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Oggi
vorrei salutare con il cuore i miei fratelli e sorelle cinesi nel
mondo, in particolare quelli nella Repubblica Popolare Cinese. Alla
luce dei recenti sviluppi in Tibet, vorrei condividere con voi i
miei pensieri riguardo le relazioni tra il popolo tibetano e il
popolo cinese, e fare un mio personale appello a tutti voi. Sono
rattristato profondamente dalla perdita di vite umane nei recenti
tragici fatti in Tibet. Sono consapevole che anche alcuni cinesi
sono morti. Sento dolore per le vittime e per le loro famiglie e
prego per loro. La recente rivolta ha chiaramente dimostrato la
gravità della situazione in Tibet e l'urgente bisogno di cercare una
soluzione pacifica e mutualmente benefica attraverso il dialogo.
Anche in questo frangente ho espresso alle autorità cinesi la mia
volontà di lavorare insieme per portare pace e stabilità. Fratelli e
sorelle cinesi, vi assicuro che non ho il desiderio di cercare la
separazione del Tibet. Né ho il desiderio di alimentare divisioni
tra il popolo tibetano e il popolo cinese. Al contrario il mio
impegno è sempre stato quello di cercare una soluzione genuina al
problema del Tibet, in grado di garantire gli interessi a lungo
termine sia dei cinesi che dei tibetani. La mia principale
preoccupazione, come ho ripetuto molte volte, è di garantire la
sopravvivenza della cultura, della lingua e dell'identità distintivi
del popolo tibetano. Come semplice monaco che si sforza di vivere la
sua vita quotidiana in accordo ai precetti Buddhisti, vi assicuro la
sincerità della mia motivazione.
Mi
sono appellato al governo della Repubblica Popolare Cinese perché
comprendesse chiaramente la mia posizione e lavorasse per risolvere
questi problemi "cercando la verità a partire dai fatti." Chiedo al
governo cinese di mostrare saggezza e di iniziare un dialogo
significativo con il popolo tibetano. Inoltre mi appello a loro
affinché compiano sinceri sforzi per contribuire alla stabilità e
alla armonia della Repubblica Popolare Cinese e per evitare di
creare incrinature tra le nazionalità. Il quadro dei recenti eventi
in Tibet mostrato dai media di stato, in cui sono state usate
immagine false e distorte, potrebbe diffondere i semi della tensione
razziale con conseguenze imprevedibili a lungo termine. Questa è per
me una grave preoccupazione. Similmente, nonostante il mio ripetuto
sostegno alle Olimpiadi di Pechino, le autorità cinesi, con
l'intenzione di creare una frattura tra me e il popolo cinese, ha
affermato che sto cercando di sabotare i Giochi. Sono
incoraggiato, tuttavia, dal fatto che anche molti intellettuali e
studiosi cinesi hanno espresso la loro forte preoccupazione riguardo
le azioni del governo cinese e il rischio che esse portino a
conseguenze negative a lungo termine, in particolare nelle relazioni
tra le diverse nazionalità Fin dall'antichità , il popolo tibetano
e il popolo cinese hanno vissuto come vicini. Nella storia
conosciuta dei nostri popoli, lunga 2000 anni, qualche volta abbiamo
sviluppato relazioni amichevoli, anche formando vere e proprie
alleanze, mentre in altre occasioni ci siamo combattuti a vicenda.
Tuttavia, da quando il Buddhismo è fiorito in Cina, prima ancora di
arrivare in Tibet dall'India, noi tibetani abbiamo storicamente
accordato al popolo cinese il rispetto e l'affetto dovuti a fratelli
e sorelle di Dharma anziani. Questo è ben noto a tutti i membri
della comunità cinese che vivono fuori dalla Cina, alcuni dei quali
hanno assistito ai miei insegnamenti Buddhisti, così come ai
pellegrini provenienti dalla Cina che ho avuto il privilegio di
incontrare. Prendo coraggio da questi incontri e sento che
potrebbero contribuire a una migliore comprensione tra i nostri due
popoli.
