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”…Parleremo a proposito della pratica del
Dharma. Se analizziamo la realtà della nostra condizione, vediamo che noi
vogliamo la felicità e non certo l'infelicità, o la sofferenza. Noi possiamo
pure avere la felicità che ci viene dagli oggetti materiali, ma quella che
dura per sempre non può essere ottenuta attraverso tali oggetti. Si può dire
la stessa cosa riguardo la sofferenza e l'infelicità: possiamo cioè riuscire
a sbarazzarci in parte di esse, ma non completamente, tramite
degli
oggetti materiali. Attraverso la pratica del Dharma possiamo invece ottenere
tutte le felicità che desideriamo ed anche liberarci di tutte le sofferenze
e le infelicità; questo perchè la felicità stessa ha una causa e, se noi
prepariamo tale causa, necessariamente seguirà anche l'effetto,
indipendentemente dal nostro volere.
Se noi preparassimo un campo con semi, acqua,
fertilizzanti, cioè se creassimo tutte le condizioni necessarie per far
crescere un certo tipo di germogli, essi crescerebbero anche se non
volessimo. Allo stesso modo, anche le sofferenze che noi non desideriamo
hanno una causa. Se, per esempio, noi estirpassimo un'erba velenosa fin
dalla radice, tale erba non potrebbe più crescere; nella stessa maniera, se
noi riuscissimo ad estirpare le cause della sofferenza, essa sparirebbe
naturalmente. Dal momento che ciò che vogliamo è la felicità, noi dovremo
cercare di accumulare le cause che la producono. Per ottenere tutto ciò, noi
non dovremmo coinvolgere il nostro corpo, la nostra mente, il nostro
spirito, la nostra parola in azioni negative, ma cercare invece di
indirizzarli verso azioni positive. Tali azioni positive prodotte attraverso
la nostra mente, la nostra parola e il nostro corpo sono quelle generate da
un buon cuore, una buona motivazione. Le azioni negative, sempre prodotte
attraverso corpo, parola e mente, vengono invece generate da una cattiva
motivazione. In ogni caso, è impossibile che un'azione negativa possa dare
dei buoni frutti e che un'azione positiva produca risultati negativi. Poichè
noi vogliamo ottenere buoni risultati, quello che dobbiamo fare è
accumularne le cause. L'insegnamento del Dharma è impegnare corpo, parola e
mente in azioni positive e mai coinvolgerli in azioni negative. Tutto questo
fa parte del primo stadio.
LE AFFLIZIONI MENTALI
Nel secondo stadio è spiegato come sia
possibile eliminare le emozioni afflittive che hanno la sola funzione di
creare negatività per nuocere a se stessi e agli altri esseri senzienti. Nel
terzo stadio ci si rende conto che avere la felicità solo per se stessi non
è sufficente e che si deve lavorare affinchè tutti gli esseri senzienti
siano felici e liberi dalla sofferenze. Per poter realizzare questa grande
motivazione, la prima cosa da fare è meditare per conseguire la grande
compassione, il grande amore. Al momento, noi siamo forse in grado di
generare una qualche compassione ed amore nei confronti di amici, parenti;
ma ci è impossibile produrre una grande compassione, un grande amore, nei
confronti di persone che ci sono indifferenti. Se riuscissimo a desiderare
che persone a noi indifferenti ed i nostri nemici si liberino dalle loro
sofferenze e ottengano una felicità che dura per sempre, allora avremmo
generato un grande amore, una grande compassione.
Bisogna tuttavia saper differenziare l'amore,
che bisogna generare, dall'attaccamento da cui invece dobbiamo liberarci.
Per essere in grado di generare amore e compassione nei confronti di persone
amiche nemiche od indifferenti, per prima cosa si deve meditare
sull'equanimità. Di solito, se verso un amico o un parente generiamo un
forte desiderio affinchè esso possa liberarsi dalle sofferenze e ottenere la
felicità è solo perchè quella persona è un nostro amico o un nostro parente.
Noi infatti riconosciamo sempre come amico chi ci fa del bene e come nemico
chi ci fa del male. Per liberarci dall'attaccamento che nutriamo verso i
nostri amici possiamo pensare che ci hanno fatto e ci fanno del bene in
questa vita, però probabilmente essi nelle vite precedenti ci hanno fatto
del male, sono stati nostri nemici e ancora lo potranno essere nelle vite
future. Dovremmo cercare anche di eliminare ogni sentimento di odio che
proviamo nei confronti dei nostri nemici, dovuto al fatto che essi ci fanno
e ci hanno fatto del male, e pensando che questi nemici ci stanno facendo
del male in questa vita, ma che sicuramente ci hanno fatto del bene nelle
vite precedenti e probabilmente ciò si ripeterà in vite future.
Poichè sia amici che nemici ci hanno procurato
a volte del bene e a volte del male, entrambi sono uguali e quindi non c'è
ragione di generare attaccamento nei confronti di un amico, nè odio verso un
nemico. Per esempio, se una persona oggi mi fa del bene e ieri mi ha fatto
del male e, viceversa, un'altra persona oggi mi fa del male e ieri invece mi
ha fatto del bene, quale posso amare e quale odiare? Possiamo generare
l'equanimità pensando che come i nostri amici sono esseri soggetti a
cambiamento continuo, così accade ai nostri nemici ed anche a noi stessi;
così ne concludiamo che i nostri amici, come pure i nemici e noi stessi
siamo impermanenti. Per esempio potremmo considerare gli esseri umani come
malati in un ospedale, destinati a morire entro pochi giorni: in questo caso
che senso avrebbe considerare una persona amica o nemica?
