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La solitudine comoda
SMETTO…
Non so bene, resto sempre un pò stupita
davanti a ciò che non ricordo essere mai stato mio. Mi piace molto fissare
attentamente l'assurdità degli accadimenti e fare un sorrisetto ironico. Mi
piace far finta di guardarmi mentre sorrido, mi piace soprattutto quando
indosso gli occhiali da sole.
Ciò che vedo è un mio problema, o la sua possibile soluzione.
E' difficile esprimersi quando non si vive insieme un'esperienza ed il suo
esatto contrario, i pensieri diventano faziosi e lattugginosi tanto da
annoiare persino se stessi.
Meglio ridere un pò, anche perchè non trovo altre reazioni possibili.
Spesso e volentieri mi faccio ridere, non nel senso comico del termine,
semplicemente mi trovo simpatica e mi piace intrattenermi. L'inaspettata
occasione di vivere senza termini di paragone, ecco cosa stupisce davvero,
altro che scoprire le proprie follie, non sapere più cos'è la follia perchè
non hai nella testa il concetto di non follia.
Sembrava partito davvero bene il pensiero, liscio come l'olio andava a
scorrere nelle mie vene, muoveva le mani e schiacciava i tasti, invece no.
Ho dovuto cancellare ben due righe fra quelle già altamente selezionate dal
mio senso del pudore e dal mio snobbismo scellerato verso le forzature.
Eppure erano già sullo schermo, nero su bianco, quindi evidentemente le
avevo ritenute valide, ma il problema è che a vederle invece che ascoltarle
e basta, non sapevano di niente.
Niente che potesse essere comprensibile agli occhi di chi vede, intendo, e
solo a loro ormai ho l'egoistica voglia di arrivare. Non mi piace ciò che
non sa di niente, a meno che non sia il niente. In ogni altro caso sarebbe
come mangiare cioccolata e sentire il sapore del mare.
Sono molto indecisa su come la vita stia cercando di proteggermi e salvarmi
da ciò che ancora voglio troppo fermamente, non riesco ancora a vedere se lo
fa spronandomi o frenandomi, ho deciso di rimanere immobile finchè non sarà
più chiara, non è un'ottima soluzione? O meglio, non è l'unica soluzione
possibile? Qualsiasi altra mossa avrebbe in sè un potenziale di errore pari
almeno al 50%. Un pò troppo anche per noi temerari, no?
E se traduciamo il "potenziale di errore" con la "responsabilità" il teorema
conduce inevitabilmente a soffermarsi più a lungo sulla scelta. Diventa un
dovere. Voglio dire, un conto se fossi costretta, ma visto che stare fermi
si può...
Devo farne ancora una, o scriverne ancora una, non so. So che non si chiude
così facilmente. E' che la voglia di percorrere kilometri e kilometri sulle
linee sottili dei pensieri è ancora inevitabilmente accompagnata dalla
pioggia incontenibile di parole.
Lo so, dovrei smetterla, ma non riesco a resistere al fascino altamente
erotico della parola giusta al momento giusto. Alla fine però desisto dal
desiderio, evito di creare nuovi mondi, che questo da solo già riesce a
tirare fuori il peggio di noi.
Un pò bambina, un pò un soldato in guerra, un pò una beona di notte nei
vicoli del centro. Ho idea che risulti davvero troppo difficile ritenermi
credibile, comincio a pensare che…
Perennemente sostenuta
dalla realtà dei fatti.
Ma quale dannata storia finta mi sono messa
in testa di raccontarmi stasera?
Dopo anni e anni continuo ancora a mentire alla mia testa, come se fosse
lecito perchè tanto se vuole lei la verità la vede.
Sono arrabbiata. Non è da adesso, sono arrabbiata da un pò, solo che non
riesco ad esserlo, non mi va di perdere tempo dietro a certe stupidaggini,
però lo sono. O meglio, lo è.
Sono estremamente arrabbiata con la mia mancanza di coraggio, che poi altro
non è, se vista con gli occhi giusti, che la mia continua ricerca della
virtù.
