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Pensata sotto questa forma, la serie si
rivolge essenzialmente a persone che, al di là del semplice interesse per la
musica etnica, hanno sincero desiderio di entrare in contatto con l’anima di
culture lontane. Di avvicinarne la bellezza, la forza, la struggente poesia,
ma anche di accettarne la complessità e le infinite sfaccettature.
Desiderio autentico di evadere gli stereotipi
che riguardano l’”esotico”. Lasciarsi prendere per mano così da farsi
guidare lungo sentieri sconosciuti che domandano di mostrarsi secondo una
pluralità equilibrata di linguaggi, espressione di quegli infiniti armonici
che spontaneamente si producono attorno ad ogni esperienza umana.
Suono come freccia ed arpione. Freccia
scoccata verso l’origine delle cose, in direzione di quelle vibrazioni
creative che, nel passato dei primordi, diedero vita all’universo. Un
arpione che, nel consentire all’uomo di raggiungere in maniera diretta fonti
di potere occulto, offre l’opportunità di manipolarle a proprio beneficio o
di propiziare una trasformazione nella sua più intima coscienza.
Musica come espressione di una civiltà. Musica
dislocata e veicolata sulla base di un attentissimo lavoro filologico di
traduzione e contestualizzazione.
Le proposte
THE PATH OF
LIGHT- Ritual Music of the Tibetan Bon
Prima che la religione Buddhista venisse
ufficialmente introdotta in Tibet nel VII sec. d.C., la popolazione tibetana
professava una propria fede autoctona, nota con il nome di Bon. Nonostante
le avversità causate dalle persecuzioni messe in atto secoli or sono dai
fedeli buddhisti e, assai recentemente, dalla rivoluzione culturale cinese,
la religione Bon è sopravvissuta sino ai giorni nostri, conoscendo una
eccezionale rifioritura in questi ultimissimi anni grazie all’opera
instancabile di monaci di origine tibetana profughi in India e Nepal. Al di
là dell’apparente somiglianza con alcuni aspetti della tradizione buddhista
tibetana (soprattutto con l’antica scuola degli rNying-ma-pa), il Bon
possiede una specifica ed autonoma identità dottrinale e rituale, in gran
parte ancora sconosciuta al mondo occidentale.
Nel campo prettamente cerimoniale i
Bon-po conservano un ricchissimo patrimonio di canti e musiche rituali
utilizzati sia nel corso di rituali collettivi che di specifiche pratiche di
meditazione. L’impiego della musica, fondandosi sul potere evocativo e
mantrico connesso con il suono e la parola, fa sì che ogni esecuzione
coreutica e musicale si trasformi in un ponte invisibile gettato fra l’uomo
e la dimensione profonda del suo spirito.
Costituita da un CD e da un ampio ed elegante
booklet a colori – oltre cento pagine corredate da testi e fotografie volte
ad offrire un’ampia introduzione alla storia, la filosofia, i miti, la
ritualità, gli strumenti musicali tradizionali della religione Bon – l’opera
costituisce una vasta antologia dedicata alla musica liturgica di questa
specifica tradizione spirituale tibetana.
Interamente registrato dal vivo nel monastero
Bon di Triten Norbutse in Nepal, il CD raccoglie una rarissima selezione di
canti, musiche e mantra appartenenti, in massima parte, al cammino dello
Dzogchen, o Grande Perfezione. Autentica gemma dell’opera è l’esecuzione
collettiva del chö, rituale meditativo di auto-sacrificio, così come
si trova diffuso nella tradizione bon-po. Oltre al valore scientifico
e divulgativo, la pubblicazione dell’opera - realizzata con il supporto del
CNR e del Ministero degli Affari Esteri - è destinata a sostenere le
attività di salvaguardia culturale del monastero Bon di Triten Norbutse.
TETTIS KOTI
-The magic sound of the Nepali
saranghi
Il saranghi rappresenta lo
strumento musicale ad arco più noto e diffuso del Nepal. Emblema stesso di
questo paese e della sua cultura, il saranghi è, da innumerevoli
secoli, lo strumento principe dei Gandarwa, la casta di musicisti-cantori
itineranti del Nepal, che anticamente girovagavano per le diverse regioni
del Nepal, raccontando storie, narrando miti e leggende.
Il cd contiene una serie di
straordinari solo interpretati dal magistrale saranghi di Shyam
Nepali, uno dei più giovani musicisti nepalesi appartenente ad una
tradizione familiare di Gandarwa di Kathmandu antica di numerose generazioni
e che vanta tra i più illustri e noti esponenti di questa specifica
tradizione musicale nepalese.
