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(SECONDA PARTE)
LO SCOPO DEL BUDDHISMO - Se dovessimo
considerare qual'è lo scopo fondamentale, assoluto, di una Via Spirituale,
ed in particolar modo del Buddhismo, si dovrebbe considerare che esso
consiste nella eliminazione della sofferenza di tutti gli esseri e la
realizzazione della felicità (sempre per tutti gli esseri). Al fine di poter
ottenere questa realizzazione, prima di tutto è necessario che noi stessi si
attui lo stato di completo sviluppo, cioè la completa realizzazione tramite
l’eliminazione di ogni nostro difetto e lo sviluppo di tutte le qualità che
ora in noi esistono solo in modo p otenziale.
Per ottenere questo stato di completo Risveglio, è necessario ottenere una
particolare attitudine chiamata Bodhicitta: cioè l'attitudine
che ci fa desiderare di aiutare tutti gli altri, proprio restando nel mondo.
Questo tipo di attitudine ha degli aspetti preliminari che consistono
nell'amore e nella compassione.
AMORE E COMPASSIONE - L'amore sorge dal
desiderio di mettere gli altri nella condizione di poter avere la felicità.
La compassione sorge con il desiderio di liberare gli altri dalle condizioni
di infelicità in cui vivono. Perchè queste due attitudini sorgano, noi
dobbiamo: a) essere coscienti di ciò che costituisce un pericolo per la
nostra esistenza. b) essere coscienti dello stato in cui noi siamo ora, del
modo in cui noi stessi, ora, stiamo sperimentando la sofferenza. c)
diventare coscienti della nostra mancanza di libertà nell’esistenza
condizionata. E' necessario, cioè, realizzare la condizione attuale in cui
noi siamo ora. Tale condizione è determinata dalla insoddisfazione, poichè è
un tipo di esistenza in cui vi sono situazioni che procurano grande
sofferenza. Tali situazioni sono, ad es., la nascita, la malattia, la
vecchiaia e la morte, ecc. E' sulla base della comprensione di questa
situazione che noi possiamo essere consapevoli di trovarci in una condizione
di sofferenza.
LE CAUSE DELLE ESISTENZE CONDIZIONATE - Questo
scorrere dell’esistenza in un modo totalmente dominato dalle afflizioni
mentali che esistono all'interno della nostra mente, ha due fondamentali
cause 1) Karma, o inclinazioni depositate all'interno della nostra mente. 2)
Emozioni negative.
La Liberazione è, essenzialmente, un decondizionamento da questi inautentici
o errati modi cognitivi.
PARTECIPAZIONE ALLE SOFFERENZE ALTRUI - Questa Liberazione, o realizzazione
per sè, sebbene sia una mèta legittima per uno che pratichi il sentiero
spirituale, è tuttavia incompleta e necessita di essere autenticata in una
partecipazione. La necessità della partecipazione è compresa quando si è
consapevoli della situazione in cui sono tutti gli altri (situazione di
sofferenza, di vari problemi, ecc.).
Questa situazione è esattamente simile alla nostra. Quando diventiamo
consapevoli che, così come ci troviamo noi in una situazione di sofferenza,
anche gli altri vi si trovano, allora sorge quest’attitudine di amore e
compassione. Queste attitudini stanno alla base di una autentica
compartecipazione nel mondo e devono essere sviluppate.
COME SVILUPPARE BODHICITTA - E' possibile
sviluppare queste attitudini considerando la relazione positiva e la
gentilezza che questi esseri hanno (o hanno avuto) verso di noi. Dentro di
noi esiste un certo tipo di amore e di gentilezza, che però non sono
completi, sono parziali. Infatti, esiste un tipo di amore verso coloro che
ci appaiono come persone piacevoli (i nostri familiari e gli amici). Invece,
è estremamente difficile sviluppare un'attitudine di apertura verso coloro
che ci appaiono come nemici.
Quindi, al fine di livellare questa disuguale attitudine della mente, in
relazione agli esseri viventi, è necessario che siano fatte diverse
contemplazioni. Questo per ridimensionare la mente, per riportarla alla
realtà, al fine di sviluppare l'aspetto mentale conosciuto come
'Equanimità'. Esiste una particolare situazione della nostra mente che si
esprime, ora, in una attitudine di non uguaglianza verso tutti gli esseri
viventi. Noi discriminiamo gli esseri, dividendoli in tre particolari
categorie. Abbiamo, infatti, un certo tipo di relazione verso coloro che
consideriamo come amici, mentre la relazione cambia con coloro che ci sono
indifferenti. Altro tipo di comportamento si ha con coloro che ci appaiono
come nemici. Verso i primi abbiamo un’attitudine che è protesa a sviluppare
attaccamento. Noi ci sentiamo molto vicini a queste persone. Ma per le
persone che ci sono indifferenti, noi non proviamo nessun interesse, ed esse
non hanno alcuna importanza, per noi è come se non esistessero. Se soffrono
o sono felici, a noi non importa. In questa categoria c'è la maggior parte
della gente. Vi sono poi altre persone che ci appaiono come spiacevoli.
Verso di esse siamo protesi a sviluppare aggressività , un atteggiamento di
difesa o di rifiuto.
UNA MENTE DA ROVESCIARE -Questa situazione
della nostra mente (totalmente priva di equanimità) deve essere rovesciata.
Si può fare questo analizzando il modo in cui certe persone ci appaiono come
nemici ecc. Se analizziamo il rapporto con coloro che ci sono nemici vediamo
che potrebbero esserlo per un giorno, un mese, un anno... Il rapporto di
inimicizia dipende principalmente dalle condizioni. E queste condizioni sono
in un continuo flusso, in continuo cambiamento, e possono portare ad un
mutamento completo della relazione stessa. Un nemico può diventare un nostro
amico. Se potessimo guardare la situazione a lungo termine, potremmo vedere
che in vite precedenti queste persone sono state di sicuro nostre amiche. Se
prendiamo in considerazione l'attitudine ad essere attaccati, o ad essere
particolarmente vicini a certe persone, potremmo renderci conto che è una
attitudine che non ha alcuna ragione di esistere. Le relazioni personali con
i nostri amici possono cambiare da un istante all'altro. Le persone ci
possono abbandonare ad un certo punto della nostra esistenza. Non c'è alcuna
certezza che i nostri amici ci rimangano a fianco. Essi potrebbero
trasformarsi in qualcuno che sta in una direzione opposta alla nostra.
