LA VERITA’ DEL CH’AN – di Aliberth

INCONTRO del 31/01/2000 al Centro Nirvana di Roma

 

   Coloro che al loro interno hanno già una fiamma di volontà che arde per conoscere l’Unica Verità, e che appena possibile si mettono in moto per trovarla, sono chiamati Ricercatori della Verità. Essi sanno che possono esservi tanti modi per arrivare a conoscerla, come pure che prima o dopo, grazie alla loro fortissima determinazione, questa Verità non potrà sfuggirgli. Però sentono anche di non voler perdere tempo perché il loro Spirito è stanco di aspettare, non vogliono più venire e tornare in questo mondo di sogni perché la loro Coscienza è antica quanto l’Universo. Essi non se la sentono più di incarnare ulteriori forme di esistenza, affrontare nuove situazioni affettive, altre esperienze familiari. Di nuovo essere figli, diventare genitori, ancora invecchiare e morire; qualcuno può dire: “Basta! Ormai so già tutto, di ciò che mi aspetta!”.

   Allora, qual è la soluzione per questo profondo dilemma dell’animo, per questo inesorabile e ripetitivo dramma umano? Quei pochi, che “sentono” di voler arrivare ad una soluzione drastica, conoscendo ormai come va a finire tutta la storia, devono necessariamente giungere ad una decisione definitiva. Ad essi non resta altro da fare che aspettare l’apparizione di un autentico sentiero spirituale, per imparare a conoscere la strada del ritorno a casa. Perciò non appena questo sentiero si presenta davanti alla loro Coscienza, essi sanno che il dramma sta per finire e, ai più fortunati, può presentarsi un sentiero che non lascia dubbi: il Sentiero del Ch’an.

   La caratteristica principale del Ch’an è di non essere assolutamente adescante, anche perché è assai difficile che un sentiero drastico come questo possa attirare un gran numero di interessati. Cosa, che invece può succedere ad altre proposte spirituali meno decisive o alle più convenzionali religioni di massa. Ad ascoltare i sermoni del Ch’an saremo sempre in pochi intimi, un numero ristretto di prescelti che possiedono quel tipo di intelligenza idonea, come effetto karmico di precedente interesse maturato in vite passate. E questi pochi saranno anche abbastanza combattuti nella loro mente, prima di “accettare” stabilmente le dirette e risolutive ingiunzioni del Ch’an: al massimo, essi potrebbero semplicemente sentire come “doverosa”, la necessità di dare ascolto a questi insegnamenti piuttosto sconvolgenti.

   Ciò è dovuto al fatto che, dentro di loro, potrebbero riconoscere l’incontestabilità di una Verità del messaggio Ch’an che, proprio col mantenerli vivi e attenti nell’ascolto, farebbe superare la loro riluttanza. In realtà, questo messaggio e coloro che lo trasmettono danno spesso l’impressione di voler fare di tutto per scoraggiare e far fuggire a gambe levate quei pochi intrepidi che decidono di accettarlo. Proprio questa libera scelta, malgrado tutto, di voler essere presenti alla rivelazione di quelle Verità di ordine sovrannaturale determina la selezione tra i veri Ricercatori spirituali e le insofferenti persone ordinarie che vanno soltanto in cerca di passatempi psicologici più o meno gratificanti.

   Peraltro il compito di un qualificato Istruttore di Ch’an non è dei più facili: egli deve essere capace di mettere a nudo la mente dei discepoli, cercando di distruggere le false aspettative che si annidano in essa e che spesso costringono le incerte persone a vagare in giro di qua e di là in cerca di illusorie “chimere” spiritualeggianti. Questa verosimile situazione è evidente quando si presentano individui insicuri e inconsapevoli che non hanno facoltà coscienziali né di se stessi né dei motivi che li spingono a cercare una qualsiasi cosa che possa “dissetare” la loro sete di sapere e che prometta di alleviare le loro angosce esistenziali.

