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Un
bel mattino, un uomo che camminava davanti a una casa sentì parlare una
donna da dentro la stessa: "Figlio mio, ti prego di bere il latte, è molto
buono per la tua salute. Non insistere col mangiare le patatine fritte, n on
è buono". In serata, passando per la stessa via, egli sentì ancora la voce
della donna: "Perché stai insistendo con il latte… Lì non c’è altro che
acqua. Le patate sono pronte, mangiale!". In un altro momento, egli udì la
donna dire: "Stai continuamente seduto a studiare. Se continui così farai
un'indigestione. Esci a giocare qualche volta!". Poi, più tardi la sentì
dire: "Perché stai sempre giocando qua e là come uno stupido cane? Siediti e
studia. Se vai ancora fuori, ti punirò!".
Ascoltando queste dichiarazioni contraddittorie,
l'uomo concluso che la donna era molto impaziente, litigiosa o addirittura
folle. Questo per quanto riguarda la semplice donna; ma cosa possiamo dire
per quanto riguarda i Supremi Veda? C'è contraddizione nei Veda? La fonte
ultima per discernere la Natura di Dio sono le raccolte di scritture
conosciute come i Veda. Tuttavia, non è facile riuscire a comprenderli
veramente. Perché? Si consideri il seguente esempio:
'Dio ha mani e gambe dappertutto, occhi, orecchie,
teste e faccie dappertutto. Ed abbraccia tutto in questo mondo' (Shvetashvatara
3,16 Upanishad e Bhagavad Gita 13,13)
Tuttavia, la Brhadàranyaka Upanishad dice:
'Dio non è né grossolano né sottile, né corto né
lungo, né ombra né tenebre, né aria né spazio. Dio è senza occhi, senza
orecchie e senza bocca. E' senza gusto o odore, parola o mente, senza un
esterno o un interno. Non mangia nulla, né nulla mangia Lui'. (3.8.8)
E la Isha Upanishad: 'Dio è senza corpo, senza
peccato e senza alcuna piaga.' (Mantra 8)
E, infine, 'Dio non è questo, né questo (neti neti).
Non c'è altra descrizione più appropriata di Dio'. (Brhadàranyaka Upanishad
2.3.6)
Possiamo quindi vedere che le Scritture hanno
descritto Dio in entrambi i modi, con la forma e con gli attributi (saguna;
savishesha), ed anche senza alcuna forma o attributi (nirguna;
nirvishesha).
Sappiamo che ogni singola parola dei Veda è sacra.
Nulla può essere lasciato al caso. E allora, come possiamo conciliare queste
affermazioni apparentemente contraddittorie?
La cosa giusta, ovviamente, sarebbe di studiare il
suo contesto e quindi interpretarlo. Per esempio, nel raccontino di cui
sopra, dopo investigazione, si è scoperto che la donna stava dissuadendo un
bambino piccolo dal mangiare patate fritte e insisteva affinchè lui
prendesse il latte, mentre ad un ragazzo più grande diceva di mangiare le
patate. Un ragazzo che studiava troppo veniva incoraggiato ad andare fuori a
giocare, mentre ad uno più discolo lo obbligava a rientrare in casa ed a
studiare. Così, interpretato secondo il contesto, tutto rientrava nella
normalità e non c’era certo alcun tipo di contraddizione.
Allo stesso modo, il fatto di accettare Dio con o
senza forma, dipende da chi sta facendo la scelta. Un sadhaka nelle
fasi iniziali della sadhana dovrebbe accettare Dio come avente forma
e qualità, e quindi idoneo per eseguire dei culti rituali (puja),
ecc, così come prescritto nelle Scritture. Impegnato in tali attività di
buon auspicio, egli allora dovrebbe pian piano, ma con costanza, rinunciare
ad essere interessato al karma e interiorizzare la sua sadhana, e cominciare
a comprendere Dio senza-forma, e senza attributi (Nirguna Brahman).
Dubbio: Lasciando il problema ‘sadhana’ a parte, se a
lui si chiede che cosa è realmente Dio, Nirguna o Saguna, quale sarebbe la
vostra risposta?