Possono trasformarsi in nemici.
Poi vi sono le persone verso cui non abbiamo
alcuna considerazione. Sembra che nemmeno esistano. Può darsi che queste
persone in passato abbiano avuto una relazione estremamente positiva con noi
o estremamente negativa. Ad ogni modo, noi siamo sempre nella possibilità di
rincontrare queste persone e di stabilire sia una relazione positiva che
negativa. Non c'è alcuna ragione per essere così noncuranti verso di esse.
Se osserviamo i nostri amici, poi i nostri nemici, e coloro che ci appaiono
insignificanti, i loro ruoli in realtà non sono sempre gli stessi, ma
possono continuamente cambiare.
Non c'è quindi alcuna ragione per avere un estremo attaccamento per alcuni,
avversione per altri e noncuranza per altri ancora. Questa attitudine della
mente così diseguale deve essere livellata attraverso il sorgere della
equanimità.
L'attitudine di non-equanimità sorge
dall'errore di considerare positivo o negativo il rapporto con gli altri.
Dal rapporto positivo otteniamo piacere, mentre con quelli che stabiliamo un
rapporto negativo sorge un sentimento opposto. Ma se riflettiamo che queste
persone sono uguali, ed in passato sono state molte volte nostre madri, se
comprendiamo questa profonda realtà, svilupperemo su questa base
l'equanimità. Se in generale guardiamo la situazione di questi tre tipi di
persone (che suscitano amore, indifferenza, o odio) vediamo che essi non
hanno una scelta nelle azioni, sono schiavi delle loro attitudini mentali
negative, sono anch’essi nella sofferenza. Poichè gli esseri sono uguali
nella loro miserevole situazione, è inutile sviluppare attaccamento verso
alcuni ed odio verso altri. Questi tre tipi di persone aspirano tutti ad
eliminare la sofferenza e ad ottenere la felicità. Quindi essi sono tutti
uguali. Prendiamo come esempio dieci pazienti che vanno dal medico con
malattie simili. Il medico non può trattarli diversamente in base a quello
che egli sente per loro.
RAGIONI PER LO SVILUPPO DELL'EQUANIMITA' -
Questo tipo di equanimità ha delle ragioni precise per essere sviluppato: è
l'antidoto all'aggressività ed all'avversione, che sorgono durante la
giornata. Esso sviluppa inoltre amore e compassione in modo completo. Tutti
gli esseri sono uguali, sono nella stessa condizione. Ma non bisogna
lasciarli così, non è giusto. C'è la necessità di avere un rapporto positivo
con gli altri. Per sviluppare questo rapporto occorre pensare che,
nell'esistenza condizionata, ogni essere è stato nostra madre e ci ha
beneficiato. Bisogna pensare che anche quando non è stato nostra madre, ci
ha beneficiato in molti modi. Da un punto di vista spirituale, se uno ci è
nocivo, in realtà non ci sta facendo del male, ma ci sta beneficiando. E'
chiaro che questo suona strano, ma se ci investighiamo, troveremo che questi
problemi ci aiutano ad aprirci, nel senso che, procurandoci la sofferenza,
permettono alla nostra energia karmica negativa di consumarsi. Ancora,
quando gli esseri ci danneggiano, essi ci mettono nella condizione di
praticare la pazienza, la quale rappresenta un elemento fondamentale per chi
è in un sentiero spirituale. Se nelle situazioni difficili abbiamo questa
solida presenza (la pazienza), è possibile trasformare ogni azione
spiacevole in qualcosa che sviluppa la nostra mente.
Esiste un altro tipo di beneficio: essere in
grado di mutare il rapporto con gli altri. L'odio si smorza e diventa un
momento di ansietà che dischiude un momento della vita spirituale dell'altra
persona. Se abbiamo due persone, di cui uno pratica la pazienza e l'altro
no, il loro comportamento sarà diverso, ad es. nel caso che venissero
entrambe colpite da un bastone. La seconda persona svilupperà odio verso
colui che l'ha colpita. La prima, invece, riuscirà a non trasformare la
mente in una mente agitata o poco chiara; riuscirà a rimanere calmo e chiaro
per affrontare meglio la situazione. Questo è un requisito fondamentale per
la pratica. Quindi l'essere percosso corrisponderà ad un modo per sviluppare
la pazienza. Anche le persone che ci si manifestano nemiche, dal punto di
vista spirituale non possono essere considerate tali. Infatti queste persone
possono sempre avere una relazione con noi. Se guardiamo un pò a tutto ciò
che possediamo: il nostro cibo, la nostra casa, la possibilità di vivere in
questo mondo, tutto dipende esclusivamente dagli altri e dalla loro
gentilezza.
IL METODO MIGLIORE PER RICAMBIARE LA
GENTILEZZA - Quindi, avendo riconosciuto, dopo molte contemplazioni, il
beneficio e la reale situazione in cui gli esseri stanno rispetto a noi
stessi, (come ogni persona farebbe se fosse beneficiata da un altro) è
necessario sviluppare riconoscenza verso la persona (che ci è stata di
beneficio). Occorre anche sviluppare un tipo di attitudine che è protesa a
ripagare i benefici. Questa attitudine contiene in sé i due aspetti:
1)
Aspetto dell'Amore
2)
Aspetto della Compassione.