Un'altro modo per generare l'equanimità è il
pensare che anche il nemico, come l'amico, vuole la felicità e non
infelicità o la sofferenza; che amici e nemici sono uguali in quanto
soffrono entrambi e poichè entrambi sono in una condizione disagevole è
sbagliato nutrire sentimenti di odio nei confronti dell'uno e considerare
l'altro un amico. Se, per esempio, in un ospedale un medico trattasse bene
alcuni pazienti e male altri, chiunque penserebbe che egli non è una persona
giusta e corretta. Il nostro errore è proprio questo: benchè amici e nemici
siano entrambi afflitti dalla sofferenza, noi consideriamo qualcuno in un
modo e qualcun altro in un altro modo; e benchè sia amici che nemici
desiderino entrambi la felicità, il nostro errore è quello di aiutare gli
uni e non curarci degli altri.
LA MEDITAZIONE SULLA COMPASSIONE E LA
GENERAZIONE DI BODHICITTA
Possiamo anche riflettere sul fatto che amici
e nemici sono una pura creazione dei nostri pensieri e quindi noi non
possiamo concretamente dire: 'Questo è un amico e questo è un nemico'. Amici
e nemici non concepiscono se stessi come tali. Sentimenti come l'odio e
l'attaccamento sono dovuti al nostro aggrapparci all'illusione
dell'esistenza inerente delle cose; se noi riuscissimo ad eliminare questa
illusione, tali sentimenti sparirebbero da soli.
La prima cosa da fare per generare una
adeguata compassione verso tutti gli esseri senzienti, siano essi amici,
nemici od indifferenti è capire che tutti gli esseri senzienti sono stati
molto gentili verso di noi. Pensate che tutti questi siano metodi benefici
per generare amore e compassione? Cosa pensate sia più benefico per una
persona: ottenere l'equanimità o continuare con sentimenti di attaccamento
ed odio? Possiamo pensare che tutti gli esseri senzienti ci hanno fatto del
bene essendo stati nostra madre nelle vite precedenti, dal momento che il
numero delle nostre vite passate è superiore al numero degli esseri
senzienti. In queste infinite vite precedenti abbiamo avuto bisogno di
genitori e quindi tutti gli esseri sono stati molto gentili con noi. Non
basta dire che essi sono stati nostra madre una volta sola perchè lo furono
molte e molte volte. Inoltre sono stati gentili anche quando, pur non
essendo nostra madre, ci beneficiarono essendo nostro padre e nostri amici.
La casa in cui viviamo, i vestiti che indossiamo, il cibo che mangiamo,
vengono tutti dalla gentilezza degli esseri senzienti. Noi possiamo pensare
di aver pagato per tutte queste cose, ma anche il denaro proviene dalla
gentilezza degli esseri senzienti; possiamo pensare che tale denaro è frutto
del nostro lavoro, ma anche il poter svolgere un lavoro proviene ancora
dalla gentilezza degli esseri senzienti. Se noi vivessimo per un pò di tempo
in un posto dove non ci fossero altri esseri viventi, nel giro di due
settimane moriremmo. Se ci rendessimo conto che tutti gli esseri senzienti
sono gentili nei nostri confronti, non potremmo mai generare un sentimento
di odio verso di loro.
Il pensare che un nostro nemico ci ha dato
beneficio in passato e potrà ancora farlo in futuro, ci può aiutare a fargli
del bene. Noi non ci arrabbiamo nei confronti di una persona che ci ha fatto
del bene per molto tempo anche se poi per un pò ci fa del male; non
penseremo di fare del male a nostra madre, che è sempre stata gentile con
noi, solo perchè un giorno ci rimprovera o ci offende. Se ci rendiamo conto
che una persona che ci ha beneficiato per molto tempo è afflitta da
sofferenze, noi generiamo un forte desiderio che se ne liberi. Riflettere
che tutti gli esseri senzienti ci hanno fatto del bene, può aiutarci a
generare il pensiero che tutti loro possano ottenere la felicità. Se per
molto tempo noi meditassimo su questa granda compassione, potremmo assumerci
la responsabilità che tutti gli esseri raggiungano la felicità. Tuttavia,
anche se nella nostra mente concepissimo un tale desiderio, in realtà, al
momento noi non solo non saremmo assolutamente in grado di aiutare tutti gli
esseri senzienti, ma neppure qualcuno di essi. L'unico modo per
concretizzare questa nostra volontà è di ottenere la Buddhità.
Il cercare di ottenere la Buddhità per
liberare tutti gli esseri dalle sofferenze è chiamato Bodhicitta.
Una volta generato questo sentimento, per ottenere la Buddhità il più in
fretta possibile, ci si deve impegnare nel Tantrayana.
