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Comincio, con la mia proverbiale lentezza a trascrivere un Insegnamento dato
a Villorb a
(Treviso) dove il Centro Lama Tzong Khapa ha avuto, per una ventina di anni,
la sua sede. L'Insegnamento fu donato dal Ven. Ghesce Yesce Tobden il
26-27-28 Gennaio 1981. La venuta di Ghesce-là a Treviso sembrava
improbabile: in un primo momento non sembrava disponibile il traduttore. Per
questo motivo non si è potuta fare molta pubblicità. Qui ci sono molte
persone che hanno già ascoltato molti insegnamenti, sanno che cosa sia il
Dharma e il Buddhismo in generale.
ORIGINE DELL'INSEGNAMENTO - Da chi proviene questo Insegnamento? Proviene da
Buddha Sakiamuni. Questo insegnamento è esistito in altri periodi storici, è
stato dato da altri Buddha, ma quello che ci perviene ora proviene da Buddha
Sakiamuni. Buddha Sakiamuni non era fin dall'inizio simile ad un dio, ma era
una persona normale come noi, che attraverso certe pratiche di Dharma, certe
pratiche spirituali, arrivò alla purificazione della sua mente, percependo
il modo in cui la realtà è, e avendo realizzato lo scopo ultimo a cui
aspiriamo. Per moltissimo tempo sviluppò l'attitudine (di beneficiare gli
esseri) e le varie qualità della mente, fino a raggiungere quella che si
chiama Buddhità o Illuminazione, uno stato di completa realizzazione. Fece
questo all'inizio per mezzo dell'aspirazione che tutti gli esseri siano in
possesso della felicità, di un certo tipo di benessere, poi con l'aiuto di
diverse pratiche spirituali.
SIGNIFICATO DI BUDDHITA' - La parola Buddha,
quindi, non significa qualcosa di esterno a noi stessi, ma rappresenta uno
stato di illuminazione, uno stato in cui la mente (o l'individuo) è
completamente libera da ogni tipo di difetto, da ogni ostacolo, da ogni
attitudine mentale negativa e, dall'altra parte è in possesso di tutte la
qualità positive. Quindi è uno stato mentale, uno stato che noi possiamo
realizzare all'interno di noi stessi. Questo aspirare ad ottenere questo
stato di completa realizzazione, non è qualcosa di egoistico che si persegue
esclusivamente per se stessi, ma è uno stato che, una volta ottenuto, dà
origine ad una relazione creativa con gli esseri, ad una autentica
partecipazione nel mondo.
MODO DI BENEFICIARE GLI ALTRI - Quando una
persona raggiunge questo stato di realizzazione avendo l'intenzione di
beneficiare gli altri, può ottenere, attualizzare questo, ma in che modo? La
persona non può donare le sue qualità agli altri, nè può liberare gli esseri
dalla sofferenza, poichè questo è impossibile, in quanto la Via Spirituale
presuppone uno sforzo personale nello sviluppo della mente. Colui che ha
raggiunto questa perfetta realizzazione beneficia gli altri tramite il
mostrare la Via Spirituale, il donare insegnamenti che, se praticati e
interiorizzati, possono condurre al frutto di questa realizzazione.
Vi sono moltissimi Insegnamenti esposti dal
Buddha, dagli esseri Illuminati. Questi Insegnamenti portano la persona a
svilupparsi interiormente. Vi sono Insegnamenti che sono comuni ad altre
religioni. Gli insegnamenti sono intesi a condurre la persona a comprendere
la natura del modo in cui esistono i fenomeni e del modo in cui esistiamo
noi stessi, cioè in modo interamente dipendente, in un modo non realmente
esistente, ma in modo simile ad una illusione. Tutti gli insegnamenti del
Buddhismo, direttamente od indirettamente, mirano a questo tipo di
comprensione.
FENOMENI PERMANENTI O IMPERMANENTI - Volendo
sviluppare questo punto, partiamo da alcune considerazioni. Esistono diversi
fenomeni, ma questi esistono inclusi in due categorie:
1)
Fenomeni che sono composti, che sono
impermanenti, che nascono da cause.
2)
Fenomeni che hanno la natura di essere
permanenti, non composti, non creati da cause. Ogni cosa che esiste è
inclusa o all'interno di fenomeni permanenti, o all'interno di fenomeni
impermanenti. I fenomeni impermenenti hanno una possibilità di cambiamento,
di mutamento e sono in continuo stato di flusso (es. gli esseri viventi, le
cose esterne, ecc.). I fenomeni permanenti non hanno cause e la loro
esistenza non muta.
FENOMENI IMPERMANENTI -Prendendo in
considerazione i fenomeni impermanenti, essi hanno delle cause; non sono
fenomeni che si presentano così come li vediamo ora: solidi ecc. davanti ai
nostri occhi, ma sono fenomeni in continuo mutamento, la cui presenza
dipende da una moltitudine di fattori, di cause. Queste cause si raggruppano
insieme e danno origine ai fenomeni. Poichè hanno la caratteristica di
essere fenomeni che esistono esclusivamente a causa delle loro cause
specifiche e sono fenomeni che appaiono esclusivamente a causa di
determinate condizioni e poi scompaiono, sono privi del modo opposto di
esistenza, cioè di un modo solido, stabile, autonomo e indipendente.