Questo amore e questa compassione hanno un
aspetto fondamentale, che è quella di maturare la nostra mente fino a
considerarci responsabili della felicità degli altri. In base a questo,
iniziamo un lavoro che può liberare gli altri dalla sofferenza. Quando si
sviluppa questo tipo di attitudine, si dice che uno possiede una 'mente
non-convenzionale'. Si tratta di una mente che dice: 'Io sono l'unica
persona che è responsabile per la felicità degli altri. Sono l'unica persona
che ha la responsabilità di alleviare le frustrazioni, i problemi degli
altri'. Questo è un tipo di attitudine non convenzionale che diventa la
causa sostanziale per il sorgere dell’inizio di una autentica
compartecipazione nel mondo. E questa è la Bodhicitta, che è protesa verso
il completamento dell'essere per attuare una autentica partecipazione, in
modo effettivo e reale. Per raggiungere questo stato vi sono delle
conoscenze preliminari che devono essere interiorizzate. Esse sono:
1)
Comprensione di ciò che significano le
due Verità: a) Verità Convenzionale o illusoria, b) Verità Ultima
2)
Conoscere le due ali che sono il motore
che conduce allo stato dell'Illuminazione: c) Pratiche che rientrano
nell'aspetto del Metodo che porta all'Illuminazione, d) Pratiche che sono in
relazione alla Saggezza che è usata nel liberare se stessi.
Questi quattro possono essere condensati in
una breve istruzione che viene chiamata con il nome di 'Le Quattro
Consapevolezze'.
LE QUATTRO CONSAPEVOLEZZE - Questo tipo di
istruzione sulle 'Quattro Consapevolezze', comincia con il dire che nello
Stato di Completa Illuminazione e Realizzazione personale sono presenti due
Corpi. Nello Stato di Buddha, lo stato di Completa Realizzazione, sono
dunque presenti due Corpi:
A)
Da una parte vi è ciò che, in accordo
ad un certo linguaggio del Buddhismo, viene chiamato il 'Corpo Fisico' di un
Essere Illuminato. Da un punto di vista di un altro linguaggio del Dharma,
viene chiamato 'Corpo Illusorio'.
B)
C'è un altro tipo di Corpo che viene
designato sulla base della mente stessa di un Essere Illuminato, da una
parte viene chiamato Dharmakaya e nel linguaggio tantrico
viene chiamato 'Luce Chiara' .
RICORDARSI DEL MAESTRO
SPIRITUALE – Dopodiché, l'Istruzione dice che sulla base di questi due Corpi
é presente il proprio Maestro spirituale, che è in possesso della grande
Compassione. Questo Maestro spirituale, che è una delle condizioni
indispensabili per il Sentiero spirituale, é della natura stessa di un
Essere completamente Illuminato, essendo in possesso delle qualità che si
definiscono come 'qualità di realizzazione' e 'qualità di abbandono', che
sono proprie dello stato di Illuminazione.
Qualità di abbandono di ogni negatività e Stato di realizzazione di ogni
qualità. Quindi, questo Testo dice : 'Ricordati del tuo Guru e sviluppa
dentro te stesso devozione e rispetto verso di Lui, che è la radice di tutte
le qualità che tu puoi realizzare'. E’ necessario sviluppare grande rispetto
e grande devozione verso Colui che ha questa natura di un Essere Illuminato,
che è in possesso di ogni qualità, che ha eliminato ogni difetto, e cioè il
proprio Maestro spirituale, tenendo in mente questo Maestro spirituale in
ogni attimo dell'esistenza.
Questo Testo dice
ancora: 'Medita a lungo su di Lui'. Questa è una delle consapevolezze di cui
si parla in questo Testo: il ricordo del proprio Maestro spirituale. Vi è
una ragione precisa per portare la propria mente verso questa
consapevolezza. Noi siamo in una condizione di schiavitù, abbiamo delle
attitudini negative nella nostra mente. E' necessario avere qualcuno che ha
realizzato e sperimentato dentro di sé la libertà da queste attitudini. Si
tratta di colui che ci insegna il Metodo, che ci conduce alla Libertà. Per
questa ragione, nel Sentiero spirituale, in particolare nel Buddhismo, è
della massima importanza questo tipo di relazione chiara e limpida con il
Maestro spirituale. L’istruzione diretta che viene data a questo punto è:
'Colui che segue il Sentiero insegnato nel Dharma (il Sentiero che mira
all'autentica partecipazione con gli altri) deve vedere il suo Maestro
spirituale come se fosse Buddha stesso, come se fosse un Essere
Completamente Realizzato di fronte a lui. E questo a prescindere del
fatto se il Maestro sia o no realizzato. Questo non importa affatto.
Questo tipo di
attitudine ha un grande significato, per diverse e molte ragioni alquanto
complesse da spiegare. E' un tipo di attitudine pura che deve essere
sviluppata perché ha la funzione fondamentale di purificare la nostra mente
dalle visioni impure verso gli esseri. E questo è il vero canale tramite il
quale nella nostra mente sorge una energia positiva incredibile. Ma c'è
anche un altro scopo. Di solito noi siamo propensi a trovare dei difetti
nelle persone. E questa propensione risulta fatale per noi. Se abbiamo una
mente del genere, con proiezioni negative verso il nostro Maestro, ciò
costituisce un ostacolo allo sviluppo della nostra mente. Quindi, ecco
perché vedere il nostro Maestro come della stessa natura di un Essere
Illuminato è l'antidoto alla mente di cui sopra. E' la vera contemplazione
che riesce a vincere la mente che tende a trovare dei difetti in Lui.
DALL'OSSESSIONE PER SE' ALL'OSSESSIONE PER GLI
ALTRI - Il Testo continua dicendo : 'il Samsara è infinito. Così come lo
spazio pervade ogni angolo dell' Universo, così gli esseri viventi indicati
come Samsara, sono illimitati nel numero ed esistono in condizione di
schiavitù e stanno sperimentando esclusivamente insoddisfazione. Gli esseri
che sono in questa condizione (poichè in questa esistenza e nel passato,
sono stati nostre madri) hanno avuto una estrema gentilezza verso di noi.
