A questo punto, la nostra mente lungi dal cadere in un rilassante assopimento deve diventare estremamente luminosa e visibile cosicché, quasi mettendosi di fronte ad uno specchio, può riuscire a vedere se stessa. Improvvisamente si apre uno scenario impensato di cui non avevamo mai fatto esperienza. Totalmente proiettati all’esterno come siamo, durante le situazioni della nostra vita, non ci eravamo mai accorti di questo “mondo interiore”. Sempre occupati ad interessarci della nostra identità mondana, delle persone e degli oggetti intorno a noi, mai avevamo avuto l’occasione di indagare al nostro interno. Perfino la nostra silenziosa coscienza, che pure talvolta l’aveva tentato, non era mai riuscita a spingerci fino ad inquisire fermamente il nostro Io profondo.
Fino al momento attuale era sempre stato l’Io che aveva preso tutte le decisioni, indirizzando a suo piacimento i nostri pensieri e ignorando presuntuosamente ogni sommesso richiamo della stessa coscienza. E la coscienza era stata lasciata all’oscuro di questo aspetto indagante che, finalmente, è stato possibile portare alla luce grazie alla Meditazione Chan. Perciò fintanto che non sarà stata attivata questa Coscienza superiore che può indagare nei recessi della nostra mente, tutto questo “mondo interiore” resterà sconosciuto. E, ciò che non si conosce per noi non esiste, non ci interessa, perché appunto, non ne abbiamo coscienza.
Ora, pensate forse che le persone ordinarie vengano a cercare lo Zen perché vogliono attivare la loro coscienza? Ma se non sanno nemmeno di che cosa stiamo parlando! Il Buddismo afferma che tutti gli esseri viventi sono potenziali Buddha nella loro Coscienza e, in base alla mia ormai trentennale esperienza, posso confermare questa verità. Purtroppo il problema è che la quasi totalità degli umani non conosce la propria coscienza e quindi non potrà conoscere, finchè non si renderà autoconsapevole, questa sua Natura universale profonda. Non conoscere la propria reale Natura equivale a non conoscere se stessi, e viceversa.
Un approssimativo calcolo di quanti individui abbiano attualmente la capacità di poter conoscere se stessi, cioè la profonda Natura dell’Essere, darebbe un risultato assai scarso ed un numero davvero ridotto. Ciò che lo fa affermare non è un fatto di presunzione o vanagloria, espressa dai pochi fortunati che si sono sottratti alla collettiva Ignoranza planetaria ma, poiché proprio questa è la ragione del dramma esistenziale dell’umanità, è con enorme disperazione che queste cose vengono riferite. Persino coloro che superficialmente sembrano interessati a rivolgersi ai Sentieri dello Spirito, avendo captato la causa delle loro sofferenze, finchè restano all’oscuro della propria Coscienza Buddhica per mancanza di autoconsapevolezza non potranno esprimere pienamente la gioia della Liberazione. Essi restano imprigionati nella spirale Samsarica a causa della mancata visione delle loro opinioni personali e dei giudizi mentali di tipo mondano e dualista.
Se, con una corretta pratica meditativa, non viene sviluppata la Supercoscienza che attua una persistente e continuata autoindagine, l’Io presidierà sempre la nostra volontà e la nostra coscienza ordinaria. Anche se potremo renderlo estremamente colto ed erudito, se potrà arrivare a conoscere i segreti delle antiche dottrine sapienziali, esso sarà sempre e soltanto una polarità individuale opposta a tutto ciò che immagina esistere “fuori di sé”. Di conseguenza, anche le migliori intenzioni umanitarie e religiose saranno interpretate in maniera dualistica e saranno in costante riferimento alternativo ed esteriore. Queste “pie intenzioni” non potranno perciò provocare la conoscenza profonda di Sé né generare la vera Saggezza, ma resteranno fattori di comprensione parziale, mediata, e non potranno che essere ulteriori illusioni di presunta santificazione.
Ciò che viene richiesto ai veri Ricercatori spirituali è uno sforzo sovrumano. Se la meditazione non fa sorgere questa Supercoscienza che deve sovrastare e impossessarsi della nostra coscienza ordinaria, allora la meditazione non è vera Meditazione. È soltanto un passatempo, una ricerca di poteri mondani o una pausa più o meno benefica contro lo stress della vita quotidiana. E, come tale, non può essere utile allo Spirito, in quanto non può effettuare la trasformazione della mente né permettere l’espansione della coscienza. Una meditazione così materialista non potrà altresì diminuire l’invadenza dell’ego, perché non riuscirà a ricondurlo alla sua mera funzione strumentale cosicché, nei riguardi della Verità e della Realtà Assoluta, non sarà servita a niente!
