Numero2 - Gennaio 2012
In
una settimana tre manifestazioni pacifiche si sono
concluse nel sangue. Pechino, terrorizzata
dall’aumento delle proteste, reagisce con il pugno
di ferro e lancia una campagna di disinformazione
per convincere il mondo che la colpa è del Dalai
Lama. Una fonte buddista ad AsiaNews: “E’ la
reazione all’esodo di 6mila tibetani, che senza
paura delle conseguenze sono andati in India ad
ascoltare gli insegnamenti del nostro leader
religioso”.
AsiaNews - Arresti, omicidi sommari, guerra
dell’informazione: Pechino non si ferma davanti a
nulla pur di fermare l’ondata di manifestazioni
anti-cinesi che stanno colpendo in questi giorni il
Tibet e le province
cinesi
a maggioranza tibetana. Mentre il numero di
auto-immolazioni arriva a 16, infatti, si registrano
soltanto in questa settimana tre dimostrazioni
finite nel sangue. Secondo una fonte di AsiaNews “è
la reazione alla sfida lanciata da 6mila tibetani,
che sono andati in India a sentire il Dalai Lama
senza paura delle conseguenze”.
L’ultimo episodio di violenza risale a ieri, quando
la polizia della prefettura autonoma di Ngaba ha
cercato di arrestare un giovane manifestante di nome
Tharpa che, in mattinata, aveva distribuito dei
volantini nella piazza di Barma chiedendo il ritorno
del Dalai Lama e la libertà religiosa per il Tibet.
Appena gli agenti si sono avvicinati alla sua
abitazione, una folla li ha circondati per impedire
l’arresto: la polizia lo ha trascinato via lo stesso
e ha aperto il fuoco contro le persone riunite sul
posto. Un giovane di 20 anni, Urgen, è morto sul
colpo: era compagno di scuola dell’arrestato. Decine
i feriti.
Tra il 23 e il 24 gennaio la violenza è esplosa
invece nella contea di Draggo, nella provincia
centrale del Sichuan. Gli abitanti del luogo hanno
iniziato a manifestare in silenzio a sostegno dei
religiosi buddisti che si sono uccisi con il fuoco
per protestare contro la repressione cinese. Alcuni
dei presenti avevano in mano le fotografie dei
defunti. La polizia è intervenuta e ha portato via
alcuni manifestanti, ma la folla li ha seguiti ed ha
attaccato la stazione di pubblica sicurezza.
Lo scorso 23 gennaio, infine, un migliaio di persone
si sono riunite a Meruma, nella contea di Ngaba, per
protestare contro l’arresto sommario di un ragazzo
che il giorno prima aveva manifestato per chiedere
il ritorno del Dalai Lama e la libertà religiosa in
Tibet. Gli agenti di pubblica sicurezza hanno
interrotto la manifestazione e caricato su diversi
camion circa 100 persone: FreeTibet, una ong che
monitora la situazione della zona, ha pubblicato le
fotografie di 3 detenuti (vedi ) chiedendo il
rilascio di tutto il gruppo.
Ma la Cina non si ferma agli omicidi e agli arresti
sommari. Pechino, terrorizzata da un aumento delle
proteste sociali e religiose in Tibet, ha lanciato
anche una massiccia campagna di disinformazione per
convincere la comunità internazionale che nella
provincia non sta succedendo nulla. Lo stesso
FreeTibet ha pubblicato per errore una fotografia
del 2008 indicandola come uno scatto preso dalle
manifestazioni di Draggo: la fotografia è stata
ritirata con le scuse del gruppo per la svista, ma
per il governo cinese si è trattato di una
“provocazione”.
Allo stesso modo, la Xinhua – agenzia di stampa di
Pechino – ha dato la colpa di tutte le violenze alla
“cricca del Dalai Lama” ed ai “nemici della Cina e
del popolo”. Secondo un lungo articolo apparso
questa mattina, le proteste in Tibet “non sono mai
pacifiche” e “sono animate da provocatori che
cercano in ogni modo lo scontro con la polizia”.
Questa campagna è preparatoria alla visita che il
vicepresidente cinese Xi Jinping sta per compiere
negli Stati Uniti: il regime non vuole avere punti
deboli che Washington possa attaccare.
Secondo una fonte di AsiaNews, questo aumento di
violenza “nasce dalla paura di Pechino, che vede nei
tibetani un popolo che non si china più senza
reagire ai loro soprusi. Alla fine di dicembre,
sfidando la repressione e senza paura delle
conseguenze, un gruppo di 6mila fedeli buddisti ha
lasciato il Tibet ed è andato in India a seguire la
Bhodigaya, una grande festa religiosa guidata dal
Dalai Lama. In questo modo hanno dimostrato il loro
amore per la libertà religiosa e hanno detto che non
hanno paura della Cina”.
E'
di quattro manifestanti morti e almeno una trentina
di feriti il bilancio degli scontri nelle proteste
tibetane che si susseguono da lunedi', le piu'
violente degli ultimi quattro anni. Lo riferisce il
gruppo Free Tibet, basato a Londra, che spiega che
dopo gli scontri di lunedi' a Luhuo, martedi' i
disordini si sono estesi alla provincia di Seda dove
due manifestanti sono stati uccisi. Altri due
manifestanti sono stati uccisi oggi nella provincia
sud-occidentale di Sichuan, nell'altipiano a
maggioranza buddista al confine con il Tibet. Per la
Xinhua -agenzia ufficiale del governo cinese- la
vittima sarebbe una sola, un tibetano morto per gli
spari della polizia in un assalto a una caserma di
Seda con bottiglie,sassi e coltelli che ha causato
il ferimento di 14 agenti. Come si legge su
AgiChina24 (www.agichina24.it), il Dipartimento di
Stato Usa ha espresso "grave preoccupazione" e ha
fatto sapere che la questione verra' sollevata in
occasione della visita del vicepresidente cinese Xi
Jinping a Washington a meta' febbraio. "Chiediamo al
governo cinese di impegnarsi in un dialogo
costruttivo col Dalai Lama o con i suoi
rappresentanti per risolvere la situazione
tibetana", si legge in un comunicato del
Dipartimento di Stato. www.intopic.it
Numero1 - Gennaio 2012
AsiaNews
- Il Tibet e la Cina intera “hanno perso un grande
amico, un campione della democrazia e u n
ispiratore per tutti”. Con queste parole il Dalai
Lama ha commentato oggi la morte di Vaclav Havel,
figura di spicco della dissidenza mondiale morto
ieri a 75 anni a Praga dopo una lunga malattia.
Autore di testi fondamentali per la lotta al
comunismo sovietico – “Il potere dei senza potere”
del 1978 (in traduzione in lingua cinese) e la
famosissima Charta ’77, manifesto fondamentale per
la lotta alla repressione di Mosca – ha ispirato la
Charta ’08 firmata dal Nobel per la pace Liu Xiaobo.
Liu, dissidente e docente cinese, è stato condannato
a 11 anni di prigione proprio per aver preparato e
diffuso quel documento pro-democrazia. Havel, primo
presidente della Cecoslovacchia libera dal comunismo
e poi leader della Repubblica ceca, ha guidato la
protesta internazionale contro la detenzione di Liu.
Ancora prima del conferimento del Nobel al
dissidente cinese, aveva scritto e consegnato una
lettera aperta al regime di Pechino chiedendo il
rispetto dei diritti umani in Cina e in Tibet. Havel
fu anche il primo leader politico mondiale a
invitare il Dalai Lama nella sua nazione come capo
di Stato in visita.
Il
Tibet, il Dalai Lama al centro di un complotto, i
monaci buddhisti e la loro incrollabile, calma
determinazione nell'opporsi all'invasore, allo stato
di polizia, allo stivale cinese a costo della loro
vita.
Anzi, dispiegando l'arma formidabile della loro
vita, gettata in sacrificio tra le fiamme su una
pubblica piazza perché quel rogo proietti un nuovo
raggio d'infamia sugli aguzzini cinesi contro i
quali nulla potrebbe la forza.
È accaduto nuovamente l'altro ieri nella prefettura
di Ngaba, dove un monaco e un laico, tenendosi per
mano, si sono dati fuoco gridando slogan anticinesi.
Uno è morto, l'altro è stato trascinato dalle
guardie, in gravissime condizioni, in un ospedale
sconosciuto.
Ancora sacrifici umani, dunque; più dirompenti di
una bomba sotto il profilo simbolico, perché il
mondo sappia. Perché non dimentichi fin dall'alba
del nuovo anno che dietro la Cina del capitalismo
rampante e del libero mercato, della corsa alla Luna
e delle stazioni spaziali si cela il vecchio
apparato di potere comunista che si regge sui tre
affidabili pilastri di sempre: il sangue, la
tortura, la pena di morte.
Un anno segue all'altro, ma tutto sembra immutabile
sotto la gran volta celeste che sovrintende la
maestà delle vette tibetane. Tutto, o quasi. Mai,
prima d'ora, per esempio, si era saputo di un
progetto vero, dettagliato, studiato a tavolino per
eliminare fisicamente il Dalai Lama, in esilio in
India dal 1959. I servizi d'informazione indian i
hanno scoperto un piano che avrebbe visto all'opera
sei agenti cinesi, un commando pronto a infiltrarsi
in India per seminare lo scompiglio tra la comunità
tibetana in esilio e per uccidere il Dalai Lama in
occasione di un suo prossimo viaggio a Mumbai, la
vecchia Bombay. E ieri due giovani che si erano
avvicinati al leader religioso nel santuario
buddhista di Bodh Gaya sono stati arrestati dalla
polizia indiana: sono attualmente sotto
interrogatorio.
L'implicazione della Cina, naturalmente, non è
ufficialmente accertata. Non sono così sprovveduti,
a Pechino. Ma non è stato difficile, per le autorità
indiane, risalire ai mandanti veri di un complotto
che ufficialmente viene attribuito ai seguaci del
monaco Dorje Shugden: una setta di integralisti
vecchia di quattro secoli che nella figura del Dalai
Lama, esule dalla fine degli anni Cinquanta a
Dharamsala, nell'India settentrionale, vede il suo
nemico.
Non è chiaro quanto reale sia stato il pericolo
corso dal Premio Nobel per la Pace. Secondo le
informazioni filtrate dall'intelligence indiana, il
responsabile dell'operazione sarebbe un cittadino
cinese di origine tibetana di nome Tashi Phuntsok,
accompagnato da cinque connazionali, probabilmente
appartenenti ai servizi di informazione della Cina.
«Un buon numero di cinesi - si legge in un rapporto
dei servizi d'informazione di New Delhi che
denunciava la genesi del complotto - visitano
l'India con un visto d'affari, ma sostanzialmente
svolgono attività clandestine… È possibile che il
gruppo segnalato voglia visitare zone proibite ai
cinesi, come gli accampamenti dei tibetani in
esilio».
La ruggine fra i seguaci del quattordicesimo Dalai
Lama e gli oltranzisti della setta in seno alla
quale sarebbe stato ordito il complotto è vecchia di
secoli. Ma solo nel 1996 il premio Nobel Tenzin
Gyatso proibì il culto del monaco Shugden, descritto
come una sorta di Lucifero, un po' angelo e un po'
diavolo. L'anno successivo il Geshe Lobsang Gyatso,
un fedelissimo del Dalai Lama, venne massacrato con
un centinaio di colpi di coltello insieme a due
discepoli. La polizia tentò di catturare gli autori
dell'assassinio, ma dovette fermarsi al confine fra
il Nepal e la Cina. Da allora i contrasti fra le due
comunità non hanno fatto che approfondirsi,
apertamente sfruttati dalla Cina che soffia sul
fuoco e finanzia le attività degli scismatici.
La Cina e i decennali tentativi di normalizzazione
effettuati in Tibet, anche attraverso larghe
«trasfusioni» di cinesi trapiantati a Lhasa e
dintorni, continuano dunque a scontrarsi con la
ferma determinazione di una popolazione che
riconosce largamente nel Dalai Lama la sua guida
spirituale. Ogni tanto, per ricordare al mondo com'è
fatta l'altra faccia della Cina, si accende una
fiaccola umana.
Numero20 - Dicembre 2011
Venerdì 2 dicembre Sua Santità il
Dalai Lama ha ricevuto nel capitale
indiana Nuova Delhi, il Premio
Dayawati Modi per l’Arte, cultura e
l’istruzione 2011 per il suo
“contributo alla pace universale, la
tolleranza e la giustizia sociale
“.Nel corso di una cerimonia
speciale in onore del leader
tibetano, la Fondazione Dayawati
Modi ha consegnato il premio che
comprende un premio in denaro di
250.000 rupie indiane, una targa
d’argento e scorrere d’onore.“E ‘il
nostro onore di conferire il premio
a Sua Santità il Dalai Lama in
riconoscimento del suo contributo a
vita per la pace
universale,
la tolleranza e la giustizia
sociale”, ha dichiarato Satish Kumar
Modi, presidente della Fondazione
Dayawati Modi.Parlando alla
cerimonia, il leader spirituale
tibetano ha espresso preoccupazione
per il diffondersi “canceroso” della
corruzione in paesi come India e
Cina. Mentre chiedeva ai cittadini
della nazione ospitante di prestare
l’attenzione maggiore a sradicare la
corruzione, il Dalai Lama ha detto
che supporta pienamente i movimenti
finalizzati ad arginare la
corruzione dalle sue radici.
Riflettendo sulle sue interazioni
con gli studenti indiani e uomini
d’affari, il 76enne Leader tibetano
ha lamentato l’impressione generale
che molte persone in India hanno
fatto della corruzione il senso
della loro vita.
Riferendosi al popolarissimo
movimento anti-corruzione guidato
dal grande attivista sociale indiano
Anna Hazare, il leader spirituale
tibetano ha lodato il movimento per
ricordare alla “nazione ed ai
politici che la corruzione è
totalmente sbagliata”.“Si prega di
prestare più attenzione”, il Dalai
Lama ha detto incoraggiando nel
contempo la popolazione indiana di
contribuire a sradicare la minaccia
della corruzione.
I destinatari precedenti del Premio
Dayawati Modi, che è una delle più
alte onorificenze del Paese nel
campo dell’arte, della cultura e
l’istruzione sono Bharat Ratna Madre
Teresa e il dottor Karan Singh.
Il 3 dicembre, il Dalai Lama è
previsto per un discorso sull ‘”arte
della felicità” come parte della
Annual Lecture Series presso il
Penguin India Habitat Centre di
Nuova Delhi. (www.sangye.it)
Monaci ammanettati, inginocchiati a
terra, messi alla gogna con al collo
cartelli con i loro nomi e i
“crimini” di cui sono incolpati,
come ad esempio “separatista”,
vengono portati via dai loro
monasteri e pubblicamente fatti
sfilare stipati in automezzi
militari. La colpa dei monaci
ammanettati e con un cartello appeso
al collo è quella di chiedere
libertà religiosa per il Tibet e il
ritorno del Dalai Lama. Le immagini
della vergogna e dell’odio. Sono
alcune delle otto immagini
pubblicate venerdì 2 dicembre dal
sito web dei dissidenti cinesi
all’estero boxun che, dal North
Carolina dove opera dal 2001,
denuncia, tra l’altro, le violazioni
dei diritti umani nella Repubblica
Popolare Cinese. Altre fotografie
mostrano nume rosi
contingenti della Polizia Armata del
Popolo che, dotati di fucili
automatici, presidiano le strade. Il
sito web non ha fornito i nomi delle
località in cui sono state scattate
le immagini ma Kanyag Tsering, un
monaco appartenente al monastero di
Kirti e rifugiato a Dharamsala, ha
identificato i luoghi e ha
dichiarato che almeno quattro foto
sono state prese a Ngaba.“Il terreno
sul quale siedono centinaia di
poliziotti armati è quello di un
campo di basket a Ngaba dove si
trova il monastero di Kirti”, ha
detto il religioso. “Nella foto
scattata dall’automobile è
chiaramente visibile sullo sfondo lo
stupa del monastero di Kirti”, ha
aggiunto. Pur non potendo datare con
certezza le istantanee, Kanyag ha
riconosciuto gli edifici e le strade
di Ngaba nelle due foto che mostrano
le forze di sicurezza cinesi, in
uniforme verde e blu, marciare
ostentando forza e potere. Le
immagini si riferiscono a una
“retata” contro i religiosi di Kirti:
questi non cedono di un passo
rispetto alle minacce cinesi, e
continuano a opporre una seria
resistenza alle imposizioni assurde
che Pechino cerca di far passare
come leggi.Nelle foto si vedono i
monaci trascinati via: sui cartelli,
retaggio dell’epoca maoista, ci sono
i loro “crimini” come “separatista”
o “indipendentista”. Dallo scorso
marzo, il monastero di Kirti e
l’intera cittadina di Ngaba si
trovano al centro di un’ondata di
repressione durissima. Da qui,
infatti, sono usciti i primi monaci
che hanno scelto di auto-immolarsi
per chiedere la libertà per il Tibet
e il ritorno del Dalai Lama nella
sua casa spirituale. Il governo ha
scelto la linea dura, e ha inviato
nella zona centinaia di agenti in
tenuta anti-sommossa: questi
blindano ogni attività locale. Le
immagini fornite da boxun sono tra
le pochissime giunte a noi a partire
dallo scorso mese di marzo. In
ottobre, il reporter di AFP Robert
Saiget era riuscito a realizzare un
breve filmato in cui è chiaramente
visibile la presenza militare a
Ngaba. Caricato su youtube, compare
al sito:
http://www.youtube.com/watch?v=bWNQJTPpkxo
Con le nuove immagini,
l’Associazione Italia-Tibet ha
realizzato un poster - Tibet, la
Verità dei Fatti – che invitiamo i
lettori a scaricare, stampare e
diffondere. Tutte le otto fotografie
sono visibili al sito:
http://www.phayul.com/news/article.aspx?id=30465&
(www.sangye.it)
Numero19 - Dicembre 2011
di Piero Verni,
Il Riformista,
25
novembre 2011. Un’autentica statua di fuoco. In
piedi, immobile e avvolta dalle fiamme. Sono le
immagini terribili dell’immolazione della monaca
Palden Choetso diffuse nei giorni scorsi da un
gruppo
di
sostegno alla causa tibetana. Fotogrammi atroci che
più di ogni parola dimostrano quanto la situazione
nel Tibet occupato da Pechino sia ben lungi
dall’essere normalizzata. Dodici persone che si
danno fuoco per protesta in un breve arco di tempo
parlano sia della crescente disperazione sia della
caparbia volontà dei tibetani di non accettare il
dominio cinese. Inoltre domani scadrà l’ultimatum
della polizia ai monaci del monastero di Ragya,
nella regione settentrionale dell’Amdo (oggi
incorporata nella provincia del Qinghai) dove da
alcuni giorni è stato esposta una gigantesca effige
del Dalai Lama affiancata da due grandi bandiere del
Tibet indipendente.
E
le truppe di Pechino sono rientrate nel monastero di
Kirti (area sud-occidentale dello Sichuan) teatro di
alcune delle recenti immolazioni. In questo scenario
tutt’altro che tranquillo si sta diffondendo anche
un movimento di resistenza non violenta in stile
gandhiano che predica la non collaborazione con
l’occupante e la strenua difesa della tradizione
tibetana. Si tratta del Lhakar Karpo, il “Mercoledì
Bianco”, che iniziato con sporadiche azioni verso la
fine del 2008 comincia a coinvolgere un sempre
maggior numero di persone sia all’interno della
Regione Autonoma del Tibet sia nelle aree tibetane
delle provincie cinesi. “E’ stato scelto il
mercoledì perché è il giorno in cui è nato il Dalai
Lama”, ci ha detto Vicky Sevegnani responsabile del
sito Internet dell’Associazione Italia-Tibet che
segue da vicino lo sviluppo del Lhakar Karpo, “Anche
se singole azioni di resistenza possono essere
effettuate in qualsiasi giorno della settimana, ogni
mercoledì un crescente numero di tibetani si impegna
ad indossare l’abito tradizionale, a parlare solo la
lingua tibetana, a pranzare in ristoranti tibetani e
a fare acquisti esclusivamente in negozi tibetani
evitando in modo particolare i mercati
ortofrutticoli han”. E’ una forma di lotta del tutto
nuova per il Tibet ma che sta già ottenendo dei
risultati. Ad esempio il boicottaggio dei mercati
cinesi di frutta e verdura, iniziato a Nangchen,
nella zona del Kham, si è ormai esteso alle vicine
contee di Dzaduo, Surmang e Jyekundo tanto che
sembra che alcuni esercizi commerciali cinesi siano
stati costretti a chiudere. Quindi oltre alle
manifestazioni, alle immolazioni, alle ribellioni,
il Paese delle Nevi sta conoscendo questa forma di
protesta piuttosto inusuale per il Tibet. “Il fine
del movimento è duplice in quanto mira
contemporaneamente all’auto preservazione e alla
non-cooperazione”, sottolinea Vicky Sevegnani, “Da
un lato i tibetani si battono perché la loro lingua,
cultura e identità non vadano perdute; dall’altro,
il rifiuto delle istituzioni e delle attività
commerciali cinesi intende privilegiare la piccola
economia locale arginando e contrastando
il dilagare delle attività e degli affari della
comunità Han”. La difesa della lingua, a forte
rischio di scomparsa, è uno dei punti sui quali il
Lhakar Karpo insiste di più al punto che i suoi
aderenti si auto multano di uno yuan per ogni parola
cinese usata nelle conversazioni. Questa forma di
resistenza passiva e di non collaborazione potrebbe
rivelarsi per la Cina estremamente pericolosa e
destabilizzante. Secondo quanto riportano fonti
dell’esilio tibetano, che per appoggiare il
movimento all’interno del Tibet hanno anche creato
un sito Internet (http://lhakardiaries.com),
le autorità cinesi cominciano a guardare con
crescente preoccupazione il diffondersi di questo
movimento le cui azioni sono più difficili da
colpire e reprimere. E’ noto quanto Pechino ritenga
importante, per risolvere una volta per tutte il
problema del Tibet, sinizzare la regione e
marginalizzare lingua, cultura e tradizioni
tibetane. Consapevoli di questo gli aderenti al
Lhakar Karpo moltiplicano i loro sforzi per
scongiurare il pericolo, avendo ben compreso quale
arma formidabile rappresenti il mantenere in vita la
propria identità e le proprie radici. Che un
impetuoso vento gandhiano stia per scuotere il Tetto
del Mondo?
Chadrel Jampa Trinley Rinpoche, l’abate che ha
presieduto la Commissione incaricata di riconoscere
l’11esimo Panchen Lama, è morto agli arresti
domiciliari dopo 11 anni di detenzione. Fonti di
AsiaNews parlano di veleno. L’anno scorso era morto
il segretario della Commissione. Chadrel Jampa
Trinley Rinpoche, l’abate che ha presieduto la
Commissione incaricata di riconoscere l’11esimo
Panchen Lama, sarebbe morto a causa di un veleno
versatogli da ufficiali del regime cinese che lo
controllano sin dal 1995. Il religioso, inviato dal
Dalai Lama in Tibet, riconobbe nel piccolo Gedhun
Choekyi Nyima la rinascita del Panchen, la seconda
carica spirituale per importanza del buddismo
tibetano. Arrestato, venne condannato a 6 anni di
lavori forzati e a 3 di prigione: scaduta la
condanna venne chiuso in casa, condannato di fatto
ai domiciliari. Una fonte di AsiaNews conferma la
notizia: “Si teme che sia morto. Alcuni dicono che è
stato avvelenato nella sua casa di Shigatse, dove
era rinchiuso da anni”. Anche il governo tibetano in
esilio fa filtrare la notizia: sarebbero in possesso
di una registrazione audio, inviata da una loro
fonte a Lhasa, che conferma la morte dell’abate e
ventila l’ipotesi di un avvelenamento. Il 17 maggio
del 1995, Chadrel Jampa Trinley Rinpoche e Jangpa
Chung-la vennero arrestatati all’aeroporto di
Chengdu. I due erano rispettivamente presidente e
segretario della Commissione per la ricerca della
reincarnazione del Panchen Lama, la seconda carica
spirituale più importante del buddismo tibetano.
(www.sangye.it)
Numero18 - Novembre 2011
10 novembre 2011 -
Karmapa Lama, possibile successore del Dalai Lama,
esorta i tibetani a protestare per la loro libertà,
ma in modo costruttivo.
Il Karmapa Lama, una delle figure religiose più
influenti in Tibet, ha invitato i tibetani in Cina a
porre fine alla raffica di auto-immolazioni di cui
abbiamo letto recentemente, cercando invece altri
modi per sfidare le politiche di Pechino. Undici tra
monaci, ex monaci e monache, si sono dati fuoco nel
corso dell’anno a Sichuan, a sud-ovest d ella
Cina.
IL SACRIFICIO - Molti vedono il 25enne Karmapa Lama
come un possibile successore del Dalai Lama nel
ruolo di leader spirituale dei tibetani in esilio.
Entrambi gli uomini hanno espresso profondo dolore
per la morte dei monaci e hanno accusato le
politiche cinesi per aver spinto alle
auto-immolazioni. Il Dalai Lama ha anche accusato la
Cina di “genocidio culturale”, ma non si era ancora
appellato ai tibetani per porre fine a questi
drastici atti di protesta. Il Karmapa Lama ha
elogiato il coraggio e la “motivazione pura” delle
persone coinvolte, aggiungendo che ognuna di queste
vicende gli riempito il cuore di dolore. “Questi
atti disperati… Sono un grido contro l’ingiustizia e
la repressione in cui vivono”, ha dichiarato,
aggiungendo anche “Chiedo al popolo del Tibet di
preservare la propria vita e trovare altri modi
costruttivi di lavorare per la causa del Tibet. La
situazione è insopportabilmente difficile, ma in
situazioni difficili abbiamo bisogno di maggiore
coraggio e determinazione”.
MANIFESTAZIONI DI DISPERAZIONE - Sulla base sia del
suo credo che delle grandi sfide che devono
affrontare i tibetani, ha raccontato: “La maggior
parte di coloro che sono morti sono erano molto
giovani. Avevano un lungo futuro davanti a loro,
l’opportunità di contribuire in modi che ora non
possono più sfruttare. Nell’insegnamento buddista la
vita è preziosa. Per ottenere qualcosa di buono
abbiamo bisogno di preservare la nostra vita. Noi
tibetani siamo pochi di numero, così ogni vita
tibetana è di valore per la causa del Tibet”. Fino a
due anni fa – quando un monaco è morto dopo essersi
dato fuoco nella contea di Aba, dove la maggior
parte dei casi si sono verificati – la pratica era
sconosciuta tra i chierici. Ma dal giro di vite
sulla sicurezza provocata dal secondo caso, avvenuto
nel marzo di quest’anno, abbiamo assistito ad una
serie di immolazioni di questo tipo.
LA REPRESSIONE - Il Karmapa Lama, come il Dalai
Lama, crede che la vera fonte del problema stia
nelle “circostanze disperate” in cui vivono i
tibetani e che l’uso della forza si rivela
controproducente. “Le misure repressive non possono
mai portare all’unità e alla stabilità”, ha detto,
“Mi appello ai dirigenti cinesi perchè ascoltino le
legittime richieste dei tibetani di dialogare in
modo significativo con loro invece che cercare di
ottenere brutalmente il loro silenzio”. Aba – e in
particolare la sua più grande monastero Kirti –
resta sotto pesanti misure di sicurezza. Alcune
fonti in esilio a Dharamsala hanno rivelato che due
monaci sono stati arrestati nel monastero
nell’ultima settimana e portati via per motivi
sconosciuti. Il numero di monaci è già diminuito dai
2.500 all’inizio dell’anno alle poche centinaia
attuali. Inoltre al monastero vi sono 200 ufficiali
di polizia.
LA MINACCIA - La polizia cinese continua a rinnovato
gli sforzi per far rispettare le regole secondo le
quali tutti i minori di 18 anni devono frequentare
la scuola del governo, minacciando le famiglie con
multe di 3000 yuan per ogni bambino – una grande
somma se correlata ai redditi locali – se i figli
diventano monaci o studiano presso la scuola del
monastero. I funzionari di polizia e del governo di
Aba sostengono di non sapere nulla della detenzione
o di altre restrizioni. Il governo cinese sostiene
che i tibetani siano liberi di praticare la propria
fede e ha accusato il Dalai Lama di “terrorismo
mascherato” perché ha pregato per chi si è dato
fuoco. Sappiamo quanto sia brava la Cina a negare
ciò che le fa comodo.(www.giornalettismo.com)
Numero17 - Novembre 2011
di
Franca Giansoldati
(www.ilmessaggero.it)
ROMA - Il Dalai Lama non cede di
un millimetro e torna a fare
sapere al governo di Pechino che
spetta solo a lui e ai saggi che
lo affiancano stabilire quali
sono le procedure che
tradizionalmente portano ad
identificare il suo successore.
Il capo spirituale del buddismo
tibetano ha anche aggiunto
(mandando su tutte le furie la
Cina) che il governo c inese
in questo processo non avrà
nessun ruolo. La replica di
Pechino, arrivata qualche tempo
fa, non si è fatta attendere: la
reincarnazione del Buddha senza
l’autorizzazione del governo è
da considerarsi un crimine.
Tenzin Gyatzo, abituato alle
minacce delle autorità cinesi,
va avanti. Nato nel 1935 in
un piccolo villaggio del Tibet
nord-orientale, all’età di due
anni fu riconosciuto la
reincarnazione del suo
predecessore, il tredicesimo
Dalai Lama, l’Oceano di
Saggezza, vale a dire la
manifestazione del Buddha della
Compassione che avrebbe scelto
proprio la via della
reincarnazione per servire
l’umanità. Sicché quando il
tredicesimo Dalai Lama morì, nel
1935, il Governo Tibetano si
trovò non tanto a nominare un
successore ma a scoprire in
quale bambino il Buddha della
Compassione si era incarnato. La
cosa non si annunciava semplice
ma tutti sapevano che il piccolo
prescelto sarebbe stato
annunciato da segni
inequivocabili. Come è sempre
avvenuto.
Stavolta, invece, la
successione si presenta
decisamente più complicata che
non in passato perchè alle
difficoltà di sempre si
aggiungono anche problemi di
tipo politico: se la scelta non
passerà dal governo centrale
saranno dolori. L’attuale Dalai
Lama preoccupato per le mire
espansionistiche cinesi ha così
messo le mani avanti cercando di
blindare la procedura e
assicurarsi che questa possa
avvenire liberamente, senza
condizionamenti di sorta. Il
portavoce del ministro degli
Esteri cinese, Hong Lei, aveva
fatto sapere che ogni decisione
in merito alla nomina del
prossimo Oceano di Saggezza
attraverso la tradizionale
reincarnazione sarà fuori legge
e, pertanto, punita severamente.
Hong ha inoltre sottolineato che
la sfera religiosa in Cina
resterà sotto il controllo
governativo e che il buddismo
tibetano non fa eccezione,
aggiungendo che il Dalai Lama al
momento è un titolo illegale.
Ma quali sono i segni coi
quali il Buddah si manifesta?
Si racconta che quando morì
il tredicesimo Dalai Lama e il
suo corpo fu posto in un
santuario, la testa si girò
misteriosamente due volte verso
Est, indicando la direzione
della ricerca. Poi arrivarono
premonizioni e fu vista in sogno
una casa con mattonelle
turchesi. Una descrizione
dettagliata che portò i monaci
nel Takster. Lì trovarono un
bambino di due anni che
riconobbe subito il rosario del
Dalai Lama defunto, chiedendo
che gli venisse ridato. Dopo
molte altre prove, il Dalai Lama
fu posto sul trono nel 1940.
Quando la Cina invase il
Tibet nel 1950, il Dalai Lama
assunse il potere politico a
soli 16 anni. Nel 1959
durante la rivolta dei tibetani
contro l’occupazione militare
cinese, andò in esilio. Da
allora ha vissuto ai piedi
dell’Himalaya a Dharamsala, in
India, la sede in esilio del
Governo Tibetano, una democrazia
costituzionale dal 1963.
Dharamsala, appropriatamente
conosciuta come Little Lhasa (la
piccola Lhasa), ha anche una
funzione di istituzione
culturale per 130.000 rifugiati
tibetani che vivono nel mondo:
India, Nepal, Svizzera,
Inghilterra, Stati Uniti,
Canada. Il Dalai Lama ha tentato
più volte di aprire un dialogo
con i cinesi ma inutilmente. Il
governo di Pechino resta sordo.
E ora mette al bando anche la
reincarnazione.
Articolo di Piero Verni pubblicato il 20.10.11 sul
Riformista.
In un crescendo impressionante di avvenimenti
tragici, due giovani tibetani sono stati ieri
abbattuti… a raffiche di m itra
da agenti della Polizia Cinese mentre dimostravano
pacificamente per la liberazione del Tibet.
L’episodio è avvenuto nel villaggio di Karze, una
prefettura autonoma tibetana dello Sichuan,
importante provincia della Cina Popolare. Poco ore
prima della sparatoria Tenzin Wangmo, una monaca
ventenne del monastero Dechen Choekhorling della
contea di Nnegaba, sempre nello Sichuan, si era data
fuoco dopo aver gridato per alcuni minuti slogan in
favore della libertà del Tibet. Con la sua morte
sono quindi ben nove le persone che quest’anno si
sono immolate con il fuoco per protestare contro
l’occupazione del Tibet. Cinque solo in queste prime
settimane di ottobre. Di estrema prudenza è la
posizione dell’Amministrazione Tibetana in Esilio
che ha chiesto soprattutto l’intervento della
diplomazia internazionale e celebrato ieri una
giornata di preghiera. Più radicali sono invece le
reazioni della società civile dell’esilio tibetano.
Uno dei principali intellettuali della diaspora, lo
scrittore Jamyang Norbu, si chiede anche se non sia
venuto il momento perché la direzione della lotta di
liberazione passi nelle mani della resistenza
interna visto che di fatto l’ex Governo tibetano in
esilio è stato dichiarato sciolto nei mesi scorsi
dallo stesso Dalai Lama. Claudio Cardelli,
Presidente dell’Associazione Italia-Tibet che ha
lanciato in questi giorni una riuscita campagna su
Facebook dal nome “Torce Umane in Tibet”, lamenta
l’assordante silenzio dei media: “Cerchiamo con
questa iniziativa, che ha già raggiunto oltre 2500
adesioni e non solo in Italia, di compensare il
vergognoso silenzio della stampa italiana su quanto
sta accadendo in Tibet”. In effetti il silenzio, o
almeno il quasi silenzio, non è unicamente della
stampa italiana. Nove immolazioni con il fuoco
meriterebbero sicuramente un’eco molto più vasta di
quanto non stia accadendo. Anche perché non è ben
chiaro quello che questi avvenimenti possono
innescare.
Numero16 - Ottobre 2011
Di
fronte al tragico ripetersi degli episodi di
auto-immolazione di giovanissimi monaci tibetani –
sono ormai sette i casi che si contano a partire
dallo scorso mese di marzo 2011, i gruppi di
sostegno al Tibet sono chiamati a mobilitarsi in
massa affinché i tibetani all’interno del Tibet non
si sentano soli e sappiano che la comunità
internazionale è al loro fianco. Con lo slogan:
“Quando è troppo, è troppo, salviamo le vite dei
tibetani”, la rete di organizzazioni di supporto al
Tibet (ITN) ha lanciato un appello agli oltre 180
gruppi che ne fanno parte affinché intraprendano
azioni mirate, coordinate e di massima visibilità.
Oltre a numerose azioni volte alla sensibilizzazione
dei governi nazionali, sono in programmazione, per
il giorno 2 novembre 2011, presidi e manifestazioni
di fronte alle ambasciate cinesi in tutto il mondo.
L’attenzione
dei
gruppi di sostegno è inoltre rivolta al prossimo
summit del G20, che si terrà a Cannes, in Francia, i
giorni 3 e 4 novembre 2011, con la partecipazione in
rappresentanza della Cina del presidente Hu Jintao.
È necessario, in questo drammatico momento, che la
comunità internazionale risponda ai gesti disperati
dei tibetani di Ngaba e fermamente chieda alla Cina
di porre fine alle sofferenze del popolo tibetano
dando ascolto alle sue istanze di libertà.
Manifestazioni di solidarietà con i tibetani di
Ngaba si sono tenute i giorni scorsi a Dharamsala e
a Delhi. A Dharamsala, centinaia di tibetani hanno
acceso candele e pregato per i compatrioti
immolatisi in Tibet. Domenica 9 ottobre, nella
capitale indiana, un gruppo di studenti appartenenti
al Tibetan Youth Congress ha partecipato a una
manifestazione di protesta di fronte all’ambasciata
cinese. Uno dei dimostranti, subito fermato dalla
polizia e fatto scendere, è riuscito ad arrampicarsi
sul pilone delle telecamere di sicurezza di fronte
all’edificio portando con sé una bandiera tibetana e
un manifesto con le immagini e i nomi dei tibetani
che si sono immolati per la causa del loro paese.
Tredici studenti sono stati arrestati per aver
violato la legge che vieta l’assembramento di più di
quattro persone nelle vicinanze dell’Ambasciata.
Analoghe manifestazioni si sono svolte il 6 ottobre
a S. Francisco, di fronte al Consolato cinese, e il
7 ottobre a Bruxelles, di fronte alla sede del
Parlamento Europeo. Saranno a breve annunciate le
manifestazioni e campagne indette dall’Associazione
Italia-Tibet. Nel frattempo si è formato su Facebook
il gruppo “Torce Umane in Tibet”, con oltre
ottocento contatti in sole ventiquattro ore. “Questi
gesti eroici e tragici possono essere solo il frutto
di una disperazione e un’esasperazione che
denunciano chiaramente le menzogne della propaganda
cinese sulla situazione del Tetto del Mondo” – ha
dichiarato il presidente Claudio Cardelli. “Siamo
solidali con i nostri fratelli tibetani e denunciamo
con forza la brutale repressione che continua nel
Tibet mentre a Pechino si ha la sfrontatezza di
organizzare convegni sulla tutela dei diritti umani
delle minoranze”. (www.sangye.it)
Dichiarazione di Sua Santità il quattordicesimo
Dalai Lama, Tenzin Gyatso, sulla questione della sua
Reincarnazione
24 settembre 2011
Traduzione provvisoria in lingua italiana dalla
versione in lingua inglese pubblicata sul sito web
dell’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama, a cura
del Dott. Thomas Dana Lloyd con la revisione del
Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free
Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti
gli esseri senzienti.
Introduzione
Compatrioti tibetani, dentro e fuori del Tibet,
tutti coloro che seguono la tradizione buddista
tibetana Mahayana, e tutti coloro che hanno un
legame con il Tibet e i tibetani: grazie alla
preveggenza dei nostri antichi re, ministri e
studiosi-iniziati, il completo insegnamento del
Buddha, ivi compresi gli insegnamenti delle
scritture e delle esperienze dei Tre Veicoli e dei
Quattro Rami del Tantra, insieme con gli argomenti e
le discipline correlate, hanno avuto una
larga
fioritura nel Paese delle Nevi. Il Tibet è stato
fonte per il mondo rispetto alle tradizioni
buddhiste ed alle tradizioni culturali collegate. In
particolare, ha contribuito in maniera significativa
alla felicità di innumerevoli esseri in Asia, tra
cui quelli in Cina, nel Tibet e in Mongolia.
Nel corso del sostegno alla tradizione buddista nel
Tibet, abbiamo sviluppato una tradizione tibetana
unica nel mondo per il riconoscimento delle
reincarnazioni di studiosi-iniziati; tale tradizione
è stata di enorme aiuto, sia al Dharma, sia agli
esseri senzienti, in particolare alla comunità
monastica.Nel quindicesimo secolo, l’onnisciente
Gedun Gyatso fu riconosciuto come reincarnazione di
Gedun Drub, e fu istituito il Gaden Phodrang Labrang
(l’istituzione del Dalai Lama); da quell’epoca, sono
state riconosciute successive reincarnazioni. A
Sonam Gyatso, il terzo nella linea di successione,
venne conferito il titolo di Dalai Lama. Nel 1642,
il quinto Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso,
istituì il governo del Gaden Phodrang, e divenne il
capo spirituale e politico del Tibet. Per oltre 600
anni dal tempo di Gedun Drub, si è riconosciuta una
serie inequivocabile di reincarnazioni nel lignaggio
del Dalai Lama.
Da 369 anni, sin dal 1642, i Dalai Lama hanno svolto
la funzione di capo politico e spirituale del Tibet.
Adesso, ho messo fine a tutto questo,
spontaneamente, con uno spirito di orgoglio e
convinto che possiamo proseguire il sistema di
governo democratico che prospera altrove nel mondo.
Infatti, sin dal 1969, avevo chiarito che le persone
interessate avrebbero dovuto decidere sulla
continuazione o meno delle future reincarnazioni del
Dalai Lama. Tuttavia, in assenza di linee guida
chiare, se il pubblico interessato dovesse esprimere
una forte volontà a favore della continuazione dei
Dalai Lama, esiste l’evidente rischio dell’abuso del
sistema delle reincarnazioni, da parte di forze
politiche interessate, per raggiungere i propri
scopi politici. Quindi, nel momento in cui io sia
sano di corpo e di mente, mi sembra importante la
redazione di linee guida per il riconoscimento del
prossimo Dalai Lama, in modo da non lasciare spazio
a dubbi o ad inganni.
Numero15 - Ottobre 2011
Pechino furiosa dopo le parole
dell’autorità spirituale in
esilio, che ha dichiarato di
aver pronte le “linee guida” per
l’individuazione della sua
prossima reincarnazione: “Saremo
noi a nominarlo”. Due monaci si
danno fuoco per protesta. di
Raimondo Bultrini
BANGKOK
-
“Nessuno, nemmeno la Cina ha
diritto di decidere chi sarà e
dove nascerà la mia prossima
reincarnazione”. Il recente
annuncio dell’attuale XIV Dalai
Lama di avere pronte le “linee
guida” per la scelta del XV
leader spirituale tibetano, ha
scatenato una reazione furiosa
delle autorità cinesi. Per bocca
del portavoce degli Esteri Hong
Lei, Pechino ha detto con
chiarezza inedita in una
conferenza stampa che “il titolo
di Dalai Lama conferito dal
governo centrale cinese e si
considera illegale ogni
eccezione”. Secondo Hong Lei
“non è mai esistita la pratica
di un Dalai Lama che identifica
il suo proprio successore”. Il
provocatorio paradosso storico
ha subito scatenato una reazione
emotiva violenta in Amdo, nel
cuore del Tibet dove nacque
Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai
oggi in esilio. Appena si è
diffusa la notizia della volontà
cinese di nominare d’ufficio il
loro prossimo leader spirituale,
due giovani monaci del monastero
di Kirti, da mesi in rivolta, si
sono dati fuoco gridando “lunga
vita al Dalai Lama”. I due
monaci appartenevano al
monastero di Kirti, in un’area a
popolazione tibetana della
provincia cinese del Sichuan,
dove già a marzo un altro monaco
di nome Phuntsog, che secondo i
gruppi tibetani in esilio era il
fratello maggiore di uno dei
due, si era suicidato per
protesta contro la “repressione”
della Cina. In agosto la stessa
forma di protesta era stata
scelta da Tsewang Norbu, di 29
anni, di un altro monastero
tibetano del Sichuan,
quello di Tawu, a 150 chilometri
da Kirti.
Un
buddhista virtuosamente virtuale
di Raimondo Bultrini
Steve Jobs ha lasciato questo mondo. Quantomeno con
il corpo fisico, che non ce l’ha fatta a resistere
al cancro. Virtualmente infatti resterà ben presente
nella rete, dove sarà giustamente celebrato e citato
finché esisterà una qualunque forma di comunicazione
umana sulla terra. Già in vita è stato un guru,
figurarsi in morte, con il frutto del suo lavoro che
è ormai storia del mondo.
Uno degli aspetti che mette questo sito in relazione
a Steve Jobs è il suo rapporto con l’Oriente, e
specialmente
con l’India e il Giappone buddhista. E’ una pagina
finora ben poco raccontata della sua vita. Paul
Freiberger e Michael Swaine ne accennano nel loro
“Fire in the Valley: The making of the personal
computer”. Per capire l’apertura visionaria del
genio dei Mac e degli IPhone, gli autori ricordano
tra gli altri il viaggio di Jobs e del suo amico Dan
Kottke nel ’73 in India, quando l’inventore di Apple
aveva appena 18 anni e cercava qualcosa in Asia che
non trovava a San Francisco. Da sempre si era
dedicato alla lettura della filosofia occidentale e
orientale, e il suo itinerario nella terra dei
Gandhi e della nascente High Tech di Bangalore fu
soprattutto spirituale: si rasò la testa e finì in
un ashram induista, il Kainchi sulle Kumaon Hills in
Uttar Pradesh. L’amico Kottke ha definito
quell’esperienza “un lungo pellegrinaggio
interiore”. “Eccetto – ha aggiunto – per il fatto
che fuori non sapevamo dove stavamo andando”. La
storia dirà che Steve e Dan volevano incontrare nel
suo convento dell’UP un celebre maestro induista,
Neem Karoli Baba, che aveva già parecchi discepoli
occidentali e oggi è ancora venerato da celebrità,
come Julia Roberts. Ma all’arrivo dei due amici il
sant’uomo se n’era appena andato all’altro mondo.
Era il settembre del 1973.
Numero14 - Settembre 2011
Il Dipartimento di Stato americano
ha pubblicato il 13 settembre il
Rapporto Annuale sulla Libertà
Religiosa nel mondo. Per quanto
attiene alla situazione all’interno
del Tibet, il documento, c he
analizza il periodo di tempo
compreso tra il luglio e il dicembre
2010, afferma che “Il controllo
sulla pratica della religione e la
conduzione giornaliera dei monasteri
e delle altre istituzioni religiose
continua ad essere
straordinariamente elevato” tanto
che – aggiunge – “a causa delle
durissime condizioni di vita e delle
restrizioni religiose alcuni monaci
si sono suicidati”.
“Nel
corso del periodo preso in esame” –
recita tra l’altro il rapporto USA –
“i tibetani sono stati oggetto di
continue discriminazioni, quali, ad
esempio, il divieto di soggiornare
negli alberghi di alcune grandi
città, quali Pechino, Shanghai e
Chendu”. Inoltre “Le autorità locali
hanno con frequenza esercitato
pressioni sui genitori – soprattutto
se impiegati governativi o ex membri
del Partito - affinché ritirassero i
propri figli dai monasteri, dalle
scuole private annesse ai monasteri
o dalle scuole tibetane in India”.
Il documento riferisce inoltre che
il personale diplomatico USA in
visita nella Regione Autonoma
Tibetana è stato costretto a
sottostare a numerose restrizioni
che hanno limitato la “possibilità
di parlare liberamente con le
persone residenti nelle aree
tibetane”.Il
documento riferisce che i ritratti
del Dalai Lama e di Gedhun Choekyi
Nyima, che il Dalai Lama e la
stragrande maggioranza dei tibetani
riconosce come XI Panchen Lama, sono
stati rimossi dai monasteri e dalle
case private. “Le autorità
proibiscono perfino che ai bambini
venga dato uno dei nomi del Dalai
Lama o uno dei nomi figuranti in una
lista approvata dal Dalai Lama”. Il
Dipartimento di Stato afferma
inoltre che le campagne di
educazione “patriottica” dei monaci
e delle monache sono aumentate e
sono diventate una pratica di
routine all’interno dei monasteri.
“Le autorità obbligano spesso i
monaci e le monache a denunciare il
Dalai Lama, a studiare testi in cui
si tessono gli elogi della
leadership del Partito e del sistema
socialista e a riconoscere il
Panchen Lama insediato dal governo”.
A conclusione del rapporto, il
governo USA denuncia la persecuzione
religiosa e la discriminazione in
atto in Tibet e chiede ai leader
cinesi di “impegnarsi in un
costruttivo dialogo con il Dalai
Lama e i suoi rappresentanti in
riferimento alle direttive politiche
che sono state causa di tensioni per
le loro ricadute sia sulla
religione, sulla cultura e sullo
stile di vita dei tibetani sia sulle
condizioni
ambientali”.(www.sangye.it)
Gangtok, 19 settembre 2011 (di
Kalpit Parajuli
ASCA-AFP).
Si aggrava il bilancio delle vittime
del sisma di magnitudo 6.9 che ha
colpito ieri una vasta e remota area
della catena himalayana compresa tra
India, Nepal e Tibet. Secondo le
cifre ufficiali, sono almeno 53 i
morti, di cui 31 nello stato nord
orientale indiano del Sikkim, la
zona più colpita, mentre altre 9
persone sono rimaste uccise nel
crollo di edifici in altri stati.
Almeno sei le persone morte in
Nepal, tre delle quali uccise dal
crollo del muro dell’ambasciata
britannica a Kathmandu. Secondo
l’agenzia cinese
Xinhua, dalla
frontiera tra India e Tibet. La
scossa è stata avvertita fino a
Shigatse. Il terremoto è stato
avvertito a più di 1000 chilometri
di distanza a ovest a Nuova Delhi e
in Bangladesh a est. Difficile il
compito dei soccorritori: frane e
piogge torrenziali stanno bloccando
le principali arterie stradali
montane e stanno impedendo agli
elicotteri di levarsi in volo per
raggiungere la zona dell’epicentro.
Le squadre di soccorso a terra,
però, stanno tentando di raggiungere
la capitale dello stato del Sikkim,
Gangtok, mentre più di 5000 soldati
sono impegnati a ripristinare i
collegamenti.
Fonte:
ASCA-AFP.
Kathmandu (AsiaNews) – Almeno 32
persone sono morte nel terremoto di
magnitudo 6.8 Richter che ha colpito
ieri una vasta area della catena
himalayana compresa tra India, Nepal
e Tibet. Con il passare delle ore,
sta emergendo l’entità della
devastazione, anche se molte aree
nello Stato nord orientale indiano
del Sikkim sono ancora isolate a
causa delle frane che bloccano le
principali arterie montane. Le fonti
ufficiali per ora indicano 18 morti
in India, sette in Nepal e sette in
Tibet. I feriti sarebbero un
centinaio, mentre un numero
imprecisato di persone sono ancora
intrappolate sotto le macerie. I
dispersi sono molto numerosi. I
media indiani parlano di 50 soldati
indiani dispersi durante le
operazioni di soccorso, rese
difficili dalla forte pioggia caduta
ieri sera. L’epicentro del sisma è
localizzato a Taplejung sulla
frontiera tra il Sikkim e il Nepal,
un’area di difficile accesso e con
una popolazione sparsa. Sul posto
sono stati inviati diversi
battaglioni dell’esercito, che hanno
soccorso finora 300 persone, tra cui
25 turisti, alcuni dei quali
stranieri.In
Nepal sono crollate almeno 36 case,
e due monasteri, nell’est del Paese.
Il terremoto ha creato situazioni di
panico: la gente gridava chiedendo
soccorso, alcuni si sono feriti
gettandosi fuori dalle finestre
delle abitazioni. In pochi minuti
tutti gli edifici di Kathmandu si
sono svuotati. I parlamentari
nepalesi stavano discutendo della
legge finanziaria del prossimo anno,
e sono corsi verso il parcheggio
davanti al Parlamento quando hanno
avvertito la scossa.
Alcuni di loro sono scappati in
pantofole, tenendo le scarpe in
mano. Prakash Man Singh, leader del
Nepali Congress, vedendo i
parlamentari scappare tenendo in
mano scarpe e sandali ha commentato:
“La vita è importante e la gente non
pensa ad altro”. Molti parlamentari
hanno lasciato cellulari, laptops,
borse e altri oggetti mentre
fuggivano all’aperto. Il bilancio
dei morti e dei feriti è destinato a
crescere. Tre persone sono morte
quando è crollato un muro che
circonda l’ambasciata britannica.
Nel sisma sono rimasti danneggiati
due luoghi di importanza storica e
culturale per il buddismo: il
monastero di Jyalsa, a Salleri, e il
monastero di Bikicholing, che si
crede sia il più antico del Paese.
(www.sangye.it)
Numero13 - Settembre 2011
Di lui si dice che ”ha
26 anni e allo stesso tempo ne ha 900”: e’ il 17/mo
KarMapa, ovvero il capo della corrente del buddismo
tibetano denominata Karma Kagyu, la setta ‘del
Cappello Nero’, e soprattutto da quando e’ stato
visto a Washington a fianco del Dalai Lama, che ha
76 anni e ha da tempo annunciato il suo ritiro,
molti lo vedono gia’ come prossimo leader spirituale
dei tibetani. Compreso il New York Times, che lo ha
intervistato nel suo ritiro americano in un
monastero a Woodstock, sottolineando che nell’esilio
in India dove entrambi vivono, l’anziano Dalai Lama
lo ha preso sotto la sua ala, facendogli da padre e
maestro, dopo aver detto che le sue speranze per il
futuro del Tibet sono nelle mani dei s uoi
giovani leader. ”Sua Santità e’ stato molto gentile
con me, e’ stato il mio mentore e mi guida…ma io
sono solo uno dei tanti”, ha risposto con modestia
il giovane Karnapa, il cui vero nome e’ Ogyen
Trinley Dorje. Pero’ e’ anche vero che il discepolo
da poco ha anche iniziato a parlare di politica. ”Il
Tibet e’ in emergenza”, ha detto al Nyt, aggiungendo
che ”il governo cinese continua ad essere
estremamente restrittivo” nei confronti del popolo
del Tibet, dove ”la costruzione di infrastrutture,
come strade ponti aeroporti e altro, e
l’immigrazione di popolazione dalla Cina centrale
minacciano la sopravvivenza della cultura tibetana e
l’ecosistema”. E ancora, ha anche definito ”davvero
un buon segnale” il fatto che il presidente
americano Barack Obama abbia ricevuto il 16 luglio
scorso il Dalai Lama.(www.sangue.it)
Sfidando apertamente i divieti
delle autorità cinesi, nel corso
di una cerimonia religiosa alla
quale hanno assistito cinquemila
tibetani è stato posto sul trono
del tempio di Kham Lithang un
grande ritratto del Dalai Lama.
La cerimonia
di “enthronement”
del capo spirituale tibetano è
avvenuta nel corso della
tradizionale festa religiosa del
Jang Gonchoe Chemno
che, iniziata lo scorso 15
luglio, è proseguita per dieci
giorni.
Atruk Tseten, un membro del
Parlamento in esilio, ha
riferito a
Phayul
che la cerimonia è stata un
momento di grande gioia e di
intensa emozione. Giunti da ogni
parte del Tibet, i tibetani sono
sfilati di fronte al trono
lanciando offrendo all’effige di
Sua Sanità le rituali sciarpe
bianche devozionali. “Molte
persone mi hanno detto che, per
la prima volta nella loro vita,
hanno avuto la sensazione di
vedere realmente e per la prima
volta il Dalai Lama in persona e
di chiedere la sua benedizione”
– ha dichiarato Tseten.
Gli organizzatori della
cerimonia avevano avvisato con
largo anticipo le autorità
cinesi dell’intenzione di porre
l’immagine del Dalai Lama sul
trono del tempio e avevano fatto
sapere che non si sarebbero
ritenuti responsabili delle
reazioni dei tibetani ove fosse
stato ostacolato lo svolgersi
del rito.
Erano presenti religiosi
appartenenti a circa cento
monasteri in rappresentanza
delle quattro scuole del
Buddhismo tibetano e dei Bon.
L’invito ad assistere alla
cerimonia era stato esteso anche
ai monaci del monastero di Ngaba
Kirti. (www.sangye.it)
Nel corso di una solenne
cerimonia alla quale hanno
partecipato il Dalai Lama e il
Primo Ministro uscente Samdhong
Rinpoche, oltre a migliaia di
spettatori e invitati, il dottor
Lobsang Sangay ha prestato
solenne giuramento di fedeltà
alla Carta Costituzionale
tibetana divenendo ufficialmente
il nuovo
Kalon Tripa,
leader politico
dell’Amministrazione Tibetana.
Nel suo primo discorso dopo
l’investitura ufficiale, Lobsang
Sangay ha dichiarato, tra
l’altro,
che
la sua nomina è in primo luogo
frutto dei sacrifici e
dell’impegno di generazioni di
tibetani dentro e fuori il Tibet
e ha precisato che il Dalai Lama
ha devoluto il suo potere
politico “non solo a me in
quanto Kalon Tripa, ma a tutti i
tibetani”.
Ha inoltre affermato che la sua
elezione dovrebbe dimostrare
agli esponenti della linea dura
all’interno del governo cinese
che la leadership tibetana,
lungi dall’indebolirsi, è invece
destinata a crescere e a
diventare più forte con il
passare degli anni: “Siamo qui
per rimanerci”. “Dopo
sessant’anni di malgoverno, il
Tibet oggi non è il paradiso
socialista che i governanti
cinesi avevano promesso,
l’occupazione cinese è una
tragedia”, ha proseguito il
Kalon Tripa sottolineando che,
nonostante la tragedia, i
tibetani intendono ribadire alla
Cina e al mondo intero la loro
fedeltà alla linea della
non-violenza, alla ricerca del
dialogo e alla politica della
Via di Mezzo.“Avendo l’unità,
l’innovazione e la fiducia come
principi guida di sei milioni di
tibetani, la vittoria sarà
nostra”, ha dichiarato.
Ricordando che il cammino non
sarà facile, Sangay ha chiesto
alle nuove generazioni tibetane
di sostenere la causa del Tibet
con tutto il loro sostegno ed
energie. “Il vostro impegno - ha
affermato – sarà determinante
nello stabilire se il Tibet
sopravviverà o diverrà un pezzo
da museo”. “E’ arrivato il
momento di essere fermamente
convinti che siamo tibetani e
che possiamo farcela”. “Ai
fratelli e alle sorelle
all’interno del Tibet dico oggi,
con fiducia, che ci riuniremo
presto”.
(www.sangye.it)
Tutte le monache costrette a
fare ritorno ai propri distretti
di origine. La polizia voleva
fer mare
la continua crescita della
comunità. Sconosciuta la sorte
di 85 monaci arrestati in
maggio.
Dharamsala (AsiaNews) – Ancora
arresti e sfratti per monaci e
monache tibetani. Lo scorso 14
agosto la polizia ha fatto
sgombrare il monastero femminile
di Drepung nella periferia di
Lhasa. Secondo fonti locali la
comunità aveva continue
vocazioni e ciò ha spaventato le
autorità che hanno chiuso il
monastero e costretto tutte le
monache a ritornare nei propri
distretti.
Un dissidente tibetano fuggito
in India in stretto contatto con
la popolazione in Tibet
sottolinea che il controllo del
governo è asfissiante e “vivere
a Lhasa equivale ad essere in
prigione”. Chi trasgredisce alle
regole viene arrestato o
scompare.
A tutt’oggi resta sconosciuta la
sorte di 85 monaci monaci
dell’ex monastero di Tashi
Lhunpu, arrestati in maggio.
Dopo la chiusura della loro
comunità nel 1995 essi erano
riusciti a mantenere una loro
dimensione “comunitaria”,
aiutandosi l’un l’altro a
trovare lavoro come camerieri,
commercianti, autisti e
sostenendo i più anziani.
Nonostante gli appelli delle
famiglie, le autorità non
vogliono rivelare il luogo e le
ragioni della loro detenzione.
(www.sangye.it)
Numero12 - Giugno 2011
SYDNEY -
Il
leader
tibetano
in
esilio
Dalai
Lama è
giunto
oggi a
Melbourne
per una
visita
di 11
giorni
in
Australia,
in cui
terrà
conferenze
pubbliche
e
incontrerà
leader
politici.
In
programma
colloqui
con il
leader
dell'opposizione
conserva trice
Tony
Abbot e
dei
Verdi
Bob
Brown,
mentre
resta
improbabile
un
incontro
con la
premier
laburista
Julia
Gillard,
che come
il suo
predecessore
Kevin
Rudd
preferisce
evitare,
secondo
gli
osservatori,
di
irritare
il
regime
cinese
che lo
ha più
volte
definito
"un
pericoloso
separatista".
Al suo
arrivo
in
aeroporto
proveniente
dalla
Nuova
Zelanda,
il Dalai
Lama è
stato
accolto
da una
folla di
sostenitori,
molti
dei
quali
indossavano
costumi
tradizionali
tibetani
o abiti
monacali
buddisti.
Imponenti
le
misure
di
sicurezza.
Gli
organizzatori
della
visita
informano
che il
75/enne
leader
buddista
è stato
invitato
a
incontrare
coloro
che
hanno
perduto
familiari
nei
disastri
naturali,
vaste
inondazioni
e
cicloni
tropicali,
che
hanno
colpito
all'inizio
dell'anno
il
nordest
dell'Australia.
E'
l'ottava
visita
del
Dalai
Lama in
Australia
e
l'ultima
prima
del suo
annunciato
ritiro
dal
ruolo di
leader
politico
di fatto
dei
tibetani,
per
concentrarsi
sugli
affari
spirituali.
(www.ansa.it)
Numero11 - Maggio 2011
"Le porte del Tibet
per il Dalai Lama sono sempre aperte, se vuole
ritornare in Cina". Parole di Padma Choling,
presidente della Regione Autonoma Tibetana, che
stamattina ha parlato nel corso di una conferenza
stampa tenutasi a Pechino. "Dipende dal Dalai Lama
stesso - ha aggiunto - se vuole tornare o no, le
porte sono aperte e lui conosce la posizione del
governo centrale".

