Tutti
noi esseri viventi siamo possessori di una mente,
ma la
Vera
Mente è oltre noi. L’esempio sfruttatissimo e consueto che facciamo sempre ci
aiuterà a capir meglio. Se prendiamo questa campana e la capovolgiamo, essa
diventa un contenitore dell’aria che rimane imprigionata dentro; possiamo vedere
che la campana trattiene quest’aria al suo interno. Ma, secondo voi, quest’aria
è identica o diversa da com’era prima e dall’aria che continua ad esserci
all’esterno? Ed ora, se io sollevo la campana, dove va a finire quest’aria che
era qui dentro? Possiamo ben capire quindi che quell’aria interna, rifluendo dal
contenitore, va di nuovo ad unirsi alla totalità dell’aria esterna, che è sempre
stata identica.
La stessa cosa accade con la mente. Noi la chiamiamo “nostra” perché sembra essere al nostro interno, ma questa è un’appropriazione indebita, una definizione arbitraria perché in realtà siamo noi proprietà della mente e non il contrario! Per di più questa mente, oggetto di studio del Ch’an, è l’energia primordiale della manifestazione che si manifesta in noi come intelligenza e volontà individuale, causa ed esperienza di vita e di morte. In realtà, la mente non muore, non può morire; come nell’esempio della campana ciò che muore è soltanto il contenitore, il corpo fisico. Se questa campana venisse fusa, sparirebbe e tornerebbe ad essere ciò che era prima, cioè semplice metallo; ma l’aria che vi era contenuta non subirebbe nessuna trasfor-mazione. Così è per l’energia mentale, che diventa umanizzata finchè è contenuta nel corpo, ma ritorna ad essere Mente Assoluta non appena il corpo, morendo, non può più trattenerla. Il corpo è sottoposto a leggi karmiche fisiche, che non riguardano e non interessano la pura energia della Mente, benché essa stessa sia promotrice e causa di queste leggi.
Il Ch’an, nel suo proposito di studiare la mente, non fa altro che cercare di comprendere questa causa del nostro esistere come umani. Noi esistiamo, e questa è una verità inoppugnabile e incontrovertibile perciò, partendo da questa verità, il Ch’an afferma che bisogna studiare ciò che siamo, proprio in questa dimensione e forma. Il Ch’an, in definitiva, è un metodo di studio per gli individui che desiderano studiare se stessi. L’uomo dice a se stesso: “Io esisto. Allora, chi sono Io?”. Il Ch’an risponde: “Se tu esisti, allora tutto esiste! Se tu non esisti, NULL’ALTRO può esistere!”. Una affermazione inconfutabile come questa è ciò che riesce a mettere in crisi la maggior parte dei principianti! Costoro, ancora vittime dei loro pensieri confusi e dei loro ragionamenti concettuali, sono restii ad accettare una verità così drastica.
La maggior parte delle persone, anche le più erudite e sviluppate culturalmente, non riescono ad eliminare dalla loro mente pensante l’idea che le cose esistano anche senza la loro personale sperimentazione diretta. Essi presumono, con un convincimento assai radicato, che se anche essi stessi non esistessero, il mondo e tutti i fenomeni esisterebbero comunque. La nostra cultura occidentale, ed in genere pressoché tutte le culture storiche, in quanto si appoggiano alla Storia umana, partono dal presupposto asserito e scontato che l’esistenza sia come un programma pre-coordinato e precostituito. Quasi un “film”, in cui l’apparizione personale sullo scenario della vita, diventa solo un’incidenza temporale, una “comparsata” transitoria nello sviluppo complessivo del filone storico.
Perciò sentirsi rivelata quest’incredibile proposta, che stravolge e annulla le loro certezze è alquanto insostenibile, agli occhi delle persone “ordinarie”. La teoria stupefacente del Ch’an, che dichiara che per noi il mondo esiste solo QUANDO ne siamo consapevoli, può lasciare increduli ed interdetti. A questo proposito, prendiamo il caso normalmente consueto in cui stiamo vedendo un qualsiasi oggetto davanti a noi. Siamo ben consapevoli dell’esistenza oggettiva di questa cosa. Ma, dietro di noi, invisibile alla nostra vista del momento, che cosa c’è? Noi pensiamo che, girandoci, potremo vedere ANCHE quello che c’è dietro di noi. Però così facendo, immediatamente facciamo sparire quella cosa che avevamo davanti, quantunque il nostro pensiero, la nostra presunzione umana, ci faccia credere che quella cosa continui a stare lì dove l’abbiamo lasciata.