Come si diceva prima, è necessario eliminare l'attitudine che considera gli
esseri come disuguali, arrivando a considerarli come esseri che ci hanno
beneficiato, sviluppando così l'attitudine di volerli proteggere.
Ora, la nostra mente è estremamente egoistica. Noi pensiamo di noi stessi di
essere la persona più preziosa e ogni nostra azione è fatta esclusivamente
per la nostra felicità, per soddisfare la nostra felicità e per soddisfare i
nostri desideri. La dinamica fondamentale che ci muove, inconsciamente o
consciamente, è questa. L'attitudine che si esprime in una continua
ossessione per la propria felicità deve essere completamente ribaltata
attraverso i molti metodi che sono insegnati nel Dharma. Per fare questo si
deve prendere cura di ogni essere vivente nello stesso modo in cui noi ora
ci prendiamo cura di noi stessi. Con questo tipo di pratica, dobbiamo
sviluppare Compassione e Consapevolezza della Compassione. Come si era detto
prima, la nostra mente è ossessivamente preoccupata per noi stessi, cioè noi
siamo preoccupati per la nostra felicità.
CONSAPEVOLEZZA DELLA DIVINITA' - Vi è un
duplice aspetto:
1)
Ciò che sostiene
2)
Ciò che è sostenuto.
Un Palazzo Divino, come il Potala, è il primo.
La Divinità che vi dimora è il secondo. La Natura di ciò che è in
discussione è questa Saggezza della Grande Beatitudine, la Saggezza che è
accompagnata dalla Grande Beatitudine, questa la Natura. L'aspetto è la
Divinità di Meditazione, il suo Corpo.
Ora il nostro corpo è impuro. E' composto di ossa, sangue, carne, ecc.
Quando invece è raggiunto lo Stato di Realizzazione Completa, questo tipo di
Saggezza della Grande Beatitudine si manifesta nel Corpo della Deità di
Meditazione. E questa Deità di Meditazione, questo Corpo non è come il
nostro, ma ha la natura luminosa, come un arcobaleno. Il Testo dice che nel
Palazzo Divino, o in questo tipo speciale di Mandala, risiede la Deità la
cui natura è la Grande Saggezza che è accompagnata dalla Grande Beatitudine.
E questa si manifesta nella Parola, Corpo e Mente della Deità di
Meditazione.
Il Testo dice ancora: 'Devi essere consapevole, sviluppare l'Orgoglio Divino
di essere questa Deità, che è la manifestazione della Grande Beatitudine con
questo corpo di arcobaleno'. Si riferisce a coloro che praticano lo Yoga in
relazione alla Divinità. Quindi, attraverso vari processi, è necessario
pensare che noi si è nell'aspetto di questa Deità, così da abbandonare
l'aspetto comune che normalmente abbiamo. Il testo dice: 'Medita a lungo su
te stesso nell'aspetto della Deità di Meditazione, il cui corpo è profondo e
chiaro'.
Questa in breve, senza molte spiegazioni, è la
Consapevolezza della Deità di Meditazione. Per avere più istruzioni su
questo tema è necessario chiedere delle speciali iniziazioni a dei Maestri
che hanno particolari caratteristiche e dopo di ciò si ha il permesso di
fare determinate meditazioni cui questo Testo allude, parlando appunto della
Consapevolezza della Deità di Meditazione.
CONSAPEVOLEZZA DEL DHARMA - Il quarto tipo di
consapevolezza è quella del Dharma:
a)
Consapevolezza dello stato di vacuità
che si sperimenta nella meditazione profonda della vacuità stessa.
b)
Consapevolezza dei fenomeni come simili
ad illusioni, che si sperimentano dopo che ci si è risvegliati
dall'assorbimento nel precedente tipo di meditazione.
Nel Testo si dice poi che la Vacuità (la vera
natura dei fenomeni, o il loro vero modo di esistenza) è qualcosa che
pervade ogni cosa, allo stesso modo di come l’esistenza degli esseri pervade
ogni cosa, poichè ogni fenomeno ha in se stesso questa natura unica ed un
duplice aspetto: cioè di essere un fenomeno e di avere come suo modo ultimo
di esistenza la Vacuità stessa. Quindi, questo tipo di Vacuità che pervade
ogni cosa è inesprimibile, nel senso in cui essa è sperimentata da una
profonda meditazione o dalla diretta Saggezza che percepisce la Vacuità.
Allo stesso modo, quando mangiamo un frutto estremamente gustoso, se poi
qualcuno ci domanda: 'Qual'è il sapore di questo frutto?', è estremamente
difficile esprimerlo a parole e lo si potrà comprendere solo quando lo si è
assaggiato.
Lo stesso, è il sapore di questa Vacuità, quando è sperimentata da una
diretta Saggezza. Vi è una Vacuità che NON è realmente tale, perché è
esclusivamente costruita dalla mente concettuale. La VERA VACUITA’ non
appare mai, fino a che non vi sarà la cognizione diretta di essa… Quindi,
serve che sia la reale Vacuità dei fenomeni e sia il loro vero modo di
esistenza vengano realizzati attraverso un processo di meditazione.
In questo Testo, a tal riguardo si dice:
'Dimora in questa vacuità senza distrazione per lungo tempo'.
Poi, allorché ci si sveglierà da questo tipo di meditazione sulla Vacuità,
si dovranno osservare tutti i fenomeni come vacui, tuttavia benché vacui,
essi sono un qualcosa, come forme che ci appaiono alle nostre sei coscienze.
In questo modo, pur vedendoli vacui anche nel loro aspetto di apparenza, il
testo continua: 'realizza che sono simili a delle illusioni'…. 'Poichè sono
simili a delle illusioni, scaccia da te la misconcezione che li comprende
come realmente esistenti'…. 'Comprendi i fenomeni come privi di una
esistenza reale ed inerente. Comprendili come esistenti esclusivamente sulla
base del potere della convenzionalità'…. 'Mantieni la mente su questi
fenomeni, che adesso comprendi come illusori, e medita a lungo'….
