutto, senza riserve e blocchi mentali, così che uno mai possa
ritirarsi o accentrarsi in se stesso. Ciò produce una tremenda energia che
di solito è rinchiusa nei processi di evasione mentale e che in generale
sfugge via dalle esperienze della vita.
La chiarezza della coscienza consapevole nelle sue fasi iniziali può essere
sgradevole o ispirare paura. Se è così, allora uno dovrebbe aprirsi
completamente al dolore o alla paura ed accoglierli. In questo modo le
barriere create dalle proprie abituali reazioni emotive e dai pregiudizi
vengono interrotte.
Quando si esegue la pratica di meditazione si dovrebbe avere la sensazione
di aprirsi completamente a tutto l'universo con assoluta semplicità e con la
mente totalmente nuda e libera, liberandosi di tutte le barriere
"protettive".
Non dividetevi mentalmente in due quando state meditando, con una parte
della mente che guarda l'altra, come un gatto che osserva un topo. Si
dovrebbe realizzare che non si medita con lo scopo di andare profondamente
dentro se stessi e di ritirarsi dal mondo. Anche quando si fa la meditazione
sui chakra, nello yoga Buddista, non c’è una concentrazione introspettiva –
la chiave è ancora l'apertura completa della mente.
NATURALE PERFEZIONE
“Tutto è naturalmente perfetto così come è, completamente puro e
incontaminato.
Tutti i fenomeni appaiono naturalmente nelle loro sole corrette modalità e
situazioni, che formano modelli sempre in cambiamento, pieni di senso e di
significato, come se si partecipasse tutti ad una grande danza.
Tutto è simbolo, ma non vi è alcuna differenza tra il simbolo e la verità
simboleggiata.
Senza alcun sforzo o pratica, ogni liberazione, illuminazione, e Stato di
Buddha, sono già pienamente sviluppati e perfetti”.
La pratica quotidiana è la stessa vita ordinaria. Poiché non esiste un
sottosviluppato stato, non c'è bisogno di comportarsi in un modo speciale o
cercare di raggiungere o di praticare alcunché.
Non dovrebbero esserci sensazioni di sforzo per raggiungere una qualche
esaltante mèta o stati superiori, in quanto ciò semplicemente produce
qualcosa di condizionato e artificiale che sarà solo un ostacolo al libero
funzionamento della mente. Non bisogna mai pensare di se stessi come se si
sia "peccatori" o indegni, ma come puri e perfetti naturalmente, a cui nulla
manca.
Quando si esegue la pratica della meditazione, si dovrebbe pensare ad essa
proprio come una naturale funzione della vita quotidiana come il mangiare o
il respirare, e non come un evento formale e speciale da intraprendere con
grande serietà e solennità. Bisogna realizzare che meditare significa andare
aldilà dello sforzo, aldilà della pratica, aldilà di scopi e obiettivi, e
aldilà del dualismo di schiavitù e liberazione.
La meditazione è sempre perfetta, quindi non c'è bisogno di correggere
nulla. Poiché tutto ciò che sorge è semplicemente il gioco della mente, non
ci sono cattive sessioni di meditazione e nessun bisogno di giudicare i
pensieri come buoni o cattivi. Pertanto non ci si dovrebbe sedersi a
meditare con varie speranze e timori riguardo ai risultati –uno fa solo
questo, senza nessun sentimento auto-consapevole di "Io sto meditando",
senza sforzo, senza fatica, senza tentare di controllare o forzare la mente,
senza cercare di diventare pacificati.
Se si scopre che si sta deviando in uno di questi modi, si smetta di
meditare e ci si metta semplicemente a riposarsi e rilassarsi per un po’,
prima di riprendere di nuovo la meditazione. Se uno ha esperienza che,
durante o dopo la meditazione, si stanno interpretando i "risultati", non li
si prenda affatto come speciali, ma solo li si osservi come fenomeni.
Soprattutto, non si tenti di farli ripetere, perché questo si oppone alla
naturale spontaneità della mente.
ASSOLUTA SPONTANEITA’
”Tutti i fenomeni sono completamente nuovi e freschi, assolutamente unici
nell’istante n cui essi appaiono e interamente liberi da tutti i concetti di
passato, presente e futuro, come se sperimentati in un'altra dimensione
temporale.
Il flusso continuato di nuova scoperta e fresca rivelazione e ispirazione,
che sorge in ogni momento è la manifestazione dell’eterna gioventù del
Dharma vivente, e la sua meraviglia, splendore, e spontaneità sono il gioco
o l’aspetto danzante dell'universo come guru”.
Imparate a vedere la vita di tutti i giorni come un mandala, in cui ci si
trova al centro, e siate liberi dai pregiudizi, dalle tendenze e dai
condizionamenti del passato, dai desideri del presente, e dalle speranze e
aspettative future.
Le raffigurazioni del mandala sono gli oggetti quotidiani della propria
esperienza di vita, che si muovono in una grande danza o gioco
dell'universo, il simbolismo con cui il guru rivela il senso profondo e il
significato ultimo. Dunque, siate naturali e spontanei, accettate ogni cosa
e imparate da tutto. Cercate di vedere il lato ironico e divertente delle
situazioni irritanti.
Nella meditazione, penetrate l'illusione del passato, presente e futuro. Il
passato non è che un ricordo o condizione nel presente, il futuro una
proiezione del presente, ed il presente stesso svanisce prima che possa
essere afferrato. Liberarsi dalle memorie del passato, e dalle concezioni
circa la meditazione. Ciascun momento di meditazione è totalmente unico e
pieno di potenzialità per nuove scoperte, così da essere incapaci di
giudicare la meditazione in base alle sessioni passate o in base alla
teoria. Immergersi direttamente e semplicemente nella meditazione, in questo
stesso momento, con tutta la propria mente ed essere liberi da esitazioni,
dalla noia, e dall’eccitazione.
LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE (Secondo il Sentiero ‘Maha-Ati’)
Quando si pratica la meditazione è tradizionale, e se possibile anche
meglio, sedersi a gambe incrociate con la schiena eretta anche se non
rigida. Tuttavia, è più importante sentirsi confortevoli, quindi a volte è
meglio sedersi su una sedia, se con la seduta a gambe incrociate si prova
dolore o difficoltà.
La propria attitudine mentale deve essere ispirata ai tre aspetti
fondamentali, tanto che la meditazione sia con o senza forma, benché in
quest'ultimo caso i tre aspetti costituiscano tutta la meditazione stessa,
con particolare enfasi sulla completa e totale apertura.
La meditazione con forma è preceduta, seguita, e formata da periodi senza
forma e si può similmente rivelare spesso piacevole, se non essenziale, nel
precedere un periodo di meditazione senza-forma con un periodo di
meditazione con-forma. Per provvedere a questa eventualità sono state
sviluppate molte meditazioni preliminari nel secolare periodo delle pratiche
Buddhiste, con la maggior parte di esse che sono meditazioni importanti
sulla respirazione, sulle ripetizioni di mantra, e visualizzazioni.
La seconda e la terza classe di queste, necessitano di istruzioni personali
da parte del proprio guru prima di essere praticate, ma qui qualche
chiarimento sarebbe necessario prima, dato che il metodo utilizzato varia un
pò da persona a persona. In primo luogo, lasciare che la mente segua il
ritmo dentro-fuori della respirazione, finché non diventa calma e
tranquilla; poi lasciare che la mente resti sempre più sul respiro finché
tutto il nostro stesso essere appaia essere identificato con esso.
Infine, diventare consapevoli del respiro, lasciando che la consapevolezza
del corpo si trasformi in puro spazio e poi trasferire progressivamente
l'attenzione via dal respiro e portarla verso la sensazione dell’espansione
e della spaziosità. Lasciare indi che questa sensazione finale si fonda in
una completa apertura, e ci si muova nella sfera della corretta meditazione
senza forma. Con ogni probabilità, le descrizioni di cui sopra dei tre
aspetti fondamentali e relative pratiche di meditazione sembreranno molto
vaghe e inadeguate.
Questo è inevitabile poiché essi tentano di descrivere ciò che non solo è
oltre le parole ma anche aldilà del pensiero, e invitano alla pratica di ciò
che è essenzialmente uno stato di essere. Le parole sono semplicemente una
forma di upaya (cioè, mezzi abili), una sorta di indizio che, se messo in
atto può consentire che spontaneamente sorgano
l’innata saggezza naturale e la perfetta e naturale azione.
Talvolta, nella meditazione può esservi una interruzione della normale
coscienza, una improvvisa completa apertura. Questo sorge soltanto quando si
è smesso di pensare in termini di ‘un meditante, una meditazione, e
l’oggetto della meditazione’. E’ un flash di visione della Realtà, un lampo
improvviso che prima si verifica non frequentemente e poi via via sempre più
spesso. Potrebbe non essere un’esperienza particolarmente sconvolgente o
totalmente esplosiva, ma proprio un momento di grande semplicità. Non si
faccia l’errore di cercare di forzare deliberatamente queste esperienze
affinchè vengano a ripetersi, perché questo sarebbe tradire la naturalezza e
la spontaneità della realtà.
COMMENTO di Aliberth… Questo articolo di Choghyam Trungpa sul Sentiero ‘Maha-Ati’,
che ho con gioia tradotto, potrebbe esser ritenuto valido e giusto proprio
così com’è… anche perché esso mostra una Via di Realizzazione assai facile e
comoda per tutti… e cioè, riconoscere ciò che già siamo e dimorare in questo
perfetto auto-riconoscimento. Salvo un piccolo (grande) particolare… per
poter avere questo “auto-riconoscimento” della nostra vera natura, occorre
che noi PRIMA si trasformi la nostra mente egoistica e materiale in una
mente pura ed essenziale, con cui poter poi arrivare al giusto
riconoscimento delle cose così come sono (compresi noi stessi)…. Perciò,
lungi dal prospettare i facili miraggi sul possesso di una nostra naturale e
spontanea Buddhità, che pure nel sottofondo della Pura Coscienza esiste, noi
dobbiamo prendere atto che la Via ‘Maha-Ati’, cioe “Grande Autoliberazione”,
è quella che cominciamo a percorrere proprio e soltanto quando abbiamo
oltrepassato la fase dell’Osservatore, stabilizzando l’Auto-consapevolezza.
Vale a dire, quando riteniamo di aver raggiunto la cosiddetta ‘prima
illuminazione’. Altrimenti, sarebbe da concludere che tutti gli esseri
nell’illusione siano già ‘illuminati’, nel loro stesso ‘essere illusi’
(anche se, nella nostra sfera umana, questo purtroppo già accade…). Dunque,
è vero che una volta che noi siamo arrivati alla vera conoscenza della
nostra Natura Originaria, non c’è altro Sentiero che quello della Via ‘Maha-Ati’,
ma è pur vero, cari amici, che prima di poter realizzare l’esistenza di
questa nostra ‘naturale e spontanea’ natura di realtà, dobbiamo liberarci
della patina di illusione e oscurazione mentale, cioè di quella ignoranza ‘avidyà’,
che nella nostra esistenza attuale ci fa credere di essere ‘questo o quello’
(cioè, o santi o peccatori), e vedere tutti e tutto in maniera totalmente
dualistica facendo sorgere giudizi e opinioni, che altro non sono che
l’evidenza della manifestazione illusoria del nostro ego..
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