Secondo l’ottica del Ch’an, non è così. Quando noi giriamo lo sguardo, attiviamo la realtà di ciò che ci sta apparendo ORA! Ma così facendo, facciamo ritornare nel NULLA ciò che avevamo conosciuto prima. Questo sbalorditivo metodo di esperienza, per nulla familiare alla nostra mente, e cioè l’apparizione e la scomparsa istantanea dei fenomeni, è assai difficile da acquisire senza una buona pratica. Non siamo mai stati istruiti né preparati a valutare le esperienze in questo modo. Questo è il motivo per cui la maggioranza delle persone NON riesce a praticare nel giusto modo la meditazione Ch’an. Finché non ci liberiamo dei precedenti schemi mentali, finché non abbandoniamo le precedenti congetture circa la realtà, non abbiamo nessuna possibilità di accedere alla liberatoria Visione Metapsichica del Ch’an.
Di conseguenza, non potremo avere nessun reale beneficio con partecipazioni estemporanee a sedute meditative di discipline, presunte o ipotetiche, che si arrogano il diritto di chiamarsi Zen. Se prima non allarghiamo i nostri ristretti meccanismi abitudinari, circa l’utilizzo della facoltà intuitiva della mente; se prima non accettiamo umilmente di constatare la limitata funzionalità del nostro ragionamento umano, non sarà possibile approdare alla Prajna, la Super-coscienza del Ch’an. Chi di noi, prima d’ora, si sarebbe mai chiesto se, dietro le nostre spalle, esiste veramente ciò che sicuramente si vedrà, una volta girato lo sguardo? E chi, dopo aver visto qualcosa davanti a sé, sarebbe così sicuro che quella cosa non svanirebbe, non appena i suoi occhi l’avessero lasciata? Secondo il Chan, tutti i normali processi di percezione, assimilazione e presunzione di esistenza permanente, che fanno parte del nostro sviante bagaglio socio-culturale umano, sono errati, falsati, e debbono essere abbandonati e rivisti ex-novo. Noi, mentalmente, diamo per scontati avvenimenti e cose di cui, nella realtà, non possiamo essere infallibilmente sicuri. Questo è il nostro errore, e questo è l’errore cui obblighiamo a sottostare la nostra mente umana. Nessuno può essere sicuro che la realtà, libera di esprimersi come le pare, non si formi QUI’ ed ORA, proprio quando (e perché) gli occhi la vedono! Se gli occhi non la vedessero, siamo veramente sicuri che la Realtà si formerebbe? O quel Qualcosa che noi chiamiamo ‘realtà’?
La proposta meditativa del Ch’an, per nulla scossa da questi interrogativi, si dirige con l’indagine diretta e con la mente totalmente libera e svuotata, verso la soluzione di questi misteri. Il Ch’an non dà nulla per scontato: richiede soltanto un azzeramento di tutte le nostre precedenti presunzioni concettuali, le nostre sbilenche certezze ed opinioni personali, e ci dice di ripartire dal principio. È una totale rivoluzione e trasformazione della Coscienza. Ripartire dall’unica verità incontestabile: quella dell’Io Sono. Da questo centro di energia singolarmente manifestato, cioè la nostra mente, il Ch’an parte alla conquista della vera conoscenza. Passo dopo passo, senza fretta e senza scorciatoie, esso direttamente verifica la natura dell’esperienza tramite la nostra presenza diretta e inalienabile.