E' strano davvero, difficile da capire finchè non lo si sperimenta, ma gli
ostacoli realmente superati sono quelli che quando si ripresentano non
vengono più valutati come ostacoli. Da chi poi non si sa bene.
La cosa è a tratti divertente, perchè mi capita spesso e volentieri di dirmi
che avevo ragione ad essere arrabbiata (sostenuta dalla realtà dei fatti),
non può essere sempre tutto così diverso da come sembra, non ha senso a meno
che non nasconda qualcosa di simile o di più utile del pensiero iniziale.
Altrimenti è solo molto stupido o molto assurdo.
A volte si fa fatica a distinguere fra il distacco verso qualcosa e la
repressione di quel qualcosa, reprimere è sempre un danno, distaccarsi non
lo è mai (e pensare che da fuori sembrano esattamente la stessa cosa).
Ok, credo di essere finalmente arrivata al nocciolo della questione, almeno
ad uno dei noccioli, ad alcune domande (con relative risposte) che
potrebbero cambiare qualcosa.
Il punto è questo: ho sempre tenuto troppo in considerazione la parola, le
ho sempre attribuito un valore quasi sacro, l'ho sempre venerata e amata
come una Dea.
Scritta o volante.
Non è stata questa la parte difficile da scoprire, non è certo una novità
sconosciuta, ma è interessante notare la disattenzione che esercito
puntualmente (o quasi) nell'utilizzarla. In questo caso molto più quella
volante di quella scritta.
Fa paura.
Non mi son mai curata dei danni perchè in fondo dire sempre la verità di
danni così enormi non può provocarne, pensavo sinceramente che la buona
intenzione di partenza fosse tutto.
Ed è chiaro che questo sia uno dei principali motivi per cui non mi sono
ancora corretta e ancora aleggio in un mondo fantastico di parole che vivono
di vita propria, ne trovi sempre una più adeguata nascosta dietro all'ultima
riga che hai letto, io regalo orgasmi infiniti ad ognuno dei miei sensi
umani ogni volta che vedo qualche segno prendere vita nella culla del
discorso.
Però riuscendo a concepire anche lontanamente l'idea che forse, in qualche
modo, potrei anche evitare di sciorinare al mondo qualsiasi mia mossa, bè,
qualcosa si è mosso.
Sminuisce un pò quel senso di assoluto che danno le lettere, quell'arma così
seducente che ho sempre considerato la via più semplice per far conoscere al
mondo tutte le meraviglie che vedo e che vorrei condividere.
Oggi forse in parte inizio a ricredermi. Le parole creano mondi, questo non
posso metterlo in discussione, sarebbe negare ciò che faccio quando scrivo.
Se parto da questa affermazione prendendola come verità assoluta bè, tutto
fila liscio come l'olio, qualcosa che "crea" è per definizione già fuori dal
sentiero.
Potrebbero davvero generarsi catastrofi a causa di una frase.
Ora però, ammesso a me stessa che dovrò piano piano fare a meno delle parole
inutili, ammutolita e spaesata davanti all'inevitabilità dell'evento, giro
lo sguardo verso di voi, ma non per giudicare, più per leggere i giudizi che
avete creato su di me. Mi serve a capire quanto e come posso evitare di
creare qualcosa che non serve.
Mi ripeto spesso che pur non avendo condiviso tanti giudizi che mi sono
stati appiccicati addosso, in qualche modo devono tutti rispecchiare una
realtà vera. Almeno quella di chi in quel momento ha visto.
Del resto mi sembra abbastanza stupido ed infantile credere che chi sta
intorno ci veda per ciò che davvero siamo, già è improbabile riuscire a
farlo da soli.
Mi sembra un capriccio ridicolo anche il pensare di avere il diritto ad
essere capiti, e mi sembra la solita, stupida cantilena lamentosa questa
ricerca continua di una via di fuga rapida dai pericoli e dai dolori, come
se evitato il primo si fossero evitati tutti.
D'accordo, probabilmente sarò stata arrogante, saccente, presuntuosa, a
volte troppo dura, a volte troppo idealista. Non lo metto in dubbio.
