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Nell'ecologia profonda come nella spiritualità
naturale si sottintende un 'quid' che impregna le trame della vita.
Tale 'quid' è stato descritto come sorgente di tutte le cose,
indipendentemente dal chiamarlo 'spirito' o 'forza vitale'.
Dall'interrogarsi iniziale, siamo giunti alle filosofie gnostiche, alle
religioni d'oriente come pure alle grandi religioni monoteiste in cui, sia
pur con angolazioni differenti, si inneggia al grande mistero della vita. Ma
questa è anche l'esigenza dell'ecologia che sempre tiene in conto il
delicato equilibrio dell'insieme delle manifestazioni vitali.
Spesso mi son trovato a descrivere l'esigenza
di estrinsecazione spirituale dell'uomo come la nascita della prima
virtualizzazione. Attraverso il pensiero e la speculazione intellettuale è
infatti sorta la virtualità, l'immaginare, il presupporre vero sulla base di
un pensiero (di un credere) e questa proiezione, una 'vis' umana specifica,
è forse presente anche nel resto dei viventi, chissà? Ad esempio nelle
teorie del karma si descrive la vita individuale degli esseri come un
percorso evolutivo che parte da una scintilla dell'intelligenza che poi si
differenzia in miriadi di forme, a volte contrap-poste, che son però
strettamente collegate l'una a l'altra ed in continua ascesa verso la stessa
finalità. Una unità questa che non è mai venuta meno anche durante il
cosiddetto "percorso karmico" ma, per via dell'illusione, ovvero la
virtualità del pensiero, appare disgiunta e imperfetta (e quindi
perfettibile?). L'ecologia profonda, dal punto di vista materiale, è un
aiuto a capire che non c'è nel contesto generale della vita un dietro od un
avanti che non sia strettamente consequenziale, che non compartecipi della
stessa sostanza di base e che perciò è impossibile scindere, pena
l'estinzione stessa della vita.
Ed ora una domanda: come faremmo a vivere su
questa Terra se tutti decidessimo di ritirarci in eremitaggio, di ritornare
alla terra come si dice in gergo, senza immediatamente sconvolgere,
distruggere definitivamente, il già precario equilibrio di questo pianeta?
La Terra ospita ormai diversi miliardi di persone, perlopiù riunite in aree
urbane, è pur vero che parecchie specie animali sono in netta diminuzione ma
per contro molte di quelle addomesticate dall'uomo (essenzialmente per scopi
voluttuari o di carenza affettiva) superano in numero gli umani stessi e
come gli umani che vivono nelle città anch'essi son concentrati in grandi
allevamenti. Se ognuno di noi dovesse andare a vivere in campagna,
immaginando una società egualitaria, avremmo forse a disposizione non più di
duecento metri di terreno a testa senza contare le zone desertiche, i
ghiacciai, le alte montagne, se in più volessimo portare con noi anche i
nostri "pets" dovremmo dividere quel piccolo spazio con cani e gatti, se poi
volessimo mangiar carne dovremmo dividere ulteriormente la nostra casa con
pecore, mucche, conigli, maiali, etc. Si fa presto ad immaginare la calca
che si verrebbe a creare nei nostri duecento metri quadrati di terra, non
solo ma come potremmo produrre in quel piccolo orticello abbastanza cibo per
tutti i membri della nostra personale comunità rurale? Va da sé che questa
tipo di scelta è impensabile per la massa come pure, per altre ragioni
persino più serie, è impensabile che la vita possa continuare a lungo sul
pianeta se continuiamo a sfruttare le risorse per soddisfare le esigenze di
consumo parossistico dei grandi agglomerati urbani.
I lemming, quel popolo di roditori che in caso
di sovraffollamento periodicamente emigrano in massa, avrebbero già
intrapreso il loro viaggio finale (che come tutti sappiamo finisce nelle
gelide acque del mare del nord) per riequilibrare la natura. In parte un
tale comportamento autodistruttivo sta avvenendo anche nella nostra società,
con l'aumento delle guerre, dei suicidi, delle perversioni, della stupidità.
Ma non è ancora sufficiente a trovare quell'equilibrio naturale di
sopravvivenza e questo perché l'uomo ha l'arroganza di ritenersi un essere
"superiore" alle altre specie e perciò ogni soluzione deve comprendere la
continuazione del gioco attualmente in programma e cioè la fissità della
nostra specie come dominante.