Soluzione: Molti dicono che Dio è sia Nirguna che
Saguna. Tuttavia, questo è errato, perché per descrivere l’Unico Dio non è
possibile utilizzare dichiarazioni contraddittorie. Pertanto, noi dobbiamo
accettare una sola di esse come la reale verità e conciliare l'altra con
essa. Nel Vedanta, una simile riconciliazione è conosciuta come 'samanvaya'.
Secondo una certa scuola di pensiero, Dio è solo
Saguna, ma gli aggettivi usati per descrivere le sue qualità e
caratteristiche sono trascendentali, e non materiali (prakritik). Le
dichiarazioni sul Nirguna sono solo metaforiche, per indicare che Dio è
estremamente sottile.
In un siffatto sistema, possiamo facilmente
conciliare gli aggettivi come 'senza-odore' (a-gandham), oppure
‘senza-gusto’ (a-rasam), vale a dire che si può affermare che Dio
possiede il gusto e l'olfatto in forme trascendenti.
Però, cosa possiamo dire riguardo agli attributi 'non-grossolano',
'non sottile', o 'non-corto', e ‘non-lungo'? Se diciamo che queste qualità
si riferiscono alle funzionalità trascendentali, allora dovremmo dire che
Dio è trascendentalmente sia grossolano che sottile, sia corto che lungo. E
così, ancora una volta noi accolliamo caratteristiche contraddittorie in
Dio.
E non solo, se interpretiamo 'senza-corpo' nel senso
che Dio non ha un corpo materiale, ma ne ha uno trascendentale, allora
dovremo anche interpretare 'senza-piaga' come se Dio avesse una piaga
trascendentale, e 'senza-peccato' vorrebbe dire che egli ha peccati
trascendentali. Ovviamente, ciò non sarà accettabile per nessuno, nemmeno
per coloro che propongono l'interpretazione di cui sopra.
Dubbio: No. Noi dobbiamo accettare solo quelle
caratteristiche che riflettono la natura benevolente di Dio, e rifiutare le
qualità sgradevoli come 'senza-piaga', ecc…
Soluzione: Dobbiamo renderci conto che anche se una
piaga è dannosa per chi ce l’ha, non è così per il verme che trova rifugio e
nutrimento nella stessa. Dal punto di vista di quella creatura, si chiamerà
la piaga come particolarmente nociva o benefica? Non possiamo scartare
nessuna parte dei Veda. Non solo, ma anche le scritture dicono che gli
aspetti nocivi e negativi del mondo non sono altro che lo stesso Dio: 'Dio
ha desiderio, rabbia e mondanità' (Brhadàranyaka Upanishad 4.4.5)…
'Cacciatori, pescatori, e giocatori, tutti sono Dio'
(Atharvaveda, citato da Shri Shankaracharya in Brahma-Sutra 2.3.43).
E’ chiaro, quindi, che un tale restringimento verso
il basso del significato non è del tutto sufficiente. E perciò ora non c’ è
altra diversa strada per conciliare le dichiarazioni Saguna con un Dio
Nirguna, cioè ‘Dio è fondamentalmente solo Nirguna, ma a causa delle 'upadhi'
(sovrapposizioni), sembra Saguna.
Dubbio: Qual è il vero significato del termine 'upadhi'?
È stato introdotto, senza prima definirlo...
Soluzione: 'Upadhi' è un termine tecnico definito con
precisione nel Vedanta. Non è un'esagerazione dire che se noi cogliamo
l'essenza di questo termine, gran parte del Vedanta per noi sarà chiaro, e
le cose diventeranno molto più facili da capire.
Si
consideri il seguente esempio: ‘Vogliamo chiedere a qualcuno di dirci che
cos’è l'oro? Per risposta, egli ci mostra un anello. Pertanto, l’anello
diventa utile per la comprensione dell’oro. Però, anche se noi riconosciamo
l'oro attraverso l'anello, esso è del tutto indipendente dall'anello, cioè,
noi avremmo potuto conoscere ciò che l'oro è, anche attraverso un
braccialetto, o una collana. Qualunque sia la forma che l’oro possa avere,
noi arriviamo comunque a conoscere solo l’oro. Anche se l’anello, ecc. in se
stesso non è una parte dell’oro, esso ci aiuta a riconoscere l'oro. L'anello
perciò è chiamato un 'upadhi' per l'oro.
