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MUSICA SI-NO
       
 
Numero2 - Gennaio 2012
 

In una settimana tre manifestazioni pacifiche si sono concluse nel sangue. Pechino, terrorizzata dall’aumento delle proteste, reagisce con il pugno di ferro e lancia una campagna di disinformazione per convincere il mondo che la colpa è del Dalai Lama. Una fonte buddista ad AsiaNews: “E’ la reazione all’esodo di 6mila tibetani, che senza paura delle conseguenze sono andati in India ad ascoltare gli insegnamenti del nostro leader religioso”.
AsiaNews - Arresti, omicidi sommari, guerra dell’informazione: Pechino non si ferma davanti a nulla pur di fermare l’ondata di manifestazioni anti-cinesi che stanno colpendo in questi giorni il Tibet e le province cinesi a maggioranza tibetana. Mentre il numero di auto-immolazioni arriva a 16, infatti, si registrano soltanto in questa settimana tre dimostrazioni finite nel sangue. Secondo una fonte di AsiaNews “è la reazione alla sfida lanciata da 6mila tibetani, che sono andati in India a sentire il Dalai Lama senza paura delle conseguenze”.
L’ultimo episodio di violenza risale a ieri, quando la polizia della prefettura autonoma di Ngaba ha cercato di arrestare un giovane manifestante di nome Tharpa che, in mattinata, aveva distribuito dei volantini nella piazza di Barma chiedendo il ritorno del Dalai Lama e la libertà religiosa per il Tibet. Appena gli agenti si sono avvicinati alla sua abitazione, una folla li ha circondati per impedire l’arresto: la polizia lo ha trascinato via lo stesso e ha aperto il fuoco contro le persone riunite sul posto. Un giovane di 20 anni, Urgen, è morto sul colpo: era compagno di scuola dell’arrestato. Decine i feriti.
Tra il 23 e il 24 gennaio la violenza è esplosa invece nella contea di Draggo, nella provincia centrale del Sichuan. Gli abitanti del luogo hanno iniziato a manifestare in silenzio a sostegno dei religiosi buddisti che si sono uccisi con il fuoco per protestare contro la repressione cinese. Alcuni dei presenti avevano in mano le fotografie dei defunti. La polizia è intervenuta e ha portato via alcuni manifestanti, ma la folla li ha seguiti ed ha attaccato la stazione di pubblica sicurezza.
Lo scorso 23 gennaio, infine, un migliaio di persone si sono riunite a Meruma, nella contea di Ngaba, per protestare contro l’arresto sommario di un ragazzo che il giorno prima aveva manifestato per chiedere il ritorno del Dalai Lama e la libertà religiosa in Tibet. Gli agenti di pubblica sicurezza hanno interrotto la manifestazione e caricato su diversi camion circa 100 persone: FreeTibet, una ong che monitora la situazione della zona, ha pubblicato le fotografie di 3 detenuti (vedi ) chiedendo il rilascio di tutto il gruppo.
Ma la Cina non si ferma agli omicidi e agli arresti sommari. Pechino, terrorizzata da un aumento delle proteste sociali e religiose in Tibet, ha lanciato anche una massiccia campagna di disinformazione per convincere la comunità internazionale che nella provincia non sta succedendo nulla. Lo stesso FreeTibet ha pubblicato per errore una fotografia del 2008 indicandola come uno scatto preso dalle manifestazioni di Draggo: la fotografia è stata ritirata con le scuse del gruppo per la svista, ma per il governo cinese si è trattato di una “provocazione”.
Allo stesso modo, la Xinhua – agenzia di stampa di Pechino – ha dato la colpa di tutte le violenze alla “cricca del Dalai Lama” ed ai “nemici della Cina e del popolo”. Secondo un lungo articolo apparso questa mattina, le proteste in Tibet “non sono mai pacifiche” e “sono animate da provocatori che cercano in ogni modo lo scontro con la polizia”. Questa campagna è preparatoria alla visita che il vicepresidente cinese Xi Jinping sta per compiere negli Stati Uniti: il regime non vuole avere punti deboli che Washington possa attaccare.
Secondo una fonte di AsiaNews, questo aumento di violenza “nasce dalla paura di Pechino, che vede nei tibetani un popolo che non si china più senza reagire ai loro soprusi. Alla fine di dicembre, sfidando la repressione e senza paura delle conseguenze, un gruppo di 6mila fedeli buddisti ha lasciato il Tibet ed è andato in India a seguire la Bhodigaya, una grande festa religiosa guidata dal Dalai Lama. In questo modo hanno dimostrato il loro amore per la libertà religiosa e hanno detto che non hanno paura della Cina”.


 
E' di quattro manifestanti morti e almeno una trentina di feriti il bilancio degli scontri nelle proteste tibetane che si susseguono da lunedi', le piu' violente degli ultimi quattro anni. Lo riferisce il gruppo Free Tibet, basato a Londra, che spiega che dopo gli scontri di lunedi' a Luhuo, martedi' i disordini si sono estesi alla provincia di Seda dove due manifestanti sono stati uccisi. Altri due manifestanti sono stati uccisi oggi nella provincia sud-occidentale di Sichuan, nell'altipiano a maggioranza buddista al confine con il Tibet. Per la Xinhua -agenzia ufficiale del governo cinese- la vittima sarebbe una sola, un tibetano morto per gli spari della polizia in un assalto a una caserma di Seda con bottiglie,sassi e coltelli che ha causato il ferimento di 14 agenti. Come si legge su AgiChina24 (www.agichina24.it), il Dipartimento di Stato Usa ha espresso "grave preoccupazione" e ha fatto sapere che la questione verra' sollevata in occasione della visita del vicepresidente cinese Xi Jinping a Washington a meta' febbraio. "Chiediamo al governo cinese di impegnarsi in un dialogo costruttivo col Dalai Lama o con i suoi rappresentanti per risolvere la situazione tibetana", si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato. www.intopic.it
 
Numero1 - Gennaio 2012
 
AsiaNews - Il Tibet e la Cina intera “hanno perso un grande amico, un campione della democrazia e un ispiratore per tutti”. Con queste parole il Dalai Lama ha commentato oggi la morte di Vaclav Havel, figura di spicco della dissidenza mondiale morto ieri a 75 anni a Praga dopo una lunga malattia. Autore di testi fondamentali per la lotta al comunismo sovietico – “Il potere dei senza potere” del 1978 (in traduzione in lingua cinese) e la famosissima Charta ’77, manifesto fondamentale per la lotta alla repressione di Mosca – ha ispirato la Charta ’08 firmata dal Nobel per la pace Liu Xiaobo.
Liu, dissidente e docente cinese, è stato condannato a 11 anni di prigione proprio per aver preparato e diffuso quel documento pro-democrazia. Havel, primo presidente della Cecoslovacchia libera dal comunismo e poi leader della Repubblica ceca, ha guidato la protesta internazionale contro la detenzione di Liu. Ancora prima del conferimento del Nobel al dissidente cinese, aveva scritto e consegnato una lettera aperta al regime di Pechino chiedendo il rispetto dei diritti umani in Cina e in Tibet. Havel fu anche il primo leader politico mondiale a invitare il Dalai Lama nella sua nazione come capo di Stato in visita.

Il Tibet, il Dalai Lama al centro di un complotto, i monaci buddhisti e la loro incrollabile, calma determinazione nell'opporsi all'invasore, allo stato di polizia, allo stivale cinese a costo della loro vita.
Anzi, dispiegando l'arma formidabile della loro vita, gettata in sacrificio tra le fiamme su una pubblica piazza perché quel rogo proietti un nuovo raggio d'infamia sugli aguzzini cinesi contro i quali nulla potrebbe la forza.
È accaduto nuovamente l'altro ieri nella prefettura di Ngaba, dove un monaco e un laico, tenendosi per mano, si sono dati fuoco gridando slogan anticinesi. Uno è morto, l'altro è stato trascinato dalle guardie, in gravissime condizioni, in un ospedale sconosciuto.
Ancora sacrifici umani, dunque; più dirompenti di una bomba sotto il profilo simbolico, perché il mondo sappia. Perché non dimentichi fin dall'alba del nuovo anno che dietro la Cina del capitalismo rampante e del libero mercato, della corsa alla Luna e delle stazioni spaziali si cela il vecchio apparato di potere comunista che si regge sui tre affidabili pilastri di sempre: il sangue, la tortura, la pena di morte.
Un anno segue all'altro, ma tutto sembra immutabile sotto la gran volta celeste che sovrintende la maestà delle vette tibetane. Tutto, o quasi. Mai, prima d'ora, per esempio, si era saputo di un progetto vero, dettagliato, studiato a tavolino per eliminare fisicamente il Dalai Lama, in esilio in India dal 1959. I servizi d'informazione indiani hanno scoperto un piano che avrebbe visto all'opera sei agenti cinesi, un commando pronto a infiltrarsi in India per seminare lo scompiglio tra la comunità tibetana in esilio e per uccidere il Dalai Lama in occasione di un suo prossimo viaggio a Mumbai, la vecchia Bombay. E ieri due giovani che si erano avvicinati al leader religioso nel santuario buddhista di Bodh Gaya sono stati arrestati dalla polizia indiana: sono attualmente sotto interrogatorio.
L'implicazione della Cina, naturalmente, non è ufficialmente accertata. Non sono così sprovveduti, a Pechino. Ma non è stato difficile, per le autorità indiane, risalire ai mandanti veri di un complotto che ufficialmente viene attribuito ai seguaci del monaco Dorje Shugden: una setta di integralisti vecchia di quattro secoli che nella figura del Dalai Lama, esule dalla fine degli anni Cinquanta a Dharamsala, nell'India settentrionale, vede il suo nemico.
Non è chiaro quanto reale sia stato il pericolo corso dal Premio Nobel per la Pace. Secondo le informazioni filtrate dall'intelligence indiana, il responsabile dell'operazione sarebbe un cittadino cinese di origine tibetana di nome Tashi Phuntsok, accompagnato da cinque connazionali, probabilmente appartenenti ai servizi di informazione della Cina.
«Un buon numero di cinesi - si legge in un rapporto dei servizi d'informazione di New Delhi che denunciava la genesi del complotto - visitano l'India con un visto d'affari, ma sostanzialmente svolgono attività clandestine… È possibile che il gruppo segnalato voglia visitare zone proibite ai cinesi, come gli accampamenti dei tibetani in esilio».
La ruggine fra i seguaci del quattordicesimo Dalai Lama e gli oltranzisti della setta in seno alla quale sarebbe stato ordito il complotto è vecchia di secoli. Ma solo nel 1996 il premio Nobel Tenzin Gyatso proibì il culto del monaco Shugden, descritto come una sorta di Lucifero, un po' angelo e un po' diavolo. L'anno successivo il Geshe Lobsang Gyatso, un fedelissimo del Dalai Lama, venne massacrato con un centinaio di colpi di coltello insieme a due discepoli. La polizia tentò di catturare gli autori dell'assassinio, ma dovette fermarsi al confine fra il Nepal e la Cina. Da allora i contrasti fra le due comunità non hanno fatto che approfondirsi, apertamente sfruttati dalla Cina che soffia sul fuoco e finanzia le attività degli scismatici.
La Cina e i decennali tentativi di normalizzazione effettuati in Tibet, anche attraverso larghe «trasfusioni» di cinesi trapiantati a Lhasa e dintorni, continuano dunque a scontrarsi con la ferma determinazione di una popolazione che riconosce largamente nel Dalai Lama la sua guida spirituale. Ogni tanto, per ricordare al mondo com'è fatta l'altra faccia della Cina, si accende una fiaccola umana.
 
Numero20 - Dicembre 2011
 

Venerdì 2 dicembre Sua Santità il Dalai Lama ha ricevuto nel capitale indiana Nuova Delhi, il Premio Dayawati Modi per l’Arte, cultura e l’istruzione 2011 per il suo “contributo alla pace universale, la tolleranza e la giustizia sociale “.Nel corso di una cerimonia speciale in onore del leader tibetano, la Fondazione Dayawati Modi ha consegnato il premio che comprende un premio in denaro di 250.000 rupie indiane, una targa d’argento e scorrere d’onore.“E ‘il nostro onore di conferire il premio a Sua Santità il Dalai Lama in riconoscimento del suo contributo a vita per la pace universale, la tolleranza e la giustizia sociale”, ha dichiarato Satish Kumar Modi, presidente della Fondazione Dayawati Modi.Parlando alla cerimonia, il leader spirituale tibetano ha espresso preoccupazione per il diffondersi “canceroso” della corruzione in paesi come India e Cina. Mentre chiedeva ai cittadini della nazione ospitante di prestare l’attenzione maggiore a sradicare la corruzione, il Dalai Lama ha detto che supporta pienamente i movimenti finalizzati ad arginare la corruzione dalle sue radici.
Riflettendo sulle sue interazioni con gli studenti indiani e uomini d’affari, il 76enne Leader tibetano ha lamentato l’impressione generale che molte persone in India hanno fatto della corruzione il senso della loro vita.
Riferendosi al popolarissimo movimento anti-corruzione guidato dal grande attivista sociale indiano Anna Hazare, il leader spirituale tibetano ha lodato il movimento per ricordare alla “nazione ed ai politici che la corruzione è totalmente sbagliata”.“Si prega di prestare più attenzione”, il Dalai Lama ha detto incoraggiando nel contempo la popolazione indiana di contribuire a sradicare la minaccia della corruzione.
I destinatari precedenti del Premio Dayawati Modi, che è una delle più alte onorificenze del Paese nel campo dell’arte, della cultura e l’istruzione sono Bharat Ratna Madre Teresa e il dottor Karan Singh.
Il 3 dicembre, il Dalai Lama è previsto per un discorso sull ‘”arte della felicità” come parte della Annual Lecture Series presso il Penguin India Habitat Centre di Nuova Delhi. (www.sangye.it)


Monaci ammanettati, inginocchiati a terra, messi alla gogna con al collo cartelli con i loro nomi e i “crimini” di cui sono incolpati, come ad esempio “separatista”, vengono portati via dai loro monasteri e pubblicamente fatti sfilare stipati in automezzi militari. La colpa dei monaci ammanettati e con un cartello appeso al collo è quella di chiedere libertà religiosa per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama. Le immagini della vergogna e dell’odio. Sono alcune delle otto immagini pubblicate venerdì 2 dicembre dal sito web dei dissidenti cinesi all’estero boxun che, dal North Carolina dove opera dal 2001, denuncia, tra l’altro, le violazioni dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese. Altre fotografie mostrano numerosi contingenti della Polizia Armata del Popolo che, dotati di fucili automatici, presidiano le strade. Il sito web non ha fornito i nomi delle località in cui sono state scattate le immagini ma Kanyag Tsering, un monaco appartenente al monastero di Kirti e rifugiato a Dharamsala, ha identificato i luoghi e ha dichiarato che almeno quattro foto sono state prese a Ngaba.“Il terreno sul quale siedono centinaia di poliziotti armati è quello di un campo di basket a Ngaba dove si trova il monastero di Kirti”, ha detto il religioso. “Nella foto scattata dall’automobile è chiaramente visibile sullo sfondo lo stupa del monastero di Kirti”, ha aggiunto. Pur non potendo datare con certezza le istantanee, Kanyag ha riconosciuto gli edifici e le strade di Ngaba nelle due foto che mostrano le forze di sicurezza cinesi, in uniforme verde e blu, marciare ostentando forza e potere. Le immagini si riferiscono a una “retata” contro i religiosi di Kirti: questi non cedono di un passo rispetto alle minacce cinesi, e continuano a opporre una seria resistenza alle imposizioni assurde che Pechino cerca di far passare come leggi.Nelle foto si vedono i monaci trascinati via: sui cartelli, retaggio dell’epoca maoista, ci sono i loro “crimini” come “separatista” o “indipendentista”. Dallo scorso marzo, il monastero di Kirti e l’intera cittadina di Ngaba si trovano al centro di un’ondata di repressione durissima. Da qui, infatti, sono usciti i primi monaci che hanno scelto di auto-immolarsi per chiedere la libertà per il Tibet e il ritorno del Dalai Lama nella sua casa spirituale. Il governo ha scelto la linea dura, e ha inviato nella zona centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa: questi blindano ogni attività locale. Le immagini fornite da boxun sono tra le pochissime giunte a noi a partire dallo scorso mese di marzo. In ottobre, il reporter di AFP Robert Saiget era riuscito a realizzare un breve filmato in cui è chiaramente visibile la presenza militare a Ngaba. Caricato su youtube, compare al sito: http://www.youtube.com/watch?v=bWNQJTPpkxo Con le nuove immagini, l’Associazione Italia-Tibet ha realizzato un poster - Tibet, la Verità dei Fatti – che invitiamo i lettori a scaricare, stampare e diffondere. Tutte le otto fotografie sono visibili al sito:

http://www.phayul.com/news/article.aspx?id=30465&

(www.sangye.it)
 
Numero19 - Dicembre 2011
 
di Piero Verni, Il Riformista, 25 novembre 2011. Un’autentica statua di fuoco. In piedi, immobile e avvolta dalle fiamme. Sono le  immagini terribili dell’immolazione della monaca Palden Choetso diffuse nei giorni scorsi da un gruppo di sostegno alla causa tibetana. Fotogrammi atroci che più di ogni parola dimostrano quanto la situazione nel Tibet occupato da Pechino sia ben lungi dall’essere normalizzata. Dodici persone che si danno fuoco per protesta in un breve arco di tempo parlano sia della crescente disperazione sia della caparbia volontà dei tibetani di non accettare il dominio cinese. Inoltre domani scadrà l’ultimatum della polizia ai monaci del monastero di Ragya, nella regione settentrionale dell’Amdo (oggi incorporata nella provincia del Qinghai) dove da alcuni giorni è stato esposta una gigantesca effige del Dalai Lama affiancata da due grandi bandiere del Tibet indipendente. E le truppe di Pechino sono rientrate nel monastero di Kirti (area sud-occidentale dello Sichuan) teatro di alcune delle recenti immolazioni. In questo scenario tutt’altro che tranquillo si sta diffondendo anche un movimento di resistenza non violenta in stile gandhiano che predica la non collaborazione con l’occupante e la strenua difesa della tradizione tibetana. Si tratta del Lhakar Karpo, il “Mercoledì Bianco”, che iniziato con sporadiche azioni verso la fine del 2008 comincia a coinvolgere un sempre maggior numero di persone sia all’interno della Regione Autonoma del Tibet sia nelle aree tibetane delle provincie cinesi. “E’ stato scelto il mercoledì perché è il giorno in cui è nato il Dalai Lama”, ci ha detto Vicky Sevegnani responsabile del sito Internet dell’Associazione Italia-Tibet che segue da vicino lo sviluppo del Lhakar Karpo, “Anche se singole azioni di resistenza possono essere effettuate in qualsiasi giorno della settimana, ogni mercoledì un crescente numero di tibetani si impegna ad indossare l’abito tradizionale, a parlare solo la lingua tibetana, a pranzare in ristoranti tibetani e a fare acquisti esclusivamente in negozi tibetani evitando in modo particolare i mercati ortofrutticoli han”. E’ una forma di lotta del tutto nuova per il Tibet ma che sta già ottenendo dei risultati. Ad esempio il boicottaggio dei mercati cinesi di frutta e verdura, iniziato a Nangchen, nella zona del Kham, si è ormai esteso alle vicine contee di Dzaduo, Surmang e Jyekundo tanto che sembra che alcuni esercizi commerciali cinesi siano stati costretti a chiudere. Quindi oltre alle manifestazioni, alle immolazioni, alle ribellioni, il Paese delle Nevi sta conoscendo questa forma di protesta piuttosto inusuale per il Tibet. “Il fine del movimento è duplice in quanto mira contemporaneamente all’auto preservazione e alla non-cooperazione”, sottolinea Vicky Sevegnani, “Da un lato i tibetani si battono perché la loro lingua, cultura e identità non vadano perdute; dall’altro, il rifiuto delle istituzioni e delle attività commerciali cinesi intende privilegiare la piccola economia locale arginando e contrastando il dilagare delle attività e degli affari della comunità Han”. La difesa della lingua, a forte rischio di scomparsa, è uno dei punti sui quali il Lhakar Karpo insiste di più al punto che i suoi aderenti si auto multano di uno yuan per ogni parola cinese usata nelle conversazioni. Questa forma di resistenza passiva e di non collaborazione potrebbe rivelarsi per la Cina estremamente pericolosa e destabilizzante. Secondo quanto riportano fonti dell’esilio tibetano, che per appoggiare il movimento all’interno del Tibet hanno anche creato un sito Internet (http://lhakardiaries.com), le autorità cinesi cominciano a guardare con crescente preoccupazione il diffondersi di questo movimento le cui azioni sono più difficili da colpire e reprimere. E’ noto quanto Pechino ritenga importante, per risolvere una volta per tutte il problema del Tibet, sinizzare la regione e marginalizzare lingua, cultura e tradizioni tibetane. Consapevoli di questo gli aderenti al Lhakar Karpo moltiplicano i loro sforzi per scongiurare il pericolo, avendo ben compreso quale arma formidabile rappresenti il mantenere in vita la propria identità e le proprie radici. Che un impetuoso vento gandhiano stia per scuotere il Tetto del Mondo?

Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, l’abate che ha presieduto la Commissione incaricata di riconoscere l’11esimo Panchen Lama, è morto agli arresti domiciliari dopo 11 anni di detenzione. Fonti di AsiaNews parlano di veleno. L’anno scorso era morto il segretario della Commissione. Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, l’abate che ha presieduto la Commissione incaricata di riconoscere l’11esimo Panchen Lama, sarebbe morto a causa di un veleno versatogli da ufficiali del regime cinese che lo controllano sin dal 1995. Il religioso, inviato dal Dalai Lama in Tibet, riconobbe nel piccolo Gedhun Choekyi Nyima la rinascita del Panchen, la seconda carica spirituale per importanza del buddismo tibetano. Arrestato, venne condannato a 6 anni di lavori forzati e a 3 di prigione: scaduta la condanna venne chiuso in casa, condannato di fatto ai domiciliari. Una fonte di AsiaNews conferma la notizia: “Si teme che sia morto. Alcuni dicono che è stato avvelenato nella sua casa di Shigatse, dove era rinchiuso da anni”. Anche il governo tibetano in esilio fa filtrare la notizia: sarebbero in possesso di una registrazione audio, inviata da una loro fonte a Lhasa, che conferma la morte dell’abate e ventila l’ipotesi di un avvelenamento. Il 17 maggio del 1995, Chadrel Jampa Trinley Rinpoche e Jangpa Chung-la vennero arrestatati all’aeroporto di Chengdu. I due erano rispettivamente presidente e segretario della Commissione per la ricerca della reincarnazione del Panchen Lama, la seconda carica spirituale più importante del buddismo tibetano. (www.sangye.it)
 
Numero18 - Novembre 2011
10 novembre 2011 - Karmapa Lama, possibile successore del Dalai Lama, esorta i tibetani a protestare per la loro libertà, ma in modo costruttivo.
Il Karmapa Lama, una delle figure religiose più influenti in Tibet, ha invitato i tibetani in Cina a porre fine alla raffica di auto-immolazioni di cui abbiamo letto recentemente, cercando invece altri modi per sfidare le politiche di Pechino. Undici tra monaci, ex monaci e monache, si sono dati fuoco nel corso dell’anno a Sichuan, a sud-ovest della Cina.
IL SACRIFICIO - Molti vedono il 25enne Karmapa Lama come un possibile successore del Dalai Lama nel ruolo di leader spirituale dei tibetani in esilio. Entrambi gli uomini hanno espresso profondo dolore per la morte dei monaci e hanno accusato le politiche cinesi per aver spinto alle auto-immolazioni. Il Dalai Lama ha anche accusato la Cina di “genocidio culturale”, ma non si era ancora appellato ai tibetani per porre fine a questi drastici atti di protesta. Il Karmapa Lama ha elogiato il coraggio e la “motivazione pura” delle persone coinvolte, aggiungendo che ognuna di queste vicende gli riempito il cuore di dolore. “Questi atti disperati… Sono un grido contro l’ingiustizia e la repressione in cui vivono”, ha dichiarato, aggiungendo anche “Chiedo al popolo del Tibet di preservare la propria vita e trovare altri modi costruttivi di lavorare per la causa del Tibet. La situazione è insopportabilmente difficile, ma in situazioni difficili abbiamo bisogno di maggiore coraggio e determinazione”.
MANIFESTAZIONI DI DISPERAZIONE - Sulla base sia del suo credo che delle grandi sfide che devono affrontare i tibetani, ha raccontato: “La maggior parte di coloro che sono morti sono erano molto giovani. Avevano un lungo futuro davanti a loro, l’opportunità di contribuire in modi che ora non possono più sfruttare. Nell’insegnamento buddista la vita è preziosa. Per ottenere qualcosa di buono abbiamo bisogno di preservare la nostra vita. Noi tibetani siamo pochi di numero, così ogni vita tibetana è di valore per la causa del Tibet”. Fino a due anni fa – quando un monaco è morto dopo essersi dato fuoco nella contea di Aba, dove la maggior parte dei casi si sono verificati – la pratica era sconosciuta tra i chierici. Ma dal giro di vite sulla sicurezza provocata dal secondo caso, avvenuto nel marzo di quest’anno, abbiamo assistito ad una serie di immolazioni di questo tipo.
LA REPRESSIONE - Il Karmapa Lama, come il Dalai Lama, crede che la vera fonte del problema stia nelle “circostanze disperate” in cui vivono i tibetani e che l’uso della forza si rivela controproducente. “Le misure repressive non possono mai portare all’unità e alla stabilità”, ha detto, “Mi appello ai dirigenti cinesi perchè ascoltino le legittime richieste dei tibetani di dialogare in modo significativo con loro invece che cercare di ottenere brutalmente il loro silenzio”. Aba – e in particolare la sua più grande monastero Kirti – resta sotto pesanti misure di sicurezza. Alcune fonti in esilio a Dharamsala hanno rivelato che due monaci sono stati arrestati nel monastero nell’ultima settimana e portati via per motivi sconosciuti. Il numero di monaci è già diminuito dai 2.500 all’inizio dell’anno alle poche centinaia attuali. Inoltre al monastero vi sono 200 ufficiali di polizia.
LA MINACCIA - La polizia cinese continua a rinnovato gli sforzi per far rispettare le regole secondo le quali tutti i minori di 18 anni devono frequentare la scuola del governo, minacciando le famiglie con multe di 3000 yuan per ogni bambino – una grande somma se correlata ai redditi locali – se i figli diventano monaci o studiano presso la scuola del monastero. I funzionari di polizia e del governo di Aba sostengono di non sapere nulla della detenzione o di altre restrizioni. Il governo cinese sostiene che i tibetani siano liberi di praticare la propria fede e ha accusato il Dalai Lama di “terrorismo mascherato” perché ha pregato per chi si è dato fuoco. Sappiamo quanto sia brava la Cina a negare ciò che le fa comodo.(www.giornalettismo.com)

 
 
Numero17 - Novembre 2011
 
di Franca Giansoldati (www.ilmessaggero.it)

ROMA - Il Dalai Lama non cede di un millimetro e torna a fare sapere al governo di Pechino che spetta solo a lui e ai saggi che lo affiancano stabilire quali sono le procedure che tradizionalmente portano ad identificare il suo successore. Il capo spirituale del buddismo tibetano ha anche aggiunto (mandando su tutte le furie la Cina) che il governo cinese in questo processo non avrà nessun ruolo. La replica di Pechino, arrivata qualche tempo fa, non si è fatta attendere: la reincarnazione del Buddha senza l’autorizzazione del governo è da considerarsi un crimine.

Tenzin Gyatzo, abituato alle minacce delle autorità cinesi, va avanti. Nato nel 1935 in un piccolo villaggio del Tibet nord-orientale, all’età di due anni fu riconosciuto la reincarnazione del suo predecessore, il tredicesimo Dalai Lama, l’Oceano di Saggezza, vale a dire la manifestazione del Buddha della Compassione che avrebbe scelto proprio la via della reincarnazione per servire l’umanità. Sicché quando il tredicesimo Dalai Lama morì, nel 1935, il Governo Tibetano si trovò non tanto a nominare un successore ma a scoprire in quale bambino il Buddha della Compassione si era incarnato. La cosa non si annunciava semplice ma tutti sapevano che il piccolo prescelto sarebbe stato annunciato da segni inequivocabili. Come è sempre avvenuto.

Stavolta, invece, la successione si presenta decisamente più complicata che non in passato perchè alle difficoltà di sempre si aggiungono anche problemi di tipo politico: se la scelta non passerà dal governo centrale saranno dolori. L’attuale Dalai Lama preoccupato per le mire espansionistiche cinesi ha così messo le mani avanti cercando di blindare la procedura e assicurarsi che questa possa avvenire liberamente, senza condizionamenti di sorta. Il portavoce del ministro degli Esteri cinese, Hong Lei, aveva fatto sapere che ogni decisione in merito alla nomina del prossimo Oceano di Saggezza attraverso la tradizionale reincarnazione sarà fuori legge e, pertanto, punita severamente. Hong ha inoltre sottolineato che la sfera religiosa in Cina resterà sotto il controllo governativo e che il buddismo tibetano non fa eccezione, aggiungendo che il Dalai Lama al momento è un titolo illegale.

Ma quali sono i segni coi quali il Buddah si manifesta? Si racconta che quando morì il tredicesimo Dalai Lama e il suo corpo fu posto in un santuario, la testa si girò misteriosamente due volte verso Est, indicando la direzione della ricerca. Poi arrivarono premonizioni e fu vista in sogno una casa con mattonelle turchesi. Una descrizione dettagliata che portò i monaci nel Takster. Lì trovarono un bambino di due anni che riconobbe subito il rosario del Dalai Lama defunto, chiedendo che gli venisse ridato. Dopo molte altre prove, il Dalai Lama fu posto sul trono nel 1940.

Quando la Cina invase il Tibet nel 1950, il Dalai Lama assunse il potere politico a soli 16 anni. Nel 1959 durante la rivolta dei tibetani contro l’occupazione militare cinese, andò in esilio. Da allora ha vissuto ai piedi dell’Himalaya a Dharamsala, in India, la sede in esilio del Governo Tibetano, una democrazia costituzionale dal 1963. Dharamsala, appropriatamente conosciuta come Little Lhasa (la piccola Lhasa), ha anche una funzione di istituzione culturale per 130.000 rifugiati tibetani che vivono nel mondo: India, Nepal, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti, Canada. Il Dalai Lama ha tentato più volte di aprire un dialogo con i cinesi ma inutilmente. Il governo di Pechino resta sordo. E ora mette al bando anche la reincarnazione.


Articolo di Piero Verni pubblicato il 20.10.11 sul Riformista.
In un crescendo impressionante di avvenimenti tragici, due giovani tibetani sono stati ieri abbattuti… a raffiche di mitra da agenti della Polizia Cinese mentre dimostravano pacificamente per la liberazione del Tibet. L’episodio è avvenuto nel villaggio di Karze, una prefettura autonoma tibetana dello Sichuan, importante provincia della Cina Popolare. Poco ore prima della sparatoria Tenzin Wangmo, una monaca ventenne del monastero Dechen Choekhorling della contea di Nnegaba, sempre nello Sichuan, si era data fuoco dopo aver gridato per alcuni minuti slogan in favore della libertà del Tibet. Con la sua morte sono quindi ben nove le persone che quest’anno si sono immolate con il fuoco per protestare contro l’occupazione del Tibet. Cinque solo in queste prime settimane di ottobre. Di estrema prudenza è la posizione dell’Amministrazione Tibetana in Esilio che ha chiesto soprattutto l’intervento della diplomazia internazionale e celebrato ieri una giornata di preghiera. Più radicali sono invece le reazioni della società civile dell’esilio tibetano. Uno dei principali intellettuali della diaspora, lo scrittore Jamyang Norbu, si chiede anche se non sia venuto il momento perché la direzione della lotta di liberazione passi nelle mani della resistenza interna visto che di fatto l’ex Governo tibetano in esilio è stato dichiarato sciolto nei mesi scorsi dallo stesso Dalai Lama. Claudio Cardelli, Presidente dell’Associazione Italia-Tibet che ha lanciato in questi giorni una riuscita campagna su Facebook dal nome “Torce Umane in Tibet”, lamenta l’assordante silenzio dei media: “Cerchiamo con questa iniziativa, che ha già raggiunto oltre 2500 adesioni e non solo in Italia, di compensare il vergognoso silenzio della stampa italiana su quanto sta accadendo in Tibet”. In effetti il silenzio, o almeno il quasi silenzio, non è unicamente della stampa italiana. Nove immolazioni con il fuoco meriterebbero sicuramente un’eco molto più vasta di quanto non stia accadendo. Anche perché non è ben chiaro quello che questi avvenimenti possono innescare.
Numero16 - Ottobre 2011
 
Di fronte al tragico ripetersi degli episodi di auto-immolazione di giovanissimi monaci tibetani – sono ormai sette i casi che si contano a partire dallo scorso mese di marzo 2011, i gruppi di sostegno al Tibet sono chiamati a mobilitarsi in massa affinché i tibetani all’interno del Tibet non si sentano soli e sappiano che la comunità internazionale è al loro fianco. Con lo slogan: “Quando è troppo, è troppo, salviamo le vite dei tibetani”, la rete di organizzazioni di supporto al Tibet (ITN) ha lanciato un appello agli oltre 180 gruppi che ne fanno parte affinché intraprendano azioni mirate, coordinate e di massima visibilità. Oltre a numerose azioni volte alla sensibilizzazione dei governi nazionali, sono in programmazione, per il giorno 2 novembre 2011, presidi e manifestazioni di fronte alle ambasciate cinesi in tutto il mondo. L’attenzione dei gruppi di sostegno è inoltre rivolta al prossimo summit del G20, che si terrà a Cannes, in Francia, i giorni 3 e 4 novembre 2011, con la partecipazione in rappresentanza della Cina del presidente Hu Jintao. È necessario, in questo drammatico momento, che la comunità internazionale risponda ai gesti disperati dei tibetani di Ngaba e fermamente chieda alla Cina di porre fine alle sofferenze del popolo tibetano dando ascolto alle sue istanze di libertà. Manifestazioni di solidarietà con i tibetani di Ngaba si sono tenute i giorni scorsi a Dharamsala e a Delhi. A Dharamsala, centinaia di tibetani hanno acceso candele e pregato per i compatrioti immolatisi in Tibet. Domenica 9 ottobre, nella capitale indiana, un gruppo di studenti appartenenti al Tibetan Youth Congress ha partecipato a una manifestazione di protesta di fronte all’ambasciata cinese. Uno dei dimostranti, subito fermato dalla polizia e fatto scendere, è riuscito ad arrampicarsi sul pilone delle telecamere di sicurezza di fronte all’edificio portando con sé una bandiera tibetana e un manifesto con le immagini e i nomi dei tibetani che si sono immolati per la causa del loro paese. Tredici studenti sono stati arrestati per aver violato la legge che vieta l’assembramento di più di quattro persone nelle vicinanze dell’Ambasciata. Analoghe manifestazioni si sono svolte il 6 ottobre a S. Francisco, di fronte al Consolato cinese, e il 7 ottobre a Bruxelles, di fronte alla sede del Parlamento Europeo. Saranno a breve annunciate le manifestazioni e campagne indette dall’Associazione Italia-Tibet. Nel frattempo si è formato su Facebook il gruppo “Torce Umane in Tibet”, con oltre ottocento contatti in sole ventiquattro ore. “Questi gesti eroici e tragici possono essere solo il frutto di una disperazione e un’esasperazione che denunciano chiaramente le menzogne della propaganda cinese sulla situazione del Tetto del Mondo” – ha dichiarato il presidente Claudio Cardelli. “Siamo solidali con i nostri fratelli tibetani e denunciamo con forza la brutale repressione che continua nel Tibet mentre a Pechino si ha la sfrontatezza di organizzare convegni sulla tutela dei diritti umani delle minoranze”. (www.sangye.it)

Dichiarazione di Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, sulla questione della sua Reincarnazione
24 settembre 2011
Traduzione provvisoria in lingua italiana dalla versione in lingua inglese pubblicata sul sito web dell’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama, a cura del Dott. Thomas Dana Lloyd con la revisione del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Introduzione

Compatrioti tibetani, dentro e fuori del Tibet, tutti coloro che seguono la tradizione buddista tibetana Mahayana, e tutti coloro che hanno un legame con il Tibet e i tibetani: grazie alla preveggenza dei nostri antichi re, ministri e studiosi-iniziati, il completo insegnamento del Buddha, ivi compresi gli insegnamenti delle scritture e delle esperienze dei Tre Veicoli e dei Quattro Rami del Tantra, insieme con gli argomenti e le discipline correlate, hanno avuto una larga fioritura nel Paese delle Nevi. Il Tibet è stato fonte per il mondo rispetto alle tradizioni buddhiste ed alle tradizioni culturali collegate. In particolare, ha contribuito in maniera significativa alla felicità di innumerevoli esseri in Asia, tra cui quelli in Cina, nel Tibet e in Mongolia.
Nel corso del sostegno alla tradizione buddista nel Tibet, abbiamo sviluppato una tradizione tibetana unica nel mondo per il riconoscimento delle reincarnazioni di studiosi-iniziati; tale tradizione è stata di enorme aiuto, sia al Dharma, sia agli esseri senzienti, in particolare alla comunità monastica.Nel quindicesimo secolo, l’onnisciente Gedun Gyatso fu riconosciuto come reincarnazione di Gedun Drub, e fu istituito il Gaden Phodrang Labrang (l’istituzione del Dalai Lama); da quell’epoca, sono state riconosciute successive reincarnazioni. A Sonam Gyatso, il terzo nella linea di successione, venne conferito il titolo di Dalai Lama. Nel 1642, il quinto Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso, istituì il governo del Gaden Phodrang, e divenne il capo spirituale e politico del Tibet. Per oltre 600 anni dal tempo di Gedun Drub, si è riconosciuta una serie inequivocabile di reincarnazioni nel lignaggio del Dalai Lama.
Da 369 anni, sin dal 1642, i Dalai Lama hanno svolto la funzione di capo politico e spirituale del Tibet. Adesso, ho messo fine a tutto questo, spontaneamente, con uno spirito di orgoglio e convinto che possiamo proseguire il sistema di governo democratico che prospera altrove nel mondo. Infatti, sin dal 1969, avevo chiarito che le persone interessate avrebbero dovuto decidere sulla continuazione o meno delle future reincarnazioni del Dalai Lama. Tuttavia, in assenza di linee guida chiare, se il pubblico interessato dovesse esprimere una forte volontà a favore della continuazione dei Dalai Lama, esiste l’evidente rischio dell’abuso del sistema delle reincarnazioni, da parte di forze politiche interessate, per raggiungere i propri scopi politici. Quindi, nel momento in cui io sia sano di corpo e di mente, mi sembra importante la redazione di linee guida per il riconoscimento del prossimo Dalai Lama, in modo da non lasciare spazio a dubbi o ad inganni.
Numero15 - Ottobre 2011
 
Pechino furiosa dopo le parole dell’autorità spirituale in esilio, che ha dichiarato di aver pronte le “linee guida” per l’individuazione della sua prossima reincarnazione: “Saremo noi a nominarlo”. Due monaci si danno fuoco per protesta. di Raimondo Bultrini
BANGKOK - “Nessuno, nemmeno la Cina ha diritto di decidere chi sarà e dove nascerà la mia prossima reincarnazione”. Il recente annuncio dell’attuale XIV Dalai Lama di avere pronte le “linee guida” per la scelta del XV leader spirituale tibetano, ha scatenato una reazione furiosa delle autorità cinesi. Per bocca del portavoce degli Esteri Hong Lei, Pechino ha detto con chiarezza inedita in una conferenza stampa che “il titolo di Dalai Lama conferito dal governo centrale cinese e si considera illegale ogni eccezione”. Secondo Hong Lei “non è mai esistita la pratica di un Dalai Lama che identifica il suo proprio successore”. Il provocatorio paradosso storico ha subito scatenato una reazione emotiva violenta in Amdo, nel cuore del Tibet dove nacque Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai oggi in esilio. Appena si è diffusa la notizia della volontà cinese di nominare d’ufficio il loro prossimo leader spirituale, due giovani monaci del monastero di Kirti, da mesi in rivolta, si sono dati fuoco gridando “lunga vita al Dalai Lama”. I due monaci appartenevano al monastero di Kirti, in un’area a popolazione tibetana della provincia cinese del Sichuan, dove già a marzo un altro monaco di nome Phuntsog, che secondo i gruppi tibetani in esilio era il fratello maggiore di uno dei due, si era suicidato per protesta contro la “repressione” della Cina. In agosto la stessa forma di protesta era stata scelta da Tsewang Norbu, di 29 anni, di un altro monastero tibetano del Sichuan, quello di Tawu, a 150 chilometri da Kirti.