In breve, queste Quattro Consapevolezze sono
vasti Insegnamenti che sono spiegati nella pratica del Dharma e che sono
inclusi all'interno di questi quattro punti:
1)
CONSAPEVOLEZZA DEL MAESTRO SPIRITUALE
2)
CONSAPEVOLEZZA DELLA COMPASSIONE
3)
CONSAPEVOLEZZA DELLA DEITA' DI
MEDITAZIONE
4)
CONSAPEVOLEZZA DEL DHARMA O DELLA
VACUITA'
Quindi, in queste Quattro Consapevolezze sono
racchiusi una grandissima quantità di Insegnamenti, che appartengono ai due
aspetti del Buddhismo, chiamati Sutra e Tantra. Questo insegnamento è stato
donato molte volte in forma più o meno elaborata da S.S. il Dalai Lama, da
cui Ghesce-là l'ha ricevuto.
CONCLUSIONE - Questi insegnamenti spiegano il
metodo (come stabilire le cause) per l'ottenimento di una condizione
favorevole dell'esistenza e, alla fine, per una completa dischiusura di una
possibilità di esistenza. Da una parte, essi spiegano come il tipo di
conflitto, che noi abbiamo nell'esistenza, dipende da misconcezioni che
dividono la realtà dalle nostre immagini mentali e, da questa dicotomia
sorge proprio lo stesso conflitto che noi sperimentiamo. Tale conflitto ha
origine, fondamentalmente, in queste misconcezioni, in questi inautentici
stati cognitivi della mente. E questi dovranno essere gradualmente eliminati
dalla pratica del Dharma.
Dall'altra parte, per ottenere la Liberazione,
vi è la necessità di eliminare completamente queste attitudini mentali
negative. Ancora, c’è bisogno di avere la possibilità di fare ciò in questa
esistenza ed in quelle immediatamente successive. Infatti questa situazione
attuale non è eterna. Presto, molto presto, saremo tolti via da questa
esistenza. E' necessario che dopo questa esistenza sorgano delle diverse
condizioni positive nelle quali sia possibile sviluppare se stessi. Solo
sulla base di autentici comportamenti positivi è possibile eliminare il
ricorrere delle esistenze condizionate. Infatti, qualsiasi esistenza che noi
possiamo ottenere è sempre caratterizzata dalla insoddisfazione. E questo
finché non avremo radicalmente decondizionato noi stessi dalle emozioni
negative che sono frammiste alla nostra mente. Nel Dharma vengono presentate
due situazioni possibili:
A)
Una situazione finale di realizzazione
per sè, in cui uno è completamente decondizionato da queste attitudini
mentali negative.
B)
Vengono presentati dei modi di agire
che portano ad una condizione temporanea di felicità nella esistenza
condizionata.
E' come se noi viaggiassimo in un dato paese
per arrivare alla nostra casa. Questo viaggio è lungo. Naturalmente la mèta
è di arrivare a casa, però è chiaro che di notte, in certe situazioni,
dobbiamo fermarci in posti di soccorso. Lo stesso accade per chi pratica il
Dharma: oltre al vantaggio finale della realizzazione di sè, ci sono anche
vantaggi collaterali, quali la felicità in questa condizione di esistenza
condizionata, in questa vita.
MA NON BASTA ESSERE FELICI DA SOLI - Ottenere
la realizzazione per sè stessi non è sufficiente. E' necessaria una
partecipazione con gli altri. Questa partecipazione con gli altri è
costruita sulla base dello sviluppo delle attitudini che appartengono
all'aspetto del metodo del sentiero spirituale: amore e compassione. La
mente matura gradualmente in dipendenza del desiderio di rendere felici gli
altri e di eliminare le loro sofferenze. E’ necessario manifestare,
attraverso la pratica, lo stato di completa realizzazione, l’OPTIMUM di
esistenza come ‘essere’. E' solo in questa situazione che si verifica una
reale partecipazione, cioè una vita straordinaria, seppur normale, di essere
un essere “autentico” con gli altri. Questa condizione è possibile per
ognuno di noi. Non è stata mai possibile finora perchè non abbiamo mai
incontrato gli Insegnamenti adatti per fare ciò. La possibilità di ottenere
una completa realizzazione è offerta dal Dharma. Si tratta di qualcosa che
sta esclusivamente nelle proprie mani, dipende dal proprio sforzo. E questa
capacità è esclusivamente 'risvegliata' dagli Insegnamenti che furono dati
dai vari Buddha.
NON E' NECESSARIO ABBANDONARE IL LAVORO -
Esistono alcuni di voi che hanno compreso alcune cose riguardo al Sentiero
Spirituale. Esistono invece altri che si accostano solo ora a questo
Sentiero.
In ogni modo, in questa vita non è indispensabile abbandonare il lavoro che
si sta facendo; anzi più o meno è sconsigliabile. Bisogna ricevere molti
Insegnamenti ed utilizzare ciò che è di beneficio per noi stessi, per la
nostra situazione di ora, per poter dare una risposta ai problemi che stiamo
vivendo.
Se tutto questo succede, ciò è una acquisizione positiva della Via
Spirituale ed è il suo fondamentale scopo. Ascoltando molti Insegnamenti e
tentando di riferirli alla propria persona e alla nostra mente, il gusto, il
sapore del Dharma diverrà sempre più forte.
Attraverso la Via Spirituale si attua un
processo di decondizionamento delle attitudini negative. E questo processo è
fondamentale, è il senso reale di ogni attività religiosa. E non c'è
null’altro, a parte questo! E, con esso, si manifesterà una certa dose di
rilassamento mentale, di gioia, di felicità.
Mentre, se sono predominanti le attitudini negative, questa gioia e questa
felicità mancano sempre in ogni situazione della nostra vita.
DOMANDE E RISPOSTE –
Domanda: E' possibile rincontrare il proprio
Maestro Spirituale?