LO YOGA DELLA DIVINITA'
Il punto fondamentale dello 'yoga della
divinità' consiste nel cercare di rendere se stessi il più simile possibile
alla Divinità; tuttavia non possiamo rendere simile ad una divinità il
nostro corpo che è umano; e poichè abbiamo vari livelli di coscienza e
differenti stati mentali non possiamo trasformare in divinità tutti i
livelli di coscienza e tutte le situazioni mentali. Esistono tre prinicipali
categorie di tantra: il Kriya, il Charya e lo Yogatantra.
Nel primo, si tende a produrre la
particolare trasformazione della saggezza che comprende la vacuità. In
questo caso la coscienza normale si trasforma in una coscienza che comprende
la vacuità, ed in seguito, questa coscienza che ormai comprende la vacuità
si trasforma nella Divinità. In altre parole, il più sottile stato di
coscienza che esista, nel livello più alto, si trasforma nella natura della
vacuità ed è solo a questo punto che acquista la natura della Divinità. Nei
due Sentieri del Sutra e del Tantra il concetto di vacuità è lo stesso. Vi è
invece una differenza riguardo a quale tipo di coscienza realizza la
vacuità, dal momento che esistono due livelli di coscienza: uno grossolano
ed uno più sottile.
Prima di tutto è importante realizzare la consapevolezza della vacuità, ed
in seguito bisogna portare questa trasformazione nella coscienza che ha
realizzato la vacuità, infine, sarà questo stesso livello di coscienza che
ha acquisito la natura della vacuità ad operare la trasformazione nella
divinità stessa.
Per esempio, se uno decidesse di costruire una casa ed avesse potuto
precedentemente raccogliere tutti i materiali necessari, il terreno, etc.,
la costruzione gli riuscirà facilmente; in caso contrario, in mancanza di
tutti i preparativi, tale costruzione non riuscirà possibile. Allo stesso
modo, per poter riuscire nella pratica dello yoga della divinità, bisogna
prima avere una buona realizzazione della Bodhicitta e della Vacuità.
Se qualcuno pratica lo Yoga della Divinità per
cercare una situazione particolarmente benefica in questa vita, o una
felicità personale, possiede una motivazione scorretta per una simile
pratica. E' anche sbagliato praticare tale yoga con la sola speranza di
essersi liberato dall'esistenza ciclica.
La motivazione corretta per praticare lo yoga della divinità consiste nel
desiderare di ottenere la propia liberazione onde poter liberare tutti
gli altri esseri. Tale motivazione è detta Bodhicitta.
Animati quindi dalla comprensione della Vacuità e motivati dalla Bodhicitta,
si potrà conseguire molto rapidamente l’Illuminazione, anche nel corso di
una sola vita. In ogni caso, senza la motivazione di Bodhicitta, qualsiasi
pratica noi seguiremo non apparterrà alla Via Mahayana. Se noi manchiamo
della realizzazione della Vacuità, ci mancherà la sostanza con la quale
potremmo creare questa divinità nello Yoga.
Per poter svolgere questo tipo di pratica
abbiamo inoltre bisogno di un'alta capacità di concentra-zione, priva di
agitazione o torpori mentali. Per esempio, se noi non possediamo della
farina, non potremo cucinare i vari tipi di cibo preparati con questo
ingrediente. Allo stesso modo, solo avendo realizzato la vacuità, ci sarà
possibile, qualora noi lo desideriamo, meditare su una Divinità con mille
corpi e mille teste, oppure mille braccia, o anche con una sola testa, arti
normali etc.
Esiste un tipo di pratica che consiste nel
fare emergere dalla Vacuità la Divinità di meditazione e quindi fare
prostrazioni, offerte, pratiche di purificazione ad essa. In un'altra
pratica, invece, la nostra coscienza sorge nella forma di un Mandala che
comprende la Divinità e, davanti a questo Mandala, possiamo poi compiere
vari tipi di pratiche. Dovremo quindi accordare le nostre pratiche al tipo
di Sadhana che seguiamo, al momento che ne esistono di varie. Allo scopo di
riuscire in un futuro a svolgere tali pratiche, dobbiamo fin d'ora
prepararci, raccogliere le capacità che sono necessarie, imparando a
sviluppare la Bodhicitta, comprendere la vacuità ed anche addestrarsi nella
meditazione concentrativa. Infine, per praticare lo yoga della Divinità
dobbiamo ricevere l'iniziazione. Invece, pur senza iniziazione, possiamo
meditare sulla Bodhicitta, realizzare la Vacuità e praticare la meditazione
concentrativa. Dal momento che lo sviluppo della Bodhicitta è fondamentale
per praticare lo Yoga della Divinità, Gheshe-là ha spiegato il metodo per
generarlo.
LA PRATICA DEL DHARMA
Come deve essere un vero praticante di Dharma?
Un vero praticante di Dharma è colui che considera molto più importanti gli
effetti che riguardano le vite future, che non ciò che riguarda la vita
attuale.
