“Dalla mente alla MENTE” - di ALIBERTH –

(INCONTRO del 05/02/2001 al Centro Nirvana di Roma)

 

  “… Vorrei sperare che, dopo tanto parlare e spiegare, si sia finalmente formata in tutti voi la giusta idea su che cosa sia il Ch’an. Nel suo sforzo di insegnare la Dottrina Segreta della Mente a tutti gli esseri in grado di comprenderla, il Ch’an aspira a ritenersi un passaggio obbligato per coloro che non intendono fermarsi alla mera conoscenza esteriore delle cose del mondo. Poiché la materia trattata dal Ch’an riguarda esclusivamente come arrivare alla conoscenza diretta del nostro motore centrale, cioè ciò che fa muovere i nostri pensieri, avrete sicuramente capito che il Ch’an si rivolge essenzialmente alla conoscenza della Mente.

   Se, arrivati a questo punto, c’è ancora chi non comprende quale sia il sottile e basilare significato dell’insegnamento Ch’an, c’è purtroppo da temere che, almeno per questa vita, questi esseri umani seppur motivati, potrebbero essere esclusi da una conoscenza effettiva e diretta della loro mente. In ogni caso, comunque, si può auspicare che, l’ascolto di questi insegnamenti e la giusta lettura di queste scritture, potranno essere di beneficio e di giovamento per lo sviluppo successivo del seme che essi hanno piantato in questa vita. L’unica cosa veramente certa è che in ogni essere, sia esso un Buddha realizzato, un meditante in procinto di diventarlo, o un comune uomo della strada ignaro di questi aspetti trascendenti dell’esistenza, soltanto la MENTE è REALMENTE l’unica Verità. È l’essenza ultima (o unica) del Creato e non vi è nessuna differenza sostanziale tra la mente delle singole creature e la risplendente e autoluminosa Mente Assoluta di un Buddha.

Pur abituata da sempre a credersi erroneamente una singola entità in mezzo a miliardi di altri singoli individui, quando la mente umana comprende la verità, essa rovescia il suo ordinario modo di identificarsi e ferma così, l’ineluttabile Cinepresa Metafisica che la faceva apparire nell’aspetto di una comune persona individuale. La nuova identificazione con la Mente Assoluta (sarebbe meglio dire la cessata identificazione con le vecchie rappresentazioni) fa diventare l’uomo comune un Buddha realizzato ma, se questa idea è mantenuta nella mente soltanto a livello concettuale, allora la trasformazione risulta impossibile e si resta definitivamente soggiogati nell’aspetto ordinario della mente. Proprio quella che probabilmente, in questo momento, trova davvero difficile comprendere questo sottile insegnamento del Ch’an, il quale ribadisce con forza che tutto il nostro lavoro ed i nostri sforzi, in fondo, non sono altro che un semplice viaggio… dalla mente alla MENTE”.

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MICHELA: - Posso dire una cosa? Ma questa “mente” che è sempre la stessa, voglio dire, non subisce degli accrescimenti, cioè delle evoluzioni con l’esperienza?

ALIBERTH: - Nient’affatto! Ciò che si accresce è solo la fittizia identificazione umana. La percezione di questa mente, che noi crediamo installata nel nostro cervello, ce la fa identificare con il nostro Io, quindi quando crediamo di evolverci noi, come individualità, pensiamo che sia la mente che si evolve e si accresce. Siccome questa identificazione è fittizia, anche se è ritenuta reale, la mente indi-viduale trafuga il potere alla Mente Assoluta, la quale in realtà non aumenta né diminuisce di alcunché il suo potere di conoscenza. Ti faccio un esempio: se io aumento la mia conoscenza individuale, introducendo continuamente nuovi dati al mio sapere, da dove proviene questa conoscenza? Rispondi.

