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La Natura di Dio:
c’è contraddizione nei Veda?
Articolo di Nitin Kumar -
tratto da http://www.exoticindia.com/article/nature-of-god
trad. di Aliberth -
 

 
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Un bel mattino, un uomo che camminava davanti a una casa sentì parlare una donna da dentro  la stessa: "Figlio mio, ti prego di bere il latte, è molto buono per la tua salute. Non insistere col mangiare le patatine fritte, non è buono". In serata, passando per la stessa via, egli sentì ancora la voce della donna: "Perché stai insistendo con il latte… Lì non c’è altro che acqua. Le patate sono pronte, mangiale!". In un altro momento, egli udì la donna dire: "Stai continuamente seduto a studiare. Se continui così farai un'indigestione. Esci a giocare qualche volta!". Poi, più tardi la sentì dire: "Perché stai sempre giocando qua e là come uno stupido cane? Siediti e studia. Se vai ancora fuori, ti punirò!".
Ascoltando queste dichiarazioni contraddittorie, l'uomo concluso che la donna era molto impaziente, litigiosa o addirittura folle. Questo per quanto riguarda la semplice donna; ma cosa possiamo dire per quanto riguarda i Supremi Veda? C'è contraddizione nei Veda? La fonte ultima per discernere la Natura di Dio sono le raccolte di scritture conosciute come i Veda. Tuttavia, non è facile riuscire a comprenderli veramente. Perché? Si consideri il seguente esempio:
'Dio ha mani e gambe dappertutto, occhi, orecchie, teste e faccie dappertutto. Ed abbraccia tutto in questo mondo' (Shvetashvatara 3,16 Upanishad e Bhagavad Gita 13,13)
Tuttavia, la Brhadàranyaka Upanishad dice:
'Dio non è né grossolano né sottile, né corto né lungo, né ombra né tenebre, né aria né spazio. Dio è senza occhi, senza orecchie e senza bocca. E' senza gusto o odore, parola o mente, senza un esterno o un interno. Non mangia nulla, né nulla mangia Lui'. (3.8.8)
E la Isha Upanishad: 'Dio è senza corpo, senza peccato e senza alcuna piaga.' (Mantra 8)
E, infine, 'Dio non è questo, né questo (neti neti). Non c'è altra descrizione più appropriata di Dio'. (Brhadàranyaka Upanishad 2.3.6)
Possiamo quindi vedere che le Scritture hanno descritto Dio in entrambi i modi, con la forma e con gli attributi (saguna; savishesha), ed anche senza alcuna forma o attributi (nirguna; nirvishesha).
Sappiamo che ogni singola parola dei Veda è sacra. Nulla può essere lasciato al caso. E allora, come possiamo conciliare queste affermazioni apparentemente contraddittorie?
La cosa giusta, ovviamente, sarebbe di studiare il suo contesto e quindi interpretarlo. Per esempio, nel raccontino di cui sopra, dopo investigazione, si è scoperto che la donna stava dissuadendo un bambino piccolo dal mangiare patate fritte e insisteva affinchè lui prendesse il latte, mentre ad un ragazzo più grande diceva di mangiare le patate. Un ragazzo che studiava troppo veniva incoraggiato ad andare fuori a giocare, mentre ad uno più discolo lo obbligava a rientrare in casa ed a studiare. Così, interpretato secondo il contesto, tutto rientrava nella normalità e non c’era certo alcun tipo di contraddizione.
Allo stesso modo, il fatto di accettare Dio con o senza forma, dipende da chi sta facendo la scelta. Un sadhaka nelle fasi iniziali della sadhana dovrebbe accettare Dio come avente forma e qualità, e quindi idoneo per eseguire dei culti rituali (puja), ecc, così come prescritto nelle Scritture. Impegnato in tali attività di buon auspicio, egli allora dovrebbe pian piano, ma con costanza, rinunciare ad essere interessato al karma e interiorizzare la sua sadhana, e cominciare a comprendere Dio senza-forma, e senza attributi (Nirguna Brahman).
Dubbio: Lasciando il problema ‘sadhana’ a parte, se a lui si chiede che cosa è realmente Dio, Nirguna o Saguna, quale sarebbe la vostra risposta?