Secondo Padma Choling, il governo tibetano in esilio
a Dharamsala - in India - non sarebbe altro che
un'"organizzazione illegale", con la quale non sono
ammessi contatti né colloqui. L'unico governo
legittimo del Tibet sarebbe quello guidato da
Choling, che ha invitato gli altri paesi del mondo a
non riconoscere quello in esilio. Parlando del Dalai
Lama, il leader cinese ha dichiarato: "Se si ritiri
o no, non gli è permesso di sabotare la vita felice
dei tibetani. Io sono il presidente del governo
regionale, sono solo io nella posizione di
salvaguardarli".
Il presidente della regione tibetana ritiene che il
Dalai Lama non abbia fatto nulla di buono per il suo
popolo da quando ha lasciato il Paese nel 1959, e ha
spiegato che se in futuro ci saranno colloqui tra il
governo cinese e il Dalai Lama, non riguarderanno
comunque il governo in esilio.
L'assemblea tibetana
in esilio, riunita nella città indiana di Dharamsala,
ha proposto di assegnare al Dalai Lama il ruolo di
"capo dello stato protocollare", nell'ambito degli
incontri svolti per apportare alcuni emendamenti
alla Carta costituzionale, tra cui l'introduzione di
un nuovo preambolo. "La gente è pronta per una nuova
leadership e capisce l'importanza di prendere
decisioni cruciali", queste le parole dell'attuale
primo ministro tibetano in esilio, Samdhong Rinpoche.
Secondo quanto riferisce il sito Phayul, la
decisione, giunta dopo quattro giorni di lavori,
sarebbe stata presa all'unanimità dai 418 delegati
tibetani, riuniti in dieci comitati e provenienti da
tutto il mondo. Intervenendo a una conferenza stampa
lo stesso portavoce dell'assemblea, Penpa Tsering,
ha dichiarato: "Chiederemo a sua santità di assumere
il ruolo di capo cerimoniale di Stato",
preannunciando dunque l'incontro che si svolgerà
oggi, durante il quale verranno sottoposti al Dalai
Lama gli emendamenti avanzati sulla devoluzione di
poteri a organismi democraticamente eletti.
Numero10 -
Aprile 2011
(www.peacereporter.net)
- Il Dalai Lama, intervenuto ieri in una conferenza
stampa nel New Jersey, ha espresso tristezza per
l'eliminazione del capo di al-Qaeda Osama Bin Laden,
ucciso durante il blitz statunitense nella sua
residenza pakistana. "Un'azione sbagliata, come
quando Saddam Hussein venne impiccato nel 2006. Mi
sento molto triste", ha dichiarato il capo
spirituale,
contraddicendo
quanto espresso la scorsa settimana a Los Angeles.
Il governo tibetano è intervenuto a riguardo per
chiarire la posizione del Dalai Lama, affermando che
sua intenzione è distinguere "tra l'azione e
l'attore".
Il capo tibetano, impegnato in un ciclo di
conferenze negli Stati Uniti, si è anche pronunciato
riguardo le negoziazioni in corso tra Cina e Tibet,
"finora prive di risultati positivi", e ha espresso
la necessità di affrontare il problema "prima o
poi", ribadendo che il suo popolo "non chiede
indipendenza, bensì autonomia".
Intanto il governo tibetano in esilio ha fatto
sapere di voler trovare un successore prima che il
Dalai Lama muoia, al fine di eludere la possibilità
di una scelta cinese. Il capo buddhista non mostra
però la stessa apprensione e a riguardo ha detto:
"Non c'è fretta".
Numero 9 -
Aprile 2011
È
morto Sai Baba, il guru che stregò l'Italia.
MILANO - È morto il religioso indiano Sathya Sai
Baba, considerato da milioni di fedeli una divinità
vivente. L o
rende noto il dottor A.N. Safaya, secondo cui il
religioso, nato nel 1926, si è spento dopo che da
oltre una settimana non respirava più autonomamente
ed era sottoposto a dialisi nell'Istituto di scienze
mediche Sri Sathya Sai. Secondo un bollettino medico
dell'ospedale appartenente alla fondazione che porta
il suo nome e dove era ricoverato da 27 giorni, Sai
Baba è morto alle 7.40 ora indiana (4.10 in Italia)
per collasso cardiocircolatorio. Le donne che
vendevano ghirlande di calendula fuori dall'ashram,
nel villaggio di Puttaparthy, nello stato indiano
meridionale di Andhra Pradesh, sono scoppiate in
lacrime. I seguaci di Sathya Sai Baba hanno iniziato
a recarsi nel complesso sacro dove si terrà fino a
martedì la camera ardente del religioso. Sathya Sai
Baba aveva 85 anni e milioni di seguaci, con ashram
(una sorta di comunità religiosa) in più 126 Paesi
in tutto il mondo.
Pomaia- 24 aprile 2011
- Preghiere per la lunga vita di Lama Zopa Rinpoche
- Cari amici,
in Australia a Bendigo, dove stava dando
insegnamenti, Lama Zopa Rinpoche è stato colto da un
ictus causato da una trombosi, al momento è
ricoverato in ospedale dove lo staff medico sta
monitorando la situazione.
Il malore ha causato la perdita temporanea della
mobilità nella parte destra del corpo i nclusa
la lingua, quindi Rinpoche ha difficoltà a parlare e
a deglutire e comunica tramite un iPad.
Il Dalai Lama è stato informato della situazione e i
Lama del monastero di Kopan stanno facendo puje per
Rinpoche.
Il ven Rojer che ha dato la notizia fa sapere che,
nonostante le serie condizioni di salute, Rinpoche
non ha perso il buon umore e continua a fare le sue
preghiere rivolto a un altare allestito nella camera
dell'ospedale.
Tutti i centri sono stati invitati a pregare insieme
per la salute di Rinpoche e, in particolare, a
organizzare Puje estese al Buddha della Medicina e
recitazioni del mantra delle divinità di lunga vita
(Tara Bianca e Buddha Amitayus).
All'Istituto Lama Tzong Khapa sono iniziate le
preghiere e per questa sera alle 20.30 è prevista
una Puja al Buddha della Medicina, siete invitati a
partecipare: è molto importante che tutti facciamo
delle preghiere per Rinpoche.
Numero 8 -
Aprile 2011
11
aprile 2011. Europa e Stati Uniti chiedono alla Cina
l’immediato rilascio dell’artista cinese Ai Weiwei
(nella foto), noto critico del Partito comunista,
scomparso dal 3 aprile quando fu prelevato e portato
via dalla polizia mentre si stava per imbarcare su
un volo per Hong Kong. Intanto le autorità
proseguono gli arresti di dissidenti, ormai detenuti
a centinaia anche se meno famosi e spesso ignorati
dall’Occidente.
Ai Weiwei è un famoso artista e architetto. Nato
nell’agosto 1957, si è diplomato all'Accademia del
Cinema e si è poi dedicato alla pittura. Sua è
l'idea dello Stadio Nazionale di Pechino, denominato
“Nido d’Uccello”, impianto-simbolo delle Olimpiadi
2008. Le sue opere sono state esposte nelle gallerie
d’arte e nelle mostre di tutto il mondo, anche in
Italia: nel 1999, Ai ha partecipato alla Biennale di
Venezia.
Negli ultimi anni è diventato un critico aperto del
Partito comunista e del governo. Ha raccolto prove
sulle cause del collasso delle scuole nel terremoto
del Sichuan e sul numero degli scolari morti,
questioni “sgradite” alle autorità. Nel gennaio 2011
il suo studio a Shanghai è stato demolito.
Perquisito lo studio, sequestrato il computer,
interrogati amici e collaboratori. Nel dicembre 2010
gli è stato impedito di lasciare la Cina poco prima
della cerimonia a Oslo per la consegna del premio
Nobel della Pace assegnato al dissidente Liu Xiaobo.
Il 24 febbraio Ai ha scritto nella sua pagina
Twitter: “All’inizio non ho dato importanza alle
“Proteste del Gelsomino”, ma poi, grazie alle prese
di posizione di quanti le considerano pericolose, ho
capito che il “gelsomino” li terrorizza”.
Il suo arresto ha suscitato proteste internazionali
e il ministero degli Esteri cinese, dopo giorni di
imbarazzato silenzio, il 7 aprile ha risposto che Ai
è “sotto indagine per reati economici”, senza meglio
spiegare. “La Cina – ha insistito il portavoce del
ministero – è uno Stato di diritto… gli altri Paesi
non hanno diritto di interferire”.
Markus Ederer, ambasciatore dell’Unione europea in
Cina, ha espresso preoccupazione per l’arresto di Ai
e ha invitato le autorità cinesi “a non attuare in
nessun caso detenzioni arbitrarie”. William Hague,
Segretario britannico agli Esteri, ne ha richiesto
“l’immediato rilascio” e ha richiamato Pechino al
rispetto delle leggi e dei diritti umani quali
“prerequisiti essenziali” per la stabilità e la
prosperità sociale. Per l’arresto di Ai ha pure
espresso “grande preoccupazione” Guido Westerwelle,
ministro tedesco agli Esteri. Mark Toner, portavoce
del Dipartimento di Stato Usa, ha chiesto a sua vola
“l’immediata liberazione” di Ai e ha lamentato che
nel Paese è in atto “una serie di sparizioni
forzate, detenzioni extralegali, arresti e
detenzioni di attivisti per i diritti perché hanno
esercitato i loro diritti umani riconosciuti
internazionalmente”.
La Cina prosegue gli arresti e le condanne ai lavori
forzati di attivisti per i diritti umani e
dissidenti, alcuni dei quali poco conosciuti in
occidente. Il giorno 8 aprile il gruppo Chinese
Human Rights Defenders ha denunciato la condanna
dell’attivista di Pechino Wei Qiang a 2 anni di
rieducazione attraverso il lavoro, veri lavori
forzati ai quali si può essere mandati con una
semplice decisione amministrativa, senza processo e
senza avere un avvocato. Wei è stato arrestato il 25
febbraio per avere partecipato a una “protesta
illegale”, generica denominazione attribuita a
Pechino ai pacifici assembramenti convocati da
ignoti tramite internet per protestare contro la
corruzione e chiedere riforme democratiche.
Si ignora la sorte di Ni Yulan e di suo marito Dong
Jiqin, arrestati in un albergo dove vivono dopo la
demolizione illegale della loro abitazione di
Pechino. L’albergo, è diventato un punto di ritrovo
per attivisti e legali che difendono i diritti umani
e civili e da tempo la polizia chiede al
proprietario di togliere alla coppia elettricità,
acqua e collegamento internet, per costringerla a
sloggiare.
Fonti: Asia News - Phayul
Dharamsala, 7 aprile
2011. Un monaco tibetano (nella foto) che era stato
duramente picchiato e torturato dalla polizia cinese
per il suo ruolo nella pacifica manifestazione di
protesta avvenuta nel monastero di Labrang Tashikyil,
nel nord-est del Tibet, nel 2008, è morto in seguito
alle ferite e alle conseguenze di quelle percosse.
Lo riferisce il governo tibetano in esilio,
spiegando che la morte è avvenuta lo scorso 3 aprile
ma se ne è avuta notizia solo ieri.
Jamyang Jinpa, 37 anni, era stato tra quei monaci
del monastero di Labrang Tashikhyil, che il 9 aprile
2008 aveva parlato apertamente a un gruppo di
giornalisti stranieri, in Tibet su invito delle
autorità cinesi, della soppressione dei diritti
umani e della libertà religiosa, sfidando le forze
di sicurezza. Dopo la loro protesta in quel giorno,
quasi tutti i monaci andarono a nascondersi per
sfuggire alla repressione. Jinpa fu tra i pochi a
scegliere di rimanere nel monastero.
La polizia cinese da allora ha fatto ripetutamente
irruzione nella sua stanza, torturandolo brutalmente
fino a ridurlo quasi in punto di morte. Gli ha rotto
le mani e le gambe, picchiandolo di continuo per
oltre dieci giorni, per poi affidarlo alla sua
famiglia. Da allora, e per gli ultimi tre anni, i
suoi vecchi genitori, Lobsang e Tselo, hanno fatto
del loro meglio per dargli cure mediche fino allo
scorso tre aprile quando il monaco è deceduto. Jinpa
era molto conosciuto nel monastero in quanto
lavorava come guida per gli stranieri essendo uno
dei pochi a parlare anche un po’ di inglese.
Jamyang aveva studiato per tre anni al Tibetan
Children’s Village di Suja, in India, e aveva poi
fatto ritorno in Tibet per proseguire i suoi studi
religiosi al monastero di Labrang Tashikhyil.
Nei giorni della sollevazione del 2008, a Lhasa un
altro gruppo di monaci ebbe il coraggio di
protestare di fronte a un gruppo di giornalisti
ammessi in visita “guidata” in Tibet, i primi dopo
l’espulsione dal paese di tutti i media stranieri in
seguito all’esplosione della rivolta. Il fatto
avvenne il 26 marzo, di fronte al tempio del
Jokhang. Le immagini di quell’episodio sono visibili
al sito:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/7315895.stm
Numero 7 -
Aprile 2011
23 Marzo - In India e
in tutto il mondo i tibetani si sono recati oggi
alle urne per eleggere il nuovo Primo Ministro e i
nuovi membri del loro Parlamento in esilio. A
Dharamsala e nei suoi dintorni, migliaia di
tibetani, inclusi monaci e monache, hanno fatto la
coda davanti ai dieci seggi elettorali per esprimere
il proprio voto. Queste elezioni sono ritenute di
grande significato sia politico sia emotivo in
quanto cadono proprio all’indomani della rinuncia
del Dalai Lama alla guida politica
del
popolo tibetano, ritenuto leader indiscusso dalla
stragrande maggioranza dei tibetani.
Tre i candidati, usciti vincitori dalle elezioni
preliminari, che si contendono il titolo di Primo
Ministro: il dottor Lobsang Sangay (43 anni), Tenzin
Namgyal Tethong (62 anni) e il parlamentare uscente
Tashi Wangdi (64 anni). Lobsang Sangay è il
candidato che nelle elezioni preliminari ha ottenuto
il maggior numero di preferenze con uno scarto di
oltre 10.000 voti su Tenzin Namgyal Tethong, secondo
nella graduatoria.Parlando di giornalisti dopo aver
votato presso il seggio allestito al principale
tempio di Dharamsala, Sangay ha affermato che,
indipendentemente dai risultati che usciranno dalle
urne, continuerà a considerare il Dalai Lama il suo
leader.
Alle elezioni preliminari, tenutesi il 3 ottobre
2010, hanno votato poco più di 47.000 aventi diritto
(circa il 61%) su un totale di 79.449 iscritti al
registro dei votanti. Alle odierne elezioni generali
gli aventi diritto al voto sono oltre 82.000, avendo
la Commissione Elettorale prolungato i tempi di
iscrizione al registro dei votanti per consentire a
un maggior numero di persone la possibilità di
candidarsi e di votare. Dei 150.000 tibetani in
esilio, circa 90.000 hanno compiuto i 18 anni e
hanno quindi diritto al voto.
Il Presidente della Commissione Elettorale, Jamphel
Choesand, ha reso noto che le votazioni si sono
svolte senza incidenti e che i risultati saranno
resi noti il 27 aprile 2011.
Fonte: Phayul
http://www.italiatibet.org/index.php?option=com_content&view=article&id=593:i-tibetani-al-voto-per-eleggere-i-nuovi-leader&catid=33:notizie&Itemid=50
Il Parlamento tibetano
in esilio ha accettato ufficialmente la volontà del
Dalai Lama di dimettersi da capo politico della
comunità e ha deciso di modificare la Costituzione
tibetana per introdurre gli emendamenti necessari
alla devoluzione dei poteri del leader tibetano a un
rappresentante eletto. Secondo quanto ha annunciato
il primo ministro Samdong Rinpoche, “a breve sarà
costituito un comitato per introdurre gli
emendamenti”. Di questo comitato faranno parte
membri sia del governo sia del Parlamento. I
parlamentari tibetani si sono impegnati a trovare
una soluzione al problema della transizione entro il
mese di maggio, prima della scadenza del loro
mandato e di quello del governo. Il comitato
lavorerà in concerto con esperti in materia di
diritto e costituzionalisti e presenterà al
Parlamento la bozza degli emendamenti entro l’11
aprile. Nella terza settimana di maggio sarà inoltre
indetto un “Secondo Incontro Generale” per definire
le modalità attraverso le quali rendere possibile,
all’interno della Costituzione tibetana,
l’assegnazione al Dalai Lama di uno speciale ruolo
di guida simbolica dei tibetani. I risultati finali
saranno resi noti nel corso di una “Sessione
Speciale”, la cui data non è stata ancora fissata.
Fonti: Phayul – Tribune India – Agenzie,
http://www.italiatibet.org/index.php?option=com_content&view=article&id=596:il-parlamento-tibetano-accetta-le-dimissioni-del-dalai-lama&catid=33:notizie&Itemid=50
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Numero 6 -
Marzo 2011
E’ ufficiale, meditare fa bene; di Paola Emilia
Cicerone, L’Espresso 14 feb 2011.
Rafforza il sistema immunitario, previene le malattie, combatte la depressione e
attiva il cervello. Non lo dice qualche guru New Age, ma una ricerca
dell’università di San Francisco sul cromosoma.
Forse non ci salverà l’anima, ma promette di allungarci la vita e modificare i
geni responsabili di molte malattie. La new age non c’entra. A essere sotto
esame oggi sono i benefici molto terreni che si possono ottenere con l’antica
pratica della meditazione. Lo dimostra, innanzitutto, uno studio realizzato
dall’Università di San Francisco che mette d’accordo scienza e tradizione, visto
che può contare sull’endorsement del Dalai Lama e di Elisabeth Blackburn, premio
Nob el
per la medicina nel 2009 per i suoi studi sui telomeri, i cappucci di materiale
genetico posti in cima ai cromosomi la cui lunghezza è collegata
all’invecchiamento.
Ed è proprio sui telomeri che agisce la meditazione: i ricercatori hanno
ingaggiato un maestro e gli hanno chiesto di insegnare la pratica a dei
volontari; il protocollo prevedeva due sessioni di gruppo e sei ore di
meditazione individuale al giorno per tre mesi. Alla fine, coloro che avevano
seguito le indicazioni del maestro avevano un livello di telomerasi (l’enzima
che ricostruisce i telomeri quando questi si accorciano) del 30 per cento
superiore a quello misurato in 30 volontari sani e simili per età, sesso e
condizioni di salute.
Come ricordano gli autori su “Psychoneuroendocrinology”, la misurazione della
telomerasi è un indice certo e assai preciso, e lo studio mostra che l’antica
pratica orientale rallenta di fatto il processo di invecchiamento. E lo fa
agendo sul cervello dove induce reazioni capaci di aiutare a gestire lo stress e
a capitalizzare le sensazioni di benessere. Tanto che alcuni ricercatori
sostengono che la meditazione attivi una naturale tendenza del nostro organismo
al rilassamento, insomma l’esatto opposto della classica reazione alla base del
meccanismo dello stress, che, invece, accorcia la vita.
Una ulteriore conferma arriva da uno studio realizzato in collaborazione dal
Massachusetts General Hospital e dal centro di genomica del Beth Israel
Deaconess Medical Center, che mostra come la meditazione modifichi l’attività di
geni collegati con l’infiammazione, la morte cellulare e il controllo dei
radicali liberi responsabili di molti danni al Dna. E quindi, ancora una volta a
rallentare l’invecchiamento, e a farlo con una rapidità insospettabile per una
pratica così “soft”: due mesi di pratica bastano a modificare circa 1.500 geni.
“Abbiamo visto che agire sull’attività della mente può alterare il modo in cui
il nostro organismo attiva istruzioni genetiche fondamentali”, spiega Herbert
Benson, uno dei responsabili della ricerca.
Mentre genetisti e biologi molecolari indagano come è possibile che la
meditazione allunghi la vita, molte altre conoscenze si accumulano su come,
d’altro canto, possa modificare la struttura del nostro cervello. “Abbiamo visto
che diverse pratiche di meditazione attivano aree diverse nel cervello”, spiega
Antonino Raffone del dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma La
Sapienza. Lo conferma uno studio da poco pubblicato su “Brain Research Bulletin”
e nato da una collaborazione tra Raffone e Antonietta Manna, ricercatrice all’Itab
di Chieti. Studi successivi, di cui sono già disponibili i primi risultati,
confermano gli effetti della meditazione sulla plasticità del cervello.
“Sappiamo che poche settimane di meditazione bastano ad ottenere cambiamenti
importanti”, spiega Raffone, “con altrettanti importanti benefici: contribuisce
a sviluppare aree della corteccia cerebrale legate all’attenzione e
all’elaborazione visiva e uditiva”. Insomma ci aiuta a essere più attenti
all’ambiente che ci circonda, rafforzando la plasticità cerebrale e riducendo i
danni legati all’età. E non c’è bisogno di ritirarsi in un monastero: un recente
studio dell’università di Wake Forest a Winston-Salem mostra che quattro giorni
di pratica meditativa possono essere sufficienti a renderci più lucidi e
attenti.
Diversi studi mostrano con chiarezza che la meditazione riesce a modulare
l’attività del sistema immunitario. Come spiega Francesco Bottaccioli,
presidente onorario della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia e
autore di “Mente Inquieta”, manuale di meditazione edito da Tecniche Nuove: “La
meditazione mette l’organismo in condizione di reagire con efficacia alle
aggressioni, ma evitando pericolosi eccessi di infiammazione”. Lo conferma uno
studio su donne malate di tumore al seno pubblicato dalla rivista “Brain
Behaviour and Immunity”: si è visto che le donne che avevano imparato a meditare
avevano livelli di cortisolo decisamente più bassi delle altre e riuscivano a
recuperare in breve tempo un profilo immunitario analogo a quello di una persona
sana. Altri studi mostrano che la meditazione aiuta i malati di cancro a tenere
sotto controllo ansia e stress. In particolare, un gruppo di ricercatori
dell’università del Wisconsin ha preso in esame 43 studi, arrivando alla
conclusione che la meditazione può aiutare a i malati di cancro a combattere
l’insonnia ma anche la cosiddetta “fatigue”, la spossatezza che è un effetto
collaterale di molte terapie.
Fonte:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-ufficiale-meditare-fa-bene/2144538/12,
che si ringrazia.
Il parlamento deve approvare un emendamento
costituzionale che consenta al Dalai Lama di rinunciare al ruolo di capo
politico. Ma nel parlamento prevalgono le voci contrarie. E’ problema decisivo
anche per decidere la futura linea politica verso Pechino: richiesta di più
autonomia o d’indipendenza. Il parlamento tibetano in esilio è incerto se
accettare la rinuncia del Dalai Lama da capo politico dei tibetani. Ieri, in una
sentita discussione in corso a Dharamsala (India), sede del governo tibetano in
esilio, 11 dei 14 parlamentari intervenuti a parlare (su 43 membri) si sono
detti contrari all’emendamento costituzionale necessario per consentire la
rinuncia. Il parlamentare Ugen Topqyal ha affermato che “la popolazione tibetana
non è d’accordo con la decisione di Sua Santità. Mi dimetterò se c’è una
proposta di [approvare questo] cambiamento”. Tre parlamentari hanno proposto un
referendum tra i 200mila tibetani esiliati. Una proposta intermedia prevede che
il Dalai Lama conservi il suo ruolo, ma che siano attribuite maggiori
responsabilità al par lamento.
Si prospetta una soluzione di compromesso. Il 14 marzo lo stesso Dalai Lama ha
detto al parlamento che il movimento dei tibetani in esilio non è ancora
abbastanza maturo per scegliere in modo diretto il leader. La settimana scorsa
il 75enne leader tibetano ha annunciato di voler rinunciare al ruolo di capo
politico del governo tibetano e di voler proporre un emendamento perché i
tibetani siano guidati dal primo ministro eletto. L’emendamento dovrebbe essere
votato questa settimana, prima delle elezioni politiche. Il Dalai Lama, leader
politico e spirituale dei tibetani, è scelto in base a un complesso rituale. Nel
1995 il Dalai Lama indicò il nuovo Panchen Lama in Gedhun Choekyi Nyima, un
bambino di 6 anni. Tuttavia Pechino ha rapito il Panchen Lama (di cui dal 1995
non si hanno notizie) e ha scelto un proprio Panchen Lama, Gyaincain Norbu,
secondo una diversa interpretazione del rituale. Il Panchen Lama, numero 2 del
Tibet, ha anche il compito di scegliere il nuovo Dalai Lama. Pechino ha più
volte affermato che tale scelta spetta al governo cinese. Anche per questo
l’attuale Dalai Lama ha suggerito che il prossimo leader spirituale potrebbe
essere scelto non con gli antichi rituali ma con un voto. Oltre che risolvere il
problema della sua successione, il Dalai Lama vuole così togliere a Pechino la
possibilità di attaccarlo come capo politico, anche nell’affermata speranza di
poter tornare nella sua terra, da cui è in esilio dal 1959. Ma il problema è
anche che il movimento tibetano è diviso, tra chi chiede solo una maggior
autonomia dalla Cina e chi vuole la completa indipendenza. Il premier tibetano
Samdhong Rinpoche ha detto ieri che il parlamento affronta questa proposta di
cambiamento “con cuore pesante”. Già in precedenza il Dalai Lama aveva chiesto
di rinunciare alle sue responsabilità politiche, ma il parlamento aveva sempre
respinto la richiesta. (AsiaNews)
Numero 5 -
Marzo 2011
Battaglia per la successione al
Dalai Lama. Pechino vara una
legge: “Deve nascere in Cina”.
Il regime comunista sfodera per
la prima volta l’arma del
diritto nella controversia
sull’erede del premio Nobel per
la pace. Un modo per impedire
che possa essere scelta una
“reincarnazione” nata e
residente all’estero, magari in
India. Il Dalai Lama afferma di
essere prossimo alla “pensione”
e tra Pechino e Dharamsala, sede
del governo tibetano in esilio,
è braccio di ferro per la
successione. Da anni la Cina
tenta di assumere il potere di
nominare l’erede dell’attuale
guida spirituale dei buddist i,
completando così la conquista
politica e culturale del Tibet.
E’ una guerra che coinvolge
anche l’Occidente, Stati Uniti
in testa, combattuta a colpi di
sequestri di persona,
designazioni unilaterali e
promozione di monaci lamaisti a
leader del partito comunista. Ma
ora, a poche settimane
dall’annunciato ritiro di Tenzin
Gyatso, 75 anni, XIV Dalai Lama
e premio Nobel per la pace,
Pechino sfodera per la prima
volta l’arma del diritto.
L’amministrazione statale per
gli affari religiosi, una sorta
di ministero che controlla la
gestione delle diverse
confessioni, ha annunciato il
varo di una legge che fissa i
criteri per una “legittima
reincarnazione di Buddha”.
Secondo Pechino il successore
del Dalai Lama non potrà
reincarnarsi in un territorio
diverso da quello cinese. Le
autorità comuniste, storicamente
atee, stabiliscono cioè che
d’ora in poi la guida spirituale
dei buddisti non potrà che
nascere in Cina, ossia sotto il
controllo dei funzionari dello
Stato. L’attuale Dalai Lama,
nelle scorse settimane, aveva
confermato invece che il suo
successore non si sarebbe più
reincarnato in Tibet, territorio
cinese dopo l’invasione del
1959, fino a quando la regione e
le altre storicamente tibetane
saranno sotto il dominio di
Pechino.
Se il Dalai Lama aveva sbarrato
la strada all’ascesa al potere
dell’attuale Panchem Lama,
scelto e protetto dai funzionari
comunisti, la Cina blocca ora
per legge l’opportunità che alla
morte del Dalai Lama, o dopo
un’inedita abdicazione, la sua
reincarnazione possa avere luogo
in un bambino nato e residente
all’estero, magari in India,
senza il via libera delle
autorità cinesi.
La “guerra della reincarnazione”
buddista è sempre stata
delicata. Per secoli i
baby-pretendenti al trono del
Potala, a Lhasa, hanno corso il
pericolo di essere assassinati
dai clan dei rivali e in molti
casi ciò è avvenuto. Nel 1995,
dopo che il Dalai Lama aveva
individuato in un bambino
tibetano la reincarnazione
dell’undicesimo Panchem Lama,
ossia del numero due della
gerarchia lamaista, il prescelto
è misteriosamente scomparso e
Pechino ha insediato un proprio
candidato al suo posto. Anche
l’attuale Karmapa Lama, fuggito
rocambolescamente dalla Cina nel
2000 e rifugiato a Dharamsala,
pur essendo nato e cresciuto in
Tibet conta almeno due
contendenti all’eredità di
Tenzin Gyatso. L’India, per
scongiurare il rischio di
scontri tra gruppi di esuli
tibetani, impedisce che i
pretendenti alla successione del
Dalai Lama possano raggiungere
il monastero dove è custodito un
copricapo nero, simbolo
dell’autorità lamaista.
La lotta per la guida spirituale
dei buddisti non si limita alla
“cinesizzazione per legge” della
reincarnazione del Dalai Lama,
pretesa da Pechino. Uno scandalo
finanziario, che vedrebbe
coinvolti i servizi segreti
cinesi, scuote da giorni i
tibetani in esilio in India. Una
montagna di denaro contante,
poco meno di due milioni di
dollari, è stata trovata dalla
polizia indiana nella stanza del
Karmapa Lama, poco fuori
Dharamsala. Gli agenti sono
arrivati al braccio destro di
Tenzin Gyatso dopo aver
rinvenuto “casualmente” in
un’auto una borsa con
duecentomila dollari in valuta
indiana. Tra i soldi custoditi
dal Karmapa Lama ci sarebbero
stati anche centomila dollari in
yuan, la divisa cinese. Sono
così tornate ad esplodere,
nonostante le smentite di
Pechino, le voci secondo cui il
Karmapa Lama è in realtà una
spia inviata a Dharamsala dai
cinesi. Secondo il Dalai Lama,
che difende il suo vice, il
denaro è frutto invece delle
donazioni dei fedeli, molti dei
quali inviano offerte dal Tibet
e da altre regioni della Cina.
Tra leggi sulla reincarnazione e
spy story, la successione per la
leadership buddista si infiamma.
L’unica cosa certa è che quando
finirà il regno del XIV Dalai
Lama, il passaggio di consegne
non sarà indolore.
La Repubblica 23.02.11, di
GIAMPAOLO VISETTI
Numero 4 -
Febbraio 2011
TAKTSER (TIBET) Se il Dalai Lama facesse ritorno nel
villaggio dove è nato il 6 luglio 1935, quinto
giorno del quinto mese dell’ Anno lunare del
Cinghiale, non si accorgerebbe di essere, dopo 52
anni di esilio, finalmente a casa. Taktser, che i
cartelli stradali cinesi chiamano Hong’ Ai, è stato
raso al suolo. I funzionari della contea di Ping’
An, nel cuore dell’Amdo tibetano, che l’etnia “han”
indica nella regione del Qinghai, hanno ricostruito
le 54 case del paese in sedici mesi. Un’impresa, a
2.700 metri di quota, sull’altopiano ghiacciato
dell’Himalaya. Per ordine di Pechino, ogni famiglia
ha dovuto abbattere la propria dimora antica, fatta
di pietre, fango e legno. Ognuno ha ricevuto
l’equivalente di duemila euro, il reddito di
vent’anni per chi possiede un ettaro e mezzo di
terra a orzo e una decina di yak, per edificare una
struttura moderna. I compaesani del Dalai Lama
trascorrono ora stupiti il primo inverno dentro
villette tutte uguali, fatte di mattoni, dipinte di
bianco e di rosa. Taktser è la copia di una
periferia americana incollata tra sabbiosi dirupi
tibetani e i clan del popolo khampa salgono in mulo
da Tongren, Sining e Shihuiyao
a dare un’ occhiata come se fosse un sogno prossimo
a svanire. Loro continuano a vivere nelle
baraccopoli affumicate pericolanti che distinguono
le povere valli montuose della Cina occidentale. Qui
invece, al termine di sei chilometri di salita tra
pascoli e foreste bruciati da un inverno senza neve,
la mulattiera bianca finisce e si inizia a camminare
su un asfalto nero e soffice. Il governo cinese, per
cancellare e rifondare la culla del suo primo
nemico, non ha badato a spese. Con trecentomila
euro, che nel Tibet storico conservano un valore, ha
ridisegnato le strade, scavato le fognature, portato
l’ acqua e collegato l’elettricità. Manca solo
internet, ma il capo in persona del partito
comunista di Shihuiyao ha regalato a tutti la porta,
il cancello e il recinto delle proprietà. I trecento
contadini dispongono addirittura di un water di
famiglia nel cortile, con acqua corrente e vista
straordinaria sul monastero di Kharma Rolpai Dorje,
sotto la vetta di ghiaccio dell’ Ami-Chiri. I vecchi
continuano però ad accovacciarsi altrove, pensano
che il wc in porcellana rappresenti un trono e ci
passano ore soddisfatte, imbottiti di pelli e di
lana, ad ascoltare la radio, o recitando le
preghiere. Anche la casa natale del Dalai Lama è
stata rifatta dal governo cinese. La
ristrutturazione si è appena conclusa e l’ex scuola,
trasformata in fattoria dal nonno di Sua Santità, ha
riaperto come museo. Di originale ha conservato la
fascia esterna del tetto, in tegole di ceramica
turchese, il pollaio e il palo piantato al centro
della corte quadrata, dove sventolano i drappi
votivi. I vicini assicurano che anche il portone di
noce, pur appena piallato, è quello di sempre. Il
restoè una scarna esposizione di vecchie fotografie
di famiglia, organizzata sull’ unico piano fronte
strada e sorvegliata da una pagoda cinese eretta
poco lontano. La stanza dove è nato Lhamo Dhondrub,
al quale nel 1940 fu assegnato il nome iniziatico di
Tenzin Gyatso, è spoglia, pulita e impregnata dell’
odore chimico della tintura fresca. Un “chorten”
dorato affianca il letto, che potrebbe essere appena
uscito dall’ Ikea, e introduce alla cappella
occupata dal Trono del Leone. L’ atmosfera non è
mistica e pare dettata dall’ aspirazione a un
turismo residuale. Gongpo Tashi, 64 anni, nipote del
Dalai Lama e assunto dallo Stato come custode,
quando avvista un visitatore fa partire le
invocazioni registrate dei lama dell’ ordine Gelugpa,
fornite dal monastero di Kumbum. Un bambino del
paese, travestito da monaco, è incaricato di muovere
i “katag”, le sciarpe bianche delle cerimonie di
benvenuto. È un’ imitazione di casa natale, se pure
edificata sul luogo dell’ autentica abbattuta nel
2008, ideata per storicizzare uno scontro che
Pechino pretende così di presentare come concluso.
L’ irriconoscibile Taktser tibetano, ridotto nel
cinesizzato Hong’ Ai hollywoodiano, è una
rappresentazione politica allestita per raccontare
una vicenda che si interrompe nel 1939. Villaggio e
casa-museo, gli ex contadini pagati dalla propaganda
per mettere in scena la recita del nuovo Tibet
ammaliato dalla modernizzazione cinese, narrano la
vita del Dalai Lama fino all’ età di quattro anni.
(di Giampaolo Visetti, la Repubblica, 01 febbraio
2011)
Investito da un Suv in autostrada in Florida durante
i ‘500 km per il Tibet’. E’ morto mentre marciava
per la pace, su un’autostrada buia della Florida: il
nipote del Dalai Lama, Jigme K.Norbu, che viveva a
Bloomington, Indiana: faceva parte di un gruppo,
Ambasciatori di Pace nel Mondo che si batte per i
diritti tibetani. All’Afp
il segretario del leader spirituale, Chhime Rigzing,
ha detto: ‘Abbiamo
ricevuto oggi la notizia. Il Dalai Lama è
rattristato per l’accaduto e abbiamo chiesto a Sua
Santità di ricordare Norbu nelle sue preghiere‘.
Dopo aver appreso della morte del nipote, il Dalai
Lama si è detto rattristato. Norbu, figlio del
fratello maggiore del Dalai, aveva fatto simili
marce anche in passato, tra cui la 1000km
dall’Indiana a New York nel 2009. Quella iniziata
ieri era per ricordare il 50° anniversario della
rivolta tibetana fallita, che portò
alla
fuga in India del Dalai Lama.
È stato investito da un Suv che non lo ha notato
mentre stava camminando sulla linea bianca nella
stessa direzione del traffico sul lato sud della
statale tra St Augustine e West Palm Beach, mentre
aveva da poco cominciato i suoi “500km per il
Tibet”, una marcia iniziata il giorno di San
Valentino da S. Agostino a West Palm Beach, la
‘Marcia per il Tibet’: era solo a pochi minuti dal
termine della prima tappa della sua passeggiata
quando è stato colpito. Jigme Norbu, attivista e
nipote del Dalai Lama, secondo la CNN è rimasto
ucciso lungo la State Road A1A in Flagler County,
una strada costiera della Florida, durante uno dei
suoi lunghi percorsi di trekking per far conoscere
al mondo la lotta per l’indipendenza del Tibet dalla
Cina. Padre di tre bambini, aveva 45 anni. Alla
guida del Suv che ha colpito il 45enne nipote della
guida spirituale del Tibet, R. O’Dell di 31 anni di
Palm Coast, che aveva in auto anche il figlio di
cinque anni. Norbu era figlio del defunto fratello
del Dalai Lama, Taktser Rinpoche
http://en.wikipedia.org/wiki/Thupten_Jigme_Norbu
conosciuto anche come Thupten Jigme Norbu, fratello
maggiore del Dalai Lama. (www.sangye.it)
Numero 3 -
Febbraio 2011
(www.sangye.it)Migliaia di persone
marciano a sostegno della terza
carica spirituale del buddismo
tibetano, rifiutando fermamente
l’accusa che “è una spia di
Pechino”. Il deciso sostegno della
popolazione e del governo in esilio
dopo il raid che ha trovato delle
offerte in moneta cinese nel
monastero dove vive. Il Dalai Lama
ha in proposito dichiarato: “Il
Karmapa ha molti devoti, anche dalla
Cina. Naturalmente può aver ricevuto
delle donazioni. Ci possono essere
state delle negligenze. E’ ora
meglio fare una indagine
approfondita“.Riportiamo, tradotto
in italiano, il Comunicato ufficiale
del Parlamento Tibetano in esilio su
Gyalwang Karmapa ed una recente
dichiarazione dello stesso Karmapa .
Nonostante lo scandalo che ha
colpito il proprio monastero, il
Karmapa Lama “è tranquillo, calmo e
sereno. Incoraggia tutti noi a
seguire il suo esempio e a non
reagire alle accuse di corruzione e
di spionaggio a favore della Cina.
Sa che la verità verrà a galla e
crede nel sistema e nel governo
indiano. Ora chiede a tutti i suoi
sostenitori di rimanere tranquilli e
di non fare gesti inconsulti”. Lo
dice ad AsiaNews Deki Chungyalpa,
portavoce della terza carica
spirituale del buddismo tibetano, ai
margini della grande manifestazione
popolare a sostegno del giovane
Karmapa. I fedeli si sono riuniti
per protestare contro l’inchiesta
avvenuta la scorsa settimana nel
monastero di Gyuto, residenza
ufficiale del lama. Le autorità
indiane hanno sequestrato valuta
indiana e straniera per circa
560mila euro. Il denaro era nascosto
in sei valige nella stanza di Shakti
Lama, che è il braccio destro del
17esimo Karmapa, noto come il “Lama
dal Cappello Nero” e visto come uno
dei probabili candidati alla guida
dei tibetani dopo la morte del Dalai
Lama. Penpa Tsering, presidente del
Parlamento tibetano in esilio, dice
ad AsiaNews: “Personalmente non ho
collegamenti con l’istituzione del
Karmapa, ma dal mio punto di vista
lui non ha nulla a che fare con
questa storia. Poi non so se ci sono
persone attorno a lui, che usano il
suo nome e commettono atti illeciti;
ma sono sicuro che lui è innocente
al 100 per cento”. Come tibetano,
riprende il politico, “per me il
Karmapa è un’altra incarnazione di
un grande lama, e quindi lo rispetto
molto. La sua casa non è nelle
vicinanze, si trova nel monastero di
Gyuto a Dharamsala. Questa è una
brutta notizia, e l’ho saputo dai
media. Ma come persona e come leader
religioso, il Karmapa è innocente.
Non ho dubbi”.
Comunicato del Parlamento Tibetano
in esilio su Gyalwang Karmapa
Ringraziamo i giornalisti dei
servizi radio tibetani e gli altri
mezzi di comunicazione per essere
presenti oggi a questa conferenza
stampa.
A noi sembra siano state avanzate
parecchie congetture sulla società
tibetana in relazione alla
situazione che si è creata nel
Monastero di Gyuto residenza del 17°
Gyalwang Karmapa, Ogyen Trinley
Dorje.
È importante rilevare che noi non
siamo a conoscenza delle notizie che
possono essere giunte all’interno
del Tibet. Per questo motivo abbiamo
organizzato questa conferenza
pubblica con i corrispondenti dei
mezzi di comunicazione tibetani.
La Commissione Parlamentare, venuta
a conoscenza dei fatti ieri
accaduti, ha espresso la sua più
viva attenzione alla riunione dei
suoi membri il 28 gennaio. Abbiamo
discusso di come la questione può
aver avuto origine e siamo subito
stati d’accordo di chiedere
un’udienza con Gyalwang Karmapa. Nel
caso questo non fosse immediatamente
possibile abbiamo chiesto di
incontrare alti membri della
dirigenza del monastero per avere
chiarimenti sull’accaduto. Abbiamo
incontrato il portavoce Penpa
Tsering accompagnato da Geshe
Thubten Phelgye, Geshe Monlam
Tharchin e LoponSonam Tenphel del
comitato dirigente alle ore 15,30.
Molti giornalisti erano presenti nel
monastero. Parlammo prima con il
comitato ufficiale poi in udienza
direttamente con Gyalwang Karmapa:
lo abbiamo trovato molto tranquillo
e ci ha assicurato di non aver nulla
a che fare con qualsiasi errore
commesso. Abbiamo a Lui espresso la
nostra più viva attenzione per
l’accaduto e la nostra più attenta
collaborazione nel caso queste
notizie possano nuocere e gettare
discredito sulla figura di Gyalwang
Karmapa.
Il nostro obbiettivo è di
dimostrargli la nostra più viva
solidarietà.
Durante l’udienza il Karmapa ci ha
informato di non essere a conoscenza
dell’accaduto in quanto lui non
interferisce in queste questioni, i
suoi più stretti collaboratori hanno
confermato questa posizione, noi ne
siamo certi.
Nei nostri monasteri esiste un
sistema di controllo delle offerte
in base al quale possiamo fornire
chiare informazioni sull’ammontare
del denaro. Noi possiamo chiaramente
dimostrare e dire da dove provengono
le offerte di devoti e seguaci. Dal
momento che i giornalisti indiani
mostravano seri dubbi su ciò,
abbiamo avuto modo di chiarire
questa posizione.
Abbiamo senza dubbio dimostrato che
l’accusa a Gyalwang Karmapa di
essere un”agente del governo cinese”
e di essere in possesso “ di denaro
ricevuto in modo illegale” è
totalmente falsa.
Per mezzo di questa conferenza
vogliamo informare di questo il
popolo tibetano che vive all’interno
del Tibet.
Per quanto riguarda il G.Karmapa:egli
mise la sua vita in pericolo
fuggendo in giovane età dal Tibet.
Per tutto il tempo in cui è vissuto
al Monastero di Gyuto egli ha dovuto
vivere sotto il controllo della
security indiana e non è mai stato
libero di muoversi come desiderava,
questa è la realtà dei fatti che noi
tutti conosciamo.
Tutti i suoi programmi sono stati
sottoposti alla supervisione del
governo indiano.
Tutti quelli che vogliono avere
un’udienza con lui devono prima
ottenere il permesso delle autorità
di polizia indiane. Anche noi siamo
stati controllati prima del suo
incontro ieri. Non c’è motivo di
protestare perché la sicurezza
indiana fa il suo dovere, ma d’altra
parte la polizia è a conoscenza di
ogni offerta fatta a G.Karmapa non
c’è nulla che essi non conoscano a
questo proposito.
Data la notevole importanza del
lignaggio del Karmapa molti seguaci
e devoti vengono a fargli visita da
Singapore, Thailandia, Occidente e
Tibet e gli fanno offerte. Nella
nostra società è uno dei capi
spirituali della Scuola Buddhista
molto rispettata e onorata dal
popolo tibetano.
Egli personalmente si è dedicato a
studi spirituali, promozione della
cultura buddhista, pace nel mondo,
protezione dell’ambiente, è stato di
grande aiuto alla causa spirituale e
politica del Tibet.
Non c’è assolutamente alcun dubbio
che le accuse siano infondate,
questo deve essere messo in chiaro.
Per quanto riguarda la gestione
delle finanze del monastero,
G.Karmapa non è assolutamente a
conoscenza delle offerte a lui
fatte, semplicemente “non
interferisco con questo argomento”
come ci ha detto ieri. Lo staff
amministrativo si occupa di tutto
ciò. La mancanza di conoscenze
riguardo alle procedure legali per
la gestione corretta del denaro può
aver causato errori.. Noi
rispettiamo i risultati
dell’inchiesta in corso per
accertare i fatti da parte del
governo indiano. D’altra parte
l’atteggiamento accusatorio verso il
G Karmapa è assolutamente infondato.
L’Amministrazione Centrale Tibetana
e il Kashag stanno facendo ogni
sforzo per fare qualsiasi cosa sia
necessaria per cooperare con
G.Karmapa. Anche il Parlamento del
Governo Tibetano in Esilio vuole
fermamente che sia fatta luce sui
fatti e darà il suo pieno appoggio
perché ogni cosa sia chiarita.
Dharamsala 30 gennaio 2011.
Numero 2 -
Gennaio 2011
New York, 21
gen. (TMNews) –
Emergono flebili
segnali di
progresso nelle
relazioni tra
Stati Uniti e
Cina dopo il
vertice di
mercoledì tra
Barack Obama e
Hu Jintao. La
visita di stato
del presidente
cinese a
Washington è
stata
l’occasione per
tornare a
discutere di
alcuni dossier
su cui le due
superpotenze
economiche sono
ancora in ampio
disaccordo.
Nella conferenza
stampa congiunta
dalla Casa
Bianca non sono
mancate aperture
– talvolta anch e
inaspettate – da
parte dei due
capi di stato.
Hu Jintao,
infatti, ha
avanzato dubbi e
preoccupazioni
sulla situazione
che vive la
Corea del Nord,
la cui politica
– fortemente
avversata dagli
Usa per il
pericoloso
programma
nucleare –
potrebbe presto
sfociare in uno
scontro con la
Corea del Sud.
Ancor più
sorprendente è
stata un’altra
dichiarazione
del presidente
cinese: “C’è
ancora
tantissimo da
fare in Cina in
merito ai
diritti umani”,
anche alla luce
di quanto
accaduto nei
mesi scorsi al
premio Nobel per
la pace Liu
Xiaobo,
incarcerato a
Pechino e quindi
impossibilitato
a presenziare
alla cerimonia.
Proprio quello
dei diritti
umani era uno
dei temi più
cari ad Obama,
che in questo
campo ha
ottenuto una
prima presa di
coscienza da
parte del leader
asiatico. Da
parte sua il
presidente
americano ha
chiesto un
ulteriore
apprezzamento
dello yuan in
modo da
garantire una
concorrenza più
leale. Obama si
augura anche che
possano a breve
iniziare
contatti più
approfonditi tra
le rispettive
forze armate.
Hu Jintao ha
voluto
manifestare il
proprio
malcontento per
la vendita di
armi a Taiwan da
parte degli
Stati Uniti e il
supporto che
Washington ha
offerto al Dalai
Lama. Il
presidente
cinese ha
ricordato che è
fondamentale che
l’America
rispetti la
sovranità
nazionale, nel
timore che gli
Stati Uniti
possano mettere
in atto una
politica di
accerchiamento
in grado di
bloccare
l’imponente
crescita
dell’economia
cinese.
Numero 1 -
Gennaio 2011
Dharamsala (AsiaNews)
- Il popolo tibetano "implora e prega con tutto il
cuore, con la maggiore devozione possibile, che il
Dalai Lama non decida un ritiro totale o parziale
dalla vita pubblica. Sua Santità ha guidato i
tibetani sulla strada della democrazia, e questo è
stato un viaggio così importante che nessuno
vorrebbe vederlo concluso senza la Sua guida". E'
questo, sostanzialmente, il testo dell'appello
pubblico inviato al leader del buddismo tibetano dai
massimi
leader politici del governo tibetano in esilio in
India.
Il testo è stato pubblicato ieri con la firma di
Penpa Tsering, presidente del Parlamento tibetano in
esilio, e dal suo vice Dolma Gyari. Ma rappresenta
l'opinione di tutti coloro che, da Dharamsala e nel
Tibet stesso, ritengono che sia sbagliata la
decisione presa dal Dalai Lama di sparire dalla vita
pubblica della diaspora tibetana. Il capo della
"setta gialla" del buddismo, infatti, ha annunciato
alcune settimane fa la propria intenzione di
delegare del tutto il proprio potere temporale a
rappresentanti eletti dalla popolazione e
concentrarsi sul lato spirituale.
Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo in
esilio, si unisce a questo appello e ad AsiaNews
spiega: "Il Dalai Lama pensa che il popolo tibetano
non dovrebbe essere così dipendente dalla sua
figura. Negli ultimi 400 anni, in effetti, i
tibetani hanno rimesso al leader ogni decisione e si
sono mostrati riluttanti all'idea di assumersi le
proprie responsabilità. Ma questa incarnazione del
Dalai Lama è diversa dalle precedenti, e ha spinto
tutti noi verso un sistema democratico di governo".
Rinpoche, il primo rappresentante politico eletto
dal popolo proprio su iniziativa del Dalai Lama,
aggiunge: "Ma la democrazia tibetana è un risultato
diretto dell'impegno 'dall'alto' del nostro leader.
Lui ci ha incoraggiato senza esitazioni verso la
democrazia: è un esempio unico, dato che di solito
questo risultato si ottiene dopo un diretto slancio
dal basso, dal popolo. Ora, il nostro principale
rappresentante teme che - alla sua morte - ci possa
essere un vuoto di potere. Ma questo non importa: il
suo è stato un esempio troppo importante per tutti
noi".
Il testo dell'appello inviato al Dalai Lama è
simile: "Sua Santità ci ha guidati sul sentiero
della democrazia, iniziando dall'introduzione di
riforme che hanno cambiato del tutto il
funzionamento del nostro governo. Elezioni e
rappresentanza diretta sono stati voluti da Voi, che
in questo modo avete liberato il nostro popolo dal
feudalesimo. Ecco perché non c'è modo per esprimere
la nostra gratitudine e perché, allo stesso tempo,
vi imploriamo di non lasciare il vostro ruolo
politico. Abbiamo bisogno della vostra guida".
Numero 40 -
Dicembre 2010
(www.ecologiae.com)
- Il Dalai Lama ha chiesto ai diplomatici USA l’anno
scorso di concentrarsi, insieme alla comunità
internazionale, nella lotta ai cambiamenti
climatici. Un impegno ch e
doveva essere maggiore anche di quello dedicato alle
iniziative pro-Tibet perché i problemi ambientali
erano più urgenti. A svelare la richiesta, tanto per
cambiare, è stato Wikileaks, che ha pubblicato dei
documenti, redatti dal leader buddista ed inviati a
Timothy Roemer, l’ambasciatore americano in India.
Secondo il Dalai Lama l’agenda politica sarebbe
dovuta essere messa da parte per 5-10 anni e la
comunità internazionale avrebbe dovuto spostare
l’attenzione sul cambiamento climatico che colpirà,
ed ha già cominciato a farlo, l’altopiano tibetano.
Lo scioglimento dei ghiacciai, la deforestazione e
l’acqua sempre più inquinata sono problemi che non
possono attendere. I tibetani possono aspettare dai
cinque ai dieci anni per una soluzione politica,
si legge nel documento. Anche se il Dalai Lama ha
più volte sollevato questioni ambientali, non ha mai
pubblicamente suggerito che le questioni politiche
potessero essere messe in secondo piano, né parlato
con tanta precisione. Roemer ha poi ipotizzato,
parlando a Washington in una riunione, che il
messaggio del Dalai Lama potrebbe segnalare un
cambiamento nella strategia più ampia di riformulare
la questione tibetana come una preoccupazione
ambientale.
Sarà per questo che non se n’è saputo più nulla,
visto che sono molti gli interessi politici ed
economici che non vogliono i riflettori su queste
problematiche. Non potevano mancare le critiche alla
politica energetica della Cina, specialmente in
merito alla costruzione di una diga in Tibet che
avrebbe costretto migliaia di persone a spostarsi e
che avrebbe sommerso templi e monasteri antichi.
Ci sono “tre poli” in pericolo di fusione, il polo
Nord, il polo Sud, e “i ghiacciai al polo del Tibet
“, ha spiegato il leader religioso. I primi
tentativi di far sentire la sua voce dagli Stati
Uniti risalgono addirittura al 2008, quando gli
States si avvicinarono alla problematica tibetana in
seguito alle manifestazioni represse nel sangue da
parte del Governo cinese.
Numero 39 -
Dicembre 2010
Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) – “Sincere
congratulazioni” sono state fatte a Liu Xiaobo dal
Kashag (Gabinetto) del governo tibetano in esilio,
per il conferimento del premio Nobel per la pace
2010. Samdhong Rinpoche, Kalon Tripa (presidente di
Gabinetto) spiega ad AsiaNews l’importanza di questo
riconoscimento per la lotta di Liu per la libertà,
anche con la sottoscrizione del documento Charta 08
che chiede maggiore libertà e democrazia in Cina.
Il
Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia
(Tchrd) ricorda le gravi e sistematiche violazioni
dei diritti in Tibet.
“Le nostre congratulazione – spiega Samdhong
Rinpoche – vanno anche al Comitato norvegese per il
Nobel, per il suo coraggio”. “La decisione
dell’India di mandare una rappresentante alla
Premiazione di domani 10 dicembre merita
apprezzamento, come per gli altri Paesi che saranno
presenti alla cerimonia, perché rifiutano il divieto
della Cina [Pechino ha molto criticato il premio e
di fatto invitato tutti a boicottarlo, circa 15
Paesi hanno fatto sapere che diserteranno la
cerimonia]. Ogni Paese è sovrano e dovrebbe agire
secondo la propria coscienza e sovranità”.
“Il 10 dicembre è la 62ma Giornata mondiale per i
diritti umani. Il mio commento non è molto positivo.
E’ biasimevole che nessun potere né organizzazione
abbia la capacità o la volontà di proteggere i
diritti umani. Questo è evidente, visto che un Nobel
per la Pace è in carcere, un altro è agli arresti
domiciliari e un terzo è esiliato”. “E’ pure un
fatto – aggiunge – che molti innocenti monaci
tibetani sono stati condannati a 12 anni di carcere
duro solo perché in possesso della Dichiarazione dei
diritti umani delle Nazioni Unite. L’Onu non ha
protestato per questi atti vergognosi. Per questo
nelle celebrazioni di domani c’è qualcosa di non
serio”.
Anche il Tchrd ricorda, in un comunicato,
l’importanza del premio a Liu Xiaobo e come la
popolazione tibetana sia insieme a molti milioni di
cinesi nella richiesta di diritti umani e libertà in
Cina, invitando i governanti a non pensare solo allo
sviluppo economico ma anche alle riforme
democratiche. Il Tchrd ricorda i molti arresti di
monaci e intellettuali tibetani avvenuti nel 2010,
imprigionati e condannati con accuse prive di
fondamento, come Sonam Tsering, Pema Yeshi, Lama
Lhaka, Soedo tutti condannati a morte con due anni
di pena sospesa, e Gekoe Jamphel Wangchuk, Tsewang
Rigzin e Dorjee Tashi del Monastero Drepung
condannati all’ergastolo. Quest’anno le autorità
cinesi hanno disposto di togliere il tibetano come
lingua d’insegnamento sostituendola con il cinese
mandarino, che per le zone tibetane è una vera
lingua estera. (NC)
Numero 38 -
Dicembre 2010
(www.sangye.it)
- Sotto l’impulso degli insegnamenti spirituali del
Dalai Lama è stato creato recentemente presso
l’Università di Stanford un istituto di ricerca
interdisciplinare e di educazione sulla compassione
e l’altruismo: The Center for Compassion and
Altruism Research and Education (CCARE) che
rappresenta la punta più avanzata in questo
emergente campo di studi. Negli ultimi anni gli
aspetti prosociali del comportamento umano sono
divenuti ogget to
di indagine scientifica al confine tra
evoluzionismo, etologia, genetica, neuroscienze,
psicologia, filosofia, economia, sociologia.
L’empatia è l’esperienza alla base di tutte le forme
attraverso le quali ci accostiamo a un altro.
Empatia (letteralmente “sentire”) e compassione
(soffrire insieme) costituiscono un circolo
affettivo che si autoalimenta e si amplifica,
rendendo sempre più ricco ed universale l’ambito di
realtà a cui abbiamo accesso, includendo l’insieme
degli esseri viventi, le piante, gli animali. E’ una
estensione della coscienza, o per dirla con il Dalai
Lama, una estensione della nostra mente. Ma come
spiegare il movimento interiore che dall’empatia
porta alla compassione? Che relazione esiste tra
compassione e spiritualità? Le pratiche buddiste di
meditazione possono essere adattate alla società
occidentale, estraendo da esse un set di esercizi
mentali senza connotati religiosi che cambiano il
modo con cui le persone trattano gli altri? Quali
meccanismi cerebrali entrano in gioco? Perché dopo
una esperienza negativa alcuni perdono la fede in
Dio e diventano pieni di astio e rabbiosi con il
mondo intero, mentre altri, al contrario, acquistano
la fede o la rafforzano, sviluppando un
atteggiamento compassionevole verso i soggetti più
deboli ed indifesi o addirittura per i propri
nemici? Il Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel
1989, ha condotto un incontro pubblico con diversi
ricercatori dell’Università di Stanford nel 2005 ed
è stato insignito della laurea honoris causa in
biologia all’Università di Roma Tre nel 2006. “La
tradizione antica che collabora con la scienza
moderna: ecco la mia visione dell’insegnamento e
della ricerca”, disse in quelle occasioni,
introducendo il concetto di etica circolare, non
basata sul credo religioso, sulla letteratura di
marca religiosa o su entrambe le cose, ma piuttosto
sulle ricerche, sugli esperimenti condotti da
scienziati attenti. Sottolineando il ruolo centrale
della compassione nella vita umana e nella società,
tipico della tradizione buddista, a Roma il Dalai
Lama lanciò un appello: “Pensiamo di più, insieme
alla parte scientifica, a promuovere l’etica e il
cuore. Solo attraverso questa via si può vedere più
chiaramente la realtà. Per questo serve una mente
più compassionevole, più calma e con più empatia,
elementi fondamentali per una vita felice, quella
che io chiamo etica secolare”.
Il Dalai Lama ha donato personalmente una cospicua
somma di denaro per far decollare il Centro di
Stanford. Altrettanto ha fatto il neurochirurgo
James Doty, co-fondatore e direttore scientifico
della nuova struttura. Ad essi si sono aggiunti
altri filantropi, tra cui due investitori della
Silicon Valley: Meng Tan di Google e Wayne Wu della
compagnia di tecnologia medica Accuray. Thupten
Jinpa, il principale interprete in lingua inglese
dei discorsi del Dalai Lama, nonché dottore in
filosofia, è una delle prime personalità che sono
entrate a far parte del team di CCARE. “C’è stata
finora poca attenzione sulle più costruttive e
positive qualità della mente umana, e poca ricerca
su come le persone possono essere educate a
coltivarle” - sostiene Jinpa. Il punto di partenza,
per una indagine scientifica, è una chiara
definizione dell’oggetto di studio. Quindi, prima di
tutto, sottolineano i ricercatori del Centro,
bisogna intendersi sui termini. La compassione non è
pietà - provare pietà a volte può essere quasi
paralizzante - non è una forma di sentimentalismo,
né di semplice tolleranza, bensì una esperienza
interiore che orienta le energie personali e spinge
all’azione. Ricerca ed educazione vanno a braccetto.
CCARE ha avviato diversi progetti che spaziano dalla
neuroeconomia, all’esame dell’attività neurale
durante la meditazione in novizi e adepti del
buddismo a studi in modelli animali. Jinpa ha messo
a punto un protocollo (the compassion-cultivation
training), essenzialmente un corso di otto
settimane, che è usato e testato in un programma
pilota su Google. L’educazione alla compassione
implica la disponibilità a mettersi nei panni degli
altri fino al punto di riconoscerne e condividerne
la gioia, le speranze, le paure, la sofferenza; in
ultima analisi, un percorso che porti a scoprire la
vulnerabilità dell’esistenza dell’altro e, di
riflesso, ad accettare anche la propria.
(www.gliitaliani.it)
- Il ritiro del Dalai Lama dalla vita pubblica non
dovrebbe verificarsi nei prossimi mesi, occorrerà
più tempo di quanto previsto dalla stesso leader
spirituale dei tibetani in una recente intervista
televisiva in cui ipotizzava di andare in “pensione”
tra sei mesi. Secondo l’agenzia di stampa Ians, che
cita fonti del governo tibetano in esilio di
Dharamsala, in India, “ci vorrà almeno un anno” e
dipenderà dalle decisioni del parlamento che “non si
riunirà prima del marzo 2011”.
Nonostante il capo religioso aveva più volte
espresso il desiderio di ritirarsi alla vita
monastica, la sua successione rappresenta ancora
un’incognita, proprio per questo le sue
dichiarazioni avevano preoccupato molto gli stessi
tibetani. Si teme che la sua scomparsa possa
lasciare un vuoto di potere e compromettere quindi
la lotta per la causa tibetana. I prossimi mesi
saranno molto importanti. Il 20 marzo si terranno le
elezioni in base alla quali sarà formato un nuovo
governo. L’attuale primo ministro, Samdhong Rinpoche,
che il Dalai Lama spesso definisce scherzosamente
come il suo “superiore”, non può più presentarsi
perchè la Costituzione tibetana impedisce un terzo
mandato. Secondo Ians, il principale candidato
scelto nelle “primarie” di ottobre, è Lobsang Sangey,
laureato in legge alla prestigiosa università di
Harvard.
Abbiamo appreso quindi che anche in Tibet si tengono
le primarie. Forse anche in quel lontano paese il
vincitore delle primarie non necessariamente
diventerà premier? C’è da augurarsi comunque che il
successore del Dalai Lama sia in grado di proseguire
il suo impegno affinchè i legittimi obiettivi del
popolo tibetano siano effettivamente raggiunti.
Numero 37 -
Novembre 2010
Dharamsala (AsiaNews)
- Jangpa Chung la, segretario della Commissione che
riconobbe l’11mo Panchen Lama, è morto dopo undici
anni di arresti domiciliari a Luding , nei pressi
della città tibetana di Shigatse. Ne dà notizia il
Tchrd, organizzazione internazionale che monitora le
violazioni ai diritti umani compiuti dalla Cina nei
confr onti
dei tibetani. Nel frattempo, Pechino ha accusato il
Dalai Lama di “intorbidire le acque” con la sua
proposta di ritirarsi dalla vita pubblica.
Il 17 maggio del 1995, insieme a Chadrel Jampa
Trinley Rinpoche, Jangpa Chung la venne arrestato
all’aeroporto di Chengdu. I due erano
rispettivamente segretario e presidente della
Commissione per la ricerca della reincarnazione del
Panchen Lama, la seconda carica spirituale più
importante del buddismo tibetano. I due vennero
accusati di “mettere in pericolo la sicurezza
statale” e di “divulgare i segreti nazionali”.
Furono condannati a 6 e 4 anni di galera.
Il Panchen Lama ha il compito, dopo la morte del
Dalai Lama, di riconoscerne la nuova rinascita.
L’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha riconosciuto
come Panchen Lama il giovane Gedhun Choekyi Nyima il
14 maggio 1995 proprio grazie al lavoro dei due
lama, da lui inviati nella ricerca: pochi giorni
dopo la polizia ha rapito il bambino di 6 anni e la
sua famiglia, da allora scomparsi.
Nel novembre 1995 la Cina ha “scelto” Gyaltsen Norbu
come “vero” Panchen Lama, per attuare uno stretto
controllo sulla pratica religiosa nella regione. Di
recente Norbu ha fatto ingresso anche nella vita
politica nazionale, partecipando ai lavori della
Conferenza politica consultiva del popolo cinese,
organismo che affianca l’Assemblea nazionale del
popolo.
Per evitare che questo destino venga riservato anche
al prossimo Dalai Lama l’attuale ha dichiarato che
“andrà in pensione” dal suo ruolo politico entro 6
mesi, e ha aggiunto che la sua rinascita avverrà
“probabilmente all’interno della diaspora tibetana”.
Sull’edizione odierna del Quotidiano del Popolo
cinese, un editoriale attacca il leader buddista:
“Il capo della rivolta fallita del Tibet
intorbidisce le acque e cerca di sollevare una
provincia cinese”.
Numero 36 -
Novembre 2010
ROMA (21 novembre)
www.ilmessaggero.it - Il Dalai Lama progetta di
ritirarsi «fra alcuni mesi» a vita privata con la
speranza di poter ritornare un giorno in patria. Lo
ha rivelato lui stesso a New Delhi.
Intervistato in un programma della tv indiana
CNN-IBN, il Dalai Lama ha detto che una decisione
definitiva sarà presa solo dopo consultazioni con i
dirigenti politici del movimento e con il Parlamento
in esilio.
La guida spirituale dei tibetani e Premio Nobel per
la Pace ha 76 anni e vive in esilio in India dal
1959.
«Credo, sì credo, che mi ritirerò entro sei mesi».
Così il Dalai Lama ha risp osto,
senza esitare, al giornalista che gli ha chiesto di
commentare le congetture su un suo possibile ritiro.
Dopo aver indicato di aver già «brevemente accennato
ai dirigenti politici le mie intenzioni», ha
aggiunto che in questo non c'è nulla di drammatico
perchè fin dal 2001 il movimento tibetano in esilio
ha messo in funzione un meccanismo in base a cui le
decisioni più importanti vengono assunte dalla
leadership politica.
«Anche per questo la mia posizione è già di “quasi
pensionato” - ha concluso - e quindi affinchè questa
forma di democrazia introdotta funzioni nel miglior
modo possibile, ho pensato che mi sentirei meglio se
io non fossi più coinvolto in alcun modo in queste
attività».
Riconosciuto a soli due anni come il potenziale Dio
vivente, dichiarato a 15 anni capo politico e
spirituale dei tibetani di fede buddista, il Dalai
Lama incarna le speranze di sei milioni di persone
che vivono in Tibet o in esilio. Rispettato nel
mondo intero, ricevuto dai capi di Stato, è accusato
dalle autorità cinesi di essere un «secessionista»,
anche se ha rinunciato a chiedere l'indipendenza del
Tibet e si batte per una vera autonomia regionale in
cui sia garantita la libertà di culto.
Nato il 6 luglio 1935 in una famiglia di contadini
nel Nord-est del Tibet, è un giovane monaco quando,
nel 1950, la Cina invade il Tibet. Pur non avendo
l'età canonica per assumere il potere, Tenzin Gyatso
- questo il nome della 14/a incarnazione - prende in
mano le sorti del Tibet e tratta direttamente con
Mao Zedong.
Nel 1959, dopo la brutale repressione della rivolta
dei monaci a Lhasa, la capitale del Tibet, il Dalai
Lama clandestinamente trova riparo in India insieme
a ventimila suoi compatrioti. L'allora premier
indiano Jawaharlal Nehru concede agli esuli
Dharamsala e il vicino villaggio di McLeod Ganj.
A differenza di altri movimenti di liberazione per
il Tibet che combattono con le armi contro gli
aggressori, il Dalai Lama adotta la strategia della
non violenza. Per questo nel 1989 gli viene
conferito il premio Nobel per la pace.
Dharamsala, 15
novembre 2010 (www.italiatibet.org). La Commissione
Elettorale dell’Amministrazione Centrale Tibetana ha
reso noto i risultati delle votazioni preliminari
svoltesi lo scorso 3 ottobre presso le comunità dei
profughi tibetani di tutto il mondo in vista
dell’elezione del nuovo Parlamento Tibetano (il 15°
dalla sua istituzione) e del nuovo Kalon Tripa
(Primo Ministro), il terzo ad elezione diretta dopo
i due mandati consecutivi esercitati dal Prof.
Samdhong Rinpoche).
Tra i primi sei nomi usciti dal responso delle urne,
il Dottor Lobsang Sangay, ricercatore presso la
Harvard Law School (USA), ha ottenuto il massimo
delle preferenza con un totale di 22.469 voti.
Seguono Tenzin Namgyal Tethong (12.319 voti –
residente negli USA), la signora Dolma Gyari (2733
voti – residente a Dharamsala, India), Tashi Wangdi
(2101 voti – residente in Europa), Lobsang Jinpa
(1545 voti – residente negli USA) e Khorlatsang
Sonam Topgyal (605 voti - residente a Mussoorie,
India).
La Commissione Elettorale ha reso noto che hanno
partecipato al voto oltre 47.000 elettori, circa il
61% dei 79.449 aventi diritto. Come i lettori
ricorderanno, a Kathmandu le elezioni preliminari
del 3 ottobre furono boicottate dalla polizia
nepalese che, a un’ora dalla chiusura delle
votazioni, confiscò 18 urne contenenti i voti di
oltre un migliaio di tibetani (vedi news 4 ottobre
2010). Vana ogni richiesta di restituzione delle
urne sequestrate. Su 11.620 elettori registrati in
Nepal, sono stati contati 3623 voti.
Problemi per le elezioni preliminari si sono avuti
anche in Bhutan dove i 613 voti dei 1097 aventi
diritto sono andati perduti in quanto le autorità
butanesi hanno vietato l’uscita dal paese delle
schede e dei documenti di voto.
Sulla base di quanto previsto dall’articolo 49 del
Regolamento elettorale, la Commissione ha stilato
una lista di cinquanta candidati in rappresentanza
delle tre province del Tibet e di dieci candidati in
rappresentanza delle quattro scuole del buddismo
tibetano e della tradizione Bön. Al Parlamento, che
consiste di 47 membri, saranno eletti dieci
rappresentanti per ogni provincia tibetana (U-Tsang,
Do-tod e Do-med), due per ogni scuola religiosa e i
Bön, due rappresentanti residenti in Europa e due in
Nord America. Il Dalai Lama potrà eleggere
direttamente da uno a tre membri del Parlamento
sulla base di particolari meriti acquisiti nel campo
dell’arte, della scienza, della letteratura o dei
servizi resi alla comunità. Le elezioni finali
avranno luogo il 20 marzo 2011.
Numero 35 -
Novembre 2010
Yangon, 13 nov. (Adnkronos/Dpa) - "Dobbiamo lavorare
assieme per raggiungere il nostro obiettivo". Sono
le prime parole di Aung San Suu Kyi, tornata libera
oggi dopo 18 mesi di arresti domiciliari, alla folla
che festeggia il suo rilascio davanti a casa sua a
Yangon.
La liberazione della leader dell'opposizione birmana
è stata accolta dagli applausi di migliaia di
sostenitori.
La notizia del rilascio è stata annunciata da un
funzionario della giunta militare. L'avvocato de lla
leader, Nyan Win, ha riferito che intorno alle 5,30
della mattina sono arrivate auto della polizia, gli
agenti le hanno letto l'ordine di scarcerazione.
"Ora è libera", ha confermato il legale davanti alla
folla festante, esortandola però a mantenere
l'ordine.
Erano in effetti migliaia i sostenitori di Aung San
Suu Kyi che si erano radunati davanti alla sua casa
in attesa della notizia del rilascio. Una folla si è
radunata anche al quartier generale della Lega
nazionale per la democrazia (Nld), il partito
guidato da Suu Kyi. Molti membri del partito
indossano magliette con su scritto in inglese
"sosteniamo Aung San Suu Kyi". Significativamente,
le forze di sicurezza birmane non sono intervenute
per disperdere la folla, cosa piuttosto rara nel
Paese.
Costretta agli arresti domiciliari per 15 degli
ultimi 21 anni, Suu Kyi è il simbolo vivente della
pacifica aspirazione dei birmani alla democrazia.
Così come Nelson Mandela in Sudafrica viene chiamato
Madiba, un titolo onorifico per gli anziani, la
gente del Myanmar si riferisce a lei con rispettoso
affetto, chiamandola Daw (signora).
Aun San Suu Kyi, "è la mia eroina", ha detto il
presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che
chiede ora la liberazione di tutti gli altri
detenuti politici in Myanmar. "Gli Stati Uniti - ha
sottolineato il capo della Casa Bianca - attendono
con ansia il giorno in cui tutto il popolo birmano
sarà libero dalla paura e dalla persecuzione.
Seguendo il potente esempio di Aung San Suu Kyi,
ribadiamo il nostro impegno a restare inflessibili
sostenitori della libertà e dei diritti umani del
popolo birmano, e a chiedere che coloro che
continuano ad opprimerlo siano chiamati a
rispondere".
Stesse indicazioni arrivano anche dal segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon che esprime
compiacimento per la liberazione della leader
dell'opposizione birmana, da lui definita "esempio"
per il mondo. "Il segretario generale - si legge in
un comunicato - spera che non siano imposte nuove
limitazioni (a Suu Kyi) ed esorta le autorità
birmane a consolidare il gesto odierno liberando
tutti gli altri prigionieri politici". "La
democrazia e la riconciliazione nazionale - prosegue
Ban - esige che tutti i cittadini birmani siano
liberi di partecipare come vogliono alla vita
politica del paese".
Per il presidente della Repubblica Napolitano ''la
liberazione di San Sun Kyi rappresenta uno di quei
rari momenti in cui si ha il senso di nuovi
orizzonti che si aprono per la causa della libertà e
della pace nel mondo. Le prime parole della leader
birmana - ha aggiunto Napolitano - hanno confermato
l'altissima ispirazione ideale e nazionale che l'ha
guidata nei lunghi anni di prigione e continua a
guidarla oggi in vista di un cammino ancora lungo e
duro''.
Anche la Farnesina ha espresso compiacimento per la
liberazione della dissidente birmana, ha fatto
sapere Maurizio Massari, portavoce del ministro
degli Esteri Franco Frattini. "La liberazione di
Aung San Suu Kyi è una notizia che accogliamo
positivamente - ha affermato - è il frutto
dell'azione di sostegno e di ininterrotta
solidarietà espressa dalla comunità internazionale.
Un' azione che ha visto impegnata l'Italia, la
Farnesina e il Ministro Frattini personalmente, e
l'Ue nelle sue diverse articolazioni, incluso il
rappresentante speciale Piero Fassino".
Tuttavia, avverte ancora Massari, "resta forte il
nostro rammarico per il fatto che la liberazione di
Aung San Suu Kyi, così come quella di numerosi altri
detenuti politici, non sia avvenuta prima delle
elezioni del 7 novembre, le prime elezioni dal 1990
le quali avrebbero certamente assunto un significato
ben diverso se si fossero svolte in un contesto di
libero e democratico confronto tra le diverse forze
politiche del Paese". A questo punto, conclude il
portavoce, "auspichiamo che la liberazione, seppur
ritardata, di Aung San Suu Kyi rappresenti un primo
segnale di apertura del governo di Rangoon per
avviare un dialogo con l'opposizione e un processo
di apertura sul fronte delle libertà democratiche e
il rispetto dei diritti che è fortemente auspicato
dalla comunità internazionale e che crediamo
risponda anche agli interessi del paese e alle sue
prospettive di sviluppo".
Suu Kyi, 65 anni, è figlia del generale Aung San,
eroe dell'indipendenza birmana che fu assassinato
dai suoi avversari interni nel 1947, sei mesi prima
della fine del dominio coloniale britannico.
All'epoca sua figlia aveva solo due anni. Nel 1960
la giovane Suu Kyi seguì in India la madre Daw Khin
Kyi, nominata ambasciatore a Nuova Delhi. Ma nel
1962 un colpo di stato militare mise fine alla
democrazia birmana. Rimasta all'estero, Suu Kyi
studiò all'università di Oxford e sposò l'accademico
britannico Michael Aris, con il quale ebbe due
figli, Alexander e Kim. Nel maggio 1990 si svolsero
le elezioni e la Lega Nazionale per la democrazia (Nld)
di Suu Kyi ottenne il 59% dei voti, malgrado la
Signora fosse già allora costretta agli arresti
domiciliari ed esclusa dalla competizione.
La giunta militare dello Slorc (Consiglio di
restaurazione della legge e dell'ordine di stato)
non riconobbe però il risultato e continuò ad
esercitare la sua dittatura sulla Birmania, alla
quale venne imposto il nuovo nome di Myanmar.
Insignita con il premio Nobel per la pace nel 1991,
Suu Ky fu rimessa in libertà nel 1995, ma
riarrestata nel 2000 dopo aver tentato di recarsi
nella città di Mandalay. Liberata nel 2002, fu
arrestata nuovamente nel 2003. La maggior parte di
questi anni li ha trascorsi confinata nella sua casa
di Yangon (ex Rangoon). L'ultima condanna, per
violazione dei termini degli arresti domiciliari, le
è stata comminata dopo che un americano squilibrato
ha fatto irruzione nella sua casa in un episodio mai
completamente chiarito.
Numero 34 -
Novembre 2010
06 Novembre 2010,
15:15 - Televideo - Il leader spirituale tibetano
dal Giappone ha espresso pieno sostegno al
dissidente cinese, Liu Xiaobo, cui è stato assegnato
il premio Nobel per la pace. "Nelle sue iniziative,
non punta a rovesciare il governo, ma cerca di
portare trasparenza e responsabilità", ha detto il
Dalai Lama. Intanto a Tokyo, migliaia di attivisti
sono scesi in piazza per chiedere la liberazione di
Liu, della leader birmana Aung San Suu Kyi e
denunciare le "aggressive rivendicazioni" della Cina
sulle contese isole Senkaku.
BERLINO
(www.lastampa.it)«Adesso i cinesi faranno sentire su
di noi la loro rabbia», confidò allo Spiegel un
imprenditore tedesco dopo che, nel settembre del
2007, Angela Merkel decise di aprire le porte della
cancelleria di Berlino al
Dalai
Lama, rompendo con una tradizione che aveva
accomunato tutti i suoi predecessori. L’anonimo
imprenditore è stato lungimirante: in uno studio due
economisti dell’università Georg-August di Gottinga
hanno dato ora un nome alla «rabbia» da lui temuta.
Si chiama «Effetto Dalai Lama» e si riassume in una
frase: i Paesi i cui capi di Stato o di governo
ricevono il leader spirituale tibetano assistono,
nei due anni successivi all’incontro, a un calo del
loro export verso la Cina. Una ritorsione che gli
autori dell’indagine, Andreas Fuchs e Nils-Hendrik
Klann, sono riusciti anche a quantificare,
incrociando i dati Onu sulle esportazioni di 159
Paesi tra 1991 e 2008 con l’elenco dei viaggi
effettuati nello stesso periodo dal leader tibetano:
in media la riduzione dell’export verso la Cina è
dell’8,1%. «Il Paese sembra sfruttare i rapporti
commerciali come uno strumento di politica estera»,
notano Fuchs e Klann. Secondo i due ricercatori tale
«Effetto» è molto recente. È infatti vero che
Pechino reagisce ormai da decenni all’annuncio di
una visita del Dalai Lama in una capitale straniera
minacciando un raffreddamento delle relazioni
economiche. Fu così, ad esempio, già nel 1989 con la
Norvegia, dopo l’assegnazione del Nobel per la pace
al capo spirituale tibetano. Eppure è soltanto negli
ultimi anni che si è passati dalle parole ai fatti.
Il deterioramento degli scambi in risposta a un
colloquio ai massimi livelli col Dalai Lama esiste
solo «nel periodo 2002-2008, nell’era di Hu Jintao»,
si legge nello studio. Tuttavia «ciò non ha che fare
necessariamente con la persona di Hu Jintao, bensì
con la crescente importanza economica e politica
della Cina», chiarisce l’economista Andreas Fuchs.
Considerando che il ruolo di Pechino sullo
scacchiere internazionale è destinato ad aumentare,
«in futuro tali punizioni cresceranno», ammette
Fuchs. In realtà la stessa Cina sa che le
ritorsioni, alla lunga, rischiano di rivelarsi un
boomerang. Ecco perché i vertici comunisti sembrano
aver elaborato una sottile strategia per evitare di
finire vittime della propria politica. Anzitutto
tali restrizioni non colpiscono tutti i settori
economici, bensì riguardano soprattutto il commercio
di macchinari e mezzi di trasporto.
Le sanzioni, poi, scompaiono in media dopo due anni,
e non soltanto per volere di Pechino: gli stessi
partner che le subiscono esercitano una forte
pressione per eliminarle, ricorda Fuchs. E infine le
punizioni non scattano in modo indiscriminato: il
commercio con la Cina cala solo se a incontrare il
Dalai Lama è un capo di Stato o di governo, come
Merkel nel 2007 o Sarkozy nel 2008, ma non se a
riceverlo è un funzionario di secondo piano. Un
dettaglio, quest’ultimo, che a Berlino avevano già
intuito. Nel maggio del 2008, alcuni mesi dopo il
faccia a faccia con Angela Merkel in cancelleria che
provocò una crisi tra Germania e Cina, il Dalai Lama
tornò a Berlino. Stavolta, però, né l’allora
presidente Horst Köhler né Frau Merkel lo
incontrarono, ufficialmente «per motivi di agenda».
La soluzione che Fuchs propone, però, è un'altra:
«Non vogliamo suggerire che i politici non debbano
più vedere il Dalai Lama, semmai potrebbero
coordinare i loro incontri con lui: in fondo la
stessa Cina è dipendente dalle importazioni e non
può mettere tutti i suoi partner l’uno contro
l’altro».
Numero 33 -
Novembre 2010
28 ottobre 2010.
Mentre continua la protesta degli studenti tibetani
(dalla provincia del Qinghai si è estesa fino a
quella del Gansu dove in migliaia sono scesi in
piazza a Tsayi, nella contea di Sangchu), la notizia
delle manifestazioni in atto è arrivata fino agli
Uiguri dello Xinjiang nonostante le autorità cinesi
abbiano tentato di bloccarne la diffusione.
“Il governo locale controlla i siti dell’Università
e censura le informazioni” – ha dichiarato uno
studente uiguro – “ma siamo venuti a conoscenza
delle proteste degli studenti tibetani nel Qinghai e
a Pechino”. Ha aggiunto che gli studenti uiguri
dell’Università delle Minoranze di Pechino e persino
gli studenti Kazaki sono solidali con i tibetani ma
non possono unirsi alle dimostrazioni degli studenti
tibetani a causa delle severe misure di controllo
esercitate dalle autorità sui corsi frequentati
dagli alunni provenienti dallo Xinjiang. (www.italiatibet.it)
Numero 32 -
Ottobre 2010
Cincinnati (Ohio), 21
ottobre 2010 - Il Dalai Lama ha ricevuto ieri a
Cincinnati un premio per la difesa della pace
e della libertà. Come gesto di grande disponibilità
spirituale e personale, il capo della chiesa
tibetana ha donato a un museo i 2 5mila
dollari di cui si sostanziava il premio. Il leader
spirituale ha donato i soldi al museo che mostra la
lotta nel mondo contro lo sfruttamento delle
persone. Il premio per la libertà consegnato al
Dalai Lama era stato assegnato in passato anche al
leader religioso
sudafricano Desmond Tutu. (www.italia24.it)
Ma l'uso della
forza ha prodotto "conseguenze inaspettate".
Agli Usa il compito di "guidare l'intero mondo
libero" - Durante un tour in alcune università
statunitensi, il Dalai Lama avrebbe dichiarato
che "l'America deve guidare l'intero mondo
libero" e che gli sforzi Usa per "portare la
democrazia ed eliminare le dittature" con le
invasioni di Iraq e Afghanistan, sono
"buoni".Tuttavia - avrebbe aggiunto il leader
del buddhismo tibetano - "ci sono state
conseguenze inattese" dovute all'uso della forza
invece che al "dialogo".Lo riporta Fox News,
network statunitense filo-conservatore.Le
dichiarazioni attribuite alla massima autorità
del lamaismo sarebbero state fatte alla Southern
Ohio University e alla Miami University,
istituti che gli hanno conferito riconoscimenti
accademici.Un anno fa, durante una visita a
Galgary, Canada, il Dalai Lama aveva definito
l'ex presidente Usa, George Bush, "una persona
molto simpatica che ha cominciato il conflitto
in Iraq con le migliori intenzioni".Anche in
quel caso aveva però aggiunto: "Ma il metodo è
violento e quindi si verificano conseguenze
inattese".(www.notizie.virgilio.it)
Numero 31 -
Ottobre 2010
Pechino, 11 ott. -
(Adnkronos/Dpa) - Il governo di Pechino ha
cancellato la visita in Cina della ministra
norvegese della Pesca, Lisbeth Berg-Hansen, in
segno di protesta per l'assegnazione da parte
del Comitato del Nobel a Oslo del premio Nobel
per la pace al dissidente cinese in carcere Liu
Xiaobo. Ad annunciarlo è stata l'amittente NRK a
Oslo, precisando che la cancellazione della
visita è stata confermata tanto da fonti
ufficiali cinesi, quanto dall'ambasciata di
Norvegia a Pechino. Resta intanto agli arresti
domiciliari la moglie di Liu Xiaobo, che venerdì
ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Liu
ha
dedicato il suo premio ai 'martiri di
Tienanmen', come ha riferito la stessa consorte,
Liu Xia. La polizia controlla gli accessi
all'abitazione della donna, respingendo
qualsiasi estraneo si avvicini. La polizia ha
confinato Liu Xia nella sua abitazione da
quando, ieri sera, è rientrata dalla città di
Jinzhou, nel nord-est del paese, dove Liu Xiaobo
sta scontando una condanna a 11 anni di carcere
per 'sovversione'. Intanto si è appreso che la
polizia ha impedito un funzionario dell'Unione
Europea incaricato di portare a Liu Xia un
messaggio di congratulazioni per il Nobel al
marito da parte del presidente della Commissione
Europea José Manuel Barroso. "Il presidente
Barroso -ha riferito all'agenzia tedesca Dpa il
funzionario, il cui nome non viene citato - di
portare questo messaggio alla sua famiglia".
Secondo il funzionario, "non è stata fornita
alcuna spiegazione" per il divieto di accadere
all'abitazione. Critiche alla risposta di
Pechino al conferimento del premio Nobel per la
pace al dissidente cinese Liu Xiaobo sono
arrivate dal capo spirituale dei tibetani in
esilio, il Dalai Lama. Il governo cinese,
riferisce l'agenzia Kyodo citando il Dalai Lama
dall'aeroporto di Tokio Narita "non apprezza
assolutamente alcuna opinione diversa". Per il
Premio per la pace nel 1989, incamminarsi in
direzione di una società aperta e trasparente "è
l'unica soluzione per salvare l'intero popolo
cinese", ma alcuni "sostenitori di una linea
dura" tra i dirigenti sono chiusi in "un modo di
pensare retrogrado". Il Dalai Lama si era
congratulato subito con Liu Xiaobo alla notizia
della scelta del vincitore del Premio Nobel.
Numero 30 -
Ottobre 2010
Oslo - NOBEL: MONITO CINA A NORVEGIA, NON PREMIATE
DISSIDENTE
L'eventuale assegnazione se del Nobel per la pace al
dissidente Liu Xiaobo pesera' sulle relazioni fra
Cina e Norvegia. Il capo dell'istituto Nobel ha
riferito che un alto funzionario cinese glielo ha
annunciato. Il Dalai Lama, leader spirituale del
Tibet in esilio, ha vinto il premio per la Pace nel
1989, l'anno della protesta e degli scontri in
piazza Tiananmen. (www.larepubblica.it).
Via libera, all'unanimità, dall'assemblea regionale
del Piemonte, all'istituzione dell'associazione per
il Tibet e i diritti umani a cui possono aderire, in
qualità di soci, i singoli consiglieri di Palazzo
Lascaris.
L'associazione potrà collaborare con tutti gli enti
che aderiscono all'Associazione di Comuni, Province
e Regioni per il Tibet e con tutti quegli enti che
operano a salvaguardia dei diritti umani.
«L'associazione - ha spiegato spiega il presidente
del Consiglio, Valerio Cattaneo - si propone di
diffondere la conoscenza della cultura e delle
tradizioni tibetane attraverso convegni,
pubblicazioni e manifestazioni, di sostenere il
popolo tibetano nella richiesta di riconoscimento
dei propri diritti civili e politici e di promuovere
il rispetto e la tutela dei diritti umani con
particolare riferimento al diritto di
autodeterminazione dei popoli». (www.ilgiornale.it)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Pechino, 27 set - Le
Ferrovie cinesi hanno avviato la costruzione di un
nuova linea ferroviaria all'interno del Tibet che
colleghera' la capitale, Lahsa alla citta' di
Shigatse', altro importante centro turistico. Avra'
una lunghezza di 253 chilometri e costera' oltre 13
miliardi di yuan (circa 1,5 miliardi di dollari).
L'operazione ha anche chiari obiettivi politici.
Contestuale alla costruzione della ferrovia, dicono
le Autorita' cinesi, dovrebbe essere la "sedentarizzazione"
delle popolazioni nomadi che abitano lungo il
percorso. Senza specificare meglio le modalita'
dell'operazione. Un'altra estensione prevista della
ferrovia del Tibet dovrebbe condurre a Sudest in
direzione di Nyingchi. Ma l'inizio dei lavori e'
previsto per il 2013.
Numero 29 -
Settembre 2010
IL
CASO: SI ACCENDE IL DIBATTITO SULLE DICHIARAZIONI
DEL PRIMO MINISTRO TIBETANO - 15 settembre 2010.
Alcuni passaggi del discorso pronunciato lo scorso
23 maggio 2010, a New York, dal prof. Samdhong
Rinpoche, primo ministro del Governo Tibetano in
Esilio, sono in questi giorni oggetto di analisi e
acceso dibattito nonché motivo di sconcerto tra le
fila dell’ala indipendentista della diaspora
tibetana e tra i sostenitori della causa del Tibet.
Una scelta di massime e pensieri di Sua Santità il
Dalai Lama che, con parole provocatorie, spiegano al
lettore occident ale
il cuore dell’insegnamento buddhista sull’importanza
dell’amore, della pace, della compassione e della
giustizia, e gli indicano la via per vivere con un
maggior senso di responsabilità la propria vita
quotidiana.
Dal quattordicesimo Dalai Lama tibetano, la più
importante figura del buddhismo contemporaneo,
un'intensa riflessione sulla vita in forma di
folgoranti aforismi. Insegnamenti di apparente
semplicità che, come lampi di luce, illuminano la
mente immergendola nella meditazione sui concetti
più profondi. Un invito a non sprecare la propria
vita, ma ad approfittarne, affrontando ogni giorno
con consapevolezza e offrendo compassione,
gentilezza, amore e rispetto a ogni essere vivente.
Il titolo onorifico di Dalai Lama è tratto da una
combinazione della parola mongola Dalai, che
significa Oceano, e pronunciabile in tibetano come
tale'i, e lama, equivalente tibetano della parola
sanscrita guru, ovvero Maestro spirituale. Il Dalai
Lama, una delle più influenti e note cariche
lamaistiche, è la massima autorità spirituale del
Buddhismo tibetano, a capo della scuola Gelupa (dGe-lugs-pa),
cioè dei Virtuosi, una delle scuole del Buddhismo.
Dalla metà del 1600 fino al 1959 fu la più alta
autorità temporale del Tibet.
(www.iltrovalibri.blogspot.com)
Numero 28 -
Settembre 2010
INVIATO A BOLOGNA (www.lastampa.it)
- A vederlo così, il professor Namkhai Norbu sembra
un anziano signore che ha la saggezza di uno
sciamano, la sua lentezza, il suo mistero. Parla con
voce piana e bassa. Str ano
contrasto: un Maestro nella nuova capitale infelice
della via Emilia. La biografia di Namkhai Norbu dice
che sin da bambino «è stato riconosciuto come
reincarnazione del Grande Maestro di Dzogchen Adozom
Drugba», e poi «come la reincarnazione di Shabdrung
Ngawang Namgyal, primo Dharmaraja del Bhutan».
Probabilmente, vuole dire che è un predestinato.
«Glottologo e ricercatore di fama mondiale, autore
di centinaia di testi», ancora oggi, a 72 anni,
Namkhai Norbu «viaggia in tutto il mondo tenendo
conferenze e ritiri cui partecipano migliaia di
persone». L'Associazione per la Medicina Centrata
sulla Persona l'ha fatto venire a Bologna. «Lezione
magistrale del professor Namkhai Norbu: La medicina
tibetana, patrimonio dell'Umanità», recita la
locandina. Aula magna, Università di Bologna, e un
po' di gente. Fa un certo effetto, perché la
medicina tibetana è una scienza lontana, quasi una
filosofia. È uno stile di vita che, come dice
Simonetta Nicolai, medico e fondatore del New Yuthok
Insititute for Tibetan Medicine, «considera la
salute una questione di equilibrio». Vivi bene e
starai bene. Facile dirlo così.Ma qui, in quella che
un tempo veniva chiamata la capitale dell'edonismo,
il contrasto potrebbe sembrare più evidente. Che ci
fa un grande saggio nella via Emilia? Namkhai Norbu
dice che «noi siamo uomini, l'uomo ha una sua
esistenza individuale e la medicina soddisfa un
bisogno individuale dell'uomo. Ecco il punto
fondamentale per la comprensione della medicina
tibetana. E per medicina non si intende soltanto un
insieme di farmaci preparati con alcune erbe
medicinali e qualche minerale, e neppure una
semplice terapia medica. Per medicina si intende
anche un insegnamento spirituale». Tra i campi di
grano che si sperdono oltre ai filari di pioppo
della via Emilia, oltre ai suoi miti della velocità,
queste parole hanno quasi una loro lentezza
incongrua in un posto come questo. Però, tutte le
distanze sono colmabili. Basta vederle, basta
capirle. Il fatto è che questa scienza ha le sue
radici nelle credenze e nelle tradizioni popolari
che si rifanno addirittura allo sciamanesimo
pre-buddhista e all'antica religione del Bon. Un
medico tibetano quando fa una diagnosi ricerca i
sintomi che segnalino affezioni del respiro o della
bile, oppure dell'apatia. Controlla gli organi dei
sensi, le secrezioni e le escrezioni. Ma poi le
medicine hanno una composizione naturale, e sono
prodotti di erbe: non c'è chimica. Perché la
malattia viene considerata soprattutto
«l'alterazione del processo spirituale di un
individuo», come sottolinea Paolo Roberti di Sarsina,
presidente dell'Associazione per la Medicina
Centrata sulla Persona. Il presupposto è che la
maggior parte delle malattie della nostra epoca sono
il risultato di stati mentali non equilibrati, di
stili di vita scorretti e diete sbagliate. Ma se uno
stato di squilibrio aiuta l'insorgere di un male,
questo squilibrio è determinato da cause primarie
(le emozioni distruttive: la rabbia, l'aggressività,
la brama, l'odio, l'attaccamento, il desiderio,
l'ignoranza, la pigrizia e la confusione mentale) e
secondarie (la dieta sbagliata, le abitudini
scorrette e fattori climatici stagionali). Le cure
aiutano a intervenire su questi squilibri. Per
questo, come sottolinea la dottoressa Nicolai, alla
fine si può dire che la medicina tibetana «è
profondamente collegata con la teoria e la pratica
buddhista che sottolinea l'interdipendenza
indivisibile della mente, del corpo e dell'energia
vitale».È un sistema di salute, spiega Roberti di
Sarsina. «Quindi si occupa di tecniche del corpo,
come lo Yantra Yoga, che è una disciplina che tende
a rendere il nostro fisico più plastico, e sensibile
alla sua capacità di immagazzinare energia
attraverso metodi di respirazione, meditazione e
profondo ascolto interiore».
In fondo, Namkhai Norbu esemplifica tutto questo.
L'Aula Magna è piena. Ma il suo successo dev'essere
la sconfitta di qualcos'altro. Secondo l'Eurispes,
in Italia il 18,5% della popolazione, pari a 11
milioni, sceglie di curarsi con medicine non
convenzionali: il fatto è che appena 5 anni fa erano
8 milioni (fonte Istat). Gli italiani che ricorrono
all'omeopatia sono cresciuti del 65% nell'ultimo
ventennio, con un più 6% solo nel 2009. E in Europa
i pazienti che preferiscono la medicina non
convenzionale sono già cento milioni, per un mercato
di 1,09 miliardi di euro all'anno. È solo il mondo
che sta cambiando o la saggezza di Norbu ci dice
qualcosa di più?
Numero 27 -
Settembre 2010
LOSANNA/GINEVRA -
Giovedì, a Ginevra, il Dalai Lama parteciperà ad una
conferenza che riunirà fino a sabato
un gruppo di intellettuali tibetani e cinesi.
L'incontro ha per obiettivo di «promuovere la
migliore comprensione fra le due comunità» e
«trovare soluzioni pacifiche alla questione
tibetana». Nella città lemanica, il leader religioso
non incontrerà le autorità locali. Il tentativo
intrapreso dal sindaco di Ginevra Rémy Pagani di
organizzare un incontro con il Dalai Lama (vd
suggerito) è fallito a causa dei numerosi impegni di
quest'ultimo.
Da segnalare, inoltre, che l'ambasciata cinese non
ha reagito alle dichiarazioni sulla situazione in
Tibet rilasciate martedì davanti alla stampa dal
Dalai Lama, contrariamente a quanto preannunciato da
un rappresentante della missione diplomatica
presente all'incontro.
La
Cina ammonisce l'India su Dalai Lama - La Cina ha
dichiarato di sperare che l'India ottemperi al suo
impegno di
non
lasciare che i tibetani si dedichino ad attivita'
anti-cinesi e ''tratti prudentemente la materia'' in
modo da non danneggiare le relazioni bilaterali fra
i due paesi. Lo riporta la stampa locale.
Commentando per la prima volta il recente incontro
tra
il Primo Ministro indiano, Manmohan Singh e il Dalai
Lama, il portavoce del Ministero degli esteri cinese
ha detto che l'opposizione di Pechino a che i leader
stranieri incontrino il leader spirituale tibetano
e' stata fatta sapere all'India. ''La Cina - ha
detto il portavoce cinese si oppone agli incontri
tra i leader politici stranieri con il Dalai Lama e
noi abbiamo fatto chiaramente presente questa nostra
posizione all'India''. ''Il governo indiano - ha
proseguito - ha in diverse occasioni detto
espressamente di riconoscere la regione del Tibet
come parte della Repubblica Popolare cinese e di non
permettere ai tibetani di avere dei comportamenti
anti-cinesi o di compiere attivita' politiche in
chiave anti-cinese in India. La Cina spera che
l'India voglia rispettare questo impegno per il bene
delle relazioni reciproche''. Il ministro degli
esteri indiano, S M Krishna, a proposito
dell'incontro tra il premier indiano e il Dalai Lama
aveva chiarito che l'India considera il leader
tibetano come un ''ospite d'onore'' ma non lo
incoraggia a effettuare attivita' politica. Il mese
scorso il Dalai Lama incontro' il Sottosegretario
agli esteri indiano Nirupama Rao. In quell'occasione
Pechino non ebbe nessuna reazione esplicita
all'incontro. La Cina considera il Dalai Lama un
separatista che sta cercandodi dividere il Tibet
dalla Cina.
Leader tibetano: “Il Dalai Lama indicava ai buddisti
la via di Madre Teresa”
Samdhong Rinpoche testimonia l’importanza della
Beata di Calcutta per il buddismo tibetano. “Per
noi, la Madre è l’in carnazione
del Maha Karuna (compassione incommensurabile). Per
lei nessuno era irraggiungibile. Il Dalai Lama
ammirava e nutriva il più profondo rispetto per la
Madre”. New Delhi (AsiaNews) – Continua la rassegna
di testimonianze su Madre Teresa di Calcutta
promossa da AsiaNews, a pochi giorni dal centenario
della nascita della Beata. Il 26 agosto verrà
festeggiato l’anniversario della Missionaria della
Carità. Samdhong Rinpoche, 71 anni, vive in esilio
in India dal 1959, anno in cui è fuggito dal Tibet a
causa della repressione del governo cinese. Il 29
luglio 2001, è stato eletto primo ministro del
governo tibetano in esilio dai civili fuggiti dal
Tibet. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.
Com’era considerata Madre Teresa dai buddisti
tibetani?
Lei rappresenta l’amore senza distinzioni e la
compassione per tutta l’umanità. Per il buddismo
tibetano, la Madre è l’incarnazione del Maha Karuna
(compassione incommensurabile). L’amore quotidiano
ha una causa: noi amiamo la famiglia, gli amici… Ma
l’amore di Madre Teresa è l’amore divino per tutti
gli esseri umani. E l’amore della Madre era espresso
attraverso un servizio umile.
Madre Teresa serviva le persone, trasfigurava il
volto dell’umanità sofferente con il suo amore e la
sua compassione. Per lei, nessuno era
irraggiungibile; toccava con la sua anima i più
poveri tra i poveri e dava loro una ragione per
vivere e una dignità.
Che rapporto c’era tra Madre Teresa e il Dalai Lama?
Il Dalai Lama ammirava Madre Teresa e nutriva il più
profondo rispetto per lei. Dopo averla incontrata,
diceva che era un esempio di persona
compassionevole. Affermava spesso che i monaci e le
suore buddisti dovevano seguire l’esempio di Madre
Teresa e servire i più poveri tra i poveri imitando
il suo spirito, la sua compassione e la sua
dedizione.
Il Dalai Lama diceva anche che lo spirito, la
compassione e la dedizione di Madre Teresa avrebbero
continuato a guidare la comunità umana.
Numero 26 -
Luglio 2010
(www.lastampa.it)Potenza
di un semplice cinguettio: lunedì scorso, 19 luglio,
il Dalai Lama ha risposto alle domande di migliaia
di cinesi sul suo nuovo blog twitter:@dalailamacn.
Mentre Pechino continua a rifiutare qualsiasi
contatto con il leader tibetano in esilio, lui
insiste nel cercare un dialogo con la popolazione
cinese. Anche in modo virtuale.
Dopo aver selezionato 10 domande sulle 326 domande
proposte da oltre 1500 navigatori 1.543 internauti
lo scrittore Wang Lixiong, che aveva organizzato un
"incontro" analogo il 21 maggio scorso, ha risposto
per
conto
del Dalai Lama su temi caldi come “l’autonomia del
Tibet”.
“Il termine ‘autonomia dei tibetani’ – spiega su
twitter il leader settantacinquenne – dovrebbe
riferirsi a una situazione in cui in Tibet i
tibetani sono la maggioranza e gli altri gruppi
etnici la minoranza. Se la situazione è stata
capovolta, la parola ‘autonomia’ non ha più senso”.
Da tempo la Cina promuove con vantaggi finanziari
una massiccia immigrazione del gruppo etnico Han in
Tibet per modificare il rapporto numerico con i
tibetani.
Il Dalai Lama vuole forse allora un Grande Tibet,
come paventa Pechino? Twitter-risposta: "L'idea di
“Grande Tibet” viene amplificata solo dalla
propaganda del Partito comunista. Io desidero dare a
tutti i tibetani che parlano e scrivono la stessa
lingua, uguali diritti di tutelare e sviluppare la
loro cultura religiosa, come pure per il loro
sviluppo economico”.
(ANSA) - CAMPOBASSO, 26 LUG - I riconoscimenti della
terza edizione del Premio internazionale ''La
Traglia'' organizzato dalla Regione Molise in
occasione delle celebrazioni a Jelsi (Campobasso)
per la ricorrenza di S.Anna e della 205/a edizione
della ''Festa del grano'', andranno al Dalai Lama e
a Stefano Dallari, fondatore della ''Casa del Tibet
Italia'' di Votigno di Canossa (Reggio Emilia).La
consegna avverra' domani nel corso di una
manifestazione.A ritirare il premio assegnato al
Dalai Lama, sara' Tseten Samdup Chhoekyapa, suo
rappresentante presso l'Unione Europea, che
provvedera' successivamente a consegnarglielo.
Insieme a lui arriveranno a Jelsi quattro monaci del
monastero tibetano della ''Gaden Jangtse Federation
Europe'', sorto di recente a Cisterna di Latina.
(ANSA).
Numero 25 -
Luglio 2010