Non è necessario che un 'upadhi' sia sempre in
contatto con l'oggetto che vogliamo comprendere. Esso può anche rimanerne
fuori. Si consideri l'esempio di un Linga di cristallo (una
sorta di oggetto sacro a forma di colonna). Essendo di per sé incolore, è
difficile da distinguere. Tuttavia, se dietro di esso mettiamo un fiore
rosso possiamo distinguerlo chiaramente. Ma, piuttosto che la sua natura
incolore, ora lo vediamo come rosso. Questo fiore rosso è un 'upadhi' per il
Linga. Anche se il Linga sembra rosso a causa della sua prossimità con il
fiore rosso, in realtà esso non è rosso, perché poi sembrerebbe blù a a
causa dell’upadhi di un fiore blù. In questo modo, poiché lo stesso Linga
sembra assumere il diverso colore dei suoi vari upadhi, l'unica conclusione
possibile è che esso è di per sé incolore. Anche se il Linga è invisibile
agli occhi, possiamo arrivare a questa conclusione a causa dei suoi upadhi.
Questo è il vantaggio di un upadhi. Tuttavia, dobbiamo essere cauti su un
punto riguardo agli upadhi: Anche se grazie ad un upadhi abbiamo potuto
vedere chiaramente il Linga incolore, purtuttavia, l’upadhi si è mostrato
differente dalla sua vera natura, vale a dire che ha mostrato il Linga come
se fosse rosso, mentre invece era incolore. Perciò, dopo aver riconosciuto
un oggetto attraverso il suo upadhi, per conoscere la sua vera natura,
dobbiamo scartare l’upadhi.
Questa è l'unica teoria impeccabile. Dio è senza
alcuna forma, altrimenti come potrebbe assumere qualsiasi forma? Questo è
ciò che le Scritture dichiarano continuamente. Il Brahma Sutra, la massima
autorità sul Vedanta composto dal saggio Vyasa, dice: 'Arupa-vat eva
hi tat pradhanatvat’ (Brahma Sutra, 3.2.14): e cioè, ‘Dio è senza
forma, perché questo è il primo significato dei Veda’.
Qual è allora il significato delle affermazioni nella
Shruti (Veda), dove Dio è descritto come senza- forma e senza-qualità? Il
successivo sutra fornisce la risposta: 'Prakàsha-vat cha
a-vaiyyarthyat' (3.2.15): “Dio assume forme, varie forme come la
luce”, poiché nessuna dichiarazione nelle Scritture è senza significato.
Il commento di Shankaracharya sul sutra di cui sopra
dice: ‘Si può dire che Dio assuma varie forme, grazie al suo contatto con
diversi upadhi, proprio come la luce del sole che, anche se pervade tutto lo
spazio, si dice che possa essere diritta o curva, quando è in contatto con
le cose diritte o curve. Ma questo non significa che la caratteristica, che
sembra appartenere a Dio sulla base di questi upadhi, sia la sua vera
natura. Finché esiste l’avidya (ignoranza), esistono gli upadhi e le
varie forme che sono attribuite a Dio, lasciando spazio per il culto del
Saguna Brahman'.
Dubbio: Allora le
Scritture danno sanzione sia al Brahman-Saguna e al Brahman-Nirguna?
Soluzione: Sì. Non solo, ma la Prashna Upanishad li
nomina come l’Apara-Brahman (l’inferiore) ed il Para-Brahman (il Superiore)
(Prashna Upanishad 5,2)
Il Dio Nirguna è Para-Brahman e il Dio Saguna è
Apara-Brahman. Negando il mondo transitorio che è in continuo cambiamento,
ciò che nella Brhadàranyaka Upanishad è descritto come "Neti, Neti!" (Non
questo, non questo), è il Brahman Nirguna. Il Dio che è descritto nei
termini del mondo dei nomi e delle forme è Brahman Saguna.
Dubbio: Parlando così, non si contraddice le
Scritture, che hanno il consenso nel dichiarare che Dio è uno e uno solo?
Soluzione: Affatto. Dio è uno solo e quello è
Para-Brahman. Coloro che non possono riconoscere questo, accettano il Dio
definito dai vari upadhi, eseguono karma-yoga e praticano i rituali di
culto. â Il commento di Shri Shankaracharya sulla Katha Upanishad (1.2.16)
è: “Para-Brahman è conoscibile, mentre Apara-Brahman è raggiungibile” (Param
gyatavyam, Aparam prapatavyam).