Qual è l’unica verità che ognuno di noi, innegabilmente, possiede? E’ l’<Io Sono>, dato che tutto è in funzione del fatto che il mio Essere possa sperimentare questo o quello. Tutto ciò che IO non sperimento, per ME risulta non essere mai esistito e non potrà mai esistere, se IO non potrò sperimentarlo! Dal momento stesso in cui una qualsiasi cosa entra in contatto (visivo, sensitivo, auditivo o mnemonico) con la mia mente, allora DIVENTA immediatamente esistente! Le cose non se ne stanno lì, piantate per aria come lampadine in uno scenario prefabbricato, per far sì che io passi e le scopra. No, per il Ch’an è il contrario, le cose vengono ad esistere proprio quando (e perché) Io possa scoprirle. Per il Ch’an queste cose, TUTTE le cose, sono solo APPARENZE ed ILLUSIONI e, se non ci fossi IO con la mia mente a sperimentarle, esse non potrebbero mai maturare la loro causa di esistenza dentro la mia mente.
Questa “specie” di realtà apparente, che noi siamo costretti ad assorbire, è un prodotto artificiale della mente collettiva, alterata dall’idea di una globale società universale. Si tende a far nostre le esperienze di tutte le altre menti degli individui esistenti, nel passato e nel presente. A tale anomalo scopo si prestano, in maniera aberrante, tutte le forme di riporto delle notizie quali, la Storia, la cronaca ed i mass-media contemporanei, di cui la televisione ed Internet sono gli strumenti più diabolici. Questo soffocamento della coscienza rende assai difficoltosa, anzi ostacola fortemente, la retta visione della nostra costituzione mentale psicofisica. Per cui, perfino la corretta applicazione dell’Ottuplice Sentiero del Buddha (cioè il Sentiero per la Perfetta Illuminazione), risulta improbabile, se non impossibile.
Per mezzo delle convenzionali strutture di questo mondo ipertecnologico, noi possiamo estendere a dismisura il campo delle conoscenze oggettive ed esteriori. Ma tutto ciò ci costringe ad un esagerato e perverso ridimensionamento dell’essere interiore, con conseguente restrizione delle possibilità di auto-conoscenza ed auto-sviluppo coscienziale. Per di più, risulterà oltremodo impossibile perfino conoscere “realmente” l’essenza, e la natura fondamentale, di tutte queste cose conosciute artificialmente. Né la scienza né la religione potranno mai spiegare il sorgere e lo svanire dei pensieri, questi oggetti collegati alla conoscenza, velocemente ed astrattamente sperimentati, che appaiono nello spazio virtuale della mente.
Quando la nostra pratica meditativa avrà “ripulito” la mente da tutte queste scorie e da questa sporcizia virtuale, comprenderemo intuitivamente l’esatto modo di esistere dei fenomeni e la nostra reale collocazione in questa pseudo-esistenza globale. Capiremo che, alla fin fine, tutte le cose si presentano ed appaiono alla nostra mente come se fossero dei sogni fatti ad occhi aperti. Allo stesso modo con cui la nostra mente di notte sogna ed il nostro Io non può impedire questo processo, così nello stato di veglia, il nostro stesso Io diventa un personaggio di questa situazione onirica, nella coscienza spiritualmente addormentata, e senza poterlo impedire. Il nostro comportamento quotidiano è condizionato alla comune visione “ordinaria”, solo perché il nostro Io si è caricato di una valenza “reale” che, in realtà, non possiede.
Il Ch’an asserisce che quando scendiamo nelle segrete profondità della nostra mente ci accorgiamo che, dentro di noi, vi è un ulteriore universo. Un universo in cui, se non guidati fermamente da una corretta visione svincolata dalle preconcettualità, rischiamo di perderci come una navicella nell’iperspazio cosmico. Questa eventualità è ciò che accade ai “comuni mortali”, presi dai gorghi del loro karma mentale e invischiati dalla illusorietà dei fenomeni ritenuti reali. Con l’aiuto della meditazione di autoconsapevolezza del Ch’an, a differenza di altri tipi di meditazione che sono avvinghiati e assoggettati all’errata concezione della realtà, noi possiamo svincolarci dalla morsa dell’attaccamento alle illuse convinzioni del mondo e dalle sue conseguenti influenze deleterie e nefaste.
