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Guarda, neanche mi
spiego
come sia potuto succedere, le gambe hanno fatto un passo dietro l'altro,
senza neanche chie-dere il permesso.
Ogni passo è stato motivato, certo, e
non sono certo stata ingannata dalla mia voglia di camminare, ma ho
perso il contatto con quel filo che trasformava ogni singolo passo
nell'ultima fantastica camminata della mia vita. Non che sia un
problema, non è come smarrire la via, è più come distrarsi a guardare il
paesaggio.
Sarò rimasta troppo sbalordita all'idea
di vincere una battaglia durata quasi 10 anni, non lo so... non so
neanche se si può chiamare vittoria quando arriva dopo 10 anni di
sconfitte, ma non importa, al momento è quello che è. Stasi tranquilla e
pacifica.
Un pò è stata la follia umana a
portarmi in questa situazione assurda, quindi se vogliamo vederla sotto
i canoni razionali e a cui siamo normalmente abituati, non è stata
neanche colpa mia. Ero lì, seduta su una comoda poltrona ad aspettare la
fine di qualcosa che già da tempo era stanca di esistere, chi si
aspettava quest'ondata di furore improvviso, questo schiaffo in faccia
carico d'odio amorevole? Chi si aspettava di essere di nuovo costretta
dopo tanti anni e sotto altre vesti, ad incontrare di nuovo quel mostro
mangia-tutto che si porta via fino all'ultimo brandello di dignità
umana?
Io no, no di certo, pensavo che certe
cose non esistessero più. Almeno non nel mio mondo. Dal lato
diametralmente opposto invece, non posso non ammettere di essere stata
sempre e comunque io a stuzzicare una reazione, a voler vedere se
scavando fino in fondo avrei trovato una verità che ancora oggi non so
se esiste davvero o se l'ho inventata per lasciarmi cullare un pò visto
che da anni, e per anni, sono stata costretta a vivere in una follia che
non volevo. O per meglio dire, sono stata costretta a non poter vivere
la vita sana che anelavo... che poi è la stessa cosa.
Poi c'è la via di mezzo, il lasciare
accadere (o cadere) qualcosa solo perchè vuoi, e non perchè ne hai
bisogno. E in questi casi non vai tanto a cercare di chi sia la colpa,
perchè di solito è un merito, e sai benissimo a chi appartiene oltre che
a te.
Saper arrivare quando è giusto e nel
modo più consono, come fa ad essere una colpa? Sembra quasi un miracolo
quando succede di riuscire anche solo per un attimo a guardare una
direzione e vederci le stesse indicazioni, mi fa piacere essermelo
meritato, ne vale sempre la pena, comunque vada. Sono circondata da
ottimi motivi a quanto sembra, non resta che scegliere i migliori e
vivere il resto.
Dovevo scrivere qualcosa mentre tutto
accadeva, me l'ero detto, sapevo che tralasciando avrei dimenticato
l'essenziale, ma cosa potevo farci se la mia mano era bloccata da quel
qualcosa che stava per arrivare e che non capivo pur vedendolo venirmi
incontro? Ero ferma, e almeno questa non è una colpa, ne sono sicura.
Anzi, forse rimanere fermi è l'unico
modo davvero sicuro di non avere colpe. Ci ho provato davvero a buttare
giù almeno un promemoria di ciò che avevo visto, e infatti oggi
spolverando un pò riesco a riprendere qualcosa e a portarlo sotto ai
miei occhi, ma non è tutto, e mi chiedo quanto ci vorrà perchè ogni cosa
trovi finalmente la sua giusta collocazione.
Ho molto da dire, molto da esprimere,
molto da far capire. Il fatto di non poter vedere tutto scritto nero su
bianco non ha impedito il solito e indispensabile processo di
valutazione che pone sotto al microscopio le particelle troppo piccole
da osservare ad occhio nudo; ho già visto concretamente cosa può e cosa
non può arrivare, l'analisi razionale è alla portata di tutti, il
resoconto di ciò che sarà stato è già chiuso nel cassetto dei miei
ricordi, ora si tratta solo di vedere se apparterrà ai ricordi di questa
vita o della prossima... o di un'altra.
Armeggiare fra passato, presente e
futuro diventa quasi una routine giornaliera, quando si vedono tutti e 3
allo stesso tempo.