Il
ventesimo secolo è stato testimone di enormi cambiamenti in molte
parti del mondo e anche il Tibet è stato coinvolto in questa
turbolenza. Subito dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese
nel 1949, l'Esercito di Liberazione Popolare ਠentrato in Tibet e q
uesto ha portato, alla fine, all'Accordo in 17 Punti stipulato tra
la Cina e il Tibet nel Maggio 1951. Quando sono stato a Pechino nel
1954-55, per assistere al Congresso Nazionale del Popolo, ho avuto
l'opportunità di incontrare, e di sviluppare con loro un'amicizia
personale, molti leader anziani, compreso lo stesso Presidente Mao.
In effetti, il Presidente Mao mi ha dato consigli su numerosi temi,
così come assicurazioni personali riguardo il futuro del Tibet.
Incoraggiato da queste assicurazioni , e ispirato dalle dediche di
molti leader rivoluzionari cinesi del tempo, sono tornato in Tibet
pieno di fiducia e ottimismo. Alcuni membri tibetani nel Partito
Comunista avevano la stessa speranza. Dopo
il mio ritorno a Lhasa, ho compiuto ogni possibile sforzo per
cercare una genuina autonomia del Tibet all'interno della famiglia
della Repubblica Popolare Cinese. Credevo che questo avrebbe
garantito gli interessi a lungo termine sia del popolo tibetano che
di quello cinese.
Sfortunatamente, le tensioni, che iniziarono ad aumentare in Tibet
dal 1956 circa, alla fine condussero all'insurrezione pacifica del
10 Marzo 1959, a Lhasa, e alla mia fuga finale verso l'esilio.
Benché in Tibet vi siano stati molti aspetti positivi di sviluppo
sotto le regole della Repubblica Popolare Cinese, essi, come
sostenne il precedente Panchen Lama nel Gennaio 1989, furono
oscurati da immense sofferenze ed estese distruzioni. I tibetani
furono costretti a vivere in uno stato di costante paura, mentre il
governo cinese continuava a trattarli con sospetto. Tuttavia, invece
di coltivare inimicizia verso i leader cinesi responsabili della
spietata soppressione del popolo tibetano, li ho pregati di
diventare amici, come ho espresso in questi versi in una preghiera
composta nel 1960, un anno dopo il mio arrivo in India: "Possano
ottenere l'occhio della saggezza che discerne ciò che è giusto e ciò
che è sbagliato, e dimorare nella gloria dell'amicizia e
dell'amore." Molti tibetani, tra cui i bambini a scuola, recitano
questi versi nelle loro preghiere quotidiane.
Nel
1974, in seguito a serie discussioni con il mio Kashag, così come
con il suo Portavoce e il Portavoce dell'Assemblea dei Deputati del
Popolo Tibetano dell'epoca, abbiamo deciso di trovare una via di
mezzo che non cercasse di separare il Tibet dalla Cina, ma che
facilitasse lo sviluppo pacifico del Tibet. Benché non avemmo
contatti a quel tempo con la Repubblica Popolare Cinese è che era
nel pieno della Rivoluzione Culturale è riconoscemmo già che, prima
o poi, avremmo dovuto risolvere la questione del Tibet attraverso il
negoziato. Ammettemmo anche che, se non altro in relazione alla
modernizzazione e allo sviluppo economico, il Tibet avrebbe tratto
un grande beneficio dal rimanere all'interno della Repubblica
Popolare Cinese. Benché il Tibet abbia una tradizione culturale
ricca e antica, è poco sviluppato da un punto di vista materiale.
Situato sul tetto del mondo, il Tibet ha le sorgenti di molti dei
principali fiumi asiatici, quindi la tutela dell'ambiente
sull'altopiano tibetano è di suprema importanza. Dato che la nostra
massima preoccupazione è di salvaguardare la cultura Buddhista
tibetana che è radicata nei valori della compassione universale così
come la lingua tibetana e l'identità tibetana, abbiamo lavorato con
tutto il cuore per ottenere norme autodeterminate che fossero ricche
di significato per tutti i tibetani. La costituzione della
Repubblica Popolare Cinese fornisce il diritto alle diverse
nazionalità , come i tibetani, di fare questo.
