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Potrei cedere al fascino del fattore
“normalità”.
E’ da tanto che penso sia una delle cose più facili al mondo, tornare alla
no rmalità,
lasciare l’ordine e andare verso il disordine totale, forse l’entropia è
irreversibile semplicemente perché il suo punto di vista è diverso, e ciò
che sembrava l’ordine si vede finalmente per il caos che è, e non ci si
vuole tornare indietro. Altrimenti non capisco cosa mi trattenga così
fortemente dal cedere alla tentazione.
Sono continuamente incuriosita dalla pseudo-semplicità della normalità però,
ogni volta che mi guardo intorno.
Potrei tornare indietro e ritornare all’ordine. A volte la stanchezza dà di
questi sciocchi consigli.
Non so perché spesso la disperata voglia di uniformarsi al resto dei simili
irrompe con così tanta forza e spalanca le finestre, probabilmente è solo
una sfaccettatura della solitudine insana, quella che spaventa.
La solitudine ha così tante facce, che elencarle diventa improbabile al solo
pensiero, a volte perfino le lacrime rimbalzano rumorosamente nel silenzio
della solitudine, e a volte una voce che rompe quel silenzio sembra una
maledizione del cielo. Un’amica come un’altra, con le sue noie e le sue
gioie.
Non sono confusa come potrei pensare e far pensare, è solo tutto in
disordine. E' possibile distaccare completamente il disordine dalla
confusione? E’ la mia entropia.
Il concetto di caos che regola e gestisce le energie degli universi, si
riduce semplicemente all’idea di uno sgabuzzino colmo di oggetti utili o
inutili. Tutto è in disordine, ma tutto c’è, e la cosa più importante è che
io conosco bene tutto ciò che c’è. Per questo non sono confusa e soprattutto
è per questo che non ho nessuna voglia di fare ordine, non serve davvero,
non fa differenza. Troppi infiniti turbamenti atmosferici a cui dare un
senso logico, in un mondo in cui la logicità non esiste più, o per lo meno
ha lo stesso valore del caos.
In un angolo nascosto c’è la foglia caduta che ha riacceso le speranze per
una vita davvero diversa, davvero ricolma di tutto l’amore che serve. Non mi
preoccupo neanche che le arrivi la luce necessaria, che nel disordine
naturale probabilmente ogni cosa è sempre al suo posto. Vicino o lontano che
sia.
Ho intuito come funziona la storia, passano le loro intere vite a spiegarti
che lo sforzo da fare è quello di amare gli altri senza riserve, per quello
che sono, senza anteporre te stesso. A nessuno però viene in mente di
avvertirti che fra tutti quegli “altri” ci sei anche tu e che meriti il tuo
amore quanto loro. No, questo devi scoprirlo da solo, e da solo devi
addirittura intuire che senza amare realmente ciò che sei, non riuscirai mai
ad amare gli altri, e poi ancora devi liberarti dalla tentazione di rendere
questa ultima scoperta la scusa perfetta per tornare ad amare solo te
stesso, come ti hanno abituato a fare da sempre, mentre ti dicevano di amare
gli altri.
Dall’altro lato però, è davvero impossibile evitare di pensare che il tuo
amore sia contaminato dalle impurità ogni volta in cui distrattamente ci
poggi sopra qualcosa di tuo, e allora diventa difficile captare il confine
fra amore ed egoismo. E’ giusto un concetto, ma è giusto anche il suo
opposto. Dov’è la linea sottile che non divide, ma che fa da confine e
quindi unisce quelle due valli sterminate e cariche di qualsiasi tipo di
sofferenza?Sapendola riconoscere dovrei riuscire a vedere dove si trova, e
se non è così non mi resta che pensare che sia sotto ai miei piedi, o almeno
sperarlo.
Altrimenti come al solito, combinerò qualche guaio.
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