Risposta: Se in questa stessa vita si ha una
Guida Spirituale con cui si è stabilito un particolare tipo di relazione, in
accordo a certi Insegnamenti, si stabilisce con questo Maestro una
connessione che può durare anche in altre vite. Se si deve rispondere a una
domanda precisa, del tipo: 'si rincontrerà il proprio Maestro nella prossima
via'?, diciamo che questo è molto difficile da affermare.
Domanda: Qual'è il modo corretto per stabilire
un giusto rapporto con il Maestro?
Risposta : Vi sono numerosissimi insegnamenti.
In breve, ciò che è stato espresso nella prima parte di questi Insegnamenti
sulle Consapevolezze, va bene: uno deve vedere il proprio Maestro spirituale
identico al Buddha, anche se questi non fosse Illuminato. Lo si deve vedere
come un Essere che non ha alcun difetto e che possiede tutte le Qualità. Il
Discepolo quindi deve sviluppare rispetto verso il proprio maestro
Spirituale ed uno stato particolare di fede: questo è il modo migliore per
stabilire una relazione.
Domanda: Che tipo di Fede, si intende?
Risposta: Fede, in questo caso, significa un
tipo di mente che è attratta verso il proprio Maestro, che ha gioia di
incontrarlo, che sviluppa un certo tipo di attrazione. Uno dei modi
principali di manifestare rispetto al Maestro è: praticare eseguendo
esattamente le istruzioni date e metterle in pratica dentro di noi: questo
il modo migliore di mostrare rispetto. Vi sono particolari consigli che sono
molto difficili da mettere in pratica e che provengono dal proprio maestro
spirituale. Quindi, bisogna avere una cognizione realistica delle proprie
possibilità. Una cognizione non influenzata da altri tipi di attitudini
negative (ad es. complesso di inferiorità, o pigrizia). Ci deve essere una
buona attitudine a mettere in pratica le cose che sono direttamente
possibili per noi, farcele tenere in mente, ed un’aspirazione a praticare
ciò che non è ancora nella nostra possibilità, ma che fa parte del Sentiero
Spirituale.
(FINE SECONDA PARTE)
(TERZA PARTE)
LA PRATICA DEL RIFUGIO - 'Io prendo rifugio
nel Maestro, nel Buddha, nel Dharma, e nel Sangha'.
Per prendere Rifugio bisogna visualizzare di fronte a sè i Tre Oggetti del
Rifugio. Prima ancora, però, bisogna trasformare l'ambiente in cui siamo,
visto che si invitano di fronte a sè i Tre Gioielli, insieme ad essi, così,
arriva anche l'ambiente in cui vivono.
TRASFORMARE L'AMBIENTE -L'ambiente in cui il
Buddha vive è la manifestazione della sua Saggezza ed è causato dagli
infiniti meriti di un Essere Illuminato. Per cui ha l'aspetto di una Terra
Pura, che è meravigliosa. Tutto l'ambiente è fatto di sostanze preziose, la
terra è fatta di oro e lapislazzuli, ma soffice al tocco. Le montagne sono
fatte di pietre preziose. I boschi sono meravigliosi, con alberi pieni di
fiori bellissimi e molto profumati. Vi sono torrenti deliziosi e laghetti
profumati. Gli uccelli cantano e questo canto è il suono del Dharma.
IL TRONO – Ora, siamo in questa Terra Pura e
di fronte a noi, nello spazio all'altezza della propria fronte, si
visualizza un vasto trono d'oro, sorretto da otto leoni bianchi. Sul fiore
di loto c'è un disco lunare e un piatto disco solare. Sopra questo grande
trono, verso il centro del disco solare e lunare, ci sono cinque troni più
piccoli. Questi troni più piccoli sono ugualmente ingioiellati e sorretti da
otto leoni. Un trono è al centro, uno di fronte, uno dietro, uno a destra,
uno a sinistra.
IL BUDDHA E LE ALTRE DIVINITA' - Sul trono
centrale è seduto Buddha Sakiamuni con i suoi tre abiti monastici, il corpo
d'oro, e tutti i marchi minori e maggiori di un Buddha. Sul trono che è alla
destra di Buddha (quindi alla propria sinistra) c'è Buddha Maitreya. Attorno
a Lui (che predomina con la sua figura su tutti gli altri) ci sono i Lama
del 'Lignaggio dell'azione estesa'. Sul trono alla sinistra del Buddha, c'è
Manjusri e attorno a Lui i Lama della 'visione profonda'. Ciò significa che
Buddha ha dato Insegnamenti del metodo della Bodhicitta a Maitreya, il quale
li ha passati ai Lama del lignaggio della 'azione estesa'. A Maitreya quindi
è stata data la specialità della Bodhicitta. Maitreya ha poi passato questi
Insegnamenti che sono arrivati sino a noi attraverso i Maestri Indiani.
Il Buddha ha dato Insegnamenti della Vacuità a
Manjusri, il quale li ha poi passati ai Maestri del 'lignaggio della Visione
profonda'. Attraverso i Maestri Indiani gli Insegnamenti sono arrivati sino
a noi. Buddha ha dietro di sè Vajradhara, che è la forma con cui il Buddha
diede gli Insegnamenti del Tantra. Intorno a Lui ci sono tutti i Lama della
'potente ispirazione spirituale' (lignaggio del Tantra).
Infine nel trono di fronte al Buddha bisogna visualizzare nel pensiero tutti
i maestri dai quali abbiamo preso o prendiamo Insegnamenti.