Il più alto scopo che si deve proporre un praticante di Dharma è quello di
beneficiare tutti gli esseri senzienti e, in ogni caso, per fare ciò bisogna
cercare di ottenere la Buddhità. Per conseguirla, un praticante deve
dedicarsi a raccogliere meriti e a purificare tutte le negatività in questa
e nelle vite future. Poiché la nostra forma umana è indispensabile per
questa raccolta di meriti, noi dobbiamo ceracare di evitare la rinascita nei
regni inferiori. Tali rinascite sono prodotte da ben determinate cause,
derivanti dalle azioni negative. Queste conducono a rinascite nei tre regni
inferiori e sono: le tre azioni negative del corpo: cioè uccidere, rubare e
tenere una condotta sessuale scorretta; le quattro azioni della parola:
mentire, insultare, parlare a vanvera, seminare discordia; le tre azioni
della mente: bramare ciò che ci piace, recare danno agli altri esseri,
mantenere visioni erronee (es. non tenere in nessun conto il Dharma o non
accettare la legge del karma, etc.). Tutte queste sono chiamate le dieci
azioni negative, e chiunque cerca di abbandonarle è in procinto di
praticare la moralità; quindi per avere una successione continua di
esistenze umane dobbiamo impegnarci nella pratica della moralità. Quando si
parla di una persona buona o cattiva lo si fa riguardo allo stato della sua
mente; il Dharma quindi aiuta a traformare la mente in una situazione
migliore. In ogni caso, praticando il Dharma, possiamo veramente riuscire ad
aiutare gli altri esseri.
LA NATURA INTERDIPENDENTE DELL'ESIETENZA
CICLICA
Abbiamo detto che ciò che desideriamo è la
felicità e ciò che non vogliamo è la sofferenza. La felicità che noi
vogliamo non può essere ottenuta attraverso oggetti materiali; ci sono molte
cose che non si possono ottenere se non mediante la pratica del Dharma e
alcune sofferenze di cui non ci si può liberare se non attraverso pratiche
spirituali. In questa condizione, noi siamo esseri umani, così siamo
sottoposti all’invecchiamento ed un giorno moriremo, e tutto ciò non avviene
per nostra indipendente scelta. Proviamo sofferenza quando ci separiamo dai
nostri amici, quando incontriamo dei nemici, quando siamo sconfitti. Finchè
saremo soggetti a questo corpo fatto di carne, pelle ed ossa, esso sarà
sempre la base di tutte le nostre sofferenze.
Per questo motivo è chiamato anche
'l'aggregato contaminato'. Invece il corpo dei Buddha, degli Arhat e dei
Bodhisattva non è un aggregato contaminato. Il nostro corpo soffre il
freddo, il caldo, la sete, la fame e così via; è soggetto a molte sofferenze
che provengono da una causa ben precisa. Se noi eliminiamo tale causa, la
sofferenza stessa sarà eliminata. La prima e la più importante di queste
cause è data dalle emozioni afflittive; per far capire quanto siano
importanti tali emozioni afflittive basterà dire che il giorno in cui le
avremo eliminate, neppure il nostro Karma potrà più agire. E' come se dei
semi non si incontrassero mai con l'acqua, il fertilizzante e, di
conseguenza, non potessero mai crescere e svilupparsi.
La prima delle emozioni afflittive è
l'attaccamento (vale a dire, quando vediamo un oggetto piacevole e
desideriamo possederlo); la seconda è l'odio (quando vediamo qualcuno o
qualcosa di spiacevole, come un nemico e desideriamo danneggiarlo); la terza
è l'arroganza, dovuta al fatto di sentirsi superiori e maggiori degli altri;
la quarta è il dubbio (ad es. dubitare della liberazione di tutti gli esseri
o sulla validità del Dharma e sull'esistenza ciclica). Altre sono la visione
transitoria (cioè pensare che l'io possa esistere indipendentemente dal
corpo e dalla mente); l'ignoranza (e cioè l’aggrapparsi all'esistenza
inerente dei fenomeni come se esitessero di per sé). E' proprio l'ignoranza,
la radice di tutte le emozioni afflittive ed è possibile eliminarla, è una
sorta di misconoscenza. In realtà non c'è nessun fenomeno che esista di per
sè, ma ci si aggappa ai fenomeni come inerentemente esistenti. Allo stesso
modo, quando ci si renderà conto che i fenomeni non esistono inerentemente,
l'illusione contraria sparirà naturalmente. Per esempio, un amico esiste
solo in virtù del fatto che lo concepiamo e pensiamo come amico. Se la mente
o il pensiero non concepissero tale persona come amico, egli non sarebbe
tale.
Un amico perciò è un amico in ragione della
forza della nostra mente che lo concepisce come tale. Se noi non
concepissimo gli amici nella mente, essi non esisterebbero oggettivamente
come amici. Un amico esiste in quanto amico attraverso il nostro pensiero
mentale, in realtà la mente pensa che lui è oggettivamente un amico. Egli
appare concretamente esistente alla nostra mente, cioè a noi non sembra una
imputazione mentale. In realtà, per quanto riguarda corpo e mente, non
esiste un reale amico oggettivo, ma l'ignoranza ce lo fa concepire come
esistente di per sè. Quando ci accorgeremo che questo amico non esiste
inerentemente, l'ignoranza verrà annullata. Può accadere che lo stesso amico
litighi con noi e noi immediatamente lo facciamo diventare un non-amico:
così un amico può diventare nemico e, viceversa, la situazione può cambiare
senza togliere nulla di materiale alla persona. Tale giudizio quindi dipende
soltanto dalla nostra mente. Così un amico è tale perchè la nostra mente lo
ha pensato come amico; se egli esiste solo per il potere della nostra mente,
non può esistere oggettivamente un qualcosa come un amico.