A causa delle nostre misconcezioni, noi ora vediamo i fenomeni come solidi,
stabili, autonomi ed indipendenti.
SHUNIATA: ESSENZA DI UN MODO DI ESISTENZA INTERDIPENDENTE - La mancanza di
un modo di esistenza reale, inerente ai fenomeni, è ciò che nel Buddhismo
viene chiamata e viene intesa come realtà ultima dei fenomeni o
Shunyata. Infatti i fenomeni mancano di questo particolare modo di
esitenza inerente, propro per questo motivo: essi non sono realmente
esistenti, ma sono esistenti esclusivamente in dipendenza dalle cause e
dalle condizioni. Questa esistenza dipendente rende possibile l'esistenza
della legge di causa ed effetto.
LEGGE DI CAUSA ED EFFETTO - La legge di causa
ed effetto dice che da particolari cause sorgono particolari effetti, in
special modo in relazione alla nostra mente. Da modi autentici di essere
sorge uno stato autentico, uno stato che è pervaso dalla felicità, dal
benessere. Da modi inautentici di essere, modi confusi, sorge uno stato di
frustrazione, uno stato di confusione. La situazione che viviamo ora può
essere di due tipi:
1)
Situazione in cui predomina la
confusione.
2)
Situazione in cui ci troviamo bene.
Queste due situazioni possono essere
sperimentate da noi ora, in questo tipo di esistenza, ma non sono
indipendenti, non nascono spontaneamente in dipendenza da cause
esclusivamente esterne, ma la loro causa fondamentale esiste dentro di noi
ed è stata accumulata attraverso le nostre azioni del passato.
ESIGENZA DI UN METODO - Poichè tutti gli
esseri, compresi noi stessi, desiderano in ultima analisi ottenere una
situazione migliore, uno stato di completezza individuale, di realizzazione,
tutto ciò non sorge spontaneamente, ma ha bisogno di cause specifiche.
Queste cause si creano attraverso la realizzazione di un metodo. Quindi da
una parte vi è un obiettivo che desideriamo raggiungere, dall'altra parte vi
è qualche cosa che tentiamo continuamente di evitare (l'insoddisfazione, lo
stato di angoscia che pervade l'esistenza).
LA PRATICA SPIRITUALE - Questo stato di
insoddisfazione può essere eliminato, estromesso da noi stessi, attraverso
una pratica spirituale: non vi è altro modo di poterlo fare.
Fondamentalmente, la pratica è in relazione all'abbandono di certe attività
che hanno carattere inautentico. Per illustrare questo, pensiamo: se ci
troviamo in una casa dove c'è molto fumo, è chiaro che la causa di questo
fumo è il fuoco. Quindi per eliminare questo fumo che ci disturba, è
necessario eliminare la sua causa
fondamentale, cioè il fuoco. Da una parte, desideriamo ottenere uno stato
migliore per noi stessi, inconsciamente o consciamente tendiamo verso questa
direzione. Dall'altra parte desideriamo evitare il sorgere del dolore.
Perciò è necessario stabilire le cause che
permettono il sorgere del benessere, ed eliminare ciò che conduce allo stato
di sofferenza. Sebbene si desideri ottenere questo stato di benessere dentro
di noi, il solo desiderio non è sufficente: ciò dimostra inoltre che noi non
abbiamo seminato, cioè non abbiamo praticato il metodo che ci permette di
realizzare questa condizione migliore. Naturalmente noi non desideriamo
alcun conflitto, non desideriamo situazioni spiacevoli nella nostra vita,
però nonostante il nostro desiderio, le situazioni spiacevoli piovono su di
noi in ogni momento. Da cosa dipende ciò? Dipende dal fatto che noi
continuiamo ad accumulare le cause che hanno come frutto questo tipo di
situazione.
ANIMALI ED UOMINI - E' necessario comprendere
il tipo di situazione che stiamo vivendo come esseri umani. Questa
condizione è estremamente diversa da una condizione animale. Qual'è la
differenza tra queste due condizioni? La differenza consiste nel fatto che
noi sappiamo discriminare ciò che è utile per il nostro sviluppo spirituale.
La condizione umana e la condizione animale sorgono da particolari modi di
essere. Da modi inautentici di essere sorgono le condizioni per una
esistenza animale; il contrario accade per l'esistenza umana.
LE RINASCITE E LE 10 AZIONI NEGATIVE - Nel
Buddhismo si afferma che è possibile rinascere in altre condizioni di
esistenza al di fuori di quella umana. Vi sono delle esistenze sfavorevoli e
queste sorgono da modi inautentici di essere del nostro corpo, della nostra
parola, della nostra mente (come ad es. togliere la vita ad altri esseri,
impossessarci di ciò che appartiene ad altri, dire il falso, fare del male
agli altri, ecc.). La condizione umana, che è estremamente favorevole per la
pratica spirituale, sorge dall'abbandono di alcuni modi specifici di essere
inautentici. Questi modi specifici che devono essere abbandonati sono, da
una parte, quelli del corpo: uccidere, togliere la vita agli altri esseri,
impossessarci delle loro ricchezze senza averne il diritto, essere
continuamente coinvolti nel desiderare di possedere il corpo degli altri.