Altri modelli di meditazione utilizzano l’illusione, allorquando si viene costretti a creare nella mente una serie di immagini: triangoli, luci e colori, piani paradisiaci con divinità sorridenti o irate, ed altre cose simili. Noi non discutiamo sul valore e sull’efficacia di questi metodi che, sicuramente, nel tempo potrebbero avere effetti positivi. Il problema è, come il Buddha stesso ammonì, che se una casa sta bruciando, noi non possiamo stare a tergiversare, dobbiamo cercare di metterci in salvo il più presto possibile. Una volta informati della gravità della situazione, cioè con la rivelazione che il mantenimento del Samsara è agevolato e alimentato dal nostro credere a questi fenomeni illusori, non vedo perché si debba continuare a fingere che questo mondo sia reale nel modo come ci appare. Tanto “reale” fino al punto di volerselo aggiustare, con preghiere e richieste di miracoli, rivolte a persone o entità a loro volta irreali.
Mi sono trovato molte volte coinvolto in dispute riguardanti la diversa efficacia dei metodi spirituali. Nel caso dei valori Cristiani della Carità e della Misericordia, ritengo che non sembrano essere del tutto convincenti, come metodo radicale di Liberazione e né, tantomeno, come metodo di soluzione finale ai problemi dell’umanità. Da un lato, potrei anche essere d’accordo sul bisogno di aiutare materialmente gli esseri sofferenti, vittime del loro precedente karma negativo, con un comportamento compassionevole e bodhisattvico che tenti di lenire momenta-neamente le sofferenze con atti concreti. D’altro canto, però, ritengo che queste Vie Spirituali, anche se assai praticate, ma condizionate dalla visione irreale del mondo e dal palliativo bisogno di risolvere i problemi con l’azione materiale, nel tempo siano sempre state assai inefficaci e quindi inconcludenti.
Fin dalla notte dei tempi, i Buoni Samaritani e le Pie Donne, hanno inutilmente tentato di attenuare e far cessare le angosce e le miserie dell’umanità. Purtroppo essi ignoravano o sottovalutavano la dipendenza della mente umana alla presunta credenza che un qualche Dio fuori di essa avesse imposto queste sofferenze. Da ciò scaturiva l’obbligo susseguente, da parte di persone più fortunate, del servizio di assistenza alle persone derelitte. Vie Spirituali più drastiche, che recidono alla radice le cause e quindi le conseguenze della sofferenza umana, sono veramente pochissime. Peraltro sono parimenti destinate a pochissimi arditi, che credono nella visione trascendente. Quindi, il vero colpevole dei drammi dell’umanità è proprio l’IGNORANZA della Mente, che non fa accettare o comprendere questi strumenti radicali di eliminazione definitiva della sofferenza e fa rincorrere idee di penitenze e sopportazioni ineluttabili a fronte di ricompense in altre dimensioni.
Sappiamo tutti benissimo che, allo stato dei fatti, non è possibile risolvere questi drammi di vita con l’assunzione empirica di profonde verità metafisiche sulle leggi karmiche. È ovvio che, quando il danno è stato fatto, la soluzione richiede una totale ed efficace reimpostazione per il futuro, nonché un drastico ed impietoso sacrificio per la situazione attuale. Altrimenti il danno non potrà essere risolto e verrà procrastinato e mantenuto all’infinito. È necessario un coraggio ed una eroica determinazione da parte degli individui attuali, che si trovano a vivere il dramma attuale, per invertire la tendenza e migliorare le condizioni dell’umanità futura che, una volta aperte le loro menti alle Grandi Verità, scopriranno di essere essi stessi, ancora e sempre, i veri beneficiari delle successive rinascite favorevoli.
Perciò, se vi fosse l’opportunità di insegnare la Meditazione di Autocoscienza come istruzione di massa, sostituendo le stantie e inutili teorie finora applicate ed imposte, che non hanno cambiato per niente le condizioni di sofferenza della Umanità, cosa pensate che potrebbe accadere? Al momento, certamente, si andrebbe incontro ad una fortissima e ostinata resistenza, cosa che in realtà già sta accadendo, ma se qualche Potente della Terra si facesse interprete di questo cambiamento di rotta e imponesse, finalmente, la vera Istruzione sulle Verità Universali, di sicuro il futuro degli umani, anzi di tutti gli esseri, sarebbe senz’altro migliore. E’ come quando un campo di grano viene invaso da uno stormo impazzito di cavallette affamate. Sicuramente vi saranno state cause e condizioni perché questo sia potuto accadere e, sicuramente, se non verranno prese precauzioni e contromisure, la cosa si ripeterà in ogni successiva estate. Perciò è necessario prendere dei provvedimenti per il futuro senza più pensare a salvare il campo di grano attualmente distrutto. Lasciando al loro destino le smozzicate spighe del momento, si dovrà impostare una solida rete di protezione ed una efficace linea di difesa per le mèssi future. Questo è quello che serve per interrompere il perverso meccanismo di causa ed effetto nelle situazioni di questo mondo.