 
Un buddhista virtuosamente virtuale
di Raimondo Bultrini

Steve Jobs ha lasciato questo mondo. Quantomeno con il corpo fisico, che non ce l’ha fatta a resistere al cancro. Virtualmente infatti resterà ben presente nella rete, dove sarà giustamente celebrato e citato finché esisterà una qualunque forma di comunicazione umana sulla terra. Già in vita è stato un guru, figurarsi in morte, con il frutto del suo lavoro che è ormai storia del mondo.
Uno degli aspetti che mette questo sito in relazione a Steve Jobs è il suo rapporto con l’Oriente, e specialment
e con l’India e il Giappone buddhista. E’ una pagina finora ben poco raccontata della sua vita. Paul Freiberger e Michael Swaine ne accennano nel loro “Fire in the Valley: The making of the personal computer”. Per capire l’apertura visionaria del genio dei Mac e degli IPhone, gli autori ricordano tra gli altri il viaggio di Jobs e del suo amico Dan Kottke nel ’73 in India, quando l’inventore di Apple aveva appena 18 anni e cercava qualcosa in Asia che non trovava a San Francisco. Da sempre si era dedicato alla lettura della filosofia occidentale e orientale, e il suo itinerario nella terra dei Gandhi e della nascente High Tech di Bangalore fu soprattutto spirituale: si rasò la testa e finì in un ashram induista, il Kainchi sulle Kumaon Hills in Uttar Pradesh. L’amico Kottke ha definito quell’esperienza “un lungo pellegrinaggio interiore”. “Eccetto – ha aggiunto – per il fatto che fuori non sapevamo dove stavamo andando”. La storia dirà che Steve e Dan volevano incontrare nel suo convento dell’UP un celebre maestro induista, Neem Karoli Baba, che aveva già parecchi discepoli occidentali e oggi è ancora venerato da celebrità, come Julia Roberts. Ma all’arrivo dei due amici il sant’uomo se n’era appena andato all’altro mondo. Era il settembre del 1973.
Numero14 - Settembre 2011
 

Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato il 13 settembre il Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa nel mondo. Per quanto attiene alla situazione all’interno del Tibet, il documento, che analizza il periodo di tempo compreso tra il luglio e il dicembre 2010, afferma che “Il controllo sulla pratica della religione e la conduzione giornaliera dei monasteri e delle altre istituzioni religiose continua ad essere straordinariamente elevato” tanto che – aggiunge – “a causa delle durissime condizioni di vita e delle restrizioni religiose alcuni monaci si sono suicidati”. Nel corso del periodo preso in esame” – recita tra l’altro il rapporto USA – “i tibetani sono stati oggetto di continue discriminazioni, quali, ad esempio, il divieto di soggiornare negli alberghi di alcune grandi città, quali Pechino, Shanghai e Chendu”. Inoltre “Le autorità locali hanno con frequenza esercitato pressioni sui genitori – soprattutto se impiegati governativi o ex membri del Partito - affinché ritirassero i propri figli dai monasteri, dalle scuole private annesse ai monasteri o dalle scuole tibetane in India”. Il documento riferisce inoltre che il personale diplomatico USA in visita nella Regione Autonoma Tibetana è stato costretto a sottostare a numerose restrizioni che hanno limitato la “possibilità di parlare liberamente con le persone residenti nelle aree tibetane”.Il documento riferisce che i ritratti del Dalai Lama e di Gedhun Choekyi Nyima, che il Dalai Lama e la stragrande maggioranza dei tibetani riconosce come XI Panchen Lama, sono stati rimossi dai monasteri e dalle case private. “Le autorità proibiscono perfino che ai bambini venga dato uno dei nomi del Dalai Lama o uno dei nomi figuranti in una lista approvata dal Dalai Lama”. Il Dipartimento di Stato afferma inoltre che le campagne di educazione “patriottica” dei monaci e delle monache sono aumentate e sono diventate una pratica di routine all’interno dei monasteri. “Le autorità obbligano spesso i monaci e le monache a denunciare il Dalai Lama, a studiare testi in cui si tessono gli elogi della leadership del Partito e del sistema socialista e a riconoscere il Panchen Lama insediato dal governo”. A conclusione del rapporto, il governo USA denuncia la persecuzione religiosa e la discriminazione in atto in Tibet e chiede ai leader cinesi di “impegnarsi in un costruttivo dialogo con il Dalai Lama e i suoi rappresentanti in riferimento alle direttive politiche che sono state causa di tensioni per le loro ricadute sia sulla religione, sulla cultura e sullo stile di vita dei tibetani sia sulle condizioni ambientali”.(www.sangye.it)


Gangtok, 19 settembre 2011 (di Kalpit Parajuli ASCA-AFP). Si aggrava il bilancio delle vittime del sisma di magnitudo 6.9 che ha colpito ieri una vasta e remota area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Secondo le cifre ufficiali, sono almeno 53 i morti, di cui 31 nello stato nord orientale indiano del Sikkim, la zona più colpita, mentre altre 9 persone sono rimaste uccise nel crollo di edifici in altri stati. Almeno sei le persone morte in Nepal, tre delle quali uccise dal crollo del muro dell’ambasciata britannica a Kathmandu. Secondo l’agenzia cinese Xinhua,dalla frontiera tra India e Tibet. La scossa è stata avvertita fino a Shigatse. Il terremoto è stato avvertito a più di 1000 chilometri di distanza a ovest a Nuova Delhi e in Bangladesh a est. Difficile il compito dei soccorritori: frane e piogge torrenziali stanno bloccando le principali arterie stradali montane e stanno impedendo agli elicotteri di levarsi in volo per raggiungere la zona dell’epicentro. Le squadre di soccorso a terra, però, stanno tentando di raggiungere la capitale dello stato del Sikkim, Gangtok, mentre più di 5000 soldati sono impegnati a ripristinare i collegamenti. Fonte: ASCA-AFP. Kathmandu (AsiaNews) – Almeno 32 persone sono morte nel terremoto di magnitudo 6.8 Richter che ha colpito ieri una vasta area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Con il passare delle ore, sta emergendo l’entità della devastazione, anche se molte aree nello Stato nord orientale indiano del Sikkim sono ancora isolate a causa delle frane che bloccano le principali arterie montane. Le fonti ufficiali per ora indicano 18 morti in India, sette in Nepal e sette in Tibet. I feriti sarebbero un centinaio, mentre un numero imprecisato di persone sono ancora intrappolate sotto le macerie. I dispersi sono molto numerosi. I media indiani parlano di 50 soldati indiani dispersi durante le operazioni di soccorso, rese difficili dalla forte pioggia caduta ieri sera. L’epicentro del sisma è localizzato a Taplejung sulla frontiera tra il Sikkim e il Nepal, un’area di difficile accesso e con una popolazione sparsa. Sul posto sono stati inviati diversi battaglioni dell’esercito, che hanno soccorso finora 300 persone, tra cui 25 turisti, alcuni dei quali stranieri.In Nepal sono crollate almeno 36 case, e due monasteri, nell’est del Paese. Il terremoto ha creato situazioni di panico: la gente gridava chiedendo soccorso, alcuni si sono feriti gettandosi fuori dalle finestre delle abitazioni. In pochi minuti tutti gli edifici di Kathmandu si sono svuotati. I parlamentari nepalesi stavano discutendo della legge finanziaria del prossimo anno, e sono corsi verso il parcheggio davanti al Parlamento quando hanno avvertito la scossa.
Alcuni di loro sono scappati in pantofole, tenendo le scarpe in mano. Prakash Man Singh, leader del Nepali Congress, vedendo i parlamentari scappare tenendo in mano scarpe e sandali ha commentato: “La vita è importante e la gente non pensa ad altro”. Molti parlamentari hanno lasciato cellulari, laptops, borse e altri oggetti mentre fuggivano all’aperto. Il bilancio dei morti e dei feriti è destinato a crescere. Tre persone sono morte quando è crollato un muro che circonda l’ambasciata britannica. Nel sisma sono rimasti danneggiati due luoghi di importanza storica e culturale per il buddismo: il monastero di Jyalsa, a Salleri, e il monastero di Bikicholing, che si crede sia il più antico del Paese. (www.sangye.it)

 
Numero13 - Settembre 2011
 
Di lui si dice che ”ha 26 anni e allo stesso tempo ne ha 900”: e’ il 17/mo KarMapa, ovvero il capo della corrente del buddismo tibetano denominata Karma Kagyu, la setta ‘del Cappello Nero’, e soprattutto da quando e’ stato visto a Washington a fianco del Dalai Lama, che ha 76 anni e ha da tempo annunciato il suo ritiro, molti lo vedono gia’ come prossimo leader spirituale dei tibetani. Compreso il New York Times, che lo ha intervistato nel suo ritiro americano in un monastero a Woodstock, sottolineando che nell’esilio in India dove entrambi vivono, l’anziano Dalai Lama lo ha preso sotto la sua ala, facendogli da padre e maestro, dopo aver detto che le sue speranze per il futuro del Tibet sono nelle mani dei suoi giovani leader. ”Sua Santità e’ stato molto gentile con me, e’ stato il mio mentore e mi guida…ma io sono solo uno dei tanti”, ha risposto con modestia il giovane Karnapa, il cui vero nome e’ Ogyen Trinley Dorje. Pero’ e’ anche vero che il discepolo da poco ha anche iniziato a parlare di politica. ”Il Tibet e’ in emergenza”, ha detto al Nyt, aggiungendo che ”il governo cinese continua ad essere estremamente restrittivo” nei confronti del popolo del Tibet, dove ”la costruzione di infrastrutture, come strade ponti aeroporti e altro, e l’immigrazione di popolazione dalla Cina centrale minacciano la sopravvivenza della cultura tibetana e l’ecosistema”. E ancora, ha anche definito ”davvero un buon segnale” il fatto che il presidente americano Barack Obama abbia ricevuto il 16 luglio scorso il Dalai Lama.(www.sangue.it)

 
Sfidando apertamente i divieti delle autorità cinesi, nel corso di una cerimonia religiosa alla quale hanno assistito cinquemila tibetani è stato posto sul trono del tempio di Kham Lithang un grande ritratto del Dalai Lama. La cerimonia di “enthronement” del capo spirituale tibetano è avvenuta nel corso della tradizionale festa religiosa del Jang Gonchoe Chemno che, iniziata lo scorso 15 luglio, è proseguita per dieci giorni.
Atruk Tseten, un membro del Parlamento in esilio, ha riferito a Phayul che la cerimonia è stata un momento di grande gioia e di intensa emozione. Giunti da ogni parte del Tibet, i tibetani sono sfilati di fronte al trono lanciando offrendo all’effige di Sua Sanità le rituali sciarpe bianche devozionali. “Molte persone mi hanno detto che, per la prima volta nella loro vita, hanno avuto la sensazione di vedere realmente e per la prima volta il Dalai Lama in persona e di chiedere la sua benedizione” – ha dichiarato Tseten.
Gli organizzatori della cerimonia avevano avvisato con largo anticipo le autorità cinesi dell’intenzione di porre l’immagine del Dalai Lama sul trono del tempio e avevano fatto sapere che non si sarebbero ritenuti responsabili delle reazioni dei tibetani ove fosse stato ostacolato lo svolgersi del rito.
Erano presenti religiosi appartenenti a circa cento monasteri in rappresentanza delle quattro scuole del Buddhismo tibetano e dei Bon. L’invito ad assistere alla cerimonia era stato esteso anche ai monaci del monastero di Ngaba Kirti. (www.sangye.it)

Nel corso di una solenne cerimonia alla quale hanno partecipato il Dalai Lama e il Primo Ministro uscente Samdhong Rinpoche, oltre a migliaia di spettatori e invitati, il dottor Lobsang Sangay ha prestato solenne giuramento di fedeltà alla Carta Costituzionale tibetana divenendo ufficialmente il nuovo Kalon Tripa, leader politico dell’Amministrazione Tibetana. Nel suo primo discorso dopo l’investitura ufficiale, Lobsang Sangay ha dichiarato, tra l’altro, che la sua nomina è in primo luogo frutto dei sacrifici e dell’impegno di generazioni di tibetani dentro e fuori il Tibet e ha precisato che il Dalai Lama ha devoluto il suo potere politico “non solo a me in quanto Kalon Tripa, ma a tutti i tibetani”.
Ha inoltre affermato che la sua elezione dovrebbe dimostrare agli esponenti della linea dura all’interno del governo cinese che la leadership tibetana, lungi dall’indebolirsi, è invece destinata a crescere e a diventare più forte con il passare degli anni: “Siamo qui per rimanerci”. “Dopo sessant’anni di malgoverno, il Tibet oggi non è il paradiso socialista che i governanti cinesi avevano promesso, l’occupazione cinese è una tragedia”, ha proseguito il Kalon Tripa sottolineando che, nonostante la tragedia, i tibetani intendono ribadire alla Cina e al mondo intero la loro fedeltà alla linea della non-violenza, alla ricerca del dialogo e alla politica della Via di Mezzo.“Avendo l’unità, l’innovazione e la fiducia come principi guida di sei milioni di tibetani, la vittoria sarà nostra”, ha dichiarato.  Ricordando che il cammino non sarà facile, Sangay ha chiesto alle nuove generazioni tibetane di sostenere la causa del Tibet con tutto il loro sostegno ed energie. “Il vostro impegno - ha affermato – sarà determinante nello stabilire se il Tibet sopravviverà o diverrà un pezzo da museo”. “E’ arrivato il momento di essere fermamente convinti che siamo tibetani e che possiamo farcela”. “Ai fratelli e alle sorelle all’interno del Tibet dico oggi, con fiducia, che ci riuniremo presto”. (www.sangye.it)

Tutte le monache costrette a fare ritorno ai propri distretti di origine. La polizia voleva fermare la continua crescita della comunità. Sconosciuta la sorte di 85 monaci arrestati in maggio.
Dharamsala (AsiaNews) – Ancora arresti e sfratti per monaci e monache tibetani. Lo scorso 14 agosto la polizia ha fatto sgombrare il monastero femminile di Drepung nella periferia di Lhasa. Secondo fonti locali la comunità aveva continue vocazioni e ciò ha spaventato le autorità che hanno chiuso il monastero e costretto tutte le monache a ritornare nei propri distretti.
Un dissidente tibetano fuggito in India in stretto contatto con la popolazione in Tibet sottolinea che il controllo del governo è asfissiante e “vivere a Lhasa equivale ad essere in prigione”. Chi trasgredisce alle regole viene arrestato o scompare.
A tutt’oggi resta sconosciuta la sorte di 85 monaci monaci dell’ex monastero di Tashi Lhunpu, arrestati in maggio. Dopo la chiusura della loro comunità nel 1995 essi erano riusciti a mantenere una loro dimensione “comunitaria”, aiutandosi l’un l’altro a trovare lavoro come camerieri, commercianti, autisti e sostenendo i più anziani. Nonostante gli appelli delle famiglie, le autorità non vogliono rivelare il luogo e le ragioni della loro detenzione. (www.sangye.it)
 
 
Numero12 - Giugno 2011
 
SYDNEY - Il leader tibetano in esilio Dalai Lama è giunto oggi a Melbourne per una visita di 11 giorni in Australia, in cui terrà conferenze pubbliche e incontrerà leader politici. In programma colloqui con il leader dell'opposizione conservatrice Tony Abbot e dei Verdi Bob Brown, mentre resta improbabile un incontro con la premier laburista Julia Gillard, che come il suo predecessore Kevin Rudd preferisce evitare, secondo gli osservatori, di irritare il regime cinese che lo ha più volte definito "un pericoloso separatista". Al suo arrivo in aeroporto proveniente dalla Nuova Zelanda, il Dalai Lama è stato accolto da una folla di sostenitori, molti dei quali indossavano costumi tradizionali tibetani o abiti monacali buddisti. Imponenti le misure di sicurezza. Gli organizzatori della visita informano che il 75/enne leader buddista è stato invitato a incontrare coloro che hanno perduto familiari nei disastri naturali, vaste inondazioni e cicloni tropicali, che hanno colpito all'inizio dell'anno il nordest dell'Australia. E' l'ottava visita del Dalai Lama in Australia e l'ultima prima del suo annunciato ritiro dal ruolo di leader politico di fatto dei tibetani, per concentrarsi sugli affari spirituali. (www.ansa.it)
 
Numero11 - Maggio 2011
 
"Le porte del Tibet per il Dalai Lama sono sempre aperte, se vuole ritornare in Cina". Parole di Padma Choling, presidente della Regione Autonoma Tibetana, che stamattina ha parlato nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Pechino. "Dipende dal Dalai Lama stesso - ha aggiunto - se vuole tornare o no, le porte sono aperte e lui conosce la posizione del governo centrale".

Secondo Padma Choling, il governo tibetano in esilio a Dharamsala - in India - non sarebbe altro che un'"organizzazione illegale", con la quale non sono ammessi contatti né colloqui. L'unico governo legittimo del Tibet sarebbe quello guidato da Choling, che ha invitato gli altri paesi del mondo a non riconoscere quello in esilio. Parlando del Dalai Lama, il leader cinese ha dichiarato: "Se si ritiri o no, non gli è permesso di sabotare la vita felice dei tibetani. Io sono il presidente del governo regionale, sono solo io nella posizione di salvaguardarli".

Il presidente della regione tibetana ritiene che il Dalai Lama non abbia fatto nulla di buono per il suo popolo da quando ha lasciato il Paese nel 1959, e ha spiegato che se in futuro ci saranno colloqui tra il governo cinese e il Dalai Lama, non riguarderanno comunque il governo in esilio.

 

L'assemblea tibetana in esilio, riunita nella città indiana di Dharamsala, ha proposto di assegnare al Dalai Lama il ruolo di "capo dello stato protocollare", nell'ambito degli incontri svolti per apportare alcuni emendamenti alla Carta costituzionale, tra cui l'introduzione di un nuovo preambolo. "La gente è pronta per una nuova leadership e capisce l'importanza di prendere decisioni cruciali", queste le parole dell'attuale primo ministro tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche.

Secondo quanto riferisce il sito Phayul, la decisione, giunta dopo quattro giorni di lavori, sarebbe stata presa all'unanimità dai 418 delegati tibetani, riuniti in dieci comitati e provenienti da tutto il mondo. Intervenendo a una conferenza stampa lo stesso portavoce dell'assemblea, Penpa Tsering, ha dichiarato: "Chiederemo a sua santità di assumere il ruolo di capo cerimoniale di Stato", preannunciando dunque l'incontro che si svolgerà oggi, durante il quale verranno sottoposti al Dalai Lama gli emendamenti avanzati sulla devoluzione di poteri a organismi democraticamente eletti.

 
 
Numero10 - Aprile 2011
 
(www.peacereporter.net) - Il Dalai Lama, intervenuto ieri in una conferenza stampa nel New Jersey, ha espresso tristezza per l'eliminazione del capo di al-Qaeda Osama Bin Laden, ucciso durante il blitz statunitense nella sua residenza pakistana. "Un'azione sbagliata, come quando Saddam Hussein venne impiccato nel 2006. Mi sento molto triste", ha dichiarato il capo spirituale, contraddicendo quanto espresso la scorsa settimana a Los Angeles. Il governo tibetano è intervenuto a riguardo per chiarire la posizione del Dalai Lama, affermando che sua intenzione è distinguere "tra l'azione e l'attore".
Il capo tibetano, impegnato in un ciclo di conferenze negli Stati Uniti, si è anche pronunciato riguardo le negoziazioni in corso tra Cina e Tibet, "finora prive di risultati positivi", e ha espresso la necessità di affrontare il problema "prima o poi", ribadendo che il suo popolo "non chiede indipendenza, bensì autonomia".
Intanto il governo tibetano in esilio ha fatto sapere di voler trovare un successore prima che il Dalai Lama muoia, al fine di eludere la possibilità di una scelta cinese. Il capo buddhista non mostra però la stessa apprensione e a riguardo ha detto: "Non c'è fretta".


 
 
Numero 9 - Aprile 2011
 
È morto Sai Baba, il guru che stregò l'Italia.
MILANO - È morto il religioso indiano Sathya Sai Baba, considerato da milioni di fedeli una divinità vivente. L
o rende noto il dottor A.N. Safaya, secondo cui il religioso, nato nel 1926, si è spento dopo che da oltre una settimana non respirava più autonomamente ed era sottoposto a dialisi nell'Istituto di scienze mediche Sri Sathya Sai. Secondo un bollettino medico dell'ospedale appartenente alla fondazione che porta il suo nome e dove era ricoverato da 27 giorni, Sai Baba è morto alle 7.40 ora indiana (4.10 in Italia) per collasso cardiocircolatorio. Le donne che vendevano ghirlande di calendula fuori dall'ashram, nel villaggio di Puttaparthy, nello stato indiano meridionale di Andhra Pradesh, sono scoppiate in lacrime. I seguaci di Sathya Sai Baba hanno iniziato a recarsi nel complesso sacro dove si terrà fino a martedì la camera ardente del religioso. Sathya Sai Baba aveva 85 anni e milioni di seguaci, con ashram (una sorta di comunità religiosa) in più 126 Paesi in tutto il mondo.

Pomaia- 24 aprile 2011 - Preghiere per la lunga vita di Lama Zopa Rinpoche - Cari amici,
in Australia a Bendigo, dove stava dando insegnamenti, Lama Zopa Rinpoche è stato colto da un ictus causato da una trombosi, al momento è ricoverato in ospedale dove lo staff medico sta monitorando la situazione.
Il malore ha causato la perdita temporanea della mobilità nella parte destra del corpo inclusa la lingua, quindi Rinpoche ha difficoltà a parlare e a deglutire e comunica tramite un iPad.
Il Dalai Lama è stato informato della situazione e i Lama del monastero di Kopan stanno facendo puje per Rinpoche.
Il ven Rojer che ha dato la notizia fa sapere che, nonostante le serie condizioni di salute, Rinpoche non ha perso il buon umore e continua a fare le sue preghiere rivolto a un altare allestito nella camera dell'ospedale.
Tutti i centri sono stati invitati a pregare insieme per la salute di Rinpoche e, in particolare, a organizzare Puje estese al Buddha della Medicina e recitazioni del mantra delle divinità di lunga vita (Tara Bianca e Buddha Amitayus).
All'Istituto Lama Tzong Khapa sono iniziate le preghiere e per questa sera alle 20.30 è prevista una Puja al Buddha della Medicina, siete invitati a partecipare: è molto importante che tutti facciamo delle preghiere per Rinpoche.


 
 
Numero 8 - Aprile 2011
 
 
11 aprile 2011. Europa e Stati Uniti chiedono alla Cina l’immediato rilascio dell’artista cinese Ai Weiwei (nella foto), noto critico del Partito comunista, scomparso dal 3 aprile quando fu prelevato e portato via dalla polizia mentre si stava per imbarcare su un volo per Hong Kong. Intanto le autorità proseguono gli arresti di dissidenti, ormai detenuti a centinaia anche se meno famosi e spesso ignorati dall’Occidente.
Ai Weiwei è un famoso artista e architetto. Nato nell’agosto 1957, si è diplomato all'Accademia del Cinema e si è poi dedicato alla pittura. Sua è l'idea dello Stadio Nazionale di Pechino, denominato “Nido d’Uccello”, impianto-simbolo delle Olimpiadi 2008. Le sue opere sono state esposte nelle gallerie d’arte e nelle mostre di tutto il mondo, anche in Italia: nel 1999, Ai ha partecipato alla Biennale di Venezia.
Negli ultimi anni è diventato un critico aperto del Partito comunista e del governo. Ha raccolto prove sulle cause del collasso delle scuole nel terremoto del Sichuan e sul numero degli scolari morti, questioni “sgradite” alle autorità. Nel gennaio 2011 il suo studio a Shanghai è stato demolito. Perquisito lo studio, sequestrato il computer, interrogati amici e collaboratori. Nel dicembre 2010 gli è stato impedito di lasciare la Cina poco prima della cerimonia a Oslo per la consegna del premio Nobel della Pace assegnato al dissidente Liu Xiaobo. Il 24 febbraio Ai ha scritto nella sua pagina Twitter: “All’inizio non ho dato importanza alle “Proteste del Gelsomino”, ma poi, grazie alle prese di posizione di quanti le considerano pericolose, ho capito che il “gelsomino” li terrorizza”.
Il suo arresto ha suscitato proteste internazionali e il ministero degli Esteri cinese, dopo giorni di imbarazzato silenzio, il 7 aprile ha risposto che Ai è “sotto indagine per reati economici”, senza meglio spiegare. “La Cina – ha insistito il portavoce del ministero – è uno Stato di diritto… gli altri Paesi non hanno diritto di interferire”.
Markus Ederer, ambasciatore dell’Unione europea in Cina, ha espresso preoccupazione per l’arresto di Ai e ha invitato le autorità cinesi “a non attuare in nessun caso detenzioni arbitrarie”. William Hague, Segretario britannico agli Esteri, ne ha richiesto “l’immediato rilascio” e ha richiamato Pechino al rispetto delle leggi e dei diritti umani quali “prerequisiti essenziali” per la stabilità e la prosperità sociale. Per l’arresto di Ai ha pure espresso “grande preoccupazione” Guido Westerwelle, ministro tedesco agli Esteri. Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha chiesto a sua vola “l’immediata liberazione” di Ai e ha lamentato che nel Paese è in atto “una serie di sparizioni forzate, detenzioni extralegali, arresti e detenzioni di attivisti per i diritti perché hanno esercitato i loro diritti umani riconosciuti internazionalmente”.
La Cina prosegue gli arresti e le condanne ai lavori forzati di attivisti per i diritti umani e dissidenti, alcuni dei quali poco conosciuti in occidente. Il giorno 8 aprile il gruppo Chinese Human Rights Defenders ha denunciato la condanna dell’attivista di Pechino Wei Qiang a 2 anni di rieducazione attraverso il lavoro, veri lavori forzati ai quali si può essere mandati con una semplice decisione amministrativa, senza processo e senza avere un avvocato. Wei è stato arrestato il 25 febbraio per avere partecipato a una “protesta illegale”, generica denominazione attribuita a Pechino ai pacifici assembramenti convocati da ignoti tramite internet per protestare contro la corruzione e chiedere riforme democratiche.
Si ignora la sorte di Ni Yulan e di suo marito Dong Jiqin, arrestati in un albergo dove vivono dopo la demolizione illegale della loro abitazione di Pechino. L’albergo, è diventato un punto di ritrovo per attivisti e legali che difendono i diritti umani e civili e da tempo la polizia chiede al proprietario di togliere alla coppia elettricità, acqua e collegamento internet, per costringerla a sloggiare.
Fonti: Asia News - Phayul

Dharamsala, 7 aprile 2011. Un monaco tibetano (nella foto) che era stato duramente picchiato e torturato dalla polizia cinese per il suo ruolo nella pacifica manifestazione di protesta avvenuta nel monastero di Labrang Tashikyil, nel nord-est del Tibet, nel 2008, è morto in seguito alle ferite e alle conseguenze di quelle percosse. Lo riferisce il governo tibetano in esilio, spiegando che la morte è avvenuta lo scorso 3 aprile ma se ne è avuta notizia solo ieri.
Jamyang Jinpa, 37 anni, era stato tra quei monaci del monastero di Labrang Tashikhyil, che il 9 aprile 2008 aveva parlato apertamente a un gruppo di giornalisti stranieri, in Tibet su invito delle autorità cinesi, della soppressione dei diritti umani e della libertà religiosa, sfidando le forze di sicurezza. Dopo la loro protesta in quel giorno, quasi tutti i monaci andarono a nascondersi per sfuggire alla repressione. Jinpa fu tra i pochi a scegliere di rimanere nel monastero.
La polizia cinese da allora ha fatto ripetutamente irruzione nella sua stanza, torturandolo brutalmente fino a ridurlo quasi in punto di morte. Gli ha rotto le mani e le gambe, picchiandolo di continuo per oltre dieci giorni, per poi affidarlo alla sua famiglia. Da allora, e per gli ultimi tre anni, i suoi vecchi genitori, Lobsang e Tselo, hanno fatto del loro meglio per dargli cure mediche fino allo scorso tre aprile quando il monaco è deceduto. Jinpa era molto conosciuto nel monastero in quanto lavorava come guida per gli stranieri essendo uno dei pochi a parlare anche un po’ di inglese.
Jamyang aveva studiato per tre anni al Tibetan Children’s Village di Suja, in India, e aveva poi fatto ritorno in Tibet per proseguire i suoi studi religiosi al monastero di Labrang Tashikhyil.
Nei giorni della sollevazione del 2008, a Lhasa un altro gruppo di monaci ebbe il coraggio di protestare di fronte a un gruppo di giornalisti ammessi in visita “guidata” in Tibet, i primi dopo l’espulsione dal paese di tutti i media stranieri in seguito all’esplosione della rivolta. Il fatto avvenne il 26 marzo, di fronte al tempio del Jokhang. Le immagini di quell’episodio sono visibili al sito:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/7315895.stm

 
 
Numero 7 - Aprile 2011
23 Marzo - In India e in tutto il mondo i tibetani si sono recati oggi alle urne per eleggere il nuovo Primo Ministro e i nuovi membri del loro Parlamento in esilio. A Dharamsala e nei suoi dintorni, migliaia di tibetani, inclusi monaci e monache, hanno fatto la coda davanti ai dieci seggi elettorali per esprimere il proprio voto. Queste elezioni sono ritenute di grande significato sia politico sia emotivo in quanto cadono proprio all’indomani della rinuncia del Dalai Lama alla guida politica del popolo tibetano, ritenuto leader indiscusso dalla stragrande maggioranza dei tibetani.
Tre i candidati, usciti vincitori dalle elezioni preliminari, che si contendono il titolo di Primo Ministro: il dottor Lobsang Sangay (43 anni), Tenzin Namgyal Tethong (62 anni) e il parlamentare uscente Tashi Wangdi (64 anni). Lobsang Sangay è il candidato che nelle elezioni preliminari ha ottenuto il maggior numero di preferenze con uno scarto di oltre 10.000 voti su Tenzin Namgyal Tethong, secondo nella graduatoria.Parlando di giornalisti dopo aver votato presso il seggio allestito al principale tempio di Dharamsala, Sangay ha affermato che, indipendentemente dai risultati che usciranno dalle urne, continuerà a considerare il Dalai Lama il suo leader.
Alle elezioni preliminari, tenutesi il 3 ottobre 2010, hanno votato poco più di 47.000 aventi diritto (circa il 61%) su un totale di 79.449 iscritti al registro dei votanti. Alle odierne elezioni generali gli aventi diritto al voto sono oltre 82.000, avendo la Commissione Elettorale prolungato i tempi di iscrizione al registro dei votanti per consentire a un maggior numero di persone la possibilità di candidarsi e di votare. Dei 150.000 tibetani in esilio, circa 90.000 hanno compiuto i 18 anni e hanno quindi diritto al voto.
Il Presidente della Commissione Elettorale, Jamphel Choesand, ha reso noto che le votazioni si sono svolte senza incidenti e che i risultati saranno resi noti il 27 aprile 2011.
Fonte: Phayul http://www.italiatibet.org/index.php?option=com_content&view=article&id=593:i-tibetani-al-voto-per-eleggere-i-nuovi-leader&catid=33:notizie&Itemid=50
 

Il Parlamento tibetano in esilio ha accettato ufficialmente la volontà del Dalai Lama di dimettersi da capo politico della comunità e ha deciso di modificare la Costituzione tibetana per introdurre gli emendamenti necessari alla devoluzione dei poteri del leader tibetano a un rappresentante eletto. Secondo quanto ha annunciato il primo ministro Samdong Rinpoche, “a breve sarà costituito un comitato per introdurre gli emendamenti”. Di questo comitato faranno parte membri sia del governo sia del Parlamento. I parlamentari tibetani si sono impegnati a trovare una soluzione al problema della transizione entro il mese di maggio, prima della scadenza del loro mandato e di quello del governo. Il comitato lavorerà in concerto con esperti in materia di diritto e costituzionalisti e presenterà al Parlamento la bozza degli emendamenti entro l’11 aprile. Nella terza settimana di maggio sarà inoltre indetto un “Secondo Incontro Generale” per definire le modalità attraverso le quali rendere possibile, all’interno della Costituzione tibetana, l’assegnazione al Dalai Lama di uno speciale ruolo di guida simbolica dei tibetani. I risultati finali saranno resi noti nel corso di una “Sessione Speciale”, la cui data non è stata ancora fissata.

Fonti: Phayul – Tribune India – Agenzie, http://www.italiatibet.org/index.php?option=com_content&view=article&id=596:il-parlamento-tibetano-accetta-le-dimissioni-del-dalai-lama&catid=33:notizie&Itemid=50 .

 
Numero 6 - Marzo 2011

E’ ufficiale, meditare fa bene; di Paola Emilia Cicerone, L’Espresso 14 feb 2011.
Rafforza il sistema immunitario, previene le malattie, combatte la depressione e attiva il cervello. Non lo dice qualche guru New Age, ma una ricerca dell’università di San Francisco sul cromosoma.
Forse non ci salverà l’anima, ma promette di allungarci la vita e modificare i geni responsabili di molte malattie. La new age non c’entra. A essere sotto esame oggi sono i benefici molto terreni che si possono ottenere con l’antica pratica della meditazione. Lo dimostra, innanzitutto, uno studio realizzato dall’Università di San Francisco che mette d’accordo scienza e tradizione, visto che può contare sull’endorsement del Dalai Lama e di Elisabeth Blackburn, premio Nobel per la medicina nel 2009 per i suoi studi sui telomeri, i cappucci di materiale genetico posti in cima ai cromosomi la cui lunghezza è collegata all’invecchiamento.
Ed è proprio sui telomeri che agisce la meditazione: i ricercatori hanno ingaggiato un maestro e gli hanno chiesto di insegnare la pratica a dei volontari; il protocollo prevedeva due sessioni di gruppo e sei ore di meditazione individuale al giorno per tre mesi. Alla fine, coloro che avevano seguito le indicazioni del maestro avevano un livello di telomerasi (l’enzima che ricostruisce i telomeri quando questi si accorciano) del 30 per cento superiore a quello misurato in 30 volontari sani e simili per età, sesso e condizioni di salute.
Come ricordano gli autori su “Psychoneuroendocrinology”, la misurazione della telomerasi è un indice certo e assai preciso, e lo studio mostra che l’antica pratica orientale rallenta di fatto il processo di invecchiamento. E lo fa agendo sul cervello dove induce reazioni capaci di aiutare a gestire lo stress e a capitalizzare le sensazioni di benessere. Tanto che alcuni ricercatori sostengono che la meditazione attivi una naturale tendenza del nostro organismo al rilassamento, insomma l’esatto opposto della classica reazione alla base del meccanismo dello stress, che, invece, accorcia la vita.
Una ulteriore conferma arriva da uno studio realizzato in collaborazione dal Massachusetts General Hospital e dal centro di genomica del Beth Israel Deaconess Medical Center, che mostra come la meditazione modifichi l’attività di geni collegati con l’infiammazione, la morte cellulare e il controllo dei radicali liberi responsabili di molti danni al Dna. E quindi, ancora una volta a rallentare l’invecchiamento, e a farlo con una rapidità insospettabile per una pratica così “soft”: due mesi di pratica bastano a modificare circa 1.500 geni. “Abbiamo visto che agire sull’attività della mente può alterare il modo in cui il nostro organismo attiva istruzioni genetiche fondamentali”, spiega Herbert Benson, uno dei responsabili della ricerca.
Mentre genetisti e biologi molecolari indagano come è possibile che la meditazione allunghi la vita, molte altre conoscenze si accumulano su come, d’altro canto, possa modificare la struttura del nostro cervello. “Abbiamo visto che diverse pratiche di meditazione attivano aree diverse nel cervello”, spiega Antonino Raffone del dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza. Lo conferma uno studio da poco pubblicato su “Brain Research Bulletin” e nato da una collaborazione tra Raffone e Antonietta Manna, ricercatrice all’Itab di Chieti. Studi successivi, di cui sono già disponibili i primi risultati, confermano gli effetti della meditazione sulla plasticità del cervello. “Sappiamo che poche settimane di meditazione bastano ad ottenere cambiamenti importanti”, spiega Raffone, “con altrettanti importanti benefici: contribuisce a sviluppare aree della corteccia cerebrale legate all’attenzione e all’elaborazione visiva e uditiva”. Insomma ci aiuta a essere più attenti all’ambiente che ci circonda, rafforzando la plasticità cerebrale e riducendo i danni legati all’età. E non c’è bisogno di ritirarsi in un monastero: un recente studio dell’università di Wake Forest a Winston-Salem mostra che quattro giorni di pratica meditativa possono essere sufficienti a renderci più lucidi e attenti.
Diversi studi mostrano con chiarezza che la meditazione riesce a modulare l’attività del sistema immunitario. Come spiega Francesco Bottaccioli, presidente onorario della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia e autore di “Mente Inquieta”, manuale di meditazione edito da Tecniche Nuove: “La meditazione mette l’organismo in condizione di reagire con efficacia alle aggressioni, ma evitando pericolosi eccessi di infiammazione”. Lo conferma uno studio su donne malate di tumore al seno pubblicato dalla rivista “Brain Behaviour and Immunity”: si è visto che le donne che avevano imparato a meditare avevano livelli di cortisolo decisamente più bassi delle altre e riuscivano a recuperare in breve tempo un profilo immunitario analogo a quello di una persona sana. Altri studi mostrano che la meditazione aiuta i malati di cancro a tenere sotto controllo ansia e stress. In particolare, un gruppo di ricercatori dell’università del Wisconsin ha preso in esame 43 studi, arrivando alla conclusione che la meditazione può aiutare a i malati di cancro a combattere l’insonnia ma anche la cosiddetta “fatigue”, la spossatezza che è un effetto collaterale di molte terapie.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-ufficiale-meditare-fa-bene/2144538/12, che si ringrazia.