A quanto si apprende
dal quotidiano Times of India, Richard Gere è
in procinto di girare il suo prossimo film dedicato al
buddhismo in Ladakh, un vero e proprio “piccolo Tibet” a
nord dell’India. Il mese prossimo l’attore – da tempo
convertito al buddhismo e grande sostenitore della causa
tibetana - sarà a Leh, la città principale della
regione, posta a oltre tremila metri di altitudine. Il
quotidiano indiano riporta inoltre una dichiarazione di
un famoso coreografo di Bollywood, Rajev Khinchi,
coinvolto nel progetto cinematografico per curare alcune
scene di danza previste nella pellicola. Attualmente non
sono stati resi ulteriori dettagli sul film e neanche la
sua release. (www.duellanti.com)
Numero 24 -
Luglio 2010
www.sangye.it -
Il 6 luglio 2010 Sua Santità il 14° Dalai Lama del
Tibet ha compiuto 75 anni, centinaia di m igliaia,
anzi milioni, di persone in tutto il mondo gli fanno
gli auguri e celebrano il settantacinquesimo
compleanno del Dalai Lama, leader spirituale del
buddismo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord
dell’India. Nonostante la pioggia, circa 5mila
sostenitori si sono riuniti davanti al tempio
himalayano di McLeod Ganj, dove il Dalai Lama vive
dal 1959, quando fu costretto a fuggire dal Tibet in
seguito alla sollevazione repressa nel sangue dal
governo cinese .
A Washington DC, la Presidente del Congresso Nancy
Pelosi ha salutato il Dalai Lama per il suo 75 °
compleanno come “un uomo di pace e di saggezza” e ha
esortato la Cina a dialogare seriamente con lui sul
problema del Tibet. “Sua Santità ha espresso la
volontà di visitare la Cina e ad impegnarsi
direttamente con i funzionari d’alto livello. E mia
sincera speranza che Pechino inviti Sua Santità in
Cina per reali trattative”, ha aggiunto in un
comunicato.
In Tibet, in un sottodistretto di
Namling, nella prefettura di Shigatse, 30 tibetani hanno lanciato
sassi contro dieci veicoli di sicurezza cinesi e sono stati
arrestati. Le proteste dei civili sono cominciate quando, in aprile,
una compagnia cinese ha avviato nel territorio dei lavori di
imprecisata “estrazione mineraria”, compromettendo le falde
acquifere e impedendo il pascolo degli animali. “I tibetani della
zona sono disperati e si sono appellati alle autorità locali per
fermare le att ività
di estrazione” ha rivelato una fonte. “Hanno spiegato quanto le
operazioni stiano danneggiando le condizioni ambientali del
territorio”.L'estrazione di risorse, avviata in una zona
tradizionalmente adibita alle mandrie, oltre a impedire il pascolo
degli animali, ha anche inquinato le falde acquifere compromettendo
le riserve di acqua potabile. Le ripetute proteste da parte dei
civili alle autorità locali non sono servite a nulla. Al contrario,
sono state inviate forze di sicurezza per presidiare la zona e
mettere a tacere le lamentele. “I tibetani erano così disperati che
hanno attaccato i veicoli che trasportavano le forze di sicurezza
con pietre e sputi. La polizia ha risposto sparando in aria tre
volte e arrestando diversi civili. Molti di loro sono stati
picchiati duramente” ha dichiarato una seconda fonte. “Dei 30
detenuti, due sono stati spostati dalla prigione di Shigatse e non
sappiamo dove sono”. Il giorno dopo gli arresti avvenuti il 21
maggio, ma dei quali si è avuta notizia soltanto ieri sera, le
autorità hanno visitato tutte le case del luogo comunicando che gli
scavi sarebbero andati avanti. La polizia presidia tutt’ora diverse
strade. Sul blog sina.com un ufficiale della pubblica sicurezza di
Shigatse ha scritto: “Più di 50 abitanti sono stati arrestati. Non è
la prima volta che succedono incidenti simili in questa zona. Ogni
anno ce n’è uno, ma il governo non può mostrarsi debole”. (AsiaNews/Agenzie)
Pechino (AsiaNews/Tchrd) – In meno di
un anno la polizia cinese ha arrestato, torturato e condannato alla
prigione o alla “rieducazione-tramite-lavoro” tre fratelli e tre
cugini della stessa famiglia tibetana. Lo rivela il Centro tibetano
per i diritti umani e la democrazia (Tchrd) che parla di sentenze
ingiustificate e vendetta personale da parte di ufficiali della
polizia locale ai danni di sei membri della famiglia Samdrup del
villaggio Gonjo County, nella prefettura di Chamdo, Regione autonoma
tibetana. I primi ad essere arrestati sono Jigme Namgyal e Rinchen
Samdrup, direttori di una ong ambientalista. I due fratelli hanno
accusato membri della polizia locale di caccia illegale di alcuni
animali in via d’estinzione.
Il 7 agosto del 2009 sono stati arrestati. Jigme è stato condannato
in novembre a 21 mesi di “rieducazione-tramite-lavoro” con l’accusa
di “danneggiamento della stabilità sociale”, per avere raccolto
informazioni sull’ambiente e averle condivise con “la cricca del
Dalai Lama”. LEGGI TUTTO … Il 3 luglio 2010, dopo quasi un anno
dall’arresto, Rinchen Samdrup è stato condannato a 5 anni di
prigione con l’accusa di “incitamento alla divisione del Paese” per
avere pubblicato sul suo sito un articolo riguardo al Dalai Lama. Il
3 gennaio 2010 anche Karma Samdrup, fratello dei due arrestati, è
stato preso in custodia dalla polizia cinese con l’accusa di
“sciacallaggio” per l’acquisto di alcuni manufatti nello Xinjiang
nel 1998. L’arresto è avvenuto dopo che Karma aveva visitato i
fratelli in prigione e aveva parlato in loro difesa. Inoltre, Karma,
affermato uomo d’affari, aveva la licenza per commerciare in
manufatti. Dopo essere stato picchiato e torturato per sei mesi,
Karma è stato condannato il 24 giugno a 15 anni di prigione e gli
sono stati revocati i diritti politici per cinque anni. Attivisti
per i diritti umani sostengono che il processo è stato una farsa e
che i diritti di Karma sono stati violati. Karma non ha potuto
vedere il suo avvocato se non 30 minuti prima dell’inizio del
processo. “La corte ha del tutto ignorato i fatti, calpestato il
sistema legale e violato l’umanità di Karma” ha spiegato l’avvocato
Pu Zhigiang. Anche tre cugini dei fratelli sono stati arrestati.
Sonam Choephel, dopo avere organizzato una petizione in difesa di
Rinchen Samdrup a Pechino, è stato condannato a un anno e mezzo di “rieducazione-tramite-lavoro”.
A marzo, Rinchen Dorje, monaco buddista, è stato arrestato sulla
base di vaghi capi di accusa e tuttora non si sa dove sia. Il 5
luglio, un sesto membro della famiglia Samdrup, Tashi Topgyal, è
stato arrestato a Lhasa dove stava cercando informazioni su Rinchen
Dorje. Sembra che l’abbia trovato in un ospedale, ricoperto da
bruciature che la polizia cinese ha spiegato come punizioni inflitte
con scariche elettriche per avere cercato di scappare.
Alcuni analisti ritengono che la persecuzione non sia responsabilità
del governo centrale di Pechino ma di rappresaglie di ufficiali
locali.
fonte - http://www.asianews.it/notizie-it/Membri-di-una-famiglia-tibetana-incarcerati,-torturati-e-condannati-dalla-polizia-cinese-18899.html
Numero 23 -
Luglio 2010
“In
Tibet c’è libertà di religione?” Il monaco ascolta
la domanda in silenzio, poi abbassa la testa. Si
chiama Norgye, ha 29 anni, e vive nel tempio di
Jokhang a Lhasa, il santuario più sacro per il
buddhismo tibetano. Ci viveva anche due anni fa,
quando il Tibet si incendiò per una serie di
rivolte, represse dalle autorità cinesi, che
causarono d ecine
– e secondo il Dalai Lama centinaia – di morti. E
proprio due anni fa, il 28 marzo 2008, Norgye
apparve per la prima volta di fronte ai microfoni
dei giornalisti, scortati dal governo cinese nel
monastero. Allora urlò, tra le lacrime: “Il governo
mente, hanno ucciso molte persone. Il Tibet non è
libero”.
Oggi, due anni e un “corso di rieducazione
patriottica” più tardi, parla a voce bassa. E dice
che sì, i tibetani godono di libertà religiosa. “Ho
sbagliato, ero contro la legge. Non mi hanno
picchiato né torturato”, spiega Norgye ai
giornalisti, ammessi dal governo cinese nel
monastero. “Dovevamo imparare la legge. E attraverso
l’educazione ho capito che quanto ho fatto in
passato era sbagliato, era contro la legge”. A
controllare quanto dice, a pochi passi di distanza,
sono funzionari governativi e Laba, un monaco più
anziano, guida “ufficiale” per il tour di cinque
giorni – rigidamente pianificato da Pechino – della
regione autonoma del Tibet, normalmente chiusa ai
giornalisti stranieri. L’incontro con Norgye non era
nemmeno in programma: solo l’insistenza da parte dei
media stranieri di incontrare almeno uno dei
protagonisti della rivolta del 2008 ha costretto
Laba a chiamare il discepolo. Il monaco anziano
interrompe il giovane più volte, per precisare,
correggere, chiarire. Ma le ore passate a studiare
legge e pensiero comunista, e la “denuncia” del
Dalai Lama durante il corso di rieducazione
patriottica, hanno sortito l’effetto desiderato.
“Non sapevo nulla delle proteste”, dice Norgye,
quando gli viene chiesto che cosa l’avesse spinto a
urlare la sua rabbia due anni prima.
Eppure nel 2008, i 30 monaci che avevano violato le
regole imposte dal regime cinese per andare di
fronte ai giornalisti avevano detto che a loro e ai
loro 87 confratelli era stato impedito di prender
parte alle manifestazioni pacifiche del 10 marzo.
Quelle che, commemorando il 49esimo anniversario del
tentativo – fallito – dei tibetani di liberarsi dal
dominio della Cina, sfociarono 4 giorni dopo nelle
violenze compiute contro i cinesi di etnia Han, non
tibetani. Quelle che portarono a una repressione
decisa da parte di Pechino, che spinse molti governi
a ipotizzare un boicottaggio – mai avvenuto – delle
Olimpiadi di Pechino che sarebbero cominciate cinque
mesi più tardi. Quelle dopo le quali il Dalai Lama –
considerato un pericoloso leader separatista dal
governo cinese, tanto che ad ogni sua visita in un
Paese straniero Pechino minaccia ritorsioni in caso
di meeting ufficiali con I capi di Stato – ha
incontrato le autorità cinesi due volte, senza che
di fatto nulla cambiasse. Anche oggi nella Regione
autonoma del Tibet – quasi tre milioni di abitanti,
il 92% dei quail di etnia tibetana, sotto il governo
cinese dal 1950 – è vietato pregare e adorare il
Dalai Lama, che vive in esilio in India. Eppure
Norgye non ha dubbi, non ora. E a chi gli chiede
come mai, se in Tibet c’è libertà religiosa, persino
le foto del Dalai Lama siano messe al bando,
risponde disciplinato: “C’è libertà. Quella, per
ogni persona, di credere o no”.Decisa da parte di
Pechino, che spinse molti governi a ipotizzare un
boicottaggio – mai avvenuto – delle Olimpiadi di
Pechino che sarebbero cominciate cinque mesi più
tardi. Quelle dopo le quali il Dalai Lama –
considerato un pericoloso leader separatista dal
governo cinese, tanto che ad ogni sua visita in un
Paese straniero Pechino minaccia ritorsioni in caso
di meeting ufficiali con I capi di Stato – ha
incontrato le autorità cinesi due volte, senza che
di fatto nulla cambiasse. Anche oggi nella Regione
autonoma del Tibet – quasi tre milioni di abitanti,
il 92% dei quail di etnia tibetana, sotto il governo
cinese dal 1950 – è vietato pregare e adorare il
Dalai Lama, che vive in esilio in India. Eppure
Norgye non ha dubbi, non ora. E a chi gli chiede
come mai, se in Tibet c’è libertà religiosa, persino
le foto del Dalai Lama siano messe al bando,
risponde disciplinato: “C’è libertà. Quella, per
ogni persona, di credere o no”.
Fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/03/voci-dal-regime-cinese-la-rieducazione-del-monaco-che-fece-la-rivoluzione-in-tibet/35780/
Numero 22 -
Giugno 2010
(ANSA) - PECHINO, 24GIU - Per Hrw, la Cina 'deve
immediatamente' avviare un'indagine sulle torture
che avrebbe subito in prigione il tibetano Karma
Samdrup. E deve anche ritirare le 'accuse
fabbricate' contro di lui, che e' un intellettuale.
Nella prima udienza del processo a suo carico con
l'accusa di aver rubato statue e altri preziosi
antichi, Samdrup ha denunciato di essere stato
picchiato, drogato e privato del sonno per alcuni
mesi nel tentativo di estorcergli una confessione.
Numero 21 -
Giugno 2010
Dharamsala, 16
giugno 2010.
Smentendo
clamorosamente
quanto in precedenza
affermato,
l’ambasciatore russo
in India, Alexander
Kadakin, ha
dichiarato che al
Dalai Lama non sarà
concesso il visto
d’ingresso nel
paese. La notizia di
una prossima visita
del Dalai Lama in
Russia nella veste
di leader spirituale
era stata annunciata
il 4 giugno dallo
stesso Kadakin che
aveva argomentato la
notizia con queste
parole: “Ci sono
molti buddisti nella
regione e nelle
montagne dell’Altai
e in Russia
desiderosi di
incontrare il loro
leader spirituale”.
Circa un mese fa
avevano destato
curiosità e stupore
le dichiarazioni del
Ministro degli
Esteri russo Sergey
Lavrov il quale
aveva ventilato la
possibilità della
mediazione
di
Mosca nel processo
di dialogo tra
Dharamsala e
Pechino.
Dichiarazioni
peraltro
successivamente
smentite dallo
stesso Lavrov
quando, al
Parlamento russo,
aveva definito il
Dalai Lama “il
simbolo
dell’indipendenza
del Tibet” e
“fondate” le ragioni
di Pechino nel non
voler avere alcun
contatto con il
leader
tibetano.Incontrando
a Nuova Delhi
l’ambasciatore
cinese, Kadakin ha
definito “un errore
dovuto all’errata
trascrizione di una
sua dichiarazione”,
imputabile
all’agenzia ANI,
la notizia della
prossima visita del
Dalai Lama in Russia
ed ha consegnato ai
diplomatici cinesi
il testo corretto
delle sue parole. Ai
giornalisti di
Voice of Russia
ha spiegato che
“allo stato attuale
Mosca non può
concedere il visto
al Dalai Lama perché
il suo ruolo
religioso ha una
forte connotazione
politica”. “La
Russia ha importanti
relazioni con la
Cina” – ha aggiunto
– “e non abbiamo
alcuna intenzione di
metterle a rischio”.
“Per il momento, il
visto al Dalai Lama
è fuori
questione”.L’ultima
visita del Dalai
Lama in Russia
risale al 2004,
quando si recò nella
Repubblica di
Kalmucchia per
l’inaugurazione di
un tempio buddista.
Dal 2007 il visto
d’ingresso gli è
stato sempre
negato.(www.italiatibet.org)

