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<Matthieu Richard (un
monaco di origine francese) nella sua relazione indica i momenti in cui è
possibile intervenire sulle emozioni distruttive: DOPO, DURANTE O PRIMA del
loro insorgere? <Il primo intervento, DOPO che si sono manifestate, è
l'approccio del principiante, poichè di solito si riconoscono gli aspetti
negativi o distruttivi di certe emozioni soltanto dopo averne fatta
esperienza.
Si ricorre allora alla ragione per
investigarne le conseguenze; si vede, ad esempio, che un forte attacco di
odio, che porta a vedere in una persona una entità assolutamente malvagia,
può causare agli altri grande sofferenza e di sicuro non ci rende felici.
Possiamo così distinguere le emozioni che ci
rendono felici da quelle che provocano sofferenza. Diventerà allora chiaro
che quando emozioni del genere stanno per manifestarsi nuovamente, è meglio
non lasciarle andare a briglia sciolta.
Una volta ottenuta una qualche esperienza di
questa pratica, la fase successiva consiste nell'affrontare le emozioni
QUANDO insorgono. L'elemento cruciale è di liberare le emozioni nel momento
stesso in cui insorgono, cosicchè non scatenino una catena di pensieri che
proliferano fino ad impossessarsi della mente, tanto che ci si sente
costretti ad agire, ad esempio ferendo qualcuno. Per fare questo si osserva
un pensiero appena formato, nel modo sopra descritto, chiedendosi se abbia
una forma, un luogo, un colore e così via, fino a scoprire che la sua natura
intrinseca è il vuoto.
Se si acquisisce una certa esperienza di
questa procedura, pensieri ed emozioni vanno e vengono senza generare tutta
una gamma di pensieri coercitivi, proprio come un uccello che attraversa il
cielo senza lasciare traccia, o come un disegno tracciato sull'acqua che
scompare immediatamente nel momento in cui viene tracciato.
Per fare questo naturalmente ci vuole una
lunga pratica, ma con l'esercizio costante può sicuramente divenire una
reazione del tutto naturale. La parola tibetana che si usa per indicare
meditazione significa infatti "familiarizzazione". Grazie alla pratica si
diventa familiari con questo modo di vedere i pensieri andare e venire. Ci
si abitua.
Quando si è ormai sufficientemente esperti, ecco il passo finale: prima
ancora che un'emozione possa insorgere si è già talmente pronti ad
attenderla che non riuscirà a manifestarsi con la stessa forza di
coercizione.
Questo passo è legato alla comprensione, uno
stato di trasformazione ormai acquisita , all'interno del quale le emozioni
distruttive non riescono ad insorgere con eguale forza....
Chi medita giunge a un punto con l'esperienza,
in cui la mente è imbevuta di amore. Diventa una seconda pelle, al punto che
l'odio è espulso dal flusso mentale e la possibilità di fare volontariamente
del male a qualcuno scompare. L'odio non insorge più e non vi è più nulla da
reprimere. Ciò costituisce una conferma della pratica spirituale>>
<< Grazie, ho anch’io un libro di Goleman, “L'intelligenza delle emozioni” e
un'altro del Dalai Lama. È una persona molto saggia. Se una persona è
ingiusta, se per es. dice ‘non sei normale’ o cose così come si fà a essere
gentili?... per me è logico che dopo un po’ si reagisce e si dice cosa si
pensa perchè se uno tiene tutto dentro poi dopo stà ancora più male o
l'aggressività si manifesta diversamente in forma di malattia... è naturale
che un uomo ha queste emozioni, il desiderio se qualcuno si innamora non è
così negativo dal mio punto di vista.
Anche l’aggressività è
un'emozione presente nell'uomo; però è importante non sfogarsi sugli altri,
ma fare molto sport, per es., che aiuta a scaricare questa energia negativa.
...Si. Chi medita raggiunge l’equilibrio nella mente ed una persona
equilibrata è una persona che vive meglio con se stessa e gli altri.
Inoltre, se si ha intorno persone che ti incoraggiano e ti lodano, si riceve
una grande forza, una energia positiva.
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