Ma a questo punto re-inserisco il concetto di
"spiritualità naturale o laica". A dire il vero questa spiritualità non può
assomigliare punto alla precedente spiritualità religiosa ma deve
necessariamente tener conto del contesto vitale in se stesso, ovvero
dell'ecologia. Una spiritualità ecologica in cui non si perseguano scopi
immaginari (paradisi, inferni, etc.) ma in cui ci si occupi esclusivamente
del presente stato dell'esistenza. Una presa di coscienza 'individuale' di
come è possibile il riequilibrio al contesto della vita senza ritenere che
la nostra sia una funzione di controllo, di dominio (o di sudditanza ad una
ipotetica divinità altra). Ognuno di noi dovrebbe già da ora affrontare il
suo personale corso di sopravvivenza sapendo che tutto quello che noi
rubiamo oggi dovrà sicuramente essere pagato domani, questo nel caso del
sovrappiù, mentre se il nostro respirare, mangiare, vivere rientra
nell'insieme del vivere, respirare, mangiare di ogni altro essere vivente
potremmo finalmente goderci la vita, senza aver colpe da espiare, senza
dover abbandonare il nostro modo di vita urbanizzato e fortemente sociale
che -evidentemente- salvo il famoso riequilibrio di cui abbiamo detto, ha
contribuito alla fioritura di questa bellissima nostra specie.
In questa fase della storia millenaria
dell'uomo abbiamo privilegiato il secondario, il superfluo, a scapito del
primario, ovvero il cibo, l'acqua, l'aria. E' importante per noi esseri
umani integrati analizzare le ragioni di questo sviamento. Uno sviamento che
senz'altro è stato necessario per
scoprire il valore di tesi astratte come l'arte, la scrittura, l'estetica,
l'etica, ma che non può continuare ad occupare tutto lo spazio possibile del
nostro esistere. Ad esempio dobbiamo essere consapevoli dello sforzo e del
significato profondo insito nella ricerca e produzione del nostro cibo
quotidiano.
Descrivo ora l'excursus storico sulla nostra evoluzione. La storia
dell'uomo è molto semplice e rispecchia i quattro mutamenti fondamentali
della vita. L'uomo nella sua corsa evolutiva compie quattro salti
stagionali. All'inizio egli succhia il latte, alla base del latte c'è la
verdura e la carne e ciò diviene il suo cibo, poi ancora oltre c'è la terra
ed ecco l'uomo che la divora ma oltre la terra c'è lo spirito e l'uomo
nutrendosi di "spirito" completa un altro ciclo di spirale nella scala
dell'evoluzione.
Questa simbologia può essere tradotta così: il
latte rappresenta il momento in cui l'umanità si pone reverente verso la
nutrice, la natura, che lo accudisce e lo sostiene nel suo grembo (potremmo
dire che corrisponde al momento del "paradiso terrestre"); subentra poi la
capacità di auto-sostenersi e di ricorrere a tecnologie appropriate per
ricavare da se stessi il nutrimento (corrisponde al momento della fondazione
patriarcale); ecco quindi il momento del massimo sviluppo tecnologico e
sociale in cui l'uomo tende a divorare, a consumare, persino la terra che lo
sostiene (il momento della decadenza consumistica e dell'idolatria
scientifico religiosa); infine viene il momento della coscienza
indifferenziata, l'uomo vien toccato dallo "spirito" si compenetra in esso e
ritrova la sua primigenia unità (corrisponde al quid originario, alla
consapevolezza di Sé), il ciclo si ripete passo dopo passo. E' evidente che
questo momento storico è segnato da un grande sbalzo fra il massimo del
materialismo ideologico o religioso a quello di un ritorno alla
consapevolezza non duale.
Come possiamo affrontare condizioni o
contingenze apparentemente diametralmente opposte? Innanzi tutto c'è da
considerare una cosa: la spinta evolutiva nell'uomo non è indotta da
ideologie di massa, il pensiero di massa serve solo al mantenimento della
compattezza psicofisica della specie, l'indice del cambiamento è sempre e
solo rappresentato da forme pensiero, pseudopodi, che si irradiano verso
possibili sbocchi evolutivi, questi pseudopodi non rappresentano che una
piccolissima percentuale della massa, si tratta di minoranze.... Le due
minoranze attualmente in antitesi, nel "programma" di sviluppo
dell'intelligenza umana, son rappresentate da una parte dall'accentramento
individuale del potere (lobby ideologiche ed economiche auto-foraggianti) e
dall'altra da una rete smagliata di piccole persone che emanano forme
pensiero collegate al tutto (una sorta di sincretismo universale).