 


Il parlamento deve approvare un emendamento costituzionale che consenta al Dalai Lama di rinunciare al ruolo di capo politico. Ma nel parlamento prevalgono le voci contrarie. E’ problema decisivo anche per decidere la futura linea politica verso Pechino: richiesta di più autonomia o d’indipendenza. Il parlamento tibetano in esilio è incerto se accettare la rinuncia del Dalai Lama da capo politico dei tibetani. Ieri, in una sentita discussione in corso a Dharamsala (India), sede del governo tibetano in esilio, 11 dei 14 parlamentari intervenuti a parlare (su 43 membri) si sono detti contrari all’emendamento costituzionale necessario per consentire la rinuncia. Il parlamentare Ugen Topqyal ha affermato che “la popolazione tibetana non è d’accordo con la decisione di Sua Santità. Mi dimetterò se c’è una proposta di [approvare questo] cambiamento”. Tre parlamentari hanno proposto un referendum tra i 200mila tibetani esiliati. Una proposta intermedia prevede che il Dalai Lama conservi il suo ruolo, ma che siano attribuite maggiori responsabilità al parlamento. Si prospetta una soluzione di compromesso. Il 14 marzo lo stesso Dalai Lama ha detto al parlamento che il movimento dei tibetani in esilio non è ancora abbastanza maturo per scegliere in modo diretto il leader. La settimana scorsa il 75enne leader tibetano ha annunciato di voler rinunciare al ruolo di capo politico del governo tibetano e di voler proporre un emendamento perché i tibetani siano guidati dal primo ministro eletto. L’emendamento dovrebbe essere votato questa settimana, prima delle elezioni politiche. Il Dalai Lama, leader politico e spirituale dei tibetani, è scelto in base a un complesso rituale. Nel 1995 il Dalai Lama indicò il nuovo Panchen Lama in Gedhun Choekyi Nyima, un bambino di 6 anni. Tuttavia Pechino ha rapito il Panchen Lama (di cui dal 1995 non si hanno notizie) e ha scelto un proprio Panchen Lama, Gyaincain Norbu, secondo una diversa interpretazione del rituale. Il Panchen Lama, numero 2 del Tibet, ha anche il compito di scegliere il nuovo Dalai Lama. Pechino ha più volte affermato che tale scelta spetta al governo cinese. Anche per questo l’attuale Dalai Lama ha suggerito che il prossimo leader spirituale potrebbe essere scelto non con gli antichi rituali ma con un voto. Oltre che risolvere il problema della sua successione, il Dalai Lama vuole così togliere a Pechino la possibilità di attaccarlo come capo politico, anche nell’affermata speranza di poter tornare nella sua terra, da cui è in esilio dal 1959. Ma il problema è anche che il movimento tibetano è diviso, tra chi chiede solo una maggior autonomia dalla Cina e chi vuole la completa indipendenza. Il premier tibetano Samdhong Rinpoche ha detto ieri che il parlamento affronta questa proposta di cambiamento “con cuore pesante”. Già in precedenza il Dalai Lama aveva chiesto di rinunciare alle sue responsabilità politiche, ma il parlamento aveva sempre respinto la richiesta. (AsiaNews)


 

 
Numero 5 - Marzo 2011
 
Battaglia per la successione al Dalai Lama. Pechino vara una legge: “Deve nascere in Cina”. Il regime comunista sfodera per la prima volta l’arma del diritto nella controversia sull’erede del premio Nobel per la pace. Un modo per impedire che possa essere scelta una “reincarnazione” nata e residente all’estero, magari in India. Il Dalai Lama afferma di essere prossimo alla “pensione” e tra Pechino e Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, è braccio di ferro per la successione. Da anni la Cina tenta di assumere il potere di nominare l’erede dell’attuale guida spirituale dei buddisti, completando così la conquista politica e culturale del Tibet. E’ una guerra che coinvolge anche l’Occidente, Stati Uniti in testa, combattuta a colpi di sequestri di persona, designazioni unilaterali e promozione di monaci lamaisti a leader del partito comunista. Ma ora, a poche settimane dall’annunciato ritiro di Tenzin Gyatso, 75 anni, XIV Dalai Lama e premio Nobel per la pace, Pechino sfodera per la prima volta l’arma del diritto. L’amministrazione statale per gli affari religiosi, una sorta di ministero che controlla la gestione delle diverse confessioni, ha annunciato il varo di una legge che fissa i criteri per una “legittima reincarnazione di Buddha”.
Secondo Pechino il successore del Dalai Lama non potrà reincarnarsi in un territorio diverso da quello cinese. Le autorità comuniste, storicamente atee, stabiliscono cioè che d’ora in poi la guida spirituale dei buddisti non potrà che nascere in Cina, ossia sotto il controllo dei funzionari dello Stato. L’attuale Dalai Lama, nelle scorse settimane, aveva confermato invece che il suo successore non si sarebbe più reincarnato in Tibet, territorio cinese dopo l’invasione del 1959, fino a quando la regione e le altre storicamente tibetane saranno sotto il dominio di Pechino.
Se il Dalai Lama aveva sbarrato la strada all’ascesa al potere dell’attuale Panchem Lama, scelto e protetto dai funzionari comunisti, la Cina blocca ora per legge l’opportunità che alla morte del Dalai Lama, o dopo un’inedita abdicazione, la sua reincarnazione possa avere luogo in un bambino nato e residente all’estero, magari in India, senza il via libera delle autorità cinesi.
La “guerra della reincarnazione” buddista è sempre stata delicata. Per secoli i baby-pretendenti al trono del Potala, a Lhasa, hanno corso il pericolo di essere assassinati dai clan dei rivali e in molti casi ciò è avvenuto. Nel 1995, dopo che il Dalai Lama aveva individuato in un bambino tibetano la reincarnazione dell’undicesimo Panchem Lama, ossia del numero due della gerarchia lamaista, il prescelto è misteriosamente scomparso e Pechino ha insediato un proprio candidato al suo posto. Anche l’attuale Karmapa Lama, fuggito rocambolescamente dalla Cina nel 2000 e rifugiato a Dharamsala, pur essendo nato e cresciuto in Tibet conta almeno due contendenti all’eredità di Tenzin Gyatso. L’India, per scongiurare il rischio di scontri tra gruppi di esuli tibetani, impedisce che i pretendenti alla successione del Dalai Lama possano raggiungere il monastero dove è custodito un copricapo nero, simbolo dell’autorità lamaista.
La lotta per la guida spirituale dei buddisti non si limita alla “cinesizzazione per legge” della reincarnazione del Dalai Lama, pretesa da Pechino. Uno scandalo finanziario, che vedrebbe coinvolti i servizi segreti cinesi, scuote da giorni i tibetani in esilio in India. Una montagna di denaro contante, poco meno di due milioni di dollari, è stata trovata dalla polizia indiana nella stanza del Karmapa Lama, poco fuori Dharamsala. Gli agenti sono arrivati al braccio destro di Tenzin Gyatso dopo aver rinvenuto “casualmente” in un’auto una borsa con duecentomila dollari in valuta indiana. Tra i soldi custoditi dal Karmapa Lama ci sarebbero stati anche centomila dollari in yuan, la divisa cinese. Sono così tornate ad esplodere, nonostante le smentite di Pechino, le voci secondo cui il Karmapa Lama è in realtà una spia inviata a Dharamsala dai cinesi. Secondo il Dalai Lama, che difende il suo vice, il denaro è frutto invece delle donazioni dei fedeli, molti dei quali inviano offerte dal Tibet e da altre regioni della Cina.
Tra leggi sulla reincarnazione e spy story, la successione per la leadership buddista si infiamma. L’unica cosa certa è che quando finirà il regno del XIV Dalai Lama, il passaggio di consegne non sarà indolore.
La Repubblica 23.02.11, di GIAMPAOLO VISETTI
Numero 4 - Febbraio 2011

TAKTSER (TIBET) Se il Dalai Lama facesse ritorno nel villaggio dove è nato il 6 luglio 1935, quinto giorno del quinto mese dell’ Anno lunare del Cinghiale, non si accorgerebbe di essere, dopo 52 anni di esilio, finalmente a casa. Taktser, che i cartelli stradali cinesi chiamano Hong’ Ai, è stato raso al suolo. I funzionari della contea di Ping’ An, nel cuore dell’Amdo tibetano, che l’etnia “han” indica nella regione del Qinghai, hanno ricostruito le 54 case del paese in sedici mesi. Un’impresa, a 2.700 metri di quota, sull’altopiano ghiacciato dell’Himalaya. Per ordine di Pechino, ogni famiglia ha dovuto abbattere la propria dimora antica, fatta di pietre, fango e legno. Ognuno ha ricevuto l’equivalente di duemila euro, il reddito di vent’anni per chi possiede un ettaro e mezzo di terra a orzo e una decina di yak, per edificare una struttura moderna. I compaesani del Dalai Lama trascorrono ora stupiti il primo inverno dentro villette tutte uguali, fatte di mattoni, dipinte di bianco e di rosa. Taktser è la copia di una periferia americana incollata tra sabbiosi dirupi tibetani e i clan del popolo khampa salgono in mulo da Tongren, Sining e Shihuiyao
a dare un’ occhiata come se fosse un sogno prossimo a svanire. Loro continuano a vivere nelle baraccopoli affumicate pericolanti che distinguono le povere valli montuose della Cina occidentale. Qui invece, al termine di sei chilometri di salita tra pascoli e foreste bruciati da un inverno senza neve, la mulattiera bianca finisce e si inizia a camminare su un asfalto nero e soffice. Il governo cinese, per cancellare e rifondare la culla del suo primo nemico, non ha badato a spese. Con trecentomila euro, che nel Tibet storico conservano un valore, ha ridisegnato le strade, scavato le fognature, portato l’ acqua e collegato l’elettricità. Manca solo internet, ma il capo in persona del partito comunista di Shihuiyao ha regalato a tutti la porta, il cancello e il recinto delle proprietà. I trecento contadini dispongono addirittura di un water di famiglia nel cortile, con acqua corrente e vista straordinaria sul monastero di Kharma Rolpai Dorje, sotto la vetta di ghiaccio dell’ Ami-Chiri. I vecchi continuano però ad accovacciarsi altrove, pensano che il wc in porcellana rappresenti un trono e ci passano ore soddisfatte, imbottiti di pelli e di lana, ad ascoltare la radio, o recitando le preghiere. Anche la casa natale del Dalai Lama è stata rifatta dal governo cinese. La ristrutturazione si è appena conclusa e l’ex scuola, trasformata in fattoria dal nonno di Sua Santità, ha riaperto come museo. Di originale ha conservato la fascia esterna del tetto, in tegole di ceramica turchese, il pollaio e il palo piantato al centro della corte quadrata, dove sventolano i drappi votivi. I vicini assicurano che anche il portone di noce, pur appena piallato, è quello di sempre. Il restoè una scarna esposizione di vecchie fotografie di famiglia, organizzata sull’ unico piano fronte strada e sorvegliata da una pagoda cinese eretta poco lontano. La stanza dove è nato Lhamo Dhondrub, al quale nel 1940 fu assegnato il nome iniziatico di Tenzin Gyatso, è spoglia, pulita e impregnata dell’ odore chimico della tintura fresca. Un “chorten” dorato affianca il letto, che potrebbe essere appena uscito dall’ Ikea, e introduce alla cappella occupata dal Trono del Leone. L’ atmosfera non è mistica e pare dettata dall’ aspirazione a un turismo residuale. Gongpo Tashi, 64 anni, nipote del Dalai Lama e assunto dallo Stato come custode, quando avvista un visitatore fa partire le invocazioni registrate dei lama dell’ ordine Gelugpa, fornite dal monastero di Kumbum. Un bambino del paese, travestito da monaco, è incaricato di muovere i “katag”, le sciarpe bianche delle cerimonie di benvenuto. È un’ imitazione di casa natale, se pure edificata sul luogo dell’ autentica abbattuta nel 2008, ideata per storicizzare uno scontro che Pechino pretende così di presentare come concluso. L’ irriconoscibile Taktser tibetano, ridotto nel cinesizzato Hong’ Ai hollywoodiano, è una rappresentazione politica allestita per raccontare una vicenda che si interrompe nel 1939. Villaggio e casa-museo, gli ex contadini pagati dalla propaganda per mettere in scena la recita del nuovo Tibet ammaliato dalla modernizzazione cinese, narrano la vita del Dalai Lama fino all’ età di quattro anni. (di Giampaolo Visetti, la Repubblica, 01 febbraio 2011)

Investito da un Suv in autostrada in Florida durante i ‘500 km per il Tibet’. E’ morto mentre marciava per la pace, su un’autostrada buia della Florida: il nipote del Dalai Lama, Jigme K.Norbu, che viveva a Bloomington, Indiana: faceva parte di un gruppo, Ambasciatori di Pace nel Mondo che si batte per i diritti tibetani. All’Afp il segretario del leader spirituale, Chhime Rigzing, ha detto: ‘Abbiamo ricevuto oggi la notizia. Il Dalai Lama è rattristato per l’accaduto e abbiamo chiesto a Sua Santità di ricordare Norbu nelle sue preghiere‘. Dopo aver appreso della morte del nipote, il Dalai Lama si è detto rattristato. Norbu, figlio del fratello maggiore del Dalai, aveva fatto simili marce anche in passato, tra cui la 1000km dall’Indiana a New York nel 2009. Quella iniziata ieri era per ricordare il 50° anniversario della rivolta tibetana fallita, che portò alla fuga in India del Dalai Lama. È stato investito da un Suv che non lo ha notato mentre stava camminando sulla linea bianca nella stessa direzione del traffico sul lato sud della statale tra St Augustine e West Palm Beach, mentre aveva da poco cominciato i suoi “500km per il Tibet”, una marcia iniziata il giorno di San Valentino da S. Agostino a West Palm Beach, la ‘Marcia per il Tibet’: era solo a pochi minuti dal termine della prima tappa della sua passeggiata quando è stato colpito. Jigme Norbu, attivista e nipote del Dalai Lama, secondo la CNN è rimasto ucciso lungo la State Road A1A in Flagler County, una strada costiera della Florida, durante uno dei suoi lunghi percorsi di trekking per far conoscere al mondo la lotta per l’indipendenza del Tibet dalla Cina. Padre di tre bambini, aveva 45 anni. Alla guida del Suv che ha colpito il 45enne nipote della guida spirituale del Tibet, R. O’Dell di 31 anni di Palm Coast, che aveva in auto anche il figlio di cinque anni. Norbu era figlio del defunto fratello del Dalai Lama, Taktser Rinpoche http://en.wikipedia.org/wiki/Thupten_Jigme_Norbu conosciuto anche come Thupten Jigme Norbu, fratello maggiore del Dalai Lama. (www.sangye.it)
 
Numero 3 - Febbraio 2011

(www.sangye.it)Migliaia di persone marciano a sostegno della terza carica spirituale del buddismo tibetano, rifiutando fermamente l’accusa che “è una spia di Pechino”. Il deciso sostegno della popolazione e del governo in esilio dopo il raid che ha trovato delle offerte in moneta cinese nel monastero dove vive. Il Dalai Lama ha in proposito dichiarato: “Il Karmapa ha molti devoti, anche dalla Cina. Naturalmente può aver ricevuto delle donazioni. Ci possono essere state delle negligenze. E’ ora meglio fare una indagine approfondita“.Riportiamo, tradotto in italiano, il Comunicato ufficiale del Parlamento Tibetano in esilio su Gyalwang Karmapa ed una recente dichiarazione dello stesso Karmapa. Nonostante lo scandalo che ha colpito il proprio monastero, il Karmapa Lama “è tranquillo, calmo e sereno. Incoraggia tutti noi a seguire il suo esempio e a non reagire alle accuse di corruzione e di spionaggio a favore della Cina. Sa che la verità verrà a galla e crede nel sistema e nel governo indiano. Ora chiede a tutti i suoi sostenitori di rimanere tranquilli e di non fare gesti inconsulti”. Lo dice ad AsiaNews Deki Chungyalpa, portavoce della terza carica spirituale del buddismo tibetano, ai margini della grande manifestazione popolare a sostegno del giovane Karmapa. I fedeli si sono riuniti per protestare contro l’inchiesta avvenuta la scorsa settimana nel monastero di Gyuto, residenza ufficiale del lama. Le autorità indiane hanno sequestrato valuta indiana e straniera per circa 560mila euro. Il denaro era nascosto in sei valige nella stanza di Shakti Lama, che è il braccio destro del 17esimo Karmapa, noto come il “Lama dal Cappello Nero” e visto come uno dei probabili candidati alla guida dei tibetani dopo la morte del Dalai Lama. Penpa Tsering, presidente del Parlamento tibetano in esilio, dice ad AsiaNews: “Personalmente non ho collegamenti con l’istituzione del Karmapa, ma dal mio punto di vista lui non ha nulla a che fare con questa storia. Poi non so se ci sono persone attorno a lui, che usano il suo nome e commettono atti illeciti; ma sono sicuro che lui è innocente al 100 per cento”. Come tibetano, riprende il politico, “per me il Karmapa è un’altra incarnazione di un grande lama, e quindi lo rispetto molto. La sua casa non è nelle vicinanze, si trova nel monastero di Gyuto a Dharamsala. Questa è una brutta notizia, e l’ho saputo dai media. Ma come persona e come leader religioso, il Karmapa è innocente. Non ho dubbi”.

Comunicato del Parlamento Tibetano in esilio su Gyalwang Karmapa

Ringraziamo i giornalisti dei servizi radio tibetani e gli altri mezzi di comunicazione per essere presenti oggi a questa conferenza stampa.

A noi sembra siano state avanzate parecchie congetture sulla società tibetana in relazione alla situazione che si è creata nel Monastero di Gyuto residenza del 17° Gyalwang Karmapa, Ogyen Trinley Dorje.

È importante rilevare che noi non siamo a conoscenza delle notizie che possono essere giunte all’interno del Tibet. Per questo motivo abbiamo organizzato questa conferenza pubblica con i corrispondenti dei mezzi di comunicazione tibetani.

La Commissione Parlamentare, venuta a conoscenza dei fatti ieri accaduti, ha espresso la sua più viva attenzione alla riunione dei suoi membri il 28 gennaio. Abbiamo discusso di come la questione può aver avuto origine e siamo subito stati d’accordo di chiedere un’udienza con Gyalwang Karmapa. Nel caso questo non fosse immediatamente possibile abbiamo chiesto di incontrare alti membri della dirigenza del monastero per avere chiarimenti sull’accaduto. Abbiamo incontrato il portavoce Penpa Tsering accompagnato da Geshe Thubten Phelgye, Geshe Monlam Tharchin e LoponSonam Tenphel del comitato dirigente alle ore 15,30.

Molti giornalisti erano presenti nel monastero. Parlammo prima con il comitato ufficiale poi in udienza direttamente con Gyalwang Karmapa: lo abbiamo trovato molto tranquillo e ci ha assicurato di non aver nulla a che fare con qualsiasi errore commesso. Abbiamo a Lui espresso la nostra più viva attenzione per l’accaduto e la nostra più attenta collaborazione nel caso queste notizie possano nuocere e gettare discredito sulla figura di Gyalwang Karmapa.

Il nostro obbiettivo è di dimostrargli la nostra più viva solidarietà.

Durante l’udienza il Karmapa ci ha informato di non essere a conoscenza dell’accaduto in quanto lui non interferisce in queste questioni, i suoi più stretti collaboratori hanno confermato questa posizione, noi ne siamo certi.

Nei nostri monasteri esiste un sistema di controllo delle offerte in base al quale possiamo fornire chiare informazioni sull’ammontare del denaro. Noi possiamo chiaramente dimostrare e dire da dove provengono le offerte di devoti e seguaci. Dal momento che i giornalisti indiani mostravano seri dubbi su ciò, abbiamo avuto modo di chiarire questa posizione.

Abbiamo senza dubbio dimostrato che l’accusa a Gyalwang Karmapa di essere un”agente del governo cinese” e di essere in possesso “ di denaro ricevuto in modo illegale” è totalmente falsa.

Per mezzo di questa conferenza vogliamo informare di questo il popolo tibetano che vive all’interno del Tibet.

Per quanto riguarda il G.Karmapa:egli mise la sua vita in pericolo fuggendo in giovane età dal Tibet.

Per tutto il tempo in cui è vissuto al Monastero di Gyuto egli ha dovuto vivere sotto il controllo della security indiana e non è mai stato libero di muoversi come desiderava, questa è la realtà dei fatti che noi tutti conosciamo.

Tutti i suoi programmi sono stati sottoposti alla supervisione del governo indiano.

Tutti quelli che vogliono avere un’udienza con lui devono prima ottenere il permesso delle autorità di polizia indiane. Anche noi siamo stati controllati prima del suo incontro ieri. Non c’è motivo di protestare perché la sicurezza indiana fa il suo dovere, ma d’altra parte la polizia è a conoscenza di ogni offerta fatta a G.Karmapa non c’è nulla che essi non conoscano a questo proposito.

Data la notevole importanza del lignaggio del Karmapa molti seguaci e devoti vengono a fargli visita da Singapore, Thailandia, Occidente e Tibet e gli fanno offerte. Nella nostra società è uno dei capi spirituali della Scuola Buddhista molto rispettata e onorata dal popolo tibetano.

Egli personalmente si è dedicato a studi spirituali, promozione della cultura buddhista, pace nel mondo, protezione dell’ambiente, è stato di grande aiuto alla causa spirituale e politica del Tibet.

Non c’è assolutamente alcun dubbio che le accuse siano infondate, questo deve essere messo in chiaro.

Per quanto riguarda la gestione delle finanze del monastero, G.Karmapa non è assolutamente a conoscenza delle offerte a lui fatte, semplicemente “non interferisco con questo argomento” come ci ha detto ieri. Lo staff amministrativo si occupa di tutto ciò. La mancanza di conoscenze riguardo alle procedure legali per la gestione corretta del denaro può aver causato errori.. Noi rispettiamo i risultati dell’inchiesta in corso per accertare i fatti da parte del governo indiano. D’altra parte l’atteggiamento accusatorio verso il G Karmapa è assolutamente infondato.

L’Amministrazione Centrale Tibetana e il Kashag stanno facendo ogni sforzo per fare qualsiasi cosa sia necessaria per cooperare con G.Karmapa. Anche il Parlamento del Governo Tibetano in Esilio vuole fermamente che sia fatta luce sui fatti e darà il suo pieno appoggio perché ogni cosa sia chiarita.

Dharamsala 30 gennaio 2011.
 
Numero 2 - Gennaio 2011
New York, 21 gen. (TMNews) – Emergono flebili segnali di progresso nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina dopo il vertice di mercoledì tra Barack Obama e Hu Jintao. La visita di stato del presidente cinese a Washington è stata l’occasione per tornare a discutere di alcuni dossier su cui le due superpotenze economiche sono ancora in ampio disaccordo.
Nella conferenza stampa congiunta dalla Casa Bianca non sono mancate aperture – talvolta anche inaspettate – da parte dei due capi di stato. Hu Jintao, infatti, ha avanzato dubbi e preoccupazioni sulla situazione che vive la Corea del Nord, la cui politica – fortemente avversata dagli Usa per il pericoloso programma nucleare – potrebbe presto sfociare in uno scontro con la Corea del Sud. Ancor più sorprendente è stata un’altra dichiarazione del presidente cinese: “C’è ancora tantissimo da fare in Cina in merito ai diritti umani”, anche alla luce di quanto accaduto nei mesi scorsi al premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, incarcerato a Pechino e quindi impossibilitato a presenziare alla cerimonia.
Proprio quello dei diritti umani era uno dei temi più cari ad Obama, che in questo campo ha ottenuto una prima presa di coscienza da parte del leader asiatico. Da parte sua il presidente americano ha chiesto un ulteriore apprezzamento dello yuan in modo da garantire una concorrenza più leale. Obama si augura anche che possano a breve iniziare contatti più approfonditi tra le rispettive forze armate.
Hu Jintao ha voluto manifestare il proprio malcontento per la vendita di armi a Taiwan da parte degli Stati Uniti e il supporto che Washington ha offerto al Dalai Lama. Il presidente cinese ha ricordato che è fondamentale che l’America rispetti la sovranità nazionale, nel timore che gli Stati Uniti possano mettere in atto una politica di accerchiamento in grado di bloccare l’imponente crescita dell’economia cinese.
Numero 1 - Gennaio 2011
Dharamsala (AsiaNews) - Il popolo tibetano "implora e prega con tutto il cuore, con la maggiore devozione possibile, che il Dalai Lama non decida un ritiro totale o parziale dalla vita pubblica. Sua Santità ha guidato i tibetani sulla strada della democrazia, e questo è stato un viaggio così importante che nessuno vorrebbe vederlo concluso senza la Sua guida". E' questo, sostanzialmente, il testo dell'appello pubblico inviato al leader del buddismo tibetano dai massimi leader politici del governo tibetano in esilio in India.
Il testo è stato pubblicato ieri con la firma di Penpa Tsering, presidente del Parlamento tibetano in esilio, e dal suo vice Dolma Gyari. Ma rappresenta l'opinione di tutti coloro che, da Dharamsala e nel Tibet stesso, ritengono che sia sbagliata la decisione presa dal Dalai Lama di sparire dalla vita pubblica della diaspora tibetana. Il capo della "setta gialla" del buddismo, infatti, ha annunciato alcune settimane fa la propria intenzione di delegare del tutto il proprio potere temporale a rappresentanti eletti dalla popolazione e concentrarsi sul lato spirituale.
Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo in esilio, si unisce a questo appello e ad AsiaNews spiega: "Il Dalai Lama pensa che il popolo tibetano non dovrebbe essere così dipendente dalla sua figura. Negli ultimi 400 anni, in effetti, i tibetani hanno rimesso al leader ogni decisione e si sono mostrati riluttanti all'idea di assumersi le proprie responsabilità. Ma questa incarnazione del Dalai Lama è diversa dalle precedenti, e ha spinto tutti noi verso un sistema democratico di governo".
Rinpoche, il primo rappresentante politico eletto dal popolo proprio su iniziativa del Dalai Lama, aggiunge: "Ma la democrazia tibetana è un risultato diretto dell'impegno 'dall'alto' del nostro leader. Lui ci ha incoraggiato senza esitazioni verso la democrazia: è un esempio unico, dato che di solito questo risultato si ottiene dopo un diretto slancio dal basso, dal popolo. Ora, il nostro principale rappresentante teme che - alla sua morte - ci possa essere un vuoto di potere. Ma questo non importa: il suo è stato un esempio troppo importante per tutti noi".
Il testo dell'appello inviato al Dalai Lama è simile: "Sua Santità ci ha guidati sul sentiero della democrazia, iniziando dall'introduzione di riforme che hanno cambiato del tutto il funzionamento del nostro governo. Elezioni e rappresentanza diretta sono stati voluti da Voi, che in questo modo avete liberato il nostro popolo dal feudalesimo. Ecco perché non c'è modo per esprimere la nostra gratitudine e perché, allo stesso tempo, vi imploriamo di non lasciare il vostro ruolo politico. Abbiamo bisogno della vostra guida".


 
 
Numero 40 - Dicembre 2010

(www.ecologiae.com) - Il Dalai Lama ha chiesto ai diplomatici USA l’anno scorso di concentrarsi, insieme alla comunità internazionale, nella lotta ai cambiamenti climatici. Un impegno che doveva essere maggiore anche di quello dedicato alle iniziative pro-Tibet perché i problemi ambientali erano più urgenti. A svelare la richiesta, tanto per cambiare, è stato Wikileaks, che ha pubblicato dei documenti, redatti dal leader buddista ed inviati a Timothy Roemer, l’ambasciatore americano in India.
Secondo il Dalai Lama l’agenda politica sarebbe dovuta essere messa da parte per 5-10 anni e la comunità internazionale avrebbe dovuto spostare l’attenzione sul cambiamento climatico che colpirà, ed ha già cominciato a farlo, l’altopiano tibetano.
Lo scioglimento dei ghiacciai, la deforestazione e l’acqua sempre più inquinata sono problemi che non possono attendere. I tibetani possono aspettare dai cinque ai dieci anni per una soluzione politica,
si legge nel documento. Anche se il Dalai Lama ha più volte sollevato questioni ambientali, non ha mai pubblicamente suggerito che le questioni politiche potessero essere messe in secondo piano, né parlato con tanta precisione. Roemer ha poi ipotizzato, parlando a Washington in una riunione, che il messaggio del Dalai Lama potrebbe segnalare un cambiamento nella strategia più ampia di riformulare la questione tibetana come una preoccupazione ambientale.
Sarà per questo che non se n’è saputo più nulla, visto che sono molti gli interessi politici ed economici che non vogliono i riflettori su queste problematiche. Non potevano mancare le critiche alla politica energetica della Cina, specialmente in merito alla costruzione di una diga in Tibet che avrebbe costretto migliaia di persone a spostarsi e che avrebbe sommerso templi e monasteri antichi.
Ci sono “tre poli” in pericolo di fusione, il polo Nord, il polo Sud, e “i ghiacciai al polo del Tibet “, ha spiegato il leader religioso. I primi tentativi di far sentire la sua voce dagli Stati Uniti risalgono addirittura al 2008, quando gli States si avvicinarono alla problematica tibetana in seguito alle manifestazioni represse nel sangue da parte del Governo cinese.

 
Numero 39 - Dicembre 2010


Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) – “Sincere congratulazioni” sono state fatte a Liu Xiaobo dal Kashag (Gabinetto) del governo tibetano in esilio, per il conferimento del premio Nobel per la pace 2010. Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa (presidente di Gabinetto) spiega ad AsiaNews l’importanza di questo riconoscimento per la lotta di Liu per la libertà, anche con la sottoscrizione del documento Charta 08 che chiede maggiore libertà e democrazia in Cina. Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd) ricorda le gravi e sistematiche violazioni dei diritti in Tibet.
“Le nostre congratulazione – spiega Samdhong Rinpoche – vanno anche al Comitato norvegese per il Nobel, per il suo coraggio”. “La decisione dell’India di mandare una rappresentante alla Premiazione di domani 10 dicembre merita apprezzamento, come per gli altri Paesi che saranno presenti alla cerimonia, perché rifiutano il divieto della Cina [Pechino ha molto criticato il premio e di fatto invitato tutti a boicottarlo, circa 15 Paesi hanno fatto sapere che diserteranno la cerimonia]. Ogni Paese è sovrano e dovrebbe agire secondo la propria coscienza e sovranità”.
“Il 10 dicembre è la 62ma Giornata mondiale per i diritti umani. Il mio commento non è molto positivo. E’ biasimevole che nessun potere né organizzazione abbia la capacità o la volontà di proteggere i diritti umani. Questo è evidente, visto che un Nobel per la Pace è in carcere, un altro è agli arresti domiciliari e un terzo è esiliato”. “E’ pure un fatto – aggiunge – che molti innocenti monaci tibetani sono stati condannati a 12 anni di carcere duro solo perché in possesso della Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. L’Onu non ha protestato per questi atti vergognosi. Per questo nelle celebrazioni di domani c’è qualcosa di non serio”.
Anche il Tchrd ricorda, in un comunicato, l’importanza del premio a Liu Xiaobo e come la popolazione tibetana sia insieme a molti milioni di cinesi nella richiesta di diritti umani e libertà in Cina, invitando i governanti a non pensare solo allo sviluppo economico ma anche alle riforme democratiche. Il Tchrd ricorda i molti arresti di monaci e intellettuali tibetani avvenuti nel 2010, imprigionati e condannati con accuse prive di fondamento, come Sonam Tsering, Pema Yeshi, Lama Lhaka, Soedo tutti condannati a morte con due anni di pena sospesa, e Gekoe Jamphel Wangchuk, Tsewang Rigzin e Dorjee Tashi del Monastero Drepung condannati all’ergastolo. Quest’anno le autorità cinesi hanno disposto di togliere il tibetano come lingua d’insegnamento sostituendola con il cinese mandarino, che per le zone tibetane è una vera lingua estera. (NC)



 
Numero 38 - Dicembre 2010
 
 
(www.sangye.it) - Sotto l’impulso degli insegnamenti spirituali del Dalai Lama è stato creato recentemente presso l’Università di Stanford un istituto di ricerca interdisciplinare e di educazione sulla compassione e l’altruismo: The Center for Compassion and Altruism Research and Education (CCARE) che rappresenta la punta più avanzata in questo emergente campo di studi. Negli ultimi anni gli aspetti prosociali del comportamento umano sono divenuti oggetto di indagine scientifica al confine tra evoluzionismo, etologia, genetica, neuroscienze, psicologia, filosofia, economia, sociologia. L’empatia è l’esperienza alla base di tutte le forme attraverso le quali ci accostiamo a un altro. Empatia (letteralmente “sentire”) e compassione (soffrire insieme) costituiscono un circolo affettivo che si autoalimenta e si amplifica, rendendo sempre più ricco ed universale l’ambito di realtà a cui abbiamo accesso, includendo l’insieme degli esseri viventi, le piante, gli animali. E’ una estensione della coscienza, o per dirla con il Dalai Lama, una estensione della nostra mente. Ma come spiegare il movimento interiore che dall’empatia porta alla compassione? Che relazione esiste tra compassione e spiritualità? Le pratiche buddiste di meditazione possono essere adattate alla società occidentale, estraendo da esse un set di esercizi mentali senza connotati religiosi che cambiano il modo con cui le persone trattano gli altri? Quali meccanismi cerebrali entrano in gioco? Perché dopo una esperienza negativa alcuni perdono la fede in Dio e diventano pieni di astio e rabbiosi con il mondo intero, mentre altri, al contrario, acquistano la fede o la rafforzano, sviluppando un atteggiamento compassionevole verso i soggetti più deboli ed indifesi o addirittura per i propri nemici? Il Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel 1989, ha condotto un incontro pubblico con diversi ricercatori dell’Università di Stanford nel 2005 ed è stato insignito della laurea honoris causa in biologia all’Università di Roma Tre nel 2006. “La tradizione antica che collabora con la scienza moderna: ecco la mia visione dell’insegnamento e della ricerca”, disse in quelle occasioni, introducendo il concetto di etica circolare, non basata sul credo religioso, sulla letteratura di marca religiosa o su entrambe le cose, ma piuttosto sulle ricerche, sugli esperimenti condotti da scienziati attenti. Sottolineando il ruolo centrale della compassione nella vita umana e nella società, tipico della tradizione buddista, a Roma il Dalai Lama lanciò un appello: “Pensiamo di più, insieme alla parte scientifica, a promuovere l’etica e il cuore. Solo attraverso questa via si può vedere più chiaramente la realtà. Per questo serve una mente più compassionevole, più calma e con più empatia, elementi fondamentali per una vita felice, quella che io chiamo etica secolare”.
Il Dalai Lama ha donato personalmente una cospicua somma di denaro per far decollare il Centro di Stanford. Altrettanto ha fatto il neurochirurgo James Doty, co-fondatore e direttore scientifico della nuova struttura. Ad essi si sono aggiunti altri filantropi, tra cui due investitori della Silicon Valley: Meng Tan di Google e Wayne Wu della compagnia di tecnologia medica Accuray. Thupten Jinpa, il principale interprete in lingua inglese dei discorsi del Dalai Lama, nonché dottore in filosofia, è una delle prime personalità che sono entrate a far parte del team di CCARE. “C’è stata finora poca attenzione sulle più costruttive e positive qualità della mente umana, e poca ricerca su come le persone possono essere educate a coltivarle” - sostiene Jinpa. Il punto di partenza, per una indagine scientifica, è una chiara definizione dell’oggetto di studio. Quindi, prima di tutto, sottolineano i ricercatori del Centro, bisogna intendersi sui termini. La compassione non è pietà - provare pietà a volte può essere quasi paralizzante - non è una forma di sentimentalismo, né di semplice tolleranza, bensì una esperienza interiore che orienta le energie personali e spinge all’azione. Ricerca ed educazione vanno a braccetto. CCARE ha avviato diversi progetti che spaziano dalla neuroeconomia, all’esame dell’attività neurale durante la meditazione in novizi e adepti del buddismo a studi in modelli animali. Jinpa ha messo a punto un protocollo (the compassion-cultivation training), essenzialmente un corso di otto settimane, che è usato e testato in un programma pilota su Google. L’educazione alla compassione implica la disponibilità a mettersi nei panni degli altri fino al punto di riconoscerne e condividerne la gioia, le speranze, le paure, la sofferenza; in ultima analisi, un percorso che porti a scoprire la vulnerabilità dell’esistenza dell’altro e, di riflesso, ad accettare anche la propria.