Vengono poi i modi inautentici di essere, in
relazione alla parola (ed anche questi devono essere abbandonati per poter
ottenere una rinascita umana): il vano chiacchierare, come coinvolgimento
inautentico nel mondo; - c'è poi un tipo di linguaggio che è frequente
dentro di noi, si tratta di un tipo di linguaggio che tenta di dividere gli
altri, in funzione dei nostri progetti, dei nostri desideri. - poi ancora un
tipo di linguaggio che nasce dall'orgoglio; - infine un tipo di linguaggio
che non ha senso (e questo caratterizza la maggior parte dei nostri
discorsi).
Vi sono poi tre attitudini proprie della mente
(che devono pure essere abbandonate per poter ancora ottenere in futuro una
rinascita umana): - l'attitudine mentale che sta sempre nell’aspettativa di
danneggiare gli altri, o qualcuno. - l'attitudine mentale che è sempre in
aspettativa di possedere le cose degli altri. (Quest'ultimo tipo si può
definire come 'confusione sulle realtà di questa esistenza).
Quindi, sono dieci modi inautentici di essere (alcuni del corpo, altri della
parola, altri della mente) che devono essere abbandonati per poter ottenere
ancora questa condizione umana. Questa nostra esistenza umana è una
esistenza estremamente positiva, ed ha bisogno per esistere, per sorgere, di
cause simili, cioè di cause positive. E' però vero anche l'opposto:
sfavorevoli condizioni di esistenza sorgono esclusivamente dall'essere
coinvolti in modi inautentici di essere, in modi negativi, in rapporti
negativi con le cose, dimenticando fomdamentalmente noi stessi.
Considerando quindi la nostra situazione, se
in futuro si vuole ancora ottenere una esistenza umana, sulla base della
quale è possibile sviluppare la propria mente, o renderla significativa, è
necessario abbandonare questi modi inautentici dei essere.
COME OTTENERE UNA RINASCITA FORTUNATA - Da un
lato, dobbiamo determinare cosa significhi questa rinascita umana,
dall'altro lato dobbiamo chiudere le porte, eliminare la possibilità di
rinascite sfavorevoli. Questo si può ottenere:
1)
Sviluppando attitudini positive,
aspetti mentali che sono in una direzione autentica.
2)
Eliminando gli aspetti negativi della
mente.
Questi due scopi, questa duplice attività, è
il fondamento di ogni Via Spirituale che consiste nel comprendere
fondamentalmente ciò che è negativo, al fine di sviluppare la nostra mente
attraverso l'abbandono della negatività stessa. L'essenziale è riuscire a
cogliere ciò che è significativo per l'essere, e coltivarlo. Questo duplice
scopo dell'attività spirituale è comune, probabilmente, a tutte le
Religioni. Ma anche considerando il problema non sotto l’aspetto delle
religioni e restando alla stessa situazione dell'individuo, possiamo dire
che è necessario praticare lo stesso questi due scopi appunto se si
desidera una condizione di vita positiva e sopportabile.
Inoltre non basta praticare allo scopo di
ottenere una condizione di vita migliore, ma è necessario praticare la Via
Spirtuale per una mèta più importante, che viene definita ''Realizzazione
per sè''.
Per comprendere cosa significhi 'realizzazione per sè' che alcuni chiamano
'Liberazione', è necessario fare una piccola introduzione alla situazione in
cui noi viviamo. La situazione in cui viviamo è un ricorrere di esistenze
condizionate in merito alle quali noi non abbiamo alcuna possibilità di
scelta circa il loro carattere positivo o negativo. Siamo esclusivamente
soggetti all'esistere, a causa di attitudini negative presenti nella nostra
mente. Questo particolare modo di esistere- privo di libertà- ha la natura
della schiavitù e nel Buddhismo viene chiamato col nome di Samsara.
LA SOFFERENZA DEL SAMSARA - Esiste una ragione
che ci spinge ad abbandonare questo tipo di esistenze: - è l'angoscia che
questo modo di esistere provoca - la sofferenza che pervade questo modo di
essere. Questo è il motivo per cui si tende alla libertà della persona. Ogni
condizione di esistenza, anche quella umana (nel Buddhismo si parla anche di
altre esistenze), per il fatto che è dominata da attitudini mentali
negative, ha in sè il germe della sofferenza. Il solo fatto di nascere
rappresenta una sorta di angoscia, dovuta al fatto che si viene gettati in
un'esistenza, che, di per sè, è un problema.
Vi sono altri tipi di sofferenza più generali:
- la sofferenza della malattia, ad es. - la morte che chiude la possibilità
di esistere in un certo modo. In generale, ogni aspetto dell'esistenza umana
ha la natura dell'insoddisfazione. Vi sono inoltre altri tipi di
insoddisfazione e di conflitto che sorgono in questa esistenza a causa delle
concezioni sbagliate.
