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Da: France24 –
– I Demoni del Dalai Lama
(venerdì 08 agosto 2008)
Il
Dalai Lama è rispettato in tutto il mondo per la sua filosofia di pace.
Oggi, alcuni tibetani in esilio, evitati dai loro connazionali, non credono
più nella sua leadership. Una controversa divinità buddista è al centro
della disputa. (Rapporto: C. Henry, N. Haque)
Il leader spirituale Tibetano in esilio, il Dalai Lama, è venerato dalla sua
gente come un eroe ed è rispettato in tutto il mondo per la sua filosofia
di pace. Oggi, tuttavia, vi sono delle rotture in mezzo alla sua comunità.
Una minoranza dei tibetani che sono in esilio in India, tra cui dei monaci,
non crede più nella sua leadership, e vengono quindi messi al bando dai loro
coetanei. I corrispondenti di Francia 24, Capucine Henry e Nicolas Haque,
esaminano più da vicino questa spaccatura che rischia di dividere il popolo
tibetano.
In un
villaggio finora tranquillo di profughi tibetani nell’India meridionale,
alcuni monaci non possono più entrare nel loro monastero, e gli è stato
vietato di entrare nei negozi e luoghi pubblici, compresi gli ospedali. Il
loro crimine? Venerare una divinità considerata un demone dal Dalai Lama.
La
controversa divinità buddista di Dorje Shugden è al centro del conflitto.
Considerata da alcuni come divinità tutelare illuminata e da altri come una
forza malefica, essa è stata etichettata come un demone dal Dalai Lama
stesso. Egli lo ha fatto chiaramente presente in un discorso tenuto lo
scorso gennaio, un discorso intriso di rara violenza all’Università Tibetana
dell’India meridionale.
Un
discorso storico.
"Ho
meditato a lungo e ho considerato (la mia decisione di mettere da parte
Dorje Shugden) nella mia mente e nel mio spirito prima di arrivare alla
giusta decisione", egli ha detto. Le persone hanno ucciso, mentito, rubato e
si sono combattute a vicenda in nome di questa divinità. Questi monaci
devono essere espulsi da tutti i monasteri. Se non sono soddisfatti, si può
dire loro che il Dalai Lama stesso ha chiesto che questo deve essere fatto,
ed anche in modo molto urgente".
Il
discorso è stato un momento storico nella storia del Buddismo Tibetano, e
l'inizio di uno scisma che potrebbe escludere i quattro milioni di Tibetani
seguaci di Shugden. Poche settimane dopo il discorso del Dalai Lama, i
monaci di Shugden non poterono più entrare nei monasteri. Essi allora si
riunirono fuori dalle mura del villaggio a meditare sul perché il Dalai Lama
li ha esclusi.
"Può il
Dalai Lama realmente bandire un’intera religione?" chiede uno. "Noi siiamo
nel giusto, ed è lui che è incoerente. Da un lato, egli predica sempre la
libertà di religione e compassione, ma dall’altro, vieta a noi il culto del
dio che abbiamo scelto", dice un altro.
Apartheid nella Terra dei Buddisti.
Sui
muri del paese vi sono foto dei capi della sètta Shugden, dichiarati come
traditori. Segnalazioni all'ingresso di negozi e ospedali vietano l’entrata
ai seguaci Shugden. E' una sorta di 'apartheid nel Paese dei Buddisti. I
nostri reporters seguono un monaco buddista, colpito da ostracismo, che ha
cercato di affrontare gli abitanti di un villaggio che lo avevano bandito.
"Noi non stiamo violando gli insegnamenti del Buddha, ma siamo esclusi da
tutti solo a causa della nostre visioni religiose", egli si lamenta. "Non ti
vergogni di tradire il Dalai Lama? Sei un monaco! Egli è il nostro unico
pilastro, l'unica persona di cui possiamo fidarci", gli viene risposto.
In
India, i seguaci di Shugden sono costretti a tenersi nascosti. "Io sono
scappata dalla mia casa, tre giorni fa", dice una vecchia donna ospitata da
una famiglia a 300 chilometri da casa sua. "Ero l'unica seguace di Shugden
nel mio villaggio. Ogni giorno avevo sempre più paura di venir assalita. Ed
ho dovuto bloccare la mia porta con pietre per paura che le persone
potessero irrompere in casa mia".
'Traditori' pro-Cina.
Dietro
questa caccia alle streghe della sètta-Shugden vi è il timore di
infiltrazioni Cinesi nei ranghi dei rifugiati Tibetani. Nel nord dell’India,
nella città di Dharamsala, sede del governo Tibetano in esilio e del Dalai
Lama, i seguaci di Shugden, con le loro aperte simpatie verso i Cinesi, sono
considerati una minaccia politica.
"La
sètta Shugden e la Cina sono ovviamente alleati", afferma il primo ministro
Tibetano, il professor Samdhong Rinpoche. "I loro culti sono finanziati in
tutto il mondo dai Cinesi". Egli aggiunge che "la gente ha paura della
violenza degli Shugden. Essi sono come i terroristi, che non si fermano
davanti a nulla, e questo tutti lo sanno". Per dimostrare il suo punto di
vista, egli mostra ai nostri reporters la foto dell'assassinio di un
capo-monaco buddista e due dei suoi discepoli nel 1997. I Tibetani sono
certi che la colpa di quegli omicidi è dei seguaci di Shugden.