Ispirandosi a motivi tradizionali
propri della tradizione Gandarwa e reinterpretandoli grazie ad una potente e
personalissima forza espressiva, l’insieme delle esecuzioni di Shyam Nepali,
costituisce una singolarissima testimonianza della tradizione musicale
gandarwa contemporanea e delle contaminazioni di quest’ultima con le
tradizioni musicali tibeto-birmane del Nepal.
NATARAJ - Songs from the Tantric
Charya Ritual Dances of the Kathmandu Valley
Le danze Charya hanno origine nella Valle di
Kathmandu, parallelamente all’affermarsi di rituali legati alle pratiche
religiose tantriche, sia induiste che buddhiste. Le danze erano anticamente
eseguite dai sacerdoti che, rappresentando fisicamente i mudra propri
delle divinità, evocavano e accoglievano gli dei stessi nel loro corpo.
Le Charya, il cui termine ha significato di
“spirituale”, erano dunque danze estatiche la cui esecuzione avveniva
nell’ambito di sedute rituali a cui potevano prendere parte unicamente gli
iniziati al culto. I sacerdoti indossavano gli abiti delle divinità,
pacifiche e irate, e gli attributi che nell’iconografia classica sono loro
propri: corone, gioielli, abiti di specifici colori. Dopo lunghe invocazioni
e preghiere collettive danzavano accompagnati dalle splendide melodie del
canto dei fedeli. Le parole dei canti descrivevano nei dettagli le
attitudini e le posture delle divinità tantriche, in una perfetta
corrispondenza di gesti e parole.
Praticate tradizionalmente in una dimensione
di assoluta segretezza, le danze Charya, hanno potuto far ingresso in ambito
teatrale solo negli ultimi anni. La loro conoscenza è tutt’ora estremamente
limitata e tramandata da danzatori che la ricevono secondo una linea di
trasmissione ereditaria all’interno di specifici lignaggi.
L’opera raccoglie una rarissima selezione di
canti relativi alle più importanti divinità pacifiche e irate del pantheon
tantrico - Nateswor, Bhairavi, Vajrayoghini, Manjusri, Pancha Buddha,
Sodasya Lasa, Ganesh, Kumari – registrate sul campo nella primavera 2007.
GHARBA - The
Mystic Tradition of the Ismailis of Hindukush
Nella parte settentrionale della regione
pakistana di Chitral, ai piedi dell’Hindukush, si trova una piccola comunità
fedele al credo sciita ismaelita.
Ancor oggi qui sopravvive un antico repertorio
coreutica-musicale dal carattere mistico caratterizzato dall’uso della
lingua persiana antica e dall’impiego del gharba, strumento musicale
della famiglia dei liuti. Strumento sacro per eccellenza, il gharba è
impiegato nel corso delle séance rituali collettive (sama)
organizzate nei villaggi della regione, con lo scopo principale di rendere
lode ad Allah.
Il suono melodico e incantatorio del gharba,
unito al canto celebrativo, si ritiene abbia il singolare potere di creare
un particolare climax capace di propiziare temporaneamente una intima
comunione tra i presenti e la dimensione divina.
Le séance, che sono in genere guidate
da un anziano cantore accompagnato dal suono del gharba e di un
tamburo a cornice (daf), contemplano, non di rado, il manifestarsi di
stati estatici tra i presenti riunitisi per l’evento. Questo stesso
manifestarsi è inoltre coadiuvato dalla produzione prolungata di una
condizione di iperventilazione respiratoria ritmata accompagnata da
emissione vocale.
DAKSIN
KALI - The world of the Newari Tantric Percussions of the Kathmandu Valley
La civiltà dei Newar costituisce la
realtà culturale più originale di Kathmandu, quella che, grazie alla sua
secolare dominazione sulla Valle di Kathmandu, ha impresso all’intero Nepal
una propria marcata impronta ed un inconfondibile carattere ancor oggi vivi
e percepibili.
Di fede buddhista e induista i Newar
hanno, da sempre, coltivato e sviluppato la dimensione propria-mente
tantrica di queste due grandi tradizioni religiose. E’ per tale motivo che
gran parte della ritualità, della vita e delle concezioni religiose Newar
ruotano attorno al concetto di shakti, la potenza divina, l’energia
creatrice e sostenitrice dell’universo, venerata attraverso le sue
innumerevoli personificazioni divine nel corso dei molteplici feste
religiose pubbliche popolari come anche durante l’officio di rituali
privati, esoterici, dal carattere iniziatico.