Soluzione: Molti dicono che Dio è sia Nirguna che Saguna. Tuttavia, questo è errato, perché per descrivere l’Unico Dio non è possibile utilizzare dichiarazioni contraddittorie. Pertanto, noi dobbiamo accettare una sola di esse come la reale verità e conciliare l'altra con essa. Nel Vedanta, una simile riconciliazione è conosciuta come 'samanvaya'.
Secondo una certa scuola di pensiero, Dio è solo Saguna, ma gli aggettivi usati per descrivere le sue qualità e caratteristiche sono trascendentali, e non materiali (prakritik). Le dichiarazioni sul Nirguna sono solo metaforiche, per indicare che Dio è estremamente sottile.
In un siffatto sistema, possiamo facilmente conciliare gli aggettivi come 'senza-odore' (a-gandham), oppure ‘senza-gusto’ (a-rasam), vale a dire che si può affermare che Dio possiede il gusto e l'olfatto in forme trascendenti.
Però, cosa possiamo dire riguardo agli attributi 'non-grossolano', 'non sottile', o 'non-corto', e ‘non-lungo'? Se diciamo che queste qualità si riferiscono alle funzionalità trascendentali, allora dovremmo dire che Dio è trascendentalmente sia grossolano che sottile, sia corto che lungo. E così, ancora una volta noi accolliamo caratteristiche contraddittorie in Dio.
E non solo, se interpretiamo 'senza-corpo' nel senso che Dio non ha un corpo materiale, ma ne ha uno trascendentale, allora dovremo anche interpretare 'senza-piaga' come se Dio avesse una piaga trascendentale, e 'senza-peccato' vorrebbe dire che egli ha peccati trascendentali. Ovviamente, ciò non sarà accettabile per nessuno, nemmeno per coloro che propongono l'interpretazione di cui sopra.
Dubbio: No. Noi dobbiamo accettare solo quelle caratteristiche che riflettono la natura benevolente di Dio, e rifiutare le qualità sgradevoli come 'senza-piaga', ecc…
Soluzione: Dobbiamo renderci conto che anche se una piaga è dannosa per chi ce l’ha, non è così per il verme che trova rifugio e nutrimento nella stessa. Dal punto di vista di quella creatura, si chiamerà la piaga come particolarmente nociva o benefica? Non possiamo scartare nessuna parte dei Veda. Non solo, ma anche le scritture dicono che gli aspetti nocivi e negativi del mondo non sono altro che lo stesso Dio: 'Dio ha desiderio, rabbia e mondanità' (Brhadàranyaka Upanishad 4.4.5)…
'Cacciatori, pescatori, e giocatori, tutti sono Dio' (Atharvaveda, citato da Shri Shankaracharya in Brahma-Sutra 2.3.43).
E’ chiaro, quindi, che un tale restringimento verso il basso del significato non è del tutto sufficiente. E perciò ora non c’ è altra diversa strada per conciliare le dichiarazioni Saguna con un Dio Nirguna, cioè ‘Dio è fondamentalmente solo Nirguna, ma a causa delle 'upadhi' (sovrapposizioni), sembra Saguna.
Dubbio: Qual è il vero significato del termine 'upadhi'? È stato introdotto, senza prima definirlo...
Soluzione: 'Upadhi' è un termine tecnico definito con precisione nel Vedanta. Non è un'esagerazione dire che se noi cogliamo l'essenza di questo termine, gran parte del Vedanta per noi sarà chiaro, e le cose diventeranno molto più facili da capire.

Si consideri il seguente esempio: ‘Vogliamo chiedere a qualcuno di dirci che cos’è l'oro? Per risposta, egli ci mostra un anello. Pertanto, l’anello diventa utile per la comprensione dell’oro. Però, anche se noi riconosciamo l'oro attraverso l'anello, esso è del tutto indipendente dall'anello, cioè, noi avremmo potuto conoscere ciò che l'oro è, anche attraverso un braccialetto, o una collana. Qualunque sia la forma che l’oro possa avere, noi arriviamo comunque a conoscere solo l’oro. Anche se l’anello, ecc. in se stesso non è una parte dell’oro, esso ci aiuta a riconoscere l'oro. L'anello perciò è chiamato un 'upadhi' per l'oro.