 

(www.gliitaliani.it) - Il ritiro del Dalai Lama dalla vita pubblica non dovrebbe verificarsi nei prossimi mesi, occorrerà più tempo di quanto previsto dalla stesso leader spirituale dei tibetani in una recente intervista televisiva in cui ipotizzava di andare in “pensione” tra sei mesi. Secondo l’agenzia di stampa Ians, che cita fonti del governo tibetano in esilio di Dharamsala, in India, “ci vorrà almeno un anno” e dipenderà dalle decisioni del parlamento che “non si riunirà prima del marzo 2011”.
Nonostante il capo religioso aveva più volte espresso il desiderio di ritirarsi alla vita monastica, la sua successione rappresenta ancora un’incognita, proprio per questo le sue dichiarazioni avevano preoccupato molto gli stessi tibetani. Si teme che la sua scomparsa possa lasciare un vuoto di potere e compromettere quindi la lotta per la causa tibetana. I prossimi mesi saranno molto importanti. Il 20 marzo si terranno le elezioni in base alla quali sarà formato un nuovo governo. L’attuale primo ministro, Samdhong Rinpoche, che il Dalai Lama spesso definisce scherzosamente come il suo “superiore”, non può più presentarsi perchè la Costituzione tibetana impedisce un terzo mandato. Secondo Ians, il principale candidato scelto nelle “primarie” di ottobre, è Lobsang Sangey, laureato in legge alla prestigiosa università di Harvard.
Abbiamo appreso quindi che anche in Tibet si tengono le primarie. Forse anche in quel lontano paese il vincitore delle primarie non necessariamente diventerà premier? C’è da augurarsi comunque che il successore del Dalai Lama sia in grado di proseguire il suo impegno affinchè i legittimi obiettivi del popolo tibetano siano effettivamente raggiunti.



 
Numero 37 - Novembre 2010
 
Dharamsala (AsiaNews) - Jangpa Chung la, segretario della Commissione che riconobbe l’11mo Panchen Lama, è morto dopo undici anni di arresti domiciliari a Luding , nei pressi della città tibetana di Shigatse. Ne dà notizia il Tchrd, organizzazione internazionale che monitora le violazioni ai diritti umani compiuti dalla Cina nei confronti dei tibetani. Nel frattempo, Pechino ha accusato il Dalai Lama di “intorbidire le acque” con la sua proposta di ritirarsi dalla vita pubblica.
Il 17 maggio del 1995, insieme a Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, Jangpa Chung la venne arrestato all’aeroporto di Chengdu. I due erano rispettivamente segretario e presidente della Commissione per la ricerca della reincarnazione del Panchen Lama, la seconda carica spirituale più importante del buddismo tibetano. I due vennero accusati di “mettere in pericolo la sicurezza statale” e di “divulgare i segreti nazionali”. Furono condannati a 6 e 4 anni di galera.
Il Panchen Lama ha il compito, dopo la morte del Dalai Lama, di riconoscerne la nuova rinascita. L’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha riconosciuto come Panchen Lama il giovane Gedhun Choekyi Nyima il 14 maggio 1995 proprio grazie al lavoro dei due lama, da lui inviati nella ricerca: pochi giorni dopo la polizia ha rapito il bambino di 6 anni e la sua famiglia, da allora scomparsi.
Nel novembre 1995 la Cina ha “scelto” Gyaltsen Norbu come “vero” Panchen Lama, per attuare uno stretto controllo sulla pratica religiosa nella regione. Di recente Norbu ha fatto ingresso anche nella vita politica nazionale, partecipando ai lavori della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, organismo che affianca l’Assemblea nazionale del popolo.
Per evitare che questo destino venga riservato anche al prossimo Dalai Lama l’attuale ha dichiarato che “andrà in pensione” dal suo ruolo politico entro 6 mesi, e ha aggiunto che la sua rinascita avverrà “probabilmente all’interno della diaspora tibetana”. Sull’edizione odierna del Quotidiano del Popolo cinese, un editoriale attacca il leader buddista: “Il capo della rivolta fallita del Tibet intorbidisce le acque e cerca di sollevare una provincia cinese”.


 
 
Numero 36 - Novembre 2010
 
ROMA (21 novembre) www.ilmessaggero.it - Il Dalai Lama progetta di ritirarsi «fra alcuni mesi» a vita privata con la speranza di poter ritornare un giorno in patria. Lo ha rivelato lui stesso a New Delhi.
Intervistato in un programma della tv indiana CNN-IBN, il Dalai Lama ha detto che una decisione definitiva sarà presa solo dopo consultazioni con i dirigenti politici del movimento e con il Parlamento in esilio.
La guida spirituale dei tibetani e Premio Nobel per la Pace ha 76 anni e vive in esilio in India dal 1959.
«Credo, sì credo, che mi ritirerò entro sei mesi». Così il Dalai Lama ha risposto, senza esitare, al giornalista che gli ha chiesto di commentare le congetture su un suo possibile ritiro. Dopo aver indicato di aver già «brevemente accennato ai dirigenti politici le mie intenzioni», ha aggiunto che in questo non c'è nulla di drammatico perchè fin dal 2001 il movimento tibetano in esilio ha messo in funzione un meccanismo in base a cui le decisioni più importanti vengono assunte dalla leadership politica.
«Anche per questo la mia posizione è già di “quasi pensionato” - ha concluso - e quindi affinchè questa forma di democrazia introdotta funzioni nel miglior modo possibile, ho pensato che mi sentirei meglio se io non fossi più coinvolto in alcun modo in queste attività».
Riconosciuto a soli due anni come il potenziale Dio vivente, dichiarato a 15 anni capo politico e spirituale dei tibetani di fede buddista, il Dalai Lama incarna le speranze di sei milioni di persone che vivono in Tibet o in esilio. Rispettato nel mondo intero, ricevuto dai capi di Stato, è accusato dalle autorità cinesi di essere un «secessionista», anche se ha rinunciato a chiedere l'indipendenza del Tibet e si batte per una vera autonomia regionale in cui sia garantita la libertà di culto.
Nato il 6 luglio 1935 in una famiglia di contadini nel Nord-est del Tibet, è un giovane monaco quando, nel 1950, la Cina invade il Tibet. Pur non avendo l'età canonica per assumere il potere, Tenzin Gyatso - questo il nome della 14/a incarnazione - prende in mano le sorti del Tibet e tratta direttamente con Mao Zedong.
Nel 1959, dopo la brutale repressione della rivolta dei monaci a Lhasa, la capitale del Tibet, il Dalai Lama clandestinamente trova riparo in India insieme a ventimila suoi compatrioti. L'allora premier indiano Jawaharlal Nehru concede agli esuli Dharamsala e il vicino villaggio di McLeod Ganj.
A differenza di altri movimenti di liberazione per il Tibet che combattono con le armi contro gli aggressori, il Dalai Lama adotta la strategia della non violenza. Per questo nel 1989 gli viene conferito il premio Nobel per la pace.
 

Dharamsala, 15 novembre 2010 (www.italiatibet.org). La Commissione Elettorale dell’Amministrazione Centrale Tibetana ha reso noto i risultati delle votazioni preliminari svoltesi lo scorso 3 ottobre presso le comunità dei profughi tibetani di tutto il mondo in vista dell’elezione del nuovo Parlamento Tibetano (il 15° dalla sua istituzione) e del nuovo Kalon Tripa (Primo Ministro), il terzo ad elezione diretta dopo i due mandati consecutivi esercitati dal Prof. Samdhong Rinpoche).
Tra i primi sei nomi usciti dal responso delle urne, il Dottor Lobsang Sangay, ricercatore presso la Harvard Law School (USA), ha ottenuto il massimo delle preferenza con un totale di 22.469 voti. Seguono Tenzin Namgyal Tethong (12.319 voti – residente negli USA), la signora Dolma Gyari (2733 voti – residente a Dharamsala, India), Tashi Wangdi (2101 voti – residente in Europa), Lobsang Jinpa (1545 voti – residente negli USA) e Khorlatsang Sonam Topgyal (605 voti - residente a Mussoorie, India).
La Commissione Elettorale ha reso noto che hanno partecipato al voto oltre 47.000 elettori, circa il 61% dei 79.449 aventi diritto. Come i lettori ricorderanno, a Kathmandu le elezioni preliminari del 3 ottobre furono boicottate dalla polizia nepalese che, a un’ora dalla chiusura delle votazioni, confiscò 18 urne contenenti i voti di oltre un migliaio di tibetani (vedi news 4 ottobre 2010). Vana ogni richiesta di restituzione delle urne sequestrate. Su 11.620 elettori registrati in Nepal, sono stati contati 3623 voti.
Problemi per le elezioni preliminari si sono avuti anche in Bhutan dove i 613 voti dei 1097 aventi diritto sono andati perduti in quanto le autorità butanesi hanno vietato l’uscita dal paese delle schede e dei documenti di voto.
Sulla base di quanto previsto dall’articolo 49 del Regolamento elettorale, la Commissione ha stilato una lista di cinquanta candidati in rappresentanza delle tre province del Tibet e di dieci candidati in rappresentanza delle quattro scuole del buddismo tibetano e della tradizione Bön. Al Parlamento, che consiste di 47 membri, saranno eletti dieci rappresentanti per ogni provincia tibetana (U-Tsang, Do-tod e Do-med), due per ogni scuola religiosa e i Bön, due rappresentanti residenti in Europa e due in Nord America. Il Dalai Lama potrà eleggere direttamente da uno a tre membri del Parlamento sulla base di particolari meriti acquisiti nel campo dell’arte, della scienza, della letteratura o dei servizi resi alla comunità. Le elezioni finali avranno luogo il 20 marzo 2011.



 
 
Numero 35 - Novembre 2010
 
Yangon, 13 nov. (Adnkronos/Dpa) - "Dobbiamo lavorare assieme per raggiungere il nostro obiettivo". Sono le prime parole di Aung San Suu Kyi, tornata libera oggi dopo 18 mesi di arresti domiciliari, alla folla che festeggia il suo rilascio davanti a casa sua a Yangon.
La liberazione della leader dell'opposizione birmana è stata accolta dagli applausi di migliaia di sostenitori.
La notizia del rilascio è stata annunciata da un funzionario della giunta militare. L'avvocato della leader, Nyan Win, ha riferito che intorno alle 5,30 della mattina sono arrivate auto della polizia, gli agenti le hanno letto l'ordine di scarcerazione. "Ora è libera", ha confermato il legale davanti alla folla festante, esortandola però a mantenere l'ordine.
Erano in effetti migliaia i sostenitori di Aung San Suu Kyi che si erano radunati davanti alla sua casa in attesa della notizia del rilascio. Una folla si è radunata anche al quartier generale della Lega nazionale per la democrazia (Nld), il partito guidato da Suu Kyi. Molti membri del partito indossano magliette con su scritto in inglese "sosteniamo Aung San Suu Kyi". Significativamente, le forze di sicurezza birmane non sono intervenute per disperdere la folla, cosa piuttosto rara nel Paese.
Costretta agli arresti domiciliari per 15 degli ultimi 21 anni, Suu Kyi è il simbolo vivente della pacifica aspirazione dei birmani alla democrazia. Così come Nelson Mandela in Sudafrica viene chiamato Madiba, un titolo onorifico per gli anziani, la gente del Myanmar si riferisce a lei con rispettoso affetto, chiamandola Daw (signora).
Aun San Suu Kyi, "è la mia eroina", ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che chiede ora la liberazione di tutti gli altri detenuti politici in Myanmar. "Gli Stati Uniti - ha sottolineato il capo della Casa Bianca - attendono con ansia il giorno in cui tutto il popolo birmano sarà libero dalla paura e dalla persecuzione. Seguendo il potente esempio di Aung San Suu Kyi, ribadiamo il nostro impegno a restare inflessibili sostenitori della libertà e dei diritti umani del popolo birmano, e a chiedere che coloro che continuano ad opprimerlo siano chiamati a rispondere".
Stesse indicazioni arrivano anche dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che esprime compiacimento per la liberazione della leader dell'opposizione birmana, da lui definita "esempio" per il mondo. "Il segretario generale - si legge in un comunicato - spera che non siano imposte nuove limitazioni (a Suu Kyi) ed esorta le autorità birmane a consolidare il gesto odierno liberando tutti gli altri prigionieri politici". "La democrazia e la riconciliazione nazionale - prosegue Ban - esige che tutti i cittadini birmani siano liberi di partecipare come vogliono alla vita politica del paese".
Per il presidente della Repubblica Napolitano ''la liberazione di San Sun Kyi rappresenta uno di quei rari momenti in cui si ha il senso di nuovi orizzonti che si aprono per la causa della libertà e della pace nel mondo. Le prime parole della leader birmana - ha aggiunto Napolitano - hanno confermato l'altissima ispirazione ideale e nazionale che l'ha guidata nei lunghi anni di prigione e continua a guidarla oggi in vista di un cammino ancora lungo e duro''.
Anche la Farnesina ha espresso compiacimento per la liberazione della dissidente birmana, ha fatto sapere Maurizio Massari, portavoce del ministro degli Esteri Franco Frattini. "La liberazione di Aung San Suu Kyi è una notizia che accogliamo positivamente - ha affermato - è il frutto dell'azione di sostegno e di ininterrotta solidarietà espressa dalla comunità internazionale. Un' azione che ha visto impegnata l'Italia, la Farnesina e il Ministro Frattini personalmente, e l'Ue nelle sue diverse articolazioni, incluso il rappresentante speciale Piero Fassino".
Tuttavia, avverte ancora Massari, "resta forte il nostro rammarico per il fatto che la liberazione di Aung San Suu Kyi, così come quella di numerosi altri detenuti politici, non sia avvenuta prima delle elezioni del 7 novembre, le prime elezioni dal 1990 le quali avrebbero certamente assunto un significato ben diverso se si fossero svolte in un contesto di libero e democratico confronto tra le diverse forze politiche del Paese". A questo punto, conclude il portavoce, "auspichiamo che la liberazione, seppur ritardata, di Aung San Suu Kyi rappresenti un primo segnale di apertura del governo di Rangoon per avviare un dialogo con l'opposizione e un processo di apertura sul fronte delle libertà democratiche e il rispetto dei diritti che è fortemente auspicato dalla comunità internazionale e che crediamo risponda anche agli interessi del paese e alle sue prospettive di sviluppo".
Suu Kyi, 65 anni, è figlia del generale Aung San, eroe dell'indipendenza birmana che fu assassinato dai suoi avversari interni nel 1947, sei mesi prima della fine del dominio coloniale britannico. All'epoca sua figlia aveva solo due anni. Nel 1960 la giovane Suu Kyi seguì in India la madre Daw Khin Kyi, nominata ambasciatore a Nuova Delhi. Ma nel 1962 un colpo di stato militare mise fine alla democrazia birmana. Rimasta all'estero, Suu Kyi studiò all'università di Oxford e sposò l'accademico britannico Michael Aris, con il quale ebbe due figli, Alexander e Kim. Nel maggio 1990 si svolsero le elezioni e la Lega Nazionale per la democrazia (Nld) di Suu Kyi ottenne il 59% dei voti, malgrado la Signora fosse già allora costretta agli arresti domiciliari ed esclusa dalla competizione.
La giunta militare dello Slorc (Consiglio di restaurazione della legge e dell'ordine di stato) non riconobbe però il risultato e continuò ad esercitare la sua dittatura sulla Birmania, alla quale venne imposto il nuovo nome di Myanmar. Insignita con il premio Nobel per la pace nel 1991, Suu Ky fu rimessa in libertà nel 1995, ma riarrestata nel 2000 dopo aver tentato di recarsi nella città di Mandalay. Liberata nel 2002, fu arrestata nuovamente nel 2003. La maggior parte di questi anni li ha trascorsi confinata nella sua casa di Yangon (ex Rangoon). L'ultima condanna, per violazione dei termini degli arresti domiciliari, le è stata comminata dopo che un americano squilibrato ha fatto irruzione nella sua casa in un episodio mai completamente chiarito.
 
Numero 34 - Novembre 2010
 
06 Novembre 2010, 15:15 - Televideo - Il leader spirituale tibetano dal Giappone ha espresso pieno sostegno al dissidente cinese, Liu Xiaobo, cui è stato assegnato il premio Nobel per la pace. "Nelle sue iniziative, non punta a rovesciare il governo, ma cerca di portare trasparenza e responsabilità", ha detto il Dalai Lama. Intanto a Tokyo, migliaia di attivisti sono scesi in piazza per chiedere la liberazione di Liu, della leader birmana Aung San Suu Kyi e denunciare le "aggressive rivendicazioni" della Cina sulle contese isole Senkaku.
 

 
BERLINO (www.lastampa.it)«Adesso i cinesi faranno sentire su di noi la loro rabbia», confidò allo Spiegel un imprenditore tedesco dopo che, nel settembre del 2007, Angela Merkel decise di aprire le porte della cancelleria di Berlino al Dalai Lama, rompendo con una tradizione che aveva accomunato tutti i suoi predecessori. L’anonimo imprenditore è stato lungimirante: in uno studio due economisti dell’università Georg-August di Gottinga hanno dato ora un nome alla «rabbia» da lui temuta. Si chiama «Effetto Dalai Lama» e si riassume in una frase: i Paesi i cui capi di Stato o di governo ricevono il leader spirituale tibetano assistono, nei due anni successivi all’incontro, a un calo del loro export verso la Cina. Una ritorsione che gli autori dell’indagine, Andreas Fuchs e Nils-Hendrik Klann, sono riusciti anche a quantificare, incrociando i dati Onu sulle esportazioni di 159 Paesi tra 1991 e 2008 con l’elenco dei viaggi effettuati nello stesso periodo dal leader tibetano: in media la riduzione dell’export verso la Cina è dell’8,1%. «Il Paese sembra sfruttare i rapporti commerciali come uno strumento di politica estera», notano Fuchs e Klann. Secondo i due ricercatori tale «Effetto» è molto recente. È infatti vero che Pechino reagisce ormai da decenni all’annuncio di una visita del Dalai Lama in una capitale straniera minacciando un raffreddamento delle relazioni economiche. Fu così, ad esempio, già nel 1989 con la Norvegia, dopo l’assegnazione del Nobel per la pace al capo spirituale tibetano. Eppure è soltanto negli ultimi anni che si è passati dalle parole ai fatti.
Il deterioramento degli scambi in risposta a un colloquio ai massimi livelli col Dalai Lama esiste solo «nel periodo 2002-2008, nell’era di Hu Jintao», si legge nello studio. Tuttavia «ciò non ha che fare necessariamente con la persona di Hu Jintao, bensì con la crescente importanza economica e politica della Cina», chiarisce l’economista Andreas Fuchs. Considerando che il ruolo di Pechino sullo scacchiere internazionale è destinato ad aumentare, «in futuro tali punizioni cresceranno», ammette Fuchs. In realtà la stessa Cina sa che le ritorsioni, alla lunga, rischiano di rivelarsi un boomerang. Ecco perché i vertici comunisti sembrano aver elaborato una sottile strategia per evitare di finire vittime della propria politica. Anzitutto tali restrizioni non colpiscono tutti i settori economici, bensì riguardano soprattutto il commercio di macchinari e mezzi di trasporto.
Le sanzioni, poi, scompaiono in media dopo due anni, e non soltanto per volere di Pechino: gli stessi partner che le subiscono esercitano una forte pressione per eliminarle, ricorda Fuchs. E infine le punizioni non scattano in modo indiscriminato: il commercio con la Cina cala solo se a incontrare il Dalai Lama è un capo di Stato o di governo, come Merkel nel 2007 o Sarkozy nel 2008, ma non se a riceverlo è un funzionario di secondo piano. Un dettaglio, quest’ultimo, che a Berlino avevano già intuito. Nel maggio del 2008, alcuni mesi dopo il faccia a faccia con Angela Merkel in cancelleria che provocò una crisi tra Germania e Cina, il Dalai Lama tornò a Berlino. Stavolta, però, né l’allora presidente Horst Köhler né Frau Merkel lo incontrarono, ufficialmente «per motivi di agenda». La soluzione che Fuchs propone, però, è un'altra: «Non vogliamo suggerire che i politici non debbano più vedere il Dalai Lama, semmai potrebbero coordinare i loro incontri con lui: in fondo la stessa Cina è dipendente dalle importazioni e non può mettere tutti i suoi partner l’uno contro l’altro».

 
 
 
Numero 33 - Novembre 2010
 
28 ottobre 2010. Mentre continua la protesta degli studenti tibetani (dalla provincia del Qinghai si è estesa fino a quella del Gansu dove in migliaia sono scesi in piazza a Tsayi, nella contea di Sangchu), la notizia delle manifestazioni in atto è arrivata fino agli Uiguri dello Xinjiang nonostante le autorità cinesi abbiano tentato di bloccarne la diffusione.
“Il governo locale controlla i siti dell’Università e censura le informazioni” – ha dichiarato uno studente uiguro – “ma siamo venuti a conoscenza delle proteste degli studenti tibetani nel Qinghai e a Pechino”. Ha aggiunto che gli studenti uiguri dell’Università delle Minoranze di Pechino e persino gli studenti Kazaki sono solidali con i tibetani ma non possono unirsi alle dimostrazioni degli studenti tibetani a causa delle severe misure di controllo esercitate dalle autorità sui corsi frequentati dagli alunni provenienti dallo Xinjiang. (www.italiatibet.it)

 
 
 
 
 

 
 
Numero 32 - Ottobre 2010
 
 
 
Cincinnati (Ohio), 21 ottobre 2010 - Il Dalai Lama ha ricevuto ieri a Cincinnati un premio per la difesa della pace e della libertà. Come gesto di grande disponibilità spirituale e personale, il capo della chiesa tibetana ha donato a un museo i 25mila dollari di cui si sostanziava il premio. Il leader spirituale ha donato i soldi al museo che mostra la lotta nel mondo contro lo sfruttamento delle persone. Il premio per la libertà consegnato al Dalai Lama era stato assegnato in passato anche al leader religioso sudafricano Desmond Tutu. (www.italia24.it)
 

Ma l'uso della forza ha prodotto "conseguenze inaspettate". Agli Usa il compito di "guidare l'intero mondo libero" - Durante un tour in alcune università statunitensi, il Dalai Lama avrebbe dichiarato che "l'America deve guidare l'intero mondo libero" e che gli sforzi Usa per "portare la democrazia ed eliminare le dittature" con le invasioni di Iraq e Afghanistan, sono "buoni".Tuttavia - avrebbe aggiunto il leader del buddhismo tibetano - "ci sono state conseguenze inattese" dovute all'uso della forza invece che al "dialogo".Lo riporta Fox News, network statunitense filo-conservatore.Le dichiarazioni attribuite alla massima autorità del lamaismo sarebbero state fatte alla Southern Ohio University e alla Miami University, istituti che gli hanno conferito riconoscimenti accademici.Un anno fa, durante una visita a Galgary, Canada, il Dalai Lama aveva definito l'ex presidente Usa, George Bush, "una persona molto simpatica che ha cominciato il conflitto in Iraq con le migliori intenzioni".Anche in quel caso aveva però aggiunto: "Ma il metodo è violento e quindi si verificano conseguenze inattese".(www.notizie.virgilio.it)

 
 
Numero 31 - Ottobre 2010
 

Pechino, 11 ott. - (Adnkronos/Dpa) - Il governo di Pechino ha cancellato la visita in Cina della ministra norvegese della Pesca, Lisbeth Berg-Hansen, in segno di protesta per l'assegnazione da parte del Comitato del Nobel a Oslo del premio Nobel per la pace al dissidente cinese in carcere Liu Xiaobo. Ad annunciarlo è stata l'amittente NRK a Oslo, precisando che la cancellazione della visita è stata confermata tanto da fonti ufficiali cinesi, quanto dall'ambasciata di Norvegia a Pechino. Resta intanto agli arresti domiciliari la moglie di Liu Xiaobo, che venerdì ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Liu ha dedicato il suo premio ai 'martiri di Tienanmen', come ha riferito la stessa consorte, Liu Xia. La polizia controlla gli accessi all'abitazione della donna, respingendo qualsiasi estraneo si avvicini. La polizia ha confinato Liu Xia nella sua abitazione da quando, ieri sera, è rientrata dalla città di Jinzhou, nel nord-est del paese, dove Liu Xiaobo sta scontando una condanna a 11 anni di carcere per 'sovversione'. Intanto si è appreso che la polizia ha impedito un funzionario dell'Unione Europea incaricato di portare a Liu Xia un messaggio di congratulazioni per il Nobel al marito da parte del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. "Il presidente Barroso -ha riferito all'agenzia tedesca Dpa il funzionario, il cui nome non viene citato - di portare questo messaggio alla sua famiglia". Secondo il funzionario, "non è stata fornita alcuna spiegazione" per il divieto di accadere all'abitazione. Critiche alla risposta di Pechino al conferimento del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo sono arrivate dal capo spirituale dei tibetani in esilio, il Dalai Lama. Il governo cinese, riferisce l'agenzia Kyodo citando il Dalai Lama dall'aeroporto di Tokio Narita "non apprezza assolutamente alcuna opinione diversa". Per il Premio per la pace nel 1989, incamminarsi in direzione di una società aperta e trasparente "è l'unica soluzione per salvare l'intero popolo cinese", ma alcuni "sostenitori di una linea dura" tra i dirigenti sono chiusi in "un modo di pensare retrogrado". Il Dalai Lama si era congratulato subito con Liu Xiaobo alla notizia della scelta del vincitore del Premio Nobel.

 
Numero 30 - Ottobre 2010
 
 
Oslo - NOBEL: MONITO CINA A NORVEGIA, NON PREMIATE DISSIDENTE
L'eventuale assegnazione se del Nobel per la pace al dissidente Liu Xiaobo pesera' sulle relazioni fra Cina e Norvegia. Il capo dell'istituto Nobel ha riferito che un alto funzionario cinese glielo ha annunciato. Il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet in esilio, ha vinto il premio per la Pace nel 1989, l'anno della protesta e degli scontri in piazza Tiananmen. (www.larepubblica.it).

 


Via libera, all'unanimità, dall'assemblea regionale del Piemonte, all'istituzione dell'associazione per il Tibet e i diritti umani a cui possono aderire, in qualità di soci, i singoli consiglieri di Palazzo Lascaris.
L'associazione potrà collaborare con tutti gli enti che aderiscono all'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet e con tutti quegli enti che operano a salvaguardia dei diritti umani. «L'associazione - ha spiegato spiega il presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo - si propone di diffondere la conoscenza della cultura e delle tradizioni tibetane attraverso convegni, pubblicazioni e manifestazioni, di sostenere il popolo tibetano nella richiesta di riconoscimento dei propri diritti civili e politici e di promuovere il rispetto e la tutela dei diritti umani con particolare riferimento al diritto di autodeterminazione dei popoli». (www.ilgiornale.it)
 


(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 27 set - Le Ferrovie cinesi hanno avviato la costruzione di un nuova linea ferroviaria all'interno del Tibet che colleghera' la capitale, Lahsa alla citta' di Shigatse', altro importante centro turistico. Avra' una lunghezza di 253 chilometri e costera' oltre 13 miliardi di yuan (circa 1,5 miliardi di dollari). L'operazione ha anche chiari obiettivi politici. Contestuale alla costruzione della ferrovia, dicono le Autorita' cinesi, dovrebbe essere la "sedentarizzazione" delle popolazioni nomadi che abitano lungo il percorso. Senza specificare meglio le modalita' dell'operazione. Un'altra estensione prevista della ferrovia del Tibet dovrebbe condurre a Sudest in direzione di Nyingchi. Ma l'inizio dei lavori e' previsto per il 2013.
 
 
 
Numero 29 - Settembre 2010
 
IL CASO: SI ACCENDE IL DIBATTITO SULLE DICHIARAZIONI DEL PRIMO MINISTRO TIBETANO - 15 settembre 2010. Alcuni passaggi del discorso pronunciato lo scorso 23 maggio 2010, a New York, dal prof. Samdhong Rinpoche, primo ministro del Governo Tibetano in Esilio, sono in questi giorni oggetto di analisi e acceso dibattito nonché motivo di sconcerto tra le fila dell’ala indipendentista della diaspora tibetana e tra i sostenitori della causa del Tibet.
 





Una scelta di massime e pensieri di Sua Santità il Dalai Lama che, con parole provocatorie, spiegano al lettore occidentale il cuore dell’insegnamento buddhista sull’importanza dell’amore, della pace, della compassione e della giustizia, e gli indicano la via per vivere con un maggior senso di responsabilità la propria vita quotidiana.
Dal quattordicesimo Dalai Lama tibetano, la più importante figura del buddhismo contemporaneo, un'intensa riflessione sulla vita in forma di folgoranti aforismi. Insegnamenti di apparente semplicità che, come lampi di luce, illuminano la mente immergendola nella meditazione sui concetti più profondi. Un invito a non sprecare la propria vita, ma ad approfittarne, affrontando ogni giorno con consapevolezza e offrendo compassione, gentilezza, amore e rispetto a ogni essere vivente.
Il titolo onorifico di Dalai Lama è tratto da una combinazione della parola mongola Dalai, che significa Oceano, e pronunciabile in tibetano come tale'i, e lama, equivalente tibetano della parola sanscrita guru, ovvero Maestro spirituale. Il Dalai Lama, una delle più influenti e note cariche lamaistiche, è la massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano, a capo della scuola Gelupa (dGe-lugs-pa), cioè dei Virtuosi, una delle scuole del Buddhismo. Dalla metà del 1600 fino al 1959 fu la più alta autorità temporale del Tibet. (www.iltrovalibri.blogspot.com)
 
 
Numero 28 - Settembre 2010
 

INVIATO A BOLOGNA (www.lastampa.it) - A vederlo così, il professor Namkhai Norbu sembra un anziano signore che ha la saggezza di uno sciamano, la sua lentezza, il suo mistero. Parla con voce piana e bassa. Strano contrasto: un Maestro nella nuova capitale infelice della via Emilia. La biografia di Namkhai Norbu dice che sin da bambino «è stato riconosciuto come reincarnazione del Grande Maestro di Dzogchen Adozom Drugba», e poi «come la reincarnazione di Shabdrung Ngawang Namgyal, primo Dharmaraja del Bhutan». Probabilmente, vuole dire che è un predestinato. «Glottologo e ricercatore di fama mondiale, autore di centinaia di testi», ancora oggi, a 72 anni, Namkhai Norbu «viaggia in tutto il mondo tenendo conferenze e ritiri cui partecipano migliaia di persone». L'Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona l'ha fatto venire a Bologna. «Lezione magistrale del professor Namkhai Norbu: La medicina tibetana, patrimonio dell'Umanità», recita la locandina. Aula magna, Università di Bologna, e un po' di gente. Fa un certo effetto, perché la medicina tibetana è una scienza lontana, quasi una filosofia. È uno stile di vita che, come dice Simonetta Nicolai, medico e fondatore del New Yuthok Insititute for Tibetan Medicine, «considera la salute una questione di equilibrio». Vivi bene e starai bene. Facile dirlo così.Ma qui, in quella che un tempo veniva chiamata la capitale dell'edonismo, il contrasto potrebbe sembrare più evidente. Che ci fa un grande saggio nella via Emilia? Namkhai Norbu dice che «noi siamo uomini, l'uomo ha una sua esistenza individuale e la medicina soddisfa un bisogno individuale dell'uomo. Ecco il punto fondamentale per la comprensione della medicina tibetana. E per medicina non si intende soltanto un insieme di farmaci preparati con alcune erbe medicinali e qualche minerale, e neppure una semplice terapia medica. Per medicina si intende anche un insegnamento spirituale». Tra i campi di grano che si sperdono oltre ai filari di pioppo della via Emilia, oltre ai suoi miti della velocità, queste parole hanno quasi una loro lentezza incongrua in un posto come questo. Però, tutte le distanze sono colmabili. Basta vederle, basta capirle. Il fatto è che questa scienza ha le sue radici nelle credenze e nelle tradizioni popolari che si rifanno addirittura allo sciamanesimo pre-buddhista e all'antica religione del Bon. Un medico tibetano quando fa una diagnosi ricerca i sintomi che segnalino affezioni del respiro o della bile, oppure dell'apatia. Controlla gli organi dei sensi, le secrezioni e le escrezioni. Ma poi le medicine hanno una composizione naturale, e sono prodotti di erbe: non c'è chimica. Perché la malattia viene considerata soprattutto «l'alterazione del processo spirituale di un individuo», come sottolinea Paolo Roberti di Sarsina, presidente dell'Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona. Il presupposto è che la maggior parte delle malattie della nostra epoca sono il risultato di stati mentali non equilibrati, di stili di vita scorretti e diete sbagliate. Ma se uno stato di squilibrio aiuta l'insorgere di un male, questo squilibrio è determinato da cause primarie (le emozioni distruttive: la rabbia, l'aggressività, la brama, l'odio, l'attaccamento, il desiderio, l'ignoranza, la pigrizia e la confusione mentale) e secondarie (la dieta sbagliata, le abitudini scorrette e fattori climatici stagionali). Le cure aiutano a intervenire su questi squilibri. Per questo, come sottolinea la dottoressa Nicolai, alla fine si può dire che la medicina tibetana «è profondamente collegata con la teoria e la pratica buddhista che sottolinea l'interdipendenza indivisibile della mente, del corpo e dell'energia vitale».È un sistema di salute, spiega Roberti di Sarsina. «Quindi si occupa di tecniche del corpo, come lo Yantra Yoga, che è una disciplina che tende a rendere il nostro fisico più plastico, e sensibile alla sua capacità di immagazzinare energia attraverso metodi di respirazione, meditazione e profondo ascolto interiore».
In fondo, Namkhai Norbu esemplifica tutto questo. L'Aula Magna è piena. Ma il suo successo dev'essere la sconfitta di qualcos'altro. Secondo l'Eurispes, in Italia il 18,5% della popolazione, pari a 11 milioni, sceglie di curarsi con medicine non convenzionali: il fatto è che appena 5 anni fa erano 8 milioni (fonte Istat). Gli italiani che ricorrono all'omeopatia sono cresciuti del 65% nell'ultimo ventennio, con un più 6% solo nel 2009. E in Europa i pazienti che preferiscono la medicina non convenzionale sono già cento milioni, per un mercato di 1,09 miliardi di euro all'anno. È solo il mondo che sta cambiando o la saggezza di Norbu ci dice qualcosa di più?

 
 
 
 
Numero 27 - Settembre 2010
 
 
 
LOSANNA/GINEVRA - Giovedì, a Ginevra, il Dalai Lama parteciperà ad una conferenza che riunirà fino a sabato un gruppo di intellettuali tibetani e cinesi. L'incontro ha per obiettivo di «promuovere la migliore comprensione fra le due comunità» e «trovare soluzioni pacifiche alla questione tibetana». Nella città lemanica, il leader religioso non incontrerà le autorità locali. Il tentativo intrapreso dal sindaco di Ginevra Rémy Pagani di organizzare un incontro con il Dalai Lama (vd suggerito) è fallito a causa dei numerosi impegni di quest'ultimo.
Da segnalare, inoltre, che l'ambasciata cinese non ha reagito alle dichiarazioni sulla situazione in Tibet rilasciate martedì davanti alla stampa dal Dalai Lama, contrariamente a quanto preannunciato da un rappresentante della missione diplomatica presente all'incontro.
 

La Cina ammonisce l'India su Dalai Lama - La Cina ha dichiarato di sperare che l'India ottemperi al suo impegno di non lasciare che i tibetani si dedichino ad attivita' anti-cinesi e ''tratti prudentemente la materia'' in modo da non danneggiare le relazioni bilaterali fra i due paesi. Lo riporta la stampa locale. Commentando per la prima volta il recente incontro tra
il Primo Ministro indiano, Manmohan Singh e il Dalai Lama, il portavoce del Ministero degli esteri cinese ha detto che l'opposizione di Pechino a che i leader stranieri incontrino il leader spirituale tibetano e' stata fatta sapere all'India. ''La Cina - ha detto il portavoce cinese si oppone agli incontri tra i leader politici stranieri con il Dalai Lama e noi abbiamo fatto chiaramente presente questa nostra posizione all'India''. ''Il governo indiano - ha proseguito - ha in diverse occasioni detto espressamente di riconoscere la regione del Tibet come parte della Repubblica Popolare cinese e di non permettere ai tibetani di avere dei comportamenti anti-cinesi o di compiere attivita' politiche in chiave anti-cinese in India. La Cina spera che l'India voglia rispettare questo impegno per il bene delle relazioni reciproche''. Il ministro degli esteri indiano, S M Krishna, a proposito dell'incontro tra il premier indiano e il Dalai Lama aveva chiarito che l'India considera il leader tibetano come un ''ospite d'onore'' ma non lo incoraggia a effettuare attivita' politica. Il mese scorso il Dalai Lama incontro' il Sottosegretario agli esteri indiano Nirupama Rao. In quell'occasione Pechino non ebbe nessuna reazione esplicita all'incontro. La Cina considera il Dalai Lama un separatista che sta cercandodi dividere il Tibet dalla Cina.

Leader tibetano: “Il Dalai Lama indicava ai buddisti la via di Madre Teresa”
Samdhong Rinpoche testimonia l’importanza della Beata di Calcutta per il buddismo tibetano. “Per noi, la Madre è l’incarnazione del Maha Karuna (compassione incommensurabile). Per lei nessuno era irraggiungibile. Il Dalai Lama ammirava e nutriva il più profondo rispetto per la Madre”. New Delhi (AsiaNews) – Continua la rassegna di testimonianze su Madre Teresa di Calcutta promossa da AsiaNews, a pochi giorni dal centenario della nascita della Beata. Il 26 agosto verrà festeggiato l’anniversario della Missionaria della Carità. Samdhong Rinpoche, 71 anni, vive in esilio in India dal 1959, anno in cui è fuggito dal Tibet a causa della repressione del governo cinese. Il 29 luglio 2001, è stato eletto primo ministro del governo tibetano in esilio dai civili fuggiti dal Tibet. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Com’era considerata Madre Teresa dai buddisti tibetani?