Tale concetto è il concetto della vacuità. Un
essere senziente quindi esiste solo per il potere della nostra mente, ma non
esiste oggettivamente e, per esempio, una casa esiste solo perchè qualcuno
la pensa come casa. Potremo dire che un orecchino esiste perchè lo poniamo
sulle orecchie ma non eiste di per sè, l'orecchino esiste perchè noi
l'abbiamo posto lì. I fenomeni esistono perchè la nostra mente li etichetta
come tali ma sono vuoti di esistenza inerente. Quando noi arriveremo a
capire ciò, l'ignoranza, cioè l'aggrapparsi all'esistenza inerente dei
fenomeni, cesserà di esistere, come pure le concezioni errate. Per esempio,
l'amico dipende dal pensiero che lo concepisce come tale, dalla mente che lo
pensa, e così i bambini esistono perchè dipendono dai loro genitori, ed i
genitori non esisterebbero senza i bambini. Poichè tutti i fenomeni esistono
in dipendenza da qualcos’altro, tutti i fenomeni non esisterebbero senza
questa dipendenza, essendo privi di esistenza inerente. L'essere privi di
tale esistenza inerente è chiamato Vacuità e la mente che si rende
conto di tutto ciò è la mente che l’ha realizzata.
Precedentemente abbiamo parlato della mente
che compare come Divinità; questo potere proviene dalla mente che realizza
la vacuità. All'ignoranza che si aggrappa all'esistenza inerente dei
fenomeni, in seguito si oppone la mente che ha realizzato la vacuità. Poichè
siamo stati in grado di realizzare la vacuità, la nostra mente, che ancora
si aggrappa all'esistenza inerente dei fenomeni non ha trovato opposizione.
Tutte le emozioni afflittive sono come le membra del corpo della ignoranza;
perciò, quando realizzeremo la vacuità, anche questa ignoranza cesserà di
esistere. Siccome tutte le emozioni afflittive compaiono in dipendenza
dell'ignoranza, eliminando l'ignoranza anche le emozioni afflittive
cesseranno naturalmente. La mente che realizza la vacuità elimina
quell'ignoranza che si aggrappa all'esistenza inerente dei fenomeni e così
quando avremo eliminato le emozioni afflittive avremo la cessazione delle
sofferenze. Infine, quando la nostra mente sarà pura e chiara, otterremo la
liberazione dall'esistenza ciclica perchè in quel momento ci saremo liberati
dalla fonte delle sofferenze. Nel momento in cui ci saremo liberati
dall'esistenza ciclica avremo ottenuto la felicità senza fine.
IL SENTIERO TANTRAYANA E LE SUE PRATICHE
MEDITATIVE
Per seguire il sentiero tantrayana occorre
sviluppare la meditazione concentrativa, la realizzazione di bodhicitta e la
comprensione della vacuità. Sviluppando tutto ciò al meglio, noi possiamo
sperare di realizzare la Buddhità in una sola vita. Noi soffriamo perchè le
emozioni afflittive vengono concepite come realtà, in quanto l'ignoranza si
aggrappa ad esse come se esistessero davvero; ma il modo della non-inerente
esistenza è la vera realtà e la mente che riesce a concepire tutto ciò é
quella giusta, corretta e felice. Poichè nessuno desidera la sofferenza,
dobbiamo impegnarci nelle tecniche che ci permettono di liberarcene. Ciò
significa seguire le pratiche rivelate dai Guru. Per liberarci dalla
sofferenza praticando il Dharma ci dobbiamo chiedere se, pur essendo esseri
umani, esiste il rischio di rinascere in un reame inferiore; questo può
rendere la nostra situazione più chiara. Per non rinascere in un regno
inferiore bisogna per prima cosa riconoscere le azioni negative prodotte da
corpo, parola e mente, e cercare di non esserne più coinvolti. Vediamo ora
come purificarci dalle azioni negative che abbiamo già commesso: dovremo
farlo attraverso le quattro forze opponenti.
La prima si produce generando un grande
rimorso per le azioni negative commesse attraverso il corpo , la parola e la
mente. Dobbiamo poi promettere a noi stessi di non lasciare più che queste
tre porte sensoriali restino coinvolte in azioni negative. Siccome esistono
due tipi di azioni negative, che sono quelle accumulate nei confronti dei
Tre Gioielli e quelle compiute verso gli esseri senzienti, per la prime
occorre prendere rifugio, per le seconde dobbiamo meditare sulla grande
compassione e sul grande amore. La quarta forza opponente viene generata
meditando sulla vacuità e sulla bodhicitta e recitando mantra come OM MANI
PADME HUM.
Purificando tutte le passate azioni negative e
nel contempo evitando di accumularne di nuove, noi sicuramente eviteremo la
rinascita in un reame inferiore. Per esempio, non avendo commesso azioni
criminose, non ci sarà bisogno di andare in tribunale e cosi anche, non
rinascendo in un reame inferiore non dovremo sperimentarne le sofferenze.
Oltre che per gli esseri umani, anche per i Deva le sofferenze provengono
dalle emozioni afflittive; se le eliminiamo ne saremo quindi liberi anche
nei piani più alti. La soluzione per liberarsi dalle emozioni afflittive,
come si è già detto, è sperimentare la vacuità e la mente, che può rimanere
a lungo concentrata su di essa, ha sviluppato la meditazione concentrativa.