Non è necessario che un 'upadhi' sia sempre in contatto con l'oggetto che vogliamo comprendere. Esso può anche rimanerne fuori. Si consideri l'esempio di un Linga di cristallo (una sorta di oggetto sacro a forma di colonna). Essendo di per sé incolore, è difficile da distinguere. Tuttavia, se dietro di esso mettiamo un fiore rosso possiamo distinguerlo chiaramente. Ma, piuttosto che la sua natura incolore, ora lo vediamo come rosso. Questo fiore rosso è un 'upadhi' per il Linga. Anche se il Linga sembra rosso a causa della sua prossimità con il fiore rosso, in realtà esso non è rosso, perché poi sembrerebbe blù a a causa dell’upadhi di un fiore blù. In questo modo, poiché lo stesso Linga sembra assumere il diverso colore dei suoi vari upadhi, l'unica conclusione possibile è che esso è di per sé incolore. Anche se il Linga è invisibile agli occhi, possiamo arrivare a questa conclusione a causa dei suoi upadhi. Questo è il vantaggio di un upadhi. Tuttavia, dobbiamo essere cauti su un punto riguardo agli upadhi: Anche se grazie ad un upadhi abbiamo potuto vedere chiaramente il Linga incolore, purtuttavia, l’upadhi si è mostrato differente dalla sua vera natura, vale a dire che ha mostrato il Linga come se fosse rosso, mentre invece era incolore. Perciò, dopo aver riconosciuto un oggetto attraverso il suo upadhi, per conoscere la sua vera natura, dobbiamo scartare l’upadhi.
Questa è l'unica teoria impeccabile. Dio è senza alcuna forma, altrimenti come potrebbe assumere qualsiasi forma? Questo è ciò che le Scritture dichiarano continuamente. Il Brahma Sutra, la massima autorità sul Vedanta composto dal saggio Vyasa, dice: 'Arupa-vat eva hi tat pradhanatvat’ (Brahma Sutra, 3.2.14): e cioè, ‘Dio è senza forma, perché questo è il primo significato dei Veda’.
Qual è allora il significato delle affermazioni nella Shruti (Veda), dove Dio è descritto come senza- forma e senza-qualità? Il successivo sutra fornisce la risposta: 'Prakàsha-vat cha a-vaiyyarthyat' (3.2.15): “Dio assume forme, varie forme come la luce”, poiché nessuna dichiarazione nelle Scritture è senza significato.
Il commento di Shankaracharya sul sutra di cui sopra dice: ‘Si può dire che Dio assuma varie forme, grazie al suo contatto con diversi upadhi, proprio come la luce del sole che, anche se pervade tutto lo spazio, si dice che possa essere diritta o curva, quando è in contatto con le cose diritte o curve. Ma questo non significa che la caratteristica, che sembra appartenere a Dio sulla base di questi upadhi, sia la sua vera natura. Finché esiste l’avidya (ignoranza), esistono gli upadhi e le varie forme che sono attribuite a Dio, lasciando spazio per il culto del Saguna Brahman'.

Dubbio: Allora le Scritture danno sanzione sia al Brahman-Saguna e al Brahman-Nirguna?
Soluzione: Sì. Non solo, ma la Prashna Upanishad li nomina come l’Apara-Brahman (l’inferiore) ed il Para-Brahman (il Superiore) (Prashna Upanishad 5,2)
Il Dio Nirguna è Para-Brahman e il Dio Saguna è Apara-Brahman. Negando il mondo transitorio che  è in continuo cambiamento, ciò che nella Brhadàranyaka Upanishad è descritto come "Neti, Neti!" (Non questo, non questo), è il Brahman Nirguna. Il Dio che è descritto nei termini del mondo dei nomi e delle forme è Brahman Saguna.
Dubbio: Parlando così, non si contraddice le Scritture, che hanno il consenso nel dichiarare che Dio è uno e uno solo?