Ricordare, vivere, immaginare. A
pensarci davvero onestamente, che differenza c'è? Le emozioni spesso
sono le medesime, e dal momento che non facciamo altro che voler vivere
di quelle, a cosa serve viverle se possiamo averle solo pensando? Troppo
difficile tralasciare il corpo credo. E che male c'è? A questo punto non
mi resta che constatare che l'unica soluzione possibile sia viverle con
la stessa importanza con cui le si pensa... questo si, può andare. Sono
sicura, andiamo, inutile perdere tempo. Non mi sono mai piaciute le
perdite di tempo.
L'unico motivo per non iniziare subito
a muovere un passo dietro l'altro può essere il rispetto dei tempi
altrui, non trovo altre giustificazioni ai ritardi. Come se avessimo
tutto questo tempo da sprecare, quello va già impiegato per scegliere la
direzione, quanto può rimanerne per guardarsi intorno e vedere se c'è
qualcuno che ha scelto la stessa che hai scelto tu?
Ho già iniziato a preparare un nuovo
volo pindarico, accartoccio le ali così da sentire più forte lo stimolo
ad aprirle.
Chi voglio prendere in giro quando
felice e gioiosa disfaccio le mie valigie e metto in ordine i vestiti
nell'armadio?
Chi mi sta intorno sa ormai quasi
quanto me che è indispensabile acquistare al più presto un nuovo
biglietto e partire, non riesco più ad impedirmelo neanche da sola, non
ci sono mai motivi per restare per quanto mi sforzi di trovarli. Neanche
la morte lo è. Per questo ora mi sembra così strano.
Eppure non è niente di inaspettato, è
statisticamente normale che ciò avvenga. Statisticamente scontato direi.
Voglio dire, l'unico motivo per cui non
dovrebbe accadere sarebbe se fosse già accaduto, invece non è così.
Aspetta, dammi il tempo di inspirare
qualcosa di forte, così posso continuare a prendere a pugni quella parte
che mi impedisce di esprimere tutto. Sembra assurdo dover combattere
contro se stessi per parlare, ma in fondo invece è assolutamente
normale: chi può censurarti meglio di chi conosce ogni tua mossa?
Basta poco tempo, credimi, ormai so
farlo bene. Sono quasi pronta a dare qualsiasi cosa a chiunque, davvero.
E' strano sentirsi a casa fra le parole
di uno sconosciuto, ma purtroppo o per fortuna a volte capita anche
questo. Eccomi pronta a continuare, ho preparato tutto ciò che serviva
per sentirsi di nuovo liberi e per sentircisi per sempre.
La libertà forse è vera solo quando è
infinita, o la sua verità si limita all'attimo della sua esistenza, o
alla morte di chi la sperimenta.
Ho bisogno di qualcosa che restituisca
voce e forma alle mie mani, la abbrustolisco fra le ceneri di ciò che
abbiamo mangiato a pranzo....senza neanche farle il funerale.
Continuano ad arrivare foto ed immagini di un pomeriggio che in realtà è
esistito solo per pochi secondi, il tempo che dura una bolla di sapone
prima che un bambino arrivi per scoppiarla, eppure non posso aspettare
di vederle, magari riusciranno a rendere la giornata più reale invece di
lasciarla intrappolata fra le ragnatele dei miei sogni più
irrealizzabili...come se poi esistessero sogni irrealizzabili, tutto è
alla mia portata, tutto.
Sarà meglio ridare un'occhiata agli sbagli fatti e agli abbagli presi
prima di continuare, sarà meglio essere sicuri di aver costruito bene le
basi prima di procedere alla distruzione di un'immagine.
Immagine che inevitabilmente andrà
distrutta. C'è solo da capire, prima che sia troppo tardi, se lascerà il
posto ad un'immagine migliore.
COMMENTO di Aliberth:
Anche a voi è
successo di chiedervi di che cosa stia parlando Daria? A me succede ogni
volta… eppure, ogni volta, resto stupefatto… Lei parla a se stessa, però lo
fa in un modo che permette a tutti di ascoltarla… e ascoltare i suoi ‘voli
pindarici’ è molto bello, molto riflessivo; aiuta a guardarsi dentro…
Grazie, Daria…
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