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Ogni scelta, ogni azione nasce prima nella
mente, da un pensiero astratto, mai disunito dalla parte emotiva della
persona. Non è possibile separare le componenti fondamentali dell’entità
umana, (fisica, mentale, emotiva, spirituale) che interagiscono
simultaneamente, come non è possibile che uno dei componenti sia assente del
tutto. Tra la mente, la sfera emozionale e la dimensione spirituale ci può
essere una differenza di livello, di grado, di intensità e quando prevale la
parte razionale su quella emozionale e spirituale la persona si può
manifestare insensibile verso la sofferenza degli altri e spesso crudele.
Anche il senso critico può essere limitato, offuscato dalla propria
egoistica visione delle cose, ma mai assente del tutto. Da questo si può
dedurre che il modo di alimentarsi di un individuo, la scelta del cibo che
mangerà, rispecchia fedelmente la sua evoluzione integrale.
Mangiare frutta oppure carne non è la stessa cosa, sono sostanze diverse che
producono effetti differenti: l’una è il dono benefico e pacifico della
natura che produce benessere, pace e vita, è cibo benedetto, ricco di
energia cosmica, dei raggi caldi e benefici del sole; l’altra è cibo intriso
di sofferenza, il risultato di una violenza che produce dolore e morte. Di
fronte alla possibile scelta tra frutta o carne la mente fa percepire la
differenza di sostanza tra i due alimenti ma è il cuore che fa scegliere
all’individuo l’alimento che soddisfa il suo egoistico piacere. |
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La carenza di senso critico da parte del
popolo e l’incapacità di valutare gi effetti (a breve e a lunga periodo)
delle proprie scelte è stata da sempre causa di grandi sventure, ciò che ha
favorito l’insorgere delle più feroci tirannie. Quando il macellaio stacca
un arto ad un povero animale o il cuoco sviscera un pesce o la massaia
seziona un pollo, la scarsa sensibilità e l’incapacità di condividere il
dolore della vittima li rende incapaci di considerare la differenza
sostanziale tra un animale e un sacco di patate. Ma l’insensibilità viene da
lontano: dipende dal proprio stadio evolutivo, da fattori genetici, dalla
cattiva educazione, dalla banalizzazione dei crimini attraverso i
mass-media, films e video giochi violenti, dalle droghe, dallo svilimento
del sesso, dalla mancanza di ideali positivi, dal vuoto dell’esistenza e,
tra le ultime, dalle musiche hard rock, heavy metal, techno che danneggiano
il sistema nervoso ed anche il senso morale dell’individuo. A tal proposito
interessanti sono stati gli esperimenti di Findehorn e di Masaru mediante i
quali hanno dimostrato che queste musiche facevano addirittura morire le
piante.
Io non credo nella santità di
tanti uomini canonizzati dalla Chiesa che non hanno avuto né l’intelligenza
di capire che il comando “Non ammazzare” non era riferito solo all’essere
umano, nè la sensibilità di estendere il sentimento dell’amore anche agli
animali. Dio non può contraddire se stesso: o è un dio di misericordia
oppure è indifferente alla sorte delle sue stesse creature. Ma ritengo che
Dio possa rendere santo chi vuole e che molti animali, per gli stessi meriti
dell’uomo, possano essere santificati. La decisione di essere vegetariani si
sviluppa sempre su un “terreno” già fertile: ad alcuni basta una sola e
prima nozione di etica animalista per aderire totalmente all’ideale della
non violenza universale; chi invece ha bisogno di maturare a lungo tale
decisione e chi, purtroppo, infischiandosene del dolore e della vita degli
altri esseri viventi (e anche del danno che la carne produce) continua tutta
la vita ad alimentarsi in modo sbagliato, con alimenti scavafossa (come dice
il dr. Valdo Vaccaro). Ciò che maggiormente impedisce all’individuo di
aderire alla nostra filosofia è la difficoltà ed il rifiuto a rinunciare a
certi “piaceri” della gola: scopo principale di esistenza per gran parte di
coloro che non guardano oltre il loro ristretto ed egoistico campo visivo.