   Per cui, quando queste timorose persone si trovano in presenza del messaggio del Ch’an, fuggono spaventate proprio dagli stessi pensieri della loro mente indurita e allucinata. Esse non riescono proprio a capire l’alto valore del messaggio o sottovalutano tutta la situazione, pensando (appunto…) di trovarsi di fronte ad una specie di ristretta Setta di pazzi che parla di cose astruse, non pertinenti alla realtà di questo mondo… E allora, come potrà essere mai possibile comunicare con queste pregiudizievoli persone; in che modo gli si potrà trasmettere l’autentico messaggio di salvezza che il Ch’an ha dedicato a tutti gli esseri dotati di mente? A quale tipo di mente umana offuscata possono essere dirette le pungenti domande del Ch’an? 

   Le domande che il Ch’an rivolge e propone alla mente dei discepoli adeguati, sono proprio quelle di chiedere a se stessi, CHI E’ che sta ordinando alla mente di PENSARE. Non è sufficiente che l’individuo pensi, questo POTERE del pensiero non deve essere usato senza sapere DA DOVE ci proviene e in quale modo FUNZIONA. Soltanto le persone ignoranti della loro natura, e che vogliono RESTARE ignoranti, possono pensare di poter PENSARE senza sapere cosa succede nella loro mente mentre pensano…Ma purtroppo se esse scappano prima che il Ch’an possa farle riflettere su queste profonde Verità non è colpa del Ch’an se poi queste persone soffrono e continuano a cercare inutilmente scampo dalle sofferenze del mondo.

   Se siamo intenzionati, e capaci di seguire gli insegnamenti sulla Verità del Ch’an, oltre a farci queste essenziali domande dovremmo imparare ad attivare in noi quella Autocoscienza che ci permetterebbe, immediatamente, di essere sempre conoscitori e controllori della nostra mente. La Via del Ch’an fu chiamata, con una azzeccatissima lungimiranza, la “Via dell’Illuminazione Improvvisa”, proprio per significare la repentina immediatezza con cui, vedendo chiaramente la nostra mente, è possibile illuminarsi istantaneamente. Illuminazione, (al di là di tutti i significati mirabolanti di presunto raggiungimento di un livello sovrumano, che si vuole continuare a credere) significa letteralmente “Accensione della Luce”. Ed è quello che accade nella mente di coloro che comprendono la Verità del messaggio Ch’an.

   Le domande che il Ch’an ci consiglia di rivolgere a noi stessi, al fine di accendere la Luce al nostro interno, sono proposte di autoindagine, di studio della propria mente, di inseguimento, cattura e isolamento del nostro tremendo Io. Esse dovrebbero essere il nostro lavoro quotidiano, la nostra effettiva guida spirituale e allorquando si fossero stabilmente insediate nella nostra mente, più della metà del compito che ci compete come discepoli del Ch’an sarebbe stato eseguito e superato. Questa ipotesi può essere valida purché nella mente del discepolo si sia precedentemente presentato il DUBBIO esistenziale circa le sue presunte certezze sulla “realtà” del mondo e delle cose così come sembrano.

   In questo caso, anche il compito dell’insegnante sarebbe agevolato di molto, in quanto la mente “pronta” del discepolo permetterebbe senza difficoltà l’unione tra colui che trasmette il Dharma e colui che lo riceve. Naturalmente i discepoli adatti sono coloro che bloccano la loro mente sulle domande, e non quelli che “presuntuosamente” possiedono o pretendono di sapere già le risposte. Chi ha già in sé le risposte “belle e pronte” è una persona che esegue in modo meccanico l’abitudinario processo dell’Io, del tutto inconsapevolmente e senza l’attivazione dell’Autocoscienza e, per di più, senza mai essersi fermato nell’attenzione alla domanda né a CIO’ cui era diretta.

   Talvolta può capitare che si legga qualche illuminante “Koan” o alcune paradossali affermazioni, in determinati testi Zen, che ci lasciano di stucco e attirano inevitabilmente il nostro interesse verso la materia. Tuttavia, se in noi non è preventivamente nato il germe del dubbio, se prima non si manifesta la domanda interna:- Sara’ realmente così come appare, la realtà?-, allora quell’interesse è soltanto superficiale e non è sufficiente a trasformare la nostra mente. Questo è il valico, il pantano su cui si arenano tutti coloro che non sono adatti al lavoro spirituale del Ch’an.