SOFFERENZA DELL'ATTACCAMENTO - A causa
dell'attaccamento, sorgono conflitti dovuti al fatto che non possiamo
raggiungere la persona che noi desideriamo. Altri conflitti sorgono per il
fatto di dover incontrare delle persone che ci appaiono spiacevoli. Ed
ancora, per non riuscire ad ottenere ciò che desideriamo e per essere
continuamente costretti a subire situazioni indesiderate. Vi sono altri tipi
di sofferenze che appartengono ad esistenze apparentemente felici: ad es.
nelle esistenze come esseri divini. Questi esseri sono estremamente felici
fino a 7 gg. prima della morte. In quest’ultimo periodo prima della morte
perdono completamente il loro profumo, le ghirlande che adornano il loro
corpo appassiscono e sono completamente esclusi dalla comunità cui
appartengono, per essere soggetti alla morte che li riporta ad una
condizione inferiore di esistenza.
Queste esistenze del samsara, dominate dalle
attitudini negative, possono a volte avere un carattere estremamente felice;
è il caso di una rinascita come essere divino. Ma perfino questi esseri,
sono soggetti alla impermanenza, e quindi cessano e muoiono. Quando si
schiocca una freccia nell'aria, questa ricadrà non appena la propulsione
iniziale sarà terminata. Così è per l'esistenza umana e per ogni altro tipo
di esistenza felice nel Samsara.
LA REALTA' FRUTTO DELLA MENTE NEGATIVA -
Questa nostra esistenza è costituita da tre aspetti:
1)
il proprio corpo
2)
il mondo esterno
3)
ciò di cui si gode
Questi tre elementi sono in una condizione
continua di essere potenzialmente causa di conflitto e di insoddisfazione.
Siccome essi esistono in una esistenza samsarica, sono prodotti
esclusivamente da attitudini negative che depositano inclinazioni nella
nostra mente. Da queste attitudini sorgono, prima di tutto, - il nostro
corpo, - poi l'ambiente e poi – le cose che usiamo. E' necessario, in primo
luogo, riconoscere che questa situazione, questa dinamica della sofferenza
(o dell'esistenza condizionata) è qualcosa che ha un’origine precisa.
L'origine sta dentro di noi, nella nostra mente, e particolarmente, negli
aspetti negativi di cui essa è composta. Per eliminare ogni tipo di problema
per noi stessi è necessario eliminare completamente gli aspetti negativi
della mente. Esistiamo ora, in una condizione in cui ci viene rubato qualche
cosa: ci viene rubata la possibilità di una scelta vera, la possibilità
reale di scegliere.
Esistiamo come se fossimo spinti da qualcuno,
verso direzioni non stabilite da noi. La possibilità autentica di essere, la
libertà di scelta, non ci vengono rubate da qualcuno o da qualche cosa che è
esterno a noi (come le condizioni ambientali, ecc.) ma dalle attitudini
negative che condizionano ogni nostra azione, ogni nostra motivazione, ogni
nostro pensiero. E queste attitudini non solo ci hanno privato della libertà
in passato, ma ci condizionano qui e ora, nel presente, e saranno l'elemento
che deciderà il nostro futuro.
IL NOSTRO PEGGIORE NEMICO E' DENTRO DI NOI -
Negli Insegnamenti sul modo di trasformare il nostro pensiero e le nostre
attitudini (questo viene spiegato molto estesamente in certi aspetti della
pratica del Dharma) si dice che non esiste alcun nemico esterno, ma che ogni
nemico può essere ricondotto dentro di noi, nell'aspetto di queste
attitudini negative. Il nemico è qualcuno che ci causa dispiacere, ci mette
in una situazione nella quale siamo costretti a soffrire. Se guardiamo
queste attitudini mentali che sono la causa del nostro soffrire, dei nostri
conflitti, allora dobbiamo riconoscere che esse sono i nostri veri nemici.
Se, tramite le pratiche che sono indicate nel Sentiero Spirituale, riusciamo
ad eliminare da noi stessi queste attitudini negative, è possibile ottenere
anche una libertà nell'esistenza, è possibile cioè avere la possibilità di
scelta, relativo al modo di nascere, al luogo della nascita, alle condizioni
dell'esistenza stessa, e al modo di morire, ecc. Si dice ancora che, una
volta ottenuta questa condizione, vi è un corpo diverso da questo che
abbiamo ora, un corpo di luce, un corpo puro. Per poter essere in grado di
eliminare questo samsara, questo tipo di esistenza condizionata, è
necessario riconoscere e comprendere le parti negative della nostra mente.
I DIFETTI MENTALI - Vediamo alcuni aspetti
negativi della mente.
1)
Aggressività e odio, che è uno dei due
poli che stanno all'origine di ogni nostra azione, di ogni nostra attitudine
negativa che può manifestarsi dentro di noi. Possiamo dire che
l'aggressività si tratta di un tipo di mente che si basa sul vedere gli
oggetti, le persone, in modo spiacevole. Quest’aggressività ci pone in
difesa, pone il nostro piccolo ego in una posizione di difesa verso gli
altri, verso il mondo.
2)
Attaccamento, il secondo polo, cioè
l'attitudine che desidera impossessarsi di oggetti, persone, e di tutto ciò
che appare come piacevole. Questo tipo di mente, sorge sulla base di una
esagerazione delle caratteristiche dell'oggetto che viene visto come molto
affascinante. Così, si tenta di possedere l'oggetto esclusivamente per
autosoddisfazione.