Lo so, sono ripetitiva e noiosa. Ma accade perchè so bene di non essermi
spiegata bene. Voglio dire, esce fuori davvero la mia oppressione nel non
riuscire a far credere a nessuno quanto sia enormemente appagante essere
felici?Questo è ciò che maggiormente mi preme.
Se giro lo sguardo verso il mondo mi chiedo dal profondo come diavolo fate.
D'accordo, forse mi sbaglio e non colgo il vero e assurdo senso di questo
peregrinaggio in una terra di tutti e di nessuno, ma se non è come penso io,
allora come si fa a sopportare?
Se tutto è un caso trovo impossibile non avere paura, e il fatto che io non
ne ho è la mia personale prova dell'inesattezza di questo vostro sistema
mentale.
Come fate a svegliarvi la mattina in un mondo in cui può succedere di tutto?
Come fate a sopportare la visione di un bambino con la pancia piena d'aria e
le mosche in faccia?
Come riuscite a gestire il dolore che nasce ogni giorno solo guadandosi
intorno?
Come ci riuscite?Io non ce la faccio, davvero. Non più almeno, non a farlo
come lo fate voi, continuando a chiedervi perchè senza mai riuscire a dare
una risposta.
Mi arrabbio perchè una risposta c'è. Mi arrabbio perchè ascoltarla fa più
paura che restare nel dolore. Mi arrabbio perchè nel dolore voi volete
starci.
Sono stanca e arrabbiata nel sentirmi paradossalmente più debole del mondo,
non è giusto e non è così, non evito il dolore per paura, ma per totale
mancanza di ruoli da adottare. Sono arrabbiata, ma forse ancora di più sono
stupita.
Come ci riuscite? Come fate? E come ci riuscivo io?
Non posso davvero più capire come sia possibile tenere così tanto peso sulle
spalle.
Sono arrabbiata ma non riesco a prendermela con colui che il mondo cerca
come capro espiatorio, sono arrabbiata ma non ho alcuna voglia di lasciarmi
andare.
Qualcun altro è arrabbiato, io no.
Poi d'improvviso mi sciolse le mani, e le mie braccia divennero ali....
Mentre scambiavo parole piene di cose
vissute sulla mia stessa pelle, ho iniziato a vedere altre parole e
sensazioni trasformarsi e diventare qualcosa di molto più buono, dolce e
profondo.
Era qualcosa di diverso da ciò che mi era stato detto in precedenza, anche
se i fatti raccontati erano gli stessi, forse solo regalati a persone che ne
sapevano meno... ma non ho ben capito se questo le rendeva più o meno
affidabili nei giudizi.
E' successo subito dopo che la stessa voce bassa e roca, sussurrando mi
aveva spinto ad arrivare alle stelle.
All'inizio ha detto che dovevamo semplicemente chiudere gli occhi e sembrava
facile, poi ha iniziato a guidarli all'indietro, a farli girare su se
stessi, e ho visto il mio cranio pieno di buio, ho continuato dritta fino ad
arrivare alla nuca.
Ecco, ormai c'ero nel buco nero di cui avrei sentito parlare solo qualche
ora dopo, e anche se ormai sono profondamente innamorata del buio,
effettivamente devo ammettere che chiamarlo "buco nero" gli attribuisce
tutt'altro significato. E' facile pensare a qualcuno negativamente perso in
un buco nero, anche se io trovo che sia uno dei posti più sicuri al mondo.
Sicuro perchè vicino alla realtà.
Per fortuna la voce ha ripreso a parlare e mi ha svelato che quella non era
la mia nuca, ma l'universo cosmico.
Le vedi le stelle?Le vedi?Devi alzare lo sguardo, non puoi davvero credere
che saranno loro a venirti incontro, è ridicolo... le vedi ora? Devi
credermi se ti giuro che solo dopo aver avuto il coraggio di entrare in un
buco nero acquisisci la facoltà di vedere (anche se non è detto che tu
veda).
A volte il motivo per cui non si alza lo sguardo è che si pensa sia inutile
quando ci si trova in un buco nero, invece è l'unico posto in cui valga la
pena farlo.
Alza lo sguardo mi diceva la voce, ed io l'ho fatto ed ho visto le stelle.