Nella cultura Newar, la musica ha una
diretta attinenza con la dimensione tantrica del rito. La musica è infatti
essa stessa espressione della shakti divina e, come tale, ha il
potere di evocarla, stimolarla, renderla concreta, comunicarla,
incrementarla. Come parte integrante del rituale, la musica riveste dunque
un ruolo di tutta eccezione nella religiosità di questo popolo, divenendo
una realtà imprescindibile ogniqualvolta vi sia necessità di entrare in
diretto contatto con le entità divine che animano le dimensioni più profonde
della realtà e della coscienza.
Il cd offre una vasta antologia di
esecuzioni musicali realizzate con la sola presenza di strumenti a
percussione (tamburi e cimbali), elemento cardine della musica religiosa
Newar ed emblema stesso dei suoi molteplici significati. Registrato dal
vivo a Kathmandu nella primavera del 2006, il lavoro raccoglie le esecuzioni
di alcuni tra i più rilevanti gruppi musicali religiosi della Valle di
Kathmandu. Tra essi spiccano le rarissime esecuzioni dei musicisti Newar
appartenenti alla casta dei macellai, nonché quelle dei musicisti tantrici
della città di Bhaktapur.
THE SHADOWS’
THEATRE - The traditional musical heritage of Southern Laos
Il Laos possiede uno dei patrimoni
musicali più originali del sud-est asiatico, patrimonio formatosi nel corso
dei secoli grazie alle reciproche influenze culturali determinatesi tra le
civiltà laotiane e quelle tailandesi, cambogiane, vietnamite e cinesi.
Tra le realtà musicali meno note
dell’intero territorio laotiano si trova la tradizione musicale colta
propria della regione meridionale del Paese, regione identificabile con il
distretto di Champasak. In questa ristretta area geografica e culturale –
nota ai più per via dell’estesissimo sito archeologico khmer di
Wat-Pu, divenuto nel 2000 UNESCO World Heritage - si trova ancor oggi
presente una doppia espressione musicale di antiche origini: il Seb-Noï (o
Ma-Ho-Ry) e il Seb-Gnaï. Nel primo caso la tradizione musicale riposa
nell’uso di strumenti ad arco (sô), di percussioni (rang-nat e
kong-vong) e di organi a bocca (khene). Questo genere di
esecuzione tradizionalmente era impiegato come forma di accompagnamento a
cori e solo, come preludio e conclusione di opere vocali. Il secondo genere
musicale, il Seb-Gnaï, prevede l’impiego degli stessi strumenti musicali
propri del Seb-Noï (ad esclusione degli strumenti ad arco e degli organi a
bocca) con l’aggiunta di alcune altre specifiche percussioni e di un fiato
ligneo (pi). A differenza del Seb-Noï, le esecuzioni del Seb-Gnaï non
hanno un ruolo di accompagnamento musicale, bensì costituiscono una vera e
propria espressione musicale autonoma, che prende forma in occasione di
cortei regali, di processioni religiose, di rappresentazioni teatrali dei
grandi poemi epici indiani del Ramayana.
Le vicende storiche che, in un non
lontano passato, hanno portato alla caduta dei regni laotiani e
l’instaurazione di un governo di tipo socialista, hanno causato un rapido
deterioramento delle tradizioni musicali del Laos meridionale, tacciate di
“reazionarismo”, visto soprattutto il loro carattere colto e la loro stretta
vicinanza con la vita di corte. Per via di questi presupposti, per lunghi
anni, le esecuzioni musicali del Seb-Noï e del Seb-Gnaï furono bandite
totalmente dal Paese. E’ stato solo in un’epoca assai recente che - in
risposta al mutato clima culturale in Laos e alla nascita di un interesse
per la salvaguardia e il recupero delle tradizioni culturali autoctone - le
tradizioni musicali hanno potuto timidamente affacciarsi nuovamente a vita
pubblica e riapparire dunque in alcuni dei contesti religiosi e cerimoniali
del Laos meridionale.
Il cd propone una serie di brani
musicali propri del repertorio classico del Seb-Gnaï eseguiti dall’orchestra
di Champasak. Registrate dal vivo nel febbraio 2006, le tracce musicali
costituiscono una rara testimonianza di uno dei più fragili patrimoni
musicali del sud-est asiatico.
VOICES FROM THE
WOOD - The Kiranti hunters of Nepal
Stanziati in una delle regioni più
remote ed incantevoli del Nepal orientale, i Kiranti sono, al giorno d’oggi,
una delle ultime etnie himalayane a mantenere in vita una arcaicissima forma
di caccia ad alcune specie di quadrupedi della foresta.
Una caccia che, senza rispondere ad
alcuna necessità di sussistenza, viene praticata nella forma di un lungo e
complesso rito religioso, officiato per venerare e nutrire alcune specifiche
classi di spiriti e divinità della foresta e per rinsaldare un antico patto,
stipulato in epoca mitica tra gli antenati della stirpe dei Kiranti e le
entità invisibili della selva.