3)
Considerare noi stessi superiori agli
altri per qualità fisiche o capacità mentali. Questo tipo di mente ci fa
guardare dall'alto in basso coloro che ci appaiono come inferiori: ci fa
essere in competitività con coloro che ci appaiono al nostro livello, ed è
la base della gelosia verso coloro che ci appaiono come superiori.
4)
Dubbio in relazionie a questioni
critiche, in relazione all'esistenza: ad es. in merito all'esistenza o meno
dei Tre Gioielli, o dei Tre Rifugi di cui si parla nel Dharma.
5)
Misconcezione della natura fondamentale
delle cose: un altro tipo fondamentale di attitudine negativa che collega
tutte queste emozioni (nel senso che essa è la vera causa di tutte le
negatività).
6)
Gelosia, che consiste nel non avere una
mente aperta verso la felicità degli altri e verso i loro oggetti che non ci
appartengono. Al contrario, sviluppiamo un certo tipo di irritazione.
7)
La competitività; questa è ciò che
domina gran parte delle nostre attività mentali, rendendo estremamente tesi
i nostri rapporti con gli altri, in quanto sono basati sulla mera
competizione.
8)
L'avarizia: è una totale chiusura
mentale, e non solo in relazione a ciò che possediamo. E' un tipo di
attitudine che pervade la nostra mente, rendendola chiusa e non disposta a
dividere ricchezze, conoscenze e situazioni. La mente si aggrappa a queste
cose difendendole.
9)
Mantenere il rancore verso certe
persone, diviene causa dell'odio e mantiene la mente in uno stato di
rigidità. In questo stato mentale non esiste flessibilità. Certe situazioni
non vengono dimenticate e ci si afferra alle persone che hanno prodotto la
sofferenza. Tutte queste cause di sofferenza sono tenute dentro di noi fino
a che non arriva il momento di rispondere nello stesso modo (arrecando cioè
lo stesso danno che pensiamo ci sia stato fatto).
Questi sono esempi che ci permettono di
comprendere come parti negative della mente costituiscono la causa per il
sorgere di esperienze spiacevoli. In queste attitudini mentali non vi è
alcun aspetto positivo: esse sono negative sia in relazione a noi stessi sia
in relazione agli altri. Il Sentiero Spirituale deve essere inteso come un
metodo per eliminare dalla nostra mente queste attitudini negative: e questa
è l'essenza di un sentiero spirituale. Queste emozioni negative non sono
spontanee, non sorgono a caso, ma sorgono secondo una dinamica che è
stabilita, prima di tutto, dai due poli dell'esistenza condizionata, e cioè
odio/aggressività e attaccamento.
IL TERRIBILE INGANNO DELL'IO –
Odio/aggressività ed attaccamento sorgono da una misconcezione fondamentale
che è all'origine del Samsara. Questa misconcezione è un tipo di concezione
che ci fa afferrare la persona che sta di fronte a noi come realmente
esistente, come un qualcuno che ha una realtà personale realmente esistente,
inerentemente esistente. A causa di questa misconcezione pure la persona che
ci beneficia viene vista come realmente esistente. Noi stessi ci
consideriamo come qualcuno la cui identità potrebbe essere indicata come
'qui' ed 'ora', nel nostro corpo, nella nostra mente, in un modo evidente.
Tale tipo di identità, all'interno di un
fenomeno come quello della persona (che è un composto di aggregati
psicofisici, in continuo mutamento) non esiste. Un tale tipo solido di 'io',
così come noi lo percepiamo, lo concepiamo, che diviene manifesto in
determinate situazioni, è completamente inesistente. La persona esiste in un
modo che è priva di esistenza reale. La mancanza di esistenza reale della
persona, questa mancanza di identità individuale, deve essere compresa e
diviene la base su cui si sviluppa un tipo di saggezza che comprende
l'opposto di questo. L'opposto è comprendere che la persona non esiste in
modo reale. Questa saggezza costituisce l'antidoto per quella che è la
radice del samsara: la concezione di un io realmente esistente.
Ora, questa concezione che ha come base il
nostro corpo e la nostra mente, afferra qualche cosa che sembra essere la
nostra identità che, sebbene sia del tutto indefinita, sembra qualcosa di
solido ed appare quando diciamo il nstro nome o quando qualcuno dice il
nostro nome. Questo modo di apparire come un esistere inerentemente, come
una realtà solida, è errato. Così pure è errato il modo spontaneo,
concettuale, in cui noi ci percepiamo, cioè come se avessimo un’ identità
inerente e a sè stante. In realtà, non vi è alcuna persona esistente in modo
inerente, reale. Quando analizziamo il nostro corpo, la nostra mente, se
cerchiamo dove siamo noi, dove si può indicare 'io sono', noi ci rendiamo
conto che non c'è alcun punto di questo corpo o di questa mente che possa
essere indicato come la persona realmente esistente. Quindi, analizzando in
profondità noi stessi, questo modo così solido di apparire della persona,
svanisce completamente.