Comunque la via a Dio sia descritta, è solo sulla
base di alcuni upadhi. Nella sua vera natura, Dio è indescrivibile. Questo è
il motivo, comunque sia il modo di descriverlo, per cui la Shruti lo chiama
"Neti, Neti!".
Dubbio: Se Dio non è né questo né quello, allora Dio
è 'Vuoto' (Shùnya)?
Soluzione: No. Tutto ciò che vediamo davanti a noi è
venuto da Dio. Come può allora essere Shùnya? Dio è - Tuttavia
essendo essenzialmente Nirguna, niente può essere spiegato su di esso.
Purtuttavia, i compassionevoli Veda decidono di spiegare Dio a noi. Quindi,
essi descrivono Dio come avente queste qualità contraddittorie: 'Dio è
immobile. Però Dio è più veloce della mente. Pur stando fermo Egli supera
tutti gli altri corridori’. (Isha Upanishad, 4)
'Egli si muove, ma non si muove. È lontano, ma è
vicino'. (Isha Upanishad, 5)
'Dio è molto lontano, Dio è molto vicino'. (Mundaka
Upanishad, 3.1.7)
'Dio cammina ma non ha mani né gambe, vede senza
occhi e sente senza orecchie'. (Shvetashvatara Upanishad, 3.19)
'Dio è luce (tejomaya), Dio è senza luce (a-tejomaya).
Dio ha desiderio (kamamaya), Dio è senza desiderio (A-kamamaya). Dio ha
rabbia (krodhamaya), Dio non ha rabbia (a-krodhamaya). Dio ha il dharma (dharmamaya),
Dio non ha il dharma (a-dharmamaya)'. (Brhadàranyaka Upanishad, 4.4.5)
Qui vediamo che questi non sono mantra differenti che
danno versioni contraddittorie, ma gli stessi mantra che apparentemente
offrono contrastanti percezioni di Dio. Ovviamente, poi ci deve essere uno
scopo alla base di queste strane affermazioni. Prendiamo l'esempio del
cristallo incolore. A volte esso è rosso e a volte non lo è. A volte è blu,
e altre volte non è blu. Da queste descrizioni è chiaro che il cristallo non
è né rosso né blu, ma invece sembra assumere il colore degli upadhi. Di per
sé, esso è incolore.
Quindi, fondamentalmente Dio è Uno e senza-upadhi.
Quando Esso assume la forma della divinità (Indra, etc), ha un corpo
brillante fatto di luce, e quando assume la forma di creature inferiori come
animali, ecc, si dice che ha una forma scura, priva di luce. Dio è bramoso
quando è unito agli upadhi di quelli come noi, imprigionati dal desiderio.
Quando noi, eseguendo le sadhana, diventiamo liberi dal kama
(desiderio), allora Dio è ‘a-kamamaya’ (senza-desiderio). Quando i
nostri desideri vengono ostacolati, noi ci arrabbiamo, ma quando siamo in
pace, Dio è a-krodhamaya (senza collera). Allo stesso modo, Dio
sembra dharmamaya e a-dharmamaya sulla base delle varie
creature impegnate o meno nel dharma.
Dio non si muove. E’ qui ed anche là (ovunque).
Tuttavia, quando Egli è unito con gli upadhi di questo mondo in movimento,
sembra dotato di movimento. Così, Dio è lontano da quelli che non lo
conoscono, ma è vicino a coloro che lo conoscono. Tuttavia, nella sua forma
fondamentale (svarupa), Dio non è né arrabbiato né calmo. E' "Neti
Neti" - (Non questo, non quello). In realtà, Neti Neti è la negazione
di tutti gli upadhi in Dio.
Dubbio: Come è possibile che Dio sia totalmente
Nirguna? Questo mondo è pieno di vari nomi e forme diverse, con qualità e
caratteristiche differenti, come può un tale mondo venire da Qualcuno che
non ha caratteristiche?