Lei rappresenta l’amore senza distinzioni e la compassione per tutta l’umanità. Per il buddismo tibetano, la Madre è l’incarnazione del Maha Karuna (compassione incommensurabile). L’amore quotidiano ha una causa: noi amiamo la famiglia, gli amici… Ma l’amore di Madre Teresa è l’amore divino per tutti gli esseri umani. E l’amore della Madre era espresso attraverso un servizio umile.

Madre Teresa serviva le persone, trasfigurava il volto dell’umanità sofferente con il suo amore e la sua compassione. Per lei, nessuno era irraggiungibile; toccava con la sua anima i più poveri tra i poveri e dava loro una ragione per vivere e una dignità.

Che rapporto c’era tra Madre Teresa e il Dalai Lama?

Il Dalai Lama ammirava Madre Teresa e nutriva il più profondo rispetto per lei. Dopo averla incontrata, diceva che era un esempio di persona compassionevole. Affermava spesso che i monaci e le suore buddisti dovevano seguire l’esempio di Madre Teresa e servire i più poveri tra i poveri imitando il suo spirito, la sua compassione e la sua dedizione.

Il Dalai Lama diceva anche che lo spirito, la compassione e la dedizione di Madre Teresa avrebbero continuato a guidare la comunità umana.



Numero 26 - Luglio 2010
 
(www.lastampa.it)Potenza di un semplice cinguettio: lunedì scorso, 19 luglio, il Dalai Lama ha risposto alle domande di migliaia di cinesi sul suo nuovo blog twitter:@dalailamacn. Mentre Pechino continua a rifiutare qualsiasi contatto con il leader tibetano in esilio, lui insiste nel cercare un dialogo con la popolazione cinese. Anche in modo virtuale.
Dopo aver selezionato 10 domande sulle 326 domande proposte da oltre 1500 navigatori 1.543 internauti lo scrittore Wang Lixiong, che aveva organizzato un "incontro" analogo il 21 maggio scorso, ha risposto per conto del Dalai Lama su temi caldi come “l’autonomia del Tibet”.
“Il termine ‘autonomia dei tibetani’ – spiega su twitter il leader settantacinquenne – dovrebbe riferirsi a una situazione in cui in Tibet i tibetani sono la maggioranza e gli altri gruppi etnici la minoranza. Se la situazione è stata capovolta, la parola ‘autonomia’ non ha più senso”. Da tempo la Cina promuove con vantaggi finanziari una massiccia immigrazione del gruppo etnico Han in Tibet per modificare il rapporto numerico con i tibetani.
Il Dalai Lama vuole forse allora un Grande Tibet, come paventa Pechino? Twitter-risposta: "L'idea di “Grande Tibet” viene amplificata solo dalla propaganda del Partito comunista. Io desidero dare a tutti i tibetani che parlano e scrivono la stessa lingua, uguali diritti di tutelare e sviluppare la loro cultura religiosa, come pure per il loro sviluppo economico”.

 

 
 

(ANSA) - CAMPOBASSO, 26 LUG - I riconoscimenti della terza edizione del Premio internazionale ''La Traglia'' organizzato dalla Regione Molise in occasione delle celebrazioni a Jelsi (Campobasso) per la ricorrenza di S.Anna e della 205/a edizione della ''Festa del grano'', andranno al Dalai Lama e a Stefano Dallari, fondatore della ''Casa del Tibet Italia'' di Votigno di Canossa (Reggio Emilia).La consegna avverra' domani nel corso di una manifestazione.A ritirare il premio assegnato al Dalai Lama, sara' Tseten Samdup Chhoekyapa, suo rappresentante presso l'Unione Europea, che provvedera' successivamente a consegnarglielo.
Insieme a lui arriveranno a Jelsi quattro monaci del monastero tibetano della ''Gaden Jangtse Federation Europe'', sorto di recente a Cisterna di Latina. (ANSA).

 

 
Numero 25 - Luglio 2010

 

 

A quanto si apprende dal quotidiano Times of India, Richard Gere è in procinto di girare il suo prossimo film dedicato al buddhismo in Ladakh, un vero e proprio “piccolo Tibet” a nord dell’India. Il mese prossimo l’attore – da tempo convertito al buddhismo e grande sostenitore della causa tibetana -  sarà a Leh, la città principale della regione, posta a oltre tremila metri di altitudine. Il quotidiano indiano riporta inoltre una dichiarazione di un famoso coreografo di Bollywood, Rajev Khinchi, coinvolto nel progetto cinematografico per curare alcune scene di danza previste nella pellicola. Attualmente non sono stati resi ulteriori dettagli sul film e neanche la sua release. (www.duellanti.com)

 
Numero 24 - Luglio 2010
 
 
www.sangye.it - Il 6 luglio 2010 Sua Santità il 14° Dalai Lama del Tibet ha compiuto 75 anni, centinaia di migliaia, anzi milioni, di persone in tutto il mondo gli fanno gli auguri e celebrano il settantacinquesimo compleanno del Dalai Lama, leader spirituale del buddismo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell’India. Nonostante la pioggia, circa 5mila sostenitori si sono riuniti davanti al tempio himalayano di McLeod Ganj, dove il Dalai Lama vive dal 1959, quando fu costretto a fuggire dal Tibet in seguito alla sollevazione repressa nel sangue dal governo cinese . A Washington DC, la Presidente del Congresso Nancy Pelosi ha salutato il Dalai Lama per il suo 75 ° compleanno come “un uomo di pace e di saggezza” e ha esortato la Cina a dialogare seriamente con lui sul problema del Tibet. “Sua Santità ha espresso la volontà di visitare la Cina e ad impegnarsi direttamente con i funzionari d’alto livello. E mia sincera speranza che Pechino inviti Sua Santità in Cina per reali trattative”, ha aggiunto in un comunicato.

In Tibet, in un sottodistretto di Namling, nella prefettura di Shigatse, 30 tibetani hanno lanciato sassi contro dieci veicoli di sicurezza cinesi e sono stati arrestati. Le proteste dei civili sono cominciate quando, in aprile, una compagnia cinese ha avviato nel territorio dei lavori di imprecisata “estrazione mineraria”, compromettendo le falde acquifere e impedendo il pascolo degli animali. “I tibetani della zona sono disperati e si sono appellati alle autorità locali per fermare le attività di estrazione” ha rivelato una fonte. “Hanno spiegato quanto le operazioni stiano danneggiando le condizioni ambientali del territorio”.L'estrazione di risorse, avviata in una zona tradizionalmente adibita alle mandrie, oltre a impedire il pascolo degli animali, ha anche inquinato le falde acquifere compromettendo le riserve di acqua potabile. Le ripetute proteste da parte dei civili alle autorità locali non sono servite a nulla. Al contrario, sono state inviate forze di sicurezza per presidiare la zona e mettere a tacere le lamentele. “I tibetani erano così disperati che hanno attaccato i veicoli che trasportavano le forze di sicurezza con pietre e sputi. La polizia ha risposto sparando in aria tre volte e arrestando diversi civili. Molti di loro sono stati picchiati duramente” ha dichiarato una seconda fonte. “Dei 30 detenuti, due sono stati spostati dalla prigione di Shigatse e non sappiamo dove sono”. Il giorno dopo gli arresti avvenuti il 21 maggio, ma dei quali si è avuta notizia soltanto ieri sera, le autorità hanno visitato tutte le case del luogo comunicando che gli scavi sarebbero andati avanti. La polizia presidia tutt’ora diverse strade. Sul blog sina.com un ufficiale della pubblica sicurezza di Shigatse ha scritto: “Più di 50 abitanti sono stati arrestati. Non è la prima volta che succedono incidenti simili in questa zona. Ogni anno ce n’è uno, ma il governo non può mostrarsi debole”. (AsiaNews/Agenzie)



Pechino (AsiaNews/Tchrd) – In meno di un anno la polizia cinese ha arrestato, torturato e condannato alla prigione o alla “rieducazione-tramite-lavoro” tre fratelli e tre cugini della stessa famiglia tibetana. Lo rivela il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd) che parla di sentenze ingiustificate e vendetta personale da parte di ufficiali della polizia locale ai danni di sei membri della famiglia Samdrup del villaggio Gonjo County, nella prefettura di Chamdo, Regione autonoma tibetana. I primi ad essere arrestati sono Jigme Namgyal e Rinchen Samdrup, direttori di una ong ambientalista. I due fratelli hanno accusato membri della polizia locale di caccia illegale di alcuni animali in via d’estinzione. Il 7 agosto del 2009 sono stati arrestati. Jigme è stato condannato in novembre a 21 mesi di “rieducazione-tramite-lavoro” con l’accusa di “danneggiamento della stabilità sociale”, per avere raccolto informazioni sull’ambiente e averle condivise con “la cricca del Dalai Lama”. LEGGI TUTTO … Il 3 luglio 2010, dopo quasi un anno dall’arresto, Rinchen Samdrup è stato condannato a 5 anni di prigione con l’accusa di “incitamento alla divisione del Paese” per avere pubblicato sul suo sito un articolo riguardo al Dalai Lama. Il 3 gennaio 2010 anche Karma Samdrup, fratello dei due arrestati, è stato preso in custodia dalla polizia cinese con l’accusa di “sciacallaggio” per l’acquisto di alcuni manufatti nello Xinjiang nel 1998. L’arresto è avvenuto dopo che Karma aveva visitato i fratelli in prigione e aveva parlato in loro difesa. Inoltre, Karma, affermato uomo d’affari, aveva la licenza per commerciare in manufatti. Dopo essere stato picchiato e torturato per sei mesi, Karma è stato condannato il 24 giugno a 15 anni di prigione e gli sono stati revocati i diritti politici per cinque anni. Attivisti per i diritti umani sostengono che il processo è stato una farsa e che i diritti di Karma sono stati violati. Karma non ha potuto vedere il suo avvocato se non 30 minuti prima dell’inizio del processo. “La corte ha del tutto ignorato i fatti, calpestato il sistema legale e violato l’umanità di Karma” ha spiegato l’avvocato Pu Zhigiang. Anche tre cugini dei fratelli sono stati arrestati. Sonam Choephel, dopo avere organizzato una petizione in difesa di Rinchen Samdrup a Pechino, è stato condannato a un anno e mezzo di “rieducazione-tramite-lavoro”. A marzo, Rinchen Dorje, monaco buddista, è stato arrestato sulla base di vaghi capi di accusa e tuttora non si sa dove sia. Il 5 luglio, un sesto membro della famiglia Samdrup, Tashi Topgyal, è stato arrestato a Lhasa dove stava cercando informazioni su Rinchen Dorje. Sembra che l’abbia trovato in un ospedale, ricoperto da bruciature che la polizia cinese ha spiegato come punizioni inflitte con scariche elettriche per avere cercato di scappare.
Alcuni analisti ritengono che la persecuzione non sia responsabilità del governo centrale di Pechino ma di rappresaglie di ufficiali locali.

fonte - http://www.asianews.it/notizie-it/Membri-di-una-famiglia-tibetana-incarcerati,-torturati-e-condannati-dalla-polizia-cinese-18899.html



 

Numero 23 - Luglio 2010
 
 
 “In Tibet c’è libertà di religione?” Il monaco ascolta la domanda in silenzio, poi abbassa la testa. Si chiama Norgye, ha 29 anni, e vive nel tempio di Jokhang a Lhasa, il santuario più sacro per il buddhismo tibetano. Ci viveva anche due anni fa, quando il Tibet si incendiò per una serie di rivolte, represse dalle autorità cinesi, che causarono decine – e secondo il Dalai Lama centinaia – di morti. E proprio due anni fa, il 28 marzo 2008, Norgye apparve per la prima volta di fronte ai microfoni dei giornalisti, scortati dal governo cinese nel monastero. Allora urlò, tra le lacrime: “Il governo mente, hanno ucciso molte persone. Il Tibet non è libero”.
Oggi, due anni e un “corso di rieducazione patriottica” più tardi, parla a voce bassa. E dice che sì, i tibetani godono di libertà religiosa. “Ho sbagliato, ero contro la legge. Non mi hanno picchiato né torturato”, spiega Norgye ai giornalisti, ammessi dal governo cinese nel monastero. “Dovevamo imparare la legge. E attraverso l’educazione ho capito che quanto ho fatto in passato era sbagliato, era contro la legge”. A controllare quanto dice, a pochi passi di distanza, sono funzionari governativi e Laba, un monaco più anziano, guida “ufficiale” per il tour di cinque giorni – rigidamente pianificato da Pechino – della regione autonoma del Tibet, normalmente chiusa ai giornalisti stranieri. L’incontro con Norgye non era nemmeno in programma: solo l’insistenza da parte dei media stranieri di incontrare almeno uno dei protagonisti della rivolta del 2008 ha costretto Laba a chiamare il discepolo. Il monaco anziano interrompe il giovane più volte, per precisare, correggere, chiarire. Ma le ore passate a studiare legge e pensiero comunista, e la “denuncia” del Dalai Lama durante il corso di rieducazione patriottica, hanno sortito l’effetto desiderato. “Non sapevo nulla delle proteste”, dice Norgye, quando gli viene chiesto che cosa l’avesse spinto a urlare la sua rabbia due anni prima.
Eppure nel 2008, i 30 monaci che avevano violato le regole imposte dal regime cinese per andare di fronte ai giornalisti avevano detto che a loro e ai loro 87 confratelli era stato impedito di prender parte alle manifestazioni pacifiche del 10 marzo. Quelle che, commemorando il 49esimo anniversario del tentativo – fallito – dei tibetani di liberarsi dal dominio della Cina, sfociarono 4 giorni dopo nelle violenze compiute contro i cinesi di etnia Han, non tibetani. Quelle che portarono a una repressione decisa da parte di Pechino, che spinse molti governi a ipotizzare un boicottaggio – mai avvenuto – delle Olimpiadi di Pechino che sarebbero cominciate cinque mesi più tardi. Quelle dopo le quali il Dalai Lama – considerato un pericoloso leader separatista dal governo cinese, tanto che ad ogni sua visita in un Paese straniero Pechino minaccia ritorsioni in caso di meeting ufficiali con I capi di Stato – ha incontrato le autorità cinesi due volte, senza che di fatto nulla cambiasse. Anche oggi nella Regione autonoma del Tibet – quasi tre milioni di abitanti, il 92% dei quail di etnia tibetana, sotto il governo cinese dal 1950 – è vietato pregare e adorare il Dalai Lama, che vive in esilio in India. Eppure Norgye non ha dubbi, non ora. E a chi gli chiede come mai, se in Tibet c’è libertà religiosa, persino le foto del Dalai Lama siano messe al bando, risponde disciplinato: “C’è libertà. Quella, per ogni persona, di credere o no”.Decisa da parte di Pechino, che spinse molti governi a ipotizzare un boicottaggio – mai avvenuto – delle Olimpiadi di Pechino che sarebbero cominciate cinque mesi più tardi. Quelle dopo le quali il Dalai Lama – considerato un pericoloso leader separatista dal governo cinese, tanto che ad ogni sua visita in un Paese straniero Pechino minaccia ritorsioni in caso di meeting ufficiali con I capi di Stato – ha incontrato le autorità cinesi due volte, senza che di fatto nulla cambiasse. Anche oggi nella Regione autonoma del Tibet – quasi tre milioni di abitanti, il 92% dei quail di etnia tibetana, sotto il governo cinese dal 1950 – è vietato pregare e adorare il Dalai Lama, che vive in esilio in India. Eppure Norgye non ha dubbi, non ora. E a chi gli chiede come mai, se in Tibet c’è libertà religiosa, persino le foto del Dalai Lama siano messe al bando, risponde disciplinato: “C’è libertà. Quella, per ogni persona, di credere o no”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/03/voci-dal-regime-cinese-la-rieducazione-del-monaco-che-fece-la-rivoluzione-in-tibet/35780/
 
 
Numero 22 - Giugno 2010
 
(ANSA) - PECHINO, 24GIU - Per Hrw, la Cina 'deve immediatamente' avviare un'indagine sulle torture che avrebbe subito in prigione il tibetano Karma Samdrup. E deve anche ritirare le 'accuse fabbricate' contro di lui, che e' un intellettuale. Nella prima udienza del processo a suo carico con l'accusa di aver rubato statue e altri preziosi antichi, Samdrup ha denunciato di essere stato picchiato, drogato e privato del sonno per alcuni mesi nel tentativo di estorcergli una confessione.
 
 
Numero 21 - Giugno 2010

Dharamsala, 16 giugno 2010. Smentendo clamorosamente quanto in precedenza affermato, l’ambasciatore russo in India, Alexander Kadakin, ha dichiarato che al Dalai Lama non sarà concesso il visto d’ingresso nel paese. La notizia di una prossima visita del Dalai Lama in Russia nella veste di leader spirituale era stata annunciata il 4 giugno dallo stesso Kadakin che aveva argomentato la notizia con queste parole: “Ci sono molti buddisti nella regione e nelle montagne dell’Altai e in Russia desiderosi di incontrare il loro leader spirituale”. Circa un mese fa avevano destato curiosità e stupore le dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov il quale aveva ventilato la possibilità della mediazione di Mosca nel processo di dialogo tra Dharamsala e Pechino. Dichiarazioni peraltro successivamente smentite dallo stesso Lavrov quando, al Parlamento russo, aveva definito il Dalai Lama “il simbolo dell’indipendenza del Tibet” e “fondate” le ragioni di Pechino nel non voler avere alcun contatto con il leader tibetano.Incontrando a Nuova Delhi l’ambasciatore cinese, Kadakin ha definito “un errore dovuto all’errata trascrizione di una sua dichiarazione”, imputabile all’agenzia ANI, la notizia della prossima visita del Dalai Lama in Russia ed ha consegnato ai diplomatici cinesi il testo corretto delle sue parole. Ai giornalisti di Voice of Russia ha spiegato che “allo stato attuale Mosca non può concedere il visto al Dalai Lama perché il suo ruolo religioso ha una forte connotazione politica”. “La Russia ha importanti relazioni con la Cina” – ha aggiunto – “e non abbiamo alcuna intenzione di metterle a rischio”. “Per il momento, il visto al Dalai Lama è fuori questione”.L’ultima visita del Dalai Lama in Russia risale al 2004, quando si recò nella Repubblica di Kalmucchia per l’inaugurazione di un tempio buddista. Dal 2007 il visto d’ingresso gli è stato sempre negato.(www.italiatibet.org)


(ANSA) - TOKYO, 18 GIU - Il Dalai Lama e' arrivato in Giappone per la sua 14/a visita. Il leader spirituale tibetano sara' a Tokyo, Nagano, Kanazawa e Yokohama.Fino al 28 giugno appuntamenti prevalentemente religiosi. Domani a Nagano il Dalai Lama pronuncera' un sermone buddhista al tempio Zenkoji, al centro dell'attenzione nel 2008 per il rifiuto dei monaci di ospitare la partenza della fiaccola olimpica dei Giochi di Pechino, come protesta verso la Cina per la repressione violenta dei moti buddhisti in Tibet.
 

 

Numero 20 - Giugno 2010

 

10 giugno 2010. Nonostante i fatti smentiscano le parole, i burocrati cinesi continuano a proclamare la completa apertura della Cina al dialogo con il Dalai Lama sulla questione del Tibet. Tale disponibilità è stata ribadita a Oslo il 7 giugno 2010 dal Vice Ministro per gli Affari Esteri, signora Fu Ying, in occasione di un discorso tenuto presso l’Istituto Norvegese per gli Affari Internazionali. “La porta per il dialogo è sempre aperta e lo è da anni” – ha dichiarato Fu Ying - “vi sono delle difficoltà ma da parte cinese la volontà di proseguire i colloqui è sincera”.“Il Tibet è una regione lontana ed è importante che trovi una sua specifica via all’attuazione del progresso economico che le consenta, allo stesso tempo, di conservare la sua cultura e le sue tradizioni”, ha proseguito il Vice Ministro specificando che si tratta di un processo difficile.La cultura tibetana è unica e di grande valore”, ha affermato. “Recentemente, si è tenuta una Conferenza Nazionale sul Progresso in Tibet e sono stati decisi molti investimenti e aiuti. Per preservare l’ambiente, il 37% del territorio tibetano è già stato dichiarato Riserva Naturale protetta. Amo il Tibet e questa estate intendo trascorrervi le mie vacanze”.Secondo Penpa Tsering, Presidente del Parlamento Tibetano in Esilio, presente all’evento assieme alla signora Chungdak Koren, direttrice del Comitato Norvegia-Tibet, “la signora Fu sembrava sincera e se le sue parole fossero vere potrebbero far pensare a un positivo cambiamento da parte delle autorità cinesi”. Parlando all’emittente radio Voice of Tibet, Penpa Tsering ha rilevato che, nel suo intervento, il Vice Ministro cinese non ha denunciato il Dalai Lama né lo ha mai definito “separatista”.La politica cinese in Tibet parla però un altro linguaggio. Pechino continua a perseguitare i tibetani che chiedono il ritorno del Dalai Lama e a esercitare una dura repressione nei confronti di monaci, monache e laici. Ogni pacifica manifestazione di dissenso è punita con il carcere e la tortura e il paese è, di fatto, uno stato di polizia in cui ogni cittadino è sorvegliato e controllato e dove il Dalai Lama è denigrato dagli organi di stampa e dalle agenzie propagandistiche. (www.italiatibet.org)

 
Numero 19 - Giugno 2010
 
Niente canzoni tibetane nei cellulari. Le autorità cinesi in Tibet hanno infatti messo al bando le suonerie per i telefonini che riproducono motivi popolari in lingua tibetana. Lo si apprende dall’ufficio del Dalai Lama a New Delhi. «Agli studenti e agli insegnanti di una scuola superiore vicino alla città tibetana di Shigatse – si legge in un comunicato diffuso dall’addetta stampa Tsering Tsomo - è stato ordinato di cancellare dai loro telefonini alcune canzoni popolari perché considerate “nocive” dai funzionari locali».La lista delle suonerie vietate contiene 27 motivi famosi in lingua tibetana. In un messaggio pubblicato lo scorso mese sul website della scuola, le autorità ordinavano la rimozione delle canzoni in formato audio o video dai cellulari e dagli I-pod. Secondo il comunicato, Pechino ha anche vietato ai negozi di fotocopie di Lhasa di riprodurre materiale scritto in tibetano.
 
 
 
Numero 18 - Maggio 2010
 
Twitter in soccorso della causa tibetana, almeno per un’ora. Tanto è durata la prima intervista del Dalai Lama con gli internauti cinesi avvenuta attraverso il sito di instant messaging. A partire dalle 12 italiane (le 8 di sera in Cina) il capo spirituale dei tibetani ha risposto a 250 domande formulate da 1.100 utenti della Repubblica popolare. L’iniziativa era stata lanciata su Twitter da Wang Lixiong, scrittore cinese dissidente della politica di Pechino in Tibet, che in un messaggio aveva detto di aver offerto al Premio Nobel per la Pace la possibilità di accedere al sito col suo account per l’occasione.
Così, attraverso un voto online avvenuto su un’applicazione di Google chiamata Google Moderator, circa 12 mila persone hanno selezionato le 250 domande per il leader tibetano, ha spiegato Xiao Qiang, direttore della rivista “China Digital Times”, che ha base negli Stati Uniti. Twitter, dove il Dalai Lama ha da qualche mese un proprio account con oltre 350 mila followers, in Cina è bloccato. Ma il sito di instant messaging permette ad altre applicazioni e server di accedere al suo servizio, così gli internauti cinesi hanno potuto accedere ai «twit» del Dalai Lama senza dover ricorrere ai proxy che permettono di aggirare la poderosa censura di Pechino. Proprio per questo motivo, ha spiegato Qiang, Twitter è ampiamente utilizzato in Cina nonostante i filtri censori delle autorità. «In realtà la Grande Muraglia (digitale, ndr) ha favorito la crescita della comunità di Twitter come in nessun altro Paese al mondo», ha dichiarato all’Associated Press Qiang.
Secondo lui si tratta di una comunità che ha il suo collante proprio nell’anti-censura: «Numerose discussioni su Twitter sono sulla libertà di Internet e su come aggirare la Grande Muraglia con metodi più sofisticati». Il leader dei buddisti tibetani ha risposto alle domande da New York, dove si trova per una vista di due giorni. Dalla cittadina indiana di Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, il segretario del Dalai Lama, Tenzin Takhla ha confermato a La Stampa che l’intervista è avvenuta come da programma. «Tuttavia - ha aggiunto - non possiamo sapere da quanti utenti è stata seguita».(www.lastampa.it)

maggio 2010. Iniziano a circolare le prime notizie sui piani varati dal governo di Pechino circa la ricostruzione della città tibetana di Kyegudo, uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto del 14 aprile. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate il 1° maggio dal premier Wen Jiabao nel corso di un incontro organizzato dopo la sua seconda visita alle zone devastate dal sisma, sarà data priorità alla ricostruzione degli edifici pubblici, comprese scuole e ospedali. Wen ha inoltre affermato che il governo contribuirà finanziariamente al restauro dei monasteri. Un consigliere governativo ha precisato che la nuova Kyegudo sarà “una città turistica attenta all’ecologia”.Circa la ricostruzione delle abitazioni degli oltre 100.000 senza tetto, definiti “in grande maggioranza pastori e agricoltori”, in una nota dell’agenzia Xinhua del 2 maggio 2010 si legge che quest’opera richiederà un periodo di tempo di almeno tre anni e che sarà in gran parte finanziata dal governo. A questo proposito, International Campaign for Tibet fa sapere che, secondo fonti all’interno del Tibet, i tibetani residenti nella zona dichiarano che sarebbero in grado di ricostruire da soli le abitazioni, e in minor tempo, se solo fossero loro forniti i materiali necessari. La stessa fonte precisa che molti preferirebbero non aspettare la ricostruzione e vivere presso famigliari o amici anziché vivere sotto le tende, unico rifugio per il tempo a venire.Poiché il governo centrale intende finanziare e sovraintendere alla ricostruzione, si teme che la popolazione locale non avrà alcuna voce in capitolo e sarà esclusa da ogni decisione. La legge cinese sull’autonomia etnica regionale stabilisce infatti che quando i finanziamenti provengono dalle autorità centrali, ogni competenza decisionale, anche a livello locale, spetta al governo.Nel processo di ricostruzione, la questione ambientale sarà uno dei punti cruciali. A causa di discutibili politiche agricole, negli ultimi decenni il territorio della Prefettura Autonoma Tibetana di Yushu si è andato desertificando e il governo cinese, nel tentativo di porre rimedio al degrado dell’ambiente, ha sottratto alla pastorizia vasti appezzamenti di terreno relegando nomadi e contadini in prefabbricati spesso costruiti ai margini delle città o lungo le strade. Ancora non si conosce con esattezza quale sia stato l’impatto del terremoto su questi edifici prefabbricati ma si ritiene che molte vite sarebbero state risparmiate se ai contadini fosse stato consentito di vivere nei pascoli anziché nei ghetti urbani.Fonte: International Campaign for Tibet


 
Numero 17 - Maggio 2010
 
www.ilsussidiario.net – Dieci geni presenti nel fisico permettono ai tibetani di vivere più a lungo delle altre popolazioni e di evitare patologie che minano il corpo. Soprattutto ad altitudini dove la maggior parte delle persone si ammalerebbe. E’ il risultato di uno studio pubblicato dalla rivista americana “Science” dell’Università dello Utah. I ricercatori americani insieme a colleghi cinesi, hanno studiato il dna di 75 tibetani che vivono a circa 4600 metri dal livello del mare. Hanno così potuto constatare l’esistenza di 10 geni importanti per la respirazione in carenza d'ossigeno. Due di essi potrebbero essere coinvolti nella sintesi di un'emoglobina più efficace a catturare ossigeno e a trasferirlo al corpo.
 
 
 
Numero 16 - Maggio 2010
 
Iniziano a circolare le prime notizie sui piani varati dal governo di Pechino circa la ricostruzione della città tibetana di Kyegudo, uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto del 14 aprile. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate il 1° maggio dal premier Wen Jiabao nel corso di un incontro organizzato dopo la sua seconda visita alle zone devastate dal sisma, sarà data priorità alla ricostruzione degli edifici pubblici, comprese scuole e ospedali. Wen ha inoltre affermato che il governo contribuirà finanziariamente al restauro dei monasteri. Un consigliere governativo ha precisato che la nuova Kyegudo sarà “una città turistica attenta all’ecologia”. Circa la ricostruzione delle abitazioni degli oltre 100.000 senza tetto, definiti “in grande maggioranza pastori e agricoltori”, in una nota dell’agenzia Xinhua del 2 maggio 2010 si legge che quest’opera richiederà un periodo di tempo di almeno tre anni e che sarà in gran parte finanziata dal governo. A questo proposito, International Campaign for Tibet fa sapere che, secondo fonti all’interno del Tibet, i tibetani residenti nella zona dichiarano che sarebbero in grado di ricostruire da soli le abitazioni, e in minor tempo, se solo fossero loro forniti i materiali necessari. (www.sangye.it)
 
Numero 15 - Maggio 2010
 
 
 
www.ansa.it - Un asceta indù sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni. L'uomo, che si chiama Prahlad Jani e ha 82 anni, si trova sotto esame in un ospedale dello stato settentrionale del Gujarat, secondo quanto riporta Ahmedabad Mirror. Un team di medici del Defence Institute of Physiologist and Allied Science (Dipas), un centro di ricerca della difesa, intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza, dovuta a un'antica tecnica di meditazione yoga. Jani era già stato esaminato nel 2003 da un'altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno. Sembra che lo "yogi", che si trova in perfetta salute, "sia capace di produrre urina nella sua vescica e poi in base alla sua volontà di rimandarla in circolo" spiega il medico Sudhar Shah. Nato in un povero villaggio del Gujarat, il santone sostiene di aver ricevuto questi suoi poteri speciali da una divinità all'età di otto anni. La tecnica è conosciuta come "breatharianismo" e consiste nel raggiungere con il potere mentale il totale dominio delle proprie funzioni corporee.
 
 
 
Numero 14 - Aprile 2010
Esplose tre bombe, nove le vittime. RANGOON (www.lastampa.it)- Sanguinoso attentato a Rangoon, l’ex capitale della Birmania: tre bombe esplose sulla riva del lago Kandawgyi, dove una grande folla festeggiava il nuovo anno buddista, hanno ucciso nove persone e ne hanno ferite altre 75. Le bombe erano nascoste sotto un gazebo. Un quarto ordigno è stato scoperto e disinnescato dagli artificieri. Quattro delle vittime sono donne e tra i feriti ci sono numerosi poliziotti che vigilavano sui festeggiamenti per il Thingyan, la Festa dell’acqua che dà il via al Capodanno birmano. Un appuntamento tradizionale in cui ci si inaffia a vicenda con secchiate e gavettoni, come rito purificatore.
Fonti citate da Asianews hanno parlato di «più di 30 morti» e hanno spiegato che l’attentato potrebbe essere una mossa del regime per mettere a tacere il dissenso in vista delle elezioni del prossimo autunno, le prime dal 1990. Dalle elezioni è stata esclusa la leader dell’opposizione, Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari. Il partito di San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), ha annunciato il boicottaggio della consultazione.

 
Numero 13 - Aprile 2010
Tibet: Dalai Lama, lasciatemi visitare le zone terremotate. (Sab 17 aprile 2010, AGI online) - Dharamsala - Il Dalai Lama ha chiesto a Pechino di permettergli di visitare le aree del Tibet colpite dal terremoto. "Per esaudire i desideri di molti che vivono lì" ha detto il leader Buddhista, "sono ansioso di andare io stesso a dare conforto".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Numero 12 - Aprile 2010

 

Nel suo primo giorno di visita in Svizzera il Dalai Lama ha ringraziato la Svizzera per la solidarietà dimostrata nei confronti dei rifugiati tibetani arrivati a partire dal 1960 nella Confederazione. Il capo spirituale ha incontrato inoltre al monastero buddista di Rikon (ZH) la presidente del consiglio nazionale Pascale Bruderer, la sindaca di Zurigo Corine Mauch e la presidente del governo cantonale Regine Aeppli.
Il premio Nobel per la pace ha mostrato tutta la sua gratitudine e ha fatto parte i presenti dei suoi molti ricordi legati a quel periodo, ha detto la Bruderer. La consigliera nazionale ha da parte sua sottolineato l'ottima integrazione della comunità tibetana in Svizzera, arrivata ormai alla terza generazione. Con circa 4'000 persone la comunità tibetana nella Confederazione è la più grande in tutto il mondo.
Nel pomeriggio si è svolta anche una cerimonia intitolata «Merci Schwiiz» (Grazie Svizzera), organizzata per sottolineare i 50 anni dall'arrivo dei rifugiati tibetani. La visita zurighese di Tenzin Gyatso prosegue fino a domenica prossima. Il fitto programma prevede una serie di conferenze sul tema dell'altruismo nell'economia, al «Kongresshaus» e all'»Hallenstadion».(www.rsi.ch)

 
 
Numero 11 - Aprile 2010

LA CINA TENDE LA MANO A OBAMA (www.affaritaliani.it). Lunga conversazione telefonica nella notte italiana tra il presidente Usa, Barack Obama, e il collega cinese, Hu Jintao, che si recherà a Washington per prendere parte il 12-13 aprile al summit internazionale sulla sicurezza nucleare: al centro dei colloqui soprattutto l'Iran, ma anche gli impegni del G20 per garantire la ripresa economica e anche le relazioni bilaterali, messe in crisi di recente da Sulla questione nucleare, Obama -ha reso noto la Casa Bianca- "ha sottolineato l'importanza di lavorare insieme per fare in modo che l'Iran rispetti i suoi obblighi internazionali". Più in generale, il presidente Usa ha rilevato la necessità che Washington e Pechino "insieme con le altre piu' importanti economie attuino gli impegni del G20 destinati a produrre una crescita bilanciata e sostenibile"; e ha espresso il suo apprezzamento per la decisione di Hu di partecipare al summit nucleare, a fine aprile a Washington, che sara' "un'importante opportunita' perche' i due Paesi affrontino il loro comune interesse nel mettere un freno alla proliferazione nucleare e nel proteggersi dal terrorismo nucleare".
 

Numero 10 - Marzo 2010

(ANSA) - PECHINO, 18 MAR - In almeno due localita' della Cina centinaia di giovani tibetani hanno dato vita a manifestazioni anti-cinesi e a sostegno del Dalai Lama. Lo hanno detto testimoni confermando quanto sostenuto da siti web di esuli tibetani. Studenti liceali hanno manifestato a Hezuo, nella provincia del Gansu;almeno 20 ragazzi sarebbero stati arrestati. A un'altra protesta hanno partecipato circa 500 persone per chiedere la liberazione dei giovani imprigionati. Il governo della provincia ha negato le proteste.

 

 

Numero 09 - Marzo 2010

(ANSA) - NEW DELHI, 10 MAR - A 51 anni della rivolta tibetana, il Dalai Lama ha accusato i cinesi di 'voler intenzionalmente cancellare il buddismo' dal Tibet. Il leader spirituale ha tenuto il suo discorso annuale a Dharamsala (nord dell'India), sua residenza e sede del governo tibetano in esilio. 'I cinesi stanno portando avanti oggi diverse iniziative politiche -ha detto -tra cui una campagna per la rieducazione patriottica in molti monasteri del Tibet', costringendo monaci e monache a vivere in semiprigionia'

 

 

Numero 08 - Marzo 2010

 
LIBERTA' PER IL TIBET. IN 15.000 A GINEVRA IL 9-10 MARZO.
Bruxelles, 23 gennaio 1997. Alla conclusione dei lavori del II. Seminario europeo per la libertà del Tibet le Comunità tibetane in Europa, i gruppi di sostegno al Tibet europei, l'Integruppo Tibet al PE ed il Partito Radicale hanno convocato per il 9 e 10 marzo prossimi a Ginevra, sede della Commissione per i Diritti umani delle NU, la seconda manifestazione europea per la libertà del Tibet.
L'obiettivo sarà di portare a Ginevra non meno di 15.000 persone da tutta Europa per chiedere l'immediata apertura di negoziati tra il Governo di Pechino e quello tibetano in esilio cosi' come costantemente richiesto da anni dal Dalai Lama per una pacifica e nonviolenta soluzione della questione tibetana.
A Ginevra sono previsti 3 momenti di mobilitazione: il 9 marzo una marcia per le vie cittadine dalla Delegazione cinese fino ai cancelli delle Nazioni Unite; nel tardo pomeriggio del 9 una fiaccolata sul lungo lago; il 10 marzo, giornata che commemora l'insurrezione nonviolenta di Lhasa del 1959, un presidio di fronte ai cancelli delle Nazioni Unite. E' prevista la partecipazione di numerosi esponenti del mondo politico europeo, della dissidenza cinese esterna e di artisti di fama internazionale da tempo impegnati per la causa tibetana.(www.radicalparty.org)

ROMA - Presentata questa mattina a Montecitorio la giornata di iniziative ed eventi di lunedì 10 marzo 2008, in occasione del 49° anniversario dell’insurrezione di Lhasa e la fuga del Dalai Lama dal Tibet occupato dalla Cina.
Un vasto ed articolato Comitato per il “TIBET LIBERO”, a cui hanno aderito fra gli altri l’Associazione Nessuno Tocchi Caino, l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ha presentato il seguente programma:
Alle 10, un sit-in davanti all’Ambasciata della Repubblica Popolare di Cina, in piazza Perù;
Alle 16, la partenza della fiaccola olimpica tibetana dalla sede del CONI, in largo de Bosis 15;
Alle 17.30, il ritrovo in piazza Navona e l’inizio del corteo-fiaccolata verso la sede dell’ONU-UNICRI in piazza San Marco.(www.radicalparty.it)

 

Numero 07 - Marzo 2010

Tibet: il Dalai Lama attiva account Twitter 

 

Numero 06 - Febbraio 2010

 

Numero 05 - Febbraio 2010

La Casa Bianca ha respinto la richiesta della Cina di annullare l'incontro fra il presidente Barack Obama e il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio, previsto per il 18 febbraio a Washington. «L'incontro fra il presidente Obama e il Dalai Lama avverrà, come già annunciato, giovedì prossimo» ha affermato Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca. Unica concessione a Pechino - secondo cui la visita del capo spirituale dei buddisti tibetani potrebbe danneggiare gravemente i rapporti tra Cina e Stati Uniti - l'incontro alla Casa Bianca non avverrà nell'Ufficio Ovale ma nella Sala delle Mappe, un luogo meno ufficiale e simbolico.
L'amministrazione Obama ha sempre sottolineato che il presidente incontrerà il Dalai Lama esclusivamente nel suo ruolo di leader spirituale: Washington non mette in discussione che il Tibet faccia parte del territorio cinese.
Ma il ministero degli esteri di Pechino, con una nota, aveva esortato «gli Stati Uniti a comprendere il carattere molto sensibile della questione tibetana, e rispettare scrupolosamente il loro impegno sull'appartenenza del Tibet alla Cina e la loro opposizione all'indipendenza tibetana». (www.ilsole24ore.com)


 

 

 

Numero 04 - Febbraio 2010

WASHINGTON (www.repubblica.it) - Gli Stati Uniti hanno confermato oggi ufficialmente che il Dalai Lama sarà ricevuto alla Casa Bianca il 17 o 18 febbraio prossimi. Lo ha reso noto il portavoce della casa bianca Robert Gibbs, senza tuttavia ufficializzare la data dell'incontro. Obama aveva rinviato un incontro con il Dalai Lama già in ottobre alla vigilia della sua visita a Pechino, e il fatto aveva provocato indignazione nei gruppi per i diritti umani.
L'incontro tra il presidente degli Stati Uniti e il Dalai Lama è stata causa di ulteriori tensioni con Pechino che ha commentato duramente la possibile visita del leader tibetano in esilio in India dal 1959 e che la propaganda cinese dipinge come un pericoloso separatista. Il portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu, ha dichiarato: "La Cina si oppone fermamente all'incontro, con qualsiasi pretesto e in qualsiasi forma". 
"Un incontro di questo genere danneggerebbe seriamente la base politica delle relazioni tra Cina e Stati Uniti" ha aggiunto Zhu Weiqun, viceministro dell'organo del Partito Comunista Cinese preposto alle relazioni con le minoranze etniche. "Se il leader statunitense sceglie di incontrare il Dalai Lama, questo gesto comprometterebbe la fiducia e la cooperazione tra i nostri due Paesi - ha detto Zhu- e come potrà tutto questo essere di aiuto all'America nel superare la crisi economica in corso?".
E sull'incontro con il Dalai Lama incalza anche il China Daily, voce ufficiale del regime di Pechino, che parla di Guerra Fredda e di audacia della vergogna. "E' patetico vedere come il presidente americano Barack Obama sia pronto a cedere a questioni di politica interna e incontrare il Dalai Lama" scrive Huang Xiangyang, columnist del quotidiano. "Questa politica americana di sostenere pubblicamente il Dalai Lama arriva direttamente dalla mentalità della Guerra Fredda, che per Washington coincide con l'utilizzo di ogni mezzo per contenere quelle che ritiene minacce in arrivo dalla Cina comunista. Ma i tempi sono cambiati (...). Obama è libero di incontrare chi vuole nel suo paese; ma non ammanti questa farsa di alti propositi morali: noi la chiamiamo, semplicemente, l'audacia della vergogna".

