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Uno come me, che si sente impegnato nell’opera
di informazione e di sensibilizzazione per un mondo migliore, è spesso colto
da sconforto nel costatare la tiepidezza di tanta gente che a parole dice di
volere una società più giusta, che tuteli i più indigenti, i deboli, gli
indifesi e che rispetti anche gli animali e la natura, ma resta inerte,
passiva, inoperosa, senza la volontà di agire, di dare il suo personale
contributo. Purtroppo molta gente è abituata a guardare i pochi che lottano,
quelli che sanno sacrificarsi; troppa gente non trova l’orgoglio, la forza,
la dignità di essere coerente e uscire dal proprio quietismo, dal proprio
lassismo morale, mentale, spirituale. Questi non meriterebbero i benefici
delle conquiste e la delusione è grande quando nel campo di battaglia ci si
ritrova da soli o in pochi a difendere gli ideali anche di chi coloro che si
rifiutano di operare. Troppi sui quali non è possibile contare nei
programmi. |
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Troppi
fanno “orecchie da mercante”; a troppi purtroppo non nasce la sana voglia
della partecipazione neanche quando gli si presenta il “piatto” pronto che
altri hanno preparato. Troppe le giustificazioni spesso avvilenti e mentre
l’umanità declina e gli indifesi muoiono per fame, malattia, violenza e gli
animali continuano ad essere macellati nei campi di sterminio e
vivisezionati nei laboratori di sperimentazione; mentre la terra in agonia
subisce gli ultimi fatali assalti dalla rapacità di uomini senza scrupoli,
essi si limitano a lamentarsi, piangersi addosso. E’ come se uno si
lamentasse che la propria casa gli crolla addosso e aspettasse passivamente
che siano gli altri a salvarlo e magari critica poi l’operato di coloro che
hanno lavorato per le sue necessità.
Questi, i negligenti, gli svogliati, coloro che rifiutano la grande
possibilità del personale contributo mediante la partecipazione nelle cose
comuni, poi magari si chiedono perché sono gli altri, i furbi, gli scaltri,
a decidere per loro, della nostra vita. Gente in cui non scatta mai la
voglia di fare, di essere protagonisti, nelle cui vene non scorre il sangue
del rinnovamento; gente che non vuole capire che da ognuno di noi dipende la
soluzione del problema: gente che non ha diritto dei benefici se fa nulla
per cambiare le cose. Gente che trova il tempo per tutto, per il teatro, il
cinema, il ballo, la pizza, la palestra… ma non il tempo di collaborare e
dare il suo pratico, fattivo contributo per gli ideali in cui dice di
credere.
Eppure io che scrivo, nonostante lavorassi di notte per avere la possibilità
di studiare, riuscivo di giorno a dare il mio contributo all’interno di
organismi di volontariato e mentre mi laureavo prima del tempo previsto
trovavo il tempo di frequentare, contemporaneamente, corsi di aggiornamento,
fare attività sportiva, curare le relazioni affettive… Capivo che per ognuno
dovrebbe essere più importante il bene comune che gli interessi personali;
che se volevo un mondo migliore non solo dovevo contribuire a realizzarlo ma
che dovevo cercare di vivere in prima persona quegli ideali che vorrei
realizzati. Sono forse più bravo degli altri? No di certo. Forse sono solo
più sensibile e più desideroso di vivere in una umanità migliore per il
quale sentivo e sento insopprimibile la necessità di dare il mio piccolo
contributo. In me vive il dramma lacerante delle vittime (cosa che purtroppo
non tutti sentono) e vorrei essere aiutato, salvato se mi dovessi trovare
nella stessa condizione di chi soffre.
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COMMENTO di Aliberth
- Caro Franco Libero, che hai già nel nome la tua fortunata
disposizione alla libertà, come ti capisco! Purtroppo quello che tu dici è
verissimo. E lo si può vedere non solo nella ordinaria vita quotidiana, ma
perfino quando le persone si ammalano o sono vittime di disgrazie da loro
stesse provocate… Molti pretendono di venir salvati, senza che essi abbiano
fatto nulla per evitare la disgrazia o la malattia. Ma quel che è peggio è
l’atteggiamento dei familiari, allorchè un loro caro ha subito una
malasanità, o quando è stato impossibile salvarlo dal suo proprio KARMA!
La colpa di tutto questo, caro Franco Libero, è l’IGNORANZA di come le cose
sono nella realtà…. E su questo punto, credo che non sia possibile sperare
nel miracolo, perché solo il proprietario di quella mente ignorante può
cambiare la situazione. Se non prenderà egli stesso la decisione di
istruirsi e rendere la sua mente emancipata, non c’è nulla da fare… Il mondo
e tutti i suoi abitanti indolenti ed ignari resteranno ineluttabilmente
condizionati e immersi nella più oscura ignoranza. |