Per essere in grado di sviluppare questo tipo di concentrazione la prima
cosa da farsi è liberarsi dalle azioni negative del corpo e della parola:
così disciplinandole, si pratica la MORALITA'.
La mente che è in grado di concentrarsi per molto tempo su un oggetto
pratica la concentrazione; la realizzazione della vacuità è chiamata pratica
della saggezza. Se riusciamo a praticare questi alti addestramenti saremo
liberati dall’esistenza ciclica, ma non sarà sufficente che noi soltanto si
realizzi ciò: tutti gli esseri dovrebbero essere liberati dalle sofferenze
del Samsara e soprattutto, quelli dei reami inferiori.
IL CONTINUUM MENTALE DI VITA IN VITA
Solitamente non ci basta essere da soli in una
buona situazione, infatti noi desideriamo che una tale condizione sia anche
per inostri amici, per la nostra famiglia. Poichè tutti gli esseri sono
stati gentili con noi quando furono nostre madri, padri e membri della
nostra famiglia, dovremmo desiderare che tutti gli esseri senzienti siano
felici e liberati dalle sofferenze e che noi, come pure tutti gli altri, si
possa raggiungere lo stato di Buddhità. Ripeto: come è possibile che tutti
gli esseri siano stati nostra madre? Poichè le nostre vite passate sono
tantissime e senza inizio, sono più numerose delle gocce d'acqua contenute
in un oceano. La nostra coscienza attuale è la continuazione della stessa
coscienza di quando eravamo bimbi, che a sua volta era già attiva mentre ci
trovavamo nel ventre di nostra madre e, contrariamente al corpo fisico che
proviene dai nostri genitori, la coscienza è il continuum di una coscienza
precedentemente esistente.
Quando una persona muore, la sua coscienza va
in una stato intermedio dove cerca il luogo in cui rinascere e i suoi
genitori, così da poter prendere, attraverso le loro gocce seminali, un
corpo fisico ridiventando così un essere senziente. Ora, il primo momento di
coscienza in questa vita proviene dalla coscienza precedente, e quindi la
causa della coscienza della vita attuale è prodotta dalla coscienza
precedente. La coscienza precedente di questa esistenza esisteva già in una
vita ancora precedente poichè se non ci fosse una coscienza precedente non
potrebbe essercene una successiva.
Come base di tutto ciò esistono due cause: quella principale e quella
secondaria. Noi, per esempio, quando piantiamo qualcosa, facciamo sì che i
semi siano la causa principale della futura pianta e l'acqua e il
fertilizzante quella secondaria.
Così la causa principale della coscienza è
un'altra coscienza precedente e allo stesso modo le vite passate sono
infinite, vanno indietro senza inizio. Per questo noi possiamo stabilire che
tutti gli esseri senzienti sono state nostra madre. Poichè anche le vite
future procedono in questa maniera, se non eliminiamo le emozioni afflittive
continueremo a rinascere senza possibilità di scelta. Se invece noi le
elimineremo, potremo rinascere con una nostra scelta indipendente; e avendo
questa opportunità, noi potremo scegliere di rinascere dove c'è bisogno di
portatre beneficio ad alcuni esseri senzienti; poi, terminato questo
compito, potremo dissolvere la nostra forma umana e prendere rinascita in un
altro luogo dove ci sia bisogno di beneficiare qualcun’altro. In ogni caso,
non potremo eliminare la nostra coscienza. Fintanto che la mente resta
invischiata alle emozioni afflittive non sarà certo pulita, pura, come del
resto l'oro non sarebbe puro se fosse mischiato ad altri metalli. Ma, nel
momento in cui elimineremo queste emozioni afflittive la mente diverrà pura.
Questo è il significato di diventare Buddha.
I SENTIERI HINAYANA, MAHAYANA E TANTRAYANA
Con la pratica Hinayana riusciamo a liberarci
dalle emozioni afflittive, ma per poterci liberare di tutti i nostri difetti
dobbiamo praticare il sentiero Mahayana, e per raggiungere la Buddhità il
più in fretta possibile si dovrà seguire il Tantrayana, anche se la Buddhità
è impossibile ottenerla per il nostro esclusivo beneficio. Si deve cercare
di ottenere la Buddhità con l'intenzione di liberare tutti gli esseri
sanzienti, apportando loro una felicità senza fine. Questa è la giusta
maniera di impegnarsi nelle varie pratiche. Per riuscire a creare una tale
motivazione occorre meditare sulla compassione, sul grande amore, generando
un forte sentimento.
Tutto ciò risulterà più facile se ci
ricordiamo della gentilezza degli esseri senzienti nei nostri confronti, ma
senza provare alcun attaccamento. Per meditare sulla grande compassione
occorre prima medita-re sulla propria sofferenza e volersene liberare;
dopodiché occorre pensare alle sofferenze altrui e desiderare intensamente
che tutti se ne liberino. Meditando in questa maniera si può generare un
sentimento di grande compassione. Per generare la compassione anche nei
confronti dei Deva, che non provano questo tipo di sofferenze, possiamo
pensare che essi non possono rinascere per molto tempo in quello stato,
rinascendo poi come esseri umani o addirittura nei reami inferiori. Anche
noi,
perciò, siamo stati sicuramente dei Deva nelle nostre vite precedenti, ma
vediamo che ora non ci è di alcun beneficio. Poichè anche i Deva possono
essere soggetti a continue rinascite nei reami inferiori, tale condizione è
motivo di sofferenza.