   Personalmente non posso che riconoscere la difficoltà del compito che attende gli aspiranti del sentiero Ch’an però, aver chiaro l’impervio lavoro che aspetta questi speranzosi apprendisti spirituali è meglio che perdere tempo e ignorare di prendersi in giro. Perché vi garantisco che andare in qualche posto folkloristico dove ti presentano argomenti affascinanti è veramente una presa in giro, a livello spirituale. Anche dove promettono un tipo di pratica “soft”, solitamente esteriore, in cui non c’è un vero lavoro sulla mente, può essere comodo e simpatico ma, in definitiva, assolutamente inutile. Se ti dicono: - Fai questo, visualizza quest’altro, alzati, piegati, stenditi! – e ti fanno tanti bei discorsetti facilmente comprensibili, beh, può essere piacevole e attrattivo, ma non serve veramente a nulla!

   Piuttosto, io vi dico, state in casa vostra a riflettere sulle cose della vita, oppure andate nella natura ad ammirare la pace e la spontaneità del paesaggio o anche in una biblioteca a leggere dei buoni libri. Ovunque possiate avere la vera esperienza della vita con una mente riflessiva, imparerete assai di più che andando in tali luoghi di passatempo spirituale! Questa non vuole essere una critica alle tante organizzazioni che esistono in giro, spesso sincere, ove si può anche incontrare il vero Dharma, ma a “certe” strutture simili a multinazionali dello spirito, ove la cosa più importante è aumentare le frequenze dei partecipanti nonché i profitti della gestione.

   Una cosa è certa. Coloro che per caso, capitano in questi luoghi con l’intenzione di sfarfallare da un posto all’altro, trovano pane per i loro denti. Innanzitutto c’è da vedere se queste persone stanno veramente cercando la loro dimora spirituale perché, in questo caso, sicuramente capiranno che quella non può essere la loro casa. Inoltre c’è da augurarsi che, dopo quella inutile esperienza, almeno venga ridimensionato il loro vizio di sfarfallare da un centro all’altro. Che valore può avere questo andare di qua e di là, come api instancabili che vanno di fiore in fiore? Se vogliono trovare la vera risposta queste persone debbono approdare, prima o dopo,  ad un sentiero diretto, com’è il Ch’an.

   Cos’è che spinge queste persone affannate a cercare una risposta alla quale, continuando a cercare all’esterno, non potrà mai essere data una soluzione? Forse il voler conoscere nuove teorie religiose, nuove pratiche di sviluppo coscienziale, nuove filosofie tipo, che so?… lo Yoga, il Buddismo, l’Induismo, il Sufismo… Ma invece, va a finire che poi incontrano particolari sètte para-spirituali che propongono adesioni a caro prezzo. Oppure associazioni di tipo New-Age che di spirituale veramente hanno ben poco. Allora, come ho già detto, è molto meglio comprarsi dei buoni libri e fare da sé, nell’attesa che giunga l’incontro giusto, predestinato, con un autentico Sentiero di Dharma.

   Il Ch’an, senza alcun timore di presunzione, presenta realmente il Dharma della “Autentica Coscienza”, poiché non viene trasmesso <soltanto> per mezzo delle parole di un esperto insegnante ma, soprattutto, attraverso la propria testimonianza diretta della Mente. Le parole e gli insegnamenti, che servono a indirizzare la mente verso se stessa, sono come il classico dito che indica la luna. Da qualsiasi altra parte, in cui non si insegna il vero Dharma, potreste essere esortati a osservare esclusivamente il dito mentre, dove si insegna il Ch’an, sarete soltanto continuamente stimolati ad osservare la luna, cioè la VOSTRA STESSA MENTE! 

   Non vi è, dunque, un prestabilito bagaglio di conoscenza su argomenti più o meno variegati, che intenda mettere in mostra l’erudizione o il titolo accademico della persona che vi presenta la dottrina. La cosa che conta, non è la verifica di un “valore personale” del Professore di turno che, standoci di fronte con impettito sussiego, assume obbligatoriamente il ruolo di Guru o Maestro. La cosa veramente essenziale, che minimizza e annulla tutte le altre caratteristiche degli incontri culturali mondani, è l’apprendimento del METODO. Ovviamente questo metodo, essendo l’anima autentica del Ch’an, deve venir presentato dalle parole illuminanti di una persona che lo abbia già utilizzato su di sé. Ma poi, la vera conoscenza valida sarà soltanto quella che ognuno di noi saprà far scaturire, prima dall’ascolto di queste parole e, successivamente dall’indagine e dalla attenzione posta solamente a SE STESSI.