Secondo la tradizione dei cacciatori
Kiranti, ogni spedizione ritualizzata di caccia è preceduta, accompagnata e
seguita da canti – esposti secondo il modulo di una lingua rituale segreta a
cui si attribuisce un potere magico - che hanno lo scopo di ingraziarsi le
entità invisibili del territorio selvatico, propiziare la battuta e favorire
l’ottenimento di una essenza invisibile, occultata nel folto della selva, da
cui si crede dipenda direttamente la prosperità del villaggio, nonché la
forza vitale e la salute degli esseri umani.
Tema ricorrente di molti di questi
canti è inoltre la descrizione di una mitica battuta di caccia ad un
invisibile cervo, tema che si intreccia con il motivo ricorrente di un
“viaggio mistico” compiuto dalle anime dei cacciatori attraverso differenti
sorgenti di “potere” celate nella foresta dove la battuta ha luogo e
disseminate lungo le vette montane che la costellano.
L’ideatore del progetto
Martino Nicoletti (Perugia 1968),
etnologo, si occupa da quasi venti anni di antropologia visuale, etnografia
e storia delle religioni dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico.
Dopo aver ottenuto un D.E.A. in Ethnologie
générale et sociologie comparative all’Université de Paris X (Nanterre)
(1994) ed essersi specializzato in lingue orientali e cinematografia
scientifica, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Metodologie
delle ricerca etnoantropologica presso l’Università di Siena (1997).
A partire dal 1990 ha svolto numerose
spedizioni di ricerca sul campo in area himalayana tra gruppi di lingua
tibeto-birmana e tibetana, nel quadro di progetti finanziati dal CNR, dal
Ministero degli Affari Esteri e dalla Cambridge University. Ha inoltre
svolto indagini in Asia sud-orientale (Laos, Vietnam, Singapore) e Africa
settentrionale (Sahara occidentale, Senegal, Capo Verde, Algeria).
Già docente di “antropologia visuale” e di
“storia delle religioni” all’Università degli Studi di Perugia (1998–2002) è
attualmente consulente internazionale per l’UNESCO nella sezione
Patrimoine oral et immatériel e direttore del progetto di ricerca
“Estetica e rito in Himalaya” del Comitato Ev-K2-CNR.
Tra il 1998 e il 2004 è stato responsabile
scientifico (settore antropologico) ed esperto in studio del programma di
documentari di Rai 3 (Geo & Geo). Con la stessa qualifica, nel 2002, ha
collaborato con il National Geographic Channel italiano all’interno della
trasmissione Campo Base e, nel 2008, con la trasmissione Terzo Pianeta di
Rai 3.
Nel 2003 e 2004, in qualità di responsabile
del settore antropologico, prende parte alle attività didattiche e
artistiche della “Bottega” di Bologna diretta da Giovanni Lindo Ferretti.
Come autore di scritti scientifici ha fornito
contributi personali in volumi dedicati alle religioni sciamaniche ed è
autore di opere sulle religioni del Nepal sia a carattere scientifico che di
divulgazione. Tra esse: La foresta ancestrale: memoria, spazio e rito tra
i Kulunge Rai del Nepal (Milano, 1999), Shamanic Solituides: Ecstasy,
Madness and Spirit Possession in the Nepal Himalayas (Kathmandu, 2004),
Riddum: the Voice of the Ancestors (Kathmandu, 2004). Nel campo della
produzione audiovisiva è autore di documentari scientifici e di divulgazione
.
È attualmente il direttore editoriale delle
collane di orientalistica Cinnabaris – Series of Oriental Studies e
Liminalia – Sketches of Visual Anthropology and Aesthetics pubblicate
dalla Vajra Publications di Kathmandu e finanziate dall’Is.IAO (Istituto
Italiano per l’Africa
e l’Oriente) e il Comitato Ev-K2-CNR. Nello stesso ambito è ideatore e
direttore editoriale della collana discografica Sound’s Seeds in the
Autumn of Power, dedicata alla musica rituale dell’Asia meridionale e
prodotta dall’etichetta Borgatti (Bologna).
Il logo
Ts’ô.
Uno sciamano danza in estasi durante un rituale, accompagnandosi al suono di
un tamburo e di un cimbalo. Pittogramma liturgico Na-khi (Yunnan - Cina).
© Martino Nicoletti, 2007
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CNI Music-
distribuzione libro+CD dedicati alla
tradizione buddista tibetana -
tel.: 06-86212085
Siti:
www.cnimusic.it; http://www.cnimusic.it/thepathoflightita.htm
- mail:
ufficiovendite2@cnimusic.it
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