Per esempio, se noi abbiamo un corpo forte e
robusto dobbiamo comunque pensare che esso non può mantenersi per sempre in
perfette condizioni; un giovane che possiede un fisico perfetto fino all'età
di venticinque anni, passati i trenta comincia anch'egli ad invecchiare:
tutto ciò è di per se motivo di sofferenza. Prendendo ad esempio il fatto
che l'anno successivo il padrone ucciderà il suo ben nutrito maiale,
possiamo notare che, in realtà, esso si avvicina sempre più al momento della
morte. Così, fino a che rimarremo coinvolti da queste emozioni afflittive
resteremo nella sofferenza. Attraverso la pratica del Dharma noi possiamo
evitare una rinascita nei reami inferiori, ottenere rinascite in quelli
superiori come esseri umani o come Deva, possiamo liberarci dall'esistenza
ciclica, raggiungere lo stato del Nirvana, liberarci di tutti i nostri
difetti ed infine ottenere la Buddhità. Quindi è molto importante studiare,
comprendere il Dharma e metterlo in pratica.
Poichè noi siamo soggetti ai vari tipi di
sofferenza che non possiamo sopportare, dobbiamo cercare una soluzione che
ci permetta di liberarcene: la migliore soluzione è la pratica del Dharma.
Siccome noi vogliamo la felicità, il modo migliore di ottenerla è sempre la
pratica del Dharma. Se una persona ha una buona comprensione del Dharma,
considererà gli altri più importanti di se stessa, sarà più contenta di
vedere altre persone felici piuttosto che se stessa e sceglierà di essere
lei a soffrire al posto di altri. Un individuo di questo tipo non avrà mai
nessun tipo di problema che potrà portarlo a combattere contro
qualcun’altro, nessuno lo riterrà un nemico e nessuno gli farà del male. Se
uno si dimostra nobile e buono verso gli altri, essi gli risponderanno nella
stessa maniera. Pertanto, se noi pratichiamo il Dharma, saremo molto felici
in questa vita presente ed in quelle future.
La più alta ambizione per un praticante di
Dharma è quella di lavorare per il benessere di tutti gli esseri senzienti,
e per fare ciò è importante raggiungere lo stato di Buddhità. Per potere
ottenere la Buddhità una persona si deve impegnare nella pratica delle sei
perfezioni (paramita), di cui la prima è la generosità: una persona cioè non
deve essere per nulla avara, né provare attaccamento per ciò che possiede e
inoltre deve avere una mente tale da essere in grado di donare ad un altro
tutto ciò che ha, se fosse necessario. Questo particolare atteggiamento,
chiamato pratica della generosità, è basato sull'essere disponibili a cedere
i propi possessi ad altre persone; man mano che si progredisce in tale
pratica si deve essere in grado di donare anche il proprio corpo, se
necessario.
Buddha Shakiamuni, prima di raggiungere la
Buddhità , mentre seguiva il sentiero del Bodhisattwa , dette il suo corpo
in aiuto ad altri esseri molte e molte volte. In Nepal, c'è un posto che si
chiama 'dare il proprio corpo alla tigre'. Il nome deriva dal fatto che un
tempo in quel luogo viveva una tigre femmina che aveva cinque cuccioli; lei
era talmente affamata da essere sul punto di mangiarli, ma poichè erano
molti giorni che la tigre digiunava, la sua bocca era impossibilitata ad
aprirsi. Buddha Shakiamuni, che si trovava da quelle parti, avrebbe voluto
dare il suo corpo in pasto alla tigre, ma poichè l'animale non poteva aprire
la bocca, egli si procurò un taglio, in modo da farne sgorgare sangue e lo
diede da bere alla tigre, la quale, poco per volta riuscì ad aprire la
bocca. Così Buddha potè offrirle il suo corpo. Questo posto esiste tutt'ora
in Nepal ed è possibile visitarlo.
E' molto difficile praticare tutti gli
Insgnamenti del Sentiero di Buddha, ma l'importante è praticare quello che è
alla nostra portata, al nostro livello. I risultati e gli effetti della
pratica del Dharma non sono visibili in poco tempo, ma è sicuro che
esistono. E' come per le piante di ulivo; dopo averle piantate bisogna
attendere una decina d'anni per avere dell'olio; come possiamo quindi
aspettarci di praticare il Dharma oggi ed ottenere subito la Buddhità
domani? In ogni caso, dovremo praticare il Dharma nel corso della nostra
vita per come e quanto siamo in grado di praticarlo; se uno procede
gradualmente in questo modio, sicuramente poco per volta svilupperà la sua
mente in una maniera naturale. Comunque attraverso la pratica del Dharma,
dovremmo cercare di diventare una persona migliore, più nobile. Nobile è chi
cerca di fare del bene agli altri il più possibile. Una persona che compie
azioni negative ha un brutto carattere, e noi dovremmo evitare di diventare
così.
DOMANDE E RISPOSTE
Domanda:
Personalmente non trovo grande difficoltà a non odiare i miei nemici, ma
piuttosto sento difficile eliminare l'attaccamento verso quelli che amo.
