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Benedetta creazione
Per
trent'anni ho mangiato animali,ma dicevo: “io amo gli animali” e raccoglievo
firme contro la
caccia. Oggi guardo chi alla mattina va in sinagoga per amare il suo Dio e
per pranzo bombarda gli asili: nel rabbinismo non c'è nessun merito né tanto
meno salvezza. Fossimo meno “innamorati” e più coerenti...
“In principio l'Universo era il solo Atman che
guardandosi attorno non vedeva nulla all'infuori di sé. Disse per prima
cosa: <Questo son io!> e da ciò nacque il primo vocabolo: Io.
Egli non provava gioia; per questo chi è solo
non prova gioia. Allora desiderò un secondo e si divise in due, da ciò sorse
il maschio e la femmina ed egli si congiunse con lei, la sua metà, generando
le coppie di tutti i viventi, fino alle formiche.
La femmina pensò: <Come mai dopo avermi da sé
generata s'unisce con me? Orsù, bisogna che io mi nasconda.> Egli fu poi
conscio di ciò: <In verità io sono la creazione, perché io ho creato tutto
questo universo.> Così si realizzò la creazione.” ( Libere citazioni dalla
Brhadaranyaka Upanishad).
In
questa provocante visione di come un Io unico, seme originario, si divise in
due polarità comple-mentari per il desiderio di gioire, si rivela la
testimonianza di uno dei più grandi tabù umani, quello dell'incesto. Anche
il supremo cosciente divino conosce l'oscura inconsapevolezza del desiderio
di riunirsi con la sua metà nell'atto dell'incesto. Così Adamo ed Eva, ed
ogni coppia di creature sessuate fino alle formiche, come Dio stesso, da cui
è sorta tutta la molteplicità delle forme dell'universo, conosce questo
peccato. Quando poi la “donna” conscia di ciò si nasconde a chi l'ha
generata, allora “egli” ritorna alla suprema consapevolezza di essere
l'intera creazione, trascendendo ogni dualismo e peccato.
Cosa sai tu della creazione? Ti è sufficiente
la conoscenza descrittiva della scienza contemporanea? Oppure ti avvali di
una scienza sacra rivelata dal divino stesso? O reputi dubbiosa ogni
consi-derazione e pertanto rinunci alla possibilità di conoscere
l'originario fondamento ritenendolo tutto sommato una questione non
rilevante? Magari, come i primi veggenti della foresta, lucidi e
contradditori, semplici e arditi, terreni e metafisici, ti addentri
nell'intima contemplazione di una verità interiore?
“Tutto l'universo era un tempo
indifferenziato. Fu poi reso distinto secondo il nome e la forma con le
parole: <Questi si chiama così, costui ha questa determinata forma.> E l'
Atman vi è penetrato fino alla punta delle unghie, come un rasoio nascosto
nel suo fodero, egli non si vede.
Soltanto parziale è la sua apparizione: quando
respira si chiama respiro; quando parla, voce; quando vede, occhio; quando
ode, orecchio; quando pensa, mente. Queste sono soltanto denominazioni per
le sue singole manifestazioni nelle quali solo
parzialmente vi appare.
Bisogna conoscerlo sotto forma di Atman:
allora tutte le varie manifestazioni si unificano.
Quello che è l'Atman dentro di noi, è la
traccia che permette di giungere all'intero universo: per suo tramite
infatti si conosce tutto l'universo. Come seguendo la traccia si trova ciò
che si è perduto, così seguendo l'Atman si trova la chiave per sciogliere
l'enigma dell'universo.
Riconoscendo ciò il saggio Vamadeva poté
affermare: <Il Sole io sono stato.> Ancor oggi colui che sa di essere
l'Atman invero diventa questo universo.” (Libere citazioni dalla
Brhadaranyaka Upanishad).
Benedetta dissoluzione.
“Dopo un migliaio di ere segue un lungo
periodo di siccità; le risorse scarseggiano e gli esseri viventi muoiono di
fame… la terra è sopraffatta da fuochi distruttori… nuvole spaventose
salgono alte nel cielo. Alla fine di questo periodo, gli esseri umani
saranno diventati barbari e mangeranno qualsiasi tipo di carne…
All’approssimarsi della fine di questa era, cesseranno le piogge e le messi
non cresceranno…” (Libere citazioni dal Mahabharata).
Le unità di tempo alle quali si fa riferimento
nei testi sacri della tradizione indiana in cui si parla della genesi e
della dissoluzione dell’universo sono grandezze astronomiche.
L’evoluzione dell’universo è infatti misurata
con la vita di Brahma che vive 100 anni, ma per il quale un suo giorno di
vita corrisponde a ben 4.320 milioni di anni umani, cosicché l’intero ciclo
di ogni universo durerà 311.040.000 milioni di anni ovvero 311.040 miliardi;
poi ci sarà quello che viene detto “mahapralaya” grande
dissoluzione universale.
Quale valore spirituale dai alla dissoluzione?
Se alla fine del ciclo cosmico corrisponde pure la fine di tutti i mondi
umani, e delle sfere di esistenza demoniache e divine; se tutto viene
riassorbito nell'oceano indifferenziato primordiale, cosa né è dei meriti e
demeriti dell' anima umana e dei suoi samskaras -attitudini e tratti
caratteriali-? Cosa né è della legge del karma se ogni cosa comunque ritorna
amalgamata nell'indifferenza? Cosa distinguerà il liberato e dallo sciocco?
L'esistenza è in conclusione un gioco nel
quale lo stesso dharma, le stesse leggi divine come quella del karma, le
stesse prescrizioni ed esperienze di bene e male, scompaiono affinché possa
esserci un nuovo puro inizio cosmico e spirituale.
“Poiché Egli, prima che ogni cosa esistesse -ritornasse
all' esistenza, dico io- bruciò tutti i mali.” (Brhadaranyaka Upanishad).
Fabio Valis
(Scuola di meditazione Atmanyoga)
valis.fabio@gmail.com -
http://www.atmanyoga.it
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