Un’importante personaggio Shugden, Mahalama Losbang Yechi, difende i suoi
legami con la comunità Cinese: "Approvo la presenza Cinese in Tibet. Ciò che
oggi stiamo vivendo con il Dalai Lama mostra come doveva essere stato in
passato il suo autoritario regime teocratico. Infatti, esso è stato assai
più violento di quello che oggi i Tibetani vivono sotto la sovranità
Cinese".
Yechi
ha intentato una causa contro il Dalai Lama in un alto tribunale Indiano per
la sua persecuzione religiosa. Egli nega di agire su ordine delle autorità
Cinesi. I seguaci di Shugden, volontariamente o meno, sono diventati il
simbolo di uno scisma che minaccia la lotta per l'autonomia del Tibet. Ed a
causa di questo, migliaia di rifugiati hanno iniziato a pagarne il prezzo.
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(Articolo Originale)
tratto da:
http://www.france24.com/en/20080808-dalai-lama-demons-india-buddhism-dorje-shugden
INDIA - BUDDHISM
The
Dalai Lama's demons - Friday 08 August 2008
The Dalai Lama is respected worldwide for his peaceful
philosophy. Today, some exiled Tibetans, shunned by their peers, no longer
believe in his leadership. A controversial buddhist deity lies at the heart
of the dispute. (Report: C. Henry, N. Haque)
Tibet’s exiled spiritual leader,
the Dalai Lama, is revered as a hero by his people and respected world-wide
for his peaceful philosophy. Today, however, there are cracks at the heart
of his community. A minority of Tibetans exiled in India, including monks,
no longer believe in his leadership, and are shunned by their peers. France
24 correspondents Capucine Henry and Nicolas Haque take a closer look into
the widening rift that threatens to tear apart the Tibetan people.
In a hitherto peaceful village of
Tibetan refugees in southern India, certain monks can no longer enter their
monastery, and are banned from stores and public places, including
hospitals. Their crime? Revering a god considered a demon by the Dalai Lama.
The controversial Buddhist deity
of Dorje Shugden lies at the heart of the conflict. Considered by some as an
enlightened tutelary deity and by others as a malevolent force, it was
labeled a demon by the Dalai Lama himelf. He made this clear last January,
in a speech imbued with rare violence at a Tibetan university in Southern
India.
A historic speech
“I have meditated and considered
(my decision to put aside the Shugden) at length in my soul and spirit
before coming to the right decision”, he said. People have killed, lied,
fought each other and set things alight in the name of this deity. These
monks must be expelled from all monasteries. If they are not happy, you can
tell them that the Dalai Lama himself asked that this be done, and it is
very urgent.”
The speech was a historic moment
in the history of Tibetan Buddhism, and the beginning of a schism which
could exclude the four million Tibetans followers of Shugden. A few weeks
after the Dalai Lama's speech, Shugden monks could no longer enter
monasteries. They regroup themselves outside village walls and meditate on
why the Dalai Lama has excluded him.
“Can the Dalai Lama really ban an
entire religion?” asks one. “We are in the right, he’s the one who is being
incoherent. On one hand, he’s always preaching freedom of religion and
compassion, but on the other he’s forbidding us to worship the god we
choose”, says another.
Apartheid in Buddhist land
Photos of Shugden leaders are
posted on city walls, branding them as traitors. Signs at the entrance of
stores and hospitals forbid Shugden followers from entry. It’s apartheid, in
Buddhist land.
Our reporters followed an
ostracized Buddhist monk as he tried to affront the fellow villagers who
have banned him. “We’re not violating Buddha’s teachings, and we’re excluded
from everywhere just because of our religion” he complains.
“Aren’t you ashamed of betraying
the Dalai Lama? You’re a monk! He is our only pillar, the only person we can
count on,” he is asked.
In India, Shugden followers are
forced to go into hiding. “I fled my house three days ago” says an old woman
taken in by a family 300 kilometers away from her home. “I was the only
Shugden in my village. Every day I grew more afraid of attacks.I had to
block my door with stones for people not to break into my house”.
Pro-Chinese ‘traitors’
Behind this Shugden witch-hunt
lies the fear of Chinese infiltration in the ranks of the Tibetan refugees.
In the northern Indian city of Dharamsala, home of the Dalai Lama and the
exiled Tibetan government, Shugden followers, with their open Chinese
sympathies are considered a political threat.
“The Shugden and the Chinese are
obviously allies,” says the Tibetan Prime Minister, professor Samdhong
Rinpoche. “Their cults all over the world are financed by the Chinese”. He
adds that “people are afraid of Shugden violence. They are like terrorists,
they will stop at nothing, everyone knows this.” To prove his point, he
shows our reporters the photo of the murder of a leading Buddhist monk and
two of his disciples in 1997. Tibetans are certain the Shugden are behind
the murder.
A leading Shugden figure,
Mahalama Losbang Yechi, defends his links with the Chinese community: “I
approve the Chinese presence in Tibet. What we are living with the Dalai
Lama today shows how authoritarian his theocratic regime must have been in
the past. It was much more violent than what Tibetans are living today under
Chinese rule.”
Yechi has filed a lawsuit against
the Dalai Lama in an Indian high court for religious persecution. He denies
acting on the orders of Chinese authorities. Shugden followers, willingly or
not, have become the symbol of a schism that threatens the struggle for
Tibetan autonomy. For that, thousands of refugees have begun to pay a price.
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P.S. Noi non ci sentiamo in
dovere di manifestare un qualsiasi commento, proprio per tenere una forma di
imparzialità in questa delicata questione. E’ pur vero che se il Dalai Lama
non accetta questa sètta come rappresentativa dei moti di libertà e
indipendenza dei Tibetani, dev’esserci un buon motivo. |