Soluzione: Dio è Nirguna proprio perché è la
causa-radice di questo variegato mondo. Tutte le varie funzioni possono
venire solo da Colui che è di per sé senza-forma. La luce, benchè consista
di tutti i colori, è di per sé incolore. L’argilla, benchè possa prendere
qualsiasi forma, è di per sé informe. E’ perché sono associate con i vari
colori e forme che si dice che esse hanno tutte queste qualità. Così,
qualsiasi qualità passa soltanto attraverso l'associazione con gli upadhi.
Ulteriore dubbio: Attenzione! Con l'accettazione
della presenza di upadhi che sono associati con Dio, tu stai proponendo la
dualità, cioè che ci sono due cose - Dio e gli upadhi. E questo,
chiaramente, contraddice il principio che 'tutto è Dio' (Sarvam khalu
idam Brahman, Chandogya Upanishad 3.14.1)
Soluzione: No, al contrario, l'intero scopo di questa
analisi è di mostrare come tutto in questo mondo è Dio!".
Da un punto di vista, dobbiamo considerare che questo
mondo sia un mero upadhi di Dio. Ma, da un altro, abbiamo già visto che
questo mondo è SOLTANTO Dio, a causa del fatto che quest'ultimo è la causa
materiale del primo. Upadhi significa qualcosa di diverso da Dio. Tuttavia,
sappiamo già che non vi è nulla di diverso da Esso. Pertanto, come
conciliare queste due affermazioni?
Fondamentalmente, essendo ogni cosa solamente Dio,
non può esservi alcun upadhi diverso da Esso. In realtà, la forma di un
oggetto è fondamentalmente anche la sola causa. La forma di un vaso di
argilla è anche solo argilla. Che altro può essere? Sri Shankaracharya dice:
'La forma ed anche l'effetto, fondamentalmente, è nient’altro che la causa
stessa' (‘Karya-akaar api karanasya atmabhuta eva’ -Commento al
Brahma-Sutra, 2.1.18)
Messo così, anche la forma di una cosa
fondamentalmente non può diventare un upadhi per Dio. Non ci può essere
alcun upadhi per il Solo ed Unico Dio senza secondo. Pertanto, quando non vi
è upadhi, allora Dio non ha alcuna caratteristica. Quindi, nella sua vera
natura, Dio è Nirguna e solo Nirguna. Tuttavia, anche se Dio non ha
caratteristiche, Egli è lì. Perché? Perché è la causa di questo mondo, e un
effetto non può mai esistere senza la sua causa inerente in esso. Un vaso
non può esistere senza l’argilla. Fondamentalmente, un vaso non è altro che
solamente argilla.
Riferimenti:
Baba, Bhole. Shri Shankaracharya “Commentario sul
Brahma Sutra” con il sub-commentario 'Ratnaprabha' (Testo e traduzione
hindi), Varanasi, 2006.
Bharati, Paramananda Swami. Fondamenti di Dharma.
Bangalore 2008.
Bharati, Paramananda Swami. Lezioni sul Vedanta (80
file MP3).
Bharati, Paramananda Swami. Vedanta Prabodh:.
Varanasi, 2010.
Date VH, ‘Upanishads Retold’, (2 volumi), Nuova
Delhi, 1999.
Goyandka, Shri Harikrishnadas. Traduzione del
Commento di Shankaracharya sulla 11° Upanishad -(Hindi): Gorakhpur, 2006.
Grimes, John. ‘A Concise Dictionary’ di filosofia
indiana - Varanasi, 2009.
Gupta Som Raj. ‘Le Upanishad’
con il commento di Sankaracarya, cinque volumi.
Delhi
Jacob, G.A. ‘A Concordance to
the Principal Upanisads and Bhagavadgita’.
Delhi, 1999
Ranganathananda. Swami. Il Messaggio del
Brhadàranyaka Upanisad - Mayawati, 2005
Sharma, Prof. Ram Murti. Enciclopedia del Vedanta:
New Delhi, 2002.
Sivananda, Swami. Yoga Vedanta Dictionary- Rishikesh,
2010.
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articolo, clicca sul
http://www.exoticindia.com/article/nature-of-god/
Questo articolo è basato quasi interamente basato
sugli insegnamenti Param Pujya di Swami Paramanand Bharati Ji. Comunque,
qualsiasi errore è frutto dell'autore Nitin Kumar.
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