Ad esempio, ora che state ascoltando o leggendo queste parole e, ancor di più durante una delle vostre eventuali meditazioni, se in voi sorgono un’infinità di pensieri di accordo o di disaccordo, di accettazione o di rifiuto, su queste o altre convinzioni, questa è la prova del funzionamento “ordinario” della vostra mente. Tuttavia, se voi ne divenite intensamente e fortemente consapevoli e ne restate profondamente colpiti, allora la vostra mente sta “funzionando” in modo superiore e ciò è la prova che si è attivata la “Supercoscienza”. A questo punto potrà essere possibile che quei pensieri, sorti apparentemente per caso a causa di fattori imponderabili (le mie parole), potrebbero non essere più ritenuti così tanto reali, così tanto coinvolgenti, così tanto bisognosi di una vostra adesione. In questo modo potrete cominciare ad avere una piccola idea di ciò che significa “liberazione della mente dai contenuti” tramite la Meditazione Chan.
Come quando una pellicola cinematografica si spezza e interrompe il film, così in voi resterà pienamente viva e lampante soltanto l’esperienza di questa forte impressione di “auto-consapevolezza”. In questa situazione s’instaura prepotentemente un vivido senso di presenza mentale che “vede” i vostri vacui pensieri, le vostre congetture abituali e, allargando la visione, può “vedere” perfino <voi stessi> che non state dando più importanza a queste astrazioni. Insomma questa è la prova che la Supercoscienza, attraverso l’Auto-consapevolezza, sta vedendo la mente, cioè <Se stessa>! E voi potrete finalmente identificarvi con questa Supercoscienza Autoconsapevole.
All’inizio della meditazione, in cui sembra così bello e facile doversi abbandonare a quel morbido "nulla", anziché arrendervi psichicamente a quel senso di offuscamento che è l’anticamera del sonno, cercate di rimanere ben svegli per poter cogliere quei contenuti mentali di cui si parlava dianzi. Questo, secondo quanto ci consigliano le Scritture ed i resoconti dei Patriarchi del Chan, è ciò che veramente serve per una perfetta Meditazione Chan. Allorché la vostra Supercoscienza inizia a compiere l’indagine, cominciate a chiedervi CHI è in realtà che vorrebbe lasciarsi andare. Dovete sforzarvi di arrivare a farvi queste domande proprio per sapere, per conoscere immediatamente, CHI è che sta vivendo l’esperienza. Questa pratica non deve essere fatta in modo concettuale e sbrigativo, ma proprio come esperienza pulsante e vibrante, al fine di cogliere e stampare nella mente l’essenzialità di CIO’ che veramente SIAMO, in quel preciso momento!
Dobbiamo quasi arrivare a pensare che in noi vi siano due persone: una che guarda e l’altra che è sottoposta all’indagine. Naturalmente questa non è una verità dell’ultima ora, ma soltanto un trucco, una modalità tecnico-operativa per poter lavorare al meglio. Alternativamente possiamo riferirci a noi come se fossimo ora l’una ora l’altra persona, ma in maniera di cercare di “essere” sempre più spesso “Colui che osserva”. Questa operazione risulterà essere la più veritiera testimonianza dell’attività autoconsapevole della Supercoscienza che, perseverando nell’osservazione, la renderà così abituale e spontanea da farla diventare una nuova abitudine della mente. Dopodiché non ci resterà che continuare ad osservare impersonalmente anche questa nuova abitudine, e così via, all’infinito… Fino a portare questa consapevolezza accurata nella nostra normale vita di tutti i giorni, quando svolgiamo le nostre consuete attività mondane in famiglia, al lavoro, nel traffico, al supermercato, ecc.
Questa “Meditazione in Azione” sarà la riuscita finale del nostro lavoro meditativo e ciò vorrà dire che la Consapevolezza rivolta a noi stessi avrà raggiunto il 100 per cento del tempo di applicazione e sarà estesa alle 24 ore della nostra esistenza quotidiana. Indubitabilmente, ciò significherà la nostra Illuminazione, appunto nel senso che avremo acceso una continua LUCE indagatrice sulla, e nella, nostra mente, sia quando è attiva e funzionante e sia quando è in perfetto stato di riposo. Ora, finalmente, potrà manifestarsi la nostra VERA persona e non saremo più CHI avevamo pensato di essere. La trasformazione avrà reso “Colui che osserva” presente al 100 per cento, mentre la persona ‘osservata’ si sarà via via rimpicciolita fino a presentarsi sporadicamente, per convenienza e convenzionalità, nei momenti di relazione col resto dell’umanità.
Questa Coscienza Testimone, silenziosa e instancabile, eterna e onnipresente, E’ la nostra vera Identità che non potrà essere più oscurata dalla falsa, ignorante, apparente, piccola persona egoica che, in definitiva, non è mai veramente esistita. Ecco il significato della frase del Buddha, circa la nostra reale potenzialità e identità. Ed ecco il significato della sentenza Vedantica delle Upanishad, in cui si afferma categoricamente “Tu sei Quello!”. Cioè noi tutti siamo, in realtà, questa pura, assoluta, luminosa Supercoscienza da sempre eternamente presente, mai nata e impossibilitata a morire, che è costantemente in silenziosa attesa della nostra presa d’atto, come un Angelo Protettore che aspetta il nostro confluire in Esso!