   Venendo qui, nella tana del Ch’an, è necessario lasciar fuori della porta ogni nostra precedente opinione e concezione in merito alla sapienza mondana, con tutto il nostro presunto sapere e tutta la nostra “fame” di altro sapere. In definitiva, venendo qui bisogna lasciare fuori il nostro orgoglioso e petulante Io, la nostra invasiva ed invadente personalità ordinaria, specialmente se “pensiamo” di non poterne mai fare a meno. Chi non vuole o non PUO’ essere d’accordo su questa pregiudiziale, è consigliato vivamente di astenersi dal tentativo di voler conoscere la Verità del Ch’an perché, non potendo essere in sintonia con le sue dichiarazioni, ne avrebbe di sicuro un’errata e malintesa comprensione. Di conseguenza, non avrebbe facilità nell’imparare il Metodo per poter “VEDERE” consapevolmente la propria reale natura, l’energia primordiale che si manifesta in ogni essere vivente: vale a dire la ‘MENTE’.

   Vi sono alcuni altri sistemi di Meditazione che, seppur meno veloci e con risultati non così rapidi ed istantanei, possono aiutare le persone ad indebolire la preponderanza e l’orgoglio egoistico. Questi sentieri più morbidi sono maggiormente disponibilli e più facilmente raggiungibili per le resistenti coscienze mentali di coloro che ritengono inconcepibile ed impossibile un sentiero come il Ch’an. Ovviamente, gli eventuali giudizi ed opinioni della mente, non vista e non immortalata da una consapevole osservazione impersonale, possono formare pensieri che scaturiscono in chi si sente toccato da queste dichiarazioni. Essi sono la riprova e la conferma che al momento per queste persone il sentiero Ch’an è negato.

   Se, però, dopo questi suggerimenti quelle stesse persone riuscissero a “vedere” le loro opinioni ed i loro pensieri di critica, allora la strada del Ch’an si aprirà miracolosamente davanti ad esse, proprio perché la Verità del Ch’an sta a significare “la consapevole VISIONE della propria mente”, in qualsiasi circostanza. Perciò se, per questa fortunata coincidenza, quelle persone <comprendessero> CIO’ che viene loro indicato (cioè la loro stessa mente) per la capacità di una introflessione indagatrice allora, anziché il DITO (cioè le parole e la forma di chi sta trasmettendo il Ch’an) esse finalmente si troverebbero a gettare lo sguardo direttamente sulla LUNA, cioè la loro mente così com’è nella sua primordiale chiarezza e luminosità.

   Dunque i fortunati coraggiosi che, ignorando le pressanti istigazioni della coscienza ordinaria a farli andare da un’altra parte, resistono nel voler imparare il metodo Ch’an saranno premiati con la prevedibile comprensione della Natura Buddhica che risiede in tutti noi. Con la comprensione di questa autentica perla della Saggezza, gli insperati Ricercatori della Coscienza avranno facoltà di modificare le tendenze negative della loro mente; di modo che, eliminando il buio dell’ignoranza metafisica, approderanno ad una silenziosa quanto illuminante Realizzazione della Natura della Mente. Essi potranno così interrompere perfino le interferenze malvagie del loro precedente karma, in conformità dei loro sforzi e della loro applicazione del metodo poiché, guarda caso, la retta comprensione del Dharma è già di per sé effettiva testimonianza della diminuzione e della futura dissolvenza del karma ostacolante.

   La Natura Buddhica, puranco dormiente e non manifesta, riflette la “realtà” della mente del possessore anche se egli ne è inconsapevole. Di conseguenza, quando essa è risvegliata, fa di colpo illuminare il meditante Ch’an e, rendendolo autoconsapevole di sé, gli fa immediatamente prendere coscienza del suo essere ‘identico’ alla REALTA’ di tutto l’Universo esistente. Si può affermare, pertanto, che coloro che fuggono davanti alla proposta di sperimentare il Ch’an, in definitiva fuggono da loro stessi e dalla propria vera Realtà. Essi, rifiutando il messaggio di ampliamento del loro orizzonte coscienziale, limitano fortemente e senza speranza le proprie potenzialità nascoste, fruendo inconsapevolmente della Natura Buddhica proprio per rifiutare involontariamente la diretta conoscenza della stessa.