SOLO UN NOME - Il nostro corpo e la nostra
mente sono solo una base di designazione per il nostro nome, il nome della
persona. Proprio per il fatto di essere la base della designazione, esso non
è la designazione stessa. D'altra parte, vi è questa mente che designa
questo nome, questa entità, sulla base degli aggregati. Tutto ciò prova che
la persona, così come ci appare ora (indipendente, dalla sua parte, con una
identità inerente all'interno della stessa) non eiste, è una concezione
totalmente errata, il modo di apparire della persona è completamente errato.
Il nostro corpo e la nostra mente fungono come base di designazione
concettuale. Quindi ci sono due aspetti di questa misconcezione:
1)
misconcezione in relazione ai fenomeni,
come opposti alla persona,
2)
misconcezione della persona come
realmente esistente, in opposto a quella dei fenomeni.
Questi sono i due tipi di concezione che
stanno alla base del''esistenza condizionata. Quando si comprende che
l'oggetto di questa misconcezione non esiste (e si comprende questo sulla
base della Saggezza che comprende Shuniata, che realizza la mancanza di
esistenza inerente dei fenomeni e della persona), si possiede l'antidoto
diretto alla misconcezione. Quando si realizza la Saggezza che comprende
Shunyata, questa esclude direttamente la concezione che afferra la persona e
i fenomeni come realmente esistenti. Nei testi si paragona questa Saggezza
ad un'ascia che taglia alla radice l'albero delle emozioni negative. Questo
tipo di saggezza viene anche paragonato al fuoco che ha la capacità di
ridurre in cenere il legno: riduce in nulla dentro di noi ogni concezione
errata, ogni modo sbagliato di essere. In genere queste attitudini negative
sono presenti dentro di noi, condizionano ogni aspetto della nostra vita, ed
è estremamente difficile abbandonarle senza un metodo preciso.
Per abbandonarle, è necessario attuare uno sviluppo spirituale. All'inizio
si ricorre ad un temporaneo antidoto allo sviluppo di queste attitudini
negative, poi si sviluppa l'antidoto definitivo, la Saggezza che realizza il
vero modo in cui i fenomeni esistono.
Poichè la concezione che afferra i fenomeni
come realmente esistenti è spontanea dentro di noi, è estremamente
difficille sradicarla esclusivamente con la comprensione intellettuale della
mancanza di reale esistenza dei fenomeni. E' quindi necessario che questa
comprensione sia diretta, e sostenuta da un lungo dimorare della mente sul
suo oggetto (cioè su Shunyata e sulla mancanza di esistenza reale dei
fenomeni). Questo lungo dimorare della mente sul suo oggetto coinvolge un
altro aspetto della pratica spirituale, aspetto che viene chaimato 'dimorare
con una mente stabilizzata'. Quando la mente è così sviluppata, essa è in
grado di dimorare sul suo oggetto per lungo tempo. Questo tipo di stabilità
mentale, di concentrazione, non può sorgere esclusivamente in modo
meccanico, da pratiche di meditazione o da posizioni fisiche, ma, poichè ha
fondamentalmente la natura di una pacificazione mentale, questa
pacificazione è esclusivamente possibile sulla base di un abbandono di
inautentici modi di essere e di attività negative grossolane. Tre sono le
pratiche fondamentali in cui molte altre possono essere condensate.
TAPPE DELLA SAGGEZZA - Esiste un processo di
sviluppo di questa saggezza. Dapprima vi è un tipo di chiara comprensione
intellettuale di cosa significhi la vacuità. Sulla base di questa, si
sviluppa una comprensione attraverso la concentrazione e si ottiene la
percezione non concettuale, una percezione diretta, limpida, della realtà
così com'è. E' necessario comprendere così, come è esposto nel Dharma, che
la causa ultima di tutti i problemi è la misconcezione della natura ultima
dei fenomeni e di noi stessi. Questa misconcezione può essere esclusivamente
eliminata sviluppando la Saggezza che realizza la Vacuità.
Con il termine 'Liberazione', si intende il
processo di decondizionamento dalle emozioni negative, tramite lo sviluppo
della saggezza che comprende Shunyata. Attraverso questo processo di
decondi-zionamento dalle attitudini negative che sono frammiste alla nostra
mente, si ottiene la cosiddetta 'Liberazione'. Per attuare questo
decondizionamento, ci si basa sulle tre pratiche fondamentali di cui si
parla nel Dharma: 1) MORALITA' - 2) CONCENTRAZIONE - 3) SAGGEZZA -.
1)
MORALITA', cioè un fondamento coerente
di esistenza che conduce ad una tranquillità, ad una mente chiara.
2)
CONCENTRAZIONE, cioè la stabilità della
mente.
3)
SAGGEZZA che realizza la vacuità, che
si realizza sulla base di questa concentrazione.
Una volta ottenuto questo tipo di Liberazione,
non vi è più possibilità di ritorno di attitudini negative.
Eliminando le emozioni negative, si elimina anche ogni tipo di difetto, ogni
tipo di conflitto e di dolore che si sperimenta nella vita. Si dice che
questo decondizionamento ha la natura della felicità e della libertà. Esso è
realizzato dal modo verticale di concepire l'esistenza, in antitesi
al modo orizzontale.