MICHELA: - Beh, presumo dall’esperienza…

Aliberth: - Quindi l’esperienza sembra accrescere la conoscenza. Ma la conoscenza non è un paniere che si riempie prelevando oggetti dal nulla, semmai si può dire che la conoscenza passa da una mente all’altra, ma la sua totalità resta sempre la stessa. Capisci? La Mente Assoluta resta del tutto imper-turbabile a questi piccoli spostamenti che non alterano né diminuiscono comunque mai la totale quantità della fonte. L’errore sta nella nostra valutazione identificativa. Se noi alla fine ci identifichiamo con la Mente Assoluta, nulla di questa Totalità si disperde e nulla la fa aumentare. Come quella famosa goccia dell’Oceano che, sia svaporando che ricadendo nel mare sotto forma di pioggia, fa sempre parte del TOTALE dell’H2O. L’errore è anche imputabile alla errata concezione che la mente sia un contenitore da dover riempire. Dovremmo invece considerare la Conoscenza finalmente come un Potere autonomo, una energia autorisplendente che assorbe i suoi oggetti ma, per quanti ne possa assorbire o dimenticare, resta sempre e solo Pura Coscienza. Tutto ciò che entra in noi, proviene dalla Mente Assoluta e tutto ciò che esce da noi, ritorna alla Mente Assoluta, che è e rimane Pura Coscienza.  

MICHELA: - Siccome avevo letto dei libri che parlano della Reincarnazione. In essi si dice, per esempio, che dobbiamo reincarnarci per perfezionarci e per evolverci, per amare e conoscere di più, perciò era questo il senso della domanda…

Aliberth: - Anch’io ho letto alcuni di questi libri. Mi interessavano, a suo tempo, ma non mi davano mai una risposta pacificante perché non trovavo mai la parola fine a questi misteri ed a questa nostra esperienza attuale… In realtà, la risposta che noi aspettiamo arriverà, ma arriverà da noi stessi perché se ci arriva una qualunque risposta dal di fuori, noi la prendiamo e la mettiamo nel cassettino dei concetti, come tutte le cose che ci provengono dall’esterno. Ecco perché, poi pensiamo che la nostra mente si accresca di qualcosa. In realtà, ciò che si accresce è il nostro cassetto dei concetti che, ad un certo punto, straborda e perciò prima o dopo dovremo necessariamente svuotare, se vogliamo infilarci dentro altre… conoscenze.  Tutti questi libri, e tutti i concetti che ne derivano, possono al limite essere utili solo quando riescono ad attivare QUALCOSA dentro di noi, che però deve poi mettervisi in diretta connessione. Allora si può dire che ci viene trasmessa una verità, nel senso che la verità ha acceso la Verità, la mente ha trasmesso la Mente, e questa è l’unica verità e, quando ciò avverrà, tu sarai perfettamente d’accordo e quella sarà la vera risposta giusta. Quando un bambino impara a camminare, ogni passo che fa, serve per arrivare a qualche altro punto, serve per dirigerlo verso il suo futuro. Ma ogni passo, per il bambino, è occasio-nale, non è definitivo, perciò anche quello che tu hai affermato, circa l’obbligo di reincarnarci per evolverci, è occasionale e non definitivo. Noi però dobbiamo arrivare al definitivo, quindi tutto ciò che abbiamo letto e messo nel cassetto dei concetti, può servire soltanto per mettere le persone in cammino e farle trovare qui all’appuntamento col definitivo!.

La Via è la Verità spirituale, e in origine non aveva nomi né titoli, perciò neanche parole né libri; soltanto perché gli uomini, a causa della loro ignoranza, la cercarono empiricamente, cioè nelle parole e nei libri, essi non ottennero vere risposte alle loro domande. Ma qualcuno si è forse mai chiesto cosa c’è dietro a CHI ha fatto la domanda? Tutto ciò, parole e libri non potranno mai chiarirtelo, non potranno mai darti la risposta per metterti in connessione con CHI E’ che formula la domanda. E perciò, non potranno mai darti la Verità. Il gioco della MAYA Illusoria continuerà ad essere sempre dualistico e questo fatto ti manterrà sempre ben lontano ed inconsapevole della Realtà. Questo è ciò che accade alla mente umana e questo è l’impedimento a far riconoscere se stessa come Mente Assoluta. Noi dobbiamo andare oltre il nostro limite concettuale, formale, materiale… Dobbiamo capire cos’è che alimenta questo gioco, quindi cos’è che alimenta la domanda e il bisogno di risposta. E soprattutto cos’è che alimenta CHI fa la domanda e CHI vuole la risposta. Soltanto questa è la VERA domanda, che è la più autentica Via Spirituale. La Via Spirituale non è la risposta finale, ecco perché io non posso darti una VERA risposta, perché la mia risposta sarebbe empirica e alimenterebbe la tua concettualità. Non potresti mai avere la vera conoscenza di ciò che si muove nel profondo… C’è un QUALCOSA che si muove dentro, e noi non lo vediamo, ogni volta che il nostro pensiero si mette in moto e cerca risposte alle sue domande.