Soluzione: Affatto. Dio è uno solo e quello è Para-Brahman. Coloro che non possono riconoscere questo, accettano il Dio definito dai vari upadhi, eseguono karma-yoga e praticano i rituali di culto. â Il commento di Shri Shankaracharya sulla Katha Upanishad (1.2.16) è: “Para-Brahman è conoscibile, mentre Apara-Brahman è raggiungibile” (Param gyatavyam, Aparam prapatavyam).
Comunque la via a Dio sia descritta, è solo sulla base di alcuni upadhi. Nella sua vera natura, Dio è indescrivibile. Questo è il motivo, comunque sia il modo di descriverlo, per cui la Shruti lo chiama "Neti, Neti!".
Dubbio: Se Dio non è né questo né quello, allora Dio è 'Vuoto' (Shùnya)?
Soluzione: No. Tutto ciò che vediamo davanti a noi è venuto da Dio. Come può allora essere Shùnya? Dio è - Tuttavia essendo essenzialmente Nirguna, niente può essere spiegato su di esso. Purtuttavia, i compassionevoli Veda decidono di spiegare Dio a noi. Quindi, essi descrivono Dio come avente queste qualità contraddittorie: 'Dio è immobile. Però Dio è più veloce della mente. Pur stando fermo Egli supera tutti gli altri corridori’. (Isha Upanishad, 4)
'Egli si muove, ma non si muove. È lontano, ma è vicino'. (Isha Upanishad, 5)
'Dio è molto lontano, Dio è molto vicino'. (Mundaka Upanishad, 3.1.7)
'Dio cammina ma non ha mani né gambe, vede senza occhi e sente senza orecchie'. (Shvetashvatara Upanishad, 3.19)
'Dio è luce (tejomaya), Dio è senza luce (a-tejomaya). Dio ha desiderio (kamamaya), Dio è senza desiderio (A-kamamaya). Dio ha rabbia (krodhamaya), Dio non ha rabbia (a-krodhamaya). Dio ha il dharma (dharmamaya), Dio non ha il dharma (a-dharmamaya)'. (Brhadàranyaka Upanishad, 4.4.5)
Qui vediamo che questi non sono mantra differenti che danno versioni contraddittorie, ma gli stessi mantra che apparentemente offrono contrastanti percezioni di Dio. Ovviamente, poi ci deve essere uno scopo alla base di queste strane affermazioni. Prendiamo l'esempio del cristallo incolore. A volte esso è rosso e a volte non lo è. A volte è blu, e altre volte non è blu. Da queste descrizioni è chiaro che il cristallo non è né rosso né blu, ma invece sembra assumere il colore degli upadhi. Di per sé, esso è incolore.
Quindi, fondamentalmente Dio è Uno e senza-upadhi. Quando Esso assume la forma della divinità (Indra, etc), ha un corpo brillante fatto di luce, e quando assume la forma di creature inferiori come animali, ecc, si dice che ha una forma scura, priva di luce. Dio è bramoso quando è unito agli upadhi di quelli come noi, imprigionati dal desiderio. Quando noi, eseguendo le sadhana, diventiamo liberi dal kama (desiderio), allora Dio è ‘a-kamamaya’ (senza-desiderio). Quando i nostri desideri vengono ostacolati, noi ci arrabbiamo, ma quando siamo in pace, Dio è a-krodhamaya (senza collera). Allo stesso modo, Dio sembra dharmamaya e a-dharmamaya sulla base delle varie creature impegnate o meno nel dharma.
Dio non si muove. E’ qui ed anche là (ovunque). Tuttavia, quando Egli è unito con gli upadhi di questo mondo in movimento, sembra dotato di movimento. Così, Dio è lontano da quelli che non lo conoscono, ma è vicino a coloro che lo conoscono. Tuttavia, nella sua forma fondamentale (svarupa), Dio non è né arrabbiato né calmo. E' "Neti Neti" - (Non questo, non quello). In realtà, Neti Neti è la negazione di tutti gli upadhi in Dio.
Dubbio: Come è possibile che Dio sia totalmente Nirguna? Questo mondo è pieno di vari nomi e forme diverse, con qualità e caratteristiche differenti, come può un tale mondo venire da Qualcuno che non ha caratteristiche?