Sulla base dei due scopi presenti nel Sentiero Spirituale, di cui si era
parlato all'inizio, si intraprende il sentiero dell'eliminazione di ogni
attitudine mentale negativa, e sulla base di questa pratica si attua la
realizzazione di sè. La Via Spirituale, o Dharma, deve essere qualcosa che
deve essere impiegato per eliminare le attitudini negative, per realizzare
ciò che è fondamentale e di reale beneficio per l'essere. Non è un metodo
per allungare la nostra giornata, o per sprecare il tempo.
IO SONO LA CAUSA DEL MIO PROBLEMA - E'
necessario, prima di tutto, non restare ingannati, in relazione alla causa
di ciò che noi sperimentiamo, poichè c'è sempre l'attitudine di porre il
problema fuori da noi stessi. Nella pratica spirituale si sviluppa la
comprensione che noi stessi siamo il vero problema, così ci
responsabilizziamo in merito a ciò che ci affligge. Questa comprensione può
essere generata dentro di noi se analizziamo gli aspetti della nostra mente
(odio, attaccamento, ignoranza), ecc. e cioè il modo in cui essi ci
condizionano e il meccanismo attraverso il quale danno origine alla dinamica
del conflitto: tutto questo deve essere estremamente chiaro dentro di noi,
deve divenire chiaro per la nostra mente.
Una volta che questa situazione è limpida, ed
è presente con chiarezza nella nostra mente, sorge spontaneamente il
bisogno, la necessità di attuare un metodo che ci permetta di scindere la
nostra mente da queste attitudini. Per ottenere esperienze di benessere in
questa vita o nelle vite future, è necessario creare le cause che si
accordino con l'effetto. Dalle cause positive, cioè dall'abbandono di modi
inautentici di essere, scaturiranno effetti positivi, modi autentici di
essere. Ogni tipo di esistenza futura, dipende dal comportamento della
nostra mente. E' stato poi detto che essendo il nostro vero nemico le
attitudini negative, queste devono essere eliminate attraverso tutte le
pratiche che si concentrano nei tre training principali: moralità,
concentrazione e saggezza. Attraverso queste tre pratiche si realizza
per sè un modo autentico di essere, che possiede la felicità e la libertà.
DOMANDE E RISPOSTE - Domanda: Perchè esiste
una negatività ed una positività. Perchè la mente deve soffrire se tutti noi
dobbiamo arrivare all'Illuminazione? Perchè esiste questo tragitto della
mente dal negativo al positivo?
Risposta: Esiste una condizione attuale in cui
la mente è frammista alle attitudini negative. Questa è la situazione che
noi tutti possiamo vedere. Non è necessario chiederci il perchè di questo.
Pensando a questa condizione di conflitto nella nostra mente nasce la
domanda se effettivamente la tua mente può essere libera da queste emozioni
negative. Secondo alcuni Sentieri Spirituali, come il Buddhismo, la mente
può essere libera da queste attitudini negative: si può quindi tendere ad
uno stato migliore.
Poichè vi è questa possibilità, esiste una pratica da attuare, la pratica
del Dharma. In alcune persone sorge l'interesse per questo tipo di attività
spirituale. Se si pensa al fatto che esiste la possibilità di liberare la
mente dai condizionamenti, ci si rende conto che questa possibilità esiste
realmente entro di noi. La possibilità di decondizionamento esiste realmente
poichè alla base delle emozioni negative, c'è la fondamentale misconcezione
che considera i fenomeni e le persone come inerentemente esistenti. Avere
questa misconcezione è come scambiare da lontano una roccia per un uomo: non
appena ci si avvicina a questo masso, lo si riconosce realmente come tale,
mentre la concezione errata che la nostra mente aveva (una roccia = un uomo)
svanisce comletamente. Allo stesso modo, nella pratica del Dharma,
attraverso alcuni insegnamenti si è introdotti a questa spiegazione della
vera natura dei fenomeni (che è priva di esistenza inerente). Attraverso la
contemplazione di ciò, uno elimina la misconcezione che sta alla base di
ogni attitudine negativa.
Domanda: Quando dentro di noi si cerca di
delineare il vero modo di esistenza dei fenomeni, dopo aver ascoltato gli
insegnamenti, non c'è il rischio di vivere alcune volte una situazione di
irrealtà? Nel senso di una realtà più sfumata... Fino a quanto questo è
sbagliato, fino a quanto è pericoloso?
Risposta: In generale questo senso di
irrealtà, questa comprensione dei fenomeni come simili ad una illusione, è
ciò a cui nel Buddhismo si mira attraverso la contemplazione della Saggezza
che realizza la Shunyata (Vacuità). Se è davvero un tipo di comprensione di
irrealtà, un tipo di esperienza vissuta che viene da questa pratica (che
prima di tutto deve avere alla base una comprensione profonda di ciò, e poi
deve essere sostenuta da una pratica seria) se è veramente così, allora è
proprio ciò a cui si mira nel Buddhismo. E' proprio questa irrealtà dei
fenomeni che dà la possibilità al fatto che essi abbiano una funzione nel
mondo, al fatto che più tardi essi possano avere degli effetti, ecc.