Questi cicli o percorsi storici si manifestano allo stesso tempo sia
nell'arco di una sola vita individuale che in stagioni o onde storiche, ere
cosmiche. Mi sembra che questo momento di transizione, fra una condizione e
l'altra dell'umano, sia dedicato all'aspetto distruttivo di ogni
sovrastruttura di pensiero, un azzeramento dei canoni precostituiti. Infatti
oggi come non mai la pulsione verso l'uscita dagli schemi fissati provoca
uno stato sismico mentale (scossoni psichici) al corpo-massa dell'umanità.
Basterebbe sapere che, come avviene nel processo realizzativo del sé, ogni
singola cellula del corpo sociale umano deve essere toccata e deve essere in
grado di percepire individualmente la reale possibilità evolutiva in corso.
E mentre la tendenza egocentrica agisce sulla massa con meccanismi di
aggregazione forzata (vedi la massificazione informativa) al contrario
"l'aumento" della coscienza avviene sui piani emotivi individuali. Dobbiamo
essere consapevoli di ciò quando, come precursori, proponiamo un indirizzo
bioregionale che non potrà certamente usare i mezzi della controparte ma
deve comunque comprenderli organicamente e da lì evolversi. Solo così può
sciogliersi il senso di differenza e la coscienza può ri-trovare il suo
spazio. L'interno dell'uomo è ancora tutto un mondo da esplorare ma anche
l'esterno è altrettanto infinito ed inconoscibile. Per questo si ripropone
sempre la via di mezzo, la moderazione, come unica strada possibile per la
continuità della specie. La consapevolezza non-duale integra non divide. E'
per questo che nell'ecologia del profondo e nella spiritualità laica si
narra del ritorno alla Terra, ascoltandone il suo messaggio, pervenendo così
a quell'integrazione con essa. Godendo della silenziosa gioia di vita, qui
ed ora. Una gioia che non ha costrutto, nessuna causa, nessun meccanismo da
soddisfare, nessun possesso, solo è.... Si chiama esistenza.
Ma attenzione... tale visione non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì
individua nelle attuali condizioni della società avanzata l'occasione di un
riequilibrio. La continuità della nostra società, in quanto specie umana,
richiede una chiave evolutiva, una comprensione globale, per mezzo della
quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l'intero
pianeta (forse sarebbe meglio dire con l'universo) l'esperienza ‘vita’.
Questa è la scienza dell'inscindibilità della vita. Ne consegue che anche
l'economia umana può e deve tener conto di questa visione per avviare un
progresso tecnologico che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i
processi vitali. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione
dovranno rispondere alla domanda: "E' ciò ecologicamente e spiritualmente
compatibile?". I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei
sottoprodotti, come pure la socialità e la cultura, dovranno essere
realizzati in termini di sostenibilità. Se questo stimolo si manifesta nella
mente umana allora sarà necessario un rapido processo di riconversione e
riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in
grado di sostenere l'economia. Infatti la sola "riconversione ecologica"
favorirà il superamento dell'attuale stato di "enpasse" impartendo grande
spinta allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione che
comprende il nostro far pace con il pianeta e con gli esseri viventi
che lo abitano.
Grazie per aver letto sin qui!
*Paolo D'Arpini - *Presidente del Circolo Vegetariano di Calcata*
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COMMENTO di Aliberth:
Hic et nunc, è tutto giusto… Ma, dopo che noi saremo passati? Cosa
potrà restare? Là dove era passato Attila l’erba non poté più crescere… Il
vero PROBLEMA, per la Terra e per noi stessi, è continuare ad aumentare al
ritmo attuale…, il vero dramma è l’imperioso comando “crescete e
moltiplicatevi”… E perciò, continuando così, l’uomo dovrà per forza
espandersi nell’Universo e colonizzare altri pianeti… e poi? Poi tutto
ricomincerà come prima… Come le lancette dell’orologio, che non si fermano
mai, ma che ripetono sempre lo stesso percorso… Auguri di cuore a tutta
l’Umanità!…
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