(ANSA)
- TOKYO, 18 GIU - Il
Dalai Lama e'
arrivato in Giappone
per la sua 14/a
visita. Il leader
spirituale tibetano
sara' a Tokyo,
Nagano, Kanazawa e
Yokohama.Fino al 28
giugno appuntamenti
prevalentemente
religiosi. Domani a
Nagano il Dalai Lama
pronuncera' un
sermone buddhista al
tempio Zenkoji, al
centro
dell'attenzione nel
2008 per il rifiuto
dei monaci di
ospitare la partenza
della fiaccola
olimpica dei Giochi
di Pechino, come
protesta verso la
Cina per la
repressione violenta
dei moti buddhisti
in Tibet.
|
Numero 20 -
Giugno 2010
10 giugno
2010.
Nonostante i
fatti smentiscano le parole, i burocrati
cinesi continuano a proclamare la completa
apertura della Cina al dialogo con il Dalai
Lama sulla questione del Tibet. Tale
disponibilità è stata ribadita a Oslo il 7
giugno 2010 dal Vice Ministro per gli Affari
Esteri, signora Fu Ying, in occasione di un
discorso tenuto press o
l’Istituto Norvegese per gli Affari
Internazionali. “La porta per il dialogo è
sempre aperta e lo è da anni” – ha
dichiarato Fu Ying - “vi sono delle
difficoltà ma da parte cinese la volontà di
proseguire i colloqui è sincera”.“Il Tibet è
una regione lontana ed è importante che
trovi una sua specifica via all’attuazione
del progresso economico che le consenta,
allo stesso tempo, di conservare la sua
cultura e le sue tradizioni”, ha proseguito
il Vice Ministro specificando che si tratta
di un processo difficile.La cultura tibetana
è unica e di grande valore”, ha affermato.
“Recentemente, si è tenuta una Conferenza
Nazionale sul Progresso in Tibet e sono
stati decisi molti investimenti e aiuti. Per
preservare l’ambiente, il 37% del territorio
tibetano è già stato dichiarato Riserva
Naturale protetta. Amo il Tibet e questa
estate intendo trascorrervi le mie
vacanze”.Secondo Penpa Tsering, Presidente
del Parlamento Tibetano in Esilio, presente
all’evento assieme alla signora Chungdak
Koren, direttrice del Comitato
Norvegia-Tibet, “la signora Fu sembrava
sincera e se le sue parole fossero vere
potrebbero far pensare a un positivo
cambiamento da parte delle autorità cinesi”.
Parlando all’emittente radio Voice of
Tibet, Penpa Tsering ha rilevato che,
nel suo intervento, il Vice Ministro cinese
non ha denunciato il Dalai Lama né lo ha mai
definito “separatista”.La politica cinese in
Tibet parla però un altro linguaggio.
Pechino continua a perseguitare i tibetani
che chiedono il ritorno del Dalai Lama e a
esercitare una dura repressione nei
confronti di monaci, monache e laici. Ogni
pacifica manifestazione di dissenso è punita
con il carcere e la tortura e il paese è, di
fatto, uno stato di polizia in cui ogni
cittadino è sorvegliato e controllato e dove
il Dalai Lama è denigrato dagli organi di
stampa e dalle agenzie propagandistiche. (www.italiatibet.org) |
Numero 19 -
Giugno 2010
Niente canzoni
tibetane nei cellulari. Le autorità cinesi in
Tibet hanno infatti messo al bando le suonerie
per
i telefonini che riproducono motivi popolari in
lingua tibetana. Lo si apprende dall’ufficio del
Dalai Lama a New Delhi. «Agli studenti e agli
insegnanti di una scuola superiore vicino alla
città tibetana di Shigatse – si legge in un
comunicato diffuso dall’addetta stampa Tsering
Tsomo - è stato ordinato di cancellare dai loro
telefonini alcune canzoni popolari perché
considerate “nocive” dai funzionari locali».La
lista delle suonerie vietate contiene 27 motivi
famosi in lingua tibetana. In un messaggio
pubblicato lo scorso mese sul website della
scuola, le autorità ordinavano la rimozione
delle canzoni in formato audio o video dai
cellulari e dagli I-pod. Secondo il comunicato,
Pechino ha anche vietato ai negozi di fotocopie
di Lhasa di riprodurre materiale scritto in
tibetano.
Numero 18 -
Maggio 2010
Twitter
in soccorso della causa tibetana, almeno per un’ora.
Tanto è durata la prima intervista del Dalai Lama
con gli internauti cinesi avvenuta attraverso il
sito di instant messaging. A partire dalle 12
italiane (le 8 di sera in Cina) il capo spirituale
dei tibetani ha risposto a 250 domande formulate da
1.100 utenti della Repubblica popolare. L’iniziativa
era stata lanciata su Twitter da Wang Lixiong,
scrittore cinese dissidente della politica di
Pechino in Tibet, che in un messaggio aveva detto di
aver offerto al Premio Nobel per la Pace la
possibilità di accedere al sito col suo account per
l’o ccasione.
Così, attraverso un voto online avvenuto su
un’applicazione di Google chiamata Google Moderator,
circa 12 mila persone hanno selezionato le 250
domande per il leader tibetano, ha spiegato Xiao
Qiang, direttore della rivista “China Digital Times”,
che ha base negli Stati Uniti. Twitter, dove il
Dalai Lama ha da qualche mese un proprio account con
oltre 350 mila followers, in Cina è bloccato. Ma il
sito di instant messaging permette ad altre
applicazioni e server di accedere al suo servizio,
così gli internauti cinesi hanno potuto accedere ai
«twit» del Dalai Lama senza dover ricorrere ai proxy
che permettono di aggirare la poderosa censura di
Pechino. Proprio per questo motivo, ha spiegato
Qiang, Twitter è ampiamente utilizzato in Cina
nonostante i filtri censori delle autorità. «In
realtà la Grande Muraglia (digitale, ndr) ha
favorito la crescita della comunità di Twitter come
in nessun altro Paese al mondo», ha dichiarato all’Associated
Press Qiang.
Secondo lui si tratta di una comunità che ha il suo
collante proprio nell’anti-censura: «Numerose
discussioni su Twitter sono sulla libertà di
Internet e su come aggirare la Grande Muraglia con
metodi più sofisticati». Il leader dei buddisti
tibetani ha risposto alle domande da New York, dove
si trova per una vista di due giorni. Dalla
cittadina indiana di Dharamsala, sede del governo
tibetano in esilio, il segretario del Dalai Lama,
Tenzin Takhla ha confermato a La Stampa che
l’intervista è avvenuta come da programma. «Tuttavia
- ha aggiunto - non possiamo sapere da quanti utenti
è stata seguita».(www.lastampa.it)
|
maggio 2010.
Iniziano a circolare le prime notizie sui
piani varati dal governo di Pechino circa la
ricostruzione della città tibetana di
Kyegudo, uno dei centri maggiormente colpiti
dal terremoto del 14 aprile. Secondo alcune
dichiarazioni rilasciate il 1° maggio dal
premier Wen Jiabao nel corso di un incontro
organizzato dopo la sua seconda visita alle
zone devastate dal sisma, sarà data priorità
alla ricostruzione degli edifici pubblici,
comprese scuole e ospedali. Wen ha inoltre
affermato che il governo contribuirà
finanziariamente al restauro dei monasteri.
Un consigliere governativo ha precisato che
la nuova Kyegudo sarà “una città turistica
attenta all’ecologia”.Circa la ricostruzione
delle abitazioni degli oltre 10 0.000
senza tetto, definiti “in grande maggioranza
pastori e agricoltori”, in una nota
dell’agenzia Xinhua del 2 maggio
2010 si legge che quest’opera richiederà un
periodo di tempo di almeno tre anni e che
sarà in gran parte finanziata dal governo. A
questo proposito, International Campaign
for Tibet fa sapere che, secondo fonti
all’interno del Tibet, i tibetani residenti
nella zona dichiarano che sarebbero in grado
di ricostruire da soli le abitazioni, e in
minor tempo, se solo fossero loro forniti i
materiali necessari. La stessa fonte precisa
che molti preferirebbero non aspettare la
ricostruzione e vivere presso famigliari o
amici anziché vivere sotto le tende, unico
rifugio per il tempo a venire.Poiché il
governo centrale intende finanziare e
sovraintendere alla ricostruzione, si teme
che la popolazione locale non avrà alcuna
voce in capitolo e sarà esclusa da ogni
decisione. La legge cinese sull’autonomia
etnica regionale stabilisce infatti che
quando i finanziamenti provengono dalle
autorità centrali, ogni competenza
decisionale, anche a livello locale, spetta
al governo.Nel processo di ricostruzione, la
questione ambientale sarà uno dei punti
cruciali. A causa di discutibili politiche
agricole, negli ultimi decenni il territorio
della Prefettura Autonoma Tibetana di Yushu
si è andato desertificando e il governo
cinese, nel tentativo di porre rimedio al
degrado dell’ambiente, ha sottratto alla
pastorizia vasti appezzamenti di terreno
relegando nomadi e contadini in
prefabbricati spesso costruiti ai margini
delle città o lungo le strade. Ancora non si
conosce con esattezza quale sia stato
l’impatto del terremoto su questi edifici
prefabbricati ma si ritiene che molte vite
sarebbero state risparmiate se ai contadini
fosse stato consentito di vivere nei pascoli
anziché nei ghetti urbani.Fonte:
International Campaign for Tibet |
Numero 17 -
Maggio 2010
www.ilsussidiario.net – Dieci geni presenti nel
fisico permettono ai tibetani di vivere più a lungo
delle altre popolazioni e di evitare patologie che
minano il corpo. Soprattutto ad altitudini dove la
maggior parte delle persone si ammalerebbe. E’ il
risultato di uno studio pubblicato dalla rivista
americana “Science” dell’Università dello Utah. I
ricercatori americani insieme a colleghi cinesi,
hanno studiato il dna di 75 tibetani che vivono a
circa 4600 metri dal livello del mare. Hanno così
potuto constatare l’esistenza di 10 geni importanti
per la respirazione in carenza d'ossigeno. Due di
essi potrebbero essere coinvolti nella sintesi di
un'emoglobina più efficace a catturare ossigeno e a
trasferirlo al corpo.
Numero 16 -
Maggio 2010
Iniziano a circolare le prime notizie sui piani
varati dal governo di Pechino circa la ricostruzione
della ci ttà
tibetana di Kyegudo,
uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto
del 14 aprile. Secondo alcune dichiarazioni
rilasciate il 1° maggio dal premier Wen Jiabao nel
corso di un incontro organizzato dopo la sua seconda
visita alle zone devastate dal sisma, sarà data
priorità alla ricostruzione degli edifici pubblici,
comprese scuole e ospedali. Wen ha inoltre affermato
che il governo contribuirà finanziariamente al
restauro dei monasteri. Un consigliere governativo
ha precisato che la nuova Kyegudo sarà “una città
turistica attenta all’ecologia”. Circa la
ricostruzione delle abitazioni degli oltre 100.000
senza tetto, definiti “in grande maggioranza pastori
e agricoltori”, in una nota dell’agenzia
Xinhua
del 2 maggio 2010 si legge che quest’opera
richiederà un periodo di tempo di almeno tre anni e
che sarà in gran parte
finanziata dal governo. A questo proposito,
International
Campaign for Tibet
fa sapere che, secondo fonti all’interno del Tibet,
i tibetani residenti nella zona dichiarano che
sarebbero in grado di ricostruire
da soli le abitazioni, e in minor tempo, se solo
fossero loro forniti i materiali necessari. (www.sangye.it)
Numero 15 -
Maggio 2010
www.ansa.it - Un
asceta indù sopravvive senza mangiare e senza bere
da 74 anni. L'uomo, che si chiama Prahlad Jani e ha
82 anni, si trova sotto esame in un ospedale dello
stato settentrionale del Gujarat, secondo quanto
riporta Ahmedabad Mirror. Un team di medici del
Defence Institute of Physiologist and Allied Science
(Dipas), un centro di ricerca della difesa, intende
scoprire qual è il segreto di questa sua
straordinaria capacità di resistenza, dovuta a
un'antica tecnica di meditazione yoga. Jani era già
stato esaminato nel 2003 da un'altra squadra di
medici, che non erano riusciti a spiegare
scientificamente il fenomeno. Sembra che lo "yogi",
che si trova in perfetta salute, "sia capace di
produrre urina nella sua vescica e poi in base alla
sua volontà di rimandarla in circolo" spiega il
medico Sudhar Shah. Nato in un povero villaggio del
Gujarat, il santone sostiene di aver ricevuto questi
suoi poteri speciali da una divinità all'età di otto
anni. La tecnica è conosciuta come "breatharianismo"
e consiste nel raggiungere con il potere mentale il
totale dominio delle proprie funzioni corporee.
Numero 14 -
Aprile 2010
Esplose tre bombe, nove le vittime. RANGOON (www.lastampa.it)-
Sanguinoso attentato a Rangoon, l’ex capitale
della Birmania: tre
bombe esplose sulla riva del lago Kandawgyi, dove
una grande folla festeggiava il nuovo anno buddista,
hanno ucciso nove persone e ne hanno ferite altre
75. Le bombe erano nascoste sotto un gazebo. Un
quarto ordigno è stato scoperto e disinnescato dagli
artificieri. Quattro delle vittime sono donne e tra
i feriti ci sono numerosi poliziotti che vigilavano
sui festeggiamenti per il Thingyan, la Festa
dell’acqua che dà il via al Capodanno birmano. Un
appuntamento tradizionale in cui ci si inaffia a
vicenda con secchiate e gavettoni, come rito
purificatore.
Fonti citate da Asianews hanno parlato di «più di 30
morti» e hanno spiegato che l’attentato potrebbe
essere una mossa del regime per mettere a tacere il
dissenso in vista delle elezioni del prossimo
autunno, le prime dal 1990. Dalle elezioni è stata
esclusa la leader dell’opposizione, Aung San Suu Kyi,
agli arresti domiciliari. Il partito di San Suu Kyi,
la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), ha
annunciato il boicottaggio della consultazione.
Numero 13 -
Aprile 2010
Tibet: Dalai Lama, lasciatemi visitare le zone
terremotate. (Sab 17 aprile 2010, AGI online) -
Dharamsala - Il Dalai Lama ha chiesto a Pechino di
permettergli di visitare le aree del Tibet colpite
dal terremoto. "Per esaudire i desideri di molti che
vivono lì" ha detto il leader Buddhista, "sono
ansioso di andare io stesso a dare conforto".
Numero 12 -
Aprile 2010
Nel suo primo giorno di visita in Svizzera il Dalai
Lama ha ringraziato la Svizzera per la solidarietà
dimostrata nei confronti dei rifugiati tibetani
arrivati a partire dal 1960 nella Confederazione. Il
capo spirituale ha incontrato inoltre a l
monastero buddista di Rikon (ZH) la presidente del
consiglio nazionale Pascale Bruderer, la sindaca di
Zurigo Corine Mauch e la presidente del governo
cantonale Regine Aeppli.
Il premio Nobel per la pace ha mostrato tutta la sua
gratitudine e ha fatto parte i presenti dei suoi
molti ricordi legati a quel periodo, ha detto la
Bruderer. La consigliera nazionale ha da parte sua
sottolineato l'ottima integrazione della comunità
tibetana in Svizzera, arrivata ormai alla terza
generazione. Con circa 4'000 persone la comunità
tibetana nella Confederazione è la più grande in
tutto il mondo.
Nel pomeriggio si è svolta anche una cerimonia
intitolata «Merci Schwiiz» (Grazie Svizzera),
organizzata per sottolineare i 50 anni dall'arrivo
dei rifugiati tibetani. La visita zurighese di
Tenzin Gyatso prosegue fino a domenica prossima. Il
fitto programma prevede una serie di conferenze sul
tema dell'altruismo nell'economia, al «Kongresshaus»
e all'»Hallenstadion».(www.rsi.ch)
Numero 11 -
Aprile 2010
LA CINA TENDE LA MANO A OBAMA (www.affaritaliani.it).
Lunga conversazione telefonica nella notte italiana
tra il presidente Usa, Barack Obama, e il collega
cinese, Hu Jintao, che si recherà a Washington per
prendere parte il 12-13 aprile al summit
internazionale sulla sicurezza nucleare: al centro
dei colloqui soprattutto l'Iran, ma anche gli
impegni del G20 per garantire la ripresa economica e
anche le relazioni bilaterali, messe in crisi di
recente da Sulla questione nucleare, Obama -ha reso
noto la Casa Bianca- "ha sottolineato l'importanza
di lavorare insieme per fare in modo che l'Iran
rispetti i suoi obblighi internazionali". Più in
generale, il presidente Usa ha rilevato la necessità
che Washington e
Pechino "insieme con le altre piu' importanti
economie attuino gli impegni del G20
destinati a produrre una crescita bilanciata e
sostenibile"; e ha espresso il suo apprezzamento per
la decisione di Hu di partecipare al summit
nucleare, a fine aprile a Washington, che sara'
"un'importante opportunita' perche' i due Paesi
affrontino il loro comune interesse nel mettere un
freno alla proliferazione nucleare e nel proteggersi
dal terrorismo nucleare".
Numero 10 -
Marzo 2010
(ANSA) - PECHINO, 18 MAR - In almeno due
localita' della Cina centinaia di
giovani tibetani hanno dato vita a
manifestazioni anti-cinesi e a sostegno
del Dalai Lama. Lo hanno detto testimoni
confermando quanto sostenuto da siti web
di esuli tibetani. Studenti liceali
hanno manifestato a Hezuo, nella
provincia del Gansu;almeno 20 ragazzi
sarebbero stati arrestati. A un'altra
protesta hanno partecipato circa 500
persone per chiedere la liberazione dei
giovani imprigionati. Il governo della
provincia ha negato le proteste.
Numero 09 -
Marzo 2010
(ANSA) - NEW DELHI, 10 MAR - A 51 anni della rivolta
tibetana, il Dalai Lama ha accusato i cinesi di
'voler intenzionalmente cancellare il buddismo' dal
Tibet. Il leader spirituale ha tenuto il suo
discorso annuale a Dharamsala (nord dell'India), sua
residenza e sede del governo tibetano in esilio. 'I
cinesi stanno portando avanti oggi diverse
iniziative politiche -ha detto -tra cui una campagna
per la rieducazione patriottica in molti monasteri
del Tibet', costringendo monaci e monache a vivere
in semiprigionia'
Numero 08 -
Marzo 2010
LIBERTA' PER IL TIBET. IN 15.000 A GINEVRA IL 9-10
MARZO.
Bruxelles, 23 gennaio
1997. Alla conclusione
dei lavori del II.
Seminario europeo per la
libertà del Tibet le
Comunità tibetane in
Europa, i gruppi di
sostegno al Tibet
europei, l'Integruppo
Tibet al PE ed il
Partito Radicale hanno
convocato per il 9 e 10
marzo prossimi a
Ginevra, sede della
Commissione per i
Diritti umani delle NU,
la seconda
manifestazione europea
per la libertà del
Tibet.
L'obiettivo sarà di
portare a Ginevra non
meno di 15.000 persone
da tutta Europa per
chiedere l'immediata
apertura di negoziati
tra il Governo di
Pechino e quello
tibetano in esilio cosi'
come costantemente
richiesto da anni dal
Dalai Lama per una
pacifica e nonviolenta
soluzione della
questione tibetana.
A Ginevra sono previsti
3 momenti di
mobilitazione: il 9
marzo una marcia per le
vie cittadine dalla
Delegazione cinese fino
ai cancelli delle
Nazioni Unite; nel tardo
pomeriggio del 9 una
fiaccolata sul lungo
lago; il 10 marzo,
giornata che commemora
l'insurrezione
nonviolenta di Lhasa del
1959, un presidio di
fronte ai cancelli delle
Nazioni Unite. E'
prevista la
partecipazione di
numerosi esponenti del
mondo politico europeo,
della dissidenza cinese
esterna e di artisti di
fama internazionale da
tempo impegnati per la
causa tibetana.(www.radicalparty.org)