Non si può comprendere questo meccanismo di
causa ed effetto tra le cose, se si mantiene questa concezione che abbiamo
ora. Concezione che ci fa vedre tutti i fenomeni come solidi, indipendenti,
unici, separati da tutti gli altri ecc. I fenomeni sono COME illusione,
infatti, non si dice che siano delle illusioni. Le illusioni non hanno la
capacità di effettuare la funzione di ciò che esse sembrano essere. I
fenomeni, invece, hanno la capacità di effettuare la funzione che ci si
aspetta e che gli si dà.
Si prenda, ad esempio, l’illusione di un mago.
Un mago, quando crea un cavallo, non crea qualcosa di reale, ma è una vera e
propria illusione perchè non può fare la funzione che di solito fa un
cavallo.
Gli oggetti invece possono effettuare la loro funzione. Non sono quindi
illusioni, ma simili ad illusioni. Essi sono SIMILI ad illusioni, nel
senso che, quando sono analizzati, non vi si può trovare qualcosa di
essenziale, qualcosa che sia l'essenza, che rappresenti il loro nome;
infatti, esistono esclusivamente come una proiezione di un nome sulla base
di qualche cosa che esiste all'esterno, ed anche il nome è esso stesso
proiettato sulla base di qualche cosa che sta alla sua base ecc. Dunque,
tutti i fenomeni sono illusione, non nel senso di essere ‘Maia’, ma di
essere simili a sogni o illusioni, poichè mancano di esistenza reale, di
esistenza inerente.
Domanda: In che relazione mentale è il
continuum mentale con la mente?
Risposta: Il flusso della mente, o il suo
continuum, è il suo scorrere. E' questo continuum a cambiare.
Con la parola mente si può designare ogni singolo momento della mente
stessa. Quando si parla del continuum, si parla del protrarsi della
mente, del suo esistere in un dato lasso di tempo, pur con una simile
natura, però in continuo cambiamento. Il continuum della mente
significa il suo divenire, nel passato, presente e futuro, con le
caratteristiche di essere una mente.
Domanda: Una domanda circa l’argomento della
causa ed effetto. E' stato detto che da una causa negativa deriva un effetto
negativo. Un comportamento negativo ci porta ad un'esistenza negativa. A me
succede che più faccio il bene, più sono portato a fare il bene. Ma lo
stesso discorso vale anche per il male: più faccio il male e più sono
portato a farne…
Risposta: Se non ci si pone il problema di
controllare la propria mente, ma ci si fa controllare da essa, allora va
proprio così. Se invece ci si pone veramente il problema di dirigere con
determinazione la nostra mente in una data direzione, cioè in una direzione
positiva, allora à chiaro che sorgono degli ostacoli, molti ostacoli, di cui
prima non eravamo coscienti. Siccome si tenta coscientemente di dare una
direzione alla nostra mente, gli ostacoli, i modi di pensare negativi, si
manifestano chiaramente nella nostra mente. Avviene, quindi, una specie di
battaglia, ma questo è normale.
Domanda: A volte, si parla di 'eterno', cosa
si intende con esso?
Risposta: Il concetto di eterno è diverso da
qualche cosa che è permanente. Ciò che è permanente, è qualcosa che non
cambia di momento in momento, di attimo in attimo, ma poi, ad un certo
punto, può anche scomparire, e non esistere più. Le cose permanenti non
possono essere sempre designate come eterne. Le cose eterne possono, invece,
essere designate come impermanenti (la stessa mente o la mente in generale).
Naturalmente vi sono delle emozioni negative che possono essere eliminate.
Ma esiste una mente generale dell'individuo che non può mai essere fermata,
che non ha fine. Allora si può dire che la mente generale non ha fine, ed è
eterna. Quindi si può usare questo concetto anche per le cose impermanenti.
La mente di Buddha, per es., esiste sebbene sia impermanente e cambi di
momento in momento. Esiste per sempre. Anche noi stessi, come persone,
cambiamo di momento in momento, cambiamo forme di esistenza ecc. La persona
è mutevole, però la persona non può mai avere una fine. La persona (sottile)
esiste per sempre.
Domanda: Cosa si intende per Liberazione?
Risposta: Si intende ‘essere liberi’ da
rinascita e morte condizionate dalle attitudini negative.
Domanda: Allora, che differenza passa tra
Liberazione e Nirvana?
Risposta: Nirvana e Liberazione sono la stessa
cosa.
Domanda: La coscienza, in che posto si trova?
Partecipa?
Risposta: La nostra mente è frammista alle
attitudini negative. Però, poi, quando si libera da queste attitudini
negative, ottiene lo stato di Liberazione. La Liberazione è lo stato della
mente quando si è liberata dalle attitudini negative. Quando noi puliamo un
panno sporco, il panno diventa pulito. Allo stesso modo la mente, quando
viene separata dalle attitudini negative, ottiene la Liberazione e poi,
però, resta per sempre così. Poichè esiste la possibilità di separare la
mente dalle attitudini negative, esiste anche la giustificazione e si prova
la necessità per il sentiero spirituale.
(fine della prima giornata )
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