 

Numero 03 - Febbraio 2010

 

(ASCA-AFP) - Dharamshala, 25 gen - Inviati del Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet in esilio, riprenderanno domani i colloqui con il governo cinese dopo uno stop di 15 mesi. Ad annunciarlo e' il portavoce del Dalai Lama, Tenzin Taklhadel, spiegando che l'incontro di domani ''e' un processo importante per cercare di trovare una soluzione condivisa'' sull'indipendenza del Tibet da Pechino. Il Dalai Lama, ha spiegato il portavoce, ribadisce la sua convinzione che ''il problema puo' essere risolto solo attraverso il dialogo''.Gli inviati del Dalai Lama torneranno in India agli inizi di febbraio.
 

Numero 02 - Gennaio 2010

Google apre le porte del suo motore di ricerca ai cinesi. Rompe di fatto l’accordo con Pechino che escludeva dalla ricerca cinese tutti i contenuti censurati. Adesso sono disponibili le foto del massacro di Tien An Men, del Dalai Lama e delle esecuzioni capitali. Foto censurate fino a pochi giorni fa. E Google minaccia anche di spegnere il motore di ricerca cinese per protesta contro i continui attacchi hacker che proverebbero da agenti segreti del Governo cinese per individuare i nomi di attivisti cinesi contrari alla politica di Pechino. Migliaia di immagini sono ora disponibili per il popolo cinese, tenute nascoste per anni dalla dittatura governativa. Oggi il Governo Cinese fa sapere che è favorevole a questa attività, purché siano “conformi alla legge cinese”.
Il portavoce del ministero degli Affari esteri, Jiang Yu, dichiara: “La Cina accoglie con favore le attività conformi alla legge delle società Internet internazionali. Internet in Cina è aperto e il Governo cinese ne incoraggia lo sviluppo e si sforza di creare un contesto che sia favorevole a ciò. La legge cinese proibisce ogni forma di cyber-attacco e la Cina come altri Paesi gestisce Internet secondo la legge”.
Questo scarno comunicato fa capire che la libertà degli internauti cinesi resta ancora in mano al Governo.
(Da www.tecnomagazine.it)
 

 

Numero 01 - Gennaio 2010

 

Washington, 01-01-2010 - Dopo Google e Yahoo anche la Apple, impresa icona del 'politically correct' americano, cede alla censura cinese. La società di Cupertino in California, attraverso la China Unicom che da due mesi distribuisce nel Paese asiatico i prestigiosi modelli I-Phone del gruppo, ha di fatto bloccato l'acceso a cinque programmi software relativi al leader spirituale tibetano Dalai Lama e alla leader degli uiguri Rebiya Kadeer. Se quindi si mette su un I-Phone made in China la ricerca su 'Dalai', il risultato è nulla, al contrario invece di quello che invece succede allo stesso apparecchio in un'altra parte del mondo che non sia la Cina.
La scoperta della censura ha fatto andare su tutte le furie Reporter senza Frontiere, Rsf, che ha chiesto spiegazioni al colosso dell'informatica Usa: "Gli abbonati dell'I-Phone in Cina - si legge in una nota - hanno il diritto di sapere a che cosa non hanno accesso libero. Il gruppo americano si unisce al club delle imprese che applicano la censura nel Paese: una grande delusione da parte di un gruppo che ha basato la sua campagna pubblicitaria sul 'pensa diverso' e che si ritiene creativa". Il portavoce di Apple, Trudy Muller, ha risposto in una e-mail in merito alla mancata vendita delle 'application' proibite: "Ci atteniamo alle leggi locali - ha affermato - e non tutte le application sono possibili in tutti i Paesi". Secondo l'agenzia di stampa americana specializzata in notizie tecnologiche IDG News Service, almeno cinque App sul Dalai Lama non sono in vendita nello Store virtuale cinese. Tre di queste (Dalai Quotes, Dalai Lama Quotes e Dalai Lama Prayerwheel) sono una raccolta di testi, proibiti in Cina, del leader spirituale. La quarta, Paging Dalai Lama, informa sugli spostamenti e le conferenze del leader tibetano. La quinta, Nobel Laureates, è dedicata ai premi Nobel, tra cui lo stesso Dalai Lama. La Apple non è la prima società americana ad accettare la censura in Cina. In precedenza lo hanno fatto colossi del web come Yahoo! e Google, provocando una ridda di critiche da parte delle organizzazioni occidentali di difesa dei diritti umani.

 

 

 

Numero 31 - Dicembre 2009

Il giorno 19/12/2009 il Centro Nirvana ha ricevuto in regalo una copia del libro "Call of the Infinite", direttamente dal suo autore John Paraskevopoulos, che aveva trovato alcuni dei suoi scritti sul nostro sito. L'autore è molto interessato ad una traduzione del libro, e il Centro si sta organizzando per completarla al più presto.

 

 

 

 


Per la fine dell'anno, Aliberth trascorrerà alcuni giorni di ritiro nella quiete di Pomaia, l'appuntamento è quindi per il prossimo anno, anche per gli aggiornamenti del sito.

Clicca qui per vedere gli eventi dell'Istituto di Pomaia segnalati dal Centro Nirvana.

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DUE NOTIZIE IMPORTANTI DALL'ISTITUTO!
1. Ci sono stati degli imprevisti nel completamento della sala, perciò l'inaugurazione effettiva del gompa ristrutturato è stata posticipata al momento del rientro degli studenti del Masters Program. In questo modo potremo gioire tutti insieme del bellissimo evento.
Partecipate numerosi!
La nuova data è il 13 gennaio alle ore 12.
Inizieremo con una puja dell'incenso e concluderemo con un rinfresco. 

2.FESTA DEI MANTRA dal 7 all'11 gennaio!
Come in altre occasioni, abbiamo bisogno del vostro entusiasmo attivo!Nell'altare del gompa ristrutturato verranno collocate le nuove statue di Lama Tzong Khapa e dei suoi due discepoli. riempite di mantra e benedette.                                              Poiché le statue sono abbastanza grandi, abbiamo bisogno di molte mani per profumare i mantra, arrotolarli e avvolgerli in stoffa gialla, prima di essere benedetti.

L'Istituto Lama Tzong Khapa offre vitto e alloggio (in dormitorio) gratuiti dal 7 all11, in cambio della vostra partecipazione.Saremo impegnati tutto il giorno, sostenuti da abbondanti bevande e snacks!


Prenotatevi presto in segreteria 050-685654 (int.1),
segreteria@iltk.it

 



 

 

Numero 30 - Dicembre 2009

(ANSA) - SYDNEY, 11 DIC - Proprio 20 anni fa il leader spirituale tibetano in esilio, il Dalai Lama, riceveva il Nobel per la pace. Il riconoscimento per la lunga campagna per fermare la dominazione cinese nella sua patria: ieri ha festeggiato la ricorrenza a Melbourne, con centinaia di sostenitori. A 74 anni il Dalai Lama non da' segno di voler smorzare l'attivismo, e le sue cause vanno oltre il Tibet: dalla povertà in Africa alle condizioni degli aborigeni.
 

 

Numero 29 - Novembre 2009


15 anni di carcere a fondatore sito web tibetano - Le autorità cinesi hanno condannato a 15 anni di carcere Kunchok Tsephel, 39 anni, fondatore di un sito web in lingua tibetana. Lo ha denunciato oggi l'International Campaign for Tibet (Ict), un gruppo per i diritti umani con sede a Washington. Ma non si tratta dell'unica condanna contro attivisti tibetani: Reporter senza Frontiere (Rsf) ha reso nota da Parigi la condanna a cinque anni di carcere del blogger tibetano Kunga Tseyang.
Tsephel era stato arrestato in febbraio e da allora i suoi familiari non avevano più sue notizie. Il 12 novembre, riferisce l'Ict, i parenti sono stati convocati per ascoltare la sentenza, al termine di un processo a porte chiuse di fronte al tribunale della prefettura tibetana di Gannan. Apparentemente la condanna a 15 anni per divulgazione di segreti di Stato è collegata alle notizie sulle proteste tibetane dell'anno scorso, diffuse dal suo sito. Insegnante di tibetano e inglese, oltre che ex funzionario per la protezione ambientale, Tsephel ha creato un sito di cultura tibetana, chiamato Chodme. Secondo l'Ict, l'attivista è in cattive condizioni di salute e non ha avuto diritto all'assistenza di un avvocato.
L'altra vicenda riguarda un giovane blogger tibetano, arrestato in marzo nel monastero di Gansu dove studiava. Il tribunale della prefettura di Golok ha condannato Kunga Tseyang a cinque anni di carcere per gli articoli diffusi dal suo blog. Si tratta di scritti sul buddismo e la cultura tibetana in generale, oltre a foto del locale ufficio per la protezione dell'ambiente. (www.ilsole24ore.com)

 


“Lettera alle donne” (Rizzoli, 2009) è un libro che raccoglie le interviste e i pensieri del Dalai Lama sul ruolo del genere femminile nel “villaggio globale” (l’autorità spirituale del Tibet ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 1989). L’autrice è Catherine Barry, una giornalista televisiva francese.
“La prossima sarà l’era della donna!”. Il messaggio del Dalai Lama è quindi molto semplice, ma molto arduo da comunicare e da realizzare: “Lasciamo che i valori femminili sboccino nella nostra società affinché cambino la mentalità delle persone. È indispensabile per costruire una pace duratura e per il futuro dell’umanità”. L’altruismo delle donne che ricercano l’armonia con il prossimo e considerano la felicità degli altri come parte integrante della propria, è la via per la trasformazione pacifica delle civiltà umane e il raggiungimento di forme di spiritualità più libere.(www.agoravox.it)

 

 

 

 

Numero 28 - Novembre 2009

Kathmandu (AsiaNews) – Centinaia di buddisti e animalisti hanno protestato oggi con una grande fiaccolata contro il massacro di quasi mezzo milione di animali per la festa indù del Gadhimai mela. Essa si svolge in questi giorni a Bayapur nel distretto di Bara (Nepal Sud Orientale) e per il 25 novembre sono attese oltre 1 milione di indù, provenienti da Nepal e India. Per evitare scontri il governo nepalese ha mobilitato oltre 12mila poliziotti.
 


ROMA (18 novembre) - Il Dalai Lama, la massima autorità spirituale tibetana, è oggi a Roma per partecipare al quinto Congresso mondiale parlamentare sul Tibet. Ha incontrato questa mattina, in forma privata, Gianfranco Fini, presidente della Camera. Fino a ieri pomeriggio il leader spirituale tibetano era in visita in Trentino Alto Adige, regione da lui molto ammirata per l'autonomia acquisita e che potrebbe rappresentare un modello per un futuro Tibet autonomo all'interno della Cina.
«Solidarietà e vicinanza al Dalai Lama e al popolo tibetano» ha dichiarato Fini, e poi, rivolgendosi al leader spirituale, «sono onorato di darle il sincero benvenuto alla Camera, salutando lei saluto tutto il popolo tibetano. La Camera dei deputati segue con attenzione e preoccupazione ciò che accade in Tibet, e siamo convinti di dover esprimere solidarietà alla sua persona e al suo popolo». Fini ha espresso tra l'altro «un senso profondo di ammirazione per la saggezza e l'illuminata moderazione del Dalai Lama» e ha ricordato di come, dopo gli ultimi incidenti nella scorsa primavera, la Camera avesse votato una mozione bipartisan con cui ha fatto sentire la sua voce, esprimendo viva preoccupazione per il popolo tibetano. La mozione sollecitava il governo cinese ad accogliere le richieste del Parlamento europeo per «un dialogo costante, aperto, veritiero e costruttivo tra le autorità di Pecino e i rappresentanti del Dalai Lama».
Come risposta alle parole del Presidente della Camera, il Dalai Lama ha espresso una profonda gratitudine per il sostegno di Fini e della Camera dei deputati alla causa del Tibet. «Nel mondo libero - ha detto - e in Italia in particolare, c'è una forte simpatia per il Tibet».



 

 

 

Numero 27 - Novembre 2009

LA CINA CONFERMA L’UCCISIONE DI DUE TIBETANI – AZIONE URGENTE     27 ottobre 2009. Mentre ancora non è accertato il numero esatto dei tibetani uccisi a Lhasa (i giorni scorsi era circolata la voce che le persone fucilate fossero quattro), il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Ma Zhaoxu, ha confermato la notizia dell’esecuzione di due tibetani. Si tratta di Lobsang Gyaltsen, ventisette anni, di Lhasa, e di Loyak, venticinque anni, di Tashi Khang, Shol Township, periferia della capitale tibetana.

 

 


 

Pechino, 30 Ottobre (Notimex): Il Dalai Lama si è recato in Giappone per un viaggio di 5 giorni in cui spiegherà la situazione del Tibet all'opinione pubblica. E' la prima visita del leader spirituale nel paese, da quando il ministro Yukio Hatoyama  è in carica. Secondo il servizio stampa del Dalai Lama, è partito ieri da Dharamsala dove vive in esilio, e si prevede che arriverà in Giappone questo venerdì. Il premio nobel per la pace terrà una conferenza stampa sabato, e domenica parteciperà ad un incontro con scienziati giapponesi per parlare dei legami fra scienza e buddhismo. La sua visita durerà fino al 5 novembre. Pechino condanna qualsiasi visita del Dalai Lama a terzi paesi, e si oppone al fatto che venga ricevuto dai leader politici. 

 

 

 

 

Numero 26 - Ottobre 2009

ROMA: ALEMANNO, 18 NOVEMBRE DALAI LAMA IN CAMPIDOGLIO - ”Il 18 novembre il Dalai Lama sarà di nuovo a Roma per il congresso mondiale dei parlamentari favorevoli alla causa tibetana”. Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno al termine dell’incontro avuto oggi in Campidoglio con l’attore statunitense Richard Gere, impegnato con la ‘Gere Foundation in iniziative a favore dei bambini tibetani esuli e per l’assistenza sanitaria nella lotta all’Aids. ”Ho proposto a Richard Gere e alla sua fondazione - ha aggiunto Alemanno - di organizzare delle iniziative con la società civile”.

 

 

 

Numero 25 - Ottobre 2009

(ANSA) - WASHINGTON, 9 OTT - Il Dalai Lama non si e' detto deluso dal rifiuto del presidente Usa Barack Obama di incontrarlo durante la sua visita a Washington.Il Dalai Lama ha spiegato che gli e' stato assicurato che Obama parlerà del Tibet quando visiterà la Cina a novembre. 'Ha già indicato che parlerà con i cinesi e pare che sarà seriamente impegnato con i cinesi sulla questione del Tibet - ha detto il Dalai Lama alla Cnn-.                       Una discussione più seria e' meglio che soltanto una foto, così non sono deluso'.

 

Numero 24 - Luglio 2009

Ricordando che il 6 luglio, ci sarà la cerimonia pubblica per il 74° Compleanno di Sua Santità il Dalai Lama, sappiamo che egli darà insegnamenti e colloqui pubblici per tutto l'anno in diversi momenti e in vari luoghi. In India, gli insegnamenti sono di solito liberi e aperti al pubblico. Tuttavia, per frequentare gli insegnamenti pubblici al di fuori dei colloqui di solito si deve fare una richiesta per l'acquisto di un biglietto. Il ricavato della vendita dei biglietti viene utilizzato per coprire le spese della sede e delle altre spese relative alla visita di Sua Santità. Questi insegnamenti durano di solito per un periodo di 15 giorni e sono ufficialmente tradotti in lingua inglese. Diverse migliaia di persone, sia tibetane che non tibetane, partecipano a tali insegnamenti popolari. Sua Santità darà anche altri insegnamenti più brevi in momenti diversi dell’anno. Nel corso degli ultimi anni, Sua Santità ha sempre dato insegnamenti in India, a richiesta di vari devoti buddisti provenienti da Taiwan e Corea. Questi insegnamenti sono di solito tradotti in cinese o coreano oltre che in inglese sul canale radio FM. Durante i mesi invernali in India, Sua Santità visita spesso Bodh Gaya o alcuni degli insediamenti tibetani situati nel sud dell'India dove ha anche regolarmente dato insegnamenti. Sua Santità darà anche una serie di iniziazioni (empowerments) durante tutto l'anno, di solito in coincidenza con i suoi insegnamenti. Il ‘Kalachakra Initiation’ è una complessa e ampia apertura, che Sua Santità ha dato già 29 volte fin dal 2005. Tuttavia, Sua Santità ha sottolineato sempre l'importanza per i praticanti di assistere agli insegnamenti piuttosto che solo alle iniziazioni al fine di poter comprendere meglio la filosofia del Buddismo. (dal sito www.dalailama.com)


Un Arrivederci al Centro Nirvana con Cena conclusiva in Pizzeria                                                                       Giovedì 25 giugno è stata l’ultima volta che ci siamo incontrati nella vecchia sede del Centro Nirvana (ad ottobre si spera di riprendere le lezioni nella nuova sede…). Con l’occasione, dopo gli insegnamenti siamo andati in Pizzeria per la consueta cenetta di fine-anno… Stavolta sono state anche fatte due fotografie dalla gentilissima Ilaria, che si possono vedere qui a lato- Buone Vacanze a Tutti - OM MANI PADME HUM!!! -

 

 


SI COMUNICA CHE DAL MESE DI LUGLIO, LA PUBBLICAZIONE DELLE NEWS VERRA’ INTERROTTA PER LE FERIE ESTIVE E SARA’ RIPRESA DAL MESE DI SETTEMBRE IN POI

… BUONE VACANZE A TUTTI…

Numero 23 - Giugno 2009

Consigli spirituali Buddisti ai prigionieri - Ottawa - giugno 2009 - Il capo dei servizi correzionali del Canada (CSC) intenderebbe rinnovare un contratto con un valore di $ 75 000 per un periodo di tre anni al fine di garantire consigli spirituali buddisti nelle sue prigioni di Kingston, Ontario. Tali strutture comprendono il Penitenziario di Kingston, e lo Stabilimento Warkworth, istituzione di media sicurezza situata nei pressi del villaggio di Warkworth, in Ontario, che può ospitare fino a 537 prigionieri, tra i quali circa un terzo per reati a sfondo sessuale. I servizi offerti comprendono l'accordo con guida spirituale di almeno il 40 detenuti buddisti, nonché la consultazione, l'educazione religiosa e la consulenza per questioni relative al buddismo. Nel contratto, recentemente reso pubblico, si precisa che il mandato della CSC è quello di fornire i servizi religiosi e spirituali di tutti i reclusi che lo richiedano.

 


Assegnata a Sua Santità il Dalai Lama la cittadinanza onoraria di Parigi - Parigi, 7 giugno 2009 – Dopo Roma e Venezia, anche Parigi ha voluto donare a Sua Santità il diploma di cittadino onorario dalle mani del sindaco Sig. Bertrand Delanoë, nel corso di una cerimonia svoltasi nello storico edificio del Hôtel de Ville (Municipio). Dopo il saluto di Sua Santità, che era arrivato in auto nel cortile interno del palazzo e che è stato accompagnato fino alla magnifica scalinata centrale, Monsieur Delanoë ha detto che per lui è stato un onore di conferire a Sua Santità questo titolo, che simboleggia lo spirito di Parigi- cioè, libertà, diritti umani, dignità, e dialogo tra i popoli e le culture. Egli ha ribadito la sua solidarietà e la comprensione per il popolo tibetano e per la lotta per la giustizia e la sua propria identità. Allo stesso tempo, ha aggiunto, il Dalai Lama è stato in grado di mantenere rapporti fraterni con i suoi omologhi cinesi e con tutto il popolo della Cina.

 

 


 

 

 Numero 22 - Giugno 2009

Tokyo religiosa“- Spesso quando si pensa a Tokyo i suoi aspetti moderni finiscono per prevalere sul tradizionale e l’antico, generalmente abbinati alla vecchia capitale Kyoto. Ma anche Tokyo, con i suoi santuari e templi disseminati un po’ quì e un po’ là in mezzo ai grattacieli finirà per sorprendervi. Il complesso del Sensō-ji si trova nell’area di Asakusa, leggermente decentrata a est della città, nel quartiere di Taitō-ku. E’ comunque facilmente raggiungibile sia con la rete JR che con la metropolitana.

 

 


Una ragazza di 20 anni incoronata Miss Tibet a Dharamsala [08 giugno, 2009 - Phayul] -
Tenzin Choezom di Dharamsala piange lacrime di gioia dopo essere stato incoronata Miss Tibet 2009 per la sua bellezza nel gran finale della notte del 7 giugno qui a Dharamsala. Dharamsala, che è nel nord dell'India, serve come base per il governo del Tibet in esilio. Il presidente della Spice India Splendour, Dott. BK Modi ha incoronato Choezom come la nuova Miss Tibet e le ha consegnato come premio un assegno di 100.000 rupie. Un gruppo di quattro giudici ha eletto la nuova vincitrice, facendo si che Choezom sia la seconda concorrente di Dharamsala che sia riuscita a vincere il titolo di Miss Tibet, da quando il concorso ebbe inizio nel 2002. Nel 2007, fu la 21enne Tenzin Dolma ad esser diventata la prima vincitrice di Dharamsala.


Parigi onora il Dalai Lama, nonostante la rabbia della Cina [08 giugno, 2009 - AFP]
Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio, ha rinnovato il suo attacco al "regime totalitario" della Cina nel giorno in cui è stato fatto cittadino onorario di Parigi, capitale della Repubblica Francese. Sua Santità il Dalai Lama si è incontrato nel suo albergo con gli studenti cinesi che studiano a Parigi e gli attivisti democratici ivi esiliati, dopo il suo incontro di oggi con alcuni studenti di legge. Il leader tibetano è stato accolto ieri mattina dopo il suo arrivo dai Paesi Bassi da un piccolo gruppo di buddisti tibetani e ammiratori francesi. Sottolineando il rapporto tra le popolazioni, il Dalai Lama ha applaudito gli sforzi dei tibetani e cinesi che vivono a Parigi per l'avvio di una associazione di amicizia tra i due popoli. Venerdì il leader spirituale del Tibet, aveva esortato la comunità internazionale a fare una valutazione indipendente della situazione nella regione e di far pressioni sulla Cina per porre fine alla "repressione" ... ;


DESTINO BEFFARDO (o… Karma?) Scampa dal volo fatale, ma poi muore in auto - (ANSA) - BOLZANO, 10 GIU - Una donna ha mancato per pochi minuti il volo Air France che si e' inabissato nell'Atlantico, ma e' morta poi in un incidente stradale. Di ritorno dalla vacanza in Brasile, la sua auto e' uscita di strada sull'autostrada che dall'aeroporto di Monaco di Baviera porta al Brennero.Con il marito aveva viaggiato su un aereo decollato pochi minuti prima di quello caduto. Una volta in Baviera i coniugi meranesi volevano rientrare velocemente. A Kufstein, pero', l'auto e' volata fuori strada.

 


SI COMUNICA CHE DAL MESE DI LUGLIO, LA PUBBLICAZIONE DELLE NEWS VERRA’ INTERROTTA PER LE FERIE ESTIVE E SARA’ RIPRESA DAL MESE DI SETTEMBRE IN POIBUONE VACANZE A TUTTI…

 

 

 Numero 21 - Giugno 2009

La polizia cinese spara sulla manifestazione contro la diga - pubblicato: venerdì 29 maggio 2009 - La parte occidentale della Cina è abituata a proteste contro l’edificazione di progetti idroelettrici, a causa di fenomeni di corruzione, appalti assegnati, furti di terre, a cui si aggiungono le proteste e le tensioni per la questione del Tibet, lì a pochi chilometri dal confine. Durante una protesta contro la realizzazione di una diga nella provincia del Sichuan, la polizia cinese ha sparato, colpendo sei donne che manifestavano pacificamente. Il progetto della diga riguarda il territorio del Ganzi tibetano, una regione autonoma e si prevede sarà in funzione dal 2010.

 

 


Dalai Lama dice: La soluzione per il Tibet è l’Autonomia- Il Dalai Lama a Dharamsala ha affermato che l’influenza Han Cinese sul modo di vita dei Tibetani sia "qualcosa come una condanna a morte". (Shiho Fukada, per The New York Times). L'afflusso di grandi quantità di Cinesi Han e le crescenti restrizioni alla pratica religiosa sono diventati le più grandi minacce per il Tibet, ha detto il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio. Egli ha detto anche che l'unica soluzione è quella di consentire una vera autonomia per i sei milioni di tibetani. Un governo regionale autonomo non stravolgerebbe la politica in materia di istruzione, la pratica religiosa e l'uso delle risorse naturali, mentre a Pechino resterebbe il diritto di mantenere le forze militari nella regione e sorvegliare gli affari esteri, ha aggiunto. Un autonomo governo tibetano non manderebbe via i Cinesi Han, già stabiliti nel vasto altopiano tibetano in Cina occidentale, ma limiterebbe qualsiasi altra futura migrazione. "Le Regioni autonome dovrebbero avere la maggioranza di popolazioni locali" ha detto il Dalai Lama nel corso di un lungo colloquio in questa settimana. Il Dalai Lama ha cercato di confutare affermazioni di funzionari cinesi che il governo tibetano in esilio nella proposta di autonomia abbia auspicato una "pulizia etnica". La proposta è stata presentata lo scorso ottobre al governo cinese, che l’ha fermamente respinta. I leaders tibetani del governo in esilio dicono che presenteranno entro il mese di giugno un altro documento che permetterà di chiarire la proposta, ma che essa non si discosterà troppo dalle sue premesse. "Non abbiamo mai pensato seriamente di chiedere al governo cinese di eliminare il popolo cinese e le forze militari cinesi dal Tibet" ha detto il Dalai Lama, "In effetti, abbiamo solo reso più chiaro che gli affari esteri e la difesa resteranno in mano al governo centrale Cinese."



Telefonare e pregare, il Buddha Phone: 03.06.2009 - Arriva il "Buddha Phone", altari elettronici, mp3 mistici e incenso virtuale: il telefonino per pregare, così il telefonino diventa oggetto di fede. Qual è lo scopo principale di un cellulare? Renderci sempre raggiungibili e fornirci la possibilità di comunicare ovunque ci troviamo, con la nostra voce o tramite web. Raggiungibilità ovunque. Ma se proviamo ad astrarre da questo sentire comune e muoviamo verso più alti scopi quello che è il nostro rapporto con il telefonino, potremmo magari anche immaginare come questo diabolico strumento hi-tech possa invece trasformarsi in un oggetto di fede, in grado di consentirci di pregare in qualsiasi posto ci troviamo. Preghiera ovunque. E' stata questa l'idea alla base del nuovo Odin 99, ovvero il primo "Buddah Phone" al mondo. Si tratta dell'ennesima curiosa cineseria, nata con l'intento di fornire ai fedeli dell'Estremo Oriente, la possibilità di riprodurre ovunque l'atmosfera di un vero tempio buddista, in grado dunque di ricreare quel clima di serenità e di astrazione dalla realtà, indispensabile per la meditazione necessaria per il raggiungimento del Nirvana. Il Buddah Phone Odin 99 è fondamentalmente uno smartphone di media fascia, dotato però di uno stile piuttosto appariscente e kitsch, grazie alla colorazione dorata. Tutto uguale ad un classico cellulare, se non fosse per il fatto che, all'occorrenza, il Buddha Phone Odin 99 si trasforma in un piccolo tempio buddista portatile.

 

   Numero 20 - Maggio 2009

CINA: Centinaia di tibetani pronti a morire per difendere la 'montagna sacra' - Pechino (AsiaNews / Agenzie) - Centinaia di tibetani si sono ribellati contro le forze di sicurezza armate a Ser Ngol Lo, sito di una prevista miniera d'oro nel sub-distretto Tsangshul (Lhara Village, Prov. Markham, Pref. di Chamdo) che i nativi considerano una montagna sacra. In tibetano Ser Ngol Lo significa 'Anno d'oro e d'argento'. Si tratta di un luogo che storicamente i tibetani venerano, svolgendovi dei riti, in caso di siccità. Ora una società mineraria cinese, Zhongkai Co., è stata autorizzata a scavare nell'area, provocando le proteste della popolazione locale. Le autorità hanno risposto alla occupazione pacifica del territorio da parte della popolazione con l'invio di forze di sicurezza armate. Radio Free Asia ha riferito che 300 poliziotti sono stati impiegati e da diversi mesi è in corso lo stand-off. I residenti non sono disposti a cedere anche se le autorità insistono sullo scavo della montagna. Fonti locali hanno detto che Pema Thinley, vice presidente del Partito comunista tibetano, è stato inviato a Markham per cercare di convincere la popolazione locale ad accettare la miniera. Il 16 maggio, è arrivato un contingente di polizia e delle forze di sicurezza, ma più di 500 tibetani hanno bloccato la strada che porta alla miniera. Da allora essi sono rimasti lì giorno e notte, mentre i cinesi si sono accampati in una scuola vicina. Un residente tibetano ha detto che le forze di sicurezza hanno separato i manifestanti dal resto del paese. "Li hanno bloccati e tutti i telefoni cellulari non sono raggiungibili" ed ha anche dichiarato: "che essi sono pronti a morire per proteggere il sacro monte". Al fine di giustificare la sua repressione militare, la Cina ha affermato che quando invase il Tibet nel 1959, fu per liberare il popolo tibetano da un’oppressiva monarchia feudale e portarvi la prosperità economica. I Tibetani replicano dicendo che le autorità Cinesi non rispettano la loro cultura e i confini, e gli eventuali benefici economici che i Cinesi avrebbero forse portato sono andati ai coloni delle comunità cinesi di etnia Han…


Corte Cinese condanna sei monaci a Chamdo Le Autorità Cinesi a Chamdo hanno condannato sei monaci tibetani a vari periodi di carcere il 22 maggio 2009. In precedenza, il 5 gennaio 2009, una bomba è stata fatta esplodere nel Choekor Township, Provincia Jomda, Prefett. di Chamdo, "Regione autonoma del Tibet" ( "TAR"). All’esplosione ha fatto seguito una serie di proteste nella zona. Pochi giorni più tardi, sei monaci del Monastero Dhen Choekor sono stati arrestati nella contea di Jomda per le loro dimostrazioni di protesta. La Corte Cinese della Provincia di Jomda ha quindi condannato i sei monaci, che sono stati identificati e poi condannati a vari anni di rigorosa reclusione.


Il Dalai Lama ricevuto in Europa(Tibet News 26/5) - Il Dalai Lama effettuerà un tour europeo che lo porterà in Danimarca, Islanda, Paesi Bassi e Francia, dal 30 maggio al 7 giugno. Anche se, nella maggior parte di questi paesi, egli viene per dare lezioni o fare conferenze, sarà tuttavia ricevuto anche da Parlamentari (Paesi Bassi), da leaders di governo (Danimarca) o da politici (Sindaco di Parigi?). Ecco le date ed i luoghi: * Danimarca - 30/31 maggio, * Islanda - 2 giugno, * Paesi Bassi - 5 giugno, * Francia - 6 / 7 giugno.

 

 Numero 19 - Maggio 2009

Il Sud Africa fa marcia indietro sulla sua decisione di non accettare il Dalai Lama. (ANSA, 15 maggio)- Pechino si era opposto alla visita del Dalai Lama in Sudafrica, ma il governo ha fatto marcia indietro sulla sua decisione presa nel mese di marzo di negare il visto al Dalai Lama. Il nuovo Ministro delle Relazioni Internazionali Mashabane Maite Nkoana ha detto che il leader spirituale del Tibet ora potrebbe venire quando vuole. Il governo aveva provocato un clamore internazionale, quando aveva detto che non gli avrebbe permesso di partecipare a una conferenza di pace, connessa con la Coppa del Mondo di Calcio del 2010. L’opinione mondiale aveva criticato e accusato il Sudafrica di aver ceduto alle pressioni Cinesi. Sia l’Arcivescovo Desmond Tutu che l'ex Presidente Sudafricano F.W. de Klerk avevano perorato la causa della Conferenza dei Premi Nobel, costringendo gli organizzatori a rinviarla a tempo indeterminato. Al momento, nonostante il clamore, Thabo Masebe, portavoce del governo, ha detto che nessun visto verrebbe rilasciato al Dalai Lama "tra oggi e la data della Coppa del Mondo", ospitata dal Sudafrica. Il governo ha dichiarato che la sua presenza potrebbe distogliere l'attenzione dalla Coppa del Mondo - la prima, che si terrà in Africa. Ma la sig.ra Nkoana-Mashabane, nominata in questa settimana al Gabinetto del neo-eletto Presidente Jacob Zuma, ha detto di voler chiarire la posizione. "Il Dalai Lama è libero di venire, come ogni altro cittadino del mondo che volesse visitare il nostro paese", ha detto ai giornalisti. Pechino dice che il Dalai Lama Tibetano spinge per l'indipendenza, e che ha suscitato tensioni nella regione. Ma il Dalai Lama, che è fuggito in India nel 1959, nel corso di una sollevazione contro il Governo Cinese, ha detto che vuole solo una limitata autonomia per la sua patria.