ROMA - Presentata questa
mattina a Montecitorio la
giornata di iniziative ed
eventi di lunedì 10 marzo
2008, in occasione del 49°
anniversario
dell’insurrezione di Lhasa e
la fuga del Dalai Lama dal
Tibet occupato dalla Cina.
Un vasto ed articolato
Comitato per il “TIBET
LIBERO”, a cui hanno aderito
fra gli altri l’Associazione
Nessuno Tocchi Caino,
l’Associazione Radicale
Adelaide Aglietta, il
Partito Radicale Nonviolento
Transnazionale e
Transpartito, ha presentato
il seguente programma:
Alle 10, un sit-in davanti
all’Ambasciata della
Repubblica Popolare di Cina,
in piazza Perù;
Alle 16, la partenza della
fiaccola olimpica tibetana
dalla sede del CONI, in
largo de Bosis 15;
Alle 17.30, il ritrovo in
piazza Navona e l’inizio del
corteo-fiaccolata verso la
sede dell’ONU-UNICRI in
piazza San Marco.(www.radicalparty.it)
Numero 07 -
Marzo 2010 
Tibet: il Dalai Lama attiva account Twitter
Numero 06 -
Febbraio 2010
Numero 05 -
Febbraio 2010
La Casa Bianca ha respinto
la richiesta della Cina di annullare
l'incontro fra il presidente Barack
Obama e il Dalai Lama, leader spirituale
tibetano in esilio, previsto per il 18
febbraio a Washington. «L'incontro fra
il presidente Obama e il Dalai Lama a  vverrà,
come già annunciato, giovedì prossimo»
ha affermato Robert Gibbs, portavoce
della Casa Bianca. Unica concessione a
Pechino - secondo cui la visita del capo
spirituale dei buddisti tibetani
potrebbe danneggiare gravemente i
rapporti tra Cina e Stati Uniti -
l'incontro alla Casa Bianca non avverrà
nell'Ufficio Ovale ma nella Sala delle
Mappe, un luogo meno ufficiale e
simbolico.
L'amministrazione Obama ha sempre
sottolineato che il presidente
incontrerà il Dalai Lama esclusivamente
nel suo ruolo di leader spirituale:
Washington non mette in discussione che
il Tibet faccia parte del territorio
cinese.
Ma il ministero degli esteri di Pechino,
con una nota, aveva esortato «gli Stati
Uniti a comprendere il carattere molto
sensibile della questione tibetana, e
rispettare scrupolosamente il loro
impegno sull'appartenenza del Tibet alla
Cina e la loro opposizione
all'indipendenza tibetana».
(www.ilsole24ore.com)
|
Numero 04 -
Febbraio 2010
WASHINGTON (www.repubblica.it) -
Gli Stati Uniti
hanno confermato oggi ufficialmente che il Dalai
Lama sarà ricevuto alla Casa Bianca il 17 o 18
febbraio prossimi. Lo ha reso noto il portavoce
della casa bianca Robert Gibbs, senza tuttavia
ufficializzare la data dell'incontro. Obama
aveva rinviato un incontro con il Dalai Lama già
in ottobre alla vigilia della sua visita a
Pechino, e il fatto aveva provocato indignazione
nei gruppi per i diritti umani.
L'incontro
tra il presidente degli Stati Uniti e il Dalai
Lama è stata causa di
ulteriori tensioni con Pechino che ha
commentato duramente la possibile visita del
leader tibetano in esilio in India dal 1959 e
che la prop aganda
cinese dipinge come un pericoloso separatista.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Ma
Zhaoxu, ha dichiarato: "La Cina si oppone
fermamente all'incontro, con qualsiasi pretesto
e in qualsiasi forma".
"Un incontro di questo genere danneggerebbe
seriamente la base politica delle relazioni tra
Cina e Stati Uniti" ha aggiunto Zhu Weiqun,
viceministro dell'organo del Partito Comunista
Cinese preposto alle relazioni con le minoranze
etniche. "Se il leader statunitense sceglie di
incontrare il Dalai Lama, questo gesto
comprometterebbe la fiducia e la cooperazione
tra i nostri due Paesi - ha detto Zhu- e come
potrà tutto questo essere di aiuto all'America
nel superare la crisi economica in corso?".
E sull'incontro con il Dalai Lama incalza anche
il China Daily, voce ufficiale del
regime di Pechino, che parla di Guerra Fredda e
di audacia della vergogna. "E' patetico vedere
come il presidente americano Barack Obama sia
pronto a cedere a questioni di politica interna
e incontrare il Dalai Lama" scrive Huang
Xiangyang, columnist del quotidiano. "Questa
politica americana di sostenere pubblicamente il
Dalai Lama arriva direttamente dalla mentalità
della Guerra Fredda, che per Washington coincide
con l'utilizzo di ogni mezzo per contenere
quelle che ritiene minacce in arrivo dalla Cina
comunista. Ma i tempi sono cambiati (...). Obama
è libero di incontrare chi vuole nel suo paese;
ma non ammanti questa farsa di alti propositi
morali: noi la chiamiamo, semplicemente,
l'audacia della vergogna".
Numero 03 -
Febbraio 2010
(ASCA-AFP) -
Dharamshala, 25 gen - Inviati del Dalai Lama, il
leader spirituale del Tibet in esilio, riprenderanno
domani i colloqui con il governo cinese dopo uno
stop di 15 mesi. Ad annunciarlo e' il portavoce del
Dalai Lama, Tenzin Taklhadel, spiegando che
l'incontro di domani ''e' un processo importante per
cercare di trovare una soluzione condivisa''
sull'indipendenza del Tibet da Pechino. Il Dalai
Lama, ha spiegato il portavoce, ribadisce la sua
convinzione che ''il problema puo' essere risolto
solo attraverso il dialogo''.Gli inviati del Dalai
Lama torneranno in India agli inizi di febbraio.
Numero 02 -
Gennaio 2010
Google
apre le porte del suo motore
di ricerca ai cinesi. Rompe
di fatto l’accordo con
Pechino che escludeva d alla
ricerca cinese tutti i
contenuti censurati. Adesso
sono disponibili le foto del
massacro di Tien An
Men, del
Dalai Lama e delle
esecuzioni capitali. Foto
censurate fino a pochi
giorni fa. E Google minaccia
anche di spegnere il motore
di ricerca cinese per
protesta contro i continui
attacchi hacker che
proverebbero da agenti
segreti del Governo cinese
per individuare i nomi di
attivisti cinesi contrari
alla politica di Pechino.
Migliaia di immagini sono
ora disponibili per il
popolo cinese, tenute
nascoste per anni dalla
dittatura governativa. Oggi
il Governo Cinese fa sapere
che è favorevole a questa
attività, purché siano
“conformi alla legge
cinese”.
Il portavoce del
ministero degli Affari
esteri, Jiang Yu,
dichiara: “La Cina
accoglie con favore le
attività conformi alla
legge delle società
Internet internazionali.
Internet in Cina è
aperto e il Governo
cinese ne incoraggia lo
sviluppo e si sforza di
creare un contesto che
sia favorevole a ciò. La
legge cinese proibisce
ogni forma di
cyber-attacco e la Cina
come altri Paesi
gestisce Internet
secondo la legge”.
Questo scarno comunicato fa
capire che la libertà degli
internauti cinesi resta
ancora in mano al Governo.
(Da
www.tecnomagazine.it)
Numero 01 -
Gennaio 2010