Noi vediamo e conosciamo le cose, i discorsi, le azioni e gli effetti, ma CIO’ che si muove dentro non lo vediamo mai. La vera ricerca spirituale muove verso lo svelamento di questo QUALCOSA che si muove dentro, che è al nostro interno e che possiamo cogliere soltanto attraverso noi stessi. Io non potrò mai sapere la verità cercando di cogliere ciò che vi è oltre il muro, ma io posso conoscere la verità sapendo che cosa c’è nella mia mente quando vede il muro…Per esempio, se ti muovi senza sapere cos’è che ti fa muovere, tu puoi arrivare al massimo a scoprire una verità relativa, come quella fornita dai libri e dagli insegnamenti. Ma se ti fermi a questo, il tuo bisogno profondo di verità conclusiva, ti farà ancora e sempre muovere in tutte le direzioni. E allora vediamo perché ci sono tante scuole di meditazione, tante religioni o teorie filosofiche, tanti libri e tanti documenti informativi. Tutte le verità del mondo, ottenute per mezzo del nostro credere di essere in un mondo, del nostro cercare nel mondo, sono TUTTE verità relative. Perfino ciò che cerchiamo nel più alto dei cieli, nelle dimensioni astrali o paranormali, fin nel punto più lontano dell’Universo, tutto è solo verità relativa. Se ci contentiamo di queste verità, bene, allora il problema non si pone più. Chiunque di noi potrebbe accontentarsi di verità relative, ma se queste verità non risolvono il problema di fondo, non danno la vera pace, non fermano le domande della mente, allora queste verità non servono, perché soltanto CIO’ che è definitivo, finale, risolutivo è la Verità Assoluta. Perché oltre quello non si può andare, è l’ultimo passo finale e più in pace di così non si può stare. Non ci si preoccupa più dell’amore che si ha o non si ha, che si riceve o si dà, perché finalmente siamo noi l’amore e siamo noi la pace. Solo la pace dona l’amore e non il contrario, perciò se cerchiamo l’amore non siamo certi di trovare la pace. Ma se troviamo la pace è sicuro che avremo anche l’amore. Questa è la verità finale e quindi, per questa ragione, tutto si acquieta e tutto viene compreso. Qualunque dubbio, qualunque domanda, tutto viene risolto e placato. Si è finalmente in pace, come si dice, con Dio e con gli uomini, perché non c’è più da voler ricevere alcunché da Dio né dagli uomini.

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URSULA: - Per raggiungere tutto questo, c’è dunque bisogno di arrivare al livello di meditazione profonda, per conoscere veramente la nostra mente?

Aliberth: - Beh, in realtà purtroppo anche questo è un metodo empirico. La pace non si ottiene istantaneamente con la meditazione profonda. Però, attraverso la meditazione profonda si instaura in noi un meccanismo nuovo, inusuale, cui non siamo abituati, che permette di abbassare i toni, di ridimensionare la nostra foga mentale e le nostre ipocrisie umane. Essa è una sorta di autoinduzione alla tranquillità ed alla serenità, al distacco ed alla imperturbabilità: in poche parole, alla calma della mente. Col tempo, l’instaurazione di questo processo reiterato porta ad una condizione di adattamento e di riequilibrio della sostanza mentale. Di conseguenza, vi sarà una spontanea funzionalità meditativa anche nella nostra vita quotidiana, cioè in ufficio, nel traffico, a casa, ed in qualunque altro posto o condizione in cui potremmo venire a trovarci. Questo spontaneo stato meditativo, non necessariamente manifestato fisicamente, comporta una apertura mentale di tipo assolutamente spirituale ed introspettivo.