Nel Ch’an, una delle migliori linee di difesa per la salvaguardia della mente e, quindi, per la eliminazione delle cause della sofferenza futura, è il controllo e l’acquietamento del pensiero, cioè della nostra mente pensante. Che poi è proprio l’ostacolo più insormontabile, per tutte le persone a cui si possono fare queste rivelazioni e i discorsi di cui sopra. Infatti, le persone che sono venute in contatto con queste proposte del Ch’an come strumento di liberazione per la mente, hanno quasi tutte reagito con una tale veemenza di parole, e soprattutto di pensieri, da lasciarmi credere che l’umanità intera sia sotto il dominio di una invincibile entità diabolica che impedisce la comprensione e l’accettazione di queste Verità.
Infatti, anche questo fatto è spiegato meticolosamente nelle antiche Scritture della Saggezza Orientale. Questo potere diabolico è la MAYA, in altre parole l’Illusione e l’Ignoranza Primordiale sulla vera Realtà di noi stessi e dei fenomeni del mondo. Essa non lascia scampo a coloro che non sentono il desiderio profondo di volersene affrancare e liberarsi. E qui accade come il famoso cane che si morde la coda. Se non apriamo la nostra mente a queste innovatrici Rivelazioni non possiamo mettere in atto il meccanismo della Liberazione; ma se non ci liberiamo dei vecchi schemi mentali, non è possibile inserire i nuovi rivoluzionari dati sull’Unica Verità del DHARMA. Pochissime altre Vie di Saggezza, oltre al Ch’an, predicano questa profonda Verità a cui bisogna dare tutta la nostra accettazione e fiducia. Esse sono giunte a noi grazie alle sante esperienze di Grandi Esseri. Questi ammirevoli Saggi, con tremendi sforzi e ostinate contemplazioni della loro mente, hanno verificato e creduto all’Unica Verità. Una Sacrosanta Verità che si è rivelata non solo utile per loro stessi ma che, trasmessa compassionevolmente a vantaggio di tutta l’umanità, deve necessariamente venir accolta ed ascoltata per produrre i suoi effetti salvifici. Con quanta riuscita dipende esclusivamente dalla motivazione e dalla volontà di fede di chiunque arrivi ad ascoltarla. Ora, qualche domanda…
DOMANDA di Francesca: - Volevo sapere se, per lo Zen, il destino esiste, cioè è già scritto, oppure no…
ALIBERTH: - No, per il Ch’an (e per lo Zen) il destino non esiste. Almeno non nel modo come lo intendiamo noi. Esiste però l’orchestrazione mentale che la persona ignorante crea, attribuendole un potere esterno chiamato “destino”. Ogni tipo di paura o di desiderio che la mente produce pensando, è considerato come un processo karmico conseguenziale, che mette in moto determinate energie nascoste e che alla mente della persona si presentano come esecutrici di un presunto destino prestabilito. Ogni tipo di pensiero che è strettamente collegato con la nostra dipendenza a questo mondo illusorio, ed al nostro credervi ciecamente, mette in moto una forza che si genera per rendere attuabile la cieca volontà della mente. Dalla sua parte, non esiste una struttura di qualche tipo come una lavagna con sopra trascritti gli avvenimenti cui andiamo incontro. Siamo noi, è la nostra mente ignorante che, volta per volta, crea il futuro. In realtà, per il Ch’an non esiste neanche il futuro, però andando avanti nel presente, scandendo il tempo con i nostri pensieri, con le paure, i programmi e le anticipazioni mentali, siamo noi che creiamo il futuro.