Buddha Sakiamuni, Vajradhara, Maitreya,
Manjusri, i Maestri da cui abbiamo avuto Insegnamenti - Sul fiore di loto
stanno i dischi lunare e solare che devono essere pensati piatti, come due
cuscini. Sul disco solare bisogna prima pensare, in cerchi concentrici,
tutte le Divinità del Tantra, partendo dalla classe più alta, l'Anuttara
Yoga Tantra. Quindi, verso l'esterno, vi sono le Divinità dello Yoga Tantra,
poi Chakya, poi Kriya, e intorno a questi i Buddha dei Sutra. Questo
significa che ci sono i mille Buddha di questo eone sfortunato, i 35 Buddha
della Confessione, gli otto Buddha della Medicina, e intorno a questi, i
Bodhisattwa, partendo dagli 8 Figli Più Vicini (i più cari al Buddha) e dopo
questi i Pratieka e gli Sravaka, poi i Daka e le Dakini. Infine, nell'ultimo
cerchio verso l'esterno, vicino ai petali del fiore di loto, si visualizzano
i Protettori del Dharma.
1)
Divinità delle 4 classi del Tantra.
2)
I Mille Buddha
3)
I 35 Buddha della Confessione
4)
Gli 8 Buddha della Medicina
5)
I Bodhisattwa
6)
I Pratieka
7)
Gli Sravaka
8)
I Daka
9)
Le Dakini
10) I Protettori del Dharma.
Si cerchi di visualizzare in questo modo, il
meglio possibile: l'importante è essere consapevoli che di fronte a sè ci
sono questi Oggetti del Rifugio, che sono veramente venuti qui da noi grazie
alla nostra aspirazione. Quindi, dopo la visualizzazione si generano le
cause del Rifugio, cioè si recita la formula del Rifugio. 'Lama-la chiab
su cio' (prendo rifugio nel Maestro') .Tutti gli esseri illuminati
visualizzati di fronte a noi sono i nostri Maestri, la personificazione del
nostro Maestro. Ma, in questo caso, in modo particolare ci si rivolge a
coloro che mostrano l'aspetto esteriore del Maestro: e quindi, in essi si
prenda Rifugio.'Sanghie-la chiab su cio' ('prendo rifugio nel Buddha'
). Si prenda rifugio in tutte le Divinità delle quattro classi di Tantra
ecc. 'Cio-la chiab su cio' (prendo rifugio nel Dharma'). Si prenda
rifugio nelle qualità interiori di tutti gli Esseri Illuminati visualizzati
di fronte a noi. Il Dharma, come oggetto di rifugio, sono le realizzazioni
nella mente degli Esseri Illuminati che hanno raggiunto il Sentiero degli
Arya. Infatti, essi hanno raggiunto la Verità della Cessazione, cioè hanno
realizzato la eliminazione dei difetti mentali. Inoltre, è oggetto di
rifugio anche la Verità del Sentiero, il Dharma, cioè il metodo che porta
alla cessazione di questi difetti mentali, cioè la realizzazione della
Bodhicitta e della Vacuità. Gli individui che nel loro continuum hanno
queste realizzazioni sono anch’essi oggetto di Rifugio, il Sangha: a tutti
questi ci si rivolge dicendo, ‘Ghedun-la chiab su cio’ (‘prendo
rifugio nel Sangha').
RAGGI DI PURIFICAZIONE - Mentre si recita la
formula del Rifugio, dai diversi Oggetti di Rifugio si sprigionano raggi di
luce e, insieme a questi, un nettare luminoso: l’amrita; la
luce entra dentro di noi ricolmando completamente il nostro corpo ed
eliminando completamente le impressioni negative che noi avevamo accumulato.
Essa elimina completamente gli oscuramenti e le interferenze alla pratica.
Dobbiamo pensare di diventare completamente puri, limpidi, trasparenti,
completamente purificati.
Adesso, si cerchi di pensare bene alle due cause del Rifugio, si cerchi di
visualizzare di fronte a noi gli Oggetti del Rifugio. Mentre recitate la
formula, cercate di avere questa apertura mentale, per poter ricevere
l'ispirazione spirituale dagli Oggetti del Rifugio. Il chiedere rifugio è un
affidarsi, un aprirsi, un arrendersi e, nello stesso tempo, un chiedere
aiuto a questi Esseri Illuminati; si chiede loro l'ispirazione spirituale.
Ora recitate:
'Lama la chiab su cio,
Sanghie la chiab su cio,
Cio la chiab su cio,
Ghedun la chiab su cio '.
Vi è anche una forma più breve: 'Prendo
rifugio nel Maestro, negli Ydam (Le Divinità di meditazione), e nei Tre
Goielli.('Lama Ydam con cio sum la chiab su cio')
Mentre si prende
rifugio, si può pensare non solo a sè, ma anche a tutti gli esseri. In
questo caso, bisogna pensare che, come soffriamo noi, così tutti gli esseri
soffrono, e quindi, si chiede rifugio non solo per sè, ma anche per tutti
gli esseri viventi. Si visualizzano intorno a sè tutti gli esseri in forma
umana.
Nei monasteri, quando i monaci dicono le preghiere, c'è il monaco anziano
che inizia, mentre gli altri lo seguono. Quando si recita la formula del
rifugio, siamo noi che iniziamo e tutti gli esseri, inseme a noi, recitano
la formula. Ora, pensando di recitare la formula di rifugio insieme a tutti
gli esseri, ripetiamo la formula:
'Lama la chiab su cio,
Sanghie la chiab su cio,
Cio la chiab su cio,
Ghedun la chiab su cio '.
Molte volte si usa anche recitare la preghiera
in quattro versi, che si deve recitare anche prima degli Insegnamenti:
'Prendo rifugio nel Buddha, nel Dharma e nella Suprema Comunità'. Poi
vengono tutti i versi di generazione di Bodhicitta: ‘Per i meriti della
pratica della generosità, ecc., possa io al più presto ottenere
l'Illuminazione, per il beneficio di tutti gli esseri'. Quindi, in questi
quattro versi c'è sia il Rifugio che la generazione di Bodhicitta.
ASSORBIMENTO - Ora, dopo aver recitato più
volte la formula del Rifugio, bisogna che assorbiamo gli Oggetti di Rifugio.