Washington, 01-01-2010 -
Dopo Google e
Yahoo anche la Apple, impresa icona del 'politically
correct' americano, cede alla censura
cinese. La società di Cupertino in
California, attraverso la China Unicom che
da due mesi distribuisce nel Paese asiatico
i prestigiosi modelli I-Phone del gruppo, ha
di fatto bloccato l'acceso a cinque
programmi software relativi al leader
spirituale tibetano Dalai Lama e alla leader
degli uiguri Rebiya Kadeer. Se quindi si
mette su un I-Phone made in China la ricerca
su 'Dalai', il risultato è nulla, al
contrario invece di quello che invece
succede allo stesso apparecchio in un'altra
parte del mondo che non sia la Cina.
La scoperta della censura ha fatto andare su
tutte le furie Reporter senza Frontiere, Rsf,
che ha chiesto spiegazioni al colosso
dell'informatica Usa: "Gli abbonati dell'I-Phone
in Cina - si legge in una nota - hanno il
diritto di sapere a che cosa non hanno
accesso libero. Il gruppo americano si
unisce al club delle imprese che applicano
la censura nel Paese: una grande delusione
da parte di un gruppo che ha basato la sua
campagna pubblicitaria sul 'pensa diverso' e
che si ritiene creativa". Il portavoce di
Apple, Trudy Muller, ha risposto in una
e-mail in merito alla mancata vendita delle
'application' proibite: "Ci atteniamo alle
leggi locali - ha affermato - e non tutte le
application sono possibili in tutti i
Paesi". Secondo l'agenzia di stampa
americana specializzata in notizie
tecnologiche IDG News Service, almeno cinque
App sul Dalai Lama non sono in vendita nello
Store virtuale cinese. Tre di queste (Dalai
Quotes, Dalai Lama Quotes e Dalai Lama
Prayerwheel) sono una raccolta di testi,
proibiti in Cina, del leader spirituale. La
quarta, Paging Dalai Lama, informa sugli
spostamenti e le conferenze del leader
tibetano. La quinta, Nobel Laureates, è
dedicata ai premi Nobel, tra cui lo stesso
Dalai Lama. La Apple non è la prima società
americana ad accettare la censura in Cina.
In precedenza lo hanno fatto colossi del web
come Yahoo! e Google, provocando una ridda
di critiche da parte delle organizzazioni
occidentali di difesa dei diritti umani.
Numero 31 -
Dicembre 2009
Il giorno 19/12/2009
il Centro Nirvana ha ricevuto in regalo una copia
del libro "Call of the Infinite", direttamente dal
suo autore John Paraskevopoulos, che aveva trovato alcuni dei suoi
scritti sul nostro sito. L'autore è molto
interessato ad una traduzione del libro, e il Centro
si sta organizzando per completarla al più presto.
Per la fine dell'anno, Aliberth trascorrerà alcuni
giorni di ritiro nella quiete di Pomaia,
l'appuntamento è quindi per il prossimo anno, anche
per gli aggiornamenti del sito.
Clicca
qui
per vedere gli eventi dell'Istituto di Pomaia
segnalati dal Centro Nirvana.
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DUE
NOTIZIE IMPORTANTI DALL'ISTITUTO!
1. Ci sono stati degli imprevisti nel completamento della sala,
perciò l'inaugurazione effettiva del gompa ristrutturato è stata
posticipata al momento del rientro degli studenti del Masters
Program. In questo modo potremo gioire tutti insieme del bellissimo
evento.
Partecipate numerosi!
La nuova data è il 13 gennaio alle ore 12.
Inizieremo con una puja dell'incenso e concluderemo con un
rinfresco.
2.FESTA DEI MANTRA dal 7 all'11 gennaio!
Come in altre occasioni, abbiamo bisogno del vostro entusiasmo
attivo!Nell'altare del gompa ristrutturato verranno collocate le
nuove statue di Lama Tzong Khapa e dei suoi due discepoli. riempite
di mantra e benedette.
Poiché le statue sono abbastanza grandi, abbiamo bisogno di molte
mani per profumare i mantra, arrotolarli e avvolgerli in stoffa
gialla, prima di essere benedetti.
L'Istituto Lama Tzong Khapa offre vitto e alloggio (in dormitorio)
gratuiti dal 7 all11, in cambio della vostra partecipazione.Saremo
impegnati tutto il giorno, sostenuti da abbondanti bevande e snacks!
Prenotatevi presto in segreteria 050-685654 (int.1),
segreteria@iltk.it
Numero 30 -
Dicembre 2009
(ANSA) - SYDNEY,
11 DIC - Proprio 20 anni fa il leader spirituale
tibetano in esilio, il Dalai Lama, riceveva il Nobel
per la pace. Il riconoscimento per la lunga campagna
per fermare la dominazione cinese nella sua patria:
ieri ha festeggiato la ricorrenza a Melbourne, con
centinaia di sostenitori. A 74 anni il Dalai Lama
non da' segno di voler smorzare l'attivismo, e le
sue cause vanno oltre il Tibet: dalla povertà in
Africa alle condizioni degli aborigeni.
Numero 29 -
Novembre 2009
15 anni di carcere a fondatore sito web tibetano
- Le autorità cinesi hanno condannato a 15 anni
di carcere Kunchok Tsephel, 39 anni, fondatore di un
sito web in lingua tibetana. Lo ha denunciato oggi
l'International Campaign for Tibet (Ict), un gruppo
per i diritti umani con sede a Washington. Ma non si
tratta dell'unica c ondanna
contro attivisti tibetani: Reporter senza Frontiere
(Rsf) ha reso nota da Parigi la condanna a cinque
anni di carcere del blogger tibetano Kunga Tseyang.
Tsephel era stato arrestato in febbraio e da allora
i suoi familiari non avevano più sue notizie. Il 12
novembre, riferisce l'Ict, i parenti sono stati
convocati per ascoltare la sentenza, al termine di
un processo a porte chiuse di fronte al tribunale
della prefettura tibetana di Gannan. Apparentemente
la condanna a 15 anni per divulgazione di segreti di
Stato è collegata alle notizie sulle proteste
tibetane dell'anno scorso, diffuse dal suo sito.
Insegnante di tibetano e inglese, oltre che ex
funzionario per la protezione ambientale, Tsephel ha
creato un sito di cultura tibetana, chiamato Chodme.
Secondo l'Ict, l'attivista è in cattive condizioni
di salute e non ha avuto diritto all'assistenza di
un avvocato.
L'altra vicenda riguarda un giovane blogger
tibetano, arrestato in marzo nel monastero di Gansu
dove studiava. Il tribunale della prefettura di
Golok ha condannato Kunga Tseyang a cinque anni di
carcere per gli articoli diffusi dal suo blog. Si
tratta di scritti sul buddismo e la cultura tibetana
in generale, oltre a foto del locale ufficio per la
protezione dell'ambiente. (www.ilsole24ore.com)

“Lettera alle
donne” (Rizzoli, 2009)
è un libro che raccoglie le interviste e i pensieri
del Dalai Lama sul ruolo del genere femminile nel
“villaggio globale” (l’autorità spirituale del Tibet
ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 1989).
L’autrice è Catherine Barry, una giornalista
televisiva francese.
“La prossima sarà
l’era della donna!”.
Il messaggio del
Dalai Lama è quindi molto semplice, ma
molto arduo da comunicare e da realizzare: “Lasciamo
che i valori femminili sboccino nella nostra società
affinché cambino la mentalità delle persone. È
indispensabile per costruire una pace duratura e per
il futuro dell’umanità”.
L’altruismo delle donne che ricercano
l’armonia con il prossimo e considerano la felicità
degli altri come parte integrante della propria, è
la via per la trasformazione pacifica delle civiltà
umane e il raggiungimento di forme di spiritualità
più libere.(www.agoravox.it)
Numero 28 -
Novembre 2009
Kathmandu
(AsiaNews) –
Centinaia di buddisti
e animalisti hanno protestato oggi con una grande
fiaccolata contro il massacro di quasi mezzo milione
di animali per la festa indù del Gadhimai mela. Essa
si svolge in questi giorni a Bayapur nel distretto
di Bara (Nepal Sud Orientale) e per il 25 novembre
sono attese oltre 1 milione di indù, provenienti da
Nepal e India. Per evitare scontri il governo
nepalese ha mobilitato oltre 12mila poliziotti.
ROMA (18 novembre)
- Il Dalai Lama, la massima autorità spirituale
tibetana, è oggi a Roma per partecipare al quinto
Congresso mondiale parlamentare sul Tibet. Ha
incontrato questa mattina, in forma privata,
Gianfranco Fini, p residente
della Camera. Fino a ieri pomeriggio il leader
spirituale tibetano
era in visita in Trentino Alto Adige, regione da
lui molto ammirata per l'autonomia acquisita e che
potrebbe rappresentare un modello per un futuro
Tibet autonomo all'interno della Cina.
«Solidarietà e vicinanza al Dalai Lama e al popolo
tibetano» ha dichiarato Fini, e poi, rivolgendosi al
leader spirituale, «sono onorato di darle il sincero
benvenuto alla Camera, salutando lei saluto tutto il
popolo tibetano. La Camera dei deputati segue con
attenzione e preoccupazione ciò che accade in Tibet,
e siamo convinti di dover esprimere solidarietà alla
sua persona e al suo popolo». Fini ha espresso tra
l'altro «un senso profondo di ammirazione per la
saggezza e l'illuminata moderazione del Dalai Lama»
e ha ricordato di come, dopo gli ultimi incidenti
nella scorsa primavera, la Camera avesse votato una
mozione bipartisan con cui ha fatto sentire la sua
voce, esprimendo viva preoccupazione per il popolo
tibetano. La mozione sollecitava il governo cinese
ad accogliere le richieste del Parlamento europeo
per «un dialogo costante, aperto, veritiero e
costruttivo tra le autorità di Pecino e i
rappresentanti del Dalai Lama».
Come risposta alle parole del Presidente della
Camera, il Dalai Lama ha espresso una profonda
gratitudine per il sostegno di Fini e della Camera
dei deputati alla causa del Tibet. «Nel mondo libero
- ha detto - e in Italia in particolare, c'è una
forte simpatia per il Tibet».
Numero 27 -
Novembre 2009
LA CINA
CONFERMA L’UCCISIONE DI DUE TIBETANI – AZIONE
URGENTE 27 ottobre 2009.
Mentre ancora non è accertato il numero esatto dei
tibetani uccisi a Lhasa (i giorni scorsi era
circolata la voce che le persone fucilate fossero
quattro), il portavoce del Ministero degli Esteri
cinese, Ma Zhaoxu, ha confermato la notizia
dell’esecuzione di due tibetani. Si tratta di
Lobsang Gyaltsen, ventisette anni, di Lhasa, e di
Loyak, venticinque anni, di Tashi Khang, Shol
Township, periferia della capitale tibetana.

Pechino, 30 Ottobre (Notimex):
Il Dalai Lama si è
recato in Giappone per un viaggio di 5 giorni in cui
spiegherà la situazione del Tibet all'opinione
pubblica. E' la prima visita del leader spirituale
nel paese, da quando il ministro Yukio
Hatoyama è in carica.
Secondo il servizio stampa del Dalai Lama, è partito
ieri da Dharamsala dove vive in esilio, e si prevede
che arriverà in Giappone questo venerdì. Il premio
nobel per la pace terrà una conferenza stampa
sabato, e domenica parteciperà ad un incontro con
scienziati giapponesi per parlare dei legami fra
scienza e buddhismo. La sua visita durerà fino al 5
novembre. Pechino condanna qualsiasi visita del
Dalai Lama a terzi paesi, e si oppone al fatto che
venga ricevuto dai leader politici.
Numero 26 - Ottobre
2009
ROMA:
ALEMANNO, 18 NOVEMBRE DALAI LAMA IN CAMPIDOGLIO
-
”Il
18 novembre il Dalai Lama sarà di nuovo a Roma per
il congresso mondiale dei parlamentari favorevoli
alla causa tibetana”.
Lo
ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno al
termine dell’incontro avuto oggi in Campidoglio con
l’attore statunitense Richard Gere, impegnato con la
‘Gere Foundation in iniziative a favore dei bambini
tibetani esuli e per l’assistenza sanitaria nella
lotta all’Aids. ”Ho proposto a Richard Gere e alla
sua fondazione - ha aggiunto Alemanno - di
organizzare delle iniziative con la società civile”.
Numero 25 - Ottobre
2009
(ANSA) - WASHINGTON, 9 OTT
- Il Dalai
Lama non si e' detto deluso dal rifiuto del
presidente Usa Barack Obama di incontrarlo durante
la sua visita a Washington.Il Dalai Lama ha spiegato
che gli e' stato assicurato che Obama parlerà del
Tibet quando visiterà la Cina a novembre. 'Ha già
indicato che parlerà con i cinesi e pare che sarà
seriamente impegnato con i cinesi sulla questione
del Tibet - ha detto il Dalai Lama alla Cnn-.
Una discussione più seria e' meglio che soltanto una
foto, così non sono deluso'.
Numero 24 - Luglio
2009
Ricordando che il 6 luglio, ci sarà la cerimonia
pubblica per il 74° Compleanno di Sua Santità il Dalai Lama,
sappiamo che egli darà
insegnamenti e colloqui pubblici per tutto l'anno in diversi momenti
e in vari luoghi. In India, gli insegnamenti sono di solito liberi e
aperti al pubblico. Tuttavia, per frequentare gli i nsegnamenti
pubblici al di fuori dei colloqui di solito si deve fare una
richiesta per l'acquisto di un biglietto. Il ricavato della vendita
dei biglietti viene utilizzato per coprire le spese della sede e
delle altre spese relative alla visita di Sua Santità. Questi
insegnamenti durano di solito per un periodo di 15 giorni e sono
ufficialmente tradotti in lingua inglese. Diverse migliaia di
persone, sia tibetane che non tibetane, partecipano a tali
insegnamenti popolari. Sua Santità darà anche altri insegnamenti più
brevi in momenti diversi dell’anno. Nel corso degli ultimi anni, Sua
Santità ha sempre dato insegnamenti in India, a richiesta di vari
devoti buddisti provenienti da Taiwan e Corea. Questi insegnamenti
sono di solito tradotti in cinese o coreano oltre che in inglese sul
canale radio FM. Durante i mesi invernali in India, Sua Santità
visita spesso Bodh Gaya o alcuni degli insediamenti tibetani situati
nel sud dell'India dove ha anche regolarmente dato insegnamenti. Sua
Santità darà anche una serie di iniziazioni (empowerments) durante
tutto l'anno, di solito in coincidenza con i suoi insegnamenti. Il
‘Kalachakra Initiation’ è una complessa e ampia apertura, che Sua
Santità ha dato già 29 volte fin dal 2005. Tuttavia, Sua Santità ha
sottolineato sempre l'importanza per i praticanti di assistere agli
insegnamenti piuttosto che solo alle iniziazioni al fine di poter
comprendere meglio la filosofia del Buddismo. (dal sito
www.dalailama.com)
Un Arrivederci al Centro Nirvana con Cena
conclusiva in Pizzeria
Giovedì 25
 giugno
è stata l’ultima volta che ci siamo incontrati nella vecchia sede
del Centro Nirvana (ad ottobre si spera di riprendere le lezioni
nella nuova sede…). Con l’occasione, dopo gli insegnamenti siamo
andati in Pizzeria per la consueta cenetta di fine-anno… Stavolta
sono state anche fatte due fotografie dalla gentilissima Ilaria, che
si possono vedere qui a lato- Buone Vacanze a Tutti - OM MANI PADME
HUM!!! -
SI COMUNICA CHE DAL MESE DI LUGLIO, LA
PUBBLICAZIONE DELLE NEWS VERRA’ INTERROTTA PER LE FERIE ESTIVE E
SARA’ RIPRESA DAL MESE DI SETTEMBRE IN POI
… BUONE VACANZE A TUTTI…

Numero 23 - Giugno
2009
Consigli spirituali Buddisti ai prigionieri
- Ottawa - giugno 2009 - Il
capo dei servizi correzionali del
Canada (CSC) intenderebbe rinnovare un contratto con un valore di $
75 000 per un periodo di tre anni al fine di garantire consigli
spirituali buddisti nelle sue prigioni di Kingston, Ontario. Tali
strutture comprendono il Penitenziario di Kingston, e lo
Stabilimento Warkworth, istituzione di media sicurezza situata nei
pressi del villaggio di Warkworth, in Ontario, che può ospitare fino
a 537 prigionieri, tra i quali circa un terzo per reati a sfondo
sessuale. I servizi offerti comprendono l'accordo con guida
spirituale di almeno il 40 detenuti buddisti, nonché la
consultazione, l'educazione religiosa e la consulenza per questioni
relative al buddismo. Nel contratto, recentemente reso pubblico, si
precisa che il mandato della CSC è quello di fornire i servizi
religiosi e spirituali di tutti i reclusi che lo richiedano.
Assegnata a Sua Santità il Dalai Lama la cittadinanza onoraria di
Parigi - Parig i,
7 giugno 2009 – Dopo Roma e Venezia, anche Parigi ha voluto donare a
Sua Santità il diplom a
di cittadino onorario dalle mani del sindaco Sig. Bertrand Delanoë,
nel corso di una cerimonia svoltasi nello storico edificio del Hôtel
de Ville (Municipio). Dopo il saluto di Sua Santità, che era
arrivato in auto nel cortile interno del palazzo e che è stato
accompagnato fino alla magnifica scalinata centrale, Monsieur
Delanoë ha detto che per lui è stato un onore di conferire a Sua
Santità questo titolo, che simboleggia lo spirito di Parigi- cioè,
libertà, diritti umani, dignità, e dialogo tra i popoli e le
culture. Egli ha ribadito la sua solidarietà e la comprensione per
il popolo tibetano e per la lotta per la giustizia e la sua propria
identità. Allo stesso tempo, ha aggiunto, il Dalai Lama è stato in
grado di mantenere rapporti fraterni con i suoi omologhi cinesi e
con tutto il popolo della Cina.

Numero 22 - Giugno
2009
“Tokyo religiosa“-
Spesso quando si pensa a Tokyo i suoi
aspetti moderni finisc ono
per prevalere sul tradizionale e l’antico, generalmente abbinati
alla vecchia capitale Kyoto. Ma anche Tokyo, con i suoi santuari e
templi disseminati un po’ quì e un po’ là in mezzo ai grattacieli
finirà per sorprendervi. Il complesso del Sensō-ji si trova
nell’area di Asakusa, leggermente decentrata a est della
città, nel quartiere di Taitō-ku. E’ comunque facilmente
raggiungibile sia con la rete JR che con la metropolitana.

Una ragazza di 20 anni incoronata Miss Tibet a
Dharamsala [08 giugno, 2009 -
Phayul] -
Tenzin Choezom di Dharamsala piange lacrime di gioia dopo essere
stato incoronata Miss Tibet 2009 per la sua bellezza nel gran finale
della notte del 7 giugno qui a Dharamsala. Dharamsala, che è nel
nord dell'India, serve come base per il governo del Tibet in esilio.
Il presidente della Spice India Splendour, Dott. BK Modi ha
incoronato Choezom come la nuova Miss Tibet e le ha consegnato come
premio un assegno di 100.000 rupie. Un gruppo di quattro giudici ha
eletto la nuova vincitrice, facendo si che Choezom sia la seconda
concorrente di Dharamsala che sia riuscita a vincere il titolo di
Miss Tibet, da quando il concorso ebbe inizio nel 2002. Nel 2007, fu
la 21enne Tenzin Dolma ad esser diventata la prima vincitrice di
Dharamsala.
Parigi onora il Dalai Lama, nonostante la rabbia
della Cina [08 giugno, 2009 - AFP]
Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio, ha rinnovato il
suo attacco al "regime totalitario" della Cina ne l
giorno in cui è stato fatto cittadino onorario di Parigi, capitale
della Repubblica Francese. Sua Santità il Dalai Lama si è incontrato
nel suo albergo con gli studenti cinesi che studiano a Parigi e gli
attivisti democratici ivi esiliati, dopo il suo incontro di oggi con
alcuni studenti di legge. Il leader tibetano è stato accolto ieri
mattina dopo il suo arrivo dai Paesi Bassi da un piccolo gruppo di
buddisti tibetani e ammiratori francesi. Sottolineando il rapporto
tra le popolazioni, il Dalai Lama ha applaudito gli sforzi dei
tibetani e cinesi che vivono a Parigi per l'avvio di una
associazione di amicizia tra i due popoli. Venerdì il leader
spirituale del Tibet, aveva esortato la comunità internazionale a
fare una valutazione indipendente della situazione nella regione e
di far pressioni sulla Cina per porre fine alla "repressione" ... ;
DESTINO BE FFARDO
(o… Karma?) Scampa dal volo fatale, ma poi muore in auto -
(ANSA) - BOLZANO, 10 GIU - Una donna
ha mancato per pochi minuti il volo Air France che si e' inabissato
nell'Atlantico, ma e' morta poi in un incidente stradale. Di ritorno
dalla vacanza in Brasile, la sua auto e' uscita di strada
sull'autostrada che dall'aeroporto di Monaco di Baviera porta al
Brennero.Con il marito aveva viaggiato su un aereo decollato pochi
minuti prima di quello caduto. Una volta in Baviera i coniugi
meranesi volevano rientrare velocemente. A Kufstein, pero', l'auto
e' volata fuori strada.
SI COMUNICA CHE DAL MESE DI LUGLIO, LA
PUBBLICAZIONE DELLE NEWS VERRA’ INTERROTTA PER LE FERIE ESTIVE E
SARA’ RIPRESA DAL MESE DI SETTEMBRE IN POI …
BUONE VACANZE A TUTTI…
Numero 21 - Giugno
2009
La polizia cinese spara sulla manifestazione
contro la diga - pubblicato:
venerdì 29 maggio 2009
-
La parte occidentale della Cina è abituata a proteste contro
l’edificazione di progetti idroelettrici, a causa di fenomeni di
corruzione, appalti assegnati, furti di terre, a cui si aggiungono
le proteste e le tensioni per la questione del Tibet, lì a pochi
chilometri dal confine. Durante una protesta contro la realizzazione
di una diga nella provincia del Sichuan, la polizia cinese ha
sparato, colpendo sei donne che manifestavano pacificamente. Il
progetto della diga riguarda il territorio del Ganzi tibetano, una
regione autonoma e si prevede sarà in funzione dal 2010.
Dalai Lama dice: La soluzione per il Tibet è
l’Autonomia- Il Dalai Lama a Dhar amsala
ha affermato che l’influenza Han Cinese sul modo di vita dei
Tibetani sia "qualcosa come una condanna a morte".
(Shiho Fukada, per The New York Times).
L'afflusso di grandi
quantità di Cinesi Han e le crescenti restrizioni alla pratica
religiosa sono diventati le più grandi minacce per il Tibet, ha
detto il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio. Egli ha
detto anche che l'unica soluzione è quella di consentire una vera
autonomia per i sei milioni di tibetani. Un governo regionale
autonomo non stravolgerebbe la politica in materia di istruzione, la
pratica religiosa e l'uso delle risorse naturali, mentre a Pechino
resterebbe il diritto di mantenere le forze militari nella regione e
sorvegliare gli affari esteri, ha aggiunto. Un autonomo governo
tibetano non manderebbe via i Cinesi Han, già stabiliti nel vasto
altopiano tibetano in Cina occidentale, ma limiterebbe qualsiasi
altra futura migrazione. "Le Regioni autonome dovrebbero avere la
maggioranza di popolazioni locali" ha detto il Dalai Lama nel corso
di un lungo colloquio in questa settimana. Il Dalai Lama ha cercato
di confutare affermazioni di funzionari cinesi che il governo
tibetano in esilio nella proposta di autonomia abbia auspicato una
"pulizia etnica". La proposta è stata presentata lo scorso ottobre
al governo cinese, che l’ha fermamente respinta. I leaders tibetani
del governo in esilio dicono che presenteranno entro il mese di
giugno un altro documento che permetterà di chiarire la proposta, ma
che essa non si discosterà troppo dalle sue premesse. "Non abbiamo
mai pensato seriamente di chiedere al governo cinese di eliminare il
popolo cinese e le forze militari cinesi dal Tibet" ha detto il
Dalai Lama, "In effetti, abbiamo solo reso più chiaro che gli affari
esteri e la difesa resteranno in mano al governo centrale Cinese."
Telefonare e pregare, il Buddha Phone:
03.06.2009 - Arriva il "Buddha
Phone" ,
altari elettronici, mp3 mistici e incenso virtuale: il telefonino
per pregare, così il telefonino diventa oggetto di fede. Qual
è lo scopo principale di un cellulare? Renderci sempre raggiungibili
e fornirci la possibilità di comunicare ovunque ci troviamo, con la
nostra voce o tramite web. Raggiungibilità ovunque. Ma se proviamo
ad astrarre da questo sentire comune e muoviamo verso più alti scopi
quello che è il nostro rapporto con il telefonino, potremmo magari
anche immaginare come questo diabolico strumento hi-tech possa
invece trasformarsi in un oggetto di fede, in grado di
consentirci di pregare in qualsiasi posto ci troviamo. Preghiera
ovunque. E' stata questa l'idea alla base del nuovo Odin 99,
ovvero il primo "Buddah Phone" al mondo. Si tratta dell'ennesima
curiosa cineseria, nata con l'intento di fornire ai fedeli
dell'Estremo Oriente, la possibilità di riprodurre ovunque
l'atmosfera di un vero tempio buddista, in grado dunque di ricreare
quel clima di serenità e di astrazione dalla realtà, indispensabile
per la meditazione necessaria per il raggiungimento del Nirvana. Il
Buddah Phone Odin 99 è fondamentalmente uno smartphone di media
fascia, dotato però di uno stile piuttosto appariscente e kitsch,
grazie alla colorazione dorata. Tutto uguale ad un classico
cellulare, se non fosse per il fatto che, all'occorrenza, il Buddha
Phone Odin 99 si trasforma in un piccolo tempio buddista portatile.
Numero 20 -
Maggio 2009
CINA: Centinaia di tibetani pronti a morire
per difendere la 'montagna sacra' -
Pechino
(AsiaNews / Agenzie) - Centinaia di tibetani si sono ribellati
contro le forze di sicurezza armate a Ser Ngol Lo, sito di una
prevista miniera d'oro nel sub-distretto Tsangshul (Lhara Village,
Prov. Markham, Pref. di Chamdo) che i nativi considerano una
montagna sacra. In tibetano Ser Ngol Lo significa 'Anno d'oro e
d'argento'. Si tratta di un luogo che storicamente i tibetani
venerano, svolgendovi dei riti, in caso di siccità. Ora una società
mineraria cinese, Zhongkai Co., è stata autorizzata a scavare
nell'area, provocando le proteste della popolazione locale. Le
autorità hanno risposto alla occupazione pacifica del territorio da
parte della popolazione con l'invio di forze di sicurezza armate.
Radio Free Asia ha riferito che 300 poliziotti sono stati impiegati
e da diversi mesi è in corso lo stand-off. I residenti non sono
disposti a cedere anche se le autorità insistono sullo scavo della
montagna. Fonti locali hanno detto che Pema Thinley, vice presidente
del Partito comunista tibetano, è stato inviato a Markham per
cercare di convincere la popolazione locale ad accettare la miniera.
Il 16 maggio, è arrivato un contingente di polizia e delle forze di
sicurezza, ma più di 500 tibetani hanno bloccato la strada che porta
alla miniera. Da allora essi sono rimasti lì giorno e notte, mentre
i cinesi si sono accampati in una scuola vicina. Un residente
tibetano ha detto che le forze di sicurezza hanno separato i
manifestanti dal resto del paese. "Li hanno bloccati e tutti i
telefoni cellulari non sono raggiungibili" ed ha anche dichiarato:
"che essi sono pronti a morire per proteggere il sacro monte". Al
fine di giustificare la sua repressione militare, la Cina ha
affermato che quando invase il Tibet nel 1959, fu per liberare il
popolo tibetano da un’oppressiva monarchia feudale e portarvi la
prosperità economica. I Tibetani replicano dicendo che le autorità
Cinesi non rispettano la loro cultura e i confini, e gli eventuali
benefici economici che i Cinesi avrebbero forse portato sono andati
ai coloni delle comunità cinesi di etnia Han…
Corte
Cinese condanna sei monaci a Chamdo –
Le Autorità Cinesi a Chamdo hanno
condannato sei monaci tibetani a vari periodi di carcere il 22
maggio 2009. In precedenza, il 5 gennaio 2009, una bomba è stata
fatta esplodere nel Choekor Township, Provincia Jomda, Prefett. di
Chamdo, "Regione autonoma del Tibet" ( "TAR"). All’esplosione ha
fatto seguito una serie di proteste nella zona. Pochi giorni più
tardi, sei monaci del Monastero Dhen Choekor sono stati arrestati
nella contea di Jomda per le loro dimostrazioni di protesta. La
Corte Cinese della Provincia di Jomda ha quindi condannato i sei
monaci, che sono stati identificati e poi condannati a vari anni di
rigorosa reclusione.