Ritorno in Tibet (FB- Maggio 2009)- Dal 10 maggio 2009 è iniziato, nella più completa segretezza, il secondo movimento “Ritorno in Tibet”. Una decina di monaci tibetani ha infatti lasciato la capitale indiana Nuova Delhi il 14 maggio, procedendo via terra con delle jeep. Purtroppo, il giorno 16, una tempesta di neve ha bloccato le loro macchine. Ma quest’ inconveniente non ha fermato la loro determinazione a tornare in Tibet e hanno quindi proseguito a piedi. Da allora non abbiamo più loro notizie e non sappiamo dove si trovino in questo momento. La ragione per cui il venerabile Shingza Rinpoche e il gruppo dei monaci ha organizzato quest’azione è il sangue tibetano che scorre nelle loro vene e che, come ogni altro abitante del Paese delle Nevi, desiderano che la Nazione tibetana torni a essere libera e il suo popolo felice. Quindi siamo disposti ad offrire le nostre vite per realizzare questi obiettivi. Oltre ai dieci monaci che sono già impegnati in questa iniziativa, ci sono altri uomini e donne che si sono dichiarati disposti a seguirli e noi abbiamo fiducia che lo faranno al momento opportuno. Mentre è tra noi la presenza, più preziosa dell’oro, di Sua Santità il Dalai Lama preghiamo perché il popolo tibetano non sprechi questa presenza e metta il benessere e la libertà della Nazione tibetana in cima ai propri pensieri. La lotta deve continuare. Se rimane solo un fatto episodico e sporadico, come l’attesa di una bella giornata d’estate, allora non sarà di nessun beneficio. Fonte : www.wokar.net - Vedi anche : www.dossiertibet.it


 

IL SEMINARIO DI PRIMAVERA: Nei giorni 22, 23 e 24 MAGGIO 2009, come negli anni passati, si è tenuto presso il Convento S. Andrea di Collevecchio Sabino il nostro consueto SEMINARIO di PRIMAVERA di Meditazione CHAN, un’ottima opportunità per imparare a conoscere la MEDITAZIONE CHAN, con l’intento di continuare a praticarla poi nel nostro Centro. La partecipazione al Seminario comporta, come sempre, oltre ad una corretta e seria condotta comportamentale sia di corpo che di pensiero, la sincera motivazione di voler imparare il metodo di auto-conoscenza interiore tipico del metodo Chan. Anche questa volta, il Seminario non ha avuto una partecipazione estesa perché c’erano pochi posti disponibili, e perché il tipo di motivazione e pratica richieste sono alquanto vincolanti, visto che sia la conoscenza che lo sviluppo della pratica di Dharma devono essere riconosciuti come la cosa più importante della nostra vita. E non tutti sono d’accordo con questa visione… Anzi, proprio il fatto di non voler accettare questo così profondo proposito è il motivo per cui il Chan ha così pochi praticanti… Non si può certo dire che esso sia un ‘materialismo spirituale’, oppure un tipo di spiritualità mondana, come altre discipline, anche religiose…

 

Numero 18 - Maggio 2009

POMAIA, quattro mesi dopo l’incendio – Essendo andato a Pomaia per il 1° maggio, ho scattato alcune foto di come è ridotto, allo stato attuale, il ‘gompa’, cioè la Sala del tempio, sita all’ultimo piano del lato ovest dell’edificio sede dell’Istituto Lama Tzong Khapa. In esse si può vedere che manca completamente la copertura del tetto, andata completamente bruciata, e le nude pareti disadorne… Speriamo che al più presto, esso possa essere di nuovo attivato e rimesso in funzione…
 


Più materia grigia per chi meditaTratto da ‘La Repubblica’ del 13/05/09- Ginnastica, attrezzistica, personal trainer: tutti sanno come aumentare le dimensioni e la forza dei propri muscoli e rendere le ossa più forti. Ma è possibile anche accrescere il volume del cervello? E come? Meditando, suggeriscono gli esperti. E non importa con quale tecnica: Zazen (scuola zen giapponese), oppure la Samatha/Vipassana (le due principali forme della meditazione buddhista) sono tutte efficaci, secondo una ricerca appena pubblicata su NeuroImagine da un gruppo di ricercatori dell’University of California a Los Angeles (Ucla). Analizzando, con la risonanza magnetica, il cervello di persone abituate alla meditazione, i ricercatori hanno dimostrato che il volume della materia grigia di chi ricorre a tecniche di concentrazione profonda è mediamente maggiore di quello di persone che invece non ricorrono a queste pratiche. In particolare l’aumento di dimensione riguarda alcune aree particolari, come l’ippocampo, la corteccia orbito-frontale, il talamo e la parte inferiore del lobo temporale, tutte zone che hanno a che fare con la regolazione delle emozioni. «Sappiamo – ha commentato Eileen Luders, coordinatrice della ricerca – che persone abituate alla meditazione acquisiscono una particolare capacità di provare emozioni positive, sono più stabili emotivamente e raggiungono un grado di consapevolezza maggiore per quanto riguarda i loro comportamenti. Tutte queste caratteristiche potrebbero essere legate alle differenze anatomiche che abbiamo evidenziato con il nostro studio». Quest’ultimo dunque, aggiunge nuove informazioni a quelle che già si conoscevano sui benefici della meditazione: proprio perché controllano meglio le emozioni, le persone che seguono regolarmente queste pratiche sono meno stressate e hanno migliori capacità di difesa immunitaria. Nello studio appena pubblicato il gruppo della Luders ha esaminato 44 persone, la metà delle quali con una lunga storia di pratiche meditative (da 4 a 46 anni, con una media di 24 anni). Fra questi soggetti, almeno un cinquanta per cento ha affermato che la concentrazione profonda costituiva una parte essenziale della pratica e che ogni giorno dedicava a questa attività dai 10 ai 90 minuti. Ma ne vale la pena, se questo significa aumentare non solo le dimensioni di alcune aree del cervello, ma migliorare, di conseguenza, la capacità di controllare le emozioni. Rimane adesso da scoprire se, a parte l’aumento delle dimensioni, esiste anche, a livello microscopico, un aumento del numero di cellule cerebrali, delle loro dimensioni e soprattutto se, grazie alla meditazione, si sviluppano particolari sistemi di attivazione di queste cellule.
 

 

Numero 17 - Maggio 2009

 

Il mistero del Piccolo Buddha - L'erede del Dalai Lama è scomparso da 14 anni. Pechino lo dà per morto. Ma il Tibet lo festeggia (dal corrispondente F. Rampini – La Repubblica)

PECHINO - È l'anniversario che la Cina ha deciso di cancellare. Oggi compie vent'anni il Panchen Lama, la seconda autorità spirituale del buddismo tibetano, il "vice" del Dalai Lama alla guida del suo popolo. Ma Gedhun Choeky Nyima - questo il nome del vero Panchen Lama - è invisibile dall'età di sei anni. Poco dopo la sua investitura da parte del Dalai, il 14 maggio 1995, il bambino fu sequestrato con tutta la sua famiglia dalla polizia cinese. Quello che divenne "il prigioniero politico più giovane del mondo" da allora è recluso in un luogo segreto. La sua colpa è imperdonabile: per il solo fatto di esistere, il Panchen incarna l'autonomia di un potere spirituale che lo ha scelto senza prendere ordini dal governo. L'ultima violenza su di lui il regime di Pechino l'ha commessa alcuni giorni fa, lasciando filtrare indiscrezioni sulla sua morte. Nessun annuncio ufficiale - altrimenti il governo dovrebbe fornire spiegazioni e prove sull'improvviso decesso di un ventenne - ma solo voci. Che gli esuli tibetani vicini al Dalai Lama definiscono false. Forse per vie imperscrutabili riescono ad avere notizie su di lui.

Alla vigilia di questo compleanno proibito, i cinesi non si sono limitati a diffondere insinuazioni sulla morte del loro giovane prigioniero. Pechino ha deciso di esibire in due eventi ufficiali il suo "gemello comunista": il Panchen del regime. Quasi coetaneo dell'altro (ha 19 anni), etnicamente tibetano anche lui ma figlio di due membri del partito comunista, questo si chiama Gyaincain Norbu. Nel 1995, non appena catturato il vero Panchen, la controfigura venne investita solennemente dal governo. Secondo le autorità cinesi è lui l'undicesima reincarnazione del "grande studioso" della setta Gelugpa. Il Panchen filo-cinese non è mai stato accettato dai suoi connazionali, che gli negano ogni legittimità. Senza la benedizione del Dalai, per i fedeli è un impostore. Perciò anche lui ha finito per trascorrere infanzia e adolescenza come un detenuto. Per paura che i tibetani potessero influenzarlo le autorità lo hanno allevato a Pechino, in un convento politically correct, sotto il controllo del partito. I maestri di dottrina gli insegnavano il patriottismo (cinese), la fedeltà al governo, il mandarino e l'inglese: utili per farne un futuro portavoce urbi et orbi. Per anni le sue apparizioni in pubblico sono state rare e protette da una scorta. In una di quelle occasioni, paracadutato per poche ore nel 2005 nel monastero di Tashilhunpo a Shigatse (storicamente la sede del Panchen) il povero burattino dei cinesi rimase impaurito dal disprezzo dei religiosi.

Nelle foto ufficiali ha la faccia di un bambinone cresciuto, goffo e timido, vittima di un gioco troppo grande per lui. Un mese fa le cose sono cambiate. Il Panchen-di-Pechino è stato lanciato sul palcoscenico a marzo per una celebrazione importante. Ricorreva il 50esimo anniversario della fuga in esilio del Dalai Lama, un giorno di lutto per il suo popolo. Nella stessa data quest'anno il governo ha istituito una nuova festa nazionale: la Giornata dell'Emancipazione dei Servi del Tibet. Un'occasione per celebrare la "liberazione" dalla teocrazia feudale dei lama, grazie al provvidenziale intervento dell'Esercito Popolare di Liberazione sotto la guida di Mao. Il 28 marzo il Panchen comunista è apparso in una cerimonia di Stato a Lhasa. Il giovane era visibilmente agitato, ma ha detto quello che si aspettavano da lui: "Voglio ringraziare sinceramente il partito comunista per avermi aperto gli occhi, così so riconoscere il bene dal male". Poi una stoccata diretta a colui che dovrebbe esserne il padre spirituale. "Sono io stesso discendente di schiavi - ha detto Gyaincain Norbu - e ho imparato a distinguere chi ama il popolo tibetano, da quelle persone senza scrupoli che per motivi di ambizione minacciano la pace". Jia Qinglin, membro del Politburo, ha reso esplicita l'accusa: "Il Dalai ignora i veri desideri del popolo. Vuole la secessione per restaurare l'antico regime feudale".

In un crescendo di visibilità, il Panchen comunista è riapparso al recente Forum Mondiale del Buddismo, organizzato in pompa magna dalle autorità cinesi. Un evento ecumenico: aperto nella città di Wuxi, provincia del Jiangsu, si è concluso a Taipei capitale dell'"isola ribelle" di Taiwan. Dopo il confucianesimo anche il buddismo viene recuperato dai leader cinesi. Purché sia una religione di Stato, il presidente Hu Jintao è convinto che serva a proiettare un'immagine rassicurante della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del simposio buddista ha dichiarato: "Questo evento dimostra che in Cina regna la libertà religiosa". Ha partecipato alle sedute ristrette di alcuni seminari di studio: perfino un incontro con celebri imprenditori sul tema "Filosofia e Business". I magnati industriali che lo hanno incontrato dicono che i suoi interventi sono stati "fonte d'ispirazione". Le foto dell'agenzia Nuova Cina lo ritraggono, occhialuto e intimidito, mentre porge una sciarpa bianca in omaggio al presidente del Congresso del Popolo, Wu Bangguo. L'alto gerarca lo ha incoraggiato a "lavorare alacremente per l'unità del popolo cinese". Zhan Ru, direttore dell'Istituto di studi orientali all'università di Pechino, era anche lui a quel congresso: "E' stato un incoraggiamento per tutti. Eravamo onorati di avere con noi un Budda vivente".

Lo sforzo per osannare il povero burattino è corale. Tradisce il nervosismo di Pechino per il ventesimo compleanno del vero Panchen Lama. La tensione è affiorata ai massimi livelli. Hu Jintao ha lanciato un avvertimento secco a Barack Obama: non vuole che il presidente americano riceva il Dalai Lama, atteso in America tra breve. Il tono è da ultimatum. Sul Tibet il leader cinese è pronto a rischiare un gelo diplomatico con Washington. Forte del suo potere economico-finanziario, Hu Jintao spera di intimidire Obama. Già ci è riuscito con Nicolas Sarkozy, costretto a farsi "perdonare" la visita del Dalai all'Eliseo. Il Sudafrica ha preferito far saltare un summit dei premi Nobel pur di non concedere il visto al leader tibetano in esilio.
Dietro la durezza cinese spunta la partita cruciale: la successione del 73enne capo spirituale. Pechino ha già annunciato che alla sua morte spetterà al potere politico la scelta del prossimo "reincarnato": come all'epoca della dinastia imperiale dei Qing, secondo le ricostruzioni degli storici revisionisti di regime. Pur di evitare questa sopraffazione il Dalai Lama ha accennato a una contromossa: cambiare le regole e procedere a un'elezione democratica del suo successore. Chissà se il suo discepolo ventenne, ovunque si trovi, può intuire la battaglia furibonda che si prepara. Se è vivo oggi passa anche questo compleanno nella solitudine che ormai è il suo destino. Lontano dal Tibet, lontano dai suoi e dal mondo, forse condannato a essere invisibile fino a quando morirà davvero. (25 aprile 2009)

 

 

Numero 16 - Maggio 2009

Pechino chiede a Obama di non incontrare il Dalai Lama- 23.04.2009 Mentre il leader spirituale tibetano in esilio deve recarsi negli Stati Uniti, la Cina chiede il presidente degli Stati Uniti di non consentire "al Dalai separatista di impegnarsi in attività negli Stati Uniti." - Il presidente degli U S.A. Barack Obama non dovrà incontrare giovedì 23 aprile il Dalai Lama nel corso di una visita negli Stati Uniti del leader spirituale tibetano in esilio, ha detto la Cina. Anche se questo incontro non è stato confermato ufficialmente da Washington, tutti i presidenti degli Stati Uniti dopo George Bush Sr. hanno sempre ricevuto il Dalai Lama, provocando sistematicamente la rabbia di Pechino, che lo accusa di volere la secessione del Tibet. "Ci opponiamo con forza all'impegno del Dalai (Lama), nelle attività separatiste in qualsiasi paese, in ogni terra e sotto qualsiasi nome di qualsiasi tipo", ha detto Jiang Yu, portavoce del Ministero degli Esteri cinese nel corso di un consueto incontro-stampa. Poi ha aggiunto "Abbiamo presentato agli Stati Uniti denunce sollecitandoli a non permettere che il Dalai possa impegnarsi in attività separatiste negli Stati Uniti".


Il Papa parla cinese – Nel mese di marzo 2009 è stata inaugurata la nuova sezione in cinese del sito web ufficiale della Santa Sede. Basterà andare su www.vatican.va per accedere così da tutto il mondo ai testi di Benedetto XVI in cinese, presentati nei caratteri sia tradizionali che semplificati. Un bel colpo per comunicare direttamente con un bacino di 1 miliardo e 500 mila potenziali fedeli quale è la Cina, senza contare l'esercito degli espatriati che, pur vivendo e lavorando all'estero, hanno certamente più facilità a connettersi attraverso la propria madrelingua piuttosto che l'inglese o altro (il sito della Santa Sede “parla” già oggi italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese e latino). Ma sarà davvero così? O la censura finirà per creare problemi? Sarebbe bello saperlo da là, dalla Cina. Quindi, se c'è qualcuno che ci legge da Pechino o altrove e può darci questa informazione in tempo reale, provando a entrare nel sito della Santa Sede dopo lo sdoganamento della sezione in cinese e verificarne il libero accesso.... 

 

Numero 15 - Aprile 2009

Cina - Pechino si è impegnata per i diritti umani Ansa 15/4/2009 - Il 13 aprile, dall’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato è stato rilasciato il "Piano di Azione Nazionale per i Diritti Umani (2009-2010)". Questa è la prima volta che la Cina si trova ad attuare un piano di questo tipo, ha riferito il settimanale Nanfang Zhoumou. Questo documento di 22000 caratteri cinesi chiarisce gli obiettivi e le misure specifiche del governo cinese per lo sviluppo e la tutela dei diritti umani, dei diritti economici, sociali e culturali, i diritti civili e politici dei cittadini, i diritti delle minoranze etniche, donne, bambini, anziani e disabili. Il piano prevede inoltre la coscienza per i diritti umani, l'adempimento degli obblighi internazionali, scambi internazionali e cooperazione nel campo dei diritti umani. La Cina è stata spesso criticata dalla comunità internazionale per la sua mancanza di libertà di espressione e di religione. Il governo cinese respinge tali critiche in nome della necessità di tutelare il diritto alla vita e allo sviluppo delle persone. Secondo il giornale Lianhe Zaobao a Singapore, la Cina ha scelto quest'anno di adottare politicamente sensibili piano d'azione in materia di diritti umani. Tuttavia, questo documento non dimostra pienamente che il partito comunista cinese voglia espandere la libertà politica. Nonostante le critiche che lo circondano, il piano è stato accolto da alcuni intellettuali cinesi che ritengono un segnale incoraggiante per la protezione dei diritti umani, perché la consapevolezza di tali diritti è ancora molto bassa nel paese. (Da Nanfang Zhoumou)


Cambogia – La Diffusione del Dharma alle masse – (14/4/09) Phnom Penh, Cambogia.

Nello studio di registrazione ufficiale della stazione radio di Wat Bo, 106,25 FM, che è dotato di aria condizionata, insonorizzazione e pieno di gadget, c’è il Venerabile Vong Savuth che, nonostante le sue tradizionali vesti zafferano, è a suo agio in questa struttura della tecnologia moderna, da dove si diffonde il dharma attraverso le onde radio. "Se generosi laici, monaci buddisti e donne, desiderano partecipare a questo programma", egli dice in khmer, "è possibile chiamarci. Il nostro argomento di oggi è 'giovani tossicodipendenti'. Anche se il contenuto può variare notevolmente, dalla discussione sui cambiamenti climatici alle osservazioni su ciò che fa un buon coniuge, gli argomenti di Vong Savuth hanno un singolare obiettivo: di esaminare i problemi del comune cambogiano attraverso la lente degli insegnamenti del Buddha e rendere tali insegnamenti accessibili per i giovani. "Alcune parti del dharma sono così difficili", dice Vong Savuth "In Cambogia, il 99 per cento della gente rispetta il Buddismo, ma la maggior parte di essi non capisce il dharma - A volte, perfino io non lo capisco. Ma esso è per tutti". Per illuminare i difficili concetti buddisti, Vong Savuth ha imparato a sfruttare al meglio un semplice, chiaro parlare e uno stile di insegnamento molto utile. "Molte persone non sanno leggere" dice, spiegando il suo ricorso alla radio, che amplia il suo potenziale pubblico a chiunque disponga di una radio. Questo approccio più equanime di trasmettere la saggezza buddista è particolarmente importante per Vong Savuth, considerato che per lui è stato molto difficile ottenere una buona formazione. Vivendo in un agriturismo nelle zone rurali della provincia di Stung Treng, Vong Savuth per andare a scuola doveva viaggiare per 8 chilometri ogni giorno e guadare diversi fiumi lungo la strada. A 17 anni, entrò nel monastero, in quanto era l'unica via praticabile per perseguire stati più elevati di apprendimento. Oggi, Vong Savuth è diventato un DJ, andando in onda in diretta ogni giorno dalle 11:45 alle 12:30 pm. La trasmissione inizialmente era un progetto per lo sviluppo del Buddismo, da parte di una ONG locale, e Vong Savuth venne chiamato a cachet per parlare con il pubblico. Poi, il programma è diventato così popolare che l'abate del monastero, Pin-Sem, ha iniziato una campagna per costruire nel monastero la propria stazione radio, che sarebbe in grado di riservare più spazio alle fasce orarie di trasmissione del Dharma, piuttosto che alle notizie di politica del governo date dalla pubblica stazione.


Panchen Lama: è morto il «vero» resta quello «cinese»- PECHINO

«Il Panchen Lama scelto dagli inviati del Dalai Lama è morto. Quello indicato dalla Cina è oggi l'unico Panchen Lama». Le parole di Yoichi Shimatsu risuonano durante una lunga tavola rotonda che la scuola di giornalismo e comunicazione dell'università Qinghua di Pechino, una delle più prestigiose del Paese, ha dedicato alla questione tibetana. Studiosi cinesi e occidentali e un paio di corrispondenti di giornali stranieri (tra cui il Corriere) riuniti per un dibattito dove di un tema cruciale si è discusso con una libertà normalmente impensabile. E che si trattasse dell'ateneo dove nel 1964 si laureò in ingegneria il presidente Hu Jintao aggiunge spessore all'eccezionalità dell'incontro. Ebbene, è qui che Shimatsu, documentarista e già direttore del Japan Times Weekly, ha scandito la sua verità sulla fine dell'11° Panchen Lama, Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal Dalai Lama nel 1995, quand'era bambino. Allora le autorità cinesi lo misero sotto tutela, lo nascosero facendone «il più giovane prigioniero di coscienza del mondo», denunciarono le ong per i diritti umani. I cinesi reagirono scegliendo a loro volta un Panchen da crescere leale a Pechino. Gedhun Choekyi Nyima avrebbe vent'anni, oggi. «Ma è morto da tempo. Di malattia: cancro o leucemia»: Shimatsu aggiunge che la notizia della sua scomparsa «è stata tenuta nascosta da tibetani e cinesi per lo stesso motivo, salvare la faccia. La Cina per non rivelare che le fosse morto fra le mani un bimbo che aveva in custodia. Il Dalai Lama e i suoi per non perdere il "loro" eletto e non ammettere che il leader buddhista avesse fallito, indicando un bambino morituro». La notizia non è verificabile né da parte tibetana né cinese. Il bambino non è mai riapparso, al punto che voci incontrollate di un decesso erano già circolate. Shimatsu però assicura: «La mia fonte è certa. È la diplomazia di un Paese occidentale non europeo e di sinistra che, su invito di Pechino, inviò invano medici per tentare di salvare il piccolo. Tutto vero».

Questa notizia era girata giorni fa, ma poi si è scoperto che era un FALSO. O almeno, che è stata fatta girare ad arte dal Governo Cinese…. Dunque, il dubbio resta…

 

Numero 14 - Aprile 2009

TIBET: CONDANNE A MORTE PER RIVOLTA – (ANSA) - Un tribunale sino-tibetano ha condannato a morte quattro persone responsabili di aver appiccato "fatali incendi" durante le proteste di Lhasa il 14 marzo del 2008. Lo ha riferito l'agenzia ufficiale "Xinua". Nei roghi, secondo quanto riferito dal governo cinese, morirono 18 persone e un poliziotto. Due delle quattro condanne a morte sono state sospese, nel senso che verranno riconsiderate tra due anni. Gli incidenti nella repubblica autonoma iniziarono 4 giorni prima, quando centinaia di monaci manifestarono per ricordare la rivolta anticinese del 1959. E' la sentenza più dura emessa finora dai tribunali di Pechino, dopo le sommosse anti-cinesi che nel marzo 2008 sconvolsero Lhasa e tutta la regione. Altri tre imputati hanno ricevuto l'ergastolo. L'annuncio è stato dato ieri dall'agenzia stampa governativa, Nuova Cina. I condannati sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato ad assalti e violenze nel corso delle quali sono morti alcuni cinesi del ceppo etnico Han, maggioritario nella Repubblica Popolare. L'apice degli scontri fu nelle giornate del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle fiamme diversi negozi gestiti da immigrati Han. E' con quegli episodi che viene giustificato il ricorso alla pena capitale. Di uno solo dei condannati è stato annunciato il nome: si tratta di Losang Gyaltse, accusato di aver incendiato un negozio di abbigliamento provocando la morte del proprietario Zuo Rencun. Il 14 e 15 marzo 2008 il governo fu colto alla sprovvista dalla virulenza e dalla rapida diffusione delle proteste che dilagarono in tutto il Tibet. Le autorità ripresero il controllo inviando colonne dell'esercito e reparti speciali anti-sommossa da tutta la Cina. Ma il danno d'immagine era fatto e la questione tibetana fu una spina nel fianco durante tutti i preparativi dei Giochi di Pechino: il viaggio della fiaccola olimpica in Europa e negli Stati Uniti venne turbato da manifestazioni pro-Tibet. Il governo cinese reagì accusando il Dalai Lama di avere incitato le violenze con un disegno secessionista. Da allora l'offensiva per la normalizzazione del Tibet è andata avanti in due direzioni. All'interno, la polizia cinese ha compiuto migliaia di arresti, ivi compresi nei monasteri buddisti dove molti religiosi sono stati deportati in campi di lavoro e soggetti alla "rieducazione ideologica". A febbraio, 76 prigionieri hanno già ricevuto sentenze definitive, da tre anni di carcere all'ergastolo: i processi si sono sempre svolti a porte chiuse, e gli imputati non hanno diritto alla difesa. La caratteristica segretezza del sistema giudiziario cinese è stata rafforzata dall'isolamento del Tibet, chiuso per un anno agli osservatori stranieri. Altrettanto implacabile è stata la diplomazia di Pechino nell'isolare il Dalai Lama nel mondo. Ogni paese che ha osato dare udienza al leader tibetano in esilio è stato oggetto di dure condanne e minacciato con pesanti ritorsioni. Molti si sono piegati, vista la potenza economica della Repubblica Popolare. L'ultimo caso è stato quello del presidente francese Nicolas Sarkozy. L'anno scorso i cinesi fecero saltare un vertice bilaterale con l'Unione Europea per "castigare" Sarkozy dopo la visita del Dalai Lama in Francia. Al vertice del G/20 a Londra il presidente francese ha incontrato il suo omologo cinese Hu Jintao e ha sottoscritto una dichiarazione sull'appartenenza del Tibet alla Repubblica Popolare, un gesto che la stampa di Parigi interpreta come una umiliante sottomissione.



FRANCIA: POLEMICHE PER CRISTO SU SEDIA ELETTRICA- Parigi, 14.04.09: Polemiche ha suscitato durante le festività pasquali l'esposizione di una scultura di Cristo morto su una sedia elettrica, e non sulla croce, nella cattedrale di Gap, nel sud della Francia. Intitolata 'Pieta' ' - in italiano - la scultura, opera dell' artista britannico Paul Fryer, ha suscitato vive reazioni, "in maggioranza positive", ha osservato il vescovo della diocesi, mons. Jean-Michel di Falco. "Questa opera non lascia indifferenti, ma parlare di polemica è falso", ha detto il religioso. Commenti di fedeli e visitatori - accanto alla foto della scultura - sono pubblicati sul sito della diocesi di Gap e sono in gran parte favorevoli all'iniziativa. "La croce non era l' equivalente, all'epoca romana, della sedia elettrica?", si chiede uno dei fedeli. Un altro osserva: "Oggi entriamo in una chiesa senza neanche guardare Cristo sulla croce. Alloro dico grazie a mons. di Falco di svegliarmi". Ci sono anche voci discordanti: "L' esposizione di quest' opera non ha il suo posto in una cattedrale il Venerdì Santo". Oppure: "Se è arte, avrebbero potuto metterla da qualche altra parte"..
 

 

Numero 13 - Aprile 2009

Guinnes dei primati/ La donna dai capelli più lunghi del mondo: Martedí 31.03.2009 16:19 - Xia Aifeng, donna Cinese di 36 anni non si è tagliata i capelli per 16 lunghi anni e ora si ritrova con una folta chioma lunga ben 2.42 mentri rispetto alla sua modesta altezza (1,62 metri circa). Molti affermano che la donna impieghi almeno un ora per riuscire a lavarli ed asciugare tutti i capelli, come è possibili osservare dalle foto, la donna cinese è costretta a salire su un piano rialzato per poter pettinare la sua lunga chioma.
 

 

 

 


Ultime Notizie : SS il Dalai Lama incontra gli scienziati per Dialoghi su Mente e Vita - Dharamsala, HP, India, 6 aprile 2009 - (Phurbu Thinley, Phayul.com) - Scienziati e studiosi occidentali e noti accademici si sono ancora una volta incontrati nella città settentrionale indiana di Dharamsala, sede del Governo in esilio del 14° Dalai Lama del Tibet, durante i cinque giorni di presentazione e dialoghi, facenti parte di una serie di conferenze su "Mente e Vita". Dopodichè insieme a Sua Santità il Dalai Lama, essi hanno visitato i vari siti religiosi nella capitale indiana. Il giorno dopo, insieme con un gruppo di rappresentanti indiani egli ha pregato con i vari membri di altre fedi religiose, in occasione del 50° anniversario da quando egli mise piede sul suolo indiano, e questo è anche stato commemorato dal governo tibetano in esilio con una manifestazione chiamata "Giorni del Ringraziamento all’India". Durante questo incontro, Sua Santità ha detto: “ Carissimi Fratelli e Sorelle, il Tibet è la terra delle nevi che si trova al di là dell’Himalaya a nord dell’India, la Terra degli Arya. Buddha Shakyamuni benedisse questa terra e profetizzò che li sarebbe avvenuta la diffusione del Buddhadharma. Qui si trovano il Monte Kailash e il Lago Manasrovar, che sono considerati sacri dalle principali tradizioni religiose dell’India. Il Tibet è ove hanno origine i quattro grandi fiumi che affluiscono in India e che poi si gettano nei grandi oceani. Geograficamente, esso è considerato l’Altopiano Indiano, che molti grandi maestri Indiani riferironoi come il cielo dei Trenta-tre, (Trayastrimshadeva).
 

 

 

Numero 12 - Aprile 2009

Tra gli esuli tibetani, emerge un nuovo "Buddha vivente" - di Alistair Scrutton e Abhishek Madhukar - E' un "Buddha vivente" e ha un iPod, il 23enne possibile successore del Dalai Lama che potrebbe colmare il vuoto tra i leader tradizionali del Tibet da un lato, e la nuova generazione tibetana e la Cina dall'altro. Il Karmapa Lama, fuggito dal Tibet in India nove anni fa, crede che sia giunto il momento che i tibetani si rinnovino per sopravvivere. "Il Tibet ... ha sviluppato per molte generazioni il suo modo di pensare, uno stile di vita piuttosto obsoleto", ha detto Karmapa a Reuters in una rara intervista dalla sua casa nella città indiana di Dharamsala, dimora di molti tibetani esuli. "C'è un vuoto tra la mentalità tibetana tradizionale e i giovani di oggi ... e questo rappresenta un enorme problema", ha spiegato, con l'aiuto di un traduttore. "Sento che io potrei essere l'anello di congiunzione". Inoltre sono molte le speculazioni secondo cui il Dalai Lama, 73enne che quest'anno celebra il 50esimo anniversario della sua fuga dalla Cina in India, stia per nominare un successore. Ed è il Karmapa, con la sua combinazione di carisma, intelletto e giovane età, quello di cui si parla di più. Nonostante la sua educazione classica tibetana, si distingue dai suoi predecessori: dice di avere un iPod e la Play Station, e gli piacciono i film di Indiana Jones. Il Karmapa per di più è riconosciuto sia dai tibetani che da Pechino, a differenza del Dalai Lama che secondo la Cina ha fomentato una rivolta violenta. "Ha lavorato con i cinesi. I cinesi non sono stranieri per lui", ha detto Jeremy Russell, insegnante di inglese del Karmapa. "Non cova del risentimento nei loro confronti, ma li vede come parte del paesaggio". I monaci, che stanno cercando segnali della rinascita del Lama, hanno scelto questo figlio di nomadi come 17esima reincarnazione della setta Kagyu quando aveva sette anni. La sua fuga da un monastero tibetano per attraversare a piedi e a cavallo l'Himalaya fino in India gli ha anche fatto guadagnare il rispetto degli esuli, inclusi alcuni radicali delusi dal fallimento del Dalai Lama nel conquistare l'autonomia del Tibet. "Ha scelto di abbandonare i privilegi che avrebbe avuto sotto la dominazione cinese. La sua fuga dal Tibet lo ha reso un eroe agli occhi dei tibetani, ed è stata vista come un deliberato atto di opposizione ai cinesi", ha detto Tsering Shakya, un importante professore tibetano. Per altre news visitate il sito www.giotibet.com.


HACKER CINESI IN AZIONE - Una rete di hacker cinesi si sarebbe infiltarata in 1300 computer di 103 paesi differenti. Rovistavano tra documenti top secret degli uffici governativi di mezzo mondo e secondo alcuni ricercatori dell'Università di Toronto con il coinvolgimento diretto del governo di Pechino. La notizia arriva dal New York Times ma immediata è arrivata la smentita dei cinesi. «Sono vecchie storie e vecchie sciocchezze - ha detto il portavoce del console cinese a New York, Gao Wenqi -. Il nostro governo è contrario e proibisce severamente i crimini informatici». Nella rete degli hacker è caduto anche il Dalai Lama. Il computer della guida spirituale, infatti, era controllato dalle "spie virtuali" e non a caso dopo un invito e-mail mandato dal Dalai Lama a un diplomatico straniero il governo cinese ha chiamato il diplomatico scoraggiando la visita. Hacker molto esperti, dunque, che tra le altre cose sono riusciti, grazie ad un elaboratissimo software, ad azionare la telecamera e i sistemi di registrazione audio del computer vittima consentendo di vedere e sentire cosa succedeva nella stanza controllata. (ANSA 30/3/09) 


 

 

Numero 11 - Marzo 2009

La Cina vuole trasformare Lhasa in una metropoli (ANSA – 21.03.2009)- La Cina ha varato un piano per «ridisegnare» Lhasa (nella foto), capitale del Tibet, in modo da farne per il 2020 «una moderna metropoli». Così Pechino vuole sfidare le antiche tradizioni impersonate dal Dalai Lama. Una Protesta su Facebook… Cari Amici, Sono estremamente grato a tutti i membri che hanno aderito al gruppo di ‘I LOVE TIBET!’ Essere amici del Tibet è molto importante per sapere ciò che accade all'interno del Tibet e come i Tibetani vivano in sofferenza! Personalmente, io faccio la pratica di compassione con il pensiero che i nemici o gli avversari sono per me il più grande maestro, come Sua Santità ci insegna, ma oggi ho pianto e ho gridato nel vedere una tale brutalità così tanto disumana. Sono sconcertato per tutto questo e sento una profonda tristezza e dolore. (P.S. - C’era un video che purtroppo è stato rimosso il giorno dopo…)


Tibet, arrestati 95 monaci buddisti dopo l'attacco a una caserma – (ANSA) PECHINO ( 23 marzo) - La polizia cinese ha arrestato 95 monaci tibetani del monastero di Ragya, in una zona a maggioranza tibetana della provincia del Qinghai, dopo che la folla aveva attaccato una caserma. Nell'attacco, avvenuto il 21/3, alcuni funzionari di polizia sono stati «feriti in modo leggero», secondo l’agenzia NuovaCina. Appena una settimana fa erano stati arrestati 100 monaci, o meglio, portati via dal loro monastero «per un periodo di studio». Lo studio, secondo quanto denuncia un gruppo filo-tibetano basato in Gran Bretagna, si svolge di solito in una caserma o in una prigione militare e consiste in sessioni di «educazione» sulla politica del Partito Comunista Cinese. Secondo la Campagna Internazionale per il Tibet, i monaci durante una manifestazione del 25 febbraio avevano chiesto alle autorità cinesi di «riconoscere la volontà del popolo tibetano» e ritorno del Dalai Lama. A dare il via alla pro-testa di sabato scorso, invece è stata la vicenda di un monaco di Ragya di 28 anni, Tashi Sagpo, arrestato dopo che nella sua stanza erano stati trovati una bandiera tibetana e del materiale di propaganda anticinese. Portato al commissariato, il giovane sarebbe rocambolescamente riuscito a darsi alla fuga. Da questo punto in poi le versioni di Nuova Cina e dei militanti tibetani divergono. L'agenzia afferma che il giovane si è dato alla fuga con l'aiuto di altri monaci, mentre in un sito legato al movimento tibetano si sostiene che si è buttato nel vicino fiume Machu, annegando. L’organo cinese precisa che sei monaci sono stati arrestati dalla polizia e che altri 89 «si sono arresi». In un altro atto di protesta, sempre nella Prefettura di Golok, una rudimentale bomba è stata lanciata senza fare vittime contro una caserma della polizia. Nella vicina provincia del Sichuan, in un'altra aerea a popolazione tibetana, quella di Aba, un monaco ha tentato di darsi fuoco per protesta alla fine di febbraio ed è stato bloccato dalla polizia cinese. Dalla prima settimana di marzo quasi tutte le aree a popolazione tibetana della Cina - la Regione Autonoma del Tibet e le aree tibetane del Qinghai, del Sichuan e del Gansu - sono strettamente controllate dalle forze di sicurezza cinesi, che impediscono le visite agli osservatori indipendenti.; ;


OSLO (23 marzo) - Il comitato del Nobel per la Pace ha annunciato oggi che rinuncerà a partecipare ad una conferenza in Sudafrica se il governo di Pretoria non tornerà sui suoi passi rispetto alla decisione di negare il visto al Dalai Lama (premio Nobel per la pace nel 1989), che avrebbe dovuto prendere parte all'evento. «Il comitato dei Nobel norvegese non parteciperà in nessun modo alla conferenza, accanto ai premi Nobel per la Pace, se le autorità sudafricane non revocano il loro rifiuto a rilasciare il visto al Dalai Lama», ha detto Geir Lundestad, segretario generale per lo stesso comitato del Nobel con base a Oslo. Il Dalai Lama avrebbe dovuto partecipare il prossimo venerdì a Johannesburg ad una conferenza dei Nobel per la pace insieme ai «padroni di casa», Desmond Tutu, Nelson Mandela e F.W. de Klerk e al mediatore Onu Martti Ahtisaari, con al centro il tema del calcio come strumento contro il razzismo e la xenofobia, in vista appunto dei mondiali nel 2010. «Il mondo guarda al Sudafrica che ospiterà la Coppa del mondo 2010 e noi non vogliamo che nulla possa perturbarne il messaggio». Oggi il Sudafrica ha riconosciuto di aver negato al Dalai Lama il visto d'ingresso in quanto la sua presenza «non sarebbe nell'interesse del Paese».


 

Numero 10 - Marzo 2009

Tibet, bombe molotov contro la polizia cinese - I Tibetani tornano in piazza alla vigilia del 50esimo anniversario della rivolta fallita contro Pechino (che portò alla fuga del Dalai Lama in India). Nella provincia occidentale di Qinghai decine di persone hanno protestato contro il fermo di un uomo a un posto di blocco delle forze dell’ordine cinesi. Durante la manifestazione alcune molotov sono state lanciate contro auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco, senza causare vittime. A Dharamsala, la città indiana dove ha sede il governo tibetano in esilio, per domani è in programma una manifestazione di 10mila attivisti pro-Tibet nonostante gli appelli alla moderazione del Dalai Lama. Stando ad attivisti tibetani e abitanti del luogo, Aba e' stata recentemente teatro di proteste da parte di monaci tibetani, tra cui un tentativo di darsi fuoco da parte di un giovane bonzo. I gruppi pro-Tibet hanno hanno inoltre denunciato ieri che le forze di sicurezza hanno circondato il monastero tibetano di Sey sempre nella provincia di Aba dopo una manifestazione dei bonzi domenica contro la repressione cinese. Tibet, arrestati 100 monaci e due reporter italiani- Sale la tensione per il Capodanno tibetano, scontri e manifestazioni. Fermati due cronisti italiani. Arrestati anche un centinaio di monaci buddisti di un monastero nella provincia cinese di Qinghai. Lo scorso 25 febbraio avevano organizzato una marcia di protesta contro il regime…

 


Giappone, arrestato ladro di statue buddiste sacre: «rubavo per pregare in casa tutti i giorni»- (ANSA) Così devoto da portarsi le statue dei templi a casa. Itsuo Abe, un imprenditore giapponese di 59 anni, è stato arrestato per il furto di una antica statua, risalente all’era Edo (1603-1867), da un famoso tempio buddhista di Kyoto (nella foto il tempio Kingakuji sempre a Kyoto), l’antica capitale imperiale del Giappone. Alla polizia, che nel suo appartamento ha trovato altre 20 statue sacre e tre dipinti antichi spariti da altri templi negli ultimi mesi, l’uomo ha dichiarato di aver compiuto i furti per «poter pregare in casa tutti i giorni al cospetto delle sacre immagini».