Tutti gli Esseri Illuminati che sono sul grande trono, sul disco lunare, si
assorbono nella figura centrale (Buddha Shakyamuni). Coloro che sono attorno
a Maitreya, si assorbono in Maitreya. Così pure gli Esseri Illuminati che
sono attorno a Manjusri, si assorbono in Lui. Coloro che sono attorno a
Vajradhara, si assorbono in Lui. Coloro che sono attorno al Maestro
principale, si assorbono in Lui. In questo modo rimangono solo i cinque
troni principali.
A questo punto, c'è l'assorbimento dei quattro
troni laterali nel trono principale. I troni si assorbono nel trono di
Buddha e Maitreya, Manjusri, Vajradhara e il Maestro principale si assorbono
in Buddha.
Anche il trono maggiore si fonde in luce e si assorbe nel trono di Buddha il
quale, a sua volta, dopo essersi trasformato in luce, si assorbe anch’esso
in Buddha.
A questo punto, il Buddha diventa sempre più
piccolo fino a diventare della grandezza di un pollice. Egli viene sul
nostro capo e guarda verso l'altare, nella stessa direzione in cui guardiamo
noi. Entra dentro di noi sino ad assorbirsi nel nostro cuore. A questo
punto, dobbiamo pensare che la nostra mente è la Mente di Buddha, il corpo è
il Corpo di Buddha, e la parola è la Parola di Buddha. In questo stato ci
dobbiamo assorbire con la maggiore intensità possibile.
I BENEFICI DELLA PRATICA - Se questa pratica è
fatta bene, con attenzione, allora si sentono subito i benefici e si
raggiunge lo scopo della pratica. Questa pratica è anche una pratica di
purificazione ed il fatto che non si vedano queste impressioni negative che
escono da dentro di noi, non significa che, in realtà, non ci si stia
purificando. Anche quando creiamo le impressione negative, noi non ce ne
accorgiamo. Allo stesso modo, quando ci si purifica, non è che vediamo con
gli occhi qualche cosa che esce dal nostro corpo, ma questo è proprio ciò
che avviene. Noi, adesso non possiamo vedere le molte manifestazioni di
Buddha, ma appunto, prendendo Rifugio, si creeranno i vincoli, quei legami,
quelle relazioni che ci permetteranno di incontrare queste manifestazioni di
Buddha (uomini, donne, laici, monaci, animali domestici e selvaggi.
Prendendo Rifugio, c'è la possibilità di incontrare queste manifestazioni di
Buddha. Ci sono molte storie che raccontano come chi ha preso Rifugio sia
stato aiutato dalle manifestazioni di Buddha. Un tempo, in India, c'era un
sarto che aveva una moglie che riceveva spesso un amante. Un giorno, il
sarto rientrò prima del tempo e l'amante si nascose dentro un sacco. Quella
sera stessa, arrivarono dei ladri e rubarono il sacco, credendo che
contenesse un tesoro, visto che era piuttosto pesante. Il poveraccio dentro
il sacco, naturalmente, era molto spaventato. Arrivati al covo, i ladri si
arrabbiarono moltissimo quando scoprirono l'uomo e decisero di sacrificarlo
a Shiva. Questi, allora, si mise a pregare i Tre Gioielli dal più profondo
del cuore ed ecco che il Buddha si manifestò come Shiva, ordinando che
l'uomo fosse rilasciato libero.
GLI IMPEGNI DEL RIFUGIO - Quando si prende
Rifugio, c'è anche un’altra pratica da fare: la pratica principale è evitare
di fare del male agli esseri senzienti. Poi si prende Rifugio più che si
può. In genere quello che si fa è prendere rifugio almeno tre volte al
mattino e tre volte alla sera. Se uno prende Rifugio, poi può prendere i tre
tipi di Ordinazione, inoltre purifica le impressioni negative, evitando così
la rinascita nei reami inferiori.
BENEFICI DEL RIFUGIO - Oltre a poter prendere
le diverse ordinazioni e purificare le impressioni negative, si è protetti
da ogni danno che può essere arrecato da esseri umani e non umani. Si riesce
facilmente a realizzare i propri desideri. Quando uno vuole ottenere qualche
cosa, prega i Tre Gioielli, chiede il loro aiuto, e in questo modo ci
riesce. Ora che vi è stato detto come prendere Rifugio, si cerchi di farlo
più che si può, ogni giorno. Se a volte siete in situazioni difficili e non
sapete cosa fare, allora chiudetevi nella vostra stanza. Se avete immagini
di Buddha, mettetele sul tavolo. Mettete una candela davanti, degli incensi,
sedetevi di fronte e prendete Rifugio intensamente, dal più profondo del
vostro cuore…, vedrete che qualcosa cambierà. Voi potete sperimentare
questo. Le offerte che si offrono, procurano dei meriti e questi meriti sono
proprio la causa dell'Illuminazione.
Adesso, voi avete preso Rifugio. Questa è una
cosa molto buona. Gheshe-là non ha mai detto a nessuno di fare questo. Egli
non pensa che sia una cosa giusta da dirsi. Sono gli altri che possono
decidere. Prima di partire per venire qui in Italia, S.S. il Dalai Lama gli
ha detto proprio che non è necessario far prendere Rifugio: l' essenziale è
insegnare il Dharma. Tuttavia, voi avete comunque deciso di prendere
Rifugio, ed è ancora meglio. Siete arrivati attraverso una riflessione, e
questa è una cosa molto giusta. Prendere Rifugio significa affidarsi,
chiedere aiuto, quando ci rendiamo conto di tutti i problemi che abbiamo,
problemi che sono così grandi che noi da soli, non sappiamo come fare per
superarli. Così abbiamo bisogno dell'aiuto di un Maestro. Cercate di
prendere Rifugio anche quando siete a casa.
Ora dedichiamo i meriti, pensando: 'Per i
meriti accumulati nel prendere Rifugio, nell'aver ascoltato gli
Insegnamenti, possa io raggiungere l'Illuminazione per il bene di tutti gli
altri esseri viventi'. E poi si reciti anche la preghiera per lo sviluppo di
Bodhicitta.
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