Le emozioni e le passioni umane, pur continuando a manifestarsi per un bel po’ di tempo ancora, ne verranno tuttavia ammorbidite e ingentilite. Qualcuno, intorno a noi, può accorgersi di queste variazioni positive del nostro carattere, ma anche nel caso che nessuno se ne accorga, il vantaggio di una nostra costante presenza, nell’area dei pensieri e delle azioni personali, è davvero eccezionale. Questa attenzione costantemente rivolta a noi stessi, favorisce una stabilità emotiva ed un’intima gioia simpatetica che ci permette comunque di ridurre grandemente i conflitti e le controversie con i nostri simili. In ogni caso, qualunque manifesta-zione esterna o materiale che venga in contatto con i nostri sensi, essendo soltanto occasionale e congiunturale, verrà vista con diversi occhi, alla luce di una capacità intuitiva che comprende meglio l’irrealtà dei fenomeni. Perciò, buona cosa sarebbe imparare a distoglierci dall’abitudine di pensare che i nostri comportamenti o le cose che noi stessi vediamo debbano provocare, nella nostra mente, una qualche considerazione degna di merito.

Vedi, man mano che ci si integra con questo processo di auto-conoscenza, aumenta la possibilità di far emergere quello che è sempre stato chiamato: il Maestro Interiore. Questa guida personale, questa reale Mente-Padre che si prende cura della piccola mente-figlio emergerà realmente. E questa capacità mentale senza limiti, questa Mente con la emme maiuscola, prenderà lei il possesso della cosa, alla fine troverà il giusto modo di far agire al meglio la nostra mente umana, nei travagli dell’attraversamento del fiume della vita. Tenete sempre a mente questo processo di autoconoscenza e non preoccupatevi più di tutto il resto, non datevi pensiero di come continuerà ad andare il mondo. Adesso, dovete solo interessarvi a ciò che la vostra mente sta pensando, se è d’accordo, se non lo è, ma tutte le vostre conclusioni personali non hanno nessun valore reale; ciò che veramente conta, è il vostro stesso accorgervi dei pensieri che partono dalla vostra mente.

URSULA: - Quindi, secondo quello che stai dicendo, non si deve dare corpo ad una reazione nei confronti di una cosa che non si ritiene giusta?

Aliberth: - Non lo sto dicendo IO! Questo è l’insegnamento profondo dei Saggi Patriarchi del Ch’an, che sta facendo arrivare la sua autentica voce fino a noi. Se fosse soltanto la mia personale opinione, sarei il primo a non aver capito niente! Sapessi quante volte, io stesso ho dovuto correggere e frenare gli impulsi dei miei pensieri, che mi spingevano a reagire a qualcosa che la MIA mente credeva ingiusta! Qui non si tratta di stabilire se la vita umana sia migliore, o più comoda, dando ascolto alle ingiunzioni del Ch’an oppure, al contrario, reagendo istintiva-mente al funzionamento inconsapevole della nostra mente ordinaria. Qui, bisogna capire bene l’aggancio dell’insegnamento Ch’an alla legge di Causa e di Effetto. Se noi non abbiamo nulla da ridire circa gli effetti, cioè i risultati derivanti dal nostro pensare ordinario, allora possiamo fare tutto ciò che la nostra mente ci propone o ci impone. Questo è già una sorta di Ch’an spontaneo.

Ma il vero problema è la REAZIONE: sono le reazioni della nostra stessa mente che, dopo che essa ha pensato e deciso, comunque non la fanno stare ancora in pace. La mente inquieta ci spinge ancora verso altre azioni ed altre reazioni e questo è il punto da tenere in considerazione. Per esperienza di fatto, a me sembra che almeno una metà di questi nostri abituali comportamenti non sono affatto vantaggiosi, ci costringono spesso a ricevere effetti sgraditi e spiacevoli. Se noi lasciamo agire il nostro essere, automaticamente, in funzione della qualità dei nostri pensieri, dopo non dobbiamo lamentarci o prendercela con chissà chi, per gli effetti concatenati che seguiranno alle nostre decisioni. Avete capito? Questo è essenzialmente il motivo per cui il Ch’an consiglia che NON dobbiamo dare ascolto ai nostri pensieri ordinari che ritengono le cose così e così. Non dobbiamo reagire d’impulso ai comandi della nostra mente ignorante, rivolta ai fenomeni mondani.