Una prova inoppugnabile di quanto è stato fin qui detto sono, in primo luogo, tutte le testimonianze dei Testi Sacri, delle Scritture sapienziali e dei Sutra del passato che affermano e impongono questa svolta coscienziale, ovviamente dopo che sono stati compresi chiaramente. In secondo luogo, nessuno potrebbe dichiarare il contrario o negare apertamente queste verità se, prima, non avesse egli stesso sperimentata la propria coscienza. Infatti, allorché avrà sperimentato lo stato di Coscienza Superiore, non potendo più essere la stessa persona di prima, avrà dato corpo e testimonianza diretta alle verità asserite, cosicché queste non potranno essere smentite. Quindi l’incredulità e la negazione sono soltanto emblematiche prove di personale non-riuscita della pratica meditativa.
Con un semplice esempio possiamo dare la controprova al fatto che la verità può venire confermata soltanto dalla parte di chi può sperimentarla. Durante i sogni notturni si possono avere diverse mutevoli esperienze del mondo onirico però, in quella situazione, non abbiamo nessun tipo di coscienza né memoria della vita nello stato di veglia. Abbiamo soltanto quella condizione e nessun tipo di conoscenza di altre condizioni, dato che lo stato di veglia è presumibilmente di un livello superiore, rispetto allo stato di sogno. Tant’è vero che nello stesso stato di veglia, infatti, oltre ad aver coscienza del nostro esistere in quella condizione, abbiamo memoria e conoscenza dei precedenti stati di sogno vissuti.
Ora, poiché il livello della Supercoscienza è senz’altro da ritenere superiore rispetto all’ordinario stato di coscienza delle persone comuni, accade più o meno la stessa cosa dell’esempio riportato. Chi ha soltanto esperienza della coscienza ordinaria non conosce, né può conoscere, lo stato superiore; mentre chi è insediato nella Supercoscienza, oltre a questa, conserva e utilizza ancora anche il livello coscienziale limitato ed inferiore. Così, abbastanza approssimativamente, può essere spiegata la differenza tra la mente ordinaria e quella della Coscienza Superiore. Ecco perché nello stato ordinario, noi crediamo che solo quello sia l’esperienza reale e, di conseguenza, siamo spinti a non credere, a negare ed a rifiutare qualunque rivelazione di Realtà Superiore.
Vedete dunque come sono opinabili le nostre certezze! Chi non prova a lavorare seriamente e duramente sulla propria mente, non potrà espandere la propria coscienza e, di conseguenza, non potrà conoscere il livello superiore né ammettere che le precedenti pseudocertezze erano, perlomeno, assai limitate. Così, poiché “chiodo scaccia chiodo”, la nuova più vasta esperienza luminosa al nostro interno, può scacciare le presunzioni di realtà che avevamo in precedenza. Da questa nuova verità, inoltre, si sarà sicuramente più vicini ad una Verità ancora maggiore che, ora, sarà più facile da poter raggiungere.
Quando ci sarà rivelata la Conoscenza superiore, grazie al “rimanere interessati” a noi stessi, tutta la nostra esperienza cambierà radicalmente, in quanto questa autoconsapevolezza sarà presente in qualunque momento e in qualunque situazione. Sia durante lo stato di veglia, sia durante il sogno, nei momenti di felicità come nei momenti drammatici, qui nella sala di meditazione come pure a casa vostra, dovunque. Essa non se ne andrà più. Ma non se ne andrà via neanche la nostra mente ordinaria, quella che c’è ora, perché vi sarà una integrazione, una fusione. Mentre l’essere ordinario vive, l’essere superiore vigila, e tutto ciò avverrà in modo naturale, senza doverci chiedere continuamente se siamo l’uno o l’altro. Continueremo tranquillamente a vivere la nostra vita, con in più la sicurezza che l’occhio della Consapevolezza non ci abbandonerà più.
Ciò che dobbiamo capire ora è che la persistente attenzione che indaga all’interno della mente è il vero occhio che attiva la Consapevolezza. A tutto il resto penserà esso stesso, cioè questo Divino Occhio che avremo risvegliato. Penserà questo Potere superiore a far diminuire l’arroganza del nostro Io, ad ingentilire le nostre reazioni, a modificare le tendenze karmiche e, finalmente, a rendere compassionevole il nostro rapporto con il resto degli esseri viventi. Non è necessario, per adesso, che voi crediate ciecamente a ciò che sto dicendo. Abbiate soltanto la motivazione di VOLER far accadere questa meravigliosa trasformazione della vostra coscienza.
Perciò vi invito caldamente a tentare di eseguire il lavoro con la meditazione Zen, con lo scopo di riuscire a penetrare dentro la vostra mente. Ciò che deve spingervi a farlo è la fiducia e la certezza che questo eccezionale processo, col suo meraviglioso risultato, risiede già DENTRO di voi. Non dovete chiedere né implorare niente da nessuno! Dovete solamente avere più fiducia in voi stessi, nelle potenzialità segrete della vostra mente e del vostro inesauribile essere. Voi dovete soltanto attivare il volano di tutto il meccanismo e, anche se occorrerà un formidabile sforzo, siate certi che in seguito tutto sarà più facile e il successo arriverà di conseguenza. --------------------- JJJ
Torna Indietro E