|
Oggi sembra normale parlare di buddismo
tibetano, le frequenti visite del Dalai Lama, i numerosi libri scritti sulla
spiritualità del Tetto del Mondo e la recente rivolta in Tibet, hanno
contribuito a pubblicizzare enormemente un sistema di pensiero che sino a
trent'anni fa era riservato a pochi studiosi, le cui vestigia "ammuffivano"
nelle sale dell'Ismeo (Istituto per il Medio ed Estremo Oriente) di via
Merulana o nella libreria esoterica di Rotondi (sempre in Via Merulana). Ci
fu però un'occasione, che voglio qui ricordare, in cui quella antica
conoscenza improvvisamente venne alla luce... Lo spiraglio sul mistero,
l'aurora insorgente della trasmissione eclissata risorse durante la visita
in Italia di un grande santo, l'erede spirituale nella linea di Milarepa
(ricordate il film della Cavani?). Questo santo si chiama Karmapa ed
è una "manifestazione" come lo è il Dalai Lama, solo che il Karmapa è il
simbolo di un grande potere spirituale e non politico.
Sentii parlare di Karmapa (incarnazione riconosciuta del mistico Milarepa)
in India, allorché visitò l'ashram di Muktananda. Il suo carisma
spirituale era molto forte ed affascinò -sembra- non pochi ashramiti
occidentali ivi residenti. Personalmente invece lo conobbi un anno più tardi
a Roma (credo nel 1974) accadde quasi per caso, egli era in visita ed ospite
dell'ambasciatore indiano in Italia, che risiedeva in una villa all'Olgiata,
sulla via Cassia. Qualche amico (od amica) del nostro giro sincretico mi
invitò a partecipare ad un incontro ufficiale a cui sarebbe seguito un
rinfresco vegetariano. Avevo letto la vita di Milarepa, che viveva di sola
ortica in mezzo ai monti, e l'avevo trovata avventurosa, piena di alti e
bassi, affascinante e protesa inflessibilmente verso l'affrancamento, verso
la totale libertà dall'io. |
 |
|
Certo, mi interessava conoscere il suo diretto
successore e prontamente accettai l'invito. Il satsang (dialogo con
un saggio) era alquanto informale, il Karmapa sedeva su una poltroncina
leggermente elevata, vicino a lui c'erano l'ambasciatore ed altre persone di
riguardo. Vestito di indaco, con l'aria sorniona ed un po' ironica, il santo
dei "Berretti Rossi" dominava la sala con la sua energia. Su di lui
circolava una storia: pare che durante la permanenza a Roma avesse visitato
un negozio di uccelli acquistando alcuni volatili che erano lì prigionieri,
ma non per restituirli al cielo bensì per liberarli definitivamente dalla
gabbia della vita. Non so se questa storia fosse vera, ma spesso avevo
sentito parlare degli strani comportamenti di certi Lama Tibetani, fra cui
che alcuni non sono vegetariani e seguono misteriose pratiche tantriche.
Insomma, pare che gli uccelli "prigionieri di un brutto karma
(destino)" fossero stati liberati dal Karmapa nello stesso modo in cui l'avatar
Krishna "liberò" i demoni ed i Kaurava (opponenti dei Pandava nel
Mahabarata), e cioè uccidendoli. Comunque sia, il discorso durante il
satsang andò spontaneamente sull'argomento del destino e sulla
reincarnazione.
In particolare vi fu un dialogo con un
anziano diplomatico italiano, che evidentemente conosceva la cultura
tibetana e sembrava sinceramente interessato all'argomento. Egli poneva
insistentemente domande riguardanti qualche sua esperienza, e voleva che gli
fossero svelati i segreti della rinascita, ma il Karmapa nicchiava e
scherniva dicendo che certe cose non si possono capire razionalmente. Il
diplomatico sembrava a disagio mentre il Karmapa allegramente ed
affettuosamente gli batteva una mano sulla spalla, come volesse tener calmo
un bambino irrequieto. L'anziano signore evidentemente era imbarazzato,
forse offeso, rosso in viso ed emozionalmente a disagio, stava per scoppiare
in una crisi isterica ed in effetti si mise a piangere, ma quando alzò il
suo sguardo incontrando quello del Karmapa che rideva, anch'egli si illuminò
in volto, come se veramente tutto ciò non avesse avuto la minima importanza.