 


Ricostruzione del nuovo gompa di Pomaia - In attesa della conclusione della pratica con l’assicurazione, si sta preparando il progetto da presentare in comune per la ricostruzione e poter così dare avvio ai lavori. Per la prima volta da moltissimi anni non si è potuto celebrare il Losar nel gompa di Lama Tzong Khapa, un luogo che ha rappresentato così tanto per ognuno di noi …. il cuore dell’istituto. Come richiesto da Sua Santità il Dalai Lama quest’anno più che una festa è stato un momento di raccoglimento, di meditazione e di preghiera. Nel suo tradizionale messaggio ai tibetani in occasione dell’inizio del nuovo anno Bue-terra del 17 ciclo di Rabjung nell'anno regale 2136 ha detto tra l’altro: “Ammiro la determinazione presa dai tibetani, dentro e fuori il Tibet, di non dedicarsi ad attività celebrative durante questo capodanno. Piuttosto, ognuno dovrebbe utilizzare questo periodo per abbandonare le azioni non-virtuose e dedicarsi alle azioni virtuose, affinché tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la causa tibetana, inclusi coloro che hanno perso la vita nei tragici eventi dell'anno scorso, possano avere una rapida realizzazione della buddhità tramite successive rinascite nei reami superiori. La dedica è anche per coloro che attualmente sono sottoposti a sofferenze, in modo tale che possano avere immediatamente gioia e libertà. Attraverso una tale accumulazione di merito collettivo, dovremmo lottare tutti per una rapida soluzione della giusta causa tibetana”. Nel frattempo si sono conclusi i lavori di smaltimento delle macerie e il cortile dell’istituto è tornato agibile, così abbiamo potuto partecipare alla benedizione delle bandierine tutti insieme e con lo spazio ripulito, come segno di buon auspicio per il nuovo anno.

Stupa per il veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso - Secondo i consigli dati da Lama Zopa Rinpoche per il veloce ritorno del nostro prezioso e amatissimo Maestro Ghesce Ciampa Ghiatso vanno costruiti due stupa. Dal Nepal è in arrivo lo stupa piccolo chiamato “Girare la ruota del Dharma” fatto di rame e decorato con oro e argento, chi lo ha visto ha detto che è molto bello, fatto con devozione, appena sarà in Istituto ve lo comunicheremo. Lo stupa grande chiamato “Namgyalma” (Stupa della Vittoria) andrà costruito all’Istituto, vi ricordiamo che stiamo raccogliendo i fondi necessari, se volete contribuire potete farlo secondo le modalità indicate più avanti (causale: Stupa di Ghesce Ciampa Ghiatso).

 

Numero 09 - Marzo 2009

Calendario ufficiale degli insegnamenti del Dalai Lama - Sua Santità il Dalai Lama, per nostra fortuna, viaggia molto e dà molti insegnamenti pubblici, sia in India che nel resto del mondo, e quindi in Europa. Il calendario ufficiale dei Suoi tours viene pubblicato con largo anticipo sul nuovo, e bellissimo, sito www.dalailama.com, alla sezione "Schedule", dove troverete anche i link ai siti degli organizzatori dei singoli eventi. Chi abbia in animo di mettersi in cammino, tenga presente che in linea di massima ogni anno si può contare su: un insegnamento o iniziazione nel periodo di Natale, spesso a Bodhgaya (India); i Monlam Teachings, quindici giorni di insegnamenti in marzo a Dharamsala (India); un tour negli Stati Uniti in luglio – agosto; uno - due tours europei, spesso nella tarda primavera o in autunno. Nella pagina "Tours europei" troverete raccolte, man mano che pervengono, notizie ed informazioni pratiche sugli insegnamenti in programma in Europa: come iscriversi, come arrivare, dove alloggiare, se è prevista la traduzione italiana…Segnaliamo un progetto che forse potrà decollare in futuro: Andiamo insieme?: per chi non avesse voglia di organizzarsi da solo. (Notizie anche sulla sezione ‘EVENTI’ del nostro sito…
 


ULTIM’ORA….IL MIO MAESTRO, GHESHE SONAM CHANCHUB, HA LASCIATO IL CORPO…Il giorno 8 marzo 2009 alle ore 14.00 il Venerabile Ghesce Sonam Cianciub ha lasciato il corpo. La sua malattia non era peggiorata, non ha sofferto, si è spento come se stesse dormendo. Negli ultimi 3 giorni ha parlato poco, ma poco prima erano andati a trovarlo molti Monaci anziani che hanno conversato a lungo con Lui. Nell’ultimo messaggio che abbiamo ricevuto da Ghesce La il 18 febbraio, ci ha raccomandato di pubblicare al più presto il Lam.Rim. Il fatto che sia morto nella prima metà del primo mese dell’anno tibetano è un ottimo auspicio. La sua casa è piena di Monaci che pregheranno per tutta la notte, recitando anche i testi radice: Madyamakavatara e Abisamayalankara. Noi possiamo accendere lumini e recitare la Guru Puja, la lode dell’Interdipendenza ed il Mantra di Lama Tzong Khapa che Lui amava tanto: (quello che inizia con MIME TZEUE TERCEN CENRESIG).

MESSAGGIO DI KENSUR RIMPOCHE A TUTTI I DISCEPOLI DI GHESCE SONAM CIANCIUB
Ci raccomanda di non disperarci e non preoccuparsi, tutti dovremo morire un giorno e ciò che è importante è sapere che durante la vita non abbiamo compiuto azioni negative ed abbiamo lavorato per il Dharma e per il bene di tutti gli esseri come ha fatto Ghesce Sonam Jangchub la. Rimpoche dice che pensando alla  vita di Ghesce La, può concludere che non ha fatto nulla di negativo e che ha fatto tanto per i suoi discepoli e per tutti coloro che lo hanno conosciuto. Già da giovane era quello tra i 7 fratelli che ha aiutato di più e ascoltato di più la mamma e in seguito ha sempre dato un grande aiuto alla famiglia e queste azioni positive sono  una grande accumulazione di merito.Come preghiere ci raccomanda di recitare la Guru Puja, Gaden Lha Gyema (che è la versione breve della Guru Puja) e il mantra “Mime Tseue”, tutti dedicati a Lama Tzong Khapa. Queste preghiere sono la miglior causa per poter rinascere nella terra pura di Tushita.  Preghiamo che Ghesce Sonam Jangchub La possa rinascere a Tushita e che anche noi possiamo in futuro rinascere lì e  incontrarlo a Tushita.  La Terra Pura di Tushita è la dimora di Buddha Maitreya, dove da insegnamenti di Dharma, ed è anche la dimora di Lama Tzong Khapa e della maggior parte dei Maestri della tradizione Kadampa. Rimpoche ha detto che se preghiamo in questo modo per Ghesce La, le preghiere saranno particolarmente efficaci, perché noi discepoli abbiamo un legame speciale con Lui proprio perchè è il nostro Maestro. Pregheranno per lui anche tutti i Monaci  a Gaden, assemblati per l'occasione dei festeggiamenti della Grande Preghiera di questo primo mese dell'anno, detto mese dei Miracoli. Inoltre Rimpoche chiederà anche ai Monaci del monastero Tantrico di Gyume di fare delle preghiere. Rimpoche ha detto che ci accompagnerà con i suoi pensieri nelle  nostre preghiere quando pregheremo e reciteremo i mantra.


 

Numero 08 - Marzo 2009

 La Cina si aspetta che il Tibet festeggi…, - Segnalazione da Pechino di Barbara Demick 23/02/2009 Kyodo News - Invece di pianificare le festività per il loro amato Losar (Festa dell’Anno Nuovo), i Tibetani vogliono protestare contro la sovranità Cinese, per ricordare coloro che sono morti negli ultimi anni. Ma Pechino ha altre idee. Il governo cinese vuole mandare un saluto per il nuovo anno dei tibetani: Celebrazioni, o altro. Il Capodanno Tibetano, o Losar, è normalmente la festa più importante dell'anno, in cui i tibetani bruciano l’incenso, fanno cibi speciali e sparano i fuochi d'artificio. Ma quest’anno, i Tibetani hanno dichiarato una moratoria per non celebrare la festività, dicendo invece di voler osservare un periodo di lutto per le persone uccise lo scorso anno, durante le proteste contro la sovranità cinese. La festa, che di solito dura 15 giorni, dovrebbe cominciare mercoledi 25 febbraio e più essa si avvicina e più le tensioni sono in aumento. Nelle ultime settimane, il governo cinese ha chiuso grandi fette di territorio Cinese Occidentale per i visitatori stranieri - non solo lo stesso Tibet, ma anche parti delle province con grandi popolazioni tibetane. Quasi un anno dopo le violente manifestazioni che hanno fatto più di 120 morti, i tibetani stanno cercando una nuova tecnica per una protesta non violenta. "Say No to Losar", “Dì No al Losar” come è chiamata la campagna, è stato lanciata da gruppi di tibetani a Dharamsala, in India, la sede del Dalai Lama in esilio. "Invece della solita celebrazione segnata da canti, balli e altri festeggiamenti, il silenzio sarà osservato e luci al burro si accenderanno in templi e nelle case, per pregare per i defunti", è stato annunciato il mese scorso in una dichiarazione. Tra i Tibetani, però, vi è un vivace dibattito sulla campagna di boicottaggio del Losar. La festa, che risale ai tempi pre-buddisti, è la più amata nel calendario tibetano ed esige elaborati rituali e raduni familiari con grandi pasti. Le famiglie tradizionalmente fanno una zuppa di gnocchi speciali in cui si mescolano varie spezie - pepe, sale, erbe – ed essi vi leggono l’oroscopo a seconda del tipo di gnocco da loro scelto. "L'idea stessa che non ci sarà alcun Losar, c’è da ammetterlo, è un po’ come eliminare il Natale in una comunità cristiana", denuncia uno blogger tibetano. Oltre alla tensione per il Losar, il prossimo mese sarà il 50° anniversario della fallita rivolta anti-cinese, dopo che il Dalai Lama si rifugiò in India. La data è tradizionalmente lo spunto per le proteste in Tibet, e quest'anno potrebbe essere particolarmente tesa in quanto il piano Cinese per l'occasione aveva pensato ad una celebrazione per la liberazione dei Tibetani da ciò che essi chiamano "Giorno dell’emancipazione dei servi della gleba". Il governo Cinese dice che i Tibetani sono stati liberati dalla brutale schiavitù feudale. Rimarranno molto male, per questo cambio di programma… Nicole Liu ed Eliot Gao della sede di Pechino di ‘The Times' hanno contribuito a questa relazione.
 



Cina, in tre si danno fuoco vicino a piazza Tienanmen - PECHINO (25/2) - In occasione del ‘Losar’ il capodanno Tibetano, tre persone si sono date fuoco oggi nel centro di Pechino, all'interno di un'automobile. Lo riferisce l'agenzia Nuova Cina citando un portavoce governativo. La fonte specifica che al momento non si sa se i tre siano vivi o morti. Nessun commento sui motivi del gesto. Anche se il luogo, a meno di un chilometro di distanza dalla celebre Piazza Tienanmen, lascia aperta l'ipotesi di un gesto "politico". Non è chiaro neppure se l'episodio sia da ricollegare al 'Losar', il Capodanno tibetano che cade proprio oggi, a poco meno di un anno dalla brutale repressione seguita alle proteste di piazza a Lhasa e nel resto della regione himalayana
 

 

Numero 07 - Febbraio 2009

Il Dalai Lama riceve la cittadinanza di Roma - (ANSA) Roma, 9/2 - Il Dalai Lama ha ricevuto la cittadinanza onoraria in Campidoglio conferitagli dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. 'Questo premio della cittadinanza onoraria di Roma - ha detto il leader tibetano - e' un ulteriore incoraggia-mento a sostenere l'azione non violenta, mi dà coraggio e posso rinnovare la mia azione non violenta fino alla morte'. L'ingresso del leader tibetano e' stato accolto da un lungo applauso e grida di 'free Tibet'. Alemanno durante la cerimonia ha lanciato un appello per ottenere la piena autonomia del Tibet. 'La sua presenza in questa sala, la sua venuta in Campidoglio, rappresenta la nostra rivolta morale di fronte all'ingiustizia, alla violenza, all'oppressione. Una rivolta morale a difesa dell'identita' dei popoli e del diritto che ha ognuno di noi di esprimere la sua spiritualita' e la sua cultura'.

Dura Protesta di Pechino - (ASCA) Pechino,10/2 - La Cina ha protestato ''con fermezza'' contro la concessione della cittadinanza onoraria delle citta' di Roma e di Venezia al Dalai Lama, il leader spirituale dei buddhisti tibetani. Una portavoce del ministero degli Esteri ha anche avvertito delle possibili conseguenze negative di tale atto sulle relazioni bilaterali. ''Esprimiamo un forte malcontento e una ferma opposizione'', ha detto ai giornalisti la portavoce. ''Speriamo che l'Italia prenda sul serio le preoccupazioni cinesi e adotti immediatamente misure efficaci per eliminare l'impatto negativo e preservare il sano sviluppo delle relazioni bilaterali'', ha aggiunto, senza precisare che tipo di misure sono attese da Pechino. Pechino aveva bruscamente annullato un summit Cina-Unione Europea lo scorso anno, contrariata dall'incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy col Dalai Lama. Il Dalai Lama ha aggiunto: «In Tibet la tensione è sempre più alta, al punto che è possibile che scoppi una rivolta»: il monito è stato lanciato oggi dal Dalai Lama, in occasione di una visita nella città tedesca di Baden Baden. Inoltre, un alto funzionario del governo della Regione autonoma del Tibet, Nyima Cering, ha affermato che 76 persone sono state condannate dalla magistratura per le violenze che si sono verificate a Lhasa, capitale della Regione, il 14 marzo dell’anno scorso.

 


MIRACOLO IN CINA - E' nato con il cuore sullo stomaco, una rarissima malformazione: eppure, per miracolo, è ancora vivo, nella meraviglia dei medici, ed ora è a casa con i suoi genitori. Il bimbo dei miracoli è nato in Cina poco più di un mese fa: appena vide la luce, i medici si resero conto della sua malformazione e, a malincuore, dissero ai genitori che non sarebbe vissuto più di una settimana. Ora Lee Chen, il padre, 36 anni, è intenzionato a far operare il bambino per "rimettere il cuore a posto". Il piccolo è uno di due gemelli, ma l'altro bimbo è perfettamente sano. "Io e mia moglie godiamo di perfetta salute, non riusciamo a capire come sia possibile che nostro figlio sia nato così - ha detto Lee - si può vedere il cuore battere sotto la sua pelle. Abbiamo paura a farlo dormire in un lettino perché potrebbe girarsi a pancia in giù e il suo cuore potrebbe fermarsi. Ha bisogno di un'operazione, ma noi siamo poveri e speriamo che qualcuno ci aiuti". L'operazione di cui il bimbo avrebbe bisogno costerebbe all'incirca 35 mila euro.

 


ELUANA: Eravamo già con lei, anche quando non si sapeva dove fosse realmente la sua mente, e qualcuno costringeva il suo corpo a restare imprigionato qui in questa dimensione. Ora, finalmente, se ne è definitivamente andata verso la pace eterna…

Om Gate, gate, paragate, parasamgate, Bodhi Svaha!

 

 

 

Numero 06 - Febbraio 2009

NOTIZIE da POMAIA- Carissimi tutti, eravamo rimasti alle macerie...  sembrava che tutto quello che fosse rimasto erano delle travi carbonizzate, i muri anneriti e la base in metallo che sosteneva l'altare, mentre iniziando il lavoro di sgombero sono apparsi dei veri tesori: i bassorilievi di Cenresig a Mille Braccia e di Buddha Maitreya che erano ancora alle pareti, intatti, solo la vernice si era dissolta. Questi due buddha sembravano sorridere dolcemente verso la nostra comunità, messa a dura prova ancora una volta dall'impermanenza di tutto ciò che ci circonda, dopo che solo quattordici mesi fa il nostro prezioso e amato Maestro Ghesce Ciampa Ghiatso ci aveva lasciato. Un gruppo di volontari ha iniziato a raccogliere tra le macerie le pagine dei testi tibetani di Kangyur e Tengyur e i resti delle numerose statue che una volta erano sull'altare. Le grandi statue di argilla di Lama Tsong Khapa e dei suoi due discepoli e quella di Lama Yesce sono ridotte in frammenti. Le parti superiori delle statue di Buddha Shakyamuni e di Tara Bianca sono gravemente danneggiate, mentre delle statue dei due discepoli del Buddha si sono trovate solo le ciotole per l'elemosina. Curiosamente al cuore del Buddha è stato ritrovato intatto un cioccolatino! La statua di cartapesta di Ghesce Ciampa Ghiatso è sparita, ma il suo dongka (tonaca), che si trovava all'interno, è in parte carbonizzato, ma non impregnato dal forte odore di bruciato che ha pervaso tutto il resto. Poi, poco a poco, si sono rivelati altri tesori che sono rimasti intatti: una statua di Palden Lhamo, manca solo la sua mazza (che ci auguriamo sia stata utilizzata contro le interferenze!); tutte le 21 statue di Tara, che erano state offerte all'Istituto dagli studenti alla fine del Basic Program nel 2007; le piccole statue di Lama Tsong Khapa e dei suoi due discepoli e una piccola statua di Amitayus offerta un anno fa all'Istituto da Gomo Tulku. Le statue intatte vengono riportate alla loro bellezza iniziale con un paziente e attento lavoro, ciò che rimane dei testi  sacri viene bruciato e vengono raccolte le ceneri che saranno utilizzate per fare degli tsa-tsa, come indicato da Dagri Rinpoche, che, al suo arrivo il giorno dell'incendio, ci aveva aiutato ad affrontare l'accaduto, spiegandoci che, essendosi verificato l'incendio il 29 del mese tibetano (giorno in cui si fanno le pratiche per eliminare le interferenze) dovevamo interpretarlo come un segno di purificazione dalle interferenze e quindi, come risultato, l'Istituto prospererà in futuro. Cogliamo l'occasione per ringraziare quanti di voi continuano a sostenere con tanto entusiasmo le iniziative per raccogliere i fondi necessari per  ricostruire ciò che è andato distrutto e per costruire un nuovo gompa più grande e che porti gioia in ognuno di noi, come consigliato da tutti i nostri Maestri. In particolare un grande GRAZIE per tutti i messaggi di sostegno e incoraggiamento ricevuti!

Come sapete, tra poco inizierà il nuovo anno secondo il calendario tibetano, sarà il 2136, segno del bue di terra. E' usanza tibetana pulire e lavare tutto il giorno prima, per iniziare il nuovo anno con i migliori auspici. Per l'occasione viene rinnovato l'altare di casa e si cambia la kata (sciarpa augurale bianca) che rimarrà poi per tutto il nuovo anno. Il secondo giorno dei festeggiamenti si cambiano le bandierine di preghiera appese alla porta o alla finestra e quelle vecchie vengono bruciate. La kata viene anche usata per contornare quadri o tangke di divinità e come gesto di benvenuto quando si incontra per la prima volta un Maestro. Ora più che mai c'è bisogno dell'aiuto di voi tutti, perché solo insieme potremo realizzare grandi progetti per beneficiare tutti gli esseri. Grazie di cuore a tutti e rinnoviamo l'appello ad aiutarci! Potete contribuire tramite: Bonifico bancario: Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa, Livorno  Filiale di Rosignano Marittimo- IBAN IT21 A 06200 25100 000000000048 - SWIFT: BPALIT3L - Intestato a: Istituto Lama Tzong Khapa - causale: "gompa"

Oppure con un versamento tramite PayPal andando sul sito dell'Istituto www.iltk.it - L'Istituto Lama Tzong Khapa, a norma del D.Lgs. 196/2003, si impegna a proteggere la riservatezza dei dati comunicati –

(Il CENTRO NIRVANA, tramite il nostro Fabio, ha fatto una sottoscrizione tra i suoi (pochi) frequentatori ed ha raccolto una somma, piccola ma dignitosa, che verrà inviata al più presto all’Istituto Lama Tzong Khapa).


Il caso Eluana Englaro e il tabù della morte

Noi siamo con lei, ovunque sia… di sicuro, non più qui…
Cliccando su questa URL, si può accedere ad un bellissimo video sulla Prajnaparamita in Cinese… http://www.youtube.com/user/nilavani

OM Gate Gate, Paragate, Parasamgate Bodhi Svaha…

 

 

 

Numero 05 - Febbraio 2009

Tibet/ Dalai Lama ricoverato d'urgenza - 02.02.2009 - Ricovero d'urgenza a New Delhi per il Dalai Lama: lo ha annunciato dalla capitale indiana il portavoce del leader spirituale dei buddhisti tibetani, secondo cui il premio Nobel per la Pace 1989 è stato trasferito in ospedale dopo aver accusato forti dolori alle braccia. Le condizioni non sarebbero però gravi. Lo ha affermato uno dei suoi portavoce, Chhime Chhoekyapa, secondo cui il leader spirituale dei buddhisti tibetani accuserebbe solo un "lieve disturbo" a un braccio. "I medici hanno assicurato che non è assolutamente grave", ha sottolineato il portavoce, "ma hanno ritenuto fosse meglio sottoporlo a esami prima della partenza per l'Europa, l'8 febbraio prossimo". Il viaggio sembrerebbe dunque al momento rimanere confermato. La prima tappa sarà a Roma, dove il leader tibetano riceverà la cittadinanza onoraria. Un altro rappresentante del 74enne premio Nobel per la Pace 1989, Tenzin Takhla, ha aggiunto che questi si trova nell'ospedale 'Apollo' della capitale indiana, dove è subito stato sottoposto a check-up. "Non siamo ancora in grado di affermare che cosa gli sia successo, ma per domani è previsto che ritorniamo a Dharamsala. Si tratta della cittadina nel nord dell'India dove il Dalai Lama e il governo in esilio del Tibet risiedono dal 1959; al momento del malore il Dalai Lama, al secolo Tenzin Gyatso, si trovava proprio lì. Di recente il leader buddhista era stato in ospedale altre volte per vari problemi di salute.

AGGIORNAMENTO DEL 04 FEBBRAIO: Gentili amici  come avrete gia appreso da tutti i giornali e tg le notizie sulla salute di S.S. il Dalai Lama sono buone, è uscito dall'ospedale ed ha confermato il suo arrivo a Roma. A questo proposito vi comunichiamo che la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a S.S. sarà trasmessa in diretta da un maxi schermo sulla piazza del Campidoglio lunedì 9 febbraio alle ore 14.00. Vi aspettiamo numerosi a salutare S.S. al suo arrivo...


Nazca, i misteri delle linee: "Erano cammini sacri" - È il mistero più dibattuto della civiltà precolombiana: le linee di Nazca, nel Perù meridionale, si estendono per 400 chilometri quadrati. Ma per ammirarle bisogna salire su un piccolo aereo o su una mongolfiera. E per capirle va fatto un salto nel tempo di oltre 2000 anni. L'archeologo Tomasz Gorka, dell'università di Monaco, come riferisce la rivista New Scientist, è arrivato a una conclusione: il colibrì, la scimmia, il ragno, il condor e tutte le altre figure erano il tracciato di cammini sacri. Vanno in archivio, fino a prova contraria, le teorie sull'arrivo di extraterrestri o creature sconosciute. Anche se il dubbio resta: enormi disegni visibili solo dall'alto, nessuna montagna nelle vicinanze. Uno spettacolo affascinante che attira migliaia di turisti ogni anno. "Le linee di Nazca erano dei sentieri rituali, questo è già stato segnalato in passato- spiega Giuseppe Orefici, direttore del Centro It. Studi e Ricerche Precolombiane - la simbologia raffigurata è infatti la stessa che troviamo sugli oggetti di terracotta. Si tratta di immagini che invocano la divinità, realiz-zate con un sistema molto semplice, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto".


 

In cerchio per il Mahatma. Il 30 gennaio 1948, esattamente 61 anni fa, a Nuova Delhi un fanatico indù uccideva Mohandas Karamchand Gandhi. Così, il giorno 30 gennaio 2009, per celebrare l’anniversario, si si sono svolte centinaia di iniziative in tutta l’India: nel Nord del Paese, in una scuola di Lucknow, un maestro, circondato dagli alunni, dà gli ultimi ritocchi a un grande ritratto del Mahatma che verrà posto sul muro

 

 

Numero 04 - Gennaio 2009

CANDIDATA A MISS MONDO MUORE PER UN VIRUS - Ha solo 20 anni ed è morta perdendo prima mani e gambe a causa di un terribile virus. Per un po’ è stata tenuta in vita da una macchina nella città di Serra, Espirito Santo. Mariana Bridi da Costa, candidata brasiliana a Miss Mondo, a cui era stato diagnosticato il batterio Pseudomonas aeruginosa, che provoca infezioni e che spesso è letale, era una bella ragazza mora con gli occhi castani. Mariana ha dovuto subire l'amputazione di mani e gambe prima di lasciare definitivamente questo mondo. All'inizio i medici avevano pensato a semplici calcoli renali, poi la scoperta del virus. Alcuni amici della ragazza accusano i medici, che in un primo momento avrebbero valutato in modo sbagliato la gravità della patologia. (Triste evidenza del Samsara…)


DALAI LAMA: IL 10 FEBBRAIO CITTADINANZA ONORARIA A VENEZIA - (ASCA) – Venezia. Dopo Roma, a Sua Santita' il Dalai Lama, Tenzin Gyatso, verra' conferita il giorno martedi' 10 febbraio, alle ore 9, dal sindaco Massimo Cacciari, la cittadinanza onoraria di Venezia, nella sede del Municipio - S. Marco 4136 - durante una seduta straordinaria del Consiglio comunale. La seduta sara' aperta dal saluto del presidente del Consiglio comunale, Renato Boraso, al quale seguira' l'allocuzione del sindaco e quindi l'intervento di Sua Santita' il Dalai Lama. Successivamente, a partire dalle ore 10.10, il Dalai Lama incontrera' nella sede della Biblioteca Marciana i componenti del Comitato d'onore e delle associazioni che intendono salutare la sua visita a Venezia.;


Roma, 19 gen. - (Adnkronos) - ''Finalmente Tenzin Gyasto XIV Dalai Lama ricevera' la cittadinanza onoraria di Roma. La proposta approvata oggi, infatti, conclude l'iter istituzionale iniziato con l'approvazione in Aula Giulio Cesare della mozione che ha impegnato il Comune di Roma ad esprimere solidarieta' al popolo tibetano e alla politica di non violenza e di dialogo da sempre perseguita dal Dalai Lama''. Lo ha dichiarato Ugo Cassone, consigliere PdL del Comune di Roma.''Non posso che esprimere soddisfazione, dunque, per il raggiungimento di questo importante traguardo per la nostra citta' - aggiunge Cassone-, da sempre contraria a qualunque forma di prevaricazione sulle persone e che ben rappresenta il nostro modo di pensare la politica come rappresentazione della vita civile. La visita del Dalai Lama a Roma sara' un importante motivo di riflessione in merito alla annosa questione, ormai non più procrastinabile, del rispetto dei più basilari diritti civili in Cina''.


L’ANTARTIDE SI STA RISCALDANDO, ROMA (ANSA) Anche i ghiacci dell'Antar-tide potrebbero essere in pericolo, contrariamente a quanto ritenuto finora: infatti le terre e i mari che circondano il Polo Sud si sono riscaldate a ritmi comparabili al resto del globo e, nonostante il raffreddamento registrato nella parte orientale, globalmente le temperature del continente sono salite di circa mezzo grado negli ultimi 50 anni. Sono i risultati per nulla confortanti di uno studio riportato sulla rivista Nature. Ricercatori Americani dell'Università di Washington diretti da Eric Steig, hanno misurato per la prima volta in modo sistematico e completo le temperature del continente polare antartico dal 1957 al 2006, lasciando emergere per la prima volta la verità a proposito dell'Antartide, sul cui conto finora si avevano solo informazioni frammentarie. Basato sull'analisi statistica di dati da satelliti e dalle stazioni meteorologiche, lo studio mostra che il riscaldamento della parte occidentale del continente antartico ha superato il decimo di grado Celsius per decade negli ultimi 50 anni, un valore che annulla ampiamente (e supera) il raffredamento della parte orientale. "Quello che si sente dire spesso è che l'Antartide si stia raffreddando - afferma Steig - ma non è così, di fatto nel suo insieme il continente si sta scaldando". Con una superficie complessiva di circa 14 milioni di km quadrati, l'Antartide è il quinto continente in ordine di grandezza. Il 98% del suo territorio è coperto da ghiacci.


STREPITOSO! - QUESTO SITO CONTIENE UN VIDEO DI 60 SECONDI TANTO INSOLITO QUANTO TENERO... NON PERDETELO. www.youtube.com/watch?v=7ikm3o5hDks

 

 

Numero 03 - Gennaio 2009

A Torino l'apertura del Mao, il nuovo Museo d'Arte Orientale che ospita opere provenienti da Cina, Giappone e Asia Centrale. Con l'apertura del Mao, il nuovo Museo d'Arte Orientale, da poco inaugurato, con sede nelle sale del Palazzo Mazzonis, il capoluogo piemontese conferma la sua antica vocazione orientalistica. Non a caso Nietzche definì Torino "una via spirituale per l'Oriente". Anche se la città della Mole Antonelliana vanta un'Università che ha alle spalle una grande tradizione di studi sanscritistici, un grande impegno nella ricerca archeologica e istituzioni da sempre sensibili all'incentivazione delle relazioni col mondo orientale. Collocato nel cuore del quadrilatero romano della città, che costituisce una delle trasformazioni urbanistiche più significative della nuova Torino, il Mao si distingue per i suoi 1400 metri quadrati di esposizione permanente e le 1500 opere provenienti da diversi Paesi dell'Asia (dall'India al Giappone, dall'Afghanistan al Tibet) con alcuni pezzi di assoluta eccellenza. Già dal portone di accesso della settecentesca residenza nobiliare, situata in via S. Domenico, il visitatore si appresta a scoprire un nuovo mondo. E da qui inizia la visita delle sale contenenti le collezioni, suddivise in cinque sezioni fondamentali: l'Asia Meridionale, la Cina, la Regione Himalayana, i Paesi Islamici e il Giappone. La galleria dedicata all'Asia Meridionale, al piano terreno, ospita le collezioni del Gandhara, dell'India e del Sud est Asiatico. Accanto ai fregi del grande stupa di Butkara, frutto degli scavi condotti negli anni '50 dalla sede piemontese dell'Ismeo, la sezione dedicata al Gandhara ospita una serie di statue in scisto, stucco e terracotta acquistate negli ultimi anni.Nelle sale destinate all'arte indiana sono collocati rilievi e sculture che vanno dal II secolo a.C. al XIV secolo d.C. e comprendono importanti esempi dell'arte Kushana - come la grande testa di Buddha, in arenaria rossa maculata (I – II sec. d. C), una delle più mature testimonianze della scuola di Mathura - dell'arte Gupta e del Medioevo Indiano: tra i pezzi più significativi, in quest’ultimo caso, citiamo una grande stele in arenaria del X – XI sec. d.C. proveniente dall'India centrale, rara immagine buddista dell'epoca raffigurante Tara (la più nota figura femminile del pantheon mahayanico, la salvatrice, ma anche la stella che illumina il cammino), e una scultura dalla ricca composizione e dall'elegante ornato, proveniente dall'India nord-orientale e riconducibile allo stile Pala-Sena, che presenta Shiva (Maheshvara) e la consorte Parvati (Uma). Del Sudest Asiatico il Mao offre esempi dell'arte thailandese, birmana e cambogiana, che riflettono l’'troduzione di iconografie e stili di origine indiana, ma anche le elaborazioni originali seguite alla fine degli stati indianizzati. Sono presenti sculture Khmer in pietra provenienti dall'area di Angkor e, accanto a queste, opere birmane e thailandesi in legno e in bronzo, laccate e dorate, che vanno dal X al XVIII secolo. Monumentale – tra gli esempi che si possono ricordare - la scultura lignea di un Buddha coronato (XIII sec. d. C.) dai canoni stilistici della scuola di Pagan: alta oltre 180 cm, l'opera risulta intagliata in un unico tronco. Al secondo piano, nella sezione dedicata alla Regione Himalayana, sono collocate importanti collezioni di quell'arte buddhista tibetana che efficacemente traduce in pitture e sculture le radicali innovazioni introdotte nel Buddhismo dal diffondersi dei tantra. Questa produzione, che naturalmente risente l'influenza della cultura e dell'arte indiane e cinesi, inevitabilmente manifesta un certo sincretismo, ma risulta tuttavia originalissima nelle straordinarie creazioni iconografiche che strettamente seguono ad ogni nuova visionaria interpretazione dottrinale emergente dalle pratiche tantriche. Si trovano fra tali opere sculture in legno e in metallo, strumenti rituali riccamente decorati e numerosi dipinti a tempera su tessuto (thang-ka) databili dal XII al XVIII secolo. Il museo dispone inoltre di due preziosi manoscritti del XV secolo e possiede una delle maggiori raccolte europee di copertine lignee dei volumi del Canone Buddhista Tibetano (bKa'-'gyur) intagliate e dipinte. Le distruzioni operate in Tibet nel corso della Rivoluzione Culturale cinese hanno disperso una parte notevole dello straordinario patrimonio artistico del paese che, giunta in Occidente, vi ha tuttavia creato vivaci motivi di studio e di interesse. Al Mao, fra altri suoi tesori, si trovano importanti frammenti in bronzo dorato provenienti dai 18 grandi stupa di gDan-sa-mthil, il più importante centro politico-religioso del Tibet alla metà del XV secolo.

 

 

 

 

Il prossimo 9 febbraio il Dalai Lama riceverà la cittadinanza onoraria di Roma. Il leader spirituale si fermerà nella capitale durante il viaggio in Europa che, più volte rimandato, sta finalmente per iniziare proprio da Roma, prima tappa tra le città europee che lo accoglieranno. Nel settembre scorso il Consiglio comunale di Roma aveva approvato a stragrande maggioranza una mozione per il conferimento della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyasto XIV Dalai Lama, per «il suo impegno internazionale per trovare una soluzione pacifica per il Tibet e per aver diffuso il principio della riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra i popoli». La cittadinanza avrebbe dovuto essere conferita in autunno, nell' ambito del Festival Internazionale del Cinema e della giornata in questo contesto dedicata al Tibet ma, per motivi di salute del leader tibetano, la cerimonia era stata rimandata. Il 9 febbraio una seduta straordinaria del Consiglio comunale riceverà il Dalai Lama per assegnargli l' onorificenza.

 

 

Numero 02 - Gennaio 2009

Il monastero buddista  di Pomaia  dopo l’incendio

Le parole di Dagri Rinpoce 

Nonostante il rogo che ha distrutto la nostra sala di meditazione, è stato fatto il corso previsto dal 27 al 2 gennaio. La 'palestra', abilmente preparata dagli organizzatori, ha potuto accogliere circa 120 persone, riunite ad ascoltare il lama Dagri Rinpoce. Dagri Rinpoce ha aperto la sessione parlando del disastro che ha colpito l'Istituto, dicendo di considerarlo il segno positivo di una grande purificazione e di incremento a uno sviluppo ancora più grande dell'Istituto. Nonostante siano andate distrutte le statue dei buddha, ha detto, queste possono essere sostituite con altre. Dato che sua santità il Dalai Lama è ancora vivente, la ricostruzione del gompa e le nuove statue possono essere un'occasione per invitarlo a benedire la nuova struttura. Dagri Rinpoce, inoltre, ha sottolineato che il giorno dell'incendio corrispondeva al 29 giorno del calendario tibetano, in cui si lanciano le torme contro le interferenze, per cui l'evento va considerato come un'eliminazione delle interferenze alla vita di Sua Santità e al veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso. Dobbiamo quindi non avvilirci e gioire per le interferenze eliminate. Trovandoci in un Paese dove esiste la libertà di culto, possiamo sperare nell'aiuto del Governo e delle altre associazioni religiose, costituendo quindi un elemento di unione delle forze positive.

Queste le parole di Dagri Rinpoce. 

La direzione dell'Istituto, tutto lo staff e gli ospiti ringraziano di cuore tutti coloro che hanno manifestato in tanti modi la loro solidarietà. 

 

Su http://www.youtube.com/view_play_list?p=5650C259E0FAEBD5

potete trovare un set di filmati amatoriali che documentano l'accaduto
e un reportage fotografico di ciò che è rimasto del gompa cliccando su

http://picasaweb.google.it/lh/photo/n804qhMvYf3tlonmp9It5g?feat=directlink

Donne/ Sonia Ghandi tra i potenti del mondo ( 05.01.2009) Nell’elenco dei cinquanta personaggi più potenti del mondo secondo Newsweek un solo nome suona italiano, quello di Sonia Gandhi, che un tempo si chiamava Sonia Maino. “Nata in Italia”, ricorda il settimanale, e ancora oggi i suoi avversari politici la chiamano con disprezzo “la  straniera”. Lei non si scompone: “Io sono indiana nel mio cuore”. E Sonia Gandhi non solo è indiana, ma è anche il vero leader del suo Paese d’adozione: patria fino al momento della mia morte". Oggi, gli indiani la chiamano Mata Gandhi, la Madre della nazione. Sonia non voleva darsi alla politica e non avrebbe voluto che lo facesse nemmeno il marito Rajiv, che aveva conosciuto nei primi anni ’60 a Cambridge: lei aveva diciotto anni, veniva da una famiglia piemontese piccolo-borghese e per mantenersi agli studi faceva la barista; lui frequentava il Trinity College e aveva il cognome più famoso dell’intera India. Si sposano nel 1968 sfidando entrambe le famiglie, quella di Sonia che non approvava la sua scelta di trapiantarsi in India, quella di Rajiv che avrebbe voluto per lui, figlio e nipote di primi ministri, una moglie della sua classe sociale. Sarà invece proprio Sonia la nuora più amata dalla suocera Indira, che morirà fra le sue braccia nel 1984, colpita dalle proprie guardie del corpo. Ma per gli indiani Sonia non è ancora una di loro, nemmeno quando, diventato Rajiv primo ministro, prende la cittadinanza, comincia a imparare l’hindi e a indossare il sari tradizionale: i giornali la accusano di amare troppo il lusso e di ricevere percentuali dalle aziende italiane che fanno affari in India. Così Sonia Gandhi, dimostrando di non volere il potere, ma l’interesse della nazione, conquista l’opinione pubblica ed il popolo e diventa finalmente indiana. Sonia sta preparando con successo la strada per la quarta generazione della famiglia Gandhi: “la straniera” è ormai un vero politico e una vera indiana.