Nel
1979, l'allora principale leader cinese, Deng Xiaoping assicurò al
mio emissario personale che, "a parte l'indipendenza del Tibet,
tutte le altre questioni potevano essere negoziate." Dato che
avevamo già formulato il nostro tentativo di cercare una soluzione
alla questione tibetana all'interno della costituzione della
Repubblica Popolare Cinese, ci sentivamo in una buona posizione per
rispondere a questa nuova opportunità . I miei rappresentanti hanno
incontrato molte volte ufficiali della Repubblica Popolare Cinese.
Fino al rinnovo dei contatti nel 2002, avevamo avuto sei giri di
incontri. Tuttavia, non c'era stato alcun tipo di risultato sui temi
fondamentali. Ciononostante, come ho dichiarato pi๠volte, rimango
fermamente impegnato nell'approccio della Via di Mezzo e ribadisco
qui la mia volontà di continuare a perseguire il processo del
dialogo.
Quest'anno il popolo cinese sta aspettando orgogliosamente e
ardentemente l'apertura dei Giochi Olimpici. Ho, fin dal principio,
sostenuto la candidatura di Pechino a ospitare i Giochi. La mia
posizione rimane invariata. La Cina ha la popolazione più numerosa
del mondo, una lunga storia e una civiltà estremamente ricca. Oggi,
grazie al suo impressionante progresso economico, sta emergendo come
una grande potenza. Questo deve certamente essere benvenuto. Ma la
Cina ha anche il bisogno di guadagnarsi il rispetto e la stima della
comunità globale attraverso lo stabilirsi di una società aperta e
armoniosa, basata su principi di trasparenza, libertà, e rispetto
della legge. Ad esempio, fino ad oggi le vittime della tragedia di
Piazza Tienanmen, che dolorosamente ha colpito la vita di così tanti
cittadini cinesi, non hanno ancora ricevuto né il giusto
risarcimento né alcuna risposta ufficiale. Allo stesso modo, quando
migliaia di normali cittadini cinesi nelle aree rurali soffrono di
ingiustizie per mano di ufficiali locali disonesti e corrotti, le
loro legittime lamentele vengono o ignorate o trattate in modo
aggressivo. Esprimo queste preoccupazioni sia in quanto essere umano
simile a loro, sia come qualcuno che è preparato a considerarsi un
membro della grande famiglia che vive nella Repubblica Popolare
Cinese. A tal proposito, apprezzo e sostengo la politica del
Presidente Hu Jintao di creare una "società armoniosa", ma questa
può sorgere solo sulla base della fiducia reciproca e in
un'atmosfera di libertà , incluse la libertà di parola e il rispetto
della legge. Credo fortemente che se si abbracciassero questi
valori, si potrebbero risolvere molti importanti problemi relativi
alle nazionalità di minoranza, come ad esempio la questione del
Tibet, così come del Turkistan Orientale, o della Mongolia Interna,
dove il popolo nativo oggi costituisce solo il 20% della popolazione
totale di 24 milioni di abitanti.
Ho
sperato che la recente affermazione del Presidente Hu Jintao,
secondo cui la stabilità e la sicurezza del Tibet riguardano la
stabilità e la sicurezza del paese, potesse annunciare l'alba di una
nuova era per la soluzione dei problemi del Tibet. Sfortunatamente,
nonostante i miei sinceri sforzi di non separare il Tibet dalla
Cina, i leader della Repubblica Popolare Cinese continuano ad
accusarmi di essere un "separatista". Allo stesso modo, quando i
tibetani a Lhasa e in molte altre aree hanno protestato
spontaneamente per esprimere il loro radicato risentimento, le
autorità cinesi mi hanno immediatamente accusato di aver orchestrato
queste dimostrazioni. Ho chiesto una completa indagine da parte di
organi competenti per analizzare questa accusa.
Fratelli e sorelle cinesi, ovunque voi siate - con profonda
preoccupazione mi appello a voi perché aiutiate a disperdere le
incomprensioni tra le nostre due comunità. Inoltre, mi appello a voi
per aiutarci a trovare una soluzione pacifica e duratura al problema
del Tibet attraverso il dialogo, nello spirito della comprensione e
della disponibilità. Con le mie preghiere, Il Dalai Lama- 28 Marzo
2008 -
Nota: tradotto dall'originale tibetano Tseten Samdup Chhoekyapa
Rappresentante di Sua Santità il Dalai Lama
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Non ci sono COMMENTI da fare, vista la totale completezza e
sincerità di questo Appello-
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