FRANCESCA: - Quindi ci costruiamo il nostro destino…
ALIBERTH: - Esatto, ci costruiamo il nostro destino. Tieni presente che, per lo Zen, anche noi come individui separati siamo una sovrapposizione fenomenica della Mente Unica. In pratica siamo come idee, come pensieri di quella Mente Unica inconcepibile e impalpabile. Perciò di conseguenza, per il Ch’an, il destino come pure lo stesso karma, è relativo solo a questi pensieri irreali di individualità ed alla parte di mente umana di cui essi si ritengono investiti. Per la Mente Assoluta, per la Totalità dell’energia mentale, non c’è assolutamente un destino. Se una piccolissima goccia dell’immenso Oceano svapora per il caldo, di sicuro la totalità dell’Oceano neanche se ne accorge. Oltretutto, per una goccia che si evapora, un’altra goccia ne prende il posto sotto forma di pioggia. Capisci? Uno dei risultati della Liberazione, secondo il Ch’an, è proprio l’eliminazione mentale degli effetti del karma. I Saggi usano la mente in modo deliberato, avendo la piena decisionalità sul loro pensiero. Essi, non avendo desideri di bassa lega come l’uomo comune che non conosce la realtà, non generano le cause del karma nella loro mente. Così è dimostrato che il karma non è una legge ineluttabile, se se ne conoscono i principi e si comprende come usare la mente. Vi sono ugualmente, nella vita di un Saggio, varie possibilità di manifestazione del karma, ma essendone immune soprattutto dal punto di vista mentale ed emotivo, qualunque situazione in cui egli verrà a trovarsi non sarà considerata come conseguenza del karma. Ricordate la storiella dell’Abate Ch’an e del Samurai Giapponese? La mente di un Realizzato vede l’eventuale karma collegato alla sua persona, allo stesso modo di come l’immenso Oceano vede l’evaporazione di una sola della miriade di gocce che lo compongono.
Quando una persona ha realizzato la sua mente, entrando così a far parte dell’ordine dei “Saggi”, deciderà momento per momento lo svolgimento della sua esistenza. Non sarà più obbligata ad anticipare e a programmare il suo futuro. Il futuro, per un Saggio, è l’immediatezza collegata al presente. E’ l’adesso che segue l’adesso, e che rimane sempre l’adesso. Perciò, in definitiva, non viene più messa in moto la spirale nefasta del karma legata al desiderio, alle aspettative ed al pensiero di un futuro da dover affrontare. In coloro in cui si è stabilita la pace e la liberazione del Nirvana, si è anche totalmente annullata la conseguenza di dover sottostare agli effetti del pensiero e delle successive azioni da svolgere. Perciò, per costoro, il <destino> non esiste più. Esso viene annullato dal fatto che non esiste più una mente individuale offuscata, sulla quale il destino possa produrre effetti. Il Saggio non appartiene più al mondo dei comuni mortali, anche se vi è ancora corporalmente collegato. Il Saggio è ritornato nella posizione neutra e insensibile in cui la mente non crea più nulla. Poiché, se la sua mente creasse ancora qualcosa, egli tornerebbe immediatamente nel mondo ottenebrato a scontare le conseguenze karmiche delle sue creazioni mentali. E, di conseguenza, non potrebbe più essere un <Saggio>.
Nel mondo delle Illusioni ed Apparenze, dobbiamo imparare a vedere i nostri stessi pensieri come illusori ed apparenti. Se crediamo fermamente alla loro apparenza ed illusorietà, i pensieri non potranno fare danni, perché non saremo più interessati a tramutarli in azione. Per questo fatto, il <destino> non potrà più inseguirci e colpirci. Come potrebbe, una energia composta di Vacuità, colpire una Coscienza che sa di non appartenere più a questo mondo irreale di nome e forma? Sicuramente questa energia irreale andrà in cerca di altre menti su cui appoggiarsi, altre persone da dover colpire. Vale a dire, tutte quelle persone che credono nel mondo, che ritengono “reali” le apparenze e che, purtroppo, credono alla stessa realtà di un ‘destino’! - -------------------------- JJJ
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