L'atmosfera attorno era molto carica, piena di energia spirituale.
Io ero rimasto per tutto il tempo in piedi,
appoggiato ad una parete, e non perdevo nulla di quel che stava accadendo,
però intuitivamente percepivo che c'era un messaggio. Terminato l'incontro,
il Karmapa si alzò e si diresse verso il lato della sala, dov'ero stazionato
io ed in cui c’era un passaggio fra le sedie che conduceva al salone ove si
sarebbe tenuto il rinfresco. In quel momento egli stava transitando proprio
davanti a me, quasi ci toccavamo, allorché senza alcuna ragione apparente
egli si voltò verso di me e mi guardò fisso negli occhi. Sentii il mio ‘io’
esplodere, la mia mente rovesciata come una saccoccia, quel che c'era venne
fuori, ero nudo, totalmente nudo. Provai un'espansione di coscienza
incredibile, non vi erano dubbi o segreti, solo lucida consapevolezza, vuoto
pieno.
Quel "gesto" dirompente ed inaspettato che
il Karmapa aveva compiuto (ma perché proprio a me?) mi aveva spogliato di
ogni maschera, l'io era solo un fantasma. Uno shock forse troppo forte per
un "apprendista" come me e, dopo i primi attimi di totale apertura, mentre
lui si girò e continuò a camminare con indifferenza, cominciai a sentire le
maglie dell'ego il quale tesseva ancora la sua tela. Mi scoprii a sospettare
che il Karmapa avesse "violato la mia privacy" e sentii l'io ricostruire la
gabbia della schiavitù. Provavo rabbia verso il Karmapa ed anche verso la
mia stupidità, l'impotenza e l'incapacità di essere libero, senza bisogni
aggiunti, senza orpelli.... (e l'analogia con gli uccelli mi viene
spontanea).
Chiaramente, in quel subbuglio mentale non
ebbi la forza di fermarmi al rinfresco – che era stato gentilmente offerto -
e me ne andai piuttosto sconvolto, eccitato, ridanciano. Sapete una cosa,
mentre scrivevo la bozza di questo racconto in un pomeriggio festivo a
Calcata, mi è passato davanti un satanasso disperato, aveva negli occhi
quella stessa rabbia e quello stesso ghigno infame.... L'ego è un gran
farabutto!
Paolo D'Arpini (circolo.vegetariano@libero.it)
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
COMMENTO di Aliberth
– Caro Paolo, come ti capisco! So
bene anch’io cosa significa arrivare a rendersi conto di avere quel piccolo,
ma terribile, satanasso nella mente! Il giorno in cui me ne accorsi io,
quasi sprofondai dalla vergogna, ma anche dalla rabbia e dalla disperazione,
perché capìi immediatamente che quello era la causa principale di tutti i
miei guai passati e di tutte le sofferenze derivanti dal suo esistere in
segreto… Sicuramente, non fu allora che imparai ad addomesticarlo una volta
per tutte, ma siccome avevo già la fortuna di praticare il Dharma, visto che
tra i miei insegnanti c’era sia un Maestro Advaita che un Lama Tibetano, il
solo fatto di aver finalmente realizzata la nascosta esistenza di quel
piccolo mostro (che poi, tanto piccolo non lo è mai!), mi ha permesso di
proseguire sul Sentiero e di mantenere, da allora in poi, una chiara
consapevolezza costantemente rivolta sul repentino e assai subdolo
‘insorgere’ del nefasto EGO. Non dico mica di averlo totalmente sconfitto (e
comunque, a chi interessa, se non a me-stesso?), ma la mia pratica
quotidiana, anzi direi ‘istantanea’, è sempre funzionale a tenere a bada il
mostriciattolo. Solo in questo modo, ritengo di poter essere in grado di
dare le mie istruzioni (o insegnamenti) agli altri esseri umani ignari del
loro diavoletto che dispoticamente li mantiene in scacco e nella più totale
ignoranza della vera realtà. |