Ci sono davvero, e sono solo lì, non c'è più bisogno di cercare o di
stringere gli occhi per metterle a fuoco, sono lì, basta solo avere il
coraggio di alzare lo sguardo. E quello di buttarsi in un buco nero,
ovviamente.
Probabilmente la difficoltà è maggiore per chi nel buco ci è caduto
involontariamente, questa è l'unica giustificazione che riesco a dare
all'immobilità.
Poi di colpo un ordine inaspettato: rompine una! Avanti, butta con passione
le braccia in alto, chiudi il pugno e frantuma una stella. Uscirà la sua
luce.
Ho chiuso gli occhi appartenenti al corpo che immaginavo nel buco nero, ho
colpito con tutta la forza che avevo, e così la cascata di luce ha iniziato
a scendere, ed io là sotto con la testa a lasciarmi bagnare.
E giù, scendeva sul collo, sul petto, fra le gambe, ormai era ovunque mentre
la voce mi diceva di non lasciarla semplicemente scivolare sul mio corpo, ma
di lavarmi e depurarmi con essa... purificarmi. Se hai un malessere
focalizzalo, lei lo porterà via. Ma io non avevo malesseri, almeno non ne
avevo di miei.
Poi da dietro al buio e sotto specifica richiesta della voce è spuntato, io
lo vedevo appena accecata da tutta quella pace e presa nel mio bagno
d'amore.
Che diavolo fai fermo lì?Non ha senso, vieni qua sotto (improvvisamente la
voce era mia e non più fuori campo), se non sai ancora far esplodere una
stella, sarò felice di condividere con te o con chiunque la luce della mia.
Ma lui non voleva, e scappava, si contorceva. Era davvero convinto di
soffrire.
Allora con coraggio sono uscita dalla cascata, e mi sono immersa di nuovo
nel buio con tanta forza, che me lo sono ritrovato tutto in faccia. Il buio
e il suo terrore.
Ho preso quella stella spenta e l'ho stretta a me, più forte che potevo, e
con violenza l'ho buttata sotto la doccia di luce. Era l'unico modo che mi
rimaneva per farlo.
Lo stringevo forte per tenerlo fermo e lui si dimenava e si agitava per la
paura... tanto da svenire.
Esausta ho mollato la presa e ho iniziato a lavarlo accuratamente, e tolta
la polvere superflua vedevo benissimo dov'erano le macchie della paura.
Sul cuore e sulla testa, come se fosse una novità poi, da quale altra parte
avrei mai potuto trovarle? Siamo convinti che sporcare quei punti ci renda
esseri umani speciali, quando la vera eccezionalità consiste nel riuscire a
tenerli puliti.
Eppure agli occhi dei più sembra davvero qualcosa di invalicabile, quando è
solo l'inizio della santità.
E tutto il tempo a strofinarlo, non mi preoccupavo della sporcizia che dal
suo cuore è passata nelle mie mani. Il nero preferisco conservarlo io, che
so come trattarlo.
Voi non preoccupatevi e pensate solo a non avere paura.
Come si può non capirlo?Dammene un pò, ti prego, non tenerlo tutto per te,
lascia che anch'io usufruisca un pò del meraviglioso dolore di un buco nero,
è la cosa più vicina alla verità.
Domani tornerò a fare pulizia, poi, quando sarai di nuovo in piedi forse
vorrai imparare a rompere una stella, ed io te lo insegnerò, così come è
stato insegnato a me.
Non perchè lo voglio, ma perchè è un mio preciso dovere.
C'è una voce bassa e roca che trova assolutamente normale qualsiasi cosa
accada, ed io mi sono affidata a lei.
Vive nei buchi neri, e si incontra solo al buio.
Del resto solo i bambini hanno paura del buio, gli adulti lo sanno bene che
i veri mostri esistono solo nella realtà palesata.
C'è una voce molto simile alla tua, semplicemente ti spiega come non aver
mai paura di niente, ma se urli in preda alle tue ipocondriche fantasie sui
dolori del buco nero che avvolge tutto, non riuscirai mai a sentirla.
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