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LILIANA: - Allora, anche se uno ha subìto un torto, un’ingiustizia che ti fa stare veramente male, non si deve reagire?

Aliberth: - Il comandamento del Ch’an, come già spiegato, non è quello di fare o non fare una qualunque cosa. L’unico comandamento del Ch’an è di OSSERVARE ed essere consapevoli di ciò che accade e ciò che passa nella nostra mente. Una volta che venga rispettato quest’unico comandamento, allora dopo la questione passa naturalmente in mano nostra. Per esempio, quando Gesù Cristo prese la frusta e scacciò gli Scribi ed i Farisei dal tempio, Egli agì spontaneamente e lucidamente; non è che se ne stette lì a crogiolarsi nell’osservazione dello stato di fatto. Vi era qualcosa di immorale e di ingiusto, che non era utile per le persone di fede ed Egli ritenne dunque di dover intervenire. Ma ciò che andava fatto, fu fatto con la consapevolezza di agire per una retta motivazione e non per puro vantaggio personale.

Il processo di auto-conoscenza è la BASE di un nuovo modo di funzionare da parte della nostra mente. Quando questo processo sarà stato completato, te lo garantisco, probabilmente tu non penserai neanche più di aver ricevuto un torto o un’ingiustizia, a livello personale. Dentro la tua mente potrebbe non sorgere più il pensiero: - Costui mi ha fatto un torto!-. Sarebbe come pensare che, sentendo un dolore corporeo, qualcosa nel mio corpo voglia farmi un torto; allo stesso modo, così come non è naturale pensare che qualcosa del nostro corpo stia facendoci del male intenzionalmente, non potremo più pensare che QUALCUNO voglia farci del male appositamente, senza motivo.

Tutto è rigidamente regolato dalla Legge karmica di Causa e di Effetto. Perciò, quando la Supercoscienza avrà preso totale possesso della nostra mente ordina-ria, come potremmo mai pensare che possa veramente esistere qualcuno che fa un torto a qualcun altro? Il Buddha disse: - Se qualcuno ti dà una bastonata, perché te la prendi con lui e non con il bastone? -. Questo deve servirci per capire: non c’è veramente nessun nemico, la fuori, che spunti dal nulla per volere il nostro male, tutto è già programmato nel nostro karma mentale. Come una sorta di film in cui il regista ha già approntato tutta la trama; solo che nel nostro caso, il regista è proprio la MAYA, l’ignoranza metafisica della nostra mente, l’idea radicata del nostro ritenerci un Io in opposizione ad altre entità egoiche. La stessa morte è opera del karma, perché funziona in questo piano di ignoranza della mente. Infatti chi è che muore? Chi è che subisce il karma? Qualcuno che ancora crede di essere un Io. Perciò quando non avrete più l’identificazione sfrenata col vostro Io, il karma non potrà più colpire e non vi sarà più chi riceve un torto e nemmeno chi lo fa.

Alla fine, tutto viene ricomposto dalla profonda comprensione della Verità. Quando la nostra mente ordinaria, quella cioè che riteniamo essere la nostra mente, grazie alla continuità della pratica meditativa saprà la Verità e si adeguerà alla sua regola, allora non ci saranno più domande né problemi al riguardo. L’unità della mente, dal più ignorante degli esseri alla stratosferica Mente di Buddha, sarà manifestata complessivamente e collettiva-mente dalla Pura Coscienza Assoluta. Tutto è una Unica Mente e la sua qualità più luminosa, il suo marchio di fabbrica, è la CONOSCENZA. Finchè la mente gioca a conoscere le sue stesse invenzioni, proiettate nello Spazio infinito della Vacuità, essa assume una veste individuale e ordinaria, manifestandosi sotto forma di tante singole entità. Ma, nonappena essa ritorna ad interessarsi di se stessa, nonappena torna a dirigere la sua attenzione verso di sé, allora immediatamente essa manifesta la sua immensità, la sua divina onniscienza ed onnipresenza. Istantaneamente la mente torna ad essere ciò che è sempre stata, ciò che non ha mai smesso di essere, l’ illimitata MENTE ASSOLUTA. ---JJJ

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