Risposta:
E' verissimo, ma questo tipo di sentimento verso i nostri amici è qualcosa
che dovremo eliminare. Esaminando superficialmente, sembra che tale
attaccamento sia un aiuto, ma in realtà ci danneggia. Conoscendone l'esatta
forza opponente, non sarà difficile eliminarla, ma occorre sapere qual'è la
maniera giusta per farlo. Il primo stadio per generare la forza opponente
all'attaccamento è il meditare sull'impermanenza. Se, per esempio, nutriamo
un sentimento di attaccamento per il nostro corpo perchè giovane e di
bell'aspetto, dobbiamo pensare che anche esso è come i fiori autunnali: pur
essendo stati belli, poi tendono a seccare ed a morire. Ciò può aiutarci a
ridurre l'attaccamento nei confronti del nostro corpo. Se pensiamo anche
alle impurità del nostro corpo come sangue, urina, escrementi, ecc. ci
potremo separare da questa idea di attaccamento. Ma per liberarci totalmente
da esso bisogna meditare sulla vacuità, sulla non esistenza inerente dei
fenomeni.
Ghesce-là è molto contento del fatto che,
contrariamente a quanto succede in altri centri, dove ci sono molte persone
giovani, qui ci sono delle persone più adulte. Chi pratica bene il Dharma,
quando invecchierà, non avrà il problema di far passare le giornate, che non
saranno così lunghe. Per una persona anziana, che non lavora più, può
risultare difficile far passare i giorni mentre, praticando, sfrutterà molto
bene il suo tempo e, anche quando verrà il momento della morte, potrà morire
abbastanza felice. I Lama dicono che chi ha ben praticato, sente il momento
della morte come un figlio che sente di tornare nella terra di suo padre. La
cosa davvero importante è studiare il Dharma, perchè gradualmente una
persona possa arrivare ad ottenere lo stato della Buddhità.
Domanda:
Ghesce-là ha parlato della vacuità come mancanza di esistenza inerente delle
cose, delle persone e dei fenomeni. Io chiedo un chiarimento riguardo al
fatto che in molte Sadhane, in molte pratiche buddhiste, si trova
l'espressione: 'Dalla vacuità emerge un loto, una sillaba, una divinità'.
Questa espressione dà quasi l'impressione che si tratti di una dimensione,
di uno spazio, di qualcosa che comunque mi pare un pò diverso da quello che
Ghesce-là ha spiegato.
Risposta:
Poichè tutti i fenomeni sono privi di esistenza inerente, attraverso questa
meditazione sulla mancanza di esistenza inerente di tutti i fenomeni, nasce
o emerge la divinità, la sillaba OM, aldifuori della vacuità. L'oggetto di
tale meditazione emerge da una mente che realizza la mancanza di inerente
esistenza dei fenomeni. Anche se una persona non ha realizzato la vacuità,
può nascere ugualmente una specie di visualizzazione di questa divinità
attraverso la concentrazione, il desiderio che è dentro di lui.
Domanda:
Si è parlato a proposito della pratica della generosità: Vorrei sapere fino
a che punto è giusto seguire e accondiscendere ai desideri altrui.
Risposta:
Se l'oggetto che ci viene richiesto è pericoloso per la persona che lo sta
richiedendo allora non dovremo darglielo. Per esempio se qualcuno ci chiede
delle droghe pesanti, noi non dovremo dargliele. Se ci viene chiesto
qualcosa che può essere piacevole od utile per un breve periodo di tempo, ma
alla lunga risulterà dannoso, anche in questo caso dobbiamo rispondere
negativamente. Se invece la cosa è nociva per un breve tempo, ma alla lunga
utile, allora la si può donare.
Domanda:
Come è possibile giustificare il superamento del concetto di amare il
prossimo-come-se-stessi, giungendo fino al punto di considerare un altro più
importante di noi?
Risposta:
Se consideri gli altri più importanti di te stesso, ti impegnerai facilmente
nel compiere azioni positive verso di loro, anzichè danneggiarli, e quste
azioni positive torneranno come un tuo diretto beneficio. Certamente
aiutando gli altri sperimenterai questo beneficio, ma devi farlo con
altruismo, senza pensare alla ricompensa. Se qualcuno, essendo in una buona
situazione, non pensasse all’altrui beneficio, non sarebbe un buon
praticante di Dharma. Al contrario, un vero buon praticante non si preoccupa
della propia condizione, se tutti gli altri stanno bene. Il Dharma si
propone di migliorare la situazione di una persona e quindi chiunque aiuta
gli altri è un buon praticante.
N.B. Questa dispensa non ha alcun valore ufficiale, vuole solo essere un
sussidio per i partecipanti al corso di Lama Ghesce Yesce Tobden. Dedichiamo
i meriti della preparazione di questa dispensa per la lunga vita di Ghesce
Yeshe Tobden. Ulteriore (che purtroppo ha lasciato il corpo il 31 Luglio
1999) AGGIUNTA al N.B. - Chiedo umilmente scusa a tutti per la lentezza con
cui ho pubblicato questo corso, per gli errori di ortografia e di battitura.
Se un minimo merito è stato accumulato lo dedico integralmente per il veloce
ritorno del Ven Ghesce Yeshe Tobden. (Roberto Luccioli)
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