Il Dalai Lama ricevuto in Europa –
(Tibet News 26/5) - Il Dalai Lama
effettuerà un tour europeo che lo porterà in Danimarca, Islanda,
Paesi Bassi e Francia, dal 30 maggio al 7 giugno. Anche se, nella
maggior parte di questi paesi, egli viene per dare lezioni o fare
conferenze, sarà tuttavia ricevuto anche da Parlamentari (Paesi
Bassi), da leaders di governo (Danimarca) o da politici (Sindaco di
Parigi?). Ecco le date ed i luoghi: * Danimarca - 30/31 maggio, *
Islanda - 2 giugno, * Paesi Bassi - 5 giugno, * Francia - 6 / 7
giugno.
Numero 19 - Maggio
2009
Il Sud Africa fa marcia indietro sulla sua
decisione di non accettare il Dalai Lama.
(ANSA, 15 maggio)- Pechino si era
opposto alla visita del Dalai Lama in Sudafrica, ma il governo ha
fatto marcia indietro sulla s ua
decisione presa nel mese di marzo di negare il visto al Dalai Lama.
Il nuovo Ministro delle Relazioni Internazionali Mashabane Maite
Nkoana ha detto che il leader spirituale del Tibet ora potrebbe
venire quando vuole. Il governo aveva provocato un clamore
internazionale, quando aveva detto che non gli avrebbe permesso di
partecipare a una conferenza di pace, connessa con la Coppa del
Mondo di Calcio del 2010. L’opinione mondiale aveva criticato e
accusato il Sudafrica di aver ceduto alle pressioni Cinesi. Sia
l’Arcivescovo Desmond Tutu che l'ex Presidente Sudafricano F.W. de
Klerk avevano perorato la causa della Conferenza dei Premi Nobel,
costringendo gli organizzatori a rinviarla a tempo indeterminato. Al
momento, nonostante il clamore, Thabo Masebe, portavoce del governo,
ha detto che nessun visto verrebbe rilasciato al Dalai Lama "tra
oggi e la data della Coppa del Mondo", ospitata dal Sudafrica. Il
governo ha dichiarato che la sua presenza potrebbe distogliere
l'attenzione dalla Coppa del Mondo - la prima, che si terrà in
Africa. Ma la sig.ra Nkoana-Mashabane, nominata in questa settimana
al Gabinetto del neo-eletto Presidente Jacob Zuma, ha detto di voler
chiarire la posizione. "Il Dalai Lama è libero di venire, come ogni
altro cittadino del mondo che volesse visitare il nostro paese", ha
detto ai giornalisti. Pechino dice che il Dalai Lama Tibetano spinge
per l'indipendenza, e che ha suscitato tensioni nella regione. Ma il
Dalai Lama, che è fuggito in India nel 1959, nel corso di una
sollevazione contro il Governo Cinese, ha detto che vuole solo una
limitata autonomia per la sua patria.
Ritorno in Tibet
– (FB-
Maggio 2009)- Dal 10 maggio 2009 è iniziato, nella più completa
segretezza, il secondo movimento “Ritorno in Tibet”. Una decina di
monaci tibetani ha infatti lasciato la capitale indiana
Nuova
Delhi il 14 maggio, procedendo via terra con delle jeep. Purtroppo,
il giorno 16, una tempesta di neve ha bloccato le loro macchine. Ma
quest’ inconveniente non ha fermato la loro determinazione a tornare
in Tibet e hanno quindi proseguito a piedi. Da allora non abbiamo
più loro notizie e non sappiamo dove si trovino in questo momento.
La ragione per cui il venerabile Shingza Rinpoche e il gruppo dei
monaci ha organizzato quest’azione è il sangue tibetano che scorre
nelle loro vene e che, come ogni altro abitante del Paese delle
Nevi, desiderano che la Nazione tibetana torni a essere libera e il
suo popolo felice. Quindi siamo disposti ad offrire le nostre vite
per realizzare questi obiettivi. Oltre ai dieci monaci che sono già
impegnati in questa iniziativa, ci sono altri uomini e donne che si
sono dichiarati disposti a seguirli e noi abbiamo fiducia che lo
faranno al momento opportuno. Mentre è tra noi la presenza, più
preziosa dell’oro, di Sua Santità il Dalai Lama preghiamo perché il
popolo tibetano non sprechi questa presenza e metta il benessere e
la libertà della Nazione tibetana in cima ai propri pensieri. La
lotta deve continuare. Se rimane solo un fatto episodico e
sporadico, come l’attesa di una bella giornata d’estate, allora non
sarà di nessun beneficio. Fonte :
www.wokar.net - Vedi anche :
www.dossiertibet.it
IL SEMINARIO DI PRIMAVERA :
Nei giorni 22, 23 e 24 MAGGIO
2009, come ne gli
anni passati, si è tenuto presso il Convento S. Andrea di
Collevecchio Sabino il nostro consueto SEMINARIO di PRIMAVERA di
Meditazione CHAN, un’ottima opportunità per imparare a conoscere la
MEDITAZIONE CHAN, con l’intento di continuare a praticarla poi nel
nostro Centro. La partecipazione al Seminario comporta, come sempre,
oltre ad una corretta e seria condotta comportamentale sia di corpo
che di pensiero, la sincera motivazione di voler imparare il metodo
di auto-conoscenza interiore tipico del metodo Chan. Anche questa
volta, il Seminario non ha avuto una partecipazione estesa perché
c’erano pochi posti disponibili, e perché il tipo di motivazione e
pratica richieste sono alquanto vincolanti, visto che sia la
conoscenza che lo sviluppo della pratica di Dharma devono essere
riconosciuti come la cosa più importante della nostra vita. E non
tutti sono d’accordo con questa visione… Anzi, proprio il fatto di
non voler accettare questo così profondo proposito è il motivo per
cui il Chan ha così pochi praticanti… Non si può certo dire che esso
sia un ‘materialismo spirituale’, oppure un tipo di spiritualità
mondana, come altre discipline, anche religiose…
Numero 18 - Maggio
2009

POMAIA, quattro mesi dopo
l’incendio –
Essendo andato a Pomaia per il 1°
maggio, ho scattato alcune foto di come è ridotto, allo stato
attuale, il ‘gompa’, cioè la Sala del tempio, sita all’ultimo piano
del lato ovest dell’edificio sede dell’Istituto Lama Tzong Khapa. In
esse si può vedere che manca completamente la copertura del tetto,
andata completamente bruciata, e le nude pareti disadorne… Speriamo
che al più presto, esso possa essere di nuovo attivato e rimesso in
funzione…
Più materia grigia per chi medita –
Tratto da ‘La Repubblica’ del
13/05/09- Ginnastica, attrezzistica, personal trainer: tutti sanno
come aumentare le dimensioni e la forza dei propri muscoli e rende re
le ossa più forti. Ma è possibile anche accrescere il volume del
cervello? E come? Meditando, suggeriscono gli esperti. E non importa
con quale tecnica: Zazen (scuola zen giapponese), oppure la
Samatha/Vipassana (le due principali forme della meditazione
buddhista) sono tutte efficaci, secondo una ricerca appena
pubblicata su NeuroImagine da un gruppo di ricercatori
dell’University of California a Los Angeles (Ucla). Analizzando, con
la risonanza magnetica, il cervello di persone abituate alla
meditazione, i ricercatori hanno dimostrato che il volume della
materia grigia di chi ricorre a tecniche di concentrazione profonda
è mediamente maggiore di quello di persone che invece non ricorrono
a queste pratiche. In particolare l’aumento di dimensione riguarda
alcune aree particolari, come l’ippocampo, la corteccia
orbito-frontale, il talamo e la parte inferiore del lobo temporale,
tutte zone che hanno a che fare con la regolazione delle emozioni.
«Sappiamo – ha commentato Eileen Luders, coordinatrice della ricerca
– che persone abituate alla meditazione acquisiscono una particolare
capacità di provare emozioni positive, sono più stabili emotivamente
e raggiungono un grado di consapevolezza maggiore per quanto
riguarda i loro comportamenti. Tutte queste caratteristiche
potrebbero essere legate alle differenze anatomiche che abbiamo
evidenziato con il nostro studio». Quest’ultimo dunque, aggiunge
nuove informazioni a quelle che già si conoscevano sui benefici
della meditazione: proprio perché controllano meglio le emozioni, le
persone che seguono regolarmente queste pratiche sono meno stressate
e hanno migliori capacità di difesa immunitaria. Nello studio appena
pubblicato il gruppo della Luders ha esaminato 44 persone, la metà
delle quali con una lunga storia di pratiche meditative (da 4 a 46
anni, con una media di 24 anni). Fra questi soggetti, almeno un
cinquanta per cento ha affermato che la concentrazione profonda
costituiva una parte essenziale della pratica e che ogni giorno
dedicava a questa attività dai 10 ai 90 minuti. Ma ne vale la pena,
se questo significa aumentare non solo le dimensioni di alcune aree
del cervello, ma migliorare, di conseguenza, la capacità di
controllare le emozioni. Rimane adesso da scoprire se, a parte
l’aumento delle dimensioni, esiste anche, a livello microscopico, un
aumento del numero di cellule cerebrali, delle loro dimensioni e
soprattutto se, grazie alla meditazione, si sviluppano particolari
sistemi di attivazione di queste cellule.
Numero 17 - Maggio
2009
Il mistero del Piccolo Buddha -
L'erede del Dalai Lama è scomparso da 14 anni. Pechino lo dà per
morto. Ma il Tibet lo festeggia (dal
corrispondente F. Rampini – La Repubblica)
PECHINO - È
l'anniversario che la Cina ha deciso di cancellare. Oggi compie
vent'anni il Panchen Lama, la seconda autorità spirituale del
buddismo tibetano, il "vice" del Dalai Lama alla guida del suo
popolo. Ma Gedhun Choeky Nyima - questo il nome del vero Panchen
Lama - è invisibile dall'età
di sei anni. Poco dopo la sua investitura da parte del Dalai, il 14
maggio 1995, il bambino fu sequestrato con tutta la sua famiglia
dalla polizia cinese. Quello che divenne "il prigioniero politico
più giovane del mondo" da allora è recluso in un luogo segreto. La
sua colpa è imperdonabile: per il solo fatto di esistere, il Panchen
incarna l'autonomia di un potere spirituale che lo ha scelto senza
prendere ordini dal governo. L'ultima violenza su di lui il regime
di Pechino l'ha commessa alcuni giorni fa, lasciando filtrare
indiscrezioni sulla sua morte. Nessun annuncio ufficiale -
altrimenti il governo dovrebbe fornire spiegazioni e prove
sull'improvviso decesso di un ventenne - ma solo voci. Che gli esuli
tibetani vicini al Dalai Lama definiscono false. Forse per vie
imperscrutabili riescono ad avere notizie su di lui.
Alla vigilia di
questo compleanno proibito, i cinesi non si sono limitati a
diffondere insinuazioni sulla morte del loro giovane prigioniero.
Pechino ha deciso di esibire in due eventi ufficiali il suo "gemello
comunista": il Panchen del regime. Quasi coetaneo dell'altro (ha 19
anni), etnicamente tibetano anche lui ma figlio di due membri del
partito comunista, questo si chiama Gyaincain Norbu. Nel 1995, non
appena catturato il vero Panchen, la controfigura venne investita
solennemente dal governo. Secondo le autorità cinesi è lui
l'undicesima reincarnazione del "grande studioso" della setta
Gelugpa. Il Panchen filo-cinese non è mai stato accettato dai suoi
connazionali, che gli negano ogni legittimità. Senza la benedizione
del Dalai, per i fedeli è un impostore. Perciò anche lui ha finito
per trascorrere infanzia e adolescenza come un detenuto. Per paura
che i tibetani potessero influenzarlo le autorità lo hanno allevato
a Pechino, in un convento politically correct, sotto il controllo
del partito. I maestri di dottrina gli insegnavano il patriottismo
(cinese), la fedeltà al governo, il mandarino e l'inglese: utili per
farne un futuro portavoce urbi et orbi. Per anni le sue apparizioni
in pubblico sono state rare e protette da una scorta. In una di
quelle occasioni, paracadutato per poche ore nel 2005 nel monastero
di Tashilhunpo a Shigatse (storicamente la sede del Panchen) il
povero burattino dei cinesi rimase impaurito dal disprezzo dei
religiosi.
Nelle foto
ufficiali ha la faccia di un bambinone cresciuto, goffo e timido,
vittima di un gioco troppo grande per lui. Un mese fa le cose sono
cambiate. Il Panchen-di-Pechino è stato lanciato sul palcoscenico a
marzo per una celebrazione importante. Ricorreva il 50esimo
anniversario della fuga in esilio del Dalai Lama, un giorno di lutto
per il suo popolo. Nella stessa data quest'anno il governo ha
istituito una nuova festa nazionale: la Giornata dell'Emancipazione
dei Servi del Tibet. Un'occasione per celebrare la "liberazione"
dalla teocrazia feudale dei lama, grazie al provvidenziale
intervento dell'Esercito Popolare di Liberazione sotto la guida di
Mao. Il 28 marzo il Panchen comunista è apparso in una cerimonia di
Stato a Lhasa. Il giovane era visibilmente agitato, ma ha detto
quello che si aspettavano da lui: "Voglio ringraziare sinceramente
il partito comunista per avermi aperto gli occhi, così so
riconoscere il bene dal male". Poi una stoccata diretta a colui che
dovrebbe esserne il padre spirituale. "Sono io stesso discendente di
schiavi - ha detto Gyaincain Norbu - e ho imparato a distinguere chi
ama il popolo tibetano, da quelle persone senza scrupoli che per
motivi di ambizione minacciano la pace". Jia Qinglin, membro del
Politburo, ha reso esplicita l'accusa: "Il Dalai ignora i veri
desideri del popolo. Vuole la secessione per restaurare l'antico
regime feudale".
In un crescendo di
visibilità, il Panchen comunista è riapparso al recente Forum
Mondiale del Buddismo, organizzato in pompa magna dalle autorità
cinesi. Un evento ecumenico: aperto nella città di Wuxi, provincia
del Jiangsu, si è concluso a Taipei capitale dell'"isola ribelle" di
Taiwan. Dopo il confucianesimo anche il buddismo viene recuperato
dai leader cinesi. Purché sia una religione di Stato, il presidente
Hu Jintao è convinto che serva a proiettare un'immagine rassicurante
della Cina, a rafforzare il suo soft power in Asia. E il giovane
Gyaincain Norbu ha fatto il suo dovere. Ai delegati mondiali del
simposio buddista ha dichiarato: "Questo evento dimostra che in Cina
regna la libertà religiosa". Ha partecipato alle sedute ristrette di
alcuni seminari di studio: perfino un incontro con celebri
imprenditori sul tema "Filosofia e Business". I magnati industriali
che lo hanno incontrato dicono che i suoi interventi sono stati
"fonte d'ispirazione". Le foto dell'agenzia Nuova Cina lo
ritraggono, occhialuto e intimidito, mentre porge una sciarpa bianca
in omaggio al presidente del Congresso del Popolo, Wu Bangguo.
L'alto gerarca lo ha incoraggiato a "lavorare alacremente per
l'unità del popolo cinese". Zhan Ru, direttore dell'Istituto di
studi orientali all'università di Pechino, era anche lui a quel
congresso: "E' stato un incoraggiamento per tutti. Eravamo onorati
di avere con noi un Budda vivente".
Lo sforzo per
osannare il povero burattino è corale. Tradisce il nervosismo di
Pechino per il ventesimo compleanno del vero Panchen Lama. La
tensione è affiorata ai massimi livelli. Hu Jintao ha lanciato un
avvertimento secco a Barack Obama: non vuole che il presidente
americano riceva il Dalai Lama, atteso in America tra breve. Il tono
è da ultimatum. Sul Tibet il leader cinese è pronto a rischiare un
gelo diplomatico con Washington. Forte del suo potere
economico-finanziario, Hu Jintao spera di intimidire Obama. Già ci è
riuscito con Nicolas Sarkozy, costretto a farsi "perdonare" la
visita del Dalai all'Eliseo. Il Sudafrica ha preferito far saltare
un summit dei premi Nobel pur di non concedere il visto al leader
tibetano in esilio.
Dietro la durezza cinese spunta la partita cruciale: la successione
del 73enne capo spirituale. Pechino ha già annunciato che alla sua
morte spetterà al potere politico la scelta del prossimo
"reincarnato": come all'epoca della dinastia imperiale dei Qing,
secondo le ricostruzioni degli storici revisionisti di regime. Pur
di evitare questa sopraffazione il Dalai Lama ha accennato a una
contromossa: cambiare le regole e procedere a un'elezione
democratica del suo successore. Chissà se il suo discepolo ventenne,
ovunque si trovi, può intuire la battaglia furibonda che si prepara.
Se è vivo oggi passa anche questo compleanno nella solitudine che
ormai è il suo destino. Lontano dal Tibet, lontano dai suoi e dal
mondo, forse condannato a essere invisibile fino a quando morirà
davvero. (25 aprile 2009)
Numero 16 - Maggio
2009
Pechino chiede a Obama di non incontrare il Dalai
Lama- 23.04.2009 Mentre il
leader s pirituale
tibetano in esilio deve recarsi negli Stati Uniti, la Cina chiede il
presidente degli Stati Uniti di non consentire "al Dalai separatista
di impegnarsi in attività negli Stati Uniti." - Il presidente degli
U S.A. Barack Obama non dovrà incontrare giovedì 23 aprile il Dalai
Lama nel corso di una visita negli Stati Uniti del leader spirituale
tibetano in esilio, ha detto la Cina. Anche se questo incontro non è
stato confermato ufficialmente da Washington, tutti i presidenti
degli Stati Uniti dopo George Bush Sr. hanno sempre ricevuto il
Dalai Lama, provocando sistematicamente la rabbia di Pechino, che lo
accusa di volere la secessione del Tibet. "Ci opponiamo con forza
all'impegno del Dalai (Lama), nelle attività separatiste in
qualsiasi paese, in ogni terra e sotto qualsiasi nome di qualsiasi
tipo", ha detto Jiang Yu, portavoce del Ministero degli Esteri
cinese nel corso di un consueto incontro-stampa. Poi ha aggiunto
"Abbiamo presentato agli Stati Uniti denunce sollecitandoli a non
permettere che il Dalai possa impegnarsi in attività separatiste
negli Stati Uniti".
Il Papa parla cinese – Nel mese
di marzo 2009 è stata inaugurata la
nuova
sezione in cinese del sito web ufficiale della Santa Sede. Basterà
andare su www.vatican.va
per accedere così da tutto il mondo ai testi di Benedetto XVI in
cinese, presentati nei caratteri sia tradizionali che semplificati.
Un bel colpo per comunicare direttamente con un bacino di 1 miliardo
e 500 mila potenziali fedeli quale è la Cina, senza contare
l'esercito degli espatriati che, pur vivendo e lavorando all'estero,
hanno certamente più facilità a connettersi attraverso la propria
madrelingua piuttosto che l'inglese o altro (il sito della Santa
Sede “parla” già oggi italiano, inglese, francese, spagnolo,
tedesco, portoghese e latino). Ma sarà davvero così? O la censura
finirà per creare problemi? Sarebbe bello saperlo da là, dalla Cina.
Quindi, se c'è qualcuno che ci legge da Pechino o altrove e può
darci questa informazione in tempo reale, provando a entrare nel
sito della Santa Sede dopo lo sdoganamento della sezione in cinese e
verificarne il libero accesso....
Numero 15 - Aprile
2009
Cina - Pechino si è impegnata per i diritti umani –
Ansa 15/4/2009 - Il 13 aprile, dall’Ufficio informazioni del
Consiglio di Stato è stato rilasciato il "Piano di Azione Nazionale
per i Diritti Umani (2009-2010)". Questa è la prima volta che la
Cina si trova ad attuare un piano di questo tipo, ha riferito il
settimanale Nanfang Zhoum ou.
Questo documento di 22000 caratteri cinesi chiarisce gli obiettivi e
le misure specifiche del governo cinese per lo sviluppo e la tutela
dei diritti umani, dei diritti economici, sociali e culturali, i
diritti civili e politici dei cittadini, i diritti delle minoranze
etniche, donne, bambini, anziani e disabili. Il piano prevede
inoltre la coscienza per i diritti umani, l'adempimento degli
obblighi internazionali, scambi internazionali e cooperazione nel
campo dei diritti umani. La Cina è stata spesso criticata dalla
comunità internazionale per la sua mancanza di libertà di
espressione e di religione. Il governo cinese respinge tali critiche
in nome della necessità di tutelare il diritto alla vita e allo
sviluppo delle persone. Secondo il giornale Lianhe Zaobao a
Singapore, la Cina ha scelto quest'anno di adottare politicamente
sensibili piano d'azione in materia di diritti umani. Tuttavia,
questo documento non dimostra pienamente che il partito comunista
cinese voglia espandere la libertà politica. Nonostante le critiche
che lo circondano, il piano è stato accolto da alcuni intellettuali
cinesi che ritengono un segnale incoraggiante per la protezione dei
diritti umani, perché la consapevolezza di tali diritti è ancora
molto bassa nel paese.
(Da Nanfang Zhoumou)
Cambogia – La
Diffusione del Dharma alle masse
– (14/4/09) Phnom Penh, Cambogia.
Nello studio
di
registrazione ufficiale della stazione radio di Wat Bo, 106,25 FM,
che è dotato di aria condizionata, insonorizzazione e pieno di
gadget, c’è il Venerabile Vong Savuth che, nonostante le sue
tradizionali vesti zafferano, è a suo agio in questa struttura della
tecnologia moderna, da dove si diffonde il dharma attraverso le onde
radio. "Se generosi laici, monaci buddisti e donne, desiderano
partecipare a questo programma", egli dice in khmer, "è possibile
chiamarci. Il nostro argomento di oggi è 'giovani
tossicodipendenti'. Anche se il contenuto può variare notevolmente,
dalla discussione sui cambiamenti climatici alle osservazioni su ciò
che fa un buon coniuge, gli argomenti di Vong Savuth hanno un
singolare obiettivo: di esaminare i problemi del comune cambogiano
attraverso la lente degli insegnamenti del Buddha e rendere tali
insegnamenti accessibili per i giovani. "Alcune parti del dharma
sono così difficili", dice Vong Savuth "In Cambogia, il 99 per cento
della gente rispetta il Buddismo, ma la maggior parte di essi non
capisce il dharma - A volte, perfino io non lo capisco. Ma esso è
per tutti". Per illuminare i difficili concetti buddisti, Vong
Savuth ha imparato a sfruttare al meglio un semplice, chiaro parlare
e uno stile di insegnamento molto utile. "Molte persone non sanno
leggere" dice, spiegando il suo ricorso alla radio, che amplia il
suo potenziale pubblico a chiunque disponga di una radio. Questo
approccio più equanime di trasmettere la saggezza buddista è
particolarmente importante per Vong Savuth, considerato che per lui
è stato molto difficile ottenere una buona formazione. Vivendo in un
agriturismo nelle zone rurali della provincia di Stung Treng, Vong
Savuth per andare a scuola doveva viaggiare per 8 chilometri ogni
giorno e guadare diversi fiumi lungo la strada. A 17 anni, entrò nel
monastero, in quanto era l'unica via praticabile per perseguire
stati più elevati di apprendimento. Oggi, Vong Savuth è diventato un
DJ, andando in onda in diretta ogni giorno dalle 11:45 alle 12:30
pm. La trasmissione inizialmente era un progetto per lo sviluppo del
Buddismo, da parte di una ONG locale, e Vong Savuth venne chiamato a
cachet per parlare con il pubblico. Poi, il programma è diventato
così popolare che l'abate del monastero, Pin-Sem, ha iniziato una
campagna per costruire nel monastero la propria stazione radio, che
sarebbe in grado di riservare più spazio alle fasce orarie di
trasmissione del Dharma, piuttosto che alle notizie di politica del
governo date dalla pubblica stazione.
Panchen Lama: è morto il «vero» resta quello «cinese»-
PECHINO
«Il Panchen Lama scelto dagli
inviati del Dalai Lama è morto. Quello indicato dalla Cina è oggi
l'unico Panchen Lama». Le parole di Yoichi Shimatsu risuonano
durante una lunga tavola rotonda che la scuola di giornalismo e
comunicazione dell'università Qinghua di Pechino, una delle più
prestigiose del Paese, ha dedicato alla questione tibetana. St udiosi
cinesi e occidentali e un paio di corrispondenti di giornali
stranieri (tra cui il Corriere) riuniti per un dibattito dove di un
tema cruciale si è discusso con una libertà normalmente impensabile.
E che si trattasse dell'ateneo dove nel 1964 si laureò in ingegneria
il presidente Hu Jintao aggiunge spessore all'eccezionalità
dell'incontro. Ebbene, è qui che Shimatsu, documentarista e già
direttore del Japan Times Weekly, ha scandito la sua verità sulla
fine dell'11° Panchen Lama, Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal
Dalai Lama nel 1995, quand'era bambino. Allora le autorità cinesi lo
misero sotto tutela, lo nascosero facendone «il più giovane
prigioniero di coscienza del mondo», denunciarono le ong per i
diritti umani. I cinesi reagirono scegliendo a loro volta un Panchen
da crescere leale a Pechino. Gedhun Choekyi Nyima avrebbe vent'anni,
oggi. «Ma è morto da tempo. Di malattia: cancro o leucemia»:
Shimatsu aggiunge che la notizia della sua scomparsa «è stata tenuta
nascosta da tibetani e cinesi per lo stesso motivo, salvare la
faccia. La Cina per non rivelare che le fosse morto fra le mani un
bimbo che aveva in custodia. Il Dalai Lama e i suoi per non perdere
il "loro" eletto e non ammettere che il leader buddhista avesse
fallito, indicando un bambino morituro». La notizia non è
verificabile né da parte tibetana né cinese. Il bambino non è mai
riapparso, al punto che voci incontrollate di un decesso erano già
circolate. Shimatsu però assicura: «La mia fonte è certa. È la
diplomazia di un Paese occidentale non europeo e di sinistra che, su
invito di Pechino, inviò invano medici per tentare di salvare il
piccolo. Tutto vero».
Questa
notizia era girata giorni fa, ma poi si è scoperto che era un FALSO.
O almeno, che è stata fatta girare ad arte dal Governo Cinese….
Dunque, il dubbio resta…
Numero 14 -
Aprile 2009
TIBET: CONDANNE A
MORTE PER RIVOLTA – (ANSA) - Un tribunale
sino-tibetano ha condannato a morte quattro persone
responsabili di aver appiccato "fatali incendi"
durante le proteste di Lhasa il
14 marzo del 2008. Lo ha riferito l'agenzia
ufficiale "Xinua". Nei roghi, secondo quanto
riferito dal governo cinese, morirono 18 persone e
un poliziotto. Due delle quattro condanne a morte
sono state sospese, nel senso che verranno
riconsiderate tra due anni. Gli incidenti nella
repubblica autonoma iniziarono 4 giorni prima,
quando centinaia di monaci manifestarono per
ricordare la rivolta anticinese del 1959. E' la
sentenza più dura emessa finora dai tribunali di
Pechino, dopo le sommosse anti-cinesi che nel marzo
2008 sconvolsero Lhasa e tutta la regione. Altri tre
imputati hanno ricevuto l'ergastolo. L'annuncio è
stato dato ieri dall'agenzia stampa governativa,
Nuova Cina. I condannati sono stati riconosciuti
colpevoli di aver partecipato ad assalti e violenze
nel corso delle quali sono morti alcuni cinesi del
ceppo etnico Han, maggioritario nella Repubblica
Popolare. L'apice degli scontri fu nelle giornate
del 14 e 15 marzo, quando a Lhasa furono dati alle
fiamme diversi negozi gestiti da immigrati Han. E'
con quegli episodi che viene giustificato il ricorso
alla pena capitale. Di uno solo dei condannati è
stato annunciato il nome: si tratta di Losang
Gyaltse, accusato di aver incendiato un negozio di
abbigliamento provocando la morte del proprietario
Zuo Rencun. Il 14 e 15 marzo 2008 il governo fu
colto alla sprovvista dalla virulenza e dalla rapida
diffusione delle proteste che dilagarono in tutto il
Tibet. Le autorità ripresero il controllo inviando
colonne dell'esercito e reparti speciali
anti-sommossa da tutta la Cina. Ma il danno
d'immagine era fatto e la questione tibetana fu una
spina nel fianco durante tutti i preparativi dei
Giochi di Pechino: il viaggio della fiaccola
olimpica in Europa e negli Stati Uniti venne turbato
da manifestazioni pro-Tibet. Il governo cinese reagì
accusando il Dalai Lama di avere incitato le
violenze con un disegno secessionista. Da allora
l'offensiva per la normalizzazione del Tibet è
andata avanti in due direzioni. All'interno, la
polizia cinese ha compiuto migliaia di arresti, ivi
compresi nei monasteri buddisti dove molti religiosi
sono stati deportati in campi di lavoro e soggetti
alla "rieducazione ideologica". A febbraio, 76
prigionieri hanno già ricevuto sentenze definitive,
da tre anni di carcere all'ergastolo: i processi si
sono sempre svolti a porte chiuse, e gli imputati
non hanno diritto alla difesa. La caratteristica
segretezza del sistema giudiziario cinese è stata
rafforzata dall'isolamento del Tibet, chiuso per un
anno agli osservatori stranieri. Altrettanto
implacabile è stata la diplomazia di Pechino
nell'isolare il Dalai Lama nel mondo. Ogni paese che
ha osato dare udienza al leader tibetano in esilio è
stato oggetto di dure condanne e minacciato con
pesanti ritorsioni. Molti si sono piegati, vista la
potenza economica della Repubblica Popolare.
L'ultimo caso è stato quello del presidente francese
Nicolas Sarkozy. L'anno scorso i cinesi fecero
saltare un vertice bilaterale con l'Unione Europea
per "castigare" Sarkozy dopo la visita del Dalai
Lama in Francia. Al vertice del G/20 a Londra il
presidente francese ha incontrato il suo omologo
cinese Hu Jintao e ha sottoscritto una dichiarazione
sull'appartenenza del Tibet alla Repubblica
Popolare, un gesto che la stampa di Parigi
interpreta come una umiliante sottomissione.
FRANCIA: POLEMICHE PER CRISTO SU SEDIA ELETTRICA-
Parigi, 14.04.09: Polemiche ha suscitato durante
le festività pasquali l'esposizione di una scultura
di Cristo morto su una sedia elettrica, e non sulla
croce, nella cattedrale di Gap, nel sud della
Francia. Intitolata 'Pieta' ' - in italiano - la
scultura, opera dell'
artista britannico Paul Fryer, ha suscitato vive
reazioni, "in maggioranza positive", ha osservato il
vescovo della diocesi, mons. Jean-Michel di Falco.
"Questa opera non lascia indifferenti, ma parlare di
polemica è falso", ha detto il religioso. Commenti
di fedeli e visitatori - accanto alla foto della
scultura - sono pubblicati sul sito della diocesi di
Gap e sono in gran parte favorevoli all'iniziativa.
"La croce non era l' equivalente, all'epoca romana,
della sedia elettrica?", si chiede uno dei fedeli.
Un altro osserva: "Oggi entriamo in una chiesa senza
neanche guardare Cristo sulla croce. Alloro dico
grazie a mons. di Falco di svegliarmi". Ci sono
anche voci discordanti: "L' esposizione di quest'
opera non ha il suo posto in una cattedrale il
Venerdì Santo". Oppure: "Se è arte, avrebbero potuto
metterla da qualche altra parte"..
Numero 13 - Aprile
2009