Soluzione: Dio è Nirguna proprio perché è la causa-radice di questo variegato mondo. Tutte le varie funzioni possono venire solo da Colui che è di per sé senza-forma. La luce, benchè consista di tutti i colori, è di per sé incolore. L’argilla, benchè possa prendere qualsiasi forma, è di per sé informe. E’ perché sono associate con i vari colori e forme che si dice che esse hanno tutte queste qualità. Così, qualsiasi qualità passa soltanto attraverso l'associazione con gli upadhi.
Ulteriore dubbio: Attenzione! Con l'accettazione della presenza di upadhi che sono associati con Dio, tu stai proponendo la dualità, cioè che ci sono due cose - Dio e gli upadhi. E questo, chiaramente, contraddice il principio che 'tutto è Dio' (Sarvam khalu idam Brahman, Chandogya Upanishad 3.14.1)
Soluzione: No, al contrario, l'intero scopo di questa analisi è di mostrare come tutto in questo mondo è Dio!".
Da un punto di vista, dobbiamo considerare che questo mondo sia un mero upadhi di Dio. Ma, da un altro, abbiamo già visto che questo mondo è SOLTANTO Dio, a causa del fatto che quest'ultimo è la causa materiale del primo. Upadhi significa qualcosa di diverso da Dio. Tuttavia, sappiamo già che non vi è nulla di diverso da Esso. Pertanto, come conciliare queste due affermazioni?
Fondamentalmente, essendo ogni cosa solamente Dio, non può esservi alcun upadhi diverso da Esso. In realtà, la forma di un oggetto è fondamentalmente anche la sola causa. La forma di un vaso di argilla è anche solo argilla. Che altro può essere? Sri Shankaracharya dice: 'La forma ed anche l'effetto, fondamentalmente, è nient’altro che la causa stessa' (‘Karya-akaar api karanasya atmabhuta eva’ -Commento al Brahma-Sutra, 2.1.18)
Messo così, anche la forma di una cosa fondamentalmente non può diventare un upadhi per Dio. Non ci può essere alcun upadhi per il Solo ed Unico Dio senza secondo. Pertanto, quando non vi è upadhi, allora Dio non ha alcuna caratteristica. Quindi, nella sua vera natura, Dio è Nirguna e solo Nirguna. Tuttavia, anche se Dio non ha caratteristiche, Egli è lì. Perché? Perché è la causa di questo mondo, e un effetto non può mai esistere senza la sua causa inerente in esso. Un vaso non può esistere senza l’argilla. Fondamentalmente, un vaso non è altro che solamente argilla.
 


Riferimenti:
Baba, Bhole. Shri Shankaracharya “Commentario sul Brahma Sutra” con il sub-commentario 'Ratnaprabha' (Testo e traduzione hindi), Varanasi, 2006.
Bharati, Paramananda Swami. Fondamenti di Dharma. Bangalore 2008.
Bharati, Paramananda Swami. Lezioni sul Vedanta (80 file MP3).
Bharati, Paramananda Swami. Vedanta Prabodh:. Varanasi, 2010.
Date VH, ‘Upanishads Retold’, (2 volumi), Nuova Delhi, 1999.
Goyandka, Shri Harikrishnadas. Traduzione del Commento di Shankaracharya sulla 11° Upanishad -(Hindi): Gorakhpur, 2006.
Grimes, John. ‘A Concise Dictionary’ di filosofia indiana - Varanasi, 2009.
Gupta Som Raj. ‘Le Upanishad’ con il commento di Sankaracarya, cinque volumi. Delhi
Jacob, G.A. ‘A Concordance to the Principal Upanisads and Bhagavadgita’.
Delhi, 1999
Ranganathananda. Swami. Il Messaggio del Brhadàranyaka Upanisad - Mayawati, 2005
Sharma, Prof. Ram Murti. Enciclopedia del Vedanta: New Delhi, 2002.
Sivananda, Swami. Yoga Vedanta Dictionary- Rishikesh, 2010.
 



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Questo articolo è basato quasi interamente basato sugli insegnamenti Param Pujya di Swami Paramanand Bharati Ji. Comunque, qualsiasi errore è frutto dell'autore Nitin Kumar.