   Nel Buddhismo canonico è spesso affermato che non esiste nessuna differenza qualitativa tra la Saggezza dei Buddha e l’Ignoranza degli esseri ordinari. Infatti, i Realizzati che hanno colto la loro Buddhità sono praticamente esseri senzienti ordinari che hanno realizzato il lavoro di Auto-consapevolezza di Sé, permettendo così la rivelazione a se stessi della loro originaria Natura Buddhica. In pratica, essi non hanno fatto altro che realizzare il Metodo Ch’an dell’Auto-coscienza, cominciando dai momenti difficili della problematica comprensione iniziale, fino al completamento del processo che produce la spontaneizzazione totale. Perciò il Sentiero del Ch’an è chiamato la Via dei Buddha Vittoriosi.

   Seppur si possa avere qualche dubbio realistico sulla riuscita finale nonché una certa sfiducia sulle proprie capacità personali, (non a caso questi sono gli ostacoli più frequenti perfino per le persone veramente motivate), è comunque innegabile che un lavoro serio di auto-consapevolezza porta da subito benefici incommensurabili, che si riflettono in un obiettivo e concreto miglioramento di vita. E questo è sufficiente a fare del Ch’an un metodo oltretutto più che interessante, per coloro che intendono qualificare e rendere la loro vita migliore, sotto tutti i punti di vista. Quanto al risultato finale, spetta al nostro merito karmico determinare il momento topico dell’Illuminazione Perfetta e Totale ma, una cosa è certa, se mai cominciamo, mai potremo arrivare al traguardo.

   Sia nel Ch’an che nel Vedanta-Advaita (altra disciplina di cui spesso mi avvalgo per vedere confermate le mie intuizioni) c’è una particolare modalità operativa iniziale per saggiare la capacità dell’aspirante a resistere all’urto di queste Rivelazioni Ultraterrene. Lo si getta senza indugi direttamente in acqua, così come farebbe uno sbrigativo insegnante di nuoto nei riguardi di un novellino che voglia imparare a nuotare. Se costui impara immediatamente a restare a galla, sarà una persona che oltre ad essersi innegabilmente salvata la vita avrà indubbie chances per proseguire nella pratica e diventare un perfetto meditante, altrimenti annegherà come sarebbe comunque avvenuto nel caso avesse dovuto affrontare il mare per qualunque altra ragione.

   Per ciascun essere vivente la morte è un fatto karmico ineluttabile e non può essere evitata, però è possibile che con l'aiuto della pratica di Meditazione Profonda, coloro che hanno imparato a nuotare nel Mare della Vita, sappiano svincolarsi dalla sua drammaticità e la vedano soltanto come una fase di passaggio tra un’esistenza e l’altra. Così il praticante Ch’an impara ad evitare, più che la morte, la sua paura e la costrizione di aderire al suo significato terrorizzante e quindi, imparando a nuotare, considererebbe questo fatto un’impagabile lezione di sopravvivenza per la sua eterna entità coscienziale. Questo è il senso di affrontare l’insegnamento, basandosi soltanto sulle proprie forze e non sull’ammiccante desiderio che possa esserci un Dio, da qualche parte, che ci salvi col Suo imponderabile potere.

   La vera forza dell’Uomo che ha conosciuto la Realtà di se stesso, esula dal consueto rapporto con la normale considerazione dell’esistenza dei fenomeni, Sacri o profani che siano. L’Uomo Superiore, non più dipendendo ciecamente da alcuno di questi ordinari rapporti, mette in atto il potere della sua stessa mente. In tal modo essa saprà scoprire quell’Unica Realtà che egli stesso incarna e, così facendo, potrà facilmente ottenere l’accesso alla Via degli Immortali. La Consapevolezza risvegliata dal Ch’an è una qualità trascendente della mente che <NON PUO’> morire col corpo. La Consapevolezza di Sé travalica i limiti ordinari della persona fisica e spalanca le porte nello spazio dell’Assoluto.