Guinnes
dei primati/ La donna dai capelli più lunghi del
mondo: Martedí
31.03.2009
16:19 - Xia Aifeng, donna Cinese di 36 anni non si è
tagliata i capelli per 16 lunghi anni e ora si
ritrova con una
folta chioma lunga ben 2.42 mentri rispetto alla sua
modesta altezza (1,62 metri circa). Molti
affermano che la donna
impieghi almeno un ora per riuscire a lavarli ed
asciugare tutti i capelli, come è possibili
osservare dalle foto, la donna cinese è costretta a
salire su un piano rialzato per poter pettinare la
sua lunga chioma.
Ultime Notizie : SS il Dalai Lama incontra gli
scienziati per Dialoghi su Mente e Vita -
Dharamsala, HP, India,
6 aprile 2009 - (Phurbu Thinley, Phayul.com) -
Scienziati e studiosi occidentali e noti accademici
si sono ancora una volta incontrati nella città
settentrionale indiana di Dharamsala, sede del
Governo in esilio del 14° Dalai Lama del Tibet,
durante i cinque giorni di presentazione e dialoghi,
facenti parte di una serie
di
conferenze su "Mente e Vita". Dopodichè insieme a
Sua Santità il Dalai Lama, essi hanno visitato i
vari siti religiosi nella capitale indiana. Il
giorno dopo, insieme con un gruppo di rappresentanti
indiani egli ha pregato con i vari membri di altre
fedi religiose, in occasione del 50° anniversario da
quando egli mise piede sul suolo indiano, e questo è
anche stato commemorato dal governo tibetano in
esilio con una manifestazione chiamata "Giorni del
Ringraziamento all’India". Durante questo incontro,
Sua Santità ha detto: “ Carissimi Fratelli e
Sorelle, il Tibet è la terra delle nevi che si trova
al di là dell’Himalaya a nord dell’India, la Terra
degli Arya. Buddha Shakyamuni benedisse questa terra
e profetizzò che li sarebbe avvenuta la diffusione
del Buddhadharma. Qui si trovano il Monte Kailash e
il Lago Manasrovar, che sono considerati sacri dalle
principali tradizioni religiose dell’India. Il Tibet
è ove hanno origine i quattro grandi fiumi che
affluiscono in India e che poi si gettano nei grandi
oceani. Geograficamente, esso è considerato
l’Altopiano Indiano, che molti grandi maestri
Indiani riferironoi come il cielo dei Trenta-tre,
(Trayastrimshadeva).
Numero 12 - Aprile
2009
Tra
gli esuli tibetani, emerge un nuovo "Buddha vivente"
- di Alistair Scrutton e Abhishek Madhukar - E' un
"Buddha vivente" e ha un iPod, il 23enne possibile
successore del Dalai Lama che potrebbe colmare il
vuoto tra i leader tradizionali del Tibet da un
lato, e la nuova generazione tibetana e la Cina
dall'altro. Il Karmapa Lama, fuggito dal Tibet in
India nove anni fa, crede che sia giunto il momento
che i tibetani si rinnovino per sopravvivere. "Il
Tibet ... ha sviluppato per molte generazioni il suo
modo di pensare, uno stile di vita piuttosto
obsoleto", ha detto Karmapa a Reuters in una rara
intervista dalla sua casa nella città indiana di
Dharamsala, dimora di molti tibetani esuli. "C'è un
vuoto tra la mentalità tibetana tradizionale e i
giovani di oggi ... e questo rappresenta un enorme
problema", ha spiegato, con l'aiuto di un
traduttore. "Sento che io potrei essere l'anello di
congiunzione". Inoltre sono molte le speculazioni
secondo cui il Dalai Lama, 73enne che quest'anno
celebra il 50esimo anniversario della sua fuga dalla
Cina in India, stia per nominare un successore. Ed è
il Karmapa, con la sua combinazione di carisma,
intelletto e giovane età, quello di cui si parla di
più. Nonostante la sua educazione classica tibetana,
si distingue dai suoi predecessori: dice di avere un
iPod e la Play Station, e gli piacciono i film di
Indiana Jones. Il Karmapa per di più è riconosciuto
sia dai tibetani che da Pechino, a differenza del
Dalai Lama che secondo
la Cina ha fomentato una rivolta violenta. "Ha
lavorato con i cinesi. I cinesi non sono stranieri
per lui", ha detto Jeremy Russell, insegnante di
inglese del Karmapa. "Non cova del risentimento nei
loro confronti, ma li vede come parte del
paesaggio". I monaci, che stanno cercando segnali
della rinascita del Lama, hanno scelto questo figlio
di nomadi come 17esima reincarnazione della setta
Kagyu quando aveva sette anni. La sua fuga da un
monastero tibetano per attraversare a piedi e a
cavallo l'Himalaya fino in India gli ha anche fatto
guadagnare il rispetto degli esuli, inclusi alcuni
radicali delusi dal fallimento del Dalai Lama nel
conquistare l'autonomia del Tibet. "Ha scelto di
abbandonare i privilegi che avrebbe avuto sotto la
dominazione cinese. La sua fuga dal Tibet lo ha reso
un eroe agli occhi dei tibetani, ed è stata vista
come un deliberato atto di opposizione ai cinesi",
ha detto Tsering Shakya, un importante professore
tibetano. Per altre news visitate il sito
www.giotibet.com.
HACKER CINESI IN AZIONE -
Una
rete di hacker cinesi si sarebbe infiltarata in 1300 computer di 103
paesi differenti. Rovistavano tra documenti top secret degli uffici
governativi di mezzo mondo e secondo alcuni ricercatori
dell'Università di Toronto con il coinvolgimento diretto del governo
di Pechino. La notizia arriva dal New York Times ma immediata è
arrivata la smentita dei cinesi. «Sono vecchie storie e vecchie
sciocchezze - ha detto il portavoce del console cinese a New York,
Gao Wenqi -. Il nostro governo è contrario e proibisce severamente i
crimini informatici». Nella rete degli hacker è caduto anche il
Dalai Lama. Il computer della guida spirituale, infatti, era
controllato dalle "spie virtuali" e non a caso dopo un invito e-mail
mandato dal Dalai Lama a un diplomatico straniero il governo cinese
ha chiamato il diplomatico scoraggiando la visita. Hacker molto
esperti, dunque, che tra le altre cose sono riusciti, grazie ad un
elaboratissimo software, ad azionare la telecamera e i sistemi di
registrazione audio del computer vittima consentendo di vedere e
sentire cosa succedeva nella stanza controllata. (ANSA 30/3/09)
Numero 11 - Marzo
2009
La Cina vuole
trasformare
Lhasa
in una metropoli (ANSA – 21.03.2009)- La Cina ha
varato un piano per «ridisegnare» Lhasa (nella
foto), capitale del Tibet, in modo da farne per il
2020 «una moderna metropoli». Così Pechino vuole
sfidare le antiche tradizioni impersonate dal Dalai
Lama. Una Protesta su Facebook… Cari Amici,
Sono estremamente grato a tutti i membri che hanno
aderito al gruppo di ‘I LOVE TIBET!’ Essere amici
del Tibet è molto importante per sapere ciò che
accade all'interno del Tibet e come i Tibetani
vivano in sofferenza! Personalmente, io faccio la
pratica di compassione con il pensiero che i nemici
o gli avversari sono per me il più grande maestro,
come Sua Santità ci insegna, ma oggi ho pianto e ho
gridato nel vedere una tale brutalità così tanto
disumana. Sono sconcertato per tutto questo e sento
una profonda tristezza e dolore. (P.S. - C’era un
video che purtroppo è stato rimosso il giorno dopo…)
Tibet, arrestati 95
monaci buddisti dopo l'attacco a una caserma – (ANSA)
PECHINO ( 23 marzo) - La
polizia cinese ha arrestato 95 monaci tibetani del monastero di
Ragya, in una zona a maggioranza tibetana della provincia del
Qinghai, dopo che la folla aveva attaccato una caserma.
Nell'attacco, avvenuto il 21/3, alcuni funzionari di polizia sono
stati «feriti in modo leggero», secondo l’agenzia NuovaCina. Appena
una settimana fa erano stati arrestati 100 monaci, o meglio, portati
via dal loro monastero «per un periodo di studio». Lo studio,
secondo quanto denuncia un gruppo filo-tibetano basato in Gran
Bretagna, si svolge di solito in una caserma o in una prigione
militare e consiste in sessioni di «educazione» sulla politica del
Partito Comunista Cinese. Secondo la Campagna Internazionale per il
Tibet, i monaci durante una manifestazione del 25 febbraio avevano
chiesto alle autorità cinesi di «riconoscere la volontà del popolo
tibetano» e ritorno del Dalai Lama. A dare il via alla pro-testa di
sabato scorso, invece è stata la vicenda di un monaco di Ragya di 28
anni, Tashi Sagpo, arrestato dopo che nella sua stanza erano stati
trovati una bandiera tibetana e del materiale di propaganda
anticinese. Portato al commissariato, il giovane sarebbe
rocambolescamente riuscito a darsi alla fuga. Da questo punto in poi
le versioni di Nuova Cina e dei militanti tibetani divergono.
L'agenzia afferma che il giovane si è dato alla fuga con l'aiuto di
altri monaci, mentre in un sito legato al movimento tibetano si
sostiene che si è buttato nel vicino fiume Machu, annegando.
L’organo cinese precisa che sei monaci sono stati arrestati dalla
polizia e che altri 89 «si sono arresi». In un altro atto di
protesta, sempre nella Prefettura di Golok, una rudimentale bomba è
stata lanciata senza fare vittime contro una caserma della polizia.
Nella vicina provincia del Sichuan, in un'altra aerea a popolazione
tibetana, quella di Aba, un monaco ha tentato di darsi fuoco per
protesta alla fine di febbraio ed è stato bloccato dalla polizia
cinese. Dalla prima settimana di marzo quasi tutte le aree a
popolazione tibetana della Cina - la Regione Autonoma del Tibet e le
aree tibetane del Qinghai, del Sichuan e del Gansu - sono
strettamente controllate dalle forze di sicurezza cinesi, che
impediscono le visite agli osservatori indipendenti.; ;
OSLO
(23 marzo) - Il comitato del Nobel per la Pace ha annunciato oggi
che rinuncerà a partecipare ad una conferenza in Sudafrica se il
governo di Pretoria non tornerà sui suoi passi rispetto alla
decisione di negare il visto al Dalai Lama (premio Nobel per la pace
nel 1989), che avrebbe dovuto prendere parte all'evento. «Il
comitato dei Nobel norvegese non parteciperà in nessun modo alla
conferenza, accanto ai premi Nobel per la Pace, se le autorità
sudafricane non revocano il loro rifiuto a rilasciare il visto al
Dalai Lama», ha detto Geir Lundestad, segretario generale per lo
stesso comitato del Nobel con base a Oslo. Il Dalai Lama avrebbe
dovuto partecipare il prossimo venerdì a Johannesburg ad una
conferenza dei Nobel per la pace insieme ai «padroni di casa»,
Desmond Tutu, Nelson Mandela e F.W. de Klerk e al mediatore Onu
Martti Ahtisaari, con al centro il tema del calcio come strumento
contro il razzismo e la xenofobia, in vista appunto dei mondiali nel
2010. «Il mondo guarda al Sudafrica che ospiterà la Coppa del mondo
2010 e noi non vogliamo che nulla possa perturbarne il messaggio».
Oggi il Sudafrica ha riconosciuto di aver negato al Dalai Lama il
visto d'ingresso in quanto la sua presenza «non sarebbe
nell'interesse del Paese».
Numero 10 - Marzo
2009
Tibet,
bombe molotov contro la polizia cinese
- I Tibetani tornano in piazza alla vigilia del 50esimo anniversario
della rivolta fallita contro Pechino (che portò alla fuga del Dalai
Lama in India). Nella provincia occidentale di Qinghai decine di
persone hanno protestato contro il fermo di un uomo a un posto di
blocco delle forze dell’ordine cinesi. Durante la manifestazione
alcune molotov sono state lanciate contro auto della polizia e mezzi
dei vigili del fuoco, senza causare vittime. A Dharamsala, la città
indiana dove ha sede il governo tibetano in esilio, per domani è in
programma una manifestazione di 10mila attivisti pro-Tibet
nonostante gli appelli alla moderazione del Dalai Lama.
Stando
ad attivisti tibetani e abitanti del luogo, Aba e' stata
recentemente teatro di proteste da parte di monaci tibetani, tra cui
un tentativo di darsi fuoco da parte di un giovane bonzo. I gruppi
pro-Tibet hanno hanno inoltre denunciato ieri che le forze di
sicurezza hanno circondato il monastero tibetano di Sey sempre nella
provincia di Aba dopo una manifestazione dei bonzi domenica contro
la repressione cinese. Tibet, arrestati 100 monaci e due reporter
italiani- Sale la tensione per il
Capodanno tibetano, scontri e manifestazioni. Fermati due cronisti
italiani. Arrestati anche un centinaio di monaci buddisti di un
monastero nella provincia cinese di Qinghai.
Lo scorso 25 febbraio avevano
organizzato una marcia di protesta contro il regime…
Giappone,
arrestato ladro di statue buddiste sacre: «rubavo per pregare in
casa tutti i giorni»-
(ANSA) Così devoto da portarsi le statue dei templi a casa. Itsuo
Abe, un imprenditore giapponese di 59 anni, è stato arrestato per il
furto di una antica statua, risalente all’era Edo (1603-1867), da un
famoso tempio buddhista di Kyoto (nella foto il tempio Kingakuji
sempre a Kyoto), l’antica capitale imperiale del Giappone. Alla
polizia, che nel suo appartamento ha trovato altre 20 statue sacre e
tre dipinti antichi spariti da altri templi negli ultimi mesi,
l’uomo ha dichiarato di aver compiuto i furti per «poter pregare in
casa tutti i giorni al cospetto delle sacre immagini».
Ricostruzione
del nuovo gompa di Pomaia -
In attesa della conclusione della pratica con l’assicurazione, si
sta preparando il progetto da presentare in comune per la
ricostruzione e poter così dare avvio ai lavori. Per la prima volta
da moltissimi anni non si è potuto celebrare il Losar nel gompa di
Lama Tzong Khapa, un luogo che ha rappresentato così tanto per
ognuno di noi …. il cuore dell’istituto. Come richiesto da Sua
Santità il Dalai Lama quest’anno più che una festa è stato un
momento di raccoglimento, di meditazione e di preghiera. Nel suo
tradizionale messaggio ai tibetani in occasione dell’inizio del
nuovo anno Bue-terra del 17 ciclo di Rabjung nell'anno regale 2136
ha detto tra l’altro: “Ammiro la determinazione presa dai tibetani,
dentro e fuori il Tibet, di non dedicarsi ad attività celebrative
durante questo capodanno. Piuttosto, ognuno dovrebbe utilizzare
questo periodo per abbandonare le azioni non-virtuose e dedicarsi
alle azioni virtuose, affinché tutti coloro che hanno sacrificato la
propria vita per la causa tibetana, inclusi coloro che hanno perso
la vita nei tragici eventi dell'anno scorso, possano avere una
rapida realizzazione della buddhità tramite successive rinascite nei
reami superiori. La dedica è anche per coloro che attualmente sono
sottoposti a sofferenze, in modo tale che possano avere
immediatamente gioia e libertà. Attraverso una tale accumulazione di
merito collettivo, dovremmo lottare tutti per una rapida soluzione
della giusta causa tibetana”. Nel frattempo si sono conclusi i
lavori di smaltimento delle macerie e il cortile dell’istituto è
tornato agibile, così abbiamo potuto partecipare alla benedizione
delle bandierine tutti insieme e con lo spazio ripulito, come segno
di buon auspicio per il nuovo anno.
Stupa
per il veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso -
Secondo i consigli dati da Lama Zopa
Rinpoche per il veloce ritorno del nostro prezioso e amatissimo
Maestro Ghesce Ciampa Ghiatso vanno costruiti due stupa. Dal Nepal è
in arrivo lo stupa piccolo chiamato “Girare la ruota del Dharma”
fatto di rame e decorato con oro e argento, chi lo ha visto ha detto
che è molto bello, fatto con devozione, appena sarà in Istituto ve
lo comunicheremo. Lo stupa grande chiamato “Namgyalma” (Stupa della
Vittoria) andrà costruito all’Istituto, vi ricordiamo che stiamo
raccogliendo i fondi necessari, se volete contribuire potete farlo
secondo le modalità indicate più avanti (causale: Stupa di Ghesce
Ciampa Ghiatso).
Numero 09 - Marzo
2009
Calendario uff iciale
degli insegnamenti del Dalai Lama - Sua Santità il Dalai Lama, per
nostra fortuna, viaggia molto e dà molti insegnamenti pubblici, sia
in India che nel resto del mondo, e quindi in Europa. Il calendario
ufficiale dei Suoi tours viene pubblicato con largo anticipo sul
nuovo, e bellissimo, sito www.dalailama.com, alla sezione
"Schedule", dove troverete anche i link ai siti degli organizzatori
dei singoli eventi. Chi abbia in animo di mettersi in cammino, tenga
presente che in linea di massima ogni anno si può contare su: un
insegnamento o iniziazione nel periodo di Natale, spesso a Bodhgaya
(India); i Monlam Teachings, quindici giorni di insegnamenti in
marzo a Dharamsala (India); un tour negli Stati Uniti in luglio –
agosto; uno - due tours europei, spesso nella tarda primavera o in
autunno. Nella pagina "Tours europei" troverete raccolte, man mano
che pervengono, notizie ed informazioni pratiche sugli insegnamenti
in programma in Europa: come iscriversi, come arrivare, dove
alloggiare, se è prevista la traduzione italiana…Segnaliamo un
progetto che forse potrà decollare in futuro: Andiamo insieme?: per
chi non avesse voglia di organizzarsi da solo. (Notizie anche sulla
sezione ‘EVENTI’ del nostro sito…
ULTIM’ORA….IL MIO
MAESTRO, GHESHE SONAM CHANCHUB, HA LASCIATO IL CORPO…Il giorno 8
marzo 2009 alle ore 14.00 il Venerabile Ghesce Sonam Cianciub ha
lasciato il corpo. La sua malattia non era peggiorata, non ha
sofferto, si
è
spento come se stesse dormendo. Negli ultimi 3 giorni ha parlato
poco, ma poco prima erano andati a trovarlo molti Monaci anziani che
hanno conversato a lungo con Lui. Nell’ultimo messaggio che abbiamo
ricevuto da Ghesce La il 18 febbraio, ci ha raccomandato di
pubblicare al più presto il Lam.Rim. Il fatto che sia morto nella
prima metà del primo mese dell’anno tibetano è un ottimo auspicio.
La sua casa è piena di Monaci che pregheranno per tutta la notte,
recitando anche i testi radice: Madyamakavatara e Abisamayalankara.
Noi possiamo accendere lumini e recitare la Guru Puja, la lode
dell’Interdipendenza ed il Mantra di Lama Tzong Khapa che Lui amava
tanto: (quello che inizia con MIME TZEUE TERCEN CENRESIG).
MESSAGGIO DI KENSUR RIMPOCHE A TUTTI I DISCEPOLI DI GHESCE SONAM
CIANCIUB
Ci raccomanda di non disperarci e non preoccuparsi, tutti dovremo
morire un giorno e ciò che è importante è sapere che durante la vita
non abbiamo compiuto azioni negative ed abbiamo lavorato per il
Dharma e per il bene di tutti gli esseri come ha fatto Ghesce Sonam
Jangchub la. Rimpoche dice che pensando alla vita di Ghesce La, può
concludere che non ha fatto nulla di negativo e che ha fatto tanto
per i suoi discepoli e per tutti coloro che lo hanno conosciuto. Già
da giovane era quello tra i 7 fratelli che ha aiutato di più e
ascoltato di più la mamma e in seguito ha sempre dato un grande
aiuto alla famiglia e queste azioni positive sono una grande
accumulazione di merito.Come preghiere ci raccomanda di recitare la
Guru Puja, Gaden Lha Gyema (che è la versione breve della Guru Puja)
e il mantra “Mime Tseue”, tutti dedicati a Lama Tzong Khapa. Queste
preghiere sono la miglior causa per poter rinascere nella terra pura
di Tushita. Preghiamo che Ghesce Sonam Jangchub La possa rinascere
a Tushita e che anche noi possiamo in futuro rinascere lì e
incontrarlo a Tushita. La Terra Pura di Tushita è la dimora di
Buddha Maitreya, dove da insegnamenti di Dharma, ed è anche la
dimora di Lama Tzong Khapa e della maggior parte dei Maestri della
tradizione Kadampa. Rimpoche ha detto che se preghiamo in questo
modo per Ghesce La, le preghiere saranno particolarmente efficaci,
perché noi discepoli abbiamo un legame speciale con Lui proprio
perchè è il nostro Maestro. Pregheranno per lui anche tutti i Monaci
a Gaden, assemblati per l'occasione dei festeggiamenti della Grande
Preghiera di questo primo mese dell'anno, detto mese dei Miracoli.
Inoltre Rimpoche chiederà anche ai Monaci del monastero Tantrico di
Gyume di fare delle preghiere. Rimpoche ha detto che ci accompagnerà
con i suoi pensieri nelle nostre preghiere quando pregheremo e
reciteremo i mantra.
Numero 08 - Marzo
2009
La Cina si aspetta che il Tibet
festeggi…, - Segnalazione da Pechino di Barbara Demick
23/02/2009 Kyodo News -
Invece
di pianificare le festività per il loro amato Losar (Festa dell’Anno
Nuovo), i Tibetani vogliono protestare contro la sovranità Cinese,
per ricordare coloro che sono morti negli ultimi anni. Ma Pechino ha
altre idee. Il governo cinese vuole mandare un saluto per il nuovo
anno dei tibetani: Celebrazioni, o altro. Il Capodanno Tibetano, o
Losar, è normalmente la festa più importante dell'anno, in cui i
tibetani bruciano l’incenso, fanno cibi speciali e sparano i fuochi
d'artificio. Ma quest’anno, i Tibetani hanno dichiarato una
moratoria per non celebrare la festività, dicendo invece di voler
osservare un periodo di lutto per le persone uccise lo scorso anno,
durante le proteste contro la sovranità cinese. La festa, che di
solito dura 15 giorni, dovrebbe cominciare mercoledi 25 febbraio e
più essa si avvicina e più le tensioni sono in aumento. Nelle ultime
settimane, il governo cinese ha chiuso grandi fette di territorio
Cinese Occidentale per i visitatori stranieri - non solo lo stesso
Tibet, ma anche parti delle province con grandi popolazioni
tibetane. Quasi un anno dopo le violente manifestazioni che hanno
fatto più di 120 morti, i tibetani stanno cercando una nuova tecnica
per una protesta non violenta. "Say No to Losar", “Dì No al Losar”
come è chiamata la campagna, è stato lanciata da gruppi di tibetani
a Dharamsala, in India, la sede del Dalai Lama in esilio. "Invece
della solita celebrazione segnata da canti, balli e altri
festeggiamenti, il silenzio sarà osservato e luci al burro si
accenderanno in templi e nelle case, per pregare per i defunti", è
stato annunciato il mese scorso in una dichiarazione. Tra i
Tibetani, però, vi è un vivace dibattito sulla campagna di
boicottaggio del Losar. La festa, che risale ai tempi pre-buddisti,
è la più amata nel calendario tibetano ed esige elaborati rituali e
raduni familiari con grandi pasti. Le famiglie tradizionalmente
fanno una zuppa di gnocchi speciali in cui si mescolano varie spezie
- pepe, sale, erbe – ed essi vi leggono l’oroscopo a seconda del
tipo di gnocco da loro scelto. "L'idea stessa che non ci sarà alcun
Losar, c’è da ammetterlo, è un po’ come eliminare il Natale in una
comunità cristiana", denuncia uno blogger tibetano. Oltre alla
tensione per il Losar, il prossimo mese sarà il 50° anniversario
della fallita rivolta anti-cinese, dopo che il Dalai Lama si rifugiò
in India. La data è tradizionalmente lo spunto per le proteste in
Tibet, e quest'anno potrebbe essere particolarmente tesa in quanto
il piano Cinese per l'occasione aveva pensato ad una celebrazione
per la liberazione dei Tibetani da ciò che essi chiamano "Giorno
dell’emancipazione dei servi della gleba". Il governo Cinese dice
che i Tibetani sono stati liberati dalla brutale schiavitù feudale.
Rimarranno molto male, per questo cambio di programma… Nicole Liu ed
Eliot Gao della sede di Pechino di ‘The Times' hanno contribuito a
questa relazione.
Cina, in tre si danno fuoco vicino a piazza Tienanmen -
PECHINO (25/2) - In occasione del ‘Losar’ il capodanno Tibetano, tre
persone si sono date fuoco oggi nel centro di Pechino, all'interno
di un'automobile. Lo riferisce l'agenzia Nuova Cina citando un
portavoce governativo. La fonte specifica che al momento non si sa
se i tre siano vivi o morti. Nessun commento sui motivi del gesto.
Anche se il luogo, a meno di un chilometro di distanza dalla celebre
Piazza Tienanmen, lascia aperta l'ipotesi di un gesto "politico".
Non è chiaro neppure se l'episodio sia da ricollegare al 'Losar', il
Capodanno tibetano che cade proprio oggi, a poco meno di un anno
dalla brutale repressione seguita alle proteste di piazza a Lhasa e
nel resto della regione himalayana
Numero 07 -
Febbraio 2009
Il
Dalai Lama riceve la cittadinanza di Roma - (ANSA) Roma, 9/2
-
Il
Dalai Lama ha ricevuto la cittadinanza onoraria in Campidoglio
conferitagli dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. 'Questo premio
della cittadinanza onoraria di Roma - ha detto il leader tibetano -
e' un ulteriore incoraggia-mento a sostenere l'azione non violenta,
mi dà coraggio e posso rinnovare la mia azione non violenta fino
alla morte'. L'ingresso del leader tibetano e' stato accolto da un
lungo applauso e grida di 'free Tibet'. Alemanno durante la
cerimonia ha lanciato un appello per ottenere la piena autonomia del
Tibet.
'La
sua presenza in questa sala, la sua venuta in Campidoglio,
rappresenta la nostra rivolta morale di fronte all'ingiustizia, alla
violenza, all'oppressione. Una rivolta morale a difesa
dell'identita' dei popoli e del diritto che ha ognuno di noi di
esprimere la sua spiritualita' e la sua cultura'.
Dura Protesta di
Pechino - (ASCA)
Pechino,10/2 - La Cina ha protestato ''con fermezza'' contro la
concessione della cittadinanza onoraria delle citta' di Roma e di
Venezia al Dalai Lama, il leader spirituale dei buddhisti tibetani.
Una portavoce del ministero degli Esteri ha anche avvertito delle
possibili conseguenze negative di tale atto sulle relazioni
bilaterali. ''Esprimiamo un forte malcontento e una ferma
opposizione'', ha detto ai giornalisti la portavoce. ''Speriamo che
l'Italia prenda sul serio le preoccupazioni cinesi e adotti
immediatamente misure efficaci per eliminare l'impatto negativo e
preservare il sano sviluppo delle relazioni bilaterali'', ha
aggiunto, senza precisare che tipo
di misure sono attese da Pechino. Pechino aveva bruscamente
annullato un summit Cina-Unione Europea lo scorso anno, contrariata
dall'incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy col Dalai
Lama. Il Dalai Lama ha aggiunto: «In Tibet la tensione è sempre più
alta, al punto che è possibile che scoppi una rivolta»: il monito è
stato lanciato oggi dal Dalai Lama, in occasione di una visita nella
città tedesca di Baden Baden. Inoltre, un alto funzionario del
governo della Regione autonoma del Tibet, Nyima Cering, ha affermato
che 76 persone sono state condannate dalla magistratura per le
violenze che si sono verificate a Lhasa, capitale della Regione, il
14 marzo dell’anno scorso.
MIRACOLO IN CINA - E' nato con il cuore sullo
stom aco,
una rarissima malformazione: eppure, per miracolo, è ancora vivo,
nella meraviglia dei medici, ed ora è a casa con i suoi genitori. Il
bimbo dei miracoli è nato in Cina poco più di un mese fa: appena
vide la luce, i medici si resero conto della sua malformazione e, a
malincuore, dissero ai genitori che non sarebbe vissuto più di una
settimana. Ora Lee Chen, il padre, 36 anni, è intenzionato a far
operare il bambino per "rimettere il cuore a posto". Il piccolo è
uno di due gemelli, ma l'altro bimbo è perfettamente sano. "Io e mia
moglie godiamo di perfetta salute, non riusciamo a capire come sia
possibile che nostro figlio sia nato così - ha detto Lee - si può
vedere il cuore battere sotto la sua pelle. Abbiamo paura a farlo
dormire in un lettino perché potrebbe girarsi a pancia in giù e il
suo cuore potrebbe fermarsi. Ha bisogno di un'operazione, ma noi
siamo poveri e speriamo che qualcuno ci aiuti". L'operazione di cui
il bimbo avrebbe bisogno costerebbe all'incirca 35 mila euro.

ELUANA:
Eravamo già con lei, anche quando non si sapeva dove fosse
realmente la sua mente, e qualcuno costringeva il suo corpo a
restare imprigionato qui in questa dimensione. Ora, finalmente, se
ne è definitivamente andata verso la pace eterna…
Om Gate, gate, paragate, parasamgate, Bodhi Svaha!
Numero 06 -
Febbraio 2009
N OTIZIE
da POMAIA-
Carissimi tutti,
eravamo rimasti alle macerie... sembrava che tutto quello che fosse
rimasto erano delle travi carbonizzate, i muri anneriti e la base in
metallo che sosteneva l'altare, mentre iniziando il lavoro di
sgombero sono apparsi dei veri tesori: i bassorilievi di Cenresig a
Mille Braccia e di Buddha Maitreya che erano ancora alle pareti,
intatti, solo la vernice si era dissolta. Questi due buddha
sembravano sorridere dolcemente verso la nostra comunità, messa a
dura prova ancora una volta dall'impermanenza di tutto ciò che ci
circonda, dopo che solo quattordici mesi fa il nostro prezioso e
amato Maestro Ghesce Ciampa Ghiatso ci aveva lascia to.
Un gruppo di volontari ha iniziato a raccogliere tra le macerie le
pagine dei testi tibetani di Kangyur e Tengyur e i resti delle
numerose statue che una volta erano sull'altare. Le grandi statue di
argilla di Lama Tsong Khapa e dei suoi due discepoli e quella di
Lama Yesce sono ridotte in frammenti. Le parti superiori delle
statue di Buddha Shakyamuni e di Tara Bianca sono gravemente
danneggiate, mentre delle statue dei due discepoli del Buddha si
sono trovate solo le ciotole per l'elemosina. Curiosamente al cuore
del Buddha è stato ritrovato intatto un cioccolatino! La statua di
cartapesta di Ghesce Ciampa Ghiatso è sparita, ma il suo dongka
(tonaca), che si trovava all'interno, è in parte carbonizzato, ma
non impregnato dal forte odore di bruciato che ha pervaso tutto il
resto. Poi, poco a poco, si sono rivelati altri tesori che sono
rimasti intatti: una statua di Palden Lhamo, manca solo la sua mazza
(che ci auguriamo sia stata utilizzata contro le interferenze!);
tutte le 21 statue di Tara, che erano state offerte all'Istituto
dagli studenti alla fine del Basic Program nel 2007; le piccole
statue di Lama Tsong Khapa e dei suoi due discepoli e una piccola
statua di Amitayus offerta un anno fa all'Istituto da Gomo Tulku. Le
statue intatte vengono riportate alla loro bellezza iniziale con un
paziente e attento lavoro, ciò che rimane dei testi sacri
viene bruciato e vengono raccolte le ceneri che saranno utilizzate
per fare degli tsa-tsa, come indicato da Dagri Rinpoche, che, al suo
arrivo il giorno dell'incendio, ci aveva aiutato ad affrontare
l'accaduto, spiegandoci che, essendosi verificato l'incendio il 29
del mese tibetano (giorno in cui si fanno le pratiche per eliminare
le interferenze) dovevamo interpretarlo come un segno di
purificazione dalle interferenze e quindi, come risultato,
l'Istituto prospererà in futuro. Cogliamo l'occasione per
ringraziare quanti di voi continuano a sostenere con tanto
entusiasmo le iniziative per raccogliere i fondi necessari per
ricostruire ciò che è andato distrutto e per costruire un nuovo
gompa più grande e che porti gioia in ognuno di noi, come
consigliato da tutti i nostri Maestri. In particolare un grande
GRAZIE per tutti i messaggi di sostegno e incoraggiamento ricevuti!
Come sapete, tra poco inizierà il
nuovo anno secondo il calendario tibetano, sarà il 2136, segno del
bue di terra. E' usanza tibetana pulire e lavare tutto il giorno
prima, per iniziare il nuovo anno con i migliori auspici. Per
l'occasione viene rinnovato l'altare di casa e si cambia la kata
(sciarpa augurale bianca) che rimarrà poi per tutto il nuovo anno.
Il secondo giorno dei festeggiamenti si cambiano le bandierine di
preghiera appese alla porta o alla finestra e quelle vecchie vengono
bruciate. La kata viene anche usata per contornare quadri o tangke
di divinità e come gesto di benvenuto quando si incontra per la
prima volta un Maestro. Ora più che mai c'è bisogno dell'aiuto di
voi tutti, perché solo insieme potremo realizzare grandi progetti
per beneficiare tutti gli esseri. Grazie di cuore a tutti e
rinnoviamo l'appello ad aiutarci! Potete contribuire tramite:
Bonifico bancario: Cassa di Risparmio di Lucca,
Pisa, Livorno Filiale di Rosignano Marittimo- IBAN IT21 A
06200 25100 000000000048 - SWIFT: BPALIT3L - Intestato a: Istituto
Lama Tzong Khapa - causale: "gompa"
Oppure
con un versamento tramite PayPal
andando sul sito dell'Istituto
www.iltk.it - L'Istituto Lama Tzong Khapa, a norma del
D.Lgs. 196/2003, si impegna a proteggere
la riservatezza dei dati comunicati –
(Il CENTRO NIRVANA, tramite il nostro
Fabio, ha fatto una sottoscrizione tra i suoi (pochi) frequentatori
ed ha raccolto una somma, piccola ma dignitosa, che verrà inviata al
più presto all’Istituto Lama Tzong Khapa).

Il
caso Eluana Englaro e il tabù della morte
Noi siamo con
lei, ovunque sia… di sicuro, non più qui…
Cliccando su questa
URL, si può accedere ad un bellissimo video sulla Prajnaparamita in
Cinese…
http://www.youtube.com/user/nilavani
OM Gate Gate, Paragate,
Parasamgate Bodhi Svaha…
Numero 05 -
Febbraio 2009
Tibet/ Dalai Lama
ricoverato d'urgenza - 02.02.2009 - Ricovero
d'urgenza a New Delhi per il Dalai Lama: lo ha
annunciato dalla capitale indiana il portavoce del
leader spirituale dei buddhisti tibetani, secondo
cui il premio Nobel per la Pace 1989
è stato trasferito in o spedale
dopo aver accusato forti dolori alle braccia. Le
condizioni non sarebbero però gravi. Lo ha affermato
uno dei suoi portavoce, Chhime Chhoekyapa, secondo
cui il leader spirituale dei buddhisti tibetani
accuserebbe solo un "lieve disturbo" a un braccio.
"I medici hanno assicurato che non è assolutamente
grave", ha sottolineato il portavoce, "ma hanno
ritenuto fosse meglio sottoporlo a esami prima della
partenza per l'Europa, l'8 febbraio prossimo". Il
viaggio sembrerebbe dunque al momento rimanere
confermato. La prima tappa sarà a Roma, dove il
leader tibetano riceverà la cittadinanza onoraria.
Un altro rappresentante del 74enne premio Nobel per
la Pace 1989, Tenzin Takhla, ha aggiunto che questi
si trova nell'ospedale 'Apollo' della capitale
indiana, dove è subito stato sottoposto a check-up.
"Non siamo ancora in grado di affermare che cosa gli
sia successo, ma per domani è previsto che
ritorniamo a Dharamsala. Si tratta della cittadina
nel nord dell'India dove il Dalai Lama e il governo
in esilio del Tibet risiedono dal 1959; al momento
del malore il Dalai Lama, al secolo Tenzin Gyatso,
si trovava proprio lì. Di recente il leader
buddhista era stato in ospedale altre volte per vari
problemi di salute.
AGGIORNAMENTO DEL 04
FEBBRAIO: Gentili amici
come avrete gia appreso da tutti i giornali e tg le notizie sulla
salute di S.S. il Dalai Lama sono buone, è uscito dall'ospedale ed
ha confermato il suo arrivo a Roma. A questo proposito vi
comunichiamo che la cerimonia per il conferimento della cittadinanza
onoraria a S.S. sarà trasmessa in diretta da un maxi schermo sulla
piazza del Campidoglio lunedì 9 febbraio alle ore 14.00. Vi
aspettiamo numerosi a salutare S.S. al suo arrivo...
Nazca, i misteri delle linee:
"Erano cammini sacri" - È il mistero più dibattuto della civiltà
precolombiana: le linee di Nazca, nel Perù meridionale, si estendono
per 400 chilometri quadrati. Ma per ammirarle bisogna salire su un
piccolo aereo o su una mongolfiera. E per capirle va fatto un salto
nel tempo di oltre 2000 anni. L'archeologo Tomasz Gork a,
dell'università di M onaco,
come riferisce la rivista New Scientist, è arrivato a una
conclusione: il colibrì, la scimmia, il ragno, il condor e tutte le
altre figure erano il tracciato di cammini sacri. Vanno in archivio,
fino a prova contraria, le teorie sull'arrivo di extraterrestri o
creature sconosciute. Anche se il dubbio resta: enormi disegni
visibili solo dall'alto, nessuna montagna nelle vicinanze. Uno
spettacolo affascinante che attira migliaia di turisti ogni anno.
"Le linee di Nazca erano dei sentieri rituali, questo è già stato
segnalato in passato- spiega Giuseppe Orefici, direttore del Centro
It. Studi e Ricerche Precolombiane - la simbologia raffigurata è
infatti la stessa che troviamo sugli oggetti di terracotta. Si
tratta di immagini che invocano la divinità, realiz-zate con un
sistema molto semplice, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi
di ferro dalla superficie del deserto".


In cerchio per il Mahatma. Il 30
gennaio 1948, esattamente 61 anni fa, a Nuova Delhi
un fanatico indù uccideva Mohandas Karamchand
Gandhi. Così, il giorno 30 gennaio 2009, per
celebrare l’anniversario, si si sono svolte
centinaia di iniziative in tutta l’India: nel Nord
del Paese, in una scuola di Lucknow, un maestro,
circondato dagli alunni, dà gli ultimi ritocchi a un
grande ritratto del Mahatma che verrà posto sul muro
Numero 04 - Gennaio
2009
CANDIDATA A MISS MONDO MUORE PER UN VIRUS
-
Ha solo 20 anni ed è morta perdendo prima mani
e gambe a
causa di un terribile virus. Per un po’ è stata tenuta in vita da
una macchina nella città di Serra, Espirito Santo. Mariana Bridi da
Costa, candidata brasiliana a Miss Mondo, a cui era stato
diagnosticato il batterio Pseudomonas aeruginosa, che provoca
infezioni e che spesso è letale, era una bella ragazza mora con gli
occhi castani. Mariana ha dovuto subire l'amputazione di mani e
gambe prima di lasciare definitivamente questo mondo. All'inizio i
medici avevano pensato a semplici calcoli renali, poi la scoperta
del virus. Alcuni amici della ragazza accusano i medici, che in un
primo momento avrebbero valutato in modo sbagliato la gravità della
patologia.
(Triste evidenza del Samsara…)

DALAI LAMA: IL 10 FEBBRAIO
CITTADINANZA ONORARIA A VENEZIA -
(ASCA) – Venezia. Dopo Roma, a Sua
Santita' il Dalai Lama, Tenzin Gyatso, verra' conferita il giorno
martedi' 10 febbraio, alle ore 9, dal sindaco Massimo Cacciari, la
cittadinanza onoraria di Venezia, nella sede del Municipio - S.
Marco 4136 - durante una seduta straordinaria del Consiglio
comunale. La seduta sara' aperta dal saluto del presidente del
Consiglio comunale, Renato Boraso, al quale seguira' l'allocuzione
del sindaco e quindi l'intervento di Sua Santita' il Dalai Lama.
Successivamente, a partire dalle ore 10.10, il Dalai Lama
incontrera' nella sede della Biblioteca Marciana i componenti del
Comitato d'onore e delle associazioni che intendono salutare la sua
visita a Venezia.;
Roma, 19 gen. - (Adnkronos) -
''Finalmente Tenzin Gyasto XIV Dalai Lama ricevera' la cittadinanza
onoraria di Ro ma.
La proposta approvata oggi, infatti, conclude l'iter istituzionale
iniziato con l'approvazione in Aula Giulio Cesare della mozione che
ha impegnato il Comune di Roma ad esprimere solidarieta' al popolo
tibetano e alla politica di non violenza e di dialogo da sempre
perseguita dal Dalai Lama''. Lo ha dichiarato Ugo Cassone,
consigliere PdL del Comune di Roma.''Non posso che esprimere
soddisfazione, dunque, per il raggiungimento di questo importante
traguardo per la nostra citta' - aggiunge Cassone-, da sempre
contraria a qualunque forma di prevaricazione sulle persone e che
ben rappresenta il nostro modo di pensare la politica come
rappresentazione della vita civile. La visita del Dalai Lama a Roma
sara' un importante motivo di riflessione in merito alla annosa
questione, ormai non più procrastinabile, del rispetto dei più
basilari diritti civili in Cina''.
L’ANTARTIDE SI STA RISCALDANDO,
ROMA (ANSA)
Anche i ghiacci dell'Antar-tide potrebbero essere in pericolo,
contrariamente a quanto ritenuto finora: infatti le terre e i mari
che circondano il P olo
Sud si sono riscaldate a ritmi comparabili al resto del globo e,
nonostante il raffreddamento registrato nella parte orientale,
globalmente le temperature del continente sono salite di circa mezzo
grado negli ultimi 50 anni. Sono i risultati per nulla confortanti
di uno studio riportato sulla rivista Nature. Ricercatori Americani
dell'Università di Washington diretti da Eric Steig, hanno misurato
per la prima volta in modo sistematico e completo le temperature del
continente polare antartico dal 1957 al 2006, lasciando emergere per
la prima volta la verità a proposito dell'Antartide, sul cui conto
finora si avevano solo informazioni frammentarie. Basato
sull'analisi statistica di dati da satelliti e dalle stazioni
meteorologiche, lo studio mostra che il riscaldamento della parte
occidentale del continente antartico ha superato il decimo di grado
Celsius per decade negli ultimi 50 anni, un valore che annulla
ampiamente (e supera) il raffredamento della parte orientale.
"Quello che si sente dire spesso è che l'Antartide si stia
raffreddando - afferma Steig - ma non è così, di fatto nel suo
insieme il continente si sta scaldando". Con una superficie
complessiva di circa 14 milioni di km quadrati, l'Antartide è il
quinto continente in ordine di grandezza. Il 98% del suo territorio
è coperto da ghiacci.
STREPITOSO! -
QUESTO SITO CONTIENE UN VIDEO DI 60 SECONDI TANTO
INSOLITO QUANTO TENERO... NON PERDETELO.
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Numero 03 - Gennaio
2009
A Torino l'apertura del Mao,
il nuovo Museo d'Arte Orientale che ospita opere provenienti da
Cina, Giappone e Asia Centrale. Con l'apertura del Mao, il nuovo
Museo d'Arte Orientale, da poco inaugurato, con sede nelle sale
del Palazzo Mazzonis, il capoluogo piemontese conferma la sua
antica vocazione orientalistica. Non a caso Nietzche definì
Torino "una via spiri tuale
per l'Oriente". Anche se la città della Mole Antonelliana vanta
un'Università che ha alle spalle una grande tradizione di studi
sanscritistici, un grande impegno nella ricerca archeologica e
istituzioni da sempre sensibili all'incentivazione delle
relazioni col mondo orientale. Collocato nel cuore del
quadrilatero romano della città, che costituisce una delle
trasformazioni urbanistiche più significative della nuova
Torino, il Mao si distingue per i suoi 1400 metri quadrati di
esposizione permanente e le 1500 opere provenienti da diversi
Paesi dell'Asia (dall'India
al Giappone, dall'Afghanistan al
Tibet) con alcuni pezzi di assoluta
eccellenza. Già dal portone di accesso della settecentesca
residenza nobiliare, situata in via S. Domenico, il visitatore
si appresta a scoprire un nuovo mondo. E da qui inizia la visita
delle sale contenenti le collezioni, suddivise in cinque sezioni
fondamentali: l'Asia Meridionale, la Cina, la Regione
Himalayana, i Paesi Islamici e il Giappone. La
galleria dedicata all'Asia Meridionale,
al piano terreno, ospita le collezioni del Gandhara, dell'India
e del Sud est Asiatico. Accanto ai fregi del grande stupa di
Butkara, frutto degli scavi condotti negli anni '50 dalla sede
piemontese dell'Ismeo, la sezione dedicata al Gandhara ospita
una serie di statue in scisto, stucco e terracotta acquistate
negli ultimi anni.Nelle sale destinate all'arte indiana sono
collocati rilievi e sculture che vanno dal II secolo a.C. al XIV
secolo d.C. e comprendono importanti esempi dell'arte Kushana -
come la grande testa di Buddha, in arenaria rossa maculata (I –
II sec. d. C), una delle più mature testimonianze della scuola
di Mathura - dell'arte Gupta e del Medioevo Indiano: tra i pezzi
più significativi, in quest’ultimo caso, citiamo una grande
stele in arenaria del X – XI sec. d.C. proveniente dall'India
centrale, rara immagine buddista dell'epoca raffigurante Tara
(la più nota figura femminile del pantheon mahayanico, la
salvatrice, ma anche la stella che illumina il cammino), e una
scultura dalla ricca composizione e dall'elegante ornato,
proveniente dall'India nord-orientale e riconducibile allo stile
Pala-Sena, che presenta Shiva (Maheshvara) e la consorte Parvati
(Uma). Del Sudest Asiatico il Mao offre esempi dell'arte
thailandese, birmana e cambogiana, che riflettono l’'troduzione
di iconografie e stili di origine indiana, ma anche le
elaborazioni originali seguite alla fine degli stati
indianizzati. Sono presenti sculture Khmer in pietra provenienti
dall'area di Angkor e, accanto a queste, opere birmane e
thailandesi in legno e in bronzo, laccate e dorate, che vanno
dal X al XVIII secolo. Monumentale – tra gli esempi che si
possono ricordare - la scultura lignea di un Buddha coronato
(XIII sec. d. C.) dai canoni stilistici della scuola di Pagan:
alta oltre 180 cm, l'opera risulta intagliata in un unico
tronco. Al secondo piano, nella
sezione dedicata alla Regione
Himalayana,
sono collocate importanti collezioni di quell'arte buddhista
tibetana che efficacemente traduce in pitture e sculture le
radicali innovazioni introdotte nel Buddhismo dal diffondersi
dei tantra. Questa produzione, che naturalmente risente
l'influenza della cultura e dell'arte indiane e cinesi,
inevitabilmente manifesta un certo sincretismo, ma risulta
tuttavia originalissima nelle straordinarie creazioni
iconografiche che strettamente seguono ad ogni nuova visionaria
interpretazione dottrinale emergente dalle pratiche tantriche.
Si trovano fra tali opere sculture in legno e in metallo,
strumenti rituali riccamente decorati e numerosi dipinti a
tempera su tessuto (thang-ka) databili dal XII al XVIII secolo.
Il museo dispone inoltre di due preziosi manoscritti del XV
secolo e possiede una delle maggiori raccolte europee di
copertine lignee dei volumi del Canone Buddhista Tibetano
(bKa'-'gyur) intagliate e dipinte. Le distruzioni operate in
Tibet nel corso della Rivoluzione Culturale cinese hanno
disperso una parte notevole dello straordinario patrimonio
artistico del paese che, giunta in Occidente, vi ha tuttavia
creato vivaci motivi di studio e di interesse. Al Mao, fra altri
suoi tesori, si trovano importanti frammenti in bronzo dorato
provenienti dai 18 grandi stupa di gDan-sa-mthil, il più
importante centro politico-religioso del Tibet alla metà del XV
secolo.
Il prossimo 9 febbraio il Dalai
Lama riceverà la cittadinanza onoraria di Roma.
Il leader spirituale si fermerà nella capitale durante il
viaggio in Europa che, più volte rimandato, sta finalmente per
iniziare proprio da Roma, prima tappa tra le città europee che
lo accoglieranno. Nel settembre scorso il Consiglio comun ale
di Roma aveva approvato a stragrande maggioranza una mozione per
il conferimento della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyasto XIV
Dalai Lama, per «il suo impegno internazionale per trovare una
soluzione pacifica per il Tibet e per aver diffuso il principio
della riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra
i popoli». La cittadinanza avrebbe dovuto essere conferita in
autunno, nell' ambito del Festival Internazionale del Cinema e
della giornata in questo contesto dedicata al Tibet ma, per
motivi di salute del leader tibetano, la cerimonia era stata
rimandata. Il 9 febbraio una seduta straordinaria del Consiglio
comunale riceverà il Dalai Lama per assegnargli l' onorificenza.
Numero 02 - Gennaio
2009
Il monastero
buddista di Pomaia
dopo l’incendio
Le
parole di Dagri Rinpoce
Nonostante il rogo che ha distrutto la nostra sala di meditazione, è
stato fatto il corso previsto dal 27 al 2 gennaio. La
'palestra', abilmente preparata dagli organizzatori, ha potuto
accogliere circa 120 persone, riunite ad ascoltare il lama Dagri
Rinpoce. Dagri Rinpoce ha aperto la sessione parlando del disastro
che ha colpito l'Istituto, dicendo di considerarlo il segno positivo
di una grande purificazione e di incremento a uno sviluppo ancora
più grande dell'Istituto. Nonostante siano andate distrutt e
le statue dei buddha, ha detto, queste possono essere sostituite con
altre. Dato che sua santità il Dalai Lama è ancora vivente, la
ricostruzione del gompa e le nuove statue possono essere
un'occasione per invitarlo a benedire la nuova struttura. Dagri
Rinpoce, inoltre, ha sottolineato che il giorno dell'incendio
corrispondeva al 29 giorno del calendario tibetano, in cui si
lanciano le torme contro le interferenze, per cui l'evento va
considerato come un'eliminazione delle interferenze alla vita di Sua
Santità e al veloce ritorno di Ghesce Ciampa Ghiatso. Dobbiamo
quindi non avvilirci e gioire per le interferenze eliminate.
Trovandoci in un Paese dove esiste la libertà di culto, possiamo
sperare nell'aiuto del Governo e delle altre associazioni religiose,
costituendo quindi un elemento di unione delle forze positive.
Queste le parole di Dagri Rinpoce.
La
direzione dell'Istituto, tutto lo staff e gli ospiti ringraziano di
cuore tutti coloro che hanno manifestato in tanti modi la loro
solidarietà.
Su
http://www.youtube.com/view_play_list?p=5650C259E0FAEBD5
potete trovare un set di filmati amatoriali che documentano
l'accaduto
e un reportage fotografico di ciò che è rimasto del gompa cliccando
su
http://picasaweb.google.it/lh/photo/n804qhMvYf3tlonmp9It5g?feat=directlink
Donne/ Sonia Ghandi
tra i potenti del mondo (
05.01.2009)
Nell’elenco dei cinquanta personaggi più potenti del mondo secondo
Newsweek un solo nome suona italiano, quello di Sonia Gandhi, che un
tempo si chiamava Sonia Maino. “Nata in Italia”,
ricorda il settimanale, e ancora oggi i suoi avversari politici la
chiamano con disprezzo “la straniera”. Lei non si scompone:
“Io sono indiana nel mio cuore”. E Sonia Gandhi non solo è indiana,
ma è anche il vero leader del suo Pa ese
d’adozione: patria fino al momento della mia morte". Oggi, gli
indiani la chiamano Mata Gandhi, la Madre della nazione.
Sonia non voleva darsi alla
politica e non avrebbe voluto che lo facesse nemmeno il marito
Rajiv, che aveva conosciuto nei primi anni ’60 a Cambridge:
lei aveva diciotto anni, veniva da una famiglia piemontese
piccolo-borghese e per mantenersi agli studi faceva la barista; lui
frequentava il Trinity College e aveva il cognome più famoso
dell’intera India. Si sposano nel 1968 sfidando entrambe le
famiglie, quella di Sonia che non approvava la sua scelta di
trapiantarsi in India, quella di Rajiv che avrebbe voluto per lui,
figlio e nipote di primi ministri, una moglie della sua classe
sociale. Sarà invece proprio Sonia la nuora più amata dalla suocera
Indira, che morirà fra le sue braccia nel 1984, colpita dalle
proprie guardie del corpo. Ma per gli indiani Sonia non è ancora una
di loro, nemmeno quando, diventato Rajiv primo ministro, prende la
cittadinanza, comincia a imparare l’hindi e a indossare il sari
tradizionale: i giornali la accusano di amare troppo il lusso e di
ricevere percentuali dalle aziende italiane che fanno affari in
India. Così Sonia Gandhi, dimostrando di non volere il potere, ma
l’interesse della nazione, conquista l’opinione pubblica ed il
popolo e diventa finalmente indiana. Sonia sta preparando con
successo la strada per la quarta generazione della famiglia Gandhi:
“la straniera” è ormai un vero politico e una vera indiana.
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