Le motivazioni di chi sceglie un
prodotto alimentare invece di un altro possono essere molteplici: c’è chi
diventa vegetariano per motivi etici, chi salutistici, chi ecologici, chi
economici. L’aspetto salutistico richiede conoscenza del problema: se non si
è preparati in tal senso si rischia di finire con le spalle al muro, a meno
che non si resta su posizioni generali, cioè la semplice, lampante e
inconfutabile dimostrazione della nostra ottima salute. Chi sceglie di
essere vegetariano per motivi salutistici (una ristretta cerchia di
individui) lo fa perché già vittima di gravi malattie o per paura di
incorrere alle molte patologie dichiaratamente correlate al consumo di
prodotti di derivazione animale. Mentre la stragrande maggioranza dei
giovani, che non si cura affatto della salute, è più incline a considerare
l’aspetto etico del problema: ritiene la malattia un fatto che
principalmente riguarda gli adulti e gli anziani. Se non si è vegetariani
per amore e per motivazioni etiche raramente si riesce ad essere coerenti e
per lunghi periodi in tale scelta di vita. L’aspetto etico è il nostro fiore
all’occhiello, la nostra forza, il cardine del movimento universalista,
l’aspetto più evoluto del pensiero dei grandi uomini di spiritualità che fin
dall’antichità hanno gettato le basi per questa grande rivoluzione d’amore
universale: la chiave per aprire ogni cuore, ciò che renderà vincente la
nostra battaglia in difesa dei più deboli e consentirà all’uomo di
realizzare un mondo migliore.
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COMMENTO di ALIBERTH –
Malgrado la evidente visione
‘dualistica’ del buon Franco Libero, egli ha perfettamente ragione. In
questo mondo ‘samsarico’ le cose stanno proprio così… C’è chi mangia carne
per gusto di mangiarla e c’è chi proprio questo gusto non lo prova. Inoltre,
poi c’è chi si mette dalla parte dell’animale che viene mangiato, mentre
normalmente alcuni altri animali (proprio quelli più pericolosi) questo
rischio non lo corrono ma, anzi, sono essi stessi predatori e carnivori…
Come mai? Proprio per questo ho parlato di visione ‘dualistica’. Perché
questo è quello che accade, anzi che è costretto ad accadere, in
questo mondo ‘samsarico’ condizionato dal ‘KARMA’. Questo è il significato
di ‘visione-dualistica’. Cioè, il vedere il mondo solo nel suo
aspetto-effetto finale. Se si potesse conoscere, e comprendere, la genesi di
come il mondo è stato costretto ad essere, si capirebbe facilmente che
questo scenario in cui le cose appaiono così ‘preformattate’ non può essere
frutto di una scelta occasionale. Ma è il risultato karmico di scelte, e
azioni conseguenti, fatte da tutte le menti che sono entrate nella
manifestazione e dai successivi risultati-evento, obbligati dalla legge di
‘Causa ed Effetto’. Con questo, voglio dire che non vi è assolutamente
scampo dalla presunta ‘realtà’ delle cose così come ci appaiono, e così come
poi sono per noi. Quindi, dico che è impensabile che il carnivoro possa
‘improvvisamente’ divenire vegetariano se PRIMA non comprende il PERCHE’
egli si trova ad essere carnivoro. Qui, sta il vero problema. Far capire
alle persone, e dunque alla gran massa di carnivori, il vero male che deriva
dal mangiare la carne degli altri esseri. Non solo e non tanto per i malanni
fisici che possono arrivare in questa vita attuale, quanto la più terribile
conseguenza del diventare in qualche altra vita successiva gli stessi
animali che poi verranno a loro volta mangiati. Cioè, da predatori diventare
le prede, da mangiatori di esseri ad esseri mangiati, da assassini a
vittime, da ricchi a miseri poveri, da dominatori a dominati, e così via.
Credere fermamente a queste metapsichiche verità spirituali, sarebbe
il vero e giusto modo per ‘convertire’ coloro che, in questa vita,
continuano a commettere errori e delitti, come quello del mangiare
intemeratamente la carne dei nostri fratelli animali, non conoscendo che
prima o poi, ‘chi di spada ferisce, di spada perisce’, come giustamente
dicevano le Sacre Scritture.
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