   Come e perché ciò avvenga non è assolutamente possibile indicarlo né descriverlo, ma la verità di tutto questo è immediatamente e facilmente intuibile da Chi ha raggiunto il vertice del Sentiero Immortale. L’Adepto, affidandosi totalmente alle sacre ingiunzioni del Ch’an, scoprirà da sé che esse portano diritte alla Verità: che esse SONO la Verità. La Consapevolezza, permanentemente instaurata, mostra al Ricercatore la Divina Energia che lo anima. Essa mostra indifferentemente il Creatore e tutto ciò che è creato, che è la mente mentre è in funzione e quando è in stato di riposo. La Consapevolezza mostra ancora la mente-servitore e la mente-Padrone, cioè la relativa mente personale e la Totale Mente Assoluta.

   La mente ordinaria è come una dinamo: è caricata e si ricarica con tutto quello che accade, che è accaduto e che accadrà. In essa vi è tutta la storia del mondo e dell’umanità; tutte le scoperte della scienza e le congetture più fantasiose, tutto il bene ed il male dell’esistenza e, infine tutto il mistero insondabile della morte. Questa dinamo che si autoricarica con le sue stesse eccitazioni, utilizzate poi per la sua stessa preservazione, pensa ed agisce senza saper tornare al punto di partenza. A causa di una energia spiralica, la mente tende ad andare sempre più in lontananza verso una dimensione esterna. Con la Meditazione Ch’an, che è a sua volta una centrale di energia, noi invertiamo la carica e rettifichiamo la mente, indirizzando l’energia in profondità verso la dimensione interna, verso la mente stessa.

   Il bravo discepolo ha imparato che l’aver inseguito le vane cose del mondo materiale è risultato soltanto essere un inutile e dannoso spreco di energia. Egli ha potuto constatare che quelle cose, inseguite con tanta veemenza e passionalità, non gli hanno dato la duratura felicità sperata. Ha potuto sperimentare di aver sprecato immense energie per il possesso di cose che, una volta ottenute, si sono dimostrate inconsistenti e prive di vero valore. Colui che è pervenuto ad una sintesi di tutte queste sue esperienze, ha altresì trovato in sé la giusta motivazione per porre fine alla situazione di stallo e, grazie alla nuova carica energetica, ha potuto iniziare una nuova e soddisfacente ricerca.

   Un vero discepolo del Ch’an, è colui che si è accostato all’insegnamento perché assetato di fatti e di risultati conclusivi; o anche perché stanco di vagare a vuoto, di qua e di là, senza mai riuscire a raggiungere una meta. Per questo motivo egli smette di usare l’energia spiralica della mente ordinaria, fermandosi e dedicandosi allo studio di una Dottrina risolutiva e, utilizzando l’energia in modo centripeto, arriva a svelare la Verità della Realtà, abbandonando ciò che reale non è. Nel nuovo Centro energetico della sua mente rettificata egli ha stabilmente posto la sua dimora, con la ferma intenzione di non ricadere più nel baratro Samsarico.

   Manteniamo dunque vivo questo Centro di Coscienza: spolveriamo questo spazio della mente dalla polvere delle nostre opinioni, dei nostri giudizi, delle nostre false certezze. Insomma da tutto ciò che sa di nostro! Puliamo questo vetro appannato, così da poter cominciare a vedere cosa c’è al di là del vetro, smettiamo di immaginarci quella persona che crediamo di essere, abbandoniamo l’idea che abbiamo di noi, del mondo, degli altri e di tutto ciò che ci circonda. Cominciamo finalmente a vedere la realtà con occhi nuovi, così da poter vedere la nuova Realtà. Chi è che “può” vedere, all’interno di questo Centro Coscienza, da dove proviene il potere di “vedere”? In uno specchio invisibile si specchia qualcosa di invisibile. Cos’è dunque che verrà visto?

   Solo la Consapevolezza che vede se stessa, ecco la rivelazione. La Consapevolezza che non farà più da appendiabito a nulla, nemmeno alla più minuta impressione individuale. Ecco come funziona e cosa produce la meditazione di Autoconsapevolezza del Ch’an, la meditazione autoconoscitiva che è la reale, ultima, sintetica Verità del Ch’an.

 

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